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febbraio 2013

C’era una volta…

Chi c’era una volta?

Pensate subito ad un personaggio: un re, un guerriero… No. C’era una volta una scatola di colori. Sì, una semplice, banale scatola di acquerelli. Niente di più. E che cosa succede con questa scatola di colori? Questa scatola di colori partorisce un progetto, un bellissimo,“coloratissimo” progetto: un laboratorio di pittura, o meglio, quello che diventerà un laboratorio artistico. Come un bimbo che, crescendo diventa uomo, così il primo dipinto diventa quadro, opera d’arte, mostra. Ieri: una scatola di colori e un ospite del Centro di Accoglienza che comincia a colorare; oggi: “Oltre i confini della speranza”, una Mostra di Pittura stupenda, meravigliosa, opere sulla fede universale. Galeotto di questa favola che diventa realtà? Aurelio, Relios, colui che, per gli ospiti di ogni nazionalità che arrivano nel nostro Centro e frequentano il Laboratorio, diventerà il maestro, il loro punto di riferimento, direi il “colore” base di ciò che penseranno e realizzeranno. Ormai il Laboratorio di pittura ha diversi anni, tanti bellissimi dipinti realizzati con diverse tecniche e tante mostre che hanno permesso di far conoscere al di fuori del Centro S. Anna questo miracolo. Si tratta di un miracolo scaturito dall’amore e dalla speranza, che è andata al di là della fede, oltre la fede, diventando realtà. E chi ha conosciuto questi dipinti, non ha potuto fare a meno di apprezzarli e di parlarne ad altri. Ciò che conosci, lo ami. Chi conosce questa realtà artistica, non può non amarla. Tanti ospiti si sono scoperti artisti, capaci di realizzare dipinti meravigliosi, di usare colori che non avevano mai visto né toccato; ospiti che per la prima volta tengono in mano un pennello o una matita e vedono, come per magia, che sul foglio o sulla tela appaiono soggetti stupendi, meravigliosi: volti di donne, di uomini, ballerine, fiori, volti sacri… E quando poi scoprono che il loro errore può essere sempre corretto, che non è mai irreversibile, che una tela non si butta mai, che la puoi sempre usare di nuovo e che… viene più bella di com’era all’inizio. Il messaggio che passa? Tu, ospite hai sempre ancora un’opportunità; non sei da buttare via; puoi ripartire, ricominciare. Puoi, se vuoi, diventare capolavoro, opera d’arte, unica e irripetibile. Il “ vissero felici e contenti” delle favole diventa nel Centro di Accoglienza S. Anna la realizzazione, l’incarnazione di un progetto. A far decollare il tutto è stato l’entusiasmo, la passione e l’amore per coloro che, sbarcati sulle nostre coste, avevano bisogno di trovare stabilità, ma soprattutto gioia di ritornare a vivere e a sperare. La cromoterapia? Una scatola di acquerelli che genera ciò che non era neppure pensabile e immaginabile. Shalom!


Once upon a time… Who was there once upon a time? Think suddenly to a character: a king, a warrior… No. Once upon a time there was a box of colours. Yes, a simple, ordinary box of watercolours. Nothing more than this. And what happened with this box of colours? This box of colours gave birth to a project, a wonderful,“coloured” project: a painting laboratory, or better, what would have become an artistic laboratory. As a child who, growing up becomes a man, so the first painting became a picture, a work of art, art exhibition. Yesterday: a box of colors and a guest of our Assistance Centre who started painting; today: “Beyond hopes’ends”, an amazing art exhibition, a wonderful one, with paintings concerning universal faith. But, who was the procurer of this story that became reality? Aurelio, Relios, the one who becomes the master and the point of reference for every guest who

enters our Centre of Assistance and starts attending laboratory, the one who is, we can say, the basic “color” for what they will think and realize. The painting laboratory has got several years now, a lot of beautiful paintings have been realized thanks to different techniques and art exhibitions, a miracle that permitted to the Centre to be known outside. A miracle born from love and hope that went beyond faith to become reality. Who knew these paintings appreciated them and spoke about them with other people.You can love what you know.Who knows this artistic reality, is fond of it. A lot of guests realized to be artists, realized they could create wonderful paintings, by using colours that they had never known nor touched; guests that for the first time took a brush or a pencil in their hand and see, as a magic, that on the paper or on the canvas appear beautiful subjects, marvellous sublects: women and men faces, dancers, flowers, sacred faces…

