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realtà alternativa london 2011

francesco visalli FRANCESCO VISALLI nasce nel 1960, figlio di un impiegato delle poste e una maestra. Cresce in uno dei quartieri più poveri e malfamati di Roma, quel “Borghetto Prenestino” reso noto dai ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini. A 14 anni perde il padre e questo evento segnerà profondamente la sua vita. Francesco è figlio unico ed è costretto a cercarsi un lavoro per sostenere la madre e pagarsi gli studi. Uno dei professori della scuola per geometri che frequenta gli trova un impiego presso il suo studio, permettendogli così di iscriversi alla facoltà di architettura e, all’età di 19 anni, di andare a vivere da solo. Francesco è determinato, ma è anche molto giovane, il lavoro, lo studio e la casa esigono impegno e sacrifici, la laurea, che gli porterà una vita migliore, è lontana e lui si sente rabbioso. Spaventato e così solo, ha paura, ma preferisce non ascoltarsi e cerca il rumore del sesso, della droga e delle cattive amicizie, diventa un estremista politico. Poi, a 21 anni, s’innamora di una donna e la segue a Los Angeles: è solo la prima delle tante trasformazioni che si succederanno nella sua vita. La donna che ama è ricca e lui vive tra gli agi, continua a lavorare e completa gli studi fino a che non sente che lei e la sua ricchezza lo soffocano e allora molla tutto e torna a Roma, dove libero e finalmente laureato, può ricominciare allestendo uno studio in casa e dedicandosi totalmente al suo lavoro. A 25 anni, incontra finalmente la donna che sarà il suo grande amore, la sposa e con lei da inizio ad una ricerca spirituale che lo segna profondamente e gli permette di trovare nella fede cattolica il senso profondo della sua vita. Il coraggio, la fede e la grande forza dell’unione matrimoniale, gli permettono di spalancare la sua vita professionale al successo; nasce la sua prima società di progettazione, con la quale realizza grandi opere in Italia ed all’estero, poi, ancora da solo, fonda altre due società. Sono gli anni delle grandi vittorie, delle fortune economiche, della stima e degli omaggi ricevuti da tanti, sempre accompagnato da una fede profonda e dall’amore per la sua donna. E sono anche gli anni di miracoli che mai avrebbe sognato, come i tre figli avuti con la moglie, anche se che la medicina ufficiale lo considera completamente sterile. Poi a 43 anni tutto finisce, una cocente delusione perde Francesco che non ha più fede, vede tutto rompersi e lascia la moglie: sono gli anni dell’esilio. Francesco continua il suo lavoro ma sa di non essere libero, sperimenta delusioni, fallimenti e frustrazioni, malattie e solitudine, poi abbandona la partita e chiude tutto, trascorrendo il suo tempo facendo niente: ormai ha 50 anni e ha vissuto troppo, perché continuare se tutto è finito? Ecco la notte più buia. Ma in quella notte dell’11 ottobre 2009 tutto cambia di nuovo. Francesco prende in mano una penna e inizia a disegnare cose mai viste prima, disegna tutta la notte, il giorno dopo e la notte successiva e continua così per giorni e giorni. Come guidata da qualcosa di divino, la mano di Francesco, felicemente libera da lui, corre veloce sulla carta bianca e scopre disegni fantastici. Sotto le sue mani esplodono i colori e insolite geometrie prendono vita. Dopo poche settimane i disegni diventano dipinti, la tecnica pittorica gli è sconosciuta ma lui la impara dipingendo, scoprendosi dentro uno stile che ha già espressioni e confini molto precisi e che è il suo stile. Ogni quadro è una nuova scoperta, e lui, volutamente, non si documenta, non studia, non vuole apprendere da altri, non guarda ai grandi maestri, perché non vuole essere condizionato da chi lo ha preceduto. Visalli lavora come un vulcano in eruzione, disegna e dipinge incessantemente quello che l’istinto gli detta, passa attraverso le classiche fasi creative, dal disegno e poi alla scelta e applicazione del colore, senza lasciarsi intralciare dall’intelletto, senza nessuna mediazione, quasi in trance. Nei suoi quadri il rapporto tra le forme e le combinazioni cromatiche, è figlio di un equilibrio mai cercato e ogni volta trovato fortuitamente. Come se scartasse ogni tela per scoprire i colori che, già presenti, aspettano solo di essere rivelati da lui. Rimane sbalordito davanti al quadro finito che improvvisamente gli si mostra, come fosse un nuovo frammento, appena scoperto, di quella terra sconosciuta che è questa nuova strana realtà che sta vivendo. Visalli non ha ponderato e scelto di dipingere come alternativa alla passata professione, è la pittura, che irrompendo nella sua vita, ha scelto lui. Le sue forme e geometrie sono definite da una sottile linea bianca che corre tra i colori i quali non si toccano mai, linea che è lasciata dalla tela, perché è la tela che disegna il dipinto; le sue figure fintamente serafiche sono un sottile diaframma tra l’occhio dello spettatore e l’animo del creatore che, come a nascondersi da se, “vuole” smorzare il vortice dei suoi drammi e delle sue vittorie dietro quelle forme lontane e un po’ assenti; oppure il lanciarsi con coraggio verso nuovi orizzonti infiniti, dove dietro un cielo c’è un altro cielo, scenari di una cosmica realtà. Ottiene opposti risultati, come potrebbero essere una calma urlata a squarciagola, una gelida arsura, una vorticosa immobilità. I suoi quadri, senza la sua partecipazione, rendono manifesta la sua vita passata e futura, un turbinio di spasimi e tormenti vissuti come dalla parte sbagliata di un binocolo, sempre spostati un po’ più in la dal cuore, in una ”Realtà Alternativa”

francesco visalli

biografia

francesco visalli realtà alternativa london 2011

ISBN 978-88-6052-377-8

(Biografia a cura di “Ich Traume”)

francesco visalli biography FRANCESCO VISALLI was born in 1960, the son of a postal worker and a teacher. He grew up in one of the poorest and most notorious areas of Rome, the “Borghetto Prenestino”, made infamous by Pier Paolo Pasolini’s “Ragazzi di Vita”. His father died when he was 14 years old, an event which deeply affected his life. Francesco, an only child, was forced to look for a job to support his mother and pay for his studies. One of the teachers at the technical school he attended found him a place in his firm, which enabled him to enrol in a faculty of architecture and go to live by himself at the age of 19. Francesco was determined, but he was also very young, and work, study and a house demanded commitment and sacrifices. His degree, which would provide him with a better life, was still in the distant future and he felt angry. He was troubled, very alone and afraid; but preferring not to dwell on his own feelings, he sought distraction in sex, drugs and bad company, and become a political extremist. Then, when he was 21, he fell in love with a woman and followed her to Los Angeles: this was just the first of many transformations that would occur in his life. The woman he loved was rich and he lived surrounded by comfort. He continued to work, completing his studies, until he began to feel suffocated by the woman and her wealth. So he left everything and returned to Rome, where he could start afresh. Free and finally qualified, he set up a studio in his house, dedicating himself totally to his work. At 25 years of age, he finally met the woman that was to be his great love. They married and he began a spiritual journey with her that changed him profoundly, helping him to find the deep meaning of his life in the Catholic faith. The courage, faith and great strength of his marriage helped him to open up his professional life to success; he started his first design company, which produced important work in Italy and abroad, and then, still by himself, created two more companies. These were years of great victories, of economic fortune, of esteem and praise from many people, that were always accompanied by his deep faith and love for his wife. They were also years of miracles that he would never have dreamed of, such as the three children he had with his wife, even though medical opinion had declared him completely sterile. Then, at 43 years of age, everything ended; Francesco fell into bitter delusion, lost his faith, saw everything fall apart and left his wife: these were his years of exile. He continued to work, but knew that he was not free, experiencing disappointment, failure, frustration, sickness and solitude. He finally threw in the towel and closed everything down, spending his time doing nothing: he was now 50 years old and had lived more than enough; what was the point of continuing, if everything was finished? This was his darkest hour. On the night of 11 October, 2009, however, everything changed once more. Francesco picked up a pen and began to draw things he had never seen before. He spent the entire night drawing, continuing the next day, the following night and so on, for days on end. Francesco’s hand, as if guided by something divine, was rapidly moving around the white sheet of paper of its own joyful accord, producing fantastic drawings. Colours burst out and unusual shapes came to life from his hands. After a few weeks, the drawings became paintings. Although he had no knowledge of painting technique, he acquired it by working, finding within himself a style that already had its own very precise expressions and definition, which was his style. Each painting is a new discovery, and he deliberately keeps no records, does not study, has no desire to learn from others and does not look at the great masters, in order not to be conditioned by those that have preceded him. Visalli works like an erupting volcano, continuously drawing and painting whatever his instincts tell him. He passes through the classic creative phases, first producing the drawing and then choosing and applying the colours, without letting himself be encumbered by thought and without any mediation, almost as if in a trance. The relationship between the shapes and colour combinations in his paintings is the product of a harmony that is never deliberately sought, but discovered by chance each time. It is as if he unwraps each canvas to discover the colours that are already there, simply waiting to be revealed by him. He is amazed by the finished pictures that suddenly appear in front of him, like newly discovered portions of an unknown land, which is this strange new reality that he is living. Visalli did not consider and decide on painting as an alternative to his former profession; painting erupted into his life and chose him. His shapes and geometry are defined by a subtle white line that runs between the colours, which never touch each other. The line is left by the canvas, because it is the canvas that designs the painting; his falsely seraphic figures form a subtle aperture between the eye of the observer and the soul of their creator, who, as if hiding from himself, “wants” to calm the vortex of his dramas and victories behind those distant and rather absent forms; or else hurl himself courageously towards new and infinite horizons, where beyond one heaven lies another, in scenes of a cosmic reality. He obtains incongruous results, rather like quietly shouting at the top of one's voice, a freezing heat or a whirling stillness. His paintings bring to light his past and future life, without his involvement, like a flurry of pangs and torments viewed through the wrong end of a pair of binoculars, always moving a bit further beyond the heart, in an “Alternative Reality”. (Biography edited by “Ich Traume”)

(I. € V. 2 A 0 . i ,0 nc 0 lu sa )

9 788860 523778

EDITORIALE GIORGIO MONDADORI


francesco visalli realtĂ alternativa to my father and my children a mio padre e ai miei figli

EDITORIALE GIORGIO MONDADORI


solo exhibition | mostra personale


francesco visalli realtĂ alternativa london from 13th to 19th june finissage 18th june mall galleries (near Admiralty Arch) The Mall, London, SW1 mallgalleries.org.uk cured by chiara lorenzetti

francescovisalli.it

b>ad

critical text by giovanni faccenda catalogue editoriale giorgio mondadori


francesco visalli realtà alternativa Cured by | a cura di Chiara Lorenzetti Mall Galleries, London 13th - 19th june 2011 Critical text by | testo critico di Giovanni Faccenda General co-ordination | Coordinamento Generale Uros Gorgone Photos | Foto Marco Tinari Original design | Progetto Grafico Armando Trionfetti Advertising and public relations | Agenzia di comunicazione b-ad> Roma Press office | Ufficio Stampa Martina Suozzo Francesca Barrow, Façonner Editorial production | Realizzazione Editoriale b-ad> Pagination | Impaginazione Livia Sanseverino Editorial | Redazione Marco Boglioni Federica Porri Transportation and installation | Trasporti e allestimento Marco Pilati CAIRO PUBLISHING Administration and Editorial | Direzione e Redazione Corso Magenta, 55 20123 Milano, Italia Tel. 02433131 www.cairoeditore.it/libri

Translations | Traduzioni Translated srl Insurance | Assicurazione Ferbrokers S.p.A. Italiana Assicurazioni

ISBN 978-88-6052-377-8 Photolithography | Fotolito AG Media, Milano Printing | Stampa Cromografica Europea srl, Rho (Milano) Exclusive distribution to bookstores | Distributore esclusivo nelle librerie Messaggerie Libri S.p.A. Via Verdi, 8 - 20090 Assago (Milano) Copyright © 2011 Cairo Publishing srl Text and photographs Francesco Visalli | per testi e foto Francesco Visalli Reproduction prohibited. All legal intellectual property rights are reserved Riproduzione vietata, tutti i diritti riservati dalla legge sui diritti d’autore.

