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francesco visalli realtĂ alternativa milano 2011


francesco visalli realtĂ alternativa “if at first the idea is not absurd, then there is no hope for itâ€? Albert Einstein


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francesco visalli / the border line of the alternative reality

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francesco visalli realtĂ alternativa milan malpensa 2011

sheraton milan malpensa airport hotel from 26 october to 20 november

curated by giovanni faccenda organization galleria dialoga arte solo exhibition | expositive space dialoga arte sheraton milan malpensa airport hotel & conference centre malpensa airport terminal 1 - strada statale 336 - ferno (va)

dialogaarte.com | sheratonmilanmalpensa.it


francesco visalli realtà alternativa

A cura di | curated by Giovanni Faccenda Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel 21 - 24 ottobre october 2011 Organizzazione | organization Galleria Dialoga Arte Testo critico di | critical text by Giovanni Faccenda Paolo Levi Catia Princi Menniti Rosi Raneri Ernesto d’Orsi Foto opere | Photos paintings Marco Tinari

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Sede espositiva | Expositive space Sheraton Milan - Malpensa Terminal 1 Airport Hotel & Conference Centre Strada Statale 336 21010 Ferno (VA)

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Giovanni Faccenda miraggi dell’esistenza | mirages of existence

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Francesco Visalli conosci te stesso (?) | know thyself (?)

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opere e testi critici paintings and critical texts

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Paolo Levi oltre le fiaba | beyond the fairy tale

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Catia Princi Menniti con lo sguardo di un bambino | with the look of a child

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Rosi Raneri le euritmie del caos | the eurhythmics of chaos

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Ernesto d’Orsi

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Paolo Levi testi critici di alcune opere | critical texts of some paintings

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rassegna eventi | photogallery exhibitions

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esposizioni - pubblicazioni | exhibition - publication

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biografia | biography

sommario | contents

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Giovanni Faccenda intime entità di un’altra dimensione | intimate beings of another dimension


Giovanni Faccenda INTIME ENTITÀ DI UN’ALTRA DIMENSIONE «L’uomo in fondo ama quello che maggiormente gli ricorda queste visioni quasi subcoscienti, queste visioni che sono il suo mondo segreto, sconosciute agli altri e che nessuno può togliergli, perché questo mondo egli lo ha nel suo cervello». Giorgio de Chirico, Paesaggi, «L’Illustrazione italiana», Milano, 24 maggio 1942.

Vi sono uomini i cui territori di escursione prediletti appartengono ad una natura immaginaria. Portati per temperamento verso il sogno (ad occhi aperti), a questo sovente si abbandonano per ritrovare appigli vitali, salutari quanto stimolanti. La realtà, per un simile, privilegiato genere di individui, è soltanto una rigida convenzione: un perimetro chiuso come le mura di un carcere dal quale indovinare ciò che c’è “oltre”. Non conoscevo fino a poco tempo fa, per mia ignoranza, il lavoro di Francesco Visalli. Un’amica preziosa, sensibile e illuminata – Luana Baraccani –, mi ha offerto lo spunto per colmare questa criticabile lacuna: una serie di riproduzioni subito eloquenti della bontà di dipinti aventi, fra gli altri, un merito peculiare: quello di essere originali. Pur diffidando, da sempre, delle impressioni ricavate da foto o moderni ausili digitali – la pittura esige altro tipo di contatto visivo, dal vero e diretto –, quei parziali riferimenti mi hanno immediatamente convinto ad approfondire la conoscenza dell’opera di Visalli, figura appartata e nobile in uno scenario contemporaneo dove brillano, purtroppo, altre e certo meno talentuose comparse. Superato l’intrigante approccio epidermico, le tele, abilmente portate a compimento da un pittore al quale non difettano talune coraggiose arditezze espressive, mostrano luoghi che “non” sono luoghi e uomini che “non” sono uomini. Diresti, piuttosto, guardando con la necessaria profondità ad essi, che si tratta di dimensioni e di entità vive nella mente di un artista, la cui maggiore urgenza è trasferire le medesime in una prospettiva squisitamente allusiva. In quelle forme accentuate, estranee a qualunque connotazione geografica o fisiognomica, albergano invero illusioni e scorie che evocano una nascosta esistenza, presente e passata: quella di Visalli. La figurazione echeggia cavernosi fremiti personali, nell’affermarsi di un miraggio iconografico che appare perfino terapeutico: si manifesta nella ricchezza di simboli trasfigurati, di scene abitate da miti ed archetipi, di un’aura sopraggiunta per pacificare intime irrequietezze o risvegliare trasognati abbandoni. Anche scorrendo rapidamente, con la memoria, l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da un’evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista meritoriamente visitata da Visalli nei giusti termini, senza, ovvero, quelle adesioni dolciastre, talvolta perfino simmetriche, che conducono al pericoloso precipizio dell’epigonato. In questo senso, giova semmai segnalare qualche altra nobile relazione, più a ritroso nel tempo, in cui, sfumati quanto si vuole, si riverberano tuttavia riflessi di ordine quattrocentesco e trecentesco, che rimandano agli esempi, illustri, di Paolo Uccello e Piero della Francesca, prima, Duccio di

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Buoninsegna e Simone Martini, poi. Un esempio: “L’alba di Madame Chisciotte” – in modo, magari, del tutto inconsapevole – non racchiude, forse, una remota suggestione germinata dal Guidoriccio da Fogliano dell’impareggiabile Simone senese? È un uomo colto, Visalli: ha viaggiato, vissuto e letto. Dalla somma delle sue esperienze, umane e spirituali, discende il solido sostrato filosofico che accende di una luce particolare ogni sua composizione. Pittore visionario, ama comunque arricchire ogni rappresentazione di un arcano sapore esistenziale, misto di fragranze distinte: l’aspro e il dolce vi si mescolano, dando luogo ad un continuo senso di straniamento che interviene in chi guarda, stupito ed affascinato, i suoi quadri. Restano e si riaffermano questi, peraltro, quali ambiti pittorici colmi di domande irrisolte e, parimenti, fatti accertati, come conviene a chi è portato, per indole, ad interrogarsi costantemente e a non risparmiarsi nulla nella ricerca, difficoltosa e sconfinata, di quanto costituisca verità “ultima”. La mèta è questa. Dipingere, allora, significa indagare equilibri mentali instabili, rapporti umani precari, cosa rimanga nell’anima – e perché – come reminiscenza perennemente florida, capace di condizionare a tal punto, nel bene e nel male, il presente ed il futuro di un uomo. Da Diogene a Freud, passando per Nietzsche e Schopenhauer, varie e ricorrenti, dunque, sono le soste che costellano il vasto percorso intellettuale di Visalli. Giorgio de Chirico, da giovane, ebbe a scrivere: «Siamo viaggiatori sempre pronti per nuove partenze». Ma Itaca, per Odisseo, è lontana, e al ritorno si frappongono ostacoli di ogni tipo. Li conosce, Visalli, e sa quali monti, mari, secche, tempeste e perigli occorre affrontare per riuscire soltanto ad immaginare il sole dietro la montagna. Vive di questa rigogliosa radice onirica, una pittura – la sua – entro cui rassodano, certo, tante cicatrici indelebili, ma anche il tepore di raggi che gli hanno dischiuso la soglia di quelli che sarebbero stati i suoi nuovi giorni. Mi è caro infine pensare, vorticando con la fantasia, per quanto invitano, seducenti, a fare quelle sue antropomorfe entità – così le ho prima definite –, che egli abbia finalmente trovato la propria dimora elettiva in un’ideale Isola di Pasqua, “altra” rispetto a Rapa Nui, dove gli enormi Moai, orientati tutti verso un’unica direzione, sanno i segreti sconosciuti al mondo e a sera li raccontano sottovoce a chi, come Visalli, ha cuore ed orecchi per udirli.

Firenze, marzo 2011

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Giovanni Faccenda INTIMATE BEINGS OF ANOTHER DIMENSION “Man basically loves that which most reminds him of these almost subconscious visions, these visions which are his secret world, unknown to others and which no one can take away from him, because he keeps this world in his brain”. Giorgio de Chirico, Paesaggi, ‘L’Illustrazione italiana’, Milan, 24 May 1942.

There are some men whose most cherished landscapes belong to an imaginary nature. Temperamentally driven towards dreaming (with their eyes open), they often lose themselves in it to find vital footholds, which are as salutary as they are stimulating. The reality, for this privileged kind of individual, is merely a rigid convention: a closed perimeter like the walls of a prison from where they can guess what lies beyond. Until a little while ago, out of ignorance, I knew nothing of the work of Francesco Visalli. Then, a most valued, sensitive and enlightened friend, Luana Baraccani, presented me with an opportunity to fill this lamentable gap - a series of reproductions that instantly expressed the merits of paintings which, amongst other virtues, possess one in particular: namely, that they are originals. Despite having always been wary of impressions derived from photos or modern digital devices – painting demands another type of visual contact, real and direct – I was immediately persuaded by those partial references I had seen to look further into the work of Visalli - a solitary, noble figure in a contemporary landscape where, sadly, other and certainly less talented figures tend to shine. Having got past the intriguing impact of their surface, the canvasses, ably brought to fruition by a painter who does not lack certain brave expressive audacities, show places that are not places and men who are not men. One might say instead that, after looking at them in sufficient depth, one sees dimensions and beings that live in the mind of an artist whose most urgent need is to transfer them using exquisitely allusive perspective. Those accentuated forms, alien to any type of geographical or physiognomic connotation, indeed are home to illusions and waste that evoke a hidden existence both present and past - that of Visalli. The depiction is an echo of cavernous personal tremblings, by establishing an iconographic mirage that appears almost therapeutic: it manifests itself in the richness of transfigured symbols, scenes inhabited by legends and archetypes, with the presence of an aura to pacify intimate troubles or awaken dreamy abandonments. Even a rapid examination of the last century of art fails to produce any legitimate lineage. They bring together, naturally, in a creative figure characterised by an obviously imaginative ability, the fertile seeds of a surrealist season meritoriously treated by Visalli in the right measure, without, that is, those cloying adhesions, at times even symmetrical, that lead to the dangerous abyss of epigonism. In this sense, it is worth pointing out some other noble connections from further back in time, which, as hazy as they might be, nevertheless reverberate with reflections of the fourteenth and fifteenth centuries, evoking, first, the distinguished examples of Paolo Uccello and Piero della

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Francesca and then, Duccio di Buoninsegna and Simone Martini. An example: L’alba di Madame Chisciotte (Madame Quixote’s Dawn) – doesn’t this work contain a faint suggestion, perhaps even unknowingly, originating from Guidoriccio da Fogliano by the incomparable Simone Martini? Visalli is a cultured man. He has travelled, lived and read. From the sum total of his experiences, human and spiritual, flows the sound philosophical substratum that gives each of his works a particular light. A visionary painter, who nevertheless loves to enrich every painting with an arcane existential flavour, a mixture of distinct fragrances: the sour and the sweet combine to give birth to a continuous feeling of alienation that comes to those who look at his paintings in spellbound astonishment. These remain and reaffirm themselves, moreover, as pictorial settings full of unanswered questions and, at the same time, established facts, as is appropriate for those who are inclined, by nature, to constantly question themselves and spare nothing in the difficult and endless pursuit for what constitutes the ultimate truth. This is the goal. Painting, therefore, means exploring unstable mental equilibriums, precarious human relationships and what remains in the soul – and why – as a perennially flourishing recollection, capable of conditioning to such an extent - for good or for bad - the present and the future of a man. From Diogenes to Freud, with Nietzsche and Schopenhauer along the way, the interludes with which Visalli’s extensive intellectual journey is peppered are therefore varied and recurrent. As a young man, Giorgio de Chirico once wrote: “We are travellers always ready for new departures”. However, for Odysseus, Ithaca is far away and his return is hindered by all sorts of obstacles. Visalli knows them and knows what peaks, seas, arid lands, tempests and perils need to be overcome in order just to imagine the sun behind the mountain. He feeds off the strong roots of his dream and his is a way of painting in which so many indelible scars have undoubtedly hardened, but where the warmth of the sun’s rays have also opened up the threshold for what were to become his new days. Finally, it is dear to me to think, flitting around with my imagination, that, although those anthropomorphic beings - that’s how I labelled them earlier – are seductively calling us to do, he has finally found his chosen home on the perfect Easter Island, different from Rapa Nui, where the gigantic Moai, all facing in the same direction, know the hidden secrets of the world and in the evening they divulge them whispering to those who like Visalli, have a heart and ears to listen to them. Firenze, marzo 2011

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Giovanni Faccenda MIRAGGI DELL’ESISTENZA «Da dove venga questo spazio in me non lo so.» Wislawa Szymborska, Grande numero, 1976

Torno a scrivere dell’opera di Francesco Visalli in coincidenza di una mostra destinata a costituire uno snodo decisivo nella carriera di questo apprezzato pittore. Non è soltanto l’importanza della sede, prestigiosissima, deputata ad accoglierla – ovvero il Chiostro del Bramante in Roma –, ma la consistenza stessa di quanto attentamente selezionato per l’occasione: in pratica, il lavoro dell’artista dalla fine del 2009 ai giorni a noi più prossimi. Quello che a qualcuno potrebbe sembrare un marginale riferimento cronologico è, al contrario, un dato fortemente emblematico: in circa due anni di febbrile attività, tra idilli, crisi, ansie, diffuse trepidazioni, Visalli non ha dipinto che una ventina di quadri: sempre più grandi per dimensioni, a dire il vero. In uno scenario artistico come quello attuale, contraddistinto da ingenti produzioni, necessarie per soddisfare i bulimici appetiti del mercato, un ragguaglio del genere attesta la bontà dell’impegno di un autore evidentemente disinteressato a simili consuetudini. Del resto, ogni risvolto della florida creatività di Visalli collima informato da una profondissima urgenza endogena: cercare tra i misteri radicati nella propria anima quelli, tanto seducenti e imperscrutabili, della pittura. Dipingere, così, diventa per lui una sorta di esercizio psicoanalitico insistito in quell’umbratile ambito della memoria dove l’esistenza deposita una moltitudine di scorie sempre toniche. Ne è pervaso il racconto, evocato, talvolta, da immagini che diresti “familiari” (Osteria, Le nozze, Rimpianto e speranza, Colazione da Tiffany, nn. 1, 2, 3, 6 del catalogo), tanto queste sono prossime al quotidiano di ciascuno: identico, ad esempio, è il senso di solitudine che è dato provare a chi si trovi a consumare solitario un pasto in un locale o a sedere, senza alcuna compagnia, in una panchina all’aperto. Resiste, tuttavia, l’idea di un raccoglimento che, per Visalli, è anche momento basilare: gli serve per fare chiarezza in se stesso, oppure per trovare, nel proprio caleidoscopio interiore, i semi, ubertosi, di figurazioni incombenti.

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Che egli rappresenti soprattutto ciò che nascostamente lo riguardi – anche attraverso curiose personificazioni, così come era solito fare, peraltro, Giorgio Chirico –, risalta in talune vagheggiate composizioni (Musicista letterato, Poeta errante, nn. 4, 5). Ma sono principalmente i fondali, ai quali Visalli affida il ricordo dei luoghi che lo hanno accolto durante i suoi innumerevoli viaggi (Paesaggio 1 – Il borgo, Rimembranze, nn. 7, 8), a raccontarci, sottovoce, di nostalgiche avventure, perigli remoti e, finanche, della varietà di emozioni, fatalmente sospese tra la sofferenza e la gioia, divenute, adesso, appigli narrativi indispensabili. Il tempo, la vita, le esperienze hanno contribuito ad accentuare la sensibilità di Visalli, temperando, nell’intimo, le frizioni che hanno scosso talora i nervi più scoperti. Certo passato, a un tratto, riemerge così con l’effigie sibillina di una donna nella quale ne indovini cento altre (Doppiezza, Essa, Ella, Lei, Colei, nn. 9, 10, 11, 12, 13): affiora ossessiva – questa enigmatica presenza – dal peculiare ordito grafico, tra gradazioni cromatiche e trasparenze che esibiscono, tacite, le considerevoli qualità del pittore. Non è dato naturalmente sapere chi sia costei, e, in ogni caso, una sensazione analoga a quella avvertita al cospetto della Gioconda di Leonardo, vi aleggia intensa: l’ermetico rispecchiamento emotivo di chi l’ha ritratta. Anima gemella (n. 18), Infinita storia d’amore (n. 20)? Altro. Entità mentali di una «realtà alternativa» elucubrata dall’estro di Visalli. In questo modo nascono e trovano realizzazione le sue Visioni (nn. 14, 15, 16). Colori come stati d’animo vi convergono allagando di fascino prospettive oniriche abitate da miti e archetipi. Foreste di simboli1 – le avrebbe dette Baudelaire –, nelle quali forme antropomorfe, affini ai Moai tipici dell’Isola di Pasqua, vivono una virtualità parallela. Una stasi inverosimile governa in spazi silenti che paiono appartenere ad una geografia lunare, quasi Visalli avesse inteso sigillare, in un compendio immaginifico, i singoli accadimenti di una lunga storia, riletta, ora, attraverso l’allegorica architettura di un mosaico, le cui tessere, frastagliate, suggeriscono domande irrisolte, asperità insuperabili. Di più: incrinati equilibri sentimentali che si riverberano, copiosi, all’interno di una riflessione colma di ciò che resta di illusioni ormai incenerite e incanti lontani (Pan d’oro, Alba di Madame Chisciotte, nn. 17, 19).

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C. Baudelaire, Corrispondenze, da I fiori del male, 1857


Improvvisa, interviene nella pittura una bava tragica. Sciama dai versi di Wislawa Szymborska, La stanza del suicida (n. 21): Certo pensate che la stanza fosse vuota. E invece c’erano tre sedie con robusti schienali. Una lampada buona contro il buio. Una scrivania con sopra un portafoglio, giornali 2 […]

Un amico intellettuale si è suicidato senza lasciare nulla di scritto: nella stanza, restano soltanto i suoi oggetti a parlare di lui. Metafisica delle “cose”: Visalli ne partecipa lo spirito ancestrale e, insieme, il dominio eterno, prendendo spunto dal doloroso racconto lirico di una poetessa incline – come Leopardi – al pessimismo cosmico: […] Finiranno tra i rifiuti le scarpe, scomode testimoni. Il violino verrà preso dall’allievo meno dotato. Saranno tolti dagli spartiti i conti del macellaio. Le lettere della povera madre finiranno in pancia ai topi 3 […]

Dinanzi ad un tale “caos”, divenuto anch’esso “cosmico” (n. 22), può essere utile e persino salutare riporre tutto in una grande “Valigia” (n. 23). Metterci dentro le città, i paesi, la gente, e ancora gli animali, i fiumi e gli alberi che hanno riempito di stupore o di malinconia i nostri occhi; i fremiti che hanno acceso o spento il cuore; le speranze sopravvissute fino al precipizio della verità o della disperazione. E partire. Per un viaggio – vero o immaginario, non importa – che abbia, come queste intriganti pitture di Visalli, un unico ordine: l’antico motto inciso sull’architrave del portale del tempio di Delfi: Gnōthi seautón (Conosci te stesso). Firenze, giugno 2011

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W. Szymborska, La stanza del suicida, da Grande numero, 1976

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W. Szymborska, Il classico, da Ogni caso, 1972


Giovanni Faccenda MIRAGES OF EXISTENCE «I do not know where this space inside me comes from» Wislawa Szymborska: A Large Number, 1976

I return to writing about the work of Francesco Visalli on the occasion of an exhibition illustrating a decisive point in the career of this appreciated painter. The venue for the event, the prestigious Bramante Cloister in Rome, is itself important, but so is the actual content of the work chosen for display: his entire artistic production from the end of 2009 to the present day. In fact, what some may regard as a marginal interlude is a highly significant period in his career. In about two years of feverish activity, including times of happiness, crisis, and anxiety, Visalli has barely produced twenty paintings, of an ever-increasing size. In the current creative climate, characterized by the prolific production required to satisfy the insatiable market demands, Visalli stands out as an artist who is clearly uninterested in following such trends. The results of Visalli’s flourishing creativity relate to a deep internal urge: to explore, among the dilemmas rooted in his soul, the alluring and impenetrable mysteries of painting. Thus, painting becomes for him a sort of psychoanalytical exercise located in that subtle area of the memory where life deposits a mass of salutary detritus. There is the pervasive storyline, sometimes inherent in images that evoke the familiar (Tavern, The Wedding, Regret and Hope, Breakfast at Tiffany’s: numbers 1, 2, 3, and 6 in the catalogue). These are situations close to everyone’s daily life: such as the sense of solitude that overwhelms us when eating a solitary meal in a restaurant, or sitting alone on a bench in the open air. Nevertheless, there is a persistent idea of meditation, which is also a basic element for Visalli: he uses it to clarify his own thoughts, or to find, within his own inner kaleidoscope of ideas, the fertile seeds of impending creation. He principally represents events in which he is covertly involved: even using strange forms of personification, in the manner of Giorgio de Chirico.

