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FEEEB FFEB BBRA B IO 20 200112 - R RIIVI VVIS IISSTA TA N° 8 - ANNO II - COPIA A DISTRIBUZIONE GRATUITA

www.sanitalk.it

CAVO ORALE E PREVENZIONE: COME COMBATTERE LA CARIE

POSTURA CORRETTA DURANTE IL LAVORO

VIAGGIO TRA LE DONNE CHE RIVOGLIONO LA VERGINITÀ

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16 IL MENSILE CHE PARLA DI SALUTE


Potrebbe essere un problema di postura? CEFALEE DOLORI CERVICALI

DISCOPATIE

DOLORI LOMBARI

SCIATALGIE

CELLULITE CATTIVA CIRCOLAZIONE

Presso il Centro di Valutazione Posturale “OK POSTURA” Sede di Castellammare di Stabia in via Rispoli, 56 · Ingresso in Piazza Spartaco, 7 Sarà valutato, in ogni persona, l’aspetto bio-meccanico, per individuare eventuali disordini posturali in atto o che si svilupperanno a medio o lungo termine. Info: 0818719496 - 0818711389 - 3384203846 · www.okpostura.it - okpostura@libero.it 2 Disponibile parcheggio gratis presso garage “STABIAE” in via Marconi,13

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editoriale di Paolo Trapani

Salute e prevenzione: Sanitalk torna in cattedra

Si rinnova anche questo mese l’impegno della nostra rivista al fianco dei cittadini. Un impegno che non riguarda solo la pubblicazione di un periodico di salute e benessere, che divulga notizie relative alla medicina ed alle nuove patologie e diffonde consigli pratici su come prendersi cura di sé. Il nostro impegno, infatti, si sostanzia anche nel sostenere progetti direttamente rivolti alle scuole ed agli adolescenti. E così, come già accaduto nello scorso mese di novembre presso il liceo “Francesco Severi”, a febbraio abbiamo organizzato al liceo “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia un corso gratuito di prevenzione. Obiettivo dichiarato: consolidare e rafforzare la lotta ai tumori al seno. Al centro della nostra iniziativa, che proseguirà nei prossimi mesi con nuovi appuntamenti in altre scuole, abbiamo posto le studentesse, le famiglie, i docenti. La battaglia per diffondere sempre più la cultura della prevenzione non si ferma. Tutti sanno che la diagnosi precoce è la prima fonte di successo nella lotta al cancro della mammella. E quindi, cominciando dai più giovani ed andando in prima persona tra i banchi di scuola, abbiamo deciso di diffondere capillarmente sul territorio il messaggio della prevenzione. Sanitalk, d’altra parte, si è caratterizzata fin dalla sua nascita per avere capacità poliedriche. Ossia di non essere una mera rivista che ospita articoli rivolti alla salute, ma che è capace di muoversi ed interagire con quei soggetti istituzionali, come le scuole appunto, che sono chiamati a diffondere alle nuove generazioni la conoscenza ed il sapere. Sul nostro territorio ci sono casi positivi di buona sanità, la Campania è ricca di potenzialità inespresse e professionalità non valorizzate, ma crediamo che ancora non si faccia abbastanza per diffondere tra i giovani la cultura del sapersi prendere cura di sé stessi così da aiutare medici e strutture a svolgere il proprio lavoro di assistenza. Nel nostro piccolo siamo certi di aver compiuto solo i primi passi, visto che siamo nati da meno di un anno ma al tempo stesso abbiamo la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta che ci vede concretamente al servizio dei cittadini e dell’opinione pubblica. Abbiamo dinanzi a noi nuove ambiziose scommesse: in primis quella del piccolo schermo. Stiamo, infatti, lavorando alla realizzazione di un format televisivo così da ampliare la gamma della nostra offerta di conoscenza e sapere. Integrare la carta stampata e la televisione, senza tralasciare ovviamente le moderne frontiere del web e dei social network, può rappresentare la giusta miscela per dar vita ad un prodotto editoriale integrato e capace di rispondere agli standard di efficienza e qualità che oggi si richiedono a chi fa informazione.

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CAVO ORALE E PREVENZIONE: COME COMBATTERE LA CARIE Fondamentali le visite di controllo periodiche e l’igiene Vincenzo Russo Medico Odontoiatra

La carie dentaria è un processo patologico che provoca la distruzione dei tessuti duri del dente, con complicanze di ordine locale e talvolta generali. Essa può essere definita come un’affezione ad eziologia multifattoriale, che prevede l’interazione di tre diverse componenti: ospite suscettibile (il dente), dieta ricca di carboidrati fermentabili (zuccheri), microrganismi ad attività cariogena (batteri). I primi due componenti sono da considerarsi fattori causali predisponenti, mentre i microrganismi ad attività cariogena vengono ritenuti fattori causali determinanti. L’assunzione di carboidrati fermentabili rapidamente dalla placca muco-batterica (la placca è una pellicola bianco-giallastra composta da batteri, residui di cibo e saliva, che si attacca ai denti, soprattutto nei punti in cui la pulizia risulta più difficile), con produzione di acidi istolesivi per l’elemento dentario, è sicuramente il fattore determinante per l’insorgenza della carie. Altro elemento importante è sicuramente la quantità di carboidrati introdotti, ed in particolare la frequenza con cui tale assunzione avviene. L’ingestione di zuccheri, anche in grandi quantità, ma con assunzione singola o ad ogni modo sporadica durante la giornata, è sicuramente meno nociva di piccole quantità assunte frequentemente, che tengono continuamente in attività le colonie microbiche produttrici di acido. E’ dunque consigliabile concentrare nel tempo l’assunzione di cibi dolci, e allo stesso tempo privilegiare quei carboidrati che transitino rapidamente nel cavo orale, che più difficilmente aderiscono al dente. Si preferiranno allora gli zuccheri disciolti in un liquido, cercando comunque di evitare sostanze zuccherine viscose ad alta aderenza. La suscettibilità degli elementi dentari alla formazione di carie varia in base a fattori fisiologici o patologici sistemici, ad alterazioni del flusso salivare, alle caratteristiche strutturali del dente, e alla capacità del sistema immunitario di difendere il cavo orale. Esistono vari modi per prevenire la carie: - L’igiene orale, innanzitutto, cioè la rimozione degli agenti cariogeni locali con strumenti meccanici (spazzolini, filo interdentale, scovolini) - La profilassi alimentare, attraverso la riduzione dell’assunzione di zuccheri potenzialmente dannosi - La fluoroprofilassi, che per via generale e per via topica modifica i tessuti duri dentari, aumentandone la resistenza agli agenti cariogeni - L’applicazione di sealants (sigillanti), una metodica che realizza preventivamente la chiusura dei solchi e delle fossette occlusali con un sottile strato di materiali compositi Resta comunque di fondamentale importanza eseguire regolarmente visite odontoiatriche di controllo (ogni 4-6 mesi) che permettono di trattare precocemente i processi cariosi in modo da evitare lesioni dentarie di maggiore gravità.

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VIAGGIO TRA LE DONNE CHE RIVOGLIONO LA VERGINITÀ Imenoplastica e ringiovanimento vaginale: la parola all’esperto Francesca Mari

Riparare l’imene e ripristinare la verginità, oggi si può. Si chiama imenoplastica la particolare tecnica chirurgica, sempre più in diffusione anche in Italia, che consente alle donne di qualsiasi età di tornare “illibate” proprio come mamma le ha fatte. L’imene (setto di membrana mucosa che sovrasta o ricopre parzialmente l’esterno dell’apertura della vagina), è presente nella maggior parte delle femmine dalla nascita, e normalmente viene interrotto dopo il primo rapporto sessuale, o anche a seguito di attività fisica e uso di tamponi. La rottura dello stesso, manifestata dalla perdita di sangue rosaceo, è nella nostra cultura il segno della perdita della verginità, fattore oggi meno incisivo nella cultura occidentale rispetto al passato, ma determinante in alcune realtà, come quella mediorientale, ai fini del matrimonio. A volte, quindi, per motivi culturali o per altre ragioni personali, una donna vorrebbe ripristinare un imene intatto ed avere esperienza di sanguinamento vaginale e dolore, proprio come per il primo rapporto sessuale. Sempre più donne ricorrono a questo intervento, anche perché veloce e non doloroso: nella cultura musulmana, per esempio, è una necessità perché la non verginità è considerata come un marchio che compromette la vita sociale del soggetto. Ma anche in altre culture, sebbene più liberali, la verginità costituisce un valore significativo, per cui il ricorso alla chirurgia estetica serve a risolvere conflitti interiori, complessi o disagi psicologici conferendo maggiore serenità e benessere alla persona. Questo e gli altri interventi per il ringiovanimento vaginale, inoltre, sono efficaci sia per aumentare la gratificazione sessuale sia per correggere l’incontinenza urinaria da stress. L’approfondimento che segue è curato da uno dei maggiori specialisti di questa tecnica, e della chirurgia vaginale in generale, il dottor Ciro Borriello, specializzato in Chirurgia Plastica Estetica e Ricostruttiva, che ha all’attivo migliaia di interventi ed è autore di molteplici pubblicazioni su riviste scientifiche, ed attualmente opera alla clinica «Santa Maria la Bruna» di Torre del Greco, a Napoli e a Roma. La tecnica del ringiovanimento vaginale prevede:

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ÂŤLa procedura – sottolinea lo specialista - sostanzialmente modella la vagina e aumenta la gratifica[JPOFTFTTVBMF-B-73FĂ­FUUJWBNFOUFSJHFOFSBJMUPOPNVTDPMBSFEFMMBWBHJOB MBGPS[BFJMDPOUSPMMP  cosĂŹ come diminuisce i diametri interni ed esterni della vaginaÂť. ÂŤIn sintonia con Master e Johnson – afferma Borriello - la gratificazione sessuale della donna è direttamente connessa alla frizione delMFQBSFUJWBHJOBMJDPOMPSHBOPTFTTVBMFNBTDIJMF-B-73QVĂ–USBTGPSNBSFMBQQBSBUPHFOJUBMFEJVOB quarantenne in una vagina di una sedicenneÂť. ÂŤCon il rilassamento dei muscoli vaginali – conclude il chirurgo - anche i tessuti di supporto diventano rilassati, questa porta come risultato ad un scarso tono muscolare, ad una perdita di forza e di controllo. Il canale vaginale si allarga e diventa meno elastico cosĂŹ pure le strutture esterne della vagina. Il recupero ed il ritorno alle ordinarie attivitĂ  è di circa dieci giorni, mentre per la ripresa della vita sessuale è opportuno attendere qualche giorno in piڝ. Ăˆ utile sapere che: -

Nella maggior parte dei casi, l’intervento di riparazione o hymenoplasty imene è pratica mente inosservabile dopo la completa guarigione. Normalmente le cicatrici non sono visibili perchÊ posizionate nella mucosa. L’eventuale li posuzione del pube lascia un’unica piccola cicatrice nascosta di alcuni millimetri.

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Ăˆ mantenuta la massima riservatezza del paziente.

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I pazienti devono avere una consultazione pre-chirurgica e approfondita visita ginecologica prima della chirurgia.

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I bisogni individuali e le aspettative sono discussi nel momento della consultazione col medico.

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I pazienti sono individualmente consigliati e istruiti su cosa aspettarsi, compresi i possibili rischi e i possibili benefici.

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La chirurgia è di solito eseguita in anestesia locale.

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Dopo l’intervento, si raccomanda di evitare il sesso, i tamponi e lavande per sei settimanane.

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Il costo della chirurgia estetica della vagina varia in funzione del rimodellamento richiesto. Indicativamente, varia tra i 1.000 e i 2.500 euro.

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MEDICINA DEL LAVORO: COS’E’ E A CHI SPETTA Cosa prevede la normativa vigente in materia Fulvio Criscuolo La medicina del lavoro è la branca che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della cura delle malattie causate dalle attivitĂ  lavorative. Il medico del lavoro ha una particolare esperienza nell’identificare i sintomi causati dall’esposizione del lavoratore a: - agenti chimici, come gli acidi, le basi forti o pericolosi in generale, venuti in contatto con i vari apparati, in particolare quello respiratorio, digerente, tegumentario, e le ripercussioni sul sistema OFSWPTP TPTUBO[F BFSPEJTQFSTF EJ WBSJBCJMF UPTTJDJUÆ JOUSJOTFDB  MF RVBMJ QFSĂ– VOB WPMUB JOBMBUF possono dare conseguenze di vario tipo. Queste sostanze sono in primis le fibre di asbesto che causano asbestosi, poi la polvere di carbone (evenienza rara ai giorni nostri). - agenti fisici, quali le radiazioni ionizzanti o non ionizzanti, di energia varia, in particolare raggi ultravioletti, raggi X, raggi gamma, il rumore, le vibrazioni, il microclima, movimentazione manuale dei carichi. - agenti biologici: batteri, virus, parassiti. - fattori di rischio psicosociali: stress lavoro correlato. Ogni datore di lavoro, dopo aver effettuato la valutazione dei rischi prevista dal Decreto 81/08 (“Testo Unico sulla Salute e Sicurezza del Lavoroâ€?), qualora siano presenti rischi per i quali la legge prevede la sorveglianza sanitaria deve nominare un medico competente. Le aziende e lavorazioni soggette a sorveglianza e alla nomina del medico sono: - Lavorazioni industriali, che espongono all’azione di sostanze tossiche o infettanti o che risultano comunque nocive (DPR 303/56). - Lavorazioni nelle quali vi è il rischio di esposizione al piombo e all’amianto (D.Lgs. 277/91). - Lavorazioni nelle quali vi è il rischio di esposizioni a vibrazioni e rumore (D.Lgs. 187/05 e 195/06) - Rischio di esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici. - Rischio di esposizione alle radiazioni ionizzanti ( tecnici di radiologia, ecc) - Movimentazione manuale dei carichi. (Magazzineri, ecc) - Uso di attrezzature munite di videoterminali ( segretarie d’ufficio , videoterminalisti, call center, ecc) - Rischio di esposizioni ad agenti cancerogeni e biologici. - Lavoro notturno ( portieri, vigilanti, bar, discoteche, autogrill ) - Rischio silicosi. - Rischio chimico. La sorveglianza sanitaria è l’insieme delle misure preventive per la salvaguardia della salute dei lavoratori. Quest’ultima prevede la designazione di un medico e di una programmazione di visite annuali o con cadenza diversa (a seconda della mansione svolta ) per controllare la salute dei lavoratori. La visita serve a controllare anche se il lavoratore è idoneo a svolgere un tipo di mansione. Il medico competente, qualora la visita abbia esito positivo provvederĂ  al rilascio delle idoneitĂ  lavorative. Ogni azienda ha l’obbligo di rispettare la normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo i Decreti legislativi 81/08 e 106/09, il datore di lavoro è obbligato a sottoporre i dipendenti a visite specialistiche periodiche per verificarne l’idoneitĂ  alle mansioni. Ha inoltre l’obbligo di garantire ai propri dipendenti un luogo di lavoro senza rischi per la salute o quantomeno deve attuare tutte le misure necessarie per la riduzione del rischio lavorativo. Altro ed non ultimo dovere, infine, quello di informare i dipendenti sui rischi lavorativi con corsi sulla sicurezza.

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IL REFERTO STRUTTURATO, NUOVO STRUMENTO PER IL RADIOLOGO Tutte le opportunità di un nuovo elemento informativo

Francesco Amato Dottore (Phd) Consulente Informatico ASL Caserta

In questo breve articolo parliamo del referto strutturato, un elemento informativo a disposizione dello specialista radiologo, che permette di ampliare la presentazione del lavoro interpretativo con l’aggiunta delle immagini diagnostiche che maggiormente hanno contribuito a formulare la diagnosi. Il documento così prodotto è memorizzabile negli stessi archivi in cui si conservano le immagini diagnostiche, noti come PACS. Infatti il referto strutturato è parte integrante dello standard DICOM ed al suo interno, secondo una organizzazione descritta dallo standard, troviamo un insieme di dati alfanumerici e di immagini che comprendono i dati anagrafici del paziente, il tipo di esame eseguito, le notizie anamnestiche, i reperti derivanti dalle immagini diagnostiche, le immagini stesse ed infine le nostre conclusioni, oltre ad una codifica della patologia di interesse. La sua archiviazione, lo rende parte inscindibile dell’esame e ne permette la distribuzione sullo stesso supporto con cui si consegnano le immagini. La standardizzazione consente la fruizione delle informazioni da parte di un ‘lettore’ umano ma anche da parte di una applicazione che oltre ad ampliarne la diffusione, consentendone una volta apposta la firma digitale dell’autore, la distribuzione attraverso strumenti informatici e telematici, ne può anche interpretare il contenuto permettendo, ad esempio, di selezionare rapidamente gli esami dei pazienti in cui l’aorta ha un lume superiore a 4 cm. Il contenuto informativo del documento si conserva anche quando con alcune trasformazioni lo pubblichiamo in una cartella clinica elettronica o in un fascicolo sanitario. E’ un documento interoperabile e permette al dato sanitario di sopravvivere alle applicazioni che lo hanno generato. Anche il valore probatorio del refer-

