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PROGETTO CONTINUITA’ STAFFETTA CREATIVA DOPO AVER LETTO LA FIABA “IL GIGANTE EGOISTA” DI OSCAR WILDE, INVENTATE ANCHE VOI UNA FIABA CHE ABBIA COME TEMA PRINCIPALE I RAPPORTI TRA ADULTI E BAMBINI.

SCUOLA PRIMARIA RIONE PARCO

LIBERI DI VOLARE Primo Capitolo - Ehi! Questo parco giochi è fantastico! - dissi prima di incontrare gli altri, i quali, come me, erano andati lì a giocare. - Mitico! Supermitico! - Subito intervenne Nick, il simpaticone del gruppo con il suo ciuffetto a carotina. - Wow! Guardatemi! Discesa supersonica! - aggiunse Gianni, il terzo membro del nostro trio, biondo, smilzo e adorabile, mentre si lanciava in picchiata giù dallo scivolo. Un po’ più distante, intanto, vedevo delle ragazze intente a giocare a pallavolo. Ad un tratto una di loro, con le sue rosse trecce, si avvicinò al mio gruppo. La palla era rimbalzata lontano e per un pelo non colpì il ciuffo ribelle di Nick. - Scusate, ragazzi! La palla è mia. Mi presento: sono Stella. Gridò la ragazza. Intanto, le altre ragazze, incuriosite, si avvicinarono a Stella. - Vi presento le mie amiche: Jessica, Catrin, Adrian e Giusy. – - Ciao ragazzi! - subito risposero in coro le amiche di Stella. Dietro un albero spuntò un ragazzo con i capelli a spazzola, gli occhietti verdi intelligenti e vispi ed un sorriso accattivante. Ogni tanto compariva da dietro il tronco e poi, subito dopo, scompariva senza dire una parola. Adrian allora corse da lui e gli chiese :- E tu chi sei? – 1


- Mi chiamo Hendrick ! – - Perché non ti unisci a noi ? Ragazzi, che ne dite di giocare tutti insieme? - Propose Nick a tutti i presenti. - Ottima idea! - subito accettò Catrin, la più vivace delle ragazze, con la sua voce squillante. - Perché non giochiamo a palla avvelenata? - intervenne la piccola Jessica con il suo bel codino bruno. - Facciamo presto, però, perché si sta facendo tardi ! Aggiunse Giusy, una brunetta tutto pepe. Finalmente andammo a giocare tutti insieme nello spazio verde al centro del quartiere, ricoperto da un bel prato soffice. A me piaceva soprattutto perché, se cadevo, non mi poteva succedere nulla. Venne fuori che alle ragazze piaceva perché era pieno di fiori. Naturalmente noi maschi avevamo già segnato le porte con pietre e rametti per giocare a calcio, ma, dopo aver conosciuto Stella e le sue amiche, decidemmo di giocare a palla avvelenata.

( Claudio Gaudino – Classe V – Scuola Primaria di Rione Parco)

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Al tramonto, mentre tornavamo tutti a casa, incontrammo un ragazzo. Io gli chiesi: - Ciao, come ti chiami? – e lui si presentò: - Salve ! Mi chiamo Michael. - Aveva gli occhi celesti e i capelli scuri come la notte, con un viso paffutello e rotondetto, ma la sua voce era melodiosa. In braccio aveva un gattino con un musino peloso, gli occhi dolci, le orecchie ritte e attente a ogni movimento, un po’ dispettoso e giocherellone. Lo chiamava Kitty, allora capimmo che si trattava di una gattina. Mentre camminavamo per andare a cena, Stella vide un cane che aveva il musetto appuntito, gli occhi furbi e curiosi, una pelliccia morbida e arruffata. Era buono e mansueto e gli piacevano le coccole, perché si dimenava tutto contento quando noi ci avvicinammo per accarezzargli il capo peloso. Doveva essere un cane randagio che era stato abbandonato per strada dal suo padrone. Adrian, da bimba sensibile e dolce qual era, propose :- Che ne dite di eleggerlo mascotte del nostro gruppo? – Jessica rispose entusiasta: - Certo ! Chi è d’accordo ? – - Siii! - Acconsentirono tutti in coro battendo il cinque sulla mano di Jessica. - Ma occorre dargli un nome, poverino ! Come vogliamo chiamarlo ? – chiese al gruppo Stella. A quel punto Gianni e Nick pronunciarono un nome che piacque subito agli altri amici: Lassie. Giusy aggiunse che era necessario, però, prendersi cura di lui ed io la rassicurai promettendo che lo avrei tenuto a casa di mia nonna, che aveva un piccolo giardino davanti, proprio adatto alla nostra mascotte.

