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Anno IV numero 140 • venerdì 22 marzo 2013 • copia gratuita in copertina: scatto ed elaborazione grafica di Andrea Bardelli

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SOFFERENZE RECORD

il triste primato della nostra provincia


IN QUESTO NUMERO

VITA DELLA CITTÀ 3 Record di sofferenze per la nostra provincia 5 Ruscelli: «Tutte le scuole sono sicure» 7 Nuovo programma e assessori competenti, le due vie di fuga dalla crisi 10 Relazioni tra i generi: prospettive future 12 Qual è il vero significato dell’uovo di Pasqua? NON PIÙ PAROLE OMAI 8 Fumata nera a Porta del Foro, mentre Santo Spirito inaugura il Museo Storico

AREZZO SPORT 13 Una vittoria e due finali: il C.T. GIOTTO dà spettacolo al torneo Fit 15 Benedetta Cuneo, un salto che vale più di un sogno 16 Adesso è proprio tutto un altro Arezzo 17 A un passo dal cielo con Elio Gustinetti 18 Gli Aquilotti 2002 della Sba, 19 bambini capaci

di sorprendere 19 Rampichiana, pronti per la partenza 20 Formazione e sicurezza nelle acque: riparte il corso da bagnino CULTURA 21 Il racconto autobiografico del regista al Giardino delle Idee: “La grande invenzione” di Pupi Avati 22 Raspini, un secolo di storia familiare intrecciata a quella di un territorio 23 L’arte aliena di Antonella Cedro in un libro 24 Tre artisti in mostra tra mito, storia, favola e vita reale 25 Ad Arezzo un nuovo palcoscenico per le giovani compagnie 26 Il secondo album dei Quigoh esalta le qualità della band aretina COCKTAILS & DREAMS 29 Il Bloody Mary

“IL SETTIMANALE DI AREZZO“ È UNA TESTATA EDITA DA EDIZIONI GIORGIO VASARI SRL ANNO IV NUMERO 140 – VENERDÌ 22 MARZO 2013 © EDIZIONI GIORGIO VASARI DIRETTORE RESPONSABILE: FRANCESCO CIABATTI, EMAIL FRANCESCOCIABATTI.EGV@ GMAIL.COM VICEDIRETTORE: MARCO BOTTI, EMAIL MARCO.BOTTI9@GMAIL.COM REDAZIONE: ELENA AIELLO, ENRICO BADII, ANDREA BARDELLI, GIACOMO BELLI, SERENA CAPPONI, FERNANDA CAPRILLI, MARCO CAVINI, GIACOMO CHIUCHINI, DORY D’ANZEO, JACOPO FABBRONI, CECILIA FALCHI, ELETTRA FIORINI, MICHELE GIUSEPPI, SARA GNASSI, ILARIA GRADASSI, VALERIA GUDINI, GIACOMO MANNESCHI, CHIARA MARCELLI, LUCIO MASSAI, DAVID MATTESINI, FABIO MUGELLI, OMERO ORTAGGI, VALENTINA PAGGINI, ROBERTO PARNETTI, LUCIANA PASTORELLI, IVANA MARIANNA PATTAVINA, LUCA PIERVENANZI, CHIARA SAVARINO, ALESSIO SEGANTINI, LUCA STANGANINI, VALENTINA TRAMUTOLA, LUCA TRIPPI. FOTO: ANDREA BARDELLI, ROBERTO PARNETTI, SAIMON SAVINI AMMINISTRAZIONE: EDIZIONI GIORGIO VASARI SRL, VIA MANTEGNA 4, 52100 AREZZO (AR), TEL. 392/95.96.285, FAX 0575/16.57.738, EMAIL EDIZIONIVASARI@ARUBA.IT PUBBLICITÀ E MARKETING: PAOLA PRATO, 333/46.04.264, PAOLAPRATO.EGV@GMAIL.COM AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE DI AREZZO 02/2010 DEL 10 FEBBRAIO 2010 ISCRIZIONE AL REGISTRO DEGLI OPERATORI DELLA COMUNICAZIONE AL N. 19155 STAMPA: LA ZECCA SRL, VIA UMBERTO TERRACINI 25/27, 52025 FRAZ. LEVANE, BUCINE (AR), TEL. 055/91.80.101, FAX 055/91.80.412, EMAIL INFO@TIPOGRAFIALAZECCA.IT

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RECORD DI SOFFERENZE PER LA NOSTRA PROVINCIA di Francesco Ciabatti

IN QUESTO CONTESTO, IL BILANCIO PRESENTATO DA BANCA ETRURIA – CHE NELL’ULTIMO ANNO HA SOSTENUTO CENTINAIA DI AZIENDE E DI FAMIGLIE – È MOTIVO DI OTTIMISMO. FORNASARI E BRONCHI CI AIUTANO A CAPIRE PERCHÉ

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e sofferenze lorde delle banche italiane a dicembre 2012 hanno raggiunto il livello record di quasi 125 miliardi (3,1 miliardi in più rispetto a novembre e 17,8 miliardi in più rispetto a fine 2011). Ricordiamo che le sofferenze sono quei crediti bancari per i quali la possibilità di essere riscossi risulta praticamente compromessa, e per cui sono iniziate azioni giudiziarie. Solo in Toscana, a fine maggio 2012, le sofferenze erano di 8,8 miliardi (+27% rispetto all’anno precedente). In questo quadro la provincia di Arezzo si inserisce con dati di sofferenze bancarie tra i più alti d’Italia. A fine 2012 il rapporto delle sofferenze lorde sugli impieghi secondo i dati Abi è il seguente: – Italia: 6,52% – Toscana: 8,50 % – Firenze: 7,07% – Arezzo: 13,58% La provincia di Arezzo ha avuto un incremento di sofferenze rispetto al 2011 molto superiore ad altre province, passando dal 9,66% al 13,58% e risultando la provincia toscana con la maggior sofferenza. Il dato relativo al solo settore imprese è ancora peggiore: quasi un quinto degli impieghi (18,6%) è una sofferenza sul sistema (il dato nazionale è del 9,91%).

In questo mare in tempesta, nel territorio aretino c’è un solido porto a cui le aziende e le famiglie hanno fatto riferimento. Banca Etruria, nonostante il periodo di crisi, non ha diminuito il proprio impegno di “banca del territorio” portando ossigeno all’economia aretina. Questo è quanto emerso dal bilancio presentato dal presidente Giuseppe Fornasari e dal direttore generale Luca Bronchi i quali hanno spiegato come, nonostante un saldo negativo di 186 milioni relativo all’esercizio del 2012, l’istituto goda oggi di ottima salute. «Stiamo vivencontinua a pag. 4

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do – spiega Bronchi, – il quinto trimestre consecutivo di recessione con il Pil in costante calo, con centinaia di migliaia di aziende in difficoltà, il reddito in diminuzione e un forte aumento della disoccupazione. È naturale che una banca del territorio rifletta nei suoi bilanci le difficoltà delle economie a cui fa riferimento. Negli ultimi mesi, ad esempio, abbiamo assistito a casi di default aziendale di gruppi industriali molto importanti di Arezzo e della provincia, con concordati e piani di sostegno che hanno comportato un importante sforzo aggiuntivo della nostra banca». Alla luce di tale situazione, il bilancio negativo non preoccupa Banca Etruria ma, al contrario, offre numerose indicazioni positive in vista del futuro. Questo perché gran parte del saldo è dovuto all’assorbimento di oltre 350 milioni di rettifiche su crediti deteriorati originati per il 94% da operazioni accese prima del gennaio 2009 e, dunque, prima del cambio di management e della crisi. Oltre 100 milioni, invece, sono dovuti a componenti di costo straordinarie, non ripetibili e volte a rafforzare i fondamenti di bilancio della banca. Tutti valori che in futuro non si ripresenteranno. «La banca ha saputo resistere a questa situazione di grande difficoltà – continua il Direttore generale. – Il risultato economico negativo non ci preoccupa perché non crea alcun problema patrimoniale: la banca resta solida, non ha problemi di liquidità e ha dimostrato di poter rimanere al servizio delle imprese e delle famiglie del territorio. Abbiamo sostenuto costi straordinari ma la gestione operativa è positiva e in crescita, dunque la banca funziona bene e può guardare al futuro in assoluta tranquillità». Anche nel 2012 Banca Etruria ha mantenuto viva la vicinanza al territorio, assorbendo molte delle difficoltà delle aziende e rinnovando il proprio impegno in 4

