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MAA MAGAZINE - Anno I - Numero 2 - Marzo 2011 - Registrazione in corso presso il tribunale di Napoli

Nana korobi Hachi oki


SOMMARIO EDITORIALE Il caos delle federazioni marziali in Italia

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MAA PER IL GIAPPONE Nana Korobi Hachi Oki 2 Speciale 1° Raduno Nazionale -Torino 2011 1° Swiss Martial Arts Convention - Swiss 2011

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AA AGAZINE ANNO I - NUMERO 2 Marzo - Maggio 2011

Direttore Responsabile

Vittorio Falco Direttore Editoriale

Francesco Malvano Editorialista

Massimo Curti Giardina Art Director

Francesco Malvano

m.A.A. in the world Opening - Germany 15 Unsere neuen regionalen,Vertreter in Deutschland 16 Die Kampfkunstakademie Samurai-Go-Nin-Dojo 18 Neuer verantwortlicher Leiter der MAA für Kenjutsu 19 Das bin ich – Florian Dau 20 Real Selfdefence Fighting Ving Tsun 21 Ab zum Lehrgang, auf in die Schweiz! 22 Opening - Switzerland 23 Yun Song Akademie, Life and Martial Arts 24 Dojang-Neubau Bachweid 3, Baar - CH 25 internatonal Ju jITSU Albo Nazionale Italiano 23 cultura orientale Il Mon: Origine e cenni storici Storia delle arti marziali cinesi

incarichi federali Incarichi Internazionali 37 Incarichi Nazionali 37 Incarichi Regionali 37

www.matialartsalliance.org

comitato di redazione

Ornella Mallardo Cristiano Curti Giardina Luca Raucci Stampa

Real Print s.r.l. www.realprint.it Registrazione

In corso presso il Tribunale di Napoli

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dalla sede centrale Direttivo Internazionale e Segreterie Nazionali 34 Comitati Regionali 35

Redazione e Amministrazione

- Sede Centrale MAA Via Epomeo 523 - 80126 Napoli cell:. (+39) 333/1432283 mail: maamagazine@hotmail.it

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EDITORIALE

MAA MAGAZINE

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arissimi amici, prima di fare il punto della situazione sulle “Federazioni “di Arti Marziali esistenti sul territorio Italiano, vorrei unirmi a voi tutti, per augurare al popolo del Sol Levante di trovare la forza e la serenità per poter combattere quella perenne battaglia contro le calamità naturali che contraddistingue il loro territorio. Da secoli i giapponesi, coraggiosi e stoici come samurai, hanno imparato a soffrire con una dignità che pochi esseri umani posseggono. La copertina di questo numero porta l’immagine della bandiera giapponese ed è interamente dedicata a loro. Non occorre spendere altre inutili parole, perché il nostro incoraggiamento e il nostro profondo rispetto trova la sua più degna espressione nel silenzio.

Il Caos delle Federazioni Marziali in Italia

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a situazione italiana delle arti marziali continua a versare in condizioni estremamente caotiche: ogni anno assistiamo alla nascita di un gran numero di sigle che, prive di una precisa regolamentazione, si presentano ora come “associazioni”, ora come “organizzazioni”, ma principalmente come “federazioni”. In realtà, le federazioni marziali riconosciute ufficialmente dal C.O.N.I. in Italia, sono soltanto tre: La prima è la F.I.J.I.K.AM presieduta dal Dott. Matteo Pellicone. Nata come Federazione Atletica Italiana (F.A.I.) il 18 maggio 1902, nel 1974 cambia denominazione e diventa F.I.L.P.J. (Federazione Italiana di Lotta Pesistica e Judo), per poi prendere nel 2000 nome attuale di F.I.J.I.K.AM (Federazione Italiana Judo, lotta Karate e Arti Marziali). Essa, oltre ad occuparsi del Judo e della Lotta in ambito olimpico, cura anche la divulgazione del Karate e delle Arti Marziali che decidono di affiliarsi ad essa. La seconda è la F.I.TA. (Federazione Italiana Taekwondo), nata nel 1968, che a partire dal 2000 cura il settore olimpico del Taekwondo. La terza Federazione riconosciuta è la F.I.WU.K. (Federazione Italiana Wushu Kung-Fu ), nata nel 2009 come punto di riferimento per il Kung-Fu in Italia. Esiste poi una moltitudine di organizzazioni (Società, Associazioni Sportive Dilettantistiche o altro), che si presenta sul territorio Nazionale utilizzando denominazioni fuorvianti, pubblicizzandosi ad esempio come Federazioni Italiane, Europee o addirittura Mondiali, talvolta non seguendo neppure le normative del C.O.N.I. o degli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti in Italia da un D.P.R. . Esse giustificano a volte la loro posizione mediante semplici affiliazioni a gruppi già esistenti a livello internazionale, pur non avendo un’effettiva presenza fuori dal territorio italiano. Questa linea di condotta, pur non travalicando i limiti imposti dalla legge, costituisce comunque un comportamento eticamente e moralmente ambiguo nei confronti di un’utenza non informata. In qualità di marzialisti ci auguriamo che il C.O.N.I. prena posizione, regolarizzando questa situazione poco chiara (e certamente dannosa), e impedendo alle semplici Associazioni Sportive di utilizzare denominazioni improprie, che possano ingannare gli appassionati che in buona fede si rivolgano ad esse. Cari Amici Marzialisti, non lasciatevi attrarre dal fascino di una sigla altisonante: verificate in prima persona che gli statuti e gli atti costitutivi seguano in modo scrupoloso le direttive del C.O.N.I., e che le organizzazioni siano affiliate regolarmente ad Enti

di Promozione riconosciuti con un D.P.R.; sono queste le garanzie di professionalità e legalità che una organizzazione seria deve offrirvi. La M.A.A., che opera fattivamente in campo Internazionale con la dicitura The International Martial Arts Federation, si è presentata in Italia come l’Alleanza delle Arti Marziali. Questa scelta, mirata a non confondere i marzialisti, rispecchia apertamente i nostri ideali di trasparenza e onestà. La M.A.A. segue alla lettera tutte le normative C.O.N.I. ed opera fattivamente con lo C.S.E.N. Vogliamo riunire sotto un’unica bandiera tutti i cultori delle discipline orientali che, sposando i nostri ideali, cercano sicurezze e garanzie dal punto di vista tecnico e professionale, nonché un’assoluta copertura e trasparenza legale. Vi vogliamo ragguagliare su come sia semplice essere in regola con le normative C.O.N.I. e con le attuali leggi dello Stato Italiano. I Centri Sportivi possono costituirsi in varie forme: Associazioni Sportive Dilettantistiche senza personalità giuridica; Associazione Sportiva Dilettantistica con personalità giuridica; Società Sportiva Dilettantistica Srl; Cooperativa Sportiva Dilettantistica. Le Associazioni senza personalità giuridica possono costituirsi nella forma di atto costitutivo (tramite atto notarile); scrittura privata autenticata (ancora tramite notaio); scrittura privata registrata (mediante registrazione dell’atto costitutivo e dello statuto presso l’Agenzia delle Entrate). Le Associazioni con personalità giuridica, le società sportive dilettantistiche Srl e le Cooperative Sportive Dilettantistiche possono costituirsi solo mediante atto pubblico (e solo tramite un notaio). Lo statuto, per tutte le tipologie degli enti sopraindicati, deve riportare le condizioni previste dalla normativa di settore. I Centri Sportivi, una volta costituiti e conseguito il codice fiscale e/o partita iva presso l’agenzia delle entrate, possono richiedere l’iscrizione al registro pubblico del C.O.N.I. - previa affiliazione ad una Federazione Sportiva Nazionale o ad un Ente di Promozione Sportiva. Tutti i Centri Sportivi affiliati alla M.A.A. possono ottenere, senza costi aggiuntivi, l’iscrizione all’Ente di Promozione C.S.E.N. e al registro pubblico del C.O.N.I. Su queste pagine troverete ulteriori spiegazioni inerenti le modalità per avvalersi dei benefici fiscali previsti dalla legge. MAA MAGAZINE vi terrà sempre informati sulle disposizioni del C.O.N.I., sui regolamenti e sugli articoli di legge inerenti le Associazioni Sportive, Palestre e Club operanti in Italia. Lavorando insieme, nel rispetto della legalità e della correttezza, possiamo costruire una solida realtà priva dell’ambiguità che caratterizza purtroppo l’attuale panorama italiano.

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Massimo Curti Giardina Presidente Internazionale M.A.A.


comunicazione sociale- LA MAA MAGAZINE

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la MAA PER Nana korobi se si cade sette volte

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o scorso venerdì 11 marzo, alle 14:45 locali, un’immane tragedia si è abbattuta sul Giappone: si è registrato uno dei maggiori terremoti (magnitudo 9 della scala Richter) che la Storia ricordi. Guardando i dati scientifici emergono particolari sconcertanti: la scossa, che ha avuto il proprio epicentro a largo della costa della regione di Tōhoku, a 24,4 km di profondità, ha avuto pari potenza della detonazione di oltre 30 miliardi di tonnellate di tritolo. Il sisma ha inoltre generato un gigantesco tsunami che si è abbattuto contro la costa orientale della nazione, causando danni incalcolabili e provocando oltre 10.000 vittime. Onde di oltre 10 metri si sono abbattute su Sendai, la città più vicina all’epicentro, distruggendo gran parte degli edifici e allagando l’intera area urbana. Quando le acque si sono ritirate sono stati rinvenuti oltre 300 cadaveri sulla sola spiaggia di Sendai. Il 14 Marzo, nella sola prefettura di Miyagi si sono contati oltre 2000 corpi. L’apprensione maggiore riguarda però la situazione delle centrali nucleari di Fukoshima. La situazione dei due impianti gestiti dalla Tepco, Fukushima Daiichi e Fukushima Daini, che contano rispettivamente 6 e 4 reattori,è stata classificata di livello 6 (il disastro di Chernobyl raggiunse il livello 7). Al momento della scossa, Fukushima Daiichi aveva in funzione 3 reattori, i quali si sono automaticamente disattivati. Nonostante ciò, il sistema di raffreddamento ha subito gravi danni, e il livello dell’acqua presente nelle vasche degli impianti è sceso pericolosamente, facendo scattare per la prima volta l’emergenza nucleare in Giappone. Nei reattori uno e tre, le barre di combustibile si sono fuse, generando una vistosa esplosione, con conseguente rilascio di un notevole quantità di radiazioni. Successivamente anche nel reattore 4, che inizialmente non sembrava aver riportato danni, si sono verificati incendi derivati da esplosioni di idrogeno. Il 14 marzo l’emergenza ha interessato anche Fukushima Daini, dove gli impianti di raffreddamento hanno ceduto, provocando il prosciugamento dell’acqua intorno al reattore. I contenitori primari hanno comunque resistito alle esplosioni, nonostante i vari incendi sviluppatisi a causa delle alte temperature. Evacuate le

