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GUSCIO

Rifugio a basso costo per senzatetto

Tesi di Laurea di Francesco Toselli matr. 264836 a.a. 2009 - 2010


INDICE 1 chi sono i senza fissa dimora

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2 le dimensioni del fenomeno

10-19

3 il rapporto tra homeless e servizi

20-25

4 spunti progettuali e contaminazioni

26-33

5 sviluppo del progetto

34-51

7 bibliografia e sitografia

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E’ POSSIBILE NOTARE COME LA NUMEROSITÀ DELLE PAROLE ESISTENTI PER RIFERIRSI ALLE PERSONE CHE VIVONO SULLA STRADA NASCA DALLA DIFFICOLTÀ DI INDIVIDUARE DELLE CARATTERISTICHE DI OMOGENEITÀ ALL’INTERNO DI UNA POPOLAZIONE CHE PRESENTA TIPOLOGIE DI SITUAZIONI DI SVANTAGGIO AMPIE E DIVERSIFICATE.

CHI SONO I SENZA FISSA DIMORA.

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CHI SONO I SENZA FISSA DIMORA

La quantità di articoli pubblicati in tema di persone senza fissa dimora è copiosa, sia sulle riviste popolari che su quelle professionali; inoltre molti autori hanno dedicato intere monografie a questo argomento. Sono stati numerosi i tentativi di

giungere ad una definizione univoca che identifichi chiaramente le persone senza fissa dimora. I termini homeless, houseless, clochard e barbone sono alcune espressioni maggiormente utilizzate.

È POSSIBILE NOTARE COME LA NUMEROSITÀ DELLE PAROLE ESISTENTI PER RIFERIRSI ALLE PERSONE CHE VIVONO SULLA STRADA NASCA DALLA DIFFICOLTÀ DI INDIVIDUARE DELLE CARATTERISTICHE DI OMOGENEITÀ ALL’INTERNO DI UNA POPOLAZIONE CHE PRESENTA TIPOLOGIE DI SITUAZIONI E DI SVANTAGGIO AMPIE E DIVERSIFICATE.

È ormai pratica diffusa quella di considerare senza fissa dimora anche coloro che si trovano in una condizione abitativa precaria, che risiedono contemporaneamente presso amici o parenti o in dormitori pubblici e , quindi, non solo coloro che dormono in strada. Chamberlain e Mackenzie (1992) hanno fornito una definizione esaustiva di senza dimora, basandosi sia su criteri di tipo culturale, sia sugli standard alloggiativi. Questa definizione implica tre livelli di mancanza di dimora: -primaria: riguarda le persone che vivono in strada, dormono sulle panchine, in autoveicoli, o nelle stazioni ferroviarie; -secondaria: riguarda le persone che si spostano frequentemente da una situazione alloggiativa provvi-

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soria ad un altra.vengono inclusi in questo gruppo coloro che utilizzano dormitori pubblici(centri notturni) e le persone che risiedono temporaneamente con altre famiglie o che vengono ospitati presso un abitazione occasionalmente; - terziaria: persone che vengono ospitate presso un abitazione di altri a medio e lungo termine. Infine, il fenomeno dell’immigrazione contribuisce ad aumentare il numero di persone senza tetto per periodi di tempo medio-lunghi, favorendo una maggiore eterogeneità della popolazione senza fissa dimora.


“Una situazione drammatica, quella dei senza tetto, un esercito di 60 mila persone secondo i dati dell’Osservatorio di Milano, che passano la notte all’aperto con cartoni o coperte, nelle stazioni ferroviarie, sotto i porticati e sui marciapiedi nei centri storici, nelle aree dismesse, in baracche di fortuna. Il 60 per cento di questi senza casa sono stranieri, arrivati in Italia senza permesso di soggiorno, la maggior parte negli ultimi mesi. Sono slavi, albanesi, rumeni, ucraini, tunisini, marocchini, senegalesi. Si concentrano nelle grandi città: a Roma, secondo la recente ricerca dell’Osservatorio di Milano, ce ne sono almeno 4.000, a Milano, 3.000. Tutta gente che non sa dove passare la notte. “Siamo in grave ritardo rispetto agli altri paesi europei sul piano dei posti letto per la prima accoglienza che offrono i grandi comuni”, dice Massimo Todisco, direttore dell’Osservatorio di Milano. “Roma - precisa - ne ha a disposizione solo 800, Bologna 600 e Milano addirittura solo 120. Così dobbiamo assistere a questi desolanti spettacoli di migliaia e migliaia di persone, tante quanta la popolazione di un medio capolugo di provincia, che dormono all’aperto e rischiano ogni notte la vita”. repubblica.it

