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26 nr.

IL PRIMO MENSILE GRATUITO CHE PARLA DI SALUTE

ATTACCHI DI PANICO: COME GUARIRE SENZA PSICOFARMACI

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LA VOCE DI “MAMMÀ” UTILE CONTRO LO STRESS

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TIFOSI E CIBO: IL “DRAMMA” DEL LUNEDì

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ottobre 2013

Anno III Copia a distribuzione graTuita


Potrebbe essere un problema di postura? CEFALEE DOLORI CERVICALI

DISCOPATIE

DOLORI LOMBARI

SCIATALGIE

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editoriale

Asl e voragini finanziarie, come sta la Sanità in Campania? C’è stato davvero il risanamento? La notizia di qualche giorno fa, relativa all’Asl Napoli 1 Centro, dove la Guardia di Finanza ha accertato un danno erariale da 32 milioni di euro, dovuto all’increscioso fenomeno del doppio pagamento degli stessi fornitori e delle stesse fatture, l’equilibrio di bilancio del sistema sanitario in Campania è tornato fortemente in discussione. C’è stato davvero, ci si chiede, il risanamento di cui da almeno tre anni parlano il Presidente Stefano Caldoro e i suoi consulenti ? Il fenomeno dei doppi pagamenti rilevato nell’Asl più importante, che per anni ha fagocitato da sola almeno il 50% del debito finanziario della sanità regionale, si è radicato per anni, almeno dodici, dal 2000 al 2012. E l’attività dei finanzieri non è ancora terminata: la spesa complessiva messa in discussione, che dovrà essere passata sotto l’attento esame degli 007 delle fiamme gialle, ammonta a 560 milioni di euro. Una cifra da far tremare i polsi. E dunque la domanda oggi è più che mai legittima: a fronte di sacrifici enormi per i cittadini, di reparti e anche interi ospedali chiusi, di distretti territoriali accorpati, di medici e operatori messi all’angolo con super-turni di lavoro, l’assetto finanziario complessivo è sui binari giusti ? O fenomeni nascosti ed enormi come quello dei doppi pagamenti celano problemi strutturali ed insuperati per la sanità in Campania ? La dimensione della voragine economica riscontrata nell’azienda sanitaria partenopea parla da sola: i numeri del buco all’Asl Napoli 1 (32 milioni di euro) bastano da soli a mandare in crisi qualunque equilibrio, a maggior ragione se si tiene conto che i doppi pagamenti, con tutta probabilità, sono stati frutto di inefficienza, disorganizzazione e approssimazione. Tutti elementi che ancora oggi emergono spesso nella gestione delle aziende sanitarie e degli ospedali. Da qui il timore che il convoglio del comparto sanità in Campania non corra affatto sui binari dovuti e che mentre, a livello centrale, ci si affanna col varare misure drastiche di tagli indiscriminati ed orizzontali alla spesa, a livello inferiore, delle Asl e degli ospedali, le voci di uscita. Gli stessi numeri del bilancio generale del sistema sanitario potrebbero essere non completamente veritieri, visto quanto sta ancora accertando la Guardia di Finanza e visto che il fenomeno emerso all’Asl napoletana potrebbe non esser stato isolato. Probabilmente è davvero venuta l’ora di affidare ad un soggetto terzo e indipendente la valutazione reale e complessiva del debito strutturale della sanità campana così da certificare i conti veri e certi del comparto. Altrimenti il risanamento di cui si parla da anni rischia di essere uno specchietto per le allodole.

di Paolo Trapani

ottobre


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5 COME SI FA AD AVERE UN VISO D’ANGELO

Francesca Mari

Consigli pratici per la detersione e la cura

Quando si tratta di curare il viso bisogna essere molto precise e stare attente ai prodotti che si scelgono, è molto importante tenere ben in considerazione la pelle che si va a trattare in quanto necessita di particolari attenzioni. Esistono dei piccoli errori che si commettono anche senza saperlo e che possono danneggiare qualsiasi tipo di pelle, di seguito andiamo a scoprire quali sono.

stare quelli low cost che spesso, se usati per troppo tempo, provocavano danni alla pelle come arrossamenti e sfoghi, oggi per fortuna il problema non esiste, anche i prodotti meno costosi sono efficaci e inoltre sono presenti molte alternative naturali. Mancare di costanza La mancanza di costanza è un altro punto cruciale,

Evitare di detergere il viso mattina e sera Non detergere per bene il viso la mattina e la sera permette ai batteri e allo sporco di infiltrarsi nei pori della pelle rendendola impura. La pelle non riesce a respirare in modo corretto e manifesta il suo problema con brufoli, punti neri, pori dilatati e vari imperfezioni presenti sul viso. Molte pensano che una profonda detersione sia necessaria solo di sera ma non è così, infatti, durante la notte avviene il ricambio cellulare che elimina sebo e cellule morte in eccesso, per questo è importante applicare la crema idratante. Esfoliare troppo spesso la pelle Non farlo mai è un errore, ma farlo troppo anche. Se fatta in modo corretto l’esfoliazione ha la capacità di rinnovare la pelle e renderla luminosa e bella. Se per renderla luminosa fate lo scrub più di una volta a settimana sappiate che non sempre il risultato sarà quello che vi aspettate. In passato, purtroppo i prodotti come creme, lozioni, detergenti erano molto costosi, per questo motivo tendevamo ad acqui-

se si decide di acquistare una crema, una lozione o un qualsiasi altro prodotto che promette di far ottenere buoni risultati è fondamentale seguire le indicazioni per l’utilizzo. Inutile applicare il prodotto saltuariamente per utilizzarne di meno, perderà la sua efficacia e non si otterranno i risultati sperati.