The artist thanks | L’artista ringrazia Luana Baraccani Chiara Lorenzetti Giovanni Faccenda Uros Gorgone Armando Trionfetti Carlo Motta Marco Pilati e Annamaria


contents | sommario

6 - Introduction | presentazione

8 - critical text | testo critico

12 - the artist’s words | parole d’artista

13 - paintings | opere


introduction | presentazione “We who consider ourselves non-degenerate offspring of a great race of builders, have always pursued form and robust and precise terms as well as that ideal atmosphere, without which the painting does not go beyond the painstaking work of the purely technical aspect and the occasional analysis of reality” Carrà (from the catalogue of the Chini Gallery's exhibit in Milan, 18 Dicember 1917 – 10 January 1918). Francesco Visalli, using inclined axes, geometric solids and structural disintegrations, composes scenes which allow to discern the frontiers of arcane and undefined spaces. These panoramas unveil to the observer oneiric worlds, at times like mountain spires, whose placement outside history and lacking geographic location sharpen and reveal metaphysical inspirations. In creating places which hide the great and unresolvable mystery of our existence, Visalli dose not use pale, toned-down or evanescent hues; rather, he uses luminous and gaudy tones enclosed within linear and synthetic borders. In this manner, this pictorial method stimulates readings of reality which produces a magical fairytale flavour, unconscious, sometimes mystical, in some cases bringing out the perception of anguish deriving from the inexorable passing of time and the unending expectation of an event. In a single image we witness the personal events close to the remembrances of the artist and intimate interpretations subjected to a dreamlike transformation which draws constant stimulus from pulsating chromatisms and from silent memories violently illuminated. Vivacious oil colours, brushed on canvas in luminous flat backgrounds, create images which have been derived by way of precise and calculated strokes capable of generating within the observer a multitude of interpretations. It is, therefore, possible to be present to the allegory of an imaginary landscape distorted and totally unexpected which demonstrates in a sublimated, autonomous, and original form, the pictorial transposition of an autodidactic artistic and character-forming journey. The pictorial fabric made up of figures and representationalism, spatial dimensions and visual horizons is recomposed and transformed by the artist's hand into images whose visual impact seems palpable. Paintings which show a world that in some ways is yet unexplored, rich in symbolisms and the result of a style pictorially real of extravagant constituent metamorphosis. Fragments of a broken reality, adorned by simple objects, make their way and, when observed through an oneiric lens, lose their own valence of rational elements and the normal state which sets them apart. We witness, in this fashion, the unveiling of a new dimension, a microcosm made up of presences from whom emerge sounds, noises and images, which represent pure externalisation of the human intellect. In this London leg of the itinerant exhibit “alternative reality”, which will then go to Berlin, Rome and Miami, we find displayed a complete panorama of the artist’s work. All the paintings inserted in this publication will be on display at the prestigious Mall Galleries in addition to a few surprises prepared especially for the London event and not included in the catalogue. Curating an exhibit does not mean taking care only of its artistic aspects. Dozens of people have participated and contributed to its achievement. Beginning with the transporters and the insurers, and ending with the women in the Press Office and the graphics technicians. Attempting to give credit to all involved I would run the risk of leaving out someone, and this would be unpardonable. So, on the part of everyone, I prefer to thank the artist and the man, Francesco Visalli, who has placed his trust and confidence in me and in my work. Before letting you discover in the following pages rich art images and written words, I cannot continue without recalling the immense work done by Professor Giovanni Faccenda who, writing the critics’ text, inhales with full lungs the ambient air contained in the artist’s work, then transmits this same breath to the reader. This current catalogue is the graphics project of Armando Trionfetti (bad>), where one can appreciate the timeliness of the stylistic cut and the volumetric representations typical of the North European School. All the photos published, those of the paintings as well as those of the artist, are the work of Marco Tinari. Special thanks also go to the Giorgio Mondadori Publishing House, in the person of Carlo Motta who, through his prestige and professionalism, is ensuring distribution of this catalogue in the best book stores. Chiara Lorenzetti

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“Noi che ci sentiamo figli non degeneri di una grande razza di costruttori, abbiamo sempre perseguito figura e termini corposi e precisi e quella atmosfera ideale, senza la quale il quadro non supera le elucubrazioni del tecnicismo e della analisi episodica del reale” Carrà (dal catalogo della mostra presso la Galleria Chini di Milano 18 Dicembre 1917 - 10 Gennaio 1918). Francesco Visalli, utilizzando assi inclinate, solidi geometrici e disintegrazioni strutturali compone scene che lasciano scorgere le frontiere di spazi arcani e indefiniti. Simili panorami svelano all'osservatore mondi onirici, talvolta dolomitici, la cui collocazione astorica e mancata determinazione geografica acutizzano e svelano ispirazioni metafisiche.Nel creare luoghi che celano il grande ed irrisolvibile mistero dell'esistenza, Visalli non utilizza tinte diafane, smorzate o evanescenti, bensì toni luminosi e sgargianti racchiusi in contorni lineari e sintetici. Il mezzo pittorico stimola così letture del reale dal gusto magicamente fiabesco, inconscio, talora mistico, lasciando percepire in certi casi l'angoscia che deriva dall'inesorabile trascorrere del tempo e dall'interminabile attesa di un avvenimento. In un'unica immagine si legano contingenze affettivamente vicine ai ricordi dell'artista e interpretazioni personali sottoposte a una trasformazione onirica che trae costante stimolo da pulsanti cromatismi e da memorie silenziose violentemente illuminate. Vivaci colori a olio, stesi sulla tela in luminose campiture piatte, creano immagini congegnate attraverso precise e calcolate stesure formali capaci di alimentare nell'osservatore molteplici interpretazioni. È pertanto possibile assistere all'allegoria di un reale immaginario, distorto e totalmente inaspettato che mostra, in forma sublimata, autonoma e originale, la trasposizione pittorica di un iter artistico e formativo autodidatta. Il tessuto pittorico fatto di figure e figuratività, dimensioni spaziali e orizzonti visivi è tradotto e ricomposto dalla mano dell'artista in immagini il cui impatto visivo risulta palpabile. Dipinti che mostrano un mondo per certi versi ancora inesplorato, ricco di simbolismi e frutto di un'arte che si concretizza pittoricamente in stravaganti metamorfosi compositive. Si snodano frammenti di una realtà spezzata e costellata di semplici oggetti che, osservati attraverso una lente onirica, perdono la propria valenza di elementi razionali e la normalità che li contraddistingue. Viene così svelata una dimensione nuova, un microcosmo fatto di presenze dalle quali scaturiscono suoni, rumori e immagini, pure esteriorizzazioni dell'intelletto umano. In questa tappa londinese della mostra itinerante “realtà alternativa”che seguirà poi a Berlino, Roma e Miami viene esposta una panoramica completa dell’opera dell’artista. Nella prestigiosa Mall Galleries si potranno vedere tutte le opere inserite in questa pubblicazione oltre a qualche sorpresa fuori catalogo preparata proprio per l’evento londinese. Curare una mostra non significa solo occuparsi dell’aspetto artistico. Sono state decine le persone che hanno partecipato e contribuito alla sua realizzazione. Dai trasportatori agli assicuratori, dalle donne dell’ufficio stampa ai grafici. Nel dover fare tutti i nomi correrei il rischio di tralasciarne qualcuno e questo sarebbe imperdonabile quindi preferisco ringraziare per tutti l’artista e l’uomo Francesco Visalli che mi ha voluto accordare la sua fiducia. Prima di lasciarvi proseguire attraverso le prossime pagine, ricche di immagini d’arte e di linee di parole, non posso esimermi dal ricordare l’immenso lavoro svolto dal professor Giovanni Faccenda che con l’elaborazione del suo testo critico respira a pieni polmoni l’aria contenuta nelle opere dell’artista trasmettendo poi a chi legge lo stesso respiro. Il presente catalogo gode del progetto grafico di Armando Trionfetti (b-ad>) di cui si apprezza la contemporaneità del taglio stilistico e le volumetrie tipiche della scuola nordeuropea. Tutte le foto pubblicate, sia quelle delle opere, sia i ritratti dell’artista sono di Marco Tinari. Un ringraziamento speciale anche alla Editoriale Giorgio Mondadori nella persona di Carlo Motta che, attraverso il suo prestigio e la sua professionalità, edita e distribuisce questo catalogo nelle migliori librerie.

Chiara Lorenzetti

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Giovanni Faccenda There are some men whose most cherished landscapes belong to an imaginary nature. Temperamentally driven towards dreaming (with their eyes open), they often lose themselves in it to find vital footholds, which are as salutary as they are stimulating. The reality, for this privileged kind of individual, is merely a rigid convention: a closed perimeter like the walls of a prison from where they can guess what lies beyond. Until a little while ago, out of ignorance, I knew nothing of the work of Francesco Visalli. Then, a most valued, sensitive and enlightened friend, Luana Baraccani, presented me with an opportunity to fill this lamentable gap - a series of reproductions that instantly expressed the merits of paintings which, amongst other virtues, possess one in particular: namely, that they are originals. Despite having always been wary of impressions derived from photos or modern digital devices – painting demands another type of visual contact, real and direct – I was immediately persuaded by those partial references I had seen to look further into the work of Visalli - a solitary, noble figure in a contemporary landscape where, sadly, other and certainly less talented figures tend to shine. Having got past the intriguing impact of their surface, the canvasses, ably brought to fruition by a painter who does not lack certain brave expressive audacities, show places that are not places and men who are not men. One might say instead that, after looking at them in sufficient depth, one sees dimensions and beings that live in the mind of an artist whose most urgent need is to transfer them using exquisitely allusive perspective. Those accentuated forms, alien to any type of geographical or physiognomic connotation, indeed are home to illusions and waste that evoke a hidden existence both present and past - that of Visalli. The depiction is an echo of cavernous personal tremblings, by establishing an iconographic mirage that appears almost therapeutic: it manifests itself in the richness of transfigured symbols, scenes inhabited by legends and archetypes, with the presence of an aura to pacify intimate troubles or awaken dreamy abandonments. Even a rapid examination of the last century of art fails to produce any legitimate lineage. They bring together, naturally, in a creative figure characterised by an obviously imaginative ability, the fertile seeds of a surrealist season meritoriously treated by Visalli in the right measure, without, that is, those cloying adhesions, at times even symmetrical, that lead to the dangerous abyss of epigonism. In this sense, it is worth pointing out some other noble connections from further back in time, which, as hazy as they might be, nevertheless reverberate with reflections of the fourteenth and fifteenth centuries, evoking, first, the distinguished examples of Paolo Uccello and Piero della Francesca and then, Duccio di Buoninsegna and Simone Martini.

