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L'ALLIEVO DIVERSAMENTE ABILE IN ETA' SCOLARE DI FRANCESCO PERROTTA FACOLTA' DI SCIENZE MOTORIE DELL'AQUILA

…Le scuole devono assumere un ruolo rilevante nella diffusione del messaggio di comprensione e accettazione dei diritti dei disabili, aiutando a sfatare timori, miti e pregiudizi, supportando lo sforzo di tutta la comunità. Devono sviluppare e diffondere risorse educative di sostegno agli studenti, affinché sviluppino una consapevolezza individuale della propria disabilità o di quella altrui, aiutandoli a considerare in modo positivo la diversità. È necessario raggiungere l’obiettivo dell’ istruzione per tutti nel rispetto dei principi della piena partecipazione e dell’eguaglianza. L’istruzione ha un ruolo fondamentale nella costruzione de futuro per tutti, sia per l’individuo, sia per la persona come membro della società e del mondo del lavoro. Il sistema educativo deve, quindi, essere il luogo centrale che assicuri lo sviluppo personale e l’inclusione sociale, che consentiranno ai bambini e ai giovani di essere quanto più indipendenti possibile. Il sistema educativo è il primo passo verso una società dell’ integrazione. [dalla Dichiarazione di Madrid, Non discriminazione più azione positiva uguale integrazione sociale, Madrid, 2002]

INDICE 1. la disabilitÁ..................................................................................................................................................................... 2 1.1 L’importanza dell’educazione nel processo di crescita dell’individuo. ................................................................... 2 1.2 Il diversamente abile. .............................................................................................................................................. 3 1.3 Cosa si intende oggi per disabilità. ........................................................................................................................... 4 2. attivitÁ motoria e disabilitÁ. .......................................................................................................................................... 5 2.1 Il valore dell’attività motoria per le persone disabili. ............................................................................................... 5 2.2 L’attività fisica adattata. ........................................................................................................................................... 6 2.3 L’attività fisica adattata in campo educativo. ........................................................................................................... 7 3. il programma educativo. ................................................................................................................................................. 8 3.1 La programmazione delle attività: il ruolo dell’insegnante. ..................................................................................... 8 3.2 Proposte metodologiche............................................................................................................................................ 9 3.2 Attività da proporre nelle varie fasce d’età............................................................................................................. 10 3.2 Le strategie di adattamento delle attività motorie per gli alunni disabili. ............................................................... 12 4. Conclusioni. Bibliografia ragionata.........................................................................................................................................................15

1. LA DISABILITÁ. 1.1 L’importanza dell’educazione nel processo di crescita dell’individuo. La scuola, nonostante la grandi trasformazioni subite negli ultimi anni, che l’hanno resa più problematica rispetto al passato, rimane comunque un fondamentale e irrinunciabile punto di riferimento nella crescita di bambini e ragazzi. Essa costituisce un settore centrale della società che concorre allo sviluppo armonico della personalità dell’individuo.


Dal punto di vista educativo, non esistono né età né scuole che non siano fondamentali per la costruzione del proprio progetto di vita. La necessità di conoscere, sperimentare e aprirsi a nuove esperienze formative accompagnano l’intera esistenza di una persona. In ogni età della vita, occorre stimolare l’individuo al meglio, tenendo conto delle sfaccettature della sua personalità e delle sue capacità, per trasformarle in vere e proprie competenze. Per questo, se qualcuno non ha potuto godere di adeguate sollecitazioni educative, ha il diritto di essere messo nelle condizioni di recuperarle. Perché se è vero che le funzioni non esercitate tendono ad atrofizzarsi, o quantomeno ad indebolirsi, è anche vero che l’elasticità e la complessità della mente e dell’esperienza umane sono tali da consentire, per tutta la vita, recuperi e anche progressivi miglioramenti generali e specifici della personalità e della qualità della propria cultura. Il processo educativo individuale, infatti, ha inizio con la vita e cessa solo con essa, in una continua dinamica di conquiste e possibili involuzioni, sicché nulla non è mai guadagnato una volta per tutte e nulla è mai perduto per sempre. Tale certezza costituisce anche un potente fattore di incoraggiamento e di fiducia nelle proprie capacità, a partire da coloro che sono “diversamente abili”. Non esiste, del resto, nessuna situazione di handicap che possa ridurre l’integralità della persona a qualche suo deficit. Nessuna persona è definibile per sottrazione. La prospettiva educativa sollecita sempre, infatti, tutte le capacità dell’individuo e valorizza tutte le risorse disponibili nei vari processi evolutivi: solo così diventa possibile uno sviluppo equilibrato che, facendo leva sui punti di forza, permetta di sviluppare i punti di debolezza, soprattutto in quelle situazioni che appaiono ancora ripiegate su se stesse. L’educazione è, dunque, nemica di ogni parzialità ed esige costantemente uno sviluppo armonico, integrale ed integrato di tutte le dimensioni della persona e in tutti i momenti della vita. Di conseguenza la dimensione educativa nella formazione della persona disabile, deve essere finalizzata a rispondere a bisogni educativi speciali in tutte le situazioni in cui essi si manifestano L’interpretazione della disabilità richiede, quindi, una doppia attenzione: verso la persona che manifesta i bisogni e verso il contesto, fisico e sociale, in cui i bisogni sono dati. La riduzione dell’handicap, che è la finalità primaria del processo educativo, si gioca su queste due polarità: l’attenzione ai bisogni individuali e l’adattamento/adeguamento del contesto.