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centrali, sono tempestivamente stati attivati i protocolli di sicurezza, ma non è ancora possibile stimare né i danni a medio e lungo termine delle contaminazioni radioattive nell’aria, nell’acque e nei generi alimentari, né il destino delle centrali, che verranno probabilmente disattivate in via definitiva. Oltre che per la portata della tragedia, il mondo intero è rimasto letteralmente senza parole per lo stoicismo e la fermezza del popolo Nipponico. Sia durante che dopo il sisma, le reazioni di paura e isteria di massa sono state praticamente nulle, permettendo di contenere notevolmente i danni a cose e persone. D’altro canto, il Giappone è da sempre un’area ad elevata intensità sismica, e tutti gli edifici di maggior stazza vengono costruiti con le più moderne tecnologie anticrollo: laddove si siano verificati cedimenti strutturali di strade e palazzi, è stato per la forza combinata di terremoto e tsunami, alla quale neanche le migliori contromisure attualmente conosciute hanno potuto far fronte. Un antico detto giapponese recita: “Nana korobi hachi oki” – “Se si cade sette volte, bisogna rialzarsi otto volte”. Anche nel momento di massimo cordoglio, il Giappone è stato capace di impartire al mondo una grande lezione. Lo spirito di un’alleanza è quello di dare supporto e soccorso a quanti si trovino in difficoltà, e la M.A.A. non poteva restare immobile a guardare la devastazione della terra dal quale proviene uno dei maggiori patrimoni marziali, filosofici e culturali del mondo. Intendiamo promuovere l’attività di tutte le organizzazioni e le associazioni non governative già all’opera, per far fronte all’emergenza Giappone, segnalando contatti e modalità per effettuare le donazioni, sicuri dello spirito nobile e altruista di tutti i nostri membri.


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IL GIAPPONE hachi oki bisogna rialzarsi otto volte § La Croce Rossa Italiana, in collaborazione con la Croce Rossa e Mezzaluna Rossa internazionale, è la maggior organizzazione italiana che si è attivata: conclusasi la campagna di raccolta fondi via SMS “Pro Emergenza Giappone” ha lasciato in funzione numerose modalità per donare: - Donazione online sul sito www.cri.it - causale “Pro emergenza Giappone” - Bonifico bancario causale “Pro emergenza Giappone” IBAN: IT 19 P 01005 03382 000000200208 - Conto corrente postale n. 300004 intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma”; causale “Pro emergenza Giappone”

§ La Caritas ha messo a disposizione un primo contributo di centomila euro, restando in collegamento anche con la rete internazionale per seguire l’evolversi della situazione e sostenere gli interventi avviati. Per sostenere gli interventi si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite c/c postale n. 347013 specificando nella causale: “Emergenza Giappone 2011”. § Sul sito ufficiale Save The Children è possibile effettuare la propria donazione con carta di credito assicurando il proprio contributo al Japan Earthquake Tsunami Children in Emergency Fund, che si occupa prettamente di dare sostegno agli oltre 70mila bambini sfollati o rimasti orfani dopo i tragici eventi. “C’è poi il rischio che un certo numero di bambini sia rimasto separato dai propri genitori e familiari”, spiega dal Giappone Stephen McDonald, coordinatore dell’intervento di emergenza. Oltre alla base operativa di Sendai, l’organizzazione ha dispiegato un proprio team, lungo la strada da Tokyo a Sendai, per organizzare e allestire delle “aree sicure” per i bambini, degli spazi dove possano giocare e divagarsi, permettendo ai genitori di registrarsi per ottenere gli aiuti e l’assistenza d’emergenza. Sarà inoltre avviato un sostegno al ricongiungimento dei minori rimasti soli e separati dai genitori. § La Sony, una delle più grandi aziende giapponesi operanti nel campo informatico e tecnologico, si è adoperata per raccogliere fondi mediante una campagna mondiale attraverso il servizio Playstation Network. Dal 19 marzo in Europa e Nord America e dal 24 marzo in Giappone e Asia gli utenti del Playstation Network hanno potuto effettuare una donazione direttamente dal Playstation Store. Tutti i donatori hanno ricevuto un tema gratuito per PS3 intitolato Sunrise Blossom. La raccolta fondi, che ha coinvolto 40 paesi di tutto il mondo, ha raggiunto il 31 marzo la notevole quota di 109,6 milioni di yen, che corrispondono a circa 1 milione e 300 mila dollari. L’intera cifra è stata devoluta a diverse organizzazioni facenti capo alla Croce Rossa Internazionale.

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1 ° raduno nazionale

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l 2011 della M.A.A. parte alla grande con il primo raduno nazionale, organizzato dalla Segreteria Piemonte nella caratteristica cittadina di Giaveno. Il piccolo borgo (una settantina di km2 che ospitano cira 15.000 aibtanti, n.d.r.), parte della comunità Montana Valle Susa e Val Sangone, ha origini antichissime, che rimandano alla antica famiglia Torinese dei Gavi, che si insediò nel territorio dell’odierno comune intorno al 1° secolo D.C. La storia recente ha riconosciuto diversi meriti al comune, specialmente in ambito militare: nel 1997 la città ha ottenuto dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro la medaglia d’argento al valore militare per l’operato dei partigiani insorti, nel periodo della Resistenza, all’oppressione nazifascista. La città ha anche dato i natali al carabiniere Felice Maritano. Maritano, già eroe di guerra nei Balcani, fu una figura chiave del Nucleo Speciale Antiterrorismo del generale Dalla Chiesa, al quale ottenne di essere annesso nel 1974, già 55enne, dopo aver a tal scopo rinunciato al pensionamento. Nello stesso anno andò incontro al suo destino, sacrificandosi durante la cattura del terrorista Roberto Ognibene, uno dei fondatori delle Brigate Rosse. Importante occasione per tirare le fila di un annata straordinaria, che ha visto la Segreteria piemontese lavorare alacremente per lo sviluppo della M.A.A., confermandosi principale polo federale per l’Italia settentrionale, la manifestazione è stata organizzata con certosina precisione dal Segretario Regionale Claudio Comotto, il quale ha saputo organizzare alla perfezione il lavoro dei Tecnici provenienti, oltre che da tutta la penisola, anche dalle nostri sedi Internazionali. Le due giornate (sabato 5 e domenica 6 febbraio) di manifestazione si sono svolte presso sala principale del moderno Palasport comunale, inaugurato nel 2006, principale centro sportivo della zona, dotato di ottime infrastrutture, tra le quali un’ampia sala fitness e uno skate park all’aperto. L’ampio tatami, opportunamente diviso, ha inoltre ospitato le Sessioni d’esame Federali, che data l’ampia affluenza si sono protratte per tutta la mattinata di sabato, mostrando il buon livello di preparazione dei tecnici e degli allievi che si sono presentati.

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torino 2011 - LA RIVISTA UFFICIALE DELLA

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Di grandissimo rilievo i docenti internazionali: per l’Italia sono intervenuti il So-Shi Soke Massimo Curti Giardina (9° dan Hanshi) e Claudio Comotto (8° Dan Hanshi) per il Ju Jitsu, Luca Raucci Danilo Tancredi per il Karate, Ernesto Cecere Cesarino Mantovani, Claudio Trapani (+ altri) per l’aikido Fabrizio Faldella e … per il Judo, Danilo De Mar, e Jerry Papa per il Jeet Kune Do, Davide Pollione per l’aikido e il Ken Jutsu, Renato Taramanni e Vito Poderico per il Kung Fu; per la Svizzera il neo Segretario Nazionale Tiberio Abate Giovanni (krav maga – karate); per la Germania il nostro infaticabile Segretario Nazionale Antonino Marchese(karate) con Shihan Michael Stapel (ken jutsu), il quale ha tenuto la presentazione del Corso di Formazione per allenatori di Ken Jutsu, (già in corso in Campania, dove ha registrato notevole entusiasmo), che verrà prossimamente ufficializzato anche per il Piemonte. Durante la serata di gala del sabato ampio spazio per i meeting federali, con le nomina di Coordinatore Nazionale per i Maestri Fabrizio Faldella (settore Judo) e Danilo De Mar (settore Jeet Kune Do). In questi uomini di comprovata serietà e grande spessore tecnico la M.A.A. ripone ampia fiducia per lo sviluppo di due settori di primaria importanza. Un sentito ringraziamento va infine al Segretario Regionale Claudio Comotto, il quale durante la cena federale ha omaggiato il Presidente Curti Giardina, fresco 60enne, di una splendida stampa antica giapponese.

