Page 1

ANNO 14 | No. 3 | Sabato 18 Febbraio 2012

www.tribunadilodi.it

|

tribunadilodi@gmail.com

La Tribuna di Lodi

QUINDICINALE D’INFORMAZIONE NAZIONALE E LOCALE S p e d i z i o n e

i n

a b b o n a m e n t o

p o s t a l e

a r t .

2

,

c o m m a

2 0

,

l e t t e r a

C

,

l e g g e

6 6 2

/

1 9 9 6

-

E U R O

1 , 0 0

Acque torbide Domande e risposte per capire perchè la Procura ha messo i sigilli al depuratore di Lodi

a pag. 4

di Francesco Cancellato

NE SOLE IO Z A R E P O

Potenza Istantanea Energia Prodotta

a pag. 6

LODI 50 ANNI FA Ieri come oggi, per i pendolari il viaggio è un inferno. Oggi, i treni innevati. Nel '62...

a pag. 7

INIZIATIVE Anche la Tribuna di Lodi vi invita a firmare la petizione per chiedere giustizia sull'omicidio del giovane lodigiano Stefano Raimondi

Emissioni Evitate

1.015 33.712 17.911

kW MWh t (CO2)

La neve blocca tutto Spieghiamo meglio in ultima pagina cosa sta succedendo al nostro impianto fotovoltaico. L’impianto è quasi del tutto fermo ed i numeri che indicano la produzione sono quasi inalterati rispetto all’ultima rilevazione.

Il prossimo numero sarà in edicola sabato 3 marzo


2

La Tribuna di Lodi

commenti

Signor Sinistro

Sono solo poche Migliaia di millimetri Sulla vicenda del vecchio distributore di viale Dalmazia a Lodi se ne son viste e dette di tutti i colori. Se meno di due anni fa si parlò testualmente di “privati aggiudicatari che valorizzeranno l’immobile con una significativa ristrutturazione”, la misteriosa società aggiudicataria è passata subito alle vie di fatto, passando dalla “significativa ristrutturazione” ad una “radicale demolizione” trasmutata miracolosamente in “sostanziale ricostruzione”. Dal nulla è infatti emerso un sopralzo che ha quasi raddoppiato l’altezza della struttura; tutto questo in prossimità di un torrione medioevale e a un battito d’ali dal centro storico della nostra città. Ora, potremmo passare ore a ridacchiare delle fesserie che si son dette e scritte, dalla barricata dei “pochi centimetri”, dietro cui si è rifugiata la sinistra cementizia di Lodi, alle vulgate barocche di certe note del Comune che ricordano il latinorum del Manzoni. Ma per quanto la città abbia già emesso un suo chiaro verdetto, dato che tutti capiscono che pochi centimetri o scarsi decimetri sono solo sillogiche intepretazioni di una realtà fattuale, non spettano a noi le sentenze. Si dà però il caso che un bravo cittadino, amante della sua città, sia passato da quelle parti notando che nelle brume invernali l’edificio lievitava come un fungo. Egli sa che in quella zona un cittadino qualsiasi, se solo prova ad aprire un buco di aerazione in cucina, si ritrova il messo comunale in casa. Si chiede: “Ma come? Non doveva essere un restauro?”. E da buon cittadino chiede ragguagli al Comune. Non ottendendo risposta, insiste. Poi, perdurando il silenzio, sempre da buon cittadino, manda una lettera al giornale locale. La Lodi politica intanto dorme. Non vede quel che tutti vedono. Non sente quel che tutti dicono. Si muove solo quando la cosa esplode sui giornali. Ora, a lavori bloccati, c’è una cosa che si vorrebbe, da parte degli amministratori di Lodi. Quel cittadino bravo, onesto, amante del bello ha fatto ciò che è doveroso. Ha visto qualcosa che non andava e l’ha segnalato. In cambio, ha ricevuto una serie di tardive e barocche risposte burocratiche da parte dell’assessore competente. Si vorrebbe una cosa, dicevamo. Una piccola cosa. Importante ed elegante. Forse utile p per dar sostanza a quel principio di legalità di cui tanto si ciancia. Si vorrebbe un pubblico e chiaro ringraziamento da parte dell’Amministrazione Comunale di Lodi verso quel bravo e onesto cittadino che ha segnalato un abuso, vero o presunto che fosse. Si vorrebbe un pronunciamento esplicito di riconoscenza, a ribadire che le Amministrazioni Pubbliche non sono torri d’avorio da cui si comandano i sudditi, ma delegazioni popolari al governo della vita pubblica. Attendiamo riscontri.

