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IL PRIMO MENSILE GRATUITO CHE PARLA DI SALUTE

dicembre 2013

Anno III Copia a distribuzione graTuita

Vi auguriamo

ARRIVANO LE FESTE, OCCHIO ALLA TAVOLA

10 VIOLENZA E ABUSI: LA PAROLA AGLI ESPERTI

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COME DIFENDERSI DAL FREDDO, ECCO IL DECALOGO

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Potrebbe essere un problema di postura? CEFALEE DOLORI CERVICALI

DISCOPATIE

DOLORI LOMBARI

SCIATALGIE

CELLULITE CATTIVA CIRCOLAZIONE

Presso il Centro di Valutazione Posturale “OK POSTURA” presso Centro Antidiabetico AID Stabia Sede di Castellammare di Stabia in via Rispoli, 56 · Ingresso in Piazza Spartaco, 7 Sarà valutato, in ogni persona, l’aspetto bio-meccanico, per individuare eventuali disordini posturali in atto o che si svilupperanno a medio o lungo termine. Info: 081 8721398 - 338-7787736 · www.okpostura.it - okpostura@libero.it Disponibile parcheggio gratis presso garage “STABIAE” in via Marconi,13

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ok postura


editoriale

Arriva il 2014: Sanità in Campania alla prova del federalismo L’anno che sta per arrivare sarà decisivo per il Sistema sanitario nazionale e per la tenuta dei vari sistemi regionali. Dal 1 gennaio 2014, infatti, si avvierà la prima fase di attuazione concreta del federalismo fiscale. Scelta questa che determinerà le sue prime conseguenze proprio sull’assistenza e sul riparto dei fondi nazionali alle singole regioni in materia sanitaria. La “Spada di Damocle” che incombe su Asl e ospedali in Campania è il Decreto 68 del 2011, che all’articolo 27 comma 7 stabilisce come unico parametro di stanziamento delle risorse quello dell’età della popolazione. Secondo alcuni calcoli la Campania, regione tra le più giovani d’Italia, si ritroverebbe con la “popolazione sanitaria” (quella che conta all’atto del conteggio delle risorse da stanziare dal Governo centrale) con circa 500mila unità di meno della popolazione reale (ossia dei residenti). Tutto ciò comporta ovviamente una cospicua riduzione di finanziamenti pubblici. E non è una differenza di poco conto, anche perché saranno alcune regioni del nord, come il Piemonte ad esempio, che si ritroveranno con una “popolazione sanitaria” anche di 300mila unità superiori ai residenti effettivi. Appare palese l’iniquità di questa forma di federalismo, a maggior ragione se si considera che parametri come l’aspettativa di vita, che in Campania è ben più bassa della media nazionale, non vengono minimamente presi a riferimento. Eppure l’inquinamento ambientale e casi eclatanti come quello della “Terra dei Fuochi” dimostrano quanto bisogno ci sia di risorse economiche destinate all’assistenza sanitaria in Campania. Riuscirà la politica regionale a far valere le ragioni dei cittadini e dei pazienti campani a Roma ? O ancora una volta il peso politico di movimenti come la Lega Nord finirà per portare maggiori risorse nell’area centrosettentrionale dell’Italia e minori stanziamenti al centro-sud, in particolare in Campania ? La partita che si gioca non è di poco conto e la Sanità, settore cruciale per la vita dei cittadini, è al centro del campo di gioco. Nei prossimi mesi si capirà come potrà svilupparsi la contesa, ma mai come ora la Regione ha bisogno di essere rappresentata da politici capaci di difendere in ogni sede gli interessi del territorio.

di Paolo Trapani

dicembre


Ottica Ruocco Piazza Unità d’Italia, 5/7 Castellammare di Stabia (NA) tel. 081 871 3105


5 RINVIO DELLA GENITORIALITÀ: QUALI CONSEGUENZE?

Bruno Ferraro Direttore UOSD Fisiopatologia Riproduzione Ospedale Marcianise

Le coppie hanno figli sempre più in ritardo

In tutto il mondo sviluppato, nel corso degli ultimi tre decenni le coppie hanno sempre più ritardato la ricerca di un figlio. In molti Paesi l’aumento dell’età media del primo parto tra le donne è coinciso con la diffusione della pillola contraccettiva, l’aumento dell’occupazione femminile, l’espansione della formazione universitaria, il deterioramento della posizione economica dei giovani adulti con il conseguente ritardo nell’uscire da casa.

di un modello di simulazione al computer, che se le donne si rivolgessero alla fecondazione in vitro (ART) dopo 2, 3 o 4 anni senza concepimento, questa non riuscirebbe a compensare il declino della fecondità dovuto all’avanzare dell’età. Recenti evidenze hanno imostrato che il rinvio della genitorialità è legato ad un più alto tasso di sterilità involontaria e a famiglie più piccole di quanto desiderato, a causa dell’aumento della sterilità e dei tassi di morte fetale.

Il calo della fecondità femminile con l’aumentare dell’età e la sua base fisiologica sono stati ampiamente descritti: dovuto principalmente alla diminuzione del numero di follicoli ovarici e ad un decremento della qualità ovocitaria, fattori che non possono essere controllati o modificati; invece, l’aumento dell’età maschile è associato ad una diminuzione dei livelli di androgeni, ad un deterioramento della qualità del seme e ad un incremento di complicazioni in gravidanza e di esiti negativi per la prole.

Per le donne, l’aumento del rischio di prolungare il tempo necessario per avere una gravidanza, il rischio d’infertilità, di aborti spontanei, di gravidanze ectopiche e di trisomia 21 inizia intorno ai 30 anni di età, con effetti più marcati dopo i 35 anni, mentre il crescente rischio di nascite pre-termine In primo piano e nati morti inizia a circa 35 anni, con un effetto più pronunciato oltre i 40 anni. L’età avanzata maschile ha un effetto importante, ma meno pronunciato sull’infertilità e sugli esiti avversi, divenendo più marcato dopo i 50 anni.