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1 ° raduno nazionale torino 2011

PROMOSSI AGLI ESAMI Aikido Lombardi Diego 1° dan Allenatore Zambon Claudio 1°dan Allenatore Laomedonte Pier Luigi 1° dan Talenti Roberto 1° dan Allenatore Carfora Davide 1° dan Corbellini Paride 2° dan Istruttore Visentin Marco 2° dan Istruttore Pollione Davide 4°dan Maestro Jeet Kune Do De Mar Fabrizio 5° grado master Ju jitsu Barbini Tiziano 1° dan Boscarino Daniele 1° dan Allenatore Filiberti Lorenzo 2° dan Istruttore De Filippo Graziella 2° dan Istruttrice Fantinati Fabio 4° dan Maestro Maccarone Domenico 1° dan Allenatore Falesiedi Osvaldo 4° dan Maestro Lo Bello Giuseppe 4° dan Maestro Tomaselli Denis 1° dan Allenatore Bucalo Raffaela 1° dan Allenatrice Karate Tancredi Bruno 2° dan Istruttore Tancredi Danilo 4° dan Maestro Ken Jutsu Talenti Roberto 1° dan Allenatore Carfora Davide 1° dan Carfora Assuntino 2° dan Istruttore Visentin Marco 2° dan Istr Istruttore

Francesco Malvano

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prossimi appuntamenti M.A.A. 1 Maggio Italia - Campania - Paestum Campionati Europei di Kata 8 Maggio Italia - Lazio - Roma Stage Interregionale di Arti Marziali 13 - 14 - 15 Maggio Germania - Francoforte (Schifferstadt) Stage Internazionale di Ju Jitsu 28-29 Maggio Italia - Campania - Napoli Corso Nazionale di Ken Jutsu 5 Giugno Italia - Campania - Napoli Trofeo Scugnizzo Campionato Europeo Martial Fighting System 11-12 Giugno Italia - Sicilia - Marsala 2째 Raduno Nazionale M.A.A.

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11-17 Luglio Austria - Vienna (Pinkafield) Stage Internazionale di Arti Marziali


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Swiss Martal

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Frauenfeld (zurich) a cura di Francesco Malvano

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Arts Convention

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26-27/3/2011

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’ottimo lavoro del Maestro Tiberio Abategiovanni, a capo della neonata segreteria nazionale svizzera, ha permesso in pochi mesi una notevole espansione della M.A.A. in territorio elvetico, con l’adesione di tanti validi maestri, esponenti di un nutrito ventaglio di discipline, dal Karate al Kung Fu, dallo Iaido al Krav Maga. Proprio il Krav Maga, che in questi anni sta vivendo un periodo di grandissimo sviluppo in tutto il territorio europeo, è la disciplina principale del Maestro Abategiovanni, che negli anni si è specializzato nello stile Tate, nato in Israele come disciplina marziale ad appannaggio prettamente civile, con tecniche di difesa personale che “mitigano” (tate) le conseguenze sull’avversario, in un contesto nel quale, differentemente da quello militare approfondito dagli stili originali di krav e kapap, difficilmente è giustificabile una reazione mirata a provocare lesioni gravi o addirittura letali all’aggressore. Arriviamo a Zurigo, dopo un lungo viaggio in treno, che ci fa attraversale quasi tutta la nazione verso il confine settentrionale, durante il quale abbiamo modo di ammirare lo splendido paesaggio alpino, nel quale sono incastonati ampi e limpidi laghi, le cui rive quasi sfiorano le rotaie, regalando ai viaggiatori la sensazione di fluttuare con i vagoni sugli specchi d’acqua. Zurigo è stata per ben sette volte designata come la prima città al mondo per qualità della vita, e tale denominazione non è certo azzardata. Dalla Stazione Centrale, situata in pieno centro, ma nonostante l’enorme mole di viaggiatori ( i sedici binari ne fanno il nodo principale del trasporto ferroviario svizzero) incredibilmente tranquilla e ordinata, si accede direttamente alla Bahnhofplatz, principale nodo del traffico cittadino. Dalla piazza si dipanano arterie ampie, pulitissime e di straordinaria bellezza. Il lungo viale principale, la Bahnhofstrasse, si estende per circa 1 km, fiancheggiato da palazzi ottocenteschi, edifici moderni, sedi di banche ed eleganti negozi. Bastano pochi istanti per comprendere quale grado di benessere e civiltà abbia raggiunto la capitale, a partire dalla qualità dei mezzi di trasporto pubblici e privati (anche i semplici taxi sono mercedes, toyota, renault e altre marche top-class), particolare vezzo degli svizzeri (non per nulla Zurigo e Ginevra ospitano due dei più importanti saloni automobilistici mondiali). Siamo accolti proprio da una station vagon di grossa cilindrata, dotata dei più moderni confort, e marchiata con le insegne della Kampfknust Academie del maestro Abategiovanni, che non manca di lasciarci per un attimo a bocca aperta.

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Il dojo e situato a Frauenfeld, capoluogo del Canton TurgoMAA MAGAZINE - LA RIVIST A UFFICIALE via, attiguo a quello di Zurigo. Si tratta di un ampia struttura su più livelli che ospita, oltre a tre postazioni tatami, un pub-ristorante, che apprendiamo essere un piacevole luogo di ritrovo per i cittadini, non solo per gli appassionati di arti marziali. L’organizzazione svizzera non è un mero luogo comune: un’ampia postazione informatica, con hotspot wifi e l’allestimento di un corner fotografico professionale, con grandi schermi che proiettano di continuo le immagini dell’evento, si miscela perfettamente con l’arredamento orientale delle sale, andando a creare una piacevolissima fusione di tecnologia e tradizione. Le 12 ore di stage distribuite nel fine settimana hanno ospitato maestri internazionali del calibro di Franz Strauss, Florian Dau, Horst Baumgurtel, Bernd Baumhofer e tanti altri, che hanno affascinato la platea con lezioni e dimostrazioni tecniche di alto livello. Il team dei docenti italiano comprendeva, oltre al presidente MCG per il ju jitsu, i maestri Renato Taramanni e Vito Poderico, della Taramanni kung fu School di Roma. Mensione speciale per il maestro Luciano Gallus, con il suo Ju Jitsu tekio, un sistema specificamente studiato per coloro i quali, pur essendo affetti da handicap di varia natura (lo stesso maestro ha patito in gioventù l’amputazione del braccio sinistro) desiderano dedicarsi allo studio delle arti marziali. La M.A.A. è fiera di poter dar spazio ad un così interessante progetto sociale. Tutte le segreteria nazionali (quella italiana, rappresentata dal presidente internazionale Massimo Curti Giardina, l’ospitante svizzera del maestro Abategiovanni, e quelle tedesca e austriaca, rispettivamente rappresentate dai segretari nazionali Antonino Marchese e Franz Struss) hanno preso parte all’evento, che ha visto inoltre la presentazione delle nuove divise federali, che nei prossimi mesi saranno distribuite a docenti, cinture nere, membri del direttivo e arbitri federali. Tante simpatiche iniziative hanno fatto da contorno allo stage, dalle dimostrazioni tecniche dei docenti intervenuti allo stage, alle foto autografate dei maestri internazionali, stampate al momento e distribuite gratuitamente ai praticanti, ad una serie di giochi e gare riservate ai più piccoli. Il vero fiore all’occhiello sono state però le bottiglie di vino (di cui il canton turgovia è un rinomato centro di produzione) personalizzate con foto e menzione per i tecnici, donate dal segretario nazionale al team dei docenti, che sicuramente andranno ad occupare un posto speciale nei dojo e nelle abitazioni dei maestri.

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Per MAA MAGAZINE. magazine eraRIVIST presente Direttore MAA MAGAZINE - LA A ilUFFICIALE Editoriale Francesco Malvano, che ha potuto mostrare la rivista, ormai prossima all’ufficializzazione internazionale come “free press” riservato ai soci M.A.A., ad un ampia platea internazionale, che ha accolto con piacere ed interesse la testate e specialmente l’inserto M.A.A. in the world, unico nel suo genere, che permettendo a docenti internazionali di contribuire con articoli nella loro lingua madre, fa di MAA MAGAZINE l’unico free press internazionale rivolto a tutti i praticanti e gli amanti delle arti marziali. Torniamo alla base sempre più consapevoli dell’affermazione internazionale della Martial Arts Alliance, ormai tanto veloce da stupire anche noi: 4 segreterie nazionali operative in poco più di un anno di vita, e oltre trenta Referenti Internazionali al lavoro per costituirne di nuove. Questi lusinghieri traguardi ci hanno spinto a dare il via a nuove forme di affiliazioni internazionali, attualmente in via di definizione, che da settembre permetteranno a tutti, dai praticanti a semplice amatori delle discipline marziali e affini, da entrare a far parte della grande famiglia M.A.A. Per il momento non possiamo svelarvi di più, ma come sempre possiamo garantirvi che le nuove iniziative rispecchieranno fedelmente gli ideali di crescita comune e libera che in quest’anno ci hanno portati tanto lontano.

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iebe Budofreunde, in dieser zweiten Ausgabe des MAA-Magazines möchte ich mich für das rege Interesse an unserer Zeitung sowie die vielen begeisterten Zuschriften über die gelungene erste Auflage bedanken. Diese Fach-Zeitschrift soll jedem Sportler die Möglichkeit geben, zum Selbstkostenpreis Artikel zu veröffentlichen oder gar zu werben. Derzeit erscheint das Magazin zweisprachig – die Ausweitung auf einen englischen und französischen Teil ist jedoch bereits in Planung. Wie Ihr seht: die Zeitung für Euch wird mit und vor allem durch Euch wachsen! Sicherlich kann jeder in der Kampfkunst-Szene seinen Weg alleine gehen – doch ein erfolgreiches und vor allem seriöses Vorankommen und Wachsen ist letztlich nur gemeinsam möglich! Dank unseres Präsidenten Massimo Curti Giardina und aller Mitwirkenden des neu besetzten Vorstandes, haben sich der MAA (Martial Arts-Alliance) innerhalb eines knappen Jahres 68 neue Sportschulen, Verbände und Vereine aus dem In- und Ausland angeschlossen. Auch in den deutschsprachigen Ländern konnten wir

einen großen Zuwachs verbuchen. Es freut mich, die neuen regionalen Vertreter auf den nächsten Seiten offiziell vorstellen zu können. Bereits jetzt möchte ich mich bei ihnen für das Engagement und die Begeisterung an der Sache herzlich bedanken. Ich bin mir sicher, dass eines Tages das Ziel erreicht wird, dass Meister aller Kampfkunststile ohne Neid und kommerziellen Hintergrund (oder gar Gier) vereint werden. Grundvoraussetzung hierfür ist der Wille, voneinander lernen zu wollen und vor allem, Kampfkunst mit dem Herzen zu betreiben! Ich wünsche allen Lesern viel Spaß MAA-Germany Sosai Antonino Marchese Koordinator für alle deutschsprachigen Länder

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Unsere neuen regionalen Vertreter in Deutschland

iebe Sportfreunde, wir freuen uns, Ihnen unsere neuen Regionalen Vertreter vorstellen zu können!