SABATO 18 FEBBRAIO 2012

La Tribuna di Lodi

(Fc)

SABATO 18 FEBBRAIO 2012

Iran - Israele

La nuova guerra?

I

l grande freddo sta per lasciare l’Europa. L’arrivo della primavera potrebbe portare però una nuova guerra, vicina e pericolosa. Si tratta del possibile attacco di Israele all’Iran: attacco che secondo molti osservatori politici è stato preannunciato dalle numerose morti sospette degli ingegneri nucleari iraniani. Il quotidiano “Globes”, una testata economica israeliana, ha scritto che le emittenti televisive di gran parte del mondo stanno già investendo sulla guerra imminente: avrebbero già chiesto e ottenuto il permesso di posizionare telecamere, inviati e corrispondenti sui tetti dei grattacieli di Tel Aviv. Sembra che gli staff stiano recuperando informazioni sulle zone più a rischio in caso di bombardamenti iraniani sul suolo israeliano. La ragione di un attacco militare andrebbe ovviamente da ricercare nella proliferazione del nucleare iraniano, argomento di propaganda per l’Iran, per il suo Presidente Ahmadinejād e per la sua Guida Suprema l’Ayatollah Khamenei, preoccupazione reale per l’Occidente. Occidente che appare comunque diviso: gli USA e la Gran Bretagna non escludono a priori l’intervento militare a Teheran, ma continuano a credere nell’efficacia di una nuova serie di sanzioni internazionali. La Germania e la Francia giudicano invece impensabile un attacco, ma sarebbero pronti a un inasprimento delle sanzioni. Su quest’ultime tuttavia i rappresentanti di Cina e Russia oppongono tutta la propria resistenza. Gerusalemme sta pensando ad un raid preventivo contro i siti nucleari iraniani prima che i mullah trasferiscano il materiale sensibile in bunker più protetti e fuori della portata delle loro bombe: pochi giorni di bombardamenti che possano creare danni sufficienti per ritardare il programma atomico. Poi è prevedibile un intervento dell’Onu che imponga un cessate il fuoco. Mentre la reazione degli ayatollah, primo pensiero statunitense, non sembra invece preoccupare più di tanto Israele: la crisi siriana ha di fatto paralizzato l’alleato più prezioso di Teheran nella regione e la minaccia più seria può venire dagli Hezbollah libanesi che dispongono di decine di migliaia di razzi, ma dalla pericolosità limitata. Gli USA temono che possano coinvolgere nella loro risposta le navi o le basi statunitensi nel Golfo, il che innescherebbe una serie di reazioni imprevedibili. Ancora troppo presto per capire, ma all’orizzonte niente di buono.

La Tribuna di Lodi - Quindicinale di politica e d’informazione edito dalla Cooperativa Ettore Archinti Onlus

Anno 14 - No. 3 del 18/02/2012 - Autorizzazione del Tribunale di Lodi n° 306 del 7/12/99 Spedizione in abb. postale art. 2, comma 20, lettera C, legge 662/1996 Direttore responsabile: Vittorio Valenza - Coordinatore di Redazione: Francesco Cancellato Redazione: Elisa Bettinelli, Gian Franco Colombi, Daniele Germiniani, Gian Marco Locatelli (corsivi), Domenico Ossino, Angela Regina Punzi, Angelo Stroppa, Bernadette Zerella - Impaginazione: Claudio Cortivo Direzione, redazione e amministrazione: presso il Circolo E. Cerri, associato AICS 26900 Lodi - Viale Pavia, 26 - Tel. 0371 35879 - Fax 0371 432740 - e-mail: ettore.archinti@libero.it Abbonamento annuale e 15,00 - Abbonamento sostenitore e 25,00 - Benemerito per importi superiori - Conto corrente postale n° 13762240 intestato a Coop. Ettore Archinti Stampa: Fotlito 73 - Via Gramsci, 17 - 26812 - Borghetto Lodigiano - LO

