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WWW.EAZZURRO.IT ANNO5 NUMERO1

gennaio2016 €2,00


EDITORIALE

gonzaloildisumano

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n un periodo storico in cui tutto è in costante aumento, dalle tasse al costo della vita, la nostra testata si adegua ai tempi. Lasciando invariato il prezzo del giornale, atto d’amore nei confronti dei nostri lettori, aumentiamo il numero delle pagine, passando da 40 a 60, per offrire una visibilità maggiore ad altri sport, alla nautica, al turismo, ai motori ed agli eventi della nostra città, ma soprattutto per regalare ancora più approfondimenti sulla nostra squadra del cuore, il Napoli, e, per questo, è doveroso ringraziare il nostro editore. Con l’anno nuovo variamo questa importante novità ed approfittiamo dell’occasione per celebrare anche il titolo di campioni d’inverno conquistato meritatamente dagli azzurri con il sorpasso all’Inter all’ultima giornata del girone d’andata, che ha visto il Napoli da solo in vetta della classifica con 41 punti. Questo titolo virtuale mancava ai partenopei dalla stagione 1989-90, quando poi fu aggiunto in bacheca, il maggio successivo, il secondo scudetto. Un altro dato importante è la rinascita di Higuain, di cui abbiamo già parlato qualche numero fa. A fine girone d’andata è il capocannoniere del no-

stro campionato con 18 gol nelle 19 partite giocate, con un’impressionante media realizzativa di quasi una rete a partita, ma non solo. Grazie alla cura Sarri (che probabilmente è uno dei pochi allenatori d’Europa che vive il calcio come viene culturalmente vissuto in Argentina) e all’umiltà del bomber che ne ha sposato il credo calcistico, l’attaccante del Napoli, al termine del girone d’andata del campionato italiano, è il centravanti con più reti all’attivo d’Europa, al pari solo di Aubameyang del Borussia Dortmund che ha, però, giocato due partite in meno. In Liga ci sono Suarez e Neymar del Barcellona con 15 reti, rispettivamente in 17 e 16 partite, in Premier è Vardy del Leicester il capocannoniere, con 15 gol in 20 partite, e in Ligue 1, ovviamente, Ibrahimovich con 15 centri su altrettanti incontri. È, così, Gonzalo “il disumano” Higuain a trascinare Napoli sul tetto d’Europa segnando in mezza stagione la stessa cifra di gol che era riuscito a raggiungere al termine della scorsa. Questo non significa che il Napoli sia Higuain-dipendente, se non segna lui ci sono Insigne, Hamsik e tutti gli altri che si sacrificano per dare anche una

maggiore forza alla fase difensiva, ma che all’occorrenza determinano un potenziale offensivo mostruoso. Inoltre, non è più scostante come appariva negli anni scorsi, ma è si è caricato la città sulle spalle e gioisce con i tifosi nel post-partita cantando insieme a loro. Questo è il simbolo di un’armonia e di un equilibrio che potrebbero portare la squadra lontano. Con questi numeri, si può sperare in un altro, tanto atteso, maggio napoletano ed a quel punto anche il Pallone d’Oro non sarebbe più un’utopia. ©Riproduzione riservata

È il 29 dicembre scorso. Benitez parla della crisi del Real: «Sono 30 anni che alleno. So qual è la soluzione». Pochi giorni dopo l’ha consigliata al presidente Perez

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LA FOTO


sommario

Direttore responsabile Riccardo Giammarino Capo Redattore Carlo Zazzera Progetto Grafico Allinone Lab S.r.l. Impaginazione e copertina Francesco Cardamone

ESCLUSIVA

cosimo sibilia

Valdifiori: «Voglio essere importante per il Napoli»

«La Campania a Rio per confermarsi»

Foto Pietro e Sonia Mosca Stampa Grafica Napolitano Nola (Na) Autorizzazione Tribunale di Napoli n° 28 del 9/7/2015 Hanno collaborato a questo numero Emanuele Di Cesare, Gabriella Diliberto, Michele Gibelli, Giovanni Marino, Bruno Marra, Silver Mele, Luigi Russo Spena, Pasquale Tina Il numero è stato chiuso martedì 12 gennaio 2016 Tiratura Copie 10.000 Distribuzione Edialba S.r.l.

pag. 6-11

mercato

PALLANUOTO Femminile

Non alterare gli equilibri

Barbara Damiani: «Solo napoletane per salvarci»

pag. 12-13

COPPA italia

Arriva l’Inter concediamole la riperdita

oroscopo

Scuola Vela di Mascalzone Latino «Cresciamo i campioni del futuro»

pag. 40-41

motori Mercedes SLC, Peugeot iON

pag. 16-17

a difesa della città «Noi che amiamo Napoli»

pag. 20-23

Gianello: «Napoli è indimenticabile, tifo sempre per gli azzurri»

primo 2000

pag. 24-25

Kean insegue Gianluca Gaetano

PROSSIMAUSCITA

13febbraio

pag. 38-39

Triumph Bonneville

la storia www.giammarinoeditore.it

nautica

pag. 14-15 «Azzurri, sarà il vostro anno»

www.eazzurro.it Piazza Garibaldi, 136 80142 Napoli (Na) Tel +39 081 554 22 52 info@eazzurro.it

pag. 36-37

il personaggio

pag. 26-27

pag. 42-45

turismo Istanbul, la città dei cinque sensi

teatro

pag. 46-49

Luciano Melchionna: «Sono il pappone buono degli artisti»

cinema

pag. 50-51

I venti anni di Capri Hollywood

eventi

pag. 52-53

Il party della sit-com “Fatti Unici” e il premio “Amiche dello sport”

Callejon, l’elogio della normalità

pag. 29-32

pag. 54-57

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ESCLUSIVA CON VALDIFIORI

«voglioessere importante perilnapoli» de laurentiis mi ha voluto devo ripagare la sua fiducia e fare sempre meglio

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ESCLUSIVA CON VALDIFIORI

spero di fare un tatuaggio dedicato a quest’esperienza magari a maggio... sono cresciuto nel mito di veron ora è pirlo il mio modello di Riccardo Giammarino

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e Laurentiis è il produttore, Sarri lo sceneggiatore e poi c’è lui, il regista di questo splendido film candidato all’Oscar: la spettacolare stagione del Napoli. Mirko Valdifiori dopo un ottimo esordio in serie A con l’Empoli è approdato quest’anno all’ombra del Vesuvio. Il regista è il fuoco sacro della rivoluzione di Sarri, da sempre chiesta con insistenza anche dal presidente ai predecessori del tecnico partenopeo. Le difficoltà iniziali (di tutta la squadra) sono ormai un ricordo lontano. Le prestazioni di Valdifiori sono in costante crescita e quando è stato chiamato in causa ha dimostrato, partita dopo partita, di essere sempre più pronto a maneggiare le chiavi del centrocampo partenopeo. Dalla prima partita con il Sassuolo ad oggi cos’è cambiato per Mirko Valdifiori? «Valdifiori ha fatto un percorso in una squadra nuova, cercando di dare il massimo dall’inizio. Nelle prime partite giocavamo con un modulo con cui la squadra non riusciva ad esprimersi come adesso. Poi, piano piano ha preso consapevolezza che anche Valdifiori può essere importante per il Napoli». Ha trovato difficoltà ad ambientarsi a Napoli? «No, assolutamente. Però è chiaro che quando si passa da una realtà come quella di Empoli a quella di Napoli c’è qualche cambiamento anche nello stile di vita, ma ho sentito sin da subito il supporto della squadra, della società e soprattutto della gente. Questo è stato molto importante per me». Che emozione ha provato nella prima partita al San Paolo? «Molto forte. Ci avevo giocato l’anno scorso da avversario con la maglia dell’Empoli ed ero rimasto già impressionato dalla bolgia. Quando i tifosi del Napoli cantano ti trascinano, ti danno forza, è veramente un qualcosa di incredibile».

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ESCLUSIVA CON VALDIFIORI Tra i compagni c’è qualcuno con cui ha legato maggiormente? «Ho legato con tutti. Però il mio tempo libero lo trascorro prevalentemente con Maggio, Gabbiadini e Insigne. Loro mi hanno fatto anche un po’ da Cicerone in una città che per me era nuova, ma anche tutti gli altri mi hanno fatto sentire la loro vicinanza». Lei è venuto a Napoli come “pupillo di Sarri”, ma alla sua presentazione disse «So bene che il mister mi farà sudare il posto da titolare». Si aspettava una concorrenza così forte? «Quando approdi in una grande squadra è normale che la concorrenza ci sia e che sia forte. Però vorrei precisare una cosa…». Prego. «Non mi sono mai considerato il pupillo di Sarri, questa cosa probabilmente è stata scritta perché ho giocato diverse stagioni insieme a lui, ma anche ad Empoli non mi ha mai regalato il posto,

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non fa proprio parte della sua mentalità, me lo sono sempre dovuto sudare. Il presidente mi voleva già da prima che arrivasse Sarri e il fatto che mi abbia cercato proprio De Laurentiis è una cosa che mi ha fatto tanto onore, ma soprattutto che mi dà delle responsabilità per continuare su questa strada e cercare di fare sempre meglio per il Napoli». Ad Empoli giocava con Saponara trequartista, in ritiro Sarri quel ruolo lo faceva svolgere ad Insigne. Poi è cambiato il modulo, pensa che l’assenza di un riferimento centrale abbia influito sulle sue prestazioni? «Quando giochi con due attaccanti ed il trequartista hai modo di verticalizzare più facilmente. Ma poi dipende anche dagli avversari. Contro il Torino abbiamo giocato con il 4-3-3, ma avevamo preparato i movimenti degli esterni che si accentravano in proiezione simile al trequartista, dando modo di facilitare le verticalizzazioni. L’importante è fare sempre quello che ti chiede l’allenatore e mettersi a disposizione della squa-

dra». Sarri disse che sarebbe entrato in condizione fisica verso novembre-dicembre, contro il Torino abbiamo visto il miglior Valdifiori? «Contro il Torino si è visto un Valdifiori che ha cercato di esprimere le sue qualità e che ha provato a lanciare un messaggio: Valdifiori c’è. Poi avevo giocato anche le partite di Coppa Italia ed Europa League e l’aver ottenuto sei vittorie ed averle fatte sembrare delle partite facili è perché tutta la squadra le ha interpretate bene. L’atteggiamento è lo stesso sia in campionato, sia in Coppa Italia, sia in Europa League». A maggio per quale competizione vorrebbe essere ancora il corsa? «Valutiamo partita per partita, senza fare proclami. Sarebbe bello vincere qualcosa, ma dobbiamo continuare ad affrontare ogni sfida con umiltà e rispetto per gli avversari, ma con la consapevolezza che possiamo vincere con tutti, senza temere nessuno. Per ora siamo campioni d’inverno».


ESCLUSIVA CON VALDIFIORI

IL PRIMO GIORNO DI RITIRO REINA MI DISSE “SE HAI BISOGNO DI QUALUNQUE COSA PUOI CONTARE SU DI ME” MI FECE UN CERTO EFFETTO, CHE LEADER! Qual è la rivale che la preoccupa di più? «Come organizzazione la squadra che sta sorprendendo più di tutte è la Fiorentina, che sta mettendo in campo un bel gioco. Poi c’è l’Inter che ha delle individualità importanti, è una squadra molto fisica e con tanti sostituti all’altezza. Inoltre è avvantaggiata dal fatto che non gioca alcuna competizione europea, che potrebbe rivelarsi un fattore importante. Poi c’è la Juve che conosciamo tutti. Ci aspettavamo che sarebbe tornata dopo un avvio difficoltoso. Sarà bello lottare con tutte loro fino alla fine». E la Roma? «Secondo me, per adesso, è tagliata fuori dalla lotta scudetto. Però ci sono talmente tanti punti in ballo che potrebbe succedere qualsiasi cosa. Noi pensiamo a noi, poi si vedrà». Cosa ne pensa di Higuain? «È un fuoriclasse. È tra gli attaccanti più forti al mondo, me ne sto rendendo conto quest’anno. L’anno scorso vedendolo dall’esterno notavo che aveva

dei colpi da fenomeno, ma allenandomi con lui tutti i giorni ho scoperto che è incredibile. Poi anche nello spogliatoio ride, scherza ed è sempre disponibile. Un vero campione».

unito e lui in queste cose qui ci crede molto».

Potrebbe vincere il titolo di capocannoniere?

«C’è l’imbarazzo della scelta in questa squadra, soprattutto nel reparto offensivo».

«Glielo auguro. È senza ombra di dubbio l’attaccante più forte del nostro campionato». E il Pallone d’oro che Sarri tanto gli chiede?

Tecnicamente chi l’ha sorpresa di più?

Lei che è nel giro della nazionale come spiega le mancate convocazioni di Insigne?

«Certo, gli auguro anche quello, soprattutto perché per vincerlo dovrebbe vincere qualcosa qui a Napoli e quindi significherebbe che abbiamo vinto tutti. Lui, la squadra, la città. Speriamo».

«Non lo so, mi dispiace perché Lorenzo sta facendo grandissime cose, quindi penso che se non è arrivata la scorsa volta, la convocazione arriverà la prossima perché anche la nazionale ha bisogno di lui. Poi sono scelte che fa Conte».

Che rapporto ha con Reina?

Come vive il rapporto con la tifoseria?

«Il primo giorno di ritiro mi venne vicino e mi disse “Se hai bisogno di qualunque cosa puoi contare su di me” e mi fece un certo effetto. Un campione del suo calibro che si è messo subito a disposizione. È un leader, uno che ti trascina sia in campo che negli spogliatoi. È importante avere un gruppo

«Mi trovo bene, anche quando vado in giro per la città è bellissimo ricevere tanto affetto dalla gente. Poi adesso c’è un grande entusiasmo, anche per questo andiamo sotto la curva a cantare con i nostri tifosi». Ecco. Cosa significa per voi anda-

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ESCLUSIVA CON VALDIFIORI «No, ne ho riguardanti mia moglie, mia figlia, la famiglia. Ne ho cinque o sei. Spero di potermi tatuare qualche successo importante con questa maglia. Magari a maggio…». Ha avuto modo di visitare Napoli? «Sì, nel tempo libero, però giocando ogni tre giorni, ovviamente, ce n’è poco. Però qualcosa ho visto. Il fatto che ci sia quasi sempre il sole anche di questi periodi è una cosa fantastica, mi fa svegliare di buonumore». Cosa le è piaciuto di più? «Napoli è bella. È una città romantica, offre sempre un panorama mozzafiato. Sono rimasto impressionato quando a capodanno sono partiti i fuochi. Vederli in quella cornice dal balcone di casa è stata veramente una cosa indescrivibile. Poi mi è piaciuto anche il lungomare, il centro, il Vomero…». E nelle persone? «La disponibilità. Sin dal primo giorno, anche se non mi conoscevano, hanno sempre fatto di tutto per mettermi a mio agio». È scaramantico? «No, non tanto, solo un po’». Ha qualche rito prima di entrare in campo?