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Ho preso parte ad un interessante incontro su questo tema tenuto da Pablo Trincia, giornalista delle Iene. Durante l’incontro è stato proiettato il filmato “Infiltrato tra Profughi Afghani”, reportage che racconta la tragedia dei giovani profughi afghani, i quali, una volta giunti in Italia, si ritrovano a vivere in mezzo alla strada, tra stenti e miseria e nell’indifferenza totale da parte delle istituzioni, che impiegano mesi per riconoscere loro lo status di rifugiato. Il video, che insieme ad altri due servizi della iena Luigi Pelazza costituisce una trilogia che ripercorre il lungo e doloroso viaggio che i profughi afghani devo affrontare per raggiungere l’Europa e si è aggiudicato il premio tele-

visivo Ilaria Alpi 2010 - categoria reportage breve, è stato girato con una telecamera nascosta presso la stazione Ostiense di Roma, dove una comunità di profughi tenta di sopravvivere tra mille difficoltà e trova un minimo di riparo durante la notte. Molte le curiosità del pubblico presente in sala, a cui il giornalista delle Iene ha risposto con disponibilità, ribadendo ancora una volta che tenere alta l’attenzione su questi problemi, portando alla luce anche situazioni tragiche e poco conosciute come quella dei profughi della stazione Ostiense, è lo scopo principale che spinge lui e altri colleghi a proseguire su questa difficile strada.

“IMMIGRATI O RIFUGIATI, POCO IMPORTA. OGGI IN ITALIA È PIÙ SEMPLICE PARLARE DI CLANDESTINI E RIMANDARLI TUTTI INDIETRO.” LAURA BOLDRINI, TUTTI INDIETRO

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Alcuni fotogrammi del video “ infiltrato fra i profughi Afgani.

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È DAVVERO DIFFICILE RIUSCIRE A FORNIRE UNA STIMA AFFIDABILE DELLA DIMENSIONE DEL FENOMENO DEI SENZA FISSA DIMORA. COME SOTTOLINEATO DA EDGAR E MEERT, “ DIVERSE DEFINIZIONI SONO POSSIBILI PER DIFFERENTI SCOPI POLITICI”.

LE DIMENSIONI DEL FENOMENO.

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LE DIMENSIONI DEL FENOMENO

La condizione di chi vive non avendo una dimora stabile è da considerarsi come una delle forme più gravi di povertà estrema e di esclusione sociale. In quanto tale, essa è una delle questioni che più preoccupano coloro che si occupano del bene collettivo. Proprio a Questo si deve

la costante attenzione che le istituzioni riversano su tale popolazione, attenzione che purtroppo non riesce a tradursi in azioni efficaci. Quello delle persone senza fissa dimora è un fenomeno incalzante in costante aumento.

Quanto più un paese si svilppa e quanto più è preponderante l’industrializzazione al suo interno, tanto più la popolazione che vive in condizioni disagiate tende ad aumentare. Un simile andamento, sebbene ad una prima impressione possa sembrare paradossale, in realtà risulta assolutamente logico: nel momento in cui un paese si sviluppa da un punto di vista tecnologico e, conseguentemente, economico, rapide sono le ripercussioni sui sui cittadini. Colori che sono i fautori di tale crescita o che in essa sono direttamente coinvolti ne beneficiano; altri, invece, possono risentirne quando non riescono a far fronte ai veloci cambiamenti che la società subisce. Negli ultimi vent’anni le istituzioni pubbliche , i media, gli studiosi e i

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politici hanno cominciato a interessarsi seriamente alla tematicha delle persone senza fissa dimora, considerandola un problema sociale diffuso e incalzante. I ricercatori hanno rivolto negli ultimi due decenni una maggiore attenzione all’analisi della condizione dei senza fissa dimora e hanno realizzato un gran numero di valutazioni empiriche. Queste si sono concentrate perlopiù sul cercare di descrivere i soggetti rientranti all’interno di tale popolazione, ma poco è stato fatto per riuscire a comprendere quale sia l’estensione del fenomeno.