6 ATTACCHI DI PANICO: COME GUARIRE SENZA PSICOFARMACI

Tommy Greco

Un interessante percorso nel libro di Carmen Iovine

Nel percorso descritto nel libro “Guarire dall’attacco di panico senza psicofarmaci” edito dalla Rogiosi, autrice Carmen Iovine, si riconferma l’importanza di condurre le persone affette da Dap, lo stato di accresciuta vigilanza che si presenta precoce e complesso, a ri-conoscersi, a ri-strutturarsi, a ritrovare se stesse al di fuori del disturbo, vivere ed individuare un nuovo centro che, appunto, non sia l’ attacco di panico, riprendendo consapevolezza della propria presenza nel mondo e della ripresa della cura sui. Carmen Iovine segue nel testo un tragitto che, partendo dal periodo pre-natale, si dispiega nell’infanzia, nell’adolescenza e nella prima maturità. Gli interventi a favore del disturbo da attacco di panico devono prevedere un percorso di pedagogia clinica senza psicofarmaci e devono imbarcarsi oltre il pregiudizio che come tutti i pregiudizi, è terribile, ma che nel caso della malattia psichica ha un valore aggiunto perché a essere minacciate sono le certezze dell’Io razionale, la sua esigenza apollinea, come già nell’antichità chiariva Euripide nelle Baccanti. E’ stato Foucault, l’archeologo del sapere, a rilevare quanto la cultura moderna abbia occultato, costruendosi intorno ad un pensiero categoriale e forte, fondato su un Io arroccato su posizioni logocentriche, che ha cercato di escludere ogni zona d’ombra. Diceva Georg Groddeck nel suo “Libro dell’Es”che «la coscienza è lì che si affatica e suda sette camicie per escogitare dei sistemi e per incasellare e schedare tutte le manifestazioni della vita, mentre l’Es crea gioiosamente, nella sua forza inesauribile, ciò che vuole, e io credo che ogni tanto se la rida di cuore della coscienza». Chiaramente questo diventa un importante prerequisito per aiutare il soggetto ad acquisire la capacità di affrontare il problema con tecniche specifiche, capaci di generare contemporaneamente effetti di ordine biologico, energetico, emotivo-relazionale ed immaginativo e legate alla parte più profonda tali da coinvolgere la globalità della persona diventando un punto di forza nella guarigione. Ma la paura è la nostra salvezza: è lei che ci fa evitare il serpente o il cane aggressivo, che ci fa correre per non essere travolti da una macchina e così via. Secondo le neuroscienze la paura, come le altre emozioni, dipendono da aree “ancestrali” del cervello, come i gangli della base. Pare che l’attivazione dei gangli della base ha per sempre più particolareggiato, poiché egli vede davanti a sé una persona in cui dimorano forze ed energie che, se risvegliate e liberate, possono costruttivamente sostenere la risalita della più aspra curva della paura, lasciando il posto alla circolazione dell’amore. Le esperienze fatte con i giovani, in particolare, nel corso del tempo hanno insegnato a “re-imparare a vedere il mondo”. Questo è lo stesso atteggiamento che è necessario quando vogliamo fondare una relazione autentica che porti veramente al riconoscimento dell’altro. Essere accettati e riconosciuti: ecco è questo il bisogno più urgente di tutti noi, tanto più forte quanto più si avverte un’assenza, un vuoto,che, spesso, è proprio vuoto di riconoscimento. Solo così chi soffre può accettare di dire qualcosa di diverso rispetto a ciò a cui lo fissano le cartelle cliniche. Solo così la persona affetta da Dap potrà incontrarsi con la luce brillante del suo daimon profondo.“In una stanza illuminata non può entrare il buio. In una stanza buia può entrare la luce”.


7 9 AUMENTO DELL’IVA, DANNO ECCESSIVO PER IL SISTEMA SANITA’ Alfonso Longobardi

Iva per la Sanità: un’imposta a senso unico

Presidente del Consorzio Sanità Manager aziende sanitarie

L’aumento dell’Iva, già in vigore da qualche giorno, rappresenta un aggravio eccessivo per le transazioni commerciali, e causerà certamente una consistente riduzione dei consumi.Tale effetto boomerang causerà enormi problemi sia di ricaduta in termini di Pil, sia un effetto catastrofico sui livelli occupazionali in un momento tanto delicato per la nostra economia in cui il sistema Italia vacilla.

te accreditate, tale costo aggraverà ulteriormente i bilanci già critici, dovuti ai ritardi dei pagamenti e all’impossibilità di saldare i debiti verso i fornitori, e rischia di ridurre i livelli qualitativi delle prestazioni offerte, così come il sistema privato non potrà far altro che aumentare il prezzo delle prestazioni sanitarie, allargando così il numero di persone che non potranno più permettersi le cure.

Oltre al sistema industriale, a soffrire in maniera ancor più consistente sono tutte le aziende sanitarie e il circuito di tutte le aziende satellite che gravitano intorno. Difatti, sembra passare quasi in sordina il doppio danno subito dal comparto sanitario privato e pubblico, in quanto l’Iva non rappresenta un’imposta deducibile, cioè per qualsiasi operazione sanitaria la struttura, o il professionista, non incassano l’Iva al momento dell’erogazione della prestazione, mentre pagano e pagheranno fino al 22% per acquistare tutti i beni o prodotti utili ad erogare tale prestazione sanitaria.

La soluzione inevitabile è quella di creare un circuito virtuoso per il sistema sanitario, applicando all’acquisto di tutte le forniture quantomeno un’Iva agevolata, compresa tra il 4 e il 10%, con l’obiettivo di cercare di ridurre il costo finale delle prestazioni, molto spesso salvavita, ed elevare il livello qualitativo, anche a beneficio delle persone meno abbienti. Auspichiamo che nel Decreto del Fare, in discussione in questi giorni in Parlamento, tutto ciò possa essere applicato, trovando le adeguate coperture finanziarie.

Il danno è evidente, in quanto l’Iva rappresenta unicamente un costo aggiuntivo per tutte le aziende sanitarie, che si ripercuoterà sull’intero sistema. Difatti, per le aziende sanitarie priva-


8 LA SALUTE INIZIA DAI PIEDI

Antonino Spano

I consigli degli esperti e l’importanza dei controlli podologici Verruche, funghi, callosità: tutte affezioni cutanee che spesso vengono confuse le une con le altre. Essere tentati dal fai da te e finire per non risolvere nulla o, peggio, aggravare il disturbo è abbastanza frequente. Gli esperti suggeriscono che quando si notano alterazioni sulla cute dei piedi sarebbe opportuno rivolgersi esclusivamente al podologo. Confondere verruche e calli può accadere con particolare facilità, visto il loro aspetto spesso simile: entrambi, infatti, possono presentarsi come zone di pelle biancastra, talvolta un po’ rugosa. Ma le verruche sono originate da un’ infezione virale, mentre le callosità sono ispessimenti dello strato superficiale della pelle dovuti alla frizione o alla pressione continua su alcune zone del piede. Non per questo un callo deve essere ritenuto un disturbo banale, da risolvere in casa, armati di pietra pomice, callifughi o forbicine: prima di tutto perché il callo è una prima difesa dell’organismo dalle aggressioni esterne, e la sua presenza indica un trauma meccanico che può derivare da una calzatura sbagliata, un trauma ripetuto, un appoggio scorretto del piede o da motivi legati alle modificazioni corporee connesse con l’ invecchiamento. La callosità può condizionare negativamente l’andatura e la postura; nei diabetici, poi, può addirittura essere l’ anticamera di una fastidiosa ulcera. Così, se all’ inizio il callo è una sorta di protezione fisiologica dai microtraumi, trascurato diventa un vero problema, perché subentrano dolore e difficoltà a camminare. Meglio resistere alla tentazione di curarsi da sé, per evitare ferite o infezioni dovute a callifughi non usati correttamente e strumenti utilizzati in modo improprio. Una visita dal podologo è il modo migliore per togliere una callosità in tutta sicurezza; lo specialista potrà inoltre suggerire gli accorgimenti di prevenzione più indicati per ciascun paziente e “costruire” dei cuscinetti su misura, che assorbono il trauma meccanico impedendo la formazione del callo o il progredire di altre patologie.