HIGUAIN è un fenomeno, FA COSE INCREDIBILI SIA IN ALLENAMENTO CHE IN PARTITA è UNO DEGLI ATTACCANTI PIù FORTI AL MONDO re sotto la curva e festeggiare con i tifosi? «Significa rendere partecipe della prestazione la tifoseria che ci spinge sempre, che soffre, lotta, vince, perde insieme a noi. Quando vinci è giusto festeggiare, fa parte del calcio. C’è stata una polemica inutile sulla questione perché penso che festeggiare sia nostro diritto ed è

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un atto di rispetto nei confronti di questa splendida gente che ci supporta ogni domenica al San Paolo. Il nostro credo che sia un bel gesto per celebrare questo bel rapporto che si è creato con i tifosi, con la città e che può solo fare bene alla squadra». Ha tatuaggi dedicati alla sua esperienza in azzurro?

«Nessun rito, però quando mi tolgo la fede la bacio tre volte prima di metterla via». Chi è il suo mito? Ed il giocatore a cui si ispira? «Da piccolo sono vissuto con il mito di Juan Sebastian Veron e ovunque andava lui seguivo anche la sua squadra, non essendo mai stato tifoso di alcuna squadra in particolare. Poi crescendo, anche per il ruolo in cui gioco, è diventato, ed è ancora, Pirlo il mio modello. Nonostante stia giocando all’estero resta il numero uno tra i registi». Ha hobbies fuori dal campo?


ESCLUSIVA CON VALDIFIORI

LA SERA MI DIVERTO A CANTARE LE CANZONI NAPOLETANE CON GLI AMICI AL KARAOKE una figlia bellissima. Poi a Dimaro mi sentivo ancora più fortunato perché ero appena arrivato al Napoli ed è un’esperienza importantissima per me». Ha imparato qualche parola in napoletano? «Sì, qualcosa sì…». Ad esempio?

«Sto con mia moglie e con mia figlia. Avendo poco tempo libero per via delle tante partite, quando posso mi dedico alla famiglia». Lei ad agosto-settembre ci disse che da quando è venuto a Napoli il suo piatto preferito è diventato la pasta alla sorrentina e la mozzarella. Il trasferimento a Napoli ha cambiato le sue abitudini? «Ad essere sincero erano piatti che mi piacevano tanto anche quando stavo ad Empoli. Così come la pizza, però è chiaro che Napoli sublima questi piatti». Le piace il cinema?

«Sì, quando posso ci vado con mia moglie, mi piacciono molto le commedie». Le è piaciuto il film di De Laurentiis “Natale col boss”? «Sì, mi è piaciuto molto. È stato veramente un bel film, una bella serata. Ci siamo divertiti tutti insieme». A Dimaro, sul palco, cantò “Ragazzo fortunato” di Jovanotti, ha un significato particolare per lei questa canzone? «Indubbiamente mi sento un ragazzo fortunato. Ho la fortuna di avere una famiglia che sta bene, una moglie ed

«No, meglio non dirlo! Scherzi a parte sono un ragazzo a cui piace giocare e fare festa, qui c’è un grandissimo entusiasmo. Spesso quando ci vediamo a cena, anche con alcuni amici napoletani, tutti molto ospitali, è capitato che ci siamo trovati a fare delle serate karaoke, divertendoci a cantare tutti insieme le canzoni napoletane. E questo aspetto mi piace molto». Prima esperienza negli scatti del calendario ufficiale del Napoli. Si è divertito? «Un’esperienza nuova, molto divertente, non avevo mai fatto nulla di simile. Ci siamo divertiti tutti insieme, C’era veramente un bel clima». ©Riproduzione riservata

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MERCATO

nonalteraregliequilibri

di Pasquale Tina

L’

operazione è chirurgica. Rafforzare una squadra che lotta per lo scudetto non è semplice: bisogna individuare le giuste soluzioni. Gli equilibri sono consolidati e quindi i nuovi arrivi non dovranno turbare l’armonia dello spogliatoio. Doppia difficoltà, dunque, per il Napoli che sta cercando due pedine per allungare l’organico e lottare fino al termine della stagione per il sogno tricolore. Un difensore e un centrocampista, questo il doppio identikit su

cui sta lavorando il direttore sportivo, Cristiano Giuntoli. Il reparto arretrato Henrique è volato in Brasile e ha cominciato la sua avventura alla Fluminense, quindi è necessario un nuovo difensore. Il principale indiziato, come in estate, è sempre Nikola Maksimovic. Il Napoli ha fatto sul serio e il 6 gennaio, dopo la sfida con il Torino, ha anche

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alzato la posta con il patron granata Cairo per strappare il serbo alla corte di Ventura. Ma la resistenza è diventata abbastanza solida e così la situazione è in stand-by. Il Napoli è arrivato ad offrire, tra parte fissa e bonus, circa 22 milioni di euro. Il Toro non ha ancora trovato il sostituto e quindi la società azzurra valuta anche alternative. Federico Barba, al di là delle smentite, piace molto: Sarri lo conosce abbastanza bene e gli piacerebbe riaverlo. L’Empoli


MERCATO

Nella pagina a fianco, a sinistra Kramer, a destra Herrera; sopra, Maksimovic preferirebbe cederlo a giugno, quindi non è da escludere un ritorno di fiamma per Oikonomou del Bologna. Con Donadoni, il greco sta avendo meno spazio e quindi non è così incedibile come qualche mese fa. I rapporti con il club rossoblù sono buoni dopo l’affare Zuniga tanto che il Napoli ha chiesto informazioni anche per i talenti Masina e Diawara in ottica di una sinergia futura.

Il centrocampista È sicuramente il ruolo più delicato, forse la vera esigenza del Napoli che ha bisogno di un’alternativa di qualità quando Hamsik e Allan, gioco forza, dovranno rifiatare. Il diesse Giuntoli aveva individuato in Andrè Gomes il profilo giusto: giovane ma non troppo e con una discreta esperienza internazionale. Il Napoli è stato “sfortunato”

perché il portoghese ha cominciato a collezionare prestazioni positive e così il nuovo allenatore, Gary Neville, ha bloccato la cessione. Stesso discorso per l’agente del 22enne: George Mendes, uno dei re del mercato, preferisce aspettare la nuova annata per poi magari trovargli una sistemazione in Premier League. E così il Napoli si è buttato sulle alternative di qualità. Christoph Kramer piaceva anche a Rafa Benitez: l’accordo era stato trovato, ma la vittoria al Mondiale con la Germania cambiò i piani del giocatore che preferì restare al Bayer Leverkusen. Ora non gli dispiacerebbe un’avventura in Italia, ma bisogna convincere Rudi Voeller: il diesse dei tedeschi non intende smantellare la squadra. Serve un’offerta importante, almeno 20 milioni di euro per convincerlo. Il Napoli ha messo gli occhi anche su Hector Herrera, il tuttofare del Porto avrebbe la duttilità necessaria per mettersi in evidenza. I portoghesi, però, sono bottega cara e chiedono più di 25milioni per il messicano. Difficili le soluzioni italiane: la Fiorentina ha fatto muro per Vecino, il preferito per velocità di apprendimento ai metodi di lavoro per Sarri, mentre Grassi, talento dell’Atalanta e dell’under 21, sembra più una soluzione per la prossima stagione. ©Riproduzione riservata

NAPOLI CAMPIONE D’INVERNO, LO AVEVAmO PREVISTO

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ello scorso numero abbiamo intervistato cinquanta addetti ai lavori chiedendo quale sarebbe stata la squadra campione d’inverno e chi il capocannoniere (foto a sinistra). Il Napoli e Higuain ottennero un plebiscito e, a giochi fatti, possiamo dire che gli esperti avevano visto bene. Il ritorno al titolo invernale dopo 26 anni e la fuga di Higuain nella classifica marcatori rappresentano la giusta spinta per affrontare al meglio la seconda parte della stagione, col sogno di emulare Maradona e compagni. Dopo oltre un quarto di secolo un altro argentino sta trascinando gli azzurri al vertice, ci auguriamo che non si fermi. ©Riproduzione riservata

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COPPA ITALIA

Arrival’Inter concediamole lariperdita

di Michele Gibelli

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ontel; Molino, Gatti; Girardo, Rivellino, Corelli; Mariani, Ronzon, Tomeazzi, Fraschini, Tacchi. Con questa formazione il Napoli vinse la sua prima Coppa Italia nel 1962. L’allenatore era Bruno Pesaola. Il Napoli si aggiudicò il primo titolo importante della sua storia, fece la grande impresa mentre giovaca

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in serie B. Militando nel campionato cadetto, gli azzurri arrivarono alla finale dopo aver superato il Torino, la Roma e il Mantova rispettivamente negli ottavi, nei quarti e in semifinale. All’Olimpico vittoria contro la Spal per 2-1 con i gol di Corelli e Ronzon. Era il 21 giugno 1962.

Sono trascorsi oltre cinquant’anni e in Coppa Italia troviamo questi accoppiamenti per i quarti di finale: Napoli-Inter; Spezia-Alessandria; Milan-Carpi; Juventus-Lazio. Ovvero, nella parte finale della manifestazione quattro big nel lato sinistro del tabellone (Lazio, Juventus, Napoli e Inter) e solo il Mi-


COPPA ITALIA lan dall’altro lato come formazione con un blasone di grande livello. A sfidare i rossoneri, ovviamente favoriti per arrivare alla finale, ci saranno Spezia (serie B) e Alessandria (Lega Pro), più il Carpi in lotta per evitare la retrocessione nell’attuale serie A. Ciò significa che non tutte le squadre di prestigio si sono impegnate al massimo nella gara di esordio di Coppa negli ottavi. Hanno snobbato la Coppa Italia o hanno preso sotto gamba quegli avversari. Basterà ricordare quanto hanno fatto la Roma, il Genoa e la Fiorentina nonostante avessero in campo molti undicesimi dei cosiddetti titolarissimi. Spezia, Alessandria e Carpi le hanno eliminate, hanno gettato le basi per sognare di emulare il Napoli del 1962. Spezia, Alessandria e Carpi che potrebbero tentare altri scherzetti ai prossimi antagonisti. Soprattutto quando ci si gioca tutto in novanta minuti (andata e ritorno solo in semifinale di Coppa Italia), a volte si assiste a prestazioni incredibili ed a risultati se non altro inattesi. Orgoglio, grinta, spirito di sacrificio, senso di appartenenza, coraggio, organizzazione, motivazioni, la voglia matta di una serata di celebrità sono tutte componenti che possono determinare una prestazione e a seguire il risultato dell’incontro. Queste caratteristiche sono quelle che Maurizio Sarri, dopo l’intenso lavoro svolto durante gli allenamenti, chiede al Napoli in ogni partita. Sia che si giochi contro la Juventus o l’Inter, la Roma o il Milan, sia che si vada in campo per affrontare partite semplici sulla carta e talvolta anche “inutili”: tipo quelle ultime di Europa League con il passaggio del turno conquistato con netto anticipo dagli azzurri. Il Napoli nei quarti si ritroverà contro l’Inter, martedì 19 gennaio alle ore 20.45. Anche stavolta al San Paolo. Viene da dire: concediamo la riperdita alla squadra di Mancini. Facciamo che la gente di Napoli possa vivere un’altra nottata come quella del 30 novembre scorso quando con la doppietta di Higuain i nerazzurri persero la partita (2-1) e la testa della classifica. Poi, ben venga la doppia sfida con la vincente di Lazio-Juventus. ©Riproduzione riservata

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OROSCOPO

«AZZURRI,SARà ILVOSTROANNO» di Riccardo Sorrentino

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l Napoli è una società Leone… con ascendente Vergine, perché pur se ha riacquisito il vecchio titolo (…nato quindi, l’1 agosto del 1926), dopo il fallimento, con De Laurentiis è ripartito a settembre del 2004 sotto il segno della Vergine. Sul piano astrale, quindi, come Leone può giovarsi di un biennio con Saturno a favore, e, dal 10 settembre, anche del Giove a favore; mentre come Vergine, fino al 9 settembre, da un lato avrà il peso di Saturno (che però credo che peserà solo economicamente di più sulla società) e dall’ altro la protezione di Giove. LA SOCIETÀ Una società, quindi, che complessivamente potrà giovarsi di un cielo complice fino alla fine del campionato e ancora di più nel campionato successivo, quando avrà anche il supporto pieno della fortuna… e della burocrazia a favore (ed infatti credo che la decisione definitiva e positiva per lo stadio sarà presa in concreto nell’autunno 2016). IL PRESIDENTE Il presidente De Laurentiis, essendo un Gemelli di maggio (con Giove in Acquario e Saturno in Leone) ha già pagato il peso di Saturno nel 2015 (complicazioni per lo stadio con l’ altro Gemelli De Magistris) e tra poco sarà libero anche dall’ostilità di Giove. Per lui un 2016 da 6+ fino al 9 settembre e da un bel 7+ dal 10 in poi e anche per tutto il 2017.

