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La rivista ufficiale del programma tv

NOVITà

A soli

Febbraio 2013 • Anno II • Num. 2 (3) • S.O.S Tata magazine € 1,90 Rivista + S.O.S tata compiega N° 3 a € 9,90 in più Rivista + S.O.S tata extra N° 1 a € 9,90 in più

Problema risolto!

In quattro si sta stretti nel lettone Se papà non riesce proprio a dire no...

magazine

Missione TATA Le storie di questo mese

Troppe regole? Sbagliato! I figli devono avere la loro autonomia e crearsi spazi di gioco e studio Urla, anarchia e piccole fughe: in questa casa c’è tanta confusione

Che paura!

Buio, temporale, bagnetto... con le mosse giuste i vostri cuccioli tornano sereni

Il salotto di tata Francesca

Finalmente

! e m r o d si Metti a nanna i più piccoli senza difficoltà con le dritte infallibili di tata Lucia

A tu per tu con... Veronica maya “Lavoro e famiglia, si può fare!”

Dalla parte della Mamma

a scuola Che fatica quando arriva l’ora dei compiti educazione Meglio nonni o babysitter? BELLEZZA Trattamenti corpo e viso al giusto prezzo Salute Pelle al sicuro contro il freddo


Sos mamme Vip/Il salotto di tata Francesca

A partire da questo numero tata Francesca ospita nel suo salotto genitori Vip e dà utilissimi consigli per gestire il menage familiare

Veronica Maya

Lavoro e famiglia, si può fare! La conduttrice di Verdetto finale, in attesa del secondo figlio, racconta come riesce a conciliare i tanti impegni professionali con l’essere una mamma attenta e presente testo raccolto da Giulio Serri

“Q

uattro chili di puro amore”, con questo messaggio sulla sua bacheca di Facebook Veronica Maya, radioso volto della trasmissione del pomeriggio di Rai Uno Verdetto finale, annunciava, il 12 gennaio del 2012, la nascita del suo primogenito Riccardo Filippo. Il 2013 sarà un anno specialissimo per la conduttrice perché il suo piccolo non resterà figlio unico a lungo: in estate la famiglia si allargherà con un nuovo pargolo in arrivo. Una doppia, indescrivibile gioia condivisa con il compagno, il chirurgo plastico Marco Moraci con il quale ha in progetto un imminente matrimonio. Veronica sprizza serenità da tutti i pori. Ci racconta come riesce a conciliare perfettamente 28 | S.O.S TATA

i tanti impegni lavorativi con l’essere una mamma attenta e presente per il suo piccolo. Il più grande regalo che la vita ti ha fatto si chiama Riccardo Filippo…

Il suo arrivo ha portato una nuova e luminosa energia che ogni giorno mi sento addosso. Certo, sapevo che la sua nascita sarebbe stato il momento più bello della mia vita, ma non immaginavo che questo enorme sentimento d’amore potesse crescere giorno dopo giorno. E tutto questo, oltre a riflettersi positivamente nella vita privata, lo fa anche in quella professionale. Oggi sono una donna felice e appagata.

Tutti i Sì di Veronica

Sì alle famiglie numeros e Sì all’aiuto dei nonni Sì a pappe e minestroni fatti in casa


Sos mamme Vip/Il salotto di tata Francesca

Tanto teatro, prima del successo in televisione

Dopo gli s tudi di danza e recitazione, nel 2002 Veronica Maya ha debuttato sul palcoscenico nella commedia Amici miei, firmata da Mario Monicelli, con Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno. Tanto teatro fino alla grande popolarità con la tv: Sabato Sprint, Dribbling, Stella del Sud, Italia che vai, Linea Verde, Unomattina e le prime serate con il varietà Incredibile. Conduce la manifestazione canora lo Zecchino d’oro e dal 2008 è padrona di casa di Verdetto finale, in onda su RaiUno

Ho lavorato fino al nono mese di gravidanza e ho ripreso trenta giorni dopo il parto Che tipo di mamma sei?

Non mi reputo apprensiva, solo molto attenta e mai soffocante. Mi piace essere sempre presente e anche organizzata, vista la vita da pendolare che faccio. Viaggio continuamente tra Roma, la città in cui lavoro, Napoli, dove vive la mia famiglia e Londra, dove, invece, svolge la sua professione il mio compagno. Che bimbo è tuo figlio?