Proprietà = responsabilità

L

a notizia dell’inchiesta sul depuratore di Lodi ci è giunta mentre stavamo chiudendo lo scorso numero del giornale. Lo diciamo subito, prima che vi immergiate nella lettura del paginone centrale: è una storia strana, con molte ambiguità e molte questioni che ancora non siamo riusciti a decifrare. L’unica cosa che si può fare, oggi, è ricostruire la vicenda con gli elementi che si hanno a disposizione. Consapevoli di tre cose: che alle spalle del sequestro dell’impianto ci sono due anni di indagini; che non si mettono i sigilli a un depuratore per due valori sballati su cinquecento nell’arco di 120 controlli, come ha affermato - forse un po’ improvvidamente - il Direttore Generale di SAL Carlo Locatelli; e che un Pubblico Ministero come Armando Spataro non è esattamente l’ultimo dei pivelli. Staremo a vedere, insomma. Così come dovrebbe stare a vedere il Comune di Lodi. Che invece forse anch’esso un po’ improvvidamente - si è subito premurato di smarcare la propria posizione e di difendere a spada tratta l’operato di SAL. Sia attraverso le (poche) dichiarazioni ufficiali, sia nei dibattiti che si sono scatenati online, attraverso il proprio Ufficio Stampa (vedere nei commenti in calce agli articoli dedicati all’inchiesta sul sito internet del Cittadino per credere). Cosa dice il Comune? Due cose, principalmente: che SAL non gestisce il depuratore di Lodi per conto del Comune. E che il Comune non ha elementi per dubitare del corretto funzionamento dell’impianto gestito da SAL. L’imbarazzo è evidente. In primo luogo perchè si dimentica di ricordare che il Comune di Lodi è azionista di maggioranza relativa (quasi assoluta) di SAL, di cui possiede il 45,32%. E a casa nostra, azionista di maggioranza è sinonimo di proprietario. Cosa che implica, perlomeno, qualche livello di responsabilità, nel caso le accuse fossero confermate. Non solo: a noi pare sia mancato anche qualcos’altro. Che la roggia Molina fosse una cloaca a cielo aperto non lo si sa da oggi. C’è mai stata la volontà di far piena luce sui motivi per cui ciò accadeva? O, ancora meglio: c’è mai stata un’attività di controllo sugli scarichi di SAL in roggia volta a fugare ogni dubbio sul fatto che dal depuratore non uscisse acqua ancora sporca? Nessuno ha mai saputo - come una fonte ha rivelato al Cittadino - che quasi quotidianamente una parte degli scarichi fognari della città bypassava il depuratore ed entrava direttamente in roggia e poi in Adda? Nel caso qualcuno avesse saputo, è mai intervenuto per fare in modo di risolvere il problema? E ancora: se è vero che non più di di tre anni fa sono stati spesi 2.000.000 di euro per la sistemazione del collettamente fognario, che equivalgono a una tassa annuale di 45 euro per i citadini di Lodi, possibile che i risultati ambientali siano ancora tali da giustificare un sequestro? Sono domande che lasciano l’amaro in bocca, queste. Perchè tutto ci saremmo aspettati, tranne di doverle porre ad un’Amministrazione Comunale che, dal suo insediamento, ha sempre fatto della sostenibilità ambientale la sua bandiera.

3


4

l'inchiesta

La Tribuna di Lodi

SABATO 18 FEBBRAIO 2012

di Francesco Cancellato

P

rima di tutto i fatti: cos’è successo al depuratore di Lodi? Quali sono i reati che hanno portato la Procura a sigillare l’impianto? La vicenda inizia il 29 Gennaio scorso, giorno in cui la Procura di Lodi, su indicazione del PM Armando Spataro, ha disposto il sequestro preventivo del depuratore della città di Lodi, mettendo sotto inchiesta il Presidente di SAL Antonio Redondi e il suo Direttore Generale Carlo Locatelli. I reati penali ipotizzati sono numerosi: si parla di frode nelle pubbliche forniture, getto pericoloso di cose e danneggiamento aggravato, gestione illecita di rifiuti speciali in difformità rispetto all’autorizzazione.

