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Nino De Vincentis

diario di viaggio

giro d’Italia in Vespa

da Grottaglie a Gorizia in Vespa 125cc 27 luglio - 22 agosto 1955


diario di viaggio di nino de vincentis

a mio padre, grande viaggiatore in vespa. francesco paolo de vincentis


preparazione

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Non è stata semplice, come a prima vista potrebbe sembrare, osservando il restante complesso, direi, quasi, la preparazione di un lungo viaggio è la cosa più difficile, quando questo è affrontato con mezzi non del tutto sufficienti. È molto difficile, se si tiene conto anche delle nuove zone in cui si dovrà giungere, con la sicurezza di dover ripartire quanto prima. La prima parte della mia preparazione è stata assorbita dalla lotta contro gli imprevisti. Oltre la ricerca dei fondi necessari per poter affrontare il viaggio con un minimo garantito, ho dovuto far mettere a punto la mia vespa 125 cc., che è stata la cosa che ha richiesto più tempo, in quanto ho voluto personalmente assistere a tutte le operazioni di smontaggio e montaggio del motore, soprattutto per aumentare quelle nozioni tecniche indispensabili per poter camminare con una sicurezza da... meccanico? Comunque, dopo la sicurezza del motore non mi sono illuso della perfezione del lavoro eseguito, prima di intraprendere il viaggio ho sottoposto la vespa ad un duro sforzo di collaudo gironzolando per oltre 300 km in cerca di... guasti meccanici e solo quando questi non si sono fatti vivi mi sono sentito alquanto tranquillo!. Delle più probabili a guastarsi mi sono procurato i pezzi di ricambio oltre alle 8 candele di ricambio ed una coppia di ruote di scorta. Per la sicurezza del cammino avevo fiducia sulla integrale conoscenza delle regole stradali e sulla esperienza di 10 anni di guida di motociclette e in gran parte su vespe. Questa sicurezza era indispensabile per poter lasciare tranquilli i genitori che tra le altre cose non devono essere preoccupati per quelle nozioni basilari che non devono mancare ad un cosciente moto turista, specialmente se, come me, affronta per la prima volta un viaggio del genere. Dopo aver provveduto alla sicurezza tecnica e ad un buon equipaggiamento penso che si possa puntare sulla certezza di un buon viaggio. Il percorso scelto è, senza dubbio, molto lungo per poter osservare bene i costumi ed i monumenti d’Italia in così pochi giorni; purtroppo l’Italia ha una forma geografica che non permette un razionale sfruttamento turistico, specie per noi meridionali, in quanto si è costretti o di vedere tutto in un sol viaggio oppure spezzettando il programma non si può fare a meno di vedere più volte alcune zone obbligate che si devono necessariamente incontrare. Unica scelta da fare per chi va al nord è questa: via Adriatica o Tirrenica? Stando così le cose non si può resistere al desiderio di vedere quella e quell’altra zona turistica, anche se la distanza è di 100 Km.

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Quindi, il programma turistico per il nord, per noi meridionali, non può avere un carattere definitivo, ma è soggetto a continue trasformazioni per allacciarsi con altre città di cartello! Comunque, avendo in mente per la prossima estate un viaggio per la Francia e la Spagna ho volutamente tralasciato la gran parte della Lombardia, Milano già la conosco, il Piemonte e la Liguria. Penso che un migliore sfruttamento del programma non sarebbe stato possibile, tenendo presente che le condizioni atmosferiche di questa estate non sono state per niente favorevoli al turismo nomade. Dagli opuscoli turistici che ricevo da diversi anni ho potuto formarmi una coscienza turistica delle zone da visitare, per cui non a caso mi sono imbattuto in quello e quell’altro monumento. Per quanto riguarda la mia preparazione culturale, storica, geografica ecc. mi sono sentito forte per gli studi classici da me conseguiti e per quelli universitari in corso.

