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| international choreographic centre sicily

compagnia zappalà danza

numero III | anno secondo | free!

italiano * inglese

r

ź letter

comunicazionedanza sottotesti, pretesti, contesti

Editoriale / di Roberto Zappalà **************************************** sp >

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scenario.danza 12.13 Danza è uomo / programma **************************************** czd >

4 5

Silent as... / estratti stampa / intervista di Giuseppe Di Stefano Nuovi progetti CZD / Sud Virus 13 / di zltr / Requiem, il silenzio dei vivi / di zltr **************************************** formazione >

6 7 8 9

MoDem / di zltr **************************************** extra >

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Cor-po-etico / di Roberto Zappalà **************************************** czd >

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AGATA / piccolo diario di viaggio/ di Nello Calabrò Zappalà per Théatre de la Ville (Parigi) / di zltr **************************************** czd >

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Intervista / di Federico Armeni/ Livecity.it ****************************************

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TourZ 2012.2013 ****************************************

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photo © GianMaria Musarra

SCENARIO PUBBLICO


" Zltr

Progetto grafico looowdesign Giuseppe Parito/ Francesca Patanè Traduzioni Lara Warburton Elisabetta Bisaro

Fotografie GianMaria Musarra Serena Nicoletti Editore Metaarte Libri

editoriale

numerotre

di roberto zappalà

Ancora in campo.

Ancora in campo perché, ancora una volta, l’arte e la cultura nel suo insieme hanno dimostrato di essere sempre vive, in un panorama nazionale desolante sotto tutti gli aspetti. Voi, il pubblico, avete mostrato ancora una volta che dell’arte non volete e non potete farne a meno, e lo avete mostrato con la vostra partecipazione. Nel 2011 la spesa per i teatri ed i musei italiani è cresciuta dell' 1,3% nei confronti di vestiario e calzature. Ci stiamo forse accorgendo di aver toccato il fondo di un consumismo inutile ed eccessivo e sentiamo l’esigenza di risalire la china? Persino con la spesa alimentare abbiamo vinto la sfida, con 1,2% di spesa in più. A dimostrazione che di cultura ci si può e ci si deve cibare.

Da qualche giorno sono alle prese, con la scelta dei temi da trattare per il nuovo editoriale di Zletter che vi apprestate a leggere. Appena ho iniziato a scrivere, ho capito che non volevo fare nessun tipo di polemica, come è accaduto nel numero precedente; ho creduto, invece, più opportuno provare a raccontare i prossimi obiettivi da raggiungere, le scelte da fare nei prossimi mesi, quelle già fatte e che si apprestano ad essere attuate. Non posso però non accennare all’evento che più ha segnato gli ultimi mesi di attività della compagnia, evento che ci ha visto calcare il palcoscenico del Théatre de la Ville di Parigi a quanto pare prima compagnia italiana a farlo, all’interno di Chantiers d’Europe. Voglio così ringraziare pubblicamente due persone che sono state partecipi di questo evento, Gigi Cristoforetti che avendoci invitato al Festival Torino Danza, dove pare che la compagnia abbia riscontrato un ottimo successo, ha dato la possibilità alla compagnia di far vedere il proprio lavoro ad alcuni operatori europei che erano stati invitati al festival, fra cui appunto Claire Verlet, responsabile della danza del teatro parigino, che voglio pubblicamente ringraziare non solo per l’invito ma anche per il continuo interesse e rispetto che dimostra di avere per il lavoro, mio e della compagnia. Non voglio dilungarmi oltre su Parigi, poiché più avanti, potrete leggere un piccolo reportage, degli "appunti di bordo", della nostra permanenza a Parigi, raccolti e scritti da Nello Calabrò, drammaturgo che negli ultimi dieci anni è stato uno straordinario e insostituibile collaboratore alle produzioni della czd. Passiamo ora a indicare le scelte e gli obiettivi che ci proponiamo e che vedono scenario pubblico e la compagnia promotori della nuova linea editoriale che le strutture, insieme, hanno deciso di intraprendere. Da una parte la residenzialità di diversi coreografi e delle loro compagnie o dei loro progetti, dall’altra l’inversione della linea editoriale di MoDem la struttura che si dedica da dieci anni, alla formazione dei danzatori. Andiamo con ordine; ormai da anni scenario pubblico da sempre casa della czd, si dedica all’ospitalità di piccoli progetti di residenza creativa, da quest’anno tutto questo sarà ufficializzato, l’ufficializzazione non avverrà direttamente

dal Ministero che ancora non ha percepito l’importanza di questa dimensione creativa, e fatta propria una idea di finanziamento ad hoc, ma direttamente da noi attraverso un intenzione progettuale decisa e chiara, che ci vede convinti di dover procedere in modo determinato, con l’energia messa in campo fino ad oggi da tutti i miei collaboratori, protagonisti a pieno titolo della crescita della struttura. Collaboratori che negli anni hanno contribuito a fare di scenario pubblico un luogo di ospitalità, di riflessione sui temi legati alla danza, di formazione di danzatori e di formazione del pubblico, per altro sempre crescente.

Specificamente le residenze saranno di tre tipi: una stanziale che equivale a quella della compagnia zappalà danza che continuerà ad avere un rapporto privilegiato con la struttura per i prossimi cinque anni, un'altra che sarà permanente con contratti di minimo un anno e che avrebbe l’intenzione di agevolare in particolare il lavoro di artisti Siciliani come, Salvo Romania, Giovanna Velardi o Loris Petrillo, che non hanno un luogo dove poter costruire le proprie produzioni, ed infine una residenza "occasionale" quindi con una durata limitata ad un massimo di un mese, che sarà dedicata sia a coreografi che necessitano di un sostegno pratico, provenienti da ogni parte del mondo, sia agli stessi siciliani. Non è un segreto la mia intenzione di promuovere tutta la danza della mia isola, giovane o meno giovane, che merita attenzione. Il mio sogno sarebbe quello di rendere visibile un'idea di drammaturgia, di movimento, di linguaggio che abbia una qualità riconducibile immediatamente ad uno specifico territorio, e credo che scenario pubblico possa essere il luogo, il "centro coreografico" adatto a questa specifica attività. Ovviamente ci saranno dei limiti, uno di questi sarà il numero dei residenti sia "permanenti" sia "occasionali" che non potranno essere più di due l’anno. Chi sarà interessato potrà presentare i propri progetti, dovrà farli pervenire alla segreteria artistica di scenario pubblico, ma per serietà devo comunicare che fino ad aprile del 2013 sono state fatte già delle scelte. L’altro tema a me particolarmente caro è il cambiamento sostanziale che MoDem, il corso di perfezionamento, farà a partire dal prossimo mese di settembre. Il tema del cambiamento è strettamente legato all’esigenza che negli ultimi anni mi vede affezionato: convertire quello che fino ad oggi è stato un corso ampio, riguardo agli stili e ai metodi di studio, verso un principio di lavoro legato quasi totalmente al nostro linguaggio, che si chiamerà per l’appunto MoDem. Anche quest’anno i partecipanti sono stati selezionati da diverse parti d’Europa e saranno numerosi (circa 50), 15 di questi sono stati selezionati per fare una full immersion (MoDem PRO) di tre mesi a stretto contatto con i danzatori di czd, un esperimento nuovo che mi affascina molto e che risulta molto vicino a ciò che in questo momento sento di dover fare: divulgare il lavoro che


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in questi anni abbiamo fatto insieme ai miei danzatori. MoDem inoltre sarà portato in tour, attraverso un progetto che si chiama MoDem a domicilio, e che vedrà me o i miei danzatori tenere lezioni presso altri istituti sia pubblici sia privati; ne è un esempio su tutti Artez dance accademy in Olanda, dove ormai da tre anni il mio linguaggio MoDem, è parte integrante del progetto didattico di quest’università. Coloro che sono interessati a saperne di più possono leggere più avanti un cartello che spiega più alacremente il progetto, o altrimenti potranno andare nel sito della czd. Ancora riguardo alla formazione, in questo caso del pubblico, a breve saranno annunciate le date delle lezioni di storia della danza e dello studio del linguaggio della compagnia, entrambe pensate solo per il pubblico che vuole entrare più in profondità nella conoscenza della danza contemporanea internazionale. Attraverso degli incontri di pratiche di danza (MoDem) tenute dai miei danzatori e pensate, appositamente, per gli amatori, si avrà la possibilità di comprendere meglio quali sono i percorsi non tecnici ma di uso del corpo che la compagnia pratica quotidianamente, e che saranno certamente uno straordinario strumento per entrare nel mondo poetico che ci appartiene. Uno spazio dedicato ai film dove la danza è protagonista sarà curato da Nello Calabrò, ma anche di questo vi parlerà più avanti proprio Nello. Le nuove produzioni della czd saranno posticipate; ne saranno previste due: alla fine del 2013 riprenderemo il lavoro fatto per il Göteborg Ballet "Sud Virus" che sarà riconfezionato a serata intera, e per il 2014, continueremo a seguire quel lavoro sull’umanità che ha contraddistinto gli ultimi anni delle nostre messe in scene, il titolo ancora provvisorio sarà "REQUIEM Il silenzio dei vivi". Non mancherà ovviamente la stagione di danza di scenario che quest’anno avrà come focus l’uomo nella danza. Questo è il programma che vedrà tutti noi impegnati, nel 2013, a soddisfare le curiosità di tutti voi che avete piacere sotto diverse vesti di partecipare alle nostre attività. Grazie a tutti, Roberto Zappalà ***********************************************************************

Still in the field.

