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SCENARIO PUB.BLI.CO | centro coreografico

compagnia zappalà danza

ź letter

comunicazionedanza

numero 1 | 2° semestre | anno primo | free!

italiano * inglese

sottotesti, pretesti, contesti

Editoriale zltr **************************************** czd >

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Accoglienza: Una esperienza politica / Nello Calabrò Paure e insicurezza; egoismi e generosità. /Enzo Bianco <cor-po-etico> / Roberto Zappalà **************************************** formazione >

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Modem Studio Atelier /workresearch / di zltr Straw man / Giovanna Velardi / di zltr Intervista a / Giovanni Scarcella / di zltr **************************************** residenze >

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M.carnedellamiacarne / compagnia petrillo danza / di zltr Pietra nuda / petranura danza / di zltr **************************************** extra >

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mindbox / di zltr Sud-virus / di zltr **************************************** sp >

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Diario Pubblico / di zltr **************************************** extra >

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Bookz **************************************** TourZ ****************************************

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Progetto grafico / impaginazione Giuseppe Parito Ufficio stampa Maurizio Ciadamidaro (Newooma) Traduzioni Elisabetta Bisaro Fotografie Antonio Caia Gian Maria Musarra Editore Metaarte Libri

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I recenti accadimenti in Nord Africa, con le loro attuali e future ripercussioni sulla nostra vita sociale e politica, hanno reso le due ultime creazioni di Roberto Zappalà "Naufragio con spettatore" e "Odisseo. Il naufragio dell'accoglienza" più che mai attuali.  Siamo consapevoli che inseguire l'attualità, in ambito artistico, è, forse, quanto di peggio si possa fare, tuttavia può capitare che a volte l'intuizione dell'artista “preceda” l'accadimento . Non si è per questo compiaciuti ma neanche si prova "vergogna"; si spera solo, e non crediamo sia poco, di poter contribuire a una riflessione portatrice di domande più che di risposte. Domande sempre più ineludibili, alle quali ognuno di noi è "obbligato", giorno dopo giorno sempre di più, a rispondere. >> The recent developments in North Africa, with their current and future repercussions on our social and political life, have made “Naufragio con spettatore” (Shipwreck with Spectator) and “Odisseo. Il naufragio dell’accoglienza” (Odisseo. The wreck of the welcoming) poignantly current. If it is true that following the news is not advisable in the arts, sometimes the artist’s intuition foretells the events. While not complacent, we are not ashamed of it; we hope to be able to contribute to a reflexion brimming with questions rather than answers; increasingly poignant questions we can no longer avoid.


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ACCOGLIENZA: UNA ESPRIENZA POLITICA di Nello Calabrò

L’accoglienza è un’esperienza politica, che mette di fronte due orizzonti diversi, secondo gradi e modi molteplici della differenza: è un rapporto di forza tra lo straniero che arriva – lungo una linea, una traiettoria, un viaggio unico anche se condiviso – e la terra che lo riceve, che lo vede arrivare, la popolazione di quella terra. Un etnopsichiatra spagnolo (Achotegui) riferendosi alle esperienze dei migranti che ha incontrato, ha descritto qualche anno fa la “sindrome di Ulisse”, ovvero uno stato di crisi di presenza rispetto a se stessi, legato alla perdita di riferimenti della migrazione, all’instabilità e alla precarietà dell’esistenza “in sospeso”, ma lo fa come se le cause di questa condizione fossero imputabili quasi solo al viaggio, allo sradicamento. Mentre questa fragilità interiore emerge nel lavoro di Zappalà anche e soprattutto di fronte all’altro, che in questo caso è il “noi che accoglie”, di fronte alla società che s’incontra, alla terra di arrivo. Che a volte sembra una fortezza e fa più pensare al Castello di Kafka e quindi a quella che potremmo chiamare “sindrome di K”. Il titolo dell’opera – Odisseo: il naufragio dell’accoglienza - predispone in un primo

momento a trovare nella coreografia di Zappalà e nelle linee drammaturgiche di Calabrò alcuni fili narrativi, mitologici e classici. Ma le contaminazioni stilistiche, i riferimenti eterogenei, i cambi di registro spostano immediatamente l’opera nel suo orizzonte contemporaneo. Le piste si dividono, si mescolano, si sovrappongono e Odisseo diventa un’immagine “pretestuosa” per raccontare l’odissea d’individui – corpi che affrontano il viaggio, la migrazione, assumendo tutte le sfumature che questa esperienza implica e porta con sé in questa epoca storica. Per entrare nella dinamica dell’opera conviene considerare innanzi tutto la sua genesi, e dunque i due pre-testi che Zappalà ha creato come introduzione e preparazione a Odisseo. Pretesto 1 : Naufragio con spettatore . Pretesto 2 : L’Accoglienza Il primo pretesto – naufragio con spettatore – apre sulla dimensione destabilizzante del viaggio come esperienza di conoscenza o di fuga, di speranza e di coraggio: il rischio cui il viaggiatore si espone, il naufragio reale come quello esistenziale, la perdita di sé nel movimento verso un altrove. L’abbraccio per Zappalà e Calabrò diventa


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il gesto chiave di questo passaggio, che contraddistingue l’esperienza dell’accoglienza e la contrappone alla chiusura, alla negazione dell’ospitalità. Anche qui come in naufragio non siamo di fronte a due esperienze semplicemente antitetiche, binarie: l’abbraccio è anche groviglio di sentimenti contrastanti, di esperienze diverse, di mondi che s’incontrano, si traducono, si ascoltano, si spiegano e forse si separeranno ancora successivamente. >>> Hospitality: a ‘political experience’ Hospitality is a political experience, which sees two distinct horizons facing each other. It is a power relationship between the incoming foreigners and the country and people hosting them. Spanish ethno-psychiatrist Achotegui talks about the ‘Ulysses syndrome’ when referring to the experiences of the immigrants he had met. Migrants experience a crisis of presence in reference to themselves, owed to the loss of points of reference, instability and a precarious existence. While Achotegui seems to blame it almost entirely on the

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journey and the consequences of having to leave one’s own country, Zappalà explains this interior fragility as a consequence of the clash between the host and the hosted. As often the host community resembles a fortress reminiscent of Kafka’s Castle, one could re-name it “K syndrome”. The title of the work – Odysseus: the sinking of hospitality – initially makes you want to find narrative - both classical and mythological - references in Zappalà’s choreography and Calabrò’s dramaturgy. However, the stylistic contaminations, the heterogeneous references and continuous changes of register soon move the work into the contemporary realm. The lines cross over and multiply; Odysseus becomes a mere pre-text to talk about today’s odyssey of peoples – bodies that, by facing the journey and the migration, take on all the marks that such an experience leave on them at this time of the history. To understand how the work is conceived, it helps to explain its genesis. As introduction and in preparation to the main work Odysseus, Zappalà has developed two pre-texts: Pretesto 1 : Naufragio con spettatore Pre-

text 1: shipwreck with spectator Pretesto 2 : L’Accoglienza ‘Pre-text 2: Hospitality Pre-text 1: shipwreck with spectator focuses on the destabilising effect of the journey as a means of knowledge or escape, hope and courage. On a journey, one runs the risk of both a real and existential shipwreck; the risk of losing oneself in moving somewhere else. For both Zappalà and Calabrò, the act of embracing is key in defining the experience of welcoming; it is the opposite of pulling fences and denying hospitality. Similarly, here we are not in front of two separate and parallel experiences: to embrace is to welcome contrasting feelings, different experiences and universes that meet, talk, listen, explain to each other to separate perhaps again later.


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Paure e insicurezza; egoismi e generosità.* Di Enzo Bianco

Mi ha fatto meditare lo spettacolo di Zappalà. Intensamente. Ho preso appunti, per fermare emozioni , pensieri, riflessioni stimolate. (…) E intanto in queste settimane (…) si è infiammata la Tunisia; poi l'Egitto; poi la Libia. Ma anche il Bahrein e la Siria. Una rivoluzione che esplode nel mezzo di uno dei cambiamenti epocali in cui il nostro mondo, attorno al mare di Ulisse, è immerso. Pensate che nel 1951, l'anno in cui sono nato, nel continente africano risiedeva l'8,8 per cento della popolazione mondiale; in Europa era il 21,7 per cento. Nel 2000 il popolo africano era diventato il 13,1 per cento della popolazione mondiale, mentre quello europeo era sceso, al 12 per cento. Fra 40 anni, nel 2051 (quando compirò 100 anni!), la popolazione africana sarà salita al 21,2 per cento; quella europea sarà scesa, compresa l'immigrazione, al 7,9 per cento! Sessanta anni fa, nel 1950, dei  milioni di uomini che vivevano nel mediterraneo, i due terzi erano cittadini europei. Nel 2010 è esattamente il contrario: i cittadini europei sono solo un terzo. Nel 2030 questa tendenza sarà ulteriormente rafforzata.  Una enorme, incomprimibile, tumultuosa trasmigrazione di massa anima ed animerà il nostro mare; pone brutalmente problemi nuovi e delicati; svela incapacità e impreparazione a gestire questioni  delicate e complesse; suscita turbillon di emozioni, di paure e di insicurezza; di egoismi e di generosità. (…) Affiorano ricordi.  Volti di uomini e donne, spaventati, spesso atterriti e corpi;(…) corpi che ritrovo nella coreografia di Roberto Zappalà e nella drammaturgia di Calabrò, nel movimento, nei turbamenti, nelle ansie che quella danza suscita. Ricordare il mito antico di Ulisse; rivivere il dramma dei nostri nonni, della emigrazione ancora recente degli italiani di Sicilia e del Veneto;