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to viene accresciuto, con l’aggiunta dell’iconografia di riferimento, inoltre la stessa presenza all’interno del documento delle immagini nella forma in cui le applicazioni in uso al momento della refertazione consentivano di mostrare tutelano lo specialista da tutte le eventuale rielaborazioni successive dei dati grezzi forniti al paziente. Il limite attuale dell’introduzione della refertazione strutturata in tutte le realtà in cui le diagnostiche per immagini sono digitalizzate sta nella scarsità degli applicativi che la trattano e nella difficoltà per gli specialisti italiani ad utilizzare un linguaggio ‘controllato’ che esprima i concetti in modo univoco. Occorre uno strumento che consenta di scrivere rapidamente un referto, che si collega ad ogni periferica di acquisizione, visualizzazione ed archiviazione disponibile, che assista il radiologo nella scrittura con l’aiuto di una ontologia che contenga la ‘conoscenza’ anatomica, funzionale e patologica in modo da ottenere un referto che sarà quindi strutturato (DICOM SR), oltre che nella modalità di archiviazione all’interno del set di immagini DICOM in un PACS, anche nel linguaggio che permetterà indicizzazioni univoche per settore anatomico, patologia e diagnosi. Occorre inoltre diffondere la cultura e la consapevolezza che il lavoro del radiologo è enfatizzato e non appiattito dall’uso di questo strumento. A tale scopo una delle mie aziende, Teleradiologia.net, sta sviluppando un simile strumento ed intende diffonderlo in modo gratuito nella comunità scientifica per utilizzare al meglio i feedback che perverranno. L’applicazione, piccola e facilmente utilizzabile in ogni contesto è già disponibile e si può scaricare dal sito www.teleradiologia.net. Deve essere completata dalla possibilità di firmare digitalmente i referti prodotti ed occorre lavorare ancora molto sull’ontologia per la scrittura assistita, ma è già utilizzabile per: connettersi ad ogni fonte DICOM, a molti visualizzatori, ad alcuni software di accettazione e refertazione. ricercare l’esame. attivare il visualizzatore preesistente per esaminare le immagini e marcare quelle maggiormente contribuiscono alla diagnosi. scrivere il referto strutturato, usando un set di frasi personalizzate e potendo includere le immagini selezionate in ogni punto del testo. archiviare il referto nel PACS. trasformarlo in documento clinico (CDA HL7) ed in formato pdf stampabile (vedi esempio).

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FUTURO DELL’ENPAM, MEDICI SUL PIEDE DI GUERRA Coesione nel merito ma sul metodo della protesta non c’è accordo Stefania Pedersoli

Condiviso nel merito, respinto nel metodo. Il Sindacato medici italiani rompe il fronte dei camici bianchi. E anche se alla fine lo sciopero di febbraio è stato revocato, restano gli strascichi di una polemica che ha diviso le sigle sindacali. Fuori dal coro quella presieduta dall’ex presidente dell’Ordine nazionale Giuseppe del Barone. Netta la frattura con la Federazione italiana medici di medicina generale promotrice dello sciopero poi ritirato. «No alla fuga in avanti» dice il vicesegretario nazionale Smi, Luigi De Lucia. E in questa lapidaria frase è riassunta la posizione dello Smi. Non è infatti un problema di merito, ma piuttosto di metodo. Quella convocazione dello sciopero, da parte della Fimmg, «in splendida solitudine, senza prima discuterne in una riunione intersindacale» non gli è proprio andata giù. E così, dopo tante discussioni, è arrivata la decisione di non aderire. La scelta é stata presa nella direzione nazionale presieduta da del Barone. Quando poi lo sciopero è stato ritirato, dallo Smi si è quasi gridato alla vittoria. «Riconfermiamo l’impegno con le altre sigle sindacali a difendere con tutte le forze l’autonomia dell’Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza medici e odontoiatri ndr) - dice De Lucia - Ma stigmatizzo le fughe in avanti della Fimmg che proclama da sola lo sciopero senza alcuna condivisione con gli altri». Intanto c’è un altro appuntamento nell’agenda dello Smi. «Saremo - continua De Lucia - al fianco degli altri liberi professionisti nella manifestazione organizzata dall’Adepp (Associazione degli enti previdenziali privati) per marzo a Roma». Ed al di là della polemica delle settimane scorse, il vero nodo resta l’Enpam. Su questo lo Smi ha chiesto un incontro con il ministro del Lavoro. A togliere il sonno alla categoria è l’ipotesi che il Governo possa allungare le mani sulle casse dell’ente previdenziale dei medici. Oltre ai problemi di carattere locale (irregolarità nei pagamenti delle amministrazioni e le convenzioni regionali, la difficoltà dell’accesso al lavoro dei giovani, i problemi della Guardia medica, etc.) a preoccupare sono le nuove disposizioni del Governo che minerebbero l’autonomia Enpam. Lo spettro è il taglio delle pensioni e un cospicuo aumento dei contributi da parte dei medici. E su questo lo Smi promette battaglia. «Se toccano i nostri soldi sarà un furto - dice Del Barone mQFSDIÊOPOQPTTJBNPSJFOUSBSFOFMEJTDPSTPHFOFSBMFEFMMFQFOTJPOJBMM&OQBNQBHIJBNPUVUUPOPJ  dallo Stato non riceviamo nemmeno un soldo e il nostro ente previdenziale deve restare autonomo. Non possono sottrarci i nostri risparmi, sono soldi nostri e nessuno può toccarli». «Attuare una riforma è importante - dice De Lucia - l’attuale statuto Enpam è datato e non risponde a criteri di rappresentatività propri di un ente privato in cui i medici, oltre a essere contribuenti, sono di fatto anche soci-azionisti. Una mancata riforma e una gestione poco trasparente potrebbero provocare un commissariamento della cassa dei medici e, chissà, come già avvenuto per l’Inpdap, un assorbimento nell’Inps».

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COME NON AVERE PIU’… UN DIAVOLO PER CAPELLO Salute, pulizia e uso dei cosmetici: cosa fare per curarli al meglio Francesca Mari

Scuri, chiari, ricci, lisci, mossi: i capelli, cornice del volto, sono indispensabili per l’identificazione estetica della persona e non solo. Secondo recenti studi il colore e la forma della nostra chioma inciderebbero anche sulla nostra personalità. Inoltre, i capelli sani sono indice della salute di tutto il corpo e, mantenerli puliti e curati la dice lunga sul nostro modo di essere. Quindi, prendiamoci cura dei nostri capelli e ci sentiremo più sani e…più belli. I tre aspetti fondamentali per la cura dei capelli Salute La crescita dei capelli è di circa 10-20 cm l’anno, mentre la vita di un capello oscilla dai 2 ai 6 anni, e la loro salute e la loro crescita dipendono soprattutto da una dieta adeguata. Popolazioni con dieta proteica insufficiente perdono molti capelli, evenienza che in Occidente può capitare solo a chi segue una dieta da 800 calorie per ottenere una drastica riduzione del peso. Anche la carenza di ferro causa la perdita di capelli ed il rimedio è quello di introdurre nella propria dieta uova, carne, cereali, piselli, fagioli, frutta fresca e verdure che, contenendo vitamina C aiutano ad assorbire il ferro e a combattere l’anemia. Pulizia La pulizia riguarda innanzi tutto il cuoio capelluto che si desquama ,con formazione di forfora e conseguente produzione di sebo. Il cuoio capelluto va lavato tanto più spesso quanto più sono presenti forfora e grasso e quanto più si lavori in un luogo polveroso. E’ quindi ovvio che chi lavora in una falegnameria o in un’officina avrà bisogno di lavarsi i capelli tutti i giorni, mentre per chi lavora in ufficio è sufficiente lavarli una o due volte a settimana. Per eliminare il grasso e la polvere dai capelli si usa lo shampoo che contiene sapone detergente, olii e numerosi additivi come estratti di catrame, sali di selenio, uova, birra, erbe, profumi e coloranti vari. In realtà, poiché i capelli sono fibre morte, beneficiano pochissimo di tutti questi additivi e quindi possono essere utili, in caso di cute grassa ed abbondante forfora, solo i derivati del catrame ed il selenio solfuro. Shampoo molto costosi non sono quindi necessariamente più efficaci di quelli più economici e dalla composizione più semplice. Per quanto riguarda la capacità degli shampoo e dei dopo shampoo di rendere luminosi i capelli, si tratta di effetti momentanei in quanto i vari balsami, essendo generalmente a base di olio, emulsionanti e cere vegetali, ricoprono la superficie dei capelli con una sottile pellicola protettiva rendendoli più morbidi, lucenti, docili al pettine ed apparentemente più vigorosi solo fino al lavaggio successivo. I preparati dopo shampoo sono utili quando la superficie dei capelli o la cuticola sono rovinate: la