Il diario originale da cui è tratto questo libro


partenza

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da Grottaglie a Serracapriola. 27 luglio 1955 Di buon mattino, così come avevo stabilito, do il via al mio viaggio, che mi auguro riesca senza alcun fastidio e soprattutto senza contravvenzioni stradali, perché avrebbe turbato il bilancio delle spese, nelle quali non erano state considerate. Mi sembrava di partire per una grande avventura, soprattutto per le critiche di alcuni amici che non credevano alla realizzazione di questi viaggi con i micro-motori ed alle possibilità che dava il C.G.G. di poter pernottare e mangiare con spese modestissime. La prima tappa viene percorsa per vie molto amiche per cui le sensazioni che si provano durante il viaggio non sono quelle riguardanti il paesaggio circostante, ma si pregustano altri paesaggi che dovrò vedere nei prossimi giorni. Il primo giorno copro 265 Km dopo aver superato due grandi città, Bari e Foggia, fermandomi a Serracapriola, un paesetto di montagna in provincia di Foggia ai confini della Puglia e all’ inizio delle grandi salite che dovevo affrontare sino a Marina di S. Vito, sperando di trovarvi il primo posto-tappa del C.T.G. A Serracapriola, quota 270 dal livello del mare, mi fermo.


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Loreto: Il Santuario

S. Vito Chietino: la spiaggia


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Da Serracapriola a Marina di S.Vito Km 146. 28 luglio 1955 Con la fresca aria del mattino lascio questa pacifica località posta su un cocuzzolo del Gargano. La partenza è piuttosto allegra in quanto subito mi trovo di fronte ad un una ripida discesa, ma subito dopo vede che era come un aperitivo... amaro, perché la strada da digerire non era per niente facile, ma strade tortuose ed in salita si presentavano all’orizzonte. Era quella l’unica via da seguire. Comincia la prima prova per la vespa sulle dure salite che lasciano la Puglia per entrare nel Molise, dove mi attendevano le aspre salite del Sangro. La strada fu trattabile sino a Termoli, ma prima di Vasto, non solo divenne impossibile, per il pessimo stato in cui si trovava, ma soprattutto mi fece meraviglia perché un tratto così importante non può essere lasciato in quelle condizioni. Fu la prova per i miei polsi, che resistettero bene agli urti , ma gli ammortizzatori della vespa si scaricarono completamente. In compenso la breve sosta di passaggio nella città di Vasto mi offrì un bel colpo d’occhio nella piazza centrale, che è quasi tutta circondata da torrioni con alcune palme messe al centro. Magnifica la visione che questa città può offrire sul mare, dall’altezza di circa 200 metri si domina una grandissima vastità marina, per la prima volta mi si presenta questa occasione e per oltre mezz’ora resto, quasi, a bocca aperta innanzi a quello spettacolo! Si scende ancora giù, ma la strada non perdona, continua sempre col suo ritmo incalzante di curve e salite portandomi attraverso caratteristiche località e costeggiando quasi sempre il mare giungo nella località di Marina di S. Vito, dove, secondo la guida del C.T.G., si può mangiare e dormire con 300 lire. Presi i primi contatti con gli addetti del C.T.G. vengo informato dell’errore esistente sulla guida, per cui, per dormire bisognava arrangiarsi, in quanto non esisteva un posto tappa per dormire , per mangiare avrei dovuto ottenere uno sconto, secondo i loro accordi con il ristorante a mare, ma neanche qui ebbi il beneficio del C.T.G. in compenso oltre alla posizione magnifica del ristorante Fantini, il pranzo fu eccellente ed appetitoso del resto dopo tutti quei saliscendi da Serracapriola forse anche le pietre sarebbero andate giù! Finito il pranzo e sdraiatomi per un bel po sulla ghiaia di quella caratteristica spiaggia, mi rinfrescai a sufficienza. Con gli occhi del curioso, cominciai ad osservare tante di quelle differenze che prima non


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conoscevo. Caratteristica la posizione di questo paese, che oltre ad essere sul mare si può considerare benissimo posto anche sulla montagna. Qui d’inverno il tempo non deve scherzare, noto alcune finestre, comuni a tutte le case, e mi spiegano che sono fatte così per difendersi dalla neve, per me sono nuovissime. Pensando ai rigori invernali mi viene alla mente la poesia del D’Annunzio “I Pastori” e noto quanta realtà vi era descritta. Tra le altre cose non poteva mancare in piazza una cassa armonica, così come in quasi tutte le piazze degli Abruzzi, ove i concerti musicali sono tra i più rinomati d’Italia.