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This is clearly evidenced in some of his contemplative works (Literate Musician, Wandering Poet: numbers 4 and 5). However, these are essentially the backdrop for Visalli’s memories of places he has visited during his many travels (Landscape 1 – The Village, Remembrances: numbers 7 and 8). He whispers us nostalgic stories of adventure, of far-off dangers, and of a whole range of emotions, from suffering to joy, now transformed into useful pretexts for storytelling. Life, experience, and the passage of time have all helped to develop Visalli’s sensitivity, mitigating the inner friction which sometimes shattered his most exposed nerves. The past suddenly re-emerges in the sibylline image of a woman in whom a hundred others can be distinguished (Duplicity, She, She, Her, She who: numbers 9, 10, 11, 12, and 13). This enigmatic presence crops up obsessively in a strange network of creativity, which with its subtle gradations and clarity of colour, demonstrates the considerable aptitude of the artist. We are never permitted to know, of course, who “she” really is, and so we experience a feeling analogous to that we experience in the presence of Leonardo’s “Giaconda”: the strange emotional mirroring of the artist and his subject (Kindred Soul (no. 18), Infinite Love Story (no. 20)? The mental construct of an «alternative reality» created by Visalli’s inspired imagination. In this way, his Visions (numbers. 14, 15, and 16) have been conceived and created. They are like states of mind converging together and spreading a fascinating, dreamlike atmosphere populated by myths and archetypal figures. Forests of Symbols – as Baudelaire would have said –, in which anthropomorphic forms, like the Moai found on Easter Island, exist in some parallel reality. An incredible stillness prevails in silent regions which seem to belong to a lunar landscape, as if Visalli´s aim had been to contain, in one highly imaginative volume of work, all the individual events of a long history, reread, now, in the allegorical structure of a mosaic, whose individual broken pieces suggest unanswered questions and insuperable obstacles. More than this: there are the reverberations of broken feelings inside a reflection filled with whatever now remains of shattered illusions and distant spells (Pan d’Oro, Madame Quixote’s Dawn: numbers 17 and 19).

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C. Baudelaire, Corrispondence, from Les Fleurs du Mal, 1857

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Suddenly, a tragic element intervenes in the work, taken from the verses of Wislawa Szymborska, The Suicide’s Room (no. 21): I’ll bet you think the room was empty. Wrong. There were three chairs with sturdy backs. A lamp, good for fighting the dark. A desk, and on the desk a wallet, some newspapers². […]

An intellectual friend killed himself without leaving any sort of note behind: in the room there remains his personal objects to speak about him. The metaphysics of things: Visalli interprets their ancestral spirit and, at the same time, the eternal world, drawing inspiration from the mournful lyrical tale of a female poet who tends, like Leopardi, towards cosmic pessimism: […] The shoes will end up in the bin, uncomfortable witnesses. The violin will be take from the least able student. The butcher’s bills will be erased from the score. The letters of the poor mother will end up in the rats tummies³. […]

In the face of such chaos, which has also become cosmic (no. 22), it might be useful and even salutary to put everything into one big Suitcase (no. 23). Let’s pack into it the city, the countries, the people, and then all the animals, the rivers and the trees, the sight of which has filled us with amazement or with melancholy; the palpitations which have started or stopped our hearts; the hopes that have survived until the abyss of truth or desperation. And let us leave. For a journey– real or imaginary, it doesn’t matter – which should have, like these intriguing pictures by Visalli, a single command behind it: the ancient saying carved into the architrave of the portal at the Temple of Delphi: Gnōthi seautón (Know Thyself). Florence, June 2011

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W. Szymborska, The Suicide’s room, from Grande numero, 1976.

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W. Szymborska, The Classic, from Could Have, 1972


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conosci te stesso (?) Il tempo che impiego a realizzare ogni singola opera, mi appare simile alla gestazione. Mai potrò lontanamente immaginare cosa sia una gravidanza, ma credo che il tormento, l’estasi, la sofferenza, la gioia, la distruzione, la voglia di vivere e di morire, il turbinio di emozioni che provo nell’anima e nel ventre mentre dipingo, possa essere simile ad essa. Ogni quadro finito è un figlio che non mi appartiene, ha una sua anima, una sua personalità, un suo carattere e un suo linguaggio: emana la sua essenza. Vivo due fasi creative distinte, prima il disegno e poi la pittura. Ma è errato dire “creative”. In realtà non creo niente, ma esploro e poi scopro. In questa funzione non esiste Francesco, non esiste Visalli, ma solo la guida di uno spirito che non controllo, usa il mio corpo per esplodere come un vulcano inarrestabile. Nel mentre vedo altri mondi, vedo le emozioni e le sensazioni materializzarsi, come vivere una trasformazione dallo stato gassoso a quello solido. Sento voci, gente che parla e mi racconta di scenari appartenenti ad altre dimensioni, da me vissute come reali e ad esse partecipo in una concreta realtà alternativa. E sono costretto a farlo, per non vedere la banalità e la noia di questo mondo nel quale vivo ormai come un alieno alienato. Banale e noioso tutto quello che mi circonda e che questo mondo propina, divulga e impone. Nel sentirmi alieno non dico di essere superiore o di vivere la verità, ma semplicemente la non appartenenza a questa dimensione. E’ qualcosa di soprannaturale che mi cattura nel corpo, nell’anima, nel cuore e nella mente. Non avverto più il trascorrere del tempo, ma appartengo al tempo, allo spazio, al cosmo e in esso fluttuo. Ecco cosa accade mentre dipingo. Poi finisce, poi torna, poi finisce ancora e torna ancora….ed io muoio e rinasco ogni volta. E’ sempre una devastazione, interiore ed esteriore. In continuo conflitto dicotomico, vivere e morire contemporaneamente; due entità, dapprima nette e contrapposte, che misteriosamente non si sdoppiano ma si fondono, per crearne una nuova consustanziale: una realtà alternativa. Non so quanto di questo sia reso visibile nei quadri che vengono fuori, la sola cosa che so è che questa, e solo questa, è la mia unica ed ultima vita. La tela….la tela è un ventre; il disegno….il disegno su di essa sono le ovaie; la tavolozza….la tavolozza sono i testicoli; il colore….il colore è lo sperma; il pennello….il pennello il pene che feconda la tela; il quadro….il quadro terminato è l’essere che viene alla vita. Così si compie il ciclo della vita ed ogni volta io sono colui che muore e rinasce. Non so come cazzo spiegarlo….probabilmente sono solo impazzito e un unico interrogativo rimane: chi disegna e dipinge la mia vita? Francesco Visalli (Luglio 2011)

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know thyself (?) The time I use to create each single piece seems to me to resemble a gestation period. I cannot even begin to imagine what it is like to be pregnant, but I think the torment, the ecstasy, the suffering, the joy, the destruction, the desire to live and die, the whirlwind of emotions that I feel in my soul and in my gut while I paint could be similar to a pregnancy. Every finished painting is a child that does not belong to me, it has its own soul, its own personality, its own character and its own language: it emits its own essence. I go through two distinctive creative phases, first drawing and then painting. But it is wrong to use the term “creative”. In reality I don’t create anything, I just explore and then discover. In this sense Francesco does not exist, Visalli does not exist, but only a guiding spirit which I do not control, it uses my body to erupt forth like a volcano. Meanwhile, I see other worlds, I see the emotions and the sensations materialize before me, like going through the transformation from a gaseous state to a solid state. I hear voices, people that talk to me and tell me of scenes that belong to other dimensions, which I experience as real, and through them I take part in a concrete alternative reality. I am forced to do this in order not to see the banality and the drudgery of this world, which I now live in as an alien. Everything that surrounds me and everything that this world has to offer and forces upon us is banal and boring. In considering myself an alien I do not mean that I am superior or own the truth, I simply do not belong in this earthly dimension. Something supernatural captures my body, my soul, my heart and my mind. I do not feel the passing of time, but I belong to time, to space, to the cosmos and I float within it. This is what happens when I paint. Then it stops, comes back, stops again and then comes back again...and I die and am born again. It’s always an inner and outer destruction in a continuous dichotomous conflict, living and dying simultaneously; two clear and conflicting entities that mysteriously do not split but rather merge to create a new being: an alternative reality. I do not know how much of this can be seen in my paintings but the only thing that I know is this, and only this: it is my one and only life. The canvas....the canvas is a uterus; the drawings....the drawings on the canvas are the ovaries; the palette....the palette is the testicles; the colour....the colour is the sperm; the paintbrush....the paintbrush is the penis that impregnates the canvas; the painting...the finished painting is the being that comes to life. Thus the cycle of life is fulfilled and every time I am the one that dies and comes back to life again. I don’t know how the fuck to explain it...maybe I’m just crazy and only one question remains: who draws and paints my life? Francesco Visalli (July 2011)

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ΓΝΩΘΙ ΣEΑΥΤΟN ; ὁχρόνος ὅν χράομαι τοῖς πᾶσιν ἐμοῖς πρᾶγμασι διαπράξων, ἴκελος τῇ κυήσει δοκέει μοι. Μήποτε ἄν μηδὲ ἐνενόησαμι τι ἐστί κύησις, ἀλλὰ νομίζω τὴν ἁνίαν, τὴν ἔκστασιν, τὴν νόσον, τὴν ἡδονήν, τὴν καθαιρέσιν, τόν θυμόν βιοῦν καὶ ἀποθνῄσκειν, τὴν ταραχήν ἅ αἰσθάνομαι ἐν τῇ ψυχῇ καὶ τῇ κοιλία ἡνίκα ζωγραφέω, ἄν ἔοικοι αὐτῇ. Πάντες πίνακες ἐντελεῖς εἰσί υἱοὶ οἵ οὐ προσήκουσιν ἐμαυτῷ φρενά, φύσιν ἑαυτῆς, χαρακτῆρα καὶ

εἶτα φθίνειν εἶτα ἀποστρέφειν καὶ ἀεὶ θνῄσκω καὶ ἀναβλαστάνω. τοῦτο φθόρός ἐστι. βιοῦν καὶ ἀποθνῄσκειν ἅμα. τοῦτο συνεχής μάχή ἐστι. τὸ πρῶτον δύο οὐσίαι καθαραί καὶ ξέναι αἵ μυστικῶς διαχοῦνται ὡς τινα νέα καὶ ἔτερα ποιέοντες. οὐ οἶδα εἰ τοῦτο πᾶν φαίνεται ἐν τοῖς πίναξι οὕς ποιέω. Μόνον τοῦτο οἶδα αὑτη ὁ ἐμός μόνος καὶ τελευταῖος βίος ἐστί.

γλῶσσαν ἑαυτοῦ έχει τὸ ἑαυτοῦ ἦθος ἐκφέρει.

τὸ φᾶρος κοιλία ἐστί, ἡ διαγραφή ἐπὶ αὐτόν ωοθήκες εἰσί, ἡ γραφή όρχεις εἰσί, τὸ χρῶμα σπέρμα ἐστί, τη βούρτσα ἀκάτιον ὅ κυεῖ τόν ἰστόν, ὁ πίναξ ἐκτελής ἐστί τὸ ὢν ὅ γίγνεται. ὦδε τόν κύκλον τοῦ βίου κατεργάζεται καὶ ἀεὶ ἐγώ εἰμὶ αὐτός ὅς ἀποθνῄσκει καὶ ἀναβλαστάνει. οὐ οἶδα ὡς τοῦτο κλίνειν, ἴσως μανικός μόνον εἰμὶ καὶ μόνη δέησις ἔτι ἐστί τίς διαγράφω καὶ γράφω τόν ἐμόν βίον;

δύο ἀκμάς τῆς σπορᾶς διάγω πρόσθεν τὴν διαγραφήν, ἔπειτα τὴν γραφήν. ἀλλὰ ἁμάρτημά ἐστι τῆς σπορᾶς λέγειν. δὴ οὐδέν ποιέω, ἀλλὰ κατασκοπέω καὶ ἔπειτα εὐρίσκω. ταύτῃ οὐ Francesco ὑπάρχει, οὐ Visalli ὑπάρχει, ἀλλὰ μόνον ἡ ἀγωγή του νοῦ ὅν οὐ ἐλέγχω, αὑτη χράομαι τῷ ἐμῷ σῶματι ὅπως ἀνακλᾷ. ὦδε ἄλλους κόσμους, τά πάθη καὶ τάς αἰσθήσεις ἑαυτούς πλάττοντες ὁράω, ὡς ἐν τινι φυσική μεταβολῇ γίγνεται. ἀκούω φωνας, λαούς τῶν ἀνθρώπων λέγοντες ὑπέρ ἄλλων ὕπαρ οἶς αὐτός μετέσχον. καὶ ἀναγχάζομαι τούτου μετέχειν οὐ ὁρᾶν τήν ἀνίαν καὶ ἐπάχθειαν τοῦ τούτου κόσμου εἰς ὅν ζάω ὡς τις ἀλλότριος. Πάντα ἅ ἀμφιβαίνει αὐτόν καὶ ἅ οὕτος κόσμος διαδίδωσι, διδάσκει, ἐπιτίθησι δυσχερές καὶ ἀνιαρόν ἐστι. ταύτῃ οὐ ἀναγορεύω με διαφέρειν ἢ διάγειν τὴν ἀλήθειαν, ἀλλὰ μόνον με τῷ τούτῳ ὕπαρ οὐ προσήκειν. Θηράομαι ὑπὸ τινος κράτους θαυμαστοῦ ὅς καταλαμβάνει τό σῶμα, τήν ψυχήν, τήν φρήνα καὶ τήν φρόνησις ἑμαυτοῦ. οὐ αἰσθάνομαι τό διέρχεσται τοῦ χρόνου, ἀλλὰ προσήκω τῷ χρόνῳ, τῷ κόσμῳ καὶ εἰς τοῦτον κυμαίνω. ἡνίκα ζωγραφέω τοῦτο γίγνεται.

versione a cura di SAMUELE MARIA VISALLI

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Opera Zero DNA_Tavolozze 24 Oli su tela montati su pannello 258x397 - 2011

La preparazione del colore la eseguo su scampoli di tela fissati su una tavoletta di legno. Per ogni singolo quadro (ad eccezione di uno), ho conservato i frammenti di tela, che, nel loro insieme, rappresentano il DNA di ogni opera. La combinazione dei colori, insieme al disegno, genera il quadro che in tal modo può esprimere la sua personalità ed emanare una propria essenza. Se lo stesso disegno sulla tela (cioè ventre ed ovaie), fosse dipinto con colori diversi (cioè diverso sperma), ne risulterebbe un’opera con diversa personalità. Il quadro le nozze ne è un chiaro esempio. Il primo, realizzato a Novembre del 2009, ha uno spirito completamente diverso da le nozze 2, realizzato ad Aprile del 2011 sul medesimo disegno ma con colori differenti. Francesco Visalli

Opera Zero DNA_Pallets 24 Oil on canvas mounted on panels 258x397 - 2011

I prepared the colours on scraps of canvas fastened to a wooden pallet. For each painting (except one), I saved fragments of canvas that formthe DNA of each work.The colour combinations, together with the drawing, generate a painting thatexpresses a personality and exudes a certain essence. If the samedrawing on the canvas (i.e., uterus and ovaries) had been painted with different colours (i.e. different sperm) the result would be a work with a different personality. The painting le nozze (The Wedding) is a clear example. The first, produced in November 2009, has a completely different spirit to that of le nozze 2 (The Wedding 2), produced in April 2011 with the same drawing but with different colours. Francesco Visalli

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opere e testi critici paintings and critical texts


….non sono il Pittore ….non sono l’Artista…. sono semplicemente uno strumento. I quadri realizzati e quelli che spero verranno, sono l’espressione di un’anima profonda a me ancora sconosciuta che opera in assoluta libertà, alla quale ho solo prestato la mano. Uno spirito interiore che non sapevo di avere….è emerso improvvisamente, non mi ha avvisato, non ha dato cenni di presenza, è esploso come un vulcano annientandomi. Volevo morire e non potevo trovare morte migliore. I quadri non li faccio, appaiono. Inizio a disegnare senza sapere dove arriverò, applico i colori senza sceglierli…tutto si rivela a me manifestandosi liberamente e per puro istinto. Solo dopo aver terminato un quadro mi rendo conto del risultato, resto incredulo ed è sempre una sorpresa, una nuova scoperta. Mai ho dipinto in vita mia e mai ho pensato di farlo. Non seguo un percorso di ricerca, tantomeno voglio trasmettere un messaggio attraverso la pittura….e mi auguro che tutto resti tale, cioè libero ed umile. Non saprei dire realmente ogni quadro cosa rappresenta; generato istintivamente, ne intuisco l’ispirazione a posteriori, a quadro finito. Con la libertà che ho vissuto nel farli, spero che chi li guarda, altrettanto liberamente, possa trovarci qualcosa che gli appartiene, una qualsiasi sensazione, un’emozione, vederci quello che vuole e che più desidera. …un solo grazie….grazie a Dio

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… I’m not the painter... I’m not the artist... I am simply a tool. The paintings that have been finished, and those I hope are still to come, are the expressions of a deep soul that remains a mystery to me. It works with complete freedom, I merely lend it the use of my hand. It’s an internal spirit I never knew I had... it emerged unexpectedly, without any warning. It showed no signs of its presence then exploded like a volcano, annihilating me. I wanted to die and I couldn’t have found a better death. I don’t create the paintings, they appear. I start drawing without knowing where it will lead me, I apply the colours without even choosing them... all is revealed to me as it materializes freely and by pure instinct. It is only when a painting is finished that I understand the result. I’m stunned and it’s always a surprise, a new discovery. I have never painted in my life and I never thought of doing so. I don’t aim to follow a particular line of exploration, nor do I want to convey a message through the painting...and I hope it remains that way, which is to say, free and humble. I’m not really able to explain what each painting represents; they are generated instinctively, I view the inspiration behind them a posteriori, through the finished painting. Having experienced great freedom in making them, I hope that those who see them, with equal freedom, are able to find something in them that belongs to them, a sensation, an emotion, and that they see what they want and most desire. … there is just one person to thank… God.

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01 - osteria tavern olio su tela oil on canvas 60 x 42 novembre november 2009

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02 - le nozze the wedding olio su tela oil on canvas 69 x 77 novembre november 2009

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03 - rimpianto e speranza regret and hope olio su tela oil on canvas 48 x 70 novembre november 2009

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04 - musicista letterato literate musician olio su tela oil on canvas 70 x 50 novembre november 2009

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05 - poeta errante wandering poet olio su tela oil on canvas 70 x 50 novembre november 2009

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06 - colazione ta tiffany breakfast at tiffany’s olio su tela oil on canvas 83 x 120 dicembre december 2009

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07 - paesaggio 1 - il borgo landscape 1 - the village olio su tela oil on canvas 40 x 397 dicembre december 2009


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08 - rimembranze remembrances olio su tela oil on canvas 85 x 120 dicembre december 2009

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09 - doppiezza duplicity olio su tela oil on canvas 60 x 49 dicembre december 2009

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10 - essa she olio su tela oil on canvas 75 x 50 marzo march 2011

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11 - ella she olio su tela oil on canvas 100 x 63 aprile april 2011

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12 - lei she olio su tela oil on canvas 70 x 50 marzo march 2011


13 - colei she who olio su tela oil on canvas 70 x 50 marzo march 2011

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Paolo Levi OLTRE LA FIABA Seguendo il percorso creativo di questo pittore del tutto originale, subito ci si avvede che è maestro di talento, un iniziato quindi, un caposcuola fuori dai canoni Surrealisti dettati da André Breton, non lontano però da quelli collegabili alla rimozione onirica rivelata da Sigmund Freud. Scorrendo l’eterogenea raccolta di soggetti trattati da Francesco Visalli, la prima impressione che si ha è che l’artista subisca una sorta di costrizione a occupare completamente la superficie della tela con il disegno, di cui è un grande e competente amatore, tingendolo poi di cromatismi caleidoscopici, in un autentico turbinio di tonalità. In realtà, la lettura del suo itinerario non è riconducibile semplicisticamente a questo o a quel tipo di percorso. Si tratta piuttosto di una ricerca raffinata, gradevole connubio di intenti espressivi del tutto inediti. Ogni suo quadro è composto intanto da una serie di contrappunti emotivi, da dichiarazioni visive e di rimandi che, traducendosi nell’architettura complessa del dipinto, divengono metafora delle griglie più recondite del pensiero. Per questo la complessità dell’opera è inevitabile. Il pittore si muove con straordinaria naturalezza tra piani e livelli diversi, universi rigidamente separati, e fino a un momento prima inconciliabili tra loro, facendoli incontrare e dialogare sulla tela. La qualità compositiva finale sembra essere sempre sospesa, in bilico tra riuscita e rinuncia, ma Visalli riesce a recuperare ogni volta il controllo della sua ispirazione e a tradurla con efficacia, rispettando le regole dell’equilibrio formale. Per dare voce a questa magia che si fa opera d’arte, egli elabora narrazioni segniche che svelano, tappa dopo tappa, le infinite possibilità di un immaginario fertile, organizzando secondo sequenze ordinate la propria affabulazione. Le sue costruzioni fantasiose e oniriche potrebbero,quindi, confondere il giudizio critico nel definirlo un surrealista. Niente di più errato. Visalli non è un figlio neppure anomalo di Breton, non ci propone un immaginario assurdo e irreale; al contrario, la sua è una realtà ben strutturata e articolata, anche se è la realtà costruita dalla mente di un visionario. Il pittore si pone di fronte a mondi derivati da trascrizioni oniriche, poco importa se frutto di sogni a occhi aperti o chiusi, dove capta sensazioni di vite e di cosmi che, nel momento della loro trasformazione in pittura, sono già altro. La sua non è fantascienza, è costruzione e rivisitazione di attimi esistenti nel suo inconscio, mondi che riesce a sfiorare e a condividere, grazie alla sensibilità comunicativa, con l’osservatore. Le sue opere hanno una forte componente scenografica e a chi scandaglia questi messaggi resta da decifrare quale copione sarà recitato tra le quinte. Visalli infatti gioca con simboli e rimandi, fa capricci con i titoli, si diverte a confondere le coordinate interpretative di quello che può essere l’intreccio di una fiaba, se guardato da occhi innocenti, o invece di una storia camuffata di verità, con un’interpretazione più adulta e disillusa.