And when they understand that their mistake can be always corrected, that it is not something irreversible, that a canvas should never be thrown away, that you can use it again and again and that … so, it can become nicer than the beginning. What’s the message? You, guest, you can always have another opportunity; you are not a person to be trown away; you can start again, from the beginning.You can, if you want, become a master, a unique one. The “ And they lived happily ever after” of fairy tales becomes, in our Centre of Assistance, the realization, the embodiment of a project. The starting point was the enthusiasm, the passion and love for those people who, landed on our coasts, wanted to find their own stability and, above all, the joy of starting a new life full of hopeness. Chromotherapy? A box of watercolors that gives birth to something unthinkable and unimaginable. Shalom! Written by Franca De Franco Translated by Daniela Condemi

Il y avait une fois… Qui est-ce qu’il y avait une fois? Pensez-vous tout de suite à un personnage: un roi, un guerrier… Non. Il y avait une fois une boîte de couleurs. Oui, une simple, banale boîte d’aquarelles. Rien de plus. Et qu’estce qu’il se passe avec cette boîte de couleurs? Cette boîte de couleurs donne vie à un projet, un très beau, “très coloré” projet: un laboratoire de peinture, ou mieux, ce qui deviendra un laboratoire artistique. Comme un enfant que, en grandissant devient homme, la peinture première devient ainsi tableau, oeuvre d’art, exposition. Hier: une boîte de couleurs et un hôte du Centre d’Accueil qui commence à colorer; aujourd’hui: “Au-delà des frontières de l’espoir”, une Exposition de Peinture splendide, merveilleuse, oeuvres sur la foi universelle. Forçat de cette fable qu’il devient réalité? Aurelio, Relios, celui qui, pour les hôtes de chaque nationalité qui arrivent dans notre Centre et fréquentent le Laboratoire, deviendra leur maître, leur point de référence, 26

l’Isula Febbraio 2013

on peut dire la “couleur” base de ce qu’ils penseront et ils réaliseront. Le Laboratoire de peinture a beaucoup d’années maintenant, nombreux très belles peintures réalisées avec différentes techniques et beaucoup d’expositions ont permis de faire connaître au dehors du Centre de S. Anna ce miracle. Il s’agit d’un miracle qui est né de l’amour et de l’espoir, qui est allée au-delà de la foi, en devenant réalité. Ceux qui ont connu ces peintures les ont appréciés et ils les ont faits connaître aux autres. Ce que tu connais, tu peut l’aimer. Qui connaît cette réalité artistique, il ne peut pas ne la pas aimer. Beaucoup d’hôtes se sont découverts artistes, capables de réaliser des peintures merveilleuses, d’utiliser des couleurs qu’ils n’avaient jamais vu ni touché; hôtes que pour la première fois tiennent en main un pinceau ou un crayon et ils voient, comme pour magie, que sur la feuille ou sur la toile apparaissent des sujets splendides, merveilleux: visages de femmes, d’hommes, danseuses, fleurs sacrées … Puis ils decouvrent que

leur erreur peut toujours être corrigé, qu’il n’est jamais irréversible, qu’une toile ne se jette jamais, que tu peux l’utiliser de nouveau et que … elle devient plus belle qu’ au début. Le message qui passe? Tu, hôte, tu as encore toujours une opportunité; tu n’es pas à jeter; tu peux repartir, recommencer. Tu peux, si tu veux, devenir chef-d’oeuvre, oeuvre d’art, seule et non pas répétable .Le “Ils vécurent heureux pour toujours” devient au Centre d’ Accueil de S. Anna la création, l’incarnation d’un projet. Ce qui a fait décoller la chose entière a été l’enthousiasme, la passion et l’amour envers tous ceux que, débarqués sur nos côtes, avaient besoin de stabilité, mais surtout joie de retourner à vivre et à espérer. La chromothérapie? Une boîte d’acquarelles que donne naissance à ce que n’était pas pensable ni imaginable. Shalom! Écrit par Franca De Franco Traduit par Daniela Condemi