Intimate beings of another dimension “Man basically loves that which most reminds him of these almost subconscious visions, these visions which are his secret world, unknown to others and which no one can take away from him, because he keeps this world in his brain”. Giorgio de Chirico, Paesaggi, ‘L’Illustrazione italiana’, Milan, 24 May 1942.

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An example: L’alba di Madame Chisciotte (Madame Quixote’s Dawn) – doesn’t this work contain a faint suggestion, perhaps even unknowingly, originating from Guidoriccio da Fogliano by the incomparable Simone Martini? Visalli is a cultured man. He has travelled, lived and read. From the sum total of his experiences, human and spiritual, flows the sound philosophical substratum that gives each of his works a particular light. A visionary painter, who nevertheless loves to enrich every painting with an arcane existential flavour, a mixture of distinct fragrances: the sour and the sweet combine to give birth to a continuous feeling of alienation that comes to those who look at his paintings in spellbound astonishment. These remain and reaffirm themselves, moreover, as pictorial settings full of unanswered questions and, at the same time, established facts, as is appropriate for those who are inclined, by nature, to constantly question themselves and spare nothing in the difficult and endless pursuit for what constitutes the ultimate truth. This is the goal. Painting, therefore, means exploring unstable mental equilibriums, precarious human relationships and what remains in the soul – and why – as a perennially flourishing recollection, capable of conditioning to such an extent - for good or for bad - the present and the future of a man. From Diogenes to Freud, with Nietzsche and Schopenhauer along the way, the interludes with which Visalli’s extensive intellectual journey is peppered are therefore varied and recurrent. As a young man, Giorgio de Chirico once wrote: “We are travellers always ready for new departures”. However, for Odysseus, Ithaca is far away and his return is hindered by all sorts of obstacles. Visalli knows them and knows what peaks, seas, arid lands, tempests and perils need to be overcome in order just to imagine the sun behind the mountain. He feeds off the strong roots of his dream and his is a way of painting in which so many indelible scars have undoubtedly hardened, but where the warmth of the sun's rays have also opened up the threshold for what were to become his new days. Finally, it is dear to me to think, flitting around with my imagination, that, although those anthropomorphic beings - that’s how I labelled them earlier – are seductively calling us to do, he has finally found his chosen home on the perfect Easter Island, different from Rapa Nui, where the gigantic Moai, all facing in the same direction, know the hidden secrets of the world and in the evening they divulge them whispering to those who like Visalli, have a heart and ears to listen to them.

Florence, March 2011

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Giovanni Faccenda Vi sono uomini i cui territori di escursione prediletti appartengono ad una natura immaginaria. Portati per temperamento verso il sogno (ad occhi aperti), a questo sovente si abbandonano per ritrovare appigli vitali, salutari quanto stimolanti. La realtà, per un simile, privilegiato genere di individui, è soltanto una rigida convenzione: un perimetro chiuso come le mura di un carcere dal quale indovinare ciò che c’è oltre. Non conoscevo fino a poco tempo fa, per mia ignoranza, il lavoro di Francesco Visalli. Un’amica preziosa, sensibile e illuminata – Luana Baraccani –, mi ha offerto lo spunto per colmare questa criticabile lacuna: una serie di riproduzioni subito eloquenti della bontà di dipinti aventi, fra gli altri, un merito peculiare: quello di essere originali. Pur diffidando, da sempre, delle impressioni ricavate da foto o moderni ausili digitali – la pittura esige altro tipo di contatto visivo, dal vero e diretto –, quei parziali riferimenti mi hanno immediatamente convinto ad approfondire la conoscenza dell’opera di Visalli, figura appartata e nobile in uno scenario contemporaneo dove brillano, purtroppo, altre e certo meno talentuose comparse. Superato l’intrigante approccio epidermico, le tele, abilmente portate a compimento da un pittore al quale non difettano talune coraggiose arditezze espressive, mostrano luoghi che non sono luoghi e uomini che non sono uomini. Diresti, piuttosto, guardando con la necessaria profondità ad essi, che si tratta di dimensioni e di entità vive nella mente di un artista, la cui maggiore urgenza è trasferire le medesime in una prospettiva squisitamente allusiva. In quelle forme accentuate, estranee a qualunque connotazione geografica o fisiognomica, albergano invero illusioni e scorie che evocano una nascosta esistenza, presente e passata: quella di Visalli. La figurazione echeggia cavernosi fremiti personali, nell’affermarsi di un miraggio iconografico che appare perfino terapeutico: si manifesta nella ricchezza di simboli trasfigurati, di scene abitate da miti ed archetipi, di un’aura sopraggiunta per pacificare intime irrequietezze o risvegliare trasognati abbandoni. Anche scorrendo rapidamente, con la memoria, l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da un’evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista meritoriamente visitata da Visalli nei giusti termini, senza, ovvero, quelle adesioni dolciastre, talvolta perfino simmetriche, che conducono al pericoloso precipizio dell’epigonato. In questo senso, giova semmai segnalare qualche altra nobile relazione, più a ritroso nel tempo, in cui, sfumati quanto si vuole, si riverberano tuttavia riflessi di ordine quattrocentesco e trecentesco, che rimandano agli esempi, illustri, di Paolo Uccello e Piero della Francesca, prima, Duccio di Buoninsegna e Simone Martini, poi. Un esempio: L’alba di Madame Chisciotte – in modo, magari,

Intime entità di un’altra dimensione «L’uomo in fondo ama quello che maggiormente gli ricorda queste visioni quasi subcoscienti, queste visioni che sono il suo mondo segreto, sconosciute agli altri e che nessuno può togliergli, perché questo mondo egli lo ha nel suo cervello». Giorgio de Chirico, Paesaggi, «L’Illustrazione italiana», Milano, 24 maggio 1942.

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del tutto inconsapevole – non racchiude, forse, una remota suggestione germinata dal Guidoriccio da Fogliano dell’impareggiabile Simone senese? È un uomo colto, Visalli: ha viaggiato, vissuto e letto. Dalla somma delle sue esperienze, umane e spirituali, discende il solido sostrato filosofico che accende di una luce particolare ogni sua composizione. Pittore visionario, ama comunque arricchire ogni rappresentazione di un arcano sapore esistenziale, misto di fragranze distinte: l’aspro e il dolce vi si mescolano, dando luogo ad un continuo senso di straniamento che interviene in chi guarda, stupito ed affascinato, i suoi quadri. Restano e si riaffermano questi, peraltro, quali ambiti pittorici colmi di domande irrisolte e, parimenti, fatti accertati, come conviene a chi è portato, per indole, ad interrogarsi costantemente e a non risparmiarsi nulla nella ricerca, difficoltosa e sconfinata, di quanto costituisca verità ultima. La mèta è questa. Dipingere, allora, significa indagare equilibri mentali instabili, rapporti umani precari, cosa rimanga nell’anima – e perché – come reminiscenza perennemente florida, capace di condizionare a tal punto, nel bene e nel male, il presente ed il futuro di un uomo. Da Diogene a Freud, passando per Nietzsche e Schopenhauer, varie e ricorrenti, dunque, sono le soste che costellano il vasto percorso intellettuale di Visalli. Giorgio de Chirico, da giovane, ebbe a scrivere: «Siamo viaggiatori sempre pronti per nuove partenze». Ma Itaca, per Odisseo, è lontana, e al ritorno si frappongono ostacoli di ogni tipo. Li conosce, Visalli, e sa quali monti, mari, secche, tempeste e perigli occorre affrontare per riuscire soltanto ad immaginare il sole dietro la montagna. Vive di questa rigogliosa radice onirica, una pittura – la sua – entro cui rassodano, certo, tante cicatrici indelebili, ma anche il tepore di raggi che gli hanno dischiuso la soglia di quelli che sarebbero stati i suoi nuovi giorni. Mi è caro infine pensare, vorticando con la fantasia, per quanto invitano, seducenti, a fare quelle sue antropomorfe entità – così le ho prima definite –, che egli abbia finalmente trovato la propria dimora elettiva in un’ideale Isola di Pasqua, altra rispetto a Rapa Nui, dove gli enormi Moai, orientati tutti verso un’unica direzione, sanno i segreti sconosciuti al mondo e a sera li raccontano sottovoce a chi, come Visalli, ha cuore ed orecchi per udirli.

Firenze, marzo 2011

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the artist’s words …I am not the Painter…I am not the Artist…I am simply an instrument. The pictures that have been and will, I hope, be painted are the expression of a deep soul, still unknown to me, that works in absolute freedom and to which I merely lend my hand. It is an inner spirit that I did not know I had… it appeared unexpectedly, without warning. There were no signs of its presence, it just erupted like a volcano, annihilating me. I wanted to die and could not have found a better death. I do not paint the pictures, they simply come. I start drawing, without knowing where it will lead me. I add the colours without choosing them… everything is revealed to me, appearing freely and in a purely instinctive way. Only when I have finished a painting do I become aware of the result, and I find it unbelievable; it is always a surprise, a new discovery. I have never painted in my life and never thought of doing so. I do not pursue any experimental direction, nor do I aim to communicate a message through my painting… and I hope that it will remain like this, in other words, free and humble. I really have no idea how to explain what each picture represents; they are created instinctively and I gain an insight into the inspiration afterwards, once the painting is finished. The captions provided in this catalogue are therefore only the expression of the feelings I have when I see the finished painting. I experience freedom while painting them and I hope that whoever looks at them can just as freely find something belonging to them, a feeling or an emotion of some kind, and discover what they hope for and desire most.

parole d’artista …non sono il Pittore…non sono l’Artista…sono semplicemente uno strumento. I quadri realizzati e quelli che spero verranno, sono l’espressione di un’anima profonda a me ancora sconosciuta che opera in assoluta libertà, alla quale ho solo prestato la mano. Uno spirito interiore che non sapevo di avere….è emerso improvvisamente, non mi ha avvisato, non ha dato cenni di presenza, è esploso come un vulcano annientandomi. Volevo morire e non potevo trovare morte migliore. I quadri non li faccio, appaiono. Inizio a disegnare senza sapere dove arriverò, applico i colori senza sceglierli…tutto si rivela a me manifestandosi liberamente e per puro istinto. Solo dopo aver terminato un quadro mi rendo conto del risultato, resto incredulo ed è sempre una sorpresa, una nuova scoperta. Mai ho dipinto in vita mia e mai ho pensato di farlo. Non seguo un percorso di ricerca, tantomeno voglio trasmettere un messaggio attraverso la pittura….e mi auguro che tutto resti tale, cioè libero ed umile. Non saprei dire realmente ogni quadro cosa rappresenta; generato istintivamente, ne intuisco l’ispirazione a posteriori, a quadro finito.