Henry Leridon nel 2004 ha dimostrato, sulla base Considerato, quindi, che la tendenza che sembra affermarsi nelle coppie sia quella di rinviare la ricerca di un figlio al periodo di età in cui vi è un aumentato rischio d’infertilità, di aborti spontanei e di altri esiti riproduttivi avversi, vi è una sostanziale necessità di rendere gli operatori sanitari e le persone informate di queste evidenze. Fornire questa informazione è essenziale per le persone che desiderano diventare genitori, affinché la loro scelta di posticipare o meno la ricerca di una gravidanza sia consapevole.


6 Luca Maurelli ADDIO VECCHIO MICROSCOPIO, CON LO SCANNER LA DIAGNOSI SI “FOTOGRAFA”

Congresso Siapec a Roma apre nuove frontiere

Dal microscopio allo scanner digitale: un salto epocale sancito dal congresso triennale Siapec di Roma, dove nei mesi scorsi è stato presentato il sistema “Omnyx Integrated Digital Pathology”, un pacchetto tecnologico multilevel: dagli scanner automatizzati progettati per operare all’interno di un laboratorio clinic, ai software per il workflow che permettano al laboratorio e ai medici patologi di effettuare le diagnosi in assenza di vetrini e all’integrazione con i sistemi informativi dei laboratori, con un sistema backend per la gestione delle immagini e dei dati. Un sistema - presentato durante il tradizionale appuntamento romano di anatomo-patologia, con la presenza dei massimi esperti italiani - che nel 2014 debutterà in molti centri specialistici italiani e in strutture qualificate anche in Campania. «Il nostro sistema segna la scomparsa del tradizionale microscopio a favore di una tecnologia altamente innovativa che consente di fotografare con incredibile precisione il contenuto di un vetrino e di gestire quell’immagine ad altissima risoluzione sia in funzione della diagnosi che nell’ottica della condivisione dei dati all’interno

della struttura o per metterla a disposizione di chi si occuperà in futuro del paziente», spiega Stefano Valgimigli, che vede nel progetto uno dei tasselli verso la nascita, più volte annunciata a livello governativo, di un fascicolo del paziente in grado di “seguire” il suo percorso clinico per tutta la vita. La nuova tecnologia digitale consentità una serie di vantaggi per il paziente, dalla maggiore capacità dell’anatomo-patolologo di indirizzarlo verso lo specialista più adatto, alla riduzione dei costi per la sanità, grazie al minor tempi di degenza degli stessi pazienti con un incremento di produttività per le strutture cliniche e ospedaliere. La prima installazione al mondo della “Omnyx IDP” è stata fatta all’inizio del 2013 nell’ospedale pubblico di Arau, in Svizzera, ma il sistema sarà in Italia molto presto.


7 9 LA DISTRIBUZIONE DEI FONDI NAZIONALI PER LA SANITA’ Una proposta concreta per razionalizzare la spesa e migliorare l’assistenza Il Governo centrale e la Conferenza Stato-Regioni stanno discutendo in queste ore un nuovo modello di assegnazione dei fondi da destinare alle singole regioni per finanziare l’assistenza sanitaria. Il sistema di ripartizione sinora adottato si richiama alla cosiddetta “quota capitaria”, ossia un importo corrisposto per ogni singolo cittadino di quella regione, anche in relazione all’età. Proprio il fattore anagrafico determina che le regioni che ricevono meno fondi sono quelle con una età media della popolazione più bassa, tra cui ad esempio la Campania, che risulta dunque penalizzata. Ancora una volta, i modelli di distribuzione dei fondi nazionali sono arenati in dinamiche ormai obsolete. Se guardiamo ai fatti, ci accorgeremo che tali modelli non hanno raggiunto appieno il loro obiettivo dichiarato, cioè la garanzia di omogeneità assistenziale sul territorio nazionale. Bisogna pertanto decidere, in primo luogo, se scegliere di garantire a tutti i cittadini italiani l’assistenza sanitaria, prescindendo da qualsiasi discriminazione geografica, economica, sociale, anagrafica. Il modello maggiormente innovativo, che ritengo fondamentale e alla base di qualsiasi discussione finalizzata a un miglior utilizzo dei fondi e a garantire un’assistenza certa, si basa sulla predisposizione di percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati. Il criterio consiste nel realizzare una mappatura divisa per regioni di tutta la popolazione, rilevando l’esistenza di specifiche patologie (diabete, malattie oncologiche, malattie cardiologiche, etc.) che necessitano di specifiche prestazioni, analisi, visite specialistiche, eventuali interventi, oltre ai tempi e ai modi di effettuazione e ripetibilità. Va inoltre identificata anche tutta la popolazione non affetta da specifiche patologie, per la quale comunque prevedere un minimo di prestazioni, analisi e visite utili alla prevenzione.

Alfonso Longobardi Presidente del Consorzio Sanità Manager aziende sanitarie

Tutte le prestazioni e le attività sanitarie potrebbero essere preventivamente incamerate nella tessera sanitaria elettronica, già in possesso della maggior parte della popolazione. In tal modo, in fase di prenotazione, la tessera sarebbe presentata presso qualsiasi struttura pubblica o privata abilitata e munita di un terminale per la lettura della carta stessa, che tramite questo sistema riconoscerebbe il diritto di quel paziente di beneficiare di quella specifica prestazione, rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale. Tale strumento consentirebbe tempestività d’intervento, certezza della prestazione, e potrebbe sollevare i medici di medicina generale dall’utilizzo del ricettario nella fase di prescrizione, in quanto decisa a monte. Sarebbe immediatamente identificato il costo per ogni singolo paziente per quella determinata patologia, determinate con certezza le prestazioni medico-diagnostiche, archiviati in un unico supporto informatico tutti i referti, ottenere una immediata lettura delle condizioni di salute della popolazione.