Die offizielle Ernennung fand am 26.03.2011 in der Schweiz (1. Swiss Martial Art Convention März 2011) statt. Sie alle verfügen über eine langjährige Kampfkunsterfahrung und – trotz ihrer unterschiedlichen Werdegänge und Stilrichtungen verbindet sie alle die gleiche Leidenschaft zum Budo! Durch ihre enorme Ausstrahlung und großes Fach-Wissen sind sie für unsere Federation eine enorme Bereicherung Alle drei stehen Ihnen für technischen Fragen und Verbandsfragen ab sofort zur Verfügung. Interessieren Sie sich für die Vorteile unserer Federation? Dann nehmen Sie am besten gleich mit ihm Kontakt auf! Wir wünschen ihm und seinem Team für die Zukunft viel Erfolg und freuen und auf eine gute Zusammenarbeit

MAA-Germany Sosai Antonino Marchese Koordinator für alle deutschsprachigen Länder maa.germany@hotmail.de

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Florian Dau Sifu 7.th RSF-Ving Tsun Regionaler Vertreter für Hamburg & Schleswig-Holstein Technischer Leiter der Schulen: Bayern / Baden Württemberg, Sachsen Anhalt, Hamburg und Schleswig Holstein maa.sh-hh@hotmail.com


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Salvatore Russo 4. Dan YGR-Karate Regionaler Vertreter für Bayern Nord

Bernd Baumhoefer 5. Dan Jiu Jitsu / Aiki Jutsu Regionaler Vertreter für Bayern Sued

Leiter Abteilung Sankaku-Ryu Ju-Jitsu langjähriger Meisterschüler von Sosai A. Marchese maa.germany@hotmail.de

Technischer Leiter der Bushido Allgäu Schule maa-bayern@hotmail.de

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in the world germany Die Kampfkunstakademie Samurai-Go-Nin-Dojo

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ndlich! Zahlreiche Monate der Planung und 9 Wochen harte Arbeit liegen hinter uns – aber es hat sich gelohnt!

Die Kampfkunstakademie Samurai-Go-Nin-Dojo wurde umgebaut und wird nun mit 600 qm ihrem Namen mehr als gerecht:

Yawara-Goshin-Ryu-Karate wird in der Kampfkunst-Akademie vom Großmeister persönlich unterrichtet. Sein langjähriger Meisterschüler Salvatore Russo (4. Dan) hat die Leitung der Abteilung Sankaku-Ryu Ju-Jitsu übernommen. Gleichzeitig konnte er als regionaler Vertreter der MAA für Bayern Nord gewonnen werden.

Das bereits seit einigen Jahren bestehende – offene asiatische Dojo – wurde durch eine zusätzliche Trainingshalle ergänzt.

Wer nun glaubt, wir würden uns „entspannt zurücklehnen“ – der irrt: wir planen bereits eine dritte Halle!

Die Umkleidekabinen wurden vergrößert und gleichzeitig ein Cafe/Bistro eingerichtet, damit sich die Mitglieder und andere Gäste bei einem – bereits jetzt legendärem - Latte Macchiato verwöhnen lassen können und gemütlich miteinander fachsimpeln können.

Carolin Mantel

Neben den ältesten asiatischen Kampfkunstarten werden unter dem gleichen Dach nun auch modernere Kampfsportarten und Selbstverteidigung sowie Fitness-Kurse angeboten. Mit Taekwondo, Tai Chi, Tate Krav Maga und weiteren Angeboten wurde das Program erweitert und damit jedem Kampfkunstbegeisterten und Sportler die Möglichkeit gegeben, alles in einem Hause zu trainieren. Der Traum des Begründers, Sosai Antonino Marchese (7. Dan Yawara-Goshin-Ryu-Karate) beginnt nun lebendig zu werden: „Alle“ Kampfkünste sollen unter einem Dach vereinigt werden – und dies auf höchstem Niveau, zu fairen Preisen!

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in the world germany Neuer verantwortlicher Leiter der MAA für Kenjutsu

Am 27 / 28 November 2010 begab ich mich zum ersten Mal nach Neapel auf Einladung der MAA. Die Einladung war mir eine wahre Ehre und ich war erfreut so viele begeisterte Menschen mit der Liebe zur Kampfkunst zu treffen. Mein Hauptthema sollte das Kenjutsu sein, dessen Vielfältigkeit ein Fass ohne Boden ist. Alles ist darin integriert: • Das Wissen um die japanische Historie • Die Kenntnisse zur Religion des Shintoismus, der mit den Schwertschmieden stark verbunden ist • Japanische Sprache • „Benimm-Regeln“ in der Kampfkunst • Zug- und Schnitt-Techniken mit dem Iai und dem Katana • Partnerübungen mit dem Bo-Ken • Die Abwehr des angreifenden Schwertkämpfers • Das Verwenden des „Tanbo“, der in seiner alten Form einem Schwertgriff gleicht. Einer uralten Waffe, die für Schlag-, Block- und Hebeltechniken eingesetzt wird • Das Te-no-uchi, wörtlich übersetzt: Das Innere der Hand. Kurze, 1cm starke Harthölzer, die der Länge eines Essstäbchens (O-Hashi) entsprechen. Die Samurai führten in alten Zeiten diese „Essstäbchen“ aus geschmie detem Stahl mit sich. Durchaus zum Essen geeignet! Aber auch für vieles mehr…. Man sieht, eine wirkliche Vielfalt steckt im Kenjutsu und sie lässt sich durchaus in ein „schweißtreibendes Training“ integrieren. Und es war mir eine große Freude, dass so viele ernsthaft interessierte Schüler meinem Unterricht folgten. Denn nur wenn die Motivation der Schüler und Ihre Neugierde auf das höchste Maß gebracht werden können, dann kommt die Energie zum Lehrer zurück und kann sich zum körperlichen und geistigen Perpetuum Mobile entwickeln! Ich demonstrierte Techniken im Stand, im Sitzen, während des Gehens, Angriff und Gegenangriff und im Raum war die Lust an der Bewegung spürbar. Ab Januar 2011 werde ich Italien regelmäßig besuchen um mein Wissen mit den Schülern zu teilen und es ist mir eine echte Herausforderung viele Schüler in diese Kunst tiefe Einblicke nehmen zu lassen. Michael Stapel

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in the world germany Das bin ich – Florian Dau

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iebe Budo-Freunde, Kollegen der MAA, mein Name ist Florian Dau und ich möchte unser Magazin einmal nutzen, um mich und mein System vorzustellen und meine Vorstellungen von der Zusammenarbeit mit der Martial Arts Alliance zu erläutern. Ich bin Jahrgang 74 und begann mit 8 Jahren mit dem Budo-Sport. Ich trainierte Aikido unter Rolf und Helga Brand und verschiedene Ju-Jutsu Stile, bevor ich mit einer Untergruppe des Wing Chun in Kontakt kam. Doch alles dies kam meiner Vorstellung einer effektiven Selbstverteidigung noch nicht nahe genug, so dass ich gemeinsam mit anderen Meistern das Konzept Real Selfdefence Fighting (RSF) begründete. Hier nahm ich meine Techniken aus dem Ju-Jutsu, dem Aikido, dem Wing Chun, dem Arnis und mischte diese. Dann begann ich das Konzept in verschiedenen Verbänden vorzustellen. Die meisten Verbände nahmen uns zwar als Mitglied auf, stuften uns aber in den Bereich des Ju-Jutsu, in dem ich dann weiterhin meine Prüfungen ablegte. Einige Verbände tolerierten uns zwar, aber akzeptierten uns nicht, sondern versuchten uns und das RSF klein zu halten. Durch einen Zufall lernte ich Antonino im Jahr 2010 kennen und er lud mich spontan ein, beim Fair Play 2010 in München das RSF vorzustellen. Gerne folgte ich dieser Einladung. Als ich dann in München am Abend vor dem Fair Play eintraf, bemerkten mein Trainingspartner Eddie und ich sofort die ungläubigen fragenden Blicke der anwesenden Personen in meine Richtung. Eine Situation, die durch die Gastfreundschaft von Toni überspielt wurde, der mich sofort aufnahm.

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Als ich dann am Samstag meine erste Einheit bei dem MAA Fair Play gab, bemerkte ich ziemlich schnell, dass sich am Mattenrand bei den dortigen Großmeistern und Meistern Unruhe breit machte, die sich offensichtlich auf meine Person bezog - eine Situation, die mich im ersten Moment verunsicherte. Ich gab mich aber dieser Unsicherheit nicht hin und führte meine Einheit zu Ende. Direkt nach der Einheit kam Shihan Franz Strauss, 10.Dan zu mir, schüttelte meine Hand und beglückwünschte mich zu meinen Techniken. Ein für mich unbeschreiblich schöner Augenblick, da ich von so einem ranghohen Meister ein derartiges Lob nicht erwartet hatte. Sofort danach kam der Veranstalter Antonino Marchese (7. Dan) zu mir und bat mich, ihn zu begleiten, da der MAA-Präsident, Massimo Curti Giardina (9. Dan) unbedingt mit mir reden müsse. Wieder überkam mich ein Gefühl der Unsicherheit. Auf dem Weg zum Präsidenten wurde ich von Toni bereits wüst beschimpft (im positiven), was mir denn einfiele mich bei der MAA “nur” als Trainer für Selfdefence anzumelden und dann auf der Matte ein technisch so schönes Ving Tsun zu zeigen. Ähnliche Vorträge wurden mir dann vom Präsidenten gehalten und mir wurde eine Zusammenarbeit und Mitgliedschaft angeboten, die ich gerne annahm. Das war der Anfang der Arbeit in der MAA, durch die nun erstmalig das RSF Ving Tsun anerkannt wurde und in der zu meiner großen Überraschung in der Schweiz mein 7. Meistergrad im Ving Tsun/wing Tsung anerkannt wurde. Ich wünsche mir für die MAA, meine Budo-Freunde und mich, daß wir innerhalb der MAA noch viele erfolgreiche Jahre haben werden, viele Meister und Unterstützung und wir den gemeinsamen Weg stolz und ehrenhaft beschreiten werden.