…one single thank you…thank God.

In questo catalogo, quindi, i commenti ai quadri sono solo l’espressione delle sensazioni che ho provato nel vedere il quadro terminato. Con la libertà che ho vissuto nel farli, spero che chi li guarda, altrettanto liberamente, possa trovarci qualcosa che gli appartiene, una qualsiasi sensazione, un’emozione, vederci quello che vuole e che più desidera. …un solo grazie...grazie a Dio.

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paintings | opere

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01 - osteria | tavern oil on canvas | olio su tela 42 x 60 - 2009 The blue that builds, with impressive transparencies, an explicitly mental "refuge" does not manage to relieve the depths of the loneliness that this image evokes. There is black in abundance: it even swamps the face of the man seated at the table. The glass of red wine in the foreground nevertheless helps to give hope: an arcane glow in the eye of the main character externalises the expectation – which germinates from dreams – regarding the future. The painting indulges in eloquent reflections of memory: the evanescent character reverberates within the plastic tendency of the composition. The brushstrokes, like a surgical incision one might say, define the features of the figure, as well as the objects that surround it, all crystallised in surreal geometrical solidness. Giovanni Faccenda

L’azzurro che costruisce, con nobili trasparenze, un «riparo» esplicitamente mentale non riesce a mitigare la pesantezza della solitudine che evoca quest’immagine. Abbonda il nero: allaga persino il volto dell’uomo seduto al tavolo. Il bicchiere di vino rosso descritto in primo piano aiuta tuttavia a sperare: un chiarore arcano, nell’occhio del protagonista, esteriorizza l’aspettativa – che germina dai sogni – riguardo al futuro. La pittura asseconda eloquenti riflessi memoriali: ne riverbera l’evanescente carattere dentro il plastico andamento della composizione. Il segno, diresti come un taglio chirurgico, definisce la fisionomia della figura come degli oggetti che la circondano, tutti cristallizzati in una surreale solidità geometrica. Giovanni Faccenda

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02 - le nozze | the wedding oil on canvas | olio su tela 77 x 69 - 2009 The most intense moment of a great love, the excitement of celebrating it and the simplicity of the eternal merging of two souls. The only guests at a ceremony free from religious connotations are the emotions of the two people in love: hope, joy, trepidation or uncertainty. The red stands for passion, the gold door represents the preciousness and importance of the choice, but also the fragility of the union. The opening in the wall is the passion that bursts forth. Il momento più intenso di un grande amore, l'emozione della sua celebrazione, la semplicità della fusione eterna di due anime. Unici invitati ad una cerimonia libera da connotazioni religiose, le emozioni dei due innamorati:la speranza, la gioia, il timore o l’incertezza. Il rosso è la passione, la porta d’oro è il bene prezioso e l’importanza della scelta, ma anche la fragilità dell’unione. Lo squarcio sul muro è la passione che irrompe.

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03 - rimpianto e speranza | regret and hope oil on canvas | olio su tela 70 x 48 - 2009 Three gold figures, which are precious but now distant, and no longer have faces. The man in the foreground is a marionette, rigid with pain, the consequence of a choice he made. He has turned away from the abandonment of his family, which he decided to leave. He places his hopes for return on the open space, the breached wall, and above all, the tree. Tre figure in oro, preziose ma ormai lontane, senza più volto. L’uomo in primo piano è una marionetta, irrigidita dal dolore, conseguenza di una sua scelta. Volta le spalle all’abbandono della famiglia che ha scelto di lasciare. Egli ripone le sue speranze di un ritorno nello spazio aperto, il muro forato e, soprattutto, l’albero.

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04 - musicista letterato | literate musician oil on canvas | olio su tela 50 x 70 - 2009 to my son Samuele a mio figlio Samuele

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05 - poeta errante | wandering poet oil on canvas | olio su tela 50 x 70 - 2009 to my son Gioele

a mio figlio Gioele

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06 - colazione da tiffany | breakfast at tiffany’s oil on canvas | olio su tela 120 x 83 - 2009 The cold elegance of the ephemeral is expressed as solitude, the daughter of a wealth that is purely exterior. The elegant dark dress, which is the film’s symbol, here becomes a pervasive blackness suggesting defeat. Two distant figures represent the lack of harmony between the two basic inner compulsions: having and being. Her only companion is an empty chair. La fredda eleganza dell’effimero, si traduce in solitudine, figlia di una ricchezza solo esteriore. Il raffinato tubino scuro, simbolo del film, diventa qui un nero pervasivo che sa di sconfitta. Lontane due figure raccontano la mancata conciliazione tra le due primarie pulsioni interiori: essere e avere. Unica compagna di lei, una sedia vuota.

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07 - paesaggio 1 - il borgo | landscape 1 - the village oil on canvas | olio su tela 397 x 40 - 2009 Men, women and a village, the brilliance of the colours and the vibrant figures transmit a colourful joy, a cheerful lightness. A journey, which eventually unites the figures, merges and becomes fragmented with them. Uomini, donne e un borgo, la brillantezza dei colori e le figure vibranti trasmettono allegria colorata, una gaia leggerezza. Un percorso, che alla fine li unisce, fondendosi e frammentandosi con le figure.

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08 - rimembranze | remembrances oil on canvas | olio su tela 120 x 85 - 2009 The circular nature of life and the memories that flow through it, in a natural curve that reunites everything. Looking around and within ourselves, recognising sounds, smells and places. The great pleasure of remembering and smiling. La circolarità della vita e le reminiscenze che l’attraversano, in una curvatura naturale che tutto ricongiunge. Guardare intorno e dietro di noi, riconoscere suoni, odori, ambienti. L'immenso piacere di ricordare e sorridere.

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09/0 - doppiezza | duplicity oil on canvas | olio su tela 49 x 60 - 2009 Yet another figure that appears to emerge from of the kaleidoscope of memory or, who knows, everyday life. It is easy and at the same time superficial, to instantly draw attention to the Cubist and Futurist influences that innervate the portrait’s skeleton. But there is, on the contrary, so much more in this icon of contemporaneity, “forced” to stand naked before a sort of potential mirror. The work of an artist that is capable of giving concrete form, through his painting, to intimate needs or distant fears, the ultimate outcomes of dark psychological events. What emerges, in the spaces circumscribed in white, in the no man’s land of the spirit where truth devours the false like miseries and contradictions, is precisely a scornful and, at times, even useless duplicity, which is also no longer required in that process of social integration that made it so important to appear rather than be. Giovanni Faccenda

Ancora una figura che sembra affiorare dal caleidoscopio della memoria o, chissà, del quotidiano. Facile e allo stesso tempo superficiale, dare subito rilievo a suggestioni cubiste e futuriste che innervano lo scheletro del ritratto. C’è, al contrario, molto altro, in questa icona della contemporaneità «costretta» a porsi, nuda, dinanzi ad una sorta di specchio potenziale: lo scavo di un autore capace di concretizzare, in pittura, intimi bisogni o remote trepidazioni, esiti ultimi di oscure dinamiche psicologiche. Ad emergere, negli spazi circoscritti dal bianco, in quelle zone franche dello spirito dove la verità divora il falso come le miserie e le contraddizioni, è, appunto, una doppiezza beffarda, persino inutile, e comunque non più necessaria in quel processo di integrazione sociale che ha reso tanto importante apparire piuttosto che essere. Giovanni Faccenda

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09/1 - essa | she oil on canvas | olio su tela 50 x 75 - 2011 In the iconographic definition of She (Essa), Francesco Visalli continues his pictorial investigation devoted to portraits of women with enigmatic characters that emerge in this painting with greater determination than in other works. In fact, the feminine connotation of the subject in the painting is suggested only by the title while the painting leaves any definition of gender hanging. This is a mysterious person who appears at times split; this is the case of her hair, short, dark on top but long and reddish to the back, a detail that the observer scrutinises in amazement and is unable to decipher. Then there is the posture of the shoulders, placed on different axes that could suggest a movement, but collide with the static definition of the forms. The half-length is defined by imposing volumes, in contrast with the long slender neck. If the figure substantially respects Visalli’s decisive choices of colour, the background is resolved in pastel colours that are unusual in the artist's work. The deliberate repetitions that welcome pale colours give off an ethereal soft light, a glow, a reminder of spirituality, of the peace of mind that finds its inner strength in concentration and radiates outwards. This feeling of calm well-being is reflected in the face of the protagonist, which opens up in a discreet smile. The sallow complexion creates a further contradiction. While it is true that the figure portrays decidedly spiritual characteristics, the collective imagination expects a pale rather than a Mediterranean complexion. Once again, Visalli leaves it up to the observer to uncover the hidden secrets that live in the canvas, before finally giving up and being carried away naturally by instinctive and primordial sensations that the painter knows how to synthesise effectively. P.L. Nella definizione iconografica di Essa, Francesco Visalli prosegue la sua indagine pittorica dedicata ai ritratti femminili dai caratteri enigmatici, che in questa tela emergono con maggiore decisione rispetto ad altre opere. La connotazione femminile del soggetto ritratto nel dipinto infatti, viene suggerita soltanto dal titolo mentre il quadro lascia sospesa ogni definizione di genere. È un soggetto misterioso, che appare a tratti sdoppiato; è questo il caso delle chiome, corte e scure in primo piano ma lunghe e rossastre posteriormente, dettaglio che l’osservatore scruta stupito e non sa decifrare. Così come la postura delle spalle, che poste su assi differenti potrebbero suggerire un movimento ma si scontrano con la statica definizione delle forme. Il mezzo busto è definito da volumi imponenti, in contrasto con il collo lungo ed esile. Se la figura rispetta sostanzialmente le scelte cromatiche decise di Visalli, lo sfondo si risolve in tonalità pastello che sono inusuali al lavoro dell’artista. Le ricorrenti volute, accogliendo colori pallidi, emanano una luce eterea e soffusa, un richiamo alla spiritualità, alla pace dell’anima che nel raccoglimento trova la sua forza interiore e la irradia all’esterno. Questa sensazione di quieto benessere si riflette nel volto della protagonista, che si apre in un sorriso discreto. L’incarnato olivastro genera una ulteriore contraddizione. Se è vero che la figura ritratta è un soggetto dalle caratteristiche decisamente spirituali, l’immaginario collettivo si aspetta una carnagione pallida anzichè mediterranea. Ancora una volta, Visalli lascia che l’osservatore si impegni a svelare i segreti nascosti che abitano la tela, prima di arrendersi definitivamente e lasciarsi trasportare con naturalezza da sensazioni istintive e primordiali che il pittore sa sintetizzare con efficacia. P.L.