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termini occupazionali e di iniziative a sostegno della comunità. Il primo dato positivo è proprio la fiducia del territorio, con il gruppo che ha mantenuto un patrimonio di 300.000 clienti e 65.000 soci e che, anzi, nel 2012 ha trovato 5200 nuovi clienti. Il valore aggiunto distribuito dalla banca è stato pari a 253 milioni di euro, un dato che fa riferimento alla ricchezza distribuita nel corso dell’anno ai dipendenti, agli Enti locali e alla collettività, contribuendo dunque al benessere della comunità. In questo ambito si inseriscono anche le iniziative culturali (i progetti per i giovani, gli eventi, gli interventi a favore del patrimonio artistico…) e le politiche in termini occupazionali, con l’attivazione di un fondo di solidarietà per accompagnare alla pensione 130 risorse e per assumere un centinaio di giovani neolaureati. In termini di razionalizzazione dei costi è da ricordare l’acquisizione di Conetruria e di Etruria Leasing, due rami d’azienda incorporati per abbattere le spese e per ottenere nuovi vantaggi operativi. Infine c’è il “Progetto Shuttle” con Banca Etruria che si è fatta carico di 480 imprese toscane le quali, strutturalmente sane ma in difficoltà economiche, sta traghettando con importanti investimenti al di fuori della crisi. «Non siamo venuti meno al nostro dovere di stare accanto al territorio – conclude Fornasari. – Banca Etruria è l’unica banca che sente una forte responsabilità verso Arezzo e la sua provincia, dunque ha voluto fare da stabilizzazione di questo sistema economico tanto in difficoltà, dando sostegno e speranza all’intero tessuto locale. Sono ottimista perché ritengo che il peggio sia ormai passato e che, da ora in poi, potremo solo tornare a crescere». [si ringrazia Marco Cavini per la preziosa collaborazione]

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RUSCELLI: «TUTTE LE SCUOLE SONO SICURE»

di Cecilia Falchi

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rancesco Ruscelli, assessore provinciale per l’Edilizia scolastica, ci delucida sulla reale situazione delle scuole della Provincia, in risposta alle preoccupazioni della Consigliera provinciale del PdL Lucia Tanti sull’esaurimento delle risorse destinate all’edilizia scolastica. «La situazione dei fondi per l’edilizia scolastica è direttamente legata al Patto di Stabilità che ha determinato una graduale riduzione della capacità di spesa degli Enti locali. La Provincia di Arezzo prima poteva far fronte a pagamenti per 40 o 50 milioni di euro, quest’anno la cifra è scesa a 10 milioni di euro.

Dal 2004 il finanziamento all’edilizia scolastica è completamente a carico della Provincia, e gli investimenti nell’ultimo biennio sono calati nettamente. Il 2009 è l’ultimo anno dei grandi investimenti. Al momento in corso ci sono i lavori per la gestione del Campo Scuola per un investimento di 6 milioni di euro, l’adeguamento sismico dell’Iptc e dell’Itc di Poppi, il consolidamento dopo un cedimento del fondale della palestra di Foiano. Ammontano a ben 10 milioni gli investimenti “cantierabili” in attesa dello sblocco del Patto di stabilità: l’adeguamento sismico del Liceo Scientifico di Sansepolcro, la ristrutturazione del vecchio Liceo Musicale di Arezzo, la ristrutturazione dell’Ipsia in via Fiorentina, l’adeguamento normativo dell’Itc di Sansepolcro, del Liceo Classico di Cortona, l’allargamento dell’Itis “Galileo Galilei”. continua a pag. 6

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Le vere difficoltà sono però i lavori di manutenzione. Più di 20 milioni sono i tagli alla parte corrente del bilancio a cui le opere di manutenzione si riferiscono. Per quest’anno comunque ci siamo impegnati nel Progetto “Rinnova Aule” e nel Progetto “EnergicaMente” per migliorare l’efficienza energetica dei servizi scolastici. Per attuare un’operazione verità sulla situazione delle scuole superiori in Provincia, ho intenzione nel mese di aprile di convocare gli Stati Generali dell’Edilizia scolastica, invitando i sindaci, gli amministratori pubblici, i rappresentanti dei genitori e degli studenti e i presidi di tutte le scuole. Per quanto riguarda il riscaldamento va ripensata la gestione del calore, non possiamo tenere acceso il riscaldamento 24 ore al giorno negli edifici scolastici, in questo modo siamo già riusciti a risparmiare migliaia di euro

semplicemente gestendo meglio gli orari di accensione. Il nostro obiettivo è comunque arrivare a 200 mila di euro di risparmio». Per l’Istituto d’Arte si parla di casi di affollamento. «Noi come Provincia non possiamo prevedere con certezza quale sarà la risposta degli studenti in iscrizioni, si lavora su statistiche. Dobbiamo confrontarci con l’aumento delle iscrizioni all’Artistico e all’Itis, consapevoli però che la crisi è forte e i fondi sono pochissimi». Quali sono le scuole che necessitano di migliorie o veri e propri lavori strutturali? «Ci sarebbe bisogno di interventi a Ragioneria o all’Istituto “Colonna”: la cosa più semplice sarebbe creare scuole nuove perché hanno una capacità di risposta

migliore alle esigenze didattiche e anche per fronteggiare meglio alle emergenze. Con la crisi costruire scuole nuove diventa impossibile. Nel Valdarno si dovrebbe intervenire su Itis e Ipsia». In caso di emergenza, come per un terremoto, ci si chiede come risponderanno le strutture. «Tutte le scuole sono sicure, per le scuole costruite negli anni Sessanta ci sarebbe bisogno di una manutenzione aggiuntiva, e in questo caso il vero dramma sociale è che anche gli interventi antisismici sono bloccati dal Patto di Stabilità. È tutto bloccato, e la stessa incertezza sul futuro delle Province pone l’incognita sul futuro della stessa competenza dell’edilizia scolastica».

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NUOVO PROGRAMMA E ASSESSORI COMPETENTI, LE DUE VIE DI FUGA DALLA CRISI

di Marco Cavini

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a politica aretina sta vivendo giorni cruciali. L’ormai prossimo rimpasto della Giunta comunale rappresenterà un momento decisivo per trainare la città fuori dalla situazione stagnante in cui attualmente langue, anche se per intravedere la luce saranno necessari un nuovo programma e una scelta degli assessori basata sulla competenza e non su meri giochi politici. A sostenere tutto questo è Luigi Scatizzi, consigliere comunale del Nuovo Polo per Arezzo, che propone una riflessione sul particolare momento storico vissuto dalla città. «Il sindaco Fanfani – avvia Scatizzi – ha vinto le elezioni e quindi spetta a lui e alla sua maggioranza la possibilità e il dovere di indicare la via per dare la svolta ad Arezzo. Per riuscirvi deve però ammettere che le attuali condizioni cittadine sono profondamente diverse da quelle del periodo elettorale e che per affrontare l’attuale crisi occorre un nuovo programma». Arezzo sta così male? «La città sta vivendo il peggior periodo della propria recente storia. I due settori trainanti, l’orafo e il tessile, sono entrati in una crisi profonda e anche il comparto edile risente di una significativa flessione, con effetti ben visibili anche nei settori commerciali e nei servizi. In tale situazione la Giunta deve farsi carico di scelte politiche decise, senza nascondersi dietro a impedimenti politici o partitici». Cosa è lecito aspettarsi dal Sindaco? «Fanfani deve mostrare audacia e prendere decisioni coraggiose senza preoccuparsi dei successivi risvolti politici. Al momento il Sindaco sembra stretto in un angolo in cui l’unica preoccupazione è scegliere se nominare assessori tecnici o politici, ma, al contrario, dovrebbe aprirsi alle tante eccellenze della nostra comunità per studiare un nuovo piano di rilancio cittadino». Dunque lei auspica un’apertura verso l’esterno? «Sarebbe importante che le eccellenze e le personalità del territorio contribuissero con progetti e idee nel creare le condizioni per un radicale cambio di rotta della città». Non crede che tale apertura porti malumori all’interno dei partiti? «Il Pd e gli altri partiti che appoggiano la Giunta dovrebbero uscire dalla logica delle nomine interne, che tanto poco portano alla collettività, rendendosi disponibili a un serio dibattito per raggiungere un nuovo programma basato esclusivamente sull’interesse generale. Questo può essere un punto d’incontro tra tutte le forze politiche per garantire governabilità e futuro alla città».