  aprire la nostra mente alla meravigliosa avventura del viaggio che è essenza profonda dell'uomo; coglierne insieme la dolorosa drammaticità e l'emozionante avventura, come fa lo spettacolo "Odisseo: il naufragio dell'accoglienza", ci aiuta  - io credo - ad affrontare con serena lucidità una delle grandi questioni da cui dipenderà il volto e la civiltà della nostra società nei prossimi anni.     *Dalla prefazione di Enzo Bianco al libro:  Roberto Zappalà  “Odisseo: il naufragio dell’accoglienza”. A cura di Nello Calabrò, di prossima pubblicazione presso la casa editrice Epos. Fear and insecurity; egoism and generosity* by Enzo Bianco Zappalà’s work made me deeply think. I took notes to fix on paper the emotions, thoughts, reflections provoked in me. (…) In parallel, in these last few weeks (…), the Tunisian uprisings started, followed by the ones in Egypt, Libya, Bahrain and Syria. A revolution that explodes while our world facing the Mediterranean – Ulysses’ Sea – goes through a momentous change. In 1951, the year I was born, Africa accounted for 8.8% of the world’s population, as opposed to the 21.7% in Europe. In 2000, the population in Africa had increased to 13.1%, whereas in Europe it had decreased to 12%. In 40 years time, in 2051 (when I will be 100 years od!), the population is estimated to increase to 21.2% in Africa and to drop to 7.9% in Europe, immigrants included! Sixty years ago, in 1950, two thirds of the millions of people living around the Mediterranean Sea were Europeans. In 2010, it is the exact opposite, with Europeans accounting for merely one third. In

2030, this tendency is bound to continue. An enormous, tumultuous transmigration of masses animates and will continue to animate our sea. This triggers new issues, reveals our inability to manage sensitive and complex situations, sparks mixed emotions of fear and insecurity, egoism and generosity. (…) Memories surface; faces of scared men and women, their bodies; (…) bodies that I find again in Roberto Zappalà’s choreography and in Calabrò’s dramaturgy, in the movements, emotions, anxieties that the dance provokes. Thinking back to the old myth of Ulysses; re-enacting the drama of migration that our grandparents in Sicily and Veneto had gone through; opening our mind to that marvellous and essential human experience that travelling is; experiencing its painful as much as its adventurous side, like in the performance "Odisseo: il naufragio dell'accoglienza" (Odysseus: the sinking of hospitality). This show helps, I think, to face with serene lucidity of mind one of the main issues on which depends how our society will look like in the years to come. Enzo Bianco *From Enzo Bianco’s foreword to: Roberto Zappalà “Odisseo: il naufragio dell’accoglienza”, edited by Nello Calabrò, soon to be published by Epos.


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<cor-po-etico> di Roberto Zappalà La Sicilia è stata per decenni un contenitore che nel tempo è andato svuotandosi ma che nell’ultimo decennio si è di nuovo riempito, a causa della naturale ciclicità degli eventi. Si è passato così dal sentirsi “ terroni ” a ospitare “ terroni “. A voler essere più definitivi nel giudizio, trovo aberrante l’idea che la scelta su dove nascere, in molti casi, venga attribuita non al fato e quindi alla casualità, a una sorta di “ Bingo “ come gioco più antico dell’umanità, ma al merito della persona stessa. Merito che, evidentemente, deve essergli stato attribuito già durante la gestazione. Così come sottolinea Jared Diamond nel suo meraviglioso libro “Armi acciaio e malattie”, è disarmante poter riscontrare che non sono pochi coloro che non considerano come naturale espressione biologica e ambientale nascere di un colore anziché di un altro. Mi viene in mente una battuta di uno scrittore riguardo a una frase di Bush: “Sono fiero di essere americano“ come, affermava lo scrittore, se questo fosse merito suo . Partendo da questa semplice ma indispensabile considerazione ho deciso di convogliare nella mia idea di “Re-mapping Sicily” una personale lettura dell’idea di migrazione. Sostituendo le parole e i fogli con le giunture del corpo ho immaginato di realizzare una sorta di saggio sul corpo poetico < cor-po-etico > appunto, sulle ineguaglianze delle razze umane, uno “status deontologico” sui comportamenti umani, che consentono all'individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Ho cominciato cosi a studiare e analizzare momenti storici; partendo da Omero e Lucrezio e arrivando a un filosofo dei giorni nostri, Hans Blumenberg , e ho potuto avviare il mio viaggio dividendo il momento creativo in tre fasi: Pretesto 1: naufragio Pretesto 2: accoglienza Odisseo: il naufragio dell’accoglienza La tappa laboratoriale di questa esperienza tripartita, che ha portato un grande arricchimento informativo, è stata l’esplorazione del corpo attraverso il naufragio. Naufragio del corpo come metafora dell’(in)esistenza, o ancor meglio, nei fatti, della scarsa considerazione sociale di certi corpi. Un‘ispirazione che era presente da qualche tempo nei miei progetti ma che necessitava di stimoli e di un appoggio letterario. La lettura di Naufragio con spettatore di Blumenberg ha contribuito alla nascita di questo progetto. L’analisi del filosofo è messa in relazione alla condizione psicocomportamentale che ognuno di noi subisce in quanto spettatore di tragedie e non solo. L’idea che si gioisca della distanza che divide lo spettatore con colui che la tragedia la patisce, mi sembrava al contempo banale e interessante, terrificante e lieta e stimolava a sufficienza il mio interesse. La sorpresa che di volta in volta ritrovo nel appurare come il nostro corpo, (dei danzatori), non abbia limiti espressivi, in fondo non è del tutto inaspettata; ancora una volta gli stimoli provenienti dalla letteratura, in questo caso più specificatamente dalla filosofia, che riesce a suggestionare la danza, sono illimitati, tanto illimitati da doverli arginare violentemente per non rischiare di essere prolissi e noiosi. La suggestione che, prima, attraversa la danza, in seguito deve necessariamente contaminare il pubblico, quello che assiste agli spettacoli come quello che partecipa ai laboratori, questa è l’idea di spettacolo che ho sempre avuto in mente di fare e che continuerò a proporre di volta in volta ampliandone i contenuti e analizzandone a posteriori, attraverso un’attenta lettura, i risultati.

>>> For decades Sicily has been steadily depopulating; only in the last decade has it started to fill up again due to the natural cyclicity of events. We went from being “terroni” (a derogatory term for Southern Italians) to being a host of the “terroni”. To make a more definite statement, I find aberrant the idea that the choice of where we are born is often attributed not to destiny but to the merit of the person; merit that is therefore transmitted to the person during gestation. As pointed out by Jared Diamond in his beautiful book “Guns, germs and steal”, it is disheartening to find out that many are those who believe skin type is not a natural consequence of biological and environmental conditions. This reminds me of what a writer once said in response to Bush’s remark “I am proud to be American”, adding “as if it was his own merit”. Taking this simple yet indispensable consideration as a starting point, I decided to give in “Re-mapping Sicily” my personal interpretation of migration. By replacing words and paper with the body, I imagined to compose an essay on the poetic body, <cor-poetico>, and racial inequality; a ‘deontological status’ on human behaviour, which allows individuals to manage their own freedom while respecting the freedom of others. I therefore started to study and analyse different historical moments, going from Homer and Lucretius to the German contemporary philosopher Hans Blumenberg. I started my journey dividing the creative period in three distinct phases: Pretesto 1 (Pre-text 1): Naufragio (The Shipwreck) Pretesto 2 (Pre-text 2): Accoglienza (Hospitality) Odisseo: il naufragio dell’accoglienza (The sinking of hospitality) The workshopping period, which was a very enriching moment, focused on the exploration of the body through the shipwreck theme; shipwreck as a metaphor of the (in)existence, or better, the lack of social consideration towards certain bodies. This idea has always been in my mind but needed stimuli and literary support. Blumenberg’s “Shipwreck with spectator” contributed to the beginning of this project. The philosopher’s analysis is linked to the psycho-behavioural condition each of us experience as spectators of tragedies et similia. The comfortable distance between spectator and actor seemed a simple and yet interesting idea for me to explore. The surprise of constantly discovering the unbounded creativity of a dancer’s body is not totally unexpected. Once more, the stimuli coming from the literary world – in this case philosophy – are boundless, so much that one needs to firmly contain them to avoid boredom and long-windedness. It is important that the audience, both the spectators of a show and the workshop participants, share this fascination. This is the kind of performance I have always wanted to produce and I will continue to create, steadily broadening the content and analysing the outcome.