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IL DIRETTORE SPORTIVO Dopo di lui il direttore sportivo Giuntoli, un Acquario di terza decade che entra nel suo biennio migliore, anche se il meglio verrà nel campionato 2016-17. Per lui un 7- fino a maggio e un 8+ nella stagione successiva. L’ALLENATORE Ed eccoci al nostro mister e cioè al “Capricorno” Sarri, vero protagonista del bel momento del Napoli sia perché è bravo e sia perché è, da inizio stagione, superprotetto dal Giove complice sia al suo Sole che al suo Giove natale in Scorpione. Questa influenza positiva durerà per tutto il prosieguo del campionato in corso, mentre invece, subirà un evidente calo nel campionato 2016-17. Come voti quindi, sono felice di dare a Sarri 9 per questo campionato... ma solo 6 per la stagione successiva.

a favore, con un 2016 che inizia bene, anche se la parte finale dell’ inverno (a febbraio) potrebbe, poi, evidenziare un momento di calo fisico. Tra aprile e maggio però, il cielo diventa molto complice, e credo che saranno protagonisti di qualcosa di importante. Voto per questo campionato: 7+ Per il successivo: 6+

Gemelli - Insigne, Koulibaly Per i 2 “Gemelli” del Napoli, a differenza del prima decade De Laurentis, tra poco arriva il fastidio di Saturno e Giove (a Insigne soprattutto tra fine febbraio e marzo). Voto per questo campionato: Insigne 6, Koulibaly 6+ Per il successivo: Insigne 7+ e Koulibaly 7

LA SQUADRA Ariete - Nessuno Non sarebbe una cattiva idea far rientrare l’“Ariete” di segno e di fatto Duvàn Zapata. Cancro - Strinic Un buon cielo in questo campionato con Giove a favore, ma in netto calo in quello successivo con Giove a sfavore. Voto per questo campionato: 7 Per il successivo: 6Toro - Mertens, Rafael, Valdifiori Un ottimo girone di ritorno con Giove


OROSCOPO Voto per questo campionato: 7Per il successivo: 8+

Leone - Hamsik, El Kaddouri Tranne i primi due mesi con Marte ostile per il loro fisico, un buon girone di ritorno e una stagione 2016-17 ad alti livelli. Voto per questo campionato: 6+ Per il successivo: 8+

Vergine - Reina, Albiol, Luperto Per loro un anno proficuo, concreto e protetto da Giove; meglio Reina che non avrà il peso di Saturno… peso che avranno, invece, Albiol e Luperto tra marzo e aprile.

Sagittario - Higuain, Gabbiadini, Jorginho, Chalobah Un anno di responsabilità e serietà, come già dimostrato in questa prima fase di campionato… Comunque, per una questione di date di nascita e di temi natali, mentre Gabbiadini nato il 26 novembre ha già pagato il suo Giove contro nel girone d’andata, Higuain potrebbe pagarlo con un po’ di sfortuna negli ultimi due mesi di campionato, così come Jorginho. Voto per questo campionato: Higuain 6+, Gabbiadini 7+, Jorginho 7-, Chalobah 6+ Per il successivo: tutti 8

Voto per questo campionato: Reina 7+, Albiol e Luperto 6 Per il successivo: Reina 7, Albiol e Luperto 6+

Pesci - Nessuno Ed è meglio così, essendo i più penalizzati dalle stelle… come dimostrano i pesci Garcia e Dzeko... Mercato Premesso ciò, sono convinto che, con un buon mercato di gennaio e con tre acquisti di spessore, il Napoli ha il cielo ideale sia per tentare l’incredibile terzo scudetto che per provare a vincere una coppa europea e, a tal riguardo, voglio consigliare a De Laurentiis di puntare su giocatori del segno dello Scorpione, del Toro, della Bilancia, del Sagittario, del Capricorno e del Cancro (gli ultimi due segni però è preferibile prenderli in prestito fino a maggio) e magari di puntare su un “Toro” come Riccardo Sorrentino… che potrebbe rivelarsi l’acquisto più “azzeccato”. Augurissimi per un 2016 sereno dalle stelle e da me... e forza Napoli! ©Riproduzione riservata

Capricorno - Allan Come Sarri… un anno ottimo, da protagonista, con un calo di fortuna però nella stagione successiva

Bilancia - Lopez, Gabriel Un anno senza grandi ostacoli astrali e un anno successivo molto protetto…

Voto per questo campionato: 9 Per il successivo: 6

Voto per questo campionato: 6+ Per il successivo: 8

Scorpione - Chiriches Un cielo davvero ottimo e potrebbe poi diventare titolare al posto di Albiol o Koulibaly in possibile calo astrale. Voto per questo campionato: 8 Per il successivo: 6+

Acquario - Callejon, Ghoulam, Hysaj, Maggio, Dezi Un buon anno tranne qualche possibile calo fisico a inizio girone di ritorno. Con un anno succecssivo super protetto.

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LE INIZIATIVE

altreottoreti

periniziarebenel’anno N

on si ferma la raccolta delle cartoline dei gol del Napoli in campionato. In questo numero potete trovare otto gol, fotografati come sempre da Pietro Mosca, con altrettante reti messe a segno dagli azzurri. Grande mattatore il Pipita Higuain, autore di ben sei delle otto reti (due nel 2-1 contro l’Inter, altre due contro il Bologna nella sfortunata trasferta persa 3-2 in Emilia e infine l’altra doppietta in trasferta, nell’1-3 di Bergamo contro l’Atalanta). A completare questa uscita i gol di Hamsik, che su rigore ha dato il via proprio al successo contro l’Atalanta, e di Insigne, che con la sua prodezza ha permesso agli azzurri di sbloccare il risultato contro il Torino (2-1 il finale). L’altra rete, insieme ad altre sette cartoline, la troverete nel prossimo numero. Ogni mese ne trovate una in ogni giornale, per richiedere le cartoline mancanti al costo di 0,50€ l’una, potete contattare la redazione via mail (info@eazzurro.it) o telefonicamente (0815542252).

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25 /Napoli-Inter 2-1 / 1° Gol di Higuain 26 / Napoli-Inter 2-1 / 2° Gol di Higuain 27 / Bologna-Napoli 3-2 / 1° Gol di Higuain 28 / Bologna-Napoli 3-2 / 2° Gol di Higuain 29 / Atalanta-Napoli 1-3 / 1° Gol di Hamsik 30 / Atalanta-Napoli 1-3 / 2° Gol di Higuain 31 / Atalanta-Napoli 1-3 / 3° Gol di Higuain 32 / Napoli-Torino 2-1/ 1° Gol di Insigne

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LE INIZIATIVE

ATLETACAMPANODELL’ANNO2015 insignetrionfaancora A

rriva il bis di Lorenzo Insigne nel premio ideato da É Azzurro “Atleta campano dell’anno 2015”. Già in testa dopo il primo mese di votazioni, il talento di Frattamaggiore ha aumentato il vantaggio in vetta alla classifica, distanziando di molto il secondo, lo schermidore Luca Curatoli, campione del mondo e argento europeo a squadre nella sciabola. S-cende al terzo posto, dopo l’exploit iniziale, la pugile Angela Carini, originaria di Piedimonte Matese, campionessa mondiale ed europea nella categoria Youth. Dietro di loro un altro pugile, Valentino Manfredonia, e il talento del Milan, Gianluigi Donnarumma, ormai

titolare nella formazione di Mihajlovic nonostante la giovanissima età. A seguire i canottieri Matteo Castaldo e Marco Di Costanzo, campioni del mondo con il 4 senza, e tra loro l’altro campione di scherma Diego Occhiuzzi. Per chiudere, tra i tantissimi nomi di atleti votati, la giovanissima promessa del nuoto, Sveva Schiazzano, oro ai Giochi Europei di Baku. Al vincitore sarà consegnato il premio nelle prossime settimane, intanto comunichiamo i tre nominativi che hanno vinto un abbonamento di un anno alla rivista: sono i signori Luca Esposito di Acerra, Vincenzo Brandi di Napoli e Gennaro Verde di Pomigliano d’Arco.

1 - Lorenzo Insigne 2 - Luca Curatoli 3 - Angela Carini 4 - Valentino Manfredonia 5 - gianluigi Donnaruma 6 - matteo castaldo 7 - Diego Occhiuzzi 8 - marco di costanzo 9 - sveva schiazzano 10 - Altri

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In alto Lorenzo Insigne, a sinistra Luca Curatoli, a destra Angela Carini

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A DIFESA DELLA CITTÀ

«noicheamiamonapoli»

di Vittorio Raio

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uante e quali sono le città nel mondo che possono contare e vantarsi dell’infinita stima e dell’incondizionato affetto di tanti “stranieri” che sono andati ad abitarle, che ne hanno sposato donne, usi e costumi, che negli anni le hanno sentite proprie al punto tale da scegliere di viverci definitivamente? Napoli, certamente, è una di queste. È una delle più apprezzate ed amate. Ha ricevuto i sinceri elogi di famosi personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, ma anche di tanti big del calcio che nel tempo hanno indossato la maglia azzurra o ne hanno difeso i colori. In tanti hanno esternato in modo tangibile ed inequivocabile il loro amore. Di questi tanti, abbiamo scelto le brevi storie legate a Napoli di un paraguaiano, di due argentini, due brasiliani, di uno svedese, uno slovacco, uno spagnolo, uno svizzero e di due italiani, uno lombardo e l’altro abruzzese. Di questi abbiamo scelto solo quelli che sono diventati di fatto figli di Napoli o che di fatto sono rimasti legatissimi alla città. Abbiamo trascurato quei sorridenti paraculo e quei furbacchioni dalla lacrimuccia facile e pronta che hanno elargito parole e frasi ad effetto e di affetto per Napoli. Parole poco ve-

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ritiere, frasi solo pregne di circostanze e di interessi pronunciate da mediocri, ridicoli ruffiani e da squallidi opportunisti. Noi che abbiamo amato o amiamo Napoli. Alcuni di questi non ci sono più; altri vivono a Napoli, altri continuano sia pure a distanza ad esternare il loro affetto per una città che lo scrittore Guido Piovene descriveva così: «La bellezza di Napoli cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge ad intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra». Da Attila Sallustro a Pepe Reina sono tantissimi i calciatori che, arrivati a Napoli, sono rimasti affascinati, ammaliati, coinvolti dalla città. C’è chi ha deciso di abitarci, chi ha sposato una napoletana, chi le ha scritto semplici quanto disinteressate lettere di amore infinito, chi è andato via e poi vi è ritornato perché «a Napoli io vivo proprio bene». Sallustro Sallustro, paraguaiano di Asuncion, è ingaggiato dal Napoli e diviene immediatamente un beniamino dei tifosi. Quando smette di giocare, guida gli azzurri dalla panchina in due partite di campionato, ma soprattutto è diret-

tore dello stadio San Paolo dal 1960 per oltre vent’anni. «Amo Napoli», dice più volte e in tempi diversi. I napoletani non hanno mai smesso di adorarlo al punto da dedicargli una strada a Ponticelli, un piazzale a Casavatore e lo stadio di Carbonara di Nola. Nel tempo si è anche più volte discusso sull’opportunità di intitolargli il San Paolo. Anche altri calciatori stranieri apprezzarono Napoli, ma tre negli anni hanno dimostrato con i fatti quanto e come Napoli sia entrata nei loro cuori (Hasse Jeppson, ‘o banco di Napoli) o sia diventata la loro città (Bruno Pesaola, il Petisso, e Luis Vinicio, ‘o lione). Jeppson Jeppson, svedese di Kungsbacka, gioca nel Napoli dal 1952 al 1956. Sposa una ragazza di ottima famiglia napoletana. Emma Di Martino, posillipina, viene portata all’altare nella chiesa di Santa Maria delle Grazie sul Monte Faito. Lo svedese, morto nel 2013, incendia il cuore dei napoletani e una napoletana incendia quello del biondissimo Hasse. Quando ritorna a Napoli nel 2008, quando De Laurentiis gli dona la maglia azzurra con la scritta Jeppson, Hasse sorride: «A distanza di tanti anni si ricordano ancora di me.


A DIFESA DELLA CITTÀ

Mi vogliono bene. Ed io ne ho sempre voluto e ne voglio a questa fantastica città». Pesaola Pesaola e Vinicio scelgono di abitare a vita a Napoli. Il Petisso, scomparso a maggio dello scorso anno nella clinica Fatebenefratelli di via Manzoni, è stato una leggenda per il Napoli. «Napoli è una città che riempie il cuore. A Napoli non ti senti mai solo. Napoli mi è entrata dentro. Andrò via solo quando morirò. Ho un’immensa ammirazione per i napoletani...», dice l’attaccante argentino che poi diventa anche allenatore del Napoli. Vinicio Non da meno l’affetto del brasiliano Vinicio per la capitale del Sud Italia. Nato a Belo Horizonte, è prima l’attaccante che fa sognare i fans azzurri e viene ingaggiato come allenatore del Napoli

che incanta, che pratica il calcio totale, il calcio spettacolo. Quando finisce il suo ciclo nel Napoli, resta tifosissimo degli azzurri. «Quando non vado al San Paolo so comunque quando il Napoli segna. L’urlo del San Paolo arriva sino all’interno della mia casa in via Manzoni ed io esulto», osserva più volte Luis. Sposa nella chiesa di San Francesco di Paola nel 1957 la sua Flora, avvolta in uno splendido abito bianco con tredici metri di coda. Tantissimi i napoletani che lo vedono partire per il viaggio di nozze su una fantastica Cadillac. Pesaola, Vinicio, arrivati a Napoli per correre dietro ad un pallone, decidono di fermarsi a Napoli per viverci. Entrambi arrivati da stranieri e poi divenuti napoletani di fatto. Non a caso in varie occasioni si sono battuti per Napoli, hanno difeso la città dall’alto del loro spessore umano e professionale. Da veri figli di Napoli.