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DVUJDPMBÍGPSNBUBEBQJDDPMJTTJNFTDBHMJFTPWSBQQPTUFDIFQSPUFHHPOPMBQBSUFJOUFSOBEFMDBQFMMP queste scaglie possono rovinarsi a causa di lavaggi troppo frequenti o aggressivi, dalle tinture e dai trattamenti come permanenti, piastre troppo calde ecc. L’uso del balsamo dopo shampoo ne riduce l’elettricità statica aumentando l’aderenza della cuticola al fusto e mantenendo la giusta struttura a strati sovrapposti, favorendone la maneggevolezza e la lucentezza. Uso oculato di cosmetici Nonostante il fatto che il cuoio capelluto sia particolarmente robusto e resistente, bisogna prestare attenzione a non danneggiarlo con un uso eccessivo, aggressivo o inesperto di coloranti, decoloranti, massaggi, permanenti. Nella permanente, ad esempio, i capelli vengono dapprima ammorbiditi rompendo le giunzioni proteiche che ne formano lo scheletro tramite calore o composti chimici, per poter dare loro la forma voluta, e poi vengono di nuovo fissati con un agente ossidante. Per quanto riguarda le tinture per capelli, oggi i coloranti artificiali hanno rimpiazzato gli innocui ma poco pratici coloranti vegetali. I coloranti temporanei, che ricoprono semplicemente i capelli e vengono rimossi dallo shampoo, non sono pericolosi mentre lo sono le colorazioni permanenti, che possono danneggiare il cuoio capelluto. Talvolta la cute può risultare allergica a questi prodotti e pertanto, per evitare un’eruzione cutanea dovuta ad allergia, bisognerebbe testare il prodotto tramite un’applicazione cutanea, ad esempio sul braccio, e controllarla dopo 48 ore, evitando di usarla sul cuoio capelluto nel caso in cui abbia causato un’infiammazione della pelle. Alcune persone usano schiarire i capelli con acqua ossigenata, ma se questo tipo di operazione viene ripetuta troppo spesso i capelli diventano fragili e sottili e sviluppano doppie punte, non potendo più essere sottoposti a tinture o permanenti. Come difendere i capelli dal freddo Anche il freddo fa male ai capelli. La fibra capillare si indebolisce, le squame si aprono. Le conseguenze? I capelli sono opachi, spenti e le ciocche piatte, senza corpo e volume. Ecco alcune strategie antifreddo: - Usare sempre il cappello (scegliendolo di un materiale che non elettrizzi i capelli, come cotone o fibre naturali). - È bene munirsi di pazienza e prodotti ad hoc per rimediare al danno subito quotidianamente, dopo aver chiesto consiglio al proprio acconciatore. - Usare shampoo, maschere e balsami per reidratare. Una volta alla settimana fare una maschera specifica può essere utile. Lasciare in posa e poi risciacquare con cura. Attenzione allo shampoo, deve essere privo di tensioattivi e di altri agenti chimici inquinanti ed aggressivi per il cuoio capelluto. - Bere tanto: per cancellare dalle chiome secchezza e ciocche rovinate è importante anche l’idratazione, che offre l’ elasticità al capello. Basta una tazza di tè verde a lunga infusione per fare il pieno di antiossidanti, un toccasana per difendere i capelli (e non solo) da sostanze che li fanno invecchiare.

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POSTURA CORRETTA DURANTE IL LAVORO Analisi delle principali fonti di pericolo Catello Coppola Posturologo e osteopata

Buona parte delle patologie posturali derivano dalle posizioni scorrette che si assumono durante l’attività lavorativa, soprattutto quando quest’ultima presenta condizioni di ripetitività. Questo articolo è una specie di “test”, che si rivolge direttamente ai datori di lavoro, nell’auspicio di agevolare una analisi delle condizioni dei lavoratori dell’azienda. Al tempo stesso la sua lettura è utile anche ai lavoratori stessi. Una postura scorretta sul posto di lavoro causa sovraccarichi e un rapido affaticamento. I posti di lavoro nella vostra azienda sono concepiti in modo da favorire una postura corretta? Ecco i pericoli principali: - infortuni per reazioni sbagliate - infortuni per mancanza di concentrazione - danni all’apparato locomotore Con la presente lista di controllo potete individuare meglio le fonti di pericolo, ed avere un riferimento di controllo da adottare. Le domande dalla 1 alla 10 servono a valutare approssimativamente la situazione nella vostra azienda. Se rispondete a tutte con «no», significa che le condizioni di lavoro non si orientano verso posture scorrette o inadeguate. Se le risposte con “SI” sono più della metà si consiglia un consulto specialistico. Si

in parte

No

Si

in parte

No

3 Si lavora con la schiena ricurva e le spalle sollevate ?

Si

in parte

No

4 Durante il lavoro la schiena e la cervicale vengono inclinate di lato?

Si

in parte

No

Si

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No

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No

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in parte

No

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No

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Si

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No

1 Si lavora tenendo la testa e/o il busto girati di lato? 2 Durante il lavoro la testa è reclinata all’indietro (direzione dello sguardo al di sopra dell’orizzontale) oppure protesa in avanti?

5 Nell’esecuzione dei lavori che implicano motricità fine si appoggiano le braccia o le mani su spigoli duri o sulle superfici fredde di apparecchiature oppure, mancano completamente delle superfici di appoggio? 6 Durante il lavoro da seduti la mancanza di spazio costringe ad assumere una posizione scomoda, con le gambe piegate di lato o all’indietro? 7 Durante il lavoro si appoggiano i piedi su sostegni improvvisati come casse, tavole o tubi oppure le gambe sono addirittura a penzoloni? 8 Si lavora spesso in posizioni estremamente scomode,ad esempio accovacciati, ricurvi, in ginocchio o ad un’altezza superiore a quella della testa? 9 La postura durante il lavoro da l’impressione di essere scomoda, innaturale o addirittura forzata? 10 I collaboratori lamentano di tanto in tanto dolori alla schiena, ai muscoli o alle articolazioni?

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Con le domande elencate qui di seguito si possono individuare le eventuali carenze presenti nei singoli posti di lavoro. In presenza di risposte «no» occorre adottare una contromisura. Altezza del piano di lavoro 11 L’altezza del piano di lavoro è adatta alla statura ?

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12 L’altezza del piano di lavoro può essere adattata in modo facile e rapido (con manovelle o sistemi elettrici, con basamenti o piedistalli )? 13 Si cerca sempre di evitare posizioni estreme (lavoro in posizione accovacciata, ricurva, in gnocchio o con la testa reclinata all’indietro)? 14 Se è inevitabile eseguire dei lavori in posizioni estreme, i lavoratori vengono facilitati con l’uso di accessori appropriati ?

Lavorare seduti 15 L’altezza del sedile è adattata all’altezza di lavoro e alla statura? 16 La sedia o il sedile sono in buono stato e regolabili con facilità?(Il bacino deve essere ben sostenuto!) 17 Se il sedile è regolato adeguatamente, è possibile tenere entrambe le piante dei piedi appoggiate completamente sul pavimento, senza che il bordo anteriore del sedile prema sulle cosce ? dei singoli 18 Lo spazio sotto il piano di lavoro è sufficiente anche per le cosce, le gambe e i piedi e non impedisce i movimenti volontari del corpo? (Non devono esserci ostacoli quali gambe di tavoli, materiale, coperture, tubazioni, spigoli di apparecchi, tavoli o macchine) 19 È possibile appoggiare le braccia e le mani mentre si eseguono lavori di precisione

Libertà di movimento 20 Tutti i movimenti del corpo necessari per svolgere correttamente il lavoro possono essere eseguiti liberamente senza il pericolo di urtare contro degli ostacoli? 21 L’area di transito attorno al posto di lavoro è libera da materiale, attrezzi e apparecchi? (Badare in particolare allo spazio riservato alle gambe e ai piedi)

Dispositivi di comando 22 Gli organi d’azionamento e i dispositivi di comando sono installati a un’altezza comoda e possono essere azionati senza un eccessivo sforzo muscolare? 23 Si trovano a portata di mano e possono essere azionati dal posto di sorveglianza degli indicatori? Attrezzi e utensili 24 Gli utensili e gli attrezzi in dotazione sono adatti ai lavori da eseguire? 25 Sono facili da usare e consentono di lavorare limitando la fatica e assumendo posture corrette?

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PRENOTAZIONI IN FARMACIA, ECCO LA “CARD DELLA SALUTE” Una nuova possibilità per i cittadini che necessitano di prestazioni Tommy Greco