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modem studio atelier / workresearch Semi di danza contemporanea in scena. Quattro danzatori di Modem, il corso di perfezionamento della compagnia zappalà danza, che si trasformano in coreografi e registi e dirigono i ragazzi con cui per tutto il resto del corso dividono studio, scena , spogliatoi e fatica. I lavori realizzati per Modem workresearch Seeds/11 sono stati rappresentati a Scenario Pubblico a febbraio. I danzatori che si sono cimentati nella coreografia,  sono stati il ceco Jan Brezina, autore di un un pezzo intitolato Universe, Silvia Pezzarossi autrice della coreografia Orienteering,  Francesco Colaleo e Stefano Roveda che hanno firmato il lavoro coreografico per tre danzatori Orfeo². “Quando vai in scena sei così concentrato su quello che devi fare e su come devi interagire con gli altri che quasi non hai il tempo di emozionarti – racconta Jan, autore di un pezzo di 12 minuti ispirato dal romanzo Solaris di Lem Stanislaw – da coreografo invece sei teso e attentissimo ad ogni dettaglio per tutta la durata dello spettacolo. Guardi tutto con occhio critico e ti concentri sui particolari. Personalmente ero quasi ossessionato dalle luci, un elemento al quale da danzatore faccio poco caso”. L’idea di trasferire Solaris in danza a Jan è venuta leggendo il classico della fantascienza che ha già ispirato un film ad Andrej Tarkovskij e più recentemente a Steven Soderbergh. Nella sua ricerca il giovane coreografo ha esplorato i sentimenti di attesa costante verso le cose che succedono con la paura verso quelle già successe, la memoria che sopravvive, l’apatia verso il cambiamento, l’essere manipolati dalle cose o da qualcun altro. Semplice e geniale è l’idea di partenza di Orienteering, la coreografia di  Silvia Pezzarossi. “E' dal mio buffo orientamento all'interno del collettivo "Modem Atelier" che è nata l'idea di questa mia coreografia”,  spiega divertita Silvia. “La conoscenza immediata di molte persone, il dover imparare nomi, riconoscere nuovi visi, orientarmi in un gruppo nuovo, capirne le dinamiche, riconoscerne i leader, gli oppositori, gli asociali, gli amici e i nemici ma soprattutto ricordarmi a chi mi ero rivolta parlando, se ad un viso, ad un altro o se a tutti insieme… ecco… la confusione mentale creatasi nel dovermi orientare tra tutti questi nuovi universi mi ha portato a creare un pezzo dove protagonista è lo stesso gruppo con le proprie dinamiche interne”. Per rappresentare Orienteering, Silvia ha portato in scena ben 10 tra i suoi compagni di corso e a giudicare dalla naturalezza con la quale parla della sua prima impresa coreografica la cosa non gli è sembrata poi così complicata: “Difficoltà? Mmm forse la lingua un po’ – dice Silvia - come nella realtà di Modem. Spagnoli, tedeschi, cechi, francesi, e più facile farli danzare…”. Musica dal vivo, canto e danza nell’”opera prima” di Francesco e Stefano che del loro Orfeo elevato al quadrato sono stati coreografi ed interpreti. Con loro a danzare sul palco di Scenario, Selene “Euridice” Scarpolini convinta, e non c’è voluto molto, a cantare uno straziante pezzo di Fado musicato dal vivo da Silvio Scarpolini. “Orfeo² è un viaggio dalla doppia personalità, dove Orfeo incontra un altro sé smarrito e in cerca della sua parte complementare – spiegano Francesco e Stefano - Orfeo ed Orfeo hanno perso la loro Euridice affogata nel secchio dei ricordi a loro altro non resta che loro stessi”. Non possono guardarsi, così come il mito racconta per Orfeo e la sua Euridice – continuano i due coreografi ed interpreti - poi un canto d'amore spezza il fiato dei due sognatori, che si ritrovano l'uno accanto all'altro inconsapevoli di essere parte di uno stesso destino che li rende ancora una volta carnefici della loro passioni e incapaci di mutare un destino già scritto”. “Creare e pensare a come portare in scena chi crea con te – stata una esperienza forte e naturale, racconta Francesco – con Stefano e Selene abbiamo lavorato in simbiosi e alla fine il processo creativo è diventato inarrestabile. Pensavamo alle soluzioni sceniche e musicali anche quando non eravamo a provare. L’idea del Fado, ad esempio ci è venuta mentre viaggiavamo in bus…come una sorta di illuminazione.”

>> Seeds of contemporary dance on stage. Four dancers part of Zappalà’s professional training programme Modem turn choreographers and direct their fellow dancers who they share studio space, changing rooms, stage and hard work with during the course. The works produced as part of Modem workresearch Seeds/11 were presented in Scenario Pubblico in February. The dancers turned choreographers were Czech Jan Brezina, who directed Universe, Silvia Pezzarossi, who produced Orienteering, and Francesco Colaleo and Stefano Roveda who choreographed the trio Orfeo². “When you go onstage, you are so concentrated on what you have to do and your relations with the other performers that you nearly forget to feel any emotions” – says Jan who choreographed a 12-min piece based on Lem Stanislaw’s Solaris – “as a choreograph, you are tense and focused on every single detail for the whole duration of the piece. You look at every single with a critical eye. I personally was obsessed by lighting, something I would normally ignore as a dancer”. Jan’s idea for his piece came after reading the novel Solaris, on which two films, one by Andrej Tarkovskij and the latter by Steven Soderbergh were based. In his research, the young choreographer explored the feeling of constant waiting for something to happen with the fear of what had already happened, the memory that survives, the apathy towards change, the sense of being manipulated by things or people. Simple yet clever is the starting point for Orienteering, choreographed by Silvia Pezzarossi. “The idea for this piece came out of my bizarre sense of orientation within the Modem Workshop”, explains an amused Silvia. “Having to connect with many people, learn their names, recognise their faces and dynamics, identify among them the leaders, the opponents, the unsociable, friends and enemies, but mainly having to remember who I had been talking to, one or the other or all of them together… the mental confusion that I experienced in trying to orientate myself among all these new universes has led me to create a piece in which the protagonist is the group itself with its internal dynamics”. Silvia used 10 fellow dancers to stage Orienteering. She talks with ease about the making of her first choreographic venture: “I did not find it difficult to be honest. Maybe the hardest was communicating, given the many languages of the participants of Modem. Much easier is to ask Spanish, Czechs or French to dance…”. Live music, singing and dancing in the first work by Francesco and Stefano, who both choreographed and danced in their Orfeo². With them on the stage of Scenario was Selene “Euridice” Scarpolini, who sang a heart-breaking fado song, with live music by Silvio Scarpolini. “Orfeo² is a multiple journey, in which Orfeo meets a lost self, looking for its complementary. Having lost their Eurydice, Orfeo and Orfeo have no one but themselves to rely on. They can’t look at each other, as in the myth Orpheus cannot turn and look at Eurydice. A love song breaks through; the two dreamers find themselves next to each other, unaware of sharing the same destiny, which makes them tortures of their own passion and incapable of changing a written destiny”. “To create and think how to bring on stage the person who creates with you has been a strong and natural experience” – says Francesco – “We all worked together Stefano, Selene and myself. We were creating even when we were not in the studio. The idea of incorporating the fado came to us while travelling on a bus. A sort of illumination”. www.modemstudioatelier.com

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straw man / Giovanna Velardi Uomo di paglia, nelle culture mafiose detto anche testa di legno. E’ lui, il burattinaio che trama nell’ombra il protagonista del progetto di Giovanna Velardi per Modem, il corso di perfezionamento della compagnia zappalà danza, rivolto a giovani danzatori provenienti da varie parti d'Italia e Europa. Giovanna, siciliana di Palermo, ha sviluppato il suo linguaggio studiando e danzando tra in Italia e Francia e lavorando con alcuni coreografi del filone della Nouvelle Danse d’oltralpe. “Per i ragazzi di Modem ho pensato ad una sorta di full immersion nel linguaggio del corpo. – spiega Giovanna – Il corpo come punto di partenza per sviluppare un lavoro che potesse portare questi giovani danzatori a confrontarsi, in modo istintuale, in corso d’opera, con la creazione di un percorso quasi da attori e di costruzione drammaturgica”. “Il pretesto – continua la Velardi, che nei suoi anni francesi ha molto sviluppato la tendenza a lavorare sull'improvvisazione – mi è stato fornito da un lavoro di coreografia molto complesso, con inserti di nuove tecnologie e di drammaturgia basata su studi antropologici, intitolato I Picciotti (di Straw Man) già portato in scena, en plein air, a Palermo per la rassegna Movimenti Urbani”. “I Picciotti (di Straw Man) si sviluppava intorno alla relazione tra dei ragazzi e un fantoccio, simbolo dell’uomo locale più spregevole, omertoso e oscuro – afferma Giovanna - un uomo di poco conto, messo in mostra per coprire grazie al suo nome le azioni di qualcun altro. Per Movimenti Urbani, questo fantoccio è stato portato in scena, allo scoperto, per proporre la questione dell'apparenza del potere e la funzione della democrazia in Sicilia, come in Europa”. “Con i danzatori di Modem – rivela la coreografa – abbiamo destrutturato la complessità di quel lavoro fino a giungere al nocciolo emozionale dell’opera. Niente ausilio di nuove tecnologie e soprattutto niente scena esterna fa da sfondo. La risposta tecnica ed d’improvvisazione dei ragazzi è stata una sorpresa stupefacente che mi ha anche aperto nuove porte nel possibile sviluppo di Straw Man, che è nato e rimane un progetto in progress sempre aperto a nuove sperimentazioni”. Straw Man per Modem è andato in scena a fine maggio in chiusura della rassegna danza 010/11 di Scenario Pubblico.