I consigli dei podologi Occhio alle calzature, che non devono essere troppo strette o scomode. Se una scarpa fa male è necessario toglierla e non indossarla senza averla prima messa in forma. Per prevenire i calli è buona norma massaggiare i piedi (dal basso verso l’ alto, per facilitare la circolazione) con creme emollienti, e sono senz’altro utili i pediluvi. Se si è soggetti alla formazione di callosità, è bene rivolgersi al podologo per una consulenza: imbottiture e cuscinetti della giusta forma e dimensione possono alleviare e distribuire la pressione delle calzature sul piede, limitando il rischio di calli. Non usate “lamette” per togliere i calli, perché essi non hanno ovunque lo stesso spessore e si rischia di asportare il tessuto sano Da evitare forbici, spugne abrasive o pietra pomice: la cute del piede è resistente, ma un utilizzo improprio di questi strumenti può provocare ferite No ai callifughi, liquidi o in cerotto, che essendo a base di acidi possono ledere le parti sane circostanti. Il divieto è assoluto per gli anziani, che non riescono ad applicare bene il prodotto, e per chi ha il diabete: il callifugo, infatti, può spianare la strada alle ulcere.


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10 IL LAVORO PUO’ INFLUIRE SULLA FERTILITA’?

Bruno Ferraro Direttore Uosd Fisiopatologia della Riproduzione Osp. Marcianise

Quali sono i fattori di rischio: la parola all’esperto A volte, può esistere una correlazione negativa tra la condizione lavorativa e la fertilità. Questa considerazione può valere indifferentemente sia per l’uomo che per la donna. Nell’analizzare questa relazione, tre sono i principali fattori da considerare:

1. Stress 2. Età 3. Condizioni di lavoro – agenti tossici 1. STRESS: condizioni lavorative stressanti dal punto di vista psicofisico (turni di lavoro, carico di lavoro, posizioni incongrue) possono alterare la corretta produzione degli ormoni sessuali. La modificazione dell’equilibrio ormonale può provocare nella donna anomalie del ciclo mestruale e mancata ovulazione. Nell’uomo invece possono verificarsi diminuzione del numero degli spermatozoi, della loro motilità e in alcuni casi anche disfunzione erettile. 2. ETA’: oltre ai rischi occupazionali non va sottovalutato il ritardo nella programmazione di una gravidanza causato dalla necessità della coppia di raggiungere una

stabilità economica che li renda sereni nella scelta. Infatti intense carriere lavorative spesso impongono alla donna la necessità di posporre la ricerca di prole oltre la fisiologica epoca fertile. Inoltre la mancanza di tempo libero per la coppia riduce la possibilità di dedicarsi alla cura del proprio rapporto, riducendo in alcuni casi il desiderio ed aumentando l’ansia di procreazione. 3. CONDIZIONI DI LAVORO – AGENTI TOSSICI: L’esposizione ad agenti tossici nell’ambiente lavorativo incide sulla funzionalità degli organi riproduttivi e del


11 sistema ormonale con effetti quali le alterazioni del comportamento sessuale, fertilità ridotta, turbe mestruali, disordini ormonali e disordini della produzione di spermatozoi. Approfondiamo quest’ultimo punto: QUALI CONDIZIONI DI LAVORO METTONO A RISCHIO LA FERTILITA’? CALORE (nell’uomo): L’esposizione continua a forti fonti di calore (lavoratori in fonderie, vetrerie, panetterie, ecc.) può inoltre ridurre la qualità del seme (gli spermatozoi); del resto la temperatura dei testicoli in cui avviene la “produzione” di spermatozoi è addirittura più bassa della temperatura interna degli uomini (32 gradi) (NCCWCH 2004, PRODIGY 2007, Rubenstein 2011, Sharpe 2010). PRODOTTI CHIMICI: Solventi, polveri chimiche e pesticidi (nell’industria della plastica, tessile, farmaceutica e agricola) possono mimare o inibire l’azione degli ormoni sessuali aumentando il rischio di disordini ovulatori e della produzione di spermatozoi. Ad esempio i pesticidi derivati del metabolismo del DDT possono legarsi ai recettori degli estrogeni alterando i normali processi riproduttivi nella donna; mentre gli Ftalati, principali componenti del PVC utilizzati nell’industria della plastica, hanno un effetto anti-androgenico che può ridurre il numero degli spermatozoi. GAS & FARMACI: Nelle professioni sanitarie il rischio di tossicità riproduttiva legato all’esposizione a gas anestetici è basso, anche se rimane consigliato ridurre i livelli di esposizione. Inoltre in questo ambiente lavorativo il contatto con agenti infettivi può intervenire sulla fertilità principalmente aumentando il rischio di aborto; anche il contatto con farmaci antitumorali può danneggiare la fertilità. RADIAZIONI: L’esposizione elevata alle radiazioni ionizzanti, in ambito radiologico, provoca mutazioni genetiche degli ovociti e degli spermatozoi riducendo quindi la fertilità. Invece il rischio riproduttivo causato dalle radiazioni non ionizzanti (prodotte dai campi elettromagnetici dei PC, dei cellulari, dei forni a microonde) è stato estesamente studiato e sembra essere minimo se non inesistente. VIBRAZIONI: Chi lavora su mezzi di trasporto è esposto alle vibrazioni (sui tram e sugli aerei) che possono causare turbe mestruali nella donna e alterazioni degli spermatozoi. Per approfondimenti: www.coppiainfertile.it