Più che di una mancanza da parte dei ricercatori questo può essere ricondotto a una oggettiva difficoltà nel definire i limiti di un target così eterogeneo, diversificato e sfuggente. I senza fissa dimora non hanno casa e conseguentemente non hanno nemmeno una residenza che consenta loro di essere registrati anagraficamente. Non hanno un luogo reciso dove andare o dove stare, per cui è difficoltoso rintracciarli. Questo insieme di ostacoli fa si che spesso i ricercatori conducano le loro indagini limitandosi a considerare gli ospiti di asili notturni,

dormitori pubblici, mense popolari o altri servizi destinati all’utenza senza fissa dimora: gli studiosi limitano cioè il loro campo d’indagine a quella parte di questo mondo sommerso che per un certo periodo di tempo riemerge, chiede aiuto ai servizi pubblici, rendendo quindi pubblica la propria condizione. Per quanto concerne agli Stati Uniti d’America, Link e colleghi( 1995) hanno messo in luce come l’eventualità di sperimentare una simile condizione di vita non sia così rara fra gli americani:

il 14 % della popolazione si è trovata, per un qualche periodo di temo a vivere in strada. L’eterogeneità delle persone senza fissa dimora fa si che all’interno della categoria in cui sono racchiuse ci sia una grande variabilità: per esempio, esse abusano di disparate tipologie di sostanze, con diversi gradi di dipendenza; possono essere

singoli individui, intere famiglie( soprattutto donne giovani con figli piccoli) o adolescenti scappati o cacciati da casa; sono uomini e donne( approssimativamente e rispettivamente 70 % e 30 % fra gli adulti ).

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CLASSIFICAZIONE DEI SENZATETTO IN BASE AL SESSO

DONNE

24.29 NON IDENTIFICATI

6.98

Alcuni sono isolati dalla famiglia, altri hanno un certo contatto con essa. Inoltre, molte persone hanno problemi e necessità multipli. Tale varietà ci informa dell’esigenza di servizi diversificati e tra loro coordinati, in grado di rispondere agli specifici bisogni del singolo. Come già detto, le persone senza fissa dimora sono persone sole, senza casa e soprattutto senza uno

%

68.73

UOMINI

spazio per se stesse all’interno della società. Avere un determinato ruolo all’interno della società implica l’esistenza di una rete di relazioni e la possibilità di accedere ad una certa classe sociale; in quanto membri di una società, gli individui possono sperare di avere parte alla sicurezza, all’assistenza, alla ricchezza, ai poteri e agli oneri offerti a tutti i membri della comunità.

“proprio l’appartenenza a una società può essere considerata il bene sociale più importante, a cui segue il diritto alla distribuzione di tutti i beni e i servizi”. Castellani e Leporini 14


La numerosità della popolazione senza fissa dimora ha la tendenza ad aumentare nel corso del tempo. Questo denota l’incremento della fascia di persone che vivono in condizione di indigenza e povertà estrema, che vanno cioè al di là della povertà tradizionale, intesa quest’ultima come carenza di mezzi di sussistenza prevalentemente di

carattere economico. La povertà estrema viene invece così denominata in quanto essa è difficilmente reversibile con interventi di tipo tradizionale e si caratterizza per una progressiva rottura dei legami sociali e per una progressiva perdita della capacità di trasformare i beni in opportunità di vita.

Vivere la condizione di senza tetto vuol dire avere la giornata scandita dagli orari dei servizi, alla ricerca del soddisfacimento di alcuni bisogni primari, quali l’ottenimento di cibo o di indumenti con cui coprirsi.

LE CAUSE CHE HANNO PORTATO AD ESSERE SENZA DIMORA 0.71 GIOCO D’AZZARDO

ALTRO

LIBERA SCELTA

VECCHIE CONVINZIONI

12.06 5.67

DISABILITA’ DIPENDENZE DA ALCOOL O DROGHE

IMMIGRAZIONE

2.84 NESSUNA RISPOSTA

6.38 4.96 12.77

13.48

%

17.02

RELAZIONI FAMILIARI

24.11 PERDITA DEL LAVORO 15


Fra tutti coloro che vivono la condizione di senza fissa dimora, si trovano naturalmente anche quelli che non arrivano ai servizi o che non vogliono arrivarci: sono queste le persone che di solito abitano le stazioni o le zone ad esse circostanti, che stanziano nei parchi o sotto i ponti. Le persone senza fissa dimora oltre che non avere una casa,

nè sovente nemmen un tetto, non hanno più nemmeno un’identità anagrafica. In gran parte dei casi essi hanno perso la garanzia di una residenza anagrafica che consenta loro l’accesso ai Servizi, per fruire anche delle più elementari risposte ai loro bisogni, quale, per esempio, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.