Euer Sifu Flo


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in the world germany Real Selfdefence Fighting Ving Tsun

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eit 10-2010 ist das Real Selfdefence Fighting (R.S.F.) Ving Tsun unter der Leitung von GM Sifu Florian Dau Mitglied in der Martial Arts Alliance. Die Besonderheiten im Real Selfdefence Fighting Ving Tsun sind, dass das System sich auf die reine Selbstverteidigung konzentriert und hierbei alle Kampfdistanzen inklusive Bodenkampf trainiert und sich dabei nicht durch traditionelle Vorgaben blockieren lässt. Real Selfdefence Fighting unterteilt sich hierbei in die kontrollierende und in die aggressive Selbstverteidigung, um es für jeden Trainierenden für seine Zwecke nutzbar zu machen. Für die einzelnen Bereiche gelten folgenden Grundlagen: Aggressive Selbstverteidigung Selbstverteidigung in konsequentester Form. Hierbei kommen keine schön ansehbaren und verschnörkelten Techniken zur Anwendung, sondern Techniken, die einen gewalttätigen Angreifer sofort Angriffs- und kampfunfähig machen. Kontrollierende Selbstverteidigung Hierbei kommen Techniken zum Einsatz, die den Gegner nicht verletzen oder kampfunfähig machen, sondern ermöglichen, ihn durch Würgegriffe oder Hebel zu kontrollieren. Die kontrollierende Selbstverteidigung wird vorrangig durch Polizei, BGS oder Sicherheitsfachkräfte eingesetzt Das Real Selfdefence Fighting Ving Tsun ist mittlerweile im gesamten Bundesgebiet vertreten und wächst stetig. Hauptzentrale ist das Dojo Kaltenkirchen (www.dojokaltenkirchen.de) in dem fortlaufend Aus- und Fortbildungen im Real Selfdefence Fighting Ving Tsun stattfinden und von wo aus Trainer Ihre eigenen Real Selfdefence Fighting Ving Tsun Gruppen und Schulen starten können.

Hilfe hierbei erhalten Sie durch Sifu Florian Dau und seine Fachtrainer, sowie einem mittlerweile erscheinenden Lehrbuch über das Real Selfdefence Fighting Ving Tsun. Interesse an Lehrgängen oder einer Real Selfdefence Fighting Ving Tsun Trainer-Ausbildung? Weitere Informationen über www.real-selfdefence-fighting. de oder bei Florian Dau auf einem der MAA Lehrgänge.

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in the world germany Ab zum Lehrgang, auf in die Schweiz! Swiss Martial Art Convention 2011

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a. 90 Budosportler und hochgraduierte Meister der unterschiedlichsten Kampfkunststile kamen vom 25. Bis 27 März 2011 aus Italien, Deutschland und Österreich in Frauenfeld / Schweiz unter der Schirmherrschaft der Martial Arts Federation zur 1. Swiss Martial Art Convention zusammen. Der Veranstalter Tiberio Abategiovanni (6. Dan / Koordinator für die Schweiz) hatte für diesen Lehrgang eine Gruppe hochgraduierter und einzigartiger Referenten zusammen gerufen, darunter die Budo-Ikone Franz Strauß (10. Dan / Österreich), der MAA-Präsident und Großmeister Massimo Curti Giardina (9. Dan / Italien) und der Karate-Weltmeister Horst Baumgürtel (Schweiz).Bereits am Freitagnachmittag wurden die ersten Gäste und Teilnehmer herzlich begrüßt. Der Gastgeber Tiberio Abategiovanni und sein hervorragendes Team scheuten weder Kosten noch Mühe, um dieses 1. internationale Event zu einem Erfolg zu bringen. Nachdem die letzten Gäste um ca. 23.00 Uhr eintrafen, wurde der Abend mit ausgedehntem Abendessen und Wiedersehensfreude um 1. Uhr nachts beendet. Noch immer etwas müde, aber gut gestärkt durch das Frühstück, wurde pünktlich um 9.30 Uhr auf 4 Tatamis mit dem Lehrgang begonnen. Gleich nach der traditionellen Begrüßung konnte man den Teilnehmern ansehen, wie ungeduldig und gespannt sie den Beginn der Trainingseinheiten erwartet hatten. Während des ganzen Lehrgangs vermittelten alle Referenten den Schülern mit Geduld und Freude hervorragende Techniken. Salvatore Russo, der langjährige Meisterschüler von Sosai Antonino Marchese wurde nach 20 Jahren zum ersten Mal bei einem internationalen Lehrgang als Referent eingesetzt und meisterte dank seiner Routine diese Aufgabe mit Bravour und wurde somit in die Welt der Referenten aufgenommen. Ehe wir uns versahen, war es bereits Sonntagnachmittag und die Zeit zur Heimfahrt gekommen – aber: heute ist nicht alle Tage – wir kommen wieder, keine Frage! MAA-Germany Sosai Antonino Marchese

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iebe Sportfreunde Wieder gab es viel Bewegung in der MAA-Schweiz. Ich freue mich die offizielle Gründung vom Nationalrat der MAA-Schweiz bekannt geben zu können, sowie auch die regionalen Vertreter für den Kanton St. Gallen, Thurgau und Zug mit den entsprechenden Ratgebern. Die 1. Swiss Martial Art Convention hat erfolgreich am Wochenende vom 26. – 27. März 2011 stattgefunden. Viele interessante und lehrreiche Lektionen wurden bei dieser Gelegenheit mit Begeisterung durchgeführt. Gerne möchte ich mich auch an dieser Stelle bei allen Mitwirkenden bedanken. Aufgrund der vielen positiven Feedbacks sind wir jetzt schon sicher, das die 2. Swiss Martial Art Convention bald folgen wird.

Nationaler Koordinator

Nationale Ratgeber Schweiz

Tiberio Abategiovanni Isabella Wohlgenannt Esther Züst Alessandra Abategiovanni Daniel Milos Regionaler Vertreter Regionale Ratgeber St. Gallen St. Gallen

Roman Egli Regionaler Vertreter Thurgau

Vincenzo Nugnes Thomas Sägesser Regionale Ratgeber Thurgau

Peter Becker Regionaler Vertreter Zug

Marcos Liberona Mark Meier Regionale Ratgeber Zug

Andermatt Pirmin

Stephan Krellmann

Jeannette Robe

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Yun Song Akademie, Life and Martial Arts

ie Yun Song Akademie, Life and Martial Arts, wurde im Herbst 2008 von Stephan Krellmann, Jeannette Robe und Pirmin Andermatt gegründet. Yun Song bedeutet wörtlich übersetzt: Kiefer Wolke. Im chinesischen haben diese Worte einen starken sinnbildlichen Charakter: Die Kiefer steht für aufrecht, geradlinig und hoch bis in die Wolken reichend. Die Wolke schliesst den Kreis wieder und verbindet Himmel und Erde – Yin und Yang. Damit wird Ausgleich und Harmonie geschaffen. Was die Chinesen schon früh dazu brachte, dieses Bild auch im Kung Fu zu verwenden. Einen stabilen, aufrechten Stand haben ist eine der Grundlagen in allen Kampfkunstarten. Im Bereich Martial Arts (Leitung Stephan Krellmann) werden derzeit die Kampfkunstarten Jung Do Kung Fu und Asian Sword Arts (Asiatische Schwertkampfkunst) ausgebildet. Dazu kommen noch Selbstverteidigungskurse. Der Bereich Life Arts (Leitung Jeannette Robe) umfasst die Angebote Qigong, Yiquan, Sporttherapie und Massagen. Die Gesamtleitung der YunSong Akademie wird von Pirmin Andermatt wahrgenommen, welcher gleichzeitig auch dem Bereich Services vorsteht. Dieser umfasst Administration, Buchhaltung, Verkauf, Public Relations, Vermietung und Event Marketing. Im Juni 2010 wurde die YunSong Akademie in eine GmbH umgewandelt, mit dem Ziel, ein Kompetenzzentrum für Bewegungs-, Kampf- und Selbstverteidigungskünste aufzubauen. Derzeit finden die Trainings und Unterrichte in einem leerstehenden Gebäude einer ehemaligen Privatschule statt. Aktuell werden rund 80 Schüler im Alter von 6 bis 62 Jahren unterrichtet.

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Im Herbst 2011 wird die YunSong Akademie GmbH in neu erstellte Trainingsräumlichkeiten umziehen. Zudem entstehen dort dazu gehörende Massageräume, Verkaufsflächen sowie ein Bistro. Es ist vorgesehen, die neuen Räumlichkeiten auch an andere Bewegungs- und Kampfkunstarten /-Schulen zu vermieten. Nebst Professionalität gehören Toleranz und Respekt zu den Grundwerten der Akademie, welche auch im Umgang miteinander Gros geschrieben und gelebt wird. Der Beitritt zur Martial Arts Alliance ist für die YunSong Akademie GmbH ein wichtiger Meilenstein auf ihrem Weg. Wir sind stolz und hoch erfreut, ein Mitglied dieses neu entstandenen Verbandes sein zu dürfen.

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Dojang-Neubau Bachweid 3, Baar - CH

er Bau der neuen Trainingsräumlichkeiten hat mit dem Spatenstich Anfang September 2010 begonnen. Bis Ende Februar 2011 war der Rohbau fertig erstellt und der Innenausbau hat begonnen.