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I diversi livelli della composizione si riflettono così in diversi gradi di possibile interpretazione, amplificando le già molteplici suggestioni presenti nelle opere. La sottile linea che separa il vero dal falso perde qui di significato, trasformata in una meravigliosa eco di sinfonie, che si rincorrono sulla tela pronta ad accogliere le note di uno spartito abilmente orchestrato. Per dare vita a questi suoi mondi il pittore utilizza i colori a olio, che stende secondo giochi tonali e atonali e senza sfumature. Nei suoi quadri non ci sono ombre: i chiaroscuri, se presenti, sono leggerissime intermittenze nella visione composta dell’impianto; i colori sono sempre divisi da sottili linee bianche, come se Visalli volesse separare gli elementi per stabilire un ordine nelle sue variopinte rappresentazioni. Con naturalezza l’artista racconta le variegate estensioni del suo sentire, rendendo possibile ciò che l’immaginazione relega alla sfera dell’ impossibile, sovvertendo ogni regola, talvolta con ironia, altre volte con cupa e inquietante drammaticità. Ma quale è la genesi della forma nella poetica di Visalli ? Una cosa si può dire con certezza: la sua forma non è mai precostituita, non è mai un a priori stilistico. È una forma che sorge nel lievitare poetico e intellettuale dell’ispirazione, che si muove e dilata dall’interno, grazie a spinte costituite da idealità arcane. Conversando con questo maestro del segno e del colore, è facile accorgersi che insieme ai motivi fiabeschi, ritrovati attraverso una struggente poetica connessa al rapporto fra sogno e realtà, affiorano volentieri anche sollecitazioni della grande arte visionaria del nord Europa. Così ci si accorge che anche l’inquietante zona di confine tra assenza e presenza, che indubbiamente sta alla base dei suoi modi creativi, può essere affrontata come una narrazione sull’esistenza, che rimanda continuamente all’uomo, e dove la nozione del bene e del male si confonde con la negazione o l’affermazione di valori universali, al di là dei confini umani e terrestri. Ogni suo quadro, che appare sempre chiuso e concluso, trasmette messaggi esaltanti, restituendo alle straordinarie invenzioni figurali dell’artista significativi avvertimenti etici. La sua sensibilità immaginifica si ritrova quindi ad agire entro sintesi approfondite, risvegliata da un elevato sentire, di cui ormai sembrava andato smarrito il significato. La visione governa il quadro e ne significa ogni parte come indispensabile momento della sua unità.

Torino, Giugno 2011

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Paolo Levi BEYOND THE FAIRY TALE Following the creative itinerary of this very original painter, it is immediately clear that he is a talented artist, an initiate, a leading figure outside the Surrealist norms dictated by AndrÊ Breton but not far removed from those connected to the suppression of dreams revealed by Sigmund Freud. Scrolling through the diverse collection of subjects treated by Francis Visalli, the first impression is that the artist suffers from a sort of compulsion to occupy the entire surface of the canvas with drawing of which he is a great and professional lover, dyeing it with a kaleidoscope of colours in an authentic swirl of shades. In reality, understanding his itinerary cannot be attributed simplistically to this or that kind of path. It is rather a refined search, a pleasant blend of entirely new expressive intents. Each of his paintings is made up of a series of emotional counterpoints, visual statements and references which transform themselves inside the complex architecture of the painting and become a metaphor for the innermost corners of thoughts. For this reason, the complexity of the work is inevitable. The painter moves with remarkable ease between different levels and rigidly separate universes, and what was irreconcilable just seconds earlier comes together on the canvas. The quality of the final composition seems to be forever suspended, poised between success and surrender, but Visalli is always able to regain control over his inspiration and translate it effectively, respecting the rules of formal balance. To give voice to this magic that is becoming a work of art, he develops narratives of signs that, step by step, reveal the endless possibilities of a fertile imagination, organising its narration in ordered sequences. His fanciful and dream-like constructions may, therefore, confuse critical judgment into defining him as a surrealist. Nothing could be further from the truth. Visalli is not an anomalous son of Breton, he does not offer us absurd and surreal imagery; on the contrary, his is a well-structured and organised reality, even if it is a reality constructed by the mind of a visionary. The painter stands in front of worlds deriving from the transcriptions of dreams – it matters little whether the result of daydreaming or dreaming – where he captures the sensations of life and cosmoses that, at the very moment of transforming them into paintings, have already become something different. His is not science fiction, it is construction and reinterpretation of moments existing in his unconscious, worlds that he manages to touch and share, thanks to his communicative sensitivity, with the observer. His works have a strong scenographic component and the person who fathoms these messages is left to decipher which script will be played out behind the scenes. In fact, Visalli plays with symbols and references, has fun with titles, likes to confuse the interpretative coordinates of what could be the plot of

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a fable, if seen by innocent eyes, or rather a story disguised as truth, with a more mature and disillusioned interpretation. The different levels of composition are therefore reflected in different levels of possible interpretation, amplifying the already multiple suggestions present in the works. The thin line that separates the true from the false loses meaning here, turned into a beautiful echo of symphonies, chasing each other on the canvas and ready to receive the notes of a cleverly orchestrated score. To give his life to these worlds, the painter uses oils, which he applies according to tonal and atonal game and without nuance. In his paintings there are no shadows: light and dark, if any, are slight flickers in the vision of the system he composes; colours are always separated by thin white lines, as if Visalli wanted to separate the elements to establish order in his colourful representations. The artist narrates the colourful extensions of his feelings in a natural way, making possible what the imagination relegates to the realm of the impossible, subverting all the rules, sometimes with irony, sometimes with dark and disturbing drama. But what is the genesis of the form in Visalli’s poetry? One thing we can say with certainty: his form is never preconceived, it is never an a priori style. It is a form that rises in the poetic and intellectual leavening of inspiration, that moves and stretches from inside, thanks to forces of arcane idealism. In conversation with this master of line and colour, it is easy to see that along with the fairy-tale motifs, found through a poignant poetic related to the dichotomy between dream and reality, there willingly also emerge pressures of the great visionary art of northern Europe. In this way we realise that the uneasy boundary between absence and presence, which is undoubtedly the basis of his creative ways, can be approached as a narrative about existence, which continually refers to man, and where the notion of good and evil merges with the denial or affirmation of universal values, beyond human and terrestrial boundaries. Each of his paintings, which always seems closed and concluded, send exalting messages, giving significant ethical warnings to the artist’s extraordinary figural inventions. His imaginative sensitivity is thus found to act within deep syntheses, awakened by a lofty feeling of which the meaning seemed to have been lost. The vision governs the painting and gives meaning to every part as an indispensable moment of its unity.

Turin, Giugno 2011

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14 - visioni 1 - isola del tesoro visions 1 - treasure island olio su tela oil on canvas 85 x 120 novembre november 2009

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15 - visioni 2 - notturno di girasoli visions 2 - night of sunflowers olio su tela oil on canvas 99 x 139 febbraio february 2011

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16 - visioni 3 - ex viale visions 3 - former avenue olio su tela oil on canvas 120 x 169 giugno june 2010


17 - pan d’oro olio su tela oil on canvas 265 x 33 febbraio february 2010

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18 - anima gemella (trittico) twin soul olio su tela oil on canvas 90 x 65 cad. gennaio january 2010

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Catia Princi Menniti

I lavori di Visalli infatti si costruiscono su architetture compositive estremamente complesse e ricche di particolari, di indizi, in una trama fitta, che sembra contemporaneamente alludere e sviare lo sforzo interpretativo. Egli attinge a una tavolozza variopinta, un autentico caleidoscopio cromatico che tinge il mondo conosciuto di tonalità intriganti e fantastiche, le quali in concomitanza con il disegno creano mondi nuovi, prima impossibili nei loro equilibri e risoluzioni e poi, ad una lettura più attenta, reali e tangibili, fatti di sentieri che possono essere percorsi con curiosità e delicatezza. Lo stile di Visalli è personale ed efficace nel trasmettere il suo messaggio. I colori non si mescolano mai, ma sono sempre separati da una sottile linea bianca, riportando al ricordo di alcune vetrate delle cattedrali gotiche, dove l’incontro tra la luce e le superfici vitree evoca una soffusa atmosfera di magia e sospensione. Non ci sono ombre in questi quadri, a volte vi troviamo solo leggerissimi chiaroscuri, che diventano impalpabili intermittenze all’interno della visione composta. Nonostante manifesti il desiderio di svincolarsi dall’influenza di altri artisti, qualche volta non si può fare a meno di notare nella sua arte reminescenze picassiane o cromatismi cari al movimento dei Fauves. Tuttavia il pittore riesce sempre a restare fedele alla propria originalità. Alcuni hanno definito Visalli un surrealista. Probabilmente è più corretto parlare di un artista visionario. Nelle sue opere non troviamo descrizioni dell’assurdo o accostamenti bizzarri. Egli attinge al reale e lo modifica, lo arricchisce, ne estrapola alcuni particolari per trasporli in una nuova dimensione. Davanti ad alcune sue opere si ha la sensazione che egli soffra di una sorta di horror vacui. Tutta la tela è completamente occupata dal disegno, generando una sensazione molto simile alla vertigine. In realtà, queste composizioni non rispondono a una mera esigenza di riempimento ma sono costituite da contrappunti, dichiarazioni visive e rimandi, che divengono l’unico modo possibile per rappresentare un mondo infinito, al di là dei concetti di tempo e di spazio, capace di svilupparsi su più dimensioni, in un’espansione che continua idealmente oltre i confini predefiniti della tela. È come se Visalli avesse un canale di comunicazione diretto e libero con la propria immaginazione, una dote quanto mai rara che, insieme al suo talento, gli permette di tradurre con chiarezza le proprie visioni. Gli equilibri che egli crea sono fragili e precari, si ha

CON LO SGUARDO DI UN BAMBINO Francesco Visalli è pittore autodidatta, si è avvicinato alla pittura in età matura, dopo aver acquisito un eterogeneo bagaglio di esperienze grazie a una vita ricca di incontri e a un succedersi di eventi che hanno segnato significative tappe nella sua crescita interiore. La passione per il disegno, che ha accompagnato la sua carriera di architetto, l’ha sostenuto nell’intraprendere il suo cammino artistico, cammino che si è svelato all’improvviso, quasi come una rivelazione. A cinquant’anni infatti, in uno dei momenti più travagliati della sua vita Visalli ha iniziato a disegnare senza sosta, giorno e notte, come se da molto tempo in lui fossero presenti immagini che cercavano accoglienza in un sembiante da manifestare, in una condizione che solo la mano dell’artista poteva soddisfare. Basteranno poche settimane perchè questi primi approcci segnici diventino dipinti, lasciando emergere da subito uno stile personale, che nella sua accezione da autodidatta non è certamente possibile definire naïf, per la complessità e la bellezza misteriosa che caratterizza le sue opere. Visalli non studia e non vuole studiare i grandi maestri dell’Arte, perchè non vuole condizionamenti. La sua fantasia vulcanica non può inserirsi in una corrente delimitata da definizioni troppo anguste, che non gli consentirebbero di professare quella libertà di espressione di cui è assetato. All’artista non importa di essere incluso in una casella, di acquisire una quotazione, di entrare a far parte di una collezione: lui vuole raccontare con onestà ciò che prende vita nella sua mente, come in un ininterrotto sogno a occhi aperti. È questa la prima cosa che colpisce delle opere di Visalli, la loro dimensione squisitamente onirica, che porta a interrogarsi su che cosa l’abbia ispirato. Ciò che egli dipinge è un sogno, una rielaborazione di sentimenti, una visione? Probabilmente nelle sue opere ci sono elementi che provengono da ognuno di questi mondi, rendendole misteriose e affascinanti agli occhi di chi osserva. È possibile guardarle con lo sguardo innocente di un bambino, lasciandosi cullare dalle linee e dalle cromie, o indagarle tramite il filtro dell’esperienza di un adulto, riconoscendo stati d’animo ed esperienze che accomunano molte vite.

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l’impressione che la qualità compositiva finale, avvolta in una sorta di turbinio creativo, sia sempre a rischio; tuttavia alla fine egli riesce a recuperare il controllo del tutto e delle parti, attingendo probabilmente anche alla propria competenza nelle tecniche di costruzione. In altri dipinti, il costrutto segnico è maggiormente sobrio ed essenziale, capace di inquadrare sinteticamente una riflessione o un’emozione. Ciò che è costante nelle opere di questo artista è non solo il riferimento al sentimento, ma anche la fitta serie di rimandi culturali e letterari, che fanno delle sue opere qualcosa di universale. Senza retoriche superflue, Visalli restituisce a chi guarda un diario di esperienze, sentimenti e pensieri che non sono un qualcosa di individualmente soggettivo, ma che, fondandosi su solidi archetipi di matrice junghiana, uniscono in uno scambio e in una comunicazione densa di significati l’artista e l’osservatore. Egli diventa una sorta di messaggero alato, capace di svelare i piccoli raggiri del quotidiano, le amarezze del vivere, le solitudini cercate, le immense malinconie e i gretti materialismi che tutti abbiamo sperimentato prima o poi sul nostro cammino. La sua opera non si traduce in un giudizio morale, piuttosto in un avvertimento espresso con empatia da chi sa tratteggiare i contorni del buio, perché lo ha vissuto, sperimentato profondamente e ne è anche uscito vincitore. Per questo in altre tele troviamo messaggi fortemente positivi, ricchi di speranza e desideri che aspettano solo di essere realizzati da chi ha il coraggio di osare, mantenendo vivo il dialogo con il proprio io. Tali presupposti sono fondamentali per comprendere l’opera di questo artista visionario che, nel susseguirsi dei suoi lavori, propone un’affabulazione autentica sul significato intrinseco del vivere. È forse per questo suo istintivo proiettarsi verso altri orizzonti che spesso nei suoi quadri compare la figura del cavallo, sinonimo di libertà e di viaggio, simbolo di bellezza e di nobili valori, figura salvifica come salvifico è l’amore, in primo luogo quello spirituale che guida la mano sagace e l’intelligenza del cuore che appartengono alla sua arte.

Roma, Maggio 2011

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Catia Princi Menniti WITH THE LOOK OF A CHILD Francesco Visalli is a self-taught artist. He took up painting at a late age, after gaining a wide variety of experience in a life rich in encounters and events that significantly marked his inner growth. A passion for drawing throughout his career as an architect motivated him to take up art and follow a new road which appeared to him out of the blue, like a revelation. At the age of fifty, during a particularly troubled time of his life, Visalli started to draw unremittingly day and night, as if his mind had long been bursting with images seeking to manifest themselves in a way that only the hand of the artist could allow. It took just a few weeks for these initial drawing experiences to become paintings, immediately revealing a personal style which, in spite of his admission to being self-taught, could certainly not be called naive because of the complexity and mysterious beauty that characterises his work. Visalli has not studied the great masters of art, and nor does he intend to as he does not wish to be influenced. His fervent imagination cannot be confined to a category with rules too narrow to allow him to profess the freedom of expression he so craves. The artist does not care to be put in a box, to be valuated or collected: he wants to relate with honesty what comes to life in his mind, as if in a never-ending daydream. It is just this that first strikes you about Visalli’s paintings: an exquisitely dreamlike dimension that makes you wonder how it came about. Is he portraying a dream, an interpretation of feelings or a vision? There are probably elements of all these worlds in his paintings, making them mysterious and fascinating in the eyes of the observer. It is possible to look at his paintings with the innocent eyes of a child, and be lulled by the lines and tones, or analyse them through the filter of adult experience, and recognise states of mind and experiences that form many a life. Visalli’s paintings are structurally very complex and rich in detail and signs that make up a rich tapestry and seem to simultaneously tempt and defy interpretation. He has a varied palette, a real chromatic caleidoscope tinting the known world in intriguing and beguiling tones which, together with the scenes depicted, create new worlds that first seem impossible in terms of equilibrium and resolution and then, after closer scrutiny, seem real and tangible, painted pathways that can be followed with curiosity and caution. Visalli’s style is personal and effective at conveying its message. The colours never combine but are always kept separate by a thin white line, reminiscent of windows that can be found in Gothic cathedrals where the light meets the surface of the glass to create a suffused atmosphere of magic and suspense. There are no shadows in these paintings, only occasional and subtle chiaroscuro effects that become impalpable intervals within the overall visual context. Despite Visalli’s wish to distance himself from the influence of other artists, there are times when one cannot help notice in his art an element of Picasso or chromatisms typical of the Fauves. Nonetheless, the artist always remains faithful to his own originality. Some people call Visalli a surrealist. It would probably be more appropriate to call him a visionary artist. His work does not feature descriptions of the absurd or bizarre combinations. He remains within the real world and modifies it and embellishes upon it, extracting certain elements to transpose them into a new dimension. Observing some of his paintings, you get the feeling he suffers from a sort of horror vacui. The picture takes up the entire canvas, creating a sensation akin to vertigo. In reality, these compositions do not just satisfy a need to fill up space, but also consist of counterpoints, visual declarations and cross-references that become the only possible way of representing an infinite world beyond the concepts of time and space and capable of covering several many dimensions and expanding, ideally beyond the confines of the canvas.

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It is as if Visalli has the ability to communicate directly and freely with his imagination, a rare gift that, together with his talent, allows him to clearly convey what he sees with his mind’s eye. The equilibriums he creates are fragile and precarious, so we get the impression that the quality of the final composition, associated with a sort of creative whirlwind, is always at risk; and yet, in the end, he manages to recover control of the whole and of its various components, drawing perhaps also on his expertise as a draftsman. In other paintings, the symbolic meaning is more sober and concise, encapsulating a thought or emotion. What remains constant in the work of this artist is not only a reference to sentiment, but also an intricate set of cultural and literary allusions that somehow make his work universal. Without resorting to unnecessary rhetoric, Visalli conveys to the observer a spectrum of experiences, emotions and thoughts that are not purely individually subjective but which, by being based on firm Jungian archetypes, bring the artist and observer together in an exchange and communication rich in meaning. He becomes a sort of winged messenger who can tell us about our daily foibles, the bitter side of life, the craved solitude, the immense melancholy and the petty materialism we have all encountered one time or another along the way. His work does not express moral judgment, but rather a warning, conveyed with the empathy of someone who knows how to draw the lines around darkness because he has experienced it all too well but has come out victorious. This is why in other paintings we can find strongly positive messages full of hope and desires that wait to be attained by anyone with the courage to try, and can keep alive the dialogue with the self. These ideas are essential to understand the work of this visionary artist who, in the course of his work, proposes a genuine interpretation of the intrinsic meaning of life. It is perhaps due to this instinctive striving for other horizons that his paintings often feature the figure of the horse, a figure synonymous with freedom and travel, symbol of beauty and noble values, and as redeeming as love; primarily the spiritual love that guides the wise hand and intelligent heart that belongs to his art.

