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francesco visalli realtĂ alternativa immaginaARTEin fiera reggio emilia 2011

francesco visalli realtĂ alternativa reggio emilia 2011 immaginaARTE in fiera


francesco visalli realtĂ alternativa ...a tutti...

Galleria Dialoga Arte


personal website

francesco visalli / the border line of the alternative reality

www.francescovisalli.it


francesco visalli realtà alternativa mostra personale

reggio emilia dal 21 al 24 ottobre a cura di

giovanni faccenda immaginaARTE in fiera Pad. C | stand 81-85 immaginafiera.it

sabato 22 ore 18:00 conferenza del Prof Giovanni Faccenda sull’opera di Francesco Visalli: “dalla realtà al sogno e viceversa”

organizzazione dialogaarte.com


francesco visalli realtà alternativa A cura di Giovanni Faccenda Fiera di Reggio Emilia immaginaARTE in fiera 21 - 24 ottobre 2011 22 ottobre ore 18:00 conferenza del Prof. Giovanni Faccenda “Francesco Visalli dal sogno alla realtà e viceversa” Organizzazione Galleria Dialoga Arte Testi critici di Giovanni Faccenda Paolo Levi Catia Princi Menniti Rosi Raneri Ernesto d’Orsi Foto opere Marco Tinari

Galleria Dialoga Arte Via Nino Bixio 21 21013 Gallarate (VA) tel +39 0331 245976 fax +39 0331 245953 www.dialogarte.com

Sede espositiva Sheraton Milan - Malpensa Terminal 1 Airport Hotel & Conference Centre Strada Statale 336 21010 Ferno (VA)

Copyright © 2011 - Francesco Visalli

Riproduzione vietata, tutti i diritti riservati dalla legge sui diritti d’autore

Progetto grafico V_minde Fotolito e Stampa Linografic di Ivano de Angelis - Roma Trasporti e allestimento Marco Pilati Assicurazione Ferbrokers S.p.A. Italiana Assicurazioni L’artista ringrazia Giovanni Faccenda Renzo Mezzacapo Flavia Fontana Manuela Ciriacono Tiziana ed Ivano Marco Pilati


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Giovanni Faccenda miraggi dell’esistenza

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Francesco Visalli conosci te stesso (?)

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catalogo delle opere e testi critici

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Paolo Levi oltre le fiaba

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Catia Princi Menniti con lo sguardo di un bambino

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Rosi Raneri le euritmie del caos

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Ernesto d’Orsi

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Paolo Levi testi critici di alcune opere

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rassegna eventi

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esposizioni - pubblicazioni

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biografia

sommario

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Giovanni Faccenda intime entità di un’altra dimensione


Giovanni Faccenda INTIME ENTITÀ DI UN’ALTRA DIMENSIONE «L’uomo in fondo ama quello che maggiormente gli ricorda queste visioni quasi subcoscienti, queste visioni che sono il suo mondo segreto, sconosciute agli altri e che nessuno può togliergli, perché questo mondo egli lo ha nel suo cervello». Giorgio de Chirico, Paesaggi, «L’Illustrazione italiana», Milano, 24 maggio 1942.

Vi sono uomini i cui territori di escursione prediletti appartengono ad una natura immaginaria. Portati per temperamento verso il sogno (ad occhi aperti), a questo sovente si abbandonano per ritrovare appigli vitali, salutari quanto stimolanti. La realtà, per un simile, privilegiato genere di individui, è soltanto una rigida convenzione: un perimetro chiuso come le mura di un carcere dal quale indovinare ciò che c’è “oltre”. Non conoscevo fino a poco tempo fa, per mia ignoranza, il lavoro di Francesco Visalli. Un’amica preziosa, sensibile e illuminata – Luana Baraccani –, mi ha offerto lo spunto per colmare questa criticabile lacuna: una serie di riproduzioni subito eloquenti della bontà di dipinti aventi, fra gli altri, un merito peculiare: quello di essere originali. Pur diffidando, da sempre, delle impressioni ricavate da foto o moderni ausili digitali – la pittura esige altro tipo di contatto visivo, dal vero e diretto –, quei parziali riferimenti mi hanno immediatamente convinto ad approfondire la conoscenza dell’opera di Visalli, figura appartata e nobile in uno scenario contemporaneo dove brillano, purtroppo, altre e certo meno talentuose comparse. Superato l’intrigante approccio epidermico, le tele, abilmente portate a compimento da un pittore al quale non difettano talune coraggiose arditezze espressive, mostrano luoghi che “non” sono luoghi e uomini che “non” sono uomini. Diresti, piuttosto, guardando con la necessaria profondità ad essi, che si tratta di dimensioni e di entità vive nella mente di un artista, la cui maggiore urgenza è trasferire le medesime in una prospettiva squisitamente allusiva. In quelle forme accentuate, estranee a qualunque connotazione geografica o fisiognomica, albergano invero illusioni e scorie che evocano una nascosta esistenza, presente e passata: quella di Visalli. La figurazione echeggia cavernosi fremiti personali, nell’affermarsi di un miraggio iconografico che appare perfino terapeutico: si manifesta nella ricchezza di simboli trasfigurati, di scene abitate da miti ed archetipi, di un’aura sopraggiunta per pacificare intime irrequietezze o risvegliare trasognati abbandoni. Anche scorrendo rapidamente, con la memoria, l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da un’evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista meritoriamente visitata da Visalli nei giusti termini, senza, ovvero, quelle adesioni dolciastre, talvolta perfino simmetriche, che conducono al pericoloso precipizio dell’epigonato. In questo senso, giova semmai segnalare qualche altra nobile relazione, più a ritroso nel tempo, in cui, sfumati quanto si vuole, si riverberano tuttavia riflessi di ordine quattrocentesco e trecentesco, che rimandano agli esempi, illustri, di Paolo Uccello e Piero della Francesca, prima, Duccio di

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Buoninsegna e Simone Martini, poi. Un esempio: “L’alba di Madame Chisciotte” – in modo, magari, del tutto inconsapevole – non racchiude, forse, una remota suggestione germinata dal Guidoriccio da Fogliano dell’impareggiabile Simone senese? È un uomo colto, Visalli: ha viaggiato, vissuto e letto. Dalla somma delle sue esperienze, umane e spirituali, discende il solido sostrato filosofico che accende di una luce particolare ogni sua composizione. Pittore visionario, ama comunque arricchire ogni rappresentazione di un arcano sapore esistenziale, misto di fragranze distinte: l’aspro e il dolce vi si mescolano, dando luogo ad un continuo senso di straniamento che interviene in chi guarda, stupito ed affascinato, i suoi quadri. Restano e si riaffermano questi, peraltro, quali ambiti pittorici colmi di domande irrisolte e, parimenti, fatti accertati, come conviene a chi è portato, per indole, ad interrogarsi costantemente e a non risparmiarsi nulla nella ricerca, difficoltosa e sconfinata, di quanto costituisca verità “ultima”. La mèta è questa. Dipingere, allora, significa indagare equilibri mentali instabili, rapporti umani precari, cosa rimanga nell’anima – e perché – come reminiscenza perennemente florida, capace di condizionare a tal punto, nel bene e nel male, il presente ed il futuro di un uomo. Da Diogene a Freud, passando per Nietzsche e Schopenhauer, varie e ricorrenti, dunque, sono le soste che costellano il vasto percorso intellettuale di Visalli. Giorgio de Chirico, da giovane, ebbe a scrivere: «Siamo viaggiatori sempre pronti per nuove partenze». Ma Itaca, per Odisseo, è lontana, e al ritorno si frappongono ostacoli di ogni tipo. Li conosce, Visalli, e sa quali monti, mari, secche, tempeste e perigli occorre affrontare per riuscire soltanto ad immaginare il sole dietro la montagna. Vive di questa rigogliosa radice onirica, una pittura – la sua – entro cui rassodano, certo, tante cicatrici indelebili, ma anche il tepore di raggi che gli hanno dischiuso la soglia di quelli che sarebbero stati i suoi nuovi giorni. Mi è caro infine pensare, vorticando con la fantasia, per quanto invitano, seducenti, a fare quelle sue antropomorfe entità – così le ho prima definite –, che egli abbia finalmente trovato la propria dimora elettiva in un’ideale Isola di Pasqua, “altra” rispetto a Rapa Nui, dove gli enormi Moai, orientati tutti verso un’unica direzione, sanno i segreti sconosciuti al mondo e a sera li raccontano sottovoce a chi, come Visalli, ha cuore ed orecchi per udirli.

Firenze, marzo 2011

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Giovanni Faccenda MIRAGGI DELL’ESISTENZA «Da dove venga questo spazio in me non lo so.» Wislawa Szymborska, Grande numero, 1976

Torno a scrivere dell’opera di Francesco Visalli in coincidenza di una mostra destinata a costituire uno snodo decisivo nella carriera di questo apprezzato pittore. Non è soltanto l’importanza della sede, prestigiosissima, deputata ad accoglierla – ovvero il Chiostro del Bramante in Roma –, ma la consistenza stessa di quanto attentamente selezionato per l’occasione: in pratica, il lavoro dell’artista dalla fine del 2009 ai giorni a noi più prossimi. Quello che a qualcuno potrebbe sembrare un marginale riferimento cronologico è, al contrario, un dato fortemente emblematico: in circa due anni di febbrile attività, tra idilli, crisi, ansie, diffuse trepidazioni, Visalli non ha dipinto che una ventina di quadri: sempre più grandi per dimensioni, a dire il vero. In uno scenario artistico come quello attuale, contraddistinto da ingenti produzioni, necessarie per soddisfare i bulimici appetiti del mercato, un ragguaglio del genere attesta la bontà dell’impegno di un autore evidentemente disinteressato a simili consuetudini. Del resto, ogni risvolto della florida creatività di Visalli collima informato da una profondissima urgenza endogena: cercare tra i misteri radicati nella propria anima quelli, tanto seducenti e imperscrutabili, della pittura. Dipingere, così, diventa per lui una sorta di esercizio psicoanalitico insistito in quell’umbratile ambito della memoria dove l’esistenza deposita una moltitudine di scorie sempre toniche. Ne è pervaso il racconto, evocato, talvolta, da immagini che diresti “familiari” (Osteria, Le nozze, Rimpianto e speranza, Colazione da Tiffany, nn. 1, 2, 3, 6 del catalogo), tanto queste sono prossime al quotidiano di ciascuno: identico, ad esempio, è il senso di solitudine che è dato provare a chi si trovi a consumare solitario un pasto in un locale o a sedere, senza alcuna compagnia, in una panchina all’aperto. Resiste, tuttavia, l’idea di un raccoglimento che, per Visalli, è anche momento basilare: gli serve per fare chiarezza in se stesso, oppure per trovare, nel proprio caleidoscopio interiore, i semi, ubertosi, di figurazioni incombenti.

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Che egli rappresenti soprattutto ciò che nascostamente lo riguardi – anche attraverso curiose personificazioni, così come era solito fare, peraltro, Giorgio Chirico –, risalta in talune vagheggiate composizioni (Musicista letterato, Poeta errante, nn. 4, 5). Ma sono principalmente i fondali, ai quali Visalli affida il ricordo dei luoghi che lo hanno accolto durante i suoi innumerevoli viaggi (Paesaggio 1 – Il borgo, Rimembranze, nn. 7, 8), a raccontarci, sottovoce, di nostalgiche avventure, perigli remoti e, finanche, della varietà di emozioni, fatalmente sospese tra la sofferenza e la gioia, divenute, adesso, appigli narrativi indispensabili. Il tempo, la vita, le esperienze hanno contribuito ad accentuare la sensibilità di Visalli, temperando, nell’intimo, le frizioni che hanno scosso talora i nervi più scoperti. Certo passato, a un tratto, riemerge così con l’effigie sibillina di una donna nella quale ne indovini cento altre (Doppiezza, Essa, Ella, Lei, Colei, nn. 9, 10, 11, 12, 13): affiora ossessiva – questa enigmatica presenza – dal peculiare ordito grafico, tra gradazioni cromatiche e trasparenze che esibiscono, tacite, le considerevoli qualità del pittore. Non è dato naturalmente sapere chi sia costei, e, in ogni caso, una sensazione analoga a quella avvertita al cospetto della Gioconda di Leonardo, vi aleggia intensa: l’ermetico rispecchiamento emotivo di chi l’ha ritratta. Anima gemella (n. 18), Infinita storia d’amore (n. 20)? Altro. Entità mentali di una «realtà alternativa» elucubrata dall’estro di Visalli. In questo modo nascono e trovano realizzazione le sue Visioni (nn. 14, 15, 16). Colori come stati d’animo vi convergono allagando di fascino prospettive oniriche abitate da miti e archetipi. Foreste di simboli1 – le avrebbe dette Baudelaire –, nelle quali forme antropomorfe, affini ai Moai tipici dell’Isola di Pasqua, vivono una virtualità parallela. Una stasi inverosimile governa in spazi silenti che paiono appartenere ad una geografia lunare, quasi Visalli avesse inteso sigillare, in un compendio immaginifico, i singoli accadimenti di una lunga storia, riletta, ora, attraverso l’allegorica architettura di un mosaico, le cui tessere, frastagliate, suggeriscono domande irrisolte, asperità insuperabili. Di più: incrinati equilibri sentimentali che si riverberano, copiosi, all’interno di una riflessione colma di ciò che resta di illusioni ormai incenerite e incanti lontani (Pan d’oro, Alba di Madame Chisciotte, nn. 17, 19).