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NON PIÙ PAROLE OMAI… a cura di Roberto Parnetti

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FUMATA NERA A PORTA DEL FORO

iente da fare a Porta del Foro! La tormentata vicenda che ha investito il Quartiere della Chimera non ha ancora trovato una soluzione e il primo tentativo della commissione elettorale non ha dato i frutti sperati. Una fumata nera dunque sale dal “comignolo” della sede storica di San Lorentino, per una crisi che ancora sembra lontana dal risolversi. Il commissario straordinario Carlo Cigna era riuscito, dopo molti incontri con gli ex dirigenti e i “papabili”, ad avviare le procedure per la costituzione della commissione elettorale, in vista poi delle elezioni, ma alla scadenza dell’ultimo giorno utile per presentare le candidature non si era raggiunto il numero minimo di candidati al Consiglio direttivo, ovvero 17. Cigna ha dunque preso atto di tutto ciò convocando una nuova assemblea dei soci che si svolgerà proprio questa sera (venerdì 22), nella quale sarà ridefinito il numero dei membri del Direttivo, con una probabile riduzione, oltre che per cercare altre persone che possano dare il proprio contributo alla causa giallorossa in questa grave crisi la quale, come un vero e proprio tsunami, ha travolto il quarto della Chimera (ricordiamo che attualmente le figure a cui si rifanno le due correnti che dovrebbero contendersi le sedie del Direttivo sono Paolo Ciarpaglini e Sandro Sganappa). È ovvio che a pesare sulla situazione è anche la cifra che servirà per ripianare il deficit presentato nella precedente assemblea, ammontante a circa 30.000 euro. Non sarà certo un lavoro semplice, ma l’auspicio di tutti i “chimerotti” è che tale situazione possa giungere a una conclusione in tempi rapidi, tenuto poi conto che alla Giostra di giugno non manca molto. PORTA SANTO SPIRITO INAUGURA IL MUSEO STORICO

Festa grande domani (sabato 23) alle ore 17 al Bastione di Ponente (via Spinello) per l’inaugurazione della Sede Storica e del Museo del Quartiere gialloblù. La cerimonia rientra nel programma della XXI Giornata FAI (Fondo Ambiente Italiano) di Primavera, che quest’anno vede protagonista proprio il Quartiere della Colombina con l’iniziativa denominata “Santo Spirito. Un Quartiere da reinventare”. Il ricco programma vedrà visite guidate al Quartiere ma anche nelle zone limitrofe: le chiese di San Antonio Abate a Saione e San Bernardo, il Palazzo del Governo e la visita alla zona archeologica del Pionta, con le necropoli etrusco-romana e gli 8

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scavi del Duomo vecchio. Nel Bastione di Levante (via Aretino) sarà allestita una interessante mostra fotografica con stampe dei Bastioni prima dell’abbattimento delle mura, della cinta muraria medicea, avvenuto nel 1893. Il momento clou, per il popolo gialloblù, sarà comunque l’inaugurazione del Museo (realizzato grazie all’apporto dell’Amministrazione comunale dell’ex Circoscrizione 3 di Saione e con il contributo di Banca Etruria) che vedrà la partecipazione delle autorità cittadine e del mondo giostresco. Nel museo saranno ospitate le Lance d’Oro, alcuni costumi storici e cimeli della storia del Quartiere e della Giostra, per un luogo che andrà ad arricchire le bellezze della nostra città e che ovviamente sarà disponibile a tutti i cittadini e ai turisti.

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l presidente dell’Istituzione “Giostra del Saracino” Agnolucci, il commissario straordinario di Porta del Foro Cigna e i rettori dei Quartieri (Bichi, Gori e Carboni) alla cerimonia in onore del centesimo compleanno del giostratore Tripoli Torrini, dettto “Tripolino” che si è svolta domenica scorsa a Pozzuolo Umbro. Nella foto di Saimon Savini la consegna del piatto realizzato, per tale occasione, dall’artista Alessandro Marrone.

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RELAZIONI TRA I GENERI: PROSPETTIVE FUTURE

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ra passaggi più intensi del discorso della neo-eletta presidente della Camera Laura Boldrini, caratterizzato dalla richiesta di cambiamento, di attenzione ai soggetti di Luciana più deboli, alla giustizia sociale, particolarmente significativo è stato il richiamo al Pastorelli Parlamento – e alla Politica più in generale – a farsi carico “dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore”. Nelle settimane precedenti, in vista dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, il rapporto Le Voci Segrete della Violenza 2012, curato dal Telefono Rosa, aveva consegnato al Paese le testimonianze di 1562 donne (1291 di nazionalità italiana e 271 di origini straniere) vittime di abusi e violenze. In quei dati c’è la conferma che in Italia a picchiare, ferire, uccidere, stuprare sono principalmente i mariti (48%), i conviventi (12%) o gli ex (23%), che la violenza avviene quasi sempre tra le mura domestiche e sempre di più davanti ai figli (82%). La “violenza assistita” è sottovalutata: senza un aiuto adeguato, può comportare serie problematiche comportamentali e psicologiche per i minori; inoltre crescere in un clima violento significa assimilare una modalità di relazione violenta che potrebbe ripetersi nei rapporti affettivi da adulti. I figli sono anche la principale ragione (27%) per cui le donne non denunciano le violenze subite: hanno paura di perderli o, spesso, sono convinte di proteggerli. Nel 2012 le donne uccise dall’amore “malato” dei propri uomini sono state 124. Tantissime hanno subito violenza psicologica, minacce, violenza economica. La dipendenza economica è un fattore determinante della violenza di genere perché rende più difficile, a volte impossibile, allontanarsi dal contesto violento.

ACCONCIATURE DA CERIMONIA E DA SPOSA 10

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L’identikit degli uomini che in Italia usano violenza sulle donne è sorprendente: si tratta di uomini “normali”, all’interno di relazioni sentimentali o in famiglie “normali”, e ciò che è ancora più sorprendente e che questo quadro socio-culturale rispecchia, tristemente, il Nord e il Sud del Paese. Certo è difficile dimenticare che in Italia fino al 1981 era in vigore l’articolo 587 del Codice Penale sul delitto d’onore (Omicidio e lesione personale a causa di onore) e che fino al 1996 lo stupro era sanzionato come reato contro la morale pubblica e il buon costume. È difficile dimenticare che lo scorso anno un Rapporto delle Nazioni Unite dichiarava che nel nostro Paese “gli stereotipi di genere, che predeterminano i ruoli di uomini e donne nella società, sono profondamente radicati”, e che alle donne è affidato

“il pesante fardello in termini di cura delle famiglie, con un contributo da parte degli uomini che è tra i più bassi nel mondo”. Nel mese di settembre del 2012 l’Italia ha sottoscritto la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica ed entro il 2013 dovrà dotarsi di un Piano Nazionale contro la Violenza: il nostro auspicio è che accanto a leggi efficaci per proteggere le vittime della violenza si attuino politiche che rimuovano gli ostacoli all’occupazione femminile, che eliminino la disparità retributiva fra lavoratori e lavoratrici, che frantumino il “soffitto di cristallo” che impedisce alle donne di raggiungere i vertici in ambito professionale, che creino le condizioni per una società giusta e rispettosa dei diritti di tutti. lu.pastorelli@libero.it

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Qual è

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il ver o sig nifica to de ll’uo vo di

n tutto il mondo, l’uovo è da sempre il  simbolo della Pasqua. Quanti di noi ne conoscono però il significato autentico? Secondo la tradizione pagana esso è il simbolo della vita che nasce, mentre presso greci, cinesi e persiani, l’uovo era anche il dono che veniva scambiato in occasione delle feste primaverili, quale simbolo della fertilità e dell’eterno ritorno della vita. Gli antichi romani usavano seppellire un uovo dipinto di rosso nei loro campi, per propiziarsi un buon raccolto. Gli ortodossi usano ancora oggi colorare così le loro uova e metterle sopra le tombe, quale augurio per la vita ultraterrena. La Pasqua cade tra il 25 marzo e il 25 aprile, ovvero nella prima domenica successiva al plenilunio che segue l’equinozio di primavera. A Pasqua, insomma, si festeggia proprio il giorno in cui si compie il passaggio dalla stagione del riposo dei campi a quella della nuova semina e quindi della nuova vita per la natura. Anche nella Pasqua cristiana è presente l’uovo, quale dono augurale, che ancora una volta è simbolo di rinascita, ma questa volta non della natura bensì dell’uomo stesso, della resurrezione di Cristo: il guscio dunque rappresenta la tomba dalla quale Cristo uscì vivo. Dipinto o intagliato,di terracotta o di cartapesta, l’uovo è parte integrante della ricorrenza pasquale e soprattutto a quello di cioccolato nessuno dovrebbe mai rinunciare. Le uova di cioccolato Vestri possono garantirti qualità e prezzo poiché realizzate con un cioccolato conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, e per Noi aretini tutto questo è a portata di mano. Quest’anno, poi, Danielo Vestri ha creato per voi, assieme ai suoi maestri cioccolatai, le uova di cioccolato. Oltre alla risaputa sorpresa che si cela da sempre dentro a ogni uovo, c’è quest’anno un’ulteriore gustosa novità: il cioccolato morbido come ripieno al suo interno, ed è davvero incredibile. Comprate e regalate le uova pasquali nostrali, non solo sono sinonimo di buon auspicio ma sono più fresche, più buone e poi… sono Vestri!