Turismo verso Loreto


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Il sole è forte, la sete...pure!


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Cattolica: folla di bagnanti


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Da Marina di S. Vito a Cattolica 29 luglio 1955 Come ormai d’abitudine, la partenza la fisso per le prime ore del mattino, avendo intenzione di fermarmi a Loreto e di raggiungere Cattolica. Mi trovo a pochi chilometri da Pescara. Dopo circa mezz’ora di cammino riesco a raggiungere la città del famoso circuito che oltre a segnare un bel punto d’arrivo segna soprattutto la fine delle salite tortuose, che mi sembrava non dovessero mai finire. Carina, Pescara, per quel poco che mi è stato possibile osservare durante il mio passaggio. La strada, dopo Pescara, è davvero un piacere, larga e pianeggiante permette una facilità di cammino ed alta velocità, per cui non faccio, quasi, in tempo di guardare il nome del paese al quale vado incontro, che lo ritengo già superato. Bei posti, queste cittadine poste sull’Adriatico tra Pescara ed Ancona, posti turistici per eccellenza, lo si nota benissimo dalle strade, sembrano dei viali di giardini, ed il mare è davvero invitante!. Di tanto in tanto, lungo la strada non posso farne a meno di fermarmi ed osservare estasiato alcune bellezze naturali, che frequenti si presentano all’occhio con una prepotenza schiacciante, e non a torto gli stranieri in gran massa scendono con qualunque mezzo per queste belle vie d’Italia. Gradara: un angolo caratteristico


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Centinaia di migliaia sono gli stranieri che ho incontrato lungo il mio cammino ed ho osservato che in Italia ci stanno ben volentieri, come se fosse un paradiso; osservano con ammirazione e competenza tutte le nostre opere d’arte ed il clima mi sembra che sia ancor piÚ il loro debole, tanto che quando si espongono al sole mi sembra che se lo portino tutto via, lo aspirano addirittura guardando con gli occhi fissi al cielo! Dopo alcune ore di cammino giungo a Loreto, già da qualche chilometro prima scorgevo una grande cupola, era la cupola del Santuario. Dopo aver lasciato tutto al posteggio, mi incammino per le vie di questa località, meta di pellegrini, con gli indumenti di un centauro e giunto sotto un grande arco mi si presenta maestosa la facciata del Santuario, posta in una grande piazza, attorniata di bancarelle che vendono oggetti-ricordo e dominata al centro da una magnifica fontana.

Gradara: il castello


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Dopo aver girato un bel po in piazza per inquadrare in un modo personale il Santuario, mi introduco nella chiesa ed ho la vera impressione di ciò che può essere un Santuario. Era pieno di carrozzelle con degli ammalati, che imploravano grazie alla B.V. di Loreto. Un’atmosfera mistica pervade tutto il Santuario, ma l’acme del misticismo si raggiunge nell’ascoltare la S. Messa nella piccola e buia cappella in cui p posta la statuetta della Madonna di Loreto. Con sommo piacere mi congratulo con me stesso per aver avuto l’idea ed il coraggio di intraprendere questo viaggio, che mi sta permettendo di osservare e scoprire delle cose nuove, che riescono a colpire le nostre immaginazioni solo se si ha la possibilità di vederle sul posto. Lascio Loreto e mi dirigo verso Ancona, che presto raggiungo trovandola in gran movimento per la stagione balneare; do un rapido sguardo alla sua bella posizione sul mare e filo diritto perché il tempo minaccia. Non supero di molto Senigallia che un temporale si scatena con tutta la sua potenza, per fortuna mi coglie vicino ad uno di quei caratteristici ristoranti che s’incontrano lungo la strada. Dopo il pranzo l’attesa per il miglioramento del tempo non mi è noiosa perché nel ristorante faccio presto amicizia con una signorina tedesca con la quale scambio una piccola conversazione in tedesco. Dopo un paio d’ore il tempo permette il proseguimento del viaggio e sino a Fano,