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C. Baudelaire, Corrispondenze, da I fiori del male, 1857


Improvvisa, interviene nella pittura una bava tragica. Sciama dai versi di Wislawa Szymborska, La stanza del suicida (n. 21): Certo pensate che la stanza fosse vuota. E invece c’erano tre sedie con robusti schienali. Una lampada buona contro il buio. Una scrivania con sopra un portafoglio, giornali 2 […]

Un amico intellettuale si è suicidato senza lasciare nulla di scritto: nella stanza, restano soltanto i suoi oggetti a parlare di lui. Metafisica delle “cose”: Visalli ne partecipa lo spirito ancestrale e, insieme, il dominio eterno, prendendo spunto dal doloroso racconto lirico di una poetessa incline – come Leopardi – al pessimismo cosmico: […] Finiranno tra i rifiuti le scarpe, scomode testimoni. Il violino verrà preso dall’allievo meno dotato. Saranno tolti dagli spartiti i conti del macellaio. Le lettere della povera madre finiranno in pancia ai topi 3 […]

Dinanzi ad un tale “caos”, divenuto anch’esso “cosmico” (n. 22), può essere utile e persino salutare riporre tutto in una grande “Valigia” (n. 23). Metterci dentro le città, i paesi, la gente, e ancora gli animali, i fiumi e gli alberi che hanno riempito di stupore o di malinconia i nostri occhi; i fremiti che hanno acceso o spento il cuore; le speranze sopravvissute fino al precipizio della verità o della disperazione. E partire. Per un viaggio – vero o immaginario, non importa – che abbia, come queste intriganti pitture di Visalli, un unico ordine: l’antico motto inciso sull’architrave del portale del tempio di Delfi: Gnōthi seautón (Conosci te stesso). Firenze, giugno 2011

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W. Szymborska, La stanza del suicida, da Grande numero, 1976

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W. Szymborska, Il classico, da Ogni caso, 1972


conosci te stesso (?) Il tempo che impiego a realizzare ogni singola opera, mi appare simile alla gestazione. Mai potrò lontanamente immaginare cosa sia una gravidanza, ma credo che il tormento, l’estasi, la sofferenza, la gioia, la distruzione, la voglia di vivere e di morire, il turbinio di emozioni che provo nell’anima e nel ventre mentre dipingo, possa essere simile ad essa. Ogni quadro finito è un figlio che non mi appartiene, ha una sua anima, una sua personalità, un suo carattere e un suo linguaggio: emana la sua essenza. Vivo due fasi creative distinte, prima il disegno e poi la pittura. Ma è errato dire “creative”. In realtà non creo niente, ma esploro e poi scopro. In questa funzione non esiste Francesco, non esiste Visalli, ma solo la guida di uno spirito che non controllo, usa il mio corpo per esplodere come un vulcano inarrestabile. Nel mentre vedo altri mondi, vedo le emozioni e le sensazioni materializzarsi, come vivere una trasformazione dallo stato gassoso a quello solido. Sento voci, gente che parla e mi racconta di scenari appartenenti ad altre dimensioni, da me vissute come reali e ad esse partecipo in una concreta realtà alternativa. E sono costretto a farlo, per non vedere la banalità e la noia di questo mondo nel quale vivo ormai come un alieno alienato. Banale e noioso tutto quello che mi circonda e che questo mondo propina, divulga e impone. Nel sentirmi alieno non dico di essere superiore o di vivere la verità, ma semplicemente la non appartenenza a questa dimensione. E’ qualcosa di soprannaturale che mi cattura nel corpo, nell’anima, nel cuore e nella mente. Non avverto più il trascorrere del tempo, ma appartengo al tempo, allo spazio, al cosmo e in esso fluttuo. Ecco cosa accade mentre dipingo. Poi finisce, poi torna, poi finisce ancora e torna ancora….ed io muoio e rinasco ogni volta. E’ sempre una devastazione, interiore ed esteriore. In continuo conflitto dicotomico, vivere e morire contemporaneamente; due entità, dapprima nette e contrapposte, che misteriosamente non si sdoppiano ma si fondono, per crearne una nuova consustanziale: una realtà alternativa. Non so quanto di questo sia reso visibile nei quadri che vengono fuori, la sola cosa che so è che questa, e solo questa, è la mia unica ed ultima vita. La tela….la tela è un ventre; il disegno….il disegno su di essa sono le ovaie; la tavolozza….la tavolozza sono i testicoli; il colore….il colore è lo sperma; il pennello….il pennello il pene che feconda la tela; il quadro….il quadro terminato è l’essere che viene alla vita. Così si compie il ciclo della vita ed ogni volta io sono colui che muore e rinasce. Non so come cazzo spiegarlo….probabilmente sono solo impazzito e un unico interrogativo rimane: chi disegna e dipinge la mia vita? Francesco Visalli (Luglio 2011)

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ΓΝΩΘΙ ΣEΑΥΤΟN ; ὁχρόνος ὅν χράομαι τοῖς πᾶσιν ἐμοῖς πρᾶγμασι διαπράξων, ἴκελος τῇ κυήσει δοκέει μοι. Μήποτε ἄν μηδὲ ἐνενόησαμι τι ἐστί κύησις, ἀλλὰ νομίζω τὴν ἁνίαν, τὴν ἔκστασιν, τὴν νόσον, τὴν ἡδονήν, τὴν καθαιρέσιν, τόν θυμόν βιοῦν καὶ ἀποθνῄσκειν, τὴν ταραχήν ἅ αἰσθάνομαι ἐν τῇ ψυχῇ καὶ τῇ κοιλία ἡνίκα ζωγραφέω, ἄν ἔοικοι αὐτῇ. Πάντες πίνακες ἐντελεῖς εἰσί υἱοὶ οἵ οὐ προσήκουσιν ἐμαυτῷ φρενά, φύσιν ἑαυτῆς, χαρακτῆρα καὶ

εἶτα φθίνειν εἶτα ἀποστρέφειν καὶ ἀεὶ θνῄσκω καὶ ἀναβλαστάνω. τοῦτο φθόρός ἐστι. βιοῦν καὶ ἀποθνῄσκειν ἅμα. τοῦτο συνεχής μάχή ἐστι. τὸ πρῶτον δύο οὐσίαι καθαραί καὶ ξέναι αἵ μυστικῶς διαχοῦνται ὡς τινα νέα καὶ ἔτερα ποιέοντες. οὐ οἶδα εἰ τοῦτο πᾶν φαίνεται ἐν τοῖς πίναξι οὕς ποιέω. Μόνον τοῦτο οἶδα αὑτη ὁ ἐμός μόνος καὶ τελευταῖος βίος ἐστί.

γλῶσσαν ἑαυτοῦ έχει τὸ ἑαυτοῦ ἦθος ἐκφέρει.

τὸ φᾶρος κοιλία ἐστί, ἡ διαγραφή ἐπὶ αὐτόν ωοθήκες εἰσί, ἡ γραφή όρχεις εἰσί, τὸ χρῶμα σπέρμα ἐστί, τη βούρτσα ἀκάτιον ὅ κυεῖ τόν ἰστόν, ὁ πίναξ ἐκτελής ἐστί τὸ ὢν ὅ γίγνεται. ὦδε τόν κύκλον τοῦ βίου κατεργάζεται καὶ ἀεὶ ἐγώ εἰμὶ αὐτός ὅς ἀποθνῄσκει καὶ ἀναβλαστάνει. οὐ οἶδα ὡς τοῦτο κλίνειν, ἴσως μανικός μόνον εἰμὶ καὶ μόνη δέησις ἔτι ἐστί τίς διαγράφω καὶ γράφω τόν ἐμόν βίον;

δύο ἀκμάς τῆς σπορᾶς διάγω πρόσθεν τὴν διαγραφήν, ἔπειτα τὴν γραφήν. ἀλλὰ ἁμάρτημά ἐστι τῆς σπορᾶς λέγειν. δὴ οὐδέν ποιέω, ἀλλὰ κατασκοπέω καὶ ἔπειτα εὐρίσκω. ταύτῃ οὐ Francesco ὑπάρχει, οὐ Visalli ὑπάρχει, ἀλλὰ μόνον ἡ ἀγωγή του νοῦ ὅν οὐ ἐλέγχω, αὑτη χράομαι τῷ ἐμῷ σῶματι ὅπως ἀνακλᾷ. ὦδε ἄλλους κόσμους, τά πάθη καὶ τάς αἰσθήσεις ἑαυτούς πλάττοντες ὁράω, ὡς ἐν τινι φυσική μεταβολῇ γίγνεται. ἀκούω φωνας, λαούς τῶν ἀνθρώπων λέγοντες ὑπέρ ἄλλων ὕπαρ οἶς αὐτός μετέσχον. καὶ ἀναγχάζομαι τούτου μετέχειν οὐ ὁρᾶν τήν ἀνίαν καὶ ἐπάχθειαν τοῦ τούτου κόσμου εἰς ὅν ζάω ὡς τις ἀλλότριος. Πάντα ἅ ἀμφιβαίνει αὐτόν καὶ ἅ οὕτος κόσμος διαδίδωσι, διδάσκει, ἐπιτίθησι δυσχερές καὶ ἀνιαρόν ἐστι. ταύτῃ οὐ ἀναγορεύω με διαφέρειν ἢ διάγειν τὴν ἀλήθειαν, ἀλλὰ μόνον με τῷ τούτῳ ὕπαρ οὐ προσήκειν. Θηράομαι ὑπὸ τινος κράτους θαυμαστοῦ ὅς καταλαμβάνει τό σῶμα, τήν ψυχήν, τήν φρήνα καὶ τήν φρόνησις ἑμαυτοῦ. οὐ αἰσθάνομαι τό διέρχεσται τοῦ χρόνου, ἀλλὰ προσήκω τῷ χρόνῳ, τῷ κόσμῳ καὶ εἰς τοῦτον κυμαίνω. ἡνίκα ζωγραφέω τοῦτο γίγνεται.

versione a cura di SAMUELE MARIA VISALLI

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Opera Zero DNA_Tavolozze 24 Oli su tela montati su pannello 258x397 - 2011

La preparazione del colore la eseguo su scampoli di tela fissati su una tavoletta di legno. Per ogni singolo quadro (ad eccezione di uno), ho conservato i frammenti di tela, che, nel loro insieme, rappresentano il DNA di ogni opera. La combinazione dei colori, insieme al disegno, genera il quadro che in tal modo può esprimere la sua personalità ed emanare una propria essenza. Se lo stesso disegno sulla tela (cioè ventre ed ovaie), fosse dipinto con colori diversi (cioè diverso sperma), ne risulterebbe un’opera con diversa personalità. Il quadro le nozze ne è un chiaro esempio. Il primo, realizzato a Novembre del 2009, ha uno spirito completamente diverso da le nozze 2, realizzato ad Aprile del 2011 sul medesimo disegno ma con colori differenti. Francesco Visalli

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catalogo delle opere e testi critici


….non sono il Pittore ….non sono l’Artista…. sono semplicemente uno strumento. I quadri realizzati e quelli che spero verranno, sono l’espressione di un’anima profonda a me ancora sconosciuta che opera in assoluta libertà, alla quale ho solo prestato la mano. Uno spirito interiore che non sapevo di avere….è emerso improvvisamente, non mi ha avvisato, non ha dato cenni di presenza, è esploso come un vulcano annientandomi. Volevo morire e non potevo trovare morte migliore. I quadri non li faccio, appaiono. Inizio a disegnare senza sapere dove arriverò, applico i colori senza sceglierli…tutto si rivela a me manifestandosi liberamente e per puro istinto. Solo dopo aver terminato un quadro mi rendo conto del risultato, resto incredulo ed è sempre una sorpresa, una nuova scoperta. Mai ho dipinto in vita mia e mai ho pensato di farlo. Non seguo un percorso di ricerca, tantomeno voglio trasmettere un messaggio attraverso la pittura….e mi auguro che tutto resti tale, cioè libero ed umile. Non saprei dire realmente ogni quadro cosa rappresenta; generato istintivamente, ne intuisco l’ispirazione a posteriori, a quadro finito. Con la libertà che ho vissuto nel farli, spero che chi li guarda, altrettanto liberamente, possa trovarci qualcosa che gli appartiene, una qualsiasi sensazione, un’emozione, vederci quello che vuole e che più desidera. …un solo grazie….grazie a Dio

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01 osteria olio su tela 60x42 - 2009

impaginato-chiostro:Layout 1 11/07/11 19.25 Pagina 27

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02 le nozze olio su tela 69x77 - 2009

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03 rimpianto e speranza olio su tela 48x70 - 2009

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04 musicista letterato olio su tela 70x50 - 2009

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05 poeta errante olio su tela 70x50 - 2009

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07 paesaggio 1 - il borgo olio su tela 40x397 - 2009

06 colazione da tiffany olio su tela 83x120 - 2009

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08 rimembranze olio su tela 85x120 - 2009


impaginato-chiostro:Layout 1 11/07/11 19.26 Pagina 59

09 doppiezza olio su tela 60x49 - 2009

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10 essa olio su tela 75x50 - 2011

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11 ella olio su tela 100x63 - 2011

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12 lei olio su tela 70x50 - 2011

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13 colei olio su tela 70x50 - 2011

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Paolo Levi OLTRE LA FIABA Seguendo il percorso creativo di questo pittore del tutto originale, subito ci si avvede che è maestro di talento, un iniziato quindi, un caposcuola fuori dai canoni Surrealisti dettati da André Breton, non lontano però da quelli collegabili alla rimozione onirica rivelata da Sigmund Freud. Scorrendo l’eterogenea raccolta di soggetti trattati da Francesco Visalli, la prima impressione che si ha è che l’artista subisca una sorta di costrizione a occupare completamente la superficie della tela con il disegno, di cui è un grande e competente amatore, tingendolo poi di cromatismi caleidoscopici, in un autentico turbinio di tonalità. In realtà, la lettura del suo itinerario non è riconducibile semplicisticamente a questo o a quel tipo di percorso. Si tratta piuttosto di una ricerca raffinata, gradevole connubio di intenti espressivi del tutto inediti. Ogni suo quadro è composto intanto da una serie di contrappunti emotivi, da dichiarazioni visive e di rimandi che, traducendosi nell’architettura complessa del dipinto, divengono metafora delle griglie più recondite del pensiero. Per questo la complessità dell’opera è inevitabile. Il pittore si muove con straordinaria naturalezza tra piani e livelli diversi, universi rigidamente separati, e fino a un momento prima inconciliabili tra loro, facendoli incontrare e dialogare sulla tela. La qualità compositiva finale sembra essere sempre sospesa, in bilico tra riuscita e rinuncia, ma Visalli riesce a recuperare ogni volta il controllo della sua ispirazione e a tradurla con efficacia, rispettando le regole dell’equilibrio formale. Per dare voce a questa magia che si fa opera d’arte, egli elabora narrazioni segniche che svelano, tappa dopo tappa, le infinite possibilità di un immaginario fertile, organizzando secondo sequenze ordinate la propria affabulazione. Le sue costruzioni fantasiose e oniriche potrebbero,quindi, confondere il giudizio critico nel definirlo un surrealista. Niente di più errato. Visalli non è un figlio neppure anomalo di Breton, non ci propone un immaginario assurdo e irreale; al contrario, la sua è una realtà ben strutturata e articolata, anche se è la realtà costruita dalla mente di un visionario. Il pittore si pone di fronte a mondi derivati da trascrizioni oniriche, poco importa se frutto di sogni a occhi aperti o chiusi, dove capta sensazioni di vite e di cosmi che, nel momento della loro trasformazione in pittura, sono già altro. La sua non è fantascienza, è costruzione e rivisitazione di attimi esistenti nel suo inconscio, mondi che riesce a sfiorare e a condividere, grazie alla sensibilità comunicativa, con l’osservatore. Le sue opere hanno una forte componente scenografica e a chi scandaglia questi messaggi resta da decifrare quale copione sarà recitato tra le quinte. Visalli infatti gioca con simboli e rimandi, fa capricci con i titoli, si diverte a confondere le coordinate interpretative di quello che può essere l’intreccio di una fiaba, se guardato da occhi innocenti, o invece di una storia camuffata di verità, con un’interpretazione più adulta e disillusa.

