Francesco Visalli - Realtà Alternativa - Berlino 2011

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realtà alternativa berlin 2011

francesco visalli FRANCESCO VISALLI nasce nel 1960, figlio di un impiegato delle poste e una maestra. Cresce in uno dei quartieri più poveri e malfamati di Roma, quel “Borghetto Prenestino” reso noto dai ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini. A 14 anni perde il padre e questo evento segnerà profondamente la sua vita. Francesco è figlio unico ed è costretto a cercarsi un lavoro per sostenere la madre e pagarsi gli studi. Uno dei professori della scuola per geometri che frequenta gli trova un impiego presso il suo studio, permettendogli così di iscriversi alla facoltà di architettura e, all’età di 19 anni, di andare a vivere da solo. Francesco è determinato, ma è anche molto giovane, il lavoro, lo studio e la casa esigono impegno e sacrifici, la laurea, che gli porterà una vita migliore, è lontana e lui si sente rabbioso. Spaventato e così solo, ha paura, ma preferisce non ascoltarsi e cerca il rumore del sesso, della droga e delle cattive amicizie, diventa un estremista politico. Poi, a 21 anni, s’innamora di una donna e la segue a Los Angeles: è solo la prima delle tante trasformazioni che si succederanno nella sua vita. La donna che ama è ricca e lui vive tra gli agi, continua a lavorare e completa gli studi fino a che non sente che lei e la sua ricchezza lo soffocano e allora molla tutto e torna a Roma, dove libero e finalmente laureato, può ricominciare allestendo uno studio in casa e dedicandosi totalmente al suo lavoro. A 25 anni, incontra finalmente la donna che sarà il suo grande amore, la sposa e con lei da inizio ad una ricerca spirituale che lo segna profondamente e gli permette di trovare nella fede cattolica il senso profondo della sua vita. Il coraggio, la fede e la grande forza dell’unione matrimoniale, gli permettono di spalancare la sua vita professionale al successo; nasce la sua prima società di progettazione, con la quale realizza grandi opere in Italia ed all’estero, poi, ancora da solo, fonda altre due società. Sono gli anni delle grandi vittorie, delle fortune economiche, della stima e degli omaggi ricevuti da tanti, sempre accompagnato da una fede profonda e dall’amore per la sua donna. E sono anche gli anni di miracoli che mai avrebbe sognato, come i tre figli avuti con la moglie, anche se che la medicina ufficiale lo considera completamente sterile. Poi a 43 anni tutto finisce, una cocente delusione perde Francesco che non ha più fede, vede tutto rompersi e lascia la moglie: sono gli anni dell’esilio. Francesco continua il suo lavoro ma sa di non essere libero, sperimenta delusioni, fallimenti e frustrazioni, malattie e solitudine, poi abbandona la partita e chiude tutto, trascorrendo il suo tempo facendo niente: ormai ha 50 anni e ha vissuto troppo, perché continuare se tutto è finito? Ecco la notte più buia. Ma in quella notte dell’11 ottobre 2009 tutto cambia di nuovo. Francesco prende in mano una penna e inizia a disegnare cose mai viste prima, disegna tutta la notte, il giorno dopo e la notte successiva e continua così per giorni e giorni. Come guidata da qualcosa di divino, la mano di Francesco, felicemente libera da lui, corre veloce sulla carta bianca e scopre disegni fantastici. Sotto le sue mani esplodono i colori e insolite geometrie prendono vita. Dopo poche settimane i disegni diventano dipinti, la tecnica pittorica gli è sconosciuta ma lui la impara dipingendo, scoprendosi dentro uno stile che ha già espressioni e confini molto precisi e che è il suo stile. Ogni quadro è una nuova scoperta, e lui, volutamente, non si documenta, non studia, non vuole apprendere da altri, non guarda ai grandi maestri, perché non vuole essere condizionato da chi lo ha preceduto. Visalli lavora come un vulcano in eruzione, disegna e dipinge incessantemente quello che l’istinto gli detta, passa attraverso le classiche fasi creative, dal disegno e poi alla scelta e applicazione del colore, senza lasciarsi intralciare dall’intelletto, senza nessuna mediazione, quasi in trance. Nei suoi quadri il rapporto tra le forme e le combinazioni cromatiche, è figlio di un equilibrio mai cercato e ogni volta trovato fortuitamente. Come se scartasse ogni tela per scoprire i colori che, già presenti, aspettano solo di essere rivelati da lui. Rimane sbalordito davanti al quadro finito che improvvisamente gli si mostra, come fosse un nuovo frammento, appena scoperto, di quella terra sconosciuta che è questa nuova strana realtà che sta vivendo. Visalli non ha ponderato e scelto di dipingere come alternativa alla passata professione, è la pittura, che irrompendo nella sua vita, ha scelto lui. Le sue forme e geometrie sono definite da una sottile linea bianca che corre tra i colori i quali non si toccano mai, linea che è lasciata dalla tela, perché è la tela che disegna il dipinto; le sue figure fintamente serafiche sono un sottile diaframma tra l’occhio dello spettatore e l’animo del creatore che, come a nascondersi da se, “vuole” smorzare il vortice dei suoi drammi e delle sue vittorie dietro quelle forme lontane e un po’ assenti; oppure il lanciarsi con coraggio verso nuovi orizzonti infiniti, dove dietro un cielo c’è un altro cielo, scenari di una cosmica realtà. Ottiene opposti risultati, come potrebbero essere una calma urlata a squarciagola, una gelida arsura, una vorticosa immobilità. I suoi quadri, senza la sua partecipazione, rendono manifesta la sua vita passata e futura, un turbinio di spasimi e tormenti vissuti come dalla parte sbagliata di un binocolo, sempre spostati un po’ più in la dal cuore, in una ”Realtà Alternativa”

francesco visalli

biografia

francesco visalli realtà alternativa berlin 2011

ISBN 978-88-6052-378-5

(Biografia a cura di “Ich Traume”)

(I. € V. 2 A 0 . i ,0 nc 0 lu sa )

9 788860 523785

EDITORIALE GIORGIO MONDADORI

francesco visalli biographie FRANCESCO VISALLI wurde 1960 als Sohn eines Postangestellten und einer Lehrerin geboren. Er wuchs in einem der ärmsten und berüchtigtsten Viertel Roms auf, jenem „Borghetto Prenestino“, das durch Pierpaolo Pasolinis „Ragazzi di vita“ bekannt wurde. Mit 14 Jahren verliert er seinen Vater, was sein Leben nachhaltig prägen sollte. Francesco ist ein Einzelkind und sieht sich nun gezwungen, eine Arbeit zu suchen, um die Mutter zu unterhalten und sein Studium zu finanzieren. Einer seiner Lehrer an der Schule für Geometer, die er besuchte, vermittelte ihm einen Job in seinem Studio, was Visalli die Immatrikulation an der Architekturfakultät ermöglichte und ihn im Alter von 19 Jahren zu Hause ausziehen lässt. Francesco ist zielstrebig, aber auch noch sehr jung, die Arbeit, das Studium und die eigene Wohnung verlangen ihm Engagement und Entbehrungen ab, der Studienabschluss, der ihm ein besseres Leben bringen würde, ist noch weit weg und er fühlt sich ungehalten und zornig. Verschreckt und einsam hat er vor allem Angst, sucht aber lieber, um nicht in sich horchen zu müssen, den Rausch in Sex, Drogen und schlechtem Umgang und wird zum politischen Extremisten. Dann, im Alter von 21 verliebt er sich in eine Frau und folgt ihr nach Los Angeles: Es sollte nur die erste von zahlreichen Veränderungen sein, die in seinem Leben aufeinanderfolgten. Die Frau, die er liebt ist reich und er lebt in Luxus, arbeitet weiterhin und beendet sein Studium. Bis er schließlich spürt, dass sie und ihr Reichtum ihn ersticken, er kehrt allem den Rücken und geht zurück nach Rom, wo er frei und endlich mit Universitätsabschluss von vorn beginnen kann, zu Hause ein Studio einrichtet und sich ganz seiner Arbeit zuwendet. Mit 25 Jahren trifft er schließlich die Frau, seine große Liebe, die er heiratet und mit der er sich auf eine spirituelle Suche begibt, die ihn stark beeinflusst und ihm erlaubt, im katholischen Glauben den tieferen Sinn seines Lebens zu finden. Der Mut, der Glauben und die große Kraft der ehelichen Verbindung, ermöglichen ihm, sein berufliches Leben auf den Erfolg auszurichten; es entsteht seine erste Projektgesellschaft, mit der er großartige Arbeiten in Italien und im Ausland realisiert, dann, noch immer allein, gründet er zwei weitere Unternehmen. Es sind die Jahre der großen Siege, der wirtschaftlichen Erfolge, der Wertschätzung und Ehrerbietung, die ihm von vielen entgegengebracht wird, stets in Begleitung seines tiefen Glaubens und der Liebe zu seiner Frau. Und es sind auch die Jahre von Wundern, die er sich nie erträumt hätte, wie die drei Kinder, die er mit seiner Frau haben sollte, obgleich ihm die Schulmedizin komplette Sterilität bescheinigt hatte. Dann mit 43 Jahren endet alles, eine bittere Enttäuschung ergreift Francesco, der keinen Glauben mehr hat, alles zugrunde gehen sieht und seine Frau verlässt: Es sind die Jahre der Abkehr. Francesco setzt seine Arbeit fort, kann jedoch nicht frei sein, erfährt Enttäuschung, Versagen und Frustration, Krankheit und Einsamkeit, dann gibt er den Kampf auf und schließt alles, verbringt seine Zeit mit Nichtstun: Mittlerweile ist er 50 Jahre alt und hat zu viel gelebt, warum weitermachen, wenn alles vorbei ist? Es ist die schwärzeste Nacht. Doch einmal mehr ändert sich alles in jener Nacht des 11. Oktober 2009. Francesco nimmt einen Stift in die Hand und beginnt nie zuvor gesehene Dinge zu zeichnen, er zeichnet die ganze Nacht, den folgenden Tag und die nächste Nacht, und setzt dies tagelang so fort. Wie von etwas Göttlichem geführt, huscht die Hand Francescos, losgelöst von ihm, schnell über das weiße Papier und offenbart fantastische Entwürfe. Die Farben explodieren unter seinen Händen und ungewöhnliche Formen erwachen zum Leben. Binnen weniger Wochen werden die Zeichnungen zu Malereien, die Maltechnik ist ihm unbekannt, aber er eignet sie sich beim Malen an und lässt einen Stil erkennen, der schon sehr deutliche Ausdrucksmittel und Grenzen hat und der fortan sein Stil ist. Jedes Bild ist eine neue Erfindung, und er informiert sich absichtlich nicht, studiert nicht, will nichts von anderen lernen, schaut auch nicht auf die großen Meister - denn er will nicht von denen beeinflusst werden, die ihm vorausgegangen sind. Visalli arbeitet wie ein ausbrechender Vulkan, zeichnet und malt unablässig, was ihm sein Gefühl diktiert, durchwandert die klassischen Kreativphasen, von der Zeichnung bis hin zur Auswahl und zum Auftragen der Farbe, ohne sich vom Intellekt bremsen zu lassen, ohne jegliche Vermittlung und beinahe in Trance. In seinen Bildern entsteht das Verhältnis zwischen den Formen und Farbkombinationen aus einem nie angestrebten und jeweils zufällig gefundenen Gleichgewicht. Als wählte er jede Leinwand nach ihren Farben aus, die, schon vorhanden, nur darauf warteten, von ihm enthüllt zu werden. Verharrt dann erstaunt vor dem fertigen Gemälde, das sich ihm plötzlich offenbart, wie ein neues, gerade entdecktes Fragment dieses unbekannten Landes, das diese neue seltsame Realität darstellt, die er gerade durchlebt. Visalli hat das Malen als Alternative zu seinem früheren Beruf weder erwogen noch gewählt, es ist vielmehr die Malerei, die, in sein Leben dringend, ihn erwählt hat. Seine Formen und Gestalten werden von einer feinen weißen Linie bestimmt, die zwischen den Farben verläuft, die sich nie berühren. Eine Linie, die die Leinwand selbst hergibt, denn es ist die Leinwand, die das Bild entwirft; seine vermeintlich friedvollen Abbildungen bilden eine subtile Barriere zwischen dem Auge des Betrachters und der Seele des Künstlers, als wollte er, sich vor sich selbst versteckend, den Sog seiner Tragödien und Triumphe hinter diesen entfernten und etwas entrückten Formen entkräften; oder sich mutig neuen, unendlichen Horizonten zuwenden, wo es hinter einem Himmel einen weiteren Himmel gibt, Szenarien einer kosmischen Realität. Es entstehen gegensätzliche Resultate, wie es ein stilles Gebrüll aus vollem Halse sein könnte, eine eiskalte Hitze, eine wirbelnde Bewegungslosigkeit. Seine Gemälde offenbaren wie durch die falsche Seite eines Fernglases betrachtet und ohne sein Zutun sein vergangenes und sein zukünftiges Leben, ein Strudel aus gelebter Pein und Qual, stets etwas vom Herzen weg, in eine „alternative Wirklichkeit“ versetzt. (Biographie von „Ich träume“)



francesco visalli realtĂ alternativa meinem vater und meinen kindern a mio padre e ai miei figli

EDITORIALE GIORGIO MONDADORI


personal-ausstellung | mostra personale


francesco visalli realtĂ alternativa berlin 24 juni / 9 juli vernissage 24 juni finissage 9 juli palazzo italia unter den linden 10 palazzo-italia.it herausgegeben von p. charlotte stein infantellina

francescovisalli.it

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kritischer text paolo levi katalog editoriale giorgio mondadori


francesco visalli realtà alternativa Herausgegeben von | a cura di P. Charlotte Stein Infantellina Palazzo Italia, Berlin 24 Juni / 9 Juli Textkritik von | testo critico di Paolo Levi Projektkoordination | Coordinamento Generale Uros Gorgone Foto | Foto Marco Tinari Graphische Gestaltung | Progetto Grafico Armando Trionfetti Kommunikationsagentur | Agenzia di comunicazione b-ad> Roma Verlagsherstellung | Realizzazione Editoriale b-ad> Umbruch | Impaginazione Livia Sanseverino Redaktion | Redazione Marco Boglioni Federica Porri Transport und Ausstattung | Trasporti e allestimento Marco Pilati Übersetzungen | Traduzioni Translated srl CAIRO PUBLISHING Leitung und Redaktion | Direzione e Redazione Corso Magenta, 55 20123 Milano, Italia Tel. 02433131 www.cairoeditore.it/libri ISBN 978-88-6052-378-5 Lithographie | Fotolito AG Media, Milano Druck | Stampa Cromografica Europea srl, Rho (Milano) Exklusivvertrieb Buchhandlungen | Distributore esclusivo nelle librerie Messaggerie Libri S.p.A. Via Verdi, 8 - 20090 Assago (Milano) Copyright © 2011 Cairo Publishing srl Copyright für Texte und Fotos | per testi e foto Francesco Visalli Reproduktion verboten, alle Rechte entsprechend Urhebergesetz vorbehalten. Riproduzione vietata, tutti i diritti riservati dalla legge sui diritti d’autore.

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Der Autor dankt | L’artista ringrazia Luana Baraccani P. Charlotte Stein Infantellina Paolo Levi Uros Gorgone Armando Trionfetti Carlo Motta Virgilio Patarini Galleria Zamenhof Milano Marco Pilati e Annamaria


inhaltsverzeichnis | sommario

6 - vorstellung | presentazione

8 - textkritik von | testo critico

12 - kuenstler koncepte | parole d’artista

13 - werke | opere


vorstellung | presentazione P. Charlotte Stein Infantellina Als ich mich das erste Mal mit einem Werk von Francesco Visalli befasste, entdeckte ich auf den ersten Blick wirklich viele Bezüge und mögliche Interpretationen. Jede seiner Arbeiten verlangt eine anfängliche Aufmerksamkeit, die den Betrachter veranlasst, das vollständige Ensemble der Darstellungen auf ganz persönlichen Reisen zu erkunden. Denkt man an Visalli hat man nicht nur den fantasievollen Schöpfer tiefsinniger und vielschichtiger Werke vor Augen, sondern auch einen Wegbegleiter, der den Betrachter führt und motiviert, in die verborgenen Hintergründe realer Lebensmomente einzutauchen. In jeder seiner Arbeiten findet sich ein Leitfaden, wie jener von Ariadne, der mit künstlerischer Entschlossenheit in die Intimität emotionaler Augenblicke vordringt, in Augenblicke, die dekomponiert und auf kartesische Pläne projiziert ihrerseits lebendig werden und sich weiterentwickeln, während sie die Vorstellungen und Motive des Künstlers vertiefen. Das Auge wird bezaubert und von der dargestellten Komplexität gefangen genommen. Und wie von selbst taucht man in die Visionen ein, die einander auf dieser Reise ablösen. Die erste Gesamtwirkung ist eine harmonische und lebendige Assemblage. Während man sich davontragen lässt, entdeckt man die Gleichgewichte und macht jene Charaktere aus, die ihrerseits zunächst ihre Position gegenüber der Umgebung und gegenüber „den anderen“ abgrenzen, um dann - bisweilen voller Härte, bisweilen gelassen - ihre eigene Vision bezüglich des Bildgeschehens zu behaupten und dadurch Vertrauliches preisgeben. Auf diese Weise gelingt es Francesco Visalli, seinen Figuren Leben einzuflößen, die also keine starren Komparsen bleiben, sondern sich sogar die ihnen zugewandte Aufmerksamkeit aneignen und in den Emotionen ihres Schöpfers weiterentwickeln. Dieser selbst versetzt sich in sie, entwirft und beschwört den Pathos, führt ihn weiter und immer tiefer. Wie im „Kleinen Prinz“ von de Saint-Exupéry, bringt Francesco Visalli nicht nur seine Natur als Künstler, sondern auch als Mann und menschliches Wesen zum Ausdruck und überlässt dabei allen die Freiheit, bei der Betrachtung der Gemälde an der Oberfläche zu bleiben, ohne sich von den scharfzüngigen und gnadenlosen Wahrheiten überwältigen zu lassen. Jedes Element ist beschrieben und deutlich. Visalli beschränkt sich nicht darauf Traumdarstellungen anzubieten, die zu einem, wenngleich verdrehten, guten Ende führen. Sein Kommunikationsdurst und unglaubliches Einfühlungsvermögen ermöglichen ihm, mit seiner Zuhörerschaft nicht als distanzierter Lehrmeister sondern als Freund ins Gespräch zu kommen. Seine eigene Lebenserfahrung und seinen Glauben lässt er außen vor und erzählt von Träumen und Enttäuschungen, von erreichten Zielen und Niederlagen. Diese Besonderheiten machen aus ihm einen einzigartigen Künstler, der zum Herzen vordringt, den Geist anregt und dem Auge schmeichelt, und sowohl die ernüchterten Philosophen als auch all jene erreicht und erfüllt, die noch nicht die Höhen und Tiefen des Lebens zur Gänze ausgekostet haben. Ihn nunmehr dem internationalen und Berliner Publikum in diesem wundervollen Rahmen des Palazzo Italia zu präsentieren, ist ein besonderes Vergnügen. Zudem in dieser für die Stadt Berlin so anregenden Zeit der Fashion Week, in der man vielerlei Events und zeitgenössische Modenschauen erleben wird. Einmal mehr treffen Kunst und Modewelt also aufeinander und werden sich, wie stets, gegenseitig bereichern und berauben. Und so bleibt mir nun im Vorfeld unserer Präsentation noch, all jenen zu danken, die an diesem Projekt mitgewirkt haben. Allen voran dem Künstler selbst. Und nicht zu vergessen Paolo Levi für seine wunderbare Rezension, die in diesem bedeutenden, von Editoriale Giorgio Mondadori herausgegebenen Katalog enthalten ist.