INSTABILITÀ ABITATIVA PERMANENTE 2.15 NESSUNA RISPOSTA

NO

43.24

%

Questi soggetti sembrano essere, in un certo senso, e istituzionalmente parlando, degli utenti INVISIBILI. In Italia le persone senza fissa dimora costituiscono un gruppo eterogeneo che include sia cittadini italiani, sia stranieri privi di permeso di soggiorno; sia uomini, sia donne. 16

54.61

SI

La condizione dei senza fissa dimora sembra essere associata a una serie di fattori di vario genere, quali povertà, mancanza o scarsità di reddito, disoccupazione o perdita del lavoro, violenza subita, impossibilità economica di accedere al mercato degli affitti per abitazioni,


rotture familiari o abbandono del partner, problemi di salute mentale o disturbi psichici, situazioni di dipendenza (da droghe, alcool, gioco d’azzardo), grave malattia di un congiunto, vecchiaia, famiglie indigenti o inesistenti alle spalle, sfratti, carcerazioni, progetti migratori difficoltosi o falliti, crack finanziari, condizioni di isolamento socile.( coordinamento nazionale comunità di accoglienza-CNCA, 2005) Non si è tuttavia in grado di specificare e distinguere le cause dagli effetti. Il mondo dei senza fissa dimora è un mondo fatto di strati diversi di disagio e di bisogni, fatto di persone che spesso necessitano solo di una casa o di una camera a un prezzo accessibile, per ripartire, reinserirsi.Un mondo, però, fatto anche di individui che hanno una storia di grande sofferenza psichica e che hanno l’esigenza di una rete di interventi stabile per non soccombere. Considerando il territorio nazionale si può fare riferimento alla rilevazione condotta dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Zancan nel 2000. Secondo i dati forniti da tale ricerca, sembra che esistano diversi modi di essere senza fissa dimora in Italia, legati alle caratteristiche e alle storie personali e alle strategie di sopravvivenza messe in atto per affrontare la vita in strada. Le persone senza fissa dimora sono prevalentemente maschi, relativa-

mente giovani , sostanzialmente in uguale misura italiani e stranieri. L’ertà media è intorno ai 40 anni. Tuttavia questo dato è determinato da una media decisamente maggiore per gli italiani(45,5 anni) e più giovane per gli stranieri (34,1). Le strade che portano a essere senza tetto sono di due tipi, nel caso degli italiani si ha un fallimento in età matura, nel caso degli stranieri è una condizione di vita strettamente connessa al percorso migratorio. Tra gli italiani circa la metà dei soggetti indagati vive per strada da meno di 3 anni. E’ rilevante il fatto che il 18% di queste persone sia senza dimora da almeno 10 anni. Fra gli stranieri, invece, il 77% vive in questa condizione da non più di 3 anni: la precarietà, in questo caso, sembra essere legata al progetto migratorio e alle difficoltà di inserimento lavorativo. Per quanto riguarda lo stato civile, la gran parte dei soggetti(78%) è sola o isolata, priva di legami affettivi; soltanto il 21% è coniugato o convivente.

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Rispetto al livello di istruzione, solo pocopiù del 40% non ha complrtato le scuole dell’obbligo, il 34% ha un diploma di scuola media inferiore, il 18% di scuola media superiore e addirittura il 4% ha un titolo di livello universitario. relativamente ai mezzi di sostentamento, il 37% ricorre all’accattonaggio, il 35% a lavori regolari o occasionali, il 10% a pensioni da lavoro, di invalidità o sociali e il 9% a sussidi pubblici o privati. Per quanto riguarda la sistemazione notturna, circa 1\3 degli intervistati, con una maggiore frequenza tra gli italiani, alloggia in strutture

di accoglienza, pubbliche o private. Circa 1\4 dei soggetti, senza differenze tra italiani e stranieri, dorme all’aperto, in strada, sotto portici, nei parchi o nei giardini. Rispetto alle sistemazioni intermedie, gli stranieri preferiscono l’occupazione di case disabitate e baracche, mentre gli italiani ricorrono alle stazioni ferroviarie, ai vagoni dei treni o alle automobili. Italiani e stranieri hanno quindi alle spalle un diverso percorso che li ha portati a vivere senza una dimora stabile:

mentre per gli italiani la vita in strada può essere ritenuta la manifestazione di un allontanamento dai modelli di vita più diffusi, la conclusione di un percorso fallimentare, per gli stranieri essa è una sorta di punto di inizio di un percorso migratorio e di inserimento lavorativo, fase quasi obbligata, che però mantiene inalterate le capacità personali fondamentali.