È attento, vigile, ha imparato subito a tenere da solo il ciuccio. Poi è sorridente e socievole. Adesso è nella fase in cui gattona, tocca tutto. Ma io lo lascio fare. S.O.S TATA | 29


Sos mamme Vip/Il salotto di tata Francesca

Come avete scelto il nome?

Riccardo piaceva a entrambi, ma non ha una tradizione di famiglia. Filippo era, invece, il bisnonno di Marco. Una figura alla quale era molto legato. Stai attenta all’alimentazione del piccolo?

Nonostante gli omogeneizzati siano super controllati, cerco di evitarli. Preparo io stessa pappe colorate. Riccardo Filippo è un buongustaio: gli piace il minestrone rosso con carota, zucca, patata e la versione verde con zucchine, bietole e finocchio. Che rapporto hai con il pediatra del tuo bambino?

Ottimo: è un medico con molta pazienza, dolcissimo con il bimbo e molto rassicurante. Mi spiega nel dettaglio ogni passo della sua crescita ed è sempre reperibile. Credo che il pediatra sia una figura fondamentale, assieme a quella del ginecologo, per ogni neo mamma. Hai avuto un parto difficile?

Purtroppo sì. Sedici ore di travaglio e qualche complicanza in sala operatoria.

Ma per fortuna tutto è già dimenticato. Il piccolo dorme?

È buono, piange solo quando ha fame o ha male al pancino, non fa mai i capricci. Dorme le sue cinque ore di fila, quindi anche riguardo al sonno non posso lamentarmi. Che padre è Marco?

È un uomo straordinario ed è stato molto presente anche nel corso della gravidanza. Questa sua presenza è stata fondamentale per il mio umore, per la mia serenità e per la mia felicità. Riccardo ha beneficiato di questa gioia che, a sua volta, è stata alimentata dal padre che continua a essere presente più che mai. Lui si fa davvero in quattro per poter seguire suo figlio. Ci sono molti papà che rimandano il più possibile l’approccio col proprio bimbo. Marco, invece, ama ritagliarsi dei momenti che condivide esclusivamente con lui, come il bagnetto. Tu e il tuo compagno desideravate fin da subito un fratellino o una sorellina per Riccardo?

Mentre nel corso della prima gravidanza non avevo desideri in tal senso, al contrario di Marco che voleva un maschietto, adesso se arrivasse una femminuccia sarei felice. Anche se, alla fine, credo che l’importante sia che stia bene. Com’è cambiata la vostra vita di coppia dopo l’arrivo del primo figlio?

Si è rinsaldata, perché in tre ci sentiamo “più famiglia”. C’è poco spazio per inutili litigi e quando abbiamo il desiderio di qualche momento di intimità solo per noi, vengono in soccorso i nonni a tenerci il bimbo La tua vita artistica è cambiata dopo la maternità?

Per fortuna sono riuscita a lavorare sino al nono mese di gravidanza e dopo 30 giorni circa dal parto ero di nuovo in video. Per questo devo ringraziare la mia azienda e Tiberio Timperi che mi ha sostituito da vero gentleman. Molto spesso porto il piccolo con me negli studi televisivi dove registro: ormai fa parte anche lui del cast del programma. Ti piacerebbe condurre una trasmissione di educazione e pedagogia?

Perché no? Durante la gravidanza ho letto tanti libri sulla maternità. Credo che sarei adatta Faresti mai partecipare il tuo bimbo a un baby talent show?

Se non fosse il figlio della conduttrice lo iscriverei subito allo Zecchino d’oro, kermesse che ho l’onore di condurre da sette anni. Sui baby talent show attuali sono molto perplessa soprattutto in quest’ultima fase in cui è stata introdotta una giuria che esprime voti. Riccardo frequenterà il nido?

Che bello allargare la famiglia! Se arrivasse una femminuccia, sarei molto felice. L’importante, però, è che stia bene 30 | S.O.S TATA

Ci sto pensando. Intanto, lo porto due volte a settimana ad Explora-Museo dei bambini, a Roma, dove è coinvolto in attività ludiche, didattiche ed educative. Sicuramente a tre anni andrà alla scuola dell’infanzia.