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La prima volta che mi sono posta davanti ad un'opera di Francesco Visalli, davvero tanti sono stati, ad un primo sguardo, i riferimenti e le interpretazioni possibili. Ogni sua opera pretende un'attenzione iniziale che porta lo spettatore ad esplorare, in viaggi personali, l’intero insieme delle rappresentazioni. Spontaneo pensare a Visalli, non solo come al fantasioso artefice di opere profonde e composte, ma anche come ad una guida che conduce ed induce l’osservatore ad immergersi nell'approfondimento di momenti di vita reale. In ognuna delle sue opere troviamo un filo conduttore che, come quello di Arianna, scava con artistica fermezza nell'intimità di attimi emozionali, attimi che vengono scomposti e proiettati su piani cartesiani che a loro volta prendono vita e continuano a svilupparsi approfondendo i concetti ed i temi dell'artista. L'occhio rimane affascinato, catturato dalla complessità rappresentata. Diventa quindi spontaneo immergersi nelle visioni che, durante il viaggio, si susseguono. Il primo impatto complessivo è un assemblaggio armonico e vibrante. Man mano che ci si lascia trasportare si scoprono gli equilibri e si individuano i personaggi, che a loro volta, dapprima delineano la propria posizione rispetto all'ambiente e rispetto “agli altri”, per poi affermare, talvolta con durezza, talvolta con pacatezza, la propria visione rispetto a quanto succede nella tela svelandone così la propria intimità. Francesco Visalli riesce in tal modo ad instillare la vita ai propri personaggi che non rimangono comparse statiche, bensì si appropriano dell'attenzione ottenuta evolvendosi nelle emozioni del creatore e lui stesso si traspone in essi delineando ed evocando il pathos, portandolo sempre più lontano, sempre più in profondità. Come nel “Piccolo Principe” di de Saint-Exupéry, Francesco Visalli esprime la propria natura, non solo di artista ma anche di uomo e di essere umano, lasciando a tutti la libertà di rimanere in superficie guardando le opere senza esserne sopraffatti dalle graffianti e spietate verità. Ogni elemento è delineato e deciso. Visalli non si accontenta di proporre oniriche rappresentazioni che portano ad un sia pur contorto buon fine. La sua sete di comunicare e l'incredibile sensibilità gli permettono di conversare con il pubblico, non come un distaccato magister bensì come un amico. Mettendo a parte del proprio vissuto, del proprio credo, parlando dei sogni e delle delusioni, dei traguardi raggiunti e delle sconfitte. Queste sue peculiarità ne fanno un artista sui-generis che arriva al cuore stimolando la mente ed accarezzando l'occhio, appagando sia i disillusi filosofi sia coloro che ancora non hanno assaporato appieno le sferzate e le gioie della vita. Un piacere presentarlo al pubblico internazionale e berlinese all’interno della splendida cornice di Palazzo Italia. In un periodo così stimolante per la città di Berlino che si vedrà percorrere dalle mille frenesie e passerelle contemporanee della settimana della moda. L’arte si abbraccerà dunque ancora una volta alla moda regalandosi e derubandosi reciprocamente. E a me prima che si vada in scena non rimane che ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questo progetto. L’artista su tutti. Senza dimenticare il meraviglioso testo critico di Paolo Levi così piacevolmente contenuto in questo prestigioso catalogo edito da Editoriale Giorgio Mondadori.

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Paolo Levi Wenn man den kreativen Werdegang dieses ganz und gar originellen Malers verfolgt, erkennt man sofort den talentierten Meister, einen Initiierten also, einen Begründer außerhalb des von André Breton diktierten surrealistischen Kanons, nicht weit entfernt jedoch von jenen, die mit der von Sigmund Freud aufgezeigten Traumentrückung in Verbindung stehen. Beim Blättern durch die vielfältige Sammlung der von Francesco Visalli bearbeiteten Themen, ist der erste Eindruck, dass der Künstler einer Art Zwang folgen muss, die Oberfläche der Leinwand vollständig mit seiner Zeichnung einzunehmen, von der er ein großer und sachkundiger Liebhaber ist und die er dann in einem echten Farbwirbel mit kaleidoskopischen Tönen versieht. In der Tat ist die Lesung seines Weges nicht vereinfachend auf diese oder jene Art von Werdegang zurückzuführen. Vielmehr handelt es sich um eine subtile Suche, eine schöne Mischung völlig neuartiger Ausdrucksabsichten. Jedes seiner Bilder besteht aus einer Reihe emotionaler Kontrapunkte, aus visuellen Deklarationen und Verweisen, die in die komplexe Architektur des Gemäldes übertragen, zur Metapher der Raster verborgenster Gedanken werden. Daher ist die Komplexität des Werkes unvermeidlich. Der Maler bewegt sich mit bemerkenswerter Natürlichkeit zwischen verschiedenen Flächen und Ebenen, streng abgesonderten Universen, bis hin zu einem vorher zwischen ihnen unvereinbaren Moment, und sorgt auf der Leinwand für eine Begegnung und einen Dialog. Die endgültige Komposition scheint immer vage, auf der Kippe zwischen Erfolg und Verzicht, aber Visalli gelingt es jedes Mal, die Kontrolle seiner Inspiration wiederzuerlangen und sie unter Beachtung der Regeln des formalen Gleichgewichts wirkungsvoll zu übertragen. Um dieser Magie, die ein Kunstwerk ausmacht, Ausdruck zu verleihen, entwickelt er zeichnerische Erzählungen, die Schritt für Schritt die unendlichen Möglichkeiten einer schöpferischen Vorstellungswelt offenbaren und das eigene Handlungsgerüst nach geregelten Sequenzen gestalten. Seine fantasievollen und unwirklichen, traumhaften Konstruktionen könnten somit die kritische Bewertung verwirren, die ihn als Surrealisten definieren will. Nichts läge ferner. Visalli ist kein Kind noch eine Abwandlung von Breton, er präsentiert uns keine absurde und irreale Vorstellung; im Gegenteil, es ist eine gut strukturierte und gegliederte Wirklichkeit, wenngleich es eine aus dem Geist eines Visionärs geschaffene Wirklichkeit ist. Der Maler steht vor Welten, die aus traumhaften Übertragungen abgeleitet sind, ganz gleich, ob als Ergebnis vom Träumen mit offenen oder geschlossenen Augen, wo er Wahrnehmungen verschiedener Leben und Kosmen erspürt, die sich im Moment ihrer Transformation in Malerei bereits verändert haben. Es ist keine Science-Fiction, es ist Konstruktion und eine Neuauslegung von in seinem Unterbewusstsein vorhandener Momente, Welten, die er streifen und dank des kommunikativen Verständnisses mit dem Betrachter teilen kann. Seine Werke haben eine starke szenische Komponente, und wem sich diese Nachrichten darstellen, muss noch entziffern, welches Skript wohl zwischen den Kulissen aufgeführt wird.

Jenseits der märchen

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Tatsächlich spielt Visalli mit Symbolen und Anspielungen, lebt seine Launen in den Titeln aus, treibt sein vergnügtes Verwechslungsspiel mit den Interpretationskoordinaten von dem, was, mit unschuldigen Augen betrachtet, das Handlungsgeflecht eines Märchens, oder aber, nach einer reiferen und ernüchterten Auslegung, das einer als Wahrheit getarnten Geschichte ist. Die verschiedenen Kompositionsebenen spiegeln sich somit in den unterschiedlichen Stufen einer möglichen Deutung wider und verstärken die ohnehin vielfältigen Suggestionen, die in den Arbeiten gegenwärtig sind. Die zarte Linie, die das Wahre vom Falschen trennt, verliert hier an Bedeutung, umgewandelt in einen wunderbaren Widerhall von Sinfonien, die sich auf der Leinwand verfolgen und bereit sind, die Noten einer geschickt aufeinander abgestimmten Partitur aufzunehmen. Für die Gestaltung seiner Welt verwendet der Maler Ölfarben, die er nach tonalem und atonalem Spiel und ohne Abstufungen aufträgt. In seinen Bildern gibt es keine Schatten: Die Kontraste sind, wenn vorhanden, leichte Unterbrechungen in der vom Gesamtaufbau gebildeten Ansicht; die Farben werden stets voneinander durch feine, weiße Linien getrennt, als wolle Visalli die einzelnen Elemente voneinander trennen, um in seinen farbenfrohen Darstellungen eine Ordnung herzustellen. Der Künstler gibt die vielfältigen Ausdehnungen seines Empfindens mit Natürlichkeit wieder und ermöglicht das, was die Vorstellungswelt in den Bereich des Unmöglichen verbannt, er stößt dabei jede Regel um, zuweilen mit Ironie, zuweilen mit einer finsteren und unheimlichen Dramatik. Aber wie entsteht die Form in der Poesie von Visalli? Eine Sache lässt sich mit Bestimmtheit sagen: Seine Gestalt ist nie vorgefasst noch je ein stilistisches a priori. Es ist eine Form, die in der poetischen und intellektuellen Ausdehnung der Inspiration entsteht und sich dank der durch geheimnisvolle Ideale gebildeten Impulse vom Inneren entfernt und verbreitet. In der Auseinandersetzung mit diesem Meister der Linien und Farben bemerkt man leicht, dass zusammen mit den Märchenmotiven, die in der mitreißenden, mit der Beziehung aus Traum und Wirklichkeit verbundenen Poetik zu entdecken sind, gern auch Anregungen der großen visionären Kunst Nordeuropas auftauchen. So erkennt man, dass auch der beunruhigende Grenzbereich zwischen dem Fehlen und dem Vorhandensein, der zweifellos die Grundlage seiner kreativen Mittel bildet, als eine Schilderung über das Dasein betrachtet werden kann, die beständig auf den Menschen verweist, und wo der Begriff von Gut und Böse in die Negierung oder Bejahung universeller Werte übergeht, jenseits menschlicher oder irdischer Grenzen. Jedes seiner Bilder, das stets beendet und abgeschlossen erscheint, vermittelt aufregende Botschaften, die den außergewöhnlichen figuralen Einfällen des Künstlers bedeutende ethische Hinweise verleihen. Sein bildschöpferisches Empfinden wirkt folglich innerhalb gründlicher Synthesen, geweckt durch eine erhabene Gesinnung, deren Bedeutung längst abhandengekommen zu sein schien. Die Vision beherrscht das Bild und weist jedem Teil seine unverzichtbare Rolle im Ganzen zu.

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Paolo Levi Seguendo il percorso creativo di questo pittore del tutto originale, subito ci si avvede che è maestro di talento, un iniziato quindi, un caposcuola fuori dai canoni Surrealisti dettati da André Breton, non lontano però da quelli collegabili alla rimozione onirica rivelata da Sigmund Freud. Scorrendo l'eterogenea raccolta di soggetti trattati da Francesco Visalli, la prima impressione che si ha è che l’artista subisca una sorta di costrizione a occupare completamente la superficie della tela con il disegno, di cui è un grande e competente amatore, tingendolo poi di cromatismi caleidoscopici, in un autentico turbinio di tonalità. In realtà, la lettura del suo itinerario non è riconducibile semplicisticamente a questo o a quel tipo di percorso. Si tratta piuttosto di una ricerca raffinata, gradevole connubio di intenti espressivi del tutto inediti. Ogni suo quadro è composto intanto da una serie di contrappunti emotivi, da dichiarazioni visive e di rimandi che, traducendosi nell'architettura complessa del dipinto, divengono metafora delle griglie più recondite del pensiero. Per questo la complessità dell’opera è inevitabile. Il pittore si muove con straordinaria naturalezza tra piani e livelli diversi, universi rigidamente separati, e fino a un momento prima inconciliabili tra loro, facendoli incontrare e dialogare sulla tela. La qualità compositiva finale sembra essere sempre sospesa, in bilico tra riuscita e rinuncia, ma Visalli riesce a recuperare ogni volta il controllo della sua ispirazione e a tradurla con efficacia, rispettando le regole dell’equilibrio formale. Per dare voce a questa magia che si fa opera d’arte, egli elabora narrazioni segniche che svelano, tappa dopo tappa, le infinite possibilità di un immaginario fertile, organizzando secondo sequenze ordinate la propria affabulazione. Le sue costruzioni fantasiose e oniriche potrebbero,quindi, confondere il giudizio critico nel definirlo un surrealista. Niente di più errato. Visalli non è un figlio neppure anomalo di Breton, non ci propone un immaginario assurdo e irreale; al contrario, la sua è una realtà ben strutturata e articolata, anche se è la realtà costruita dalla mente di un visionario. Il pittore si pone di fronte a mondi derivati da trascrizioni oniriche, poco importa se frutto di sogni a occhi aperti o chiusi, dove capta sensazioni di vite e di cosmi che, nel momento della loro trasformazione in pittura, sono già altro. La sua non è fantascienza, è costruzione e rivisitazione di attimi esistenti nel suo inconscio, mondi che riesce a sfiorare e a condividere, grazie alla sensibilità comunicativa, con l’osservatore. Le sue opere hanno una forte componente scenografica e a chi scandaglia questi messaggi resta da decifrare quale copione sarà recitato tra le quinte. Visalli infatti gioca con simboli e rimandi, fa capricci con i titoli, si diverte a confondere le coordinate interpretative di quello che può essere l'intreccio di una fiaba, se guardato da occhi innocenti, o invece di una storia camuffata di verità, con un’interpretazione più adulta e disillusa. I diversi livelli della composizione si riflettono così in diversi gradi di possibile interpretazione, amplificando le già molteplici suggestioni presenti nelle opere. La sottile linea che separa il vero dal falso perde qui di significato, trasformata in una meravigliosa eco di sinfonie, che si rincorrono sulla tela pronta ad accogliere le note di uno spartito abilmente orchestrato. Per dare vita a questi suoi mondi il pittore utilizza i colori a olio, che stende secondo giochi tonali e atonali e senza sfumature. Nei suoi quadri

Oltre la fiaba

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non ci sono ombre: i chiaroscuri, se presenti, sono leggerissime intermittenze nella visione composta dell'impianto; i colori sono sempre divisi da sottili linee bianche, come se Visalli volesse separare gli elementi per stabilire un ordine nelle sue variopinte rappresentazioni. Con naturalezza l’artista racconta le variegate estensioni del suo sentire, rendendo possibile ciò che l’immaginazione relega alla sfera dell' impossibile, sovvertendo ogni regola, talvolta con ironia, altre volte con cupa e inquietante drammaticità. Ma quale è la genesi della forma nella poetica di Visalli ? Una cosa si può dire con certezza: la sua forma non è mai precostituita, non è mai un a priori stilistico. È una forma che sorge nel lievitare poetico e intellettuale dell’ispirazione, che si muove e dilata dall’interno, grazie a spinte costituite da idealità arcane. Conversando con questo maestro del segno e del colore, è facile accorgersi che insieme ai motivi fiabeschi, ritrovati attraverso una struggente poetica connessa al rapporto fra sogno e realtà, affiorano volentieri anche sollecitazioni della grande arte visionaria del nord Europa. Così ci si accorge che anche l’inquietante zona di confine tra assenza e presenza, che indubbiamente sta alla base dei suoi modi creativi, può essere affrontata come una narrazione sull’esistenza, che rimanda continuamente all’uomo, e dove la nozione del bene e del male si confonde con la negazione o l’affermazione di valori universali, al di là dei confini umani e terrestri. Ogni suo quadro, che appare sempre chiuso e concluso, trasmette messaggi esaltanti, restituendo alle straordinarie invenzioni figurali dell’artista significativi avvertimenti etici. La sua sensibilità immaginifica si ritrova quindi ad agire entro sintesi approfondite, risvegliata da un elevato sentire, di cui ormai sembrava andato smarrito il significato. La visione governa il quadro e ne significa ogni parte come indispensabile momento della sua unità.

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kuenstler koncepte …ich bin kein Maler …ich bin kein Künstler… ich bin nur ein Werkzeug. Die fertigen Bilder, und die, die hoffentlich noch folgen werden, sind Ausdruck einer tiefen Seele, die mir noch immer verborgen ist und die in völliger Freiheit wirkt, ich leihe ihr lediglich meine Hand. Ein inneres Wesen, von dessen Existenz ich nichts ahnte… plötzlich tauchte es auf, ohne Vorankündigung, ohne Hinweise auf seine Gegenwart, es brach wie ein Vulkan hervor und schmetterte mich nieder. Ich wollte sterben und konnte keinen besseren Tod finden. Ich mache die Gemälde nicht, sie erscheinen. Ich beginne zu zeichnen, ohne zu wissen, wo ich ankommen werde, ich trage die Farben auf, ohne sie auszuwählen… alles offenbart sich mir, manifestiert sich frei und aus reinem Instinkt. Erst wenn ich ein Bild fertiggestellt habe, wird mir das Ergebnis bewusst, ungläubig schaue ich es an und sehe immer eine Überraschung, mache eine neue Entdeckung. Ich habe in meinem Leben noch nie gemalt und hatte es auch nie vor. Ich bin weder auf der Suche noch versuche ich über die Malerei eine Botschaft zu vermitteln… und ich wünschte mir, dass alles so bliebe: frei und bescheiden. Ich könnte wirklich nicht sagen, was genau jedes Gemälde darstellt; instinktiv erschaffen, erahne ich nachträglich, am fertigen Bild die Intuition. Mit aller Freiheit, die ich bei ihrer Gestaltung erlebt habe, hoffe ich, dass der Betrachter, ebenso frei, etwas ganz eigenes finden möge, eine beliebige Empfindung, eine Emotion, um das zu sehen, was er will und sich am meisten wünscht.

parole d’artista …non sono il Pittore…non sono l’Artista…sono semplicemente uno strumento. I quadri realizzati e quelli che spero verranno, sono l’espressione di un’anima profonda a me ancora sconosciuta che opera in assoluta libertà, alla quale ho solo prestato la mano. Uno spirito interiore che non sapevo di avere….è emerso improvvisamente, non mi ha avvisato, non ha dato cenni di presenza, è esploso come un vulcano annientandomi. Volevo morire e non potevo trovare morte migliore. I quadri non li faccio, appaiono. Inizio a disegnare senza sapere dove arriverò, applico i colori senza sceglierli…tutto si rivela a me manifestandosi liberamente e per puro istinto. Solo dopo aver terminato un quadro mi rendo conto del risultato, resto incredulo ed è sempre una sorpresa, una nuova scoperta. Mai ho dipinto in vita mia e mai ho pensato di farlo. Non seguo un percorso di ricerca, tantomeno voglio trasmettere un messaggio attraverso la pittura….e mi auguro che tutto resti tale, cioè libero ed umile. Non saprei dire realmente ogni quadro cosa rappresenta; generato istintivamente, ne intuisco l’ispirazione a posteriori, a quadro finito.

…ein einziger Dank…Dank sei Gott.