12 DISLESSIA: L’APPRENDIMENTO DIFFICILE

Valentina Ippolito Logopedista

I segnali di un disturbo comune nei bambini “Dislessia” è una parola che da un po’ di tempo viene usata con notevole frequenza. Il suo corretto significato, però, è spesso non conosciuto a pieno dalla maggior parte delle persone. La dislessia rientra nei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) come la disgrafia, la disortografia e la discalculia, ed è sostanzialmente un disturbo della decodifica del testo scritto. Interessa, secondo le diverse statistiche, il 3/4 % della popolazione scolastica. La dislessia è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica. Un bambino dislessico manifesta i primi sintomi appena si dedica alla lettura, quindi in prima elementare, anche se la diagnosi può essere posta solo alla fine del secondo anno delle elementari. E’ possibile però,

già nella scuola dell’infanzia sono: linguaggio non completo a 4-5 anni nella forma grammaticale e nel modo di combinare le sillabe; difficoltà nel memorizzare poesie, filastrocche, giorni della settimana, numeri; difficoltà a completare linee, copiare semplici figure. I segnali d’allarme nella scuola elementare sono: lettura lenta, scambio di lettura tra a/e, p/q, b/d, m/n; non memorizzano i dittonghi e trittonghi come ad esempio /gli/, /chi/, /gn/; errori di accenti e doppie; difficoltà di comprensione del testo; difficoltà di stesura del testo scritto; difficoltà nel calcolo a mente o in quello scritto. Il percorso di prevenzione e cura si basa sul lavoro di un gruppo di specialisti, che eseguono dei test per valutare gli apprendimenti in lettura, scrittura e calcolo; in seguito vi è la stesura della diagnosi a cura del medico, e se necessario viene effettuato un training logopedico specifico per ogni bambino; ovvero se il bambino presenta difficoltà in lettura verrà attuato un training per migliorare la velocità e la correttezza di lettura, se il bambino presenta difficoltà ortografiche verranno attuati specifici training di scrittura. I training logopedici non sono da confondere con le esercitazioni fatte a scuola. Spesso il bambino dislessico viene etichettato come un bambino pigro e svogliato, e ciò può influire negativamente non solo sul percorso scolastico, ma anche sul suo sviluppo psicoemotivo.

anche con programmi di screening nelle scuole, individuare dei fattori di rischio già nell’ultimo anno della scuola materna. La diagnosi è multidisciplinare, cioè vede in campo più figure, il foniatra, il neuropsichiatra infantile, il logopedista, lo psicologo ed affinchè il bambino venga inquadrato come dislessico dovranno essere escluse altre cause, come ad esempio deficit sensoriali (udito, vista), deficit intellettivi, ipostimolazione ambientale. I segnali che fanno scattare l’allarme

Dal 2010 esiste una legge che prevede una serie di misure per affrontare la dislessia, come percorsi di formazione per il personale docente, o l’impiego di strumenti dispensativi e compensativi per l’alunno dislessico. Da tutto ciò si comprende l’importanza di riconoscere eventuali campanelli d’allarme, al fine di una individuazione tempestiva del disturbo, per attuare le adeguate misure correttive. E’ dunque fondamentale che il genitore si rivolga direttamente ad uno specialista, anche se non trova sempre l’appoggio del pediatra e degli insegnanti, che purtroppo, a volte, tendono a sottovalutare il problema e quindio a rimandare il momento del consulto.


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14 LA VOCE DI “MAMMÀ” UTILE CONTRO LO STRESS

Francesca Mari

Ascoltare i genitori funziona, a qualsiasi età Quando veniamo al mondo la prima persona che riconosciamo è la mamma, soprattutto perché riusciamo ad associare il suono della sua voce a quello sentito per nove mesi all’interno del grembo materno. E quel suono ci rassicura, ci calma… è un vero toccasana per farci ritrovare la serenità. Secondo un recente studio effettuato dalla Madison University in Wisconsin, negli USA, a qualsiasi età, e non solo da neonati, la voce della mamma ci tranquillizza riuscendo ad abbassare il livello di ossitocina, l’ormone prodotto quando siamo troppo stressati. Quindi, nel caso siamo troppo tesi e non abbiamo la mamma accanto, è il caso di farle una telefonata, anche breve, perché secondo gli studiosi americani mandarle un sms non sortisce lo stesso effetto. «Si sa che il contatto fisico, con un familiare di riferimento come la mamma, determina la liberazione di ossitocina e si sa che l’ossitocina contrasta gli ormoni dello stress. Adesso abbiamo scoperto che anche il contatto virtuale, attraverso il telefono, ha gli stessi effetti: la voce della mamma funziona come un vero abbraccio», ha spiegato - Leslie Seltzer, autrice dello studio. Durante una prima parte dell’esperimento 64 ragazze tra i 7 e i 12 anni sono state sottoposte allo stress di discussioni accese o problemi matematici e poi divise in tre gruppi che hanno affrontato la situazione diversamente: un terzo è stato confortato dalle mamme in persona, un altro ha passato un’ora a guardare un video emotivamente neutrale e l’ultimo faceva una telefonata alla mamma. L’effetto tranquillizzante della telefonata alla mamma è stato notevole: in una situazione di forte stress, sfruttare un legame sociale per difendersi come quello della madre può essere di grande aiuto, perché vi è un aumento della produzione della ossitocina che serve a stimolare la contrazione dell’utero durante il parto e la lattazione ma è anche capace di aumentare l’empatia e la comprensione degli stati d’animo favorendo i rapporti con gli altri. Un successivo esperimento ha chiesto conforto alla madre con un sms, senza però avere buoni risultati. L’ascolto della voce della persona a voi più cara è sicuramente la scelta migliore.


15 PIU’ TECNOLOGIA, MENO AMORE

Antonino Spano

In continua crescita l’esercito dei “tecnostressati”

Non bastano la stanchezza dovuta alla routine, la crisi economica e le preoccupazioni a far vacillare le certezze del maschio italiano. A dare manforte adesso ci si mette pure la tecnologia: multitasking, sovraccarico di informazioni dovuto alla maggiore facilita’ d’accesso al sapere, connessione continua alla Rete e uso spropositato di social network sono tutti fattori di rischio che creano disagi e disturbi. Questa nuova forma di afflizione è chiamata tecno-stress. Questa patologia indotta dalle nuove strumentazioni sempre più all’avanguardia è un fenomeno in crescita che attualmente colpisce circa 2 milioni di italiani. Ansia, insonnia, irritabilità, calo del desiderio e altri problemi sessuali e di relazione sono solo alcuni dei sintomi dei tecnostressati. Queste le conclusioni di uno studio condotto da una società di ricerca i cui esperti hanno intervistato centinaia di manager Ict, i quali hanno confessato di non avere tempo per curare il rapporto di coppia. La vita moderna, soprattutto se si ha a cha fare con

professioni che prevedono un uso massiccio di tecnologia e di Internet, sottopone l’individuo a un forte stress e lo allontana da due nuclei fondamentali della propria esistenza: la sessualità e l’amore. Il tecnostress, infatti, causa tra gli altri effetti astenia sessuale,

il calo del desiderio dovuto all’abbassamento del livello di testosterone, l’ormone responsabile della libido maschile. Poco desiderio e dunque meno sesso tra le lenzuola anche per colpa del Web? Sotto accusa pure Facebook e Twitter. Secondo uno studio Usa emerge che il 16% degli uomini soffre di totale assenza di stimoli sessuali nei confronti della partner per via del troppo tempo passato a postare e twittare. Il tempo trascorso sui social network o a stretto contatto con le nuove tecnologie danneggia inoltre le fantasie sessuali di coppia portando crisi all’interno della relazione. Per prevenire e combattere il tecnostress, l’urologo Carlo Molinari dell’ospedale San Camillo di Roma suggerisce “dialogo col partner, una maggiore socialità, coccole e massaggi”. E spiega: “Per ritrovare il vigore sessuale causato da astenia ci sono validi e testati rimedi naturali. E naturalmente staccare la spina a computer, tablet e smarthpone”. Che dire, anche la tecnologia, come del resto ogni cosa non va utilizzata in maniera eccessiva. Un giusto compromesso fra vita sociale e tecnologia è l’unica strada per una vita sana e al passo coi tempi.