Acque torbide

Sembrano cose grosse, dette così. Però, in concreto, non capisco di cosa si tratti esattamente. Non è semplice. Prima di tutto, occorre sapere come funziona il depuratore di Lodi. O, perlomeno, come dovrebbe funzionare. Cito testualmente da Wikipedia: il trattamento di depurazione dei liquami consiste in una successione di più fasi, durante le quali dall’acqua sporca vengono rimosse le sostanze indesiderate, concentrandole sotto forma di fanghi. Ciò produce un prodotto finale (il cosiddetto “effluente”) di qualità tale da poter essere sversato in un corpo recettore - terreno, lago, fiume, mare o, nel nostro caso, roggia - senza che questo ne possa subire danni. Le fasi che trasformano l’acqua sporca in acqua pulita sono tantissime e solo per spiegarle tutte ci vorrebbe un articolo. Nel nostro caso, basta sapere che la Procura pensa che al depuratore di Lodi molti di questi processi non vengano effettuati. Su che basi poggiano le accuese della Procura? Ci sono prove o solo indizi? Pare ci siano fior di prove, frutto di due anni di indagini da parte del Corpo Forestale di Lodi. Il centro di tutto è la roggia Molina, il canale in cui il depuratore sversa il suo effluente. Tutto parte dalla denuncia di un agricoltore, Franco Zanaboni, i cui terreni sono attraversati dalla roggia Molina, a valle del depuratore. E’ dal 1985 che Zanaboni segnala a tutte le Amministrazioni Comunali che si sono succedute che la roggia Molina sia a tutti gli effetti una fogna a cielo aperto che quando esonda, provoca notevoli danni alle sue colture. Nel 2009, Zanaboni si è stufato e ha intentato una causa civile contro Astem e Comune di Lodi, chiedendo 1.800.000 Euro di danni. Da tale causa, sono partite le indagini del Corpo Forestale, che già allora, analizzando l’acqua, aveva trovato valori fuori norma per la concentrazione di coliformi fecali: 43mila Ufc per 100 millilitri di acqua contro un massimo previsto di 5mila Ufc. Ancora prima, il 24 agosto del 2010 fuori limite era risultato il fosforo: 2,35 milligrammi per litro, contro il riferimento normativo di 2. Non si conosce che valori abbia in mano oggi la Procura. Tuttavia, pare non servano i microscopi per capire che qualcosa non va: come racconta Carlo Catena del Cittadino in chiosa a un suo articolo, “basta andare a vedere com’è la Molina quando finisce in Adda, in zona Valgrassa, perché venga in mente la parola scandalo”.

Domande e risposte per capire perchè la Procura ha messo i sigilli al depuratore di Lodi

Tutto chiaro, ma fino a un certo punto. Ci sarà qualcuno che controlla le acque che escono dal depuratore e vanno a finire nella roggia Molina: perchè non si è mai accorto che non sono a norma? Qui comincia il giallo. Perchè quel che Zanaboni così come qualunque pescatore o barcaiolo che solca l’Adda potrebbe giurare - che la roggia Molina è una fogna a cielo aperto anche a valle del depuratore - non risulta all’autorità d’ambito, che controlla le emissioni del depuratore. “Le analisi che venivano presentate riguardo al funzionamento del depuratore di Lodi sono sempre risultate conformi”, spiega al Cittadino la direttriche dell’ufficio d’ambito Diomira Cretti che aggiunge: “I dati a disposizione di chi gestisce l’ambito territoriale dicono che le tabelle di legge sul contenuto di inquinanti dell’acqua che esce dall’impianto sono state rispettate”. E’ principalmente su queste basi che

SAL, la società che dal 2010 gestisce il depuratore ha chiesto il dissequestro dell’impianto, ora affidato alla Provincia affinché ne migliori l’efficienza. In pratica, i vertici di SAL sostengono di essere vittime di un grande equivoco: sostengono infatti che le acque della roggia Molina siano già sporche a monte del depuratore e che non siano gli scarichi del depuratore a peggiorare la situazione. Aspetta: mi stai dicendo che la roggia Molina non è depurata? No, non lo è. La roggia nasce a Montanaso e attraversa Lodi da nord-ovest a sud-est (un tempo passava dove c’erano i giardini del Passeggio). Poi, dopo aver ricevuto l’effluente del depuratore, si butta in Adda. Il depuratore tratta tutto ciò che viene scaricato nella rete fognaria e la roggia Molina non è allacciata alla fogna. Anche per questo gli inquirenti, già nel

2010, hanno censito tutti gli scarichi nella Molina a monte del depuratore e hanno effettuato analisi di campioni dell’acqua sia a monte che a valle, per vedere se ci fossero delle differenze. Come minimo, qualche peggioramento tra monte e valle dev’essere stato riscontrato se il risultato di quelle analisi ha portato al sequestro del depuratore. In questo senso, c’è una testimonianza anonima, riportata dalla stampa locale, che potrebbe far immaginare la soluzione del giallo. Che dice questa testimonianza? La riporto così come l’ho letta sul Cittadino: “l’impianto di debatterizzazione - disinfezione finale risulta dimensionato per trattare 600 metri cubi di acqua all’ora, ma un testimone ha riferito che «quasi ogni pomeriggio» l’acqua in uscita dalle vasche raggiunge un volume maggiore e quindi la parte in eccesso verrebbe scari-