Con la libertà che ho vissuto nel farli, spero che chi li guarda, altrettanto liberamente, possa trovarci qualcosa che gli appartiene, una qualsiasi sensazione, un’emozione, vederci quello che vuole e che più desidera. …un solo grazie...grazie a Dio.

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werke | opere Textkritik von | testo critico di Paolo Levi

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01 - osteria öl auf leinwand | olio su tela 42 x 60 - 2009 Osteria ist ein äußerst ausdrucksstarkes Bild. Im Gegensatz zur zeichnerischen Fülle anderer seiner Kompositionen, wartet Visalli hier mit einer fast nüchternen Szene auf, bestehend aus einigen wenigen, wesentlichen Elementen, die sich nach einem präzisen geometrischen Plan auf der Leinwand verteilen, beeindruckende, imposante Ausmaße, die klar die Dominanz der Objekte im sie umgebenden Raum definieren. Ein an einem Tisch sitzender Mann mit einer Flasche und einem vollen Glas bestimmt die Arbeit, die von einer typischen Jazz-Atmosphäre intimer, verrauchter Lokale geprägt ist, in die sich ein einsamer Gast mit seiner inneren Traurigkeit zurückziehen kann und versucht, diese mit Alkohol zu lindern, diesem uralten Mittel, das für viele seelische Leiden verwendet wird, dem stillen und verständnisvollen Gefährten, der fähig ist, ein ebenso starkes wie falsches Gefühl einer vorübergehenden Loslösung von den eigenen Ängsten zu schenken. Der Maler erzeugt einen wirkungsvollen Kontrast zwischen der Gestalt und den Objekten im Vordergrund, die mit Klarheit und absolut scharfen Konturen gezeichnet und das Ergebnis einer sicheren und geübten Hand sind, und dem unbestimmten, in Blautönen gehaltenem Hintergrund, wo der Künstler die deutliche Ansicht der Pinselstriche zulässt. Der Gast hat sich scheinbar komplett von seiner Umgebung gelöst, den einzigen Kontakt nur über die berauschende Flüssigkeit haltend, ein Zustand, der durch das extrem beschränkte Blickfeld verstärkt wird. Das gesamte Umfeld ist unbestimmt und wogend, still und stumm, und lässt den Mann allein mit seinem Schmerz. Auch sein Gesichtsausdruck ist unbestimmt, neutral, Anzeichen einer Loslösung, die zur Verteidigung desjenigen wird, der kein negatives Gefühl angehen kann, es sei denn, indem er es verleugnet, es erstickt und die Hoffnung in ein Morgen verliert, das womöglich ebenso leer und sinnlos wäre wie das auf der Leinwand klar gezeigte Heute.

Osteria è un quadro intensamente espressivo. Qui Visalli, in contrapposizione con la ricchezza segnica di altre sue composizioni, presenta una scena quasi scarna, costituita da pochi elementi essenziali che si dispongono sulla tela costruiti secondo un preciso disegno geometrico, volumi imponenti, maestosi, che definiscono con chiarezza il predominio degli oggetti sullo spazio circostante. Un uomo seduto al tavolo con una bottiglia e un bicchiere pieno dominano l’opera, che si tinge di un’atmosfera tipicamente jazz, fatta di locali intimi e pieni di fumo, dove un avventore solitario può appartarsi con la propria tristezza interiore, cercando di lenirla con l’alcol, antico rimedio adottato per molti mali dell’anima, compagno silenzioso e comprensivo , capace di donare una potente quanto fasulla sensazione di distacco momentaneo dalle proprie angosce. Il pittore crea un efficace contrasto tra la figura e gli oggetti in primo piano, disegnati con chiarezza e contorni assolutamente nitidi, frutto di una mano sicura ed esperta, e lo sfondo indeterminato, nei toni del blu, dove l’artista lascia che si vedano con chiarezza le pennellate. È come se l’avventore del locale si fosse distaccato completamente dall’ambiente circostante, mantenendo un contatto solo con l'inebriante liquido, condizione rafforzata da un ristrettissimo campo visivo. Tutto intorno è indeterminato e fluttuante, silenzioso e muto, lasciando l’uomo solo con il proprio dolore. L’espressione del viso è anch’essa indeterminata, neutra, sintomo di un distacco che diventa la difesa di chi è incapace di affrontare un sentimento negativo se non rinnegandolo, soffocandolo, perdendo la speranza in un domani che probabilmente sarà altrettanto vuoto e privo di significato quanto l’oggi cristallizzato sulla tela.

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02 - le nozze | Hochzeit öl auf leinwand | olio su tela 77 x 69 - 2009 In Le Nozze zeigt Francesco Visalli den Augenblick der Feier der Liebe, die Vereinigung zweier Seelen, die sich vor Freunden und Verwandten das gegenseitige Eheversprechen geben. Die Figuren sind weiterhin nach der spezifischen Form des Künstlers gestaltet, der sie in schwarzen und weißen Farben abbildet und nur bei den Brautleuten eine Ausnahme macht, deren goldene Augen vielleicht die Freude und Emotion des Moments darstellen. Eine dezente und geordnete Menschenmenge folgt der Zeremonie, die bis auf eine kleine Blumendekoration im Hintergrund nüchtern bleibt. Obgleich sich im Kopf, in der kollektiven Phantasie sofort die Vorstellung einer Kirche einstellt, ist der Schauplatz in Wahrheit mit keinem speziellen Glauben verbunden, weder ist derjenige zu sehen, der die Zeremonie durchführt noch sind im Innern des Raums Symbole irgendeines Kultes zugegen. Vor den Fenstern hat sich die Welt in ein Azurblau gefärbt, das anscheinend Heiterkeit und Optimismus vermittelt. Die große Tür im Hintergrund ist vergoldet, vielleicht soll sie von einem Wunsch nach Freude und Wohlstand berichten. Das Rot der Leidenschaft wird in verschiedenen Teilen des Bildes wieder aufgenommen, vom Brautstrauß zu den Anklängen auf dem Fußboden, vor allem aber oben links, wo die Gebäudewand aufbricht, um die Leidenschaft zu versinnbildlichen, die in die Vereinigung der Protagonisten eindringt und diese zusammenschweißt (in den Worten des Künstlers). Der Maler erzählt so einen wesentlichen Moment im Leben des Menschen, mit Anmut und Diskretion, verleiht Ordnung, Gemessenheit und Gleichgewicht in der Definition der Linien und Ausmaße und verteilt gleichwohl die Wirkung der Details, die das beschreiben, was die irrationale und sanguinische Seite der Liebe ausmachen, die Schwäche und dennoch Wirklichkeit der Hoffnungen, die auch mit all ihrer optimistischen Unsicherheit zwei Leben kennzeichnen, die beschließen, ihren Lebensweg gemeinsam zu gehen.

In Le nozze, Francesco Visalli ritrae il momento della celebrazione dell’amore, l’unione tra due anime che di fronte ad amici e familiari si scambiano promesse eterne. Le figure continuano ad essere rappresentate secondo il modulo specifico dell’artista, che le costruisce con i toni del bianco e del nero, facendo eccezione per gli sposi, i cui occhi dorati rappresentano forse la gioia e l’emozione del momento. Una folla discreta e composta segue la funzione che rimane sobria, solo una piccola decorazione floreale appare sullo sfondo. Nonostante nell’immaginario collettivo si crei immediatamente l’idea di una chiesa nella mente, il luogo in realtà non è connotato da nessuna fede in particolare, non si vede infatti chi stia officiando la cerimonia e non sono presenti simboli di nessun culto all’interno dell’ambiente. Fuori dalle finestre il mondo si tinge di un azzurro-blu che sembra trasmettere serenità e ottimismo. La grande porta sullo sfondo è dorata, probabilmente a raccontare un desiderio di gioia e prosperità. Il rosso della passione si insinua in varie parti del quadro, dal bouquet della sposa a richiami sul pavimento, ma soprattutto in alto a sinistra dove la parete dell’edificio si squarcia a simboleggiare la passione che irrompe e salda l’unione tra i protagonisti ( nelle parole dell’autore). Il pittore racconta così uno dei momenti fondamentali della vita dell’uomo, con grazia e discrezione, dando ordine, compostezza ed equilibrio nella definizione delle linee e dei volumi, disseminando tuttavia l’opera di particolari che descrivono quello che è il lato irrazionale e sanguigno dell’amore, la fragilità e tuttavia la realtà delle speranze che caratterizzano, pur con tutta la loro ottimistica incertezza, due vite che decidono di condividere il proprio percorso.

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03 - rimpianto e speranza | bedauern und hoffnung öl auf leinwand | olio su tela 70 x 48 - 2009 In Rimpianto e Speranza öffnet Visalli erneut ein Fenster auf eine innere Reflexion hin und lässt damit den Betrachter an einem Moment des Nachsinnens über die Wechselfälle teilhaben, deren Bewältigung uns das Leben auferlegt. Die im Vordergrund sitzende Gestalt nimmt eine steife und unnatürliche Pose ein, wie unter einem Schmerz gekrümmt, der so tief sitzt, dass er sich jeder Muskelfaser bemächtigt. Auf dem Gesicht eine Träne, um die Qualen des Bedauerns zu versinnbildlichen, die Konsequenzen einer Entscheidung, die keine Möglichkeit mehr für einen Widerruf kennt und, wie es scheint, eine unheilbare Wunde hinter sich herzieht. Hinter ihm drei sich entfernende Gestalten. Weder erkennt man ihre Gesichter noch wird ihre Rolle offenbar und dennoch entscheidet sich der Maler, sie mit einer goldenen Farbe zu versehen und damit den besonderen Wert der Anwesenden zu symbolisieren, die den Protagonisten im Angesicht seines Schicksals allein lassen und ihn schweigend verlassen. In diesem Gemälde taucht eine Botschaft der Hoffnung auf, wie es der Titel bereits andeutet. Wieder einmal übersät Visalli sein Werk mit subtilen Hinweisen, die der Betrachter nur wahrnehmen kann, indem er die Handlung der Komposition sorgfältig liest und sich empathisch von der Ausdruckskraft des Bildes mitreißen lässt. Die Hoffnung liegt tatsächlich im offenen Raum, wie es die Gegenwart eines Baumes andeutet, Metonymie einer Definition des Bestehens, Allegorie eines Zustandes des Lebens, wo sich zwischen dem Laubwerk neue Anreize und neue Quellen des Glücks entdecken lassen. Und so auch die Mauer im Hintergrund, entlang der sich eine Reihe von Durchbrüchen öffnet, die zum Sinnbild für neue Wege wird, die es zu beschreiten gilt. Ohne sich in einem fruchtlosen Selbstmitleid zu verlieren, organisiert Visalli also die malerische Handlung so, dass das die richtige Bedeutung erhält, was ein großes Leid ist, stets jedoch in dem Bewusstsein, dass der Mensch beispiellose Fähigkeiten besitzt, um seinen Weg mit Entschlossenheit fortzusetzen.

In Rimpianto e speranza, Visalli apre nuovamente una finestra su una riflessione interiore, condividendo con l’osservatore un momento di meditazione sulle vicissitudini che la vita ci impone di affrontare. La figura seduta in primo piano assume una posa rigida e innaturale, come ritorta in un dolore così profondo da impadronirsi di ogni fibra muscolare. Sul volto una lacrima, a simboleggiare la sofferenza del rimpianto, le conseguenze di una scelta che non conosce più possibilità di ritrattare e sembra trascinare una ferita insanabile. Alle sue spalle, tre figure si allontano. Non è dato conoscere il loro volto o il loro ruolo e tuttavia il pittore decide di tingerle di un colore dorato, simboleggiando dunque presenze preziose, che lasciano il protagonista solo di fronte al proprio destino, abbandonandolo in silenzio. Affiora in questa tela un messaggio di speranza, come indicato dal titolo. Ancora una volta Visalli dissemina l’opera di indizi sottili, che l’osservatore può cogliere solo leggendo attentamente l'ordito della composizione e lasciandosi coinvolgere empaticamente dall’espressività del quadro. La speranza risiede infatti nello spazio aperto, come indica la presenza di un albero, metonimia di una definizione dell'esistere, allegoria di una condizione del vivere dove tra le fronde si possono scorgere nuovi stimoli e nuove fonti di felicità. Così come il muro sullo sfondo, lungo il quale si apre un susseguirsi di varchi che divengono sinonimo di nuove vie da percorrere. Senza abbandonarsi a un’autocommiserazione sterile, Visalli orchestra dunque la trama pittorica in modo da dare il giusto rilievo a quella che è una grande sofferenza, ma sempre con la consapevolezza che l’uomo ha in se ineguagliabili risorse per proseguire con tenacia sul proprio cammino.

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04 - musicista letterato | gebildeter musiker öl auf leinwand | olio su tela 50 x 70 - 2009 Musicista letterato ist ein Werk, das Visalli der Kunst im weiteren Sinne widmet, eine Art Tribut an denjenigen, der, wie er selbst, eine Ausdrucksform benutzt, um seine Empfindungen aus sich herausströmen zu lassen. Die Hauptfigur ist im Vordergrund dargestellt, gekennzeichnet durch zerzauste Haare, die für einen Musiker nach der kollektiven Vorstellung typisch sind, eine Art von Wiederkehr des Poète maudit, versunken in seiner aus Noten und Melodien erschaffenen Welt. Unter dem Arm einige Texte, weil die Musik vor allem Kultur, Studium, Suche ist. Ein Talent, das in eine Disziplin gelenkt werden muss, deren technische Perfektion sich der Wissenschaftswelt nähert, ohne dabei je seine Poesie einzubüßen. Auf diese Weise erweckt die Hand des Malers die Innenwelt des Musikers zum Leben, umreißt im Hintergrund ein paar Gitarren, hinter denen Unmengen von Noten aufsteigen, über ein Notensystem verstreut, das weich in den Raum fließt, ohne Einschränkungen, und sich in der Luft mit Leichtigkeit befreit. Die kräftigen Farben liegen nebeneinander in von gewundenen Linien begrenzten Feldern angeordnet und beschreiben so die Welt der Musik als etwas Schönes und Befriedigendes, das in der Lage ist, die Seele mit Freude zu erfüllen. Der Musiker ist somit umgeben von einem Wirbel der Elemente, die seine inneren Empfindungen widerspiegeln, wird jedoch von diesen nicht übertönt, vielmehr behält er gelassen die Kontrolle über den Überschwang der Musik, deren innerstes Geheimnis er aufzubewahren scheint, wie ein Dirigent, der , statt das Zusammenspiel von um ihn herum befindlichen Instrumenten zu dirigieren, aus der eigenen Seele schöpft, dem Ort, in dem sich schon die Voraussetzungen finden, um der eigenen Kunst Form zu verleihen. Mit unendlichem Geschick gelingt es Visalli also einmal mehr, wirkungsvoll die äußere/innere Dichotomie auszudrücken und sie in einer durchdachten Synthese von Absichten aufzulösen.

Musicista letterato è un’opera che Visalli dedica all’Arte intesa in senso lato, una sorta di tributo a chi, come lui, utilizza una forma espressiva per effondere la propria sensibilità. Il protagonista è ritratto in primo piano, caratterizzato da una capigliatura spettinata, propria di una figura di musicista, che appartiene all’immaginario collettivo, una sorta di rivisitazione del poeta maledetto, assorto nel suo mondo costruito da spartiti e melodie. Sotto il braccio alcuni testi, perchè la musica è prima di tutto cultura, apprendimento, ricerca. Un talento che ha bisogno di essere incanalato in una disciplina la cui perfezione tecnica si avvicina al mondo della scienza, senta tuttavia perdere mai la propria poesia. Così la mano del pittore dà vita al mondo interiore del musicista, delineando sullo sfondo alcune chitarre dietro le quali si agitano una miriade di note sparse lungo un pentagramma, che fluisce morbido nello spazio, senza restrizioni, liberandosi nell’aria con leggerezza. I cromatismi vivaci si giustappongono disposti in campiture delimitate da linee sinuose, a descrivere il mondo della musica come qualcosa di bello e appagante, capace di riempire l’anima di gioia. Il musicista è così avvolto in un turbinio di elementi che rispecchiano la propria sensibilità interiore, ma da questi non è sopraffatto, mantiene invece sereno il controllo dell’esuberanza della musica di cui sembra trattenere l’intimo segreto, proprio come un direttore d’orchestra che anzichè dirigere un insieme di strumenti esterni da se, attinge alla propria anima, luogo in cui si trovano già i presupposti per dare forma alla propria arte. Con infinita abilità dunque, Visalli riesce ancora una volta a esprimere con efficacia la dicotomia esterno/interno, risolvendola in una raffinata sintesi d'intenti.

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05 - poeta errante | fahrender poet öl auf leinwand | olio su tela 50 x 70 - 2009 Ein tiefer Lyrismus löst sich auf der Oberfläche des Gemäldes des Poeta Errante auf, diesem wiederkehrenden etymologischen Bezug im Bereich der Literatur. Der von Visalli dargestellte Poet befindet sich in einer unbestimmten Umgebung, in der sich Fragmente der Wirklichkeit zeigen, während andere gerade erst evoziert werden. Zu seiner Linken steht ein orangefarbener Baum, dessen gekrümmte Äste vom Wind gerüttelt werden, der, den Bildaufbau überquerend, den Schal des Poeten selbst hochwirbelt, wodurch auch er von diesem geheimnisvollen Unwetter umgeben wird, der einen inneren Wirbelsturm zu offenbaren scheint. Der Nachthimmel beherrscht die Komposition, erhellt von einer Unmenge von Sternen, die den Künstler auf seiner Reise begleiten. Der von Visalli gewählte Bildausschnitt lässt in diesem Fall unweigerlich an einige Verse aus der Dichtung Ma bohème von Arthur Rimbaud denken [...] Mon auberge était à la Grande-Ourse. Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou [...]. Der Dichter ist allein, nachts auf Reisen, nah bei sich selbst, als würde er sich vor den Wetterunbilden schützen, auf der Suche nach einer Eingebung, die vielleicht bereits in seinem Herzen keimt, versunken in einem rätselhaften Ausdruck. Seine Gestalt wird von dunklen Farbtönen bestimmt, die mit dem rot und orange flammenden Hintergrund kontrastieren und sich auch von der beruhigenden Gegenwart eines intensiven Hellblaus abheben. In diesem Werk breitet Visalli, der längst äußerst gelassen mit dem Gebrauch von Kontrasten umgeht, die Hintergrundfarben flach aus, ohne jegliche farbliche Abstufungen, und verstärkt weiter das Erscheinungsbild und damit die Ausdruckskraft des Bildes. Diese Atmosphäre ohne Raum-Zeit-Koordinaten könnte jeder beliebige Ort oder Nicht-Ort sein, eine reale Umgebung oder eine Traumdimension, ein Geisteszustand, der in der Lage ist, die tiefsten Gemütsregungen wahrzunehmen.