Nun wird immer klarer ersichtlich, was hier auf zwei Geschossen (Total ca. 900 m2) entsteht: drei grosse Trainingsräume à ca. 135 m2 (Raumhöhe 4m), ein Trainingsraum à 80 m2 (Raumhöhe 3m), zwei Massage/Therapieräume, ein Verkaufsraum, ein Büro/Sekretariat, ein Bistro mit Küche sowie 4 Garderoben mit WC-Anlagen. Zum Neubau gehören auch rund 30 Parkplätze. Sämtliche Räumlichkeiten werden auch an Interessenten/Schulen anderer Kampfund Bewegungskünste vermietet. Das Ziel ist es, ein Kompetenzzentrum für Bewegungs-, Kampfund Selbstverteidigungskünste zu errichten. Die drei Partner Stephan Krellmann, Jeannette Robe und Pirmin Andermatt sind derzeit stark mit dem Auswählen der Materialien und Farben beschäftigt. Sie freuen sich riesig über den Fortschritt beim Bau. Der Bezug der neuen Räumlichkeiten ist im August 2011 vorgesehen. Der Tag der offenen Türe wird am Wochenende des 1./2. Oktobers 2011 stattfinden.

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i. j. j. - italy

International Ju Jitsu Claudio Comotto 8° Dan Hanshi Coordinatore Tecnico Regionale Piemonte

Cristiano Curti Giardina 6° Dan Renshi Coordinatore Tecnico Regionale Campania

So - Shi Soke Massimo Curti Giardina Coordinatore Tecnico Nazionale - Italy

Giuseppe Pace 6° Dan Renshi Coordinatore Tecnico Regionale Sicilia

Lora Hervé 4° Dan Coordinatore Tecnico Regionale Lazio

So-Shi Soke Sankaku Ryu Ju Jitsu

official tra vel partner Via A. Porpoea, 13 - 80128 Napoli Tel.: 08119360697 - Fax 08119360321 Cell.: 3273827294 e-mail: golosidiviaggi@fastwebnet.it MSN: golosidiviaggi@live.it Facebook GOLOSI DI VIAGGI P.Iva 06315861218

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CULTURA ORIENTALE

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IL MON: ORIGINE E CENNI STORICI

l Mon è il tipico emblema giapponese usato per identificare un individuo, un gruppo o una famiglia. Il termine “mon” è inteso in un accezione più ampia rispetto ad altri termini di uso comune, quali monshō, mondokoro e kamon, utilizzati solo in relazione ad emblemi familiari.

Il Mon imepiale Con buona approssimazione, possiamo renderci conto della funzione del Mon nella società nipponica se la paragoniamo a quella rivestita dai simboli araldici nel corso medioevo occidentale. I mon vennero inizialmente introdotti come distintivi da apporre sugli abiti, con la funzione di distinguere i leader all’interno dei clan e delle organizzazioni in genere. Questa usanza, inizialmente ad appannaggio esclusivo dell’aristocrazia, col passare del tempo divenne di uso comune: i mon venivano utilizzati da un ampio ventaglio di categorie, dai mercanti alle gilde, dai templi ai teatri, non di rado essi venivano scelti anche dalle organizzazioni criminali. In una società lontana dalla completa alfabetizzazione, divennero utili segni di riconoscimento. A partire dal XII secolo, con l’introduzione di una vera e propria araldica nella società giapponese, i mon venivano utilizzati in ambito militare per contrassegnare vessilli, tende e accampamenti. Sul campo di battaglia, i mon trovavano posto sugli stendardi dei samurai (sashimono) e dei daymo (uma-jirushi), anche se non si pervenne mai ad una completa codifica dei vessilli, per questo le insegne militari risultavano parecchio variegate: alcune truppe utilizzavano i mon, altre preferivano i kanji, altre ancora sceglievano disegni geometrici o artistici. L’abbigliamento formale richiedeva generalmente un l’esposizione del mon sugli abiti, e chi non possedeva un mon di famiglia spesso chiedeva il permesso di utilizzare quello del suo superiore o del suo clan/gruppo di appartenenza. In mancanza di tale possibilità, il popolano poteva attingere ad un vasto campionario di mon “volgari” (non legati ad una specifica classe) o addirittura inventarsi un proprio mon da passare poi ai suoi discendenti (questa usanza venne poi adottata dai commercianti, che utilizzavano i mon come

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predecessori dei loghi). Le regole concernenti la scelta del mon, basate sul costume sociale, non erano particolarmente restrittive: era per esempio sconsigliabile utilizzare mon identici o molto simili ad altri già in uso, specialmente se questi erano stati adottati da qualcuno di un livello sociale superiore. In casi del genere, la persona di rango sociale inferiore era solita cambiare il proprio mon per non recare offesa a quella di rango superiore. Era anche in uso una sorta di “registrazione ufficiale” che andava a tutelare i mon delle classi dominanti (come quello dei Tokugawa, raffigurante tre altee rosate, o quello a forma di crisantemo, ad esclusivo appannaggio dell’Imperatore) dall’utilizzo non autorizzato. In rari casi i signori permettevano, in segno di riconoscenza, l’utilizzo del proprio mon ai loro servitori, si trattava di un gesto molto eclatante (aveva pari importanza al permesso di utilizzare il proprio cognome) che attestava che il servitore in questione diveniva quasi parte della famiglia. Altra forma (meno spinta) di riconoscenza era quella di assegnare un mon ex-novo o aggiungere un elemento del proprio emblema a quello già utilizzato dal sottoposto. La maggor parte dei mon questi ha la forma di un disco, recante sulla superficie le figure più disparate: piante, animali, manufatti, soggetti terreni o divini, figure geometriche o forme astratte, simboli religiosi o anche kanji. Per quanto riguarda il colore, essi sono per lo più monocromatici, anche se non esiste alcuna restrizione, in quanto il colore non viene inteso come parte del disegno, quindi un mon può essere tracciato usando qualsiasi tinta. Ogni mon ha un nome, ma l’attribuzione funziona in modo diametralmente opposto a quella dell’araldica occidentale, nella quale il cognome del signore o il nome dell’organizzazione sono prescrittivi (i Crociati e le loro derivazioni non potevano esimersi dal mettere una croce nel loro stemma). In oriente il disegno del mon precede la scelta del suo nome, che ha una funzione puramente descrittiva, e non è necessariamente legato al nome del clan o del possessore. È teoricamente permesso apportare modifiche al mon, infatti abbiamo varie versioni dello stesso emblema recanti piccole variazioni nel corso delle epoche, anche se il rispetto per la tradizione ha ovviamente portato alla cristallizzazione dei modelli antichi.

La Palownia a 17 foglie, simbolo del primo ministro


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er alcuni disegni esistono regole specifiche, ad esempio la cresta di Paulownia con 17 foglie è riservata al primo ministro, sebbene chiunque possa utilizzare la stessa pianta con un numero minore di foglie; mentre il crisantemo dell’imperatore conta 16 petali, ma gli altri membri della casata imperiale possono utilizzare crisantemi con un numero di petali inferiore. In linea generale non sono previste brisure (elementi di variazione che contraddistinguono i rami cadetti o illegittimi dei blasoni occidentali) ma il più delle volte i rami secondari delle famiglie nobiliari utilizzano mon sostanzialmente simili a quelli della casata originale (per esempio ogni ramo della Shinmoke – la famiglia imperiale – utilizza un particolare tipo di crisantemo). Al giorno d’oggi l’utilizzo del mon sta cadendo in disuso, restando vivo solo negli ambiti dove è particolarmente sentita la tradizione familiare. Ogni famiglia giapponese possiede un mon, anche se le ultime generazioni spesso non conoscono il proprio mon di famiglia. Nelle occasioni formali che richiedono l’utilizzo dei mon, chi ne ha bisogno può rivolgersi agli archivi dei templi della comunità natale della famiglia, oppure consultare pubblicazioni specialistiche. Le figure professionali che si occupano della ricerca genealogica dei mon sono quelle legate alle cerimonie e ai rituali, dagli organizzatori di matrimoni agli impresari funebri. I mon vengono correntemente utilizzati dai negozianti che commerciano articoli antichi o tradizionali, mentre i ristoranti di sushi spesso incorporano un mon nei loro loghi commerciali. Sempre in ambito alimentare, i mon sono riprodotti sulle confezioni di alcuni prodotti tipici quali senbei, tofu e sake, come simbolo di eleganza e raffinatezza. In architettura ritroviamo i mon in pregiate ceramiche sulle tegole dei tipici tetti spioventi delle case d’epoca. In numismatica una rappresentazione del mon con la paulownia appare sulle monete da 500 yen. Spesso i simboli moderni hanno rimandi all’attività dei loro proprietari, per esempio le geisha utilizzano abitualmente la figura del ventaglio. A proposito delle donne, esse mantengono il diritto di utilizzare il loro mon anche da sposate e possono scegliere di tramandarlo alle proprie figlie, in maniera del tutto analoga a quanto è previsto dalla prassi occidentale sui cognomi da nubile. Sui kimono e sui gi il mon viene riportato da una a cinque volte, a seconda del tipo di abito: più esso è formale, maggiore è il numero dei mon. Gli abiti più formali ne portano uno per ogni lato del petto, uno per manica e uno sulla schiena. Sulle armature, invece, i mon trovano posto sui kabuto e sui do (pettorali), oltre che ovvimente su vessilli e simili. In generale, ogni oggetto di rappresentanza, dagli scrigni ai ventagli, prevede uno spazio per il mon. Le restrizioni legali sono rimaste sostanzialmente le stesse che in passato, quindi non ci sono particolari norme, a parte quelle che riguardano il mon imperiale (diventato intanto emblema di stato) e quello del primo ministro, emblema ufficiale del governo. L’uso dei mon si è esteso anche agli enti locali e a molte associazioni commerciali, che possono utilizzarlo alla stregua di un logo, beneficiando dei diritti di copyright (che normalmente non si applicherebbero ai mon). Esempi molto noti sono i logo della Mitsubishi (“tre castagne d’acqua”, che traduce letteralmente il nome del’azienda) e quello della Kikkoman, nota industria alimentare nipponica, che usa il mon del suo fondatore.