1.2 Il diversamente abile. La definizione “diversamente abile” è stata utilizzata per far riflettere sul fatto che ogni persona, più o meno abile, se è messa nelle condizioni di tirare fuori il meglio di sé, in un contesto ambientale di relazione, esprime capacità ed abilità che vanno oltre le apparenze legate alla sedia con ruote, alle stampelle, al bastone.


Tale definizione valorizza, quindi, tutte le abilità di cui ogni individuo è portatore e che, pertanto, proprio perché riferite alla singola persona, sono diverse. La personalizzazione degli interventi, rende poi l’attività mirata e ad hoc per ogni singola persona. Ma chi è il vero disabile? Può essere considerato disabile chi con strumenti adeguati, è messo nella condizione di sopperire alla propria disabilità? L’idea di disabilità può anche essere introdotta per le persone considerate genericamente normali quando non sappiano usare il computer nella nostra era d’informazione tecnologica o non sappiano guidare l’automobile, ormai indispensabile per gli spostamenti, oppure non abbiano la capacità di adattarsi ai mutamenti, ricercando nuovi saperi. Insomma bisogna essere prima persone e poi disabili, bisogna credere in ciò che abbiamo e possiamo. In tale direzione si è orientati a dare più qualità alla vita e maggior rispetto alla diversità, superandola affettivamente e concretamente, dunque valorizzandola.

1.3 Cosa si intende oggi per disabilità. Negli attuali documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (l’ICF-DH-2, ribattezzato ICF, International Classification of Functioning Disability and Health, edito nel maggio 2001) in materia di disabilità e d handicap, la parola disabilità viene usata accanto alla parola funzionamento al fine di indicare tre fondamentali dimensioni che riguardano la persona disabile: il corpo (le menomazioni della struttura, degli apparati e dei sistemi), l’attività (le limitazioni alle attività, dalle più semplici alle più complesse), la partecipazione (le restrizioni e gli ostacoli alla partecipazione). Le domande a cui rispondere diventano quindi: quali sono le strutture e le funzioni compromesse? Come svolge effettivamente le diverse attività un individuo? Qual è l’esperienza di coinvolgimento di un individuo in una data situazione sociale e in una certa condizione di salute? L’ICF non classifica le persone, bensì ne analizza le caratteristiche della salute all’interno del contesto della loro vita individuale e dell’impatto ambientale. Questo documento rappresenta, pertanto, una svolta culturale per quel che riguarda la valutazione dello stato di salute, poiché considera inscindibili i complessi rapporti tra corpo, mente, ambiente, contesti e cultura. Tale svolta è evidenziata anche dall’introduzione di termini nuovi, in particolare i termini disabilità/handicap, che vengono sostituiti da attività e partecipazione sociale. È infatti l’interazione delle caratteristiche della salute e dei fattori ambientali che produce la disabilità, e non il deficit riferito al singolo individuo (con il rischio, in questo secondo caso, di identificare la persona con la sua menomazione). La disabilità può allora essere compresa anche in una prospettiva di “uguaglianza”, di solidarietà fondata sul concetto di diversità come normalità della condizione umana: quello che accade oggi a


qualcuno, potrebbe accadere domani a chiunque di noi per effetto di una malattia, di un incidente, o come naturale conseguenza del processo di invecchiamento. In questo senso la dimensione dell’integrazione, conoscere il deficit per accettarlo e conoscere l’handicap per rifiutarlo, diminuirlo e anche per non aggiungerne di nuovi, diventa un punto centrale nella programmazione di ogni intervento educativo. La prospettiva dell’integrazione è quella che non si accontenta delle distinzioni per categorie, ma cerca di vedere gli individui singolarmente, ciascuno con i propri bisogni, e di capirne l’originalità e la condivisione. L’integrazione rappresenta, quindi, in questa accezione, un passaggio inverso rispetto a quello che porta alla segregazione, sicuramente tortuoso e difficoltoso ma assolutamente indispensabile per una scuola che voglia definirsi degna di questo nome.