Un profondo lirismo si stempera sulla superficie del dipinto Poeta Errante, referente etimologico ricorrente in ambito letterario. Il poeta disegnato da Visalli è sospeso in un ambiente indefinito, in cui affiorano brandelli di realtà mentre altri sono appena evocati. Alla sua sinistra un albero si tinge di arancione e lascia che i propri rami adunchi siano scossi dal vento, che attraversando la composizione solleva la sciarpa del poeta stesso, avvolto anche lui in questa tempesta misteriosa, che sembra svelare un turbinio interiore. Un cielo notturno sovrasta la composizione, illuminato da una miriade di stelle che accompagnano l’artista nel suo viaggio. L’inquadratura scelta da Visalli non può in questo caso non riportare alla mente alcuni versi della poesia Ma bohème di Arthur Rimbaud [...] Mon auberge était à la Grande-Ourse. Mes étoiles au ciel avaient un doux froufrou [...]. Il poeta è solo, in viaggio nella notte, stretto in se stesso come per difendersi dalle intemperie, alla ricerca di un’ispirazione che forse sta già germogliando nel suo animo, assorto in un’espressione enigmatica. La sua figura è definita da tonalità scure, in contrasto con lo sfondo che si accende di rosso e arancio ma anche della rassicurante presenza di un intenso azzurro. In quest’opera Visalli, che già fa abitualmente un uso molto pacato del chiaroscuro, stende le campiture piatte, senza alcuna variazione tonale, per aumentare ulteriormente l’impatto visivo e dunque l’espressività del dipinto. Questa atmosfera priva di coordinate spazio-temporali, potrebbe essere un qualsiasi luogo o non luogo, contesto reale o dimensione dell'onirico, condizione mentale che riesce a percepire i più profondi rintocchi dell'animo.

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06 - colazione da tiffany | frühstück bei tiffany öl auf leinwand | olio su tela 120 x 83 - 2009 In Colazione da Tiffany setzt sich Visalli malerisch mit einem großartigen Filmklassiker auseinander. Die elegante Atmosphäre des Films setzt sich im Bild mit der Wahl der Farben fort, mit dem Vorherrschen von Violett und Gold, die das Bild mit einer äußersten Feinheit umhüllen. Allerdings genügt ein etwas aufmerksamerer Blick, um zu erkennen, dass der Titel nur als Deckmantel dient, um Eindrücke von Traum und Reichtum zu erwecken, während die im Gemälde beschriebene Wirklichkeit ganz anders aussieht. Hinter den Glasscheiben sind die Umrisse von Passanten zu sehen, die von außen eine Welt betrachten, der sie gern angehören würden, ohne sich dabei klar zu machen, wie leer und traurig dieses Universum in Wahrheit ist. Die Hauptfigur sitzt rauchend an einem Tisch, der Stuhl neben ihr ist als Sinnbild ihrer inneren Einsamkeit leer. Das unvergessliche schwarze Etuikleid, in das der Künstler seine Holly kleidet, wird der Schutzwall eines Lebensstils, der trotz all seiner Klasse keine Gefühle echter Herzensfreude schenken kann. Der Kult des Materiellen, des Ästhetizismus zum Selbstzweck, wird hier heftig kritisiert und die ihm zugrundeliegende, unüberwindliche Leere wird bloßgelegt. Rechts zwei weibliche Gestalten, die nach der Absicht des Malers die beiden primären inneren Triebe verkörpern: „Sein“ und „Haben“, die die Protagonistin als Mitwisserin betrachten, die neue Identität, der es offenbar nicht gelungen ist, sie in ihrem Innern konstruktiv miteinander zu verbinden. Und wenn Audrey Hepburn im Film mit Bezug auf das famose Juweliergeschäft Tiffany sagt: „Dort kann einem nichts Schlimmes zustoßen, nicht bei diesen freundlichen Herren in ihren schönen Anzügen und diesem wunderbaren Geruch nach Silber und Krokodillederbrieftaschen“, scheint Visalli diese Behauptung Lügen zu strafen, indem er im Gegenteil das aufzeigt, was eine „prächtige“ Absonderung vom Glück und Teilen ist, eine Absonderung, die von etwas Prächtigem nur den formalen Aspekt besitzt. In Colazione da Tiffany, Visalli rivisita in pittura un grande classico cinematografico. L’eleganza delle atmosfere del film è rintracciabile nelle scelte cromatiche, con il predominare del viola e dell’oro che avvolgono la composizione di una estrema raffinatezza. Tuttavia, basta uno sguardo più attento per scorgere come il titolo sia un pretesto per suscitare idee di sogno e ricchezza, mentre la realtà descritta dal quadro sia ben diversa. Dietro le vetrate, appaiono le sagome di passanti che scrutano dal di fuori un mondo a cui vorrebbero appartenere, senza rendersi conto di quanto questo sia un universo vuoto e triste. La protagonista siede a un tavolo, fumando accanto ad una sedia vuota, sinonimo della propria solitudine interiore. L’indimenticabile tubino nero con cui l’artista veste la propria Holly diventa il baluardo di uno stile di vita che, pur con tutta la sua classe, non riesce a regalare sensazioni di autentica gioia all’animo. Il culto del materiale, dell’estetismo fine a se stesso, è qui criticato con veemenza, mettendo a nudo il vuoto incolmabile ad esso sotteso. Sulla destra, due figure femminili, rappresentano, secondo l’intenzione del pittore, le due primarie pulsioni interiori: “essere” e “avere”, che guardano complici la protagonista, identità nuova che sembra non essere riuscita a coniugarle in maniera costruttiva all’interno di sè. Così, se nel film Audrey Hepburn recitava, riferendosi alla favolosa gioielleria Tiffany: “Non ci può capitare nulla di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d'argento e di portafogli di coccodrillo”, Visalli sembra smentire questa affermazione, mostrando al contrario quello che è uno “splendido” isolamento dalla felicità e dalla condivisione, un isolamento che di splendido ha solo l’aspetto formale.

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07 - paesaggio 1 - il borgo | landschaft 1 - das dorf öl auf leinwand | olio su tela 397 x 40 - 2009 Für Il borgo verfolgt Visalli einen kompositorischen Aufbau, der sich horizontal entfaltet und damit die räumliche Ausdehnung der Landschaft und des kleinen vom Künstler dargestellten Dörfchens unterstreicht. Die Farben verstärken noch die interessante Analogie zwischen real und irreal: Die rötlichen Häuser mit den blauen Dächern verteilen sich entlang der Ufer eines Flusses, der sich ruhig zu einem in Grüntönen gefärbten Himmel hin erstreckt, beherrscht vom leichten Rauschen sich verfolgender Flügelschläge. Die Landschaft Visallis ist üppig und vielfältig, es gibt hier Windmühlen, violette Bäume mit dünnen Ästen und Strukturen, die scheinbar felsige Ansammlungen im Wasser sind. Die Lebhaftigkeit der Farben vermittelt einen heiteren und unbeschwerten Ort, an dem das Leben Tag für Tag langsam dahinfließt. Visalli gönnt sich einige fantasievolle Freiheiten bei der Konstruktion der Häuser mit ihrer komplexen Architektur, die näher an der Arbeit eines einfallsreichen Designers sind, als eine Ähnlichkeit zu den charakteristischen Häuschen aufzuweisen, die man in einem alten Dorf erwarten würde anzutreffen. Einmal mehr überrascht der Künstler den Betrachter mit der Behauptung, alles sei das Gegenteil von allem, er vermischt Wirklichkeit und Fantasie mit derartigem Geschick, dass man das anzuzweifeln beginnt, was tatsächlich zur Realität gehört. An den Rändern der Komposition finden sich zudem weitere Elemente, die eine entfremdende Wirkung erzeugen. Am Rand der dargestellten Ortschaft sind tatsächlich einige menschliche Figuren mit einem sonderbaren Aussehen zu sehen, sie tragen goldene Kleidung und bizarre Hüten und erinnern ein wenig an Magritte‘sche Motive, ohne jedoch die Grenze zu einem solch erklärten Surrealismus zu überschreiten. Wer sind diese Leute? Welchen Bezug haben sie zum Rest der Komposition? Schwierig, sie sich als die Bewohner der kleinen Ortschaft vorzustellen; vielleicht sind es Künstler oder Ästheten, die gemeinsam mit dem Betrachter den Anblick der vom Maler geschaffenen Landschaft genießen. Per Il borgo, Visalli segue un impianto compositivo che si sviluppa in orizzontale, andando a enfatizzare l’estensione del paesaggio e del piccolo centro abitato descritto dall’artista. I colori rafforzano ancora l'interessante analogia tra reale e irreale: le case rossastre con i tetti blu si dispongono sulle rive di un fiume che si distende tranquillo a incontrare un cielo dalle tonalità verdi, sovrastato dal fruscio leggero di un rincorrersi di piume. Il paesaggio di Visalli è ricco e vario, vi si trovano mulini a vento, alberi violetti con rami sottili, strutture che sembrano assemblaggi rocciosi nell’acqua. La vivacità dei toni racconta un luogo allegro e sereno, dove la vita scorre tranquilla un giorno dopo l’altro. Visalli si concede alcune licenze d’immaginazione nella costruzione delle case che presentano architetture complesse, più vicine all’operato di un estroso designer che non simili alle tipiche casette che ci si aspetterebbe di incontrare in un antico borgo. Ancora una volta l’artista sorprende l’osservatore affermando tutto e il contrario di tutto, mescolando realtà e fantasia con tanta abilità che si arriva a dubitare di ciò che sia veramente pertinente al reale. Ai margini della composizione si trovano poi ulteriori elementi che producono un effetto di straniamento. Delimitano infatti i confini del paesino una serie di figure umane dall’aspetto curioso, vestite d’oro e con bizzarri cappelli che ricordano un po’ alcuni soggetti alla Magritte senza tuttavia sconfinare in un surrealismo così dichiarato. Chi sono questi personaggi? Come si collocano in relazione al resto della composizione? Sarebbe difficile immaginare che possano essere gli abitanti del piccolo borgo, forse sono artisti o esteti che insieme all’osservatore godono della vista del paesaggio creato dal pittore.

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08 - rimembranze | erinnerungen öl auf leinwand | olio su tela 120 x 85 - 2009 Im Werk Rimembranze berührt Francesco Visalli leicht dichterische Projektionen. Eine Gestalt im Vordergrund, Hauptfigur der Darstellung, wird von gekrümmter Architektur umgeben, die in ihrer Anlage an die großen neolithischen Stätten erinnert und damit das Mysterium der Komposition in seiner Funktion als Bindeglied zwischen der irdischen Welt und dem spirituellen Zustand erhöht. Die Definition der Struktur zeigt keine Merkmale einer monolithischen Festigkeit, in ihr öffnen sich Spalten und vor allem Türen in verschiedenen Formen, wie Fenster zum kollektiven Unbewussten, von denen jede zu einem Durchgang wird, der jeweils zu einer anderen Erinnerung, zu einer besonderen Empfindung führt. Die kreisförmige Begrenzung des Raumes ist hier wesentlich, um zum Ausdruck zu bringen, wie im Leben alles miteinander verbunden ist, die Seele und die Erfahrung, in einer einzigen universalen Dimension, in der sich der Einzelne einfügt und die Geschichte mit seiner Subjektivität bereichert, jedoch gleichfalls von den Erfahrungen vergangener Generationen zehrt, die den Lauf der Nachwelt beeinflussen. Die Person, die Visalli ins Innere dieser visionären Kulisse stellt, empfängt somit Signale aus dem Universum, wird sich aber auch der eigenen Existenz bewusst, in einem beständigen Austausch zwischen Vergangenheit und Gegenwart, wo die Farben, die Gefühle, die Umgebungen und Düfte zu wesentlichen Spuren werden, um die eigene Identität zu erhalten. Ein dunkelblauer Himmel beherrscht diesen magischen Ort. Ihn bedecken keine Himmelskörper sondern Blüten, ähnlich denen von Sonnenblumen, die untereinander mit dünnen Linien verbunden sind und damit in aller Klarheit an Dendriten erinnern, die die Neuronen in unserem Nervensystem verbinden. Eine weitere Metapher für Verbindung nimmt folglich in der Intuition Visallis Form an und wird zu einer fantastischen und unwirklichen Vision, in der es angenehm ist, sich fallen und sich von der eigenen Erinnerung in aller Freiheit davontragen zu lassen. Nell’opera Rimembranze, Francesco Visalli lambisce toccanti proiezioni poetiche. Una figura in primo piano, protagonista della visione, si trova circondata da un’architettura curva, che ricorda nella propria disposizione i grandi siti neolitici, accrescendo in questo modo il mistero della composizione, nella sua funzione di collegamento tra mondo terreno e condizione spirituale. La definizione della struttura non presenta caratteristiche di compattezza monolitica, in essa si aprono crepe ma soprattutto porte dalle forme eterogenee, come finestre sull’inconscio collettivo, che diventano ognuna il tramite per accedere a un ricordo diverso, a una sensazione peculiare. La limitazione circolare dello spazio è qui fondamentale per esprimere come nella vita tutto sia collegato, anima ed esperienza, in un’unica dimensione universale dove il singolo si inserisce arricchendo la storia con la propria soggettività ma nutrendosi anche delle esperienze delle generazioni precedenti che influenzano il percorso dei posteri. Il personaggio che Visalli pone all’interno di questa ambientazione visionaria si trova così a ricevere segnali dall’universo ma anche a ricordare la propria esistenza, in uno scambio continuo tra passato e presente, dove i colori, i sentimenti, gli ambienti e i profumi diventano tracce fondamentali per reperire la propria identità. Un cielo blu scuro sovrasta questo luogo magico. Ad attraversarlo non sono corpi celesti quanto fiori simili a girasoli, collegati uno all’altro da linee sottili, richiamando con chiarezza i dendriti che collegano i neuroni nel nostro sistema nervoso. Un’ulteriore metafora di collegamento prende dunque forma nell’intuito di Visalli, regalando una visione fantastica e onirica in cui è piacevole perdersi e lasciar viaggiare liberamente la propria memoria.

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09/0 - doppiezza | doppelzüngigkeit öl auf leinwand | olio su tela 49 x 60 - 2009 Doppiezza ist eine Arbeit von starker emotionaler Intensität. In der Definition der kompositorischen Anlage wohnt die Dichotomie, die in jedem menschlichen Geist vorhanden ist, hin- und hergerissen zwischen der Fürsorge gegenüber anderen, als von den Regeln einer jeden Zivilgesellschaft vorgeschriebene Pflicht, und dem Wunsch nach der Zufriedenheit des Selbst, im Gegensatz zu den Erwartungen und Wünschen anderer. In der Tat wird das Gemälde von einem Gesicht dominiert, das in zwei Hälften geteilt ist; eine Hälfte ist heiter und gelassen, der Oberkörper ist von aufeinanderfolgenden, feinen runden Linien überzogen, die ohne Unterbrechung ineinander übergehen, während im Hintergrund eine leichte Durchdringung zwischen Gelb und Ocker in einzelnen Farbfeldern wahrnehmbar ist. Das Gesicht der anderen Hälfte ist hingegen dunkel und verzerrt, scheinbar in einer Grimasse aus Zorn und Schmerz, einer von Frustration verbitterten Physiognomie. Der Körper zerspringt in ineinandergreifende, ungleichmäßige geometrische Profile, von Brüchen und Kanten markiert, die eine deutliche Erklärung einer inneren Notlage sind. Auch der Hintergrund zersplittert dramatisch in spitzen Linien, Fragmente einer zerrissenen Seele. Die Farbauswahl des Künstlers entspricht auf beeindruckende Weise der inspirierenden Aussage des Werkes. Die Farben wechseln innerhalb weicher Töne in der heiteren Bildhälfte, während sie sich in der von Spannung verunstalteten Hälfte verfinstern und verhärten, mit einer starken und verzehrenden Vorherrschaft von Schwarz. Ohne auf eine ebenso heuchlerische wie überflüssige Feinfühligkeit zurückzugreifen, stellt Visalli den Betrachter direkt vor das, was die Quelle vielen Unglücks ist: Das irrationale Verlangen, dem Nächsten gefällig zu sein und die eigenen Bedürfnisse dabei zu vergessen. In Doppiezza zerreißen lautstark die Masken, die jeder auf seiner alltäglichen Bühne trägt und überlassen dem Betrachter die Aufgabe, sich mutig und ehrlich seiner eigenen, viel zu oft überhörten, inneren Stimme zuzuwenden. Doppiezza è un’opera di forte intensità emotiva. Nella definizione dell'impianto compositivo abita la dicotomia presente in ogni spirito umano, sospeso tra la cura dell’altro, come imposto dalle regole di ogni società civile e il desiderio di soddisfazione del sè, in contrapposizione alle aspettative e desideri altrui. Domina infatti il quadro un volto diviso a metà; una parte è serena e composta, il busto è tratteggiato nel succedersi di delicate linee circolari, che fluiscono senza interruzioni mentre lo sfondo si gioca su una leggera compenetrazione tra il giallo e l’ocra, che si dispongono in campiture compostamente declinate. Nell’altra parte invece il volto si fa scuro e contratto in quella che sembra essere una smorfia di rabbia e dolore, una fisionomia incattivita dalla frustrazione. Il corpo si frantuma in incastri di profili geometrici irregolari segnati da spigoli e cesure quali esplicita dichiarazione di un disagio interiore. Anche lo sfondo si sgretola drammaticamente in linee appuntite, frammenti di un’anima dilaniata. Le scelte cromatiche dell’artista rispondono efficacemente al messaggio ispiratore dell’opera. Le tonalità si alternano morbide nella parte serena del quadro mentre le stesse si incupiscono e inaridiscono nella parte devastata dalla tensione, con un forte e struggente predominio del nero. Senza ricorrere a una delicatezza tanto ipocrita quanto inutile, Visalli pone chiaramente l’osservatore di fronte a quella che è la sorgente di tanta infelicità: l’irrazionale desiderio di compiacere il prossimo, dimenticando le proprie necessità. In Doppiezza, le maschere che ognuno indossa nel proprio teatro quotidiano si lacerano rumorosamente, lasciando all’osservatore il compito di affrontare con coraggio ed onestà la propria, troppo spesso ignorata, voce interiore.