Fronte e retro di una moneta da 500 yen, con la rappresentazione del mon della palownia

Le tre altee rosate, simbolo del clan Tokugawa

Francesco Malvano

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storia delle arti marziali cinesi

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a maggior parte delle opere dedicate alle arti marziali dell’estremo oriente, attribuiscono la loro lontana origine al monastero Shaolin, nella regione di Honan, presso il fiume giallo; prima della “rivoluzione” avvenuta con la nascita del tempio, le arti marziali erano tramandate di padre (SiFu) in figlio o insegnate a piccoli a cura di gruppi d’adepti. SiFu Maurizio di Benedetto Il Sifu era il maestro di WU SHU KUNG FU ed era considerato il saggio del villaggio. Il Sifu era comunemente anche un esperto di medicina tradizionale ed aveva una cultura superiore a quella delle altre persone del villaggio. Era considerato un punto di riferimento ed era rispettato da tutti. Oggi la figura del Sifu è cambiata anche se in molte Scuole Tradizionali è possibile vedere dei maestri che, in qualche modo, si avvicinano all’antica figura del Sifu. Il Tempio di SHAOLIN fu creato intorno al 520 DC; questo edificio appare sotto diversi nomi: Shaolin in Mandarino, SiLum in Cantonese (i due nomi significano: giovane foresta), Shorinji in Giapponese (da cui lo stile di Karate nipponico Shorinji Kempo, le cui tecniche si ritiene risalgano ai tempi del celebre monastero). I monaci fusero sapientemente le loro pratiche meditative con la pratica marziale dando origine ad alcuni stili che basavano i loro movimenti sul comportamento degli animali. I cinque principali animali degli stili Shaolin sono: Tigre, Drago, Leopardo, Gru, Serpente. Successivamente gli stili basati sugli animali furono fusi in un unico sistema, anche se alcuni monaci non aderirono a tale unificazione e continuarono ad insegnare il loro stile originale. La storia delle Arti Marziali Tradizionali “MODERNE” la si può far iniziare con Bodhidarma (Da Mo) che, originario dell’India, estese il buddismo nei confini cinesi. Ideatore di alcuni esercizi fisici, che avevano come obiettivo quello di aiutare i monaci che passavano la maggior parte del loro tempo in meditazione sedentaria, legò inseparabilmente il proprio nome a colui che diede l’avvio alle Arti Marziali “Esterne”. Così come i buddisti hanno trovato in Bodhidarma il loro eroe leggendario anche i taoisti hanno Chang San Feng, la mitica figura che diede origine agli Stili “Interni”. Fu cosi’ che mentre Bodhidarma viene identificato come l’ideatore dello stile Shaolin Chuan, Chang San Feng viene associato alla nascita del Tai Chi Chuan. Le prime fonti certe sulla storia delle arti marziali cinesi sono antichissime, è possibile tracciare una cronostoria a partire dal XV secolo avanti Critso

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XV sec. a.C.: si trova per la prima volta traccia di una tecnica di lotta ancora primitiva, consistente nell’infilzare l’avversario con l’ausilio di un elmo provvisto di corna: GoTi o ChiaoTi. Secondo la leggenda, lo Shuaijiao - che è stato chiamato originariamente JiaoTi - è stato utilizzato inizialmente nel 2697 a.C. nelle battaglie tra l’imperatore giallo (Huang Di) e Chi Yu, che era un ribelle ed un lottatore potente. Nella Dinastia Chin, che ebbe inizio nell’anno 221 a.C., Lo Shuaijiao - che era ancora noto come Jiao Ti - divenne parte del programma di addestramento militare ufficiale. In seguito, il Jiao Ti è stato conosciuto sotto diversi nomi nella storia fino a quando il governo centrale della repubblica della Cina ha stabilto l’Istituto centrale di Kuo Shu a Nanjing nel 1928 e ha standardizzato il nome a Shuaijiao. VI sec. a.C: la tecnica di lotta si raffina comparendo sotto i nomi di Shang Pu, Shuai Go, Shou Pu. Mille anni più tardi la tecnica terminerà di svilupparsi con l’apporto dell’invasione mongola, si avrà quindi Lung Hua Quan, più scientifica e più veloce, contenente prese studiate anteriormente al Ju Jitsu e Judo nipponico. Contemporaneamente si sviluppava il Qin Na o (Ch’inna): l’arte della chiave di braccio. Perfezionata dagli attuali stili di Kung Fu, integrate nelle loro tecniche, quest’arte detiene tutti i segreti per immobilizzare l’avversario. All’epoca di Lao Tsu e di Confucio, le arti marziali nobili erano : il tiro con l’arco e l’equitazione.


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Si trova comunque traccia, in questa epoca di un’arte praticata dalle caste nobiliari e da certi monaci (per ragione evidente, di protezione durante i loro pellegrinaggi, ma anche per ragione di certi insegnamenti Taoisti, secondo i quali, la concentrazione poteva essere favorita dalla pratica costante di certi esercizi fisici). Si è sentito parlare di KungFu nelle storie cinesi sotto diversi nomi: Chi Chi San, Wu Ni, Chi Ni ecc. I sec. d.C.: Un certo Kwok Yee, avrebbe creato il primo stile di Kung Fu veramente “Schematizzato”, eretto nel metodo: CHANG KUO CHANG (“l’arte della lunga mano” o la “boxe di lungo raggio”). III sec.: un medico chiamato Hua To (ma potrebbe essere anche un personaggio leggendario, al quale la tradizione popolare attribuì un insieme di scoperte mediche di origine completamente differenti) fece delle ricerche sistematiche, osservando i sistemi di combattimento di cinque animali: tigre, l’orso, il cervo, la scimmia, la gru. Si tratta di un certo numero di gesti di combattimento che si ritrovano attualmente nella maggior parte degli stili di Kung Fu, amalgamati in seguito a quelli di altri animali: serpente, topo, cavallo, mantide religiosa, drago ecc. Insieme alla pratica marziale si sviluppa un grande fermento sulle varie teorie e filosofie che sostengono queste pratiche fondendosi con la cultura, la religione e la filosofia tradizionali. In Cina il rapporto tra esercizio fisico e medicina terapeutica ha preceduto di gran lunga la nascita delle arti marziali così come noi le conosciamo e ciò che i cinesi hanno sviluppato intorno alla cultura fisica ha avuto inizio prima che la storia venisse documentata attraverso fonti ufficiali. Esempi espliciti di tali relazioni possono essere facilmente riscontrabili nei testi di medicina tradizionale ove sono descritte molte delle teorie che costituiscono la base delle Arti Marziali Tradizionali Cinesi. Così come ad esempio nella medicina terapeutica e preventiva si sono sviluppati esercizi fisici che hanno tratto il loro spunto da alcune posizioni di animali, molte sono le tecniche che anche nel Wu Shu Kung Fu prendono il nome e i movimenti da questi. VI sec.: un personaggio straniero giunge al monastero Shaolin: si tratta di Ta Mo (Ta Mo o Daruma Taishi in giapponese è conosciuto anche con il nome di Bodhidharma, l’ “illuminato”, un monaco proveniente dalle Indie del sud, forse Ceylon). L’ipotesi più diffusa è quella che il monaco fosse di origine nobile, e che fosse profondo conoscitore dell’arte indiana di Vajramukiti: tecnica di maneggio di armi, praticato dalle caste guerriere. Certo è che Ta Mo lasciò il marchio indelebile della sua forte personalità. Nel piano spirituale fu all’origine del Buddismo Chan (Zen in giapponese) una corrente di pensiero che darà un’impronta a tutte le arti marziali dell’estremo oriente. Sul piano che interessa direttamente il Kung Fu a lui si attribuisce la messa a punto di alcuni esercizi fisici, destinati a rinvigorire i monaci provati dalle lunghe sedute di meditazione. Secondo alcuni, questi esercizi, non erano altro che delle “Asanas” (posizioni) dello Yoga, secondo altri un’originale tecnica da combattimento: Shih Pa Lo Han Shou, “le 18 mani di Han”, metodo ugualmente conosciuto sotto il nome di I Chin Chin o Eki Kin Kyo per le storie giapponesi di arti marziali. Da allora, atorto o a ragione i monaci del monastero della “giovane foresta” ebbero una reputazione di particolare capacità di combattimento, che li farà conoscere in tutti i paesi. XII sec.: Il generale Yao Wei ideò il sistema “Dell’artiglio dell’aquila”. XIII d.C. : l’eremita taoista Cheng Salm Fung (o Chan San Feng) che visse dentro Hopei, codificò le basi di

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quello che divenne il sistema interno del Kung Fu (Nei Jai), nel quale si ricerca il movimento dell’energia interna del corpo, piuettosto che la forsa muscolare subordinata all’età. Dalle sue ricerche nasce il Tai ji Quan (Tai Chi Chuan). Suoi stimati successori furono: Wong Tsung, Ch’en Chou T’ung, Chaing Fa. La provincia di Honan a causa della sua posizione geografica, fu il paese nel quale i maestri si incontravano, per questo nacquero degli stili o dei metodi di combattimento, che coglievano il meglio del Kung Fu interno e del Kung Fu esterno, di cui fa capo lo Shaolin Quan.