Canè Un altro attaccante, un altro brasiliano, un altro che sceglie di sposare una napoletana, di vivere a Napoli è Jarbas Faustinho Canè. Nasce a Rio de Janeiro nel 1930, arriva a Napoli e diventa uno dei beniamini del San Paolo insieme a Sivori e Altafini. «Didi, Vava e Pelè site ‘a uallera ‘e Cané», uno dei coloriti striscioni esposti in quegli anni nello stadio o dai finestrini dei pullman con i tifosi al seguito della squadra. «Napoli mi ha dato tutto», una delle significative frasi di Faustinho che porta all’altare una bellissima “scugnizza”, Adelina Papa. Il rito del sì nella Basilica di Capodimonte. Maradona E come non parlare di Diego Maradona... Sette anni in azzurro, sette anni di magie calcistiche e in difesa di Napoli. Come quando - a raccontarlo è Pierpaolo Marino - ascoltando

Nella pagina a fianco, a sinistra, Sallustro, al centro Bianchi e Maradona, a destra Canè In alto, a sinistra Jeppson, a destra Pesaola; sopra, a sinistra, Vinicio con Aurelio De Laurentiis

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A DIFESA DELLA CITTÀ

il solito, triste coro intonato a Verona contro i tifosi partenopei, Maradona si avvicina alla panchina e urla: «Ora vado a vendicare i napoletani...». Due gol e quei cretini vengono zittiti. Napoli ama perdutamente Maradona e Maradona contraccambia tale affetto. Una simbiosi autentica. «Napoli non è sporca... è l’Italia che sporca Napoli», un’altra delle famose frasi del pibe de oro. Roba da far accapponare la pelle come quando uno dei miti dello spettacolo mondiale, Sophia Loren dice con orgoglio: «Non sono italiana, sono napoletana». Di Maradona si ricorda anche un’altra esternazione che colpisce diritto al cuore i tifosi e i non tifosi di Napoli: «Tutti dicono: questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo del Chelsea, questo è stato il migliore di tutti. Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a Napoli».

Bianchi Solo chi non ha il piacere di conoscerlo personalmente può far fatica a comprendere quanto Ottavio Bianchi, uomo del Nord, solo in apparenza “orso”, sia rimasto legato a Napoli. Dopo l’esperienza da centrocampista, quella più importante, più sentita da allenatore del Napoli che vince il primo scudetto, la Coppa Italia e la Coppa Uefa. «Sono scaramantico, mi sento napoletano sino al midollo», confessa il bresciano don Ottavio parlando con Napoli Magazine. Il suo feeling con Napoli non è mai mutato, «Sì, il mio amore per la città è rimasto sempre forte, anche se ricordo che lì ho dovuto fare spesso il pompiere». Infine, una riflessione di immenso affetto: «Mi piacerebbe che tutti andassero a lavorare a Napoli, ma a patto che si conosca la genesi storica della città e della sua gente».

Moggi Chi la conosce (come Marcello Lippi, altro strenuo difensore di Napoli e dei napoletani) è certamente Luciano Moggi. È un altro dei grandi protagonisti del calcio che ha scelto Napoli per viverci. Nasce a Monticiano, arriva a Napoli dopo altre esperienze quale successore di Italo Allodi. In azzurro vince la Coppa Uefa nel 1989 e lo scudetto e la Supercoppa italiana nel 1990. I figli di Luciano crescono a Napoli, dove lui ha scelto di stabilirsi in una splendida casa che si affaccia sul golfo di Napoli. «Napoli è sempre stata nel mio cuore. Pochissimi posti al mondo sono belli come Napoli», uno dei tanti attestati d’amore per la sua città del cuore. De Sanctis Noi che amiamo Napoli è anche un gruppo di napoletani che imperversa

In alto a sinistra Maradona e Careca; sopra, a sinistra, Moggi tra Ferlaino e il preparatore atletico Raffaele Cerullo; a destra le pagine del Corriere dello Sport e de Il Mattino con il saluto di De Sanctis Nella pagina a fianco, a sinistra, Inler con il sindaco De Magistris e l’assessore allo sport, Borriello, riceve la cittadinanzia onoraria di Napoli; a destra Hamsik riceve dai presidente regionale e provinciale del Coni, Sibilia e Roncelli, la cittadinanza sportiva onoraria di Napoli

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A DIFESA DELLA CITTÀ

su Facebook. Di questo gruppo potrebbero tranquillamente far parte due calciatori che hanno vestito di recente la maglia del Napoli: l’abruzzese Morgan De Sanctis e lo svizzero Gohan Inler. Morgan, quando lascia la città, affida un messaggio d’amore per i tifosi alle pagine de Il Mattino e del Corriere dello Sport: «Grazie a tutti e sempre forza Napoli», il succo di quella gradita lettera.

Magistris. «Napoli è casa mia – l’esordio del centrocampista -. Vi ho vissuto quattro anni. La mia è una promessa di amore eterno. Io la so... io l’ho scoperta, l’ho amata la città, l’ho chiusa a chiave nel mio cuore: ed è per questo che oggi i miei occhi sono bagnati da questo mare e sporcati da questa terra. Terra mia. Io e Napoli per sempre. Ciao, guagliù».

Inler Più forte è il messaggio d’amore di Gokhan Inler che successivamente viene ricevuto dal sindaco Luigi De

Hamsik Hamsik e Reina sono storie di oggi. I due hanno scelto Napoli, hanno voluto restarci il primo e tornarci il secon-

T

do. Fortemente, magari rinunciando anche a contratti più importanti, sostanziosi. E Napoli, una delle capitali mondiali per storia, cultura, umanità e calore, li ama entrambi. Come ama tutti coloro che hanno saputo e sanno capirla, amarla, senza denigrarla a prescindere, senza preconcetti, senza conoscere e sapere, ma solo per sentito dire. Loro hanno scelto di viverla, di lavorarci tutti i giorni. Loro amano Napoli. E Napoli li ricambia come solo Napoli sa e può fare. ©Riproduzione riservata

reina,l’estremodifensoredinapoli

ra tutti quelli che hanno conservato un legame speciale con Napoli è impossibile non dedicare un capitolo a parte a Pepe Reina. Lui che difende la porta del Napoli da campione ha, ancor meglio, difeso la città in tantissime occasioni al punto che il sindaco di Napoli sta valutando di concedergli la cittadinanza onoraria. Quando finì il prestito dal Liverpool, nell’estate 2014, il Napoli non lo riscattò e fu ceduto al Bayern Monaco. Durante un’intervista ad un’emittente spagnola, il portierone parlò di com’è stato ambientarsi a Napoli citando il celebre film di Alessandro Siani “Benvenuti al Sud”: «Chi viene a Napoli piange due volte, quando arriva e quando riparte». Tantissime sfumature di questa città che solo una persona fortemente sensibile riesce a cogliere in così poco tempo. La forte amicizia con Ciro Barone di #Napolimlike! l’ha sicuramente aiutato a comprendere cosa significa realmente essere napoletano ed è stata importante per saldare il matrimonio con la città, che ha ricambiato il sentimento d’amore senza pensarci mezza volta. Il carisma del leader ha aperto una breccia nel cuore dei tifosi e le sue dichia-

razioni d’amore su Napoli fortificato il legame. A Napoli funziona così. Se dai tanto alla città, i tifosi non lo dimenticano e restituiscono l’affetto con un’esplosione d’amore incontrollabile. Durante la stagione a Monaco di Baviera sono state numerosissime le fughe del portiere spagnolo per rilassarsi a Napoli, la città che lo ha fatto sentire subito a casa. Nel numero di agosto di èAzzurro dichiarò di amare Napoli, che vincere lo scudetto qui sarebbe stato più bello della vittoria del Mondiale con la Spagna (affermazione simile a quella che rilasciò Maradona dopo la vittoria del primo scudetto:«è la vittoria più importante della mia vita. Il Mondiale non l’ho vinto nella mia terra, questo scudetto sì») e giustificò le sue fughe a

Napoli dicendo che era rimasto legato alla squadra e alla città, ma avrebbe fatto lo stesso durante la stagione per andare a trovare gli amici in Germania. Ad oggi Reina ancora non si è separato un attimo da Napoli. Al quotidiano Il Mattino, poi, sui cori razzisti: «Credo che non si debba dare importanza a queste persone. Io voglio difendere la mia città, il mio popolo. Meglio non dare importanza agli scemi che così non fanno un favore al calcio». Se non fosse chiaro il concetto, lo ha ribadito su Twitter dopo la vittoria a Bergamo ad un tifoso dell’Atalanta che ne esaltava le doti atletiche, ma ne criticava l’eccessiva esultanza al gol degli azzurri. A muso duro Reina ha risposto: «Mi chiami antisportivo, ma non li hai sentiti cori razzisti contro di noi? L’esultanza fa parte del calcio, il razzismo non deve avere spazio». La cosa straordinaria non è tanto che Reina in poco tempo abbia capito Napoli e che l’abbia sposata, ma che ne sia diventato subito una colonna portante. Un monumento alla napoletanità. (R.G.) ©Riproduzione riservata

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LA STORIA

«napolièindimenticabile

tifosemprepergliazzurri» gianello si racconta dopo la squalifica: «torno nel calcio, allenerò i giovani»

L

a sua Napoli ormai è un concentrato di piccoli gesti. E di qualche attenzione particolare. «Benedetto mi manda ogni tanto la mozzarella di Mondragone. Ho ancora tre o quattro amici che mi conoscono veramente». Per tutti gli altri, invece, Matteo Gianello sarà sempre legato alla vicenda che risale al 16 maggio 2010 prima di Sampdoria-Napoli. L’accusa fu grave: tentò di aggiustare la partita cercando di coinvolgere Paolo Cannavaro e Gianluca Grava che opposero un netto rifiuto. Ma la stangata della Disciplinare (3 anni e 3 mesi per lui, 6 mesi per omessa denuncia agli ex compagni e 2 punti di penalizzazione al Napoli) è stata ribaltata dalla Corte di Giustizia federale: prosciolti sia i giocatori che il Napoli. «Io, invece, ho scontato 21 mesi di squalifica per slealtà sportiva. Non ho fatto neanche ricorso d’accordo con il mio avvocato Chiacchio. Ho pagato il mio debito per quella sciocchezza che ho commesso».

Gianello la definisce così. E ha poco da aggiungere. Napoli oggi è lontana. Non ci è più tornato. Con Cannavaro e Grava nessun rapporto. «Non li ho mai più sentiti e non li ho neanche cercati. Credo sia giusto così. Se un giorno ci incontrassimo e loro volessero salutarmi, sarei d i s p o n i b i l e ». Matteo ha voltato pagina. È ripartito dalle sue origini. «Vivo a Bovolone, in provincia di Verona, sono tornato a casa». Ha sposato Arianna ed è diventato papà di Vittoria che ora ha due anni e mezzo. Tra i suoi hobby c’è il tennis

(«È l’unico sport individuale che pratico»), ma soprattutto ha ricominciato con il calcio. È il leit motiv delle sue giornate. «È tutta la mia vita». E così gioca ancora per divertimento. «Mi sono fatto coinvolgere da alcuni amici, tra cui il presidente.

A sinistra Gianello con Montervino

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LA STORIA

buffon è un immortale sono impressionato da pepe reina la differenza con rafael e andujar è evidente La squadra si chiama Asparetto Cerea Sud. È ripartita dalla seconda categoria e i dirigenti mi hanno fatto questa proposta. Siamo a metà classifica. Mi diverto ancora e l’impegno non è gravoso: ho due allenamenti settimanali e poi la partita. Di più non potevo». Perché Gianello si sta costruendo una nuova carriera. «Voglio diventare un preparatore dei portieri. È quello che mi riesce meglio». Il Raldon gli ha dato un’occasione ghiotta. La società, nata nel 1975, crede molto nelle sue capacità. «Ho il compito creare i numeri uno del futuro, ma non solo». Gianello si occupa di tutti. «Dei ragazzini ma anche dei portieri della prima squadra che disputa la prima categoria».

E poi c’è il nuovo mondo del calcio femminile. «Mi hanno chiesto la disponibilità e non mi sono tirato indietro. Personalmente voglio entrare nuovamente tra i professionisti con questo ruolo, ma sto facendo la gavetta e mi trovo molto bene. Mi sto anche informando sui corsi a Coverciano». Il metodo non è lo stesso per tutti. «Quando sono con i bambini, punto soprattutto sul divertimento per insegnare alcuni concetti base, come mettere le mani in presa oppure come piegare un ginocchio. Ci vuole tanta pazienza, ma mi piace. Con i più grandi, ovviamente, sono esigente». L’Acd Raldon, tra l’altro, è affiliata con l’Atalanta. «Sono stato anche a Bergamo. Un giorno mi piacerebbe

ritrovare Edy Reja. Lo saluterei molto calorosamente». Napoli, del resto, è una fetta importante della sua carriera. «Ho trascorso sette anni incredibili in cui ho vinto, giocato in serie A e in Europa. Come potrei dimenticarli? Resto un tifoso a prescindere da quello che è accaduto. Guardo – quando posso – le partite in tv». Fu anche contestato dai suoi concittadini al Bentegodi, quando fu decisivo per il 3-1 del Napoli nel 2007, decisivo per la promozione in A. Il nuovo progetto gli piace molto. «Sarri è un toscanaccio ed è molto bravo. Forse a differenza di Benitez gestisce meglio il turnover, questa è la mia impressione dall’esterno. Sono impressionato da Pepe Reina: è davvero un grande. Non voglio togliere nulla ai predecessori, ma è molto più forte sia di Rafael che di Andujar. La differenza è evidente. Lo spagnolo è un campione vero e le parate all’Inter lo hanno dimostrato». Gianello non fa classifiche di rendimento («Buffon resta un immortale») anche se un’occhiata ai suoi colleghi giovani la dà molto volentieri. «Donnarumma ha grosse potenzialità e lo sta confermando al Milan, mi piacciono molto sia Perin che Leali. Mi auguro che Scuffet possa tornare ad esprimere le sue qualità». (P. T.) ©Riproduzione riservata

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PRIMO 2000

keaninsegue gianlucagaetano

di Silver Mele

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l nostro giro tra le promesse più importanti del panorama calcistico nazionale riparte dalle indicazioni di due agenti FIFA, attentissimi a valutare i segnali di campo. Daniele Amerini fu, fino a qualche anno fa, apprezzato centrocampista, cittadino onorario a Reggio Calabria: fece gol contro il Milan nell’ultima di campionato che valse l’insperata salvezza agli amaranto di Mazzarri. Oggi lavora nello studio del suo ex procuratore Moreno Roggi e offre

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alle pagine di È Azzurro interessanti valutazioni. La prima ci porta sulle tracce di Zakaria Sdaigui, ragazzo nato a Firenze il 9 agosto del 2000 da genitori marocchini. «Parliamo di un centrocampista di grande qualità. Fisico longilineo e passo elegante – ci dice Amerini - è molto abile sia in fase di impostazione che realizzativa e anche alla Roma, con i Giovanissimi Nazionali di Muzzi, sta confermando ampiamente quanto già si era apprezzato di lui in terra

