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MMVII - AI - III - I

rivista bimestrale d’arte e fatti culturali EDILAND Edizioni ®

QUANDO UT SIGNIFICA AFFINCHÉ


Poesie e poeti

Maria Lenti

Frammenti ricomposti IX (inedite)

(reiterazione e cronaca) punteggiati dentro un grande evento che duri come un’eco all’infinito di modo che teatro scorie carte si lìbrino con refe d’aquiloni a stampigliare alte libagioni su un quotidiano un teleschermo una rivista nell’ansia che rovina e che non basta… si spezza l’asta s’affloscia il materasso. Si ricomincia, in basso. Maria Lenti è nata in Urbino e qui vive. Ha pubblicato poesie (Un altro tempo, Albero e foglia, Sinopia per appunti, Versi alfabetici) e racconti (Passi variati, Due ritmi una voce), saggi su scrittori e pittori italiani. Collabora a riviste e a quotidiani.

MMVII - AI - III - I

Massimo Consorti

U

SIMPLY PAUL COX na delle frasi-concetto che riesce meglio a definirne la personalità è: Io so che posso guadagnare molto facilmente un milione di dollari, ma posso portare soltanto un paio di mutande alla volta. Credo che se abbiamo tanta paura del futuro e trascorriamo le nostre vite a mettere da parte soldi allora, non abbiamo nessun futuro. A dirlo è Paul Cox, cineasta a tutto tondo, teorico dell’immagine, scrittore, fotografo, poeta, profondo conoscitore delle anime e degli uomini che le ospitano. È geniale, e come tutti i geni, impossibile da catalogare se non in quel ristretto clan che è il gotha della cultura dal volto umano. Origini olandesi e australiano di adozione parte dalla fotografia, ma poi uno scatto è poco e una sequenza di fotogrammi qualcosa da costruire. Sceglie il cinema e quello più difficile: scava dentro i caratteri e rimuove ostacoli sovrastrutturali fino a commuoversi come in We Are All Alone My Dear, in cui la poetessa Jane Campbell racconta la vita nel suo ospizio in attesa dell’ultimo tram. Documentarista d’eccezione, viaggia con una Super 8 e una 16 mm in Grecia a caccia di colori. Island è il risultato, ottimo risultato, nessuno ha mai raccontato quella terra per immagini come lui. Miscela formati, come se il 35 mm fosse limitativo della sua creatività senza schemi. Adotta il motivo conduttore della musica “colta”, e inserisce Mahler e Bach al pari di Donizetti e Theodorakis, in storie da cui emerge una umanità di confine afflitta da tutti i mali possibili, solitudine compresa. L’Australia è solo lo scenario. Le case, le strade, i giardini e i cortili sono gli stessi, uguali e immobili come in tutto il mondo. Si diletta in analisi psicanalitiche e dalla sua cinepresa escono uno dietro l’altro, Illuminations e Inside Looking Out. È il successo. Anche mondiale, filtrato da festival che vince trionfando e da quelli in cui deve fuggire anonimamente dall’uscita di sicurezza. Perché porto i sandali e non le scarpe? Non lo so, però nel mio cervello girano talmente tante cose che se non avessero uno sfogo qualsiasi, una presa d’aria, probabilmente ci starei male. Un po’ francescano e molto ateo, sfida il mondo portandosi appresso i suoi film a basso costo produttivo e felice dell’ennesimo diniego al richiamo delle sirene hollywoodiane. Poi Man of Flowers, il film che ci ha incantato, fatto fremere e sobbalzare sulla poltrona, un intreccio lancinante di colori, sensazioni violente e istanti di serenità che non consentono altre definizioni se non quella di capolavoro. La “Lucia di Lammermoor” è la colonna sonora, e i nudi di Alyson Best spiati dal voyeur Norman Kaye e filtrati da fiori sbocciati in tutta la loro vanità, il contesto. È il film che lo consacra a livello internazionale meno che in Italia, dove le sirene sono altre e gli avvoltoi sempre appollaiati sul ramo. L’ultimo lavoro è un sogno realizzato: Nijinsky. Un cerchio che si chiude e che parte dal balletto, estrema forma d’arte in cui la fisicità si fonde con l’eleganza. A pensarci bene sembra quasi un film di Paul Cox. Nijinsky? No, la vita.