Ravenna: S. Vitale


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famosa per il carnevale, do un passaggio alla signorina tedesca che incontrai a Senigallia. Sono già vicino a Cattolica, infatti non troppo tardi vi giungo. Non riesco ad esprimere la mia gioia per questa nuova tappa conquistata! Preso alloggio presso la Domus nostra, comincio a prendere confidenza con le vie di questa città-giardino. La folla di turisti stranieri che nei modi più impensati circolano per le vie di questa zona, non mi fa molta impressione perché modestamente, questa non è la prima volta che entro in zone turistiche per eccellenza. Se al mio posto si fosse trovato un altro conterraneo, sempre chiuso nelle mura del suo paese, per la duplice meraviglia di trovarsi così lontano da casa e di vedere tutto quel movimento di stranieri strani, sarebbe rimasto inchiodato ad un angolo della strada come un palo! Fatta conoscenza, quindi, con buona parte della cittadella, mi ritirai in buon ordine nei miei appartamenti.

Ravenna: Sarcofago nell’atrio di S. Vitale


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S. Apollinare in classe

Tra Villafranca e Peschiera: un castello


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Soggiorno a Cattolica 30 luglio 1955 Il tempo si è messo a bello. Trovandomi in una delle più famose località d’Italia per le spiagge, decido di provare le acque di questa zona tanto esaltata. Devo dire francamente che non cambierei le spiagge dello Jonio con queste rinomate dell’Adriatico. Queste hanno un solo vantaggio, sono frequentatissime e piene di stranieri, ma le nostre sono davvero belle ed in mare è un vero piacere restarvi con un sole degno dell’appellativo “leone”. Consumai la prima metà della giornata al mare, il resto, dopo un leggero pisolino, lo dedicai alle vicinanze famose recandomi a Gradara per visitare il famoso castello della vicenda tra Paolo e Francesca da Rimini. Arrivai un po in ritardo per cui non potetti visitare l’interno, ma l’esterno mi piacque molto e per la prima volta mi trovavo di fronte ad un castello completo di case per i sudditi. Tornato a Cattolica ebbi il tempo per notare ancora la vita serale che si svolge in questa turistica località internazionale. È meraviglioso gironzolare la sera per quelle vie indisturbate, centinaia di locali aperti con sfarzo di luci, insegne luminose a non finire, orchestrine poste in ogni angolo di molti bar, allietano le passeggiate di chi impossibilmente può sentirsi solo e tante altre belle attrazioni organizzate dall’azienda autonoma di soggiorno, girare di sera per quelle vie sembra come trovarsi in una giostra!. Ravenna: nell’atrio di S. Vitale


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Da Cattolica a Ravenna 31 luglio 1955 È domenica, il traffico è qualcosa di spaventevole, specialmente sul tratto Ferrara - Ravenna, ove la strada è anche stretta e non permette una guida agevole, bisogna camminare in fila indiana. È inutile dilungarmi su tutte le zone sorpassate, Rimini, Riccione ecc., sono tutte belle, basta fermarsi un po per ammirarle che non ci si distacca più! Tiro, quindi, dritto per Ravenna. Poco prima noto la bella chiesa di S. Apollinare in Classe, che mi arresta per un bel po per lo stile architettonico. È curioso pensare che in mezzo a tanto frastuono del traffico possa esistere una chiesa così raccolta, dall’aria mistica con un bel campanile del X secolo, che si erge verso il cielo con tante finestrelle. Ora tutto è solitario, tranne la strada che è molto trafficata, ma fra non molto quella zona sarà completamente trasformata a scopo turistico, così come mi affermava l’ottantenne parroco, che è molto seccato, inoltre, dei rumori che circolano interne alla vecchia chiesa, asilo, anche, di uccelli. Dopo non molto giungo a Ravenna, dove trovo ospitalità presso il posto-tappa del C.T.G. Sistemato tutto, inizio la visita ai monumenti più importanti di questa famosa città. Comincio con la chiesa di S. Vitale, ove mi si presenta la prima occasione per ammirare alcuni magnifici mosaici e frammenti archi tettonici posti nel cortile. Molto interessante è il museo annesso. Continuo la mia escursione visitando poi il Duomo ed il Sepolcro di Dante. Concluso il giro dei monumenti più importanti del posto, noto che un carattere comune pervade tutte queste opere compiute in gran parte nello stesso periodo. Come città, l’ho trovata molto tranquilla e nel suo complesso l’ho paragonato a Lecce per la confermazione topografica e per la ricchezza di opere d’arte in così poco spazio.