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( Sabrina Bianco – Classe V – Scuola Primaria Rione Parco)

Ad un tratto si era fatto buio. Svelti svelti ci salutammo e ci demmo appuntamento al pomeriggio dopo nel parco giochi. Da quel giorno ogni pomeriggio dopo la scuola, alle quattro, prendemmo l’abitudine di ritrovarci lì per giocare: Gianni, Nick ed io, subito seguito dal fedele Lassie, con Stella, Adrian, Giusy, Catrin e Jessica nonché Michael accompagnato dalla sua adorata gattina Kitty ed, infine, Hendrick, sempre più espansivo e socievole. E, giusto per essere precisi, voglio presentarmi anch’io: sono Luca, ho dieci anni, sono tranquillo e sornione, amante della pace ! Cominciammo, così, ad affiatarci così tanto da diventare amici per la pelle. Un pomeriggio, però, eravamo sul più bello quando, dal balcone di un palazzo lì di fronte, si affacciò il Signor Max Spitz, un uomo burbero e tirchio che aveva una voce stonata come una campana, il quale cominciò a gridare: - Andate via, ragazzacci ! Lasciateci in pace ! – Al suo fianco subito apparve la moglie, la Signora Hilda Spitz, una donna crudele e senza cuore, che con voce tonante e piena di rabbia aggiunse: - Il mio bambino deve dormire, smettetela!– 4


( Classe V – Scuola Primaria di Picarelli)

Il bambino in questione uscì anche lui sul balcone. Tutti noi, quando lo vedemmo, restammo immobili come statue ad osservarlo con la bocca spalancata: Ugo Spitz era obeso e antipatico, grosso quanto un armadio, col viso pieno di lentiggini ed i capelli rossi corti. - Siamo bambini e abbiamo il diritto di giocare. Se non vi sta bene ritiratevi in un monastero ! – coraggiosamente rispose Catrin a nome di tutti noi, la prima a riprendersi dalla sorpresa alla vista del “piccolo” Spitz. - Se non smettete subito di far chiasso chiamo i carabinieri e vi faccio arrestare, brutti mocciosi ! – inveì ancora contro di noi l’odioso Signor Spitz.

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( Classe V – Scuola Primaria di Rione Parco)

Di fronte a quelle minacce noi tutti ci guardammo in faccia in silenzio, ribollendo di rabbia per la prepotenza degli Spitz, ma smettemmo di giocare a pallone e ci sedemmo a cerchio sull’erba delusi e amareggiati, mentre gli Spitz rientravano in casa. Da allora, di tanto in tanto, cominciammo a fare dei dispetti agli Spitz, ispirandoci alla stagione in corso: a Capodanno lanciammo dei petardi nel loro balcone, a Pasqua le uova, in estate dei palloncini pieni d’acqua.

(Classe V: Claudio Gaudino, Raffaele Cerullo, Gianluigi Nazzaro, Adolfo Palinuro, Vincenzo Napoletano, Giulia Gagliardo, Paola Testa, Isabella Forte, Denise Iorio e Sabrina Bianco)

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SCUOLA PRIMARIA DI PICARELLI Secondo Capitolo I mesi trascorrevano velocemente, i nostri pomeriggi al parco erano divertenti, ma disturbati dalla Famiglia Spitz che mal ci sopportava, tanto da far intervenire, qualche volta, i vigili urbani. Le stagioni spennellavano le chiome degli alberi che abitavano nel parco e le aiuole, un po’ rovinate dal calpestio, si adornavano di coraggiosi fiorellini che, spontaneamente, sbocciavano tra l’esile erbetta. Le finestre degli Spitz erano quasi sempre chiuse, si aprivano solo per mostrare il viso minaccioso di Max che, con voce ferma e severa, gridava: - Andate via, via ragazzacciii !!! – La possibilità di diventare amici diventava sempre più remota. Avremmo voluto che anche Ugo si unisse a noi, ma come fare per chiederglielo ? Al contrario, l’amicizia tra noi ragazzi diventava sempre più forte. Persino Lassie si era abituato a noi ed ogni pomeriggio ci aspettava, impaziente, nel parco, scodinzolando alla nostra vista. Un pomeriggio pensammo di chiamare Ugo a voce alta, perciò gridammo: - Ugooo! Ugooo! Vieni a giocare con noi ? Non ci fu risposta. Solo le aste mobili della persiana si alzarono, lasciando intravedere la sagoma di Ugo che ci spiava tristemente.