>>> Uomo di paglia (straw man), also known as testa di legno (wooden head), refers in mafia language to the master behind the scenes. He himself is the protagonist of the project proposed by Giovanna Velardi within the professional training course “modem” of Zappalà Company, aimed at young national and international dancers. Giovanna, native of Palermo (Sicily), has studied and danced in Italy and France, with choreographers of the French Nouvelle danse. “For the participants of Modem, I thought of a full immersion in body language” – explains Giovanna – “The body as the starting point for young dancers to develop the necessary tools to work on a dramaturgical work, as if they were actors”. “The pretext came from a very complex choreography, entitled “I Picciotti (in Straw Man)”, which was presented as an outdoor performance as part of Movimenti Urbani festival, and which adopted new technologies and a dramaturgy based on anthropological studies”, adds Ms Velardi who has a long experience of working with improvisation in France. “I Picciotti (in straw man) focused on the relation between a group of young people and a puppet, symbolic of the despicable character that in the mafia culture is the ‘little man’, a low ranking member who serves as an enforcer. “In Movimenti Urbani, this puppet was brought on stage to symbolise the face of power and the function of democracy in Sicily, as in Europe”. “With the participants of Modem, we work on de-structuring the choreography to its initial intent. No technologies, no set. The response I had from the students on both improvisational and technical levels was surprising; it also gave me new ideas to further develop Straw Man, which I’ve always considered a work-in-progress, open to new developments”. Straw Man for Modem was performed as the closing piece of the dance season 010/11 of Scenario Pubblico at the end of May.

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intervista a / Giovanni Scarcella Sicilia – Europa andata e ritorno. E’ il percorso artistico e di vita di Giovanni Scarcella, coreografo e ballerino siciliano di nascita e viaggiatore per vocazione, ultimo – in ordine di tempo – ospite di Modem, il corso di perfezionamento per giovani danzatori di stanza a Scenario Pubblico. Giovanni, che in Sicilia ha trascorso solo i prime tre anni della sua vita, ha vissuto e danzato a Milano, in Sviizzera, in Austri, Slovenia, Ungheria, Francia ed infine in Belgio, “dagli anni 90 in poi una sorta di terra promessa della danza contemporanea”, dice il coreografo di origine messinese. “In Belgio vivo e lavoro da 11 anni - racconta Giovanni – li sono entrato a far parte della compagnia Ultima Vez, (una delle più apprezzate e famose compagnie di danza contemporanee in Europa ndr) e li ho potuto fondare anche una mia compagnia. Il Belgio è terra fertile per la danza grazie ad un welfare molto avanzato che permette agli artisti di lavorare e sviluppare progetti”. Dunque, niente a che vedere con l’Italia ? Non conosco così bene la realtà della danza contemporanea in Italia. So, per racconti di amici, che si fa-

tica parecchio ma ho anche avuto modo di verificare che da molte parti si prova a fare rete ed in alcuni casi – Marche, Toscana ed Emilia - ci si riesce bene. In Sicilia so che Roberto Zappalà sta lavorando con altri artisti ad un progetto del genere e anche io conto di poter dare un contributo con una manifestazione di danza contemporanea da organizzare a Furci, il mio paese d’origine, già da questa estate”. Cosa stai preparando con i ragazzi di Modem ? Lavoriamo molto sull’improvvisazione e sul corpo e devo dire che i ragazzi sono molto motivati e preparati. Il lavoro che porteremo in scena sta prendendo forma e ancora non so esattamente cosa verrà fuori. So per certo che il tema che ultimamente mi affascina è la potenza della natura ed il suo scontro, a volte imprevedibilmente violento, con gli umani e con quello che hanno costruito. In queste ore di lavoro con i ragazzi di Modem lo spunto iniziale è stato l’elemento acqua: liquido amniotico Tsumani, privatizzazione di un bene pubblico, e ancora elemento indispensabile per la vita…Quello che creeremo lo scoprirete durante lo spettacolo.”

Sicily – Europe return ticket. This is the artistic and life journey of Giovanni Scarcella - choreographer and dancer born in Sicily but nomadic by vocation and guest of Modem, the professional training programme for young dancers organised by Scenario Pubblico. Giovanni – who spent only his first three years in Sicily – lived and worked in Milan, Switzerland, Austria, Slovenia, Hungary, France and finally Belgium; the latter considered like “a sort of promised land for contemporary dance since the early 90s”, says Messina-born choreographer. “I have been living and working in Belgium for 11 years” – adds Giovanni – “There, I was part of Ultima Vez company (note: one of the most critically acclaimed contemporary dance companies in Europe) and founded my own company too.” Belgium is a very fertile ground for dance thanks to an advanced welfare system that allows artists to work and develop their projects. Another planet from Italy? I don’t know the state of contemporary dance in Italy very well. I know from friends that it is very hard; but I have also noticed that in some regions – such as in the Marche, Tu-

scany and Emilia regions – there are some networks that seem to work well. In Sicily, I know that Roberto Zappalà works with other artists towards a similar idea; as for me, I am hoping to contribute by creating a contemporary dance event in Furci, my hometown, starting this summer”. What are you doing with the participants of Modem? We have been working a lot on body work and improvisation; the guys are very motivated and well trained, I must say. We have just started composing the work that we will show; I don’t know yet how it will be. Lately I have been focusing a lot on the power of nature and its clash – often violent – with human beings and their manufactures. In my work with the participants of Modem, I have taken water as the initial point of work; water as amniotic fluid, Tsunami, privatisation of a public right, indispensable to life… You will see on stage what we have come up with.”

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compagnia petrillo danza

M. carnedella miacarne

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Adesso posso dire che l'arte è una sciocchezza. (Arthur Rimbaud) Con questa espressione,rimasta nella storia della letteratura, di uno dei più grandi poeti apparsi sul nostro pianeta, mi piace iniziare questo articolo. Incontrando Loris Petrillo a Scenario Pubblico si ha l'impressione di incontrare qualcuno che è in viaggio, alla ricerca di qualcosa,non definibile in modo netto e chiaro,ma proprio per questo affascinante. Il Viaggio di Petrillo è affascinante. Inizia molti anni fa in Sicilia, e poi migra lontano dal fuoco di una terra ricca di fermento, per arrivare ad esplorare le terre del Nord Europa, varcando i confini Italiani. Ma il viaggio di Petrillo non è solo un viaggio esteriore nei più grandi teatri Europei, è soprattutto un viaggio interiore. Parlando con Loris, mi perdo nei pensieri ed inizio a farmi delle domande alle quali non riesco a rispondere immediatamente. Per esempio,L'arte che cosa è? Che definizione possiamo dare a questo termine? Spesso si è detto per semplificare il tutto, che Arte è ciò che è bello. Beh, questo potrebbe andare bene in linea generale, ma noi, ci chiediamo, chi può decidere cosa è bello e cosa non lo è?! Il grande poeta Giacomo Leopardi, parlando del rapporto tra arte e bellezza, affermava che “il bello fa stomaco (cioè ripugna) alle arti”. L'arte di Petrillo è un arte concreta, primordiale, artigianale, come dice lui l'arte è Follia, la follia della propria intimità, e spesso quando è vera, è ripugnante,sporca e non del tutto definita. Quando si ascoltano le parole di Petrillo si percepisce un esigenza inconscia di cercare nel profondo dell'uomo il bisogno di parlare di qualcosa, il piacere di vederlo crescere lentamente,attraversando le fasi di elaborazione, dal gesto al movimento coreutico con la stessa pazienza che pone un artigiano verso il suo lavoro o per dirla alla Petrillo con la stessa calma che prova un contadino nel vedere crescere il suo orto. Tutto questo si percepisce nei suoi lavori, non ultimo M.Carnedellamiacarne, presentato a Scenario pubblico nel mese di Febbraio. In questo lavoro, che parte dalla storia di Euripide, il coreografo traccia una tangente al pensiero di Medea e indaga invece i meccanismi mentali di Giasone, uomo in balia degli eventi e della follia di una donna. La scena si presenta essenziale,vuota, come vuota è la mente, dentro la quale i pensieri e la follia prendono forma in una danza dei ricordi,forte,dinamica,fisica in continua evoluzione e con continui cambi di registri scenici. La follia di Giasone è la follia di Petrillo, una follia giocosa, costruita attraverso il movimento del corpo, attraverso un energia