Rome, May 2011

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19 - alba di madame chisciotte madame quixote’s dawn olio su tela oil on canvas 117 x 278 marzo march 2010

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20 - infinita storia d’amore endless love story olio su tela oil on canvas 113 x 283 aprile april 2010

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21 - la stanza del suicida the suicide’s room from a poem by Wislawa Szymborska olio su tela oil on canvas 120 x 170 ottobre october 2010


Rosi Raneri LE EURITMIE DEL CAOS “ Bisogna avere in se il caos per partorire una stella che danzi...” Friedrich Nietzsche

L’arte di Francesco Visalli è incessantemente intrisa della sua personalità e da un temperamento alquanto dinamico e poliedrico, dove la vita stessa diventa un sottosuolo equivalente alle emozioni pittoriche. Artista che mantiene sempre aperti i caratteri dell’imprevedibilità e dell’evoluzione, permette alla sua energia creativa di sfociare, proprio adesso, in questi ultimi anni, tutta la sua potenza costruttiva. Ciascun elemento che si accinge a presentare, ogni sua forma e riflessione, ha da sempre abitato nella sua mente. Tale recente produzione ne racchiude il pensiero e le connotazioni di un’intera esistenza. L’ispirazione è adesso libera di sfogare gli impulsi magmatici seguendo le sottili inclinazioni e principalmente un grande intuito, conduttore delle sue scelte. Anche il caos, il caso, insieme a ciò che non è razionale, entrano a far parte delle opere. Una volontà quasi divina, si incontra con l’operato umano. Prendono forma così le slanciate architetture delle sue idee, che si sviluppano all’interno di “visioni parallele”: singolari composizioni, dove l’artista si esprime nella sicurezza della grande dimensione e circonda l’osservatore con i suoi scenari, coinvolgendolo sempre più all’interno di queste nuove e “possibili” esistenze visibili, veritiere e assolute quanto la stessa realtà abituale. Possiamo definire Visalli un visionario del reale. Non elabora visioni che nascono dal puro frutto dell’immaginazione (cosa che ad esempio troviamo in Hieronymus Bosch, da cui ne riprende il carattere magico e sconvolgente) bensì appartengono alla realtà stessa, rappresentano altre dimensioni, “alternative”, come ama definirle l’artista stesso. In questi inesplorati luoghi (dove avvengono compenetrazioni di linee e forme che si succedono spesso in inedite geometrie), si incontrano frammenti di reale, di reminiscenze e di immaginazione. Presente, passato e futuro si evolvono all’interno di un sottile gioco fenomenologico di “accadimenti”. Visalli esplicita al meglio la nozione di “fantastico” nella letteratura moderna. Nel genere letterario moderno del fantastico teorizzato esaustivamente da

Todorov e Ceserani infatti, la comparsa del soprannaturale, l’irruzione di “qualcosa di diverso”, si ha proprio dentro la quotidianità stessa. Come accade nei racconti di Hoffmann o in quelli di E. Allan Poe e Théophile Gautier, nelle opere di Visalli le entità psicofisiche creano inaspettate “epifanie”, che sorprendono l’attenzione giocando con le nostre percezioni e sicurezze. Si lasciano aperte inesauribili forme di lettura, giocando con l’intuizione e la distorsione delle entità rappresentate. Alcuni aspetti vengono come decontestualizzati, altri ripetuti o esemplificati sotto altre forme e da linee grafiche che si diramano attraverso originali geometrie. Stravolti nella loro natura d’origine, sembrano così assumere tutt’altre sembianze: i cieli, distese d’acqua e altre entità composte da cromie differenti (viola, verdi, neri o forme alveolari), o da superfici dove convergono linee provenienti da differenti piani o, ancora, dal rapporto invertito delle scale di proporzioni (Caos cosmico; Visioni 1, isola del tesoro; Visioni 3, Ex viale; Infinita storia d’amore; Alba di Madame Chisciotte; La valigia). Visalli opera visive sperimentazioni concettuali permettendo ai dipinti di perdere la loro staticità, per avvalersi di trasmissioni quasi sonore e percettive di emozioni psicosensoriali. Tali “incontri” sono osservabili da differenti punti prospettici creati dall’artista stesso tramite punti di fuga che diversificano il piano di ciascun dipinto. Da infinite possibilità di sguardi e distanze, l’osservatore può così risalire a nascoste “verità”: visioni che fanno parte della sua stessa anima. Proprio come accade nella parte inferiore del dipinto Gli ambasciatori Di Holbein (dove il teschio è visibile solamente da un unico punto di considerazione e non da una visione globale e generica), vi è nelle opere di Visalli l’incastro di plurime anamorfosi, dal gusto esclusivamente tutto contemporaneo. Le opere dichiarano un equilibrato ed eufonico caos, visibile dal punto di vista estetico tramite la sottile eleganza dell’associazione di forme e colori. Si richiamano alla memoria e affiorano sentimenti,

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emozione e partecipazione. Spesso l’artista integra rilevanti aspetti materici derivati da lavorazioni a pennello che donano maggior rilievo, combinandovi talvolta sabbia e creando in tal modo esuberanti effetti sperimentali. L’immagine acquista numerose zone di profondità attraverso variopinte variazioni e associazioni di luci e ombre che vengono così realizzate esclusivamente con l’alternanza della forza bivalente delle campiture, dove ogni colore è puro: il distacco tra i neri, i blu, i viola, i verdi e il calore del giallo, del rosa e del rosso. Anche questo mostra a pieno il temperamento paradigmatico dell’artista stesso, immerso nella contraddittorietà di una vita vissuta in situazioni contrastanti, Eros e Thanatos, corrispondenze e discrepanze, nichilismo e potenza. Colazione da Tiffany ci racconta dell’inconciliabilità delle differenze, che talvolta possono incontrarsi ma non coincidere, come essere e avere. Nella frammentarietà si esprime l’unicità del suo pensiero. Visalli ritrova nella ricerca degli opposti ciò che più cerca: “volevo morire e non potevo trovare nell’arte morte migliore”. La pittura diviene per lui una rinascita, una catarsi, il luogo dove scaricare le spinte pulsionali trasportando verso l’assoluto la sua grande istintività. Diviene così un nuovo demiurgo orientato nel cammino artistico dalla speranza, dalla positività, dalla ricerca della luce e da un “dissonante” equilibrio, che ci presenta l’evolversi di sistema dinamico, laddove operano variazioni infinite di “possibilità” visive, intellettive e sensoriali per esprimere il carattere evolutivo della sua poetica artistica, all’interno di una “caosmosi”. In Caos Cosmico tale innovazione è estremamente evidente. Come all’interno dei “capricci pittorici” veneziani di Canaletto e Guardi, sembra qui di entrare all’interno di una composizione musicale, dove ogni cosa ”accade” e ci sorprende, concatenandosi in rapporti semantici e convergenze. E’ un’innovativa concezione della spazialità e della temporalità: differenti parti di tempo si incrociano sulla tela, convogliando da divergenti ricordi e immaginazioni che affiorano all’interno di varie zone spaziali e prospettiche. Paesaggi, vedute e più scenari vivono così all’interno di una nuova concezione spazio-temporale, dove ritroviamo costruzioni innalzate su differenti pendii, disparità dei livelli di terreni insieme alla profondità di abissi. All’interno di queste grandi integrazioni scenografiche, ogni entità descritta mantiene una propria

nozioni, utopie, vicissitudini ed elementi tra loro distanti e contrastanti, che trovano perfettamente le loro reciproche concatenazioni e accordi. Tutto ciò che è discordante ritrova un luogo ordinato di congiungimento all’interno della rappresentazione generando un elevato senso di armonia, caratteristica principale dei suoi lavori. Nelle linearità, configurazioni, alternanze e vibrazioni di tonalità cromatiche, si esprime al meglio l’antitetico vigore cosmico della pittura di Visalli, la quale entra a far parte di un rapporto euritmico con lo spettatore e l’ambiente circostante, divenendo interattiva mediante la forza di un linguaggio essenzialmente dicotomico. L’artista stesso dichiara l’importanza della circolarità della vita e delle rimembranze che l’attraversano “in una curvatura naturale che tutto raggiunge”. In Alba di Madame Chisciotte ammiriamo la personalità estrema della donna combattente e ritroviamo la simbologia della perfetta unione degli opposti…”diversi come due gocce d’acqua ma capaci di formare un mare”. Numerose sono le conciliazioni all’interno dei suoi dipinti (Infinita storia d’amore; Anima gemella). Tutto ciò che è destinato ad essere distante, tuttavia alla fine raggiunge il suo completamento, la sua perfetta unione con ciò che più le mancava, come all’interno dei pezzi di un puzzle, la fine trova se stessa nell’inizio e viceversa. Allo stesso modo le sue opere rappresentano la sottile ed armonica compenetrazione e l’interazione di uno spirito dionisiaco, composto dallo slancio vitale, l’Es, la parte più entusiasmante, istintiva e caotica, con un formale spirito apollineo che dona una grande bellezza, simmetria e plasticità alla sua pittura. Del resto, anche gli aspetti tonali più propriamente pittorici assumono un apodittico ritmo di alternanza e combinazioni avvalendosi di contrarietà di vibrazioni e intensità cromatiche. Visalli, con grande innovazione e sperimentalismo del disegno, dona assoluta padronanza alla costruzione lineare e grafica delle forme, tramite il bianco della tela che lascia volutamente estremamente intatta. E proprio così infatti, nelle parte del dipinto dove non accade nulla, che si ha l’edificazione della struttura principale di ogni opera. Le sagome risultano incise da una linea chiara e sottile che ne costruisce gli aspetti delimitandone ed evidenziandone le compenetrazioni cromatiche, realizzate dall’utilizzo di campiture nitide e brillanti. I suoi lavori, esclusivamente realizzati ad olio su tela, dichiarano codici visivi tonali che suscitano

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solenne maestosità. Basamenti, arcobaleni, abitazioni, vegetazione, cavalli, figure umane, ogni essere mantiene la sua importanza e il suo dato incisivo di “funzione” all’interno della globalità della rappresentazione. L’umanità è abilmente interpretata attraverso la linearità del disegno e da una sottile analisi introspettiva che ne ritrae i caratteri fisici, psicologici e anche allegorici. Visalli ritrae le sembianze dell’uomo descrivendole con l’utilizzo del colore nero, rappresentandone la corporeità, il carattere espressamente terreno. Vi è anche in questo, un richiamo lontano all’antichità greca e romana. Si veda ad esempio la grande entrata trionfale in Visioni 3, ex viale, dove figure imponenti ci invitano ad entrare all’interno di un arcano percorso. Talvolta l’artista lascia intravedere la perdita del carattere terreno simboleggiando la figura umana con l’utilizzo del bianco (esemplare è per la sua poetica in La valigia è l’abbraccio spirituale, quasi soprannaturale tra i due amanti in basso a sinistra). Nell’opera Osteria il chiarore del corpo lascia intravedere la progressiva perdita del rapporto col terreno per entrare in altre di dimensioni. Infinita storia d’amore rappresenta la sua grande fede, è un’opera dedicata alla salvezza, alla luce divina che posa i suoi raggi dorati sulla chioma della figura femminile in alto a sinistra. Visalli assapora nell’arte la libertà che solo la pittura scelta da lui come mezzo espressivo, può offrire. Ogni dipinto diventa un lungo viaggio nell’interiorità e una nuova scoperta. La valigia racchiude il trascorso della sua esistenza, è un’opera che porta sempre con sé. Qui vi è racchiusa la dispersione, che diventa la totalità della sua vita. Occorre avere dentro se stessi l’energia della dissonanza per creare la forma e l’equilibrio, come la luce ha origine solamente tramite la dissolvenza dell’oscurità. Grazie a un elevato desiderio di “volontà di potenza”, Visalli si avvale così di un’energia creativa per creare opere che continuamente ci sorprendono e che mantengono il loro concetto di unicità dell’opera d’arte: la perduta aura di Walter Benjamin.

Roma, Aprile 2011

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Rosi Raneri THE EURHYTHMICS OF CHAOS “You must have chaos within you to give birth to a dancing star... ” Friedrich Nietzsche

Francesco Visalli’s art is relentlessly impregnated with his personality and a temperament that is as somewhat dynamic and multi-faceted, where life itself becomes a subsurface that corresponds to pictorial emotions. He is an artist that always keeps the features of unpredictability and evolution open and now, in more recent years, has allowed all of his creative and productive energy to pour forth. Each element that he prepares to present, every shape and reflection has forever inhabited his mind. His recent output encompasses the thoughts and characteristics of an entire existence. His inspiration is now free to give vent confused impulses following subtle tendencies and primarily his great intuition, the driving force behind his choices. Even chaos and chance, along with everything that is not rational, play a part in his works. An almost divine will coincides with human craftsmanship. So it is that the slender designs of his ideas take shape and develop within “parallel visions”. They are singular compositions where the artist expresses himself within the safety of broad dimensions and encircles the observer with his scenarios, increasingly involving him in these new and “possible” existences that are as visible, truthful and absolute as habitual reality itself. We can define Visalli as a visionary of what is real. He does not produce visions born purely of the fruit of the imagination (something we find, for example, in Hieronymus Bosch, whose magic and overpowering character he recaptures) but rather, which, belong to reality itself and represent other dimensions or “alternatives” as the artists himself like to define them. In these unexplored places (where interpenetrations of lines and shapes occur that often succeed one another in unprecedented geometries) fragments of reality, reminiscences and imagination coincide. The present, the past and the future evolve within a subtle phenomenological game of “happenings”. Visalli expresses in the best possible manner the notion of the “fantastic” in modern literature. In the modern literary genre of the fantastic, so exhaustively theorised by Todorov and Ceserani, the appearance of the supernatural, the eruption of “something different” actually takes place within everyday life itself. In Visalli’s works, just as in the tales of Hoffmann, Edgar Allan Poe or Théophile Gautier, the psychophysical entities create unexpected “epiphanies” that surprise the attention and play on our perceptions and certainties. The way is left open for endless interpretations, playing on intuition and distortion of the beings that depicted. It is as though some aspects are decontextualised, others repeated or embodied in other shapes and by graphical lines that branch out across original patterns. Transmorphed from natural origins, they appear to take on new guises. The skies, expanses of water and other entities that are made up from different colour tones (purples, greens, blacks or other cell-like shapes) or of surfaces with lines originating from different levels or even the inverted relationship of the proportional scales (Caos cosmic [Cosmic Chaos]; Visioni 1, Isola del Tesoro [Treasure Island]; Visioni 3, Ex viale [Former Avenue]; Infinita storia d’amore [Infinite Love Story); Alba di Madame Chisciotte [Madame Quixote’s Dawn]; La valigia [The Suitcase])

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Visalli performs visual conceptual experiments allowing the paintings to lose their static state and avail themselves of almost sound-like transmissions and perceptions of psycho-sensory emotions. Such “encounters” can be observed from different points of perspective created by the artist himself using points of escape that diversify the level of each painting. From an infinity of possible viewing angles and distances, observers can track down hidden “truths” - visions that are part of his very soul. Just as occurs in the lower part of Holbein’s painting The Ambassadors (where the skull is only visible from one single perspective and not from an overall, general view) so too, in the works of Visalli, we find an interconnection of a multitude of anamorphoses that is exclusively contemporary in taste. The works present a balanced and euphonic chaos, visible from an aesthetic perspective through the subtle elegance of the association of shapes and colours. They invoke and touch upon memories, feelings, notions, utopias, vicissitudes and elements - which are distant from one another and contrasting - which find their mutual connections and agreements perfectly. Anything discordant finds an orderly place of union within the picture, generating a heightened sense of harmony, the distinguishing feature of his works. The antithetical cosmic vigour of Visalli’s art is best expressed in the linearities, configurations, alternations and vibrancy of colour tones. It enters into a eurhythmic relationship with the spectator and the surrounding environment, becoming interactive through the power of a language that is essentially dichotomous. The artist himself talks about the importance of the circularity of life and the recollections that cross it “in a natural curvature that is reached by everything “. In the Alba di Madame Chisciotte (Madame Quixote’s Dawn) we can admire the extreme personality of a fighting woman and discover the symbolism of the perfect union of opposites… “as different as two drops of water, but capable of forming a sea”. There are numerous conciliations within his paintings (Infinita storia d’amore [Infinite love story]; Anima gemella [Twin Soul]). Everything that is destined to be distant, nevertheless eventually reaches its completion, its perfect union with what it was missing most, just like within the pieces of a jigsaw puzzle where the end finds is found in the start and vice versa. In the same way his works represent the subtle and harmonic interpenetration and interaction of a Dionysian soul, consisting of that vital impetus, the id, the most enthralling, instinctive and chaotic part, with a formal Apollonian spirit that gives great beauty, symmetry and plasticity to his painting. Moreover, even the more strictly pictorial aspects of colour tone take on a clear rhythm of alternation and combinations availing themselves of the contrast of colour vibrations and intensities. With great innovation and experimentalism of drawing, Visalli shows full mastery in the linear and graphical construction of the shapes through the white on the canvas that he intentionally leaves extremely intact. So it is that, in the part of the painting where nothing is happening, the main structure of each work is constructed. The outlines appear to be engraved with a clear, thin line which creates their features, defining and highlighting the interpenetrations of the colours created by using vivid and brilliant backgrounds. His works, exclusively oil on canvas, present visual tonal codes that provoke emotion and involvement.

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Often the artist integrates considerable material features created using brush strokes to achieve a greater relief effect, sometimes with the aid of sand, and so creates exuberant experimental effects. The image acquires numerous areas of depth through multi-coloured variations and combinations of light and shade that are created exclusively by alternating the bivalent force of the backgrounds, where every colour is pure - the separation between the blacks, blues, purples, greens and the warmth of the yellow, pink and red. This too demonstrates fully the paradigmatic temperament of the artist himself, immersed in the contradictoriness of a life lived in contrasting situations - Eros and Thanatos, parallels and discrepancies, nihilism and power. Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany’s) tells us about the irreconcilability of differences, which may often meet but not coincide, like being and having. In the disjointedness we find the singularity of his thought. In his search for opposites, Visalli finds what he is most looking for: “I wanted to die and could not find a better death than through art”. For him painting becomes a rebirth, a catharsis, the place to offload the driving urges, transporting his great instinctiveness towards the absolute. In this way he becomes a new demiurge directed towards the artistic path by hope, positivity, the search for light and by a “discordant” equilibrium that introduces us to the evolution of a dynamic system where an infinite variety of visual, intellectual and sensory “possibilities” are at work to express the evolutionary nature of his artistic poetry within a “chaosmosis”. This innovation really manifests itself in Caos Cosmico (Cosmic Chaos). Just as in the Venetian “pictorial caprices” of Canaletto and Guardi, here too, the sensation is as if we are entering inside a musical composition where everything “happens” and surprises us, linking together semantics and convergences. It is an innovative conception of the spatial and temporal - different parts of time intersect on the canvas, moving from divergent memories and imaginations that emerge within the different areas of space and perspective. Landscapes, views and other sceneries live within a new space-time concept where we find constructions erected on different slopes, disparities in ground levels together with the depth of the chasms. Within these great scenery combinations, every entity described retains its own solemn majesticness. Bases, rainbows, dwellings, vegetation, horses, human figures – every entity retains its importance and its incisive “function” within the totality of the picture. Humanity is skilfully interpreted by the linearity of the drawing and by a subtle introspective analysis that depicts its physical, psychological as well as allegorical features. Visalli depicts the likenesses of man describing them through the colour black, representing their corporeity and their character in expressly earthly terms. In this too, there is a faint hint of ancient Greece and Rome. We see an example of this in the grand triumphal entrance in Visioni 3, ex viale (Former Avenue) where imposing figures invite us on a mysterious journey. Occasionally the artist gives us a glimpse of the loss of earthly character by symbolising the human

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figure using white (an example of this poetry can be found in La Valigia (The Suitcase) with the spiritual, almost supernatural, embrace of the two lovers on the lower left-hand side). In the work entitled Osteria (Tavern) the body’s glow provides an indication of the progressive loss of the relationship with the earthly to enter into other dimensions. Infinita storia d’amore (Infinite love story) represents his great faith. It is a work dedicated to salvation, the divine light that shines its golden rays onto the hair of the female figure on the upper right-hand side. In art, Visalli relishes the freedom that can only be found in painting, his chosen means of expression. Every painting becomes a long journey into the inner life and a new discovery. La valigia (The suitcase) embodies the story of his existence and is a work that he always carries with him. Here we find the dispersion that becomes his whole life. The energy of dissonance is what one needs if one is to create shape and balance, just as light originates only from the fading of darkness. Thanks to a heightened desire of the “will for power”, Visalli makes use of creative energy to produce works that constantly take us by surprise and which retain their concept of the uniqueness of a work of art: Walter Benjamin’s lost aura.

Rome, April 2011

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22 - caos cosmico cosmic chaos olio su tela oil on canvas 190 x 290 settembre september 2010

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23 - la valigia the suitcase olio su tela oil on canvas 172 x 288 novembre november 2010

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24 - le nozze 2 wedding 2 olio su tela oil on canvas 119 x 132 aprile april 2011

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Ernesto d’Orsi Scoprire un artista è la cosa più piacevole che possa capitare ad un critico d’arte. E Francesco Visalli, senza alcun dubbio, è un vero artista che, forse un po’ in ritardo, sta venendo allo scoperto. E’ un’epifania, un evento straordinario che accade in un mondo sempre più prolisso, sempre più affollato di figure di secondo e terzo piano che si spacciano per ciò che non sono e non saranno mai. Penso davvero che la creatività sia un dono di Dio, un autentico miracolo che accade raramente e illumina intensamente i nostri animi facendoci percepire, in un momento solo, la incredibile complessità della realtà e del nostro vivere. So che Francesco Visalli è un uomo di profondissima fede; una fede conquistata attraverso e per merito di una esistenza toccata pesantemente dal dolore, dalla rinuncia e da esperienze variegate talvolta in aspro conflitto tra loro: la fatica quotidiana, l’amore, il successo professionale, la fuga, il ritorno, il caos dei sentimenti e alla fine una illuminazione che muta totalmente la vita forgiando una barriera che divide il “prima” dal “dopo”. Mi viene allora in mente la meravigliosa storia di un altro uomo che, improvvisamente, cambiò il suo percorso: mi riferisco a San Paolo, alla sua conversione sulla via di Damasco. Cose straordinarie, fatti ancora più incredibili per noi cosiddetti uomini moderni così impregnati di materialismo, di utilitarismo a basso costo in cui le categorie morali, sentimentali, esistenziali pare non abbiano più ragione d’essere. E la purezza dell’animo ne è la prima vittima. Ecco perchè oggi e, soprattutto per questa ragione, l’arte è in piena crisi. Avvicinarsi ad essa, vivere di essa significa avere un’anima pura, significa avere, come un santo, una disponibilità totale alla ‘ricezione’; e quando dico santo non mi riferisco a quelli venerati sugli altari delle chiese, ma a tutti quegli esseri sconosciuti che circolano per il mondo tenendo il loro cuore in una mano. Fare arte è un atto di estrema devozione, è la sintesi intellettuale e spirituale di una ricerca esistenziale che agli animi puri che la operano appare, in prima istanza, senza capo né coda. Infatti, Francesco Visalli afferma che nella sua opera non c’è ricerca, sperimentazione e mediazioni culturali di ogni ordine e grado: si sorprende lui stesso di ciò che fa, di ciò che gli appare davanti agli occhi. Rimane sbalordito come di fronte ad una terra ignota priva di confini. Quanta sana umiltà e verità! Ma se ci soffermassimo ancora un attimo su questo concetto e poi guardassimo un po’ più in là vedremmo che di verità ce ne è un’altra ancora... ed è questa: un artista, anche inconsapevolmente, ha una visione del mondo complessiva dove il passato, il presente e il futuro stanno tra loro in un rapporto stabilmente dialettico. La sua percezione è continua, onnivora e gli influssi culturali che hanno attraversato da parte a parte dotandolo, suo malgrado, di una consapevolezza di cui egli stesso non si rende perfettamente conto: è quella che si chiama sapienza innata.

