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F R A N C O

D O N A G G I O

PRIMA DEL GIORNO


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opera #14, 2008


F R A N C O

D O N A G G I O

PRIMA DEL GIORNO


Prima del giorno è una discesa nelle mie penombre, un percorso attraverso spazi sospesi, lungo il respiro della notte. Con la laboriosità dell’ape, mettendo insieme centinaia di piccoli e grandi elementi estetici ho creato mondi di superfici levigate, di nubi nel momento del passaggio. Come in enormi teatri silenziosi, materia e nubi divengono metafora visiva della mia ricerca esistenziale. In questi territori dialogo con la mia ricorrente ed estrema domanda mistica, sempre disattesa. I frettolosi attori dei miei scenari vanno a passo spedito verso altri teatri, schiacciati da enormi spazi. Si muovono e sconfinano oltre un tempo terreno, in una dimensione altra, in cui la connotazione dell’esistenza si stempera in un grande plasma di casualità e caos, come nel sogno, come nell’ossessione della domanda esistenziale. E della coscienza del limite ... Franco Donaggio

opera #17, 2008


IL NIAGARA DEL NOSTRO PRESENTE

Silente pur essendo capace di evocare suoni e rumori, statica ma in grado di riprodurre il movimento, fin dai suoi albori la fotografia ha colpito l’immaginazione di tutti – perfino dei suoi detrattori, un tempo molto numerosi – perché sapeva usare un’arma efficace come la meraviglia. In un primo tempo questa era riservata, come è facile immaginare, al procedimento stesso nuovo e immaginifico ma ben presto l’attenzione si spostò sui risultati che autori sempre più bravi sapevano ottenere. Se il ritratto continuava a rimanere in quell’ambito privato che già aveva caratterizzato quello pittorico perché frutto di una committenza che legava il fotografo alla persona da lui messa in posa, ben diverso era l’esito della fotografia di paesaggio urbano e naturale. Questa intendeva rivolgersi a un pubblico più ampio che comprendeva sia quanti conoscevano i luoghi ripresi sia coloro che solo attraverso l’immagine fotografica arrivavano per la prima volta a vederli. La straordinaria nitidezza e precisione dei dagherrotipi trasmetteva un sapore di autenticità mentrei lunghi tempi di posa necessari per la corretta esposizione trasferivano all’immagine un che di indeterminato. Gli esempi da citare sarebbero molti ma a noi ne viene in mente uno particolarmente intrigante perché realizzato in uno di quei luoghi dove l’uomo rimane incantato a osservare la bellezza sublime della natura. Si tratta di un dagherrotipo scattato nel 1853 da Platt D. Babbitt che proprio quell’anno aveva ricevuto la concessione in esclusiva di fotografare le cascate del Niagara dalla sponda statunitense. L’immagine riprende una visione d’assieme per nulla convenzionale: l’autore sceglie di lasciare alle cascate una porzione di spazio centrale dando visibilità anche al cielo, alla vegetazione, alla riva in primo piano su cui sostano un uomo e quattro donne che danno le spalle alla macchina fotografica e sono palesemente incantati di fronte a quello spettacolo. Noi sappiamo che Babbitt si era specializzato proprio in questo tipo di ripresa: aspettava che i turisti si mettessero in posa, scattava senza che se ne accorgessero per poi proporre loro le immagini che immancabilmente venivano acquistate. Qui non ci interessa l’aspetto commerciale quanto quello della composizione: proprio questa metodologia di lavoro aveva spinto il fotografo a studiare una ripresa particolarmente attenta al rapporto fra la grandiosità della natura e le piccole dimensioni degli uomini che pure assumono nel contesto generale consapevolezza di essere uomini del loro tempo, orgogliosi dei progressi della scienza e della tecnica ma anche sensibili cultori della bellezza della natura con cui stabilire un rapporto di reciproca empatia. Che cosa succede oggi a un fotografo che voglia riprendere il discorso e riannodare il rapporto che lega l’uomo alla natura?