Il Centro di accoglienza S. Anna

Il centro di accoglienza di S. Anna è un micro mondo all’interno del quale soggiornano, nel corso del tempo, migliaia di persone; un mix di culture, tradizioni, usi e costumi che regalano, a chi ha la possibilità di lavorare presso il Centro, la sensazione di respirare un’aria speciale connotata dai tanti profumi rappresentativi di ogni civiltà. Una realtà dal gusto dolce amaro che caratterizza ogni singolo individuo, portatore della sua storia personale segnata da vicissitudini quasi sempre sofferti, ma portatori, altresì, di uno spirito fiero e dignitoso. La stessa dignità che si riscontra dietro le persone che, per quanto bisognose, rifiutano anche un semplice gesto di cortesia se questo viene frainteso come un atto caritatevole. Dietro un “non ho bisogno di niente”cosa

si legge? Arroganza, irriconoscenza o desiderio di essere riconosciuto come persona con una propria dignità, che non vuole semplicemente soddisfare dei bisogni immediati ma teso alla conquista della propria auto - determinazione? Quale il vantaggio del povero nel mangiare un piatto ricco e appetitoso? Certamente quello di sfamarsi ma rimane puro assistenzialismo se non si forniscono a quest’ultimo gli strumenti per provvedere da solo ai suoi bisogni. Se si analizza il disagio del singolo con una chiave di lettura volta all’assistenza e non all’assistenzialismo, si riesce a leggere tra le righe, il lavoro svolto dal servizio sociale nel Centro di S.Anna. La persona viene seguita dal suo ingresso fino all’uscita e i bisogni palesati molteplici, ma

ciononostante, si riesce ad evadere le richieste attraverso l’impegno e la collaborazione di tutti i servizi presenti in un’ottica di integrazione socio – sanitaria. La prestazione assistenziale mira, non solo a sopperire una necessità se questa presenta il carattere dell’urgenza, ma anche ad educare lo straniero a far fronte responsabilmente ed autonomamente alle proprie esigenze. Un lavoro che mira a rendere la persona ospite del Centro protagonista della sua vita, attraverso l’instaurarsi di una relazione di aiuto che si consolida col tempo e tesa ad attivare le risorse personali dell’individuo, affinché, una volta uscito dal Centro di accoglienza, riesca finalmente, a trovare un suo spazio nel mondo. Kami Mediatore Culturale

the Centre of Assistance of S. Anna The Centre of Assistance of S.Anna is a “ micro - world “ in which, through the passing of the time, thousands of people spend a period of their life. It is a mix of cultures, traditions, uses and customs that give to the people working in the Centre the sensation of breathing a special air, mixed with the representative parfumes of each single civilization . A bitter/sweet tasted reality that tipifies each single individual, whose personal history is very often marked by suffered

vicissitudes, who also carry with them a bold and dignified spirit.The same dignity that we can observe in needy persons who refuse even a simple courtesy gesture if they think that it is a gesture of charity. What can we read behind a “I need nothing “? Can we read arrogance, ungratefulness, or desire of being recognized as a person with its own dignity, that doesn’t need simply to satisfy its immediate needs but who wants to achieve its own self-determination.

Which is the personal interest of a poor person that eats a rich and inviting dish? Surely it is the personal desire of appeasing its own hunger, but it remains pure excess of welfarism if we don’t give to the individual the means to provide by himself to its own needs. If we analize the discomfort of the person, by reading at it through a key of assistance and not of welfarism, we can understand between the lines the duty of the Social Assistance Service l’Isula Febbraio 2013

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in S.Anna’ s Centre.We take care about the persons from their entering in the Centre till their exit. They present us a lot of needs and we are ready to satisfy their requests with diligenge and by the cooperation of all the services of our Centre. The welfare services supply all the

most urgent necessities always with the purpose of teaching the foreigners how they should take care about themselves once out of the Centre in a responsible and autonomous way. The purpose of our job is to transform the guest hosted in the Centre in the protagonist of his own life through a relationship of help that becomes

stronger with the passing of the time, with the aim of stimulating the personal resources of the individual so that, at their exit of the Centre, they can find their own space in the world. Written By Mrs Concetta Federico Translated By Mrs Daniela Condemi