esplosiva. Il lavoro della compagnia di Petrillo è supportata dalla possibilità di costruire il suo percorso all'interno della residenza di Scenario pubblico, ambiente stimolante e protetto come suggerisce Petrillo, un luogo fondamentale per un artista per ricreare quello stato di quiete che necessita il processo di creazione. La residenza è oggi considerata strumento fondamentale per permettere agli artisti la creazione di opere all’interno di contesti protetti: la specificità di Scenario Pubblico dice Petrillo, sta nel fornire agli artisti residenti non solo una sala teatrale, con la sua dotazione tecnica, ma anche e soprattutto uno staff giovane e di comprovata professionalità che li supporti nella diffusione del proprio lavoro presso il pubblico e gli operatori del settore – anche attraverso forme di promozione ad hoc. In una situazione come quella contemporanea, ecco allora che un luogo come Scenario diventa un isola felice, un luogo dove il Viaggio di un artista trova spazio e energia, dove la Danza in maniera particolare cerca di riscoprire il suo senso, il suo scopo, lontano dalle logiche commerciali, lontano dalle aspettative e più vicino alla "follia creatrice". In questo luogo,la Sicilia, il coreografo Petrillo giunge e riparte per un viaggio artistico, portando con se il suo passato e il suo presente, mai prendendosi troppo sul serio, ma al contrario dando vita ad un gioco con se stesso e con il suo intimo, perche la Danza torni alle origini dell'uomo, a spostare quel invisibile elemento dello spazio che è l'aria, cercando di riscoprirne le velocità e i silenzi assoluti. >>> M.carnedellamiacarne ‘Je puis dire maintenant que l’art est une sottise’ Arthur Rimbaud It is with the famous quote by one of the greatest poets ever that I wanted to begin this article. Meeting Loris Petrillo at Scenario Pubblico is like meeting someone who is on a journey, searching for something intelligibly indefinable, but because of this truly enthralling. Petrillo’s journey is captivating. It starts long time ago in Sicily to land in Northern Europe, beyond Italy’s borders. Petrillo’s journey is not only a journey through the greatest European theatres, it is mostly an interior journey. When talking with Loris, I find myself getting lost in my thoughts. I start asking myself questions I cannot readily answer to; for ex. “What is art? How can it be defined?” To simplify, we have often said that art is beauty. While this could work on general terms, who can decide what is or not

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beauty? When referring to the relation between art and beauty, Italian poet Giacomo Leopardi used to say “il bello fa stomaco alle arti”(arts repel beauty). Petrillo’s art is concrete, primordial, artisanal; as he says, art is folly, the folly of one’s own intimacy; when true, it is often repugnant, dirty and not wholly definable. In listening to him talking, one can feel an unconscious urgency of delving into the human spirit to look for the need of saying something; the pleasure of seeing it grow slowly, through its different developmental phases, from gesture to choreographed movement, with the same patience of an artisan; or as Petrillo himself says: “with the same tranquillity that a farmer has in waiting for his garden to grow”. All this is visible throughout its works, not last M. carnedellamiacarne, presented at Scenario Pubblico in February. In this piece, which references Euripides’ Medea, the choreographer investigates Jason’s thoughts, a man at the mercy of the events and of a woman’s follies. The set is as essential and bare as Jason’s mind where thoughts and folly take shape in a dynamic, strong and ever-evolving dance of memories, with continuous changes of register. Jason’s folly is like Petrillo’s folly; joyful, dynamic and explosive. Petrillo’s work is supported by a residency at Scenario Pubblico, a stimulating and protected environment for an artist to create work in. Residencies are nowadays considered fundamental in allowing artists to create in a protected environment: “What is unique to Scenario Pubblico” – says Petrillo – “is that it offers resident artists not only a fully-equipped theatre, but also and mostly a dynamic and experienced staff that can help promote the work among audience and professionals alike”. In a difficult context like the current one, a place like Scenario is a sort of oasis; where the journey of an artist finds its place and energy, where dance in particular tries to finds its meaning, its aim, away from the rules that govern commercial ventures or from expectations and closer to the “creative folly”. From this place – Sicily – Petrillo continues on his journey, carrying his past and present, never taking himself too seriously, but playing with both himself and his inner self. Thus, dance goes back to the origins of humanity; to move that invisible element of space that air is, trying to find again its speed and absolute silences.


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petranura danza

PIE TRA NU DA di zltr

“pEtrAnUrA, tratto dal vocabolario siciliano (Pietra nuda) è il nome che abbiamo voluto dare al nostro gruppo di lavoro. Simbolicamente evoca l’azione magmatica del vulcano Etna, forza spaventosamente distruttrice ma al contempo straordinariamente generatrice, capace di donare nuova “petranura”, di cambiare e di rinnovare continuamente il suo aspetto”. Petranura è il progetto dei coreografi siciliani Laura Odierna e Salvatore Romania che da qualche tempo ha trovato casa, una residenza a Scenario Pubblico, sotto il vulcano che ne ha ispirato il nome. Una collaborazione, quella tra i due coreografi, Compagnia Zappalà Danza e Scenario Pubblico, nata nel 2008 con "Installazione", il primo lavoro di "Petranura danza” coprodotto con CZD per UVA grapes Catania Contemporary Dance Festival, organizzato da Scenario Pubblico. L’alchimia funziona e si ripete a pochi mesi di distanza. Nel 2009 infatti Petranura danza partecipa alla stagione 09/10 di Scenario presentando una prima internazionale: "L’albero di limoni" coprodotto, come il precedente con CZD. Prima assoluta a Scenario anche nella stagione 010/11 con Ma – Shalai, una riflessione sulla gestualità siciliana andata in scena Marzo: “Abbiamo ricercato le nostre più profonde radici , come popolo siciliano, per capire ciò che muove i singoli individui, quali sentimenti li unisce o li divide - spiegano i due coreografi  -  e abbiamo scoperto che oggi la gestualità, che accompagna i concetti esposti, non è altro che una reminiscenza di una più ampia e complessa gestualità simbolica antica. Un vero codice del gesto cosi ben definito da non ritenersi quasi necessaria la comunicazione verbale”. Ma - Shalai, frutto maturo del lavoro di Odierna e Romani in residenza a Scenario, è descritto da Carmelita Celi nella recensione pubblicata dal quotidiano La Sicilia: “Uno ‘Sturm und Drang’ modernissimo e antico come la nuda pietra-Petranura è nome ed essenza della Compagnia -tempesta e assalto danzato, cantato, suonato e gridato, come la voce accorata di cantastorie del catturante "pastiche" grafico dell'apertura, che invita a leggere, studiare, alla cultura che si mangia e non ti fa mangiare da cialtroni e potenti. O come quelle altre voci, chissà quanto ascoltate eppure miracolosamente persistenti, con cui i "provocattori" danzanti invadono la scena, tracciando con il gesso Giovanni Verga e Antonello da Messina, Renato Guttuso e Placido Rizzotto, Archimede e Peppino Impastato, e Vittorini,  Majorana, Rosa

Balistreri, Roy Paci… Nuda pietra, le parole di quelli e la gestica di "ma-shalai": corpi-pietre che hanno il colore di certe vecchie magioni di campagna, né ricche né povere. Pietra. E di pietra quei corpi, dapprima avviluppati come lava rappresa e poi esseri animati che annaspano e prendono la via della fuga in scialuppa, battuti da una musica-bombardamento in uno sterminato, eterno teatro di guerra”. >>> Pietra Nuda (naked stone) pEtrAnUrA, Sicilian for naked stone, is the name we wanted to give to our work group. Symbolically, it evokes the magmatic activity of Mount Etna, as tremendously destructive as it is has extraordinary powers or regeneration; capable of generating a new ‘petranura’ (naked stone), of changing and renewing its aspect continuously. Petranura, a project initiated by Sicilian choreographers Laura Odierna and Salvatore Romania, recently found its home at Scenario Pubblico, located at the foot of the volcano itself. The collaboration between the two choreographers, Compagnia Zappalà Danza and Scenario Pubblico, dates back to 2008, when “Installazione” – the first work by Petranura danza – was co-produced with CZD for UVA grapes Catania Contemporary Dance Festival, organised by Scenario Pubblico. There proves to be a good chemistry between the two companies. In 2009 Petranura danza premiered a new co-production with CZD, “L’albero dei limoni” (the lemon tree), as part of the Scenario 09/10 season. “Ma – Shalai”, an analysis of Sicilian gestures, premiered as part of the 10/11 season. “We looked back at our most ancient roots as Sicilians, to understand what moves the individuals, what are the feelings that keep them

together or separate” – say the two choreographers –“What we found is that the gestures that accompany the words is just a reminiscence of a wider and more complex ancient set of symbolic gestures. A so well defined set of gestural codes to make verbal communication redundant”. Ma - Shalai, a work developed in residence at Scenario by Odierna and Romani, is described by Carmelita Celi in her review in the paper “La Sicilia” as a ‘Sturm und Drang’, modern and ancient as the naked stone-Petranura is the name and essence of the Company. A danced, sung, played and shouted storm and assault; the sad voice of the storyteller in the initial graphic “pastiche” invites us to read, study, go back to the culture that you can choose and is not chosen for you. Or the multitude of other voices, who knows how long listened for but still miraculously present, with which the dancing “provoc-actors” invade the scene, drawing with a choke the figures of Verga and Antonello da Messina, Renato Guttuso and Placido Rizzotto, Archimede and Peppino Impastato, Vittorini,  Majorana, Rosa Balistreri and Roy Paci…Naked stone, the words of these writers and the gestures of “ma-shalai”: bodiesstones that have the colour of certain country houses, neither rich nor poor. Stone. And these bodies look like stone, at first tangled like thickened volcanic lava and then animated beings who flounder to finally escape on a boat, bombarded by the music in an eternal war theatre”.