Dallo scorso 1 febbraio le prestazioni infermieristiche ed assistenziali a Napoli si possono prenotare in farmacia. Grazie all’accordo tra Federfarma Napoli e Fisiomedical Consulting, società cooperativa sociale che opera nell’assistenza infermieristica e domiciliare, i cittadini possono acquisire in farmacia la “Card della Salute”. Mediante questa tessera, si ottiene la possibilità di acquistare prestazioni di assistenza a domicilio (ad esempio: iniezioni intramuscolo o endovena, flebo, medicazioni), o socio-assistenziali, come l’assunzione o la somministrazione di pasti, l’assistenza domiciliare diurna e notturna, il sostegno nella deambulazione. Le prestazioni richieste possono essere prenotate con la card direttamente in farmacia, via telefono o via web. Gli interessati possono acquistare prestazioni singole o utilizzare la scheda nell’opzione “prepagata”. Il servizio è attivo in tutte le farmacie di Napoli e provincia che aderiscono all’iniziativa ed espongono il logo della “Card”. La carta consente di avere prestazioni in tempi rapidi (48 ore circa) e che vengono eseguite da personale specializzato. L’iniziativa partenopea è la prima del genere in Italia. Michele Di Iorio, presidente di Federfarma Napoli, ha affermato: «Nonostante l’atteggiamento ostile del governo centrale, ed a dispetto dell’inconcludenza di quello regionale, i titolari di farmacia napoletani continuano a realizzare un percorso di “vicinanza” nei confronti dei cittadini attraverso l’incremento dei servizi offerti dalle farmacie di Napoli e provincia. Dopo la possibilità per i cittadini-utenti di prenotare gratuitamente visite specialistiche in farmacia attraverso il Centro unico di prenotazione, e dopo la diffusione del sistema della distribuzione per conto, grazie al quale i cittadini possono comodamente ritirare dal proprio farmacista di fiducia quei prodotti che prima dovevano ritirare in ospedale, adesso con la “Card della Salute”, quando il sistema andrà a pieno regime, i cittadini potranno usufruire anche di una serie di servizi infermieristici al proprio domicilio trasparenti come prezzo e sicuri dal punto di vista professionale. Mi auguro che tali servizi possano essere sempre più velocemente incrementati e capillarizzati, anche se resto molto preoccupato dall’atteggiamento punitivo del governo centrale che rischia di abbattere la qualità dei servizi offerti dalle farmacie italiane, sedotto com’è dalla grande distribuzione». Tania Mautone, procuratrice della Fisiomedical Consulting ha specificato che «La nostra società opera nel settore delle prestazioni infermieristiche e socio assistenziali da oltre 10 anni, avendo così maturato un’esperienza professionale, ma anche imparando ad essere elastici e pronti ad andare incontro alle esigenze dei ‘’clienti-pazienti’’ che assistiamo. Per garantire la massima qualità del servizio, effettuiamo anche controlli campione sulla soddisfazione e la qualità del lavoro dei OPTUSJPQFSBUPSJOPOPTUBOUFDJÖSJVTDJBNPBHBSBOUJSFVOTFSWJ[JPBEVODPTUPFDPOPNJDBNFOUF accessibile a tutte le fasce sociali».

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DONNE OVER 40, NON PIÙ UNA VITA IN SALITA Tra i problemi più diffusi l’osteoporosi Carla Coppola Medico Fisiatra Distretto 53 Asl Napoli 3 Sud

Dai 40 anni in su la donna si trova a dover fronteggiare un nemico insidioso che mina, col tempo, il suo benessere fisico: si tratta dell’osteoporosi. Il progressivo impoverimento del contenuto calcico delle ossa, che diventa sempre più veloce e sintomatico dopo la menopausa, è responsabile dei dolori diffusi e spesso di fratture improvvise. Fortunatamente ci vengono in aiuto sia i farmaci, che riducono la perdita di massa ossea, sia metodiche fisioterapiche che concorrono a mantenere la struttura ossea solida e ricca di calcio. Tra queste, c’è una nuova metodica chiamata “Alice”, dall’apparecDIJBUVSB VUJMJ[[BUB "MJT .BKPS DIF BHJTDF BUUSBWFSTP VOB TQJDDBUB attività stimolante delle cellule preposte alla calcificazione ossea e, quindi, in tutte le condizioni patologiche di indebolimento scheletrico. Oltre all’osteoporosi, l’avanzare dell’età spesso riserva, specie al sesso femminile, la progressiva degenerazione cartilaginea di tutti i distretti articolari, con l’insorgenza di dolori spesso acuti e invalidanti: l’artrosi. La metodica utilizzata con l’apparecchiatura “Alice” permette l’attivazione dei condroblasti, che sono i responsabili della rigenerazione cartilaginea, preservando così l’integrità e la buona funzionalità articolare. Per le donne, e perché no, per quegli uomini che, nonostante il passare del tempo, vogliono mantenere una buona forma fisica e la bellezza della pelle, l’apparecchiatura “Alice” consente anche di aiutare a dimagrire e tonificare la muscolatura in quei punti dove spesso le diete falliscono (fianchi, glutei, braccia, cosce), attraverso l’azione di raggi infrarossi, ad elevato potere di penetrazione nel tessuto adiposo, condizione che causa lo scoppio degli adipociti e la liberazione di grasso nel circolo ematico che viene captato ed utilizzato come carburante dai muscoli impegnati in un lavoro di contrazione indotta elettricamente attraverso elettrodi applicati sul distretto interessato. L’attivazione, infine, dei fibroblasti (cellule deputate a mantenere la pelle elastica) con il conseguente miglioramento dell’elasticità cutanea, rappresenta l’ultimo momento, non per importanza, per far si che le donne, a qualsiasi età, possano continuare a sentirsi belle e in totale benessere psicofisico.

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ANALISI DELLE BUGIE: PERCHĂˆ SI MENTE E COME SI SCOPRONO Difficili nella societĂ  moderna i rapporti diretti e sinceri Carmen Onorato

"NPMUJDBQJUBEJEJSFCVHJF BDIJQJĂœ BDIJNFOPMBCVHJBQJĂœHSBOEF EBMUSPOEF Ă?QSPQSJPTPTUFOFSF di dire sempre la veritĂ . Tante possono essere le motivazioni: si mente per nascondere i nostri reali sentimenti, o magari per non urtare la sensibilitĂ  degli altri, o ancora, per evitare situazioni spiacevoli. Per alcuni, raccontare bugie è uno stile di vita. Si tratta di individui con un carattere poco definito, che OPOIBOOPVOJEFBQSFDJTBEJRVFMMPDIFTPOPFEJRVFMMPDIFWPSSFCCFSPOPOTPOPTFSFOJ EJTPMJUP sono molto immaturi e stentano ad avere rapporti con chi li circonda. Cercano cosĂŹ di costruirsi un proprio carattere in modo artificiale, raccontando anche cose non vere. Il bugiardo incallito si tradisce, quasi sempre, da solo e i virtĂš di alcuni comportamenti. Il nostro corpo parla inviando continui messaggi attraverso la mimica, la postura, i movimenti e le espressioni facciali. Spesso capita che siamo talmente concentrati sulle parole che dimentichiamo che il corpo trasmette messaggi. Ci troviamo, ad esempio, davanti ad una probabile bugia quando il nostro interlocutore non ci guarda negli occhi per evitare che ci si accorga che il diametro delle sue pupille si è ridotto, oppure la paura di essere scoperto gli procura una scarsa salivazione che lo induce a passarsi frequentemente e freneticamente la lingua sulle labbra. O ancora, le bugie possono essere scovate anche con un attento ascolto delle parole utilizzate e dal tono di voce utilizzato del nostro interlocutore. Come la voce, anche il corpo può assumere caratteristiche particolari, poco naturali, come tamburellare DPOJMQJFEFFJODSPDJBSFMFCSBDDJB7BQSFDJTBUP QFSĂ– DIFRVFTUJBUUFHHJBNFOUJOPOEFWPOPFTTFSF considerati solo tipici di chi mente, ma possono in alcuni casi anche mascherare una persona tesa o molto emotiva. Occorre quindi interpretare la situazione in cui ci si trova e ovviamente la persona che si ha di fronte. Esistono tanti tipi di frottole, spesso si sente parlare di bugie “biancheâ€?, raccontate per quieto vivere e per evitare discussioni inutili. Si dicono, magari, per non essere scortesi e non fe la sensib ibililit itĂ Ă  altrui ui. Po P oi,i, cchiaramente, ch i rameentte, cii so ia son no le bugie raccontate nei rapporti d’amore, ferire sensibilitĂ  altrui. Poi, sono preservatr triici,i, ossia per non n n far no farr scoprire sc definite preservatrici, ossia un eventuale tradimento, le bugie eed duc u at ativ ivee dettee aaii b educative bambini o quelle pedagogiche che vengono rrac no ccont ntate perch raccontate perchĂŠ i piĂš piccoli si sentano sempre gratificati, an anche se ccompiono g gesti che possono apparire “straniâ€?. Capitolo a parte è p oi quello d e bugie raccontate sul posto di lavoro per poi delle evitare di di assumere assumere ruoli ruo poco soddisfacenti o scarsamente remuru nerativi. Infi fine, cat teg egor o ia tutta particolare è quella delle bugie dette Infine, categoria per app pariree piĂš iintriganti ntriga gan n o piĂš interessanti: questo tipo di bugie apparire vengon no de ette spes sso dall vengono dette spesso dall’uomo per conquistare una donna. PiĂš Pi Ăš in generale, gen e erale, comunque, com omun u que, la bugia nasconde un disagio ed il miglior m odo op er non ssubirla ubirirla ub la è prevenirla, pre modo per cercando di comunicare in modo eeffi ffica cacee e m ette et tend ndo oap roprio agio la persona con cui si dialoga. In deefficace mettendo proprio fifin nitiv iva, a, se no on è possibile possib po ibile evitare ev finitiva, non che gli altri ci mentano, l’obiettivo minimo p uò ò essere al alm meno q può almeno quello di costruire relazioni improntate sulla sinceritĂ  di base.