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09/3 - lei | she oil on canvas | olio su tela 50 x 70 - 2011 In She (Lei), Francesco Visalli pays a tribute to the female world. In fact, the figure portrayed presents the characteristics of the beauty and vanity of being a woman. The flowing hair is tinged with a passionate red, decorated with what appear to be gems scattered along the strands, recalling the hair of a mediaeval heroine portrayed in a contemporary style. The face of the protagonist, even if only stylised in the features, is captured in a pose that is both surprised and astonished, almost an attitude of haughty detachment, of aristocratic superiority, which is both embarrassing and fascinating in its coquetry. The figure is slender and ethereal, defined by sharp lines with geometric inspiration, recurrent references to the pictorial language of Visalli. The bold shades that define the hair and bust of the protagonist stand out firmly against an indeterminate background, described by the colours of the ground, warm and reassuring that flow softly in a vertical scroll, leaving the woman the role of absolute protagonist of the work, a role that she seems to vindicate with decision. Here Visalli, with his poetry full of indecipherable signs, describes an elegant female figure presenting herself as a woman of class who is capable of seducing with her pride and in front of whom the observer cannot help but think with regret that today it is rare to find the type of woman described by the hand of the painter. You stop, entranced, to observe the figure, as if waiting for her lips pronounce words with a melodic vocation, notes of compelling charm, suspended in “another" dimension that only a chosen few can perceive. P.L. In Lei Francesco Visalli realizza un tributo all’universo femminile. La figura ritratta presenta infatti quelle caratteristiche di bellezza e vanità proprie dell'essere donna. Le chiome fluenti si tingono di un rosso passionale, decorate da quelle che sembrano essere gemme disseminate lungo le ciocche, richiamando l’acconciatura di un’eroina medievale ritratta secondo un gusto contemporaneo. Il volto della protagonista, pur se solo stilizzato nei lineamenti, è colto in una posa che appare allo stesso tempo stupita e attonita, quasi un atteggiamento di altezzoso distacco, una superiorità aristocratica, che allo stesso tempo diviene imbarazzatamente affascinante nella sua civetteria. La figura è esile ed eterea, definita dalle linee spigolose e di ispirazione geometrica, referenti ricorrenti al linguaggio pittorico di Visalli. Le tonalità decise che definiscono i capelli e il busto della protagonista, si stagliano con decisione contro uno sfondo indeterminato, descritto da tonalità proprie del terreno, calde e rassicuranti che fluiscono morbide seguendo uno scorrere verticale, lasciando alla donna il ruolo di assoluta protagonista dell'opera, un ruolo che lei stessa sembra rivendicare con decisione. Qui Visalli, con la sua poetica fitta di segni indecifrabili, descrive una figura femminile elegante nel suo altezzoso presentarsi, una donna di classe, che nella sua fierezza è capace di sedurre e di fronte alla quale l’osservatore non può fare a meno di pensare con rammarico a quanto raro sia incontrare oggi un tipo di donna quale quella descritta dalla mano del pittore. Ci si ferma estasiati ad osservarla, quasi in attesa che le sue labbra pronuncino parole di vocazione melodica, note di coinvolgente suggestione, sospese in una dimensione “altra” che solo pochi eletti possono percepire. P.L.

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09/4 - colei | she who oil on canvas | olio su tela 50 x 70 - 2011 She who is a work suffused with intriguing lyricism, which states the appearance of an unknown woman of whom only the profile can be imagined. It matters little whether this picture is real or rather a spiritual projection. What is surprising is the artist's ability to convey a myriad of emotions on the canvas using the expressive value of a few essentials. From just the stylised facial traits, there emerge simultaneously pulse beat and lightness conveyed in an elusive melancholy that somehow recalls the female figures of Modigliani. However, this melancholy is not crystallised in icy aplomb but turns instead into a sweetness that spreads throughout the atmosphere of the painting. On the right side of the face, the flesh breaks down into a mysterious mosaic, perhaps a distant scar, a physical defect that can represent an uneasy soul. The hair softly surrounding the face of the protagonist takes on a purple tending to purple-red, not only resting gently on the shoulders but also surrounding the neck of the woman, like a hug. The background remains undetermined, painted in serene shades of green and divided into geometric-based modules from the family of Visalli’s poetry. The painting is wrapped in silence, full of enigmatic counterpoints where you can happily lose yourself in deciphering the mysterious source of meaning. Woman: girlfriend, lover, muse ... it is so not important knowing who this face belongs to as grasping the emotional essence, leaving yourself enveloped by the physiognomic treatment that the hand of the painter has drawn with skill, in a charming balance of the sign, which moves easily between angular declinations and sinuous reflections. P.L. Colei è un’opera soffusa di intrigante lirismo, in cui si affermano le sembianze di una donna sconosciuta, di cui è solamente possibile immaginare i profili. Poco importa se questa figura sia reale o piuttosto una proiezione spirituale. Ciò che è sorprendente è la capacità dell’artista di convogliare una miriade di emozioni sulla tela ricorrendo al valore espressivo di poche linee essenziali. Dai tratti solamente stilizzati del volto emergono contemporaneamente palpito e leggerezza, convogliate in una inafferrabile malinconia che richiama in qualche modo le figure femminili di Modigliani. Questa malinconia però non resta cristallizzata in un’algida imperturbabilità, si trasforma al contrario in una dolcezza che si diffonde nell'atmosfera del quadro. Sul lato destro del viso, l’incarnato si scompone in un misterioso mosaico segnico, forse una cicatrice lontana, un difetto fisico che può anche rappresentare un disagio dell’anima. Le chiome circondano morbide il viso della protagonista, tingendosi di un viola tendente al porpora, che non solo si poggia con delicatezza sulle spalle ma avvolge anche il collo della donna, come in un abbraccio. Lo sfondo resta indeterminato, declinato in serene tonalità di verde e suddiviso in moduli di derivazione geometrica, familiari alla poetica di Visalli. Il dipinto è avvolto dal silenzio, ricco di contrappunti enigmatici in cui è piacevole perdersi per decifrarne l'arcana origine di significato. Donna: amica, amante, musa... non è importante sapere a chi appartenga questo volto quanto coglierne l’emozionante essenza, lasciandosi a propria volta avvolgere dal tratteggiamento fisionomico, che la mano del pittore ha disegnato con abilità, in un affascinante equilibrio del segno, che si muove con disinvoltura tra declinazione spigolose e riflessioni sinuose. P.L.

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10/0 - visioni 1 - isola del tesoro | vision 1 - treasure island oil on canvas | olio su tela 120 x 85 - 2009 The subject awakens in the mind the image of Easter Island’s gigantic and mysterious Moai. That, however, is nothing but one remote reference within a vision inhabited by a multitude of ramifications: striking, amongst others, is the allegorical contrast between the human figures called to take on the role of spectators and the anthropomorphic sculptures. The visionary source that characterises a work of this type manifests itself with considerable force in the original invention of the spaces and, in particular, of what appears to us as an unusual precipice. The conundrum is - where is the treasure? Does it truly exist? Moreover, to what visual field does it belong? The theme gives us a first hint of the faces that we will encounter in two slightly later works: Doppiezza (Duplicity) and Anima Gemella (Twin Soul). Giovanni Faccenda

Il soggetto risveglia nella mente l’immagine degli enormi e misteriosi Moai dell’Isola di Pasqua. Non è tuttavia, quello, che un remoto riferimento all’interno di una visione abitata da molteplici implicazioni: singolare, fra le altre, la contrapposizione allegorica tra le figure umane chiamate al ruolo di spettatori e le sculture antropomorfe. La radice visionaria che caratterizza un simile lavoro si manifesta con ragguardevole forza nell’originale invenzione degli spazi e, in particolar modo, di quello che ci appare come un insolito precipizio. L’enigma: dov’è il tesoro? Esiste davvero? E a quale ambito visivo appartiene? Nel motivo, la prima idea dei volti che ritroveremo in due lavori di poco successivi: Doppiezza e Anima Gemella. Giovanni Faccenda

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10/1 - visioni 2 - notturno di girasoli vision 2 - night of sunflowers oil on canvas | olio su tela 139 x 99 - 2011 In Night of sunflowers, Francesco Visalli offers the observer a vision of deep lyricism. A dark night, featuring a black sky dotted with stars and, perhaps, many moons, embraces a suspended world where the earth takes on shades of purple and mysterious presences move on unknown surfaces. The human figure is evoked by the presence of two characters in the foreground, as if they were hugging each other, in pale and evanescent colours, ready to vanish at any moment, a recollection in the deepest recesses of memory. In the background, dark figures return from Visalli's poetry, with big heads and no bodies, whose profile is reminiscent of the great Moai on Easter Island, a symbolic link between the world of the living and the world of the dead. And you actually feel that this painting is a sort of gateway between separate dimensions that the creativity of Visalli has been able to delineate. The endless field of sunflowers with warm bright colours refers to the known world, to a familiar landscape, and at the same time to a subject known to the history of Art and myth. However, the petals of the flowers are fully opened, in contrast with what would be their natural heliotropism, which causes them to close the corolla at night. Once again, therefore, Visalli builds a compelling contrast between the intelligible and the unknown which can stimulate the imagination of the observer visiting new worlds, far from sight but close to the spirit, littered with symbols that are decipherable only to the pulse of a subjective feeling which, confronting itself with the vision offered by the painter, must go beyond its own limits and develop languages capable of narrating something as ineffable as a state of mind. P.L. In Notturno di girasoli, Francesco Visalli offre all’osservatore una visione di profondo lirismo. Una notte buia, caratterizzata da un cielo nero punteggiato di stelle e forse, da tante lune, abbraccia un mondo sospeso, dove la terra assume le tonalità del viola e presenze misteriose si muovono su superfici sconosciute. La figura umana è evocata tramite la presenza di due personaggi in primo piano, vicini come se si stessero abbracciando, pallidi ed evanescenti nei cromatismi, pronti a svanire da un momento all’altro, ricordo appuntato negli anfratti più reconditi della memoria. Sullo sfondo, tornano figure scure, proprie della poetica di Visalli, con la testa enorme e senza corpo, il cui profilo riporta alla mente i grandi Moai dell’isola di Pasqua, emblematico tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. E si ha in effetti la sensazione che questa tela sia una sorta di porta tra dimensioni separate, che la creatività di Visalli è riuscita a delineare. Lo sconfinato campo di girasoli, dalle tonalità calde e brillanti, rimanda al mondo conosciuto, a un paesaggio familiare, e allo stesso tempo a un soggetto noto alla storia dell’Arte e del mito. Tuttavia, i fiori, hanno i petali completamente aperti, in contrasto con quello che sarebbe il loro naturale eliotropismo, che li porta a richiudere la corolla durante la notte. Ancora una volta dunque, Visalli costruisce un coinvolgente contrasto tra intelligibile e ignoto, capace di stimolare l’immaginazione di chi osserva nel percorrere mondi nuovi, lontani dalla vista ma vicini allo spirito, disseminati di simboli decifrabili solo al palpito di una sensibilità soggettiva, che confrontandosi con la visione offerta dal pittore deve superare i propri limiti ed elaborare linguaggi capaci di narrare qualcosa di ineffabile come uno stato d’animo. P.L.