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in copertina

Circolo Tennis Giotto

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l Circolo Tennis Giotto forgiano grandi atleti. Da anni la società aretina sta investendo tutti i propri sforzi sul settore giovanile, diventando una fucina di tanti giovani di “belle speranze” e raggiungendo grandi risultati in Toscana e in Italia. A conferma del valore del vivaio del Giotto arrivano la vittoria e le due finali ottenute dal circolo nell’ultima tappa del “Circuito Nazionale Giovanile”, il più importante torneo organizzato dalla Federazione Italiana Tennis e riservato alle categorie dall’Under 10 all’Under 16. Giocato a inizio marzo sui campi della città di Arezzo, al torneo si sono sfidate le maggiori promesse del tennis italiano, con 425 atleti che hanno dato vita a un evento spettacocontinua a pag. 14

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Una vittoria e due finali: il Giotto dà spettacolo al torneo Fit Il tennista Filippo Fratini si impone nell’Under 16, ma raccolgono applausi anche Andrea Pecorella e Chiara Girelli [segue da pag. 13]

lare e di altissimo livello tecnico. Il miglior risultato è la vittoria di Filippo Fratini nel di Marco torneo Under 16, con l’atleta del Giotto che si è confermato tra i big del tennis gioCavini vanile nazionale bissando il successo ottenuto nel 2012. Classe 1998, Fratini si è imposto dopo un bel derby in finale vinto con un doppio 6-2 contro l’amico e compagno di circolo Andrea Pecorella, la grande sorpresa della manifestazione. Pecorella è stato protagonista di un torneo perfetto in cui, da vero e proprio outsider, ha eliminato avversari ben più quotati: il capolavoro dell’aretino è arrivato sabato 9 marzo quando, nel giro di poche ore, ha prima battuto ai quarti l’anconetano Alessandro Marziali con un 6-3 al terzo set e poi si è ripetuto in semifinale contro la testa di serie n. 4 Tommaso Dinelli della Coop. Tennis Livorno, sconfitto con un netto 6-0 sempre al terzo set. «I nostri due atleti hanno monopolizzato il torneo – afferma il direttore sportivo Alessandro Fratini. ­– Lo scorso anno il Giotto aveva dominato l’Under 14 raggiungendo la finale con lo stesso Fratini e con Alessio Bulletti, un risultato incredibile che pensavamo difficile da ripetere. In questa stagione abbiamo fatto ancora meglio, perché siamo riusciti nella grande impresa di confermarci e di giocare un nuovo derby nell’atto decisivo dell’Under 16 con due tennisti al primo anno nella categoria». Un’altra grande affermazione è arrivata nell’Under 12, un torneo in cui Chiara Girelli è arrivata fino alla finalissima. Nata nel 2002, Girelli ha compiuto un’impresa in semifinale battendo al terzo set la testa di serie n. 1 Giada Bellini del Tc Le Signe, atleta di un anno più grande; la corsa della tennista del Giotto si è fermata solo in finale contro la Chiara Girelli fuoriclasse umbra Matilde Paoletti. «Come ciliegina sulla torta di questo bel torneo è arrivato l’acuto di Girelli – continua il ds. – Questi risultati dimostrano il valore del nostro settore giovanile, un settore in costante crescita e con numerosi ragazzi in grado di arrivare ai vertici di tutti i tornei disputati». Tra gli altri atleti del Giotto, meritano una citazione anche Bulletti, arrivato ai quarti di finale nell’Under16, Tommaso Acciai, uscito di scena agli ottavi nell’Under 14, Matilde Mariani e Agnese Ceccarelli, eliminate agli ottavi nell’Under 12. «Questi risultati – conclude Fratini – ci forniscono tanto entusiasmo in vista dei proseguo della stagione e rafforzano la nostra convinzione sul fatto che la strada che abbiamo intrapreso sia quella giusta».

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da sx, il presidente Benvenuti, Pecorella, Fratini F., Fratini A., Caneschi

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Benedetta Cuneo di Giacomo Belli

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un salto che vale più di un sogno

è poco da dire. La nostra Benedetta Cuneo è ormai una certezza dell’atletica nazionale. Alcuni detrattori potrebbero accusare queste parole di troppa avventatezza, ma a confutarli non sono solo gli strepitosi risultati ottenuti il 23 e 24 febbraio ad Ancona, bensì la semplicità, quel sorriso grande e la voglia di continuare a vivere un sogno che si leggono nitidamente negli occhi di Benedetta, anche dopo un mese dalla sua duplice impresa. Alle soglie della primavera, la nostra concittadina è uscita dalla spessa coltre di neve bianca, sbocciando atleticamente come nessuno, nemmeno lei, si sarebbe mai aspettato: il regalo è stato un doppio titolo italiano nel salto in lungo e nel salto triplo ai campionati Italiani Indoor Allievi. Risultati prestigiosi per un vivaio, quello dell’AlgaEtrusca Atletica, tra i più prolifici a livello nazionale. «C’è voluto tempo per somatizzare quei risultati riportati ad Ancona, perché francamente non me l’aspettavo proprio. Non solo per il risultato ottenuto, ma il podio poi! È stato fantastico». Rivive con la mente quegli attimi concitati, Benedetta, e pare davvero di essere lì con lei tanto limpida è la sua emozione: «Già da sabato ero concentrata sulla gara, e per eliminare qualche residuo di tensione accumulata nella notte. Quella era la gara più importante, fino a quel momento, della mia vita. Dopo il salto non mi sono resa più conto di nulla. Non ci potevo credere e mi sono chiesta: “Ma sono stata davvero io a farlo?”. Invece era tutto vero». Emozioni simili l’indomani nel salto triplo. Due risultati che fungono da trampolino di lancio per questa campionessa in erba: se nel salto in lungo è volata fino a 6.16 metri, strappando il biglietto per i prossimi campionati Europei Juniores e guadagnando la prima convocazione in Nazionale, con i 12.99 metri del triplo (quasi record italiano assoluto) è entrata di diritto nella crème internazionale giovanile e come favorita per i mondiali di luglio a Donetsk in Ucraina: «Non so se riuscirò a partecipare a tutti gli impegni che ho davanti, ma mi sto già allenando per essere pronta per luglio e ottobre [gara internazionale a Brasilia, nda]». È certo che per la nostra Cuneo molti sogni che sembravano impossibili da realizzarsi, quasi montagne invalicabili solamente a pensarci, lei invece con determinazione, passione e impegno li ha strappati dal mondo onirico e ha dato loro forma, concretizzandoli. Un esempio per tutti di come, quando si crede davvero in qualcosa e ci si adopera per esso, nulla è impossibile.

Ancora una volta, a insegnarcelo e a renderci partecipi di una grande impresa, è una giovane ragazza con un grande sorriso sempre stampato sulle labbra. Benedetta gioventù!

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Adesso è proprio tutto un altro Arezzo di Luca Stanganini

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eterminato, cinico, concreto, solido, sicuro. Peccato solo che la cura del dottor Nofri sia arrivata un po’ troppo tardi per permettere di coltivare ambizioni diverse da un finale di campionato dignitoso, altrimenti gli scenari sarebbero ben diversi, dato che il passo degli amaranto non ha attualmente nulla da invidiare a quello delle prime della classe. Il Deruta, terza forza del campionato, è stato asfaltato a domicilio, senza possibilità di replica, grazie a una ritrovata solidità difensiva unita a un attacco finalmente capace di sfruttare appieno il proprio potenziale. Martinez, Bianchini e anche Zuppardo stanno vedendo la porta con regolarità, creando i presupposti per concretizzare la mole di gioco espressa. Senza piangerci troppo addosso su ciò che poteva essere e non sarà, né cullarci sugli allori dei buoni risultati recenti, si spera in un abbrivio che permetta, come detto più volte, di programmare serenamente il prossimo torneo, individuando i punti di forza dai quali ripartire, in primis sicuramente la guida tecnica. Il “manico” è buono, vale la pena tenerselo stretto. Horacio MARTINEZ Gioca con rinnovato entusiasmo e si vede, si è sbloccato, sta segnando con regolarità ed è uno dei maggiori beneficiari della cura Nofri. A Deruta dà il via alle danze con un bel gol di testa, seguito dalla dedica al Pontefice argentino, suo connazionale. Habemus Pampa. Simon GENTILI L’altra faccia della medaglia sotto porta, a Deruta cicca un paio di occasioni ghiotte: niente di disastroso ma, nella media di una partita ben giocata da tutti, è apparso al di sotto. Capita. È un classe 1989 che sta giocando forse la sua stagione migliore, le prospettive sono migliori della sua mira. Samuele SERENI Ancora ai box, paga la ruggine della lunga sosta forzata. Speriamo di vederlo presto in campo poiché, magari in coppia con Mencarelli, può formare una coppia di categoria superiore fatta in casa, che parla dialetto aretino. Ma quando sarà, oramai il contributo alla stagione attuale sarà comunque minimo. Peccato.