2. ATTIVITÁ MOTORIA E DISABILITÁ. 2.1 Il valore dell’attività motoria per le persone disabili. L’attività sportiva manifesta il bisogno del corpo di esprimersi, il movimento è un esigenza vitale in tutte le età dell’uomo. Attraverso la pratica sportiva, la persona disabile, al pari di tutti gli altri, ha la possibilità di migliorare la propria a coordinazione, la forza, la resistenza, la velocità, di perfezionare le proprie abilità, di allenare la propria volontà e di imparare a superare la fatica. Da un punto di vista psico-sociale, la pratica sportiva favorisce la socializzazione, sprona all’ impegno, stimola il coraggio, promuove la lealtà

e incentiva la comunicazione interpersonale e la

collaborazione. Perché tutto ciò accada bisogna fare in modo che lo sport sia in funzione della persona e non viceversa. Il luogo dove si pratica sport deve essere un ambiente in cui amicizia, collaborazione e spirito di gruppo, stanno alla base dei rapporti interpersonali e il raggiungimento del risultato rappresenta solo un incentivo a migliorare sé stessi. Le radici di questo approccio positivo allo sport, che possono essere riconosciute sia per la persona disabile che per il normodotato, stanno nella scuola ed in particolare nella dimensione educativa attraverso il movimento che la scuola deve fornire fin dai primi anni. Sul piano pedagogico, è opportuno che l’attività sportiva, nel caso della persona disabile sia liberata dal muoversi fine a sé stesso. La pratica fisica deve costituire un’attività mirata, con verifiche periodiche, e deve essere considerata un importante mezzo di formazione perché consente al soggetto di mettere in gioco non solo le sue capacità fisico-psichiche, ma anche di sperimentare valori etico-sociali.


In particolare. l’attività motoria per disabili possiede un grande valore ricreativo che costituisce una motivazione e una spinta a sperimentare gioia e piacere nella vita, condividendo tutto questo con gli altri. La possibilità di recuperare il contatto con il mondo circostante rappresenta uno degli scopi più importanti dello sport per disabili. In questo scenario educazione e sport sono due termini destinati ad intrecciarsi strettamente: l’educazione mira a trasformare le potenzialità dell’individuo nei tratti che caratterizzano la sua personalità, lo sport mira ad esprimere la personalità attraverso la motricità e il gioco. L’attività motoria, inoltre, offre alla persona disabile la possibilità di riavere un corpo, restituendo al corpo la sua importanza. In questo modo il disabile cessa di sentire il corpo come un oggetto estraneo da affidare agli altri, ma gli dona di nuovo una propria finalità. La pratica motoria e sportiva può, dunque, aiutare a scoprire sé stessi e a soddisfare il bisogno di autonomia e indipendenza.

2.2 L’attività fisica adattata. Attualmente in campo educativo, scolastico ed extrascolastico, nel tempo libero e nelle attività ricreative, l’attività fisica adattata si configura come una strategia didattica capace di favorire, nelle persone con bisogni educativi speciali, il processo di crescita in tutte la dimensioni della personalità (motoria, cognitiva, affettiva, sociale), incoraggiandole ad assumere attitudini e stili di vita corretti. La pratica sistematica di attività motorie e sportive da parte di un’utenza sempre maggiore ha posto nuove problematiche psicopedagogiche, sociologiche e metodologiche al fine di consentire a tutti di svolgere attività fisiche e sportive, secondo le inclinazioni, le capacità, le potenzialità e i bisogni di ciascuno. L’accesso alla pratica motoria e sportiva è diventato oggi un «obbligo» legale che lentamente ha coinvolto sistemi e istituzioni internazionali, europee e nazionali. Tutto ciò ha portato ad un’attenzione crescente nei confronti dell’attività fisica adattata, la quale rappresenta al momento un settore in rapida crescita che coinvolge un pubblico sempre più vasto e diversificato, permettendo, altresì, l’eliminazione dei luoghi comuni che associavano tale attività alla sola popolazione disabile.. Quando si parla di Attività Fisica Adattata (in inglese APA, Adapted Physical Activity) «ci si riferisce a qualsiasi movimento, attività fisica e sport che partono da interessi, capacità o attitudini individuali e che possono essere praticati da individui limitati nelle loro capacità motorie da deficit fisici, psicologici, o mentali o da alterazione di alcune grandi funzioni». L’attività fisica adattata si configura quindi come un corpo di conoscenze interdisciplinari diretto alla soluzione di problemi psicomotori che si manifestano durante tutto l’arco della vita. Questi problemi possono essere individuali o ambientali. Ciò significa che l’attività fisica adattata comprende, sia attitudini a