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vince ndBox

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mio 2° Purte hman

MindBox è una slot-machine interattiva, un progetto di Christian Graupner/ Humatic Berlin, in collaborazione con Roberto Zappalà e Norbert Schnell (IRCAM-Parigi), presentato in anteprima nel novembre 2009 al Cynetart festival di Dresda in Germania. Con il sistema audio-visivo MindBox Chrit n al G e trum stian Graupner & Partners hanno dato vita a un trittico video in grado di al Ins d a Music n etitio interagire con il pubblico e che si ispira al modello delle slot-machine, in Comp ta in cui il protagonista è il coreografo Roberto Zappalà. MindBox cattura i sensi Atlan ) A ia (US dello spettatore, offrendogli un allegro gioco d’azzardo basato su un mix di Georg elementi che vanno dalla musica alla coreografia, dalla cinematografia alla danza al beat boxing. Dopo aver inserito i 50 centesimi, lo spettatore viene trasportato in un gioco dove si tira e si spinge. La leva dà la sensazione di un contatto fisico con Zappalà e l’opportunità di scegliere lo sviluppo dell’incontro. La complessa tecnologia e il mezzo cinematografico rimangono sullo sfondo mentre il contatto immediato e continuo con la performance e il suo protagonista si sviluppa con il progressivo coinvolgimento del giocatore. Anche grazie al contributo di artisti del software e sviluppatori come Nils Peters (Humatic) e Norbert Schnell (IRCAM), il trittico MindBox risulta essere una macchina musicale altamente dinamica, che produce continuamente i nuovi motivi ritmici che sono alla base materiale dei movimenti di Zappalà. La colonna sonora è stata sviluppata per usufruire sia dei movimenti della Beatbox di Zappalà che dei processi random in tempo reale inerenti al gioco delle slot-machine. La musica è basata su rumori di percussioni generati dalla bocca di Zappalà, dai suoi denti e da altre parti del corpo utilizzate come fonti sonore. MindBox è prodotto da Humatic Berlin in collaborazione con TMA Hellerau (Dresda) e Compagnia Zappalà Danza. La tecnologia MindBox è basata su sistema HUMA e FTM & Co libraries for Max/MSP.

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Feb.2011 MindBox awarded with the 2° Prize at the Guthman Musical Instrument Competition, Atlanta - Georgia (USA)

mind Box

mindbox in tour 2011:

2-13 february 2011 japan media arts festival, tokyo national arts center, tokyo – japan 24 – 25 february 2011 guthman musical instrument competition, atlanta – georgia (usa) 27 january – 5 march kunsthalle_exnergasse, wien – austria 3 March – 4 April EMPAC Experimental Media & Performing Arts Center, TROY, NY (USA) 29 May SID (Sonic Interaction Design) / NIME 2011 (International Conference on New Interfaces for Musical Expression), OSLO - Norvegia

MindBox is an interactive slot-machine, a project by Christian Graupner/ Humatic Berlin, in collaboration with Roberto Zappalà and Norbert Schnell (IRCAM-Paris), presented in November 2009 at the Cynetart festival of Dresden in Germany. With the audio-visual triptych MindBox Christian Graupner & partners created an audience reactive video triptych which leans in form toward the paradigm of a slot machine, with choreographer Roberto Zappalà as protagonist. The installation attracts the visitors' senses offering a joyful gamblinggame based around musical, choreographical and cinematographical elements such as dance & beat-boxing. After inserting 50 cents worth of credits the player is drawn into a game of push and pull. The lever gives the feeling of body-contact with Zappalà and the opportunity to choose the development in the encounter. The complex technology and the cinematic medium occur in the background while instantaneous contact with performer and performance develops with the increasing involvement of the player. Not least because of the input from software artists and developers Nils Peters (Humatic) and Norbert Schnell (IRCAM), the MindBox triptych turns out to be a highly dynamic music machine that always produces new rhythmical audio-visual clusters that form the base material for a re-performance of Zappala's movements. The soundtrack was developed to take advantage of both Zappalà’s beatbox styled movements and the randomized real-time variation processes inherent in slot machine gaming. The music is centered on percussive noises generated by Zappalà’s mouth, teeth and other body sources.

MindBox is produced by Humatic Berlin in collaboration with TMA Hellerau (Dresden) and Compagnia Zappalà Danza. The MindBox technology is based on HUMA system and FTM & Co libraries for Max/MSP.


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nuova creazione di Roberto Zappalà per il Goteborg Ballet prima assoluta 14 ottobre 2011 Opera di Goteborg -------------------------------------------------

sud virus

------------------------------------------------Associare la parola sud alla parola virus comporta un rischio, può in effetti sottintendere un’equivalenza, ovviamente negativa, tra i due termini. La parola "virus" deriva dalla forma latina vīrus, che significa "tossina" o "veleno". Ed il virus in biologia,e anche in informatica è visto, ed è, come qualcosa di assolutamente negativo. I virus sono caratterizzati da “un comportamento parassita dovuto al fatto che non dispongono di tutte le strutture biochimiche e biosintetiche necessarie per la loro replicazione. Tali strutture vengono reperite nella cellula ospite in cui il virus penetra, utilizzandole per riprodursi in numerose copie. La riproduzione del virus spesso procede fino alla morte della cellula ospite.” Comportamento parassitario e mancanza di strutture adatte sono anche, in una vulgata di pensiero superficiale ed esteriore, due considerazioni che spesso si utilizzano banalmente per definire certi aspetti del meridione, del sud. Questo modo di pensare diventa razzista quando si arriva alla fase ulteriore e, come per i virus reali, si accusa il sud, inteso nel più ampio senso possibile, (ovviamente non solo come luogo geografico specifico ma più in generale come “tutti i sud del mondo”)di provocare la “morte” dell’organismo(comportamenti, etica e produttività della società o anche della na-

zione)che lo ospita. ----------------------------------------------------Lo spettacolo intende ribaltare, con la consapevolezza dei propri mezzi, questa associazione falsa e settaria e, con una capovolgimento concettuale, vuole proporre il “sud-virus” come un’entità positiva. Come se una nuova indagine scientifica avesse scoperto un nuovo virus, appunto il “sudvirus” la cui presenza non è parassitaria, deficitaria e improduttiva ma al contrario positiva, ricca di prospettive e di idee. Un nuovo virus fatto di linguaggio: una melodia, una forma, un'abilità, un valore morale o estetico. Un virus che si insinua nei comportamenti sociali e nei rapporti interpersonali caricandoli a volte di indolenza ma più spesso di passione e sentita partecipazione; che si inserisce nei movimenti del corpo e del vivere quotidiano. Tutte caratteristiche e specificità che proprio la danza può esprimere e rendere nei modi più veri. Un “virus” che dal sud, viaggiando con i mezzi dell’arte e della danza, propone in un luogo altro, anche solo con la propria presenza, una specifica visione del mondo. Si vuole insinuare il proprio “sud-virus” nell’accezione, come dice Burroughs e canta Laurie Anderson (“Language is a virus”) di virus linguistico. Il sud virus come paladino della contaminazione, del meticciato, come germe di un linguaggio fatto di danza, musica, suoni, parole, filastrocche, ninnananne. Linguaggio fatto di sud. da un’idea di Nello Calabrò e Roberto Zappalà musiche originali di Puccio Castrogiovanni eseguite dal vivo. >> A sud-virus

a project by Roberto Zappalà for Goteborg Ballet. based on an idea of Nello Calabrò and Roberto Zappalà choreography, lights and costumes Roberto Zappalà original music (live played) Puccio Castrogiovanni set Giuseppe Parito e Roberto Zappalà choreographer’s assistants Daniela Bendini and Wei Meng Poon To associate the word south to the word virus could be risky, as it may imply a negative connotation. The word “virus” is from the Latin vīrus referring to “poison” or “toxin”. In biology and computing, virus has totally negative connotations.