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Da Ravenna a Sermide 1 agosto 1955 Questa tappa non vuol avere pretese di interesse turistiche, anzi, è un semplice spostamento dovuto al desiderio di fare una sorpresa a degli amici e per avvicinarmi al Po. Tappa piuttosto monotona specialmente a circa 30 km da Sermide, quando, penetrai in Lombardia attraverso paesetti sperduti nella valle padana dediti all’agricoltura, in gran parte barbabietole da zucchero, ed all’allevamento del bestiame. La campagna lombarda ha un carattere molto spiccato per confonderla con le altre, ha dei segni molto netti per le caratterisitiche piantagioni di olmi e frangiventi su quella vasta pianura. Giunto a Sermide potetti constatare quale movimento di operai dell’agricoltura e dell’industria dava la coltivazione della barbabietola da zucchero. Infatti a Sermide avevano costruito sul Po un importantissimo zuccherificio, davanti al quale lunghissime file di carri pieni di barbabietole sostavano prima di poter scaricare il prodotto. Qui ho avuto la medesima sensazione che uno di queste parti può notare in Puglia durante il periodo delle vendemmie. Inoltre a Sermide mi si è presentata l’occasione di conoscere un valente costruttore di orologi, noto in campo internazionale, tanto che stava ultimando i lavori per l’orologio ordinato dal Negus per il parlamento Etiopico. Il signor Meloncelli, visto il mio interesse per questa industria che osservavo per la prima volta, non si fece pregare due volte per farmi ascoltare le campane dell’orologio che doveva partire in Etiopia. Sermide: il castello


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Da Sermide a Villa Franca 2 agosto 1955 Anche questa tappa si può chiamare di spostamento, infatti andavo a far visita ad un mio amico che presta servizio presso l’aeroporto di Villafranca. In questa tappa contavo di arrivare molto presto a destinazione, ma il tempo nemico acerrimo mi interruppe la marcia non meno di quattro volte. Era davvero spaventoso guardare quel cielo nero con dei tratti chiarissimi, presagio di grandine, infatti cominciarono a fare dei tiri antigrandine. In conclusione mi inzuppai abbastanza fin quando non giunsi ad Isola Alta, dove mi rifugiai in un’osteria, prendendo per asciugarmi un... gotto di quel bon! Quando il cielo fu sazio di scaricare tant’acqua, io ripresi il cammino. Giunto a Villafranca, il mio caro amico cominciò subito a far programmi per farmi notare in quale incantevole zona si trovasse. Il tempo nel pomeriggio si era rimesso. Decidiamo di fare una puntata sul Garda e toccarlo nei punti più belli, secondo la disponibilità del tempo. Attraverso una strada piena di ghiaia giungiamo a Peschiera, sul Mincio e sul Garda, la veduta del famoso lago è bella con quei monti che da lontano gli fanno da cornice: il mio pensiero mentre osservo quella quieta massa d’acqua, vola al tempo del Risorgimento, tempo in cui questa località segnò il suo nome nella storia d’Italia. Tempo a disposizione per proseguire ce n’era, ma il Cielo cambiò, di nuovo il volto per cui fu consigliabile prendere la via del ritorno a Villafranca.