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09/1 - essa | diese öl auf leinwand | olio su tela 50 x 75 - 2011 In der ikonografischen Definition von Essa verfolgt Francesco Visalli seine malerischen Nachforschungen, die er weiblichen Bildnissen mit geheimnisvollen Eigenheiten widmet, die in diesem Bild noch entschiedener als in anderen Gemälden auftauchen. Die weibliche Konnotation des in diesem Bild dargestellten Motivs wird tatsächlich nur durch den Titel suggeriert, während das Bild selbst jede geschlechtliche Definition offen lässt. Es ist eine geheimnisvolle Person, die teilweise geteilt erscheint; dies ist der Fall beim Haar, kurz und dunkel im Vordergrund, aber lang und rötlich dahinter, ein Detail, das der Betrachter verwundert erforscht und nicht zu deuten weiß. So ist es auch bei der Stellung der Schultern, die auf verschiedene Achsen gesetzt eine Bewegung andeuten könnten, vielmehr jedoch mit der statischen Festlegung der Formen aufeinandertreffen. Der halbe Oberkörper wird durch eindrucksvolle Ausmaße definiert, die mit dem langen und schmächtigen Hals kontrastieren. Während die Figur im Wesentlichen im Einklang mit der von Visalli getroffenen Farbwahl steht, löst sich der Hintergrund in Pastelltönen auf, die für die Arbeiten des Künstlers ungewöhnlich sind. Die wiederkehrenden Voluten strahlen in ihren blassen Farben ein ätherisches und diffuses Licht aus, ein Anklang an die Spiritualität, an den Seelenfrieden, der in der Einkehr seine innere Kraft findet und sie nach außen abgibt. Dieses Gefühl des ruhigen Wohlbefindens spiegelt sich im Antlitz der Protagonistin wider, das sich dem Betrachter in einem dezenten Lächeln öffnet. Der olivfarbene Teint erzeugt einen weiteren Gegensatz. Sollte die abgebildete Gestalt tatsächlich ein Motiv mit entschieden spirituellen Eigenschaften sein, würde die kollektive Vorstellungswelt anstelle dieses mediterranen einen blassen Teint erwarten. Einmal mehr überlässt es Visalli dem Betrachter, sich zu bemühen, die verborgenen Geheimnisse des Bildes zu lüften, bevor sie es definitiv aufgeben und sich mit Natürlichkeit von den instinktiven und uranfänglichen Gefühlen treiben lassen, die der Maler wirkungsvoll wiederzugeben versteht. Nella definizione iconografica di Essa, Francesco Visalli prosegue la sua indagine pittorica dedicata ai ritratti femminili dai caratteri enigmatici, che in questa tela emergono con maggiore decisione rispetto ad altre opere. La connotazione femminile del soggetto ritratto nel dipinto infatti, viene suggerita soltanto dal titolo mentre il quadro lascia sospesa ogni definizione di genere. È un soggetto misterioso, che appare a tratti sdoppiato; è questo il caso delle chiome, corte e scure in primo piano ma lunghe e rossastre posteriormente, dettaglio che l’osservatore scruta stupito e non sa decifrare. Così come la postura delle spalle, che poste su assi differenti potrebbero suggerire un movimento ma si scontrano con la statica definizione delle forme. Il mezzo busto è definito da volumi imponenti, in contrasto con il collo lungo ed esile. Se la figura rispetta sostanzialmente le scelte cromatiche decise di Visalli, lo sfondo si risolve in tonalità pastello che sono inusuali al lavoro dell’artista. Le ricorrenti volute, accogliendo colori pallidi, emanano una luce eterea e soffusa, un richiamo alla spiritualità, alla pace dell’anima che nel raccoglimento trova la sua forza interiore e la irradia all’esterno. Questa sensazione di quieto benessere si riflette nel volto della protagonista, che si apre in un sorriso discreto. L’incarnato olivastro genera una ulteriore contraddizione. Se è vero che la figura ritratta è un soggetto dalle caratteristiche decisamente spirituali, l’immaginario collettivo si aspetta una carnagione pallida anzichè mediterranea. Ancora una volta, Visalli lascia che l’osservatore si impegni a svelare i segreti nascosti che abitano la tela, prima di arrendersi definitivamente e lasciarsi trasportare con naturalezza da sensazioni istintive e primordiali che il pittore sa sintetizzare con efficacia.

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09/3 - lei | sie öl auf leinwand | olio su tela 50 x 70 - 2011 In Lei zollt Francesco Visalli einen Tribut an das weibliche Universum. Die abgebildete Gestalt präsentiert tatsächlich diese Merkmale von Schönheit und Eitelkeit, die dem Frausein eigen sind. Die Haarpracht ist in einem leidenschaftlichen Rot gehalten und über die Haarsträhnen verstreut, scheinbar mit Edelsteinen geschmückt, was an die Frisur einer mittelalterlichen Heldin erinnert, die in einem modernem Stil porträtiert wurde. Das Gesicht der Protagonistin, obgleich es in seinen Zügen nur stilisiert ist, ist in einem Ausdruck festgehalten, der gleichzeitig erstaunt und entgeistert erscheint, beinahe eine Miene stolzer Distanz, eine aristokratische Überlegenheit, die zur gleichen Zeit in ihrer Koketterie auf belastende Weise verführerisch wirkt. Die Figur ist dünn und ätherisch, mit schroffen Linien definiert und von geometrischer Eingebung, häufig wiederkehrende Hinweise auf die Bildsprache Visallis. Die kräftigen Farben, die die Haare und den Oberkörper der Hauptfigur beschreiben, heben sich deutlich vom unbestimmten Hintergrund ab, der von warmen und beruhigenden Erdfarben beschrieben wird, die weich fließend einem vertikalen Bildlauf folgen und dabei die absolute Hauptrolle des Werkes bei der Frau belassen, eine Rolle, auf die sie selbst offenbar entschieden Anspruch erhebt. Hier beschreibt Visalli mit seiner Poetik voller unergründlicher Zeichen eine weibliche Gestalt, elegant in ihrem stolzen Auftreten, eine Frau von Klasse, die in ihrer Würde zu betören vermag, und angesichts der der Betrachter nicht umhin kommt, darüber mit Bedauern erfüllt zu sinnieren, wie selten es heutzutage vorkommen mag, einem solchen wie von der Hand des Malers geschilderten Frauentyp zu begegnen. Verzückt hält man inne, um sie zu betrachten, fast hofft man, dass ihre Lippen melodische Worte formen, Töne von mitreißendem Zauber, erhaben in einer „anderen“ Dimension, die nur wenige Auserwählte wahrnehmen können. In Lei Francesco Visalli realizza un tributo all’universo femminile. La figura ritratta presenta infatti quelle caratteristiche di bellezza e vanità proprie dell'essere donna. Le chiome fluenti si tingono di un rosso passionale, decorate da quelle che sembrano essere gemme disseminate lungo le ciocche, richiamando l’acconciatura di un’eroina medievale ritratta secondo un gusto contemporaneo. Il volto della protagonista, pur se solo stilizzato nei lineamenti, è colto in una posa che appare allo stesso tempo stupita e attonita, quasi un atteggiamento di altezzoso distacco, una superiorità aristocratica, che allo stesso tempo diviene imbarazzatamente affascinante nella sua civetteria. La figura è esile ed eterea, definita dalle linee spigolose e di ispirazione geometrica, referenti ricorrenti al linguaggio pittorico di Visalli. Le tonalità decise che definiscono i capelli e il busto della protagonista, si stagliano con decisione contro uno sfondo indeterminato, descritto da tonalità proprie del terreno, calde e rassicuranti che fluiscono morbide seguendo uno scorrere verticale, lasciando alla donna il ruolo di assoluta protagonista dell'opera, un ruolo che lei stessa sembra rivendicare con decisione. Qui Visalli, con la sua poetica fitta di segni indecifrabili, descrive una figura femminile elegante nel suo altezzoso presentarsi, una donna di classe, che nella sua fierezza è capace di sedurre e di fronte alla quale l’osservatore non può fare a meno di pensare con rammarico a quanto raro sia incontrare oggi un tipo di donna quale quella descritta dalla mano del pittore. Ci si ferma estasiati ad osservarla, quasi in attesa che le sue labbra pronuncino parole di vocazione melodica, note di coinvolgente suggestione, sospese in una dimensione “altra” che solo pochi eletti possono percepire.

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09/4 - colei | diejenige öl auf leinwand | olio su tela 50 x 70 - 2011 Colei ist eine dezente Arbeit von faszinierender Lyrik, in der sich die Züge einer unbekannten Frau behaupten, von der nur das Profil zu erahnen ist. Es spielt keine Rolle, ob diese Gestalt real oder vielmehr eine geistige Projektion ist. Das eigentlich Erstaunliche ist die Fähigkeit des Künstlers, unter Verwendung des ausdrucksvollen Wertes weniger wesentlicher Linien, eine Vielzahl von Emotionen auf die Leinwand zu bannen. Von den nur stilisierten Gesichtszügen gehen gleichzeitig eine Erregung und Leichtigkeit aus, die in eine unbegreifliche, in gewisser Weise an die weiblichen Figuren von Modigliani erinnernde Schwermut führen. Diese Melancholie bleibt jedoch nicht erstarrt in einer eisigen Unerschütterlichkeit, sie verwandelt sich hingegen in eine Sanftheit, die sich in die Atmosphäre des Bildes ausbreitet. In der rechten Gesichtshälfte zersetzt sich der Teint in ein geheimnisvolles Zeichenmosaik, vielleicht eine vage Narbe, ein körperliches Gebrechen, das auch ein seelisches Leid zum Ausdruck bringen kann. Das violette, fast purpurne Haar umspielt weich das Gesicht der Hauptfigur und liegt nicht nur sanft auf der Schulter auf, sondern umhüllt auch wie in einer Umarmung den Hals der Frau. Der Hintergrund bleibt unbestimmt, abfallend in heiteren Grüntönen und in Module geometrischer Herkunft unterteilt, die der Poetik Visallis vertraut sind. Das Gemälde ist von Schweigen umhüllt, voller geheimnisvoller Kontrapunkte, in die man sich gern verliert, um die geheimnisvolle Bedeutungsherkunft zu entschlüsseln. Frau: Freundin, Geliebte, Muse... es ist nicht wichtig zu wissen, wem dieses Gesicht gehört, aber wichtig, die emotionale Essenz zu erfassen, sich selbst von der physiognomischen Skizze umfangen zu lassen, die die Hand des Malers geschickt entworfen hat, in einem faszinierenden Zeichengleichgewicht, das sich zwanglos zwischen schroffen Abweichungen und gewundenen Reflexionen bewegt. Colei è un’opera soffusa di intrigante lirismo, in cui si affermano le sembianze di una donna sconosciuta, di cui è solamente possibile immaginare i profili. Poco importa se questa figura sia reale o piuttosto una proiezione spirituale. Ciò che è sorprendente è la capacità dell’artista di convogliare una miriade di emozioni sulla tela ricorrendo al valore espressivo di poche linee essenziali. Dai tratti solamente stilizzati del volto emergono contemporaneamente palpito e leggerezza, convogliate in una inafferrabile malinconia che richiama in qualche modo le figure femminili di Modigliani. Questa malinconia però non resta cristallizzata in un’algida imperturbabilità, si trasforma al contrario in una dolcezza che si diffonde nell'atmosfera del quadro. Sul lato destro del viso, l’incarnato si scompone in un misterioso mosaico segnico, forse una cicatrice lontana, un difetto fisico che può anche rappresentare un disagio dell’anima. Le chiome circondano morbide il viso della protagonista, tingendosi di un viola tendente al porpora, che non solo si poggia con delicatezza sulle spalle ma avvolge anche il collo della donna, come in un abbraccio. Lo sfondo resta indeterminato, declinato in serene tonalità di verde e suddiviso in moduli di derivazione geometrica, familiari alla poetica di Visalli. Il dipinto è avvolto dal silenzio, ricco di contrappunti enigmatici in cui è piacevole perdersi per decifrarne l'arcana origine di significato. Donna: amica, amante, musa... non è importante sapere a chi appartenga questo volto quanto coglierne l’emozionante essenza, lasciandosi a propria volta avvolgere dal tratteggiamento fisionomico, che la mano del pittore ha disegnato con abilità, in un affascinante equilibrio del segno, che si muove con disinvoltura tra declinazione spigolose e riflessioni sinuose.

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10/0 - visioni 1 - isola del tesoro | visionen 1 - die schatzinsel öl auf leinwand | olio su tela 120 x 85 - 2009 In Isola del tesoro versucht sich Visalli weiter in Perspektiven und Räumen und drängt den Betrachter, jeden einzelnen Teil des Bildes zu erkunden, um die verschiedenen Bereiche zueinander in Beziehung zu setzen. Ein Spiel zwischen irreführenden Andeutungen, geheimnisvollen Hinweisen und Symbolen, die scheinbar zugleich Interpretationsschlüssel und -täuschung sind. Die großzügigen und flachen Farbflächen verleihen dem Gemälde eine Art von Starre, die den Eindruck vermittelt, als wolle sie in der Magie eines Augenblickes eine aus einer Reihe von Erinnerungen und inneren Impulsen entstandene Konstruktion fixieren. Die menschliche Gestalt ist hier zweigeteilt, kleine gesichtslose Silhouetten scheinen die Hauptszene vom Hintergrund her zu betrachten, getrennt von diesem sagenumwobenen El Dorado, das sie sich so sehr herbeigesehnt haben. Beherrscht wird die Komposition hingegen von riesigen Gesichtern, in ihren Zügen gerade so skizziert, die sie in der Fantasie an die großen Moais der Osterinsel erinnern, Seelen, die vielleicht den größten Schatz, ihre zweite Hälfte gefunden haben. Im Vordergrund vermischen sich goldene Wogen mit rötlichem Wasser und reichen bis hin zum Horizont, wo die glühende Sonne in all ihrer Pracht versinkt. Die Trennung des Menschen vom Schatz scheint ein irreversibler Zustand zu sein, der von der Dramatik, ihn nur aus der Ferne betrachten zu können, verstärkt wird. Visalli zeigt die unglaubliche Kluft, die jene, die in ihrer Suche die Erfüllung gefunden haben, von denen trennt, die hingegen in einem Zustand von Frustration und Stillstand, in einem Zustand von Kontaktunfähigkeit und Einsamkeit leben, was sich in einer unvermeidlichen Verflachung der Persönlichkeit ausdrückt. Von der Oberfläche des Bildes scheint sich ein wehmütiger Gesang zu erheben, ein Gefühl von langsamem und unaufhaltsamem Verfall, von kräftigen Farben verdeckt, aber in seinem Ablauf unendlich tragisch, umgeben von dieser irrealen Dimension, der es gelingt, den Zauber eines marsroten Sonnenuntergangs hervorzurufen.

Nell’Isola del tesoro, Visalli continua a cimentarsi con prospettive e volumi, spingendo l’osservatore a indagare ogni parte del quadro per metterne in relazione le varie sezioni, giocando tra allusioni svianti, indizi misteriosi e simboli che sembrano essere allo stesso tempo chiave e inganno interpretativo. Le campiture ampie e piatte conferiscono una sorta di staticità al dipinto, che sembra voler cristallizzare nella magia di un istante una costruzione ispirata ad una fitta serie di reminescenze e pulsioni interiori. La figura umana è qui sdoppiata, piccole sagome senza volto sembrano guardare alla scena principale dallo sfondo, separate da quel mitico El Dorado che tanto hanno desiderato. A dominare la composizione sono invece volti giganti, dai lineamenti appena abbozzati, che richiamano nell’immaginario i grandi Moai dell’isola di Pasqua, anime che forse hanno trovato la propria dolce metà, il tesoro più grande. In primo piano, flutti dorati si mescolano ad acque rossastre e si distendono fino all’orizzonte, dove sta tramontando nella sua imponenza un sole infuocato. La separazione dell’uomo dal tesoro sembra una condizione irreversibile, intensificata dalla drammaticità di poterlo solamente osservare da lontano. Visalli mostra l’incredibile distacco che separa chi ha ottenuto soddisfazione nella propria ricerca e chi invece vive in una condizione di frustrazione e immobilità, in una condizione di incomunicabilità e solitudine che si traduce in un inevitabile appiattimento della personalità. Dalla superficie del quadro sembra levarsi un mesto canto, un sentimento di decadenza lenta e inesorabile, mascherata da colori vibranti ma infinitamente tragica nel suo svolgimento, avvolta in questa irreale dimensione che riesce a ricreare la suggestione di un tramonto marziano.

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10/1 - visioni 2 - notturno di girasoli visionen 2 - nachtmusik der sonnenblumen öl auf leinwand | olio su tela 139 x 99 - 2011 In Notturno di girasoli schenkt Francesco Visalli dem Betrachter eine Vision von tiefer Lyrik. Eine dunkle Nacht, gekennzeichnet von einem schwarzen, mit Sternen und vielleicht vielen Monden gesprenkelten Himmel, umarmt eine schwebende Welt, wo das Land eine violette Farbe angenommen hat und sich geheimnisvolle Wesen auf unbekannten Flächen bewegen. Die menschliche Gestalt wird durch die Anwesenheit von zwei Personen im Vordergrund heraufbeschworen. Sie sind einander nahe, so als umarmten sie sich, blass und schwach in ihrer Farbgebung, bereit, von einem zum anderen Moment zu verschwinden, ein feststeckendes Erlebnis in den entlegensten Klüften der Erinnerung. Im Hintergrund kehren dunkle, zur Poetik Visallis gehörende Formen wieder, mit ungeheurem Kopf und ohne Körper, deren Profile an die großen Moais der Osterinsel denken lassen, emblematische Vermittler zwischen der Welt der Lebenden und der der Toten. Und tatsächlich hat man das Gefühl, dieses Bild sei eine Art Tür zwischen einzelnen Dimensionen, die darzustellen der Kreativität Visallis gelungen ist. Das unendliche Sonnenblumenfeld mit seinen warmen und leuchtenden Farben verweist auf die bekannte Welt, auf eine vertraute Landschaft, und gleichzeitig auf ein bekanntes Motiv innerhalb der Kunstgeschichte und Sagenwelt. Jedoch haben die Blumen ihre Blütenblätter vollständig geöffnet, im Gegensatz zu dem, was ihrem natürlichen Heliotropismus entspricht, der sie veranlasst, ihre Blütenkrone in der Nacht schließen. Und wieder erzeugt Visalli folglich einen mitreißenden Kontrast zwischen Verständlichem und Unbekanntem, der die Fantasie des Betrachters im Betreten neuer Welten anzuregen vermag, außer Sichtweite aber in der Nähe des Geistes, übersät von nur am Herzschlag einer subjektiven Empfindsamkeit entzifferbaren Symbolen, die bei der Konfrontation mit der vom Maler angebotenen Vision ihre Grenzen überschreiten und Ausdrucksmittel entwickeln müssen, die etwas so Unaussprechliches wie einen Gemütszustand beschreiben können. In Notturno di girasoli, Francesco Visalli offre all’osservatore una visione di profondo lirismo. Una notte buia, caratterizzata da un cielo nero punteggiato di stelle e forse, da tante lune, abbraccia un mondo sospeso, dove la terra assume le tonalità del viola e presenze misteriose si muovono su superfici sconosciute. La figura umana è evocata tramite la presenza di due personaggi in primo piano, vicini come se si stessero abbracciando, pallidi ed evanescenti nei cromatismi, pronti a svanire da un momento all’altro, ricordo appuntato negli anfratti più reconditi della memoria. Sullo sfondo, tornano figure scure, proprie della poetica di Visalli, con la testa enorme e senza corpo, il cui profilo riporta alla mente i grandi Moai dell’isola di Pasqua, emblematico tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. E si ha in effetti la sensazione che questa tela sia una sorta di porta tra dimensioni separate, che la creatività di Visalli è riuscita a delineare. Lo sconfinato campo di girasoli, dalle tonalità calde e brillanti, rimanda al mondo conosciuto, a un paesaggio familiare, e allo stesso tempo a un soggetto noto alla storia dell’Arte e del mito. Tuttavia, i fiori, hanno i petali completamente aperti, in contrasto con quello che sarebbe il loro naturale eliotropismo, che li porta a richiudere la corolla durante la notte. Ancora una volta dunque, Visalli costruisce un coinvolgente contrasto tra intelligibile e ignoto, capace di stimolare l’immaginazione di chi osserva nel percorrere mondi nuovi, lontani dalla vista ma vicini allo spirito, disseminati di simboli decifrabili solo al palpito di una sensibilità soggettiva, che confrontandosi con la visione offerta dal pittore deve superare i propri limiti ed elaborare linguaggi capaci di narrare qualcosa di ineffabile come uno stato d’animo.