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I consigli di tata Francesca: in famiglia facciamo squadra ! Rispetto a qualche decennio fa la famiglia si è evoluta nella forma e nella composizione. Esistono tipi diversi di nuclei familiari in cui il numero dei componenti è vario, ma oggi, come allora, la famiglia resta il luogo degli affetti più cari, spazio in cui rifugiarsi e sentirsi al sicuro. Quando siamo a casa con le persone che amiamo possiamo permetterci di “chiudere fuori il mondo” con i suoi ritmi vorticosi e godere qualche ora della serenità che solo i cari ci sanno dare. Ma la famiglia è anche una squadra, un gruppo di lavoro in cui la suddivisione di ruoli e compiti è fondamentale, dove ciascuno apporta con la sua personalità unica un contributo indispensabile. Insieme si stabiliscono obiettivi e traguardi che solo col lavoro del team si possono raggiungere, è soltanto con l’unione che si cresce e si costruisce qualcosa di importante e duraturo. E questo lo si impara fin da piccolissimi, osservando mamma e papà che, agli occhi

dei figli, sono il punto di partenza, la sorgente da cui attingere, l’esempio da imitare. È importantissimo che alla base ci siano regole condivise e principi solidi su cui costruire tutto: fiducia, rispetto reciproco, solidarietà e amore, ma anche empatia, dolcezza, pazienza e fermezza da parte dei genitori che hanno il compito di educare i figli al rispetto dei ruoli e delle norme di condivisione. Come si fa a insegnare ai più piccoli a fare squadra? E quali sono i momenti giusti? L’approccio ludico è fondamentale. È la chiave che permette agli adulti di coinvolgere i bambini, solleticare il loro interesse, motivarli. Quindi, ecco alcuni spunti per trasformare un compito in un’attività divertente: 1) Mettiamo in ordine: aiuto la casa è in disordine, ogni cosa non è più al proprio posto! “ Bene allora mettiamo a nanna i giochi, mi dai una mano?”. Già dal primo anno di età possiamo dare questi piccoli compitini e creare situazioni suggestive e attraenti anche per loro.

Tra te e Marco si parla di imminente matrimonio...

Ho ancora delle pratiche burocratiche da archiviare, ma siamo vicini. Non appena avremo la possibilità, convoleremo a nozze sicuramente. È un desiderio di entrambi quello di coronare il nostro sogno d’amore nel modo più tradizionale possibile. Speriamo di farlo al più presto.

2) È quasi pronto, chi apparecchia e sparecchia? Nel momento dei pasti ognuno può contribuire: mentre la mamma o il papà cucinano, i più piccoli possono occuparsi dei tovaglioli, del pane da mettere in tavola... c’è un compito per ogni età! 3) Chi dà da mangiare a Fido? Avere un animale da accudire è un modo efficace per responsabilizzare i bambini che possono occuparsi di lui, dandogli da mangiare o controllando che abbia sempre acqua a disposizione (costantemente sotto la supervisione di mamma e papà ). 4) Prepariamo la pappa! In cucina si possono creare infinite situazioni in cui coinvolgere i bimbi, sempre felici di manipolare i cibi e di contribuire alla preparazione del pasto. Possono mescolare, aggiungere ingredienti, spalmare, impastare… 5) Il frigorifero è vuoto! Presto tutti al supermercato!

Nel futuro come ti vedi?

Mamma. La famiglia, nella mia personale scala dei valori, ha veramente un posto predominante. Anche il lavoro credo sia importante per una donna, ma mi rendo conto di come la mia professione sia particolare. Contrariamente a quella del mio compagno Marco, che può contare su alcune sicurezze, la mia dipende da