supportare le differenze individuali e l’adattamento, sia un sistema di sviluppo di servizi destinato a migliorare i problemi. Essa si avvale delle conoscenze derivanti dai diversi ambiti disciplinari, le utilizza in modo integrato e complementare, servendosi dei metodi più efficaci e mirati al caso specifico per far raggiungere o ristabilire un armonico stato di benessere e salute, anche attraverso l’assunzione di uno stile di vita più attivo. I benefici che l’Attività Fisica Adattata può recare alle persona con disabilità e alle persone con esigenze speciali sono ormai fuori dubbio. Le persone disabili e tutti coloro che necessitano di un’educazione speciale, hanno diritto ad un sistema di sostegno in grado di garantire lo sviluppo ottimale della personalità, nonché un’integrazione sociale dinamica e consapevole. A tale riguardo, l’integrazione sociale deve essere il più possibile attiva e partecipata, in modo da escludere i processi di segregazione e rispettare i seguenti principi: non-discriminazione (rispettare i valori specifici dei diversi individui), pari opportunità (eliminare le difficoltà derivanti da barriere di ogni tipo, inclusi gli ostacoli sociali che impediscono la piena partecipazione alla vita sociale), affrontare situazioni particolarmente impegnative. L’attività fisica adattata si avvale, dunque, dei fondamenti teorici dell’educazione psicomotoria e adotta l’operatività didattica dell’educazione fisica e sportiva, non è pertanto una disciplina a sé stante, né una branca dell’educazione motoria: è un processo didattico che favorisce la partecipazione e l’espressione delle persone nella pratica motoria e sportiva, tenendo conto delle capacità, delle possibilità, delle difficoltà, dei ritmi di apprendimento e di sviluppo di ciascuno. Si propone, quindi, come una didattica personalizzata finalizzata ad assicurare a ciascuno il successo in base alle proprie peculiarità.

2.3 L’attività fisica adattata in campo educativo. Il ruolo che riveste attualmente l’attività fisica adattata, in ambito scolastico, è quello di fornire un mezzo educativo fondamentale che migliori la qualità della vita e offra a tutti gli alunni disabili opportunità adeguate alle loro capacità. In tutte le classi ci sono bambini con bisogni educativi speciali, per questo, nel cercare di garantire a tutti gli allievi un progetto educativo equilibrato, gli insegnanti hanno la necessità di adattare la loro didattica in modo da poter impegnare e coinvolgere sia i bambini con specifiche difficoltà, sia bambini dotati di particolare talento. Adattare un intervento di educazione motoria, infatti, non significa ridurre o annullare gli obiettivi specifici di apprendimento e gli obiettivi formativi della disciplina, ma compiere degli adattamenti in funzione delle peculiarità degli alunni disabili. A diversi bisogni speciali, (ad esempio motori, sensoriali, affettivi) corrispondono diversi problemi per l’alunno e per l’insegnante e, quindi, diversi adattamenti.


L’attività fisica adattata deve porsi come obiettivo principale quello di sviluppare negli alunni disabili il piacere di effettuare uno sforzo psicofisico, l’abitudine a mettersi in gioco, il senso di responsabilità, l’autostima, l’autoefficacia. Essa deve fornire inoltre la possibilità di costruire una dimensione relazionale importantissima, abituando gli alunni a vivere e a lavorare con gli altri, e consentire l’acquisizione di competenze trasferibili anche nella vita di tutti i giorni. Nel programmare un intervento di attività fisica adattata è pertanto necessario considerare l’alunno disabile come un individuo che possiede un corpo e una dimensione affettiva, sociale e spirituale, che agisce e che cerca di risolvere i diversi problemi che l’ambiente gli presenta. Così, l’attività fisica adattata rappresenta per lui l’opportunità di utilizzare le risorse motorie, cognitive e affettive necessarie all’azione corporea al fine di sviluppare la propria personalità in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, fisiologici, morfologici. Sul piano metodologico è necessario proporre agli alunni disabili attività adeguate al proprio livello considerando contemporaneamente le loro potenzialità e le loro difficoltà. Conoscere i punti di forza e di debolezza dei propri alunni è la risorsa migliore per programmare un lavoro adeguato con la classe e gestire con successo la propria progettualità. Nessun bambino dovrebbe essere chiamato ad affrontare attività che possono aggravare le sue difficoltà, che lo mettono in imbarazzo, che lo espongono al fallimento o lo feriscono. Al contrario, un’esperienza che ponga un grado di difficoltà accessibile all’alunno, sarà per lui significativa e la sua esecuzione potrà fornirgli un senso di competenza contribuendo così in modo positivo alla sua crescita. Le lezioni di educazione motoria devono, dunque, rappresentare uno spazio dove fare esperienze positive, stare bene e dove imparare a tollerare e a rispettare l’altro.