*********************************************************************** >>> “Still in the field”, because once more, art and culture in general have shown themselves to be still alive in an otherwise bleak national landscape. You, the public, have once more shown that you cannot give up art, nor do you want to, and you have shown it with your participation. In 2011, spending on Italian theatres and museums increased 1.3% more than spending on clothes and shoes. Perhaps we are realising that we have sunk to the lowest depths of useless, excessive consumerism and we feel the need to climb back up? We have even beaten spending on food, by 1.2%. Demonstrating that we can and must live on culture. For the last few days, I have been struggling with the choice of topics to deal with for the zletter editorial which you are about to read. As soon as I started writing, I realised that I did not want to cause any controversy, as happened with the last issue. Rather, I thought it was more appropriate to outline our future aims, the choices to be made in the next few months, those which have already been made, and those which will soon be put into practice. However, I cannot fail to mention the most important event for the company in the last few months: performing at the Théatre de la Ville in Paris, apparently the first Italian company to do so, within the Chantiers d’Europe. I want to publicly thank Gigi Cristoforetti, who invited us to the Turin dance festival, where the company met with huge success. He then made it possible for the company to perform for several European operators who were invited to the festival. I would also like to thank one of these operators, Claire Verlet, the dance consultant at the Parisian theatre, not only for the invitation but also for her continued interest and respect for my work and that of my company. I don’t want to dwell on Paris any longer, because later there is a short report from the “log” of our time in Paris, collated and written by Nello Calabrò, a dramatist who has been an extraordinary, irreplaceable collaborator with the productions of compagnia zappalà danza over the last ten years. Now let’s move on to our choices and objectives, which scenario pubblico and the company are promoting in the new editorial line which they have undertaken together. These involve residencies by various choreographers and their companies or projects and the inversion of the editorial line of MoDem, the body which has been training dancers for over ten years. First things first. For many

years now, scenario pubblico, compagnia zappalà danza’s home since the beginning, has been hosting small creative residential projects. This year, it will all be made official – not by the Italian Ministry, which has not yet realised the importance of this creativity and takes an ad hoc approach to funding, but directly by us. We have clear, decisive design intent and a conviction that we must proceed in a certain way, with the energy dedicated by all my collaborators, who have played a fundamental role in the growth of the structure. Over the years, these collaborators have contributed to making scenario pubblico a place of hospitality, reflection on dance-related subjects, dancer training and audience training, all of which continue to grow. There will be three types of residency. The first will be permanent, equivalent to the residency offered to compagnia zappalà danza. The Company will continue to have a privileged relationship with the body for the next five years. The second will be permanent with minimum contracts of one year, and will aim to facilitate in particular the work of Sicilian artists, such as Salvo Romania, Giovanna Velardi or Loris Petrillo, who do not have a place in which to create their productions. The third residency will be casual, lasting a maximum of one month, and will be dedicated to choreographers who need practical support, from all parts of the world as well as from Sicily itself. It is no secret that I hope to promote all types of Sicilian dance, both new and older, which merit attention. My dream is to create a clearly defined type of dramatisation, movement, and language which is immediately recognisable as belonging to a specific region, and I believe that scenario pubblico is the right place for this. There will, of course, be limits, though, such as the fact that there can be no more than two residencies a year. Anyone who is interested can present their projects by contacting scenario pubblico’s artistic office. I must point out, however, that the selections for between now and April 2013 have already been made. The other matter particularly close to my heart is the significant and necessary change which the specialisation course MoDem will undergo as of next September. What has so far been a wide course in styles and study methods will be converted into a course based almost entirely on our language, which will in fact be called MoDem. This year, there were many participants – around 50 – selected from various parts of Europe. 15 were selected to do full immersion (MoDem PRO) – three months in close contact with the dancers of the company, I find this new experiment extremely interesting, and it is very closely related to what I feel is my duty at the moment: to disclose our work with my dancers in the last few years. MoDem will also go on tour, with a project called MoDem a domicilio [MoDem at home], in which my dancers or I will hold lessons at other public and private institutions. One example of this is Artez Dance Academy in the Netherlands, where my MoDem language is now an integral part of this university’s teaching project. If you are interested in knowing more, you can see a poster later on which explains the project in more detail, or you can look at the compagnia zappalà danza website. Still on the subject of training, in this case audience training, dates will be announced shortly for the lessons on the history of dance and on the company’s language, both designed for members of the public who wish to gain a deeper understanding of international contemporary dance. Through talks on the practice of dance (MoDem), which are run by my dancers and designed for amateurs, participants will be able to better understand the paths – not the technical paths, but paths of the use of the body – which the company follows every day, and which will doubtless be an extraordinary tool for entering into our poetic world. Nello Calabrò will be in charge of a space dedicated to films where dance plays the central role, but he will speak more about this himself later. The new productions of compagnia zappalà danza will be postponed. There will be two of them: at the end of 2013, we will resume Sud Virus, the work I did for the Goteborg Ballet, which will be repackaged into an entire evening, and for 2014, we will continue to follow the work on humanity which has characterised our shows for the last few years. The provisional title is REQUIEM Il silenzio dei vivi [REQUIEM The silence of the living]. Naturally, there will also be scenario’s dance season, which this year will focus on men in dance. This is the programme which will keep us all busy in 2013, to satisfy the curiosity of everyone who enjoys being involved in our activity. Thank you to everyone, Roberto Zappalà


scenario. danza 2012/13 danza é uomo/ dance is man

happening 7 october h 19,00 con la partecipazione della compagnia OsmDynamicActing con Le Pupe [ingresso libero/ free admission] performances date da definire/ dates to be defined cie philippe saire Lonseome cowboy 10 / 11 november compagnia zappalà danza Odisseo, il naufragio dell’accoglienza 20 / 21 december MoDem / czd Foulplay / creation 5 / 6 genuary LACCIOLand creation 26 / 27 genuary compagnia zappalà danza A. semu tutti devoti tutti? 1 / 2 / 3 february cie. zerogrammi Zerogrammi cinema e danza / cinema and dance

o ent € am ,00 on 0 b b 4 a i ix l s o c tta n to 00 spe ptio 0,

€ 6 cri ces 4 s b su an •• € form • • • • per 2,00 •• o1 t € t •• 0 ie igl 12,0 ob ket c gol i n t i s le sing

incontri sui linguaggi cinematografici e la danza, a cura di Nello Calabrò. >> talks on film language and dance, by Nello Calabrò 25 november da busby berkeley a bob fosse. >> from busby berkeley to bob fosse 20 genuary esperienze contemporanee ed eccentriche visioni. >> contemporary experiences and eccentric visions editoria / publishing 16 march presentazione libro cor-po-etico a seguire dimostrazione di MoDem a cura dei danzatori della czd. >> presentation of book cor-po-etico followed by MoDem demonstration by the dancers of compagnia zappalà danza pedagogia del pubblico / educating the audience

ORARI / TIME

performances/ sabato ore 20,45 Saturday 8,45 p.m. domenica ore 19,00 Sunday 7,00 p.m. cinema è danza/ cinema is dance ore 18,00 / 6,00 p.m. lezioni storia della danza/ lesson on history of dance ore 18,00 / 6,00 p.m. lezioni per amatori/ lessons for amateurs ore 17,00 / 5,00 p.m.

6 october / 15 december danza è uomo/ dance is man lezioni di storia e cultura della danza, a cura di Roberto Giambrone ed Eugenia Casini Ropa >> lesson: history and culture of dance, by Roberto Giambrone and Eugenia Casini Ropa 17 february / 17 march modem amatori/ amateurs lezioni di danza relative al linguaggio di czd. >> dance classes focused on the compagnia zappalà danza language


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• Editoriale Quest’anno apriremo la stagione il 7 ottobre con un happening e con la giovane compagnia OsmDynamicActing e “Le Pupe”. Ho emblematicamente affidato l’apertura a questa compagnia diretta da Arianna Cianchi e Massimiliano Burini - la prima danzatrice e giovane coreografa, l’altro regista formatosi in ambito teatrale - nel segno di quella che sarà la linea programmatica di Scenario Pubblico a partire da quest’anno, votata al sostegno degli artisti tramite le residenze. E trovo anche significativo avviare un percorso sull’uomo con un lavoro dedicato alle donne. Saire porterà per la terza volta a Catania la sua compagnia che ancora una volta con questo lavoro di soli uomini ci mostrerà la poetica dura, ironica, e raffinata di questo maturo coreografo svizzero molto amato dal pubblico catanese, Laccio è una scommessa che mi sento di affrontare con questo giovane coreografo di "hip-hop" che io ritengo di grande raffinatezza estetica, molto istintivo e dal linguaggio contemporaneo che sono certo ci stupirà con una creazione appositamente costruita per scenario pubblico, che gli darà una residenza di 10 giorni mirata proprio alla finitura dello spettacolo. Zerogrammi voglio presentarli con una dichiarazione giornalistica di V. Ottolenghi, con zerogrammi (titolo dello spettacolo oltreché nome della compagnia) si sono divertiti bambini e adulti, per la prima volta a Catania questa giovane ma già affermata compagnia con lo spettacolo vincitore del primo Premio di Coreografia Festival Oriente Occidente 2008. Due saranno gli spettacoli della compagnia zappalà danza che alcuni di voi avranno forse visto ma che nel frattempo saranno maturati considerevolmente: Odisseo, che subito dopo Catania andrà al festival Automne en Normandie, dopo essere stato già proposto in diverse città europee, e A. semu tutti devoti tutti?, che ritornerà a Catania dopo due anni e dopo il successo ottenuto al Théatre de la Ville di Parigi. Per ultimo un nuovo esperimento sarà fatto con una breve produzione costruita da me per modem pro e la czd insieme ma sarà una sorpresa.

• editorial >> This year we will open the season on 7th October with a happening and the young company OsmDynamicActing with “Le Pupe”. I emblematically entrusted the opening to this company directed by Arianna Cianchi and Massimiliano Burini - the first dancer and young choreographer, the other director coming from the theatre field - in the mark of Scenario Pubblico's programmatic line hereafter, focused on the artists' support through the residencies. And I also find it significant to start a journey on men with a work dedicated to women. Saire will bring his company to Catania for the third time. This work, performed entirely by men, will once more show us the harsh, ironic, refined poetry of this mature Swiss choreographer, very popular with audiences in Catania. Laccio is a bet I would like to take on with this young hip-hop choreographer. I find him to have great aesthetic refinement, wonderful instinct, and a contemporary language which I am sure will amaze us in a creation specially created for scenario pubblico, which will give it a 10-day residency specially for this show. I would like to introduce zerogrammi with a journalistic declaration by V. Ottolenghi. For the first time in Catania, children and adults enjoyed zerogrammi (the title of the show as well as the name of the company). This young but successful company's show won the Choreography Prize at the 2008 Oriente Occidente festival. There will be two shows by compagnia zappalà danza, which some of you may already have seen, but in the meantime, they will have matured considerably. After Catania, they will go to the the festival Autumne en Normandie with their show

sp > Odisseo, having already performed it in numerous European cities, and A. semu tutti devoti tutti?, which will return to Catania after two years, following its success at the Théatre de la Ville in Paris. Finally, a new experiment will be carried out with a short production which I will create for modem pro and compagnia zappalà danza together, but this will be a surprise. ****************************************************

• Happening Presentazione della rassegna e esibizione di una giovane compagnia OsmDynamicActing [ingresso libero] >> Presentation of the season’s programme and exhibition of the young company OsmDynamicActing, with its piece Le Pupe. [free admission] ****************************************************

• Cinema e danza "Cinema e danza" consiste di due incontri dalla durata di circa due ore ciascuno, curato da Nello Calabrò, dedicato ai rapporti tra queste due arti del movimento. Gli incontri seguiranno uno svolgimento,in parte cronologico, in relazione alla storia del cinema. Il focus sarà incentrato sul linguaggio cinematografico, su come i suoi autori, coreografi, danzatori/attori, registi, hanno creato danza per il cinema e fatto diventare il cinema danza. Con l’apporto di brevi film di montaggio realizzati appositamente e la visione di sequenze tratte da svariati film si darà uno sguardo a sinergie, attrazioni e sconfinamenti tra cinema e danza. Il ciclo è dedicato a Fred Astaire perché: "…se non siamo Fred Astaire non dureremo in eterno" Michel Wood "L’america e il cinema".