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18 ANCHE A SCUOLA SANI E BELLI

Francesca Mari

Postura, zaino e sport per gli scolari I bambini in età scolare, tra le ore a scuole, quelle a casa per i compiti, il tempo passato al computer e non di meno davanti ai videogiochi trascorrono la maggior parte del proprio tempo seduti. La sedentarietà, come per i grandi, danneggia anche i piccoli ed è corretto orientarli verso una sana attività fisica ma, anche, verso semplici regole per proteggere la postura, evitare di portare pesi eccessivi, per esempio dello zaino, e difendere il proprio corpo per tutelare la mente e produrre in pieno benessere. Il medico Attilio Turchetta dell’Ospedale Pediatrico «Bambin Gesù» di Roma ci aiuta con dei consigli pratici a risolvere i problemi di gestione dei piccoli a scuola. La compensazione della troppa sedentarietà La ripresa dell’attività scolastica pone ai genitori domande sulla corretta “gestione” dei figli. Le ore scolastiche, lo studio a casa, la televisione, il computer costringono il bambino alla sedentarietà che è controproducente per un armonioso sviluppo psicofisico. È importante sottolineare quanto sia utile alternare alla sedentarietà dell’attività scolastica un’adeguata attività fisica. L’attività fisica deve impegnare il bambino ogni giorno e può iniziare già dal mattino, quando è possibile, raggiungendo a piedi l’edificio scolastico o può consi- stere nel concludere le lezioni con una lunga passeggiata con mamma o papà. Camminare e giocare in luoghi ben areati, lontani dal traffico più intenso, preferibilmente in spazi verdi è l’attività fisica ideale che ogni genitore dovrebbe assicurare al proprio bambino. Quando questo è non è possibile o viene riservato solo al fine settimana, è bene che il bambino si dedichi ad una attività fisica due o tre volte la settimana. L’attività fisica più adatta nei primi anni dell’età scolare Nei primi anni dell’età scolare è indicato il nuoto, attività fisica completa, che assicura uno sviluppo mo-

torio adeguato e privilegia lo sviluppo armonico di tutto il fisico. Solo più tardi è bene iniziare una attività fisica di tipo sportivo, infatti le moderne correnti di pensiero in materia consigliano l’inizio di una specializzazione sportiva solo successivamente. A questa età, comunque, anche da un punto di vista medico legale, non sono previste attività fisiche agonistiche. E anche solo amatorialmente, sarebbe opportuno preferire attività fisiche non di contatto, perché queste prevedono sollecitazioni eccessive a livello dell’apparato muscolo-scheletrico. Gli sport indicati per le età successive La prima fase dell’età scolare deve prevedere un’attività fisica aspecifica: il bambino non deve essere indirizzato verso una sola disciplina, ma deve praticare discipline diverse, di suo gradimento, sempre con uno spirito di gioco e non di competizione. Dai 10-12 anni si può iniziare a parlare di attività fisica competitiva, ponendo più attenzione ad una singola disciplina. Nel nostro paese la pratica del calcio è molto diffusa nei soggetti di sesso maschile. Come tutte le discipline, esso consente al bambino uno sviluppo psicofisico buono, quando si effettua la preparazione fisica generale e non solo la semplice pratica del gioco. Le ragazze rivolgono le loro preferenze alla pallavolo, pallacanestro, nuoto e danza, tutti sport che permettono un ottimo sviluppo.


19 Come è tutelata in Italia l’attività fisica In Italia la legge sulla tutela sanitaria dell’attività sportiva è molto severa e, diversamente da molti paesi europei, essa considera responsabile civilmente e penalmente del suo operato il medico che certifica l’idoneità all’attività fisica per eventuali incidenti che possono occorrere al bambino durante la pratica dell’attività fisica. Il certificato di idoneità alla attività fisica ludica (non agonistica) può essere redatto dal medico o pediatra curante. Il certificato di idoneità alla attività fisica agonistica deve essere redatto dal medico specialista in Medicina dello Sport. Nel primo caso non sono previsti esami clinici né strumentali particolari, mentre nel secondo, trattandosi di attività a maggior impegno cardio-respiratorio, sono previsti i seguenti accertamenti: visita cardiologica con misurazione della pressione arteriosa; elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo (step test) esame spirografico; esame completo delle urine. Solo con il risultato di questi accertamenti (che sono a carico del paziente, non del SSN) è possibile rilasciare il certificato di idoneità, salvo casi in cui siano previsti accertamenti supplementari (per es: visita ORL per l’attività subacquea; visita neurologica + EEG per sci alpino-slalom gigante, discesa libera, etc.). Postura corretta e peso dei libri Nelle ore di scuola, è quasi inutile invitare il bambino a “stare dritto” con la schiena. In realtà il concetto di postura corretta è molto discutibile, esiste quella di “attenzione” che aiuta la capacità di concentrazione, tramite una modifica continua della posizione sulla sedia. Quindi è meglio non assumere una determinata posizione e mantenerla per ore, ma modificarla spesso. Una puntualizzazione è necessaria per l’uso degli zaini spesso pesanti per troppi libri e non si deve drammatizzare. Essi non sono causa di deformità o deviazione della colonna vertebrale se vengono portati, anche su una sola spalla, per brevi periodi. L’uso limitato a 10-20 minuti al giorno non crea alcun problema. A tal proposto è comunque opportuno prendere accordi con gli insegnanti, di solito disponibili, perché attraverso la programmazione e l’organizzazione del lavoro scolastico il materiale da trasportare venga distribuito nell’arco della settimana.