8 SANITA’ E NUOVE FIGURE: L’IMPORTANZA DEL PODOLOGO

Tommy Greco

Si afferma sempre più in Italia e in Campania Va sempre più affermandosi in Italia ed in Campania in particolare la podologia, che rappresenta una specializzazione sanitaria paramedica che si interessa nello specifico della cura e del benessere dei piedi. Già riconosciuta a livello internazionale da tempo e introdotta da più di vent’anni in Italia (nel 1996 ha ottenuto anche il riconoscimento istituzionale), la podologia ha imposto una nuova figura, quella del podologo, che è un professionista che consegue una laurea per esercitare e che è rappresentata dal corso in Podologia che si svolge presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia. La professione del Podologo deve essere nettamente distinta da altre attività come quella della pedicure estetico (o estetista). Il podologo abilitato è in grado ad esempio di trattare direttamente patologie dermatologiche dei piedi: ipercheratosi cutanee (calli o duroni), cheratosi, discheratosi e lesioni conseguenti, unghie incarnite, ipertrofiche, micotiche, deformate e lesioni periungueali, verruche plantari e digitali. Il podologo è in grado di trattare e integrare l’intervento medico, sul piano della prevenzione, cura e riabilitazione in numerose situazioni: alterazioni biomeccaniche strutturali e funzionali, trattamenti di ulcerazioni trofiche. Il podologo collabora con il medico nella diagnosi e cura dei pazienti portatori di malattia a rischio e/o di alterazioni strutturali e funzionali dei piedi, in special modo pazienti diabetici, reumatici, arteriopatici, neuropatici, geriatrici, ecc. Sotto il profilo anatomico, il piede comprende molti tessuti organici, tutti in grado di provocare sofferenza o di essere sede di una malattia, ma soprattutto sul piano funzionale ha qualità fisiologiche e attitudini statiche e dinamiche eccezionali, che permetto-

no numerose attività fondamentali e strettamente legate al benessere fisico, come la stessa posizione eretta, la marcia, la corsa. Il podologo per le diagnosi di sua competenza si avvale di idonei strumenti e di tecniche non invasive nonché dell’utilizzo di apparecchiature diagnostiche quali esame baropodometrici, test neuropatici e vascolari per piede diabetico ecc. L’esame clinico dei pazienti consente anche di individuare in modo preciso alcune importanti disfunzioni del sistema posturale, di stabilire le cause fondamentali di tali alterazioni e infine di discriminare tra principali e secondarie; onde prevenirne lo sviluppo, curarle o indirizzarle alle più pertinenti terapie specialistiche.


“Cura del Piede” Cura del piede doloroso e del piede diabetico. Calli, duroni, unghie incarnite, verruche. Strumenti rigorosamente sterili. Piazza Spartaco, 7 · 80053 Castellammare di Stabia (Na) Tel. 081 8721398 – 338 7787736 Informazioni dal Lunedì al Sabato 9.00 - 13.00

Ama i tuoi piedi, ama te stesso...


10 ARRIVANO LE FESTE, OCCHIO ALLA TAVOLA

Francesca Mari

Vademecum per gestire pranzi e cenoni

Il lungo periodo delle feste natalizie abbonda di luci, doni, buoni propositi e, soprattutto, di cibo. Nonostante la crisi, gli italiani non rinunciano al tradizionale cenone e non solo a quello. Nel corso del lungo periodo, dalla Vigilia di Natale fino all’Epifania è un continuo farsi tentare dalle molteplici varietà di leccornie natalizie: dal panettone al torrone, dagli struffoli alla pastiera fino ai dolcetti di marzapane, cioccolato, pasta di mandorla e così via. Tuttavia, il pranzo di Natale, quello della Vigilia, quello di S. Stefano, il cenone di Capodanno e l’Epifania, sono una serie di appuntamenti culinari di grande impegno e sforzo per il nostro organismo, sia perché ognuno di essi abbonderà di cibo, sia perché sono così ravvicinati nel tempo da non permettere al corpo di smaltirli correttamente. Di conseguenza, soprattutto per chi non gode di buona salute, ci può essere il rischio reale di ritrovarsi con livelli di zuccheri, grassi e proteine troppo elevati nel sangue, mettendo in pericolo la condizione fisica.

Per questo motivo cercheremo di dare alcuni consigli aI lettori perché riescano a gestire nel modo migliore possibile questa tempesta di calorie nel proprio organismo e, soprattutto, uno specchio dei valori calorici di alcune pietanze delle festività in modo che possa rimanere impresso come stimolo a non lasciarsi troppo…andare. Un primo punto importante riguarda il giungere affamati a questi pranzi; la fame infatti è il miglior indicatore che il corpo è pronto per mangiare, digerire e assimilare il cibo. Solitamente le persone non riescono a trattenersi dal fare una abbondante colazione o peggio un aperitivo al bar poco prima del pranzo, ma così facendo arriveranno già saturi all’appuntamento, con la conseguenza che il corpo non digerirà quanto mangiato. Anche sedersi a tavola e cominciare a ‘piluccare’ grissini e pane non è una buona abitudine. Meglio resistere un poco con la fame in modo da essere nella condizione ottimale per il pranzo. Una buona insalata mista come antipasto potrebbe essere un’ottima alternativa.


11 Secondo consiglio: cercate di non mescolare troppi cibi, soprattutto quello proteici con quelli amidacei, perché lo stomaco non è una lavatrice e fa fatica a digerire alimenti troppo diversi. Ecco che dare priorità ad esempio ai cibi amidacei significa preferire i cereali, il pane e le focacce, la pasta fresca ed infine il panettone. Preferire le proteine vuol dire concentrarsi sui formaggi, i salumi, le carni e il pesce, e alla fine sui croccanti e torroni, ricchi di nocciole, mandorle e noci che sono fonti di proteine. Alla fine dei pasto è consuetudine mangiare della frutta fresca e secca, entrambe pessime abitudini perché la frutta a fine pasto fa fermentare il tutto che quindi non verrà digerito. Meglio concludere con il dolce e il vino, rimandando anche il caffè a più tardi. Cosa fare dopo il pasto? La tentazione, visto l’appesantimento, è quella di appisolarsi sulla poltrona davanti alla TV, altra pessima abitudine perché addormentandosi il corpo non digerisce bene. La miglior cosa che potete fare è fare quattro passi, coprendovi bene viste le probabili temperature rigide. Camminando il corpo ‘carbura’ e ottimizza la digestione/assorbimento del cibo. E la sera? Molti riaprono il frigo e consumano ciò che è avanzato al pranzo anche se non hanno fame. Invece, una semplice tisana calda è la soluzione migliore per dare al vostro corpo un giusto riposo per lo sforzo fatto. Inoltre, la mattina ci si sveglierà affamati e pronti per il prossimo appuntamento.