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di Omero Ortaggi

A un passo dal cielo

CON ELIO GUSTINETTI RIPERCORRIAMO IN BREVE LA STAGIONE 2005-06 NEL QUALE È STATO ALLA GUIDA DELL’AREZZO CHE SFIORÒ LA SERIE A

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l’estate 2005 e dopo la permanenza in B ottenuta all’ultima giornata, ad Arezzo si respira l’aria tipica di una piazza che pretende qualcosa di più importante di una salvezza strappata con la lingua per terra. Per questo, il nuovo ds Pieroni chiama in panchina un tecnico preparato come Elio Gustinetti, pronto a guidare una squadra capace, di lì a pochi mesi, di entrare nella storia del calcio amaranto. Una scelta, quella del tecnico bergamasco, consigliata proprio da un ex amaranto a quel tempo in forza all’Albinoleffe: «È stato Testini a convincermi di scegliere Arezzo sia per la tranquillità del posto che ti permette di lavorare bene, sia per l’entusiasmo della piazza, che tra l’altro ho potuto respirare sin da subito». La piazza è affamata e si stringe intorno a un gruppo che, privo di alcun timore degli avversari, sforna sin da subito un calcio frizzante capace di andare oltre ogni aspettativa: «All’inizio non mi aspettavo di arrivare così in alto ma poi, con l’approdo di grandi giocatori e la crescente unità all’interno dello spogliatoio, in punta di piedi è cresciuta anche la convinzione di poter fare qualcosa di più». Infatti i risultati non tardano ad arrivare, la coppia Floro FloresAbbruscato gira a meraviglia e la squadra inizia a fare davvero paura alle “grandi” della Serie cadetta, e così arriva il veni, vidi, vici al “Delle Alpi” contro il Torino, la caduta dell’Atalanta al “Comunale” e il 2-0 “all’inglese” rifilato al Mantova. Tutti risultati strappati da un gruppo plasmato alla perfezione: «L’unità è stato un nostro punto di forza. C’era molta schiettezza tra i giocatori che tutti insieme erano sempre pronti a mettersi in gioco e dare il massimo». Poi quella maledetta rete e il sogno play-off che si infrange: «C’è stato l’amaro in bocca per non aver potuto giocare i play-off, ma è stata una stagione che ricordo con piacere sia per aver lanciato giovani giocatori, sia per averne recuperati altri, il tutto in una città che mi fatto conoscere nuovi amici al quale sono ancora legato». Poi sappiamo tutti come è andata. Dopo l’addio del “Gus” arriva il ciclone Calciopoli e sull’Arezzo si riabbatte quello spirito masochista che troppe volte ha rovinato tutto sul più bello. Ma i ricordi restano, come i gol di Abbruscato e Floro Flores, la doppietta di Martinetti ad Avellino e la grinta di Carrozzieri e Di Donato, tutti guidati con sapienza da Gustinetti che in quella stagione ci fece volare davvero. Sì, fa piacere via Fiorentina 20/22, accanto Hotel Minerva ricordare tutto questo: perché nel calcio, a volinfo@happydogarezzo.com - 388 9569160 te, la riconoscenza esiste.

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Gli Aquilotti 2002 della Sba, 19 bambini capaci di sorprendere

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ta andando oltre ogni più rosea aspettativa la stagione degli I giovani atleti del Aquilotti del minibasket “Nova Verta” della Scuola Basket minibasket “Nova Verta” Arezzo. I 19 bambini della squadra, tutti nati nel 2002, stanno stanno disputando con disputando un campionato competitivo di 18 gare in cui si trograndi risultati il loro primo vano ad affrontare varie società di Arezzo, del Valdarno e della Valtiberina. L’obiettivo con cui la Sba aveva campionato competitivo iscritto gli Aquilotti al campionato era semplicemente permettere ai propri atleti di fare esperienza e crescere nel confronto con i giocatori di altre realtà, ma la squadra sta sorprendendo e, di vittoria in vittoria, si è portata fino ai vertici della classifica. «Questo gruppo sta costantemente migliorando – spiega Michele Roggi, istruttore degli Aquilotti insieme ad Alessio Segantini e a Lorenzo Guccione. ­– A questi bambini stiamo facendo vivere la pallacanestro come un gioco e come un divertimento, senza alcuna pressione agonistica, ma allo stesso tempo gli stiamo trasmettendo anche i primi basilari elementi tecnici e tattici di questo sport. Attraverso il palleggio, il passaggio e la gestione degli spazi, gli Aquilotti stanno acquiRoster Aquilotti 2002 sendo gli schemi motori di base, stanno imparando a conoscere Paolo Aglietti il proprio corpo e stanno prendendo sempre più confidenza con Michele Badiali il basket. Siamo entusiasti perché i nostri atleti si stanno dimostranGuido Borriello do ricettivi e perché, alla loro prima esperienza in un campionato Riccardo Caneschi competitivo, sono già riusciti a riportare Alessandro Casini sul campo quanto gli insegniamo nei tre Giacomo Chiasserini allenamenti settimanali». Dennis Crocini Questi bei risultati nascono dalla Tommaso Dalla Verde passione e dall’entusiasmo con cui gli Francesco Doro Aquilotti della Sba vivono la pallacaneJacopo Giovane stro: nonostante la giovane età, i bamAntonio Robert Hogas bini di questa squadra giocano insieme Pietro Lucattini ormai da anni e hanno così avuto tutto il Giacomo Miotti tempo di innamorarsi dello sport. Edoardo Neri «È un gruppo molto appassionato – Florin Madalin Nica continua Roggi. – Hanno tutti una granLeonardo Parigi de voglia di imparare e questo ci perLeonardo Pratesi mette di immaginare ampi margini di Giovanni Scafocchia crescita e interessanti progressi in chiave Giovanni Scrocca futura».

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Pronti per la partenza

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omenica 24 marzo torna ad Arezzo la grande mountain bike con la nona edizione della Rampichiana, ormai divenuta un appuntamento attesissimo sia per i cicloamatori sia per i corridori professionisti, come dimostrato dal consistendi Omero te numero di iscritti, ormai da giorni sopra Ortaggi quota mille. La novità più importante dell’edizione 2013 è che la competizione si svolgerà in un circuito diverso da quello Domenica 24 marzo al via da degli ultimi anni. Infatti il durissimo tracciato di 42 chilomeCastiglion Fiorentino la nona tri (con 1400 edizione della Rampichiana che metri di dislivello) partirà quest’anno avrà luogo lungo i da Castiglion Fiorentino, saliscendi della Val di Chio snodandosi lungo la Val di Chio fino a arrivare alla Foce di Lignano, per poi tornare sempre a Castiglion Fiorentino con il suggestivo arrivo in Piazza del Comune. Pure quest’anno, oltre a un alto numero di iscritti, è prevista la presenza di grandi nomi della mountain bike come Alexey Medvevev, Francesco Casagrande, Johannes Schweiggl e Stefano Dal Grande, oltre al vincitore della scorsa edizione Arias Cuervo e al campione del mondo Marathon 2012 Ilias Periklis. Nomi eccellenti che cercheranno di domare le proprie biciclette lungo il nastro di fango e polvere immerso nello splendido scenario delle vallate aretine. Un sentiero che avrà il proprio Gran Premio della Montagna in località Fonte Partini, di fronte alla stele dedicata a Fabrizio Meoni, l’indimenticato campione e “signore” della Parigi-Dakar. Organizzata dalla società Cavallino Asd, la Rampichiana è divenuta ormai un appuntamento cruciale per i professionisti, e un’occasione di grande sport per gli amatori. Infatti la Gran Fondo Aretina quest’anno si presenta come prima tappa valida all’interno dei circuiti Tour Tre Regioni Scott e Italian Six Races, oltre a essere seconda tappa della Coppa Toscana Mtb. Tutte prove che confermano l’assoluto prestigio raggiunto da una manifestazione sportiva sempre più blasonata, arricchitasi ulteriormente quest’anno, diventando prova unica del Campionato Italiano Mtb Vigili del Fuoco. Inoltre anche quest’anno avrà luogo l’ormai consueta “Mini Rampichiana”, gara dedicata ai bambini dai 5 ai 12 anni che si svolgerà sabato 23 marzo all’interno di un evento il quale, oltre a essere un’occasione di sport, sarà arricchito da vari eventi collaterali, tra cui il corteo storico dei Rioni del Palio castiglionese, che si svolgerà sempre sabato dalle 18 in poi. LARGO Tutti eventi che graviteranno attorno a una manifestazione nata pochi XVI LUGLIO 61/63 anni fa e cresciuta a tal punto da diventare un appuntamento da non perdere tra i biker italiani e non solo. Biker pronti a mordere la polvere ZONA BELVEDERE nello splendido silenzio delle vallate aretine.