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21 Antonino Spano

EMERGENZA RIFIUTI, IL GOVERNO VARA IL “SISTRI” Un importante provvedimento avviato per la Campania Nelle ultime settimane, le tematiche relative allo smaltimento dei rifiuti stanno finalmente giungendo all’attenzione dell’opinione pubblica, come dimostrano le manifestazioni popolari, e tutti gli appelli che giungono da studiosi, istituzioni,cittadini. In quest’ottica, un segnale positivo è senz’altro giunto dal Decreto Legge del 31 agosto 2013 “Semplificazione e razionalizzazione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti”, che dal giorno 1 ottobre ha dettato l’operatività del Sistri, procedura resa obbligatoria per alcuni soggetti, tra cui “i Comuni e le imprese di trasporto di rifiuti urbani del territorio della Regione Campania” Il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) nasce nel 2009 su iniziativa del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel più ampio quadro di innovazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione per permettere l’informatizzazione dell’intera filiera dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani per la Regione Campania. Il Sistema semplifica le procedure e gli adempimenti riducendo i costi sostenuti dalle imprese e gestisce in modo innovativo ed efficiente un processo complesso e variegato con garanzie di maggiore trasparenza, conoscenza e prevenzione dell’illegalità. La lotta alla illegalità nel settore dei rifiuti speciali costituisce una priorità per contrastare il proliferare di azioni e comportamenti non conformi alle regole esistenti e, in particolare,

per mettere ordine a un sistema di rilevazione dei dati che sappia facilitare, tra l’altro, i compiti affidati alle autorità di controllo. Nell’ottica di controllare in modo più puntuale la movimentazione dei rifiuti speciali lungo tutta la filiera, viene pienamente ricondotto nel SISTRI il trasporto intermodale e posta particolare enfasi alla fase finale di smaltimento dei rifiuti, con l’utilizzo di sistemi elettronici in grado di dare visibilità al flusso in entrata ed in uscita degli autoveicoli nelle discariche. I vantaggi derivanti dall’applicazione del SISTRI - la cui gestione è stata affidata al Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente - saranno quindi molteplici in termini di legalità, prevenzione, trasparenza, efficienza, semplificazione normativa, modernizzazione. Benefici ricadranno anche sul sistema delle imprese. Una più corretta gestione dei rifiuti avrà, infatti, vantaggi sia in termini di riduzione del danno ambientale, sia di eliminazione di forme di concorrenza sleale tra imprese, con un impatto positivo per tutte quelle che, pur sopportando costi maggiori, operano nel rispetto delle regole.


22 LO SPORT DA PICCOLI

Giovanni Favoloro

Psicologo clinico, di comunità e dello sport

Le peculiarità dell’attività fisica nei bambini

Con la fine del calore estivo, molte persone provano a mettere in atto il buon proposito di iscriversi in palestra o di approcciare uno sport; fra loro tantissimi sono bambini. Che siano molto motivati o letteralmente trascinati dai genitori, i più piccoli devono avvicinarsi allo sport in maniera graduale. L’infanzia è definita una “fase sensibile”: si acquisiscono rapidamente modelli comportamentali e c’è una spiccata sensibilità verso le esperienze che vengono fatte. Il piccolo atleta tende quindi ad imparare molto rapidamente i movimenti base del proprio sport e sin dai 6-8 anni si possono allenare capacità definite “condizionali”, cioè quelle che costituiscono la “condizione base” per realizzare i movimenti di qualunque sport, ovvero forza, rapidità, resistenza e mobilità articolare. Su queste capacità poggiano in seguito le capacità “coordinative”, cioè quelle di organizzare, controllare e regolare i movimenti. Verso i 12-13 anni è infine possibile lavorare sulle capacità “senso-percettive”: i sensi della vista, dell’udito e del tatto si sono affinati ulteriormente, e questo permette al giovane atleta di distinguere molto bene fra gli oggetti fermi ed in movimento. E’ questo il periodo in cui ad esempio diventa particolarmente bravo ad afferrare al volo un pallone. In realtà queste suddivisioni temporali sono convenzionali, e non realistiche; educando e sviluppando una di queste capacità vengono contemporaneamente allenate anche le altre. Anche dal punto di vista dell’atleta non cambia molto: la sua personale esperienza di sport deve essere sempre e comunque

di gioco e di divertimento, altrimenti si ritroverà rapidamente demotivato. Tenere alta la motivazione è un aspetto importantissimo del lavoro con i ragazzi: saper comunicare con loro e soprattutto saper far vivere lo sport in maniera corretta è fondamentale. I metodi di interazione con i ragazzi sono essenzialmente due:“deduttivo” ed “induttivo”. Il primo prevede non solo ruoli e sequenze di apprendimento rigide, ma anche l’educazione intesa come un “mettere delle conoscenze dentro” l’allievo, che ha di conseguenza un atteggiamento passivo. Il metodo induttivo invece ha i suoi capisaldi nel lasciare all’allievo un ampio spazio di sperimentazione, al fine di trovare le giuste combinazioni di movimenti, ed un’ educazione intesa come mettere l’allievo in condizione di “tirare fuori” le conoscenze dalla sua esperienza. Per quanto ogni allenatore mescoli i due stili di interazione in maniera personale, il metodo induttivo oggi si sta diffondendo sempre di più in maniera trasversale nel mondo dello sport, poiché rende il giovane atleta protagonista della sua avventura sportiva. L’incontro fra i ragazzi e lo sport è un momento delicato, che può essere influenzato da moltissimi fattori emotivi: non mancano situazioni di conflitto che possono essere gestite solo da specialisti del campo: vedremo infatti nei prossimi articoli come le figure dei genitori, degli allenatori e dei compagni di squadra possano essere estremamente positive o negative per i giovani atleti.


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24 TIFOSI E CIBO: IL “DRAMMA” DEL LUNEDI’

Antonino Spano

I curiosi risultati di una ricerca americana

possono vivere una sorta di malumore post-sconfitta che spesso porta a mangiare patatine fritte, snack e vari altri cibi- spazzatura, sovente accompagnati da alcolici e sigarette, un comportamento che può diventare una routine che crea anche una sorta di dipendenza. Dallo studio è emersa una netta differenza, ancor più che per i dolci, soprattutto nel consumo di grassi: i cibi ricchi di grassi saturi danno infatti un effetto un po’ dopante, con una sensazione di energia che tira su di morale”.