Le Centre d’Accuel de S. Anna Le Centre d’Accueil de S. Anna, c’est un petit monde où , pendant le cours du temps, séjournent milliers de gens; c’est un mélange de cultures, traditions, usages et habitudes que offrent aux opérateurs du Centre la sensation de respirer un air special constitué par plusieurs parfums representatifs de chaque civilisation. Une realité au gout doux-amer caractéristique de chaque personne et de son histoire personnelle, presque toujours une histoire de souffrance, qui portent avec eux un esprit orgueilleux et digne. La meme dignité que montrent les gens que, au moment du besoin, refusent même le plus simple geste de gentillesse, si on pense que c’est purement de la charité . Que-est-ceque on peut lire derrière un “Je ai

besoin de rien”? Est-ce que on peut lire de l’arrogance, de l’ingratitude ou le désir de être reconnu comme une personne avec sa propre dignité , dont le désir ce n’est pas seulement celui de satisfaire les besoins les plus immédiats mais de conquerir son propre determination? Quel est le profit du pauvre que mange un plat riche et appetissant? Sûrement celui de se nourrir mais il reste pure assistance si nous ne donnons pas à la personne les outils pour pourvoir à son propre entretien. On peut comprendre le travail du Service Social du Centre seulement si on ne parle pas de assistanat. Le service s’occupe de la personne de son entrée dans le Centre jusq’ à sa sortie et, grâce à l’engagement et à la cooperation entre les services,

aussi avec le service sanitaire, on peut reussir à satisfaire presque tous les besoins. Donner de l’assistance ne signifie pas seulement satisfaire une nécessité urgente, mais signifie habituer l’etranger à satisfaire ses exigences d’une façon responsable et en autonomie. On cherche à rendre la personne, hôte du Centre, le protagoniste de sa propre vie, par l’instauration d’une relation de aide que devient plus forte avec le écoulement du temps, dont le but c’est celui de activer les resources personnelles de l’individu de façon que, à sa sortie du Centre, il puisse, finalement, trouver son propre espace dans le monde. Texte par D.ssa Concetta Federico Traduction par D.ssa Daniela Condemi

Il mio amico “Marco”

Ho p i a c e re d i presentarvi un ragazzo che arriva dal Medio Oriente. Per ovvii motivi non dico la sua nazionalità e il suo nome. Lo chiamerò Marco. Vive al CARA. Marco è un ragazzo molto educato. 28

l’Isula Febbraio 2013

E’ laureato in ingegneria informatica e ama tutto ciò che è elettronica: io scherzando lo chiamo signor UNO ZERO, ZERO UNO. Marco ha lasciato la sua religione, l’Islam, per abbracciare il Cristianesimo. Spesso mi chiede dei Padri della Chiesa, dei santi e della loro vita ed io gli parlo volentieri d i due figure importanti del XIX e XX secolo, Antonio Rosmini e Padre Pio da Pietrelcina. M a rc o è a f f a s c i n a t o soprattutto dall’altissimo livello teologico e mistico di Rosmini e allo stesso tempo dalla semplicità di S. Pio. Quando gli racconto dei miracoli del

santo del Gargano, Marco fa fatica a credere, con la sua logica informatica, a tali prodigi, ma gli ricordo che i santi sono solo strumenti nella mani di Dio: Lui con loro ha fatto e fa quello che vuole. Con Marco mi piace sottolineare l’aspetto pratico della fede cristiana, lo sporcarsi le mani che tanti uomini di Dio non hanno esitato a fare. Per esempio gli dico che il miracolo più grande di P. Pio è stata la realizzazione dell’ospedale, “Casa sollievo della sofferenza”. Il mio amico Marco per un periodo della sua vita ha vissuto in Germania e spesso mi racconta di come i luterani parlino male dei cattolici considerandoli corrotti. Io gli rispondo dicendogli che quando Napoleone Bonaparte disse al Papa, “Santità, voglio distruggere la Chiesa, perché è