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Ed è per questa ragione che individuo nei quadri di Visalli tante eco di maestri lontani e forme e soluzioni cromatiche che hanno fatto la storia della pittura. Per esempio, nel “PAN D’ORO” (olio su tela 33x265) c’è un po’ di Keith Haring e di Fernand Léger della Grande Parata addolcita nel nostro caso da un vaso con fiori e un improbabile ferro di cavallo. E nella “DOPPIEZZA” (olio su tela 49x60) e in “PASSAGGIO 1 – IL BORGO” (olio su tela 397x340) come non scoprire qualche influsso picassiano rielaborato e arricchito da colori tanto cari ai Fauve. E certamente non mi fermo qui: quelle sottili linee bianche che attraversano i quadri separando nettamente i colori mi suscitano immagini lontane, composizioni che sprofondano nei secoli passati; mi riferisco alle immense vetrate delle cattedrali gotiche dove il rosso, il verde, il blu, il giallo catturano la luce del sole trasformandola in morbidi riflessi messaggeri di una dimensione superiore. E “l’oltre” è un tema molto caro a Visalli: l’onirico, il surreale, il metafisico attraversano puntualmente ogni sua composizione e talvolta, come in “CAOS COSMICO” (olio su tela 290x190) raggiungono una manifestazione lampante che consola e atterrisce; la visione del caos è di per sé impossibile perchè viviamo immersi nell’apollineo, ma Visalli ce la suggerisce in modo magistrale: lo Zenit e il Nadir dell’immaginazione si distendono sulla tela e contribuiscono a innestare una sorta di abbrivio catartico, di transfert che ci trasla magicamente su mondi paralleli dove l’impossibile diventa possibile. Non c’è, allora, alcun dubbio sullo spessore intellettuale dell’artista, sulla sua capacità di riflettere quelle che sono state le tensioni culturali protagoniste del Novecento come, per esempio, il relativismo o il concetto di complessità più volte rielaborato da Edgar Morin. Dietro i suoi dipinti c’è, quindi, questa filigrana, questo valore aggiunto che si manifesta in modo naturale, spontaneo, completamente privo di ogni elemento fastidiosamente sovrastrutturale. Sta qui, in questa tessitura armonica, per niente ridondante, il valore intrinseco dell’opera di Visalli che, nell’attuale panorama artistico italiano si colloca in una posizione di grande rilievo.

Roma, Febbraio 2011

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Ernesto d’Orsi Discovering an artist is the most agreeable thing that can happen to an art critic. And Francesco Visalli is undoubtedly a true artist beginning to make a name for himself, albeit a little late in the day. It is an epiphany, an extraordinary event that occurs in a world that is increasingly verbose and full to the brim with second and third rate figures passing themselves off for what they are not and can never be. I truly believe creativity to be a gift from God, a rarely occurring yet genuine miracle that intensely illuminates our spirits, allowing us, in an instant, to perceive the incredible complexity of reality and life. I know Francesco Visalli to be a man of deep faith; a faith attained by means of and thanks to an existence heavily touched by pain, sacrifice and various experiences that were sometimes harshly contradictory in nature: daily toil, love, professional success, escape, return, chaotic feelings and finally an illumination that profoundly changes life, forging a barrier between ‘before’ and ‘after’. This brings to mind the wonderful story of another man who suddenly changed his ways: namely St Paul and his conversion on the road to Damascus. These are extraordinary things, made even more extraordinary to us so-called modern men and women so obsessed with materialism and low cost utilitarianism in which moral, sentimental and existential categories no longer seem to have a reason to exist. And purity of spirit is the first victim. This is why art - above all for this reason - is deeply in crisis today. Getting close to art and living by it means having a pure spirit, and, like a saint, being completely open and receptive; by saint, I do not mean the ones venerated on church altars, but all those unknown beings who go about the world wearing their hearts on their sleeves. Being an artist is an act of extreme devotion: the intellectual and spiritual synthesis of an existential quest which initially appears to be without rhyme or reason to those who practise. Francesco Visalli states that there is no quest, experimentation or cultural mediation of any sort in his work: he himself is surprised by what he does, by what takes shape before his eyes. He remains astonished, as if facing an unfamiliar, borderless land. Such healthy humility and truth! But if we were to dwell a little longer on this concept and then look somewhat further beyond, we would see yet another truth... an artist, even unconsciously, has an overall world view where past, present and future are held together in a stable, dialectic relationship. The artist’s perception is continuous and rapacious and the cultural influences that have permeated them have, against their wishes, instilled in them an unconscious awareness: this is what is known as innate knowledge. And it is for this reason that I am able to find in Visalli’s paintings many echoes of distant teachers, and forms and chromatic solutions that have made the history of painting.

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For example, in ‘PAN D’ORO’ [Golden Bread] (oil on canvas 33x265) there are hints of Keith Haring and Fernand Léger of the Great Parade, softened here by a vase of flowers and an unlikely horseshoe. In ‘DOPPIEZZA’ [Duplicity] (oil on canvas 49X60) and ‘PAESAGGIO 1 – IL BORGO’ [Landscape 1 – The Village] (oil on canvas 397x340), how can one not see the influence of Picasso reworked and enriched in colours so dear to Fauve. And of course I will not stop here: the thin white lines traversing his paintings, distinctly separating the colours, evoke distant images within me, compositions that give way to past centuries. I am referring here to the immense windows of gothic cathedrals where red, green, blue, and yellow capture the sunlight transforming it into soft reflections that evoke a higher dimension. And the ‘beyond’ is a theme very dear to Visalli: the dreamlike, the surreal, and the metaphysical promptly course through each of his compositions and sometimes, as in ‘CAOS COSMICO’ [Cosmic Chaos] (oil on canvas 290x190), reach a crystal clear manifestation that both consoles and terrifies. Visualising chaos is in itself impossible as we live immersed in the classically beautiful, but Visalli suggests it to us in a masterly way. The Zenith and Nadir of the imagination spread out across the canvas and contribute to the grafting of a sort of cathartic headway or transfer that magically shifts us into parallel worlds where the impossible becomes possible. Thus, there is no doubt about the intellectual depth of this artist and his ability to reflect what have been the dominant cultural tensions of the Twentieth Century, such as relativism or the concept of complexity that has been reworked several times by Edgar Morin. Behind his paintings, therefore, is a kind of watermark or added value manifesting itself naturally and spontaneously, in a manner utterly free of all tedious over imposing elements. And the intrinsic value of Visalli’s work, which occupies a very important position in the current art world in Italy, lies in this sense of harmonious weaving which is not in the least pompous.

Rome, February 2011

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25 - attesa waiting olio su lino oil on linen 160 x 256 giugno june 2011

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26 - l’aperitivo the aperitif olio su lino oil on linen 200 x 150 luglio july 2011


27 - 21 grammi 21 grams olio su lino oil on linen 190 x 217 settembre september 2011

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paolo levi testi critici di alcune opere critical texts of some paintings


01 - Osteria Osteria è un quadro intensamente espressivo. Qui Visalli, in contrapposizione con la ricchezza segnica di altre sue composizioni, presenta una scena quasi scarna, costituita da pochi elementi essenziali che si dispongono sulla tela costruiti secondo un preciso disegno geometrico, volumi imponenti, maestosi, che definiscono con chiarezza il predominio degli oggetti sullo spazio circostante. Un uomo seduto al tavolo con una bottiglia e un bicchiere pieno dominano l’opera, che si tinge di un’atmosfera tipicamente jazz, fatta di locali intimi e pieni di fumo, dove un avventore solitario può appartarsi con la propria tristezza interiore, cercando di lenirla con l’alcol, antico rimedio adottato per molti mali dell’anima, compagno silenzioso e comprensivo , capace di donare una potente quanto fasulla sensazione di distacco momentaneo dalle proprie angosce. Il pittore crea un efficace contrasto tra la figura e gli oggetti in primo piano, disegnati con chiarezza e contorni assolutamente nitidi, frutto di una mano sicura ed esperta, e lo sfondo indeterminato, nei toni del blu, dove l’artista lascia che si vedano con chiarezza le pennellate. È come se l’avventore del locale si fosse distaccato completamente dall’ambiente circostante, mantenendo un contatto solo con l’inebriante liquido, condizione rafforzata da un ristrettissimo campo visivo. Tutto intorno è indeterminato e fluttuante, silenzioso e muto, lasciando l’uomo solo con il proprio dolore. L’espressione del viso è anch’essa indeterminata, neutra, sintomo di un distacco che diventa la difesa di chi è incapace di affrontare un sentimento negativo se non rinnegandolo, soffocandolo, perdendo la speranza in un domani che probabilmente sarà altrettanto vuoto e privo di significato quanto l’oggi cristallizzato sulla tela.

01 - Tavern Tavern is an intensely expressive painting. Here Visalli, in contrast with the richness of signs of his other compositions, has an almost bare stage, consisting of a few essential elements that are placed on the canvas in a precise geometric pattern, with impressive and majestic volumes that clearly define the dominance of the objects on the surrounding space. A man seated at a table with a bottle and a full glass dominate the work, which is tinged with a typically jazz atmosphere, made up of cosy smoke-filled bars where a lone customer can hide himself with his own inner sadness, trying to soothe himself with alcohol, that ancient remedy for many ills of the soul, a quiet and sympathetic companion capable of giving a strong yet false sense of momentary detachment from one’s own anxieties. The painter creates an effective contrast between the figure and the objects in the foreground, drawn clearly and with extremely sharp contours, the result of a steady and expert hand, and the hazy background in shades of blue, where the artist lets the brush strokes show clearly. It is as if the customer was completely detached from the surrounding environment, maintaining contact only with the intoxicating liquid, a condition reinforced by an extremely narrow field of view. All around is indeterminate and fluctuating, quiet and silent, leaving the man alone with his pain. The facial expression is also hazy and neutral, symptom of a detachment that becomes the defence of those who are unable to cope with negative emotion other than through denying it, suffocating it, losing hope in a tomorrow that will probably be just as empty and devoid of meaning as the today crystallised on the canvas.

02 - Le nozze In Le nozze, Francesco Visalli ritrae il momento della celebrazione dell’amore, l’unione tra due anime che di fronte ad amici e familiari si scambiano promesse eterne. Le figure continuano ad essere rappresentate secondo il modulo specifico dell’artista, che le costruisce con i toni del bianco e del nero, facendo eccezione per gli sposi, i cui occhi dorati rappresentano forse la gioia e l’emozione del momento. Una folla discreta e composta segue la funzione che rimane sobria, solo una piccola decorazione floreale appare sullo sfondo. Nonostante nell’immaginario collettivo si crei immediatamente l’idea di una chiesa nella mente, il luogo in realtà non è connotato da nessuna fede in particolare, non si vede infatti chi stia officiando la cerimonia e non sono presenti simboli di nessun culto all’interno dell’ambiente. Fuori dalle finestre il mondo si tinge di un azzurro-blu che sembra trasmettere serenità e ottimismo. La grande porta sullo sfondo è dorata, probabilmente a raccontare un desiderio di gioia e prosperità. Il rosso della passione si insinua in varie parti del quadro, dal bouquet della sposa a richiami sul pavimento, ma soprattutto in alto a sinistra dove la parete dell’edificio si squarcia a simboleggiare la passione che irrompe e salda l’unione tra i protagonisti ( nelle parole dell’autore). Il pittore racconta così uno dei momenti fondamentali della vita dell’uomo, con grazia e discrezione, dando ordine, compostezza ed equilibrio nella definizione delle linee e dei volumi, disseminando tuttavia l’opera di particolari che descrivono quello che è il lato irrazionale e sanguigno dell’amore, la fragilità e tuttavia la realtà delle speranze che caratterizzano, pur con tutta la loro ottimistica incertezza, due vite che decidono di condividere il proprio percorso.

02 – The wedding In The wedding, Francesco Visalli depicts the moment of celebration of love, the union of two souls in front of friends and family exchanging eternal vows. The figures continue to be represented according to the particular canons of the artist, who builds them in shades of white and black, except for the spouses whose golden eyes represent perhaps the joy and emotion of the moment. A discrete and composed crowd follows the function which remains simple, with only a small floral pattern appearing in the background. Despite the collective imagination in which the idea of a church immediately comes to mind, in reality the place is not characterised by any faith in particular; in fact, it is not clear who is officiating the ceremony and there are no symbols of any religion anywhere. Outside the windows, the world takes on a sky blue-blue tinge that seems to convey serenity and optimism. The large door in the background is golden, probably narrating the desire for happiness and prosperity. The red of passion creeps in in various parts of the picture; it is recalled in the bride’s bouquet and on the floor, but especially in the upper left corner where the wall of the building is torn to symbolise the passion that shines through and solders the union between the protagonists (in the words of the author). In this way, the painter recounts one of the fundamental moments of human life, with grace and discretion, giving order, poise and balance in the definition of lines and volumes, while disseminating details that describe the irrational and bloody side of love, the fragility and yet the reality of the hopes that characterise, even with all their optimistic uncertainty, the lives of two persons who have decided to share their own path.

03 – Rimpianto e speranza In Rimpianto e speranza, Visalli apre nuovamente una finestra su una riflessione interiore, condividendo con l’osservatore un momento di meditazione sulle vicissitudini che la vita ci impone di affrontare. La figura seduta in primo piano assume una posa rigida e innaturale, come ritorta in un dolore così profondo da impadronirsi di ogni fibra muscolare. Sul volto una lacrima, a simboleggiare la sofferenza del rimpianto, le conseguenze di una scelta che non conosce più possibilità di ritrattare e sembra trascinare una ferita insanabile. Alle sue spalle, tre figure si allontano. Non è dato conoscere il loro volto o il loro ruolo e tuttavia il pittore decide di tingerle di un colore dorato, simboleggiando dunque presenze preziose, che lasciano il protagonista solo di fronte al proprio destino, abbandonandolo in silenzio. Affiora in questa tela un messaggio di speranza, come indicato dal titolo. Ancora una volta Visalli dissemina l’opera di indizi sottili, che l’osservatore può cogliere solo leggendo attentamente l’ordito della composizione e lasciandosi coinvolgere empaticamente dall’espressività del quadro. La speranza risiede infatti nello spazio aperto, come indica la presenza di un albero, metonimia di una definizione dell’esistere, allegoria di una condizione del vivere dove tra le fronde si possono scorgere nuovi stimoli e nuove fonti di felicità. Così come il muro sullo sfondo, lungo il quale si apre un susseguirsi di varchi che divengono sinonimo di nuove vie da percorrere. Senza abbandonarsi a un’autocommiserazione sterile, Visalli orchestra dunque la trama pittorica in modo da dare il giusto rilievo a quella che è una grande sofferenza, ma sempre con la consapevolezza che l’uomo ha in se ineguagliabili risorse per proseguire con tenacia sul proprio cammino.

03 – Regret and hope In Regret and hope, Visalli reopens a window on an inner reflection, sharing with the observer a moment of meditation on the vicissitudes that life obliges us to face. The pose of the seated figure in the foreground is stiff and unnatural, as if twisted in pain so deep as to seize every muscle fibre. A tear on the face symbolising the pain of regret, the consequences of a choice that can no longer be retracted and seems to drag with it an incurable wound. Behind him, three figures moving away. Their faces and their roles are unknown and yet the painter decides to give them a golden colour, thus symbolising their precious presence, leaving the protagonist alone in front of his fate, abandoned in silence. A message of hope emerges in this painting, as indicated by the title. Once again, Visalli disseminates subtle clues that observers can grasp only by carefully interpreting the slant of the composition and involving themselves empathically in the expressiveness of the painting. In fact, the hope lies in the open space, as indicated by the presence of a tree, metonymy of a definition of existence, allegory of a condition of living, where new stimuli and new sources of happiness can be seen among the branches. Just like the wall in the background marked by a series of openings that become synonymous with new ways forward. Without indulging in sterile self-pity, Visalli thus orchestrates the pictorial texture in such a way as to give due importance to that which is great suffering, but always with the understanding that man possesses unparalleled resources to continue with determination on his own way.

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04 – Musicista letterato Musicista letterato è un’opera che Visalli dedica all’Arte intesa in senso lato, una sorta di tributo a chi, come lui, utilizza una forma espressiva per effondere la propria sensibilità. Il protagonista è ritratto in primo piano, caratterizzato da una capigliatura spettinata, propria di una figura di musicista, che appartiene all’immaginario collettivo, una sorta di rivisitazione del poeta maledetto, assorto nel suo mondo costruito da spartiti e melodie. Sotto il braccio alcuni testi, perchè la musica è prima di tutto cultura, apprendimento, ricerca. Un talento che ha bisogno di essere incanalato in una disciplina la cui perfezione tecnica si avvicina al mondo della scienza, senta tuttavia perdere mai la propria poesia. Così la mano del pittore dà vita al mondo interiore del musicista, delineando sullo sfondo alcune chitarre dietro le quali si agitano una miriade di note sparse lungo un pentagramma, che fluisce morbido nello spazio, senza restrizioni, liberandosi nell’aria con leggerezza. I cromatismi vivaci si giustappongono disposti in campiture delimitate da linee sinuose, a descrivere il mondo della musica come qualcosa di bello e appagante, capace di riempire l’anima di gioia. Il musicista è così avvolto in un turbinio di elementi che rispecchiano la propria sensibilità interiore, ma da questi non è sopraffatto, mantiene invece sereno il controllo dell’esuberanza della musica di cui sembra trattenere l’intimo segreto, proprio come un direttore d’orchestra che anzichè dirigere un insieme di strumenti esterni da se, attinge alla propria anima, luogo in cui si trovano già i presupposti per dare forma alla propria arte. Con infinita abilità dunque, Visalli riesce ancora una volta a esprimere con efficacia la dicotomia esterno/interno, risolvendola in una raffinata sintesi d’intenti.

04 – Literate musician Lettered musician is the work that Visalli dedicates to Art in its broadest sense, a sort of tribute to those who, like him, use a form of expression to pour out their own sensitivity. The main character is portrayed in the foreground, characterised by dishevelled hair, the figure typical of a musician who belongs to the collective imagination, a sort of revisitation of the damned poet, absorbed in his world built of sheet music and melodies. Under his arm we see some texts, because music is first of all culture, learning and research. A talent that needs to be channelled in a discipline whose technical perfection comes close to the world of science, without ever losing its own poetry. In this way, the hand of the painter gives life to the inner world of the musician, outlining in the background some guitars behind which a myriad of notes are scattered around a pentagram that flow softly in space without restrictions, freeing itself lightly in the air. The bright colours are juxtaposed, arranged in backgrounds bounded by sinuous lines to describe the world of music as something beautiful and fulfilling, capable of filling the soul with joy. The musician is thus wrapped up in a flurry of items that reflect his inner sensitivity but do not overwhelm him, serenely retaining control of the exuberance of the music of which he seems to retain the intimate secret, just like a conductor who, instead of directing a set of instruments that are external to him, draws upon his own soul, a place that already contains the assumptions for giving shape to his art. With infinite skill, therefore, Visalli is once again able to express effectively the internal/external dichotomy, resolving it in an elegant synthesis of intent.

05 – Poeta errante Un profondo lirismo si stempera sulla superficie del dipinto Poeta Errante, referente etimologico ricorrente in ambito letterario. Il poeta disegnato da Visalli è sospeso in un ambiente indefinito, in cui affiorano brandelli di realtà mentre altri sono appena evocati. Alla sua sinistra un albero si tinge di arancione e lascia che i propri rami adunchi siano scossi dal vento, che attraversando la composizione solleva la sciarpa del poeta stesso, avvolto anche lui in questa tempesta misteriosa, che sembra svelare un turbinio interiore. Un cielo notturno sovrasta la composizione, illuminato da una miriade di stelle che accompagnano l’artista nel suo viaggio. L’inquadratura scelta da Visalli non può in questo caso non riportare alla mente alcuni versi della poesia Ma bohème di Arthur Rimbaud [...] Mon auberge était à la Grande-Ourse. Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou [...]. Il poeta è solo, in viaggio nella notte, stretto in se stesso come per difendersi dalle intemperie, alla ricerca di un’ispirazione che forse sta già germogliando nel suo animo, assorto in un’espressione enigmatica. La sua figura è definita da tonalità scure, in contrasto con lo sfondo che si accende di rosso e arancio ma anche della rassicurante presenza di un intenso azzurro. In quest’opera Visalli, che già fa abitualmente un uso molto pacato del chiaroscuro, stende le campiture piatte, senza alcuna variazione tonale, per aumentare ulteriormente l’impatto visivo e dunque l’espressività del dipinto. Questa atmosfera priva di coordinate spazio-temporali, potrebbe essere un qualsiasi luogo o non luogo, contesto reale o dimensione dell’onirico, condizione mentale che riesce a percepire i più profondi rintocchi dell’animo.

05 – Wandering poet A deep lyricism melts on the surface of the painting Wandering poet, a recurrent etymological reference in literature. The poet drawn by Visalli is suspended in an undefined environment, with outcrops of fragments of reality while others are barely mentioned. To his left a tree is tinged with orange tree and allows its hooked branches to be shaken by the wind which crosses the composition, lifting the scarf of the poet who is wrapped up himself in this mysterious storm which seems to reveal an inner turmoil. A night sky dominates the composition, illuminated by a myriad of stars that accompany the artist on his journey. The scene chosen by Visalli cannot in this case not bring to mind some lines of the poem by Arthur Rimbaud My Bohemian Life: “… My tavern was at the Sign of the Great Bear ... My stars in the sky rustled softly...”. The poet is alone, travelling at night, closed in himself as if to defend himself against the elements, in search of inspiration that perhaps is already germinating in his mind, absorbed in an enigmatic expression. His figure is defined by dark shades, in contrast with the background that glows red and orange but also with the reassuring presence of an intense blue. In this work, Visalli, who normally makes very sedate use of chiaroscuro, stretches out flat backgrounds with no tonal variation to further enhance the visual impact and hence the expressiveness of the painting. This atmosphere, devoid of space-time coordinates, could be any place or non-location, a real context or dream-like dimension, a mental condition that can feel the deepest strokes of the soul.