cata, con un by-pass, direttamente nella roggia, senza passare per il trattamento di disinfezione”. Traduco: siccome l’impianto è sotto dimensionato rispetto alla quantità di abitazioni che serve, tutti i giorni un bel po’ di acqua sporca che dovrebbe entrare nel depuratore per essere trattata, lo “salta” a piè pari ed entra direttamente in fogna. Questo spiegherebbe i valori anomali. E anche il fatto che l’acqua che esce dal depuratore risulta effettivamente “pulita”. Perchè quella che concorre a inquinare la roggia Molina - e l’Adda - nel depuratore nemmeno ci entra. Ed è normale? Se il problema fosse solo che il depuratore è troppo piccolo per trattare tutta l’acqua sporca che riceve, era necessario mettere i sigilli e aprire un’inchiesta? Voglio dire: ci sono Comuni che nemmeno hanno un depuratore...

5

Un po’ d’ordine. Il Comune di Lodi ha un impianto che tratta acque sporche per un equivalente di 45mila persone, pur servendone circa 49mila. Peraltro, SAL aveva già stanziato 4,3 milioni di Euro per portare la capacità ad un equivalente di 60mila persone nel giro di qualche anno. Comunque sì: oggi come oggi, c’è un leggero sottodimensionamento dell’impianto rispetto al bacino che serve. Non abbastanza, però, per spiegare un superamento della soglia pressochè quotidiano. E poi, anche se così fosse, è evidente che i vertici di SAL fossero a conoscenza e consapevoli che inquinavano una roggia situata nel Parco Adda Sud. Ecco il dolo, secondo gli inquirenti: lo sapevano e non l’hanno comunicato a nessuno. Non capisco a che pro? Che vantaggi avrebbe avuto SAL nel tenere nascosto che il suo impianto fosse sottodimensionato? Il vantaggio sta tutto nell’accusa di frode nelle pubbliche forniture. SAL, attraverso le bollette dell’acqua potabile, incamera anche i canoni di depurazione, che la Procura ritiene debbano essere commisurati all’esercizio degli impianti nel rispetto delle norme e dei regolamenti. In parole povere: l’ipotesi degli inquirenti è che SAL gonfiasse i costi dei trattamenti di depurazione per scaricare in bolletta costi che non aveva sostenuto. Peraltro, questo sospetto vale anche per l’accusa di trattamento illecito di rifiuti speciali che altri Comuni del territorio conferivano a SAL, dietro lauto corrispettivo, affinché li prosciugasse con nastropresse. Il problema è che pare che al depuratore di Lodi le nastropresse fossero in disuso e che quei fanghi venissero fatti asciugare al sole, procedimento molto meno costoso e potenzialmente inquinante, se il percolato si fosse disperso nel terreno. Ultima domanda: in tutta questa faccenda molti hanno accusato il Comune di Lodi come corresponsabile del malfunzionamento del depuratore. Il Comune invece ha difeso SAL e, in ogni caso, respinto al mittente tutte le accuse. Chi ha ragione? Premessa: fino al terzo grado di giudizio, non c’è alcun colpevole e, a maggior ragione, nessun corresponsabile. Però ci si può chiedere questo: se fossero provate le accuse a SAL, il Comune sarebbe parte lesa o parte in causa dei reati commessi? Prima risposta: visto che si sta parlando del depuratore di Lodi e del suo ecosistema, in linea teorica il Comune di Lodi è parte lesa. Anche perchè è l’AATO per l’erogazione del Servizio Idrico Integrato nel Lodigiano e non il Comune ad aver scelto SAL come gestore di tale servizio. C’è un particolare da non sottovalutare, però: il Comune di Lodi è anche proprietario del 45,32% di SAL, società della quale detengono quote tutti i Comuni del lodigiano, nonchè la Provincia. Il Comune, diciamo, è l’azionista di maggioranza, con tutto ciò che ne consegue, dalla scelta dei manager in giù. Se responsabilità c’è, da parte del Comune, è la responsabilità di un’azionista che ha affidato l’azienda in mani sbagliate, o che non ha controllato adeguatamente il suo operato. Una responsabilità, insomma, che se fosse provata sarebbe più politica che penale. In altre parole: più da dimissioni che da aule di tribunale.