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SHARDANA, QUANDO IL CIBO DIVENTA UNA CURA Patrizia Cadoni ha aperto a Napoli un negozio di prodotti sardi Marina Cappitti

Il suo motto è “A si du gosai cun saludi”, ovvero “Godersela con tanta salute”. E quando Patrizia Cadoni, sarda che vive a Napoli da oltre 16 anni, ti racconta la sua storia e come ha deciso di aprire un negozio di prodotti sardi in città, non è difficile capire il motivo. La incontriamo alla Cantina della Tofa. Qui, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, nello scorso mese di febbraio, insieme ad Andrea, proprietario e chef dello storico locale di gastronomia napoletana, ha organizzato una cena tipicamente sarda. Due tradizioni culinarie diverse si sono così incrociate, partendo dall’idea che il piacere di stare a tavola e la buona cucina fatta di prodotti genuini e di origine controllata, possono essere una cura per sé e per gli altri. Davanti a un bicchiere di vino Cannonau, con sottofondo di musica napoletana ed in un perfetto gemellaggio Campania-Sardegna, Patrizia ci ha raccontato che tutto ha avuto inizio tre anni fa con un controllo dal medico. E la diagnosi che nessuno vorrebbe mai ricevere: cancro al cervello. Da quel momento tutto cambia. La malattia attacca la sua testa ma anche il suo modo di pensare. «Sono nata e cresciuta ad Oristano - dice mentre serve la pasta alla bottarga di muggine - fino a quando non ho conosciuto mio marito che si trovava lì per lavoro e sono venuta a Napoli. Ma la città dove si nasce la si porta sempre nel cuore. Nei negozi trovavo solo un surrogato dei sapori della mia terra, e così ho sempre avuto il desiderio di portare qui i prodotti sardi, quelli doc, così che anche gli altri avessero la possibilità di conoscerli e apprezzarli». A darle la spinta a farlo è proprio quel tumore: «La malattia – dice Patrizia - ti fa vedere le cose in un altro modo. Il mio lavoro di avvocato l’ho sempre trovato noiosissimo e quando combattevo contro il cancro mi sono promessa che da quel momento in poi avrei coltivato le mie passioni, quelle che troppo spesso, presi dal ritmo frenetico della vita, rimandiamo o accantoniamo». Oggi, dopo il viaggio della speranza a Milano, Patrizia ha vinto la sua battaglia anche se ha perso l’olfatto. «Il mio gusto ora me lo danno gli altri. Per me è un piacere vedere le espressioni di chi assaggia i prodotti della mia Sardegna ed ecco perché spesso chiedo alle persone che li provano di descrivermi i sapori». Già, perché Patrizia Cadoni ha realizzato il suo sogno. Shardana (via Cisterna dell’Olio 14, anche su Facebook) è un negozio di prodotti tipici sardi a Napoli. Si può trovare praticamente di tutto: dal pane fresu alla fregola, ad una grande varietà di formaggi per cui la Sardegna è nota, come il pecorino sardo dop, il caprino fresco, il pecorino giovane biologico al tartufo. E ancora il dolce Seadas - un enorme raviolone fritto ripieno di formaggio pecorino - con miele. E poi ancora i vini come il Nalboni (Cannonau IGT). E i liquori tra cui il noto mirto e il Filli Ferru, così chiamato perché quando in Sardegna la distillazione era vietata lo si nascondeva sotto terra in un punto segnato proprio con un filo di ferro.

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“REALTOMATOâ€?, ECCO IL SUPER POMODORO Secondo i primi test rivoluzionerĂ  la Dieta Mediterranea Basilio Puoti

Un Realtomato al giorno leva l’oncologo di torno. Prendiamo in prestito l’antico proverbio popolare, che si riferiva alla mela e al medico “genericoâ€?, per raccontare la storia di un pomodoro molto speciale che qualcuno ha definito addirittura “superâ€? per le sue qualitĂ  salutistiche e per le sue proprietĂ  antitumorali. CosĂŹ almeno sembrano confermare le prime sperimentazioni effettuate. Si tratta del Realtomato, che è nato dall’unione dei corredi genetici del San Marzano e del Purple Tomato tramite impollinazione naturale e senza manipolazioni. Ăˆ destinato a rivoluzionare la dieta mediterranea e la cultura dell’oro rosso. Artefici di questo felice matrimonio sono stati gli imprenditori Giovanni Casciello, Francesco e Gennaro Cavallaro dell’azienda “Il Pomo d’oroâ€? di Scafati, i ricercatori dell’ICB - CNR di Pozzuoli Barbara Nicolaus, Pina Tommonaro e Rocco De Prisco, i ricercatori del Crom di Mercogliano guidati da Letizia Cito, i docenti della facoltĂ  di Farmacia dell’UniversitĂ  di Salerno Carmela Saturnino e 7JODFO[P%F'FP MBHSPOPNP4BMWBUPSF7JTDBSEJ All’iniziativa inoltre collaborano l’Ipsar “Pittoniâ€? di Pagani e la Lilt (Lega Italia Lotta ai Tumori) di Salerno. ÂŤIl Realtomato ha qualitĂ  naturali antiossidanti superiori alla media e, secondo i primi esperimenti, è in grado di contenere lo sviluppo delle cellule tumoraliÂť. Ad assicurarlo è Antonio Giordano, direttore del Crom e dello Sbarro Institute di Philadelphia. Secondo i primi risultati il Realtomato ha mostrato, in vitro, un’azione antitumorale superiore a quella di altri pomodori. Intanto la sperimentazione prosegue in Italia e negli Usa col sostegno della Human Health Foundation onlus di Spoleto. Giordano sottolinea: ÂŤIntendiamo approfondire gli studi per verificare quali siano i target molecolari nell’azione antitumorale del Realtomato e il meccanismo, se esiste, che è in grado di generare gli effetti benefici. Pensiamo poi di piantare il Realtomato in altre zone del mondo per verificare quale ruolo gioca il contesto ambientale in cui viene seminatoÂť. Occorre capire, in pratica, se l’ambiente esterno ne influenza il contenuto o lo lascia inalterato. ÂŤSi tratta di un pomodoro che ha un altissimo contenuto nutrizionale – spiega Rocco De Prisco – non ha alcuna pretesa di sostituire il San Marzano dell’Agro sarnese nocerino Dop, di cui anzi è in parte figlio. Il Realtomato ha una marcia in piĂš rispetto agli altri pomodori, soprattutto, a livello di antiossidantiÂť. d’oroâ€?, ro oâ€?, parla parlrlaa della pa dellllaa gestazione de gest ge staz azio i ne del Realtomato: ÂŤAbbiaGennaro Cavallaro, direttore della societĂ  “Il Pomo d’ pi sperimentali speririme m nt ntal a i di pomodoro, pomodoro, tra cui ui è mo messo a coltura, tra Scafati e Nocera, 43 ecotipi resso il Ministero Min Mi nistero nato l’ibrido Real Frangis, in via di registrazione presso ealtom mato to,, delle Politiche agricole. Da quest’ultimo è nato il Realtomato, o fuoc co. che ha una forma tondeggiante e un colore rosso fuoco. ziiaa Il nome richiama la nostra terra, in particolare l’Abbaz Abbazia TUP QP PEFMMB3FBM7BMMFEJ4DBGBUJ FJMGPSUFMFHBNFDIFRVFTUPQPuraa. RRee-modoro ha con la nostra tradizione, storia e cultura. ra lineaa altomato è anche il nome del marchio della nostra ente en te ccon o di produzione che sarĂ  realizzata con la De Clemente cono tii: po ot polp lpa, serve Spa e comprende un’ampia gamma di prodotti: polpa, hi pr ron ntiti, cco onpassata, filetto e polvere di pomodoro pelato, sughi pronti, coniso. fetture di marmellate e una crema anti-etĂ  per il visoÂť.