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11 - visioni 3 - ex viale | vision 3 - former avenue oil on canvas | olio su tela 169 x 120 - 2010 One recalls Fellini, his fertile imagination, his fascination with equally visionary journeys and settings. Visalli leads us by the hand along a staircase that symbolises the difficult existential journey. Lining the imaginary way are the women who have accompanied him at different times. On the left, yet another level, jagged edged like his soul, where the ashes of memories and the dusts of time that has passed now lie. In the distance is the final destination that awaits the intrepid traveller, with the streamer rainbow, testimony to what is now a storm long gone. The story told by the painting: intense, highly imaginative, yet evocative of facts that belong to an autobiographical experience. Amidst the colours, the shadows and lights that have followed one after the other in life at irregular intervals. Giovanni Faccenda

Viene in mente Fellini, la sua feconda immaginazione, il fascino di percorsi e ambientazioni altrettanto visionari. Visalli ci conduce per mano lungo una scala che simboleggia il difficoltoso tragitto esistenziale. Ai margini, fantastichi le donne che, in epoche diverse, lo hanno accompagnato. Ancora un piano, sulla sinistra, frastagliato come la sua anima, dove si posa la cenere dei ricordi, la polvere del tempo che è passato. In fondo, la meta che attende il viaggiatore intrepido, l’arcobaleno a festa, a testimonianza di una burrasca ormai lontana. Il racconto nella pittura: intenso, immaginifico e comunque evocativo di fatti che appartengono ad un vissuto autobiografico. Tra i colori, le ombre e le luci che si sono succedute, nella vita, a intervalli irregolari. Giovanni Faccenda

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12 - pan d’oro oil on canvas | olio su tela 33 x 265 - 2010 This New Year celebration is almost a game, with a pictorial cornucopia bearing the symbols of personal desires, good wishes and fertility. An imaginary good Tower of Babel. Each figure is carrying something as a gift, fruit represents joy and abundance; the bag stands for work; the pipe is the patience of knowing how to wait; the lamp, a new idea; the bottle and glass, a toast to new things; the horseshoe, the dove etc. Quasi un gioco questa celebrazione del nuovo anno, con una cornucopia pittorica recante i simboli dei desideri personali, del buon auspicio e della fertilità. Una immaginaria Torre di Babele del bene. Ogni omino porta in dono qualcosa, la frutta è la gioia, l’abbondanza; la borsa è il lavoro; la pipa è la pazienza del saper attendere; la lampadina è l’idea nuova; e poi la bottiglia e il bicchiere per brindare alle nuove cose; il ferro di cavallo, le colombe ecc.

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13 - anima gemella trittico | twin soul oil on canvas | olio su tela 65 x 90 x n.3 - 2010 Although the title does not explain it clearly, the work is nevertheless, from a first cursory viewing, as complex as it is profoundly enigmatic. In the peculiar architectonic construction of the image there persist, in fact, in equal measure, allusive dichotomies and similarities of a clearly inner reality. We do not fully know to what extent these spirits are truly kindred or, whether, perhaps in one as in the other, there lies the subconscious desire to establish something which is only a yearned for relationship. In the meantime, what does appear and quickly becomes part of the other themes, is a new and challenging question: Anima gemella (Twin Soul) or Io e il suo doppio The Self and its Double)? What is emblematic, in this sense, is the hermetic presence of “fragmentations” and “migrations” that are suspended, like waste, on a background where the rectangle of a window appears symbolically. Giovanni Faccenda

Sebbene il titolo dell’opera non ne dia apertamente conto, questa rimane, fin dal primo, sommario approccio visivo, tanto complessa quanto profondamente enigmatica. Nella peculiare costruzione architettonica del motivo insistono, infatti, in egual numero, dicotomie e similitudini allusive di una realtà evidentemente interiore: non sappiamo, fino in fondo, quanto tali anime siano davvero gemelle o, piuttosto, nell’una come nell’altra, echeggi il desiderio – inconscio – di stabilire quella che è soltanto una relazione vagheggiata… Albeggia, intanto, e subito si aggiunge agli altri ricorrenti, un nuovo stimolante interrogativo: Anima gemella o l’Io e il suo doppio? Emblematica, in questo senso, l’ermetica presenza di «frantumazioni» e «migrazioni» sospese, come scorie, in un fondale, ove, simbolico, appare il rettangolo di una finestra. Giovanni Faccenda

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14 - alba di madame chisciotte | madame quixote’s dawin oil on canvas | olio su tela 287 x 117 - 2010 A Woman. She is proud and very dignified, an indomitable fighter, sometimes even against what does not exist. She feels sure of herself, but is also surprised at the scene she encounters, those windmills with their unusually distorted lines. Her shield and protection are her children… that field of sunflowers, of which two appear different, because they are lost. In the background is a forest, which is entangled, as her life has been. Madam Quixote rides towards a colourful path of happiness …. and the dawn of a new day. During the night, her stars protect and accompany her from on high. In the centre of the picture are She and He, who, like in Szymborska’s poem, are “...as different as two drops of water,” but capable of forming a sea. to Annamaria. Una Donna. Lei è fiera, di grande dignità:una combattente irriducibile, a volte anche contro quello che non c’è. Sicura di se, ma anche sorpresa dallo scenario che incontra, quei mulini a vento dalle linee inaspettatamente distorte. Il suo scudo, la sua protezione sono i figli…. quel campo di girasoli, tra cui due risaltano diversi perché perduti. Sullo sfondo di una foresta, intricata come lo è stata la sua vita, Madam Chisciotte cavalca verso una strada colorata di felicità….è l’alba di un giorno nuovo. Nella notte, dall’alto, le sue stelle la proteggono e l’accompagnano. Centrali nel quadro, Lei e Lui, che, come in una poesia della Szymborska, sono ”..diversi come due gocce d’acqua”, ma capaci formare un mare. ad Annamaria.

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15 - infinita storia d’amore | endless love story oil on canvas | olio su tela 283 x 113 - 2010 A landscape of the soul, leaden like certain memories yet, at the same time, intoxicated with warm illuminations. The description of nature – above all the felled tree trunks – transfigures the idea of scars that will never fade. The ground gives way under foot, whilst muddy turbid waters surround and swamp the inside of a church. A bolt of lightning slashes the black backcloth of the night sky. Thirteen ghosts appear that remind us of the puzzle of the apostles gathered together for the last supper. But in this case, who is the intruder? In the meantime, beyond the rocks, the cyclopean shape of a woman appears, like a sudden inspiration, on the brink of a bridge – between a distant and so very different before and after - revisited in the long trail of a curious rainbow. Giovanni Faccenda

Un paesaggio dell’anima, livido come certi ricordi e, allo stesso tempo, ebbro di calde illuminazioni. La natura descritta – soprattutto i tronchi recisi degli alberi – trasfigura l’idea di cicatrici rimaste indelebili: frana la terra sotto i piedi, mentre acque melmose e torbide invadono e circondano l’interno di una chiesa. Un fulmine squarcia il nero sipario offerto dal cielo vestito a notte: appaiono tredici fantasmi che fanno pensare al rebus degli apostoli riuniti durante l’ultima cena. Ma chi è, in questo caso, l’intruso? Oltre le rocce, la sagoma ciclopica di una donna compare, intanto, come una folgorazione, al volgere di un ponte – fra un prima e un dopo lontani e tanto differenti – rivisitato nella lunga scia di un curioso arcobaleno. Giovanni Faccenda

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composition at school Uros Gorgone

When we had to write an Italian composition at school, they gave us two or three hours. I can’t remember exactly. Maybe it was two. I used to scratch at the paper with my pen right to the end. Not the end of the page, but the end of the time given us. The words seemed to come from some distant place. “More mastery of the Italian language”, said our teacher. “More comfortable shoes, please”, said I. Nevertheless, most of my essays started off well, really very well. And they continued well, too. But they always tripped and fell when the two hours were up, and there they lay riveted, or rather suffocated by the sound of the second bell. If this occurred at the same time as some sort of punctuation mark, it would just be a coincidence. My ideas certainly stretched a lot further than the distance a child could travel in two hours, with tired legs moving forward automatically. “Repeat work”, said the teacher. “There are plenty of words waiting just round the corner”, I replied. “Shit”, I always said, but more wearily each time. In the summer, however, I did do extra classes in Italian and I was often able to go in the shops to try on some new types of shoes. One evening, many years later, I found myself bent over a blank sheet of paper for what was to be my very last essay. The teacher had by then been dead for several years. Nobody would be marking out the time for me, but my time was up anyhow. That night I determined I would die. Quite calmly, however. I didn’t feel the pain any more. In fact, I felt nothing. It is not easy to explain, this sense of nothingness. Well, I had to write this one last thing. Dying without leaving even half an idea behind seemed, to say the least, rather stark. I didn’t need to fill a good two sides of foolscap paper, even if they were folded and written large. Nobody was going to count the number of words. They would be concentrating on something else: like on the weight the words carried. The thought chilled me. I began scratching my pen on the paper. I heard the far-off voice of my teacher in the south, calling me by name and reminding me that mastery of the Italian language was not a drink of bitter lemon. Many years had passed since she died, soon I would be dead too, and this business of the lemon still hadn’t become clear to me. Maybe it was just supposed to mean that I should write more words and finish off my thoughts. Maybe. Perhaps I had to thank the people I was receiving this prize from. “Ladies and gentlemen: thank you for guiding me and supporting me to this point in my life”. No. What shit it would be to thank Francesco. It would be better to come out with some witty, dry comment like an Oscar Wilde aphorism. An elegant phrase like: “It’s nobody’s fault, I just tripped up”. A bit British, let’s say, although I must admit I don’t know many British people. No. Let’s go down the traditional road. The reasons: I could write about the reasons for my actions. Let him know. And even let him know first that he might have been some use, even to me. This is worse than at school, I was thinking. Meanwhile, my pen had stopped scratching on the white sheet of paper. I was now tracing some more or less exact lines. Scribbles. At least I had been able to put down my last wishes. So I tried to put them in order of importance. There we are: my final wishes. I realized with a sense of unease that I didn’t really have any, and with that precise thought in my mind I also realized that there couldn’t be a more honest moment to die. I had intended to write a simple will: a list of objects with a list of names alongside. Not really a complicated task. The next morning I woke up still alive. On the floor, under me and all around me there were dozens of scribbles and a few drawings. No words at all. I gazed at them for days. Then I began to concentrate my attention on them. And that’s how it still is. Did art save my life? That sounds like a bloody stupid question to me. The only thing I’m sure of is that I’d better take up those extra Italian lessons again.