• Cinema and dance >> Cinema and dance consists of two talks lasting about two hours each, by Nello Calabrò, dedicated to the relationship between these two arts of movement. The talks will be on the history of cinema, partly in chronological order. The focus will be on film language and how writers, choreographers, dancers, actors, and directors have created dance for the cinema and made cinema become dance. Using specially-made short films and various film clips, we will look at synergy, attractions and the breaking down of barriers between cinema and dance. The lessons are dedicated to Fred Astaire because: "…if we are not Fred Astaire, we will not last forever" Michel Wood "America and cinema". ****************************************************

• Editoria Cor-po-etico [note/ considerazioni/ analisi riguardanti il processo costruttivo del mio metodo creativo (parte II)] seguirà una dimostrazione sul saggio pubblicato, che i danzatori della czd riveleranno attraverso una serie di movimenti basati sui principi che compongono il lavoro creativo di Roberto Zappalà e la creazione del linguaggio della compagnia zappalà danza denominato appunto MoDem.

• publishing >> Cor-po-etico [notes/ considerazions/ analysis of the constructive process of my creative method (part 2)]. There will be a demonstration of this essay, which the dancers of compagnia zappalà danza will reveal through a series of movements based on the principles of Roberto Zappalà's creative work and the creation of MoDem, the language of compagnia zappalà danza.

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• Pedagogia del pubblico Con questa sezione si proverà a dare continuità a quel lavoro di educazione del pubblico alla danza contemporanea attraverso lezioni pensate solo ed esclusivamente per chi non pratica attivamente la danza. Le lezioni di storia della danza avranno il compito di illustrare il percorso della coreografia contemporanea degli ultimi quarant’anni, mentre le lezioni pratiche ma non tecniche, cercheranno di avvicinare il pubblico di qualsiasi età ai concetti base ed al linguaggio che la compagnia negli anni ha creato che è alla base della costruzione della composizione dei propri spettacoli e che permetterà al pubblico di entrare più facilmente nel mondo poetico di Zappalà e dei suoi spettacoli. "La compagnia degli uomini" di Roberto Giambrone. Declinato in tutte le possibili varianti e composizioni: "a solo", in compagnia, "en travesti"… il corpo dell’uomo irrompe nella danza contemporanea abbattendo tabù, luoghi comuni e principi estetici. Da Billy Elliot agli assoli di Forsythe, dalla danza "politica" dei DV8 ai cigni di Matthew Bourne, dal boom dei coreografi-danzatori al glamour da copertina di Roberto Bolle, assistiamo da diversi anni alla rivincita del danzatore in una disciplina tradizionalmente considerata una prerogativa femminile. "... E il ballerino divenne danzatore" di Eugenia Casini Ropa. Dopo due secoli di predominio artistico, nell’Ottocento il ballerino aveva ceduto il passo alla donna, la ballerina virtuosa del romanticismo. Solo il XX secolo, con le sue nuove visioni del corpo e della danza, ha saputo rendere ritrovata dignità e un ruolo di primo piano agli uomini sulla scena. Il nuovo danzatore del Novecento, rispondendo alle richieste di espressività proprie del nuovo secolo, non rinuncia alla mascolinità e alle caratteristiche di dinamismo ed energia del proprio genere e crea una nuova danza maschile.

• educating the audience >> This section aims to give continuity to the work of educating contemporary dance audiences through lessons specially designed for non-dancers. The lessons on the history of dance will aim to illustrate the path of the contemporary choreographer in the last 40 years, while the practical (but not technical) lessons will aim to help audience members, of any age, understand the basic concepts and language which the company has created over the years and which form the basis of the composition of its shows and allow the audience to enter Zappalà's poetic world and shows more easily. “The company of men” by Roberto Giambrone. In every possible combination and permutation, solo, with the company, dressed up, the male body has burst onto the scene of contemporary dance, breaking taboos, reinventing places, and going against principles. From Billy Elliot to Forsythe’s solos, from the “political” dance of DV8 to Matthew Bourne’s swans, from the boom of choreographer-dancers to the glamour of Roberto Bolle on magazine covers, for some years now, we have been seeing the revenge of the male dancer in what has traditionally been considered female territory. "…And the ballet dancer became a Dancer" by Eugenia Casini Ropa. After two centuries of artistic domination, in the 19th century, the male dancer gave way to the woman, the virtuoso Romantic ballerina. Not until the 20th century, with its new visions of the body and of dance, were men given back their dignity and leading roles on the stage. The new dancer of the 20th century, responding to the new century’s demands for expressiveness, does not give up his masculinity or his gender’s dynamism and energy, but creates a new masculine dance. ****************************************************


S... A T N SILE uova n zione creaczd 2] 1 0 2 [ ESTRATTI RASSEGNA STAMPA "Silent as…è un altro spettacolo che si merita davvero di essere visto in festival e teatri attenti al contemporaneo. è un lavoro che ci porta dentro il silenzio meravigliandoci. Buio completo all’inizio, avvolto dal rumore fragoroso della pioggia battente, e poi luce, luce forte, nella quale appaiono gli otto interpreti. 25 minuti nel silenzio, interrotto solo dallo sgranamento di palline bianche di riso, e dal rumore di una danza attenta allo spazio, alla consistenza del movimento e delle relazioni tra i corpi e gli animi… La coreografia di gruppo, solistica, piena di duetti è immersa in un tempo di attesa, in un gesto che ascolta e ritrova un'unità forse perduta tra il sé e lo spazio. Bach, le voci lontane delle madri di Gaza, entrano a poco a poco nel silenzioso tessuto sonoro dello spettacolo. Da questa esigenza di fare silenzio dopo gli orrori e le guerre, si diffonde nell'aria una ritrovata armonia, ed è un romanticismo senza enfasi che tocca lo spettatore". Francesca Pedroni, Il Manifesto ··················································· "Caligine in sala. Poi uno scroscio d'acqua insistente, crescente, disperante. Uragano, tsunami, diluvio universale. Nossignore, è il Titanic che affonda ma non fa differenza. Farà più paura il silenzio che verrà poi: totale, totalizzante, totalitario, più assordante di qualunque rumore, anche il più molesto. In scena otto macchie di colore, otto danzatori immobili, inamovibili, indecifrabili: solo uno è di spalle ,a tutti si sfidano in silenzio e al silenzio, silenziosi come animali da combattimento pronti a scattare. "Silent as…" è l’ultima, struggente e impietosa provocazione di Roberto Zappalà… "Silent as…" vuole formalmente interrompere il ciclo Odisseo di Zappalà eppure ne ricorda gli intenti, quel silenzio assordante e "colpevole" ha lo stesso richiamo alla responsabilità del "segno" umano: in "naufragio dell'accoglienza" era la negazione dell’abbraccio, qui è la negazione della parola". Carmelita Celi, La Sicilia ··················································· "Può rappresentare un'esperienza terapeutica. Un'immersione rigenerante Che sortisce una visione del mondo riappacificata. "Silent as…" la nuova creazione di Roberto Zappalà, purifica i sensi, togliendoci il frastuono quotidiano insinuatosi. Un silenzio reso con movimenti astratti e concreti, di gestualità terapeutiche, di posture scolpite

ed evocative, degli eccellenti danzatori della compagnia… Ed è l'istintività la grammatica che lega la coreografia, facendo emergere la personalità di ciascun danzatore sintonizzata con gli altri, in un unico corpo pulsante. A salti da terra, a braccia rivolte in alto, a piedi che reggono il partner, si aggiungono gesti legati a segni omertosi, a dirci altri tipi di silenzio. Perché quel "as" del titolo apre ad infiniti attributi di esso. Come quiete, tortura, ferocia, ribellione, assenza, indifferenza, incanto. Punto di partenza dell’ispirazione di questo nuovo, bellissimo "step" di Zappalà è stata la neve, che come il silenzio è portatrice di caratteristiche diverse e mutevoli…" Giuseppe Distefano, Danza&Danza ··················································· "…Silenzio dunque, mescolato a una colonna sono- ra molto complessa che unisce Gavin Bryars a Bach alle voci della madri di Gaza. Pochi simboli, niente facili orpelli. Si parte da una prima scena che nel buio scatena gli scrosci di un acquazzone. Poi ecco gli otto danzatori: stringono in mano un piccolo con-tenitore da cui faranno scivolare del riso in proscenio. Buio di nuovo e nuovo squarcio di luce con la compagnia in tuniche argentate. In una scenografia fatta di tre pareti imbottite con luci che passano dal rosa all’azzurro al verdino. Nonostante atmosfere e costumi celestiali il clima è inquieto. Questi non sono Spiriti Beati. Come se il massacro fosse già nel passato e quelli che vediamo danzare fossero gli spiriti delle vittime. Prevale un senso di ansia che si trasforma in una danza fatta di corse, mulinare di braccia, ripetuti port de bras. L’aria sulla quarta corda sembra voler portare una riappacificazione per una danza all’unisono. Ma il buio e il rumore assordante della grandine rimette in gioco tutto". Sergio Trombetta, La Stampa ···················································

Press release silent as… >>> ..."Silent as…" is another show which truly deserves a place in festivals and theatres which care about contemporary dance. It takes us inside silence, with a sense of wonder. Complete darkness at the beginning, enveloped by the deafening sound of raindrops falling, and then light, bright light, in which the eight dancers appear. 25 minutes of silence, interrupted only by the shattering of little white balls of rice, and the noise of a dance which pays attention to the space and to the consistency of the movement and the relationships between body and soul… The choreography for groups and soloists, full of duets, is immersed in waiting time, a gesture which listens and finds a unity which perhaps is lost between it and the space. Bit by bit, Bach and the faraway voices of the mothers of Gaza enter the silence. From this demand for silence after the horrors and the wars a rediscovered harmony is diffused through the air, and it is a romanticism but without emphasis touching the audience." Francesca Pedroni, Il Manifesto ···················································

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"Mist in the room. Then water pouring down, insistent, growing, despairing. A hurricane, a tsunami, the Flood. No: it is the sinking of the Titanic, but it makes no difference. The silence following it will be more frightening: total, totalising, totalitarian, more deafening than even the most disturbing noise. On the stage are eight spots of colour, eight immobile, immovable, indecipherable dancers. Only one has his back to the audience, and they challenge each other in silence, challenging the silence, silent as fighting animals ready to pounce. Silent as… is Roberto Zappalà's latest harrowing, merciless provocation… Silent as aims to formally interrupt Zappalà's Odisseo cycle and yet it calls to mind Odisseo’s intentions. That deafening, guilty silence has the same call to responsibility as the human mark: in naufragio dell’accoglienza, it was the refusal of the embrace; here it is the refusal of the word". Carmelita Celi, La Sicilia ··················································· "It can be a therapeutic experience. A regenerative immersion with a vision of a reconciled world. Silent as…, Roberto Zappalà's creation, purifies the senses, removing the everyday commotion which tends to creep in. A silence rendered with concrete and abstract movements, therapeutic gestures, sculpted, evocative postures, the excellent dancers… And the choreography is made coherent by the grammar of instinctiveness, which brings out the personality of each dancer, tuned into the others, in a single, pulsing body. Linked gestures and conspiratorial signs, leaps from the ground with arms raised, feet supporting their partner, telling us of other types of silence. Because the "as" in "Silent as…" opens up innumerable attributes of silence: calm, torture, ferocity, rebellion, absence, indifference, enchantment. The inspiration for Zappalà's beautiful new work was snow, which, like silence, brings diverse, changeable characteristics…" Giuseppe Distefano, Danza&Danza ··················································· "…Silence, mixed with a complex soundtrack which combines Gavin Bryars, Bach, and the voices of the mothers of Gaza. Very few symbols, and no easy embellishments. The opening scene starts with a downpour in the darkness. Then the eight dancers appear, holding a small container from which they pour rice onto the forestage. Darkness again, and another burst of light with the company in silver tunics, on a set made up of three walls full of lights which go from pink to blue to green. Despite the atmosphere and celestial costumes, the mood is troubled. These are not blessed Spirits. As if the massacre is already past and we are watching the spirits of the victims dancing. A sense of anxiety prevails, which is transformed into a dance of running, flailing, and repeated port de bras. The air on the fourth string seems to be trying to reconcile a unified dance. But the darkness and the deafening noise of the hail puts everything at risk." Sergio Trombetta, La Stampa

photo © Serena Nicoletti

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Il silenzio:

photo © GianMaria Musarra

infinite suggestioni

Silence: infinite suggestion Intervista a Roberto Zappalà di Giuseppe Distefano. > Danza&Danza marzo/aprile 2012