Toscana». Un terzino e un attaccante ancora nei consigli per il futuro. Il bomber si chiama Moise Bioty Kean, segni particolari: predestinato. Nato il 28 febbraio 2000 a Vercelli da genitori della Costa d’Avorio, Kean eccelle per il senso del gol. «Forte davvero e già nel mirino delle inglesi Manchester City, Arsenal e soprattutto Manchester United. È un Balotelli versione aggiornata – aggiunge Amerini - che ha dalla sua una gran voglia di arrivare». Infine Raoul Bel-


PRIMO 2000

CLASSIFICA Dal numero di febbraio 2015 É Azzurro sta chiedendo a dirigenti, procuratori, allenatori ed ex calciatori, di indicare il primo giocatore nato nel 2000 che potrebbe esordire in serie A. Di seguito la classifica dei giovani più votati fino a ora. 7 / Gianluca Gaetano - Napoli 5 / Kean - Juventus 2 / Bellanova - Milan 2 / Matteucci - Empoli 2 / Meli - Fiorentina 2 / Pellegri - Genoa 2 / Pelliccia - Napoli 2 / Sdaigui - Roma 1 / Andreozzi - Napoli 1 / Artal - Bari 1 / Beltrame - Udinese 1 / Bovenzi - Napoli 1 / Bulgarelli - Genoa lanova, ovviamente del 2000, terzino destro di proprietà del Milan: «Ottimi tempi nella doppia fase, la migliore espressione nel suo ruolo. Destinato a far carriera». Altro giro, altro agente Fifa. Lorenzo De Santis di nati nel 2000 ne ha visti all’opera davvero tanti e di tutte le nazionalità. «Le società che più investono nei settori giovanili sono Fiorentina ed Empoli. Lorenzo Cavallini è un esterno mancino d’attacco moderno, con struttura, passo e tecnica abbinate a buona forza. Il suo cartellino è di proprietà della Fioren-

Hanno votato: Enrico Fedele, Gennaro Iezzo, Luca Pasqualin, Antonio Rocca, Marco Sommella, Dario Canovi, Carmine Tascone, Diego Nappi, Raffaele Ametrano, Michele Sbravati, Malu Mpasinkatu, Gennaro Scarlato, Francesco Montervino, Antonino Asta, Gaetano Fedele, Ciro Muro, Sandro Abbondanza, Luigi Matrecano, Bruno Di Napoli, Matteo Roggi, Daniele Amerini, Lorenzo De Santis, Gaetano Fontana

1 / Caiazzo - As Posillipo 1 / Camilleri - Juventus 1 / Canestrelli - Empoli 1 / Cavallini - Fiorentina 1 / Ermacora - Udinese 1 / Gennaro Esposito - San Vitale 1 / Salvatore Esposito - Casertana 1 / Ferrarini - Fiorentina 1 / Ghidotti - Fiorentina 1 / Gibilterra - Genoa 1 / Ingrosso - Roma 1 / Lonoce - Lecce 1 / Mambella - Napoli tina, proprio come quello di Gabriele Ferrarini. In questo caso parliamo di un terzino destro dotato di grande struttura e corsa, punto fermo della nazionale di categoria. Infine per Marco Meli parlerei di un trequartista classico alla Kakà: vede il gioco prima degli altri». Indossò la maglia della Viola prima di quella azzurra del Napoli. Oggi Gaetano Fontana è un allenatore, ospite abituale dei salotti televisivi partenopei: il suo occhio solitamente coglie nel segno. «Ho seguito di recente i ragazzi dell’Empoli e tra questi mi

1 / Matteucci - Empoli 1 / Merola - Inter 1 / Micillo - Napoli 1 / Millico - Torino 1 / Petruzzelli - Bari 1 / Schiro - Inter 1 / Seno - Genoa 1 / Soldani - Fiorentina 1 / Sportelli - Milan 1 / Stanzani - Fiorentina 1 / Telesi - Sampdoria 1 / Vigolo - Milan 1 / Zola - Genoa ha particolarmente colpito Emanuele Matteucci, difensore centrale di fisico e senso dell’ anticipo – ci racconta Fontana - bravo anche ad impostare, alla Bonucci per intenderci. Sta facendo bene anche Simone Canestrelli, centrocampista ‘’cattivo’’ che abbina una grande sostanza ad una discreta qualità». Investe molto sul settore giovanile anche il Genoa e del Grifone Fontana ci segnala Alessandro Bulgarelli, portiere fortissimo, e Gabriele Gibilterra, esterno alto dotato di grande dribbling. ©Riproduzione riservata

Da sinistra Daniele Amerini, Lorenzo De Santis, Gaetano Fontana

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CODICE AZZURRO

marek,entranellastoria di Vittorio Raio

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arek, entra nella storia del Napoli. È vero, qualcosa di molto importante già l’hai fatto (per presenze e titoli), ma uno scudetto sul petto eternerebbe per sempre il ricordo tra i napoletani di uno slovacco giunto a Napoli tra le perplessità dei tifosi (ricordi quel giorno a Castelvolturno quando fosti presentato con Lavezzi?); impostosi al punto tale da diventare capitano della squadra e da essere corteggiatissimo dal Milan; conscio che il proprio cartellino era

lievitato sino a toccare 40 milioni di euro; umiliato successivamente e ingiustamente da Benitez, e che ora, finalmente, si è ripreso il ruolo e i titoli di merito con grande abnegazione, spirito di sacrificio, voglia di rivalsa e numeri calcistici di alto profilo. Sei un grande uomo prima che un grande professionista. Entra nella storia, Marek. Ora siete campioni d’inverno, ecco l’invito, l’esortazione che sono rivolti a te come a tutti i tuoi compagni. Chi è titolare fisso e chi è egualmente importante anche se ha meno presenze in campo. Uno, il capitano, per dire tutti gli azzurri in quanto un’impresa storica rappresenterebbe il miglior biglietto da visita per l’intero organico con Sarri artefice principale. Per ora, grande Marek, ti sei tolto già grandi soddisfazioni. Prima e dopo l’avvento di Benitez che ha lasciato Napoli pensando a Madrid e da Madrid è stato allontanato a furor di popolo, di squadra e di club. Nella stagione del gran ritorno al proscenio di Hamsik (per non parlare di Jorginho, un altro “bocciato” dal tecnico spagnolo), l’umiliazione di un allontanamento per Benitez che aveva minato l’uomo e il calciatore Hamsik ed aveva depauperato un capitale societario. Sen-

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za stare a ricordare le altre colpe e gli altri evidenti demeriti di Rafa. Entra nella storia, Marek. Saresti il secondo capitano del Napoli, dopo l’unico e ineguagliabile Diego Maradona, ad alzare al cielo un trofeo che la città attende dal 1990, anno del secondo titolo degli azzurri dopo quello del 1987. Entra nella storia, Marek. Le 300 presenze con

la maglia del Napoli, vedere Moreno Ferrario più vicino (è a quota 310), stare ad un passo dall’agganciare Maradona per le reti realizzate in serie A, essere un punto di riferimento per i compagni, il ritorno al gol (tre nelle ultime tre partite: Atalanta, Torino e Frosinone) devono rappresentare tutti incentivi per fare meglio. Un Marek con il triangolino tricolore sul petto significherebbe anche un’altra immensa soddisfazione per Pierpaolo Marino. Protagonista dell’acquisto di Francesco Romano, preso in serie B dalla Triestina, nell’anno del primo scudetto e successivamente, richiamato nel Napoli da De Laurentiis, fondamentale per intuito e per competenza nel tuo ingaggio dal Brescia. Marek, entra nella storia del Napoli. Sarebbe un ulteriore schiaffo per chi verso il quarto d’ora dei secondi tempi ti sostituiva, senza dimenticare le tante panchine fatte. Ma tu, da quel fuoriclasse che sei, non lo ammetterai mai. Quando vincerai brinderai con i tifosi, con Sarri, con i compagni, con De Laurentiis, ma non ti toglierai mai i sassolini che ti sono stati messi nelle scarpette e che hanno condizionato alcune tue prestazioni nel duplice anno della gestione-Benitez. Strano, però, il destino. Fai bene e scordalo, fai male e pensaci. E Benitez, forse, ti starà guardando, starà guardando le vittorie e il modo di giocare del Napoli, ti starà pensando e, triste dopo l’esonero a Madrid, starà meditando su quanto ti ha fatto. ©Riproduzione riservata


IL PROFILO

l’elogiodellanormalità di Bruno Marra

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er comprendere bene chi è Josè Callejon bisogna capire a fondo che cos’è Motril. Un paesino che attraversa l’Andalusia fino ai piedi della Sierra Nevada. Una landa di terra fieramente autonoma insorta alle barbarie del franchismo e ribellatasi al regime totalitarista con una radicata fierezza autoctona. Una regione agreste che vive di campi e turismo, con un forte senso di famiglia e cristianità. Casa, chiesa e paella come nella migliore tradizione cattolica del “vivi, prega, mangia”. Lì è nato e cresciuto Callejon e non è certo un caso che si chiami Josè Maria, Giuseppe e Maria, battesimo di biblica memoria che richiama le origini della genesi, come un pegno di protezione e benedizione. E quella luce crepuscolare che illumina un orgoglio viscerale avvolge ancor oggi Callejon, il ragazzo della porta accanto, senza accenti di esaltazione o vezzi sopra le righe. Josè è l’elogio della normalità, lui che destino volle far diventare speciale semplicemente perché era uguale. Uguale a suo fratello gemello Juan Miguel. Sin da bambini erano per tutti “los gemelos”, come se quella connotazione avesse valenza di epiteto in un paese così quieto. Josè e Juan diventarono i gemelli del gol. Il padre, uomo schivo e silenzioso nascosto sotto due baffoni, atavico fregio di spessore e virilità, li portò a giocare entrambi per non compiere alcuna disparità. Ed aveva ragione. “Juanmi” aveva il fisico più potente, sembrava il predestinato, ma Josè fu scelto nella cantera di Madrid, il Castilla, per la sua disposizione al sacrificio e la duttilità in campo. Nella Liga B infilò 21 gol in 40 partite, giocando da ala tornante. E così squillò il telefono di Florentino Perez: «C’è un ragazzino qui, che sembra un demonio…». Callejon è il perfetto il maggiordomo di Hitchcock, quello che si mette il frac, i guanti bianchi, e ti sorride prima di ammazzarti. Ispanico con il ciuffo scolpito nel marmo, ha la faccia pulita di un tanguero e l’eleganza di un hidalgo ispanico, che ti fa danzare soavemente prima di stritolarti nel suo bacio ipnotico. Josè è l’hombre del partido, passato dal marchio reale di Madrid allo stemma borbonico. Come un doppio filo universale legato ad un destino epocale. Nel gergo spagnolo “Callejon” significa letteralmente “vicoletto”. E Napoli conosce talmente bene i vicoli al punto d’avergli conferito la linfa dei miracoli. «‘Stu vico azzurro nun fernesce maje», come la fede e l’orgoglio del “buitre” di Motril. Josè Maria Callejon, il fascino di un Tanghero nella melodia del San Paolo. ©Riproduzione riservata

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sportivi,fatetantaplinplin Q

uando si parla di sport e medicina si pensa troppo spesso e solo ai traumi, alle fratture, alle distorsioni, eventi avversi, acuti che spaventano e lasciano i tifosi e gli sportivi in ansia e perplessi sulle probabili e possibili conseguenze, sui tempi di ripresa e sulle terapie di riabilitazione, con conseguenze sulle sorti di una partita, come dell’intero campionato. E l’urologo che c’entra? Molto spesso eventi meno clamorosi ma più subdoli possono avere la stessa ripercussione drammatica e portare conseguenze gravi sull’esito di una gara o dell’intero campionato. Se si pensa a una partita, a una corsa campestre, si pensa inevitabilmente alla fatica, al fiatone, al sudore. Sudare fa eliminare liquidi e questi vengono sottratti ad altri distretti corporei. Primo fra tutti il rene. Il compito del rene, vero organo filtro, è quello di espellere sali e sostanza tossiche o, semplicemente, di mantenere l’equilibrio salino del nostro corpo, sottraendo al sangue acqua e miscelandola con i sali che assumiamo con la nostra alimentazione. Ne viene chiaro che se c’è debito di acqua, che è stata espulsa con il sudore , la concentrazione in circolo dei sali aumenta e quindi è molto più facile che si formino calcoli. La presenza di calcoli macroscopici è spesso nota per il verificarsi, almeno una volta nella vita, di episodi di colica, cioè dello scivolamento di una pietruzza di sale lungo le vie urinarie, fino a creare un’ostruzione, impedendo quindi ai liquidi filtrati dal rene di scorrere liberamente verso il basso e causando un dolore acuto e persistente, pressocchè intrattabile, legato alla dilatazione delle vie urinarie a monte del calcolo stesso. Frequentemente chi soffre di calcoli renali, sa già come bilanciare l’introito salino, ma chi non ne ha mai sofferto potrebbe incorrere in una colica per lo scivolamento nella via urinaria, non di una pietruzza concreta e voluminosa, ma semplicemente per l’ostruzione da parte di un bel po’ di sabbia renale che ostruisce la via urinaria creando un effetto del tipo clessidra, tanto che chi soffre di coliche da microcalcoli descrive il suo dolore come un sintomo che si sposta o “cammina” seguendo esattamente il percorso delle vie urinarie. Ma come si formano i microcalcoli? Semplicemente sottraendo ac-

qua al circolo, quindi sudando. L’introduzione equilibrata di liquidi quindi può bilanciare l’effetto della perdita idrica dovuta la sudore. È opinione comune in medicina che un individuo adulto, qualunque sia il sesso, di altezza e peso medi, debba introdurre giornalmente nella sua dieta circa due litri di liquidi, distribuiti tra le bevande che assume e l’acqua presente negli alimenti. Se invece spostiamo la nostra attenzione un minimo più in basso rispetto ai reni e pensiamo a un maschio, ci vengono subito in mente gli effetti che una pallonata, un calcio, un pugno, un incidente di moto o auto o la caduta a pancia in sotto su un ostacolo, potrebbero avere sui suoi testicoli. È chiaro: il testicolo, organo fondamentale per il funzionamento di una regolare attività riproduttiva, oltre che centrale per lo sviluppo e il mantenimento dei cosiddetti caratteri sessuali secondari, (crescita della barba, tono muscolare, timbro di voce cupo) è purtroppo un organo periferico ed è quindi “esposto”. Se negli atleti professionisti esiste una certa tutela di tali “ tesori”, nello sport dilettantistico o semplicemente amatoriale spesso non si prende alcuna precauzione per mantenerlo integro. L’evento più semplice è il trauma acuto, che oltre a dolore fortissimo può causare microlesione o lesioni più evidenti che, risanandosi e cicatrizzando, possono sottrarre zone di tessuto fertile e spesso espongono il tessuto testicolare alla formazione di anticorpi diretti contro gli spermatozoi, evento che frequentemente risulta in una perdita di potenziale fertilizzante, tanto più significativa quanto più è significativo ed esteso il trauma. Questi traumi poi possono essere particolarmente violenti o avvenire in una zona di maggiore debolezza dell’organo e causare anche la rottura del testicolo stesso, evento acuto e gravissimo, che esita sempre nella perdita totale dell’organo colpito o per atrofia conseguente al trauma o per necessità di rimozione dell’organo colpito e fratturato, a causa della cospicua emorragia che si può sviluppare in seguito alla sua rottura. Quindi, ogni disciplina sportiva necessita dell’attenzione e delle cure dello specialista medico-chirurgo, di qualsiasi disciplina: avreste mai pensato per una partita di pallone di potervi trovare a dover chiamare l’urologo?