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11 - visioni 3 - ex viale | visionen 3 - ehemalige allee öl auf leinwand | olio su tela 169 x 120 - 2010 Die Verwendung der Perspektive ist ausschlaggebend in Ex viale, die fast zum Bezug der zentrifugalen Kraft wird, die das Auge des Betrachters in das Innere der Handlung lenkt. Visalli errichtet ein komplexes und strukturiertes Gerüst, das in geschmückte Bereiche unterteilt ist, die einer symmetrischen Geometrie folgen, von Farben charakterisiert, die sich mit ihrer Vielfalt und Leuchtkraft aus der Abfolge der Regenbogenfarben inspirieren. Ein schmaler, goldener Pfad scheint sich später zwischen den roten Gebäuden einer imaginären Stadt zu verkeilen, beherrscht von einem violetten Himmel, der von bunten Linien und Waben durchzogen ist, eine neue Welt, in die man sich auf der Suche nach bislang unbekanntem Glück hinauswagt. Die Komposition wird von weiblichen Gestalten dominiert, die den Verlauf des Weges flankieren. Sind es die Silhouetten von Frauen oder Vestalinnen? Schwierig, die angebotene Sequenz dieses fantasievollen und gebildeten Künstlers auf eindeutige Weise zu deuten. Die Körper sind dünn, schmächtig, von skizzenhaften Formen und stehen im Kontrast zur Dimension der Gesichter, deren Mienen sich dem Anschein nach ernst und kritisch gegenüber dem Betrachter zeigen, wie jene von Sphinxen, die ihr Territorium vor fremden Eindringlingen verteidigen. Die Starre in diesen hieratischen Körperhaltungen kontrastiert auf klare Weise mit der Frivolität der Frisuren. Visalli scheint in der Tat besondere Sorgfalt auf ihre Definition zu legen und modelliert die goldenen Haare für jede unterschiedlich und als subjektives Sinnbild von Eitelkeit. Die Ansicht des Ganzen verstärkt das Gefühl der Entfremdung und verfälscht den realistischen Ansatz der Wahrnehmung: Der Betrachter ist aufgefordert, seine Vorstellungskraft zu bemühen, um über die irreführenden symbolischen Hinweise des Künstlers hinausgehen zu können. Angesichts eines klar gewiesenen Weges muss er wählen, wo er es scheinbar nicht kann, und muss den Mut und die richtige Richtung finden, um den eigenen Wünschen zu folgen. L’uso della prospettiva è determinante in Ex viale, che diviene quasi un riferimento di forza centrifuga per attrarre l'occhio dello spettatore all'interno della narrazione. Visalli costruisce una impalcatura complessa e articolata, suddivisa in aree decorate che seguono simmetriche geometrie caratterizzate dalla presenza di cromatismi ispirati al succedersi tonale dell’arcobaleno per la loro varietà e brillantezza. Uno stretto sentiero dorato sembra poi incunearsi tra i rossi edifici di una città immaginaria, sovrastata da un cielo violaceo percorso da linee e celle variopinte, un mondo nuovo in cui avventurarsi alla ricerca di felicità prima sconosciute. A dominare la composizione sono figure femminili che accompagnano il progredire della via. Queste sagome sono donne o vestali? Difficile dare una interpretazione univoca alla sequenza proposta da questo fantasioso e colto artista. I corpi sono esili, sottili, dalle forme appena abbozzate, in contrasto con la dimensione dei volti i cui sguardi hanno espressioni all’apparenza severe e critiche nei confronti di chi osserva, come quelle di sfingi che difendono il proprio territorio da invasori stranieri. La rigidità presente in queste posture ieratiche, contrasta in maniera netta con la frivolezza delle acconciature. Visalli infatti sembra mettere particolare cura nella loro definizione, modellando chiome dorate, ognuna singolare e soggettivo simbolo di vanità. La visione d’insieme aumenta la sensazione di straniamento, alterando l'approccio realistico della percezione: l'osservatore è chiamato ad uno sforzo immaginativo capace di andare oltre alle fuorvianti indicazioni segniche dell’autore. Di fronte a un percorso chiaramente tracciato egli deve scegliere quando sembra non poterlo fare, trovare il coraggio e la giusta direzione per inseguire i propri desideri.

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12 - pan d’oro öl auf leinwand | olio su tela 33 x 265 - 2010 Der kompositorische Aufbau von Pan d’oro folgt einem vertikalen Verlauf, der sich in der Wahl der Ausmaße des jeweiligen Trägers verstärkt. Alle Bildelemente bieten sich als symbolische Verweise für einen Aufstieg an. Die Konstruktion des Gemäldes entwickelt sich entlang einer ebenso dichten wie ausgewogenen chromatischen Progression. Die nebeneinander liegenden Farben folgen einer Abstufung ihrer Tonalitäten, die nach dem Grad ihrer Intensität skandiert sind. Die Erdoberfläche ist aufgeteilt zwischen der üppigen Blüte einer heterogenen Vegetation und einer ausgedehnten kahlen und öden Fläche. Auf ihr erhebt sich, voller Ironie, das traditionelle Erzeugnis der italienischen Weihnachtsbäckerei und wird zum Paradigma des Aufstiegs zum Himmel. Viele silhouettenhafte Gestalten, eine auf der anderen, sind in einer Choreografie angeordnet, die in der Fantasie Erinnerungen an den Turm zu Babel wecken, der hier zum Symbol für Positivität und gute Vorzeichen für das neue Jahr wird. Stilisierte Akrobaten tragen eine Reihe von Gegenständen, die vom Alltag und den alltäglichen Lastern erzählen, aber auch von Träumen und Wünschen, die alle ins kommende Jahr mitgenommen werden. Die seltsame Konstruktion verkörpert einen Augenblick von Glück und Nachempfindung, von der Fähigkeit dieser wirren Menschheit, die eigenen Bedürfnisse zu erkennen, aber auch die eigenen Stärken und Schwächen ehrlich deuten zu können, ohne in rhetorische und banale Verhaltensweisen des Selbstmitleids abzugleiten. Visalli unterläuft die Regeln, beginnend bei denen, die für die Prinzipien des Gleichgewichts verantwortlich sind, bis hin zu jenen, die den instinktiven Ansatz beim Interpretationsmechanismus lenken, mit perzeptiven Hinweisen, die die Fähigkeit anregen, mit den unendlichen Potenzialen des Geistes zu kommunizieren, und dem Aufgebot ständiger Verweise auf den Erhalt von in der kollektiven Erinnerung gegenwärtigen Archetypen, einer unentbehrlichen Voraussetzung für die Eingebung zukünftiger Gedankengänge. L'impianto compositivo di Pan d’oro segue uno sviluppo verticale, che si rafforza nella scelta delle dimensioni del supporto. Tutti gli elementi del quadro si propongono quali simbolici riferimenti di un percorso di ascesa. La costruzione del dipinto cresce lungo una densa quanto calibrata progressione cromatica. I colori si giustappongono seguendo una declinazione delle tonalità scandite nelle loro gradazioni d'intensità. La superficie terrestre si divide tra la rigogliosa fioritura di un'eterogenea vegetazione e una vasta campitura brulla e desolata, su cui si posa, con ironia, il tradizionale prodotto della pasticceria italiana dedicato al Natale, facendosi paradigma della scalata verso il cielo. Tante sagome, le une sopra le altre, si dispongono in coreografie che richiamano nell’immaginario la torre di Babele che qui si fa simbolo di positività e buon auspicio per il nuovo anno. Acrobati stilizzati reggono una serie di oggetti che raccontano della vita e dei vizi quotidiani, ma anche di sogni e desideri, tutti accompagnati nell’anno che giunge. La curiosa costruzione rappresenta un momento di gioia e condivisione, di capacità da parte di questa convulsa umanità di riconoscere le proprie necessità ma anche di saper leggere le proprie virtù e debolezze con onestà, senza cadere in retorici quanto banali atteggiamenti di autocommiserazione. Visalli sovverte le regole, a partire da quelle che regolano i principi dell’equilibrio fino a quelle che guidano l'istintivo approccio al meccanismo dell'interpretazione, con riferimenti percettivi che stimolano la capacità di colloquiare con le infinite potenzialità della mente, proponendo continui rimandi al recupero di archetipi presenti nella memoria collettiva, presupposto indispensabile per suggerire future proiezioni di pensiero.

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13 - anima gemella - trittico - | seelenverwandtschaft öl auf leinwand | olio su tela 65 x 90 x n. 3 - 2010 Im Triptychon Anima Gemella reflektiert Visalli über eines der höchsten menschlichen Gefühle: die Liebe. Der Maler beginnt mit einer Basis aus Ocker und fügt dem Werk dann weitere Farben hinzu, die nicht nur einige Details hervorheben, sondern gleichwohl als Verbindungsbrücke zwischen den verschiedenen Bildabschnitten fungieren. Auf diese Weise bildet sich eine dialektische Verknüpfung nicht nur für die Gegenwart der drei Versionen desselben Themas, sondern auch für die objektiven farblichen und symbolhaften Hinweise, die die Motive miteinander verbinden. Die drei nebeneinander stehenden Paare tragen die unverkennbare stilistische Handschrift des Malers. Die Gesichter sind stilisiert, die Augen, der Mund und die Nase sind durch kleine, geometrisch anmutende Zeichen ersetzt. Die Besonderheit dieses Gemäldes gründet sich auf die Tatsache, dass die Motive keine Paare darstellen, die sich aus einem Mann und einer Frau zusammensetzen, obgleich sich dieses Bild in den Kopf des Betrachters schleicht. Die Paare sind durch keinerlei geschlechtliche Unterscheidung gekennzeichnet, wohl aber durch ihre präzise und symmetrische Ähnlichkeit, von den fusionierenden Umrissen, die sich Zug um Zug wie vor einem Spiegel entsprechen. Man kann diese Symmetrie wie eine Doppelmetapher deuten. Die Gesichtszüge dieser Liebenden sind nichts anderes als die Verkörperung zweier Seelen, die sich begegnen und ihr jeweiliges Sein harmonisch und in perfekter Übereinstimmung ihrer unterscheidenden Merkmale miteinander verschmelzen. Oder aber, die einzige vollkommene Seelengemeinschaft ist nur dann möglich, wenn sie in sich selbst gesucht wird, im Erlangen der Dimension einer tiefen Ausgeglichenheit und inneren Gelassenheit. Und wieder obliegt die Antwort dem Einfühlungsvermögen des Betrachters, dessen Auge es nicht entgehen kann, wie das Bild nach einer Art geheimnisvoller, logischer Abfolge strukturiert ist und sich im symbolhaften Aufbau widerspiegelt, der den Ausdruck eines Gefühls mit Anmut einrahmt und ordnet. Nel trittico Anima Gemella Visalli riflette su uno dei più alti sentimenti umani: l’amore. Il pittore parte da una base costituita da tonalità ocra per poi inserire altri cromatismi nell’opera che, non solo mettono in evidenza alcuni particolari, ma fungono da ponte di collegamento tra le diverse parti del quadro, creando in questo modo una connessione dialettica non solo per la presenza di tre versioni dello stesso tema ma anche per gli oggettivi rimandi cromatici e segnici che collegano i soggetti. Le tre coppie affiancate portano il segno distintivo dello stile del pittore. I volti sono stilizzati, gli occhi, la bocca e il naso sono sostituiti da piccoli segni di reminescenza geometrica. La peculiarità di questo dipinto è costituita dal fatto che i soggetti non ritraggono coppie costituite da un uomo e una donna, nonostante questa immagine si insinui nella mente dell’osservatore. Le coppie non sono connotate da alcuna distinzione di genere, bensì dalla loro somiglianza puntuale e simmetrica, dai profili che si fondono, che si rispondono lineamento su lineamento come di fronte a uno specchio. È possibile leggere questa simmetria come una duplice metafora. Le fisionomie di questi amanti non sono altro che la rappresentazione di anime che si incontrano e fondono il loro rispettivo essere con armonia e precisa corrispondenza nei tratti distintivi. O ancora, l’unica comunione d’anime totale è possibile solo se ricercata con se stessi, nel raggiungimento di una dimensione di profondo equilibrio e serenità interiore. Ancora una volta la risposta spetta alla sensibilità dell’osservatore, al cui occhio non può sfuggire come il quadro sia strutturato secondo una sorta di misteriosa progressione logica, riflessa nell’impianto segnico che incornicia e ordina con grazia l’espressione di un sentimento.

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14 - alba di madame chisciotte tagesanbruch der madame quichotte öl auf leinwand | olio su tela 287 x 117 - 2010 In Alba di Madame Chisciotte ruft der Titel sofort die Abenteuer in Erinnerung, die in den Heldengeschichten des großen spanischen Klassikers von Cervantes beschrieben werden. Hier verwandelt sich der Held jedoch in eine unerschrockene Heldin, die vom visionären Geschick Visallis skizziert wird, der gekonnt Mythos, Traum und Poesie vereint. Auf der Leinwand behauptet sich die weibliche Gestalt, umgeben vom Universum, das der Künstler für sie erschaffen hat, in dem sie frei ist für die Handlungen und Erzählungen ihrer eigenen Geschichte, (einer diesmal weiblichen Geschichte), beschützt wird sie von den Sternen über ihr, die sie auf ihrem langen Weg begleiten. Madame Quichotte sitzt also auf einem weißen Ross und mit Schild und Lanze bewaffnet, inmitten von üppiger Vegetation, bereit, den Windmühlen die Stirn zu bieten, die sie etwas weiter vorn erwarten. Bauwerke, die mit ihren verzerrten Umrissen Ehrfurcht einflößen, die sie beinahe wie lebende Kreaturen wirken lassen. Auf dem Schild der Heldin sind zwei Gesichter zu sehen, die ihre Kinder darstellen, die sie beschützt, was in ihr diesen für jede Mutter charakteristischen Mut freisetzt. Visalli entwirft für diese Persönlichkeit einen bunten Pfad und greift dafür erneut auf die Symbolik der Morgenröte zurück, dem Sinnbild für Wiedergeburt und Zukunftsglück. Alles in diesem Bild scheint von Optimismus und Positivität zu zeugen, obwohl die krummen Äste der Bäume hinter Madame Quichotte, die Dominanz düsterer Töne und die zitternde Architektur der Mühlen eine subtile Unruhe vermitteln. Im Zentrum des Gemäldes eine Hommage an die polnische Dichterin Szymborska, die Visalli besonders schätzte. Er malt hier zwei Tropfen , die Sie und Ihn verkörpern, da sie wie in den Worten von Wislawa Szymborska „verschieden wie zwei Wassertropfen“ sind, aber ein ganzes Meer bilden können, Symbole der konstruktiven Kraft der Liebe, Götter, die lautlos über den Weg der Heldin wachen. Nell' Alba di Madame Chisciotte, il titolo riporta immediatamente alla memoria le avventure che costituiscono l’eroica narrazione del grande classico spagnolo di Cervantes. Qui però l’eroe si trasforma in un’eroina impavida tratteggiata dall’abilità visionaria di Visalli che unisce abilmente mito, sogno e poesia. Sulla tela si afferma la figura femminile avvolta dall’universo che l’artista ha ricreato per lei, per lasciarla libera di agire e di raccontare la propria storia, (una storia questa volta al femminile), protetta dall’alto da stelle che la accompagnano lungo il cammino. Madame Chisciotte si ritrova così a cavallo di un bianco destriero, armata di scudo e lancia, e immersa in una vegetazione rigogliosa, pronta a sfidare i mulini a vento che la attendono poco più avanti, costruzioni che incutono timore con i loro profili distorti che li fanno sembrare quasi creature viventi. Sullo scudo dell’eroina si vedono due volti, rappresentanti i suoi figli, i quali la proteggono, liberando in lei quel coraggio che caratterizza ogni madre. Visalli disegna per questo personaggio un sentiero variopinto, ricorrendo ancora una volta alla simbologia dell’alba, sinonimo di rinascita e felicità futura. Tutto in questo quadro sembra parlare di ottimismo e positività, nonostante i rami adunchi degli alberi alle spalle di Madame Chisciotte, il predominare di tonalità cupe e le tremolanti architetture dei mulini trasmettano una sottile inquietudine. Al centro dell’opera, un omaggio alla poetessa polacca Szymborska, tanto amata da Visalli il quale disegna due gocce rappresentanti Lei e Lui che, come nelle parole di Wislawa Szymborska sono “diversi come due gocce d’acqua”, ma capaci di formare un mare, emblemi della potenza costruttrice dell’amore, divinità che silenziose vegliano sul percorso dell’eroina.

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15 - infinita storia d’amore | unendliche liebesgeschichte öl auf leinwand | olio su tela 283 x 113 - 2010 Infinita storia d’amore ist ein Werk, das sich an die Intensität dieses Gefühls in seiner größten Ausdrucksform wendet: der spirituellen. Es ist die Liebe zu Gott, transzendentale Projektion des Denkens, an der der Mensch seine Glaubenssuche ausrichtet. Diese Arbeit ist voller Symbole, die die Geschichte des christlichen Glaubens resümieren und dabei einem eindrucksvollen Weg aus Synthesen folgt, die aus einer intimen Überarbeitung der einzelnen Werte seitens des Malers stammen. Im Bildkomplex finden sich rechts die Überreste des Tempels von Jerusalem, womit zur Linken eine Kirche von fantasievoller Architektur korrespondiert. Wiederum rechts erinnert ein Olivenhain an die Passion Jesu, dessen Antlitz sich zwischen den gekreuzten Zweigen zweier Bäume zeigt, und außerdem der Verrat Judas. Im Zentrum öffnet sich der Abgrund der Hölle, angesichts des Feuers der Verdammnis rot gefärbt. Der Schlund ist jedoch leer und bezeugt damit die unendliche Barmherzigkeit des Schöpfers. In den Hintergrund legt der Maler die Morgenröte und den Regenbogen, Verweise auf die Wiedergeburt, darüber die zwölf Auserwählten der Stämme Israels. Nur eine dieser Personen wendet den Blick ab, als Zeichen für diejenigen, die sich von Gott entfernt haben, sich aber noch immer erretten können. Besondere Bedeutung wird der Gestalt Marias beigemessen, die auf der linken Seite der Komposition in anmutiger und sanfter Haltung und umhüllt von einem goldenen Schleier die Szene beobachtet. Die Fülle der Details und die vielen analogen Hinweise, die auf die christliche Dialektik zurückführbar sind, werden von der Wahl der Farben unterstützt, die einen echten kaleidoskopischen Wirbel erzeugen. In diesem Farbstrudel zeigt sich eine unerwartete Harmonie, eine Art innere Sinfonie, die es vermag, die verschiedenen Teile dieser dichten Handlung untereinander zu verbinden, um den Betrachter beim Beschreiten dieses Weges der spirituellen Suche zu lenken. Infinita storia d’amore è un'opera che si rivolge all'intensità di questo sentimento inteso nella sua massima espressione: quella spirituale. E' l' amore per Dio, proiezione trascendentale del pensiero a cui l'uomo orienta la sua ricerca di fede. Quest’opera è densa di simboli, che riassumono la storia della fede cristiana seguendo un efficace percorso di sintesi derivante da una intima rielaborazione dei singoli valori da parte del pittore. Nel complesso disegno, si trovano le rovine del tempio di Gerusalemme sulla destra, a cui corrisponde a sinistra una chiesa dall’architettura fantasiosa. Sempre a destra, un bosco di ulivi ricorda la passione di Gesù, il cui volto si manifesta nell’intersecarsi dei rami di due alberi, e ancora il tradimento di Giuda. Al centro si apre il baratro infernale, tinto di rosso per la presenza del fuoco della dannazione. La voragine è tuttavia vuota, a raccontare l’infinita misericordia del Creatore. Sullo sfondo, il pittore pone l’alba e l’arcobaleno, riferimenti di rinascita sovrastati dai dodici eletti delle tribù di Israele. Soltanto uno di questi personaggi volge lo sguardo altrove, a indicare coloro che si sono allontanati da Dio ma che possono ancora salvarsi. Speciale rilievo è posto alla figura di Maria, che sulla sinistra della composizione osserva la scena ripresa in una postura aggraziata e dolce, avvolta in un nube dorata. La ricchezza di particolari e i tanti riferimenti analogici riconducibili alla dialettica cristiana sono sostenuti dalle scelte cromatiche che danno vita a un vero e proprio vortice caleidoscopico. In questa girandola di colori si afferma una inaspettata armonia, una sorta di sinfonia interiore capace di legare tra loro le diverse parti di questo fitto ordito, con l'intento di guidare l'osservatore nel percorrere questo sentiero di ricerca spirituale.