06 - Colazione da Tiffany In Colazione da Tiffany, Visalli rivisita in pittura un grande classico cinematografico. L’eleganza delle atmosfere del film è rintracciabile nelle scelte cromatiche, con il predominare del viola e dell’oro che avvolgono la composizione di una estrema raffinatezza. Tuttavia, basta uno sguardo più attento per scorgere come il titolo sia un pretesto per suscitare idee di sogno e ricchezza, mentre la realtà descritta dal quadro sia ben diversa. Dietro le vetrate, appaiono le sagome di passanti che scrutano dal di fuori un mondo a cui vorrebbero appartenere, senza rendersi conto di quanto questo sia un universo vuoto e triste. La protagonista siede a un tavolo, fumando accanto ad una sedia vuota, sinonimo della propria solitudine interiore. L’indimenticabile tubino nero con cui l’artista veste la propria Holly diventa il baluardo di uno stile di vita che, pur con tutta la sua classe, non riesce a regalare sensazioni di autentica gioia all’animo. Il culto del materiale, dell’estetismo fine a se stesso, è qui criticato con veemenza, mettendo a nudo il vuoto incolmabile ad esso sotteso. Sulla destra, due figure femminili, rappresentano, secondo l’intenzione del pittore, le due primarie pulsioni interiori: “essere” e “avere”, che guardano complici la protagonista, identità nuova che sembra non essere riuscita a coniugarle in maniera costruttiva all’interno di sè. Così, se nel film Audrey Hepburn recitava, riferendosi alla favolosa gioielleria Tiffany: “Non ci può capitare nulla di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d’argento e di portafogli di coccodrillo”, Visalli sembra smentire questa affermazione, mostrando al contrario quello che è uno “splendido” isolamento dalla felicità e dalla condivisione, un isolamento che di splendido ha solo l’aspetto formale.

06 – Breakfast at Tiffany’s In Breakfast at Tiffany’s, Visalli revisits a classic film. The elegant atmosphere of the film is found in the choice of colours, with the predominance of purple and gold surrounding the extreme refinement of the composition. However, a closer look is enough to see how the title is an excuse to provoke ideas of dreams and wealth, while the reality described by the picture is quite different. Behind the windows, the shapes of passers-by appear, peering in on a world they want to belong, without realising how empty and sad this universe is. The main character sits at a table, smoking next to an empty chair, a synonym of his own inner solitude. The unforgettable little black dress with which the artist dresses his Holly becomes the bulwark of a lifestyle that, despite all its class, cannot give a feeling of genuine joy to the soul. The cult of the material, of aesthetics as an end in itself, is vehemently criticised here, exposing the huge void that underlies it. On the right, two female figures representing, according to the intention of the painter, the two primary inner drives of “to be” and “to have”, accomplices who watch the protagonist, a new identity that does not seem to be able to combine them in a constructive manner within herself. So, if in the film Audrey Hepburn recited with reference to the fabulous jewellery Tiffany: “Nothing bad can happen to us there, not with those kind gentlemen dressed so well, with that nice smell of silver and alligator wallets,” Visalli seems to disprove this affirmation, showing that the contrary is “splendid” isolation from happiness and sharing, an isolation that is splendid only in the formal aspect.

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07 - Paesaggio 1 - Il borgo Per Il borgo, Visalli segue un impianto compositivo che si sviluppa in orizzontale, andando a enfatizzare l’estensione del paesaggio e del piccolo centro abitato descritto dall’artista. I colori rafforzano ancora l’interessante analogia tra reale e irreale: le case rossastre con i tetti blu si dispongono sulle rive di un fiume che si distende tranquillo a incontrare un cielo dalle tonalità verdi, sovrastato dal fruscio leggero di un rincorrersi di piume. Il paesaggio di Visalli è ricco e vario, vi si trovano mulini a vento, alberi violetti con rami sottili, strutture che sembrano assemblaggi rocciosi nell’acqua. La vivacità dei toni racconta un luogo allegro e sereno, dove la vita scorre tranquilla un giorno dopo l’altro. Visalli si concede alcune licenze d’immaginazione nella costruzione delle case che presentano architetture complesse, più vicine all’operato di un estroso designer che non simili alle tipiche casette che ci si aspetterebbe di incontrare in un antico borgo. Ancora una volta l’artista sorprende l’osservatore affermando tutto e il contrario di tutto, mescolando realtà e fantasia con tanta abilità che si arriva a dubitare di ciò che sia veramente pertinente al reale. Ai margini della composizione si trovano poi ulteriori elementi che producono un effetto di straniamento. Delimitano infatti i confini del paesino una serie di figure umane dall’aspetto curioso, vestite d’oro e con bizzarri cappelli che ricordano un po’ alcuni soggetti alla Magritte senza tuttavia sconfinare in un surrealismo così dichiarato. Chi sono questi personaggi? Come si collocano in relazione al resto della composizione? Sarebbe difficile immaginare che possano essere gli abitanti del piccolo borgo, forse sono artisti o esteti che insieme all’osservatore godono della vista del paesaggio creato dal pittore.

07 - Landscape 1 – The village For The village, Visalli follows a system of composition that extends horizontally, emphasising the extension of the landscape and the small town described by the artist. The colours strengthen further the interesting analogy between real and unreal: the reddish houses with blue roofs are arranged on the banks of a river that stretches out calmly to meet a sky with shades of green, dominated by a succession of slightly rustling feathers. Visalli’s landscape is rich and varied, there are windmills, purple trees with thin branches, structures that seem mixed rock forms in the water. The liveliness of the tone narrates a happy and peaceful place, where the pace of life is slow one day after another. Visalli allows himself some licence of the imagination in the construction of houses with complex architectures which are closer to the work of an imaginative designer who does not like the typical houses that you would expect to find in an ancient village. Once again the artist surprises the observer by saying everything and its opposite, blending reality and fantasy with such skill that you begin to doubt what is really relevant to the real. At the edge of the composition there are other elements that produce an effect of estrangement. In fact, the boundaries of the village are demarcated by a series of odd-looking human figures, dressed in gold and bizarre hats that are somewhat similar to some of Magritte’s figures without nevertheless falling into surrealism so declared. Who are these characters? How are they related to the rest of the composition? It would be difficult to imagine that they are inhabitants of the small village; maybe they are artists and aesthetes who, together with the observer, are enjoying the view of the landscape created by the painter.

08 - Rimembranze Nell’opera Rimembranze, Francesco Visalli lambisce toccanti proiezioni poetiche. Una figura in primo piano, protagonista della visione, si trova circondata da un’architettura curva, che ricorda nella propria disposizione i grandi siti neolitici, accrescendo in questo modo il mistero della composizione, nella sua funzione di collegamento tra mondo terreno e condizione spirituale. La definizione della struttura non presenta caratteristiche di compattezza monolitica, in essa si aprono crepe ma soprattutto porte dalle forme eterogenee, come finestre sull’inconscio collettivo, che diventano ognuna il tramite per accedere a un ricordo diverso, a una sensazione peculiare. La limitazione circolare dello spazio è qui fondamentale per esprimere come nella vita tutto sia collegato, anima ed esperienza, in un’unica dimensione universale dove il singolo si inserisce arricchendo la storia con la propria soggettività ma nutrendosi anche delle esperienze delle generazioni precedenti che influenzano il percorso dei posteri. Il personaggio che Visalli pone all’interno di questa ambientazione visionaria si trova così a ricevere segnali dall’universo ma anche a ricordare la propria esistenza, in uno scambio continuo tra passato e presente, dove i colori, i sentimenti, gli ambienti e i profumi diventano tracce fondamentali per reperire la propria identità. Un cielo blu scuro sovrasta questo luogo magico. Ad attraversarlo non sono corpi celesti quanto fiori simili a girasoli, collegati uno all’altro da linee sottili, richiamando con chiarezza i dendriti che collegano i neuroni nel nostro sistema nervoso. Un’ulteriore metafora di collegamento prende dunque forma nell’intuito di Visalli, regalando una visione fantastica e onirica in cui è piacevole perdersi e lasciar viaggiare liberamente la propria memoria.

08 - Remembrances In Remembrances, Francesco Visalli borders on touching poetic projections. A figure in the foreground, the star of the scene, is surrounded by curved architecture, whose layout recalls large Neolithic sites, thus increasing the mystery of the composition as the link between the earthly world and spiritual condition. The definition of the structure does not have characteristics of monolithic unity; cracks but above all doors open up in the most diverse forms, like windows on the collective unconscious, each of which becomes the way to access a different memory, a peculiar feeling. Here, the circular limitation of space is essential for expressing how everything in life is connected, soul and experience, in a unique universal dimension where the single fits in and enriches history with its own subjectivity, but also feeding on the experiences of previous generations that influence the path of posterity. In this way, the character that Visalli places within this visionary environment receives signals from the universe but also recalls its existence, in a continuous exchange between past and present, where colours, feelings, environments and smells become fundamental traces for finding one’s identity. A dark blue sky dominates this magical place, where it is crossed not by celestial bodies but by flowers like sunflowers that are connected to each other by thin lines, recalling with clarity the dendrites that connect neurons in our nervous system. A further metaphor of connection therefore takes shape in the intuition of Visalli, giving a fantastic vision and dream in which it is pleasant to get lost and let one’s own memory travel freely.

09 - Doppiezza Doppiezza è un’opera di forte intensità emotiva. Nella definizione dell’impianto compositivo abita la dicotomia presente in ogni spirito umano, sospeso tra la cura dell’altro, come imposto dalle regole di ogni società civile e il desiderio di soddisfazione del sè, in contrapposizione alle aspettative e desideri altrui. Domina infatti il quadro un volto diviso a metà; una parte è serena e composta, il busto è tratteggiato nel succedersi di delicate linee circolari, che fluiscono senza interruzioni mentre lo sfondo si gioca su una leggera compenetrazione tra il giallo e l’ocra, che si dispongono in campiture compostamente declinate. Nell’altra parte invece il volto si fa scuro e contratto in quella che sembra essere una smorfia di rabbia e dolore, una fisionomia incattivita dalla frustrazione. Il corpo si frantuma in incastri di profili geometrici irregolari segnati da spigoli e cesure quali esplicita dichiarazione di un disagio interiore. Anche lo sfondo si sgretola drammaticamente in linee appuntite, frammenti di un’anima dilaniata. Le scelte cromatiche dell’artista rispondono efficacemente al messaggio ispiratore dell’opera. Le tonalità si alternano morbide nella parte serena del quadro mentre le stesse si incupiscono e inaridiscono nella parte devastata dalla tensione, con un forte e struggente predominio del nero. Senza ricorrere a una delicatezza tanto ipocrita quanto inutile, Visalli pone chiaramente l’osservatore di fronte a quella che è la sorgente di tanta infelicità: l’irrazionale desiderio di compiacere il prossimo, dimenticando le proprie necessità. In Doppiezza, le maschere che ognuno indossa nel proprio teatro quotidiano si lacerano rumorosamente, lasciando all’osservatore il compito di affrontare con coraggio ed onestà la propria, troppo spesso ignorata, voce interiore.

09 - Duplicity Duplicity is a work of strong emotional intensity. In the definition of the composition lies a dichotomy that is present in every human spirit, hovering between caring for others, as imposed by the rules of any civilised society, and the desire for self-satisfaction, in contrast to the expectations and wishes of others. In fact, the painting is dominated by a face divided in half: one side is calm and composed, the body is outlined in a succession of delicate circular lines which flow seamlessly while the background is played on a light penetration between yellow and ochre, which have composedly declined backgrounds. On the other side, the face becomes dark and contracted in what appears to be a grimace of anger and pain, a physiognomy made wicked by frustration. The body breaks down in irregular geometric interlocking profiles marked by edges and ruptures that are a clear expression of inner discomfort. Even the background crumbles dramatically in sharp lines, fragments of a soul torn apart. The artist’s choices of colour respond effectively to the inspirational message of the work. Tones that are soft in the calm part of the painting while they darken and dry up in the part devastated by tension, with a strong and poignant predominance of black. Without falling back on a delicacy that is as hypocritical as it is unnecessary, Visalli clearly places the observer in front of what is the source of such unhappiness: the irrational desire of pleasing one’s neighbours while forgetting one’s own needs. In Duplicity, the masks that everyone wears in their own daily theatre tear noisily, leaving the observer the task of facing their own, too often ignored, inner voice with courage and honesty.

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10 - Essa Nella definizione iconografica di Essa, Francesco Visalli prosegue la sua indagine pittorica dedicata ai ritratti femminili dai caratteri enigmatici, che in questa tela emergono con maggiore decisione rispetto ad altre opere. La connotazione femminile del soggetto ritratto nel dipinto infatti, viene suggerita soltanto dal titolo mentre il quadro lascia sospesa ogni definizione di genere. È un soggetto misterioso, che appare a tratti sdoppiato; è questo il caso delle chiome, corte e scure in primo piano ma lunghe e rossastre posteriormente, dettaglio che l’osservatore scruta stupito e non sa decifrare. Così come la postura delle spalle, che poste su assi differenti potrebbero suggerire un movimento ma si scontrano con la statica definizione delle forme. Il mezzo busto è definito da volumi imponenti, in contrasto con il collo lungo ed esile. Se la figura rispetta sostanzialmente le scelte cromatiche decise di Visalli, lo sfondo si risolve in tonalità pastello che sono inusuali al lavoro dell’artista. Le ricorrenti volute, accogliendo colori pallidi, emanano una luce eterea e soffusa, un richiamo alla spiritualità, alla pace dell’anima che nel raccoglimento trova la sua forza interiore e la irradia all’esterno. Questa sensazione di quieto benessere si riflette nel volto della protagonista, che si apre in un sorriso discreto. L’incarnato olivastro genera una ulteriore contraddizione. Se è vero che la figura ritratta è un soggetto dalle caratteristiche decisamente spirituali, l’immaginario collettivo si aspetta una carnagione pallida anzichè mediterranea. Ancora una volta, Visalli lascia che l’osservatore si impegni a svelare i segreti nascosti che abitano la tela, prima di arrendersi definitivamente e lasciarsi trasportare con naturalezza da sensazioni istintive e primordiali che il pittore sa sintetizzare con efficacia.

10 – She (Essa) In the iconographic definition of She (Essa), Francesco Visalli continues his pictorial investigation devoted to portraits of women with enigmatic characters that emerge in this painting with greater determination than in other works. In fact, the feminine connotation of the subject in the painting is suggested only by the title while the painting leaves any definition of gender hanging. This is a mysterious person who appears at times split; this is the case of her hair, short, dark on top but long and reddish to the back, a detail that the observer scrutinises in amazement and is unable to decipher. Then there is the posture of the shoulders, placed on different axes that could suggest a movement, but collide with the static definition of the forms. The half-length is defined by imposing volumes, in contrast with the long slender neck. If the figure substantially respects Visalli’s decisive choices of colour, the background is resolved in pastel colours that are unusual in the artist’s work. The deliberate repetitions that welcome pale colours give off an ethereal soft light, a glow, a reminder of spirituality, of the peace of mind that finds its inner strength in concentration and radiates outwards. This feeling of calm well-being is reflected in the face of the protagonist, which opens up in a discreet smile. The sallow complexion creates a further contradiction. While it is true that the figure portrays decidedly spiritual characteristics, the collective imagination expects a pale rather than a Mediterranean complexion. Once again, Visalli leaves it up to the observer to uncover the hidden secrets that live in the canvas, before finally giving up and being carried away naturally by instinctive and primordial sensations that the painter knows how to synthesise effectively.

12 - Lei In Lei Francesco Visalli realizza un tributo all’universo femminile. La figura ritratta presenta infatti quelle caratteristiche di bellezza e vanità proprie dell’essere donna. Le chiome fluenti si tingono di un rosso passionale, decorate da quelle che sembrano essere gemme disseminate lungo le ciocche, richiamando l’acconciatura di un’eroina medievale ritratta secondo un gusto contemporaneo. Il volto della protagonista, pur se solo stilizzato nei lineamenti, è colto in una posa che appare allo stesso tempo stupita e attonita, quasi un atteggiamento di altezzoso distacco, una superiorità aristocratica, che allo stesso tempo diviene imbarazzatamente affascinante nella sua civetteria. La figura è esile ed eterea, definita dalle linee spigolose e di ispirazione geometrica, referenti ricorrenti al linguaggio pittorico di Visalli. Le tonalità decise che definiscono i capelli e il busto della protagonista, si stagliano con decisione contro uno sfondo indeterminato, descritto da tonalità proprie del terreno, calde e rassicuranti che fluiscono morbide seguendo uno scorrere verticale, lasciando alla donna il ruolo di assoluta protagonista dell’opera, un ruolo che lei stessa sembra rivendicare con decisione. Qui Visalli, con la sua poetica fitta di segni indecifrabili, descrive una figura femminile elegante nel suo altezzoso presentarsi, una donna di classe, che nella sua fierezza è capace di sedurre e di fronte alla quale l’osservatore non può fare a meno di pensare con rammarico a quanto raro sia incontrare oggi un tipo di donna quale quella descritta dalla mano del pittore. Ci si ferma estasiati ad osservarla, quasi in attesa che le sue labbra pronuncino parole di vocazione melodica, note di coinvolgente suggestione, sospese in una dimensione “altra” che solo pochi eletti possono percepire.

12 – She (Lei) In She (Lei), Francesco Visalli pays a tribute to the female world. In fact, the figure portrayed presents the characteristics of the beauty and vanity of being a woman. The flowing hair is tinged with a passionate red, decorated with what appear to be gems scattered along the strands, recalling the hair of a mediaeval heroine portrayed in a contemporary style. The face of the protagonist, even if only stylised in the features, is captured in a pose that is both surprised and astonished, almost an attitude of haughty detachment, of aristocratic superiority, which is both embarrassing and fascinating in its coquetry. The figure is slender and ethereal, defined by sharp lines with geometric inspiration, recurrent references to the pictorial language of Visalli. The bold shades that define the hair and bust of the protagonist stand out firmly against an indeterminate background, described by the colours of the ground, warm and reassuring that flow softly in a vertical scroll, leaving the woman the role of absolute protagonist of the work, a role that she seems to vindicate with decision. Here Visalli, with his poetry full of indecipherable signs, describes an elegant female figure presenting herself as a woman of class who is capable of seducing with her pride and in front of whom the observer cannot help but think with regret that today it is rare to find the type of woman described by the hand of the painter. You stop, entranced, to observe the figure, as if waiting for her lips pronounce words with a melodic vocation, notes of compelling charm, suspended in “another” dimension that only a chosen few can perceive.

13 - Colei Colei è un’opera soffusa di intrigante lirismo, in cui si affermano le sembianze di una donna sconosciuta, di cui è solamente possibile immaginare i profili. Poco importa se questa figura sia reale o piuttosto una proiezione spirituale. Ciò che è sorprendente è la capacità dell’artista di convogliare una miriade di emozioni sulla tela ricorrendo al valore espressivo di poche linee essenziali. Dai tratti solamente stilizzati del volto emergono contemporaneamente palpito e leggerezza, convogliate in una inafferrabile malinconia che richiama in qualche modo le figure femminili di Modigliani. Questa malinconia però non resta cristallizzata in un’algida imperturbabilità, si trasforma al contrario in una dolcezza che si diffonde nell’atmosfera del quadro. Sul lato destro del viso, l’incarnato si scompone in un misterioso mosaico segnico, forse una cicatrice lontana, un difetto fisico che può anche rappresentare un disagio dell’anima. Le chiome circondano morbide il viso della protagonista, tingendosi di un viola tendente al porpora, che non solo si poggia con delicatezza sulle spalle ma avvolge anche il collo della donna, come in un abbraccio. Lo sfondo resta indeterminato, declinato in serene tonalità di verde e suddiviso in moduli di derivazione geometrica, familiari alla poetica di Visalli. Il dipinto è avvolto dal silenzio, ricco di contrappunti enigmatici in cui è piacevole perdersi per decifrarne l’arcana origine di significato. Donna: amica, amante, musa... non è importante sapere a chi appartenga questo volto quanto coglierne l’emozionante essenza, lasciandosi a propria volta avvolgere dal tratteggiamento fisionomico, che la mano del pittore ha disegnato con abilità, in un affascinante equilibrio del segno, che si muove con disinvoltura tra declinazione spigolose e riflessioni sinuose.

13 – She who She who is a work suffused with intriguing lyricism, which states the appearance of an unknown woman of whom only the profile can be imagined. It matters little whether this picture is real or rather a spiritual projection. What is surprising is the artist’s ability to convey a myriad of emotions on the canvas using the expressive value of a few essentials. From just the stylised facial traits, there emerge simultaneously pulse beat and lightness conveyed in an elusive melancholy that somehow recalls the female figures of Modigliani. However, this melancholy is not crystallised in icy aplomb but turns instead into a sweetness that spreads throughout the atmosphere of the painting. On the right side of the face, the flesh breaks down into a mysterious mosaic, perhaps a distant scar, a physical defect that can represent an uneasy soul. The hair softly surrounding the face of the protagonist takes on a purple tending to purple-red, not only resting gently on the shoulders but also surrounding the neck of the woman, like a hug. The background remains undetermined, painted in serene shades of green and divided into geometric-based modules from the family of Visalli’s poetry. The painting is wrapped in silence, full of enigmatic counterpoints where you can happily lose yourself in deciphering the mysterious source of meaning. Woman: girlfriend, lover, muse ... it is so not important knowing who this face belongs to as grasping the emotional essence, leaving yourself enveloped by the physiognomic treatment that the hand of the painter has drawn with skill, in a charming balance of the sign, which moves easily between angular declinations and sinuous reflections.