Interview with Roberto Zappalà by Giuseppe Distefano. > Danza&Danza march/april 2012

• La nuova creazione Silent as..., che debutta in marzo a Scenario Pubblico, sede della compagnia di Roberto Zappalà, rappresenta una nuova tappa creativa nella produzione del coreografo catanese. Per il pubblico che lo ha seguito negli ultimi anni, potrà sembrare un cambio di rotta radicale. «Non per me - spiega Zappalà - sia perché nel mio dna c’è sempre stato un naturale approccio istintivo nella costruzione del movimento, sia perché in tutti i miei spettacoli, la danza, specie quella corale, è quasi sempre impostata sull’astratto. Ciò che invece indirizza in un certo binario sono alcuni elementi collaterali che affondano nella drammaturgia: piccoli gesti, dettagli, brevi frasi testuali. Ma la costruzione della danza è espressa-mente legata al movimento tout court». • Si direbbe di movimento puro? «Non credo all’astrattismo assoluto, perché si parte sempre da qualcosa. Il pubblico, soprattutto quello più preparato, potrà percepire più facilmente Silent as... come sensazione». • Da cosa nasce il tema del silenzio? «Le suggestioni che genera il silenzio sono infinite: dalla morte, dove c’è il silenzio assoluto, al caos, che è l’opposto. In mezzo c’è una vasta gamma di possibilità. nasce da un bisogno di libertà. Volevo essere libero di gestire il corpo così come l’istinto mi diceva in quel momento, e come l’istinto dei miei danzatori mi coinvolgeva, attraverso un lavoro delicato, riflessivo, calmo». • Nei suoi lavori ricorrono certe istanze sociali rilette con una visione personale. In Silent as... vengono accantonate? «Sono molto polemico nei confronti della società, però a volte, come creatore, ho la necessità anche di allontanarmene e cercare una visione diversa. Le mie sottolineature sociali sono soprattutto legate al comportamento dell’uomo; quindi il mio approccio, da artista, è più sociologico». • Nei suoi spettacoli c’è un legame molto forte con il cinema... «Nello Calabrò, mio collaboratore e grande esperto, mi sollecita un’infinità di suggestioni che cerco di far mie e trasformarle. Sostiene che io sono, tra i coreografi, il più cinematografico di tutti. Per questo lavoro il suo contributo è stato minore, anche se abbiamo fatto, ugualmente, un breve excursus letterario e cinematografico, teatrale e scientifico». • C’è stata qualche suggestione particolare? «Mi ha impressionato il film Gran Torino di Clint Eastwood, regista che ritengo molto silenzioso, pacato, sensibile, dolce, profondo, incisivo. Ma anche alcune visioni di David Linch, anche lui con una grande sensibilità nel leggere il silenzio». • Il silenzio lo aveva già trattato nello spettacolo “Ascoltando i pesci”... «Lì parlavo più che altro del mutismo, e anche dell’omertà. Quindi, in parte, del silenzio. Le suggestioni di Silent as... sono più immaginifiche, e non tangibili». 
• Cosa ha chiesto ai suoi danzatori? «Ho chiesto loro una cosa difficilissima: cercare di essere istintivi seguendo il mio istinto fino a farlo proprio, ma senza perdere il loro».
 • Nelle note programmatiche abbina al silenzio parole come quiete, morte, poesia, libertà, ferocia immobilità, e neve... «Inizialmente volevo fare un lavoro sulla neve, l’emblema cioè della presenza-non presenza, dell’evanescenza. Ma mi sentivo ingabbiato. Parlando della neve, che è silenziosa, prorompente - e anche tragica quando eccede - che riempie senza rumore e va via lasciando l’acqua che evapora, ho letto il lavoro all’opposto. Il silenzio per me è qualcosa che esiste sempre, e può essere riempito di tante altre cose. Quindi Silenzioso come...: la morte, come l’omertà, la quiete, la ferocia, la violenza. Anche il movimento si è avvicinato a questa idea di silenzio: dolce, garbato, gentile». • Cosa vorrebbe lasciare allo spettatore? «Rifacendomi alla poetica di Eastwood, vorrei comunicare serenità. E lasciare sempre una discussione aperta».

• Silent as…, the new creation which premiers in March at Scenario Pubblico, the Headquarters of Roberto Zappalà’s company, represents a new creative step in the production of this choreographer from Catania. For audiences that have followed him over the last few years, this might seem a radical change in direction. «Not for me - Zappalà explains - because in my DNA there has always been an instinctive approach to the construction of movement, and because in all my shows, the dance, especially when it is choral, is almost always based on the abstract. It acquires a certain binary aspect from certain collateral elements which plunges into dramaturgy: little gestures, details, short textual phrases. But the construction of the dance is expressly linked to the tout court movement». • Can this be said of pure movement? «I don’t believe in absolute abstractionism, because you always start from something. The audience, especially the more knowledgeable members, might more easily perceive Silent as… as a sensation». • Where does the theme of silence come from? «The suggestions that generate silence are infinite: from death, where there is absolute silence, to chaos, which is the opposite. In the middle, there is a vast range of possibilities. It comes from a need for freedom. I wanted to be free to manage the body as my instinct dictated in that moment, and as the instinct of my dancers draws me in, with delicate, reflexive, calm work». • In your works, there are certain recurring social instances reinterpreted with a personal vision. In Silent as… are they put to one side? «I am very controversial with respect to society, but sometimes, as a creator, I also need to distance myself a bit and look for a different vision. My social underscoring is mainly linked to the behavior of man, so my approach as an artist is more sociological». • Your shows have a strong link to cinema... «Nello Calabrò, my collaborator and a great expert, gives me endless suggestions which I try to make mine and transform. He maintains that I am the most cinematographic of all choreographers. His contribution to this work was smaller, although we made a brief literary, cinematographic, theatrical and scientific digression». • Was there any suggestion in particular? «Clint Eastwood’s film Gran Torino made an impression on me. I find him a very silent, calm, sensitive, sweet, profound, incisive director. There were also some of the visions of David Linch, who also displays great sensitivity in reading silence». • You previously dealt with the subject of silence in the show "Ascoltando i pesci" [Listening to the fish]… «There I spoke about mutism more than anything else, and about conspiracy of silence. So, partly, about silence. The suggestions of Silent as… are more imaginative and intangible». 
• What did you ask of your dancers? «I asked something extremely difficult of them: to try to be instinctive, following my instinct, until it became theirs, but without losing their own».
 • In the programme notes, you combine silence with words such as calm, death, poetry, freedom, ferocity, immobility and snow… «Initially I wanted to do a work on snow, in other words the emblem of presence/non-presence, of evanescence. But I felt caged in. In dealing with snow, which is silent, uncontainable – and also tragic when it there is too much of it– which fills up without noise and disappears leaving water which evaporates, I read the work the wrong way round. Silence for me is something which always exists, and can always be filled up with many other things. So silent as… death, conspiracy, calm, ferocity, violence. The movement also approached this idea of silence: sweet, genteel, kind». • What would you like to leave to the audience? «Borrowing the poeticism of Eastwood, I would like to communicate serenity. And always leave a discussion open».


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Sud Virus 13

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i t t e g pro ZD C 4 1 0 2 / 3 1 20

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Sud-virus, senza ordinale accanto a indicare l’anno della nuova creazione, è una coreografia commissionata a Roberto Zappalà dal Göteborg Ballet (Svezia) e ha debuttato all’Opera di Göteborg il 14 ottobre 2011. La creazione è stata realizzata dal coreografo catanese con 12 danzatori della compagnia svedese, su musiche originali di Puccio Castrogiovanni. Il nuovo Sud-virus, quello del 2013, è un ampliamento e una riorganizzazione concettuale dello spettacolo originario. La parola "virus", dalla forma latina vīrus, significa "tossina" o "veleno". In biologia (e in informatica) i virus sono qualcosa di assolutamente negativo essendo caratterizzati da "un comportamento parassita che spesso procede fino alla morte della cellula ospite." Comportamento parassitario e mancanza di strutture adatte sono anche due considerazioni che spesso si utilizzano, banalmente, per definire certi aspetti del meridione d’Italia e spesso di ogni sud del mondo. Lo spettacolo della compagnia ha l’ambizione di proporre, al contrario, una versione "biologicamente" positiva di un nuovo virus fatto di linguaggio coreografico che produce forme, abilità, valori morali ed estetici. Il "sud-virus" della danza genera tossine non velenose ma portatrici di salute. Nella versione per l’opera di Göteborg il focus alla base dello spettacolo era costituito dall’idea di introdurre in maniera "subdola" il sud-virus in un mondo quanto più lontano e diverso, almeno in Europa, da quello meridionale e mediterraneo della Sicilia. Nella versione attuale ampliata, il focus si sposta e si fa, se possibile, più universale; il sudvirus non vuole più introdursi in un corpo apparentemente "sano" per sconvolgerlo dall’interno, ma vuole semplicemente

mostrarsi quale è; con un capovolgimento concettuale, vuole proporsi come positivo, pronto a mostrare e rappresentare un mondo/sud lontano dalle definizioni di comodo. Si vuole, così, suggerire il proprio "Sud-virus" nell’accezione, come dice Burroughs e canta Laurie Anderson ("Language is a virus") di linguaggio come virus. Linguaggio fatto di danza e della musica di Puccio Castrogiovanni che si insinua come un virus appunto, nelle melodie di Bach, Vivaldi e Paganini. Danza, musica, suoni, parole, grida. Linguaggio fatto di Sud, del suo calore, del suo sudore. Di un mondo che funzione ad incandescenza, che al contempo emana un calore umano inestinguibile e necessario ma che rischia di esplodere e di bruciare. Come la miriade di lampadine che costituiscono l’incandescente scenografia dello spettacolo.