6

idee per lodi

La Tribuna di Lodi

SABATO 18 FEBBRAIO 2012

La Tribuna di Lodi

idee per lodi

SABATO 18 FEBBRAIO 2012

7

L'invasione del fotovoltaico a terra

Giustizia per Stefano Raimondi

Tra le liberalizzazioni del Governo Monti c'è anche l'incentivo per la messa in funzione di impianti fotovoltaici al posto delle colture agricole. Una speculazione che rovinerà il nostro territorio

Indetta una petizione per far luce sulla scarcerazione del suo assassino dopo solo 4 mesi di reclusione

di Domenico Ossino

I

l Decreto Legge del 20 gennaio 2012 n° 1, il cosiddetto “Decreto liberalizzazioni”, sembrerebbe rappresentare un primo passo positivo per avviare le tanto richiamate e poco perseguite riforme strutturali per la crescita economica del nostro Paese. Tale primo passo certamente non è risolutivo né determinante per un reale sviluppo della nostra economia - l’appellativo cresci-Italia mi pare eccessivamente ambizioso - ma introduce comunque alcuni accenni di cambiamento che, se non verranno soffocati sul nascere, appena prima della conversione in legge, possono delineare un orientamento positivo della nostra econoima. Sempre che esso, ovviamente, venga negli anni confermato e rafforzato. Ritengo pertanto sia indispensabile estendere le misure di liberalizzazione a comparti decisivi sia per la crescita del Paese sia per le ripercussioni nei confronti dei cittadini. Basti pensare ai comparti finanziari in cui la concorrenza è in realtà solo sulla carta, mentre la prassi registra politiche di cartello che impediscono una vera concorrenzialità e che rendono i costi alti per i cittadini ed impediscono che il sistema produttivo possa avere gli strumenti necessari ad una vera stagione di crescita. Nel merito del provvedimento, le principali criticità contenute nel suddetto Decreto Legge, mio modo di vedere, si possono cogliere analizzando sinteticamente le disposizioni per i settore Energia/Ambiente riguardanti gli impianti fotovoltaici, che così come formulate, rischiano di incidere negativamente nella nostra provincia. In primo luogo, c'è il tema degli impianti fotovoltaici in ambito agricolo contenuto nell'articolo 65 del Decreto. Con il blocco degli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli inizierà con ogni probabilità la corsa agli impianti su serre, e la relativa speculazione. Tutto questo in relazione gli incentivi del conto energia equiparati a quelli dei pannelli fotovoltaici posti sugli edifici. In sintesi, senza limiti di potenza e con un livello ammissibile di ombreggiatura molto elevato (il 50%) potrebbe partire la corsa all’impianto su serra con il problema aggiuntivo che l’eccessiva quota di ombra non permetterebbe coltivazioni significative. Uno svantaggio economico comunque ben compensato dai nuovi generosi introiti del conto energia per questo tipo di applicazione. Già nel passato, perlomeno a livello locale, in molti abbiamo espresso parere favorevole sul blocco degli incentivi per impianti a terra, essendo più propensi a incentivare gli impianti nei tetti delle logistiche, affermando in ogni occasione che

il boom di progetti presentati al GSE rischiava di mandare in tilt il sistema e di diventare un boomerang per il futuro delle rinnovabili. Tuttavia devo sottolineare che, in primis, la norma come è stata concepita mette in discussione tutti gli investimenti degli impianti in corso sino a fine marzo, creando non poche difficoltà alle aziende di settore. Inoltre, l'articolo 65, si rivela critico non solo per l’eccessivo incentivo dato alle serre fotovoltaiche, ma anche perché eliminare del tutto una possibile integrazione al reddito delle sofferenti aziende agricole italiane con piccoli impianti fotovoltaici a terra, può risultare un errore. L’obiettivo dovrebbe essere quello di promuovere una corretta integrazione tra impianti energetici e agricoltura di qualità, mentre una norma del genere può solo favorire le speculazioni e aumentare i problemi ambientali, incentivando anche la creazione di nuove serre con scarsi effetti sulla pro-

1962 - Alla stazione di Lodi, un binario chiamato “Desiderio”. Ed il famoso treno soprannominato “Fogna”.