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DOVE DORMONO I SENZATETTO

3.36 CARAVAN 3.1 AUTO 3.62 TENDE

0.26 ROULOTTE

LUOGHI PUBBLICI 14.75

Accanto alla rilevazione quantitativa la Caritas italiana e la fondazione Zancan (2002) hanno condotto anche un indagine qualitativa, al fine di comprender quale sia il processo che porta ad essere un senza fissa dimora. Le interviste confermano che esistono numerose figure di senza dimora, diverse per storie, identità, culture e mentalità.

%

89.66

STRADA

All’interno di tale eterogeneità il solo punto condiviso concerne la comune matrice di sofferenza che accompagna la vita di queste persone. Nessuno riporta come determinante della propria condizione una libera scelta.

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3

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SE IL NEO-BARBONE NON VORRÀ RIVOLGERSI AI SERVIZI PERCHÈ NON SI RICONOSCE IN STATO DI BISOGNO TALE DA RICHIEDERE AIUTO, D’ALTRO CANTO MOLTI TRA COLORO CHE VIVONO IN STRADA DA DIVERSO TEMPO NON SI INDIRIZZERANNO AI SERVIZI, PERCHÈ HANNO RAGGIUNTO UN CERTO EQUILIBRIO, OPPURE PERCHÈ HANNO COLLLEZIONATO DIVERSE ESPERIENZE NEGATIVE NEL CONTATTO CON ESSI.

IL rapporto tra homeless e servizi.

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RAPPORTO TRA HOMELESS E SERVIZI

In ambito nazionale e internazionale, il panorama dei modelli di intervento riguardo al fenomeno dei senza dimora si presenta molto eterogeneo e anche il quadro delle politiche sociali appare molto frammentato, caratterizzato com’è da un estrema variabilità di iniziative, anche spontanee e improvvisate, sia da parte dei servizi pubblici, che del volontariato e del privato sociale. Quella che viene individuata come caratteristica comune alla maggior parte degli approcci e degli interventi è, tuttavia, l’impostazione

di tipo assistenziale: viene data risposta ai bisogni primari per la sopravvivenza(mangiare, dormire), per mezzo dell’elargizione di risorse di tipo materiale. Questa impostazione crea negli homeless l’aspettativa che il contatto con i servizi possa essere finalizzato solo alla concessione di sostagno economico, ostacolando in tal modo la spinta ad accostarsi ai servizi per cercare risposte ai loro bisogni di sostagno relazionale, di orientamento e di inserimento sociale.

Il rapporto tra servizi e persone senza fissa dimora si presenta come molto difficile e complesso, spesso caratterizzato da rifiuto e diffidenza reciproca. E’ chiaro che la scelta di una delle possibili definizioni del fenomeno ha delle conseguenze sul piano operativo: per esempio, se la condizione di senza dimora viene vista soprattutto come problema della casa si penserà a interventi tesi a colmare disagio abitativo, se si adotta una chiave di lettura di tipo relazionale e si concepisce il fenomeno principalmente come un problema di relazione sociale, si tenderà a intervenire

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più sul disagio psichico e sull’esclusione sociale. Un certo approccio, riducibile al desease model, ha rintracciato i sintomi, presenti nelle persone homeless con disagip psichico, che porterebbero al rifiuto dei servizi; tra questi vi sono i sintomi negativi della schizofrenia e quelli connessi alla paranoia, in particolare la sospettosità.


Quando a questi sintomi si uniscono effettive esperienze di contatto negativo con i servizi, il rifiuto verso questi deventa ancor più radicale; i servizi psichiatrici vengono, infatti, spesso percepiti non come aiuto, ma al contrario come qualcosa di estraneo e nemico: “ Essi non ven-

gono risconosciuti come un diritto individuale, ma al contrario come un tentativo di controllo e di omologazione da parte di una società alla quale gli homeless non sentono più di appartenere”(valtolina, 2003).