Le emozioni colpiscono alla pancia, soprattutto i tifosi. Nel senso che, se la squadra del cuore perde, si mangia peggio del solito. Lo dice uno studio americano, pubblicato su Psychological Science, che ha esaminato i dati raccolti su un campione di tifosi durante due stagioni della National Football League, il campionato nazionale di football americano. Alla fine si è visto che, dopo una domenica di sport, il lunedì c’erano delle significative differenze di alimentazione tra i fan della squadra che aveva vinto e quelli della squadra che aveva perso, mentre nel corso della settimana i comportamenti alimentari tornavano a essere simili. Gli esperti spiegano che ciò non avviene solo per una questione di consolazione, ma anche perchè in presenza di una forte emozione o uno stress, il metabolismo si altera e il cervello perde la capacità di fare le scelte giuste per la salute. La “depressione” post-sconfitta In generale, chi perde prova un senso di frustrazione e di insicurezza che tende a superare adottando, per sfogarsi, un comportamento “vietato”. Al contrario, chi ha la soddisfazione di veder vincere la propria squadra, tende a sentirsi più fiducioso e ad avere un maggiore autocontrollo, anche sul comportamento alimentare. Avviene così che dopo una partita finita male, i tifosi più sfegatati

Meglio la cioccolata Naturalmente, anche se nel nostro paese non esistono studi così specifici, è ipotizzabile che anche il nostro campionato di calcio (evento vissuto in maniera tutt’altro che leggera) abbiano luogo fenomeni simili. Gli psicologi dell’alimentazione suggeriscono ai fan più accaniti, piuttosto che abusare di snack salati e grassi, di consumare in concomitanza degli eventi sportivi un po’ di cioccolato fondente che non contiene grassi saturi, è un antiossidante e regala euforia. Ne bastano 30 grammi da mangiare anche ogni giorno, purché sia fondente. Cibo e stress Un altro interessante studio, condotto presso l’Università della California, ha dimostrato che gli studenti, quando sottoposti a prove stressanti, tendono a consumare cibi a cui sono abituati, piuttosto che lasciarsi incuriosire da quelli nuovi, indipendentemente dai benefici che gli potrebbero apportare. Dunque, se vogliamo modificare le nostre abitudini alimentari dobbiamo farlo nei momenti in cui siamo più tranquilli e sereni, in modo che quando siamo sotto stress siamo già corazzati e pronti a resistere alla voglia di mangiare male.


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26 ALLUCE VALGO, CAUSE E PREVENZIONE

Catello Coppola Posturologo e osteopata

Una delle più diffuse patologie del piede

Che cosa è l’alluce valgo? L’alluce valgo è una deformazione del primo dito del piede, che appare deviato lateralmente verso le altre dita, con contemporanea sporgenza mediale del primo osso metatarsale. Questa deformità ossea è di solito associata ad un’infiammazione costante o recidivante della borsa mucosa che si trova alla base dell’impianto dell’alluce stesso. Il sintomo principale dell’alluce valgo consiste nella presenza di dolore, che riflette un cambiamento nell’anatomia del piede. La deviazione laterale dell’alluce, a livello dell’attaccatura del dito (cioè della prima testa metatarsale) evidenzia la formazione della cosiddetta “cipolla”, una protuberanza che indica un’infiammazione molto dolorosa (borsite), che tende a peggiorare con lo sfregamento della scarpa. Se l’alluce valgo viene trascurato, tende progressivamente a peggiorare: il disturbo inizia con l’alluce rivolto verso il secondo dito, fino a determinare cambiamenti nell’allineamento

effettivo delle ossa del piede. Per questi motivi è meglio consultare un medico in grado di valutare lo stato del piede e raccomandare trattamenti adeguati allo specifico caso. Le cause dell’alluce valgo Le cause dell’alluce valgo sono ancora molto discusse. Prevale generalmente l’idea che si tratti di un disturbo congenito, una patologia che si eredita geneticamente. Ma esistono anche forme acquisite legate a patologie reumatiche, infiammatorie, neuromuscolari o a traumi. Molto discussa è anche la responsabilità delle scarpe nel determinare questo disturbo: quello che è certo è che calzature non idonee alla fisiologia del piede – come quelle con punte strette e tacchi alti, che tanto piacciono a noi donne – possono peggiorare la situazione, contribuendo al progresso della deformazione, e sono spesso la causa dell’infiammazione dolorosa. Sotto accusa anche il piede piatto, spesso associato a questa patologia: la ridotta curvatura della pianta, infatti, porta a un sovraccarico della parte anteriore del piede. Sintomi dell’alluce valgo Il quadro clinico è rappresentato principalmente da una deformazione della prima articolazione metatarso-falangea, che si presenta dolente e gonfia. In alcuni casi, alle alterazioni a carico dell’articolazione dolente, si può associare una limitazione funzionale, che compromette la dinamica del piede. A livello della protuberanza ossea sul bordo esterno del piede, la cute presenta arrossamento o ipercherato-


27 si (ispessimento dello strato epiteliale della cute). Questi sintomi possono interessare anche le dita vicine (come quando l’alluce risulta sovrapposto al secondo dito del piede). Molte persone non avvertono sintomi nelle fasi iniziali del disturbo; questi divengono spesso evidenti quando il disturbo tende progressivamente a peggiorare, specie se si indossano alcuni tipi di calzature che non si adattano correttamente al piede (scarpe con la punta stretta e/o con il tacco alto). Quando i sintomi dell’alluce valgo compaiono, possono includere: • Dolore nella zona interessata, anche a riposo • Arrossamento, intorpidimento e gonfiore • Ispessimento della pelle, che appare dura e callosa • Modifiche alla forma complessiva del piede • Difficoltà a camminare (a causa del dolore) • Modifiche alla forma del piede e conseguenze posturali Oltre al dolore e all’infiammazione cronica, l’alluce valgo può comportare lesioni ossee, ulcerazioni, callosità e, se particolarmente grave, un’alterazione funzionale della dinamica del piede. Con il tempo il disturbo può evolvere in una vera e propria sindrome posturale (considerato che l’alluce è sfruttato nella deambulazione per spingere in avanti e bilanciare). Conseguenze locali: • Degenerazione articolare e borsite • Metatarsalgie • Deformità e lussazioni delle dita Conseguenze posturali: • Tendenza al ginocchio valgo, con dolore della faccetta rotulea interna del ginocchio • Rigidità delle anche • Accentuazione della curva lombare, associata a lombalgia cronica

La prevenzione: Per non dover arrivare a soluzioni drastiche, come l’intervento chirurgico, che comporta sempre rischi di complicazioni e dolore nella fase post-traumatica, bisogna lavorare sul fronte della prevenzione. Per rallentare il decorso della deformità, si consiglia: • Utilizzo di calzature comode e funzionali • Evitare il soprappeso • Uso di strumenti ortesici utili a ridurre i sintomi di sovrac carico o da attrito tra le dita • Trattamenti fisioterapici per ridurre la sintomatologia e trattamenti dinamici che si avvalgono di esercizi attivi che possono attenuare la sintomatologia dolorosa. Un esame posturale è sempre auspicabile per un valutazione globale della sistema posturale e per evitare una correzione chirurgica (quando è possibile) con opportuni esercizi.