MMVII - AI - III - I

Un bianco e nero fulminante, come i colori che di solito appartengono alle visionarietà stilistiche di Vittorio Amadio. Un bianco e nero niente affatto sfumato e arricchito da una pennellata monocromatica, che diventa scena nella scena, fondale di uno sfondo in cui scorre velocemente di tutto e tutto passa e viene trafitto dalla fantasia che lo modella, lo disegna, lo interpreta, lo inventa fino a farsene travolgere. In questa recentissima produzione, l’artista marchigiano che ha da tempo varcato i confini nazionali della notorietà, reinventa l’interpretazione possibile e impossibile dei suoi lavori. Crea come non mai un rapporto diretto con l’osservatore ideale, quello che guarda, pensa e titola come se l’opera che si trova ad apprezzare fosse patrimonio della sua cultura e del suo sapere, la giusta dimensione per cogliere e poi godere dell’impeto di un maestro della creatività mai banale, mai appagato, mai in preda alla paranoia dell’autocompiacimento. Vittorio Amadio è proiettato, come ogni artista dovrebbe essere, a disegnare il domani: l’oggi è già trascorso e ieri è dimenticato.

Pier Giorgio Camaioni

N

L’immagine è un S.U.V. (Stupid Utility Vehicle) ei nostri tempi decadenti, ovvio, l’immagine è tutto. Non quella poetica, retorica, simbolica, fantastica, motivata, “alta” dello Zingarelli a pag. 851. Oggi si va più sul pratico, diciamo sul cafone. Per esempio l’immagine che funziona è il S.U.V. Nero. Argento. Fiammante. Come uno scarafaggio. Possente. Vetri scuri, sedili in pelle, navigatore / dvd, ruote grasse lucide minacciose che ti senti come un piccione zoppo, morto, quando ti puntano. Per lui le strade come vicoli ma passa comunque. Ti intimorisce, ti scansa, ti ruba la precedenza, occupando sempre il doppio dello spazio. Nel cofano da portaerei cavalli a gogò che tirerebbero un palazzo. Tenuti buoni, alla catena, certo incattiviti, drogati da ettolitri di carburante, lo zuccherino per star quieti. Il S.U.V. pare ti guardi dall’alto, invece manco ti calcola. Sei tu che lo guardi (con invidia?..), voilà, lo carichi d’immagine e lui gode. Automaticamente, come quando chiami uno al telefonino e insieme glielo ricarichi. In tanto diluvio di spazio, l’equipaggio del S.U.V. è massimo due persone. Finanche tre tonnellate d’acciaio e tecnologia per spupazzare due piccoli palestrati, abbronzati, occhiali scuri pure di notte, berretto a tegola pure all’ombra, telefonino in eccitazione. Vestiti come in tivvù. Questi due manichini di carne, naturalmente, non portano (meno male) il S.U.V. (di papà) in campagna, in montagna, per sterrati e boschi a sporcarsi e a essere poco visto. Lo guidano in città, come su binari preferenziali, insistentemente sul lungomare, al centro, in siti ad alta concentrazione umana, indugiano davanti a caffè modaioli (divieto di fermata!) a vetrine d’abbigliamento - scarpe - stivali che se t’azzardi a farlo tu con la tua Opel verdina ti multano a sangue prosciugandoti i punti. Loro possono. Sono ammirati. Un S.U.V. tira l’altro, così a qualsiasi ora te li ritrovi a grupponi dappertutto meno che davanti a un teatro, una libreria. Sembrano indaffarati. Corteggiati anche dai vigili. L’immagine monta. La funzione dei S.U.V. e dei loro paguri è dunque un mistero. Intervistate certe stupide mosche capitate per caso negli abitacoli supercondizionati e supermusicati è emerso che parlano fitto ma economizzano i vocaboli, non più di 200. Si danno appuntamento telefonico per prendere appuntamento telefonico per telefonarsi a una certa ora. Lavoro? Politica? Vita? Non scherziamo. Massimo vacanze. Guardano fuori, registrano il figurone. Image oblige… Lo Zingarelli dovrà proprio ristamparla la sua pagina 851.