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Formazione e sicurezza nelle acque: riparte il corso da bagnino

Dal 27 marzo prenderà il via al Centro Sport Chimera il corso che abilita alla professione di bagnino

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a sicurezza in acqua non è mai troppa. Di questo ne è convinta la Società Nazionale di Salvamento, una onlus attiva ad Arezzo all’interno del Centro sport Chimera che da mercoledì 27 marzo darà il via al nuovo Corso professionale di Bagnino di Salvataggio. Rivolto a chi ha un’età tra i 16 e i 55 anni, il corso abilita all’esercizio della professione di bagnino presso i litorali marittimi e le acque interne (piscine, fiumi e laghi), con un brevetto valido 3 anni in tutta l’Unione Europea, rinnovabile e riconosciuto dai Ministeri competenti come titolo professionale; tutte caratteristiche in grado di fornire nuove opportunità di lavoro. «Con l’estate che si avvicina – spiega Marco Magara, segretario della Società Nazionale di Salvamento – diventa necessario investire sulla sicurezza in acqua. Questa consapevolezza

ci spinge a organizzare un nuovo corso per formare quelle professionalità in grado di lavorare e salvare vite nei mari, nelle piscine e nei bacini interni». Il corso si svolgerà all’interno del Palazzetto del Nuoto aretino snodandosi attraverso due lezioni settimanali (il lunedì e il mercoledì dopo le 21) divise tra un’area teorica e un’area pratica. Le lezioni teoriche abbracciano una vasta gamma di argomenti che illustrano l’ordinanza balneare, la meteorologia e lo studio delle coste, comprendendo anche un’area medica con le nozioni di primo soccorso e di BLS-D (Basic Live Support con defibrillatore). La maggior parte delle lezioni saranno comunque improntate su insegnamenti pratici, con corsi per perfezionare le capacità natatorie, allenare l’apnea e apprendere le tecniche di estrazione e le modalità di trasporto di un corpo; a tutto questo si aggiungono le lezioni di voga con il pattino di salvataggio. «Nel corso degli anni – conclude Magara – abbiamo formato centinaia di bagnini e siamo entusiasti perché a ogni corso registriamo sempre un gran numero di iscrizioni. Chi fosse interessato a ottenere ulteriori informazioni può rivolgersi alla segreteria del Centro Sport Chimera, chiamare lo 0575/35.33.15 o visitare i siti www.centrosportchimera.com o www.salvamento.it».

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AREZZO

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IL RACCONTO AUTOBIOGRAFICO DEL REGISTA AL GIARDINO DELLE IDEE

LA GRANDE INVENZIONE DI PUPI AVATI

di Chiara Marcelli

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l Giardino delle Idee è tempo di sorprese. Ospite dell’edizione speciale di domenica 24 marzo sarà Pupi Avati, maestro italiano della “settima arte”, in città per presentare La grande invenzione (Rizzoli), un’autobiografia dissacrante, comica e satirica, sul senso dell’amore e della morte nella quotidianità e nella trascendenza. «Quello che mia madre ha sempre detto di me, cogliendo a pieno un aspetto della mia essenza, è che sono molto buono ma troppo bugiardo». Questo è l’incipit che Giuseppe Avati, in arte Pupi, ha scelto per il suo libro, la storia di un uomo sensibile, emotivo, innamorato degli altri e soprattutto delle altre, che fa jazz per sognare e far sognare le persone che incontra, venditore alla Findus dal grande avvenire, ma che lascia il posto per condividere i propri sogni e raccontare quelli altrui “cinematografandoli”. Con l’ausilio di tanti racconti, rievocazioni e aneddoti di un clan composto da star del grande schermo, l’autore ripercorre buona parte del Novecento, convinto che “ognuno di noi dovrebbe lasciare una traccia di se stesso”. Tra le pagine di un volume che diverte e commuove, ecco la vita di Pupi: l’infanzia nel quartiere bolognese di San Vitale in un appartamento vecchio e angusto, gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, la morte del padre, il rapporto complesso con le donne, la fuga nelle sale cinematografiche per cercare un altrove oltre la deludente vita di provincia, gli amici scomparsi come Fellini e Dalla. «Per me la bugia non era altro che una diversa modalità dell’immaginazione, un modo per dilatare il reale. E questo, in definitiva, è ciò che mi ha spinto a fare il cinema», confessa il regista, che ha sempre teso a mescolare realtà e fantasia, oscillando tra il pensabile e l’impensabile. «Ho passato la vita intera a girare film che mi restituissero pezzetti del mio passato: il cinema serviva per rivivere le cose una seconda volta. Quelle belle per poterle gustare di nuovo. Quelle brutte, per cambiar loro il finale». Anche l’Avati scrittore è geniale: racconta se stesso con un’autenticità e un estro che irre a o! B r d verrebbe voglia di tornare bambini, non n d i T o l l et t t addormentarsi, e chiedergli di narrare a ancora storie così. L’appuntamento con l’autore e il suo libro è presso la consueta “Sala delle Muse” del Museo di Arte Medievale e Moderna di Arezzo, alle ore 17. t Conduce e modera l’incontro Barbara 2 el 16 . 0 Bianconi, accompagnata per l’occasione 5 7 5/2 da Andrea Bucciantini. 21


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I RASPINI DI AREZZO

UN SECOLO DI STORIA F A QUELLA DI UN TERRIT

hi di voi in questi anni ha letto la saga dei Chironi, raccontata da Marcello Fois nei suoi libri di successo Stirpe e Nel tempo di mezzo, avrà percorso – attraverso le gioie e le tragedie della famiglia nuorese – una bella fetta di storia d’Italia. A scorrere le pagine de I Raspini di Arezzo (Edizioni Polistampa) si è pervasi dalle stesse sensazioni. Protagonista del volume è una famiglia toscana imbevuta di quella cultura contadina forte, sincera e antica che ancora oggi è radicata nell’autore Giovanni Raspini, patron di uno dei marchi aretini più apprezzati nel mondo dei metalli preziosi e della moda. Come lui stesso tiene a precisare nell’introduzione, il libro non è stato scritto per cercare nobili origini o celebrare meriti, ma per salvare i ricordi. Coadiuvato per la parte archivistica e delle genealogie dal ricercatore Emanuele Dentecchi, egli va così a recuperare un secolo di vicende della sua parentela – dal 1865 al 1965 – ma nel contempo ripercorre la storia di Arezzo dal periodo postunitario a quello del Miracolo economico. Il 1865 è anche l’anno in cui i Savoia spostano il baricentro del Regno d’Italia in Toscana. Gregorio Raspini, classe 1848, figlio di mezzadri, a quei tempi vive nei pressi di Reggello, nel casolare detto La Ruginosa. Nel 1875 decide di lasciare il Valdarno per cercare lavoro in Val di Chiana, dove la bonifica ha creato nuove opportunità. È assunto come stalliere nella fattoria del Tonacato, nei dintorni di Montagnano, dove fa carriera diventando un fidato fattore. Ormai quarantaduenne, Gregorio sposa la ricca Costanza Catolfi, che gli dà due figli: Giovacchino nel 1892 e Agostino nel 1894. Il sogno di una casa ad Arezzo porta i coniugi ad acquistare, ai primi del nuovo secolo, un terreno nei pressi dei Bastioni di Santo Spirito, di fronte alla sede della Società Operaia “Vittorio Emanuele II”, dove ad abitazione ultimata si trasferiscono nel 1912. Agostino intraprende la carriera militare e muore in Libia nel 1916, mentre Giovacchino, dopo la scomparsa prematura del padre, diventa la figura maschile di riferimento e sposa Giovanna Meacci di Frassineto nel 1915. Mezzo secolo dopo, nel 1965, Giovacchino e Giovanna si ritrovano a celebrare le nozze d’oro, circondati dall’affetto di sei figli con le rispettive famiglie. 22

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di Marco Botti

FAMILIARE INTRECCIATA TORIO

FORME E COLORI FUORI DALL’AREA 51

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L’arte aliena di Antonella Cedro in un libro

ntonella Cedro, eclettica pittrice, pubblica per la prima volta una raccolta della sua produzione utilizzando il formato digitale. L’ebook, dal titolo Forme e colori fuori dall’Area 51, è disponibile sulla piattaforma Amazon. Molte volte l’arte dell’aretina è stata definita “aliena”, per le forme primitive e istintive che possono far pensare a civiltà ataviche o creature di altri universi. Ecco perché il titolo del libro richiama il nome della famosa area militare del Nevada, dove molti ritengono siano tenuti esperimenti e contatti con gli extraterrestri. Una delle particolarità delle opere della Cedro è l’interpretazione soggettiva che l’osservatore può dare. Anche nel volume ogni lettore potrà assegnare un titolo e dare una spiegazione personale a ciascun dipinto, motivando le scelte che andranno a integrarsi con la percezione dell’artista. Il libro è scaricabile alla cifra di 2,68 euro. Basta accedere al sito www.amazon.it, registrarsi, entrare nella scheda e seguire la procedura guidata per il download dell’ebook. Sara Gnassi