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klasse aufgabe Uros Gorgone

In der Schule gaben Sie uns für den Italiensich-Aufsatz zwei oder drei Stunden Zeit. Ich weiß nicht mehr genau. Vielleicht waren es zwei. Und schon seit damals bearbeitete mein Stift das Papier bis fast zum Ende. Nicht zum Ende des Blattes sondern der Zeit, die ihm verblieb. Und ich hatte einen Platz weit abseits, von dem ich die Worte holte. „Die Beherrschung der italienischen Sprache“ sagte die Lehrerin, „bequemere Schuhe“ antwortete ich ihr. Und dennoch fingen die meisten meiner Aufsätze gut an, ich würde fast sagen sehr gut. Es ging auch gut weiter, wirklich. Alle verhaspelten sich jedoch gegen Ende der zwei Stunden und blieben dort wie gefesselt stecken, genauer gesagt im Klang der zweiten Schulglocke. Und wenn das dann mit irgendeinem Satzzeichen zusammenfiel, hätte es sich um eine bloße Fügung gehandelt. Meine Gedanken waren indes viel weiter davon entfernt, wie viel eines Weges ein Kind in zwei Stunden hintereinander auf dünnen Beinchen zurücklegen könne. „Nachsitzen“, sagte die Lehrerin, „Nicht alle Wörter lauern etwa hinter der nächsten Ecke“, sagte ich. „Scheiße“, hab ich immer gesagt, aber ein bisschen müder. Im Sommer nahm ich jedenfalls Nachhilfe in Italienisch und oft betrat ich die Läden, um neue Schuhmodelle zu probieren. Eines Nachts, viele Jahre später, fand ich mich über ein weißes Blatt Papier gekrümmt wieder, dafür, was mein letzter Aufsatz hätte werden sollen. Die Lehrerin war bereits einige Jahre zuvor verstorben. Niemand hätte mir die Zeit vorgezählt, aber für mich war es sowieso zu Ende. In dieser Nacht entschied ich, dass ich mich umbringen würde. Jedoch in aller Ruhe. Alles in allem fühlte ich nicht einmal mehr den Schmerz. Ich fühlte wirklich nichts. Es ist nicht etwa leicht zu erklären, dann, das Nichts. Jedenfalls musste ich diese letzte Sache schreiben. Zu sterben, ohne wenigstens eine minimale Vorstellung vom Ende zu hinterlassen, erschien mir geradezu schmucklos. Es war nicht erforderlich mindestens zwei Schulheftseiten zu füllen, weder gefaltet noch besonders groß beschrieben. Niemand würde schließlich die Wörter zählen. Man würde sich auf anderes konzentrieren. Vielleicht auf ihre Bedeutung. Der Gedanke ließ mich erstarren. Mein Stift begann über das Papier zu fliegen. Ich hörte die Stimme des Südens, meiner Lehrerin aus dem Süden, die mich beim Namen rufend daran erinnerte, dass die Beherrschung der italienischen Sprache kein Saft aus trockenen Zitronen war. Jahre waren vergangen, sie war sogar schon tot, bald auch ich, und diese Sache mit den Zitronen war mir noch immer nicht hinlänglich klar. Vielleicht hieß das nur, dass ich mit Worten und fertigen Gedanken hätte produktiver sein müssen. Vielleicht. Vielleicht sollte ich den Personen danken, die die die ... ich bekam dafür ja nicht etwa einen Preis. Meine Damen und Herren, vielen Dank, dass sie mich bis hierher geführt und unterstützt haben. Nein. Was zum Teufel bedankst du dich, Francesco. Vielleicht wäre hier ein trockener und nüchterner Satz wie die aus den Aphorismen von Oscar Wilde passender gewesen. Eine schöne wirkungsvolle Formulierung wie „niemand ist Schuld, ich bin nur gestolpert“. Etwas britisch, sagen wir mal, und sagen wir auch, dass gerade ich nicht etwa viele britische Leute kenne. Nein. Nehmen wir den klassischen Weg. Die Gründe - ich könnte über das Warum für meine Handlung schreiben. Es kurzum bekanntgeben. Und es auch mir selbst vorher vielleicht mal mitzuteilen, hätte irgendwie von Nutzen sein können. Schlimmer als in der Schule, dachte ich. Inzwischen hatte der Stift über dem noch immer weißen Papier innegehalten. Jetzt zog er mehr oder weniger präzise Linien. Kritzeleien. Ich hätte doch wenigstens meinen letzten Willen niederschreiben können. Ich versuchte also die Anweisungen in der Reihenfolge ihrer Wichtigkeit niederzuschreiben. Mein letzter Wille - bitte sehr. Ich nahm mit einigem Unbehagen zur Kenntnis, dass ich keinen solchen hatte, und genau bei diesem Gedanken wurde mir klar, dass es nicht der angemessenste Moment zum Sterben war. Ich hätte ein einfaches Testament geschrieben. Eine Liste der Gegenstände mit der Namensliste daneben. Auf keinen Fall etwas Kompliziertes. Am nächsten Morgen erwachte ich und war noch immer am Leben. Auf dem Tisch, unter mir, auf dem Tisch rings um mich herum waren Dutzende Kritzeleien und ein paar Zeichnungen. Keine Wörter. Ich betrachtete sie tagelang. Dann begann ich, mich ihnen zuzuwenden. Und das ist bis heute so. Die Kunst hat mir das Leben gerettet? Das scheint mir eine bescheuerte Frage zu sein. Das einzige, was ich sicher weiß ist, dass ich die Nachhilfe im Italienischen wieder aufnehmen sollte.

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il tema Uros Gorgone

A scuola per fare il tema di italiano ci davano due o tre ore di tempo. Non ricordo bene. Forse erano due. E già da lì battevo la penna sul foglio quasi fino alla fine. Non la fine del foglio ma del tempo che li separava. E’ che c’avevo un posto lontano da dove prendevo le parole. “Padronanza della lingua italiana” diceva la maestra “scarpe più comode” gli rispondevo io. Eppure la maggior parte dei miei temi iniziava bene, direi molto bene. Proseguiva poi bene, veramente. Tutti però si inciampavano sull’orlo delle due ore e lì rimanevano inchiodati, più precisamente estinti dentro il suono della seconda campanella. Se poi questo avveniva in coincidenza con un qualunque segno di punteggiatura di sola coincidenza si sarebbe trattato. I miei pensieri erano di certo molto più lontani di quanta strada un bambino potesse fare in due ore di gambe secche a susseguirsi. “Ripetizioni” diceva la maestra “Mica tutte le parole ti aspettano dietro l’angolo” dicevo io. “Cazzo” dicevo sempre io ma un po’ più stancamente. D’estate comunque prendevo ripetizioni di italiano e spesso entravo nei negozi a provare nuovi modelli di scarpe. Una notte di tanti anni dopo mi sono ritrovato ricurvo su un foglio bianco per quello che doveva essere il mio ultimo tema. La maestra era morta ormai anni prima. Nessuno mi avrebbe contato il tempo ma per me era comunque finito. Quella notte decisi che mi sarei ucciso. Con tranquillità però. Insomma neanche sentivo più il dolore. Non sentivo proprio niente. Mica facile da spiegarlo, poi, il niente. Insomma dovevo scrivere quest’ultima cosa. Morire senza lasciarsi dietro neanche una mezza idea di finale mi sembrava quanto meno disadorno. Non era necessario riempire almeno due facciate di foglio protocollo anche se ripiegato anche se scritto largo. Nessuno alla fine avrebbe contato le parole. Ci si sarebbe concentrati su altro. Magari sul loro peso. Il pensiero mi raggelò. Iniziai così a battere la penna sul foglio. Sentivo la voce del sud della mia maestra del sud che chiamandomi per nome mi ricordava che la padronanza della lingua italiana non era una spremuta di limoni asciutti. Erano passati anni, lei era pure morta, tra poco pure io e questa cosa dei limoni ancora non si era palesata chiara. Forse stava a significare solo che dovevo essere più prolifico di parole e di pensieri finiti. Forse. Forse dovrei ringraziare le persone che che che mica stavo ritirando un premio. Signore e signori grazie per avermi portato e sostenuto fino a qui. No. Che cazzo ringrazi Francesco. Magari sarebbe stata meglio una frase secca e asciutta come quelle degli aforismi di Oscar Wilde. Una bella frase ad effetto tipo “non è colpa di nessuno sono solo inciampato”. Un po’ british diciamo e diciamo pure che di british mica conoscevo tanta gente io. No. Andiamo sul classico. I motivi, potrei scrivere il perché del mio gesto. Farlo sapere insomma. E magari farlo sapere prima anche a me avrebbe potuto essere di qualche utilità. Peggio che a scuola, pensavo. Intanto la penna aveva smesso di battere sul foglio sempre bianco. Ora tracciava delle linee più o meno precise. Scarabocchi. Almeno avrei potuto scrivere le mie ultime volontà. Cercai quindi di metterle in ordine di importanza. Le mie ultime volontà ecco. Mi accorsi con un certo disagio che non ne avevo e su quel preciso pensiero mi resi conto che non c’era momento più onesto per morire. Avrei scritto un semplice testamento. Una lista di oggetti con a fianco una lista di nomi. Mica una cosa complicata. La mattina seguente mi svegliai che ero ancora vivo. Sul tavolo, sotto di me, sul tavolo tutto intorno a me c’erano decine di scarabocchi e qualche disegno. Parole niente. Li guardai per giorni. Poi iniziai a dedicarmi a loro. E ancora adesso è così. L’arte mi ha salvato la vita? Questa mi sembra una domanda del cazzo. L’unica cosa di cui sono sicuro è che dovrei riprendere con le ripetizioni di italiano.

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16 - la stanza del suicida | das zimmer des selbstmörders öl auf leinwand | olio su tela 170 x 120 - 2010 La stanza del suicida basiert auf einem Gedicht von Wislawa Szymborska. Durch die Tür und das Fenster, die der Künstler durch unregelmäßige geometrische Umrisse andeutet, lässt sich eine graue Welt erahnen, die von Schatten bewohnt ist und von Bäumen mit krummen und unheimlichen Ästen, wie sie sie nach der kollektiven Vorstellung in einem verwunschenen Wald hätten. Innerhalb des Zimmers rekonstruiert der Künstler die von der polnischen Dichterin mit Detailtreue beschriebene Umgebung, während er sich gegenüber dem lyrischen Wortlaut kreative Freiheit nimmt. Die Gegenstände, die der Verstorbene nicht mehr berühren wird, sehen wunderschön aus, aufgeräumt und geordnet, Ausdruck eines unleugbaren ästhetischen Geschmacks. So ruhen dort, verlassen, Bücher und Gemälde, ein altes Grammofon auf einem Tischchen, eine Brille auf dem Fensterbrett, und erzählen vom Leben und den Leidenschaften einer dahingegangenen Person, die nur einen offenen und leeren Briefumschlag hinterlassen hat, den Visalli auf einen Tisch in der Mitte des Zimmers gelegt hat. Das Fehlen eines Abschiedsbriefes ist ein klares Symptom von Kontaktunfähigkeit, von ungesagten Worten, für die ein Rekonstruktionsversuch wahrscheinlich längst überflüssig ist. Die im Raum anwesenden Personen teilen ihren Schmerz in ihren Gesichtern mit, obwohl deren Züge nur stilisiert sind. Bei einigen fehlt der Mund, was das Konzept der kommunikativen Leere noch verstärkt. Es scheinen sogar zu viele Personen im Zimmer und auch außerhalb davon zu sein, ein mittlerweile ungerechtfertigter Trubel für jemanden, der beschlossen hat, seinem Leben ein Ende zu setzen, eine Zuwendung, die, wie es oft passiert, zu spät im Hinblick auf das zerstörerische Gefühl von Einsamkeit entsteht, das der empfindet, der diese extreme Handlung vollzieht. Der Künstler wägt geschickt die warmen und kalten Farben gegeneinander ab und bringt das pulsierende Leben in eine wirkungsvolle chromatische Kontraposition zur Stille des Todes, innerhalb der natürlichen Ordnung komplementärer und untrennbarer Dimensionen, die manchmal vom menschlichen Willen erzwungen werden.

La stanza del suicida si ispira a una poesia di Wislawa Szymborska. Dalla porta e dalla finestra che l’artista tratteggia seguendo irregolari profili geometrici si intravede un mondo grigio, popolato di ombre e alberi dai rami adunchi e inquietanti come sarebbero, nell’immaginario collettivo, quelli di un bosco stregato. All’interno della stanza, l’artista ricostruisce l’ambiente descritto dalla poetessa polacca con minuzia di particolari, concedendosi qualche licenza creativa rispetto al testo lirico. Gli oggetti che il defunto non toccherà più fanno bella mostra di sè, ordinati e composti, espressione di un innegabile gusto estetico. Giacciono così, abbandonati, libri e dipinti, un antico grammofono posto sopra a un tavolino, un paio di occhiali sul davanzale, a raccontare la vita e le passioni di una persona scomparsa, lasciando soltanto una busta aperta e vuota che Visalli colloca su un tavolo al centro della stanza. La mancanza di un biglietto d’addio è chiaro sintomo di incomunicabilità, di parole non dette che forse è ormai inutile cercare di ricostruire. I personaggi presenti nella stanza trasmettono il proprio dolore nei volti nonostante i lineamenti stilizzati, alcuni mancano della bocca, a rafforzare il concetto di vuoto comunicativo. Sembrano esserci persino troppe persone nella camera e fuori da essa, un clamore ormai ingiustificato per chi ha deciso di abbandonare la propria vita, un’attenzione nata, come spesso accade, troppo tardi rispetto alla devastante sensazione di solitudine che prova chi compie questo atto estremo. L’artista dosa abilmente tonalità calde e fredde mettendo in efficace contrapposizione cromatica il pulsare della vita e il silenzio della morte, dimensioni complementari e inseparabili nell’ordine naturale, a volte forzate dalla volontà umana.

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Wislawa Szymborska Das Zimmer der Selbstmörderin Natürlich denkt ihr, der Raum wäre leer. Es gab jedoch drei Stühle mit kräftigen Rückenlehnen. Eine hübsche Lampe gegen die Dunkelheit. Ein Schreibtisch mit einer Brieftasche, Zeitungen. […] im Schubfach ein Notizbuch. Ihr denkt es enthielte nicht unsere Adressen? Denkt ihr es fehlten Bücher, Bilder, Schallplatten? […] Die Moralisten, Namen in goldenen Lettern geschrieben auf die gut gegerbten Rücken. Dort daneben standen die Politiker fein aufrecht. Und dieses Zimmer schien nicht ohne Ausweg, vielleicht die Tür, noch ohne Perspektiven, vielleicht das Fenster. Die Brille lag auf dem Fenstersims. Eine Fliege summte, das heißt sie lebte noch. Ihr denkt, dass wenigstens der Brief etwas erklärte. Und wenn ich euch sage, dass es keine Briefe gab und wir die Freunde - viele - wir mussten uns alle mit dem leeren Umschlag begnügen, der an einem Glas lehnte. Wislawa Szymborska La stanza del suicida Certo pensate che la stanza fosse vuota. E invece c'erano tre sedie con robusti schienali. Una lampada buona contro il buio. Una scrivania con sopra un portafoglio, giornali. […] nel cassetto un'agenda. Pensate che non ci fossero i nostri indirizzi? Pensate che mancassero libri, quadri, dischi? […] I moralisti, nomi scritti a lettere d'oro sui dorsi ben conciati. Lì accanto i politici stavano ben ritti. E quella stanza non sembrava priva di vie d'uscita, magari la porta, né senza prospettive, magari la finestra. Gli occhiali da vista erano sul davanzale. Una mosca ronzava, ossia era ancora viva. Pensate che almeno la lettera spiegasse qualcosa. E se vi dico che non c'erano lettere e noi gli amici -tanti - ci ha tutti contenuti la busta vuota appoggiata a un bicchiere.

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17 - caos cosmico | kosmisches chaos öl auf leinwand | olio su tela 290 x 190 - 2010 In Caos Cosmico beherrscht die endlose Dunkelheit des Universums, übersät mit Sternen und nach Umfang und Aussehen perfekten Planeten, eine in Erdschollen aufgeteilte Welt, wogend auf dem, was tatsächlich eine Art uranfängliche Magma zu sein scheint, wie sie vom kollektiven Unterbewusstsein ersonnen wird. Die Vorzeichnung gliedert sich in eine Abfolge von sich unterbrechenden und streckenden Linien, sie entwickeln sich teilweise nervös entlang der Komposition, exaltiert von den mit Pinseln aufgetragenen Farbspielen. Das kosmische Chaos (Caos Cosmico) Visallis ist ein atypisches Chaos, es macht den Betrachter unschlüssig, schwankend zwischen dem, was er hinsichtlich des Urbilds der Schöpfung kennt, und der malerischen Bearbeitung als Fantasieprodukt des Künstlers. Palmen, Pferde, zinnen- oder glockenturmähnliche Strukturen fügen sich in die wirbelnde Bewegung der Landflächen, fast als stammten sie aus einem unbestimmten Jenseits, vielleicht Fenster der Zivilisation, oder simpel irreale Realitäten, die sich aus einem Chaos erheben, das nicht mehr jenes der natürlichen, in die Schöpfung einbezogenen Elemente ist, sondern vielmehr eine freies Fließen der Fantasie, die sich in einer Art Halluzination mit offenen Augen zwischen Bekanntem und Geträumtem bewegt. Im Falle der Entscheidung für diese zweite Hypothese, muss jedoch von einem Chaos die Rede sein, das nur sichtbar ist, wenn es mit Macht aus der extremen Ordnung aufsteigt, die die Komposition organisiert. Dies ist eine der absolut charakteristischen Gaben Visallis, seine Fähigkeit etwas ungeordnet erscheinen zu lassen, was in der Realität nach einem Projekt von geometrischer Strenge geschaffen wurde. Seine Geometrie ist eine persönliche, eine, die Balancen zu erfinden und zu erhalten vermag, wo sie in der realen Welt undenkbar wären. Schwankende Schollen und Inseln, Rösser, verewigt vor rosaroten Palmen auf schwebenden Flächen erzählen von einer möglichen Begegnung zwischen den Welten, real, weil ersonnen und folglich authentisch in der suggestiven Kraft von Gedanken.