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( Classe V – Scuola Primaria di Picarelli)

Qualche pomeriggio, poi, per evitare le grida del Signor Spitz, ci ritrovavamo a casa di Stella, che abitava in una palazzina di cinque piani con l’intonaco sbiadito e scalcinato, al piano terra. Il suo piccolo appartamento aveva un angolo verde. Il giardinetto era circondato da una siepe verde smeraldo, al centro c’era un piccolo viottolo di pietra che conduceva alla cucina. Non potevamo muoverci più di tanto, lo spazio era limitato e non potevamo giocare a palla. Lassie, poi, ci mancava e allora ritornammo più che contenti al parco. Per sanare i rapporti cercammo di avvicinarci alla Famiglia Spitz. Stella bussò alla loro porta, per invitare Ugo ad uscire, ma quella porta non si aprì. Vedevamo, da qualche giorno, un signore che, con una borsa di pelle, faceva visita a quella casa e, dopo una mezz’ora, usciva. Riflettemmo: la Signora Hilda usciva a fare la spesa, Max con il suo macchinone scuro usciva ogni mattina per andare a lavoro, allora quel signore era un medico, perché quel bambino obeso e antipatico si era ammalato e non lo vedevamo più, neppure dietro le persiane quando ci spiava desideroso di giocare. 8


Ritornammo sotto la finestra per chiamare Ugo e al nostro invito si aprì una finestra. Apparve la Signora Hilda che, con voce ferma, disse: - Cosa volete? La dovete smettere di disturbare e fare chiasso, il mio bambino è malato. – Hendrick e Catrin, che avevano seguito Stella, ascoltarono le parole della signora e allora capirono che in quella casa c’era la tristezza e la noia. Ugo era malato dentro. Non era felice, era un bambino al quale era stata negata la libertà di giocare e di stare insieme agli altri. Mangiava, mangiava tanto, perché era solo e senza amici. Catrin rivolgendosi alla signora disse: - Ci lasci entrare, vogliamo solo salutare Ugo. Hendrick e Stella, insieme, quasi in coro sussurrarono: - Solo per un attimo, le promettiamo di uscire subito, senza disturbare. Si notò sul viso della signora un’espressione d’esitazione, i suoi occhi diventarono più lucidi e dolci, ci accompagnò in casa fino all’ingresso della camera di Ugo.

( Classe V – Scuola Primaria di Picarelli)

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Entrammo nella cameretta colorata di azzurro: era piena di giochi e di libri. Su un tavolino trasparente c’era un computer di ultima generazione. Lì nel letto, ricoperto da una stoffa di colore blu cobalto, c’era Ugo che, con il suo visone pallido, ci riconobbe subito. Sollevò appena il capo e ci chiamo uno per uno per nome, come se fosse stato nostro amico da sempre. I suoi occhi si illuminarono, sorrise felicemente. Gli augurammo buona guarigione.

La mamma si commosse e dopo ci accompagnò

gentilmente alla porta. Uscimmo. Giù nel parco i compagni ci aspettavano tutti incuriositi. Guardammo in alto verso la finestra della camera di Ugo e lo vedemmo dietro ai vetri che ci salutava affettuosamente. A questo punto ci sentivamo tutti felici ma, ad un tratto, nel parco entrò un furgone bianco dal quale scesero tre operai con un grosso cartellone e lo posizionarono su due staffe di ferro. Ci affrettammo a leggere:

GRUPPO COSTRUZIONI SPITZ GRUPPO COSTRUZIONI SPITZ

LAVORI PER LA REALIZZAZIONE DI UN PARCHEGGIO LAVORI PER LA REALIZZAZIONE DI UN PARCHEGGIO

COMMITTENTE: COMUNE DI FERROVAX DITTA: MAX SPITZ COMMITTENTE: COMUNE DI FERROVAX DIRETTORE DEI LAVORI: MAX SPITZ DITTA: MAX SPITZ DIRETTORE DEI LAVORI: MAX SPITZ

( CLASSE V: Sarah, Manuel, Luca, Modestino, Mattia, Cristiana, Giovanni, Luca e Nicola)

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SCUOLA PRIMARIA DI BORGO FERROVIA CLASSI V A – V B Terzo Capitolo I bambini Nick, Stella, Jessica, Catrin, Adrian, Giusy, Hendrick, Michael, Kitty e Luca guardando quel cartellone si rattristarono. Tra loro calò un silenzio di tomba e Stella disse: - Quel burbero lo fa per dispetto perché noi lo disturbavamo. Nick aggiunse: - Dobbiamo convincere il Signor Spitz a non costruire un parcheggio su questo parco immacolato. – Luca, tranquillo come sempre, rispose: - Anche se è un burbero, vuole molto bene a Ugo e ha bisogno di lavorare per pagare il medico che sta curando il figlio. – Adrian disse: - Come riusciremo a convincerlo a non distruggere il nostro parco ? – Stella andò su tutte le furie e urlò: - Vado da lui e gli dico di non distruggere il nostro amato giardino. – - I bambini si guardarono negli occhi e, senza dire una parola, seguirono Stella fin sotto casa di Ugo: ad un certo punto, videro scendere Max Spitz da una grande auto nera. I bambini gli dissero: - Perché vuoi costruire questo parcheggio? – - Lo sai che tuo figlio Ugo soffre di solitudine, perché non ha amici e non può esprimere le sue emozioni ? – Spitz disse loro con voce come quella di una campana: - Andate via, questa è la mia proprietà, non la vostra !Nick, col suo ciuffo a carota, gli andò incontro e disse: - Tuo figlio non ha bisogno soltanto dell’affetto dei suoi genitori, ma anche dei suoi amici. – Hendrick, con il suo sorriso accattivante, tentò di farlo ragionare con calma. Luca disse: - Al posto del parcheggio, costruiamo dei giochi nuovi nel parco. – 11