Prepariamo con i bambini la lista della spesa e una volta arrivati al supermercato chiediamo loro di prendere i prodotti dagli scaffali, di metterli nel carrello e se sanno leggere di verificare cosa manca dalla lista. 6) Gita fuori porta… organizziamoci! Prepariamo lo zainetto. Cosa occorre? Acqua, un cambio pulito, fazzoletti… Ci sono moltissime occasioni ogni giorno per insegnare ai piccoli che ognuno deve e può dare il proprio contributo, che è importante per il benessere della famiglia. è utile, ogni tanto, verificare lo stato di salute della squadra facendo un check dopo il lavoro di gruppo: è andato tutto a buon fine? Tutti abbiamo fatto qualcosa? Questo vi farà percepire se il motore ha lavorato bene, se ha funzionato o meno e vi permetterà di individuare punti di forza o di debolezza perché è proprio attraverso tentativi ed errori che si capisce quale sarà la strada giusta! tata Francesca

tante variabili. Sarà per questo che, nonostante oggi abbia una carriera abbastanza consolidata alle spalle, non dormo sugli allori e costruisco, parallelamente, altre cose. L’ideale, tuttavia, sarebbe continuare a coniugare amabilmente questo lavoro, che adoro, con la mia vita privata. Spero proprio di riuscirci. S.O.S TATA | 31


Nel mondo di Francesca

Cari genitori,

in questo spazio voglio raccontarvi di ciò che più mi sta a cuore: il bene dei bambini

A tavola, per nutrire c Coinvolgere i bimbi nella preparazione dei piatti e insegnare l’importanza di mangiare tutti insieme, trasmette loro l’amore per il cibo e la gioia della condivisione. Inoltre, rafforza le relazioni familiari

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C

are mamme e cari papà, vorrei parlarvi di un tema che mi sta molto a cuore: il momento dei pasti. Quante emozioni possono nascere davanti a un pranzo preparato da chi ci vuole bene e quanto valore assume un cibo consumato con chi amiamo! Tutto quello che accade in cucina è magia: colori, profumi e sapori sono ingredienti unici che anche i nostri bambini possono imparare a riconoscere e sperimentare fin dai primissimi anni di vita. Coinvolgerli nella preparazione dei piatti di casa e mangiare insieme, seduti intorno a un tavolo, possono diventare la chiave per aprire loro il mondo dell’alimentazione. Non vi sto parlando di semplice nutrimento del corpo, che certo è importantissimo per la salute dei bambini. Mi riferisco all’alimentazione intesa nel suo significato più ampio: corpo e mente, quindi salute e benessere, non solo fisico, ma anche emotivo. Mostrate voi per primi, cari genitori, nella routine di tutti i giorni, il piacere di preparare e consumare le pietanze che portate in tavola. Trasmettete ai bambini l’amore per

il cibo e la gioia della condivisione. Il mangiare diventa così uno strumento di relazione. Il mezzo, cioè, che permette a grandi e piccini di trascorrere insieme tempo di qualità, da dedicare gli uni agli altri, per riscoprire la gioia di stare insieme, e approfondire e valorizzare le relazioni familiari. Ecco allora che sedersi a tavola significa guardarsi finalmente negli occhi e lasciarsi alle spalle le fatiche e i pensieri del giorno, concedersi tempo e regalarne ai bambini. Cosa c’è di più importante e, allo stesso tempo, appagante? E tutto può accadere tra le mura della vostra cucina, seduti gli uni accanto agli altri. Se questa non è magia…


Nel mondo di Francesca

Consigli in pillole Questo si fa…

• Si cucina insieme ai bambini • Si mangia a tavola tutti insieme • Per i piccoli piccole porzioni • Si assaggia tutto • Ci si alza da tavola solo se mamma e papà lo concedono • A partire dai due anni, i bambini devono usare le loro posatine • Si mangia tutti le stesse cose • Ogni giorno frutta e verdura

Questo non si fa…

• Non si spreca il cibo • Non si fanno i capricci e non si cede a questi • Non si inseguono i bambini col cibo invitandoli a mangiare • Non si legge a tavola • Durante i pasti niente tv, giocattoli o videogiochi

e corpo e mente

Gioco dell’assaggiatore

Aiuto! Non vuole assaggiare nulla… Trovare bambini che rifiutano di mangiare o assaggiare cibi nuovi non è insolito. Anche in questo caso mamma e papà possono trovare strategie e soluzioni per risolvere gradualmente il problema, senza mai dimenticare, mi raccomando, di chiedere sempre consiglio al vostro pediatra! Una volta accertato che non si tratta di problemi legati alla salute del bambino oppure di situazioni momentanee dovute a cambiamenti o vissuti particolari, provate a trasformare tutto in un gioco…