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I diversi livelli della composizione si riflettono così in diversi gradi di possibile interpretazione, amplificando le già molteplici suggestioni presenti nelle opere. La sottile linea che separa il vero dal falso perde qui di significato, trasformata in una meravigliosa eco di sinfonie, che si rincorrono sulla tela pronta ad accogliere le note di uno spartito abilmente orchestrato. Per dare vita a questi suoi mondi il pittore utilizza i colori a olio, che stende secondo giochi tonali e atonali e senza sfumature. Nei suoi quadri non ci sono ombre: i chiaroscuri, se presenti, sono leggerissime intermittenze nella visione composta dell’impianto; i colori sono sempre divisi da sottili linee bianche, come se Visalli volesse separare gli elementi per stabilire un ordine nelle sue variopinte rappresentazioni. Con naturalezza l’artista racconta le variegate estensioni del suo sentire, rendendo possibile ciò che l’immaginazione relega alla sfera dell’ impossibile, sovvertendo ogni regola, talvolta con ironia, altre volte con cupa e inquietante drammaticità. Ma quale è la genesi della forma nella poetica di Visalli ? Una cosa si può dire con certezza: la sua forma non è mai precostituita, non è mai un a priori stilistico. È una forma che sorge nel lievitare poetico e intellettuale dell’ispirazione, che si muove e dilata dall’interno, grazie a spinte costituite da idealità arcane. Conversando con questo maestro del segno e del colore, è facile accorgersi che insieme ai motivi fiabeschi, ritrovati attraverso una struggente poetica connessa al rapporto fra sogno e realtà, affiorano volentieri anche sollecitazioni della grande arte visionaria del nord Europa. Così ci si accorge che anche l’inquietante zona di confine tra assenza e presenza, che indubbiamente sta alla base dei suoi modi creativi, può essere affrontata come una narrazione sull’esistenza, che rimanda continuamente all’uomo, e dove la nozione del bene e del male si confonde con la negazione o l’affermazione di valori universali, al di là dei confini umani e terrestri. Ogni suo quadro, che appare sempre chiuso e concluso, trasmette messaggi esaltanti, restituendo alle straordinarie invenzioni figurali dell’artista significativi avvertimenti etici. La sua sensibilità immaginifica si ritrova quindi ad agire entro sintesi approfondite, risvegliata da un elevato sentire, di cui ormai sembrava andato smarrito il significato. La visione governa il quadro e ne significa ogni parte come indispensabile momento della sua unità.

Torino, Giugno 2011

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14 visioni 1 - isola del tesoro olio su tela 85x120 - 2009

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15 visioni 2 - notturno di girasoli olio su tela 99x139 - 2011

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16 visioni 3 - ex viale olio su tela 120x169 - 2010

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17 pan d’oro olio su tela 265x33 - 2010

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18 anima gemella olio su tela 90x65 - cad. - 2010

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Catia Princi Menniti

I lavori di Visalli infatti si costruiscono su architetture compositive estremamente complesse e ricche di particolari, di indizi, in una trama fitta, che sembra contemporaneamente alludere e sviare lo sforzo interpretativo. Egli attinge a una tavolozza variopinta, un autentico caleidoscopio cromatico che tinge il mondo conosciuto di tonalità intriganti e fantastiche, le quali in concomitanza con il disegno creano mondi nuovi, prima impossibili nei loro equilibri e risoluzioni e poi, ad una lettura più attenta, reali e tangibili, fatti di sentieri che possono essere percorsi con curiosità e delicatezza. Lo stile di Visalli è personale ed efficace nel trasmettere il suo messaggio. I colori non si mescolano mai, ma sono sempre separati da una sottile linea bianca, riportando al ricordo di alcune vetrate delle cattedrali gotiche, dove l’incontro tra la luce e le superfici vitree evoca una soffusa atmosfera di magia e sospensione. Non ci sono ombre in questi quadri, a volte vi troviamo solo leggerissimi chiaroscuri, che diventano impalpabili intermittenze all’interno della visione composta. Nonostante manifesti il desiderio di svincolarsi dall’influenza di altri artisti, qualche volta non si può fare a meno di notare nella sua arte reminescenze picassiane o cromatismi cari al movimento dei Fauves. Tuttavia il pittore riesce sempre a restare fedele alla propria originalità. Alcuni hanno definito Visalli un surrealista. Probabilmente è più corretto parlare di un artista visionario. Nelle sue opere non troviamo descrizioni dell’assurdo o accostamenti bizzarri. Egli attinge al reale e lo modifica, lo arricchisce, ne estrapola alcuni particolari per trasporli in una nuova dimensione. Davanti ad alcune sue opere si ha la sensazione che egli soffra di una sorta di horror vacui. Tutta la tela è completamente occupata dal disegno, generando una sensazione molto simile alla vertigine. In realtà, queste composizioni non rispondono a una mera esigenza di riempimento ma sono costituite da contrappunti, dichiarazioni visive e rimandi, che divengono l’unico modo possibile per rappresentare un mondo infinito, al di là dei concetti di tempo e di spazio, capace di svilupparsi su più dimensioni, in un’espansione che continua idealmente oltre i confini predefiniti della tela. È come se Visalli avesse un canale di comunicazione diretto e libero con la propria immaginazione, una dote quanto mai rara che, insieme al suo talento, gli permette di tradurre con chiarezza le proprie visioni. Gli equilibri che egli crea sono fragili e precari, si ha

CON LO SGUARDO DI UN BAMBINO Francesco Visalli è pittore autodidatta, si è avvicinato alla pittura in età matura, dopo aver acquisito un eterogeneo bagaglio di esperienze grazie a una vita ricca di incontri e a un succedersi di eventi che hanno segnato significative tappe nella sua crescita interiore. La passione per il disegno, che ha accompagnato la sua carriera di architetto, l’ha sostenuto nell’intraprendere il suo cammino artistico, cammino che si è svelato all’improvviso, quasi come una rivelazione. A cinquant’anni infatti, in uno dei momenti più travagliati della sua vita Visalli ha iniziato a disegnare senza sosta, giorno e notte, come se da molto tempo in lui fossero presenti immagini che cercavano accoglienza in un sembiante da manifestare, in una condizione che solo la mano dell’artista poteva soddisfare. Basteranno poche settimane perchè questi primi approcci segnici diventino dipinti, lasciando emergere da subito uno stile personale, che nella sua accezione da autodidatta non è certamente possibile definire naïf, per la complessità e la bellezza misteriosa che caratterizza le sue opere. Visalli non studia e non vuole studiare i grandi maestri dell’Arte, perchè non vuole condizionamenti. La sua fantasia vulcanica non può inserirsi in una corrente delimitata da definizioni troppo anguste, che non gli consentirebbero di professare quella libertà di espressione di cui è assetato. All’artista non importa di essere incluso in una casella, di acquisire una quotazione, di entrare a far parte di una collezione: lui vuole raccontare con onestà ciò che prende vita nella sua mente, come in un ininterrotto sogno a occhi aperti. È questa la prima cosa che colpisce delle opere di Visalli, la loro dimensione squisitamente onirica, che porta a interrogarsi su che cosa l’abbia ispirato. Ciò che egli dipinge è un sogno, una rielaborazione di sentimenti, una visione? Probabilmente nelle sue opere ci sono elementi che provengono da ognuno di questi mondi, rendendole misteriose e affascinanti agli occhi di chi osserva. È possibile guardarle con lo sguardo innocente di un bambino, lasciandosi cullare dalle linee e dalle cromie, o indagarle tramite il filtro dell’esperienza di un adulto, riconoscendo stati d’animo ed esperienze che accomunano molte vite.

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l’impressione che la qualità compositiva finale, avvolta in una sorta di turbinio creativo, sia sempre a rischio; tuttavia alla fine egli riesce a recuperare il controllo del tutto e delle parti, attingendo probabilmente anche alla propria competenza nelle tecniche di costruzione. In altri dipinti, il costrutto segnico è maggiormente sobrio ed essenziale, capace di inquadrare sinteticamente una riflessione o un’emozione. Ciò che è costante nelle opere di questo artista è non solo il riferimento al sentimento, ma anche la fitta serie di rimandi culturali e letterari, che fanno delle sue opere qualcosa di universale. Senza retoriche superflue, Visalli restituisce a chi guarda un diario di esperienze, sentimenti e pensieri che non sono un qualcosa di individualmente soggettivo, ma che, fondandosi su solidi archetipi di matrice junghiana, uniscono in uno scambio e in una comunicazione densa di significati l’artista e l’osservatore. Egli diventa una sorta di messaggero alato, capace di svelare i piccoli raggiri del quotidiano, le amarezze del vivere, le solitudini cercate, le immense malinconie e i gretti materialismi che tutti abbiamo sperimentato prima o poi sul nostro cammino. La sua opera non si traduce in un giudizio morale, piuttosto in un avvertimento espresso con empatia da chi sa tratteggiare i contorni del buio, perché lo ha vissuto, sperimentato profondamente e ne è anche uscito vincitore. Per questo in altre tele troviamo messaggi fortemente positivi, ricchi di speranza e desideri che aspettano solo di essere realizzati da chi ha il coraggio di osare, mantenendo vivo il dialogo con il proprio io. Tali presupposti sono fondamentali per comprendere l’opera di questo artista visionario che, nel susseguirsi dei suoi lavori, propone un’affabulazione autentica sul significato intrinseco del vivere. È forse per questo suo istintivo proiettarsi verso altri orizzonti che spesso nei suoi quadri compare la figura del cavallo, sinonimo di libertà e di viaggio, simbolo di bellezza e di nobili valori, figura salvifica come salvifico è l’amore, in primo luogo quello spirituale che guida la mano sagace e l’intelligenza del cuore che appartengono alla sua arte.

Roma, Maggio 2011

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19 alba di madame chisciotte olio su tela 117x278 - 2010

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20 infinita storia d’amore olio su tela 113x283 - 2010

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21 la stanza del suicida olio su tela 120x170 - 2010 (da una poesia di Wislawa Szynborska)

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Rosi Raneri LE EURITMIE DEL CAOS “ Bisogna avere in se il caos per partorire una stella che danzi...” Friedrich Nietzsche

L’arte di Francesco Visalli è incessantemente intrisa della sua personalità e da un temperamento alquanto dinamico e poliedrico, dove la vita stessa diventa un sottosuolo equivalente alle emozioni pittoriche. Artista che mantiene sempre aperti i caratteri dell’imprevedibilità e dell’evoluzione, permette alla sua energia creativa di sfociare, proprio adesso, in questi ultimi anni, tutta la sua potenza costruttiva. Ciascun elemento che si accinge a presentare, ogni sua forma e riflessione, ha da sempre abitato nella sua mente. Tale recente produzione ne racchiude il pensiero e le connotazioni di un’intera esistenza. L’ispirazione è adesso libera di sfogare gli impulsi magmatici seguendo le sottili inclinazioni e principalmente un grande intuito, conduttore delle sue scelte. Anche il caos, il caso, insieme a ciò che non è razionale, entrano a far parte delle opere. Una volontà quasi divina, si incontra con l’operato umano. Prendono forma così le slanciate architetture delle sue idee, che si sviluppano all’interno di “visioni parallele”: singolari composizioni, dove l’artista si esprime nella sicurezza della grande dimensione e circonda l’osservatore con i suoi scenari, coinvolgendolo sempre più all’interno di queste nuove e “possibili” esistenze visibili, veritiere e assolute quanto la stessa realtà abituale. Possiamo definire Visalli un visionario del reale. Non elabora visioni che nascono dal puro frutto dell’immaginazione (cosa che ad esempio troviamo in Hieronymus Bosch, da cui ne riprende il carattere magico e sconvolgente) bensì appartengono alla realtà stessa, rappresentano altre dimensioni, “alternative”, come ama definirle l’artista stesso. In questi inesplorati luoghi (dove avvengono compenetrazioni di linee e forme che si succedono spesso in inedite geometrie), si incontrano frammenti di reale, di reminiscenze e di immaginazione. Presente, passato e futuro si evolvono all’interno di un sottile gioco fenomenologico di “accadimenti”. Visalli esplicita al meglio la nozione di “fantastico” nella letteratura moderna. Nel genere letterario moderno del fantastico teorizzato esaustivamente da

Todorov e Ceserani infatti, la comparsa del soprannaturale, l’irruzione di “qualcosa di diverso”, si ha proprio dentro la quotidianità stessa. Come accade nei racconti di Hoffmann o in quelli di E. Allan Poe e Théophile Gautier, nelle opere di Visalli le entità psicofisiche creano inaspettate “epifanie”, che sorprendono l’attenzione giocando con le nostre percezioni e sicurezze. Si lasciano aperte inesauribili forme di lettura, giocando con l’intuizione e la distorsione delle entità rappresentate. Alcuni aspetti vengono come decontestualizzati, altri ripetuti o esemplificati sotto altre forme e da linee grafiche che si diramano attraverso originali geometrie. Stravolti nella loro natura d’origine, sembrano così assumere tutt’altre sembianze: i cieli, distese d’acqua e altre entità composte da cromie differenti (viola, verdi, neri o forme alveolari), o da superfici dove convergono linee provenienti da differenti piani o, ancora, dal rapporto invertito delle scale di proporzioni (Caos cosmico; Visioni 1, isola del tesoro; Visioni 3, Ex viale; Infinita storia d’amore; Alba di Madame Chisciotte; La valigia). Visalli opera visive sperimentazioni concettuali permettendo ai dipinti di perdere la loro staticità, per avvalersi di trasmissioni quasi sonore e percettive di emozioni psicosensoriali. Tali “incontri” sono osservabili da differenti punti prospettici creati dall’artista stesso tramite punti di fuga che diversificano il piano di ciascun dipinto. Da infinite possibilità di sguardi e distanze, l’osservatore può così risalire a nascoste “verità”: visioni che fanno parte della sua stessa anima. Proprio come accade nella parte inferiore del dipinto Gli ambasciatori Di Holbein (dove il teschio è visibile solamente da un unico punto di considerazione e non da una visione globale e generica), vi è nelle opere di Visalli l’incastro di plurime anamorfosi, dal gusto esclusivamente tutto contemporaneo. Le opere dichiarano un equilibrato ed eufonico caos, visibile dal punto di vista estetico tramite la sottile eleganza dell’associazione di forme e colori. Si richiamano alla memoria e affiorano sentimenti,

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nozioni, utopie, vicissitudini ed elementi tra loro distanti e contrastanti, che trovano perfettamente le loro reciproche concatenazioni e accordi. Tutto ciò che è discordante ritrova un luogo ordinato di congiungimento all’interno della rappresentazione generando un elevato senso di armonia, caratteristica principale dei suoi lavori. Nelle linearità, configurazioni, alternanze e vibrazioni di tonalità cromatiche, si esprime al meglio l’antitetico vigore cosmico della pittura di Visalli, la quale entra a far parte di un rapporto euritmico con lo spettatore e l’ambiente circostante, divenendo interattiva mediante la forza di un linguaggio essenzialmente dicotomico. L’artista stesso dichiara l’importanza della circolarità della vita e delle rimembranze che l’attraversano “in una curvatura naturale che tutto raggiunge”. In Alba di Madame Chisciotte ammiriamo la personalità estrema della donna combattente e ritroviamo la simbologia della perfetta unione degli opposti…”diversi come due gocce d’acqua ma capaci di formare un mare”. Numerose sono le conciliazioni all’interno dei suoi dipinti (Infinita storia d’amore; Anima gemella). Tutto ciò che è destinato ad essere distante, tuttavia alla fine raggiunge il suo completamento, la sua perfetta unione con ciò che più le mancava, come all’interno dei pezzi di un puzzle, la fine trova se stessa nell’inizio e viceversa. Allo stesso modo le sue opere rappresentano la sottile ed armonica compenetrazione e l’interazione di uno spirito dionisiaco, composto dallo slancio vitale, l’Es, la parte più entusiasmante, istintiva e caotica, con un formale spirito apollineo che dona una grande bellezza, simmetria e plasticità alla sua pittura. Del resto, anche gli aspetti tonali più propriamente pittorici assumono un apodittico ritmo di alternanza e combinazioni avvalendosi di contrarietà di vibrazioni e intensità cromatiche. Visalli, con grande innovazione e sperimentalismo del disegno, dona assoluta padronanza alla costruzione lineare e grafica delle forme, tramite il bianco della tela che lascia volutamente estremamente intatta. E proprio così infatti, nelle parte del dipinto dove non accade nulla, che si ha l’edificazione della struttura principale di ogni opera. Le sagome risultano incise da una linea chiara e sottile che ne costruisce gli aspetti delimitandone ed evidenziandone le compenetrazioni cromatiche, realizzate dall’utilizzo di campiture nitide e brillanti. I suoi lavori, esclusivamente realizzati ad olio su tela, dichiarano codici visivi tonali che suscitano