>>> Sud-virus [south-virus], without an ordinal number to indicate the year of the new creation, is Roberto Zappalà’s choreography commissioned by the Goteborg Ballet (Sweden). It was premièred at the Goteborg Opera on 14 October 2011. It was created by the choreographer with 12 dancers from the Swedish company, with original music by Puccio Castrogiovanni. The new Sudvirus, the 2013 one, is an extension and conceptual reorganisation of the original show. The word “virus”, from the Latin virus, means “toxin” or “poison”. In biology (and in information technology), viruses are entirely negative, characterised by “parasitic behavior which often continues until the death of the host cell”. Parasitic behaviour and lack of proper structures are also two considerations which are

often used, tritely, to define certain aspects of the south of Italy, and often the south of other countries too. The company’s show aims to present the opposite: a biologically positive version of a new virus created using choreographic language which produces shapes, skills, and moral and aesthetic values. The “south-virus” of dance generates toxins which are healthy rather than poisonous. In the version for the Goteborg Opera, the underlying concept of the show was to sneakily introduce the south-virus into a world far removed, at least in Europe, from the southern and Mediterranean world of Sicily. In the current, extended version, the focus shifts and becomes, if anything, even more universal. The south-virus no longer seeks to penetrate an apparently healthy body in order to devastate it from within, but simply wants to show what it is. With a conceptual flip, it seeks to present itself as positive, ready to show and represent a world, or a south, very different from the usual definition. This is how the “south-virus” seeks to present itself, with the meaning of language as a virus, as Burroughs says and Laurie Anderson sings (“Language is a virus”). This is a language made of dance and Puccio Castrogiovanni’s music, which insinuates itself like a virus, in the melodies of Bach, Vivaldi and Paganini. Dance, music, sounds, words, cries. Language made up of the south, its heat, its sweat. Language made of a world which runs on incandescence, which at the same time gives out an inextinguishable and necessary human warmth which nevertheless risks exploding and burning, like the myriad light bulbs that constitute the incandescent set of the show.

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W E N

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REQUIEM il silenzio dei vivi [the silence of the living]

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/2014

Con "Silent as…" creazione per otto danzatori del 2012 Zappalà aveva affrontato il mondo del silenzio. Un silenzio, enigmatico e imperscrutabile che evocava, con una danza pura e una quasi totale assenza di drammaturgia, la quiete, la poesia, la musicalità, la libertà, il bianco, ma anche la tragedia, la morte, la ferocia, l’immobilità. Come spesso accade nel suo metodo di affrontare per steps successivi la costruzione degli spettacoli, alcuni semi presenti in "Silent as…" sono germogliati (e probabilmente era questo il motivo della loro presenza) per far nascere "Requiem. Il silenzio dei vivi". Con il nuovo spettacolo, il cui titolo viene dal memoir di Elisa Springer, ventiseienne deportata a Auschwitz e salvata dalla camera a gas dal gesto di un Kapò, si prova ad affrontare un altro tipo di silenzio. Il silenzio di Dio e degli uomini. Il silenzio di fronte all’indicibile e quello colpevole del non agire. Il silenzio delle vittime e quello dei carnefici. E dei loro complici, anche involontari. La Shoah riverbera nello spettacolo come una ferita mai rimarginata, qualcosa di imprescindibile per riflettere sulla globalità dei conflitti che oggi ripropongono tante altre "piccole" shoah. Conflitti che hanno in comune un’insufficienza morale, un atteggiamento negativo che in relazione al silenzio si potrebbero definire come l’etica dello stare a guardare. Un concetto che sempre di più per Zappalà ("Pretesto 1: naufragio con spettatore", "Odisseo…") mette in gioco il ruolo dello spettatore interrogandolo e facendolo diventare parte attiva della creazione. Creazione che viene ad abitare un luogo ben definito che non è il palcoscenico e neppure la platea ma che è invece quello spazio vuoto tra il confine dei danzatori e quello del pubblico. È in questo spazio, vuoto di movimento ma immensamente ricco di domande e risposte, di pensieri di accoglienza ma anche di possibilità rifiuto, di emozioni più che di razionalità, che "Requiem. Il silenzio dei vivi" vuole vivere, comunicare, emozionare.

>>> With Silent as…, a work created in 2012 for eight dancers, Zappalà confronted the world of silence. An enigmatic, inscrutable silence evoking stillness, poetry, musicality, freedom and whiteness, but also tragedy, death, ferocity and immobility, with pure dance and almost total absence of dramaturgy. As often happens with his method of creating shows in a succession of steps, some of the seeds from Silent as… have germinated (indeed, this was probably the reason for their being there in the first place), giving rise to Requiem. Il silenzio dei vivi [Requiem. The silence of the living]. This new show, named after the memoir of Elisa Springer, a 26-yearold deported to Auschwitz and saved from the gas chamber by a Nazi prison guard, seeks to deal with another type of silence. The silence of God and men. Silence before the unspeakable, and the guilty silence of not acting. The silence of the victim and the silence of the executioners and their accomplices, both willing and unwilling. The Shoah reverberates in the show like a wound which has never healed, something unavoidable to reflect on the universal nature of conflicts which today recreate new, smaller Shoahs. Conflicts which have the same moral inadequacy, a negative attitude which could be defined, with respect to silence, as “the ethic of standing by and watching”. A concept which, more and more for Zappalà (pretesto 1: naufragio con spettatore, Odisseo), involves the spectator, interrogating him or her and making them become an active part of the creation. This creation comes to inhabit a well-defined place which is neither the stage nor the auditorium but the empty space between the confines of the dancers and the confines of the audience. In this space, empty of movement but incredibly rich in questions and answers, there is interaction and communication between thoughts of welcoming as well as potential refusal, thoughts of emotions rather than rationalism, which Requiem. il silenzio dei vivi seeks to explore and communicate.

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MODEM

/codici gestuali Il 2012 sarà un anno di trasformazione riguardo alla divulgazione del linguaggio della czd, inizieremo ad indirizzare i metodi di formazione di modem, il corso di perfezionamento della czd, attualmente più generalisti, benché nell’ambito della stessa area stilistica, verso un più rigoroso studio del nostro linguaggio coreografico. Roberto Zappalà sentiva l’esigenza di dedicare ancor più tempo alla cura dei dettagli che la sua danza richiede, mantenendo quei principi sull’uso del corpo e sulla costruzione della sua danza, che ancor più saranno dedicati ai corpi. Corpi ancora strumento principale della sua creatività dove la potenza, la dinamica, la musicalità ed il rapporto che questi tre elementi hanno con la società si fa sempre più stretto. L’idea che le esperienze quotidiane possano essere da stimolo per un più autentico ed onesto movimento è uno degli obiettivi sempre presenti nel nostro percorso formativo ed in generale nel modo di divulgare il nostro linguaggio. Dalla fine del 2012, il corso sarà diviso in due sezioni: una dedicata ai danzatori più maturi (anche già professionisti) che si svolgerà attraverso un’unica fase d’intenso studio della durata di 3 mesi, da ottobre a dicembre, fase interamente dedicata all’approfondimento dei vari codici rappresentativi del nostro vocabolario e che potrà dare la possibilità anche ai professionisti interessati di approfondire il nostro linguaggio, l’altra sezione sarà dedicata ai più giovani che saranno impegnati a fare un percorso di 8 mesi annui, sempre con le medesime caratteristiche. è nata cosi la necessità di dare a modem una nuova grafica, ma soprattutto una connotazione aggiuntiva a quella già esistente, relativa alla possibilità di decodificare molti dei linguaggi precedenti provenienti dal classico e dal contemporaneo; connotazione legata ancora all’ambito della comunicazione elettronica, modulazione/ demodulazione. Da qui MoDem acronimo di movimento democratico. "Studi recenti di economisti e matematici mostrano come la democrazia non sia qualcosa di compiuto e ben definito, come si tende a credere nel senso comune." In effetti, un approccio filosofico tende a considerare la democrazia un concetto imperfetto e come tale anche la mia danza lo è; infatti necessita sempre di uno studio, una rivoluzione/rimodulazione per l’appunto, in continuo adattamento. Rivoluzione e democrazia non sono perfettamente confacenti. La rivoluzione nella danza contemporanea cosi come in tutta l’arte contemporanea è ciò di cui ci sarà sempre necessità. La democrazia nel suo significato etimologico, potere del popolo, è più che mai indispensabile, perché, se pur le scelte vengono fatte da un "governo interno", coreografo e danzatori, il voto finale viene affidato al pubblico che ne decreta il risultato. Troppo spesso volutamente fraintese, le parole "democrazia" e

photo © Maria Inguscio, dalle Audizioni MoDem 2012

formazione >

"libertà" non sono sinonimi. Anche quella della czd rimane una democrazia "imperfetta", dove la libertà dei danzatori è spesso messa a dura prova dai codici fermi e precisi della nostra danza. La terminologia "movimento democratico" ovviamente non strizza l’occhio alla politica che nel passato ha già usato questa sigla, ma al moto fisico di un corpo o ancora ad una delle parti in cui si articola una "composizione". "Il corpo del danzatore deve essere atletico ma anche poetico, sofferente ma anche pieno di gioia. Il mio compito è quello di farne un uso appropriato nei tempi, nel gusto, nelle dinamiche. I danzatori da parte mia si aspettano quei necessari suggerimenti, spunti, informazioni che determinano la differenza tra un coreografo ed un altro, i dettagli... gli infiniti dettagli si moltiplicano e si compongono concretizzandosi successivamente nello stile. Da parte mia ciò che mi aspetto dai danzatori è curiosità, abnegazione, proposte, riflessioni. Un risultato ottimale sarebbe riuscire a rendere tutti questi punti dinamici nel loro percorso d’insieme, ed è questo ciò a cui ambisco. >>> 2012 will be a year of transformation with respect to the dissemination of czd’s language. We will begin to direct the currently broader training methods of ‘modem’ – czd’s development programme – towards a more rigorous study of our choreographic language. Roberto Zappalà feels the need to dedicate increasingly more time to the detailed craft that his dance requires, maintaining those principles on the use of the body and the construction of his dance that focus increasingly on the physicality. Bodies as still the principal motor of his creativity: their power, dynamics, musicality enter an ever closer relationship with society. The idea that everyday life can act as a stimulus for a more authentic and honest movement is one of the recurrent objectives of our training programme, and more generally, of our way to disseminate our vocabulary. Starting from the end of 2012, the programme will consist of two different sections: MoDem PRO, a single intensive 3-month course (October to December) dedicated to more mature dancers (professionals included); and MoDem STUDIO, an extensive 8-month course dedicated to younger dancers, which will give both groups the chance to delve deeper into our practice. Together with a new graphic layout for MoDem, we felt the need to add a new connotation to the existing one, related to the possibility of de-codifying many of the previous codes coming from ballet and contemporary; this connotation comes from the world of electronic music, modulation/demodulation; from it, MoDem Italian acronym for democratic movement. “Recent studies by economists and mathematicians show how democracy is not something defined and set, as we tend to commonly think. In philosophy, democracy is regarded as an imperfect concept; so is my dance. It requires constant investigation, a constant revolution/remodulation. Revolution and democracy do not often go hand in hand. Revolution in


contemporary dance - as in all contemporary art - will always be necessary. Democracy in its etymological meaning of ruling of people is ever more indispensable; even if the choices are made by an ‘internal government’, aka choreographer and dancers, the final vote is cast by the public, who decides the outcome. Too often misunderstood, the words “democracy” and “freedom” are not synonyms. Democracy in czd remains an “imperfect” democracy, as the firm and precise codes of our dance challenge the freedom of the dancers. The term “democratic movement” does not wink at the world of politics, which would have used this term back in the past; rather to the physical movement of a body or to one of the parts in which a “composition” is articulated. “The dancer’s body must be at the same time athletic and poetic, sad and joyful. My task is to use it appropriately in time, taste and dynamics. What dancers want from me are those necessary suggestions, cues, information that mark the difference between one choreographer and the other, the details…infinite details that multiply and build into a style. Curiosity, self-abnegation, thought, consideration is what dancers expect from me. The optimal outcome would be to make all these elements dynamic within a single path, and this is what I am aiming at.” Roberto Zappalà