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EDILAND Edizioni ®

QUANDO UT SIGNIFICA AFFINCHÉ

EDILAND ® Poliedro Design Edizioni

Massimo Consorti

Vittorio Amadio - scultore, pittore, incisore - Stampa su Acquerello Epson, 2007

rivista bimestrale d’arte e fatti culturali

Redazione - Amministrazione Via Toscana 104/c · 63039 San Benedetto del Tronto (AP) Tel. / Fax 0735.86464 www.edilandeditrice.com - info@edilandeditrice.com

6,00

editoria d’arte, tradizione d’intelligenza e di bellezza

Gastone Mosci

L’

acquaforte che si sposa con la poesia, la letteratura che viaggia con la grafica è una tradizione forte nelle Marche. Appartiene all’ordine dell’intelligenza e della bellezza. Artisti poeti e collezionisti s’incontrano. Un gruppo sociale si esalta di fronte all’editoria d’arte nelle forme della plaquette e del foglio con incisione, nel formato di un libro di fiction, da In-16° a1 fino a In-4° di un foglio A4, oppure un A3 quasi a sfiorare un folio in quarto. Il 3 marzo scorso nella Casa di Raffaello a Urbino, l’Associazione Culturale La Luna di Casette d’Ete ha festeggiato il decennale della sua attività editoriale e d’arte. Eugenio De Signoribus, Enrico Capodoglio insieme ad incisori della prima ora, come Sandro Pazzi, Antonio Battistini, Rossano Guerra ed altri hanno presentato una suggestiva edizione di incisioni e poesie. Con il seguito della mostra di decine di grafiche e plaquette. Oggi, si svolge a S. Benedetto del Tronto, un meeting sulla linea di Palazzina Azzurra, con un indirizzo mirato verso una forma inedita di comunicazione minima d’arte, erede di esperienze come le edizioni, negli anni novanta, della Stamperia comunale d’arte Riviera delle Palme, delle creazioni grafiche della Stamperia dell’Arancio a Grottammare e ad Ascoli Piceno delle Edizioni La Sfinge Malaspina. Questo mondo di creatività continua registra nella regione una costellazione di altre case editrici (per capire: “Dalla Traccia al Segno”, a cura di Silvia Cuppini, De Luca, 1994). Le Edizioni Bucciarelli di Ancona (anni ’60-’80) hanno prodotto sessanta livres d’artiste. Brenno Bucciarelli iniziò con Ungaretti e Lucio Fontana e concluse con Maritain e Pericle Fazzini. Carlo Antognini con le Edizioni L’Astrogallo, 1973-1977, propose più di dieci pubblicazioni d’arte, a partire da Valerio Volpini e Arnoldo Ciarrocchi per passare attraverso don Italo Mancini e Remo Brindisi. Negli anni Settanta a Macerata la Nuova Foglio giocò un ruolo unico nel rapporto con l’Accademia di Belle Arti ed il gruppo artistico europeo Cobra (il repertorio: “Il libro d’arte nelle Marche”, a cura di Luigi Dania, Fermo, 1995). L’irradiazione moderna dell’editoria d’arte viene da Urbino con la Scuola del Libro, fondata nel 1925, sotto la tutela di Adolfo De Carolis e docenti come Aleardo Terzi, Mario Delitala, Francesco Carnevali, Leonardo Castellani, Piero Sanchini, Umberto Franci, Carlo Ceci. Gli studenti si dedicavano all’incisione, realizzavano la confezione completa del libro. Carnevali insegnava teatro, Castellani raccontava l’acquaforte. I libri d’arte degli studenti erano di Salvatore Fiume, Brindisi, Ciarrocchi, Renato Bruscaglia, Dante Panni. Grandi amici della Scuola erano Carlo Bo e Paolo Volponi. Numerose le attività editoriali gemmate dagli anni settanta: Ca’ Spinello di Fermignano, Stamperia Posterula, Santa Chiara, Il Nuovo Leopardi, Il Colle, Studio Tre e, oggi, G.F. di Urbino, Edizioni La Pergola di Pesaro, Nuove Carte di Fano e Arti Grafiche della Torre di Casinina. E non è tutto.