3. IL PROGRAMMA EDUCATIVO. 3.1 La programmazione delle attività: il ruolo dell’insegnante. Definire i contenuti e gli obiettivi di apprendimento in un programma di attività fisica adattata, non impone agli insegnanti di cambiare né la concezione, né le strategie del processo di insegnamentoapprendimento, ma richiede uno spirito di rinnovamento continuo della pratica pedagogica. Nella pratica dell’educazione motoria e sportiva non si richiede agli alunni di imitare movimenti e azioni, l’obiettivo è quello di far progredire tutti gli alunni mettendoli in condizione di trasformare, attraverso l’esperienza vissuta, una grande varietà di azioni corporee, tenendo conto del loro vissuto corporeo e motorio. Attraverso le attività ludiche e cooperative, si promuove l’interazione delle dimensioni di personalità, sociali, corporeo-motorie, ed emotivo-affettive, e si incoraggiano gli alunni a pensare in modo divergente attraverso la risoluzione dei problemi e a fornire risposte e soluzioni motorie differenti a seconda delle abilità e delle capacità di ciascuno.


Nella vasta gamma di attività motorie e sportive, quelle che si prestano meglio e contribuiscono a ridurre il gap normalità/diversità sono senza dubbio le attività ludiche e i giochi (istituzionalizzati e non, i giochi cooperativi e anche i giochi tratti dalla tradizione popolare). Attraverso di essi l’insegnante riesce, contemporaneamente, a pianificare compiti di apprendimento motorio differenti e ad adattare le attività ai livelli di abilità e capacità dei diversi sottogruppi, favorendo l’apprendimento personalizzato. Il ruolo del docente è fondamentale, in quanto per l’alunno sono importanti, non soltanto le attività che gli vengono proposte, ma anche il comportamento verbale e non verbale dell’insegnante. Il docente, infatti, deve saper integrare ed applicare sia specifiche conoscenze nell’ambito delle differenti disabilità, sia conoscenze per adattare e gestire le attività di gruppo.

L’insegnante, nel programmare le varie attività, dovrà: 1. individuare quali abilità, conoscenze, atteggiamenti socio/affettivi possiede o non possiede l’alunno disabile attraverso la lettura integrata dei documenti, come la diagnosi funzionale e il profilo dinamico funzionale, e l’analisi della situazione di partenza effettuata mediante l’osservazione sistematica, la somministrazione di test motori, prove strutturate o semistrutturate di conoscenza. Tale analisi permette di valutare le abilità motorie, le capacità coordinative, le capacità condizionali (quali forza, velocità e resistenza, cioè quelle capacità fisico-motorie della persona che sono determinate da fattori energetici, organico muscolari e strutturali) e gli atteggiamenti. 2. impostare un progetto educativo che faccia leva sia sulle potenzialità che sulle difficoltà dell’alunno, cercando si trovare un punto di contatto tra la programmazione curricolare e il profilo educativo integrato (PEI) dell’alunno disabile. 3. verificare sistematicamente la corrispondenza tra obiettivi programmati, obiettivi raggiunti e processo di insegnamento- apprendimento.

3.2 Proposte metodologiche. Le problematiche che emergono frequentemente in relazione all’accesso degli alunni disabili alla pratica motoria e sportiva, sono legate soprattutto: alla presenza di barriere architettoniche, alla scarsa disponibilità di attrezzature sportive specifiche nelle scuole, alle difficoltà nella gestione contemporanea del gruppo classe e dell’alunno disabile, alla carente formazione specifica e alla limitata compresenza di insegnanti di sostegno durante le ore di educazione motoria e sportiva. Se a tutto ciò si aggiunge la scarsa consapevolezza, da parte di alcune famiglie, circa i benefici che la pratica di attività motorie e sportive può produrre nei ragazzi, appare ancora più evidente