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note/ considerazioni/ analisi riguardanti il processo costruttivo del mio metodo creativo [ parte II ] Testo parzialmente pubblicato in: “Roberto Zappalà - Odisseo: il naufragio dell’accoglienza” / Epos 2012 / a cura di Nello Calabrò Portare in scena ciò che mi è in parte estraneo e interessarmi a ciò che quotidianamente accade nella società e che solo "distrattamente" riceve le mie attenzioni, sono le due condizioni essenziali par far si che la fiamma della creazione artistica si accenda. Sono queste le premesse che danno forza e consapevolezza alle mie scelte. Temi e argomenti a proposito dei quali la mia conoscenza è limitata all’informazione comune, ordinaria, elementare. Forse il motivo principale è il non avere fino a quel momento la maturità per poterne parlare, in modo pertinente e allo stesso tempo poetico? O forse i tempi devono solo maturare e deve solo arrivare il momento giusto? È stato comunque del tutto naturale e razionale occuparmi e approfondire alcuni aspetti che da decenni coinvolgono la mia terra (la Sicilia). Affascinante e illuminante è stato, inoltre, poter continuare ad ampliare il mio progetto sulla ri-mappatura della Sicilia, un piano di lavoro alimentato semplicemente dall’osservare quello che ci circonda e comprenderne di giorno in giorno, le sfumature piacevoli e non, violente e non, eccessive e armoniose. Tutti quei punti di vista che sono il bagaglio naturale della vita di ognuno. La Sicilia è stata per decenni un contenitore che nel tempo è andato svuotandosi ma che nell’ultimo decennio si è di nuovo riempito, a causa della naturale ciclicità degli eventi. Si è passato così dal sentirsi "terroni" a ospitare "terroni". A voler essere più definitivi nel giudizio, trovo aberrante l’idea che la scelta su dove nascere, in molti casi, sia attribuita non al fato, alla casualità, a una sorta di "Bingo"naturale, ma al merito della persona

IL LIBRO

Corpoetico di Roberto Zappalà

stessa; merito che evidentemente dovrebbe essere valido già durante la gestazione. Così come rileva J. Diamond nel suo meraviglioso libro Armi acciaio e malattie, (1997) è disarmante poter costatare che sono pochi coloro che considerano come naturale espressione biologica e ambientale nascere di un colore anziché di un altro. Mi viene in mente una battuta di uno scrittore, riguardo a una frase di Bush Jr: "Sono fiero di essere americano" come, affermava lo scrittore, se questo fosse merito suo. Partendo da questa semplice ma indispensabile considerazione ho deciso di convogliare nella mia idea di "Re-mapping Sicily" una personale lettura dell’idea di migrazione. Sostituendo le parole e i fogli con le giunture del corpo ho immaginato di realizzare una sorta di saggio sul corpo poetico, "corpo-etico", sui pregiudizi verso alcune etnie; quasi uno "status deontologico" sui comportamenti che consentono all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. >>> To bring on stage what is partly foreign to me and to maintain an interest in what happens daily in today’s society and that only ‘vaguely’ receives my interest are the two main conditions that keep my artistic flame alive. These are the bases that support

and underpin my choices. I often deal with issues about which I have only to common, ordinary, basic knowledge. Perhaps the main reason for this is that I had not previously had the maturity to be able to deal with it in a relevant yet poetic way? Or maybe it is just a question of maturity and right time? In any case, it came completely naturally to me to deal with this subject, examining issues which have involved my land, Sicily, for decades. It has been a fascinating, enlightening experience to continue enlarging my project on remapping Sicily, inspired simply by observing my surroundings and understanding, day by day, the nuances around me, both pleasant and unpleasant, violent and peaceful, excessive and harmonious: all the points of view that make up the natural baggage of our lives. For decades, Sicily was a container, gradually being emptied, but in the last decade, with the natural cycle of events, it has filled up again. With this development, Sicilians have gone from feeling like southerners to hosting southerners.I find the idea abhorrent that often, a person’s birthplace is not attributed to fate or to luck of the draw, but to the worthiness of the person: a worthiness which is apparently valid during pregnancy. As J. Diamond shows in his excellent book Guns, Germs and Steel (1997), it is disarming to note that most people believe that skin colour is not a natural biological and environmental expression. It calls to mind Bush Jr’s statement “I am proud to be American”, and a certain writer’s comment that Bush Jr said this as if it were his own merit. Starting from this simple but crucial idea, I decided to incorporate a personal interpretation of migration into Re-mapping Sicily. Replacing words and paper with the joints of the body, I imagined creating a sort of essay on the poetic body and prejudices against other cultures: almost an “ethical status” on human behavior, which allows the individual to properly manage his or her own freedom in relation to others.


A.

/ piccolo diario di viaggio di Nello Calabrò Un diario di viaggio che racconta di una tournée per uno spettacolo di danza è un diario al quadrato perché il viaggio e la danza, hanno come condizione essenziale del loro esistere il movimento. E se potesse, per paradosso, esistere una danza fatta di assoluta immobilita, d’altra parte esistono resoconti di viaggi dentro la propria camera. Se a questo aggiungiamo il fatto che lo spettacolo in questione è "A. semu tutti devoti tutti?" che a sua volta trae spunto da un altro "viaggio", quello nella città di Catania di una gigantesca processione, il tutto si complica all’ennesima potenza… Non resta quindi che contraddire questo preambolo e cercare di raccontare in maniera impressionista, senza rispettare, se non incidentalmente, alcuna cronologia e far cominciare il viaggio non dalla partenza dei danzatori e dei musicisti, o di Roberto e Maria il primo mattino del 10 giugno, ma qualche settimana prima, quando un carico da Catania a Parigi ha rappresentato sicuramente la più grossa spedizione di un determinato articolo (al di fuori dei circuiti strettamente commerciali) che sia mai avvenuto: la tournée di Agata incomincia con 5000 e più reggiseni in volo dall’Etna alla tour Eiffel. Con un salto temporale assistiamo alla sorpresa dei tecnici del Théatre de la Ville/ di Parigi; sorpresa mista a sconcerto e ilarità quando le lunghe strisce di reggiseni incominciano ad essere sistemate al loro posto nella scena. Un altro tipo di sorpresa è quella di chi scrive, quando, arrivato nella piazza di fronte al teatro, con Notre Dame e la Conciergerie da poco restaurata nei pressi, non riesce a "vedere" il teatro in questione. La scritta Théatre de la Ville è infatti in alto, molto in alto, e, soprattutto, le sue dimensioni sono inversamente proporzionali a quelle del teatro. Il teatro è veramente grande e la sera della prima, quando ci si rende conto che i posti son quasi tutti occupati non è una soddisfazione da poco. I posti liberi sono molto in alto, credo siano sempre vuoti se il biglietto non è "accompagnato" da un binocolo. I giorni precedenti, i danzatori, con Roberto, hanno provato in una sala dall’atmosfera che mi risulta stranamente familiare senza capire il perché. Quando ci ritorno per la seconda volta per fare delle riprese video lo capisco: è un ambiente che mi fa pensare alla sala da ballo del finale di Ultimo Tango a Parigi. Forse sono troppo condizionato dal fatto che Parigi è la città più "messa in scena" al mondo (insieme a New York), ma la luce e l’atmosfera della sala mi fanno proprio pensare al film di Bertolucci. Le prove sono molto tranquille e i danzatori

accompagnando “Agata” a Parigi

CZ al Th D é de la atre [ PAR Ville IGI ]

sembrano rilassati. Scopriamo che manca una piccola parte dei sopra titoli che traducono in francese il testo. Sono un insieme parole gridate dai danzatori a indicare verosimili declinazioni simboliche della festa; anche grazie alla buona volontà della traduttrice riusciamo a rendere le parole nei corrispettivi termini francesi con la a di Agata come iniziale (con qualche sotterfugio come quello di trasformare un sostantivo in un verbo all’infinito con lo stesso significato). Solo con una parola non riusciamo: "abbuffata". Preferiamo seguire una coerenza stilistica e lasciare un vuoto. La A di Agata va rispettata fino in fondo! Non può definirsi abbuffata ma, in ogni caso, il delizioso buffet offerto dal teatro alla fine della serata è una degna conclusione dei tre giorni nei quali il Théatre de la Ville ha accolto la compagnia. L’atmosfera è cordiale, molti si sono fermati, si chiacchera, si ritrovano amici come Antoine, arrivato da Lyon per vedere lo spettacolo che ha contribuito a creare… e i formaggi sono ottimi. Ma come è stato accolto "A. semu tutti devoti tutti?"? Cosa è successo pochi minuti prima, quando Roberto finiva di leggere la sua dichiarazione e le note di Burt Bacharach si diffondevano sinuose nel teatro? Applausi…convinti e partecipati. Il pubblico parigino è stato attento, ha anche risposto alle esortazioni di Massimo, scandendo varie volte un inaspettato "Dio lo sa!". Alla fine delle spettacolo abbiamo cercato di intercettare qualche risposta a caldo degli spettatori riprendendoli in video. Ci aspettavamo dei giudizi netti e tranchant, negativi o positivi che fossero, ma il cartesiano esprit de geometrie è sempre in agguato per un francese. Come un mantra che si ripeteva, dopo un iniziale tentativo di svicolare che lasciava presagire poche battute di risposta, gli intervistati si lanciavano in analisi dettagliate e articolate sui vari aspetti dello spettacolo. Alcune considerazioni si ripetevano; sottolineavano la difficile e faticosa prova dei danzatori, prova superata a pieni voti, e l’aspetto engagé dello spettacolo, il suo essere un "canto" nei confronti della dignità femminile e riflessione sulla condizione della donna allo stesso tempo portata sugli altari e vittima sacrificale. Con giudizi ovviamente anche discordanti l’emozione che lo spettacolo aveva suscitato era evidente. Agata non lascia indifferenti.