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emozione e partecipazione. Spesso l’artista integra rilevanti aspetti materici derivati da lavorazioni a pennello che donano maggior rilievo, combinandovi talvolta sabbia e creando in tal modo esuberanti effetti sperimentali. L’immagine acquista numerose zone di profondità attraverso variopinte variazioni e associazioni di luci e ombre che vengono così realizzate esclusivamente con l’alternanza della forza bivalente delle campiture, dove ogni colore è puro: il distacco tra i neri, i blu, i viola, i verdi e il calore del giallo, del rosa e del rosso. Anche questo mostra a pieno il temperamento paradigmatico dell’artista stesso, immerso nella contraddittorietà di una vita vissuta in situazioni contrastanti, Eros e Thanatos, corrispondenze e discrepanze, nichilismo e potenza. Colazione da Tiffany ci racconta dell’inconciliabilità delle differenze, che talvolta possono incontrarsi ma non coincidere, come essere e avere. Nella frammentarietà si esprime l’unicità del suo pensiero. Visalli ritrova nella ricerca degli opposti ciò che più cerca: “volevo morire e non potevo trovare nell’arte morte migliore”. La pittura diviene per lui una rinascita, una catarsi, il luogo dove scaricare le spinte pulsionali trasportando verso l’assoluto la sua grande istintività. Diviene così un nuovo demiurgo orientato nel cammino artistico dalla speranza, dalla positività, dalla ricerca della luce e da un “dissonante” equilibrio, che ci presenta l’evolversi di sistema dinamico, laddove operano variazioni infinite di “possibilità” visive, intellettive e sensoriali per esprimere il carattere evolutivo della sua poetica artistica, all’interno di una “caosmosi”. In Caos Cosmico tale innovazione è estremamente evidente. Come all’interno dei “capricci pittorici” veneziani di Canaletto e Guardi, sembra qui di entrare all’interno di una composizione musicale, dove ogni cosa ”accade” e ci sorprende, concatenandosi in rapporti semantici e convergenze. E’ un’innovativa concezione della spazialità e della temporalità: differenti parti di tempo si incrociano sulla tela, convogliando da divergenti ricordi e immaginazioni che affiorano all’interno di varie zone spaziali e prospettiche. Paesaggi, vedute e più scenari vivono così all’interno di una nuova concezione spazio-temporale, dove ritroviamo costruzioni innalzate su differenti pendii, disparità dei livelli di terreni insieme alla profondità di abissi. All’interno di queste grandi integrazioni scenografiche, ogni entità descritta mantiene una propria

solenne maestosità. Basamenti, arcobaleni, abitazioni, vegetazione, cavalli, figure umane, ogni essere mantiene la sua importanza e il suo dato incisivo di “funzione” all’interno della globalità della rappresentazione. L’umanità è abilmente interpretata attraverso la linearità del disegno e da una sottile analisi introspettiva che ne ritrae i caratteri fisici, psicologici e anche allegorici. Visalli ritrae le sembianze dell’uomo descrivendole con l’utilizzo del colore nero, rappresentandone la corporeità, il carattere espressamente terreno. Vi è anche in questo, un richiamo lontano all’antichità greca e romana. Si veda ad esempio la grande entrata trionfale in Visioni 3, ex viale, dove figure imponenti ci invitano ad entrare all’interno di un arcano percorso. Talvolta l’artista lascia intravedere la perdita del carattere terreno simboleggiando la figura umana con l’utilizzo del bianco (esemplare è per la sua poetica in La valigia è l’abbraccio spirituale, quasi soprannaturale tra i due amanti in basso a sinistra). Nell’opera Osteria il chiarore del corpo lascia intravedere la progressiva perdita del rapporto col terreno per entrare in altre di dimensioni. Infinita storia d’amore rappresenta la sua grande fede, è un’opera dedicata alla salvezza, alla luce divina che posa i suoi raggi dorati sulla chioma della figura femminile in alto a sinistra. Visalli assapora nell’arte la libertà che solo la pittura scelta da lui come mezzo espressivo, può offrire. Ogni dipinto diventa un lungo viaggio nell’interiorità e una nuova scoperta. La valigia racchiude il trascorso della sua esistenza, è un’opera che porta sempre con sé. Qui vi è racchiusa la dispersione, che diventa la totalità della sua vita. Occorre avere dentro se stessi l’energia della dissonanza per creare la forma e l’equilibrio, come la luce ha origine solamente tramite la dissolvenza dell’oscurità. Grazie a un elevato desiderio di “volontà di potenza”, Visalli si avvale così di un’energia creativa per creare opere che continuamente ci sorprendono e che mantengono il loro concetto di unicità dell’opera d’arte: la perduta aura di Walter Benjamin.

Roma, Aprile 2011

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22 caos cosmico olio su tela 190x290 - 2010

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23 la valigia olio su tela 172x288 - 2010

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24 le nozze 2 olio su tela 119x132 - 2011

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25 attesa olio su lino 160x256 - 2011

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26 l’aperitivo olio su lino 200x150 - 2011

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Ernesto d’Orsi Scoprire un artista è la cosa più piacevole che possa capitare ad un critico d’arte. E Francesco Visalli, senza alcun dubbio, è un vero artista che, forse un po’ in ritardo, sta venendo allo scoperto. E’ un’epifania, un evento straordinario che accade in un mondo sempre più prolisso, sempre più affollato di figure di secondo e terzo piano che si spacciano per ciò che non sono e non saranno mai. Penso davvero che la creatività sia un dono di Dio, un autentico miracolo che accade raramente e illumina intensamente i nostri animi facendoci percepire, in un momento solo, la incredibile complessità della realtà e del nostro vivere. So che Francesco Visalli è un uomo di profondissima fede; una fede conquistata attraverso e per merito di una esistenza toccata pesantemente dal dolore, dalla rinuncia e da esperienze variegate talvolta in aspro conflitto tra loro: la fatica quotidiana, l’amore, il successo professionale, la fuga, il ritorno, il caos dei sentimenti e alla fine una illuminazione che muta totalmente la vita forgiando una barriera che divide il “prima” dal “dopo”. Mi viene allora in mente la meravigliosa storia di un altro uomo che, improvvisamente, cambiò il suo percorso: mi riferisco a San Paolo, alla sua conversione sulla via di Damasco. Cose straordinarie, fatti ancora più incredibili per noi cosiddetti uomini moderni così impregnati di materialismo, di utilitarismo a basso costo in cui le categorie morali, sentimentali, esistenziali pare non abbiano più ragione d’essere. E la purezza dell’animo ne è la prima vittima. Ecco perchè oggi e, soprattutto per questa ragione, l’arte è in piena crisi. Avvicinarsi ad essa, vivere di essa significa avere un’anima pura, significa avere, come un santo, una disponibilità totale alla ‘ricezione’; e quando dico santo non mi riferisco a quelli venerati sugli altari delle chiese, ma a tutti quegli esseri sconosciuti che circolano per il mondo tenendo il loro cuore in una mano. Fare arte è un atto di estrema devozione, è la sintesi intellettuale e spirituale di una ricerca esistenziale che agli animi puri che la operano appare, in prima istanza, senza capo né coda. Infatti, Francesco Visalli afferma che nella sua opera non c’è ricerca, sperimentazione e mediazioni culturali di ogni ordine e grado: si sorprende lui stesso di ciò che fa, di ciò che gli appare davanti agli occhi. Rimane sbalordito come di fronte ad una terra ignota priva di confini. Quanta sana umiltà e verità! Ma se ci soffermassimo ancora un attimo su questo concetto e poi guardassimo un po’ più in là vedremmo che di verità ce ne è un’altra ancora... ed è questa: un artista, anche inconsapevolmente, ha una visione del mondo complessiva dove il passato, il presente e il futuro stanno tra loro in un rapporto stabilmente dialettico. La sua percezione è continua, onnivora e gli influssi culturali che hanno attraversato da parte a parte dotandolo, suo malgrado, di una consapevolezza di cui egli stesso non si rende perfettamente conto: è quella che si chiama sapienza innata.

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Ed è per questa ragione che individuo nei quadri di Visalli tante eco di maestri lontani e forme e soluzioni cromatiche che hanno fatto la storia della pittura. Per esempio, nel “PAN D’ORO” (olio su tela 33x265) c’è un po’ di Keith Haring e di Fernand Léger della Grande Parata addolcita nel nostro caso da un vaso con fiori e un improbabile ferro di cavallo. E nella “DOPPIEZZA” (olio su tela 49x60) e in “PASSAGGIO 1 – IL BORGO” (olio su tela 397x340) come non scoprire qualche influsso picassiano rielaborato e arricchito da colori tanto cari ai Fauve. E certamente non mi fermo qui: quelle sottili linee bianche che attraversano i quadri separando nettamente i colori mi suscitano immagini lontane, composizioni che sprofondano nei secoli passati; mi riferisco alle immense vetrate delle cattedrali gotiche dove il rosso, il verde, il blu, il giallo catturano la luce del sole trasformandola in morbidi riflessi messaggeri di una dimensione superiore. E “l’oltre” è un tema molto caro a Visalli: l’onirico, il surreale, il metafisico attraversano puntualmente ogni sua composizione e talvolta, come in “CAOS COSMICO” (olio su tela 290x190) raggiungono una manifestazione lampante che consola e atterrisce; la visione del caos è di per sé impossibile perchè viviamo immersi nell’apollineo, ma Visalli ce la suggerisce in modo magistrale: lo Zenit e il Nadir dell’immaginazione si distendono sulla tela e contribuiscono a innestare una sorta di abbrivio catartico, di transfert che ci trasla magicamente su mondi paralleli dove l’impossibile diventa possibile. Non c’è, allora, alcun dubbio sullo spessore intellettuale dell’artista, sulla sua capacità di riflettere quelle che sono state le tensioni culturali protagoniste del Novecento come, per esempio, il relativismo o il concetto di complessità più volte rielaborato da Edgar Morin. Dietro i suoi dipinti c’è, quindi, questa filigrana, questo valore aggiunto che si manifesta in modo naturale, spontaneo, completamente privo di ogni elemento fastidiosamente sovrastrutturale. Sta qui, in questa tessitura armonica, per niente ridondante, il valore intrinseco dell’opera di Visalli che, nell’attuale panorama artistico italiano si colloca in una posizione di grande rilievo.

Roma, Febbraio 2011

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paolo levi testi critici di alcune opere


01 - Osteria Osteria è un quadro intensamente espressivo. Qui Visalli, in contrapposizione con la ricchezza segnica di altre sue composizioni, presenta una scena quasi scarna, costituita da pochi elementi essenziali che si dispongono sulla tela costruiti secondo un preciso disegno geometrico, volumi imponenti, maestosi, che definiscono con chiarezza il predominio degli oggetti sullo spazio circostante. Un uomo seduto al tavolo con una bottiglia e un bicchiere pieno dominano l’opera, che si tinge di un’atmosfera tipicamente jazz, fatta di locali intimi e pieni di fumo, dove un avventore solitario può appartarsi con la propria tristezza interiore, cercando di lenirla con l’alcol, antico rimedio adottato per molti mali dell’anima, compagno silenzioso e comprensivo , capace di donare una potente quanto fasulla sensazione di distacco momentaneo dalle proprie angosce. Il pittore crea un efficace contrasto tra la figura e gli oggetti in primo piano, disegnati con chiarezza e contorni assolutamente nitidi, frutto di una mano sicura ed esperta, e lo sfondo indeterminato, nei toni del blu, dove l’artista lascia che si vedano con chiarezza le pennellate. È come se l’avventore del locale si fosse distaccato completamente dall’ambiente circostante, mantenendo un contatto solo con l’inebriante liquido, condizione rafforzata da un ristrettissimo campo visivo. Tutto intorno è indeterminato e fluttuante, silenzioso e muto, lasciando l’uomo solo con il proprio dolore. L’espressione del viso è anch’essa indeterminata, neutra, sintomo di un distacco che diventa la difesa di chi è incapace di affrontare un sentimento negativo se non rinnegandolo, soffocandolo, perdendo la speranza in un domani che probabilmente sarà altrettanto vuoto e privo di significato quanto l’oggi cristallizzato sulla tela.

04 – Musicista letterato Musicista letterato è un’opera che Visalli dedica all’Arte intesa in senso lato, una sorta di tributo a chi, come lui, utilizza una forma espressiva per effondere la propria sensibilità. Il protagonista è ritratto in primo piano, caratterizzato da una capigliatura spettinata, propria di una figura di musicista, che appartiene all’immaginario collettivo, una sorta di rivisitazione del poeta maledetto, assorto nel suo mondo costruito da spartiti e melodie. Sotto il braccio alcuni testi, perchè la musica è prima di tutto cultura, apprendimento, ricerca. Un talento che ha bisogno di essere incanalato in una disciplina la cui perfezione tecnica si avvicina al mondo della scienza, senta tuttavia perdere mai la propria poesia. Così la mano del pittore dà vita al mondo interiore del musicista, delineando sullo sfondo alcune chitarre dietro le quali si agitano una miriade di note sparse lungo un pentagramma, che fluisce morbido nello spazio, senza restrizioni, liberandosi nell’aria con leggerezza. I cromatismi vivaci si giustappongono disposti in campiture delimitate da linee sinuose, a descrivere il mondo della musica come qualcosa di bello e appagante, capace di riempire l’anima di gioia. Il musicista è così avvolto in un turbinio di elementi che rispecchiano la propria sensibilità interiore, ma da questi non è sopraffatto, mantiene invece sereno il controllo dell’esuberanza della musica di cui sembra trattenere l’intimo segreto, proprio come un direttore d’orchestra che anzichè dirigere un insieme di strumenti esterni da se, attinge alla propria anima, luogo in cui si trovano già i presupposti per dare forma alla propria arte. Con infinita abilità dunque, Visalli riesce ancora una volta a esprimere con efficacia la dicotomia esterno/interno, risolvendola in una raffinata sintesi d’intenti.