l’inadeguatezza della pratica motoria per le persone con bisogni educativi speciali, limitando così il loro impegno motorio al solo intervento riabilitativo Per far fronte a queste problematiche è necessario, da parte della scuola, riuscire ad elaborare progetti che coinvolgano anche gli alunni disabili in attività motorie e sportive, con un campo d’azione che riguarda la crescita, lo sviluppo e il mantenimento delle funzioni motorie in un rapporto interattivo con lo sviluppo delle capacità cognitive ed emotive, con il gioco e con le altre discipline fondamentali del curricolo. Tra le varie attività, particolare importanza viene riconosciuta al percorso psicomotorio ed espressivo e alla pratica di attività motorie con finalità psicosociale. Tali attività hanno la potenzialità di fornire a ciascun alunno un’opportunità educativa per imparare ad agire nell’ambiente attraverso la padronanza della propria motricità, e una conoscenza sempre migliore di sé al fine di acquisire competenze trasferibili in ambiti differenti generando, così, una spirale di saperi ulteriori. È pertanto necessario educare la psiche e il motorio. Qualunque sia il problema, l’educatore, in generale, cercherà di trovare varie tecniche per il miglioramento del comportamento del soggetto. Si cercherà di ottenere: 1) coscienza del proprio corpo 2) controllo del equilibrio 3) controllo delle coordinazioni globale e segmentarla 4) controllo della respirazione 5) strutturazione dello schema corporeo e dello spazio 6) migliore adattamento al mondo esterno. Questi obiettivi, propri dell’educazione fisica, possono essere perseguiti attraverso una vasta gamma di attività motorie che devono svolte prevalentemente in forma ludica. Nel campo didattico-educativo è pertanto possibile svolgere le seguenti attività: -

attività senso percettivo motoria, che trova le sue basi nella comunicazione non verbale, manipolativa, plastica, grafica;

-

attività di esplorazione attiva dell’ambiente e adattamento funzionale ad esso, centrata sulla conquista dell’autonomia motoria, personale e sociale;

-

educazione

motoria

come

alfabetizzazione

motoria

di

base,

mirata

all’acquisizione/consolidamento delle abilità motorie e allo sviluppo delle capacità motorie coordinative e condizionali -

attività sportive, competitive e non, che offrono l’opportunità di poter praticare uno spot in modo gratificante.


3.2 Attività da proporre nelle varie fasce d’età. Nel programmare le varie attività è fondamentale tener conto dell’età dei soggetti. Lo sviluppo motorio avviene, infatti, attraverso una serie di tappe cronologiche o fasi che permettono al bambino di sviluppare le proprie potenzialità è di acquisire livelli di motricità superiore. È quindi importante rispettare tali tappe ed in base ad esse individuare i diversi obiettivi di apprendimento, ricordando che queste andranno sempre intercalate con la specificità del singolo individuo. Nel periodo che va dai 6 ai 10 anni, è necessario tener presente che il Sistema Nervoso Centrale è nella fase di massima plasticità e pertanto il bambino è in grado di acquisire una grande quantità di condizionamenti e di automatismi, attraverso esercitazioni e morticità di tipo globale. Tutte le attività dovranno quindi essere rivolte alla strutturazione degli schemi motori, con modalità di lavoro diversificata e prevalentemente ludica. Tali attività devono essere praticate in regime aerobico, in quanto esso permette lo svolgimento di lavori moderatamente prolungati. Il tono muscolare, per mancanza di specifici ormoni legati alla maturazione degli organi sessuali non ancora sopraggiunta, risulta modesto. Ciò facilita gli esercizi di rilassamento, di elasticità articolare (stretching) e di mobilità articolare, necessari soprattutto in presenza di particolari handicap. In alcuni casi, invece, il trauma invalidante determina tensioni muscolari e spasticità: in questo caso sarà opportuno intervenire con esercizi passivi, attraverso l’alternarsi di esercizi di stiramento e di rilassamento. L’età che va dagli 11 ai 14 anni, è l’età in cui si realizza lo schema corporeo e si acquisiscono sensibilità maggiori verso il patrimonio cinestesico. E’ possibile quindi, consolidare ampie abilità motorie di base, migliorare la mobilità articolare, esaltare la rapidità e la frequenza dei movimenti. In questa età si affina, inoltre, lo sviluppo dei movimenti fondamentali, quali il correre, e l’effettuazione dei principali gesti sportivi. Per il miglioramento della velocità, si potranno inserire esercizi di forza veloce, esercizi di salto (per gli handicap interessati) e di lancio (per tutti). La resistenza generale potrà essere incrementata e per quanto riguarda l’andatura in carrozzina, si potrà proporre la percorrenza di lunghi tratti, con intervalli di recupero, introducendo, quindi, le esercitazioni in ripetute. Le attività proposte, sempre in forma multivariata, devono pertanto essere finalizzate ad un corretto, anche se adattato, sviluppo somatico, che valorizzi le funzionalità del ragazzo. Andranno, poi, sviluppate le possibilità di lavoro aerobico, con il relativo potenziamento cardiorespiratorio, e incentivate l’acquisizione ed il perfezionamento della più vasta gamma di abilità motorie. Dai 15 ai 18 anni verranno invece incrementate le attività finalizzate all’espressione di forza.