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XV sec.: un giovane uomo divenne monaco Shaolin, il suo nome era Chuen Yuan (chiamato anche Kwok Yuen). Egli revisionò l’antico sistema legato a Ta Mo. In un primo tempo ordinò in 72 tecniche; poi sempre insoddisfatto, si mise alla ricerca di un maestro di Kung Fu al di fuori delle mura monastiche. Nel sud della Cina incontrò maestri come: Pai Yu Feng e Li Chieng che accettarono di aiutarlo nella sua opera rigeneratrice. Fecero una sintesi di ben 170 movimenti che diventarono la nuova base della scuola esterna popolarizzata con il nome di Shaolin Chuen. Yuan ritornò al monastero, Proprio in questo periodo, i monaci ebbero la reputazione di essere invincibili. XVII sec.: 1640, quando regnava la dinastia mandarina Ching, dappertutto si svilupparono focolai contro l’oppressore. I monasteri, terra di asilo per i capi della resistenza, furono particolarmente odiati dalla nuova dinastia che disperse con forza le comunità monastiche.Un ingente numero di soldati dopo una sanguinosa lotta vinsero su pochi monaci guerrieri. L’invasione al tempio fu favorita da alcuni “infiltrati” che aiutarono i soldati ad entrare nel monastero. Solo Alcuni monaci sopravvissero alla distruzione di Shaolin, si parla di cinque o sette maestri che si rifugiarono altrove. Secondo la tradizione, questi cinque esperti di Kung Fu assicurando la sopravvivenza dell’arte secolare. Sarà l’origine dei 5 metodi “derivati dallo Shaolin” della Cina del sud: Hung Gar, Liu Gar, Choy Gar, Li Gar e Mo Gar. Si svilupparono inoltre così per opera di questi maestri e dei loro allievi gli stili come il Wing Tsun , il Choy Lee Fut, la Gru Bianca del Nord e la Mantide Religiosa (Tang Lang). XVIII sec.: la Cina è passata sotto le autorità Mandarine:

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Attacato dalle truppe il monastero Shaolin, dopo una accanita resistenza si arrese e fu distrutto. Esistono comunque degli stili che non derivano dal tempio Shaolin, come ad esempio lo stile dell’ubriaco, lo stile della traccia perduta, lo stile dalle gambe elastiche (Ten Tui) ecc.. Attualmente esistono circa 400 stili di Wu Shu Kung Fu ma solo una quindicina possono considerarsi realmente differenti tra loro ed hanno una larga diffusione sia in Cina sia nel mondo intero. Molti stili sono molto simili ad altri pur avendo un nome proprio. Dopo e durante la rivoluzione culturale comunista molti maestri si spostarono nei paesi vicini, Taiwan, Hong Kong e persino in America aprendo delle scuole e diffondendo il loro WU SHU KUNG FU. XIX sec.: Tung Hai Chuan crea nella regione di Pechino la scuola “interna” Ba Gua Jian (Pa Kua Chang). 1850: il cristiano Hung Hsiu Chuan lancia la rivolta dei Tai Pings (la setta della “grande purezza”), tenendo per 15 anni le truppe imperiali all’erta. Si sa che egli istruiva i suoi uomini all’uso delle armi bianche e del combattimento a mani nude. 1900: Nello Shantoung c’è la rivolta dei “Boxers” ai quali il popolo attribuiva una potenza soprannaturale per il loro grado di efficacia nel combattimento a mani nude. Ma i “pugni della giustizia e della concordia” saranno annientati al tempo dei “55 giorni di Pechino”. XIX sec.: nuovo impatto del Kung Fu a Okinawa (Uechi Ryu) che diaspora nel resto dell’Asia combinandosi con metodi local: da queste sintesi nascono il Pukulan, il pentiak Silat, il Kuntow, il Serak ecc.


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Dal 1912 al periodo di guerre civili in Cina nel corso delle quali il Kung Fu si sviluppò anarchicamente in seno alle società segrete, che si battevano contro tutto ciò che minacciava la civilizzazione cinese tradizionale, e all’interno dei gruppi militari (talvolta truppe mercenarie) per il bisogno dei terribili “Signori della Guerra”: potenze locali senza legge né fede che stimolavano allenamento fisico dei loro mercenari. 1917 : il giovane Mao Tse Tung, allora 21enne, redige uno “studio sulla cultura fisica”, nel quale appare già il suo desiderio di una pratica di massa in cui le arti tradizionali dovranno avere buona parte. 1920 ca: sotto il regime Kuoming Tang si assiste al primo tentativo di riprendere le redini del Wu Shu (termine che letteralmente significa arte marziale sinonimo di Kung Fu. Letteralmente esercizio eseguito con abilità). 1927: Rivoluzione Democratica Chang Kai Tchek al potere. 1930: si verificarono i primi incontri ufficiali fra esperti di Wu Shu, ma le difficoltà politiche del paese e la guerra con il Giappone diedero un colpo di arresto allo sviluppo delle arti marziali tradizionali. 1945: si conoscevano due grandi associazioni di Kung Fu su scala nazionale: l’Istituto Centrale di Boxe Nazionale e Cultura Fisica e l’Associazione di Boxe Cinese. Dopo il 1949 le arti marziali ebbero evoluzioni differenti: nella Repubblica Popolare Cinese si diede risalto soprattutto alla cultura fisica; c’è il rilancio dell’ “arte del pugno”, come d’altre parte di tutti gli sports, considerati dal regine come eccellente mezzo di sviluppo fisico e morale della nazione. La finalità del Kung Fu è cambiata. Gli sono preferite le

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forme di Wu Shu moderno, con esercizi terapeudici e non destinati unicamente al combattimento reale. Tuttavia rimmangono in Cina Popolare vecchi maestri, formidabili per efficacia, ma molto difficili da rintracciare in particolare in Cina, visto che gli stessi di solito, sono contro il regime che uccideva le nobili tradizioni. A Hong Kong e a Taiwan si è mantenuto fortemente l’orientamento originale del Kung Fu: per i “Si Fu” (maestri), fuggiti prima del regime comunista, vi sono rappresentati tutti gli stili ed è eccezionale il numero delle sale di trattenimento. Questo succede anche nelle più importanti comunità cinesi nel mondo; soprattutto nella costa ovest degli U.S.A. e nella Malesia. Rivoluzione Comunista Cinese. 1980: Repubblica Popolare Cinese sembra rivalutare l’aspetto combattivo delle arti marziali codificando una forma sportiva di combattimento chiamato SANDA che e’ simile alla kick boxing dove è però anche possibile proiettare l’avversario. E’ molto diversa dal combattimento tradizionale del WU SHU KUNG FU. Parallelamente, per gli stili più rappresentativi, il Comitato Sportivo Nazionale ha codificato alcune forme diminuendone il numero di tecniche e semplificandone talune parti. Negli ultimi decenni sono state infatti create sequenze composte da ventiquattro movimenti definite “forme da gara”. WU SHU KUNG FU Il termine WU SHU KUNG FU indica l’insieme delle arti marziali cinesi. I primi elementari sistemi di lotta risalgono ad oltre 5000 anni fa.

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incarichi federali incarichi internazionali

confini della Martial Arts Alliance si espandono ancora: anche per la Svizzera è stata attivata la segreteria nazionale, che sarà guidata dal M° Abategiovanni Tiberio. Il Maestro Abategiovanni, che vanta tantissi anni di pratica nel mondo delle arti marziali, si è specializzato nel Krav Maga stile Tate, conseguendo la cintura nera 7° Dan. Per la sua esperienza in tale disciplina, che coniuga la pratica dell’arte marziale con i concetti basilari della difea personale, il maestro Abategiovanni è stato inoltre inserito nella Commissione Tecnica Internazionale. Già piacevomente impressionati dall’ottima organizzazione della Convention tenutasi in Svizzera il 26 e 27 marzo, auguriamo al nuovo Segretario Nazionale di poter continuare sulla scia di questo successo, per espandere ulteriormente la M.A.A. nell’ambito del territorio Elvetico.

incarichi nazionali

Anche sul territorio Italiano la M.A.A. continua senza sosta il suo sviluppo ottenendo, di mese in mese, consensi da un numero sempre maggiore di tecnici di alta caratura. Nell’ultimo bimestre la Commissione Tecnica Internazionale ha conferito due nuovi incarichi di Responsabili Nazionali di Settore ai Maestri Danilo de Mar per il Jeet Kune Do e Fabrizio Faldella per il Judo. La Commissione Tecnica Internazionale ha inoltre riconosciuto al Maestro Geraldo Lucà, il 9° Dan di Karate stile Geritsukido, contestualmente alla qualifca di caposcuola per tale stile. Il Maetro Lucà è stato inoltre incaricato dall’Ufficio di Presidenza di curare, in qualità di Segretario Regionale, lo sviluppo e l’espansione della M.A.A. in territorio lombardo. Sicuri di trovare nelle persone di questi tre esperti marzialisti non solo validi docenti, ma anche ottimi collaboratori, rinnoviamo gli auguri di tutto il Direttivo ai nuovi incaricati.

incarichi REGIONALI

Lo sviluppo di un settore nasce in primis a livello regionale: senza il supporto di tecnici che giorno dopo giorno si impegnano per lo sviluppo delle loro discipline nell’amibto delle loro reggioni di appartenenza, non potremmo sperare in solide basi per lo sviluppo nazionale ed internazionale delle arti marziali della M.A.A. La Commissione tecnica internazionale nomina il Maestro Davide Pollione Coordinatore Tecnicodel settore Aikido per il Piemonte, e il Maestro Agostino Moroni Coordinatore Tecnico del settore Kick Boxing per il Lazio

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Paestum 2011

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raduno nazionale M.A.A. marsala 2011

Con la voglia che ci è rimasta l’anno scorso di passare ancora, tutti insieme, dei momenti di gioia, di amicizia e di divertimento, nello spirito proprio della MAA, siamo qui ad offrirvi, come sempre, il meglio di quanto possiamo al fine di consentirVi di trascorrere, unitamente alle vostre famiglie, un indimenticabile week end in Sicilia, all’insegna non solo delle arti marziali ma anche e sopratutto del sole, del mare e della buona tavola. Per chi lo volesse, c’è la possibilità di prendere parte a escursioni quali: Favignana, Mothia e lo stagnone, Monte Erice, visitare le Cantine Florio, la nave punica, il museo garibaldino, il Satiro di Mazara del Vallo. Quest’anno avremo con noi docenti di grande rilievo sia nazionale che internazionale, per 12 ore di pratica, esami e aggiornamenti tecnici. Degna cornice di questo grande evento sarà il Delfino Beach Hotel, un complesso turistico a 4 stelle, che dista solo 100 mt. dal mare

COSTI

PENSIONE COMPLETA dalla cena di venerdì al pranzo di domenica, incluso cena di gala del sabato.........Euro 110,00 Per ogni pasto aggiuntivo.........................................................................................Euro 18,00 STAGE.................................................................................................................Euro 30,00 Per chi arriva in aereo a Birgi (Trapani) e/o Palermo garantiamo il transfert da e per l’aeroporto. Per info e prenotazioni M° GIUSEPPE PACE TEL. 3483572508.


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