Calorie di alcune delle più comuni pietanze consumate nelle festività: Antipasti Salumi misti e pane: 300 calorie circa Tartine al salmone: 200 calorie per porzione Cocktail di gamberi: 200 calorie per porzione Primi Tortellini in brodo: 480 calorie per porzione Tortellini alla panna: 592 calorie per porzione Lasagne: 688 calorie per porzione Pasta al forno: 524 calorie per porzione Risotto ai frutti di mare: 500 calorie per porzione Secondi Bollito misto: 370 calorie per porzione Cappone: 300 calorie per 100 gr Abbacchio: 444 calorie per porzione Dolci Pandoro: 280 calorie per fetta Torrone: 460 calorie per 100 gr Struffoli: 470 calorie per 100 gr Pastiera: 385 calorie per 100 gr Vino Vino bianco da pasto: 70 calorie per bicchiere Vino rosso da pasto: 70 calorie per bicchiere Vino + 14 gradi: 77 calorie per bicchiere Spumante: 95 calorie per bicchiere Spumante secco: 70 calorie per bicchiere Champagne: 100 calorie per bicchiere


12 PAURA DEL DENTISTA, ECCO COME VINCERLA

Pino Valerio

Un disturbo di cui soffre più di un italiano su tre Sì, perchè chi di noi non ha paura del dentista? Secondo i dati dell’ultimo studio realizzato dai Centri Vital Dent, piú di un terzo della popolazione italiana (il 36%) soffre di “dentofobia”, la paura del dentista. Si tratta di un vero e proprio disagio in quanto, oltre a provocare nervosismo e ansietà, puó addirittura essere motivo di ritardo o cancellazione della visita dallo specialista. Spesso chi ha paura del dentista ha avuto brutte esperienze in passato, ma capita anche che alcune persone hanno questa fobia anche se non sono mai entrate in uno studio dentistico.

Spesso, poi, la paura si trasmette: in casa o non si parla del dentista o lo si fa in termini “apocalittici”, come fosse una cosa terribile, da temere. E’ importante che i genitori non trasmettano le loro fobie ai propri figli. Al contrario, bisogna parlare dell’odontoiatria con assoluta naturalità a casa e trattare la salute orale come un tema quotidiano e rendere piú frequenti le visite e potenziare la loro igiene orale. Può aiutare ad affrontare la paura, andare dal dentista accompagnati da un familiare o un amico che aiuti a rilassarsi e sentirsi in un ambiente piú familiare.

Alla base della fobia del dentista è la suggestione: se una persona pensa che qualcosa gli fará male, basterà perfino sfiorare un dente, per percepire un dolore. Per questo è necessario fidarsi del dentista, che è un professionista con una grande esperienza. Informandosi per tempo su quali sono gli specialisti che possono occuparsi del vostro caso, basterà scegliere quello che vi dà piú fiducia. Parlando al dentista delle vostre paure senza vergogna, sarete più agevolati ad affrontarle e a vincerle.

Ritardare le visite dallo specialista per paura non risolve il problema, lo peggiora. E’ meglio trattare i problemi in tempo appena si individuano, visto che con il passare del tempo possono diventare piú dolorosi. Tutti gli specialisti sono concordi nel raccomandare di andare a fare una visita preventiva dal dentista ogni 6 mesi. Anche usare semplici tecniche di rilassamento può essere di grande aiuto. Respirare a fondo, pensare a cose positive o visualizzare un’immagine fissa, aiuta a rilassarsi e ad affrontare il dentista con serenità.


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14 SMETTERE DI FUMARE, OGGI E’ PIU’ FACILE

Antonino Spano

Anche a Castellammare, il nuovo metodo di micromassaggio auricolare Ogni fumatore, soprattutto se di lun-

vo di effetti collaterali, prevede un’unica seduta di

ga data, si trova prima o poi di fronte

circa 20 minuti. La disintossicazione dell’organismo

al desiderio di abbandonare le siga-

avviene in tempi rapidissimi ed è coadiuvata dall’as-

rette. I danni del fumo sono ampia-

sunzione di prodotti naturali quali: Valeriana, Taras-

mente risaputi, sono infatti ben note

saco e Genziana. Quello che può sembrare una sorta

le numerose complicanze inerenti

di miracolo è in realtà una metodologia dalle fon-

alla salute e, in molti casi, la gravità

damenta ben solide, ampiamente sperimentata per

dell’esborso economico collega-

quindici anni. Il risultato ha un valore inestimabile se

to a questo “vizio”. Nei prossimi

si considera che, smettendo di fumare da soli, occor-

numeri ci dedicheremo all’appro-

rerebbero circa 10 anni per disintossicarsi completa-

fondimento di queste tematiche, sempre importan-

mente in maniera naturale e spontanea.

tissime. In questo articolo ci preme invece segnalare che è finalmente disponibile, a Castellammare, presso il Centro Medico “Io Salute”, una tecnologia che con straordinaria efficacia induce finalmente a smettere di fumare e a depurare l’organismo dall’intossicazione da sigarette. Questo sistema antifumo si avvale di una sofisticata apparecchiatura elettronica brevettata come “Elektromeridian Kobra”, che attraverso un puntale di forma sferica è in grado di tradurre impulsi elettrici a bassa frequenza in opportune stimolazioni di determinati punti dei padiglioni auricolari, raggiungendo di riflesso i segmenti corporei collegati e generando una rapida risposta biochimica con conseguente effetto disintossicante dalla nicotina accumulata nell’organismo, disgregandola ed eliminandola gradualmente attraverso i processi naturali. Il micromassaggio genera inoltre la produzione di “endorfine” che, per la loro azione analgesico-sedativa simile alla morfina, contrastano naturalmente e senza effetti collaterali lo spettro della nefasta dipendenza da fumo. Il trattamento, indolore e pri-

Per informazioni e prenotazioni, rivolgersi al numero 0818721398.