Castelmassa - Il campanile visto dal Po


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Da Villafranca a Padova 3 agosto 1955 Mattinata grigia, cielo completamente coperto. Con l’aiuto del mio amico chiedo informazioni all’osservatorio metereologico se potevo avventurarmi verso Padova con quel tempo. La risposta fu facile, se non avevo paura di bagnarmi potevo proseguire senz’altro! Comunque, non appena vidi che la pioggia diminuì mi avventurai e se per circa dieci chilometri fu sopportabile, quando giunsi a circa sei chilometri da Verona mi riparai dalla pioggia sotto un largo ponte ferroviario, dove rimasi fermo per oltre mezz’ora. Giunto a Verona, città dove mio padre ha fatto il servizio militare, visito cose abbastanza importanti: il Duomo, S. Zeno, P.zza delle Erbe, l’arena, che in quel periodo era in attività, e la tomba di Giulietta e Romeo, i famosi amanti di Verona eternati da w. Shakespeare. Il tempo non è favorevole e la mia marcia continua rapidamente, così attraverso un magnifico tratto di strada giungo a Vicenza, dove non mi fermo, e non molto dopo, attraverso strade ben alberate che accolgono tanti turisti stanchi e affamati giungo nella più accogliente Padova. Mi dirigo subito verso il posto-tappa dove una divertente vecchietta tuttofare facendomi pagare anticipatamente mi mostra la stanza. Dopo essermi “trasfurmè” così come diceva la vecchietta, quando mi vide sotto altre spoglie, comincio a visitare la città iniziando da una visita di ringraziamento al santuario di S. Antonio. Padova - Il Santuario


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Da Padova a Venezia 4 agosto 1955 Dopo aver dormito profondamente nella camera C.T.G. mi sveglio e noto che ben altri cinque insieme a me avevano preso alloggio mentre io dormivo; capii subito che erano stranieri, perché parlavano con gli occhi, come se fossero muti, così fatto un rapido esame dei caratteri somatici comincio a scandagliare la loro nazionalità, in gran parte erano tedeschi, con alcune stiracchiate parole demmo corso ad un breve discorsetto, inoltre, come le trasmissioni radiofoniche, tipo ‘ da Roma a Parigi’, ci scambiammo alcune celebri canzoni. Una nazione speciale va alle zanzare di Padova, che non perdonano, infatti le loro punture, non con i caratteristici segni rossi, non vanno via dalla pelle prima di una settimana! In mattinata continuo la mia visita nella città scoprendo molti lati interessanti. Nelle prime ore del pomeriggio decido di portarmi a Venezia, così, presa l’autostrada, vi giungo non molto dopo. Sapevo già le caratteristiche generali di questa magnifica città, unica al mondo, ma quando di personale ho potuto constatare è stato tutt’altro, è un cesello, un incanto tale che fa trattenere il respiro tanto da far credere ad un vero sogno, pur trovandosi nella realtà. La passeggiata, che da Piazza Roma porta a Piazza S. Marco, attraverso il Canal Grande, è stupenda, bisogna guardare continuamente a destra e a sinistra per le meravigliose costruzioni, veramente stile veneziane, che s’incontrano lungo la stupenda passeggiata, la più celebre passeggiata del mondo! Le meraviglie veneziane sono molte, ma quando, poi, si sbarca in Piazza S. Marco l’opera è completa, c’è da esclamare veramente al miracolo nel vedere Padova - Una veduta del Bacchiglione


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quella Piazza così ben incorniciata da quei palazzi, formando un assieme, che a ragione viene definito il salotto del mondo. La densità dei turisti stranieri che ho visto in piazza S. Marco non l’ho mai vista, tanto che se volessi scambiare qualche parola in italiano avrei dovuto rivolgermi necessariamente ad un cameriere di quei magnifici locali, situati sotto i migliori portici d’Italia. A conclusione della visita in piazza entro nella celebre chiesa, che è quanto mai stupenda e ricca di mosaici. L a pioggia ha fatto la sua comparsa per oltre mezz’ora e sotto i portici si sta molto bene! La passeggiata attraverso i famosi calli veneziani è certamente unica attraverso tutti quei ponti, da dove si può ammirare molto bene quanto sia grazioso osservare il passaggio e l’intreccio di centinaia di gondole che svolgono il servizio di trasporto urbano. La passeggiata in queste graziosa stradetta la devo, comunque, affrettare, non solo, ma troncare perché un temporale, suggestivo, si scatena su Venezia e per oltre tre ore il traffico è completamente paralizzato.