Tutti al supermercato! Coinvolgetelo fin dalle prime fasi della preparazione dei cibi. Fate insieme la lista della spesa, chiedendogli (a partire dai tre anni) di trovare le immagini dei prodotti dai volantini pubblicitari e, una volta ritagliate da voi, di incollarle su un bel foglio bianco. Arrivati al supermercato, ditegli di trovare gli ingredienti sugli scaffali e di metterli nel carrello. Abbiamo preso tutto l’occorrente? Bene, allora in cucina! Grembiulino a misura e mani in pasta. I bambini possono impastare, pesare e aggiungere gli ingredienti…

A turno, si cucina e si assaggia. Mamma prepara, papà e figlio devono indovinare gli ingredienti utilizzati per la ricetta

Si prepara un cestino con alcuni alimenti, magari cose che il bambino di solito non assaggia. A turno, i partecipanti al gioco, vengono bendati. Annusando, toccando e poi assaggiando, bisogna indovinare di cosa si tratta. Se il bimbo è più grande, si può aggiungere la descrizione del sapore, trovando aggettivi per definirlo (salato, dolce, aspro…).

teri Il cestino dei mis

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Nel mondo di Francesca/Domande e risposte

Parere di tata Dubbi sull’educazione da dare ai vostri figli? Scrivetemi a tatafrancesca@edmaster.it oppure contattatemi sul mio sito www.francescavalla.it, risponderò! Pannolino addio: quando il momento è quello giusto? Salve, mi chiamo Paola e sono madre di Stefano, diciotto mesi.Vi scrivo perché avrei bisogno di un consiglio. Mi piacerebbe togliere il pannolino al mio bambino ma non so come fare. Ogni tanto provo a metterlo sul vasino, ma lui non ne vuole sapere. Il mese scorso ho provato anche a lasciarlo senza pannolino ed è andato tutto bene per un paio di giorni, ma poi si è bagnato e ho preferito rimetterglielo. Spero possiate aiutarmi a trovare una soluzione. Conto su di voi e sulla vostra professionalità. Paola

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ara Paola, il tuo problema è quello che accomuna molte mamme. È una fase di crescita molto importante, un grande cambiamento per il tuo bambino che, proprio per questo, richiede tempo e tanta pazienza da parte dei genitori. Alcuni impiegano poco tempo per abituarsi a stare senza pannolino, altri ne richiedono di più, altri ancora non ne vogliono sapere. Ciò che conta davvero quando si decide di affrontare la questione è osservare attentamente il bimbo: se capiamo e interpretiamo bene i segnali che ci man-

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da, sapremo se è il momento giusto per questo importante passo. Se il piccolo desidera fare da solo, chiede di essere “lasciato libero” di provare, di sperimentare, di conquistare un maggiore livello di autonomia, allora sarà probabilmente pronto anche per togliere il pannolino. Ma come possiamo fare? Io consiglio sempre di aspettare il periodo estivo: il clima caldo e l’abbigliamento più leggero sono certamente condizioni che facilitano l’abbandono del pannolino. Capiterà, infatti, che nei primi giorni il

piccolo si bagni e necessiti di essere lavato e cambiato spesso, e le giornate calde permetteranno di non incorrere in raffreddamenti e conseguenti malanni. Altra cosa importante è procedere con gradualità, per questo è utile abituare al vasino un poco per volta, scegliendo orari precisi: la mattina appena svegli, prima e dopo il riposino pomeridiano e la sera prima della nanna. Non dimentichiamo, poi, che se si bagnano non vanno rimproverati. Incoraggiamoli invece, dicendo loro che è normale che accada le prime volte e lodiamoli ogni volta che ci chiamano per andare in bagno. Inutile imporre un cambiamento come questo se i bambini non sono pronti, aspettiamo che siano loro a manifestare il bisogno di compiere questo passo importante. Tieni duro Paola, la pazienza e la calma ti ripagheranno presto.