Tali e tanto profondi sono i cambiamenti tecnologici, estetici, umanistici di cui tener conto che è indispensabil e tracciare un percorso completamente nuovo. Questa profonda consapevolezza sta alla base del lavoro di Franco Donaggio che nel suo recentissimo “Prima del Giorno” lancia una sfida affascinante, quella di ritrovare il senso della meraviglia che per abitudine, stanchezza, disincanto, sembriamo aver perso. Dopo aver sviluppato una personalissima poetica piegando la fotografia agli intenti di una sua ricerca di gusto surreale (come emerge in diversi lavori, da “Metaportraits” a “Reflections”), Donaggio si muove con acume all’interno dell’universo virtuale creato dall’immagine digitale quando sa essere guidata da un progetto di grande forza espressiva. Se in “Urbis” aveva già indagato nello universo urbano trasfigurandolo in una visione dove si sentivano gli echi architettonici del Costruttivismo e del Razionalismo, in “Prima del Giorno” compie un ulteriore passo in avanti arrivando a creare lui stesso le strutture di un paesaggio urbano che sembra nascere dalla fantasia come dal desiderio. Tutto qui assume una grandiosità affascinante: enormi colonne si slanciano verso un cielo che sembrano sostenere, infinite pareti creano quinte che definiscono gli spazi, piani scoscesi stabiliscono nuovi imprevedibili equilibri in un universo che sembra sospeso in un vuoto allusivo. Nulla di quanto vediamo è reale eppure la nostra sensazione è che lo sia: ci ritroviamo come quegli anonimi spettatori ottocenteschi posti di fronte allo spettacolo e al fragore delle cascate che forse mandavano fino a loro minuscoli spruzzi d’acqua portati dal vento. Noi, uomini di due secoli dopo, per provare le stesse sensazioni dobbiamo confrontarci con un mondo totalmente diverso fatto di costruzioni geometriche di cui cogliamo la grandezza ma non precisamente il senso, di nuvole intrappolate da solidi a forma di rete, di luci che scendono dall’alto come provenissero da fari nascosti nella profondità di un cielo buio e lontano, di scale che salgono, scendono, si inseguono con una logica imperscrutabile. L’uso di un bianconero dotato di una straordinaria pulizia formale e un attento ricorso alle tecniche digitali accentuano il carattere misterioso di questi luoghi che si caricano così di una fortissima valenza teatrale. Franco Donaggio ci guida all’interno di un mondo che ci ricorda quello della fantascienza ma nello stesso tempo sembra suggerirci che quanto vediamo non dobbiamo cercarlo in altre lontane realtà. Si tratta, infatti, di guardare a quanto ci circonda con altri occhi: quelle passerelle sospese all’interno di una sorta di cupola, quelle piazze disegnate come labirinti, quelle lastre di pietra che si intersecano disegnando strani confini, quelle voragini verso cui si indirizza la nostra curiosità sono il nostro mondo. Sono la proiezione dei pensieri, delle speranze, dei timori, dei sogni di quei piccoli uomini che si muovono in quegli spazi e li osservano, come sempre siamo portati a fare, un po’ spaventati e un po’ affascinati. Roberto Mutti


opera #1, 2007


opera #2, 2007


opera #8, 2007


Innumerevoli sono le notti in cui vado al mio studio in bicicletta attraversando una parte della città sopita e inerme, come un gigante addormentato ignaro dell’onirica grandezza di quei momenti, sotto celestiali canti di invisibili uccelli resi forti dal silenzio. Con l’alba imminente, vivo profondamente una poetica di sospensione tra buio e luce, tra baratro e rivelazione... prima del giorno. Questo mio pensiero originò il nuovo progetto che intitolai appunto Prima del Giorno; forse un racconto autobiografico ispirato a Dante, lungo un percorso tra una personale e contemporanea ‘selva oscura’ e la mia bramosia di luce...

opera #23, 2008


opera #13, 2008


opera #7, 2007


opera #34, 2009


Il mio lavoro si alimenta nel metafisico, nella spiritualità, il suo fusto è la ricerca ossessiva, la sua fioritura è l’opera finale.