Venezia Folla di turisti sotto i portici


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Venezia - Piazza S. Marco


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Da Venezia a Trieste 6 agosto 1955 Questa tappa non potevo mai tralasciarla, perché dovevo conoscere alcuni miei parenti, diversamente avrei agito molto male. Il percorso, non tanto breve, è pianeggiante ma insidioso per centinaia di curve pericolose e strette. A metà strada i nomi di alcuni paesi ricordano alla mente le giornate gloriose delle nostre truppe in quella zona santa. Dopo diverse brevi soste, giungo a Trieste, quando era già scuro tutt’intorno. Magnifico lo spettacolo che si può osservare di sera a circa dieci chilometri da Trieste, la visione da questo punto è fiabesca, mi è sembrata un’altra Napoli. Qui sosto una decina di minuti a godermi lo spettacolo e l’aria sopraffina che vi spira. Riprendo il cammino e giunto nel centro della città m’informo per sapere dove rimaneva la casa dei miei parenti. Avute le prime informazioni concludo che se la gentilezza nel Settentrione è una cosa, quasi, comune, a Trieste raggiunge, la cortesia, la vetta più alta! Grande fu la gloria dei miei parenti nel vedermi e non meno la commozione di tutti nell’abbracciarci per la prima volta. La stanchezza sul mio volto era evidente, per cui, dopo un rapido ristoro, vado subito a letto. Notte tranquilla, non avevo dormito mai in quel modo, lungo il viaggio, e questo è comprensibile non solo per la comodità avuta, ma anche perché il mio animo era tranquillo per aver raggiunto questa sede, che in me costituiva la meta del viaggio, ma tra le altre cose l’arietta di Trieste mi sembra adatta per riposare bene in piena estate. I giorni triestini trascorrono velocemente ricchi di ricordi. Qui non tralascio di visitare la chiesa di S. Giusto con il castello ed il meraviglioso parco della rimenbranza ed il centro della città. Il giorno seguente lo dedico a Miramare, che non credevo fosse così bello, ed ai famosi musei di Trieste, specialmente quello di storia naturale dove trascorsi ben tre ore piene di interesse, e confesso di non aver mai visto un museo così ricco, neanche nella mia Università di Bari! Tra le altre cose da vedere non tralasciai la bella occasione che si presentava per assistere ad una rappresentazione di operette la castello di S. Giusto. In complesso Trieste mi lascia l’impressione di una città molto giovanile, anzi, la paragono proprio alla gioventù.


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Trieste - S. Giusto


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Da Trieste a Gorizia 8 agosto 1955 Anche qui vi erano parenti da incontrare. Percorso molto allegro per circa 50 km. attraverso l’Isonzo ed i sacri monti della guerra 1915-18. Come a Trieste anche a Gorizia, grande è il piacere dei miei parenti nel vedermi e non posso dire con quale commozione. Non appena sono messi a conoscenza dello scopo del mio viaggio si mettono subito a mia disposizione per farmi da guida ai punti più importanti della zona. Comincio col visitare il castello, che è ben tenuto nell’interno e dall’esterno dà l’esatta impressione di roccaforte. Questo giorno ha una particolare importanza, è il 9 agosto, S. Gorizia, per cui il castello è anche illuminato a festa. Con l’aiuto di un grosso binocolo posto su una terrazza del castello, a disposizione dei visitatori, posso osservare bene le famose punte dei monti che furono campo di grandi battaglie. Per la prima volta mi porto ad un confine italiano e così mi trovo dalla Iugoslavia appena pochi metri distanti; grande è questa emozione che si prova al confine. Da Gorizia presi il volo anche per Re di Puglia, dove visitai il famoso sacrario, bello e suggestivo per la sua semplicità.

Trieste - Raccoglimento nel parco della Rimembranza


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Ritorno 11 agosto 1955 Con la visita di Gorizia, potrei dire, ha termine il mio viaggio turistico, perché tutto quanto vedrò ha un’importanza relativa, in quanto sono tappe obbligate. L’unica decisione che prendo è di far ritorno per un’altra via, inserendovi Firenze e Bologna come nuove località da visitare e che io non conoscevo. A grandi linee tornando da Venezia, Padova, attraversando di nuovo il Po dal ponte in chiatte, a Castelmassa, attraverso Cento giungo a BOLOGNA. Qui giungo il Sabato e subito mi dirigo verso il posto-tappa in via Siepelunga. Per la lontananza del posto in un primo momento mi aspettavo un posto poco accogliente, ma quando vi entrai fui meravigliato per la bellezza ed attrezzatura dell’alberghetto, posto in una posizione incantevole. Per il poco tempo disponibile ho visto diverse cose tra queste cito la torre degli Asinelli, piazza S. Petronio con la relativa chiesa. E’ Ferragosto la città è un po spopolata perché gran parte dei negozi sono chiusi e molti cittadini si sono portati sull’Abetone a passare le vacanze.