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il tema Uros Gorgone

A scuola per fare il tema di italiano ci davano due o tre ore di tempo. Non ricordo bene. Forse erano due. E già da lì battevo la penna sul foglio quasi fino alla fine. Non la fine del foglio ma del tempo che li separava. E’ che c’avevo un posto lontano da dove prendevo le parole. “Padronanza della lingua italiana” diceva la maestra “scarpe più comode” gli rispondevo io. Eppure la maggior parte dei miei temi iniziava bene, direi molto bene. Proseguiva poi bene, veramente. Tutti però si inciampavano sull’orlo delle due ore e lì rimanevano inchiodati, più precisamente estinti dentro il suono della seconda campanella. Se poi questo avveniva in coincidenza con un qualunque segno di punteggiatura di sola coincidenza si sarebbe trattato. I miei pensieri erano di certo molto più lontani di quanta strada un bambino potesse fare in due ore di gambe secche a susseguirsi. “Ripetizioni” diceva la maestra “Mica tutte le parole ti aspettano dietro l’angolo” dicevo io. “Cazzo” dicevo sempre io ma un po’ più stancamente. D’estate comunque prendevo ripetizioni di italiano e spesso entravo nei negozi a provare nuovi modelli di scarpe. Una notte di tanti anni dopo mi sono ritrovato ricurvo su un foglio bianco per quello che doveva essere il mio ultimo tema. La maestra era morta ormai anni prima. Nessuno mi avrebbe contato il tempo ma per me era comunque finito. Quella notte decisi che mi sarei ucciso. Con tranquillità però. Insomma neanche sentivo più il dolore. Non sentivo proprio niente. Mica facile da spiegarlo, poi, il niente. Insomma dovevo scrivere quest’ultima cosa. Morire senza lasciarsi dietro neanche una mezza idea di finale mi sembrava quanto meno disadorno. Non era necessario riempire almeno due facciate di foglio protocollo anche se ripiegato anche se scritto largo. Nessuno alla fine avrebbe contato le parole. Ci si sarebbe concentrati su altro. Magari sul loro peso. Il pensiero mi raggelò. Iniziai così a battere la penna sul foglio. Sentivo la voce del sud della mia maestra del sud che chiamandomi per nome mi ricordava che la padronanza della lingua italiana non era una spremuta di limoni asciutti. Erano passati anni, lei era pure morta, tra poco pure io e questa cosa dei limoni ancora non si era palesata chiara. Forse stava a significare solo che dovevo essere più prolifico di parole e di pensieri finiti. Forse. Forse dovrei ringraziare le persone che che che mica stavo ritirando un premio. Signore e signori grazie per avermi portato e sostenuto fino a qui. No. Che cazzo ringrazi Francesco. Magari sarebbe stata meglio una frase secca e asciutta come quelle degli aforismi di Oscar Wilde. Una bella frase ad effetto tipo “non è colpa di nessuno sono solo inciampato”. Un po’ british diciamo e diciamo pure che di british mica conoscevo tanta gente io. No. Andiamo sul classico. I motivi, potrei scrivere il perché del mio gesto. Farlo sapere insomma. E magari farlo sapere prima anche a me avrebbe potuto essere di qualche utilità. Peggio che a scuola, pensavo. Intanto la penna aveva smesso di battere sul foglio sempre bianco. Ora tracciava delle linee più o meno precise. Scarabocchi. Almeno avrei potuto scrivere le mie ultime volontà. Cercai quindi di metterle in ordine di importanza. Le mie ultime volontà ecco. Mi accorsi con un certo disagio che non ne avevo e su quel preciso pensiero mi resi conto che non c’era momento più onesto per morire. Avrei scritto un semplice testamento. Una lista di oggetti con a fianco una lista di nomi. Mica una cosa complicata. La mattina seguente mi svegliai che ero ancora vivo. Sul tavolo, sotto di me, sul tavolo tutto intorno a me c’erano decine di scarabocchi e qualche disegno. Parole niente. Li guardai per giorni. Poi iniziai a dedicarmi a loro. E ancora adesso è così. L’arte mi ha salvato la vita? Questa mi sembra una domanda del cazzo. L’unica cosa di cui sono sicuro è che dovrei riprendere con le ripetizioni di italiano.

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16 - la stanza del suicida | the suicide’s room oil on canvas | olio su tela 170 x 120 - 2010 (from a poem by WISLAWA SZYMBORSKA) The spurious warmth of a room, surrounded by the greyness of the world outside and the fact that it already has no relevance to life. The silence of one’s loved ones, without mouths or words. An empty envelope, because there is nothing left to be said, and objects from daily life fondly laid out, waiting for a hand that will never pick them up. Da una Poesia di WISLAWA SZYMBORSKA Il calore fittizio di una stanza, circondata dal grigiore del mondo esterno, dal suo essere oramai completamente estraneo alla vita. Il silenzio dei propri cari, senza bocca, senza parole. Una busta vuota, perchè non si ha più nulla da dire, gli oggetti del quotidiano teneramente poggiati, in attesa di una mano che mai più li prenderà.

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Wislawa Szymborska The suicide’s room I'll bet you think the room was empty. Wrong. There were three chairs with sturdy backs. A lamp, good for fighting the dark. A desk, and on the desk a wallet, some newspapers. […] a notebook in a drawer. You think our addresses weren't in it? No books, no pictures, no records, you guess? […] The moralists with the golden syllables of their names inscribed on finely tanned spines. Next to them, the politicians braced their backs. No way out? But what about the door? No prospects? The window had other views. His glasses lay on the windowsill. And one fly buzzed---that is, was still alive. You think at least the note tell us something. But what if I say there was no note--and he had so many friends, but all of us fit neatly inside the empty envelope propped up against a cup. Wislawa Szymborska La stanza del suicida Certo pensate che la stanza fosse vuota. E invece c'erano tre sedie con robusti schienali. Una lampada buona contro il buio. Una scrivania con sopra un portafoglio, giornali. […] nel cassetto un'agenda. Pensate che non ci fossero i nostri indirizzi? Pensate che mancassero libri, quadri, dischi? […] I moralisti, nomi scritti a lettere d'oro sui dorsi ben conciati. Lì accanto i politici stavano ben ritti. E quella stanza non sembrava priva di vie d'uscita, magari la porta, né senza prospettive, magari la finestra. Gli occhiali da vista erano sul davanzale. Una mosca ronzava, ossia era ancora viva. Pensate che almeno la lettera spiegasse qualcosa. E se vi dico che non c'erano lettere e noi gli amici -tanti - ci ha tutti contenuti la busta vuota appoggiata a un bicchiere.

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17 - caos cosmico | cosmic chaos oil on canvas | olio su tela 290 x 190 - 2010 The world to come, or the one that was, or perhaps one that each of us would like. The lightness of the earth and its life, whose moving form hovers over the spaces beneath, with landscapes that open and close like elastic and beaches bordering on infinite spaces the plummet into chaos at the edge of reality. Il mondo che verrà , o quello che è stato, o forse quello che ciascuno vorrebbe. La leggerezza della terra e della sua vita, la cui forma in movimento aleggia sugli spazi sottostanti, paesaggi che come elastici si aprono e si chiudono, spiagge che si affacciano su infiniti spazi per ricadere nel caos ai confini della realtà.

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18 - la valigia | the suitcase oil on canvas | olio su tela 288 x 172 - 2010 The alternating colours of life. The black and white of the box of our life, with pain, experiences and joy, is suddenly surrounded by a radiant new existence, painted with bright colours and composed of new dawns, new love, new mountains to climb, new heavens and new horizons to seek. An autobiography in which the artist tells of his past, his choices, the changes and his desire for the future. “.. The suitcase represents my past life, like a grey box, slashed by the loss of my father. Inside the box are some little men, like so many instant versions of what I was, with some even positioned forming my initials. Others are miming different moods and situations and are therefore angry, looking at the clock, covering their eyes because they don't want to see, closing their mouths because they regret having spoken, covering their ears because they haven't wanted to listen, etc. To the right of the picture I believe there is the instinctive transition to what I am now, a brand-new city, perhaps, but still half empty... because I still have to learn how to inhabit myself. The suitcase is carried in my father's left-hand, which guides my life, protects me and in somehow leads me. Suddenly the back of the suitcase opens and new horizons appear, with skies that are torn open. It is the new life that awaits me in the picture, a future that is difficult, perhaps, but is the only one possible. And then the hope of the dawn, new mountains of passion to climb, the freedom of the horse, which, as always, represents me; having waited for and found love, the joy in the sunflowers…” The picture is composed of different images, which are sometimes contradictory, but find their own proper balance in a “harmony of opposites”. It reminds me of Heraclites, “On the harmony of opposites”: What is opposition is agreement, a beautiful harmony arises from discordant things, and all things are born from the law of contention. Conflict (“Pólemo”) is the father and king of all things […].

L'alternarsi cromatico della vita. Il bianco e il nero della scatola della nostra vita, con dolori, esperienze e gioie, viene improvvisamente circondata dall'esondazione di una nuova esistenza, dipinta di colori vivaci, composta di nuove albe, di nuovo amore, di nuove montagne da scalare, di nuovi cieli e di nuovi orizzonti da inseguire. Un’autobiografia dove l’autore racconta il suo passato, le scelte, i cambiamenti e il suo desiderio di futuro. “..La valigia rappresenta la mia vita passata, simile ad una scatola grigia, squarciata dalla perdita di mio padre. Dentro la scatola alcuni omini sono come tante istantanee di quello che ero, tanto che alcuni si mettono in posa a formare le mie iniziali, altri mimano stati d’animo e situazioni diverse, ed allora sono arrabbiati o guardano l’orologio o si tappano gli occhi perché non han voluto vedere, oppure pentiti di aver parlato si chiudono a bocca, o le orecchie per non aver saputo ascoltare, ecc.. A destra del quadro credo vi sia la trasposizione istintiva di quello che sono adesso, forse è una città nuova di zecca ma ancora semivuota.. perché ancora devo imparare ad abitarmi. La valigia è portata dal braccio sinistro di mio padre che guida la mia vita, mi protegge e in qualche modo mi conduce. Improvvisamente il fondo della valigia si apre e appaiono orizzonti nuovi, cieli che si squarciano, è la nuova vita che mi aspetta nella pittura, un futuro faticoso forse ma è l’unico possibile. E poi la speranza dell’alba, nuove montagne di passione da scalare, la libertà del cavallo che, come sempre, mi rappresenta; l’aver atteso e trovato l’amore, la gioia nei girasoli….” La composizione del quadro è fatta di immagini diverse, a volte contraddittorie, che poi trovano da se il giusto equilibrio, in una “armonia dei contrari”. Mi ricorda Eraclito “Sull’armonia dei contrari” : Ciò che è opposizione è accordo, e dalle cose discordi sgorga bellissima armonia, e tutte le cose nascono per legge di contesa. Il conflitto (Pólemos) è il padre e re di tutte le cose[…].