N

el 1962 sono ottomila i lavoratori lodigiani che - stipati in sei treni - ogni giorno, devono raggiungere Milano, distante solamente 32 km. di ferrovia e 35 di strada statale, un modesto tragitto che viene sempre percorso a velocità più che “ridotta”. Vi sono convogli che percorrono la distanza ad una media di 35/40 km. orari: il problema è da tempo studiato da tutti gli enti e le associazioni locali, ma sembra non esistano possibilità di miglioramento, anche perché i ritardi sono causati tecnicamente dai tempi di fermata dei treni locali che devono cedere la precedenza a quelli di lungo percorso. La vita alla stazione di Lodi comincia alle ore 5.18 del mattino (primo treno per gli operai): solo due treni raggiungono la metropoli lombarda entro le ore 7.30. Tra questi è ormai celebre il malfamato treno denominato “fogna” (un nome che è tutto un programma

duzione agricola e con conseguente aumento del consumo di plastiche che già oggi, in molti territori rappresenta un grave problema per lo smaltimento. Il provvedimento è ora al Senato per l’iter di approvazione - soffocato peraltro da oltre 2400 emendamenti presentati dai gruppi parlamentari - e sono già iniziate le molteplici iniziative di taxisti, farmacisti e di molti altri professionisti per indebolirne e svuotarne le misure, abbattendo la credibilità di un provvedimento che già appare, tranne qualche punto, più come un segnale di orientamento che una concreta iniziativa per la crescita del Paese. L’auspicio è che le istituzioni, attraverso i loro rappresentanti, sul tema degli impianti fotovoltaici su serre, facciano anch’essi pressione sul Governo per la salvaguardia del territorio da questa nuova possibile speculazione, che indebolisce l’agricoltura e l’ambiente e nulla ha a che fare con le “Liberalizzazioni”.

, ma che gli si addice), composto da 15/16 carrozze, fermo – di notte – sul terzo binario: al mattino i sedili di legno sono umidi e le carrozze sporche e fredde, il riscaldamento “a vapore” tarda a funzionare e, partendo da Lodi alle 6.35 giunge a Milano, il più delle volte, alle ore otto. Per questo motivo, spesso, i lodigiani giungono sul posto di lavoro con ritardi inammissibili: nelle carrozze, scarsamente illuminate da una “luce fioca”, con portata di 50/55 persone, ne sono ammassate un centinaio. Per sveltire il traffico, occorrerebbe mettere in funzione un terzo binario (chiamato “desiderio”): già nel titolo di un articolo, il cronista ironicamente scrive: “è arrivato prima il secondo canale (della televisione) del terzo binario….alla stazione di Lodi” e nel testo fa rilevare che “il problema del trasporto degli operai (ed impiegati), oltre all’aspetto umano ne ha uno più importante: quello sociale che investe l’intera Comunità”. Un operaio commenta: “viaggiamo come sardine congelate: da noi pretendono 5.000 lire di abbonamento e continui aumenti, ma dal 1950 in qua non ho visto miglioramenti della situazione”. Dopo il 1962 è finalmente arrivato il “terzo binario”, ma le condizioni di viaggio dei nostri “pendolari”, forse, sono anche peg-

di Elisa Bettinelli

L

uglio, una sera d’estate, il mare, le vacanze, le ragazze, la musica e gli amici. Niente di meglio per divertirsi quando hai 20 anni e una vita davanti da costruire e riempire di ricordi belli come questa serata. Stefano Raimondi era in Grecia a Mykonos il 29 luglio scorso per passare una settimana di ferie con i suoi amici, nell’isola del divertimento sfrenato meta di tutti i ragazzi della sua età. Si trovava alla discoteca Cavo Paradiso, quando in un modo assurdo e inaccettabile ha perso la vita per sedare una rissa scoppiata per caso. Alle 5 del mattino dopo un vano tentativo di rianimazione in ospedale, Stefano è morto: un ragazzo svizzero di 23 anni, Alexandros Georgiadis lo aveva colpito alla testa, presumibilmente dopo aver alzato i toni con suo un amico per un presunto furto di una bottiglia di vodka. Stefano ha perso la vita a 20 anni per un gesto violento scatenato senza un motivo. Il giovane svizzero è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario, ma a gennaio è stato scarcerato in circostanze da chiarire. Si parla di una cauzione di 30mila euro pagata in tutta fretta dai genitori e dell’intervento di un prestigio-

so avvocato ex ministro dell’Interno. Inoltre, ha pesato in maniera decisiva sulla decisione del giudice la possibilità di avere un garante quale uno zio barista in Grecia, che ha dato a Georgiadis la possibilità di lavorare nel bar in attesa del processo, la cui data è ancora da definire. La rabbia e lo sgomento della famiglia di Stefano e dei suoi amici non ha lasciato cadere nel silenzio la scarcerazione del suo assassino. Insieme al quotidiano “Il Giorno” hanno indetto una petizione per fare luce sulle cause prima della morte del loro congiunto e poi della libertà ritrovata dopo solo 4 mesi per il 23 enne accusato della bottigliata che

