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Testo e fotografie di Francesco Panuello

Siamo in provincia di Cuneo per un recupero di fauna ittica a causa della messa in asciutta di una risorgiva captata ed incanalata ad uso irriguo. Occorre fare una premessa: da queste parti l’acqua è una risorsa naturale presente in quantità generosa grazie alle Alpi, dalle Liguri alle Cozie le quali, attraverso bacini importanti come quello del Tanaro e del Po, garantiscono portate idriche consistenti. Come negli ultimi anni accade, non solo in questa zona d’Italia, tale risorsa è pesantemente sfruttata dai vari settori industriali per passare in fine al settore agricolo. Accade così che anche in territori ricchi di tale bene, non è raro incontrare tratti di torrenti e fiumi prosciugati in modo artificiale per alimentare

centraline idroelettriche nei tratti montani e canali irrigui a partire dal fondovalle. Il reticolo di canali in provincia di Cuneo è complesso ed alimenta tutta la pianura cuneese per i bisogni irrigui. Appare piuttosto scontato che se i fiumi sono prosciugati, i pesci si andranno a rifugiare nei canali artificiali. Si arriva al dunque della gestione della fauna ittica in essi presente in quanto, per lavori più o meno necessari, questi vengono annualmente prosciugati nella prima parte dell’anno, generalmente tra febbraio ed aprile. E’ il mese di marzo, la neve è ancora presente anche in pianura con manto uniforme che rende le temperature ancora rigide e il lavoro più faticoso per le persone arrivate sul posto alle 8 del sabato mattina. Ci troviamo, gruppo di volontari, sulla bealera, termine piemontese che indica il canale irriguo, alimentata da acqua sorgiva del bacino della Stura di Demonte a valle dell’abitato di Cuneo. La qualità è ottima testimoniata dalla presenza di ricca fauna macrobentonica. Il corso originario della bealera è stato modificato tra-

In provincia di Cuneo ... l’acqua è una risorsa naturale presente in quantità generosa

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Demonte. Le alluvioni e l’impossibilità di risalire il fiume da valle, soprattutto a causa dello sbarramento di Roccasparvera, hanno inevitabilmente condannato questo pesce ad una drastica riduzione sino all’attuale rischio d’estinzione. Trovarne ancora in piccoli angoli del bacino della Stura di Demonte, ha riacceso in me e nelle altre persone presenti la speranza e lo stimolo al crederci ancora, al credere ancora nella possibilità di recupero del Temolo di ceppo padano, il “pinna blu”. Gli esemplari recuperati, perfetti nella forma e di taglia idonea per la riproduzione, sono stati presi in carico dalle guardie

L’ottima qualità delle acque è testimoniata dalla presenza di ricca fauna macrobentonica

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mite una canalizzazione che, dopo qualche km, confluisce in altro canale irriguo nel comune di Montanera. Difficile spiegare il motivo dell’asciutta di questo canale per il quale non sembra esservi segno di lavori annuali da svolgere, fatto salvo il generale sconvolgimento dell’intera area di fascia fluviale a seguito delle opere di realizzazione dell’autostrada che collegherà Asti a Cuneo. Inutile adombrarsi lasciandosi prendere da sconfortanti pensieri, il lavoro chiama: la risorgiva è popolata da fauna ittica pregiata ed è pertanto necessario l’impegno di pescatori e associazioni per salvare il pesce dall’asciutta. Volontari ed operai del consorzio irriguo (obbligato per legge ad eseguire i recuperi) insieme, procediamo al recupero coordinati dalle guardie ittiche della Provincia. Pronti i secchielli e l’elettrostorditore: ecco i primi pesci. Trote fario e marmorate vengono prontamente trasportate nelle vasche sul mezzo per poi essere liberate in un’altra bealera. Ma lo stupore più grande è quando vengono recuperati alcuni temoli pinna blu la cui taglia e perfetta livrea rievocano in me ricordi dei temoli della Stura di Demonte da Moiola fino a valle di Cuneo; tornare indietro negli anni con il pensiero ai coup de soire di giugno passati a posare imitazioni sulle bollate di questo magnifico pesce e poi, ancora, nelle giornate autunnali tra i colori accesi della vegetazione veder risaltare l’inconfondibile blu delle pinne. Ricordi... e il pensiero di aver vissuto e visto solo il decremento della popolazione ittica di temoli in Stura di

ittiche provinciali ed immessi più a monte, in Stura dove, per fortuna (è il caso di dirlo), l’acqua non manca. E’ stato un immenso piacere riscontrare la partecipazioni di giovani ragazzi e bambini e leggere sui loro volti la meraviglia per la bellezza di questi animali; è anche per questo motivo che non dobbiamo permettere di veder private di questo patrimonio le nuove generazioni, che siano essi pescatori o semplici cittadini. Il

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fatto che questi pesci abbiano trovato rifugio in quest’acqua a loro evidentemente congeniale, non può far altro che renderci ottimisti e maggiormente propositivi per un possibile ulteriore tentativo di recupero del pinna blu. Crediamo ne valga la pena e abbiamo la responsabilità di riuscire ad essere convincenti con le autorità competenti in materia in modo che esse, a loro volta, raccolgano questo segnale perpetratoci dalla natura la quale da sola, con le condizioni citate in premessa, non può far nulla. Come pescatori e amanti dell’ambiente e dell’ecosistema fluviale, dobbiamo impegnarci nella diffusione di queste

attività di volontariato, ma non solo, dobbiamo lavorare per essere voce autorevole affinchè il recupero e la tutela della fauna ittica pregiata sia considerata dalle amministrazioni competenti naturale dovere e dalla collettività, bene e risorsa di pregio per i propri luoghi. E da entrambe le parti, insieme, lavorando in una direzione che non deve significare necessariamente perdita di profitto, quanto piuttosto valorizzazione di altro modo, sostenibile, di ottenere profitto (economico e sociale) dalle risorse che madre natura ci ha dato.Tutelare la biodiversità dell’ambiente che ci circonda è non solo importante, ma quanto mai attuale e per farlo occorre portare a conoscenza della popolazione realtà poco visibili e ambienti naturali che, nonostante siano solo a pochi km dalle case, sono spesso dimenticati e lasciati alla mercè di deturpatori e bracconieri. Lo si può fare anche così, tramite il racconto di una giornata che poteva essere come tante e si è trasformata in una giornata speciale.

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Cronaca di un'asciutta  

Articolo con testo e foto pubblicato sulla rivista Flyfishing luglio 2010

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