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Accompanying Agata in Paris/ short diary of a journey by Nello Calabrò ********************************************** >>> A diary of a journey, telling the story of a dance show tour is necessarily complex, because movement is an essential condition for the existence of the journey and the dance. And a paradoxical dance of absolute immobility might exist, but there are still reports of journeys within one’s own room. Add to this the fact that the show in question is A. semu tutti devoti tutti?, which is in turn inspired by another “journey” – the journey of a vast procession in the city of Catania – and everything becomes immeasurably complicated… All that is left to do, then, is to contradict this introduction and try to tell the story in an impressionist style, not necessarily in chronological order. We will not begin with the departure of the dancers and musicians and of Roberto and Maria in the early morning of 10 June. Rather, we will begin several weeks earlier, when a load from Catania to Paris doubtless represented the biggest consignment ever of a certain object (except in strictly commercial contexts): the Agata tour began with over 5000 bras flying from Mount Etna to the Eiffel Tower. Fast-forwarding, we witness the surprise

of the technicians at Paris’s Théatre de la Ville: surprise mixed with bafflement and hilarity when the long strips of bras were set up on the stage. Another surprise is when you arrive in the square in front of the theatre, near Notre Dame and the newly renovated Conciergerie, but cannot see the theatre anywhere. The writing “Théatre de la Ville” is very high up, and the dimensions of the writing are inversely proportional to the dimensions of the theatre itself. The theatre is vast, and it is highly gratifying to see an almost full house on the opening night, with the few unoccupied places very high up. I think these places are always empty anyway if opera glasses are not included with the ticket. In the days preceding the performance, the dancers rehearse with Roberto in a room with an atmosphere which I find oddly familiar without realising why. When I return there to do some filming, I understand: it reminds me of the dance hall at the end of The Last Tango in Paris. Perhaps I am overly conditioned by the fact that Paris is the most “staged” city in the world (together with New York), but the light and atmosphere of the hall truly remind me of Bertolucci’s film. The rehearsals go without incident, and the dancers appear relaxed. We realise that a small section of the French subtitles is missing. They are a collection of words shouted by the dancers to indicate probable symbolic declinations of the festival. Thanks to the goodwill of the translator, we manage to translate the words into corresponding French terms beginning with A for Agata (although this requires some subterfuge, such as turning a noun into a verb with the same meaning). Only one word presents an insoluble problem: abbuffata (binge). We prefer to maintain stylistic coherence, and leave a

photo © GianMaria Musarra/ Maria Inguscio, Parigi 2012

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gap. A for Agata must be respected! It cannot be defined as a binge, but the delicious buffet provided by the theatre at the end of the evening is a fitting conclusion to the three days the company has been hosted by the Théatre de la Ville. The atmosphere is cordial, many people have remained behind, people chat, they find friends like Antoine, who has come from Lyon to see the show which he helped to create, and the cheeses are excellent. But how was A. semu tutti devoti tutti? received? What happened several minutes beforehand, when Roberto finished reading his declaration and the strains of Burt Bacharach drifted round the theatre? Applause – confident and enthusiastic. The Parisian audiences were attentive, and even responded to Massimo’s urging and his periodic unexpected “God knows!” At the end of the show, we tried to film some immediate audience responses. We expected short, sharp verdicts, whether positive or negative, but the Cartesian spirit of geometry is always a trap for the French. Like a mantra, repeated over and over, after the initial attempts to wriggle out of it, which led us to expect very few responses, the interviewees threw themselves into detailed, articulate analyses of the show. There were some recurring themes, such as the how difficult and tiring it must have been for the dancers and what a test it must have been – a test which they passed with flying colours – and the committed look of the performance, its being a “song” to feminine dignity and reflection on the conditions of the woman who was carried on altars even while being a sacrificial victim. With such judgments, some of them obviously conflicting, it was evident that this show provoked a lot of emotion. Agata did not leave people indifferent.


INTER A Robert zappa / livec numerotre

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intervista a Roberto Zappalà

di Federico Armeni/

Livecity.it/ marzo 2012

• Roberto Zappalà è uno dei pochissimi coreografi italiani in grado di arrivare ad un livello artistico di grado internazionale: quale è il percorso che ha fatto Zappalà, quali i punti cardine che ne hanno sviluppato la sua sensibilità, non soltanto dal punto di vista tecnico ma anche umano? «Punto di vista tecnico e quello umano in realtà coincidono, visto che il mio percorso è passato da una scelta fondamentale, quella di voler costruire nella mia città la mia professione di coreografo e in particolare il mio linguaggio creativo. Diciamo un pò in esilio, dato che 25 anni fa, quando ho deciso di smettere di danzare per rientrare in Sicilia e costituire la mia compagnia, non esisteva nulla nel territorio nell’ambito della danza contemporanea. Da una parte la mia decisione scaturiva da un movente “altruistico” nel desiderio di far nascere qualcosa di nuovo nella mia città e dare la possibilità ai giovani di fruire della danza contemporanea, dall’altra più egoisticamente sentivo la necessità di costruire un mio linguaggio unico, personale, e dove se non in un luogo a me caro, vergine, e pieno di contraddizioni. Come alcune volte è la mia danza, ma penso un po’ tutta l’arte contemporanea». • Ricordi dei passaggi in particolare della tua carriera dove hai assorbito maggiormente gli elementi che oggi ti contraddistinguono? «Per quanto mi riguarda non c’è un periodo più importante di un altro, tutte le esperienze fatte durante una carriera di danzatore sono importanti, anche le più negative. Che peraltro non posso dire di aver avuto nella mia carriera». • Roberto Zappalà è oggi un coreografo riconoscibile e con un codice coreografico tutto suo. Quanta Sicilianità c'è dentro le sue coreografie? E quanto questa si è espansa dentro di te soltanto con il tempo e quanto invece ti ha accompagnato in maniera naturale durante i passi della tua carriera come danzatore e coreografo? «Ci sono alcuni artisti che preferiscono abbandonare la propria terra, io invece nel tornare nella mia terra ho trovato la mia più grande opportunità per formarmi e crescere, seppur nelle enormi difficoltà che presenta il nostro territorio. Credo quindi che il mio linguaggio porti naturalmente con sé molto dei colori e delle immagini del mio territorio, anche se non immediatamente riconoscibili.
Comunque se si vuole che il linguaggio sia veramente proprio ed onesto questo va ricercato dentro di sé. Nel proprio cuore, e non dove il pericolo di contagio degli stili e dei linguaggi é altissimo. Ma questo è il mio pensiero, non è certo la regola». • Devozione e Naufragio, Silenzio e Caos: i “grandi temi” dell’essere umano, le sue radici e le sue aspirazioni ascetiche, sembrano contraddistinguere in questo momento il codice principale del tuo modo di esprimere. Quanto la

riuscita analisi di questi che abbiamo chiamato “i grandi temi” si conquistano con il tempo e l’esperienza, e quanto invece pensi siano dentro di noi, come qualita’ innate del nostro essere? «La domanda è molto seria e la risposta rischia di essere troppo lunga: mi limiterei a dire innanzitutto che non credo si possa sottolineare che l’analisi di questi temi mi sia perfettamente riuscita, dipende dai punti di vista. Personalmente sono certo di avere avuto sempre in me la necessità di voler affrontare questi temi, e il momento di trattarli è arrivato in modo naturale senza forzature. E io conosco soltanto questo modo per comunicarli al pubblico». • I tuoi recenti lavori hanno tutti un approccio nudo e crudo nei confronti del corpo. Come sei arrivato a trattare il corpo in una maniera cosi’ naturale, attraverso cioè quale percorso hai condificato gli attuali gesti e movimenti come oggi li vediamo in scena? «I codici gestuali maturano pian piano con l’esperienza e vengono plasmati dalle esigenze di comunicazione che si sviluppano dentro di noi; proprio in questi giorni sto lavorando per una nuova linea di studio formativo per i giovani, che si chiamerà MoDem/codici gestuali by Zappalà. Ma i gesti codificati devono poter diventare poetici e contestualmente appropriati al tema da trattare, e il corpo è il primo strumento da indagare, da raccontare, e da far esprimere». • Quale senti che sia la direzione verso cui stai andando nella visione del corpo come tu lo immagini e rappresenti? «Non vorrei dare una chiara definizione, anche perché non c'è mai una sola direzione ma tante che potrei intraprendere, certo è che continuo a sentire la necessità di raccontare il corpo. In questo momento comunque cerco in particolare un corpo sempre più onesto (argomento già trattato) ed è ciò che sto indagando sempre più a fondo». • Quanto la scelta di ogni singolo danzatore è importante per quello che hai in mente di rappresentare? «Molto e poco allo stesso tempo. Ho sempre bisogno di plasmare il danzatore a mio piacere ma anche di farlo sentire onesto e a proprio agio. È necessario molto confronto, sintonia e… complicità. E’ per questo che il tempo non è mai abbastanza, questa è una delle ragioni che mi porta alla necessità di instaurare un rapporto lungo con i miei danzatori». • Le tue creazioni si modificano in studio con il lavoro dei danzatori, oppure eseguono e ricercano un preciso codice che tu ad essi “imponi”? «L’imposizione non è un termine a me caro ma certamente il lavoro si sviluppa su dei codici che io pretendo vengano studiati ed eseguiti, ma il processo per arrivare ad un’esecuzione serena deve essere armonioso. Alcune volte si fa un po’ di lavoro d’improvvisazione ma assolutamente guidato o dentro una struttura di movimenti già codificata». • Ci vuoi parlare del nuovo lavoro “Silent As…”? Come e’ nato innanzitutto? E che vita ha avuto fino alla Prima che sara’ il 9 Marzo nella tua citta’, al Teatro Stabile di Catania? «Il processo di creazione per Silent As… in fondo non è stato molto diverso dagli altri. Dopo un periodo di letture e analisi perlopiù filosofiche che ho approfondito insieme a Nello Calabrò, il drammaturgo con cui collaboro ormai da oltre 10 anni, ho iniziato il lavoro con i danzatori che mi hanno piacevolmente seguito e che hanno avuto grande fiducia in me per tutto il tempo. Questo lavoro è stato importante