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14 - Visioni 1 - Isola del tesoro Nell’Isola del tesoro, Visalli continua a cimentarsi con prospettive e volumi, spingendo l’osservatore a indagare ogni parte del quadro per metterne in relazione le varie sezioni, giocando tra allusioni svianti, indizi misteriosi e simboli che sembrano essere allo stesso tempo chiave e inganno interpretativo. Le campiture ampie e piatte conferiscono una sorta di staticità al dipinto, che sembra voler cristallizzare nella magia di un istante una costruzione ispirata ad una fitta serie di reminescenze e pulsioni interiori. La figura umana è qui sdoppiata, piccole sagome senza volto sembrano guardare alla scena principale dallo sfondo, separate da quel mitico El Dorado che tanto hanno desiderato. A dominare la composizione sono invece volti giganti, dai lineamenti appena abbozzati, che richiamano nell’immaginario i grandi Moai dell’isola di Pasqua, anime che forse hanno trovato la propria dolce metà, il tesoro più grande. In primo piano, flutti dorati si mescolano ad acque rossastre e si distendono fino all’orizzonte, dove sta tramontando nella sua imponenza un sole infuocato. La separazione dell’uomo dal tesoro sembra una condizione irreversibile, intensificata dalla drammaticità di poterlo solamente osservare da lontano. Visalli mostra l’incredibile distacco che separa chi ha ottenuto soddisfazione nella propria ricerca e chi invece vive in una condizione di frustrazione e immobilità, in una condizione di incomunicabilità e solitudine che si traduce in un inevitabile appiattimento della personalità. Dalla superficie del quadro sembra levarsi un mesto canto, un sentimento di decadenza lenta e inesorabile, mascherata da colori vibranti ma infinitamente tragica nel suo svolgimento, avvolta in questa irreale dimensione che riesce a ricreare la suggestione di un tramonto marziano.

14 - Visions 1 – Treasure Island In Treasure Island, Visalli continues to grapple with prospects and volumes, forcing the observer to explore every part of the painting to relate the various sections, playing with misleading allusions, mysterious hints and symbols that appear to be interpretative keys and deceptions at the same time. The wide and flat backgrounds give a sort of stillness to the painting, which seems to want to crystallise a moment of magic in a construction inspired by a long series of reminiscences and inner drives. The human figure is doubled here, small faceless seem to look at the main scene from the background, separated from that mythical El Dorado that they have so longed for. Dominating the composition however are giant faces with barely outlined features that recall the huge Moai on Easter Island, souls that have perhaps have found their other half, the greatest treasure. In the foreground, golden waves mingle with reddish waters and stretch to the horizon, where a blazing sun is setting in its grandeur. The separation of man from treasure seems an irreversible condition, heightened by the drama of being able to only observe it from afar. Visalli shows the incredible gap that separates those who have obtained satisfaction in their research and those who live in a state of frustration and immobility, in a state of loneliness and lack of communication that leads to an inevitable flattening of personality. A sad song seems to rise from the surface of the painting, a feeling of slow, inexorable decline, masked by vibrant colours but infinitely tragic in its development, wrapped in this surreal dimension that manages to recreate the atmosphere of a Martian sunset.

15 - Visioni 2 – Notturno di girasoli In Notturno di girasoli, Francesco Visalli offre all’osservatore una visione di profondo lirismo. Una notte buia, caratterizzata da un cielo nero punteggiato di stelle e forse, da tante lune, abbraccia un mondo sospeso, dove la terra assume le tonalità del viola e presenze misteriose si muovono su superfici sconosciute. La figura umana è evocata tramite la presenza di due personaggi in primo piano, vicini come se si stessero abbracciando, pallidi ed evanescenti nei cromatismi, pronti a svanire da un momento all’altro, ricordo appuntato negli anfratti più reconditi della memoria. Sullo sfondo, tornano figure scure, proprie della poetica di Visalli, con la testa enorme e senza corpo, il cui profilo riporta alla mente i grandi Moai dell’isola di Pasqua, emblematico tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. E si ha in effetti la sensazione che questa tela sia una sorta di porta tra dimensioni separate, che la creatività di Visalli è riuscita a delineare. Lo sconfinato campo di girasoli, dalle tonalità calde e brillanti, rimanda al mondo conosciuto, a un paesaggio familiare, e allo stesso tempo a un soggetto noto alla storia dell’Arte e del mito. Tuttavia, i fiori, hanno i petali completamente aperti, in contrasto con quello che sarebbe il loro naturale eliotropismo, che li porta a richiudere la corolla durante la notte. Ancora una volta dunque, Visalli costruisce un coinvolgente contrasto tra intelligibile e ignoto, capace di stimolare l’immaginazione di chi osserva nel percorrere mondi nuovi, lontani dalla vista ma vicini allo spirito, disseminati di simboli decifrabili solo al palpito di una sensibilità soggettiva, che confrontandosi con la visione offerta dal pittore deve superare i propri limiti ed elaborare linguaggi capaci di narrare qualcosa di ineffabile come uno stato d’animo.

15 - Visions 2 – Night of sunflowers In Night of sunflowers, Francesco Visalli offers the observer a vision of deep lyricism. A dark night, featuring a black sky dotted with stars and, perhaps, many moons, embraces a suspended world where the earth takes on shades of purple and mysterious presences move on unknown surfaces. The human figure is evoked by the presence of two characters in the foreground, as if they were hugging each other, in pale and evanescent colours, ready to vanish at any moment, a recollection in the deepest recesses of memory. In the background, dark figures return from Visalli’s poetry, with big heads and no bodies, whose profile is reminiscent of the great Moai on Easter Island, a symbolic link between the world of the living and the world of the dead. And you actually feel that this painting is a sort of gateway between separate dimensions that the creativity of Visalli has been able to delineate. The endless field of sunflowers with warm bright colours refers to the known world, to a familiar landscape, and at the same time to a subject known to the history of Art and myth. However, the petals of the flowers are fully opened, in contrast with what would be their natural heliotropism, which causes them to close the corolla at night. Once again, therefore, Visalli builds a compelling contrast between the intelligible and the unknown which can stimulate the imagination of the observer visiting new worlds, far from sight but close to the spirit, littered with symbols that are decipherable only to the pulse of a subjective feeling which, confronting itself with the vision offered by the painter, must go beyond its own limits and develop languages capable of narrating something as ineffable as a state of mind.

16 - Visioni 3 - Ex viale L’uso della prospettiva è determinante in Ex viale, che diviene quasi un riferimento di forza centrifuga per attrarre l’occhio dello spettatore all’interno della narrazione. Visalli costruisce una impalcatura complessa e articolata, suddivisa in aree decorate che seguono simmetriche geometrie caratterizzate dalla presenza di cromatismi ispirati al succedersi tonale dell’arcobaleno per la loro varietà e brillantezza. Uno stretto sentiero dorato sembra poi incunearsi tra i rossi edifici di una città immaginaria, sovrastata da un cielo violaceo percorso da linee e celle variopinte, un mondo nuovo in cui avventurarsi alla ricerca di felicità prima sconosciute. A dominare la composizione sono figure femminili che accompagnano il progredire della via. Queste sagome sono donne o vestali? Difficile dare una interpretazione univoca alla sequenza proposta da questo fantasioso e colto artista. I corpi sono esili, sottili, dalle forme appena abbozzate, in contrasto con la dimensione dei volti i cui sguardi hanno espressioni all’apparenza severe e critiche nei confronti di chi osserva, come quelle di sfingi che difendono il proprio territorio da invasori stranieri. La rigidità presente in queste posture ieratiche, contrasta in maniera netta con la frivolezza delle acconciature. Visalli infatti sembra mettere particolare cura nella loro definizione, modellando chiome dorate, ognuna singolare e soggettivo simbolo di vanità. La visione d’insieme aumenta la sensazione di straniamento, alterando l’approccio realistico della percezione: l’osservatore è chiamato ad uno sforzo immaginativo capace di andare oltre alle fuorvianti indicazioni segniche dell’autore. Di fronte a un percorso chiaramente tracciato egli deve scegliere quando sembra non poterlo fare, trovare il coraggio e la giusta direzione per inseguire i propri desideri.

16 - Visions 3 - Former avenue The use of perspective is crucial in Ex avenue, which becomes almost a reference to centrifugal force for attracting the eye of the spectator within the narrative. Visalli builds a complex and structured scaffolding, divided into decorated areas that follow geometric symmetries characterised by the presence of colours inspired by the tonal succession of the rainbow through their variety and brilliance. A narrow golden path then seems to be wedged between the red buildings of an imaginary city, dominated by a violet sky crossed by lines and colourful cells, a new world in which to venture in search of a previously unknown happiness. Dominating the composition are female figures that accompany the progression of the street. Are these shapes women or Vestals? It is difficult to give an unambiguous interpretation to the sequence proposed by this imaginative and educated artist. The bodies are thin, subtle, sketchy shapes, in contrast to the size of the faces whose looks have apparently severe and critical expressions regarding the beholder, like those of sphinxes that defend their territory from foreign invaders. The rigidity present in these hieratic postures contrasts sharply with the frivolity of the hairstyles. In fact, Visalli seems to pay particular attention to their definition, modelling golden crowns, each a unique and subjective symbol of vanity. The overall vision increases the sense of alienation, altering the realistic approach of perception: the observer is called to an effort of imagination capable of going beyond the misleading signs of the author. Faced with a clear path he has to choose when it seems he cannot, finding the courage and the right direction to his own desires.

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17 - Pan d’oro L’impianto compositivo di Pan d’oro segue uno sviluppo verticale, che si rafforza nella scelta delle dimensioni del supporto. Tutti gli elementi del quadro si propongono quali simbolici riferimenti di un percorso di ascesa. La costruzione del dipinto cresce lungo una densa quanto calibrata progressione cromatica. I colori si giustappongono seguendo una declinazione delle tonalità scandite nelle loro gradazioni d’intensità. La superficie terrestre si divide tra la rigogliosa fioritura di un’eterogenea vegetazione e una vasta campitura brulla e desolata, su cui si posa, con ironia, il tradizionale prodotto della pasticceria italiana dedicato al Natale, facendosi paradigma della scalata verso il cielo. Tante sagome, le une sopra le altre, si dispongono in coreografie che richiamano nell’immaginario la torre di Babele che qui si fa simbolo di positività e buon auspicio per il nuovo anno. Acrobati stilizzati reggono una serie di oggetti che raccontano della vita e dei vizi quotidiani, ma anche di sogni e desideri, tutti accompagnati nell’anno che giunge. La curiosa costruzione rappresenta un momento di gioia e condivisione, di capacità da parte di questa convulsa umanità di riconoscere le proprie necessità ma anche di saper leggere le proprie virtù e debolezze con onestà, senza cadere in retorici quanto banali atteggiamenti di autocommiserazione. Visalli sovverte le regole, a partire da quelle che regolano i principi dell’equilibrio fino a quelle che guidano l’istintivo approccio al meccanismo dell’interpretazione, con riferimenti percettivi che stimolano la capacità di colloquiare con le infinite potenzialità della mente, proponendo continui rimandi al recupero di archetipi presenti nella memoria collettiva, presupposto indispensabile per suggerire future proiezioni di pensiero.

17 - Pan d’oro The compositional scheme of Pan d’oro is vertical, reinforces by the choice of medium size. All elements of the painting are proposed as symbolic references to a path of ascent. The construction of the painting grows in a dense and calibrated progression of colour. The colours are juxtaposed, following a marked variation in their gradations of tone intensity. The earth’s surface is divided between the abundant flowering of heterogeneous vegetation and a vast barren and desolate background on which, ironically, rests the traditional Italian Christmas pastry, becoming a paradigm of climbing into the sky. Many shapes, one on top of the other, are arranged in a choreography that recalls the Tower of Babel which here symbolises positivity and good luck for the new year. Stylised acrobats hold a series of objects that recount everyday life and vices, but also dreams and desires, that all come together in the year on the way. The strange construction represents a moment of joy and sharing, of the capacity of this frenzied humanity to recognise its own needs but also able to interpret its virtues and weaknesses honestly, without falling into the rhetorical commonplace attitudes of self-pity. Visalli subverts the rules, starting with those that regulate the principles of balance up to those that guide the instinctive approach to the interpretative mechanism, with perceptual references that stimulate the ability to communicate with the infinite potential of the mind, offering continuous references to recovery of archetypes in the collective memory, a prerequisite for suggesting future projections of thought.

18 - Anima Gemella Nel trittico Anima Gemella Visalli riflette su uno dei più alti sentimenti umani: l’amore. Il pittore parte da una base costituita da tonalità ocra per poi inserire altri cromatismi nell’opera che, non solo mettono in evidenza alcuni particolari, ma fungono da ponte di collegamento tra le diverse parti del quadro, creando in questo modo una connessione dialettica non solo per la presenza di tre versioni dello stesso tema ma anche per gli oggettivi rimandi cromatici e segnici che collegano i soggetti. Le tre coppie affiancate portano il segno distintivo dello stile del pittore. I volti sono stilizzati, gli occhi, la bocca e il naso sono sostituiti da piccoli segni di reminescenza geometrica. La peculiarità di questo dipinto è costituita dal fatto che i soggetti non ritraggono coppie costituite da un uomo e una donna, nonostante questa immagine si insinui nella mente dell’osservatore. Le coppie non sono connotate da alcuna distinzione di genere, bensì dalla loro somiglianza puntuale e simmetrica, dai profili che si fondono, che si rispondono lineamento su lineamento come di fronte a uno specchio. È possibile leggere questa simmetria come una duplice metafora. Le fisionomie di questi amanti non sono altro che la rappresentazione di anime che si incontrano e fondono il loro rispettivo essere con armonia e precisa corrispondenza nei tratti distintivi. O ancora, l’unica comunione d’anime totale è possibile solo se ricercata con se stessi, nel raggiungimento di una dimensione di profondo equilibrio e serenità interiore. Ancora una volta la risposta spetta alla sensibilità dell’osservatore, al cui occhio non può sfuggire come il quadro sia strutturato secondo una sorta di misteriosa progressione logica, riflessa nell’impianto segnico che incornicia e ordina con grazia l’espressione di un sentimento.

18 - Twin soul In the Soul mate triptych, Visalli reflects on one of the highest human emotions: love. The painter starts with a base of ochre and then enters other colours into the work that not only highlight some details but act as a bridge between different parts of the painting, creating a dialectic connection not only because of the presence of three versions of the same theme but also because of objective colour and sign references that link the subjects. The three couples side by side bear the hallmark style of the painter. The faces are stylised, eyes, mouth and nose are replaced by small signs of geometric reminiscence. The peculiarity of this picture is the fact that the subjects do not portray couples consisting of a man and a woman, although this image creeps into the mind of the observer. The pairs are not characterised by any kind of distinction of gender, but by their precise and symmetrical similarity, by profiles that blend, that match feature for feature as in front of a mirror. You can read this symmetry as a dual metaphor. The faces of these lovers are nothing but the representation of souls that meet and merge their respective beings with harmony and precise correspondence in distinctive traits. Or again, the only full communion of souls is only possible if sought by themselves, in reaching a dimension of deep inner peace and balance. Once again, the answer lies in the sensitivity of the observer, whose eye cannot escape how the picture is structured according to a mysterious sort of logical progression, reflected in the installation of signs that gracefully frame and order the expression of a feeling.

19 - Alba di Madame Chisciotte Nell’ Alba di Madame Chisciotte, il titolo riporta immediatamente alla memoria le avventure che costituiscono l’eroica narrazione del grande classico spagnolo di Cervantes. Qui però l’eroe si trasforma in un’eroina impavida tratteggiata dall’abilità visionaria di Visalli che unisce abilmente mito, sogno e poesia. Sulla tela si afferma la figura femminile avvolta dall’universo che l’artista ha ricreato per lei, per lasciarla libera di agire e di raccontare la propria storia, (una storia questa volta al femminile), protetta dall’alto da stelle che la accompagnano lungo il cammino. Madame Chisciotte si ritrova così a cavallo di un bianco destriero, armata di scudo e lancia, e immersa in una vegetazione rigogliosa, pronta a sfidare i mulini a vento che la attendono poco più avanti, costruzioni che incutono timore con i loro profili distorti che li fanno sembrare quasi creature viventi. Sullo scudo dell’eroina si vedono due volti, rappresentanti i suoi figli, i quali la proteggono, liberando in lei quel coraggio che caratterizza ogni madre. Visalli disegna per questo personaggio un sentiero variopinto, ricorrendo ancora una volta alla simbologia dell’alba, sinonimo di rinascita e felicità futura. Tutto in questo quadro sembra parlare di ottimismo e positività, nonostante i rami adunchi degli alberi alle spalle di Madame Chisciotte, il predominare di tonalità cupe e le tremolanti architetture dei mulini trasmettano una sottile inquietudine. Al centro dell’opera, un omaggio alla poetessa polacca Szymborska, tanto amata da Visalli il quale disegna due gocce rappresentanti Lei e Lui che, come nelle parole di Wislawa Szymborska sono “diversi come due gocce d’acqua”, ma capaci di formare un mare, emblemi della potenza costruttrice dell’amore, divinità che silenziose vegliano sul percorso dell’eroina.

19 – Madame Quixote’s Dawn In Dawn of Madame Quixote, the title immediately brings to mind the adventures that make up the heroic story of Cervantes’ Spanish classic. But here the hero is transformed into a brave heroine drawn by the visionary ability of Visalli who skilfully combines myth, dream and poetry. On the canvas, the female figure is affirmed, surrounded by the universe that the artist has recreated for her, leaving her free to act and tell her own story (this time a story with a female face), protected from above by the stars that accompany her on her way. Madame Quixote thus finds herself riding a white steed, armed with shield and lance, and surrounded by lush vegetation, ready to take on the windmills that are waiting just ahead, frightening constructions with their profiles distorted that make them look like living creatures. On the heroine’s shield you can see two faces representing her children, who protect her, freeing in her the courage that characterises every mother. For this character, Visalli draws a colourful path, resorting once again to the symbolism of the dawn, synonymous with rebirth and future happiness. Everything in this picture seems to speak of optimism and positivity, despite the crooked branches of the trees behind Madame Quixote, the predominance of dark tones and the shimmering architecture of the mills that transmit subtle disquiet. At the centre, there is a tribute to the Polish poetess Szymborska, much loved by Visalli, who draws two drops representing She and He who, in the words of Wislawa Szymborska, are “as different as two drops of water”, but capable of forming a sea, emblems of the constructive power of love, the divinity that silently watches over the path of the heroine.

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20 - Infinita storia d’amore Infinita storia d’amore è un’opera che si rivolge all’intensità di questo sentimento inteso nella sua massima espressione: quella spirituale. E’ l’ amore per Dio, proiezione trascendentale del pensiero a cui l’uomo orienta la sua ricerca di fede. Quest’opera è densa di simboli, che riassumono la storia della fede cristiana seguendo un efficace percorso di sintesi derivante da una intima rielaborazione dei singoli valori da parte del pittore. Nel complesso disegno, si trovano le rovine del tempio di Gerusalemme sulla destra, a cui corrisponde a sinistra una chiesa dall’architettura fantasiosa. Sempre a destra, un bosco di ulivi ricorda la passione di Gesù, il cui volto si manifesta nell’intersecarsi dei rami di due alberi, e ancora il tradimento di Giuda. Al centro si apre il baratro infernale, tinto di rosso per la presenza del fuoco della dannazione. La voragine è tuttavia vuota, a raccontare l’infinita misericordia del Creatore. Sullo sfondo, il pittore pone l’alba e l’arcobaleno, riferimenti di rinascita sovrastati dai dodici eletti delle tribù di Israele. Soltanto uno di questi personaggi volge lo sguardo altrove, a indicare coloro che si sono allontanati da Dio ma che possono ancora salvarsi. Speciale rilievo è posto alla figura di Maria, che sulla sinistra della composizione osserva la scena ripresa in una postura aggraziata e dolce, avvolta in un nube dorata. La ricchezza di particolari e i tanti riferimenti analogici riconducibili alla dialettica cristiana sono sostenuti dalle scelte cromatiche che danno vita a un vero e proprio vortice caleidoscopico. In questa girandola di colori si afferma una inaspettata armonia, una sorta di sinfonia interiore capace di legare tra loro le diverse parti di questo fitto ordito, con l’intento di guidare l’osservatore nel percorrere questo sentiero di ricerca spirituale.

20 – Infinite love story Infinite love story is a work that addresses the intensity of this feeling understood in its highest expression: the spiritual. It is the love of God, a transcendental projection of thought towards which man directs his search for faith. This work is full of symbols that summarise the history of the Christian faith following an effective path of synthesis that results from an intimate reworking of individual values by the painter. The overall drawing contains the ruins of the Temple of Jerusalem on the right, and on the left a church with fanciful architecture. On the right, an olive grove recalls the Passion of Jesus, whose face appears in the intersection of the branches of two trees, and even the betrayal of Judas. At the centre the abyss of hell opens up, dyed red through the presence of the fire of damnation. However, the pit is empty, a sign of the infinite mercy of the Creator. In the background, the painter places dawn and the rainbow, references to rebirth dominated by the twelve chosen tribes of Israel. Only one of these characters looks the other way, indicating those who have moved away from God but can still be saved. Special emphasis is placed on the figure of Mary who, to the left of the composition, watches the scene in a graceful and sweet posture, wrapped in a golden cloud. The wealth of detail and many analogue references due to the Christian dialectic are supported by the choice of colours that create a truly kaleidoscopic vortex. In this swirl of colours there is the affirmation of unexpected harmony, a sort of interior symphony capable of binding together the different parts of this dense warp, with the aim of guiding the observer along this path of spiritual quest.