Le persone che da poco tempo hanno iniziato a sperimentare la condizione di senza fissa dimora atttribuiscono alla loro situazione un carattere di temporaneità e perciò si percepiscono come molto diversi da chi vive stabilmente in strada. Questa percezione di vita di totale diversità li porta a sperimentare sentimenti di rifiuto per gli altri homeless e per il modello di identità che rappresentano, avvertendo fortemente il rischio e timore di appartenervi. Tale rifiuto si manifesta anche nella resistenza a istaurare i primi rapporti con i servizi, in quanto la

richiesta di aiuto scaturisce da una crisi della decisionalità; la richiesta di aiuto è, dunque, motivata dal recupero della decisionalità perduta, ma il prezzo da pagare è la constatazione che lo status di senza dimora è stato acquisito. In questo senso, i processi di stigmatizzazione rappresentano un ostacolo aggiuntivo all’istaurarsi di un positivo rapporto con i servizi.

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Se, dunque, il neo-barbone non vorrà rivolgersi ai servizi perchè non si riconosce in stato di bisogno tale da richiedere aiuto, d’altro canto molti tra coloro che vivono in strada da diverso tempo non si indirizzeranno ai servizi, perchè hanno raggiunto un certo equilibrio, oppure perchè hanno colllezionato diverse esperienze negative nel contatto con essi. Sono notevoli e di vario tipo, dunque, le barriere

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che si frappongono tra i servizi e le persone senza dimora, barriere che rendono complicato il rapporto tra la strada e i servizi sociali : per questi ultimi è difficile intervenire su una realtà dinamica e complessa in cui le persone sono portatrici di subculture, caratteristiche ed esperienze biografiche molto diverse le une dalle altre.


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SPUNTI PROGETTUALI e ispirazioni.

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Urban Nomad Shelter inflatable homeless shelter Cameron McNall and Damon Seeley.

Cocoon

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shelter


parasite homeless shelter,Michael Rakowitz

shell

Box tent

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rifugio per senzatetto

Desert Seal, Andreas Vogler, Arturo Vittori

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Treetent, Dre Wapenaar


Picnic Table House, Sean Godsell

Lightweight emergency shelter, Utxiu

Casa Basica, Martin Ruiz de Azua

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sviluppo del progetto

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SVILUPPO DEL PROGETTO

Il progetto nasce dall’esigenza, per le persone senza fissa dimora, di un rifugio dove passare la notte. Alcune associazioni, come ad esempio la Croce Rossa Italiana, forniscono aiuti ai senzatetto con la distribuzione di coperte e pasti caldi; sono comunque all’ordine del giorno casi di cronaca, che testimoniano la sofferenza e il disagio di queste persone, che in alcuni casi porta addirittura alla morte. Risulta così necessario ripensare ad un rifugio a basso costo e che consenta un riparo dagli agenti atmosferici. Effettuando ricerche su questo tema sono stati individuati divesi progetti realizzati. Nel 2008 il sito designboom ha indetto un concorso proprio riguardante un riparo per i senzatetto, il titolo del concorso era “shelter in a cart”. Altri progetti molto interessanti sono alcuni di quelli esposti alla mostra del MOMA intitolata Safe - Design Takes On Risk , questi presentano numerosi e differenti approcci al tema del rifugio come ad esempio l’utilizzo dell’aria delle ventole degli impianti di condizionamento per creare delle tende pneomatiche.

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Analizzando il tema si è cercato di focalizzare l’attenzione su alcuni punti , la facilità di montaggio, il costo ridotto, la resistenza alle intemperie e la facilità di trasporto. Tra i diversi materiali analizzati il più adatto allo scopo è risultato essere un film di poliestere metallizzato, che funge da coperta isotermica. Le proprietà di riflessione di questo materiale permettono di proteggere il corpo dai raggi calorici o di evitare la dispersione del calore del corpo. Si è ragionato su figure geometriche semplici e sulle superfici che si venivano a creare sopra di esse. Inizialmente si sono effettuate delle prove con il tondino di ferro e si è giunti a definire la forma a spirale. Prendendo in considerazione gli oggetti con geometrie simili come i cesti da giardinaggio e le serre pop up il tondino di ferro è stato sostituito da un tondino in acciaio che ha la capacità di mantenere meglio la forma. Il passo successivo è stato quello di ridurre al minimo il diametro del filo di acciao per permettere un minore costo e un minore peso.


facilità di montaggio basso costo resistenza all’acqua resistenza al vento protezione termica ingombro ridotto facilità di trasporto

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Tra le proprietà dell’acciaio armonico vi è quella di possedere una forte memoria di forma e una grande durezza,il tondino di acciaio utilizzato ha un diametro molto ridotto che permette una grande flessibilità. Grazie a questa l’ingombro dell’oggetto

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chiuso può essere ridotto fino a tre volte, se il diametro della stuttura aperta è 75 cm quando questa viene chiusa è inferiore ai 30cm consentendo un trasporto più agevole.