Antonio Russo Medico chirurgo specialista in Urologia ©Riproduzione riservata

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CURIOSITÀ

L’edicolante

La nostra lettrice Ylenia Del Prete nell’edicola di Carla Oliviero piazza Pugliano, 1 - Ercolano (Na)

Lafrase Sono molto orgoglioso che i tifosi cantino ancora il mio nome allo stadio, ma ho paura che un domani loro si fermino. Ho paura perché amo questa cosa. E ogni cosa che ami, hai paura di perderla. [Eric Cantona]

loscatto

A sinistra il piccolo Davide Pesole, figlio di Sara e Roberto; a destra Giuseppe Parmegiani con il figlio Roberto

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CURIOSITÀ

NevEdremodellEbelle

Rosario è una città dell’Argentina che ha visto nascere grandi talenti. Uno è Leo Messi, il fuoriclasse del Barcellona. L’altro è Lola Ponce, cantante e showgirl, ma anche grande appassionata di sport. In queste foto la vediamo al top della forma.

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CONI

«LACAMPANIAARIO PERCONFERMARSI» il bilancio di Cosimo Sibilia presidente del comitato Campano a pochi mesi dai giochi olimpici

di Carlo Zazzera

I

l movimento olimpico italiano è in fermento. La candidatura per le Olimpiadi di Roma 2024, però, rischia di far passare in secondo piano l’appuntamento più vicino, quello delle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Anche in Campania l’attenzione si è concentrata, ultimamente, sull’esclusione di Napoli per le eventuali regate di vela del 2024 e sulla candidatura della città per ospitare, invece, le partite di calcio al San Paolo. La regione, però, è da sempre una delle capofila per atleti qualificati e medaglie conquistate e a Rio i tanti atleti campani non andranno con il ruolo di comparse, anche se non sarà facile, come ci spiega il presidente del Coni Campania, Cosimo Sibilia.

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Che momento vive il movimento olimpico campano? «Siamo a un ricambio generazionale. I grandi campioni del passato recente sono avanti con l’età e i più giovani hanno bisogno di crescere. Nonostante l’atavica carenza di impianti, però, tanti ragazzi sono sulla buona strada per diventare i campioni del futuro». In vista di Rio 2016, quindi, quali sono gli obiettivi che la Campania può porsi? «Ritengo che sarebbe già un ottimo risultato confermare quanto di buono fatto nel 2012. Guardando la realtà non sarà facile qualificare lo stesso nume-

ro di atleti, ma posso anche dire che, se le qualificazioni degli ultimi mesi andassero bene, si potrebbe pensare addirittura di migliorare il bottino delle medaglie. Per ora è ancora prematuro, però, fare una previsione certa». In quali discipline si aspetta i risultati migliori? «I primi mesi del 2016 saranno determinanti per dare delle indicazioni più precise. Di sicuro gli sport dai quali tutti si aspettano risultati sono la scherma, anche se la sciabola quest’anno non avrà la prova a squadre e questo renderà tutto più difficile, il canottaggio, che è tornato a vincere l’oro mondiale con il 4 senza, il pugilato, ma anche


CONI la pallavolo e la pallanuoto, sebbene manchi ancora il pass per le rispettive nazionali». Cosa ne pensa, invece, dell’esclusione di Napoli come sede per la vela nella candidatura di Roma 2024? «Se Napoli ha ospitato delle regate di America’s Cup vuol dire che era una sede idonea. Non posso, quindi, essere contento di questa scelta. Mi è sembrato strano, inoltre, che le istituzioni cittadine e regionali non abbiano fatto nulla per protestare. Aspettiamo di vedere cosa succederà nei prossimi mesi e in ogni caso la Campania sarà pronta per dare una mano all’organizzazione dell’evento romano qualora fosse assegnato all’Italia, come tutti ci

auguriamo». Intanto il governo ha stanziato dei fondi per la ristrutturazione delle strutture sportive delle periferie, è un segnale positivo? «Naturalmente sì. Le strutture sono alla base del successo del movimento sportivo. I fondi non sono quelli che si sono letti nei primi giorni sui giornali, ma sono comunque un grosso incentivo a far crescere lo sport, soprattutto nelle aree

meno ricche». Lei è intervenuto anche alla presentazione del progetto di riqualificazione dello stadio Collana. Cosa ne pensa? «Il Collana è una struttura fondamentale per Napoli, è importante che un gruppo di società abbia ora la possibilità di gestirla, ma sarà fondamentale farla crescere e migliorarla. Sono certo che un Collana funzionante sia un importante strumento di crescita di tutto il movimento sportivo napoletano, che possa servire sia sul piano sociale che su quello agonistico, per regalare altri successi al nostro sport».

In alto il 4 senza di canottaggio campione del Mondo, sopra lo stadio Collana di Napoli

©Riproduzione riservata

L’ANNUARIO DELLO SPORT CAMPANO 2015-16

L’

Annuario dello sport campano 2015-16 giunge alla seconda edizione. Il volume racchiude le notizie fondamentali legate allo sport in regione e a tutte le federazioni sportive, discipline associate, enti di promozione e associazioni benemerite, con alcune novità. Partendo dalle notizie legate ai prossimi giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016, con una panoramica sugli atleti campani già qualificati e il programma delle gare di agosto, celebrando poi una storica ricorrenza per il nostro sport: nel 2016 la Virtus Partenopea compirà 150 anni di vita; le è stata dedicata una pagina speciale che ripercorre i momenti salienti della sua lunga e gloriosa avventura. Altra interessante novità è rappresentata

dalla breve storia dei principali stadi dei capoluoghi della Campania. Un percorso che si conclude con il ricordo di una struttura che non esiste più, lo storico stadio Partenopeo, legato al primo presidente del Napoli Calcio, Giorgio Ascarelli, che lo fece costruire a fine anni ‘20. Particolare attenzione è stata data ai risultati conquistati dagli atleti campani nel corso dell’anno, con una panoramica sui principali eventi sportivi che si sono svolti sul territorio campano. La pubblicazione è stata curata da Amedeo Salerno e dai giornalisti Marco Lobasso, che ha coordinato il lavoro editoriale, e Carlo Zazzera, che ne ha curato quello redazionale. ©Riproduzione riservata

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PALLANUOTO

barbaradamiani L’ALLENATRICE DELL’ACQUACHIARA FEMMINILE: «È UN GRUPPO GIOVANISSIMO CHE PUÒ ANCORA CRESCERE TANTO»

«solonapoletane perRestareina1» di Luigi Russo Spena

È

noto che, in fatto di eccellenze sportive, Napoli abbia tantissimo da offrire. E nell’ambito dello sport in rosa la nostra città non è da meno. Sono tantissimi gli esempi di atlete e squadre femminili che giocano in campionati di massima serie e, a questo proposito, non si può non menzionare la Carpisa Yamamay Acquachiara. La squadra di pallanuoto, fondata nel 1998, ha una sezione femminile che è stata capace, nel giro di pochi anni dalla sua nascita, di arrivare a giocare in serie A1, raggiungendo il livello della sezione maschile. L’Acquachiara è, inoltre, tra le squadre di A1 (uomini compresi), quella che finora ha segnato di più con le giovani. Prendendo come riferimento le classi d’età dal 1995 in poi, il 58% dei gol dell’Acquachiara in campionato finora sono stati segnati dalle giovani,

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ovvero 32 su 55. La formazione è interamente composta da atlete campane, che hanno raggiunto tutti i loro risultati con le proprie forze, senza ricorrere, finora, a giocatrici straniere. Un gruppo vincente, dunque, affidato alla guida di un’allenatrice che ha sempre vissuto in piscina, Barbara Damiani. Ex nuotatrice, ha cominciato a dedicarsi alla pallanuoto giovanissima. Ha iniziato la sua carriera giocando come centroboa del Fuorigrotta, storica società che per prima ha portato la pallanuoto femminile in Italia, nata da un’idea del marito Mario Scotti Galletta, grande campione della pallanuoto partenopea che ha giocato come portiere nella Canottieri e in Nazionale. Ora ha anche due figli, entrambi pallanuotisti: Riccardo e Andrea, che gioca nella formazione maschile dell’Acquachiara.

Com’è nata la sua passione per questo sport? «Io nasco come nuotatrice, ma ho iniziato ad avvicinarmi alla pallanuoto già nel 1978. In quell’anno, ai Mondiali di Berlino, per la prima volta fu inserita la pallanuoto femminile. Fu in quell’occasione che cominciai ad interessarmi a questo sport, anche grazie a mio marito che fece amicizia con alcune ragazze della Nazionale olandese. Fu allora che, al rientro in Italia, cominciammo a dedicarci a questa disciplina, tra le risate di molti. È nato tutto quasi per gioco, diventando nel tempo una grande realtà». Quando è diventata allenatrice? «Per molti anni ho insegnato nuoto,


PALLANUOTO

Nella pagina a fianco Barbara Damiani con il sindaco De Magistris, sopra con il figlio, Andrea Scotti Galletta, a sinistra Adele Esposito e Anna De Magistris, in basso la squadra al completo

fino a quando, circa cinque anni fa, è nata un’intesa tra la società Vesuvio, dove ero responsabile delle squadre giovanili, e l’Acquachiara. È così che è iniziata la nostra avventura, che ci ha portato in pochi anni ad arrivare in serie A1». La rosa è formata solo da atlete campane? «Sì. Ci alleniamo a Scampia, nella piscina Massimo Galante, quindi la maggior parte delle ragazze viene da Napoli nord. Negli anni si sono aggiunte alcune ragazze del Vomero e successivamente hanno cominciato ad arrivare da tutti i quartieri di Napoli. Abbiamo anche Acampora che è di Torre del

Greco e due ragazze del Volturno che abbiamo aggiunto alla formazione». Quali difficoltà avete incontrato nel primo anno di serie A1? «Non è stato facile. La squadra è rimasta praticamente quella che era, nella pallanuoto non ci sono molti soldi e non abbiamo potuto integrare con atlete straniere. Le ragazze sono molto preparate e stanno crescendo, ma indubbiamente stiamo incontrando difficoltà maggiori. C’è una grande differenza tra serie B e serie A1. Ci siamo dovute adattare ad avversarie più forti e a un gioco più fisico. Recentemente sono arrivati risultati incoraggianti, come la prima vittoria in Coppa Italia.

Nel prossimo girone non parteciperanno le atlete della nazionale, quindi le partite saranno più equilibrate. Comunque le nostre giocatrici sono tutte piccole di età, la media è di 16 anni, quindi hanno ancora tanto da migliorare». Quali sono i vostri obiettivi di breve e lungo termine? «L’obiettivo più importante a breve termine è certamente la salvezza, che speriamo di raggiungere nel girone di ritorno. Una volta rimasti in A1, la sfida sarà rimanerci, ma l’obiettivo di lungo termine più importante è la crescita della squadra e la maturazione delle atlete». ©Riproduzione riservata

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NAUTICA

«CRESCIAMO ICAMPIONI DELFUTURO»

I

circoli nautici a Napoli sono spesso off limits per le donne. Impensabile, quindi, vederne qualcuna al loro vertice. La Scuola Vela di Mascalzone Latino, circolo atipico, lo è anche in questo. Da tre anni il direttore, infatti, è una giovane donna, Antonietta De Falco, in un ruolo insolito ma che non sembra pesarle affatto. È l’unica donna a gestire a Napoli una struttura velica. Pensa sia più difficile? «Non è stato facile, soprattutto all’inizio. Con il tempo, però, sono riuscita a costruire buone relazioni e in questo penso che mi abbia aiutato molto il mio essere sempre pronta a offrire collaborazioni e supporto a favore della vela e non di un guidone o di un altro. Sapevo che dovevo costruire credibilità per me e per la scuola che dirigo ed è su questo che ho lavorato molto, riuscendo

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ad arrivare ad essere anche la prima donna nel comitato V Zona della FIV». Vincenzo Onorato, patron di Mascalzone Latino, come l’ha scelta? «Credo che abbia visto in me la capacità di tutelare il progetto in cui lui ha creduto tanto e mi ha affidato il compito di portarlo avanti. Ho iniziato come istruttrice, poi sono diventata responsabile degli istruttori e ora direttrice. In questi cinque anni ho fatto una vera gavetta interna».

forte, improntandosi sull’agonismo. Lo sport deve poter cambiare la vita dei ragazzi del nostro target, che è quello dei quartieri a rischio. Per farlo, però, serve continuità e crediamo che l’agonismo sia indispensabile per questo». Quanti ragazzi fanno parte della scuola?