Lodi, cinquant’anni fa giorate. Negli anni ottanta ho partecipato ad una riunione, al alto livello politico-sociale e tecnico, in cui si era concluso che, al massimo nel 1990, Lodi sarebbe stata collegata a Milano con un treno ogni 15 minuti (!), tipo

metropolitana leggera: solamente belle ed altisonanti parole! I risultati odierni sono, purtroppo, sconfortanti: forse era meglio quando si stava peggio……. GICOL

ha ucciso Stefano. La petizione, indirizzata al Ministero della Giustizia di Atene, chiede “.. di fare chiarezza sui motivi che hanno portato alla scarcerazione dopo quattro mesi di reclusione di Alexandros Georgiadis, 23 anni, accusato dell’omicidio volontario dell’italiano Stefano Raimondi, 20 anni, ucciso a bottigliate all’interno della discoteca Cavo Paradiso nell’isola di Mykonos, nella notte fra il 28 e il 29 luglio 2011. Chiediamo inoltre un processo il più possibile chiaro e trasparente, che faccia luce su quanto realmente avvenuto”. I suoi amici hanno sfidato il freddo facendo un vero e proprio porta a porta per raccogliere firme a sostegno della loro causa. Tutti i bar di lodi e dintorni hanno visto questi ragazzi intenti a distribuire fogli e a spiegare i motivi della petizione. Motivi importanti, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un fatto dimenticato appena i tg hanno smesso di parlarne, un episodio increscioso che rischia di passare come una disgrazia, quando non lo è. Un ragazzo che viene ucciso con una bottigliata in testa è un atto di violenza inaudita, nemmeno l’ubriachezza o la giovane età possono essere scuse plausibili per un atto di scelleratezza inaudita come questo. Anche il Presidente del consiglio comunale di Lodi, Gianpaolo Colizzi ha scritto all’ambasciatore della Grecia in Italia  Michael Cambanis e al Ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, in merito alla scarcerazione dell’assassino di Stefano Raimondi. L’intera comunità lodigiana ha risposto con enorme generosità all’appello dei famigliari del ragazzo, le firme arrivate in redazione a “Il Giorno” sono state fino ad oggi circa 8500 e la petizione è partita alla volta di Atene la mattina dell’8 febbraio. Se volete sottoscrivere anche voi la petizione potete collegarvi al sito www.ilquotidiano.net/file_generali/documenti/PDF/2012/01/_petizione-lodi.pdf e far sentire la vostra voce. Morire a 20 anni per una bottigliata in testa è assurdo, avere una legislatura che non fa nemmeno capire a chi compie un gesto del genere quanto sia grave togliere la vita ad un essere umano è ancora più barbaro e incivile.


8La Tribuna di Lodi

la casa delle associazioni

SABATO 18 FEBBRAIO 2012

L’impianto fotovoltaico è diventato un freezer

V

i è mai capitato di portare la macchina al lavaggio, per incappare nel pomeriggio successivo in un bel temporale? Più o meno è quello che è capitato a noi. Appena l’impresa specializzata si è messa al lavoro per una pulizia dei pannelli, che ne avevano davvero bisogno e che stavano per questo motivo riducendo di molto il loro

rendimento, si è messo a nevicare. Niente di eccezionale, per la verità: una ventina di centimetri, forse poco più. Ma le temperature polari che vi hanno fatto seguito (anche meno 16!) hanno combinato il guaio. La neve non se ne va, nonostante i pannelli assorbano calore quando il sole si fa vedere. Una parte della neve è scivolata dal tetto, ma la parte di sinistra resiste. Il

Informazione ai nostri lettori

risultato della produzione elettrica è disastroso, quasi pari a zero. Infatti le celle del sistema costituiscono una “serie “continua . La neve rimasta non ferma soltanto il lavoro delle celle sottostanti, ma blocca tutto l’impianto. Non c’è che da sperare in un innalzamento della temperatura. Di freddo, in fondo, ne abbiamo avuto abbastanza!

Pubblichiamo due interessanti iniziative, che possono rivestire qualche utilità per i nostri lettori e le loro famiglie. In particolare ricordiamo che tutti gli iscritti al Circolo Enrico Cerri sono anche automaticamente iscritti alla Aics, che è la nostra associazione nazionale di riferimento.

Tribuna di Lodi  

Quindicinale di politica locale

Advertisement