02 - Le nozze In Le nozze, Francesco Visalli ritrae il momento della celebrazione dell’amore, l’unione tra due anime che di fronte ad amici e familiari si scambiano promesse eterne. Le figure continuano ad essere rappresentate secondo il modulo specifico dell’artista, che le costruisce con i toni del bianco e del nero, facendo eccezione per gli sposi, i cui occhi dorati rappresentano forse la gioia e l’emozione del momento. Una folla discreta e composta segue la funzione che rimane sobria, solo una piccola decorazione floreale appare sullo sfondo. Nonostante nell’immaginario collettivo si crei immediatamente l’idea di una chiesa nella mente, il luogo in realtà non è connotato da nessuna fede in particolare, non si vede infatti chi stia officiando la cerimonia e non sono presenti simboli di nessun culto all’interno dell’ambiente. Fuori dalle finestre il mondo si tinge di un azzurro-blu che sembra trasmettere serenità e ottimismo. La grande porta sullo sfondo è dorata, probabilmente a raccontare un desiderio di gioia e prosperità. Il rosso della passione si insinua in varie parti del quadro, dal bouquet della sposa a richiami sul pavimento, ma soprattutto in alto a sinistra dove la parete dell’edificio si squarcia a simboleggiare la passione che irrompe e salda l’unione tra i protagonisti ( nelle parole dell’autore). Il pittore racconta così uno dei momenti fondamentali della vita dell’uomo, con grazia e discrezione, dando ordine, compostezza ed equilibrio nella definizione delle linee e dei volumi, disseminando tuttavia l’opera di particolari che descrivono quello che è il lato irrazionale e sanguigno dell’amore, la fragilità e tuttavia la realtà delle speranze che caratterizzano, pur con tutta la loro ottimistica incertezza, due vite che decidono di condividere il proprio percorso.

05 – Poeta errante Un profondo lirismo si stempera sulla superficie del dipinto Poeta Errante, referente etimologico ricorrente in ambito letterario. Il poeta disegnato da Visalli è sospeso in un ambiente indefinito, in cui affiorano brandelli di realtà mentre altri sono appena evocati. Alla sua sinistra un albero si tinge di arancione e lascia che i propri rami adunchi siano scossi dal vento, che attraversando la composizione solleva la sciarpa del poeta stesso, avvolto anche lui in questa tempesta misteriosa, che sembra svelare un turbinio interiore. Un cielo notturno sovrasta la composizione, illuminato da una miriade di stelle che accompagnano l’artista nel suo viaggio. L’inquadratura scelta da Visalli non può in questo caso non riportare alla mente alcuni versi della poesia Ma bohème di Arthur Rimbaud [...] Mon auberge était à la Grande-Ourse. Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou [...]. Il poeta è solo, in viaggio nella notte, stretto in se stesso come per difendersi dalle intemperie, alla ricerca di un’ispirazione che forse sta già germogliando nel suo animo, assorto in un’espressione enigmatica. La sua figura è definita da tonalità scure, in contrasto con lo sfondo che si accende di rosso e arancio ma anche della rassicurante presenza di un intenso azzurro. In quest’opera Visalli, che già fa abitualmente un uso molto pacato del chiaroscuro, stende le campiture piatte, senza alcuna variazione tonale, per aumentare ulteriormente l’impatto visivo e dunque l’espressività del dipinto. Questa atmosfera priva di coordinate spazio-temporali, potrebbe essere un qualsiasi luogo o non luogo, contesto reale o dimensione dell’onirico, condizione mentale che riesce a percepire i più profondi rintocchi dell’animo.

03 – Rimpianto e speranza In Rimpianto e speranza, Visalli apre nuovamente una finestra su una riflessione interiore, condividendo con l’osservatore un momento di meditazione sulle vicissitudini che la vita ci impone di affrontare. La figura seduta in primo piano assume una posa rigida e innaturale, come ritorta in un dolore così profondo da impadronirsi di ogni fibra muscolare. Sul volto una lacrima, a simboleggiare la sofferenza del rimpianto, le conseguenze di una scelta che non conosce più possibilità di ritrattare e sembra trascinare una ferita insanabile. Alle sue spalle, tre figure si allontano. Non è dato conoscere il loro volto o il loro ruolo e tuttavia il pittore decide di tingerle di un colore dorato, simboleggiando dunque presenze preziose, che lasciano il protagonista solo di fronte al proprio destino, abbandonandolo in silenzio. Affiora in questa tela un messaggio di speranza, come indicato dal titolo. Ancora una volta Visalli dissemina l’opera di indizi sottili, che l’osservatore può cogliere solo leggendo attentamente l’ordito della composizione e lasciandosi coinvolgere empaticamente dall’espressività del quadro. La speranza risiede infatti nello spazio aperto, come indica la presenza di un albero, metonimia di una definizione dell’esistere, allegoria di una condizione del vivere dove tra le fronde si possono scorgere nuovi stimoli e nuove fonti di felicità. Così come il muro sullo sfondo, lungo il quale si apre un susseguirsi di varchi che divengono sinonimo di nuove vie da percorrere. Senza abbandonarsi a un’autocommiserazione sterile, Visalli orchestra dunque la trama pittorica in modo da dare il giusto rilievo a quella che è una grande sofferenza, ma sempre con la consapevolezza che l’uomo ha in se ineguagliabili risorse per proseguire con tenacia sul proprio cammino.

06 - Colazione da Tiffany In Colazione da Tiffany, Visalli rivisita in pittura un grande classico cinematografico. L’eleganza delle atmosfere del film è rintracciabile nelle scelte cromatiche, con il predominare del viola e dell’oro che avvolgono la composizione di una estrema raffinatezza. Tuttavia, basta uno sguardo più attento per scorgere come il titolo sia un pretesto per suscitare idee di sogno e ricchezza, mentre la realtà descritta dal quadro sia ben diversa. Dietro le vetrate, appaiono le sagome di passanti che scrutano dal di fuori un mondo a cui vorrebbero appartenere, senza rendersi conto di quanto questo sia un universo vuoto e triste. La protagonista siede a un tavolo, fumando accanto ad una sedia vuota, sinonimo della propria solitudine interiore. L’indimenticabile tubino nero con cui l’artista veste la propria Holly diventa il baluardo di uno stile di vita che, pur con tutta la sua classe, non riesce a regalare sensazioni di autentica gioia all’animo. Il culto del materiale, dell’estetismo fine a se stesso, è qui criticato con veemenza, mettendo a nudo il vuoto incolmabile ad esso sotteso. Sulla destra, due figure femminili, rappresentano, secondo l’intenzione del pittore, le due primarie pulsioni interiori: “essere” e “avere”, che guardano complici la protagonista, identità nuova che sembra non essere riuscita a coniugarle in maniera costruttiva all’interno di sè. Così, se nel film Audrey Hepburn recitava, riferendosi alla favolosa gioielleria Tiffany: “Non ci può capitare nulla di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d’argento e di portafogli di coccodrillo”, Visalli sembra smentire questa affermazione, mostrando al contrario quello che è uno “splendido” isolamento dalla felicità e dalla condivisione, un isolamento che di splendido ha solo l’aspetto formale.

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07 - Paesaggio 1 - Il borgo Per Il borgo, Visalli segue un impianto compositivo che si sviluppa in orizzontale, andando a enfatizzare l’estensione del paesaggio e del piccolo centro abitato descritto dall’artista. I colori rafforzano ancora l’interessante analogia tra reale e irreale: le case rossastre con i tetti blu si dispongono sulle rive di un fiume che si distende tranquillo a incontrare un cielo dalle tonalità verdi, sovrastato dal fruscio leggero di un rincorrersi di piume. Il paesaggio di Visalli è ricco e vario, vi si trovano mulini a vento, alberi violetti con rami sottili, strutture che sembrano assemblaggi rocciosi nell’acqua. La vivacità dei toni racconta un luogo allegro e sereno, dove la vita scorre tranquilla un giorno dopo l’altro. Visalli si concede alcune licenze d’immaginazione nella costruzione delle case che presentano architetture complesse, più vicine all’operato di un estroso designer che non simili alle tipiche casette che ci si aspetterebbe di incontrare in un antico borgo. Ancora una volta l’artista sorprende l’osservatore affermando tutto e il contrario di tutto, mescolando realtà e fantasia con tanta abilità che si arriva a dubitare di ciò che sia veramente pertinente al reale. Ai margini della composizione si trovano poi ulteriori elementi che producono un effetto di straniamento. Delimitano infatti i confini del paesino una serie di figure umane dall’aspetto curioso, vestite d’oro e con bizzarri cappelli che ricordano un po’ alcuni soggetti alla Magritte senza tuttavia sconfinare in un surrealismo così dichiarato. Chi sono questi personaggi? Come si collocano in relazione al resto della composizione? Sarebbe difficile immaginare che possano essere gli abitanti del piccolo borgo, forse sono artisti o esteti che insieme all’osservatore godono della vista del paesaggio creato dal pittore.

10 - Essa Nella definizione iconografica di Essa, Francesco Visalli prosegue la sua indagine pittorica dedicata ai ritratti femminili dai caratteri enigmatici, che in questa tela emergono con maggiore decisione rispetto ad altre opere. La connotazione femminile del soggetto ritratto nel dipinto infatti, viene suggerita soltanto dal titolo mentre il quadro lascia sospesa ogni definizione di genere. È un soggetto misterioso, che appare a tratti sdoppiato; è questo il caso delle chiome, corte e scure in primo piano ma lunghe e rossastre posteriormente, dettaglio che l’osservatore scruta stupito e non sa decifrare. Così come la postura delle spalle, che poste su assi differenti potrebbero suggerire un movimento ma si scontrano con la statica definizione delle forme. Il mezzo busto è definito da volumi imponenti, in contrasto con il collo lungo ed esile. Se la figura rispetta sostanzialmente le scelte cromatiche decise di Visalli, lo sfondo si risolve in tonalità pastello che sono inusuali al lavoro dell’artista. Le ricorrenti volute, accogliendo colori pallidi, emanano una luce eterea e soffusa, un richiamo alla spiritualità, alla pace dell’anima che nel raccoglimento trova la sua forza interiore e la irradia all’esterno. Questa sensazione di quieto benessere si riflette nel volto della protagonista, che si apre in un sorriso discreto. L’incarnato olivastro genera una ulteriore contraddizione. Se è vero che la figura ritratta è un soggetto dalle caratteristiche decisamente spirituali, l’immaginario collettivo si aspetta una carnagione pallida anzichè mediterranea. Ancora una volta, Visalli lascia che l’osservatore si impegni a svelare i segreti nascosti che abitano la tela, prima di arrendersi definitivamente e lasciarsi trasportare con naturalezza da sensazioni istintive e primordiali che il pittore sa sintetizzare con efficacia.

08 - Rimembranze Nell’opera Rimembranze, Francesco Visalli lambisce toccanti proiezioni poetiche. Una figura in primo piano, protagonista della visione, si trova circondata da un’architettura curva, che ricorda nella propria disposizione i grandi siti neolitici, accrescendo in questo modo il mistero della composizione, nella sua funzione di collegamento tra mondo terreno e condizione spirituale. La definizione della struttura non presenta caratteristiche di compattezza monolitica, in essa si aprono crepe ma soprattutto porte dalle forme eterogenee, come finestre sull’inconscio collettivo, che diventano ognuna il tramite per accedere a un ricordo diverso, a una sensazione peculiare. La limitazione circolare dello spazio è qui fondamentale per esprimere come nella vita tutto sia collegato, anima ed esperienza, in un’unica dimensione universale dove il singolo si inserisce arricchendo la storia con la propria soggettività ma nutrendosi anche delle esperienze delle generazioni precedenti che influenzano il percorso dei posteri. Il personaggio che Visalli pone all’interno di questa ambientazione visionaria si trova così a ricevere segnali dall’universo ma anche a ricordare la propria esistenza, in uno scambio continuo tra passato e presente, dove i colori, i sentimenti, gli ambienti e i profumi diventano tracce fondamentali per reperire la propria identità. Un cielo blu scuro sovrasta questo luogo magico. Ad attraversarlo non sono corpi celesti quanto fiori simili a girasoli, collegati uno all’altro da linee sottili, richiamando con chiarezza i dendriti che collegano i neuroni nel nostro sistema nervoso. Un’ulteriore metafora di collegamento prende dunque forma nell’intuito di Visalli, regalando una visione fantastica e onirica in cui è piacevole perdersi e lasciar viaggiare liberamente la propria memoria.

12 - Lei In Lei Francesco Visalli realizza un tributo all’universo femminile. La figura ritratta presenta infatti quelle caratteristiche di bellezza e vanità proprie dell’essere donna. Le chiome fluenti si tingono di un rosso passionale, decorate da quelle che sembrano essere gemme disseminate lungo le ciocche, richiamando l’acconciatura di un’eroina medievale ritratta secondo un gusto contemporaneo. Il volto della protagonista, pur se solo stilizzato nei lineamenti, è colto in una posa che appare allo stesso tempo stupita e attonita, quasi un atteggiamento di altezzoso distacco, una superiorità aristocratica, che allo stesso tempo diviene imbarazzatamente affascinante nella sua civetteria. La figura è esile ed eterea, definita dalle linee spigolose e di ispirazione geometrica, referenti ricorrenti al linguaggio pittorico di Visalli. Le tonalità decise che definiscono i capelli e il busto della protagonista, si stagliano con decisione contro uno sfondo indeterminato, descritto da tonalità proprie del terreno, calde e rassicuranti che fluiscono morbide seguendo uno scorrere verticale, lasciando alla donna il ruolo di assoluta protagonista dell’opera, un ruolo che lei stessa sembra rivendicare con decisione. Qui Visalli, con la sua poetica fitta di segni indecifrabili, descrive una figura femminile elegante nel suo altezzoso presentarsi, una donna di classe, che nella sua fierezza è capace di sedurre e di fronte alla quale l’osservatore non può fare a meno di pensare con rammarico a quanto raro sia incontrare oggi un tipo di donna quale quella descritta dalla mano del pittore. Ci si ferma estasiati ad osservarla, quasi in attesa che le sue labbra pronuncino parole di vocazione melodica, note di coinvolgente suggestione, sospese in una dimensione “altra” che solo pochi eletti possono percepire.

09 - Doppiezza Doppiezza è un’opera di forte intensità emotiva. Nella definizione dell’impianto compositivo abita la dicotomia presente in ogni spirito umano, sospeso tra la cura dell’altro, come imposto dalle regole di ogni società civile e il desiderio di soddisfazione del sè, in contrapposizione alle aspettative e desideri altrui. Domina infatti il quadro un volto diviso a metà; una parte è serena e composta, il busto è tratteggiato nel succedersi di delicate linee circolari, che fluiscono senza interruzioni mentre lo sfondo si gioca su una leggera compenetrazione tra il giallo e l’ocra, che si dispongono in campiture compostamente declinate. Nell’altra parte invece il volto si fa scuro e contratto in quella che sembra essere una smorfia di rabbia e dolore, una fisionomia incattivita dalla frustrazione. Il corpo si frantuma in incastri di profili geometrici irregolari segnati da spigoli e cesure quali esplicita dichiarazione di un disagio interiore. Anche lo sfondo si sgretola drammaticamente in linee appuntite, frammenti di un’anima dilaniata. Le scelte cromatiche dell’artista rispondono efficacemente al messaggio ispiratore dell’opera. Le tonalità si alternano morbide nella parte serena del quadro mentre le stesse si incupiscono e inaridiscono nella parte devastata dalla tensione, con un forte e struggente predominio del nero. Senza ricorrere a una delicatezza tanto ipocrita quanto inutile, Visalli pone chiaramente l’osservatore di fronte a quella che è la sorgente di tanta infelicità: l’irrazionale desiderio di compiacere il prossimo, dimenticando le proprie necessità. In Doppiezza, le maschere che ognuno indossa nel proprio teatro quotidiano si lacerano rumorosamente, lasciando all’osservatore il compito di affrontare con coraggio ed onestà la propria, troppo spesso ignorata, voce interiore.