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Le proprietà di riflessione del poliestere metallizzato permettono di proteggere il corpo dai raggi calorici o di evitare la dispersione del calore del corpo. Il lato oro posto esternamente permette di trattenere il calore, mentre il lato argento riflette i raggi solari.

Il costo di questo materiale è molto basso, basti pensare che alla vendita un telo di 2100 x 1600 mm costa circa 1.50euro. Le due differenti proprietà termiche del poiestere consentono di utilizzare il rifugio sia per proteggersi dal freddo che per ripararsi dal caldo poichè come già detto il lato

Uno dei requisiti fondamentali per questo progetto è la capacità di ingombrare poco spazio, permettendo una più comoda distribuzione e consentendo alla persona di trasportarlo con facilità .

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argento riflette i raggi solari. Qesto è il motivo per il quale la spirale è leggermente più stretta da un lato, è cioè a tronco di cono, questa forma consente di risvoltare il rifugio con facilità fcando pas-

sare il fondo al proprio interno. I due materiali svolgono differenti funzioni, il film di poliestere ripara dal freddo e dalla pioggia mentre la struttura in acciaio da solidità.

Il kit viene distribuito in un sacco di plastica che contiene il rifugio chiuso ed eventualmente un cartone che fungerebbe da materasso. Il costo del kit completo sarà così inferiore ai 4 euro.

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La forma scelta è una spirale di diametro 75cm all’ingresso e 70 cm per l’ultimo anello, è lunga 200 cm ed è composta da un filo di acciaio armonico di diametro 2 mm, questa è coperta da un tubolare di film di poliestere.

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Le dimensioni ridotte dell’oggetto chiso e il peso molto limitato consentono non solo una facilità di trasporto da parte del senzatetto ma aiutano anche lo stoccaggio e la distribuzione. Si è ipotizzato che questo

oggetto venga distribuito dalle associazioni che si occupano di aiutare i clochard, una su tutte la Croce Rossa Italiana; questi ultimi infatti distribuiscono coperte e pasti caldi a chi dorme per strada.

La distribuzione di questo rifugio sarebbe agevole in quanto si effettua tramite un servizio già presente. sotto e nella pagina a fianco alcune foto del primo modello eseguito in scala 1:2 e delle fasi di montaggio.

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trasporto

l’oggetto viene estratto dalla busta

viene aperto l’otto

si impugna l’anello più esterno

si stende l’oggetto

viene aperto l’otto 45


L’oggetto pensato per un target preciso può essere utilizzato in tutte le situazioni di necessità, non solo dai senzatetto, ma in tutte le situazioni di emergenza dove è indispensabile un rifugio. 46


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bibliografia G. Lavanco - M. Santinello, I Senza Fissa Dimora, Analisi psicologica del fenomeno e ipotesi di intervento, Paoline editoriale libri, 2009 Laura Boldrini, Tutti indietro , Rizzoli, 2010 Charlie Barnao, Sopravvivere in strada, Franco Angeli, 2004 Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, Editori Latarza, 2004 Lloyd Khan, shelter, edited by Lloyd Kahn, 1973 Ulrich Knaack, Tillmann Klein, Marcel Bilow, Facades, 010 Publishers Rotterdam 2008 Ulrich Knaack, Tillmann Klein, Marcel Bilow, Deflateables, 010 Publishers Rotterdam 2008

sitografia www.core77.com http://www.architectureandvision.com blog.michellekaufmann.com www.drewapenaar.nl www.dunneandraby.co.uk www.annahepler.com www.inhabitat.com www.designboom.com

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ringraziamenti Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto in questi anni. Grazie ai miei compagni di corso che hanno alleviato la comprensibile noia del Monte Titano. Grazie a tutto il corpo docenti che mi ha insegnato tanto. Grazie alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto e ai miei coinquilini con i quali mi sono divertito un sacco.


guscio  

guscio, rifugio a basso costo per senzatetto.

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