15 ANZIANI E DISABILI: FASCE DEBOLI SEMPRE A RISCHIO

Giovanna Criscuolo

A Scafati Terzo Settore in prima linea per l’assistenza Sensibilizzare le coscienze a favore dei più bisognosi: i disabili e gli anziani, soprattutto. Quest’ultimi, come dei bambini, sono spesso soggetti a solitudine non manifestata, sono un libro da leggere, un racconto da ascoltare. Accade però sovente che queste persone diventino una sorta di problema e paradossalmente un peso per i propri cari. I motivi sono disparati, spesso hanno a che fare con impegni lavorativi. Recenti studi hanno stabilito che la solitudine può accorciare la vita soprattutto degli over 60, aumentando il rischio di morte di quasi il 10 per cento. L’obiettivo dunque è fare in modo che questa categoria non resti sola. Spesso, però, si rischia di cadere in errore, perché sostenendo che l’anziano abbia esigenza soltanto di sostegno “tecnico” si tende a sottovalutare l’aspetto umano. Da qualche anno ad oggi accade che una sempre più numerosa presenza di donne straniere finisca per accudire e assistere a 360 gradi gli anziani. Ma parlare soprattutto di assistenza è una forzatura, visto che in molti casi gli anziani necessitano di assistenza mirata e soprattutto specializzata. Nascono così sul territorio importanti e nuove esperienze, vissute in particolare da giovani animatrici del settore sociale e del mondo delle onlus, che provano a creare una rete di solidarietà e di attività di supporto e sostegno. Persone e operatori specializzati, dotati in primis di umanità e sensibilità, cooperano per costruire un’azione di aiuto a coloro che ne sentono la necessità o meglio ancora sono in uno stato di necessità. Il Terzo Settore è ormai la nuova vera frontiera dell’assistenza, soprattutto domiciliare, agli anziani ed ai diversamente abili. A Scafati per questo è nato in queste settimane un nuovo progetto volto a mettere in rete operatori e pazienti.

La struttura coordinata dalla dottoressa Carla Criscuolo è alla ricerca di personale specializzato, con qualifiche Osa e Oss. Chiunque sia interessato può chiamare il numero 334/1775034.


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18 VIOLENZA E ABUSI: LA PAROLA AGLI ESPERTI

Francesca Mari

Convegno per la “Settimana del benessere psicologico” L’Ordine degli psicologi ha organizzato quest’anno, dal 15 al 25 novembre, la quarta edizione della Settimana del Benessere Psicologico. Centinaia di conferenze e incontri si sono svolti in tutti i comuni della Campania grazie alla collaborazione dell’Anci Campania, la Federazione delle autonomie locali, e di tutti i sindaci che hanno aderito all’iniziativa. Uno degli aspetti più apprezzati dai cittadini sono state le consulenze psicologiche gratuite: fino a sabato 23 Novembre gli psicologi hanno aperto a tutti i propri studi professionali per delle visite gratuite. Inoltre, una serie di conferenze ad argomento psicologico, si sono tenute a Napoli, nei comuni limitrofi e sulle isole, e in tutte le altre province della Campania.

Città Amiche del Benessere Psicologico in Campania ha previsto uno sforzo straordinario da parte di centinaia di psicologi e dall’intero staff organizzativo dell’Ordine professionale, che quest’anno possono festeggiare un grande successo. Nella scorsa edizione, infatti, gli psicologi ottennero 22.000 firme dai cittadini per proporre la legge per lo ‘Psicologo del Territorio’. Quest’anno la Regione ha approvato la legge, e l’Ordine può godersi questo straordinario successo. Tanti i temi all’ordine del giorno in questa edizione 2013.

Non poteva mancare la discussione sulla Terra dei fuochi poiché «Non è pensabile immaginare il benessere psicologico in un ambiente avvelenato» come ha detto chiaramente il Presidente dell’Ordine degli Psicologi Raffaele Felaco. La lotta al biocidio quindi è il primo passo verso la riacquisizione della propria serenità e di relazioni più sane. Altro tema caldo è

stato quello del femminicidio, uno degli argomenti che ha più scottato l’Italia negli ultimi mesi. La violenza sulle donne al centro di molte delle conferenze organizzate durante la settimana, con relazioni e testimonianze sulle violenze intrafamiliari e le azioni di prevenzione e tutela. Si è discusso pure di corretta alimentazione: la salute inizia a tavola, e i problemi legati a obesità e anoressia sono spesso sottovalutati. Per questo nel corso della Settimana ci si è posti soprattutto l’obiettivo di educare i giovani: i tanti incontri con studenti e adolescenti sono il segnale che il benessere psicologico va cercato sin dall’infanzia. E, a proposito di infanzia, da evidenziare il convegno tenutosi a Torre del Greco, nella sala conferenze di Palazzo Baronale, il 20 novembre. «Le ricerche scientifiche provano che esperienze traumatiche croniche e modalità maltrattanti continuate producono, nei primi anni di vita del bambino, la sofferenza e la morte di neuroni attinenti alle aree dell’intelligenza, ma anche del sistema parasimpatico, ormonale, immunitario»: questa è una parte dell’intervento intitolato “Minori, forme di abuso e danni evolutivi” fatto dalla psicologa Claudia Mennella durante il convegno dal titolo“’V’ per Violenza”, inserito all’interno dell’appuntamento della “Settimana del Benessere Psicologico”. Nella stessa giornata che è stata eletta “Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia”, la dottoressa Mennella ha continuato la sua relazione dicendo che, al