Sarà però opportuno valutare con attenzione la reale capacità di rendimento dei singoli adolescenti, per evitare carichi di lavoro eccessivi, superiori ai limiti individuali. È noto, infatti, che stimoli troppo blandi, soprattutto in questo periodo di accrescimento, non favoriscono la capacità di rendimento potenziale, mentre stimoli eccessivi possono risultare dannosi. Un fattore essenziale sarà, pertanto, saper valutare lo stato di sviluppo e di maturazione dei singoli ragazzi, attraverso una indagine profonda, riguardante il tipo di lesione subita, al fine di individuare le funzionalità residue e sollecitarne lo sviluppo con i giusti carichi. Nel caso di amputazioni, sarà fondamentale intervenire con esercizi mirati di potenziamento, per evitare, o quanto meno limitare, l’insorgenza di deformazioni di compensazione (ad es. della spalla, nel caso in cui sia assente il braccio omologo). Per quanto riguarda le possibilità energetiche, è bene tener presente che la potenza aerobica è, in questo periodo, al massimo delle sue possibilità. Infine, la programmazione del lavoro di ciascun allievo dovrà essere individualizzata attraverso la compilazione di un profilo funzionale, relativo ad ogni singolo individuo ed alla specifica tipologia di handicap.

3.2 Le strategie di adattamento delle attività motorie per gli alunni disabili. Nelle svolgimento di attività motorie e sportive è necessario predisporre appropriate condizioni per gli alunni con bisogni speciali. I bisogni speciali degli alunni dovrebbero essere considerati fin dalla fase di programmazione, analizzando la necessità di ricorrere sia ad adattamenti delle attività, delle attrezzature e dell’ambiente, sia all’adattamento dei compiti motori e delle regole di gioco. Gli adattamenti da effettuare possono essere di maggiore o minore entità e riguardano diversi piani. Spazi e ambienti. Occorre ridurre o ampliare gli spazi in modo che l’alunno possa orientarsi meglio nello spazio da utilizzare. È necessario aumentare la possibilità di accesso all’area di gioco, determinare le distanze ed eliminare eventuali fonti di distrazione. Molto importante è anche variare la luminosità dell’ambiente ed utilizzare dei segnali o dispositivi di posizionamento. Attrezzature. Le attrezzature possono essere modificate, anche se è opportuno provare ad utilizzare gli attrezzi normali tutte le volte in cui questo e possibile. Gli attrezzi che possono essere adottati sono: palline, palle leggere o sgonfie, palloni di varie dimensioni o di vari materiali (spugna, gomma, tessuto); over di plastica o deformabili (si tratta di piccoli ostacoli di varia altezza da superare in modo doversi), funicelle colorate di diverse lunghezze, cerchi di diversi diametri. Inoltre è possibile utilizzare del materiale non convenzionale per realizzare piccoli attrezzi, ad esempio fogli di giornale o scatoloni per creare delle bacchette oppure stoffe per costruire tunnel o per delimitare i percorsi.


Attività. Attività motorie simili possono essere proposte più volte nelle diverse fasi della lezione (ad esempio il passaggio della palla che può essere riproposto più volte all’interno della lezione ma con diverse modalità: passare la palla da fermi, passare la palla correndo, fare il gioco dei 10 passaggi). Inoltre una stessa attività può essere finalizzata al conseguimento di obiettivi differenti. Difficoltà. In alcune circostanze le abilità tecniche richieste da un gioco o da un esercizio possono essere sostituite con abilità che un bambino con difficoltà può gestire con maggior facilità. La difficoltà di un compito può anche essere adattata proponendo varianti esecutive spazio-temporali, (ad esempio correre in avanti, in dietro, lateralmente, dentro e fuori dai cerchi, palleggiando, velocemente/lentamente, ecc.) in modo da assecondare e sviluppare le capacità motorie di ogni allievo. È poi importante non sottostimare la abilità dei bambini disabili, che molte volte sono in grado di essere molto creativi a proposito dell’adattamento. Regole. L’inclusione dei bambini disabili si realizza anche mediante l’adozione di piccole strategie operative, modificando alcune regole dei giochi o inserendone delle nuove. In un’attività a coppie o di gruppo l’alunno disabile può essere affiancato da un tutor. Ad esempio si può decidere che i due giochino come se fossero una persona o si può anche decidere di far giocare tutti a ragazzi a coppie in modo tale da non creare differenze. Questo accorgimento è particolarmente utile per gli alunni con disabilità visiva. Oppure giocando a pallavolo si può decidere che la palla può essere fermata o toccata più volte prima di essere rinviata. Gruppo. Organizzare gruppi omogenei per livelli di capacità e abilità rende più coinvolgente l’apprendimento di un compito motorio e favorisce la cooperazione. In alcune circostanze può essere utile che alunni abili e alunni meno abili lavorino insieme, in gioco tipo palla rilancialta. Motivazione. Comunicare e rinforzare l’allievo dopo ogni esecuzione migliora il senso di autoefficacia e l’autonomia personale. Tale strategia è valida tanto per nell’alunno disabile, quanto per l’alunno normodotato. Nelle pagina successiva sono riportate alcune tabelle che sintetizzano alcuni suggerimenti per adattare le attività motorie per i bambini con bisogni speciali.