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per me perché mi ha dato l’opportunità di approfondire la questione del mio “istinto creativo” che ho affrontato da un punto di vista più tenero quasi romantico del movimento del corpo; poi le sorprese erano a portata di mano, così come le analogie che a fine lavoro abbiamo incontrato con l’opera di Kafka “il silenzio delle sirene”. Questo mi ha infine dato la possibilità senza troppe costrizioni di continuare a “parlare” di Ulisse se pur da un altro punto di vista». • Che ne pensi della danza italiana da punto di vista artistico in generale e paragonata a quella belga, francese, olandese, britannica? «Ritengo che in Italia ci siano dei rispettabilissimi coreografi con una precisa, originale e onesta linea artistica, ciò che andrebbe maggiormente curata è la distribuzione nazionale delle compagnie italiane troppo spesso lasciate un po’ allo sbaraglio. La verità é che non esiste un vero progetto danza in Italia, al contrario di ciò che avviene in altri Paesi». • Una domanda sulla danza fuori dall’Europa: che ne pensi di quella americana e quella che viene da Oriente? E hai qualche nome che ami particolarmente in questo periodo della tua vita? «Sinceramente negli ultimi anni sono stato molto impegnato a capire la mia danza e non mi sono guardato molto attorno… comunque ci sono molti nomi interessanti, da Sasha Waltz ad Alain Platel, a tanti altri ancora, ma quello che secondo me resta sempre attuale seppur di un’altra generazione è Jiri Kylian». • Ti chiediamo di chiudere questa piacevole chiacchierata con due consigli, uno dal punto di vista tecnico - artistico - coreografico, uno dal punto di vista umano, che potresti dare ai giovani danzatori di oggi che vorrebbero fare della danza un buon mezzo di espressione e, magari, un mestiere! «Dal punto di vista artistico mi sento di consigliare ai giovani danzatori di cercare di capire al più presto la propria attitudine artistica anche riguardo la dinamica, dopo un buon percorso di formazione basilare. Capisco che non è semplice da comprendere quando si è molto giovani. Noto che nei giovani c’è sempre più troppa fretta di lavorare, addirittura a 19-20 anni. Nella danza contemporanea i tempi si sono ampiamente dilungati rispetto alla danza classica, e si può iniziare a lavorare un po’ oltre, proprio per avere modo di approfondire e maturare alcuni concetti. E poi scegliere con determinazione una serie di coreografi che più si avvicinano ai propri desideri e alle proprie attitudini, e indagare a fondo in quella direzione. Dal punto di vista umano invece vorrei allacciarmi alla difficile situazione economica che sta attraversando il nostro Paese ma anche un po’ tutta l’Europa. Quando ho iniziato a lavorare come danzatore tutti pensavano che era un mestiere senza futuro, senza posto fisso, prendere questa strada era considerata una pazzia. Ma questo è un mestiere che deve essere fatto senza posto fisso, è un mestiere che deve avere come principale obiettivo la voglia e il desiderio di esprimersi, anzi per citare il mio libro bisogna “esserne devoti”. Oggi però il mestiere del danzatore si è in qualche modo adeguato al sistema, un sistema dove la precarietà è assolutamente prioritaria. Di conseguenza è diventata una professione del tutto normale così come deve essere. Quindi il mio messaggio è il seguente: questo è il momento giusto per fare il danzatore, la società ha bisogno dell’arte e dell’artista. Vi immaginate una società con tutti avvocati, medici, ingegneri o esperti di multimedialità… Io no!».


RVISTA erto alà city.it 15

interview with Roberto Zappalà

by Federico Armeni/

Livecity.it/ march 2012

>>> • Roberto Zappalà is one of the very few Italian choreographers who are able to reach an international-standard level of artistry. What is the path that formed Zappalà, what are the cardinal points that developed his sensitivity, from the human point of view as well as the technical point of view? «The human and technical points of views actually coincide, since my path passed through a fundamental choice, wanting to build my career as a choreographer, in particular my creative language, in my city. I was somewhat of an exile, perhaps, given that 25 years ago, when I decided to stop dancing to go back to Sicily and set up my own company, there was nothing for contemporary dance in the region. On the one hand, my decision was motivated by altruistic considerations, as I wanted to give life to something new in my city and give young people the opportunity to enjoy contemporary dance. On the other hand, more selfishly, I felt the need to construct my own personal, unique language, and where better than in a place which was special to me, virgin, and full of contradictions – as is my dance at times, and, I think, all contemporary art to some extent». • Do you remember any particular periods of your career which were instrumental in instilling you with the elements which set you apart today? «I don’t believe that any single period has been more important than any other. All my experiences during my career as a dancer, even the most negative, have been important – although I can’t say that I have had any negative experiences over the course of my career». • Roberto Zappalà is today a recognisable choreographer with a unique choreographical code. How much Sicilian influence is there in his choreography? To what extent has this expanded within you over time, and how much of it developed naturally during the steps of your career as a dancer and choreographer? «There are artists who choose to abandon their country, but I found my greatest opportunity to grow and develop in my homeland, despite the great difficulties present in our region. I therefore believe that my language naturally brings with it many of the colours and images of my territory, even if they are not immediately recognisable. However, if you want the language to be truly yours and honest, you must seek it within you, in your heart, and not in places where other styles and languages risk contaminating it. But this is just my point of view, not a rule». • Devotion and Shipwreck, Silence and Chaos: the great themes of the human being, our roots and ascetic aspirations, seem to characterise your style of expression at this moment. To what

extent does the successful analysis of these “great themes” come with time and experience, and how much of it do you think is within us, like innate qualities of our being? «This is a very serious question, and the response might be too long. I would limit myself to saying first and foremost that I don’t think you can say the analysis of these themes has been completely successful – it depends on the point of view. Personally, I am sure that I have always had the need to deal with these themes, and the moment to deal with them arrived naturally and without forcing. And this is the only way I know to communicate them to the audience». • Your recent works all have a naked, crude approach to the body. How did you come to treat the body in such a natural way? What path did you follow to codify the gestures and movements that we see on the stage today? «Codes of gestures mature gradually with experience and are shaped by the demands of communication which develop within us. In the last few days, in fact, I have been working on a new type of training for young people, called MoDem. But codified gestures must become poetic and contextually appropriate to the theme to be dealt with, and the body is the primary instrument for investigation, for telling stories, for expression». • What direction do you think you are going in, in terms of the vision of the body as you imagine it and represent it? «I prefer not to give a clear definition, partly because there is never just one single direction that I could take – there are many. But I certainly continue to feel the need to narrate the body. At the moment, in any case, I am particularly looking for a body which is always honest (a subject which has already covered) and this is what I am investigating as deeply as I can». • How important is the choice of each dancer as far as what you wish to represent is concerned? «It is both important and unimportant. I always need to mould the dancer to my wishes but also to make him feel honest and comfortable. There needs to be a lot of confrontation, we need to be in tune with each other, there has to be complicity. This is why there is never enough time. This is one of the reasons why I need to establish a long relationship with my dancers». • Are your creations modified in the studio with the work of the dancers, or do they perform and pursue a precise code which you “impose” on them? «Imposition is not a word I like, but the work certainly develops according to codes which I demand that my dancers study and perform. But the process leading up to smooth execution must be harmonious. Sometimes there is some improvisation, but it is always guided or within an already codified structure of movements». • Will you tell us about your new work Silent As…? First of all, how was it born? And what life has it had so far, leading up to the opening night, which will be on 9 March in your city Catania, at the Stabile theatre? «The process of creating Silent As… was essentially not very different from the others. After a period of mainly philosophical reading and analysis together with Nello Calabrò, the dramatist I have been collaborating with for over ten years now, I started on this work with the dancers, who followed me with good will and always showed great faith in me. This work was very important for me because it was an opportunity to examine my “creative

instinct”. I dealt with it from a point of view which was more tender than the movement of the body – almost romantic. After that, surprises were within at my fingertips, like the analogies which we found at the end with Kafka’s work The Silence of the Sirens. This finally gave me the chance to continue dealing with Ulysses, without too many constrictions, even if it was from a different point of view». • What do you think of Italian dance from an artistic point of view, both in its own right and compared to Belgian, French, Dutch or British dance? «I think that Italy has some very respectable choreographers with a precise, original and honest artistic line. But the national distribution of Italian companies is often jeopardized and should be taken better care of. The truth is that there is no real dance project in Italy, as there is in other countries». • A question about dance outside Europe: what do you think of American and Eastern dance? And is there any particular name which you especially love in this period of your life? «To be honest, in the last few years I have been very busy trying to understand my dance, and I haven’t looked around me much… However, there are many interesting names, from Sasha Waltz to Alain Platel, and many others. But the one which I think will always be current, even if it belongs to another generation, is Jiri Kylian». • We would like to round up this pleasant conversation by asking you for two pieces of advice, one from the technical/artistic/ choreographic point of view, the other from the human point of view, which you could give to young dancers today who would like to make dance a means of expression and perhaps even a career? «From the artistic point of view, I would like to advise young dancers to have a solid basic training, and then to try to understand their own artistic attitudes as early as possible, including regarding dynamics. I realise that it is not easy to understand when you are very young. I notice that young people are always to eager to rush into working, even as young as 1920. In contemporary dance, timescales are much longer than in classical dance, and you can start working a bit later; in fact, it is necessary in order to deepen and mature certain concepts. And then you must decide on a series of choreographers who most approach your own desires and attitudes, and investigate that direction. From the human point of view, I would like to make reference to the difficult economic situation which Italy and indeed the whole of Europe is going through. When I started working as a dancer, everyone thought it was a career without a future, without a fixed place, and that going down this road was madness. But this is a career which cannot have a fixed place; it is a career whose main aim must be the desire and wish to express oneself. Indeed, to quote my book, you need to be devoted to it. Today, however, the career of a dancer has in some way adapted to the system, a system where precariousness is of absolutely priority. Consequently, it has become a completely normal profession, as it should be. So my message is this: this is the right moment to make the dancer. Society needs art and artists. Imagine a society with only lawyers, doctors, engineers or multimedia experts… I just can’t!».

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TOURZ

compagnia zappalà danza

5 June 2012 RABAT / Morocco

Théatre National Mohammed V / Instrument 1

12 June 2012 PARIGI / France

Théatre de la Ville – Festival Chantiers d’Europe / A. semu tutti devoti tutti?

22 July 2012 MONTE S.ANGELO / Italy

Castello di Monte S.Angelo – Teatro Civile Festival / Instrument 1

25 July 2012 L’AQUILA / Italy

Piazza San Silvestro – work in progress / I cantieri dell’immaginario

1/ 5 August 2012 CATANIA / Italy

workshop| 8th uva grapes catania contemporary dance- focus / cor-po-etico by Roberto Zappalà

20 August 2012 L’AQUILA / Italy

Società Aquilana dei Concerti Barattelli / Naufragio con spettatore

11/ 12 October 2012 LECCE / Italy

Cantieri Teatrali Koreja / Silent as…

26/ 27 October 2012 BREMEN / Germany Schwankhalle / Silent as…

10/ 11 November 2012 CATANIA / Italy

Scenario Pubblico int. choreographic centre Sicily / Odisseo

17 November 2012 SESTO FIORENTINO / Italy

Teatro della Limonaia / Naufragio con spettatore

18 November 2012 AREZZO / Italy

Teatro Mecenate / Naufragio con spettatore

20 and 21 November 2012 MONT-SAINT-AIGNAN / France photo © GianMaria Musarra

Festival Autumne en Normandie / Odisseo

31 January/ 1/ 2/ 3 February 2013 CATANIA / Italy Scenario Pubblico / A. semu tutti devoti tutti?

23/ 24 February 2013 MILAN / Italy

Pim Off / Naufragio con spettatore

13 April 2013 PISA / Italy

Teatro Verdi / A. semu tutti devoti tutti?

4 May 2013 BOLOGNA / Italy

Teatro delle Celebrazioni / Instrument 1 Sostenuta da/supported by

Ministero per i Beni e le Attività Culturali Dipartimento Spettacolo

Regione Siciliana Ass.to al Turismo, Sport e Spettacolo

in residence at

SCENARIO PUBBLICO

|international choreographic centre sicily

> sp

Via Teatro Massimo, 16 - 95131 Catania Tel (+39) 095-2503147 Fax (+39) 095-314684 info@scenariopubblico.com www.scenariopubblico.com info@compagniazappala.it www.compagniazappala.it

> czd artistic residence 2010/ 2012

Teatro Stabile di Catania

Contatti: Direttore di produzione e management: Maria Inguscio mariainguscio@scenariopubblico.com

Zletter n*3  

comunicazionedanza sottotesti / pretesti / contesti

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