opera #15, 2008


opera #10, 2008


opera #16, 2008


opera #33, 2009


Nella mia dimensione di artista la fotografia è uno strumento di conoscenza interiore, una pratica sciamanica per andare altrove. Utilizzo il mezzo fotografico come il bisturi del chirurgo per incidere e vedermi dentro, alla scoperta di spazi occulti nella mia dimensione mentale, dove arrivano echi del mondo molto filtrati, dove la realtà fotografica viene quasi dimenticata per lasciare posto ad altro...

opera #6, 2007


opera #35, 2009


opera #37, 2009


opera #12, 2008


opera #31, 2008


opera #32, 2008


opera #39, 2009


opera #29, 2008


opera #30, 2008


Nella realtà della mia sfera personale, quando vedo il delinearsi di un nuovo confine capisco che è il momento di aprire la porta dell’oltre...

opera #20, 2008


opera #36, 2009


opera #41, 2009


opera #40, 2009


Nato a Chioggia (Ve) nel 1958, Franco Donaggio opera a Milano come fotografo e artista dal 1979. Fin dai primi anni della sua attività professionale Donaggio privilegia e approfondisce la ricerca tecnica in ogni aspetto della fotografia; dalla camera oscura allo studio della luce nelle loro infinite possibilità estetiche, arrivando presto alla libertà espressiva che oggi più lo caratterizza nel panorama della fotografia contemporanea. Nel 1992 gli viene conferito il premio ‘Pubblicità Italia’ per la fotografia professionale di still life. Nel 1995 Donaggio realizza il suo primo importante progetto fine art intitolato Metaritratti che lo vedrà vincitore nel 1996 del ‘Kodak Gold Award’ Italiano per la fotografia di ritratto. Donaggio dedica sempre maggiore attenzione alla fotografia d’autore e avvia rapporti di collaborazione con galleristi italiani, europei e americani, tra cui la Joel Soroka Gallery di Aspen che lo rappresenterà negli Stati Uniti e lo porterà ad essere presente tra i più importanti eventi d’arte fotografica internazionali: Art Miami, Miami; Photo LA, Los Angeles; AIPAD show, New York; Art Fair, Chicago. Oggi l’autore si dedica completamente alla ricerca artistica, ed è considerato uno dei più originali e apprezzati artisti italiani che privilegiano la sperimentazione con il mezzo fotografico. L’artista ha realizzato molti progetti, pubblicato in varie riviste, esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero, tra le più recenti: Manege Museum, San Pietroburgo; 54° Biennale di Venezia; Museo Marliani Cicogna, Busto Arsizio (Va); Museo la Civitella, Chieti; CAMeC centro d’arte Moderna e Contemporanea, La Spezia; Forte di Bard, Valle d’Aosta; Museo Civico di Chioggia (Ve), ed altri. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private tra cui: collezione Fendi, Famiglia Reale Saudita, collezione 3M, Bibliothèque Nationale de France e molte altre. Donaggio è stato visiting professor all’Accademia di Brera; all’università Cà Foscari di Venezia; all’Istituto Italiano di fotografia di Milano, e commissario di tesi all’Istituto Europeo di Design di Milano.

foto di Stefano Ferrante

NOTA BIOGRAFICA


INFORMAZIONI TECNICHE

Prima del Giorno, realizzato tra il 2007 e il 2009 si esprime in 40 opere:

edizione limitata di 5 esemplari, stampa giclée 40,7x54 cm. - bordo bianco 2 cm. incluso numerata e firmata sul retro edizione limitata di 5 esemplari, stampa giclée 110x147 cm. - bordo bianco 5 cm. incluso numerata e firmata sul retro 2 prove d’artista

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Courtesy: Opera #12 - scultura di Marco Porta (parte alta - particolare) Opere #34, #33 - sculture di Carlo Manini

© Franco Donaggio 2014, tutti i diritti riservati Stampato nel mese di dicembre 2014

info@donaggioart.it


WWW.DONAGGIOART.IT


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retro copertina: opera #3, 2007


PRIMA DEL GIORNO  

Prima del giorno è una discesa nelle mie penombre, un percorso attraverso spazi sospesi, lungo il respiro della notte. Con la laboriosità d...

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