Spitz, alle parole dei bambini si commosse, ma la madre, avendo un cuore duro come una pietra, non se ne imortò. Intanto Ugo, che aveva ascoltato la discussione, uscì dalla porta. Era pallido e quasi in lacrime e chiese di bloccare i lavori dicendo: - Papà, non puoi costruire il parcheggio dove giocano i miei amici. Io non ho bisogno degli oggetti costosi che mi hai regalato, ma di poter scendere nel parco a giocare e divertirmi. – Il padre riflettè, parlò a lungo con la madre e alla fine fermò la costruzione del parcheggio. Ugo guarì e, per festeggiare, i bambini decisero di fare un bellissimo pic-nic. Ogni genitore portò qualcosa e dopo giocarono con la gattina Kitty e il cane Lassie.

( Flavia Salvo – Classe VB – Scuola Primaria Borgo Ferrovia)

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( Mariapia Tomasetti – Classe VA – Scuola Primaria di Borgo Ferrovia)

Anche Hilda, la mamma di Ugo, fu felice perché suo figlio, finalmente, aveva dei compagni con i quali non solo poter giocare ma anche parlare dei suoi problemi e delle sue insicurezze. Dopo qualche giorno Ugo chiese al padre di sostituire il cartellone dei lavori con un altro su cui c’era scritto:

QUI TUTTI I SOGNI SONO LIBERI DI VOLARE NEL CIELO

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( Salvatore Iannuzzi – Classe VB – Scuola Primaria di Borgo Ferrovia)

( Noemi Trodella – Classe VB – Scuola Primaria di Borgo Ferrovia)

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Un giornalista, incuriosito dal cartellone, si fermò e intervistò Ugo, Nick, il simpaticone del gruppo, Gianni, il bambino biondo e adorabile, Stella, Adrian, la più intelligente, Hendrick, il più socievole e tutti gli altri bambini. Tutti dissero che erano felici perché il loro sogno, e soprattutto quello di Ugo, era stato realizzato. Spitz capì, allora, che la decisione di non realizzare il parcheggio era stata quella più giusta per i bambini, ma soprattutto per suo figlio Ugo, perché adesso tutti avevano un posto in cui giocare insieme. Dopo molti anni Ugo e i suoi amici ritornarono in quel parco e ricordarono con emozione il luogo in cui era nata la loro grande amicizia. ( Classi VA e VB)

(Mattia Bocciero – Classe VA – Scuola Primaria Borgo Ferrovia)

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( Davide Accomando – Classe VB – Scuola Primaria di Borgo Ferrovia)

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Staffetta Creativa a cura di I Tappa : Scuola Primaria di Rione Parco – Classe V Insegnanti: Crosta Anna Maria Valente Annamaria Pisano Esterina Alunni : Bianco Sabrina Cerullo Raffaele Forte Isabella Gagliardo Giulia Gaudino Claudio Iorio Denise Napoletano Vincenzo Nazzaro Gianluigi Palinuro Adolfo Testa Paola

II Tappa : Scuola Primaria di Picarelli – Classe V Insegnante: Di Gregorio Annamaria Alunni: Colantuono Luca D’Alelio Cristina Di Rienzo Mattia Iovanna Giovanni Maccanico Sarah Marino Modestino Silvestro Manuel Pio Spiezia Nicola III Tappa: Scuola Primaria di Borgo Ferrovia Classe VA Insegnanti: Imbimbo Maria Giannetta Rosaria Alunni: Alvino Antonio Bocciero Mattia Crescito Manuel 17


De Napoli Gianfranco Della Sala Mattia Di Dio Caterina Giordano Fatima Iandolo Sabina Laura Merlino Emily Mezzacapo Angela Rachiero Dennis Scannapieco Aurora Tomasetti Mariapia Uva Valentina Classe VB Insegnanti: Imbimbo Maria Arillotta Valeria Imbimbo Gilda Alunni: Accomando Davide Candelmo Anastasia Coppola Pierpaolo De Luca Gilda Di Pasqua Marianna Iannella Simone Iannuzzi Salvatore Larizza Francesco Pio Oliva Mario Paciolla Pasquale Ruggiero Daniela Salvo Flavia Sesia Flavio Trodella Noemi Ulto Gerardo

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Fiaba liberi di volare