MMVII - AI - III - I

Mario Narducci

S

poeti testimoni di verità i può definire l’indefinibile? Poiché, personalmente, questo dubbio resta irrisolto, è con difficoltà che rispondo a Massimo Consorti, Direttore di questa nuova testata di cultura. E allora dico subito che se una definizione le si deve dare, si può dire soltanto che la poesia altro non è che il linguaggio della verità. Non la verità, che è l’assoluto. Ma il linguaggio per esprimerla, questo sì. La poesia, infatti, è parola autentica. Significante solo ciò che propone e non altro. Il poeta è l’uomo della parola. Che “è” nel momento stesso in cui viene pronunciata. In questo il poeta è la persona più prossima a Dio, per il quale, come nella Genesi, tutto ciò che disse fu. O almeno dovrebbe essere, perché quando alla parola si pongono condizioni anche inespresse, quando si propone la parola con riserva, anche la poesia naufraga, sì che a restare in piedi è solo la forma vuota, che non regge il confronto né con gli uomini né con il tempo. L’autenticità della parola, allora, fa la verità. E’ la verità. E la verità fa la poesia. Non credo esistano poeti mendaci. O se lo sono nella vita, sicuramente non lo sono nell’attimo in cui tracciano la parola poetica. Il privilegio della parola. Dovrebbe essere esclusiva di tutti coloro che assumono la scrittura come forma d’arte, e non solo poetica. Significare quel che è, dentro e fuori di noi, è allora dono mai apprezzabile pienamente. E non è valutabile né dal successo editoriale, né dalla dovizia scritturale. Se così fosse, l’arte della parola sarebbe a rischio, non meno di quella della pittura, quando la si misurasse solo dal riscontro dei galleristi. Ecco allora che l’anima della poesia, altro non è che la verità. Qualche mese prima della scomparsa, ho avuto modo di intervistare il massimo poeta giapponese Kikuo Takano il quale, dopo un primo periodo di adesione alle avanguardie, se ne era, inspiegabilmente, allontanato. Gliene domandai il perché e la risposta fu raggelante: “Perché le avanguardie sono senz’anima”. Penso si tratti di una risposta illuminante. La poesia, come le altre forme d’arte, non permette giochi di sorta. E i poeti, che ne sono i testimoni, sono solo persone che impegnano la propria vita quali artefici e garanti della verità.

MMVII - AI - III - I

UT n.1 esce in 129 copie

L’estate bella attende un filo d’aria che spiri dalla riva al mare aperto. Nell’apparente calma della sera una barca s’imbarca alla deriva …veleggia ondeggia accelera spiata e scampa la nottata

All’interno una stampa d’arte a tiratura limitata, in esclusiva per UT.

(bonaccia)

MMVII - AI - III - I

Sp

nessun rosario nessuna coroncina dietro lo spegnimento nemmeno la novena portata a lenimento…

rivista bimestrale d’arte e fatti culturali · anno I - MMVII - III - I · Ediland® Poliedro Design Edizioni

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Direttore Massimo Consorti, Art director Francesco Del Zompo, Supervisor Pier Giorgio Camaioni

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e… volgiti, vai… di qua aghi bacili garzette cotonine flaconi isteriliti striminziti svaghi intrugli e scorrimenti (proliferano maghi)

UT è stampata su carta Elle Erre 220g della Cartiera Fabriano, con Epson 4800. Per la composizione: carattere Excelsior. L’Opera di Vittorio Amadio è stampata su carta Acquerello Epson.

(cura sollecita)


Opera di Vittorio Amadio Senza titolo stampata su carta Acquerello Epson con uno scritto di Massimo Consorti


Ex libris

UT è un progetto Ediland ® rivista bimestrale d’arte e fatti culturali

Anno I - Marzo - n. I In questo numero

Simply Paul Cox Massimo Consorti Editoria d’Arte. Tradizione di intelligenza e bellezza Gastone Mosci

Poliedro Design Edizioni

Articoli, saggi, riflessioni, segni d’arte per chi desidera capire, approfondire, colloquiare con tutto quello che c’è dietro l’immagine.

L’immagine è un SUV (Stupid Utility Vehicle)

Pier Giorgio Camaioni Poeti testimoni di verità Mario Narducci Poeti e Poesia Maria Lenti L’Opera Vittorio Amadio

Direttore Massimo Consorti Art Director Francesco Del Zompo Supervisor Pier Giorgio Camaioni

UT è stampata su carta Elle Erre, 220g della Cartiera Fabriano, con Epson 4800. Per la composizione: carattere Excelsior. L’Opera di Vittorio Amadio è stampata su carta Acquerello Epson.

Info 0735.86464 335.409252 - 333.2739791 329.7961366 info@edilandeditrice.com

UT n. 1 marzo 2007, Affinché  

UT, rivista d'arte e fatti culturali. Primo numero, marzo 2007.

UT n. 1 marzo 2007, Affinché  

UT, rivista d'arte e fatti culturali. Primo numero, marzo 2007.

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