Di tutti loro si parla in questo libro dalla grafica elegante – corredato da splendide immagini d’epoca, pagine di diario, ricordi di guerra – dove la memoria diventa una solida base per il futuro. Nella stesura del volume Giovanni Raspini è affiancato anche da Francesco Maria Rossi, scrittore, giornalista, attore e cultore di tradizioni popolari, che cura un capitolo intitolato Arezzo alla fine degli anni Trenta. Accompagnato dalle suggestive foto storiche concesse dal Fotoclub “La Chimera”, Rossi traccia un esauriente e gustoso spaccato cittadino di ottant’anni fa, andando a curiosare tra i titoli dei giornali dell’epoca e analizzando la situazione politica ed economica, ma soprattutto culturale e della sociabilità, in un periodo focale e drammatico del Novecento italiano. www.polistampa.com

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TRE ARTISTI IN MOSTRA TRA MITO, STORIA, FAVOLA E

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RACCONTO DELLA LINEA E DELLA FORMA

abato 23 marzo, alle ore 18, alla Galleria RiElaborando di via Oberdan 30, ad Arezzo, si inaugura la mostra Racconto della linea e della forma, un’esposizione di sculture realizzate da Gianfranco Giorni e Sandro Ricci e litografie di Giampaolo Tomassetti. L’intera esposizione, curata da Daniela Meli, resterà visitabile fino al 13 aprile 2013. Due gli eventi collaterali: giovedì 4 aprile, alle ore 17.30, Alchimia della pietra. Creazione e tecnica litografica, a cura di Gianni Ottaviani. Giovedì 11 aprile, alle ore 17.30, Sul gittare di bronzo. La tecnica della fusione, a cura di Gianfranco Giorni e Sandro Ricci. Mito, storia, favola e vita reale fanno da filo narrante di tutto l’evento artistico. Il repertorio plastico di Giorni e Ricci in alcune sculture è trattato con elastica tensione, in altre con più morbidezza componendosi di figure intense che sembrano aggirarsi tra i foschi confini del ricordo e del sogno. Le immagini pungenti e ironiche di Tomassetti ritraggono invece con grande incisività la complessità della natura umana. Quella dei tre autori sarà una mostra “diffusa”. Alcune opere saranno infatti esposte in vetrine selezionate dei centri storici di Arezzo, Sansepolcro, Anghiari e Città di Castello.

DOVE TROVARE (GRATIS!) “IL SETTIMANALE”

Edicola “Kennedy” (via Kennedy 1) Edicola dell’Ospedale (via Nenni) Edicola “Scoscini” (via Alfieri) “Tiramolla” (via Romana 98/A) Edicola “Gabriele Fagioli” (Belvedere) Edicola “Panci” (piazza Saione) Edicola “Campo di Marte” (via Vittorio Veneto) Libreria “Edison” (piazza Risorgimento 31) Libreria “Mondadori” (Corso Italia)

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Libreria Universitaria “Leggere” (via Cittadini) InformaGiovani (piazza Sant’Agostino) Edicola “San Michele“ (piazza San Michele) Libreria “Feltrinelli” (via Cavour) Edicola “Amidelli” (via Porta Buia)

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Edicola “Scartoni” (piazza San Giusto) Edicola “Bidini” (via Redi) Edicola “Rossi” (via Pacioli) Edicola “Dalla Noce” (piazza Giotto) Edicola via Erbosa Edicola “Burroni” (via Tarlati) Paper Co. (centro commerciale Setteponti) Edicola Porta San Lorentino Edicola “San Leo” Bottega di Giacco (San Giuliano)


VITA REALE di Chiara Savarino

TEATRO VIRGINIAN Ad Arezzo un nuovo palcoscenico per le giovani compagnie

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iovedì 14 marzo, con lo spettacolo Ci vediamo al diperdì del Gruppo di Teatro Campestre, è stato inaugurato al Circolo Artistico di Arezzo il Teatro Virginian. Lo storico palco, collocato all’interno del circolo con entrata da via De’ Redi, è stato preso in gestione della compagnia teatrale La Filostoccola, composta da Daniele Marmi, Michele Mori e Mirco Sassoli. I tre attori aretini hanno voluto battezzare questo spazio “Virginian” dal nome del transatlantico di Novecento di Baricco, poiché ricorda una barca degli inizi del XX secolo. Il teatro ospiterà corsi di recitazione e, da settembre, inizierà la sua prima stagione teatrale. Sarà la sede, un punto di ritrovo, un luogo dove le compagnie amatoriali e professionistiche del territorio potranno esibirsi e crescere. In attesa di un vero e proprio cartellone, il teatro proporrà già qualche assaggio di quello che gli spettatori potranno trovare in futuro. Sabato 23 marzo la Commediais, compagnia italo-spagnola di commedia dell’arte, presenterà lo spettacolo Don Juan. Il palcoscenico sarà quindi la sede del laboratorio comico Ridens Factory. Quattro serate, 17 aprile, 8 e 22 maggio e 5 giugno, con la presenza di artisti provenienti da Zelig, Colorado, Metropolis e Mald’estro, che offriranno risate assicurate. Gli appuntamenti saranno presentati dal trio ProGilDan. Il Teatro Virginian sarà la sede di progetti e iniziative culturali che daranno al pubblico aretino una scelta variegata di spettacoli e contribuiranno a diffondere la cultura teatrale. Valeria Gudini

GLI ARTISTI: Gianfranco Giorni vive e lavora ad Anghiari dove, nel suo laboratorio-studio, plasma e fonde sculture che guardano al passato per trovare un loro linguaggio proiettato nel futuro. Molte sue opere si trovano in spazi pubblici. Tra quelle collocate ad Arezzo sono da ricordare la Minerva per Piazza Risorgimento e per la sede centrale di Banca Etruria e la porta bronzea della “Sala delle Muse” del Museo di Arte Medievale e Moderna. La passione per il corpo e la natura guidano invece la mano dello scultore aretino Sandro Ricci. Tra i pezzi esposti nel territorio notevoli sono la Conversione di San Paolo in bronzo, antistante la Chiesa omonima in Sansepolcro, e il Monumento in memoria dell’Eccidio di San Polo (14 luglio 1944) in bronzo e cemento, a poca distanza dalla pieve di San Polo. Affreschista, pittore, illustratore e scultore, Gianpaolo Tomassetti è infine un artista versatile, dall’innata abilità disegnativa e sempre incline alla ricerca introspettiva e speculativa. Ternano di nascita, si forma artisticamente sotto la guida di Silvio Salimbeni, docente di Anatomia dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze. www.rielaborandoarte.it

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IL SECONDO ALBU LE QUALITÀ DELLA

Quigoh sono una delle band più interessanti dell’attuale scena toscana. Si formano ad Arezzo nell’estate del 2007 dall’incontro di Roberto Sarno, Marco Amatucci e Massimiliano Conticini. Il loro primo album, Give It a Try, esce nel 2009. È un esordio che strizza l’occhio al classic rock anglosassone ma che guarda anche alla scena odierna, sia indie sia mainstream. Nella primavera 2010 fa il suo ingresso nella formazione Marco Maffucci. Nell’estate del 2012 Massimiliano lascia la band, al suo posto subentra Renato Giacchi, che definisce la line up attuale. Lo scorso novembre viene pubblicato il secondo lavoro, Le tue parole. Il disco, cantato in italiano, denota un’evoluzione del sound: un misurato tappeto elettronico introduce e sostiene un’opera essenziale ma intensa, che mette in risalto la parte compositiva. Con Roberto Sarno, cantante e chitarrista, andiamo alla scoperta di questo poliedrico gruppo e del nuovo album. Come non partire dal nome, che è davvero singolare. «Quigoh è un nome di fantasia, che può ricordare vagamente quello di un folletto» La band nasce nel 2007, ma venite tutti da altre esperienze musicali. «Personalmente mi sono riavvicinato alla musica dopo una pausa lunga vent’anni. Facevo parte dei Dive, un gruppo new wave con all’attivo due dischi. Marco Amatucci, il batterista, ha una matrice progressive rock. Per motivi di lavoro anche lui era fermo da alcuni anni. Marco Mafucci, che si occupa di sintetizzatori e campionamenti, ha suonato per molto tempo jazz e – come dice lui – è un sassofonista mancato. Renato Giacchi, il bassista, ha infine un percorso iniziale legato al rock “hard & heavy” che in seguito abbandona per approdare a sonorità funky e soul. I Quigoh comprendono esperienze eterogenee che confluiscono in un progetto nuovo, con la speranza che ognuno riesca a dare il proprio contributo per arricchirlo». Le vostre attuali influenze? «In ordine sparso potremmo dire Radiohead, Bon Iver, Neil Young e Death Cab for Cutie. Rimanendo in Italia, sicuramente Massimo Volume, Negrita e Marlene Kuntz. Come nascono i brani? «I testi li scrivo io, così come la parte embrionale delle canzoni. Poi in studio gli altri componenti mi aiutano a dare loro la giusta forma e i migliori arrangiamenti». Il vostro ultimo lavoro conta sul contributo in fase di mixaggio di Cesare Petricich dei Negrita. «Cesare è un amico. Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a contestualizzare le idee, altrimenti avrei rischiato di ripartire da vent’anni fa. Ho pensato subito a lui quando ho ripreso in mano lo strumento e, dopo essere rimasto colpito dal progetto, ci ha dato volentieri una mano per il nuovo cd». Le tue Parole è etichettabile come “concept album”? «È un disco che racchiude varie sfaccettature di una 26