13 - Colei Colei è un’opera soffusa di intrigante lirismo, in cui si affermano le sembianze di una donna sconosciuta, di cui è solamente possibile immaginare i profili. Poco importa se questa figura sia reale o piuttosto una proiezione spirituale. Ciò che è sorprendente è la capacità dell’artista di convogliare una miriade di emozioni sulla tela ricorrendo al valore espressivo di poche linee essenziali. Dai tratti solamente stilizzati del volto emergono contemporaneamente palpito e leggerezza, convogliate in una inafferrabile malinconia che richiama in qualche modo le figure femminili di Modigliani. Questa malinconia però non resta cristallizzata in un’algida imperturbabilità, si trasforma al contrario in una dolcezza che si diffonde nell’atmosfera del quadro. Sul lato destro del viso, l’incarnato si scompone in un misterioso mosaico segnico, forse una cicatrice lontana, un difetto fisico che può anche rappresentare un disagio dell’anima. Le chiome circondano morbide il viso della protagonista, tingendosi di un viola tendente al porpora, che non solo si poggia con delicatezza sulle spalle ma avvolge anche il collo della donna, come in un abbraccio. Lo sfondo resta indeterminato, declinato in serene tonalità di verde e suddiviso in moduli di derivazione geometrica, familiari alla poetica di Visalli. Il dipinto è avvolto dal silenzio, ricco di contrappunti enigmatici in cui è piacevole perdersi per decifrarne l’arcana origine di significato. Donna: amica, amante, musa... non è importante sapere a chi appartenga questo volto quanto coglierne l’emozionante essenza, lasciandosi a propria volta avvolgere dal tratteggiamento fisionomico, che la mano del pittore ha disegnato con abilità, in un affascinante equilibrio del segno, che si muove con disinvoltura tra declinazione spigolose e riflessioni sinuose.

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14 - Visioni 1 - Isola del tesoro Nell’Isola del tesoro, Visalli continua a cimentarsi con prospettive e volumi, spingendo l’osservatore a indagare ogni parte del quadro per metterne in relazione le varie sezioni, giocando tra allusioni svianti, indizi misteriosi e simboli che sembrano essere allo stesso tempo chiave e inganno interpretativo. Le campiture ampie e piatte conferiscono una sorta di staticità al dipinto, che sembra voler cristallizzare nella magia di un istante una costruzione ispirata ad una fitta serie di reminescenze e pulsioni interiori. La figura umana è qui sdoppiata, piccole sagome senza volto sembrano guardare alla scena principale dallo sfondo, separate da quel mitico El Dorado che tanto hanno desiderato. A dominare la composizione sono invece volti giganti, dai lineamenti appena abbozzati, che richiamano nell’immaginario i grandi Moai dell’isola di Pasqua, anime che forse hanno trovato la propria dolce metà, il tesoro più grande. In primo piano, flutti dorati si mescolano ad acque rossastre e si distendono fino all’orizzonte, dove sta tramontando nella sua imponenza un sole infuocato. La separazione dell’uomo dal tesoro sembra una condizione irreversibile, intensificata dalla drammaticità di poterlo solamente osservare da lontano. Visalli mostra l’incredibile distacco che separa chi ha ottenuto soddisfazione nella propria ricerca e chi invece vive in una condizione di frustrazione e immobilità, in una condizione di incomunicabilità e solitudine che si traduce in un inevitabile appiattimento della personalità. Dalla superficie del quadro sembra levarsi un mesto canto, un sentimento di decadenza lenta e inesorabile, mascherata da colori vibranti ma infinitamente tragica nel suo svolgimento, avvolta in questa irreale dimensione che riesce a ricreare la suggestione di un tramonto marziano.

17 - Pan d’oro L’impianto compositivo di Pan d’oro segue uno sviluppo verticale, che si rafforza nella scelta delle dimensioni del supporto. Tutti gli elementi del quadro si propongono quali simbolici riferimenti di un percorso di ascesa. La costruzione del dipinto cresce lungo una densa quanto calibrata progressione cromatica. I colori si giustappongono seguendo una declinazione delle tonalità scandite nelle loro gradazioni d’intensità. La superficie terrestre si divide tra la rigogliosa fioritura di un’eterogenea vegetazione e una vasta campitura brulla e desolata, su cui si posa, con ironia, il tradizionale prodotto della pasticceria italiana dedicato al Natale, facendosi paradigma della scalata verso il cielo. Tante sagome, le une sopra le altre, si dispongono in coreografie che richiamano nell’immaginario la torre di Babele che qui si fa simbolo di positività e buon auspicio per il nuovo anno. Acrobati stilizzati reggono una serie di oggetti che raccontano della vita e dei vizi quotidiani, ma anche di sogni e desideri, tutti accompagnati nell’anno che giunge. La curiosa costruzione rappresenta un momento di gioia e condivisione, di capacità da parte di questa convulsa umanità di riconoscere le proprie necessità ma anche di saper leggere le proprie virtù e debolezze con onestà, senza cadere in retorici quanto banali atteggiamenti di autocommiserazione. Visalli sovverte le regole, a partire da quelle che regolano i principi dell’equilibrio fino a quelle che guidano l’istintivo approccio al meccanismo dell’interpretazione, con riferimenti percettivi che stimolano la capacità di colloquiare con le infinite potenzialità della mente, proponendo continui rimandi al recupero di archetipi presenti nella memoria collettiva, presupposto indispensabile per suggerire future proiezioni di pensiero.

15 - Visioni 2 – Notturno di girasoli In Notturno di girasoli, Francesco Visalli offre all’osservatore una visione di profondo lirismo. Una notte buia, caratterizzata da un cielo nero punteggiato di stelle e forse, da tante lune, abbraccia un mondo sospeso, dove la terra assume le tonalità del viola e presenze misteriose si muovono su superfici sconosciute. La figura umana è evocata tramite la presenza di due personaggi in primo piano, vicini come se si stessero abbracciando, pallidi ed evanescenti nei cromatismi, pronti a svanire da un momento all’altro, ricordo appuntato negli anfratti più reconditi della memoria. Sullo sfondo, tornano figure scure, proprie della poetica di Visalli, con la testa enorme e senza corpo, il cui profilo riporta alla mente i grandi Moai dell’isola di Pasqua, emblematico tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. E si ha in effetti la sensazione che questa tela sia una sorta di porta tra dimensioni separate, che la creatività di Visalli è riuscita a delineare. Lo sconfinato campo di girasoli, dalle tonalità calde e brillanti, rimanda al mondo conosciuto, a un paesaggio familiare, e allo stesso tempo a un soggetto noto alla storia dell’Arte e del mito. Tuttavia, i fiori, hanno i petali completamente aperti, in contrasto con quello che sarebbe il loro naturale eliotropismo, che li porta a richiudere la corolla durante la notte. Ancora una volta dunque, Visalli costruisce un coinvolgente contrasto tra intelligibile e ignoto, capace di stimolare l’immaginazione di chi osserva nel percorrere mondi nuovi, lontani dalla vista ma vicini allo spirito, disseminati di simboli decifrabili solo al palpito di una sensibilità soggettiva, che confrontandosi con la visione offerta dal pittore deve superare i propri limiti ed elaborare linguaggi capaci di narrare qualcosa di ineffabile come uno stato d’animo.

18 - Anima Gemella Nel trittico Anima Gemella Visalli riflette su uno dei più alti sentimenti umani: l’amore. Il pittore parte da una base costituita da tonalità ocra per poi inserire altri cromatismi nell’opera che, non solo mettono in evidenza alcuni particolari, ma fungono da ponte di collegamento tra le diverse parti del quadro, creando in questo modo una connessione dialettica non solo per la presenza di tre versioni dello stesso tema ma anche per gli oggettivi rimandi cromatici e segnici che collegano i soggetti. Le tre coppie affiancate portano il segno distintivo dello stile del pittore. I volti sono stilizzati, gli occhi, la bocca e il naso sono sostituiti da piccoli segni di reminescenza geometrica. La peculiarità di questo dipinto è costituita dal fatto che i soggetti non ritraggono coppie costituite da un uomo e una donna, nonostante questa immagine si insinui nella mente dell’osservatore. Le coppie non sono connotate da alcuna distinzione di genere, bensì dalla loro somiglianza puntuale e simmetrica, dai profili che si fondono, che si rispondono lineamento su lineamento come di fronte a uno specchio. È possibile leggere questa simmetria come una duplice metafora. Le fisionomie di questi amanti non sono altro che la rappresentazione di anime che si incontrano e fondono il loro rispettivo essere con armonia e precisa corrispondenza nei tratti distintivi. O ancora, l’unica comunione d’anime totale è possibile solo se ricercata con se stessi, nel raggiungimento di una dimensione di profondo equilibrio e serenità interiore. Ancora una volta la risposta spetta alla sensibilità dell’osservatore, al cui occhio non può sfuggire come il quadro sia strutturato secondo una sorta di misteriosa progressione logica, riflessa nell’impianto segnico che incornicia e ordina con grazia l’espressione di un sentimento.

16 - Visioni 3 - Ex viale L’uso della prospettiva è determinante in Ex viale, che diviene quasi un riferimento di forza centrifuga per attrarre l’occhio dello spettatore all’interno della narrazione. Visalli costruisce una impalcatura complessa e articolata, suddivisa in aree decorate che seguono simmetriche geometrie caratterizzate dalla presenza di cromatismi ispirati al succedersi tonale dell’arcobaleno per la loro varietà e brillantezza. Uno stretto sentiero dorato sembra poi incunearsi tra i rossi edifici di una città immaginaria, sovrastata da un cielo violaceo percorso da linee e celle variopinte, un mondo nuovo in cui avventurarsi alla ricerca di felicità prima sconosciute. A dominare la composizione sono figure femminili che accompagnano il progredire della via. Queste sagome sono donne o vestali? Difficile dare una interpretazione univoca alla sequenza proposta da questo fantasioso e colto artista. I corpi sono esili, sottili, dalle forme appena abbozzate, in contrasto con la dimensione dei volti i cui sguardi hanno espressioni all’apparenza severe e critiche nei confronti di chi osserva, come quelle di sfingi che difendono il proprio territorio da invasori stranieri. La rigidità presente in queste posture ieratiche, contrasta in maniera netta con la frivolezza delle acconciature. Visalli infatti sembra mettere particolare cura nella loro definizione, modellando chiome dorate, ognuna singolare e soggettivo simbolo di vanità. La visione d’insieme aumenta la sensazione di straniamento, alterando l’approccio realistico della percezione: l’osservatore è chiamato ad uno sforzo immaginativo capace di andare oltre alle fuorvianti indicazioni segniche dell’autore. Di fronte a un percorso chiaramente tracciato egli deve scegliere quando sembra non poterlo fare, trovare il coraggio e la giusta direzione per inseguire i propri desideri.

19 - Alba di Madame Chisciotte Nell’ Alba di Madame Chisciotte, il titolo riporta immediatamente alla memoria le avventure che costituiscono l’eroica narrazione del grande classico spagnolo di Cervantes. Qui però l’eroe si trasforma in un’eroina impavida tratteggiata dall’abilità visionaria di Visalli che unisce abilmente mito, sogno e poesia. Sulla tela si afferma la figura femminile avvolta dall’universo che l’artista ha ricreato per lei, per lasciarla libera di agire e di raccontare la propria storia, (una storia questa volta al femminile), protetta dall’alto da stelle che la accompagnano lungo il cammino. Madame Chisciotte si ritrova così a cavallo di un bianco destriero, armata di scudo e lancia, e immersa in una vegetazione rigogliosa, pronta a sfidare i mulini a vento che la attendono poco più avanti, costruzioni che incutono timore con i loro profili distorti che li fanno sembrare quasi creature viventi. Sullo scudo dell’eroina si vedono due volti, rappresentanti i suoi figli, i quali la proteggono, liberando in lei quel coraggio che caratterizza ogni madre. Visalli disegna per questo personaggio un sentiero variopinto, ricorrendo ancora una volta alla simbologia dell’alba, sinonimo di rinascita e felicità futura. Tutto in questo quadro sembra parlare di ottimismo e positività, nonostante i rami adunchi degli alberi alle spalle di Madame Chisciotte, il predominare di tonalità cupe e le tremolanti architetture dei mulini trasmettano una sottile inquietudine. Al centro dell’opera, un omaggio alla poetessa polacca Szymborska, tanto amata da Visalli il quale disegna due gocce rappresentanti Lei e Lui che, come nelle parole di Wislawa Szymborska sono “diversi come due gocce d’acqua”, ma capaci di formare un mare, emblemi della potenza costruttrice dell’amore, divinità che silenziose vegliano sul percorso dell’eroina.

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20 - Infinita storia d’amore Infinita storia d’amore è un’opera che si rivolge all’intensità di questo sentimento inteso nella sua massima espressione: quella spirituale. E’ l’ amore per Dio, proiezione trascendentale del pensiero a cui l’uomo orienta la sua ricerca di fede. Quest’opera è densa di simboli, che riassumono la storia della fede cristiana seguendo un efficace percorso di sintesi derivante da una intima rielaborazione dei singoli valori da parte del pittore. Nel complesso disegno, si trovano le rovine del tempio di Gerusalemme sulla destra, a cui corrisponde a sinistra una chiesa dall’architettura fantasiosa. Sempre a destra, un bosco di ulivi ricorda la passione di Gesù, il cui volto si manifesta nell’intersecarsi dei rami di due alberi, e ancora il tradimento di Giuda. Al centro si apre il baratro infernale, tinto di rosso per la presenza del fuoco della dannazione. La voragine è tuttavia vuota, a raccontare l’infinita misericordia del Creatore. Sullo sfondo, il pittore pone l’alba e l’arcobaleno, riferimenti di rinascita sovrastati dai dodici eletti delle tribù di Israele. Soltanto uno di questi personaggi volge lo sguardo altrove, a indicare coloro che si sono allontanati da Dio ma che possono ancora salvarsi. Speciale rilievo è posto alla figura di Maria, che sulla sinistra della composizione osserva la scena ripresa in una postura aggraziata e dolce, avvolta in un nube dorata. La ricchezza di particolari e i tanti riferimenti analogici riconducibili alla dialettica cristiana sono sostenuti dalle scelte cromatiche che danno vita a un vero e proprio vortice caleidoscopico. In questa girandola di colori si afferma una inaspettata armonia, una sorta di sinfonia interiore capace di legare tra loro le diverse parti di questo fitto ordito, con l’intento di guidare l’osservatore nel percorrere questo sentiero di ricerca spirituale.