28 LE PROPRIETÀ BENEFICHE DEI FRUTTI DI BOSCO

Giovanna Criscuolo

Sono un ottimo rimedio naturale, ma attenzione a quelli in commercio E’ di questi giorni la notizia della rilevazione sul mercato di partite di frutti di bosco contaminati, che sarebbero stati commercializzati da aziende con sede in Lombardia e in Emilia Romagna. Quali sono le cause della contaminazione? Il maggior sospetto riguarda l’impiego di acqua sporca nel corso del lavaggio, un’operazione che viene svolta prima del loro confezionamento. La Procura di Torino, dopo l’allarme lanciato dalle autorità, aveva già aperto un’inchiesta per commercializzazione di prodotti alimentari pericolosi su dieci aziende nei cui campioni prelevati è stato rilevato il virus: si tratta di aziende di Padova, Pavia, Ferrara, Parma e Cuneo. I frutti di bosco analizzati provengono da Serbia, Ucraina, Bulgaria, Polonia, Romania e Canada. Il ministero della Salute ribadisce che - visto che non è possibile escludere la presenza sul mercato di altri prodotti contaminati - è consigliato usare i frutti di bosco solo dopo cottura, facendoli bollire per almeno due minuti. Nessun pericolo per la salute dal consumo di yogurt. Le industrie che lo producono prima di aggiungere nel vasetto la frutta la pastorizzano e in questo modo la temperatura utilizzata neutralizza il virus dell’epatite A. Per cui nessun problema, in quanto il virus si rivela molto debole nei confronti della cottura. Se è dunque bene fare attenzione, non è certo il caso di demonizzare questi deliziosi frutti. Da sempre definiti e conosciuti come i “rimedi della nonna”, le soluzioni alternative alla medicina tradizionale vanno sempre più affermandosi, anche nella società contemporanea, perché diversi tipi di intolleranze ed effetti collaterali spesso costituiscono un vero e proprio disagio. E così in tanti approfondiscono, ad esempio, gli effetti benefici provenienti da alcune proprietà dei frutti di bosco. Dalle fragole ai mirtilli, dalle more ai gelsi, questi sono i frutti che, talvolta difficili da reperire, vengono visti come degli “utili spazzini” per aiutare il cervello ad eliminare le scorie dannose ed impedire l’accumulo di proteine tossiche per l’organismo. I frutti di bosco, avendo un alto contenuto di polifenoli, secondo alcuni esperti, apporterebbero benefici contro vari tipi i malattie degenerative. Un ulteriore aspetto da non sottovalutare è inoltre il fatto che i frutti di bosco sono dei veri e propri rimedi naturali utili in diverse circostanze: contrastano i radicali liberi e dunque prevengono l’invecchiamento cutaneo. Il mirtillo, ad esempio, è noto per i benefici alla circolazione venosa e alla vista, è più antiossidante di qualsiasi altro frutto perché ricco di vitamine ed è molto presente anche in vari prodotti per la cosmesi. Anche la mora, altro frutto di bosco prodotto da un arbusto selvatico meglio noto come rovo, è consigliata per il basso contenuto calorico (appena 36 kcal per 100 gr)ed è inoltre ricca di vitamine e sali minerali utili all’organismo. Avviene così che l’uso dei frutti di bosco va oggi diffondendosi anche nella cucina “tradizionale”. Ingredienti fondamentali per la preparazione di marmellate, confetture, liquori e gelatine sono oggi ricercatissime soprattutto dai produttori di alimenti bio.


29 Nello de Martino

UNA VITA PER L’ONCOLOGIA Ricordi, emozioni e speranze raccontate da uno dei pionieri della lotta ai tumori L’inaugurazione del Dama Salus Diabetes Center di Trani è stata impreziosita dalla presenza del Dott. Roberto Saccozzi, ricercatore, già vice direttore dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Con la sua proverbiale amabilità, ha raccontato i suoi esordi professionali e ci ha informati sui percorsi già attivati e sulle prospettive future collegate alla ricerca,cura e prevenzione delle patologie tumorali. Dott. Saccozzi, lei si è diviso tra la chirurgia oncologica e la ricerca. Certamente sono tanti i suoi ricordi e le emozioni accumulate in questi anni. «Sì. Devo dire che è stata una carriera che mi ha dato molte soddisfazioni,perché ho visto nascere l’oncologia. All’Istituto Nazionale dei Tumori abbiamo messo a punto tutta la terapia chirurgica conservativa della mammella,che ha avuto un’ impatto molto favorevole,perché ha permesso alle donne di salvare un organo così importante, anche per il loro aspetto».

site strumentali, può, non dico prevenire,ma essere in grado di scoprire tumori di piccolissime dimensioni». Da queste indagini strumentali così avanzate, quali risultati conseguono?

“Al centro il Dott. Roberto Saccozzi , alla sua sinistra il Dott. Alfonso Longobardi e alla sua destra il Giornalista Nello de Martino”.

«Registriamo statisticamente una possibilità di avere interventi conservativi e di avere delle guarigioni stabili dell’ 85/90%».

Quanto è importante la prevenzione, soprattutto per le giovani donne?

Ci riassume le nuove frontiere della diagnostica moderna? «Ci sono dei protocolli di diagnostica che sono estremamente raffinati,per cui,si parte dalle classiche ecografie,mammografie,risonanza magnetica,per arrivare alle più evolute scoperte,che sono: il confort scan, un apparecchio non radiografico,ma che permette di identificare la neo-vascolarizzazione tumorale per mezzo di luce,per arrivare poi all’uso della PET, una scintigrafia con uno zucchero radioattivo, che consente di identificare anche piccolissimi focolai di neoplasie mammarie che rimangono misconosciute alle altre indagini».

«E’ fondamentale che venga insegnato,soprattutto nelle scuole,e quindi rientri nel bagaglio culturale della donna,l’idea che siamo noi i primi artefici della nostra salute. La donna, con l’autopalpazione e poi, successivamente, andando avanti con l’età,con le vi-

Quanto è importante l’europeizzazione della ricerca? «La ricerca non ha confini, l’Europa è stata l’ambito su cui si sono scontrate ed incontrate le ricerche delle varie nazioni. Soltanto mettendo in comunione il sapere si può andare avanti con ottimismo».

Quali sono i vantaggi della chirurgia conservativa? «Molti. Essa,tra l’altro, ha permesso alle donne,innanzitutto,di rafforzarsi psicologicamente e di non aver paura di affrontare questa malattia,che prima spaventava,sia per l’aspetto della parola,sia per la paura di perdere il seno».


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CONSORZIO SANITÀ DIRETTORE EDITORIALE

Alfonso Longobardi DIRETTORE RESPONSABILE

26 nr.

Paolo Trapani REDAZIONE

Francesca Mari, Nello De Martino, Antonino Spano HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO

Tommy Greco, Bruno Ferraro, Catello Coppola, Valentina Ippolito, Giovanni Favoloro, Giovanna Criscuolo, Nello de Martino REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE

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