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UM DEI QUIGOH ESALTA A BAND ARETINA di Marco Botti

singola storia che ho vissuto da vicino, una di quelle vicende che ti toccano e che prima o poi hai l’esigenza di approfondire». Un mese prima che uscisse il cd, siete stati inclusi in una compilation di cui “Repubblica XL” regalava il download. «La raccolta I’ve Always Wanted to Be a Gangster comprendeva alcuni artisti dell’etichetta indie Goodfellas, che distribuisce anche il nostro album. Noi eravamo presenti con il brano I colori che tornano. Vedere riconosciuto il proprio lavoro in una rivista così importante fa un effetto strano ma piacevole». Come sta andando la fase promozionale? «È una parte che sta curando lo staff foto di Annalisa Savoca di Vaegas Ideas Development, così come l’organizzazione delle date. Lo scorso febbraio abbiamo presentato il disco alla libreria Edison di Arezzo con un live acustico e nei prossimi mesi suoneremo il più possibile per far conoscere Le tue parole. Domenica 7 aprile, ad esempio, saremo al Velvet Underground di Castiglion Fiorentino; sabato 20 aprile al Nerd Industries A.D. di Arezzo. Stiamo lavorando anche al nuovo materiale. Rispetto al passato ci sarà un’evoluzione nel tessuto ritmico, esploreremo le possibilità offerte dall’elettronica e dall’informatica e, magari, attenueremo quella vena intimista che ha caratterizzato questo album per avvicinare nuove tematiche. Rimanere fossilizzati non è nelle nostre corde, quindi andremo sempre avanti nel segno della ricerca musicale». www.quigoh.com

corso trimestrale – marzo, aprile e maggio – dei nuovi balli Kizomba, ballo di coppia afro-latino Bachatango, ballo di coppia in combinata di tango argentino e bachata

Beautiful Dance

Vi aspettiamo presso il CAS Giotto, in via XXV Aprile 37! Per iscrizioni e informazioni 0575 351660, oppure chiamate i maestri Bruno (338 3811451) e Giuliana (349 6687048)

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la vignetta

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di Gigi Paggetti

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Il Bloody Mary uesto drink corroborante e tonificante, nasce negli anni Venti al mitico Harry’s Bar di Parigi, grazie alla creatività del suo bartender Fernand Petiot. Attorno a questa ricetta aleggiano molte leggende di effimera crudeltà; la più nota fra di esse è lea cura di gata alla Regina d’Inghilterra, Maria I detta “la Sanguinaria” Alessandro [in inglese bloody, nda]. Vissuta nel XVI secolo, viene ripuFerretti diata dal padre – Enrico VIII – quando questi si separa dalla moglie, Caterina d’Aragona, per sposare Anna Bolena. Vive un’infanzia infelice all’ombra della sorellastra Elisabetta. La sovrana riuscirà ad arrivare al trono solo all’età di 37 anni e nel tentativo di ristabilire il cattolicesimo sarà responsabile di una vera e propria strage, infatti condannerà a morte trecento dei suoi oppositori; gesto che gli valse il soprannome di “Bloody Mary”. Anche la sua morte fu avvolta da un alone di tragedia, difatti – in cerca di un erede che le succedesse – dopo molti tentativi, sperò finalmente che il suo desiderio si avverasse quando il suo ventre si stava gonfiando e pure il ciclo mensile era scomparso. Col passare del tempo, però, del nascituro non vi era traccia e compresero che ciò che nasceva in lei non era una nuova vita bensì la morte: un tumore. In realtà l’origine ufficiale del nome Bloody Mary viene svelata dallo stesso Petiot in una intervista a fine carriera. Qui racconta di aver dato il nome al drink nel momento in cui l’ha servito per la prima volta a due signori di Chicago, ai quali racconta, mentendo, che il cocktail gli ricordava una cameriera del Bucket of Blood (rinomato locale di Chicago) conosciuta dagli intimi come “Bloody Mary”. Questo cocktail ha ottenuto un così grande successo, soprattutto nei Paesi anglosassoni, che Per domande, ricordiamo personalmencuriosità, richieste te di quando lavoravamo sul mondo al prestigioso America dei cocktail e Bar del “Savoy Hotel” di del bartending, Londra e preparavamo contattate decine di bicchieri con Alessandro Ferretti succo di pomodoro già al 335/61.63.316, condito, pronti all’indirizzo nel frigo, data la bottegadegliillustri@ grande richiesta. gmail.com oppure su Facebook “La Bottega degli Illustri “ rops: Bloody Mary – 4,5 cl vodka – 9 cl succo di pomodoro – 1,5 cl succo di limone Condire con 2 dash di Worcester Sauce, tabasco, sale di sedano e pepe. Decorare con sedano e limone (facoltativo)

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il sonetto

che l’ombra un sopportéa del Cupolone e i papi li pigliava pi’ fondelli. Si fusse stato vivo a st’elezione, l’avrebbe cànta in un de su’ stornelli: «Màncheno i preti» dice la faina «de papi ’nvece ce n’avémo due!» «Fàmo le corna» je rispónne er bue «perché la Chiesa nun vada ’n rovina!» «E Benedetto… che dirà a Francesco?» «De certo je dirà: “Ora stai fresco!”»

Promise Land ***

cinema

Aéte visto a la televisione la ficciòn de Trilussa? Tempi quelli un dù s’aìva considerazione de la puisìa ’n dialetto. Come el Belli,

Luci, suoni e colori Mostra di arte contemporanea e conferenze per tre sabati (23 e 30 marzo, 6 aprile ) dalle ore 16.30 alle 19.30 nell’atrio d’onore del Palazzo della Provincia. Organizzata dall’Associazione Archeosofica, l’autore Alessandro Benassai con i frattali ci comunica l’armonia dell’universo attraverso i numeri, e le conferenze approfondiscono le tematiche. Ingresso gratuito. di Lucio

dove andare

SI CE FUSSE ANCORA EL BELLI

Massai

chilometro zero

di Leonardo Zanelli

Abbiamo già parlato del Castagnaccio – da noi conosciuto come Baldino, – in particolare delle sue origini antiche a cavallo tra l’alto Medioevo e il Rinascimento. Non molti però sanno che la versione relativamente “ricca” del Baldino, che ancora oggi si cucina nelle case aretine, risale al massimo al secolo XIX. La ricetta, rimasta fino a quel periodo sostanzialmente invariata tra i confini toscani, quasi contemporaneamente – potremmo dire – muta e il castagnaccio si diffonde nel resto d’Italia mentre cambia la sua ricetta. Da quel momento entrano a far parte di questo alimento che ha come base la dolce farina di castagne, di Fabio Mugelli anche l’uvetta, i pinoli e il rosmarino.

Steve Butler arriva in una cittadina rurale convinto che i locali, colpiti dalla crisi economica, siano disponibili ad accettare un’offerta in denaro della sua compagnia in cambio dei diritti di perforazione delle loro proprietà. Prosegue il proficuo sodalizio Matt Damon/Gus Van Sant attraverso un’opera magistrale nel raccontare mondi, ambienti e volti dell’America rurale. Un ritratto evocativo che diventa un’esortazione ad abbandonare la marginalità, rifiutare le verità preconfezionate e a tornare a ripartire dalle fondamenta, dalle radici. La metafora ambientalista racconta la storia di una mito perduto, di una purezza etica che non c’è più, il mito di una Nazione che non è più la Terra Promessa raccontata dai suoi padri fondatori ma che ha bisogno di tornare a esserlo. Jacopo Fabbroni

e ti accompagnano in città (e a ballare!)

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VITA DELLA CITTÀ3 Record di sofferenze per la nostra provincia5 Ruscelli: «Tutte le scuole sono sicure»7 Nuovo programma e assessori compete...

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