La Scuola Vela segue un’intuizione di Onorato. Quanto è cambiato dall’idea iniziale nella gestione e nelle attività? «L’idea è sempre la stessa, ma in fase di costruzione, nel tempo, abbiamo dovuto creare anche una visione per il futuro. La scuola si è strutturata in modo

Nelle foto Borlenghi, sopra Vincenzo Onorato Nella pagina a fianco Antonietta De Falco


NAUTICA

Antonietta De Falco, direttrice della Scuola Vela di Mascalzone Latino «A Trieste ce ne sono tanti, perchè non possiamo riuscirci a Napoli?»

tre principali circoli di Boston, ma ancora più importante per loro è ascoltare le storie di questi professionisti che nel tempo, rischiando, sono riusciti ad avere successo in un altro paese». Il rapporto con le istituzioni e con la Marina Militare quanto è importante per voi? «È fondamentale. Una delle convinzioni che abbiamo è che solo attraverso la realizzazione di una rete tra associazioni, enti, scuola e Marina Militare si possa garantire realmente un percorso ai nostri ragazzi. Con la Marina Militare si è rinnovata una stretta collaborazione sfociata in una partnership importante, legata non solo agli spazi che ci hanno messo a disposizione, ma anche all’orientamento alla carriera militare per i ragazzi. La Marina ci sta offrendo importanti possibilità per far fare esperienze importanti ai ragazzi, oltre alla conferma della sede per i prossimi cinque anni». Cosa regalerà il 2016?

«Al momento sono 18, divisi nelle tre squadre agonistiche, Optimist, Laser e 420. Abbiamo, però, un bacino ampio dal quale attingiamo in continuazione. Attualmente collaboriamo con due associazioni (Quartieri Spagnoli e Don Bosco) con cui abbiamo un progetto di quattro mesi e dalle quali arrivano venti ragazzi che affiancano le tre squadre. Prima avevamo numeri più alti, ma non si riusciva a puntare sulla qualità, ora ricerchiamo il talento. I ragazzi, inoltre, sono selezionati anche in funzione del loro rendimento scolastico, perché solo con la formazione completa si possono ottenere risultati anche nella vita». Può essere la Scuola Vela la base sulla quale costruire il nuovo sogno di un team napoletano per l’America’s Cup? «Onorato dice sempre di voler creare

a Napoli quella fucina di campioni che in città come Trieste riesce a emergere più facilmente. L’obiettivo è di reclutare nuovi campioni da far passare al professionismo, non so se si possa parlare anche di America’s Cup, ma l’interesse su questo piano c’è».

«Già dallo scorso settembre abbiamo ingaggiato Ciro Luongo, il più importante istruttore 420 a Napoli e non solo, che ha lavorato anche con la nazionale. L’obiettivo è aumentare ulteriormente il livello tecnico, puntando sempre di più sull’agonismo. Puntiamo a partecipare alle principali regate nazionali e, magari, anche a qualche gara internazionale». (C. Z.) ©Riproduzione riservata

Avete creato anche un gemellaggio Napoli-Boston, come si svolge? «Per il terzo anno abbiamo partecipato a uno scambio con la città americana, nato nel 2010 dopo una visita del comandante Onorato a Boston. Scoprì che il Courageous Sailing Center svolge la nostra stessa attività per il recupero dei ragazzi dei quartieri più difficili. Da qui si è creata una sinergia anche con un’associazione di professionisti italiani che vivono a Boston, che ci ospitano in occasione di queste visite. Diamo l’opportunità ai nostri allievi di confrontarsi in acqua con ragazzi dei

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AUTO

MERCEDESVENT’ANNIDOPO... LAROADSTERSLKDIVENTASLC

di Giovanni Marino

C

orreva l’anno 1996 quando sul mercato irrompeva la SLK, una Roadster piccola e compatta ma con una grande novità che ne fece subito una star: niente capote in stoffa, niente hard-top rigido. Per la prima volta una decappottabile aveva il tettuccio in metallo che si ripiegava automati-

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camente, lasciando a bocca aperta gli osservatori increduli. Se ci aggiungiamo anche il colore giallo intenso che fu allora scelto per il lancio (denominato “Yellowstone”) beh, il quadro di un qualcosa realizzato per non passare inosservato è completo, per una vettura dal grande successo venduta in

oltre 670.000 esemplari. Esattamente vent’anni dopo, nel profondo restyling che la Mercedes opera su questo modello, la SLK diventa SLC e si presenta con tantissime novità, in una serie di versioni che vanno dalla SLC 250d, potente ma parca nei consumi, alla sportiva versione AMG SLC


AUTO

PeugeotiON Stopallosmog I

recenti blocchi della circolazione per l’emergenza smog ci hanno spinto a provare la iON della Peugeot, cortesemente messaci a disposizione dalla concessionaria MIDA Cars di Frattamaggiore (Na). La osservo: anteriormente ricorda la vecchia Smart, mentre lateralmente richiama alla mente i veicoli della fantascienza degli anni ‘70. Una moderna City Car, solo un po’ più stretta. Entro e trovo subito la posizione giusta del sedile, molto vicino a quello del passeggero: l’assenza di ingombri meccanici rispetto al motore a scoppio fa risparmiare spazio con effetti positivi anche sull’aerodinamica. La visibilità è ottima, gli interni gradevoli, con il grande contachilometri arricchito da una serie di spie e al centro, sovrapposti, i comandi del climatizzatore. Elettrico, naturalmente. Giro la chiave per mettere in moto: non succede nulla se non l’accensione di una spia. Sposto la leva sulla D e si parte. Nel silenzio quasi assoluto, rotto solo dal ticchettio della freccia, la iON, facilissima da parcheggiare, si muove agile nelle stradine, con la tipica e divertente progressione dei motori elettrici da tenere a bada (i 150 Km dichiarati con una ricarica completa vengono più che dimezzati se si ha il piede pesante e si usano climatizzatore, radio e tutto quanto succhi energia). Tutto perfetto tranne il prezzo (si parte da 30.630 euro, il triplo di una versione a scoppio) e l’assenza di colonnine per fare rifornimento. Ma questa è una scelta politica: pensare, cioè, più a quello che potrebbe circolare piuttosto che a quello che non dovrebbe più. (G. M.) ©Riproduzione riservata

43. Di serie su SLC 250d, SLC 300 ed SLC 43 il confortevole cambio automatico sportivo con convertitore di coppia 9G-TRONIC, mentre debutta il sistema “Dynamic Select” mediante il quale la dinamica di marcia viene regolata istantaneamente premendo un pulsante che interviene su motore, cambio, sterzo e assetto assecondando i desideri del guidatore. Forte il restyling estetico con un accento maggiore sulla sportività della fortunata Roadster soprattutto nel nuovo frontale, sul quale la ripida mascherina del radiatore a diamante allunga la forma a freccia del cofano motore. Ancora più eleganti gli interni, con i nuovi inserti in alluminio e finitura in carbonio chiari o scuri, mentre i due strumenti circolari di forma tubolare sono ora dotati di quadranti di colore nero con sportivissime lancette rosse. È stata presentata ufficialmente a Detroit durante il “North American International Auto Show”, in corso dall’11 gennaio fino al 24. ©Riproduzione riservata

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MOTO

ARRIVA il modello STREET TWIN

triumph bonneville A

rriverà tra poco sul nostro mercato la prima delle cinque nuove sorelle di casa Triumph progettate per rinverdire i fasti della serie Bonneville, modernizzando senza dimenticare le origini della leggenda: un compito non da poco.

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Si tratta della Street Twin, modello di ingresso della gamma, che si presenta però già molto bene con la dotazione di serie. Nuovo il motore “high-torque” bicilindrico in linea da 900 cc e 55 cavalli, distribuzione 8 valvole, raffreddato a liquido, con maggior coppia e

consumi ridotti di un bel 36%. Confermato il cambio a 6 rapporti, mentre per la ciclistica nuovi sono telaio e sospensioni che, assieme alla nuova sella ribassata, aumentano il confort di guida. Nuovi gli scarichi a tromboncino rialzati e la minimale ma elegante strumentazione. Nel più classico stile


MOTO

Triumph, invece, il bel serbatoio a goccia. Una moto che nasce per essere trasformata, pensata come base per la custom che ogni biker vorrà rendere unica scegliendo tra una ricca lista composta da ben 150 accessori, oppure acquistando uno dei tre kit già pronti: “Scrambler”, “Brat Tracker” e “Urban”. Sarà in listino ad un prezzo di 8.700 euro. (G. M.) ©Riproduzione riservata

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TURISMO

istanbul LACITTÀDEICINQUESENSI

di Emanuele Di Cesare

S

ono bastate poche ore per rimanere affascinato da una città unica, metropoli moderna ma ricca di storia, città di mare, incontro di popoli, integrazione di culture. Istanbul è porto sterminato che si divide tra oriente ed occidente, tra Asia ed Europa. Città dinamica, dalla geografia urbana fuori controllo date le sconnesse ricostruzioni post terremoti, gli enormi flussi

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migratori che da sempre e tutt’oggi cambiano la connotazione delle strade e dei quartieri, la dura gentrificazione delle aree centrali. Se trascorrerete tre giorni o una settimana a Istanbul, ma anche solo una mezza giornata, riuscirete senz’altro ad immergere i vostri sensi in un altro mondo. Il profumo del pane appena sfornato vi farà sentire a casa, quello

delle spezie vi catapulterà in oriente, quello del pesce appena pescato e cotto alla brace vi conquisterà. La vostra vista si perderà in magnifici panorami, tramonti sul mare, neve che fiocca nei vicoli stretti dei quartieri storici, tra i mille colori di stoffe o tappeti dei mercati. Le giornate saranno scandite dai Muezzin che dai minareti delle mo-


TURISMO

schee richiamano i fedeli alla preghiera dall’alba alla sera, spesso i canti riecheggiano da moschea a moschea creando un unico sottofondo in tutta la città. Il contatto fisico con la città avverrà proprio dentro le moschee, dove senza scarpe calpesterete distese di coloratissimi tappeti e una volta fuori non potrete fare a meno di accarezzare uno dei milioni di gatti che invadono amorevolmente tutta la città.

L’alchimia del pistacchio e del miele sarà solo uno dei tanti modi in cui le vostre papille andranno in estasi. Tante ricette nuove ma l’eccezionalità di trovare dell’ottimo pane vi faranno in qualche modo sentire a casa. Assaporando il cibo da strada, i kebab o i panini con il pesce, quando sarete stufi di accompagnarlo con dell’ottimo the nero, potrete decidere di dissetarvi con delle squisite spremute di melo-

grano. In generale il costo della vita è molto basso, la lira turca ha un cambio favorevole, circa 3,2 lire per un euro (sono presenti numerosissimi cambia valute che non applicano nessuna commissione), quindi passare un weekend oppure una settimana vi risulterà sicuramente uno dei viaggi più economici che abbiate mai fatto. Da non sottovalutare la comodità dello spostamento:

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TURISMO ci sono voli diretti da Napoli con la Turkish Airlines o con scalo a Roma se sceglierete Alitalia, entrambe le soluzioni entro i 150€. Istanbul è una città sicura, è bene ribadirlo poiché tutti quelli che sapevano che ero in procinto di partire erano immotivatamente preoccupati. È una città molto controllata e con poca criminalità, anche se bisogna in ogni caso prestare attenzione come si farebbe in una qualsiasi altra città europea. I turisti sono sempre ben accolti, le persone sono sempre pronte ad aiutarti e in particolare per gli italiani c’è sempre una particolare simpatia. Il turco non è una lingua facile ma i giovani e moltissime persone parlano molto bene la lingua inglese, poi la cordialità del popolo turco supera ogni barriera linguistica e le nostre capacità di comunicare a gesti fanno il resto. Pur essendo un popolo musulmano di derivazione ottomana, ad Istanbul le moschee, contrariamente a molti altri paesi, sono aperte ai turisti e questo rappresenta un’occasione veramente unica per conoscere dei luoghi di culto tanto diversi quanto affascinanti e ricchi di storia. Perché sono capitato proprio a Istanbul? Urban Facts è un mio progetto che consiste nell’allestire mostre fotografiche all’aria aperta attaccando le fotografie direttamente sulle mura delle strade. Rompere la monotonia di immagini pubblicitarie per aprire delle finestre virtuali che mettono in contatto posti lontani. Così, proprio come avevo fatto a Napoli all’ingresso della me-

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opo una lunga e sofferta battaglia ci ha lasciato Vera De Luca. Ed è difficile trovare le parole per descrivere il vuoto che lascia come persona, come professionista e come amica: il suo eterno sorriso, la gioia con cui affrontava la vita e le cose stridono con la gravità e l’ineluttabilità di questa notizia. La sua attività giornalistica partì con il quotidiano Roma negli anni ’70, proseguendo con Metropolis e numerose altre testate tra le quali si annoverano Il Brigante, sempre della Giammari-

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addio, vera no Editore, ed È Azzurro. Proprio sul nostro mensile, nel mese di dicembre, abbiamo pubblicato il suo ultimo articolo. Vice presidente dell’Associazione giornalisti europei, era tuttora componente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Ci restano il ricordo e il dolore, uniti ed esaltati dall’aver avuto la possibilità di conoscere e collaborare con una persona tanto speciale, e l’abbraccio fraterno al marito Harry Di Prisco al quale ci stringiamo in questo momento tanto triste per tutti noi.