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Dal 1952 per la prevenzione, lo studio e la cura del diabete e delle sue complicanze.

www.centroaid.it


RUGBY E SALUTE: UN CONNUBIO PERFETTO Viaggio nella dieta degli sportivi della palla ovale Martina De Biase

Quando si pratica uno sport, in genere, si segue una dieta alimentare che consenta di mantenere non solo un peso ed un equilibrio idoneo alla struttura fisica dell’atleta, ma anche di acquisire quell’agilità che, quando si è obesi o in sovrappeso, tende a scomparire. Pertanto, si è deciso di andare ad indagare all’interno di una disciplina sportiva che, al momento in Italia, sta conquistando un eco sempre più rilevante: il rugby. Così, ci siamo rivolti ad una delle più importanti società rugbistiche italiane: l’Associazione Polisportiva Partenope rugby Napoli. A darci delle spiegazioni in merito è il preparatore atletico della Partenope Rugby (serie B e C), Furio Barba, che ci fornisce informazioni sul tema. Non essendo, però, un medico sportivo, quelli di Barba sono consigli in linea generale, ma che, comunque, vanno ad aggiungersi alla diagnosi del medico sportivo o di un dietologo. Ovviamente nel rugby ci sono ruoli specifici da ricoprire, di conseguenza vi sono delle strutture fisiche molto diverse tra loro. Basti pensare al pacchetto di mischia: chi ne fa parte ha di solito un peso DIFWBEBJLHJOTVJOWFDF QFSDIJHJPDBTVMMBMB JMQFTPTJBHHJSBJOUPSOPBHMJLH QFSDIÊ devono poter essere non solo veloci, ma anche resistenti nel subire placcaggi, ammortizzandone il contrasto. Sicuramente chi gioca in questi due ruoli segue una dieta leggermente diversa, ma in linea generale, per tutti, è questa: t1SJNBEFMMBHBSBPEJVOBMMFOBNFOUP Colazione e pasto ricco di carboidrati che ricostruisce il deposito di combustibile che andrà poi consumato. t%PQPMBHBSB Pasto ricco di proteine, utili per ridare un po’ di energia, ma necessarie per la rigenerazione dei muscoli, specialmente le strie Z, che tendono quindi a rompersi soprattutto durante un duro allenamento di atletica o una normale partita. In questo modo si va a ricostruire il tutto, specialmente se questo pasto viene fatto a cena e quindi grazie anche al sonno va a stimolare maggiormente questo tipo di processo. Le proteine, di solito, si consigliano di sera perché si trovano in alimenti più digeribili come la verdura e la frutta. I grassi, ovviamente, sono preferibili a pranzo perché utili per il fabbisogno giornaliero e che ci conducono a resistere (o quasi) fino a cena. Dovendo ridurre il tutto a degli alimenti, si dirà: t.BUUJOB buona colazione con frutta (mela o arancia), the o latte, e con qualche fetta biscottata. t1SBO[P carboidrati e proteine e quindi pasta, carne, formaggio e frutta. t4FSB Cena con più proteine e quindi: minestra o legumi e un frutto.

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In questi tre step, mai far mancare i sali minerali, pertanto sarebbe necessario bere almeno 2,5 litri di acqua al giorno. Per gli sportivi e non, dopo un allenamento stancante o una partita di rugby, si consiglia un integratore al luppolo, che oltre ad essere un calmante, dà una buona dose di sali minerali, e soprattutto, un buon apporto proteico.


Deta Medical

“Quando penso ad una malattia, non è per trovarvi rimedio, ma, invece, per prevenirla. (L. Pasteur)”

Deta Medical è una società specializzata nel fornire prodotti e servizi per la cardiologia. Le principali linee d’azione dell’azienda sono: distribuzione di prodotti medicali ed elettromedicali, telecardiologia, interventistica cardiologica. Interventistica cardiologica Nell’ambito dell’interventistica cardiologica, obiettivo della società è la creazione sul territorio campano di centri di riferimento per il trattamento e le cure di tutte le patologie correlate alle problematiche aritmologiche. A tal fine la Deta Medical ha stipulato collaborazioni con diverse Case di Cura accreditate con il SSN all’interno delle quali sono state create sale operatorie dedicate all’elettrofisiologia/ elettrostimolazione. L’esperienza maturata da Deta Medical e dai propri professionisti, consente di svolgere tutte le procedure elettrofisiologiche, dallo studio elettrofisiologico e/o impianto di pacemaker o defibrillatori mono e bicamerali, fino a quelle di maggiore complessità come le ablazioni trans catetere delle aritmie, compresa la fibrillazione atriale, e gli impianti di pacemaker e defibrillatori per la terapia elettrica dello scompenso cardiaco. Distribuzione Deta Medical è in grado di garantire la distribuzione di tutti i presidi sanitari occorrenti in cardiologia, interventistica e cardiochirurgia. Deta Medical distribuisce inoltre apparecchiature elettromedicali quali Holter ECG, elettrocardiografi, ecografi portatili, attrezzature per prove da sforzo, kit procedurali personalizzabili.

CUORE@24 Telecardiologia I servizi di Telecardiologia offerti, offrono la possibilità ai clienti, attraverso l’utilizzo delle apparecchiature di proprietà della Deta Medical, di effettuare esami elettrocardiografici, holter dinamici delle 24 ore, ho lter pressori, loop recorder etc; tali esami vengono poi trasmessi al Centro Servizi Deta Medical, dove operatori specializzati e medici specialisti cardiologi provvedono alla refertazione e inviano l’esame analizzato alla struttura cliente.

A CHI SI RIVOLGE

#ENTRIDI#ARDIOLOGIA #ENTRIDI$IABETOLOGIA #ASEDI#URA #ENTRIDI--' 23! -EDICIDEL,AVORO #ENTRIPOLISPECIALISTICI

DETA MEDICAL srl - Via Carmine, 53 - 84016 Pagani (Sa) Tel. 0815154971 - Fax 0810097741 www.detamedical.it - segreteria@detamedical.it P.Iva: 06254161216

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LE ANALISI DEL SANGUE: CONSIGLI E MODALITÀ D’USO Le linee guida sull’esame clinico piÚ diffuso Annarita Cascone Biologa

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Le analisi del sangue sono estremamente utili per verificare il nostro stato di salute. Generalmente è buona norma, almeno una volta all’anno, sottoporsi al test con cui si può capire se le sostanze alla base del buon funzionamento dell’organismo sono presenti nelle giuste quantità ed in quali proporzioni. Il sangue è costituito da una parte liquida, che è chiamata plasma, e da una parte cellulare. Nel plasma è presente una vasta gamma di sostanze quali enzimi, minerali, lipidi, ormoni, zuccheri, vitamine, proteine. La parte cellulare, invece, è costituita dai globuli rossi, dai globuli bianchi e dalle piastrine. Quello del sangue è probabilmente l’esame piÚ diffuso e piÚ richiesto perchÊ con esso non solo si riescono ad individuare le sostanze che circolano nel corpo, ma si riesce a capire se un organo sta funzionando bene o se ha problemi. Per eseguire gli esami in maniera ottimale, ci sono alcuni condizioni da osservare: nei giorni preceEFOUJJMQSFMJFWPOPOEFWFFTTFSFFíFUUVBUBJOUFOTBBUUJWJUÆùTJDBBODIFTFOPOTUSFUUBNFOUFOFDFTTBSJP�QSFGFSJCJMFVOEJHJVOPEJBMNFOPPSFTJQVÖDPOTVNBSFVOBNPEJDBRVBOUJUÆEJBDRVBF la composizione del pasto che precede il digiuno deve essere quella abituale, senza eccessi di grassi F[VDDIFSJEVSBOUFJMEJHJVOPWBOOPFWJUBUJGVNPFBMDPPMQFSDIÊQPTTPOPGBSBVNFOUBSFMBi(HUu (l’enzima del metabolismo proteico che è una spia per le malattie del fegato). Ultima prescrizione importante, nelle ore precedenti il prelievo, è quella di interrompere eventuali trattamenti farmacologici a cui si è sottoposti e che possono interferire sul risultato. Non va invece sospesa l’assunzione dei farmaci prescritti dal medico per ottenere un effetto metabolico specifico (ad esempio: la somministrazione di insulina), in quanto la modificazione indotta sul dato di laboratorio è attesa dal medico curante e come tale giustamente interpretata. In generale, gli esami clinici di laboratorio sono numerosi: quello piÚ comune è l’esame emocromocitometrico che accerta il numero e la condizione delle cellule che formano il sangue. E’ suddiviso a sua volta in vari sottoesami, ciascuno su una componente del sangue. Al centro del test ci sono i leucociti (o globuli bianchi) che se in numero basso sono la spia di una minore capacità dell’organismo di difendersi dalle malattie, mentre se sono alti piÚ alti del normale JOEJDBOP VOJOGF[JPOF JO DPSTP P VOJOUPTTJDB[JPOF HMJ FSJUSPDJUJ P globuli rossi) che se sono piÚ numerosi del normale segnalano QSPCMFNJDJSDPMBUPSJMFNPHMPCJOB )CD QSFTFOUFOFJHMPCVMJSPTTJ  contiene ferro con cui lega l’ossigeno per trasportarlo dai polmoni ai tessuti, e diminuisce in caso di anemie e di solito aumenta in modo proporzionale all’aumento dei globuli rossi (ad esempio nelle NBMBUUJFSFTQJSBUPSJF MFNBUPDSJUP )DU DIFFWJEFO[BJOQFSDFOUVBMFRVBOUPWPMVNF�PDDVQBUPEBJ globuli rossi in cento millilitri di sangue, varia con il sesso e se è basso rispetto al valore di riferimenUP�TJOUPNPEJBOFNJB NFOUSFTFBMUP�TJOUPNPEJQPMJDJUFNJBMFQJBTUSJOF DIFIBOOPVOSVPMP fondamentale nella coagulazione del sangue e quando sono basse portano ad emorragie, anche spontanee, mentre il loro eccesso predispone a trombosi.