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Printed in May 2011 at | Finito di stampare nel mese di Maggio 2011 presso Cromografica Europea s.r.l., Rho (Milano)


realtà alternativa london 2011

francesco visalli FRANCESCO VISALLI nasce nel 1960, figlio di un impiegato delle poste e una maestra. Cresce in uno dei quartieri più poveri e malfamati di Roma, quel “Borghetto Prenestino” reso noto dai ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini. A 14 anni perde il padre e questo evento segnerà profondamente la sua vita. Francesco è figlio unico ed è costretto a cercarsi un lavoro per sostenere la madre e pagarsi gli studi. Uno dei professori della scuola per geometri che frequenta gli trova un impiego presso il suo studio, permettendogli così di iscriversi alla facoltà di architettura e, all’età di 19 anni, di andare a vivere da solo. Francesco è determinato, ma è anche molto giovane, il lavoro, lo studio e la casa esigono impegno e sacrifici, la laurea, che gli porterà una vita migliore, è lontana e lui si sente rabbioso. Spaventato e così solo, ha paura, ma preferisce non ascoltarsi e cerca il rumore del sesso, della droga e delle cattive amicizie, diventa un estremista politico. Poi, a 21 anni, s’innamora di una donna e la segue a Los Angeles: è solo la prima delle tante trasformazioni che si succederanno nella sua vita. La donna che ama è ricca e lui vive tra gli agi, continua a lavorare e completa gli studi fino a che non sente che lei e la sua ricchezza lo soffocano e allora molla tutto e torna a Roma, dove libero e finalmente laureato, può ricominciare allestendo uno studio in casa e dedicandosi totalmente al suo lavoro. A 25 anni, incontra finalmente la donna che sarà il suo grande amore, la sposa e con lei da inizio ad una ricerca spirituale che lo segna profondamente e gli permette di trovare nella fede cattolica il senso profondo della sua vita. Il coraggio, la fede e la grande forza dell’unione matrimoniale, gli permettono di spalancare la sua vita professionale al successo; nasce la sua prima società di progettazione, con la quale realizza grandi opere in Italia ed all’estero, poi, ancora da solo, fonda altre due società. Sono gli anni delle grandi vittorie, delle fortune economiche, della stima e degli omaggi ricevuti da tanti, sempre accompagnato da una fede profonda e dall’amore per la sua donna. E sono anche gli anni di miracoli che mai avrebbe sognato, come i tre figli avuti con la moglie, anche se che la medicina ufficiale lo considera completamente sterile. Poi a 43 anni tutto finisce, una cocente delusione perde Francesco che non ha più fede, vede tutto rompersi e lascia la moglie: sono gli anni dell’esilio. Francesco continua il suo lavoro ma sa di non essere libero, sperimenta delusioni, fallimenti e frustrazioni, malattie e solitudine, poi abbandona la partita e chiude tutto, trascorrendo il suo tempo facendo niente: ormai ha 50 anni e ha vissuto troppo, perché continuare se tutto è finito? Ecco la notte più buia. Ma in quella notte dell’11 ottobre 2009 tutto cambia di nuovo. Francesco prende in mano una penna e inizia a disegnare cose mai viste prima, disegna tutta la notte, il giorno dopo e la notte successiva e continua così per giorni e giorni. Come guidata da qualcosa di divino, la mano di Francesco, felicemente libera da lui, corre veloce sulla carta bianca e scopre disegni fantastici. Sotto le sue mani esplodono i colori e insolite geometrie prendono vita. Dopo poche settimane i disegni diventano dipinti, la tecnica pittorica gli è sconosciuta ma lui la impara dipingendo, scoprendosi dentro uno stile che ha già espressioni e confini molto precisi e che è il suo stile. Ogni quadro è una nuova scoperta, e lui, volutamente, non si documenta, non studia, non vuole apprendere da altri, non guarda ai grandi maestri, perché non vuole essere condizionato da chi lo ha preceduto. Visalli lavora come un vulcano in eruzione, disegna e dipinge incessantemente quello che l’istinto gli detta, passa attraverso le classiche fasi creative, dal disegno e poi alla scelta e applicazione del colore, senza lasciarsi intralciare dall’intelletto, senza nessuna mediazione, quasi in trance. Nei suoi quadri il rapporto tra le forme e le combinazioni cromatiche, è figlio di un equilibrio mai cercato e ogni volta trovato fortuitamente. Come se scartasse ogni tela per scoprire i colori che, già presenti, aspettano solo di essere rivelati da lui. Rimane sbalordito davanti al quadro finito che improvvisamente gli si mostra, come fosse un nuovo frammento, appena scoperto, di quella terra sconosciuta che è questa nuova strana realtà che sta vivendo. Visalli non ha ponderato e scelto di dipingere come alternativa alla passata professione, è la pittura, che irrompendo nella sua vita, ha scelto lui. Le sue forme e geometrie sono definite da una sottile linea bianca che corre tra i colori i quali non si toccano mai, linea che è lasciata dalla tela, perché è la tela che disegna il dipinto; le sue figure fintamente serafiche sono un sottile diaframma tra l’occhio dello spettatore e l’animo del creatore che, come a nascondersi da se, “vuole” smorzare il vortice dei suoi drammi e delle sue vittorie dietro quelle forme lontane e un po’ assenti; oppure il lanciarsi con coraggio verso nuovi orizzonti infiniti, dove dietro un cielo c’è un altro cielo, scenari di una cosmica realtà. Ottiene opposti risultati, come potrebbero essere una calma urlata a squarciagola, una gelida arsura, una vorticosa immobilità. I suoi quadri, senza la sua partecipazione, rendono manifesta la sua vita passata e futura, un turbinio di spasimi e tormenti vissuti come dalla parte sbagliata di un binocolo, sempre spostati un po’ più in la dal cuore, in una ”Realtà Alternativa”

francesco visalli

biografia

francesco visalli realtà alternativa london 2011

ISBN 978-88-6052-377-8

(Biografia a cura di “Ich Traume”)

francesco visalli biography FRANCESCO VISALLI was born in 1960, the son of a postal worker and a teacher. He grew up in one of the poorest and most notorious areas of Rome, the “Borghetto Prenestino”, made infamous by Pier Paolo Pasolini’s “Ragazzi di Vita”. His father died when he was 14 years old, an event which deeply affected his life. Francesco, an only child, was forced to look for a job to support his mother and pay for his studies. One of the teachers at the technical school he attended found him a place in his firm, which enabled him to enrol in a faculty of architecture and go to live by himself at the age of 19. Francesco was determined, but he was also very young, and work, study and a house demanded commitment and sacrifices. His degree, which would provide him with a better life, was still in the distant future and he felt angry. He was troubled, very alone and afraid; but preferring not to dwell on his own feelings, he sought distraction in sex, drugs and bad company, and become a political extremist. Then, when he was 21, he fell in love with a woman and followed her to Los Angeles: this was just the first of many transformations that would occur in his life. The woman he loved was rich and he lived surrounded by comfort. He continued to work, completing his studies, until he began to feel suffocated by the woman and her wealth. So he left everything and returned to Rome, where he could start afresh. Free and finally qualified, he set up a studio in his house, dedicating himself totally to his work. At 25 years of age, he finally met the woman that was to be his great love. They married and he began a spiritual journey with her that changed him profoundly, helping him to find the deep meaning of his life in the Catholic faith. The courage, faith and great strength of his marriage helped him to open up his professional life to success; he started his first design company, which produced important work in Italy and abroad, and then, still by himself, created two more companies. These were years of great victories, of economic fortune, of esteem and praise from many people, that were always accompanied by his deep faith and love for his wife. They were also years of miracles that he would never have dreamed of, such as the three children he had with his wife, even though medical opinion had declared him completely sterile. Then, at 43 years of age, everything ended; Francesco fell into bitter delusion, lost his faith, saw everything fall apart and left his wife: these were his years of exile. He continued to work, but knew that he was not free, experiencing disappointment, failure, frustration, sickness and solitude. He finally threw in the towel and closed everything down, spending his time doing nothing: he was now 50 years old and had lived more than enough; what was the point of continuing, if everything was finished? This was his darkest hour. On the night of 11 October, 2009, however, everything changed once more. Francesco picked up a pen and began to draw things he had never seen before. He spent the entire night drawing, continuing the next day, the following night and so on, for days on end. Francesco’s hand, as if guided by something divine, was rapidly moving around the white sheet of paper of its own joyful accord, producing fantastic drawings. Colours burst out and unusual shapes came to life from his hands. After a few weeks, the drawings became paintings. Although he had no knowledge of painting technique, he acquired it by working, finding within himself a style that already had its own very precise expressions and definition, which was his style. Each painting is a new discovery, and he deliberately keeps no records, does not study, has no desire to learn from others and does not look at the great masters, in order not to be conditioned by those that have preceded him. Visalli works like an erupting volcano, continuously drawing and painting whatever his instincts tell him. He passes through the classic creative phases, first producing the drawing and then choosing and applying the colours, without letting himself be encumbered by thought and without any mediation, almost as if in a trance. The relationship between the shapes and colour combinations in his paintings is the product of a harmony that is never deliberately sought, but discovered by chance each time. It is as if he unwraps each canvas to discover the colours that are already there, simply waiting to be revealed by him. He is amazed by the finished pictures that suddenly appear in front of him, like newly discovered portions of an unknown land, which is this strange new reality that he is living. Visalli did not consider and decide on painting as an alternative to his former profession; painting erupted into his life and chose him. His shapes and geometry are defined by a subtle white line that runs between the colours, which never touch each other. The line is left by the canvas, because it is the canvas that designs the painting; his falsely seraphic figures form a subtle aperture between the eye of the observer and the soul of their creator, who, as if hiding from himself, “wants” to calm the vortex of his dramas and victories behind those distant and rather absent forms; or else hurl himself courageously towards new and infinite horizons, where beyond one heaven lies another, in scenes of a cosmic reality. He obtains incongruous results, rather like quietly shouting at the top of one's voice, a freezing heat or a whirling stillness. His paintings bring to light his past and future life, without his involvement, like a flurry of pangs and torments viewed through the wrong end of a pair of binoculars, always moving a bit further beyond the heart, in an “Alternative Reality”. (Biography edited by “Ich Traume”)

(I. € V. 2 A 0 . i ,0 nc 0 lu sa )

9 788860 523778

EDITORIALE GIORGIO MONDADORI

Profile for Francesco Visalli

Francesco Visalli - Realtà Alternativa - Londra 2011  

Francesco Visalli - Realtà Alternativa - Mall Galleries - Londra 2011

Francesco Visalli - Realtà Alternativa - Londra 2011  

Francesco Visalli - Realtà Alternativa - Mall Galleries - Londra 2011