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contrario, «i bambini la cui integrità non è stata attentata, che hanno trovato presso i genitori la protezione, il rispetto e la sincerità di cui hanno bisogno, saranno adolescenti e adulti intelligenti, sensibili, comprensivi ed aperti; non sentiranno la necessità di far male ad altri, né a se stessi, ed ancor meno di suicidarsi. Essi saranno naturalmente portati a rispettare e proteggere i più deboli e, di conseguenza, i loro figli, perché – ha concluso Claudia Mennella - essi stessi hanno sperimentato il rispetto e la tutela». Dopo che il sindaco, Gennaro Malinconico, e l’assessore alle Politiche sociali, Claudia Sacco, hanno fatto gli onori di casa, la conferenza è stata aperta dalla psicologa Iolanda Fimiani, che nel suo intervento, intitolato: “Sotto la voce violenza” (titolo, come ella stessa ha poi spiegato, nato da un gioco col dizionario: “ho cercato sotto la lettera ‘V’ e ci ho trovato la parola ‘Violenza’, ma anche molte altre che con accezione positiva o negativa si ricollegano al tema delle violenze”), ha parlato dell’esistenza della violenza in chiave evoluzionistica, come comportamento guidato da una spinta aggressiva presente nella specie umana per eredità filogenetica. L’aggressività – ha poi chiosato la dottoressa Fimiani - non è di per sé negativa o positiva, ma può essere utilizzata per mettere in campo comportamenti aggressivi con finalità assertiva cioè per difendersi o far valere le proprie ragioni”. Dopo, è stata la volta della psicologa Fortunata Galliano parlare di: “Mai per amore…nasce la violenza”, ovvero ha affrontato il tema della violenza di coppia dove generalmente la vittima è la donna. Quello della violenza di coppia “è un fenomeno

che trova le sue radici nelle esperienze dell’infanzia”. «E’ importante che le donne imparino ad individuare i segnali della violenza per trovare in se stesse il coraggio di liberarsi da uno stato di abuso – ha spiegato la dottoressa Galliano -. La sofferenza più grande sta nel rimanere immobili, come paralizzate, senza capire come mai si è portate a voler rimanere in una situazione che non può essere tollerata. Sul territorio nazionale – ha poi concluso la psicoterapeuta in formazione, Fortunata Galliano - esiste una rete di centri antiviolenza in grado di offrire assistenza sotto il profilo psicologico, legale, abitativo alla donna vittima di violenza per aiutarla ad uscire dal rapporto e ricostruire la propria vita». Al termine c’è stato il saluto della dottoressa Monica Terrizzi, in rappresentanza dell’Ordine regionale degli psicologi.


È dal 1981 che la nostra azienda opera nel settore dei trasporti su tutto il territorio nazionale. Dal 1985, ottenute tutte le autorizzazioni (Quality System Certificate) ci occupiamo del riciclaggio e dello smaltimento dei rifiuti civili, artigianali, industriali ed ospedalieri e di selezione multimateriale (raccolta differenziata). La nostra è una moderna attività che contribuisce alla salvaguardia dell’equilibrio ambientale, tutelando la salute di tutti, e garantendo quella delle generazioni future.

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21 Leo Valle

RICICLO DOMESTICO: ECCO IL TRITARIFIUTI Un dissipatore permette di smaltire e avere più igiene In Italia è ancora poco utilizzato, ma nelle Nazioni del nord Europa è da tempo un elettrodomestico molto comune per riciclare, smaltire e avere più igiene in casa. si tratta del “Tritarifiuti” (in inglese “InSinkErator”, ovvero incrocio di parole “incinerator”, incenerire, e “sink”, lavandino). Il progetto originario risale addirittura al 1927, quando un architetto del Wisconsin, John Hammes, lavorò all’idea di sminuzzare i rifiuti organici in modo da eliminarli con l’acqua di scarico del lavandino. L’uso del dissipatore permette di mantenere l’igiene in cucina e di avere una maggiore facilità di smaltimento del rifiuto, eliminando all’origine una parte della differenziazione. Triturare il rifiuto organico ed eliminarlo grazie all’utilizzo di un dissipatore non solo è una pratica permessa dalla legislazione italiana, ma riduce la massa di rifiuto nelle nostre discariche già sovraccaricate, evitando la formazione di gas metano e la sua dispersione nell’atmosfera, altamente dannosa per l’ambiente. In alcuni Paesi, la biomassa prodotta con i dissipatori viene usata per concimare il terreno oppure per produrre energia, utilizzata poi per il funzionamento delle città. Casi emblematici sono quello svedese e quello keniota. A Surahammar, il comune ha dotato i cittadini di dissipatori alimentari ottenendo grandi risultati in termini di riduzione di rifiuto inviato in discarica. Nel corso di dieci anni 3.500 di 7.000 abitazioni sono state fornite di questo prodotto, con il risultato di ridurre il rifiuto in discarica dalle 3.600 tonnellate/anno nel 1996 alle 1.400 del 2007. Con la biomassa ottenuta dal cibo spezzettato, è possibile inoltre produrre nuova energia utilizzando quel metano che altrimenti andrebbe disperso nell’aria.

Ne sa qualcosa Culhane che, a Nairobi, utilizza un dissipatore per assemblare più famiglie in una sola unità e fornire loro energia elettrica. Con i 400 dollari spesi per l’acquisto di un dissipatore, più famiglie possono godere dell’elettricità necessaria. In Inghilterra, Amdea (Association of Manufacturers of Domestic Electrical Appliance) ha calcolato il risparmio energetico che si avrebbe con una maggiore penetrazione di dissipatori nel mercato nazionale. Il calcolo dimostra che con il 10% di dissipatori si potrebbe creare energia sufficiente per tutta la città di Exeter. In Italia, il progetto di ricerca applicata conclusosi nel 2012, promosso sotto la supervisione scientifica dell’Università di Verona e del Politecnico di Torino ha portato risultati interessanti. È emerso che l’utilizzo di questo elettrodomestico abbatte i costi di raccolta (porta a porta) e di trasporto. Potenzialmente se tutte le 22 milioni di famiglie italiane fossero dotate di questo sistema, si verificherebbe un decremento di costi pari a ben oltre mezzo miliardo di euro all’anno.