TURISMO

tropolitana di Scampia, ho attaccato su un muro nel quartiere di Fatih undici foto scattate in Bolivia nelle miniere di Potosì ed un testo che introduceva il reportage. È proprio dal quartiere di Fatih che vi consiglio di iniziare la vostra scoperta di Istanbul, certamente non il quartiere turistico per eccellenza, ma racchiude tutte le bellezze e le contraddizioni di questa incredibile città. Lontani dalle orde di turisti potrete più facilmente

entrare in contatto con le persone del posto, visitare in tranquillità alcune delle moschee più belle, stropicciarvi gli occhi alla vista dei panni stesi negli stretti vicoli o le signore che calano il “panaro” da case di antica fabbricazione ottomana o greca. Via vai centenario di popoli, girando per il quartiere di Fatih, troverete specialità culinarie di ogni parte del mondo, splendidi panorami e arriverete fino alle mura che delimitavano la

vecchia Costantinopoli. Se avete una mezza mattinata in più e vi hanno affascinato i murales e la street-art vi consiglio di chiudere la vostra esperienza ad Istanbul visitando il quartiere di Kadikoy. Scendendo all’omonima fermata della metro fino ad arrivare alla fermata della Marmaray Ayrilik Cesmesi incontrerete le opere più belle che coprono intere facciate di edifici. ©Riproduzione riservata

In alto la mostra “Urban facts” nel quartiere di Fatih

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TEATRO

«SONOILPAPPONEBUONO DEGLIARTISTI» LUCIANO MELCHIONNA, REGISTA DI “DIGNITà AUTONOME DI PROSTITUZIONE”

di Gabriella Diliberto / Ph. Luigi Maffettone

C

hiede scusa, ringrazia, sorride come a volte neanche un amico sa fare. Il tempo passa e riempie i teatri, rilascia interviste, ma il suo approccio con la gente non cambia. Succede quando la gentilezza non è solo il contenitore vuoto di un codice formale ma un modo dell’anima. Luciano Melchionna, attore e regista teatrale e cinematografico, ci ha raccontato dall’inizio la storia di un clamoroso successo, quello a cui sono destinate solo le imprese audaci come il suo spettacolo “Dignità Autonome di Prostituzione” che al teatro Bellini di Napoli, proprio durante le feste natalizie, ha registrato il sold out per dieci giorni.

un’esperienza divertente e strana allo stesso tempo. Gli occhi di quelle donnine mi erano rimasti dentro e con loro il dramma di una teatralità negata, di una vanità spezzata. Da lì l’idea di una casa chiusa per artisti che si vendono e svendono». Analizziamo il titolo e il suo significato… « Va in scena la dignità di artisti per i quali l’autonomia risulta impossibile e che sono quindi costretti a prostituirsi. Il filo rosso è la mia sensibilità lasciata libera da ogni tipo di strategia. È tutto dettato dal mio istinto, il risultato della mia passione… è la mia zona franca».

A quando risale l’idea di mettere in scena un lavoro così originale e da dov’è venuta l’ispirazione?

Quanto è cambiato lo spettacolo dal 2007 ad oggi?

«Questo lavoro è il frutto di un’illuminazione avuta con la regista Betta Cianchini nel 2007. Tornavo da Amsterdam dove avevo visitato i quartieri e i locali a luci rosse tipici della città. Era stata

« La verità è che non c’è mai stata una vera replica di “Dignità Autonome di Prostituzione”, perché non c’è mai stato uno spettacolo uguale al precedente. Ho sempre cambiato tutto, di volta in

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volta. Mi piace che la messa in scena sia unica attualizzandola e rendendola imprevedibile. Ad esempio, in seguito alla strage di Parigi, ho simulato un sequestro delle persone che si risolve con un momento musicale molto toccante di Enzo Avitabile. Cambiare è una necessità per me, una questione di onestà intellettuale ed è molto difficile metterla in pratica. Se però ci riesci il pubblico ti premia perché non si sente preso in giro». È singolare parlare del successo di uno spettacolo che è in perenne evoluzione. «Credo sia questa la sua forza. Si evolve in direzioni che sorprendono anche me e che non decido a tavolino. È come osservare un figlio che cresce, qualche volta da assecondare. Ogni sera è una grande emozione per tutti, “clienti” e spettatori. Ci sono dimostrazioni di affetto e stima, si piange, ci si abbraccia… si vive. Chi gioca davvero rischia, non lo fa in modo pru-


TEATRO dente e io voglio sentire sempre il brivido della prima anche se questo può danneggiarmi. Almeno sono sincero con il pubblico che acquista il biglietto». Parliamo del cast… «La parola d’ordine è meritocrazia. Ognuno viene “segnalato” solo dal proprio talento e c’è un ricambio continuo di artisti che seleziono nella città in cui porto lo spettacolo. Sono tantissimi e i provini fatti da me sono atipici perché molto lunghi. Non mi piace dedicare pochi minuti ad un artista che deve trovarsi nelle condizioni giuste per esprimere al meglio le sue potenzialità. E poi c’è un altro aspetto fondamentale: musicisti, cantanti, attori sono prima di tutto individui da gratificare e la loro umanità m’interessa. Non è un caso che sembrino tutti fratelli quelli che lavorano con me. È difficile che nascano amori perché sarebbero incesti e ancora più difficile che litighino tra di loro tanto è forte il rispetto reciproco. Per essere Artisti bisogna essere prima Persone». È stato direttore artistico dell’Accademia d’arte drammatica del teatro Bellini di Napoli. Ha più visto i suoi ex alunni? «Di più. Ho lavorato con molti di loro. Mi piace che il percorso umano e professionale continui al di là della scuola».

Luciano Melchionna è “il Papi”. Come mai questo soprannome? «È il diminutivo affettuoso di pappone nato nella ben nota epoca berlusconiana. Di quel momento storico portiamo ancora segni e soprannomi. Sono di fatto il pappone “buono” degli artisti chiamati a prostituirsi e su questa cosa ancora oggi scherziamo». All’inizio, da parte di pubblico e critica, c’è stata diffidenza nei confronti di uno spettacolo così trasgressivo e rivoluzionario già nel titolo? «Ne ho visti di giornalisti che hanno preferito non parlarne e di borghesi ipocriti con la puzza sotto il naso, però non sono stati mai un problema. Il successo per fortuna è arrivato lo stesso e anche molto presto. Credo che il segreto sia stato evitare di proporsi nel tentativo di forzare i palati più difficili. Ho cercato di spostare i confini con la forza dell’emozione. Torino, in questo senso, ne è un esempio. Il pubblico più diffidente l’ho trovato lì. Sono entrati freddi e scettici nelle loro pellicce e sono usciti contenti dopo essersi inaspettatamente lasciati coinvolgere dalla nostra casa chiusa. Prima di entrare in scena ricordo ai miei attori che nulla è scontato e che l’applauso va conquistato come se non si fosse fatto niente fino al giorno prima».

E a Napoli cos’è successo? «Dieci giorni di sold out e per la prima volta ho festeggiato il Capodanno con “Dignità Autonome di Prostituzione”. Non è un caso se ho scelto Napoli. Sono dieci anni che la conosco e sono dieci anni che mi emoziona più di qualunque altro posto. Sono di Latina, ma sto pensando seriamente di trasferirmi qui. È una città unica e unico è il suo pubblico che mi ha capito e accolto dal primo momento. Intuitivo, sensibile, ma al tempo stesso intelligente, ti è sempre fedele mantenendo però un senso critico. A Napoli, anche se sei amato, non puoi sbagliare perché il pubblico è attento. Amo follemente questa città». Una città che, a detta di molti, sta attraversando un bel momento dal punto di vista artistico… «È vero, si respira un gran fermento. C’è sempre stato. Nonostante i problemi, non esiste luogo più vivo di Napoli». Non tutti gli artisti sono anche persone con la maiuscola. Lei ha l’esatta misura della sua gentilezza? «Grazie! Ho la misura della gentilezza di mia madre e posso dire che la mia a confronto è infinitesimale». ©Riproduzione riservata

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CINEMA

CAPRI?NO,HOLLYWOOD

successo per la rassegna curata da pascal vicedomini U n trionfo di talenti, sorprese e successi più o meno annunciati. Il Capri Hollywood-The International Film Festival, l’evento fondato e prodotto da Pascal Vicedomini, segretario

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generale dell’istituto Capri nel Mondo, ha proposto per una settimana oltre ottanta film tra anteprime, proiezioni speciali, simposi e performance musicali. La ventesima edizione di Capri Hol-

lywood si è conclusa, infatti, il 2 gennaio assegnando riconoscimenti a stelle internazionali del cinema. Quentin Tarantino si è distinto anche qui facendo letteralmente incetta di premi con “The


CINEMA

Hateful Eight”, ottavo film della sua carriera. Quattro i premi destinati alla sua opera: quello più importante di miglior film, miglior attore a Samuel L. Jackson, miglior attrice non protagonista a Jennifer Jason Leigh e miglior colonna sonora originale ad Ennio Morricone. Ad assegnare i premi, insieme a Pascal Vicedomini, la regista Lina Wertmuller. Al film “Carol” di Tood Hayness sono andati i premi per la miglior sceneggiatura e la miglior scenografia. Per la

“Cenerentola” di Kenneth Branagh, invece, quello per i migliori costumi grazie a Sandy Powell, già tre volte premio Oscar. Il premio di miglior montatore è stato assegnato a Pietro Scalia per “The Martian” mentre quello di miglior film di animazione a “Inside Out”. Paolo Ruffini è stato premiato per “Resilienza”, miglior documentario, e Giulio Ricciarelli per “Labyrinth of Lies”, giudicato miglior film in lingua straniera. Enrico Iannaccone è, invece, il regista del futuro per “La buona uscita”.

Infine un prestigioso “Legend award” è andato anche al regista irlandese Jim Sheridan e quello di “rivelazione dell’anno” all’attore belga Matthias Schoenaerts per “The Danish Girl” di Hooper. Numerosi premi per registi ed attori italiani come Guido Chiesa, Marco Ponti, Riccardo Milani, Paola Cortellesi, Francesco Pannofino, per citarne alcuni. La musica italiana ha vinto anche con Giovanni Allevi. (G. D.) ©Riproduzione riservata

Nella pagina a fianco, in alto, Alessandro Siani e Paola Cortellesi con Rosanna Mani, in basso a sinistra Giulia Elettra Gorietti, a destra Eugenio Bennato con Pascal Vicedomini. In altro, a sinistra Gigi Finizio e Noa, a destra Valentina Reggio. Sopra, da sinistra, Jennifer Jason Leigh, Massimiliano Bruno, Paolo Ruffini

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EVENTI 1 ESCLUSIVA

ALLOS’MOOVEILPARTY Dellasit-comFATTIUNICI T

ra musica e bollicine si è brindato giovedì 7 gennaio al successo della sit-com di Rai Due “Fatti Unici” presso lo S’Moove Revolution, il bar theatre di vico dei Sospiri a Chiaia, diretto e guidato da Mario Cirillo, Dario Tofano, Nando Mormone e Mario Esposito. Per l’occasione il locale, tra i più amati della movida partenopea, frequentato e vissuto da numerosi artisti, ha allestito un vero e proprio “commissariato” mentre il personale, in abiti da “sbirro” ha distribuito gadget agli intervenuti. Il programma nasce da un’idea di Nando Mormone, già produttore di Made in Sud, con l’avallo di Mario Esposito e un team di autori quali Ciro Ceruti, Maria Bolignano, Lello Arena, che ne firma anche la direzione artistica, Paolo Caiazzo e Francesco Albanese, con le musiche di Frank Carpentieri, ed è realizzato dal centro produzione Rai Napoli, con la regia televisiva di Sergio

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EVENTI 1 ESCLUSIVA

Colabona. Al party hanno preso parte tutti gli attori del cast di Fatti Unici: Maria Bolignano, Ciro Ceruti, Floriana De Martino, Paolo Caiazzo, Costanza Caracciolo, Giorgio Melazzi, Piera Russo, Francesco Mastandrea, Mirko Ciccariello, Simone Gallo, Lorella Boccia, Oreste

Ciccariello. A brindare con gli attori e i produttori e ideatori del progetto Nando Mormone e Mario Esposito c’erano anche Frank Carpentieri, Pako De Rosa, Gino Rivieccio, Alessandro Bolide, Davide Marotta, Rosario Morra, I Sud 58, Ivan e Cristiano, Luisa Esposito e Tony Figo.

dalle due attrici, diventando causa di scontro tra le varie scuole di pensiero sulla preparazione della tradizionale pietanza. Alla fine, gli spettatori hanno potuto degustare uno squisito piatto di paccheri al ragù, mettendo in pratica quello che si è visto nella commedia. ©Riproduzione riservata

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EVENTI 1 ESCLUSIVA

leamichedellosport premiatealcinemahart

O

ltre trecento persone hanno affollato il nuovo cinema Hart per scambiarsi gli auguri di Natale e assistere alla consegna del premio, ideato

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dal dg del Napoli Calcio Femminile, Italo Palmieri, e dal giornalista Lorenzo Crea, “Le amiche dello Sport�, a donne che hanno reso lustro nel

corso degli anni alla cittĂ di Napoli in diversi settori. Lo hanno ritirato la giornalista Cecilia Donadio, la cantante Monica Sarnelli, la calciatrice Vale-


EVENTI

ria Pirone, il portavoce del presidente della Regione Campania, Emilio Di Marzio, a nome dell’assessore Sonia Palmeri, Alessandra Clemente, assessore ai giovani del Comune di Napoli,

l’imprenditrice Susanna Moccia e la modella Laura Tresa. Con loro anche il nuovo console francese, Jean Paul Seytre, premiato per dimostrare la vicinanza del Napoli Calcio Femminile

alla cultura francese, già sancita con il gemellaggio del 2012 con il Paris Saint Germain e dopo i tragici fatti di Parigi delle scorse settimane. ©Riproduzione riservata

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ANTEPRIMA1 ESCLUSIVA

verdoneealbanese... L’hannoFATTAGROSSA P

er la prima volta insieme sul grande schermo, Carlo Verdone e Antonio Albanese sono i protagonisti di “L’abbiamo fatta grossa”, commedia scritta dallo stesso Verdone insieme a Pasquale Plastino e Massimo Gaudioso, in uscita il 28 gennaio. la commedia, brillante, dinamica e rocambolesca, vede Albanese nel ruolo di Yuri Pelagatti, un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione, non riesce più a ricordare le battute in scena. Verdone è Arturo Merlino, un investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova. Yuri vuole le prove dell’infedeltà della ex moglie e assume Arturo credendolo un super investigatore. Ma Arturo non ne fa una giusta... entrando in possesso, per errore, di una misteriosa valigetta che contiene un milione di euro. Sarà l’inizio di una serie di guai divertentissimi e di rocambolesche avventure, fino all’imprevedibile finale. ©Riproduzione riservata

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èAzzurro gennaio 2016  
èAzzurro gennaio 2016  
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