23 - La Valigia La Valigia è un tripudio segnico e cromatico, atto a descrivere la complessità dell’esistenza, a raccontare il viaggio interiore che Visalli ha effettuato e continua a effettuare dentro di se, all’infinita ricerca di completezza e serenità. Qui, si incontrano passato, presente e futuro sintetizzati in una serie di simboli che talvolta possono apparire in contraddizione l’uno con l’altro ma che nel fluire pittorico recuperano una propria armonia. Al centro, la valigia simboleggia il passato, i difetti che l’artista si riconosce, dall’incapacità di ascolto a sentimenti negativi quali la rabbia, riflessi nelle posture delle piccole sagome che la popolano. Lo squarcio in essa è una ferita profonda, la perdita del padre, che dall’alto regge la valigia stessa, eterna guida per il pittore. Fuori dalla valigia si trova, sulla sinistra, un piccolo paradiso, con palme e cavalli dai colori fantastici, sinonimo di libertà e gioia, innamorati che stretti in un abbraccio guardano verso un’alba incantevole quanto la nascita di un nuovo amore. È questa la parte progettuale dell’opera, l’area dove il pittore dà vita a nuove sfide da affrontare e ripone speranze per il proprio futuro. A destra, si trova invece la dimensione interna simboleggiata da una nuova città in via di costruzione, ancora in fieri e dunque disabitata. È il nuovo mondo di Visalli, la persona che è diventato oggi in contrapposizione a chi era ieri e che deve ancora trovare la giusta via per essere costruttivo inquilino di se stesso. Con sorprendente sincerità e spontaneità l’artista condivide in questa opera quanto di più intimo possa esistere, ovvero le proprie debolezze e le proprie speranze, generando forte empatia con l’osservatore che non può fare a meno di riconoscersi, almeno parzialmente, in un’analisi tanto profonda e onesta.

21 - La stanza del suicida La stanza del suicida si ispira a una poesia di Wislawa Szymborska. Dalla porta e dalla finestra che l’artista tratteggia seguendo irregolari profili geometrici si intravede un mondo grigio, popolato di ombre e alberi dai rami adunchi e inquietanti come sarebbero, nell’immaginario collettivo, quelli di un bosco stregato. All’interno della stanza, l’artista ricostruisce l’ambiente descritto dalla poetessa polacca con minuzia di particolari, concedendosi qualche licenza creativa rispetto al testo lirico. Gli oggetti che il defunto non toccherà più fanno bella mostra di sè, ordinati e composti, espressione di un innegabile gusto estetico. Giacciono così, abbandonati, libri e dipinti, un antico grammofono posto sopra a un tavolino, un paio di occhiali sul davanzale, a raccontare la vita e le passioni di una persona scomparsa, lasciando soltanto una busta aperta e vuota che Visalli colloca su un tavolo al centro della stanza. La mancanza di un biglietto d’addio è chiaro sintomo di incomunicabilità, di parole non dette che forse è ormai inutile cercare di ricostruire. I personaggi presenti nella stanza trasmettono il proprio dolore nei volti nonostante i lineamenti stilizzati, alcuni mancano della bocca, a rafforzare il concetto di vuoto comunicativo. Sembrano esserci persino troppe persone nella camera e fuori da essa, un clamore ormai ingiustificato per chi ha deciso di abbandonare la propria vita, un’attenzione nata, come spesso accade, troppo tardi rispetto alla devastante sensazione di solitudine che prova chi compie questo atto estremo. L’artista dosa abilmente tonalità calde e fredde mettendo in efficace contrapposizione cromatica il pulsare della vita e il silenzio della morte, dimensioni complementari e inseparabili nell’ordine naturale, a volte forzate dalla volontà umana. 22 - Caos Cosmico In Caos Cosmico, l’infinito buio dell’universo, costellato di stelle e pianeti dalla circonferenza all’apparenza perfetta, sovrasta un mondo diviso in zolle, fluttuanti su quello che sembra davvero essere una sorta di magma primordiale come immaginato dall’inconscio collettivo. Il disegno preparatorio è articolato in un susseguirsi di linee che si spezzano e si allungano, si sviluppano a tratti nervose lungo la composizione, esaltate dai giochi tonali tratteggiati dai pennelli. Il Caos Cosmico di Visalli è un caos atipico, che lascia l’osservatore perplesso, sospeso tra ciò che conosce dal punto di vista dell’archetipo della creazione e l’elaborazione pittorica prodotta dalla fantasia dell’artista. Palme, cavalli, strutture simili a torri o campanili, si inseriscono nel vorticoso movimento di porzioni di terra, quasi giunti da un altrove imprecisato, finestre di civiltà forse, o semplici realtà oniriche che emergono da un caos che non è più quello degli elementi naturali coinvolti nella creazione bensì un libero fluire dell’immaginazione che si muove tra conosciuto e sognato, in una sorta di allucinazione a occhi aperti. Nel caso optassimo per questa seconda ipotesi però, bisogna parlare di un caos che è solo apparente, in quanto emerge con forza l’estremo ordine che organizza la composizione. Questa è una delle doti assolutamente peculiari di Visalli, la sua capacità di far apparire disordinato ciò che in realtà è costruito secondo un progetto di geometrico rigore. La sua è una geometria personale, capace di inventare e sostenere equilibri che sarebbero impensabili nel mondo reale. Zolle e isole fluttuanti, destrieri immortalati di fronte a rosati palmeti su superfici sospese, raccontano un possibile incontro tra mondi, reale perché immaginato e quindi autentico nella potenzialità evocativa del pensiero.

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Corriere della sera – 04 agosto 2011

roma.repubblica.it – 06 agosto 2011

Chiostro del Bramante Francesco Visalli, Realtà Alternativa

Come nasce la “Realtà alternativa” Visalli al Chiostro del Bramante

di LILLI GARRONE

C’è un mese di tempo per potersi immergere tra i forti colori dei suoi quadri. Nella prestigiosa costruzione rinascimentale alle spalle di piazza Navona, la mostra dedicata all’autodidatta romano si concluderà il 10 settembre. Trenta opere, olii su tela, che ritraggono vita quotidiana, paesaggi e persone di una diversa realtà

Una “Realtà Alternativa”. E’ quella che propone Francesco Visalli nella mostra che si inaugura domani al Chiostro del Bramante: resterà aperta fino al 10 settembre. Colori forti, vien da dire estivi, per 30 opere su tela di medie e grandi dimensioni, nelle quali Francesco Visalli, “pittore visionario”, come lo definisce il curatore Giovanni Faccenda, “ama arricchire ogni rappresentazione di un arcano sapore esistenziale misto di fragranze distinte”. Artista eclettico ed autodidatta Francesco Visalli approda nel 2009 alla pittura dopo una lunga carriera come architetto e un travagliato viaggio interiore che lo porta che lo porta ad avvicinarsi anche a questo tipo di arte quasi per caso, trovandovi la sua fonte di rinascita. Ed elabora uno stile personale, immediatamente riconoscibile, in cui le figure sono sempre contraddistinte da forme geometriche ben definite. Per il curatore Giovanni Faccenda “anche scorrendo rapidamente, con la memoria, l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da una evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista visitata da Visalli nei giusti termini”. Sulle sue tele si alternano scene di vita quotidiana ed altre, dove l’artista da spazio a paesaggi di “Realtà Alternativa”. Ma un’alternativa con una forte componente scenografica. Anzi, secondo Paolo Levi, “ogni quadro è composto da una serie di contrappunti emotivi, da dichiarazioni visive e di rimandi che, traducendosi nell’architettura complessa del dipinto, divengono metafora delle griglie più recondite del pensiero. Per questo la complessità dell’opera è inevitabile. E il pittore si muove con straordinaria naturalezza tra piani e livelli diversi, universi rigidamente separati, e fino a un momento prima inconciliabili tra loro, facendoli dialogare sulla tela”.

di MARA SARUGGIA È la sera dell’11 ottobre di due anni fa, quando prende una penna e comincia a disegnare. A mano libera, seguendo solo il suo istinto, senza un modello preciso. Prosegue per tutta la notte e poi per giorni e giorni. A poco a poco i disegni diventano dipinti. Esplodono colori, insolite figure geometriche, visi neri e bocche inespressive. Così Francesco Visalli, architetto classe 1960, scopre l’arte. Un’avventura che lo porterà a diventare un pittore conosciuto anche all’estero. A questo caposcuola “fuori dai canoni Surrealisti dettati da André Breton”, come lo ha definito Paolo Levi, è dedicata la mostra al Chiostro del Bramante. Sono in tutto 30 le opere esposte da questo sabato al 10 settembre. È il lavoro dell’artista dal 2009, anno della grande trasformazione, fino ai giorni nostri, quello presentato alla mostra “Realtà alternativa”, che dopo essere passata da Londra e Berlino, approda anche nella capitale. Un periodo significativo perché, come spiega Giovanni Faccenda, in questi anni, anche se preso da una “febbrile attività”, Visalli dipinge pochi quadri, contrariamente alle “ingenti produzioni” dei suoi colleghi artisti. “Ho scoperto uno spirito interiore che non sapevo di avere” - si legge tra le schede che accompagnano i visitatori all’ingresso della mostra. “Voglio che la gente veda nelle mie opere qualcosa che gli appartiene, una sensazione, un’emozione, ciò che desidera”. Uno stile prettamente personale. Il 51enne romano, non guarda mai ai grandi, non ha maestri: vuole evitare di essere contaminato dalla loro pittura. E’un vero autodidatta, uno “strumento dell’arte” come si autodefinisce, che quasi inciampa in questa forma artistica dopo una carriera come architetto. I quadri nascono tutti come disegni prima e pitture poi, li considera come figli che non gli appartengono. Così la pittura è intesa come creazione e di ogni tela (eccetto per una, a voi scoprire quale!) conserva il suo Dna, la preparazione del colore: tavolozze piene di giallo, viola, blu e verde esposte alla fine del percorso. Scene di vita quotidiana, paesaggi e immagini familiari di una realtà alternativa si alternano a ricordi di luoghi che lo hanno visto protagonista, mentre una donna primeggia ossessivamente in molti quadri. Un tuffo nella sua realtà, dove possiamo ricercare anche la nostra anima. A noi visitatori offre un viaggio, vero o immaginario non importa, in quella pittura che non è stata scelta ma che ha scelto Francesco Visalli.

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insideart.eu – 04 agosto 2011

mediapolitika.com – 01 agosto 2011

La realtà alternativa di Francesco Visalli Al Chiostro del Bramante le visionarie e geometriche tele del pittore

Roma, Chiostro del Bramante: IN MOSTRA LA REALTÀ ALTERNATIVA DI FRANCESCO VISALLI di LAURA GADALUPI

di ZOE BELLINI

Venerdì 5 agosto sarà inaugurata al Chiostro del Bramante la mostra “Francesco Visalli – Realtà Alternativa”, che resterà aperta al pubblico fino al 10 settembre, tutti i giorni tranne il lunedì. Dopo i successi di Londra e Berlino, l’artista romano torna a esporre nella sua città una trentina di opere, olii su tela di grandi e medie dimensioni, ben rappresentative di una poetica eclettica dai colori sgargianti e dalle forme geometriche, dai volti stilizzati e dai paesaggi onirici che si alternano a scene di vita quotidiana. Visalli è un autodidatta, nasce architetto e scopre quasi per caso la vocazione alla pittura, appena due anni fa. Nonostante ciò, le sue tele non sembrano frutto di un talentuoso principiante, ma paiono opere già mature, quasi fossero sedimentate da tempo e aspettassero solo di emergere. Come Michelangelo, per il quale la vera scultura era quella “per via di togliere”, che doveva cioè liberare dalla pietra le figure che vi erano imprigionate, anche Visalli “scarta” ogni tela per scoprire i colori preesistenti, che attendono “di essere rivelati da lui”, come cita la sua biografia. Una delle particolarità dei quadri è infatti la sottile linea bianca lasciata dalla tela, come se artefice del dipinto fosse la tela stessa, che interviene a separare forme e colori per non farli mai entrare in contatto tra loro. Se cromie e geometrie non si contaminano, disgiunte come sono da questa sorta di candido perimetro, è però nei contenuti delle opere che il concetto di barriera viene a crollare. La realtà alternativa raffigurata nei quadri è difatti il luogo deputato alla conciliazione degli opposti, è il terreno di una fervida immaginazione poetica in cui coesistono elementi appartenenti a due realtà, quella propriamente detta e quella visionaria di mondi surreali. Nei viaggi atemporali di Visalli ci si può imbattere in un campo di girasoli sotto un cielo stellato, in caos cosmici di terre sospese su orizzonti infiniti e anime gemelle come puzzle di una figura bicefala. Quasi come delle istantanee psichedeliche, i colori acidi si stagliano su sfondi alveolari e cieli fioriti, mentre il legame con la realtà si mostra evidente nelle simbologie riconducibili alla spiritualità cristiana di Infinita Storia d’Amore, nell’interpretazione di un classico del cinema, Colazione da Tiffany, e nella resa di un capolavoro letterario, il Don Chisciotte. E non c’è nulla di cui stupirsi se il personaggio di Cervantes diviene per l’occasione Madame Chisciotte. Si tratta pur sempre di una realtà alternativa.

Si è aperta al Chiostro del Bramante di Roma la mostra di Francesco Visalli, realtà alternativa, aperta al pubblico fino al 10 settembre. Visibili circa 30 opere, olii su tela di medie e grandi dimensioni, in cui Visalli come specifica il curatore della personale Giovanni Faccenda, «pittore visionario, ama arricchire ogni rappresentazione di un arcano sapore esistenziale misto di fragranze distinte: l’aspro e il dolce vi si mescolano dando luogo ad un continuo senso di straniamento che interviene in chi guarda, stupito e affascinato i suoi quadri». Artista eclettico e autodidatta, Visalli approda nel 2009 alla pittura dopo una lunga carriera come architetto e un travagliato viaggio interiore che lo porta ad avvicinarsi all’arte quasi per caso trovandovi la sua fonte di rinascita. Elabora uno stile personale, immediatamente riconoscibile, in cui le figure sono sempre contraddistinte da forme geometriche ben definite. «Anche scorrendo rapidamente, con la memoria - continua il curatore - l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da un’evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista meritoriamente visitata da Visalli nei giusti termini, senza, ovvero, quelle adesioni dolciastre, talvolta perfino simmetriche, che conducono al pericoloso precipizio dell’epigonato».Sulle sue tele, sempre molto colorate, si alternano scene di vita quotidiana ad altre dove l’artista da spazio a paesaggi di realtà alternativa, un “miraggio iconografico che appare perfino terapeutico: si manifesta nella ricchezza di simboli trasfigurati, di scene abitate da miti e archetipi, di un’aura sopraggiunta per pacificare intime irrequietezze o risvegliare trasognati abbandoni». La mostra, curata da Giovanni Faccenda con la collaborazione di Giulia Leporatti, si avvale del patrocinio della Presidenza della regione Lazio, della provincia di Roma e di Roma Capitale. Il catalogo è edito da Editoriale Giorgio Mondadori.