DISTURBI ALIMENTARI: COME AFFRONTARLI E SUPERARLI Nel libro di Carolina Esposito le possibili terapie Titti Esposito

Cento pagine per raccontare i disturbi alimentari e la sperimentazione terapeutico-riabilitativa fra pubblico e privato nel territorio dell’Asl Napoli 3 Sud. Su iniziativa della Fondazione Fanelli a Castellammare di Stabia è stato presentato nelle scorse settimane il libro «Continuum...e poi», a cura della psicologa Carolina Esposito. Si tratta di un lavoro frutto di cinque anni di esperienza di cura e riabilitazione, tra storie di vita e percorsi terapeutici. Alla presentazione del saggio hanno partecipato don Mario di Maio, presidente dell’ente di volontariato che da oltre vent’anni si occupa di dipendenze, Rosanna Angiò, l’assessore alle Pari Opportunità del Comune stabiese, Giusy Pascarella, coordinatrice dell’Ambito 14, Elena Giancotti, direttore sanitario della Federico II, Milly Coppola della Rete territoriale Dca (Disturbi Comportamento Alimentare), Manlio Grimaldi, responsabile dell’Uosm (Unità Operativa Salute Mentale dell’Asl Napoli 3 Sud di San Giorgio a Cremano), Raffaele Ruocco, supervisore del progetto sui disturbi alimentari, il sindaco di Piano di Sorrento, Giovanni Ruggiero. L’anoressia, la bulimia, il Bed (binge eating disorder) sono tutte patologie sempre più frequenti che meritano l’attenzione delle famiglie, della scuola e della società. Perché le dipendenze, anche quelle da cibo, si risolvono sicuramente con trattamenti della persona e del nucleo familiare di appartenenza, senza spese aggiuntive con ricoveri fuori regione. Come ricorda l’autrice del testo, realizzato con l’ausilio di un’equipe terapeutico-riabilitativa «l’odio-amore per il cibo, che provoca in alcuni casi situazioni al limite con la vita reale, è sempre più una patologia e c’è bisogno di cure e terapie specifiche come avviene con tutte le forme di dipendenza (droga, gioco, internet, alcool, sesso) legate alla fragilità psico-emotiva dei pazienti». L’esperienza lavorativa raccontata nel testo è stata promossa dal Dipartimento di salute mentale con il suo direttore Francesco della Pietra, dal reparto di Medicina Interna dell’Ospedale Santa Maria di Casa Scola di Gragnano, e dagli esperti del Servizio materno infantile dell’Asl Napoli 3 Sud. In 130 pagine si rileva la sperimentazione fra modello clinico e percorso terapeutico-riabilitativo, che sono assolutamente necessari nella maggior parte dei casi per risolvere il problema. «Il modello esposto nel libro – spiega Carolina Esposito - è quello di un percorso terapeutico prevalentemente territoriale, che partendo dalla complessità della problematica, assicura al paziente una corretta presa in carico globale e multidisciplinare e garantisce il supporto post-trattamento nelle situazioni di ricadute in maniera congrua al percorso terapeutico svolto».

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“SPRING”, IL PROGETTO PER LA LOTTA ALLE TOSSICODIPENDENZE L’associazione Fanelli è in prima linea per il recupero e la prevenzione Francesca Mari La Fondazione Fanelli nello scorso mese di gennaio ha illustrato il nuovo progetto denominato “Spring”. Si tratta di un programma, finanziato dalla Commissione Europea, volto al recupero ed alla prevenzione del crimine nelle tossicodipendenze. L’associazione stabiese è l’ente capofila del programma, unitamente all’associazione italiana Ises (Istituto europeo per lo sviluppo socio-economico) alla Bulgarian Gender Research Foundation (Bulgaria) ed all’Interfusion Services (Cipro). Obiettivo dichiarato: mettere a confronto e stimolare nuove riflessioni in tema di buone prassi per la prevenzione della recidività dei reati commessi dai tossicodipendenti. Si tratta quindi di un progetto significativo, visto l’aumento esponenziale negli ultimi anni dei reati commessi da persone dipendenti da droghe a livello europeo. In questo modo si può contribuire a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico e ridurre il costo sociale delle tossicodipendenze. Il progetto si articola in due fasi: un workshop per impostare la ricerca su scala europea relativamente ai soggetti tossicodipendenti che hanno già commesso reati, e questa fase è finalizzata allo studio delle buone prassi per monitorare il fenomeno. La seconda fase, invece, prevede un convegno nazionale con lo scopo di lavorare in sinergia per contrastare il ripetersi di azioni illegali commesse da soggetti già dipendenti dalle droghe in contesti urbani ed in età giovanile. L’obiettivo più ambizioso che si intende raggiungere col progetto “Spring” è la riduzione del numero di potenziali nuovi fruitori di droghe e, di conseguenza, del numero di potenziali trasgressori della legge. Trentasei i mesi di lavoro che stanno coinvolgendo giovani in fascia d’età tra i 15 ed i 24 anni. Tra i protagonisti delle iniziative Carolina Esposito, responsabile dell’associazione Comunità terapeutica Maria Fanelli, Gennaro Pastore, responsabile servizio tossicodipendenze della Regione Campania, Francesco della Pietra, Direttore del Dipartimento di salute mentale di Castellammare di Stabia, don Armando Zappolini, Presidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, Manlio Grimaldi, responsabile dell’Unità operativa di salute mentale di San Giorgio a Cremano, Marina di Matteo, responsabile del Sert di Torre Annunziata, Carmine Antonio Esposito, Presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli, Carlo Maria Stallone, presidente del Tribunale di sorveglianza di Salerno, Maria Rosaria Genghi, assistente sociale e Marina Galdi, medico responsabile delle fasce deboli di Asl Napoli 3 Sud.

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REAZIONI AGLI ALIMENTI: INTOLLERANZA O ALLERGIA? Analisi di un fenomeno in continuo aumento

Le intolleranze alimentari sono reazioni tossiche che si manifestano verso particolari alimenti, che non sono mediate dal sistema immunitario. Si distinguono dunque dalle allergie, che invece sono immunologicamente mediate. I termini “allergia alimentare” e “intolleranza alimentare” sono molto abusati, e vengono spesso usati impropriamente. Le reazioni agli alimenti occupano una delle aree più controverse della medicina, poiché non sono noti i meccanismi che le causano e c’è molta incertezza sulla sintomatologia clinica, sulla diagnosi e sui test che ne consentono l’identificazione. Di conseguenza, ci sono differenze di opinione sulla diffusione di questi disturbi e sul loro impatto. Le intolleranze alimentari rappresentano un fenomeno in crescita, al punto che la ricerca scientifica valuta la possibilità di nuovi test che possano aiutare il medico ad individuarle e curarle. Esiste una correlazione fra intolleranza e allergia alimentare: un abuso di un alimento sospetto può sfociare in allergia immediata. Le intolleranze possono essere invece: di tipo farmacologico (causate da sostanze presenti negli alimenti), enzimatico (come il deficit dell’enzima lattasi, che determina l’intolleranza al lattosio), o sono una reazione agli additivi alimentari. Per quest’ultimo caso, non è ancora chiaro se si tratti di intolleranza o di allergia, dal momento che non ci sono prove che la reazione abbia basi immunologiche, perché i sintomi sono variabili e non si può escludere la possibile interazione tra i meccanismi biochimici e quelli mediati immunologicamente. In generale, si manifestano attraverso sintomi come prurito, asma, orticaria, stanchezza, cefalea, gonfiori, infezioni ricorrenti, dolori articolari spesso associati a disordini del peso. Ciò è dovuto all’accumulo nel tempo di sostanze nocive. Queste reazioni non sono sempre immediate, ma possono presentarsi sino a 36 ore dall’assunzione del cibo in questione. La rapida comparsa dei sintomi nelle allergie immediate rende facile individuare l’alimento che scatena la reazione, ma spesso la sintomatologia ritardata tipica delle intolleranze rende più difficile individuare il cibo responsabile. La diagnosi di intolleranza alimentare si fa per esclusione degli alimenti sospettati, il che può comportare una lunga indagine. Bisogna quindi individuare l’alimento sospetto, escluderlo dalla dieta e poi reintrodurlo. Se i sintomi scompaiono durante l’assenza dell’alimento e si ripresentano quando viene reintrodotto, si tratta di una reazione avversa al cibo. A questo punto si fanno ulteriori verifiche per capire se è coinvolto il sistema immunitario, e in tal caso si tratta di un’allergia vera e propria, in caso contrario, si ha un’intolleranza. Spesso accade che i soggetti, dopo essersi sottoposti a test di intolleranza, affermano di perdere peso. Ciò si deve al fatto che eliminando gli alimenti utilizzati normalmente, si determina una riduzione dell’apporto di nutrienti e si rende negativo il bilancio energetico. E’ quindi fin troppo semplicistico imputare la colpa ad un alimento per spiegare un aumento di peso, mentre è opportuno controllare le abitudini alimentari per capire quali sono le ragioni che ci fanno assumere più cibo del necessario. Solo questa è la causa dimostrata per spiegare l’aumento di grasso e del peso corporeo.

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SANITALK n° 8 - ANNO II - febbraio 2012 PROPRIETÀ

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Sanitalk febbrai 2012