COSA FARE IN SINTESI:

• Aspettiamo che il bambino sia pronto • Scegliamo il periodo caldo • Procediamo con gradualità e senza forzature • Manteniamo orari precisi


Nel mondo di Francesca/Domande e risposte

Quando i nonni non seguono le regole Ho un grande problema con i miei suoceri che si occupano di Luca, il mio bambino di tre anni, mentre io e mio marito siamo al lavoro. Premetto che mi rendo conto di avere la fortuna di poter contare su aiuti esterni, ma purtroppo le condizioni che si sono create ci causano un sacco di problemi. Incredibilmente, tutto quello che insegno a mio figlio, scompare magicamente dopo una settimana passata con i nonni. Io e mio marito crediamo molto nelle regole come strumento per mettere un pochino di ordine in famiglia, mentre i nonni consentono qualunque cosa, giustificando ogni capriccio, rifiuto e richiesta di Luca. Sono disperata, perché credo che l’unica soluzione sia rinunciare al loro aiuto. Vi prego, datemi un consiglio! Sonia

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ara Sonia, dici bene quando parli di fortuna. I nonni sono sempre un bagaglio di ricchezze e risorse preziose per ogni famiglia. Tuttavia, può accadere, così come mi racconti, che le loro modalità di approccio con i nipotini non siano proprio quelle che ci saremmo aspettati. Molti di voi mi parlano di nonni che sono stati genitori autorevoli, a volte

autoritari e che con i nipotini manifestano comportamenti opposti a quelli che ricordate. Ma essere nonni non equivale a essere genitori, i ruoli sono e devono essere differenti. Comunque, capisco il problema di cui mi scrivi. Per prima cosa, siate certi della scelta che fate chiedendo a genitori o suoceri di badare ai vostri bambini tenendo bene a mente che ciò che chiedete è un incarico oneroso e pieno di responsabilità. Poi, sedetevi intorno a un tavolo (istituite le riunioni di famiglia) e definite comportamenti comuni da assumere con i bimbi: stabilite poche regole importanti ma condivise. I piccoli devono sapere che sia dai genitori sia dai nonni otterranno sempre le stesse risposte. Ricordate, tuttavia, che il rapporto che si creerà tra nonni e nipoti non potrà e non dovrà essere come quello che voi avete coi vostri figli. Via libera, quindi, a qualche eccezione e rituale che solo dai nonni è concesso. Coraggio Sonia, col dialogo sono certa otterrai dei cambiamenti!

COSA FARE IN SINTESI:

• Scegliamo con attenzione le persone che si dovranno occupare dei bambini. • Stabiliamo con loro regole e comportamenti comuni. • Tolleriamo qualche eccezione.

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Nel mondo di Francesca/Domande e risposte

Futura mamma Sono all’ottavo mese di gravidanza. Non sono ancora mamma, ma voglio essere pronta per il compito che mi aspetta. Sono alle prese con mille pensieri: sarò un bravo genitore? Cosa mi devo aspettare? Come cambierà la mia vita? Sarò capace di capire ciò di cui il mio piccolo avrà bisogno? Con il mio compagno ho frequentato un corso di preparazione al parto ma, sebbene ci siano state date molte informazioni, sono rimasta ancora con mille interrogativi e, ora che si avvicina la data del parto, anche con tante paure e incertezze. Spero possiate aiutarmi dandomi consigli preziosi: desidero tantissimo essere una brava mamma! Un caro saluto. Silvia

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ara Silvia, il momento che tu e il tuo compagno state vivendo è magico e meraviglioso. L’avventura che avete intrapreso è incredibile e del tutto nuova, proprio per questo, le tue paure e domande sono più che comprensibili. È l’emozione che si prova quando si sa di essere di fronte a una grande prova e si è consapevoli di non sapere con esattezza cosa sta per accadere. Vorremmo sentirci sicuri di noi stessi, capaci e certi delle nostre conoscenze ma, mai come in questo caso, le nostre certezze vacillano e ci sentiamo vulnerabili. Tranquilla, è tutto normale. Il desiderio che esprimi di essere una brava mamma è il presupposto per diventarlo davvero. Quello che mi sento di consigliare a te e al tuo compagno è di parlare con altri genitori, di ascoltare le loro esperienze, ma anche di tornare indietro al periodo della vostra infanzia e ricordare come i vostri genitori vi hanno cresciuto. E poi, leggete, leggete tanto: riviste specializzate, libri e alcuni siti web sono un patrimonio vastissimo di informazioni e conoscenze. Rivolge-