fonte di superstizione e corruzione”, il Papa sorridendo gli rispose, “caro imperatore, noi preti con i nostri sbagli per ben 2000 anni abbiamo cercato di distruggere la Chiesa e non ci siamo riusciti. Immagini lei!”. Marco sorride compiaciuto e comprende che i luterani hanno già

avuto la risposta che meritavano. Comprende che gli uomini di Dio, sono di Dio, sì, ma sono uomini, esseri limitati e peccatori. Come ci insegna Gesù dobbiamo fare quello che di buono ci dicono, ma non fare come fanno, perché spesso il loro agire è mancante. Compiaciuto di quello che

gli ho raccontato, Marco mi saluta abbraciandomi: deve andare a scuola d’italiano. Gli prometto che la prossima volta gli racconterò altre cose, ma che mi piacerebbe ascoltare anche lui. Alla prossima. Kami (Mediatore Culturale)

My Friend “Marco” I would like to let you know a boy who comes from Middle East; for obvious reasons I can’t tell you his nationality nor his name. I will call him “Marco”. He lives in CARA. Marco is a very polite boy. He has got a degree in computing engineering and he likes all electronics; for joking I call him Mr ONE ZERO, ZERO ONE. Marco abandoned his religion, Islam, to become a Christian.Very often he asks me informations about Church Fathers, Saints and their lives and I’m glad to speak with him about the most important persons of XIX and XX century, Antonio Rosmini and Padre Pio from Pietralcina. Marco is charmed above all by the high theological mystical level of Rosmini and, in the meanwhile, by the simpliness of Saint Pio. When I tell him about the miracles of the

Saint of Gargano, it’s hard for him to believe to these wonders, he has got a too much logical mind, but I like to to remember him that the Saints are tools in the hands of God: He made of them what he wanted. I like to underline to Marco the practical aspect of Christian Faith, how a lot of men of God got their hands dirty with no esitation. As an example I use to tell him that the biggest Father Pio miracle was the building of the hospital “Casa Sollievo della Sofferenza”. My friend Marco has spend a period of his life in Germany and he told me that the lutherans don’t like Catholics, considered by them as corrupted people. I told him that when Napoleone Bonaparte said to the pope “Father I want to destroy the Church because it is corrupted and

it is source of superstition, the pope answered:” Dear Emperor, we priests, with our 2000 years of mistakes, tried to destroy the Church, but we failed. So, can you see?”. Marco, pleased, smiled understanding that the lutherans got the answer they deserved. He understood that men of God belong to God, it’s true, but they are human beings. As Jesus teached us we should do the good they tell us but we don’t have to do like them, because very often they lack in their beaviours. Pleased by what I told him, Marco greets me with an hug: he has to go to the italian language school. I promised him that next time I’ll tell him other things , but that I would like to listen to him, too. See you next time.

très informatique et je aime lui rapeller que les saints sont des outils dans les mains de Dieu: avec eux il fait ce qu’il Lui plaît. Il me plaît de souligner à Marco le trait pratique de la vie chrétienne, comme beaucoup de hommes de Dieu ont préféré se salir les mains pour leur foi. Par example, je lui dis que le plus grand miracle de Père Pio c’est la construction de l’hôpital “Casa Sollievo della Sofferenza”. Mon ami Marco a vécu pour une période de sa vie en Allemagne et il me raconte souvent que les luthériens ne parlent pas bien des catholiques qu’ils considèrent comme gens dépravés. Je répond en lui disant que quand Napoléon Bonaparte a dit au pape “Sa Sainteté, je veux détruire ‘Église, parceque c’est source de superstition et corruption”, le pape, souriant, lui répondu: “Mon cher Empereur, nous prêtres, avec nos erreurs de superstition pour 2000 ans, nous avons

cherché à détruire l’Église sans y réussir. Vous voyez?”. Marco sourit avec plaisir et il comprend que les luthériens ont déjà eu la réponse qu’ ils devaient avoir. Il comprend que les hommes de Dieu sont à lui, c’est vrai, mais ils sont avant tout des êtres humains, limitées et pêcheurs. Comme Jésus nous a enseigné, nous devons faire le bien qu’on nous dit de faire, mais non pas comme les autres le font parceque souvent c’est manquant. Content pour ce que j’ai lui raconté, Marco me salue avec un embrassade: je vais à l’école de langue italienne. Je lui assure que la prochaine fois on parlera de autres choses, mais qu’’il me farait plaisir de lui ecouter aussi. À la prochaine!