22 L’INCONTRO-SCONTRO CON IL COACH

Giovanni Favoloro

Psicologo clinico, di comunità e dello sport

Le difficili dinamiche tra giovani atleti e allenatori

Una delle funzioni svolte dai genitori nei confronti dei ragazzi è quella di trasmettere un modo di affrontare la vita, di relazionarsi agli altri e di perseguire i propri obiettivi; nel mondo dello sport giovanile, il coach ( cioè l’allenatore o il “mister”) riveste in campo una funzione molto simile. Abbiamo visto in precedenza come questa figura sia spesso poco considerata dai genitori, che vedono da essa “usurpata” la propria autorità sui figli. Ma i genitori dei ragazzi non sono l’unica “gatta da pelare” per l’allenatore: proprio come accade per i grandi club di calcio, ogni decisione dell’ allenatore è sottoposta infatti al parere della propria società sportiva, ed ha conseguenze determinanti per l’andamento della squadra. Non tutti sono “tagliati” per fare l’allenatore: non è sufficiente conoscere bene uno sport per insegnare ai ragazzi a praticarlo; bisogna insegnare ad amarlo. Per riuscire in questo intento il coach si prodiga nel creare fra i ragazzi un ambiente ordinato e disciplinato, suddividendo in maniera oculata i compiti. L’allenatore agisce sempre guidato da un obiettivo (ad esempio vincere un torneo) ed in base a questo programma le attività da far svolgere ai ragazzi con largo anticipo. Un coach non è però solo il paladino dell’ordine e della disciplina: è molto importante che sia anche capace di motivare i ragazzi nel praticare lo sport e di essere di supporto nei momenti “no”. Perché l’allenatore riesca nel suo delicatissimo compito, deve possedere un requisito fondamentale: la

leadership. Con questo termine si definisce la capacità di “guidare” le persone alimentando in loro un consenso volontario e motivato da obiettivi comuni. Chiaramente, ogni allenatore avrà uno “stile” molto personale nell’esercitare la leadership e, quindi, per farsi seguire dalla squadra. Avremo quindi un leader “democratico”, che si porrà sullo stesso piano dei suoi atleti di fronte ad una decisione; un leader “delegativo” tenderà a scaricare gran parte delle responsabilità sui propri sottoposti; un leader “confidenziale”, invece, si affiderà molto all’individualità degli atleti. Talvolta alcuni allenatori -anche estremamente competenti- hanno un modo di relazionarsi non apprezzato dagli atleti: è il caso dei leader troppo “dittatoriali” che, seppure ascoltino i propri giocatori, hanno sempre e comunque l’ultima parola; o dei i leader “autocratici” i quali, invece, arrivano ad ogni decisione completamente da soli. Per prevenire incomprensioni e malcontento, che a lungo andare possono dare luogo a “drop out” (cioè abbandono sportivo), si rende spesso necessaria la figura dello Psicologo dello Sport. Questa figura entra “in punta di piedi” nel sistema composto dall’ allenatore, la società sportiva e la squadra. Come abbiamo visto, in ambito giovanile questo compito è reso ulteriormente complesso dalla presenza di un elemento aggiuntivo: i genitori degli atleti. Nel contesto di squadra lo psicologo si occuperà di mediare le comunicazioni atleta / atleta, allenatore / atleti e allenatore / genitori dei ragazzi; fornirà inoltre supporto e motivazione nel caso siano carenti nell’allenatore.


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24 SI POSSONO PRENDERE PSICOFARMACI IN GRAVIDANZA?

Francesca Mari

Il parere di uno specialista: consigli per le mamme Il gentil sesso, si sa, è più predisposto alla depressione rispetto agli uomini e il numero di donne che fa uso di psicofarmaci (antidepressivi, ansiolitici e stabilizzatori dell’umore), secondo una ricerca statunitense è il doppio rispetto ai maschi. I dati evidenziano una particolare propensione nelle donne oltre i 45 anni, in questo caso l’11% della popolazione femminile tra i 45 e i 65 anni fa uso di farmaci ansiolitici. Il problema si pone quando una donna decide di avere un bambino e se l’uso degli psicofarmaci è consentito durante la gravidanza e l’allattamento. L’abbiamo chiesto al ginecologo Luigi Ascione, medico presso il Policlinico di Napoli. Cosa ne pensa dell’uso di psicofarmaci durante il periodo della gestazione e della gravidanza? «Molte donne restano incinte mentre fanno uso di antidepressivi. Gli antidepressivi di ultima generazione, per fortuna, comportano pochi rischi per la gestante ed il nascituro. Studi in materia hanno dimostrato che il rischio di malformazioni non è più elevato di quello del resto della popolazione. Non ci sarebbero nemmeno conseguenze sul peso alla nascita, sul rischio di prematurità o problemi respiratori. Pertanto, l’uso degli antidepressivi in gravidanza non sempre è sconsigliato, soprattutto se questi farmaci servono per il benessere psichico della paziente. In

conclusione sono favorevole all’uso di psicofarmaci in gravidanza, qualora questi rappresentino l’ultima e unica possibilità di cura. È fondamentale che una mamma sia serena per lo sviluppo del nascituro e bisogna anche tener conto dei rischi conseguenti al non trattamento di un grave disturbo psichico». L’uso di psicofarmaci in gravidanza potrebbe causare danni al feto? «I rischi per il normale sviluppo del feto sono minimi, come hanno dimostrato degli studi su molecole di antidepressivi. Potrebbero, però, esserci rischi per il neonato al momento della nascita. Infatti, alcuni bambini possono presentare alla nascita sintomi più o meno gravi di insufficienza respiratoria, ipoglicemia, convulsioni, disturbi del sonno, iperattività. Si tratta, comunque, di sintomi secondari ad una sindrome da disintossicazione legata alla fine dell’esposizione ai medicinali attraverso la placenta e che, quindi, dovrebbero scomparire nelle settimane successive alla nascita. Per scongiurare tali rischi sarebbe necessario sospendere la terapia alcune settimane prima del parto». Se una donna decide di avere un figlio come è consigliabile si comporti rispetto alla cura di psicofarmaci? «Se una donna è in cura con psicofarmaci e decide di avere una gravidanza è consigliabile che sospenda l’uso di tali farmaci non appena viene a sapere di essere incinta o quando inizia a programmare una gravidanza, valutando prima con attenzione il rapporto rischio/beneficio di una interruzione della cura». E la sua opinione per quanto concerne l’uso di farmaci durante l’allattamento? «Per quanto riguarda l’allattamento gli antidepressivi sono sconsigliati. Nei primi mesi di vita, infatti, ci sono difficoltà nel neonato a metabolizzare qualsiasi farmaco. Se, però, l’uso di psicofarmaci è indispensabile, è opportuno ricorrere a quei farmaci che presentano minore passaggio nel latte materno».