21 - La stanza del suicida La stanza del suicida si ispira a una poesia di Wislawa Szymborska. Dalla porta e dalla finestra che l’artista tratteggia seguendo irregolari profili geometrici si intravede un mondo grigio, popolato di ombre e alberi dai rami adunchi e inquietanti come sarebbero, nell’immaginario collettivo, quelli di un bosco stregato. All’interno della stanza, l’artista ricostruisce l’ambiente descritto dalla poetessa polacca con minuzia di particolari, concedendosi qualche licenza creativa rispetto al testo lirico. Gli oggetti che il defunto non toccherà più fanno bella mostra di sè, ordinati e composti, espressione di un innegabile gusto estetico. Giacciono così, abbandonati, libri e dipinti, un antico grammofono posto sopra a un tavolino, un paio di occhiali sul davanzale, a raccontare la vita e le passioni di una persona scomparsa, lasciando soltanto una busta aperta e vuota che Visalli colloca su un tavolo al centro della stanza. La mancanza di un biglietto d’addio è chiaro sintomo di incomunicabilità, di parole non dette che forse è ormai inutile cercare di ricostruire. I personaggi presenti nella stanza trasmettono il proprio dolore nei volti nonostante i lineamenti stilizzati, alcuni mancano della bocca, a rafforzare il concetto di vuoto comunicativo. Sembrano esserci persino troppe persone nella camera e fuori da essa, un clamore ormai ingiustificato per chi ha deciso di abbandonare la propria vita, un’attenzione nata, come spesso accade, troppo tardi rispetto alla devastante sensazione di solitudine che prova chi compie questo atto estremo. L’artista dosa abilmente tonalità calde e fredde mettendo in efficace contrapposizione cromatica il pulsare della vita e il silenzio della morte, dimensioni complementari e inseparabili nell’ordine naturale, a volte forzate dalla volontà umana.

21 – The suicide’s room The suicide room is based on a poem by Wislawa Szymborska. From the door and the window that the artist paints following irregular geometric profiles, you glimpse a grey world populated by shadows and trees with hooked and disturbing branches as you would find in the haunted forest of the collective imagination. Inside the room, the artist reconstructs the environment described by the Polish poet with the minutiae of detail, allowing himself some creative licence with respect to the lyrical text. The objects that the deceased will no longer touch make a fine show of themselves, ordered and composed, the expression of undeniable aesthetic taste. Here they lie abandoned, books and paintings, an old gramophone on top of a table, a pair of glasses on the windowsill, telling the life and passions of a missing person, leaving only an open but empty envelope that Visalli places on a table in the middle of the room. The lack of a suicide note is a clear symptom of lack of communication, of words unsaid that it is perhaps useless to try to reconstruct. The characters in the room transmit their pain on their faces despite the stylised features, some lack mouths, reinforcing the concept of a communicative vacuum. There seem to be too many people in the room and even outside it, an unwarranted fuss for those who have decided to abandon their lives, a concern born, as often happens, too late compared to the devastating feeling of loneliness that those who commit this extreme act experience. The artist skilfully dispenses warm and cold colours, effectively counterpoising the pulse of life and the silence of death, inseparable and complementary dimensions in the natural order of things, sometimes forced by the human will.

22 - Caos Cosmico In Caos Cosmico, l’infinito buio dell’universo, costellato di stelle e pianeti dalla circonferenza all’apparenza perfetta, sovrasta un mondo diviso in zolle, fluttuanti su quello che sembra davvero essere una sorta di magma primordiale come immaginato dall’inconscio collettivo. Il disegno preparatorio è articolato in un susseguirsi di linee che si spezzano e si allungano, si sviluppano a tratti nervose lungo la composizione, esaltate dai giochi tonali tratteggiati dai pennelli. Il Caos Cosmico di Visalli è un caos atipico, che lascia l’osservatore perplesso, sospeso tra ciò che conosce dal punto di vista dell’archetipo della creazione e l’elaborazione pittorica prodotta dalla fantasia dell’artista. Palme, cavalli, strutture simili a torri o campanili, si inseriscono nel vorticoso movimento di porzioni di terra, quasi giunti da un altrove imprecisato, finestre di civiltà forse, o semplici realtà oniriche che emergono da un caos che non è più quello degli elementi naturali coinvolti nella creazione bensì un libero fluire dell’immaginazione che si muove tra conosciuto e sognato, in una sorta di allucinazione a occhi aperti. Nel caso optassimo per questa seconda ipotesi però, bisogna parlare di un caos che è solo apparente, in quanto emerge con forza l’estremo ordine che organizza la composizione. Questa è una delle doti assolutamente peculiari di Visalli, la sua capacità di far apparire disordinato ciò che in realtà è costruito secondo un progetto di geometrico rigore. La sua è una geometria personale, capace di inventare e sostenere equilibri che sarebbero impensabili nel mondo reale. Zolle e isole fluttuanti, destrieri immortalati di fronte a rosati palmeti su superfici sospese, raccontano un possibile incontro tra mondi, reale perché immaginato e quindi autentico nella potenzialità evocativa del pensiero.

22 – Cosmic Chaos In Cosmic Chaos, the infinite darkness of the universe, full of stars and planets made of seemingly perfect circles, is dominated by a world divided into lumps, floating on what really seems to be a sort of primordial magma as imagined in the collective unconscious. The preparatory drawing is divided into a series of lines that break and stretch, developing in nervous stretches throughout the composition, enhanced by games of tonal brush strokes. Visalli’s Cosmic Chaos is an atypical chaos that leaves the observer perplexed, hanging between what he knows from the perspective of the archetype of artistic creation and the pictorial processing produced by the artist’s imagination. Palm trees, horses, tower or bell tower-like structures, are inserted into the swirling motion of tracts of land, almost as if they had come from an unknown elsewhere unknown, perhaps windows of civilisation or simply dream realities emerging from the chaos that is no longer that of the natural elements involved in the creation, but a free flow of imagination that moves between the known and the dreamed in a sort of eyes wide open hallucination. If we were to opt for this second hypothesis, however, we should speak of a chaos that is only apparent, insofar as the extreme order that organises the composition emerges with extreme force. This is one of the absolutely peculiar skills of Visalli, his ability to portray disorder in what was actually built with geometric rigour. His is a geometry capable of inventing and sustaining balances that would be unthinkable in the real world. Floating lumps and islands, and horses immortalised in front of palm trees on suspended surfaces narrate a possible meeting between worlds, real because they have been imagined and therefore authentic in the evocative potential of thought.

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23 - La Valigia La Valigia è un tripudio segnico e cromatico, atto a descrivere la complessità dell’esistenza, a raccontare il viaggio interiore che Visalli ha effettuato e continua a effettuare dentro di se, all’infinita ricerca di completezza e serenità. Qui, si incontrano passato, presente e futuro sintetizzati in una serie di simboli che talvolta possono apparire in contraddizione l’uno con l’altro ma che nel fluire pittorico recuperano una propria armonia. Al centro, la valigia simboleggia il passato, i difetti che l’artista si riconosce, dall’incapacità di ascolto a sentimenti negativi quali la rabbia, riflessi nelle posture delle piccole sagome che la popolano. Lo squarcio in essa è una ferita profonda, la perdita del padre, che dall’alto regge la valigia stessa, eterna guida per il pittore. Fuori dalla valigia si trova, sulla sinistra, un piccolo paradiso, con palme e cavalli dai colori fantastici, sinonimo di libertà e gioia, innamorati che stretti in un abbraccio guardano verso un’alba incantevole quanto la nascita di un nuovo amore. È questa la parte progettuale dell’opera, l’area dove il pittore dà vita a nuove sfide da affrontare e ripone speranze per il proprio futuro. A destra, si trova invece la dimensione interna simboleggiata da una nuova città in via di costruzione, ancora in fieri e dunque disabitata. È il nuovo mondo di Visalli, la persona che è diventato oggi in contrapposizione a chi era ieri e che deve ancora trovare la giusta via per essere costruttivo inquilino di se stesso. Con sorprendente sincerità e spontaneità l’artista condivide in questa opera quanto di più intimo possa esistere, ovvero le proprie debolezze e le proprie speranze, generando forte empatia con l’osservatore che non può fare a meno di riconoscersi, almeno parzialmente, in un’analisi tanto profonda e onesta.

23 – The Suitcase The Suitcase is an exultation of signs and colours that serve to describe the complexity of existence, to describe the inner journey that Visalli has made and continues to make within himself in the endless search for completeness and serenity. Here, we encounter the past, present and future summed up in a series of symbols that can sometimes appear to conflict with each other but in the pictorial flow recover their own harmony. At the centre, the case symbolises the past, the defects that the artist recognises, the inability to listen to negative feelings like anger, reflected in the posture of the small shapes that populate it. The tear in it is a deep wound, the loss of his father, holding the suitcase itself from above, who is the eternal guide for the painter. On the left, outside the bag is a small paradise with palm trees and horses with fantastic colours, synonymous with freedom and joy, lovers embraced looking towards a wonderful sunrise like the birth of a new love. This is this project part of the work, where the painter creates new challenges to face and places hopes for his future. On the right, there is the internal dimension symbolised by a new city under construction, still ongoing and therefore uninhabited. This is the new world of Visalli, the person he has become today as opposed to who he was yesterday and still has to find the right way of becoming a constructive tenant of himself. With surprising frankness and spontaneity, in this work the artist shares the most intimate that exists, that is his own weaknesses and hopes, generating strong empathy with the observer who cannot help but recognise himself, at least in part, in such a deep and honest analysis.

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3 - 8 Ottobre 2011 Sala delle Colonne Castello del Valentino Politecnico di Torino Orario: tutti i giorni 10-13 e 14.30-18.30. Inaugurazione: Lunedì 3 Ottobre, ore 17.00 La mostra si chiuderà Sabato 8 Ottobre 2011 alle ore 13

Sala delle Colonne Castello del Valentino, Viale Mattioli, 39 - Torino. Info: 011.8129776

ITALIA ARTE - COMUNICAZIONE INTEGRATA C.so Cairoli, 4 - 10123 Torino - Tel. / Fax: 011.8129776 - 334.3135903 - 347.5429535 - salacolonne2@libero.it - info@italiaarte.it-

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francesco visalli biografia Francesco Visalli nasce nel 1960, figlio di un impiegato delle poste e una maestra. Cresce in uno dei quartieri più poveri e malfamati di Roma, quel “Borghetto Prenestino” reso noto dai ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini. A 14 anni perde il padre e questo evento segnerà profondamente la sua vita. Francesco è figlio unico ed è costretto a cercarsi un lavoro per sostenere la madre e pagarsi gli studi. Uno dei professori della scuola per geometri che frequenta gli trova un impiego presso il suo studio, permettendogli così di iscriversi alla facoltà di architettura e, all’età di 19 anni, di andare a vivere da solo. Francesco è determinato, ma è anche molto giovane, il lavoro, lo studio e la casa esigono impegno e sacrifici, la laurea, che gli porterà una vita migliore, è lontana e lui si sente rabbioso. Spaventato e così solo, ha paura, ma preferisce non ascoltarsi e cerca il rumore del sesso, della droga e delle cattive amicizie, diventa un estremista politico. Poi, a 21 anni, s’innamora di una donna e la segue a Los Angeles: è solo la prima delle tante trasformazioni che si succederanno nella sua vita. La donna che ama è ricca e lui vive tra gli agi, continua a lavorare e completa gli studi fino a che non sente che lei e la sua ricchezza lo soffocano e allora molla tutto e torna a Roma, dove libero e finalmente laureato, può ricominciare allestendo uno studio in casa e dedicandosi totalmente al suo lavoro. A 25 anni, incontra finalmente la donna che sarà il suo grande amore, la sposa e con lei da inizio ad una ricerca spirituale che lo segna profondamente e gli permette di trovare nella fede cattolica il senso profondo della sua vita. Il coraggio, la fede e la grande forza dell’unione matrimoniale, gli permettono di spalancare la sua vita professionale al successo; nasce la sua prima società di progettazione, con la quale realizza grandi opere in Italia ed all’estero, poi, ancora da solo, fonda altre due società. Sono gli anni delle grandi vittorie, delle fortune economiche, della stima e degli omaggi ricevuti da tanti, sempre accompagnato da una fede profonda e dall’amore per la sua donna. E sono anche gli anni di miracoli che mai avrebbe sognato, come i tre figli avuti con la moglie, anche se la medicina ufficiale lo considera completamente sterile. Poi a 43 anni tutto finisce, una cocente delusione perde Francesco che non ha più fede, vede tutto rompersi e lascia la moglie: sono gli anni dell’esilio. Francesco continua il suo lavoro ma sa di non essere libero, sperimenta delusioni, fallimenti e frustrazioni, malattie e solitudine, poi abbandona la partita e chiude tutto, trascorrendo il suo tempo facendo niente: ormai ha 50 anni e ha vissuto troppo, perché continuare se tutto è finito? Ecco la notte più buia. Ma in quella notte dell’11 ottobre 2009 tutto cambia di nuovo. Francesco prende in mano una penna e inizia a disegnare cose mai viste prima, disegna tutta la notte, il giorno dopo e la notte successiva e continua così per giorni e giorni. Come guidata da qualcosa di divino, la mano di Francesco, felicemente libera da lui, corre veloce sulla carta bianca e scopre disegni fantastici. Sotto le sue mani esplodono i colori e insolite geometrie prendono vita.

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Dopo poche settimane i disegni diventano dipinti, la tecnica pittorica gli è sconosciuta ma lui la impara dipingendo, scoprendosi dentro uno stile che ha già espressioni e confini molto precisi e che è il suo stile. Ogni quadro è una nuova scoperta, e lui, volutamente, non si documenta, non studia, non vuole apprendere da altri, non guarda ai grandi maestri, perché non vuole essere condizionato da chi lo ha preceduto. Visalli lavora come un vulcano in eruzione, disegna e dipinge incessantemente quello che l’istinto gli detta, passa attraverso le classiche fasi creative, dal disegno e poi alla scelta e applicazione del colore, senza lasciarsi intralciare dall’intelletto, senza nessuna mediazione, quasi in trance. Nei suoi quadri il rapporto tra le forme e le combinazioni cromatiche, è figlio di un equilibrio mai cercato e ogni volta trovato fortuitamente. Come se scartasse ogni tela per scoprire i colori che, già presenti, aspettano solo di essere rivelati da lui. Rimane sbalordito davanti al quadro finito che improvvisamente gli si mostra, come fosse un nuovo frammento, appena scoperto, di quella terra sconosciuta che è questa nuova strana realtà che sta vivendo. Visalli non ha ponderato e scelto di dipingere come alternativa alla passata professione, è la pittura, che irrompendo nella sua vita, ha scelto lui. Le sue forme e geometrie sono definite da una sottile linea bianca che corre tra i colori i quali non si toccano mai, linea che è lasciata dalla tela, perché è la tela che disegna il dipinto; le sue figure fintamente serafiche sono un sottile diaframma tra l’occhio dello spettatore e l’animo del creatore che, come a nascondersi da se, “vuole” smorzare il vortice dei suoi drammi e delle sue vittorie dietro quelle forme lontane e un po’ assenti; oppure il lanciarsi con coraggio verso nuovi orizzonti infiniti, dove dietro un cielo c’è un altro cielo, scenari di una cosmica realtà. Ottiene opposti risultati, come potrebbero essere una calma urlata a squarciagola, una gelida arsura, una vorticosa immobilità. I suoi quadri, senza la sua partecipazione, rendono manifesta la sua vita passata e futura, un turbinio di spasimi e tormenti vissuti come dalla parte sbagliata di un binocolo, sempre spostati un po’ più in la dal cuore, in una ”Realtà Alternativa”. Definito da Paolo Levi “un maestro di talento, un iniziato, un caposcuola visionario fuori dai canoni surrealisti dettati da Andrè Breton”. Per Giovanni Faccenda “Anche scorrendo rapidamente, con la memoria, l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da un’evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista meritoriamente visitata da Visalli nei giusti termini, senza, ovvero, quelle adesioni dolciastre, talvolta perfino simmetriche, che conducono al pericoloso precipizio dell’epigonato”. Le ultime importanti personali del 2011: a Londra, Mall Galleries – a Berlino, Palazzo Italia – a Roma, Chiostro del Bramante.

(Biografia a cura di “Ich Traume”)

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francesco visalli biography Francesco Visalli was born in 1960, the son of a postal worker and a teacher. He grew up in one of the poorest and most notorious areas of Rome, the “Borghetto Prenestino”, made infamous by Pier Paolo Pasolini’s “Ragazzi di Vita”. His father died when he was 14 years old, an event which deeply affected his life. Francesco, an only child, was forced to look for a job to support his mother and pay for his studies. One of the teachers at the technical school he attended found him a place in his firm, which enabled him to enrol in a faculty of architecture and go to live by himself at the age of 19. Francesco was determined, but he was also very young, and work, study and a house demanded commitment and sacrifices. His degree, which would provide him with a better life, was still in the distant future and he felt angry. He was troubled, very alone and afraid; but preferring not to dwell on his own feelings, he sought distraction in sex, drugs and bad company, and become a political extremist. Then, when he was 21, he fell in love with a woman and followed her to Los Angeles: this was just the first of many transformations that would occur in his life. The woman he loved was rich and he lived surrounded by comfort. He continued to work, completing his studies, until he began to feel suffocated by the woman and her wealth. So he left everything and returned to Rome, where he could start afresh. Free and finally qualified, he set up a studio in his house, dedicating himself totally to his work. At 25 years of age, he finally met the woman that was to be his great love. They married and he began a spiritual journey with her that changed him profoundly, helping him to find the deep meaning of his life in the Catholic faith. The courage, faith and great strength of his marriage helped him to open up his professional life to success; he started his first design company, which produced important work in Italy and abroad, and then, still by himself, created two more companies. These were years of great victories, of economic fortune, of esteem and praise from many people, that were always accompanied by his deep faith and love for his wife. They were also years of miracles that he would never have dreamed of, such as the three children he had with his wife, even though medical opinion had declared him completely sterile. Then, at 43 years of age, everything ended; Francesco fell into bitter delusion, lost his faith, saw everything fall apart and left his wife: these were his years of exile. He continued to work, but knew that he was not free, experiencing disappointment, failure, frustration, sickness and solitude. He finally threw in the towel and closed everything down, spending his time doing nothing: he was now 50 years old and had lived more than enough; what was the point of continuing, if everything was finished? This was his darkest hour. On the night of 11 October, 2009, however, everything changed once more. Francesco picked up a pen and began to draw things he had never seen before. He spent the entire night drawing, continuing the next day, the following night and so on, for days on end.

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Francesco’s hand, as if guided by something divine, was rapidly moving around the white sheet of paper of its own joyful accord, producing fantastic drawings. Colours burst out and unusual shapes came to life from his hands. After a few weeks, the drawings became paintings. Although he had no knowledge of painting technique, he acquired it by working, finding within himself a style that already had its own very precise expressions and definition, which was his style. Each painting is a new discovery, and he deliberately keeps no records, does not study, has no desire to learn from others and does not look at the great masters, in order not to be conditioned by those that have preceded him. Visalli works like an erupting volcano, continuously drawing and painting whatever his instincts tell him. He passes through the classic creative phases, first producing the drawing and then choosing and applying the colours, without letting himself be encumbered by thought and without any mediation, almost as if in a trance. The relationship between the shapes and colour combinations in his paintings is the product of a harmony that is never deliberately sought, but discovered by chance each time. It is as if he unwraps each canvas to discover the colours that are already there, simply waiting to be revealed by him. He is amazed by the finished pictures that suddenly appear in front of him, like newly discovered portions of an unknown land, which is this strange new reality that he is living. Visalli did not consider and decide on painting as an alternative to his former profession; painting erupted into his life and chose him. His shapes and geometry are defined by a subtle white line that runs between the colours, which never touch each other. The line is left by the canvas, because it is the canvas that designs the painting; his falsely seraphic figures form a subtle aperture between the eye of the observer and the soul of their creator, who, as if hiding from himself, “wants” to calm the vortex of his dramas and victories behind those distant and rather absent forms; or else hurl himself courageously towards new and infinite horizons, where beyond one heaven lies another, in scenes of a cosmic reality. He obtains incongruous results, rather like quietly shouting at the top of one’s voice, a freezing heat or a whirling stillness. His paintings bring to light his past and future life, without his involvement, like a flurry of pangs and torments viewed through the wrong end of a pair of binoculars, always moving a bit further beyond the heart, in an “Alternative Reality”. Paolo Levi says: a talented artist, an initiate, a leading figure outside the Surrealist norms dictated by André Breton. And Giovanni Faccenda adds: Even a rapid examination of the last century of art fails to produce any legitimate lineage. They bring together, naturally, in a creative figure characterised by an obviously imaginative ability, the fertile seeds of a surrealist season meritoriously treated by Visalli in the right measure, without, that is, those cloying adhesions, at times even symmetrical, that lead to the dangerous abyss of epigonism

(Biography edited by “Ich Traume”)

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...to be continued...

Finito di stampare nel mese di novembre 2011 presso | Printed in november 2011 at Linografic di Ivano de Angelis - Roma


Profile for Francesco Visalli

Francesco Visalli - Realtà Alternativa - Milano 2011  

catalogo mostra personale presso lo Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel

Francesco Visalli - Realtà Alternativa - Milano 2011  

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