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eosarte.eu – 08 agosto 2011

newnotizie.it – 06 agosto 2011

La vita a colori. Francesco Visalli al Chiostro del Bramante di Roma.

La realtà alternativa di Francesco Visalli in mostra a Roma al Chiostro del Bramante

di SARAH PALERMO

di VALENTINA DE SIMONE

Una mostra visionaria è quella che si apre quest’estate agli occhi dei visitatori del Chiostro del Bramante. A giostrare questo interessante movimento di energia e luci sono i colori di Francesco Visalli, architetto romano nato nel 1960 e cresciuto nel popolare quartiere del “Borghetto Prenestino”, pittore autodidatta approda nella sua arte solo nel 2009. A soli due anni di distanza ha già all’attivo diverse mostre tra cui due nelle prestigiose città vortici delle tendenze dell’arte contemporanea come Londra alla Mall Galleries e Berlino presso il Palazzo Italia. Dal 6 agosto al 10 settembre 2011 la sua contemporanea Realtà Alternativa farà tappa nella sua città, nell’antichissima cornice del Chiostro del Bramante a cura di Giovanni Faccenda con la collaborazione di Giulia Leporatti. Le 30 tele esposte in mostra presentano una carrellata della vita quotidiana nei luoghi e nelle architetture più usuali, ma rilette nella chiave onirico-visionaria di questa nuova ottica che l’artista romano ha scoperto nella notte del 1 ottobre 2009 quando, dopo le mille vessazioni della vita, impugna una penna e comincia a disegnare, disegna per tutta la notte e per giorni. Quelle ore saranno determinanti per la creazione dell’arte che oggi possiamo ammirare nelle sale del Chiostro, sono lucenti e materiche, esprimono tutto il desiderio di riemergere di un uomo che ha trascorso troppo tempo nell’apnea della sofferenza. Ogni opera è un frammento di sé, della sua storia e vuole rivelarla al mondo. L’uomo non ha reso la pittura la sua professione. L’arte ha preso possesso della vita di Francesco Visalli e del suo intelletto, perché come spesso accade, dalle cose belle non si può prescindere.

La “Realtà Alternativa” di Francesco Visalli approda a Roma, al Chiostro del Bramante, dove sarà in mostra fino al 10 settembre prossimo, grazie all’esposizione curata da Giovanni Faccenda in collaborazione con Giulia Leporatti. Circa trenta le opere visibili, olii su tela di medie e grandi dimensioni in cui Visalli, pittore visionario, come specifica il curatore, «ama arricchire ogni rappresentazione di un arcano sapore esistenziale misto di fragranze distinte: l’aspro e il dolce vi si mescolano dando luogo ad un continuo senso di straniamento che interviene in chi guarda, stupito e affascinato i suoi quadri». Stile personale riconoscibile - Eclettico ed autodidatta Francesco Visalli arriva alla pittura nel 2009, dopo una lunga carriera come architetto e un travagliato viaggio interiore che lo conduce ad avvicinarsi all’arte quasi per caso, scoprendo in essa la sua fonte di rinascita. Con uno stile personale immediatamente riconoscibile, l’artista elabora figure sempre contraddistinte da forme geometriche ben definite, quasi una firma d’autore. «Anche scorrendo rapidamente, con la memoria - continua Giovanni Faccenda - l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da un’evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista meritoriamente visitata da Visalli nei giusti termini, senza, ovvero, quelle adesioni dolciastre, talvolta perfino simmetriche, che conducono al pericoloso precipizio dell’epigonato». Realtà alternativa - Le sue tele, sempre molto colorate, presentano un’alternanza di scene di vita quotidiana ad altre dove l’artista apre a paesaggi di realtà alternativa, miraggi iconografici che, nella ricchezza di simboli trasfigurati, di scene abitate da miti ed archetipi, atmosfere sopraggiunte a pacificare intime irrequietezze o a risvegliare trasognati abbandoni, appaiono quasi terapeutici. La mostra, curata da Giovanni Faccenda, si avvale del patrocinio della Presidenza della regione Lazio, della provincia di Roma e di Roma Capitale. Il catalogo è edito da Editoriale Giorgio Mondadori.

paeseroma.it – 02 settembre 2011 La realtà alternativa di Francesco Visalli. Il Chiostro del Bramante accoglie la personale dell’artista romano di VIVIANA LUCCA Il sito che parla di lui contiene informazioni utili per conoscere un po’ meglio la sua vita e per guardare qualche dipinto. “I quadri non li faccio, appaiono. Inizio a disegnare senza sapere dove arriverò, applico i colori senza sceglierli…tutto si rivela a me manifestandosi liberamente e di puro istinto”. Le sue tele, grandi o piccole che siano, non solo incuriosiscono per i colori accesi, ma anche per i temi lirici e per gli interrogativi che, più o meno volutamente, vengono posti all’osservatore. La mostra inserita all’interno del Chiostro del Bramante sarà visibile fino al 10 settembre.

ROMA – Le creazioni di Francesco Visalli sono in mostra presso il Chiostro del Bramante. Le opere “visionarie” dell’artista romano colpiscono per i loro colori, per le forme, per la capacità di essere realtà alternative. “…non sono il Pittore…non sono l’Artista…sono semplicemente uno strumento. I quadri realizzati e quelli che presto verranno, sono l’espressione di un’anima profonda a me ancora sconosciuta che opera in assoluta libertà, alla quale ho solo prestato la mano”. Francesco Visalli ha esposto anche a Londra, a Berlino e a Bruxelles. Su di lui, diversi critici hanno scritto e sembra venga considerato uno dei pittori più interessanti e non ordinari dei nostri giorni.

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esposizioni personali

collettive A

francesco visalli realtà alternativa

I TA L I A

ARTE International Web-Tv ®

E D I Z I O N I IL MEGLIO DELLA CULTURA E DEL MADE IN ITALY

CULTURA A 5 STELLE

TORINO 2011 150 ANNI DELL’UNITÀ D’ITALIA

5 reggio emilia 2011 immaginaArte in fiera

FRANCESCO VISALLI

3 - 8 Ottobre 2011 Sala delle Colonne Castello del Valentino Politecnico di Torino Orario: tutti i giorni 10-13 e 14.30-18.30. Inaugurazione: Lunedì 3 Ottobre, ore 17.00 La mostra si chiuderà Sabato 8 Ottobre 2011 alle ore 13

Sala delle Colonne Castello del Valentino, Viale Mattioli, 39 - Torino. Info: 011.8129776

ITALIA ARTE - COMUNICAZIONE INTEGRATA C.so Cairoli, 4 - 10123 Torino - Tel. / Fax: 011.8129776 - 334.3135903 - 347.5429535 - salacolonne2@libero.it - info@italiaarte.it-

www.italiaarte.it

torino 2011 castello reale del valentino

effetto arte-chiostro-settembre:Layout 1 19/07/11 18.27 Pagina 1

francesco visalli realtà alternativa roma 2011

chiostro del bramante via della pace dal 5 agosto al 10 settembre a cura di giovanni faccenda progetto di uros gorgone catalogo editoriale giorgio mondadori

b>ad

francescovisalli.it

4 roma 2011 chiostro del bramante

chianciano 2011 biennale di chianciano

3 berlino 2011 palazzo italia

bologna 2011 mostra inaugurale WIKIARTE

ARTE-londra-berlino:Layout 1 28/04/11 17.50 Pagina 2

francesco visalli realtà alternativa berlino dal 24 giugno al 9 luglio vernissage venerdì 24 finissage sabato 9 palazzo italia unter den linden 10 palazzo-italia.it a cura di p. charlotte stein infantellina

francescovisalli.it

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testo critico di paolo levi catalogo editoriale giorgio mondadori

ARTE-londra-berlino:Layout 1 28/04/11 17.50 Pagina 1

francesco visalli realtà alternativa londra dal 13 al 19 giugno finissage 18 giugno mall galleries (near Admiralty Arch) The Mall, London, SW1 mallgalleries.org.uk a cura di chiara lorenzetti

francescovisalli.it

b>ad

testo critico di giovanni faccenda catalogo editoriale giorgio mondadori

2 londra 2011 mall galleries

bruxelles 2011 AmArt Gallery

1 roma 2011 casa cetus

roma 2011 spazio officina

pubblicazioni 5 catalogo reggio emilia 2011 13° Mostra Mercato

3 catalogo berlino 2011 palazzo italia

4 catalogo roma 2011 chiostro del bramante

2 catalogo londra 2011 mall galleries

1 catalogo roma 2011 casa cetus


francesco visalli biografia Francesco Visalli nasce nel 1960, figlio di un impiegato delle poste e una maestra. Cresce in uno dei quartieri più poveri e malfamati di Roma, quel “Borghetto Prenestino” reso noto dai ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini. A 14 anni perde il padre e questo evento segnerà profondamente la sua vita. Francesco è figlio unico ed è costretto a cercarsi un lavoro per sostenere la madre e pagarsi gli studi. Uno dei professori della scuola per geometri che frequenta gli trova un impiego presso il suo studio, permettendogli così di iscriversi alla facoltà di architettura e, all’età di 19 anni, di andare a vivere da solo. Francesco è determinato, ma è anche molto giovane, il lavoro, lo studio e la casa esigono impegno e sacrifici, la laurea, che gli porterà una vita migliore, è lontana e lui si sente rabbioso. Spaventato e così solo, ha paura, ma preferisce non ascoltarsi e cerca il rumore del sesso, della droga e delle cattive amicizie, diventa un estremista politico. Poi, a 21 anni, s’innamora di una donna e la segue a Los Angeles: è solo la prima delle tante trasformazioni che si succederanno nella sua vita. La donna che ama è ricca e lui vive tra gli agi, continua a lavorare e completa gli studi fino a che non sente che lei e la sua ricchezza lo soffocano e allora molla tutto e torna a Roma, dove libero e finalmente laureato, può ricominciare allestendo uno studio in casa e dedicandosi totalmente al suo lavoro. A 25 anni, incontra finalmente la donna che sarà il suo grande amore, la sposa e con lei da inizio ad una ricerca spirituale che lo segna profondamente e gli permette di trovare nella fede cattolica il senso profondo della sua vita. Il coraggio, la fede e la grande forza dell’unione matrimoniale, gli permettono di spalancare la sua vita professionale al successo; nasce la sua prima società di progettazione, con la quale realizza grandi opere in Italia ed all’estero, poi, ancora da solo, fonda altre due società. Sono gli anni delle grandi vittorie, delle fortune economiche, della stima e degli omaggi ricevuti da tanti, sempre accompagnato da una fede profonda e dall’amore per la sua donna. E sono anche gli anni di miracoli che mai avrebbe sognato, come i tre figli avuti con la moglie, anche se la medicina ufficiale lo considera completamente sterile. Poi a 43 anni tutto finisce, una cocente delusione perde Francesco che non ha più fede, vede tutto rompersi e lascia la moglie: sono gli anni dell’esilio. Francesco continua il suo lavoro ma sa di non essere libero, sperimenta delusioni, fallimenti e frustrazioni, malattie e solitudine, poi abbandona la partita e chiude tutto, trascorrendo il suo tempo facendo niente: ormai ha 50 anni e ha vissuto troppo, perché continuare se tutto è finito? Ecco la notte più buia. Ma in quella notte dell’11 ottobre 2009 tutto cambia di nuovo. Francesco prende in mano una penna e inizia a disegnare cose mai viste prima, disegna tutta la notte, il giorno dopo e la notte successiva e continua così per giorni e giorni. Come guidata da qualcosa di divino, la mano di Francesco, felicemente libera da lui, corre veloce sulla carta bianca e scopre disegni fantastici. Sotto le sue mani esplodono i colori e insolite geometrie prendono vita.

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Dopo poche settimane i disegni diventano dipinti, la tecnica pittorica gli è sconosciuta ma lui la impara dipingendo, scoprendosi dentro uno stile che ha già espressioni e confini molto precisi e che è il suo stile. Ogni quadro è una nuova scoperta, e lui, volutamente, non si documenta, non studia, non vuole apprendere da altri, non guarda ai grandi maestri, perché non vuole essere condizionato da chi lo ha preceduto. Visalli lavora come un vulcano in eruzione, disegna e dipinge incessantemente quello che l’istinto gli detta, passa attraverso le classiche fasi creative, dal disegno e poi alla scelta e applicazione del colore, senza lasciarsi intralciare dall’intelletto, senza nessuna mediazione, quasi in trance. Nei suoi quadri il rapporto tra le forme e le combinazioni cromatiche, è figlio di un equilibrio mai cercato e ogni volta trovato fortuitamente. Come se scartasse ogni tela per scoprire i colori che, già presenti, aspettano solo di essere rivelati da lui. Rimane sbalordito davanti al quadro finito che improvvisamente gli si mostra, come fosse un nuovo frammento, appena scoperto, di quella terra sconosciuta che è questa nuova strana realtà che sta vivendo. Visalli non ha ponderato e scelto di dipingere come alternativa alla passata professione, è la pittura, che irrompendo nella sua vita, ha scelto lui. Le sue forme e geometrie sono definite da una sottile linea bianca che corre tra i colori i quali non si toccano mai, linea che è lasciata dalla tela, perché è la tela che disegna il dipinto; le sue figure fintamente serafiche sono un sottile diaframma tra l’occhio dello spettatore e l’animo del creatore che, come a nascondersi da se, “vuole” smorzare il vortice dei suoi drammi e delle sue vittorie dietro quelle forme lontane e un po’ assenti; oppure il lanciarsi con coraggio verso nuovi orizzonti infiniti, dove dietro un cielo c’è un altro cielo, scenari di una cosmica realtà. Ottiene opposti risultati, come potrebbero essere una calma urlata a squarciagola, una gelida arsura, una vorticosa immobilità. I suoi quadri, senza la sua partecipazione, rendono manifesta la sua vita passata e futura, un turbinio di spasimi e tormenti vissuti come dalla parte sbagliata di un binocolo, sempre spostati un po’ più in la dal cuore, in una ”Realtà Alternativa”. Definito da Paolo Levi “un maestro di talento, un iniziato, un caposcuola visionario fuori dai canoni surrealisti dettati da Andrè Breton”. Per Giovanni Faccenda “Anche scorrendo rapidamente, con la memoria, l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da un’evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista meritoriamente visitata da Visalli nei giusti termini, senza, ovvero, quelle adesioni dolciastre, talvolta perfino simmetriche, che conducono al pericoloso precipizio dell’epigonato”. Le ultime importanti personali del 2011: a Londra, Mall Galleries – a Berlino, Palazzo Italia – a Roma, Chiostro del Bramante.

(Biografia a cura di “Ich Traume”)

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...to be continued...

Finito di stampare nel mese di ottobre 2011 presso Linografic di Ivano de Angelis - Roma


francesco visalli realtĂ alternativa immaginaARTEin fiera reggio emilia 2011

francesco visalli realtĂ alternativa reggio emilia 2011 immaginaARTE in fiera

Francesco Visalli - Realtà Alternativa - Reggio Emilia 2011  

Catalogo mostra personale ImmaginaARTE in fiera - Reggio Emilia 2011

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