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26 OMEGA 3, UN TOCCASANA PER IL BENESSERE

Antonino Spano

Le ricerche ne confermano l’importanza, anche contro la depressione

Gli omega 3 sono degli acidi grassi essenziali importante per la salute del nostro corpo: sono naturalmente presenti in tantissimi alimenti, il più famoso dei quali è sicuramente il pesce azzurro. Insieme agli omega 6, gli omega 3 rappresentano un apporto nutriente davvero molto importante per poter prevenire molti disturbi e per permettere al nostro organismo di rimanere in forma. Gli acidi grassi essenziali omega 3 sono noti per le proprietà benefiche, prima fra tutte la capacità di regolarizzare i livelli di colesterolo e trigliceridi. Sono regolatori del metabolismo, hanno proprietà antinfiammatorie, proteggono cuore e cervello, difendendoci da problemi di memoria e Alzheimer, e come dimostrano gli ultimi studi, anche dalla depressione. Le ricerche sulla relazione tra alimentazione e sindrome depressiva sembrano non arrestarsi, come testimonia il nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature, che individua nell’assunzione di grassi omega 3 la possibilità di risolvere problemi di umore, ansia e vere e proprie sindromi depressive. La ricerca, condotta dagli esperti Sophie Layè ed Olivier Manzoni, dell’Istituto di neurobiologia dell’Inserm di Marsiglia, ha scoperto che una dieta povera di tali grassi benefici per il nostro organismo, perchè in grado di proteggere il cuore, rallentare il processo di invecchiamento e risolvere problemi di obesità, porti ad un sensibile incremento degli stati ansiogeni e depressivi.

Gli omega 3 sono naturalmente presenti in tanti pesci, come il pesce azzurro, le sardine, il salmone, lo sgombro, il pesce spada, le acciughe, la trota, oltre che nei crostacei e nell’olio di pesce, ma anche nelle noci e nei cereali in generale, ad esempio, in olii vegetali come ad esempio l’olio di lino, l’olio di ribes nero, l’olio di sacha inchi, l’olio di colza, nei vegetali a foglia verde, nelle alghe e nell’olio algale e anche in alcune leguminose come la soia. Chi non prevede questi alimenti nella propria dieta quotidiana, deve assolutamente integrare la propria alimentazione con i tanti integratori che contengono omega 3.


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28 COME DIFENDERSI DAL FREDDO, ECCO IL DECALOGO

Antonino Spano

Il vademecum stilato dal Ministero della Salute per affrontare l’inverno Le ondate di freddo intenso, possono provocare problemi alla salute. Oltre che l’incremento di sindromi influenzali, le basse temperature possono causare, infatti, anche una recrudescenza della sintomatologia di malattie croniche, specialmente dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e muscolo scheletrico. Nelle condizioni più estreme, si possono verificare anche casi di ipotermia ed assideramento. Per prevenire i problemi alla salute, il ministero della Salute ha messo a punto una guida (introdotta da un decalogo) per prevenire e combattere gli effetti delle basse temperature sulla salute. Una serie di regole semplici ma essenziali per affrontare nel migliore dei modi l’inverno e le temperature rigide di questi giorni. Ecco le 10 regole principali su cosa si deve e non si deve fare: 1. Regolate la temperatura degli ambienti interni verificando che la stessa sia conforme agli standard consigliati e curate l’umidificazione degli ambienti di casa riempiendo le apposite vaschette dei radiatori: una casa troppo fredda e un’aria troppo secca possono costituire un’insidia per la salute. Può essere opportuno provvedere all’isolamento di porte e finestre, riducendo gli spifferi con appositi nastri o altro materiale isolante. 2. Abbiate cura di aerare correttamente i locali: l’intossicazione da monossido di carbonio è assai frequente e può avere conseguenze mortali. 3. Se usate stufe elettriche o altre fonti di calore (come la borsa di acqua calda) evitate il contatto ravvicinato con le mani o altre parti del corpo. 4. Prestate particolare attenzione ai bambini molto piccoli e alle persone anziane non autosufficienti, controllando anche la loro temperatura corporea. 5. Mantenete contatti frequenti con anziani che vivono soli (familiari, amici o vicini di casa) e verificate che dispongano di sufficienti riserve di cibo e medicinali. Segnalate ai servizi sociali la presenza di senzatetto, in condizioni di difficoltà. 6. Assumete pasti e bevande calde (almeno 1 litro e ½ di liquidi), evitate gli alcolici perché non aiutano contro il freddo, al contrario, favoriscono la dispersione del calore prodotto dal corpo. 7. Uscite nelle ore meno fredde della giornata: evitate, se possibile, la mattina presto e la sera soprattutto se si soffre di malattie cardiovascolari o respiratorie. 8. Indossate vestiti idonei: sciarpa, guanti, cappello, ed un caldo soprabito, sono ottimi ausili contro il freddo. 9. Proteggetevi dagli sbalzi di temperatura quando passate da un ambiente caldo ad uno freddo e viceversa. 10. Se viaggiate in automobile non dimenticate di portare con voi coperte e bevande calde.


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Alfonso Longobardi DIRETTORE RESPONSABILE

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Paolo Trapani REDAZIONE

Francesca Mari, Nello De Martino, Antonino Spano HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO

Gennaro Aveta, Giovanna Criscuolo, Mario Maresca, Gaetano Santarpia, Catello Coppola, Giovanni Favoloro REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE

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Litografica Emmegi TIRATURA 5.000 COPIE AUTORIZZAZIONE: Tribunale di Torre Annunziata, aut. n°5 del 10/06/2011

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