Trieste - Le campane di S. Giusto


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Re di Puglia - Il Sacrario

Da Bologna vado a Firenze ed il percorso dei 107 km. è molto duro ma piacevole e movimentatissimo per il favorevole periodo. Tutto in festa, mi sembra primavera da queste parti, non c’è un paese che non mi sembri carino, anzi, ad uno di questi e precisamente a Traversa mi fermo e godo nell’osservare tanta gente spensierata e gaia che aveva la fortuna di divertirsi, in piena estate, a circa 1000 m. di altezza. Giunto a Firenze, non trovo un posto libero per dormire, decido di andare Fiesole, dove, dopo una salita, da far uscire la lingua dalla bocca, giungo al posto-tappa. La mattina seguente la dedico per visitare i monumenti più importanti di questa artistica città. Una cosa molto originale è quel ponte vecchio, dove gli artigiani con le loro antichissime vetrine espongono i pregiati lavori Da Firenze punto verso Roma. Tappa molto lunga che attraversando Siena, tutta fremente per il Palio, di mezzo ad una piccola località, S. Lorenzo. Qui giungo abbastanza stanco, perché la strada percorsa è quella degli assi del motociclismo e solo chi l’ha fatta una volta può dire quanta sia dura!


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Trieste - un dipinto nel castello di S. Giusto

Attraverso Bolsena ed ammiro il famoso lago. Non molto dopo giungo a Viterbo, dove mi fermo un po ad ammirare questa bella città, la città delle fontane, che sono veramente artistiche. Inoltre visito ed ammiro il quartiere di S. Pellegrino. Da Viterbo a Roma il tempo passa rapidamente, dopo essermi fermato più volte lungo la strada per fare un discreto assaggio di more, che numerose sono in questo tratto. Giunto a Roma, per me, non è cosa nuova. Sono stato già altre volte. Unica novità era il viaggio fatto in vespa ed il dormire presso il posto-tappa del C.T.G., dove con tutta la stanchezza che avevo sulle mie spalle per divorato tanti km. non potetti dormire neanche tranquillo, perché ben due volte durante la nottata fui svegliato: prima vollero sapere la mia maternità, poi per una caso omonimia, circa due ore dopo, vengono due della polizia a disturbarmi ancora una volta per colpa della loro ignoranza! Ammirai moltissimo il direttore, persona molto energica e comprensiva, quando il buon mattino attraverso il telefono rimproverò quelli della polizia per il loro modo brusco d’agire.


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Venezia - Chiesa di San Marco


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Da Roma a Napoli. Così come Roma non mi aveva detto nulla di nuovo anche Napoli per me è la stessa cosa, è una città che ho ben sfruttato altre volte insieme ai dintorni e le isole d’Ischia e Capri. Con l’ultimo tratto, che va da Napoli a Taranto, concludo il mio lungo viaggio, con modestissime spese, grazie all’organizzazione del C.T.G. ed alla magnifica formula del concorso, che ripeterò anche il prossimo anno, con più calma, perché è qualcosa di veramente bello in quanto è un modo eccellente perché un viaggio resti indelebile nei ricordi della nostra vita. Arrivederci ancora più volte, belle città d’Italia!

Bologna - Torre degli asinelli


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Sul passo della Raticosa

Fiesole - il posto tappa


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Viterbo - Il campanile della cattedrale


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Viterbo - Palazzo dei Papi


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Lago di Bolsena


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Viterbo


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Giro d'Italia in Vespa anni '50  

Il giro d'Italia in Vespa fatto da mio padre Nino De Vincentis in Vespa, negli anni '50. Un racconto che ho reimpaginato da un vecchio diari...

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