Viruses have a “parasitic behaviour, as they do not have all the biochemical and biosynthetic structures necessary to reproduce. Hence, they require a host cell to make new products. The reproduction of the virus often leads to the death of the host cell.” Superficially speaking, a parasitic behaviour and a lack of adequate structures are also attributes often ascribed to the South. This way of thinking becomes racist when, similarly to real viruses, the South – here intended not only as a specific geographical place but more generally referring to “all the southern parts of the world” – is blamed for the “death” (i.e. of behaviours, ethics and productivity of society or nation) of the host organism. ------------------------------------------------------------This performance intends to turn this false and sectarian association on its head with irony and awareness, and to propose a “south-virus” as a positive entity; as if a new scientific research had discovered a new virus – the “south-virus” – whose presence is not parasitic, deficient and unproductive, but instead rich in perspectives and ideas. A new virus made of language: a melody, a form, an ability, a moral or aesthetic value. A new virus filtering in the social behaviours and interpersonal relationships, charging them at times with indolence but more often with passion and participation; a virus filtering in the body movements and its daily life. All characteristics and specificities that dance can express and transmit with truth. A virus that travels from the south through art and dance and suggests, even just with its mere presence, a specific vision of the world. Quoting Burroughs and Laurie Anderson, “south-virus” is used in its connotation of language as a virus (“Language is a virus”); “south-virus” as a champion of contamination, source of a language made of dance, music, sounds, words, and lullabies. A language made of South. Nello Calabrò World Premiere 14 October 2011 Goteborg Ballet


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diario pubblico Un cartellone tra danza e musica quello della stagione 010/11 di Scenario Pubblico. Musica, spesso suonata dal vivo e legata al doppio filo al movimento del corpo dei danzatori che si sono avvicendati da novembre ad aprile nella black box di Scenario. A volere la musica come filo conduttore del cartellone è stato il suo ideatore e direttore artistico Roberto Zappalà. E non a caso l’unica creazione del coreografo etneo in programma nella stagione 010/011, lo struggente “pre-testo 1: naufragio” (dedicato a Sergio), ha avuto come coprotagonisti il pianista Luca Ballerini e il soprano Marianna Capellani. La coreografia è la prima fase del progetto Odisseo, andato in scena nel cartellone del Teatro Stabile di Catania ad inizio 2011.  Migrazione senza mediazione e corpi in balia del Mediterraneo nel “pre- testo” di Zappalà, accomunato da tematica e forza espressiva allo spettacolo di chiusura del cartellone 010/011, quel “Bog Forest”, del coreografo austriaco Helge Letonja. Un lavoro per 5 danzatori e un cantante portato sulle tavole di Scenario dalla steptext dance project, compagnia tedesca che da diversi anni collabora con Scenario Pubblico per progetti internazionali. Identità/ esclusione - migrazione e trasformazione tra le pieghe del lavoro di Letonja, prima parte della trilogia  "DisPLACING Future". E se per spiegarci il futuro Helge Letonja parte dal presente la compagnia svizzera Aiep di Ariella Vidach, il futuro lo ha portato in scena, ad inizio stagione, con il suo .mov, una ricerca in progress nell’ambito delle nuove tecnologie applicate alla danza contemporanea e alle arti performative. Suono, immagine, corpo, pensiero e movimento riuniti in scena in un unico file .mov, che nel campo dell’informatica indica infatti l’estensione di un file che assembla contenuti audio e video. Perdenti ed emarginati diversi e outsider, tutti fuori dal cerchio della società per sottolinearne contrasti e discrepanze. Sono i quattro danzatori che hanno interpretato “Contrast ratio” della compagnia tedesca movingtheatre.de. Una coreografia presentata a Scenario in prima italiana. Nel lavoro, firmato dal coreografo Massimo Gerardi e coprodotto da Scenario, a sottolineare la frattura tra losers e società ancora una volta le note di un pianoforte dal vivo. Migrazione/fuga, sconfitta e musica. “M.  carne della mia carne” della  Compagnia Loris Petrillo Danza, è stato un sunto in danza di molte delle tematiche della stagione 010/011. Nella creazione di Loris Petrillo (un gradito ritorno a Scenario il suo) ispirata a Medea e portata in scena da 5 interpreti. “M.  carne della mia carne”, spettacolo supportato dai testi di Massimiliano Burini e ispirato alla tragedia di Euripide e alla poesia di Alda Merini e Vinicio Capossela è stato per gli spettatori un viaggio dentro la mente di Medea: fuggiasca, traditrice, perdente, spaesata e vestita d’ironia dai movimenti studiati da Petrillo per i suoi danzatori. Viaggio in Sicilia, danzato, recitato e suonato. E’ stato, infine “Ma-Shalai” di Petranura Danza. Sembra arabo ma è siciliano il titolo della coreografia di Petranura Danza ovvero Salvatore Romania e Laura Odierna. Un debutto in prima assoluta, per la creazione per 4 danzatori e due musicisti, accolto da critiche positive e tanti applausi. “Mashalai”, effimera goduria o cliché della Sicilia da cartolina? E se la risposta fosse, voglia di vivere la propria terra al netto della violenza e della complicità dell’assenza istituzionale, che la soffocano?

>>> The 010/11 season of Scenario Pubblico was a mixed programme of dance and music. Music – live and closely connected with the body movement of the dancers that performed from November to April in Scenario’s black box theatre – was purposely chosen as the file rouge of this year’s programme by its founder and artistic director Roberto Zappalà. His only piece as part of the season 010/11 – the heartfelt pre-testo 1: nuafragio con spettatore (pre-text 1: shipwreck with spectator, in memory of Sergio) – had the pianist Luca Ballerini and the soprano Marianna Capellani as co-protagonists. This choreography represented the first phase of a larger project entitled Odisseo (Odysseus), presented by Teatro Stabile di Catania in early 2011. Migration and bodies battered by the Mediterranean were the main elements of “pre-text” by Zappalà, which was thematically linked to the end-of-the-season show “Bog Forest” by Austrian choreographer Helge Letonja; a work for five dancers and a singer proposed by the Germany company steptext dance project, whom Scenario Pubblico has collaborated with on a number of international projects for several years to date. Letonja’s work – part one of the “DisPLACING Future’ trilogy - focused on issues of identity, exclusion, migration and transformation. While Helge Letonja chose the present to talk about the future, Swiss company Aiep by Ariella Vidach staged the future with .mov, an on-going research in applied technologies to contemporary dance and other performative arts. Sound, images, body, thoughts and movements all in one file .mov, which in IT refers to an audio and video file. Losers, emarginated, different and outsider – all those at the margins of society – were the four dancers of the Italian premiere “Contrast ratio” by German company movingtheatre.de. Choreographed by Massimo Gerardi and co-produced by Scenario, the piece talked about the fracture between society and “losers”. Live piano music accompanied the dance. “M.  carne della mia carne” by  Compagnia Loris Petrillo Danza tackled many of this year’s programme themes, such as migration, escape, defeat and music. Loris Petrillo’s piece for five performers focused on the figure of Medea. Based on Massimiliano Burini’s texts, inspired by both Euripides’ Greek tragedy and Alda Merini’s and Vinicio Capossela’s poetry, “M.  carne della mia carne” has been for the audience a true journey inside the mind of Medea, seen as a fugitive, a traitor, a looser; a lost but ironic soul. A journey through Sicily accompanied by dance, singing and music was “Ma-Shalai”, by Petranura Danza of Salvatore Romania and Laura Odierna. The title sounds Arabic but in fact is Sicilian. The world premiere of this creation for four dancers and two musicians was acclaimed by both audiences and critics alike. “Ma-Shalai”, ephemeral pleasure or cliché? What if the answer was a great desire to live in our own country free of violence and the complicity of an absent State suffocating it?

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Corpo devoto

di Roberto Zappalà Pubblicazione del 2009 edito da Metaarte libri pp. 79 italiano/inglese costo: € 3,00