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tevi al consultorio della vostra città, lì potrete trovare pedagogisti, pediatri e consulenti che sapranno rispondere a ogni vostra domanda. Dopo le domande agli specialisti del settore, vi raccomando, però, di chiedere a voi stessi che genitori volete essere. Aprite un confronto tra di voi e individuate quali sono le cose importanti per il bambino e per il vostro ruolo di genitori, e create una sorta di vademecum che vi aiuti ad affrontare giorno dopo giorno questa incredibile esperienza. Quando avrete fatto tutto questo, quando vi sarete costruiti un bagaglio di conoscenze sufficienti, non dimenticate che vostro figlio sarà diverso da

qualunque altro bambino e che quindi anche la metodologia da assumere con lui sarà comunque variabile rispetto a tutte quelle che avrete appreso. Sarà un bambino “unico” e voi genitori diversi dagli altri. Un caro abbraccio.

COSA FARE IN SINTESI:

• Raccogliamo informazioni da fonti diverse (leggiamo libri!) • Creiamo un vademecum personale di coppia che contenga ciò che riteniamo davvero importante. • Restiamo sereni e mostriamoci fiduciosi delle nostre capacità.


Nel mondo di Francesca/Domande e risposte

I terribili due anni Vi scrivo perché mia figlia di due anni e mezzo da qualche settimana è particolarmente ingestibile. Normalmente è una bambina che si esprime bene anche nel linguaggio e i suoi capricci sono sempre stati gestiti, ma ultimamente va in escandescenza per qualsiasi piccola cosa. Non riusciamo a calmarla, nemmeno con toni dolci. Diventa molto aggressiva (crisi di pianto nervoso, spintoni e parolacce che finora, per fortuna, si limitano a “sei bruttissima” e “adesso piangi!”, verso mamma, papà e nonni). All’asilo nido, che frequenta al mattino, si comporta bene e ci va volentieri. A casa non ci sono stati cambiamenti. Segnalo che, purtroppo a causa di impegni lavorativi, vede noi genitori solo la sera, mentre il pomeriggio sta con la nonna. Vorrei solo sapere se può essere una fase, magari dovuta all’età, un bisogno di maggiore attenzione, oppure sintomo di qualcosa di più. Cinzia

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arissima mamma, benvenuta in quella che molti chiamano l’età dei “ terribili due anni”. Una volta esclusi cambiamenti o fatti che possono averla stravolta emotivamente, quella che sta attraversando la tua bambina è una fase di crescita tipica della sua età, critica certamente per voi genitori, ma anche per lei. È il momento delle forti emozioni e delle continue contraddizioni, dove i bimbi aspirano all’autonomia, la desiderano, la pretendono con forza e fanno di tutto per raggiungere quel traguardo. Ed è proprio di questo che si tratta: di un traguardo che per essere raggiunto richiede un percorso a volte tortuoso. Tua figlia, probabilmente,

sta tentando di affermare la propria personalità con intraprendenza e tenacia. I “no” dei bambini ci sfidano, ci mettono a dura prova e sono la loro unità di misura per vedere fino a che punto possono arrivare, ma allora cosa fare per evitare che prendano così potere? Per prima cosa armatevi di tanta pazienza senza dimenticare che siete voi che dettate le regole, che decidete i no e, meglio ancora, i sì. Avvicinate il bambino, guardatelo negli occhi, chiedetegli ciò che volete che faccia e spiegategli che quella richiesta la fate perché certi che sia in grado di compierla. Dategli e dimostrategli fiducia, successivamente fategli

sapere che siete orgogliosi di lui e dei suoi progressi. Vi raccomando, evitate grida isteriche, urla o, peggio ancora, punizioni. Non è la strada giusta per incoraggiare il bambino a fare meglio! Non etichettate mai i bambini come “cattivi” solo perché i loro no sono più numerosi dei sì. Non dimentichiate, poi, che parallelamente al desiderio di crescita i piccoli hanno ancora bisogno di essere guidati, di trovare braccia sicure che li accolgano, li coccolino e li proteggano. Hanno bisogno di sperimentare l’allontanamento emotivo dalla mamma, ma nel contempo desiderano e necessitano di tornare al nido.

COSA FARE IN SINTESI:

• Munirsi di pazienza. • Affrontiamo il problema col bambino guardandolo negli occhi con serenità e calma • Diamo fiducia al piccolo e mostriamoci orgogliosi dei suoi progressi.

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Febbraio 2013 • Anno II • Num. 2 (3)  
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