In Caos Cosmico, l'infinito buio dell'universo, costellato di stelle e pianeti dalla circonferenza all’apparenza perfetta, sovrasta un mondo diviso in zolle, fluttuanti su quello che sembra davvero essere una sorta di magma primordiale come immaginato dall’inconscio collettivo. Il disegno preparatorio è articolato in un susseguirsi di linee che si spezzano e si allungano, si sviluppano a tratti nervose lungo la composizione, esaltate dai giochi tonali tratteggiati dai pennelli. Il Caos Cosmico di Visalli è un caos atipico, che lascia l’osservatore perplesso, sospeso tra ciò che conosce dal punto di vista dell’archetipo della creazione e l’elaborazione pittorica prodotta dalla fantasia dell’artista. Palme, cavalli, strutture simili a torri o campanili, si inseriscono nel vorticoso movimento di porzioni di terra, quasi giunti da un altrove imprecisato, finestre di civiltà forse, o semplici realtà oniriche che emergono da un caos che non è più quello degli elementi naturali coinvolti nella creazione bensì un libero fluire dell’immaginazione che si muove tra conosciuto e sognato, in una sorta di allucinazione a occhi aperti. Nel caso optassimo per questa seconda ipotesi però, bisogna parlare di un caos che è solo apparente, in quanto emerge con forza l’estremo ordine che organizza la composizione. Questa è una delle doti assolutamente peculiari di Visalli, la sua capacità di far apparire disordinato ciò che in realtà è costruito secondo un progetto di geometrico rigore. La sua è una geometria personale, capace di inventare e sostenere equilibri che sarebbero impensabili nel mondo reale. Zolle e isole fluttuanti, destrieri immortalati di fronte a rosati palmeti su superfici sospese, raccontano un possibile incontro tra mondi, reale perché immaginato e quindi autentico nella potenzialità evocativa del pensiero.

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18 - la valigia | der koffer öl auf leinwand | olio su tela 288 x 172 - 2010 La Valigia ist eine Zeichen- und Farbenpracht, eine Niederschrift, um die Komplexität der Existenz zu beschreiben und die innere Reise zu schildern, die Visalli unternommen hat und weiterhin in sich unternimmt, auf der unendlichen Suche nach Vollständigkeit und Ausgeglichenheit. Hier treffen Vergangenheit, Gegenwart und Zukunft aufeinander, zusammengefasst in einer Reihe von Sinnbildern, die bisweilen untereinander widersprüchlich erscheinen, jedoch im Malfluss ihre eigene Harmonie wiedergewinnen. Der Koffer im Zentrum symbolisiert die Vergangenheit, die Fehler, die sich der Künstler eingesteht, von der Unfähigkeit zuzuhören zu den negativen Gefühlen wie die Wut, Widerschein in den Körperhaltungen der kleinen Silhouetten, die den Koffer bevölkern. Der Riss in ihm ist eine tiefe Wunde, der Verlust des Vaters, der von oben als ewiger Führer des Malers den Koffer selbst hält. Außerhalb des Koffers befindet sich links ein kleines Paradies mit Palmen und Pferden in fantastischen Farben, Sinnbild für Freiheit und Freude; Liebende, die eng umschlungen in den Sonnenaufgang blicken, der so zauberhaft ist wie der Anfang einer neuen Liebe. Das ist der planende Teil des Werkes, der Bereich, in dem der Maler Raum für neue Herausforderungen schafft, die bewältigt werden müssen, und Hoffnungen für seine Zukunft abstellt. Rechts befindet sich hingegen die innere Dimension, die von einer neuen, im Aufbau befindlichen Stadt symbolisiert wird, die noch in der Entwicklung und daher unbewohnt ist. Es ist die neue Welt von Visalli, von der Person, zu der er heute geworden ist, in Gegenüberstellung zu dem, der er gestern war, und der noch immer den richtigen Weg finden muss, um ein konstruktiver Bewohner seines Selbst zu sein. Mit überraschender Offenheit und Spontaneität gewährt der Künstler in dieser Arbeit intimste Einblicke, er zeigt seine Schwächen und seine Hoffnungen und erzeugt beim Betrachter ein starkes Einfühlungsvermögen, durch das der nicht umhin kommt, sich in einer ebenso tiefen wie ehrlichen Analyse, wenigstens teilweise, wiederzuerkennen.

La Valigia è un tripudio segnico e cromatico, atto a descrivere la complessità dell’esistenza, a raccontare il viaggio interiore che Visalli ha effettuato e continua a effettuare dentro di se, all’infinita ricerca di completezza e serenità. Qui, si incontrano passato, presente e futuro sintetizzati in una serie di simboli che talvolta possono apparire in contraddizione l’uno con l’altro ma che nel fluire pittorico recuperano una propria armonia. Al centro, la valigia simboleggia il passato, i difetti che l’artista si riconosce, dall’incapacità di ascolto a sentimenti negativi quali la rabbia, riflessi nelle posture delle piccole sagome che la popolano. Lo squarcio in essa è una ferita profonda, la perdita del padre, che dall’alto regge la valigia stessa, eterna guida per il pittore. Fuori dalla valigia si trova, sulla sinistra, un piccolo paradiso, con palme e cavalli dai colori fantastici, sinonimo di libertà e gioia, innamorati che stretti in un abbraccio guardano verso un’alba incantevole quanto la nascita di un nuovo amore. È questa la parte progettuale dell’opera, l’area dove il pittore dà vita a nuove sfide da affrontare e ripone speranze per il proprio futuro. A destra, si trova invece la dimensione interna simboleggiata da una nuova città in via di costruzione, ancora in fieri e dunque disabitata. È il nuovo mondo di Visalli, la persona che è diventato oggi in contrapposizione a chi era ieri e che deve ancora trovare la giusta via per essere costruttivo inquilino di se stesso. Con sorprendente sincerità e spontaneità l’artista condivide in questa opera quanto di più intimo possa esistere, ovvero le proprie debolezze e le proprie speranze, generando forte empatia con l’osservatore che non può fare a meno di riconoscersi, almeno parzialmente, in un’analisi tanto profonda e onesta.

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Druck beendet im Mai 2011 bei | Finito di stampare nel mese di Maggio 2011 presso Cromografica Europea s.r.l., Rho (Milano)



realtà alternativa berlin 2011

francesco visalli FRANCESCO VISALLI nasce nel 1960, figlio di un impiegato delle poste e una maestra. Cresce in uno dei quartieri più poveri e malfamati di Roma, quel “Borghetto Prenestino” reso noto dai ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini. A 14 anni perde il padre e questo evento segnerà profondamente la sua vita. Francesco è figlio unico ed è costretto a cercarsi un lavoro per sostenere la madre e pagarsi gli studi. Uno dei professori della scuola per geometri che frequenta gli trova un impiego presso il suo studio, permettendogli così di iscriversi alla facoltà di architettura e, all’età di 19 anni, di andare a vivere da solo. Francesco è determinato, ma è anche molto giovane, il lavoro, lo studio e la casa esigono impegno e sacrifici, la laurea, che gli porterà una vita migliore, è lontana e lui si sente rabbioso. Spaventato e così solo, ha paura, ma preferisce non ascoltarsi e cerca il rumore del sesso, della droga e delle cattive amicizie, diventa un estremista politico. Poi, a 21 anni, s’innamora di una donna e la segue a Los Angeles: è solo la prima delle tante trasformazioni che si succederanno nella sua vita. La donna che ama è ricca e lui vive tra gli agi, continua a lavorare e completa gli studi fino a che non sente che lei e la sua ricchezza lo soffocano e allora molla tutto e torna a Roma, dove libero e finalmente laureato, può ricominciare allestendo uno studio in casa e dedicandosi totalmente al suo lavoro. A 25 anni, incontra finalmente la donna che sarà il suo grande amore, la sposa e con lei da inizio ad una ricerca spirituale che lo segna profondamente e gli permette di trovare nella fede cattolica il senso profondo della sua vita. Il coraggio, la fede e la grande forza dell’unione matrimoniale, gli permettono di spalancare la sua vita professionale al successo; nasce la sua prima società di progettazione, con la quale realizza grandi opere in Italia ed all’estero, poi, ancora da solo, fonda altre due società. Sono gli anni delle grandi vittorie, delle fortune economiche, della stima e degli omaggi ricevuti da tanti, sempre accompagnato da una fede profonda e dall’amore per la sua donna. E sono anche gli anni di miracoli che mai avrebbe sognato, come i tre figli avuti con la moglie, anche se che la medicina ufficiale lo considera completamente sterile. Poi a 43 anni tutto finisce, una cocente delusione perde Francesco che non ha più fede, vede tutto rompersi e lascia la moglie: sono gli anni dell’esilio. Francesco continua il suo lavoro ma sa di non essere libero, sperimenta delusioni, fallimenti e frustrazioni, malattie e solitudine, poi abbandona la partita e chiude tutto, trascorrendo il suo tempo facendo niente: ormai ha 50 anni e ha vissuto troppo, perché continuare se tutto è finito? Ecco la notte più buia. Ma in quella notte dell’11 ottobre 2009 tutto cambia di nuovo. Francesco prende in mano una penna e inizia a disegnare cose mai viste prima, disegna tutta la notte, il giorno dopo e la notte successiva e continua così per giorni e giorni. Come guidata da qualcosa di divino, la mano di Francesco, felicemente libera da lui, corre veloce sulla carta bianca e scopre disegni fantastici. Sotto le sue mani esplodono i colori e insolite geometrie prendono vita. Dopo poche settimane i disegni diventano dipinti, la tecnica pittorica gli è sconosciuta ma lui la impara dipingendo, scoprendosi dentro uno stile che ha già espressioni e confini molto precisi e che è il suo stile. Ogni quadro è una nuova scoperta, e lui, volutamente, non si documenta, non studia, non vuole apprendere da altri, non guarda ai grandi maestri, perché non vuole essere condizionato da chi lo ha preceduto. Visalli lavora come un vulcano in eruzione, disegna e dipinge incessantemente quello che l’istinto gli detta, passa attraverso le classiche fasi creative, dal disegno e poi alla scelta e applicazione del colore, senza lasciarsi intralciare dall’intelletto, senza nessuna mediazione, quasi in trance. Nei suoi quadri il rapporto tra le forme e le combinazioni cromatiche, è figlio di un equilibrio mai cercato e ogni volta trovato fortuitamente. Come se scartasse ogni tela per scoprire i colori che, già presenti, aspettano solo di essere rivelati da lui. Rimane sbalordito davanti al quadro finito che improvvisamente gli si mostra, come fosse un nuovo frammento, appena scoperto, di quella terra sconosciuta che è questa nuova strana realtà che sta vivendo. Visalli non ha ponderato e scelto di dipingere come alternativa alla passata professione, è la pittura, che irrompendo nella sua vita, ha scelto lui. Le sue forme e geometrie sono definite da una sottile linea bianca che corre tra i colori i quali non si toccano mai, linea che è lasciata dalla tela, perché è la tela che disegna il dipinto; le sue figure fintamente serafiche sono un sottile diaframma tra l’occhio dello spettatore e l’animo del creatore che, come a nascondersi da se, “vuole” smorzare il vortice dei suoi drammi e delle sue vittorie dietro quelle forme lontane e un po’ assenti; oppure il lanciarsi con coraggio verso nuovi orizzonti infiniti, dove dietro un cielo c’è un altro cielo, scenari di una cosmica realtà. Ottiene opposti risultati, come potrebbero essere una calma urlata a squarciagola, una gelida arsura, una vorticosa immobilità. I suoi quadri, senza la sua partecipazione, rendono manifesta la sua vita passata e futura, un turbinio di spasimi e tormenti vissuti come dalla parte sbagliata di un binocolo, sempre spostati un po’ più in la dal cuore, in una ”Realtà Alternativa”

francesco visalli

biografia

francesco visalli realtà alternativa berlin 2011

ISBN 978-88-6052-378-5

(Biografia a cura di “Ich Traume”)

(I. € V. 2 A 0 . i ,0 nc 0 lu sa )

9 788860 523785

EDITORIALE GIORGIO MONDADORI

francesco visalli biographie FRANCESCO VISALLI wurde 1960 als Sohn eines Postangestellten und einer Lehrerin geboren. Er wuchs in einem der ärmsten und berüchtigtsten Viertel Roms auf, jenem „Borghetto Prenestino“, das durch Pierpaolo Pasolinis „Ragazzi di vita“ bekannt wurde. Mit 14 Jahren verliert er seinen Vater, was sein Leben nachhaltig prägen sollte. Francesco ist ein Einzelkind und sieht sich nun gezwungen, eine Arbeit zu suchen, um die Mutter zu unterhalten und sein Studium zu finanzieren. Einer seiner Lehrer an der Schule für Geometer, die er besuchte, vermittelte ihm einen Job in seinem Studio, was Visalli die Immatrikulation an der Architekturfakultät ermöglichte und ihn im Alter von 19 Jahren zu Hause ausziehen lässt. Francesco ist zielstrebig, aber auch noch sehr jung, die Arbeit, das Studium und die eigene Wohnung verlangen ihm Engagement und Entbehrungen ab, der Studienabschluss, der ihm ein besseres Leben bringen würde, ist noch weit weg und er fühlt sich ungehalten und zornig. Verschreckt und einsam hat er vor allem Angst, sucht aber lieber, um nicht in sich horchen zu müssen, den Rausch in Sex, Drogen und schlechtem Umgang und wird zum politischen Extremisten. Dann, im Alter von 21 verliebt er sich in eine Frau und folgt ihr nach Los Angeles: Es sollte nur die erste von zahlreichen Veränderungen sein, die in seinem Leben aufeinanderfolgten. Die Frau, die er liebt ist reich und er lebt in Luxus, arbeitet weiterhin und beendet sein Studium. Bis er schließlich spürt, dass sie und ihr Reichtum ihn ersticken, er kehrt allem den Rücken und geht zurück nach Rom, wo er frei und endlich mit Universitätsabschluss von vorn beginnen kann, zu Hause ein Studio einrichtet und sich ganz seiner Arbeit zuwendet. Mit 25 Jahren trifft er schließlich die Frau, seine große Liebe, die er heiratet und mit der er sich auf eine spirituelle Suche begibt, die ihn stark beeinflusst und ihm erlaubt, im katholischen Glauben den tieferen Sinn seines Lebens zu finden. Der Mut, der Glauben und die große Kraft der ehelichen Verbindung, ermöglichen ihm, sein berufliches Leben auf den Erfolg auszurichten; es entsteht seine erste Projektgesellschaft, mit der er großartige Arbeiten in Italien und im Ausland realisiert, dann, noch immer allein, gründet er zwei weitere Unternehmen. Es sind die Jahre der großen Siege, der wirtschaftlichen Erfolge, der Wertschätzung und Ehrerbietung, die ihm von vielen entgegengebracht wird, stets in Begleitung seines tiefen Glaubens und der Liebe zu seiner Frau. Und es sind auch die Jahre von Wundern, die er sich nie erträumt hätte, wie die drei Kinder, die er mit seiner Frau haben sollte, obgleich ihm die Schulmedizin komplette Sterilität bescheinigt hatte. Dann mit 43 Jahren endet alles, eine bittere Enttäuschung ergreift Francesco, der keinen Glauben mehr hat, alles zugrunde gehen sieht und seine Frau verlässt: Es sind die Jahre der Abkehr. Francesco setzt seine Arbeit fort, kann jedoch nicht frei sein, erfährt Enttäuschung, Versagen und Frustration, Krankheit und Einsamkeit, dann gibt er den Kampf auf und schließt alles, verbringt seine Zeit mit Nichtstun: Mittlerweile ist er 50 Jahre alt und hat zu viel gelebt, warum weitermachen, wenn alles vorbei ist? Es ist die schwärzeste Nacht. Doch einmal mehr ändert sich alles in jener Nacht des 11. Oktober 2009. Francesco nimmt einen Stift in die Hand und beginnt nie zuvor gesehene Dinge zu zeichnen, er zeichnet die ganze Nacht, den folgenden Tag und die nächste Nacht, und setzt dies tagelang so fort. Wie von etwas Göttlichem geführt, huscht die Hand Francescos, losgelöst von ihm, schnell über das weiße Papier und offenbart fantastische Entwürfe. Die Farben explodieren unter seinen Händen und ungewöhnliche Formen erwachen zum Leben. Binnen weniger Wochen werden die Zeichnungen zu Malereien, die Maltechnik ist ihm unbekannt, aber er eignet sie sich beim Malen an und lässt einen Stil erkennen, der schon sehr deutliche Ausdrucksmittel und Grenzen hat und der fortan sein Stil ist. Jedes Bild ist eine neue Erfindung, und er informiert sich absichtlich nicht, studiert nicht, will nichts von anderen lernen, schaut auch nicht auf die großen Meister - denn er will nicht von denen beeinflusst werden, die ihm vorausgegangen sind. Visalli arbeitet wie ein ausbrechender Vulkan, zeichnet und malt unablässig, was ihm sein Gefühl diktiert, durchwandert die klassischen Kreativphasen, von der Zeichnung bis hin zur Auswahl und zum Auftragen der Farbe, ohne sich vom Intellekt bremsen zu lassen, ohne jegliche Vermittlung und beinahe in Trance. In seinen Bildern entsteht das Verhältnis zwischen den Formen und Farbkombinationen aus einem nie angestrebten und jeweils zufällig gefundenen Gleichgewicht. Als wählte er jede Leinwand nach ihren Farben aus, die, schon vorhanden, nur darauf warteten, von ihm enthüllt zu werden. Verharrt dann erstaunt vor dem fertigen Gemälde, das sich ihm plötzlich offenbart, wie ein neues, gerade entdecktes Fragment dieses unbekannten Landes, das diese neue seltsame Realität darstellt, die er gerade durchlebt. Visalli hat das Malen als Alternative zu seinem früheren Beruf weder erwogen noch gewählt, es ist vielmehr die Malerei, die, in sein Leben dringend, ihn erwählt hat. Seine Formen und Gestalten werden von einer feinen weißen Linie bestimmt, die zwischen den Farben verläuft, die sich nie berühren. Eine Linie, die die Leinwand selbst hergibt, denn es ist die Leinwand, die das Bild entwirft; seine vermeintlich friedvollen Abbildungen bilden eine subtile Barriere zwischen dem Auge des Betrachters und der Seele des Künstlers, als wollte er, sich vor sich selbst versteckend, den Sog seiner Tragödien und Triumphe hinter diesen entfernten und etwas entrückten Formen entkräften; oder sich mutig neuen, unendlichen Horizonten zuwenden, wo es hinter einem Himmel einen weiteren Himmel gibt, Szenarien einer kosmischen Realität. Es entstehen gegensätzliche Resultate, wie es ein stilles Gebrüll aus vollem Halse sein könnte, eine eiskalte Hitze, eine wirbelnde Bewegungslosigkeit. Seine Gemälde offenbaren wie durch die falsche Seite eines Fernglases betrachtet und ohne sein Zutun sein vergangenes und sein zukünftiges Leben, ein Strudel aus gelebter Pein und Qual, stets etwas vom Herzen weg, in eine „alternative Wirklichkeit“ versetzt. (Biographie von „Ich träume“)