“Glorificare il culto dell’immagine e dell’este tica è il mio obiettivo, ane cor più che il significato”. [Baudelaire] A partire da questo cone cetto che ha costituito un punto di riferimento impore tante nell’ambito del suo processo creativo, la riflese sione coreografica di Zape palà si spinge adesso verso l’indagine del corpo come strumento di devozione. Terreno privilegiato del suo più recente lavoro lae boratoriale sarà, dunque, la curiosità nei confronti del ruolo centrale che il corpo riveste nell’interiorizzae zione ed espressione di un habitus devozionale. Sarà questa la via utilizzata per indurre i partecipanti ad ave vicinarsi al linguaggio del coreografo. Un itinerario a tratti monastico, orientato a raggiungere quei necessari ascolti del corpo, che, in breve, verranno tradotti in movimento, in dinamica. Durante il workshop sarane no approfonditi alcuni pune ti fondamentali della danza di Zappalà: quelli più cone cettuali quali percezione e conoscenza, sorpresa, instabilità, imprevedibilità, onestà, e quelli più strettae mente fisici quali corsa e respirazione, centro e perie feria, drop continuo, voce e disarticolazione, dinamica. ( Daniele Zappalà ) Il corpo è devoto , o forse, siamo noi devoti al corpo ? In entrambi i casi trovo ci sia del vero riguardo al lae voro di danzatore. Il corpo è devoto alla purezza ma anche alla perversione, alla fatica ma anche alla leggiae dria, il corpo, il nostro core po, é devoto al pubblico, si offre al pubblico, ricerca la consacrazione, diventa poe esia; di conseguenza tutto ci porta ad essere a nostra volta, devoti al corpo che ci appartiene, per tutti quei sacrifici che quotidianae

mente affronta, per i dolori che sopporta, ma anche per le straordinarie emozioe ni che ci fa provare sia in fase di studio che durante le rappresentazioni. (Ma in fondo noi cosa siamo, di cosa siamo fatti ?) Il corpo devoto può, al cone tempo, essere rivolto verso il peso della terra (inginoce chiarsi, prostrarsi, ecc) e verso la leggerezza dell’ale to (levitazione). "Un’evidenza del corpo dee voto è l’ostentazione della devozione; se si può essee re devoti dentro di sé, nel proprio silenzio, nel corpo / con il corpo questo non è possibile, il corpo devoto deve ostentare sé stesso ". Il corpo come utensile coe municativo di emozioni, immagini di vita, evocazioe ni, riflessioni, poesie, civile tà, prepotenza, invadenza, dolore, da me viene usato, anche, e non per ultimo, come strumento di comunie cazione estetica. Il laboratorio sulla devoe zione del corpo, è stato e sarà per i prossimi anni lo strumento attraverso il quae le avvicinarsi al mio line guaggio. Nel tempo abbiae mo programmato in modo estremamente analitico un percorso quasi monastie co che possa permettere il raggiungimento di quei necessari ascolti del corpo che poi verranno tradotti in movimento, in dinamica. ( Roberto Zappalà ) >> [Corpo devoto Publication of 2009. by Roberto Zappalà published by Metaarte libri pp. 79 italian/english cost: € 3,00] "To glorify the cult of image and aesthetics is my aim, more than meaning" [Baudelaire] Starting from this concept that has been an important landmark in the sphere of Zappalà's creative process, his choreographic thought is moving, now, towards the research of body as a devotional tool. Curiosity towards the central role that body covers in the interiorization and expression of a devotional habitus is, therefore, the privileged ground of his more recent artistic workshop. It will be this one the way used to bring participants to approach the choreographer's language. Almost a monastic itinerary, oriented to reach those necessary body listenings, that, briefly, will be translated into movement, dynamics.

During the workshop some fundamental concepts of Roberto Zappalà’s dance will be deepen: some more conceptual ones like perception and knowledge, surprise, instability, unpredictability, honesty and those more strictly physical ones, as running and breathing, centre and periphery, continuous drop, voice and disarticulation, dynamics. ( Daniele Zappalà ) Is the body devoted or are we devoted to the body? I believe both are true when it comes to being a dancer. The body is devoted to purity as well as perversion, to fatigue as well as levity; the body – our body – is devoted to the audience; it offers itself to an audience, looks for consecration, becomes poetry. In turn, everything makes us devoted to the body we belong to, for all the daily sacrifices and pains it bears as well as the emotions it gives us in rehearsals and on stage (ultimately, what are we if not body?) The devoted body can go to the ground (kneel down, bow down, etc) or vice versa raise to the heights (levitate). Moreover, the devoted body needs to manifest its devotion; if someone can shelter its devotion in its intimacy, a devoted body cannot; it needs to manifest itself. The body as a means to communicate emotions, life instants, thoughts, stories, civic sense, pain, intrusion, arrogance is used by me also as a means to communicate my own aesthetics. The workshop on ‘the devoted body’ has been and will continue to be in the near future a means through which to communicate my own vocabulary. We have developed a programme nearly monastic in its extremely analytical approach, which aims to give the body the time to acquire the necessary tools that will later be translated in movement and dynamics. ( Roberto Zappalà )

A. semu tutti devoti tutti?

a cura di Nello Calabrò Pubblicazione del 2010. edizioni L’Epos Prefazione di Carmen Consoli. pp. 90 + XII italiano ISBN 978-88-8302-4238 costo: € 11,80 acquisto tramite l’editore, L’epos

A partire dal gesto e dalla performance del corpo, mantenendo uno stretto legame con la contempoe raneità, traccia un percorso che sul territorio si snoda attraverso eredità culturae li iconografiche, contesti folkloristici, tradizioni cule turali e abitudini compore tamentali. Traendo spunto dalla produzione “A.semu tutti devoti tutti?” di Roe berto Zappalà, questo prie mo volume, dedicato alla festa e alla processione di sant’Agata a Catania, tratta di come una intera comue nità vive e fruisce questo grandioso spettacolo. >> [A. semu tutti devoti tutti? Publication of 2010. Edited by Nello Calabrò Published by L'Epos Foreword by Carmen Consoli. pp. 90 + XII italian ISBN 978-88-8302-423-8 cost: € 11,80 buyable through: L'epos edited by Nello Calabrò] Taking the movement and the body as starting points and maintaining a close relationship with contemporaneity, it traces a journey rich in iconographic images, folk contexts, cultural traditions and habits. Drawing on the production “A.semu tutti devoti tutti?" by Roberto Zappalà, this first volume, dedicated to Saint Agatha in Catania, focuses on how a devotional celebration is lived by an entire community. Foreword by musician Carmen Consoli.

Corpi incompiuti, un viaggio nella danza di Roberto Zappalà a cura di Paolo Randazzo Pubblicazione del 2007. edizioni Metaarte libri pp. 109 italiano/inglese costo: € 10,00 acquisto tramite web o in loco

“Corpi incompiuti, un viage gio nella danza di Roberto Zappalà” è un viaggio, o un altro viaggio: dal disae gio complessivo di”Ob/sol. um” e dalle domande che si possono porre al mondo (a noi stessi, al pubblico) a partire dalla percezione di questo disagio, ad una “Pace dei sensi” che cone siste nella riscoperta di una dimensione della danza come forma di espressione e di comunicazione primae ria ed autentica; e si tratta di un viaggio di quelli veri, in cui ci scopre e ci si ritroe va, un viaggio in profondie tà, nelle profondità dell’are te e della danza. >> [Corpi incompiuti - un viaggio nella danza di Roberto Zappalà Publication of 2007. Edited by Paolo Randazzo Published by Metaarte libri pp. 109 italian/english cost: € 10,00 obtainable through website or on the spot] "Corpi incompiuti, un viaggio nella danza di Roberto Zappalà"(undone bodies, a journey through Roberto Zappalà's dance) is a journey, or another journey: from the total discomfort of "Ob/sol.um" and from the questions we can ask ourselves and the world starting from the perception of this discomfort, to a "Peace of the senses" that allows for a recovery of the true essence of dance, to be understood as a primary form of expression and communication. It is a real journey, at the end of which you learn and discover, an interior journey through art and dance.

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BOOKZ

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TOURZ compagnia zappalà danza & Roberto Zappalà

15 June 2011 PRAGUE / Czech Republic Tanec Praha Festival Instrument 1 <scoprire l’invisibile> 17 June 2011 RACCONIGI / Cuneo / Italy Salone d’Ercole, La fabbrica delle idee pre-testo 1: naufragio con spettatore 19 June 2011 DANZIG / Poland Gdansk International Dance Festival Instrument 1 <scoprire l’invisibile 10 July 2011 CIVIDALE DEL FRIULI / Udine / Italy Mittelfest Odisseo 12 >19 2011 July SICILY, Italy Circuito del Mito (luoghi da definire) Instrument 1 <scoprire l’invisibile> 23 July 2011 SAN LUIS POTOSI’/ Mexico XXXI Festival Internacional de Danza Contemporánea Lila López Instrument 1 <scoprire l’invisibile> 26 July 2011 MEXICO CITY / Mexico Palacio de Bellas Artes Instrument 1 <scoprire l’invisibile> 18 and 20 August RIO DE JANEIRO / Brazil Theater of Cultural Center Correios “pre-testo 1: naufragio con spettatore” 24 September 2011 KAUNAS / Lithuania Aura 21 Kaunas International Dance Festival Instrument 1 <scoprire l’invisibile 28 September 2011 LISBON / Portugal CCB, 19ª Quinzena de Dança de Almada Foulplay 30 September 2011 ALMADA / Portugal Auditorio Fernando Lopes Graca, 19ª Quinzena de Dança de Almada Foulplay 14 October 2011 GOTEBORG / Sweden Goteborg Opera, Roberto Zappalà at the Goteborg Ballet worldpremière Sud-virus (other date 16, 18, 20, 21, 23, 26, 27 October) 16 October 2011 TURIN / Italy Torinodanza Festival, Fonderie Limone A. semu tutti devoti tutti? 21, 22 October 2011 / LECCE / Italy Cantieri Teatrali Koreja pre-testo 1: naufragio con spettatore 12 November 2011 LUBLIN / Poland Lublin Dance Theatres International Festival Instrument 1 <scoprire l’invisibile> 18 November 2011 ARNHEM / The Netherlands Schouwburg Instrument 1 <scoprire l’invisibile>

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