Tabella 1. Variabili per adattare i giochi e gli sport al fine di promuovere l’inclusione degli alunni con bisogni speciali.

Possibili variabili per adattare giochi e sport Partecipanti

Attrezzature

Area di gioco

Regole

Conoscere le abilità degli alunni ( mentali, visuali, uditive e motorie). Conoscere le loro esperienze precedenti. Conoscere le attività appropriate per la loro età. Conoscere quali sono le attività più gradite e quelle che piacciono di meno.

Rendere l’oggetto di gioco più grande o più piccolo. Renderlo più soffice e più morbido. Renderlo udibile o visibile. Cambiare la struttura dell’oggetto. Renderlo più leggero o più pesante. Aumentare le dimensioni del bersaglio.

Ingrandire o rimpicciolire il campo di gioco. Marcare visibilmente i confini dell’area di gioco (ad esempio con funi, coni o materassi). Orientare gli individui verso l’area di gioco. Abbassare l’altezza dei bersagli.

Cambiare le regole del gioco, ad es. un bambino con disabilità non ha limiti di tempo per trattenere la palla. Cambiare l’obiettivo del gioco, ad es. da competitivo a cooperativo. Aumentare i compiti tattici, ad es. facendo giocare tenendosi per mano 2 a 2. Assegnare una guida o l’aiuto di un compagno di squadra. Aumentare le possibilità, ad es avere più possibilità di battuta o più tempo prima che la squadra avversaria inizi a difendere. Accorciare i tempi di gioco o aggiungere più tempi di recupero.

Tabella 2. Esempi di adattamento dei giochi a rete.

Ruolo dei giocatori Cambiare il ruolo dei giocatori, ad esempio invertire attaccanti e difensori. Limitare o aggiungere responsabilità, ad esempio solo battere o solo correre. Limitare i compiti per i giocatori a uno o a due. Diminuire la competitività.

Altri giocatori Simulare la disabilità. Imparare a turno ad offrire aiuto. Cercare di sviluppare strategie di adattamento. Provare a turno a fare il capitano o il leader.


Regole Permettere due rimbalzi nel tennis o nella pallavolo, permettere che la palla possa rimbalzare, permettere più di un tentativo di battuta, permettere ad un giocatore di ricevere, camminare con la palla e tirare.

Attrezzature Usare un pallone gonfiabile, tipo una palla da spiaggia, che ha traiettorie più lente, usare un pallone di spugna.

Ambiente Segnare in maniera più visibile il campo di gioco, ad esempio con linee più grandi o con coni e cinesini, diminuire le stimolazioni (es. i rumori), creare una zona di riposo, usare un campo più corto e più largo.

Istruzioni Coinvolgere nel gioco l’insegnante di sostegno, coinvolgere i compagni di classe che possono aiutare a fornire assistenza, utilizzare differenti strategie di insegnamento, cercare di fornire quando possibile istruzioni individuali.

4. CONCLUSIONI. Vivere il proprio corpo in modo consapevole, personale, critico, soddisfacente e creativo, conoscere e controllare la propria emotività e motricità, mettersi in relazione con le persone e con l’ambiente, trasferire abilità ed aprirsi a nuovi saperi, sono componenti fondamentali nell’equilibrio del soggetto nella sua dimensione cognitiva, relazionale, comunicative, espressiva e operativa. In ambito scolastico, l’educazione motoria, e quindi l’attività fisica adattata, rappresenta la strategia didattica più idonea, in quanto consente all’alunno disabile di partecipare in modo attivo e diretto al proprio processo di crescita motoria, psicologica, intellettiva e sociale. Infatti, attraverso lo sport tutte le persone diversamente abili possono avere benefici non solo a livello fisico, ma anche a livello mentale e cognitivo. La linea di forza risiede nella convinzione che queste persone possano vivere pienamente la loro vita, se viene fornito loro un supporto adeguato. Perché ciò avvenga è necessario che tutti i settori della società, ed in primo luogo la scuola, collaborino al fine di trovare delle strategie di sostegno adeguate, capaci di promuovere l’inclusione e l’integrazione delle persone disabili.


diversamente abile