Kami cultural mediator Translated by Daniela Condemi, cultural mediator

Mon ami Marco J’ai le plaisir de vous presenter un garçon qui vient du Moyen Orient. Pour des motifs très évidents je ne dis pas sa nationalité ni son nom. Je l’appelle Marco. Il vit au CARA. Marco c’est un garçon très bien éduqué. Il est lauréat en ingénierie informatique et il aime tout ce que concerne l’électronique: pour jouer avec lui je l’appelle Monsieur UN/ZÉRO, ZÉRO/UN. Marco a abandonné sa religion, l’Islam, pour devenir Chrétien.Très souvent il me demande de lui parler des pères de l’Église, des saints et de leur vie et je lui raconte avec plaisir de deux figures importantes du XIX et XX siècle, Antonio Rosmini et Père Pio de Pietralcina. Marco est enchanté sourtout par le haut level théologique et mystique de Rosmini et, en même temps, par la simplicité de S. Pio. Quand je lui raconte les miracles du Saint du Gargano, Marco a du mal a comprendre ces prodiges avec sa logique

Kami médiateur culturel Traduction par Daniela Condemi médiateur culturel

l’Isula Febbraio 2013

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è ...

Amir, Daniela, Hassan, Carlo, Fahran, Salvatore, Esfandyar, Antonio, Belour Behrukl, Maria Greca, Asal, Valentina, Azar, Rossella, Farrch, Relios, Ali, Giulia, Farzam, Edoardo, Jahangeer, Leonardo, Kontar, Pasquale, Kourash Mehrang, Marco, Mitra, Francesco, Nastaran, Demissie, Omaid, Chinua, Osman, Parsa, Habiman, Gatete, Fujo, Gabra, Mara, Upali, Wasante, Fakih, Kamil, Kamal, Bomani, Baba, Areta, Ashanta, Akiki, Alessandro, Matilde, Nedim Santo, Roozbeh, Demis, Salan, Sandra, Sceeva, Luigi, Waim, Gianluca, Zemar, Dario, Abda, Afala, Abeke, Abayomi, Abam, Obama, DarAbassi, Casper, Azam, Bahaar, Babak, Afsar Azda...e tanti altri. HO DIPINtO LA PACE (Tali Sorek, La pace e la guerra)

I PAINtED PEACE (Tali Sorek, Peace and War)

J’AI PEINt LA PAIX (Tali Sorek, La paix et la guerre)

Avevo una scatola di colori

I had a box of colours

J’avais une boîte de couleurs

brillanti, decisi, vivi.

Shining bright and bold.

brillantes, franches et vives

Avevo una scatola di colori,

I had a box of colours,

j’avais une boîte de couleurs

alcuni caldi, altri molto freddi.

Some warm, some very cold.

certaines chaudes, d’autres très froides.

I had no red for the blood of wounds.

Je n’avais pas le rouge pour le sang des blessés

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti. Non avevo il nero per il pianto degli orfani. Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti. Non avevo il giallo per la sabbia ardente. Ma avevo l’arancio per la gioia della vita,

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I had no black for the orphans’ grief. I had no white for dead faces and hands. I had no yellow for burning sands. But I had orange for the joy of life,

je n’avais pas le noir pour le pleur des orphelins je n’avais pas le blanc pour les mains et le visage des morts je n’avais pas le jaune pour les sables ardents mais j’avais l’orange pour la joie de vivre

e il verde per i germogli e i nidi,

And I had green for buds and nests.

e il celeste dei chiari cieli splendenti,

I had blue for bright, clear skies.

et le bleu des ciels clairs resplendissants

e il rosa per i sogni e il riposo.

I had pink for dreams and rest.

et le rose pour les rêves et le repos,

Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

I sat down and painted Peace.

Je me suis assise et j’ai peint la paix

l’Isula Febbraio 2013

et le vert pour les pousses et les nids


Febbraio 2013