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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELLA VITA Laurea Magistrale a ciclo unico in Farmacia (D.M. 270/04)

Arnica montana, Ruta graveolens e Stodal: uso di medicinali omeopatici in terapia

Studente:

Relatore di tesi:

Francesca Cioni matricola 54571

Dott.ssa Maria Angela Vandelli

Correlatori: Dott. Luigi Marrari Dott.ssa Lorenza Ferrari

Anno accademico 2015/2016


Indice Premessa Omeopatia: terapia integrativa

p.3 p.4

CAPITOLO I Samuel C.F. Hahnemann Il principio di similitudine Sperimentazione Il dissimile e il simile Il metodo delle diluizioni successive e la dinamizzazione Il metodo korsakoviano Sperimentazione sull’uomo sano

p.6 p.9 p.10 p.11 p.13 p.16 p.18

CAPITOLO II Medicinali omeopatici: definizione e origine Ceppi omeopatici Controlli

p.20 p.22 p.24

Preparazioni di partenza Tinture Madri Macerati glicerici Forme farmaceutiche Impregnazione Come assumere e conservare i medicinali omeopatici Medicinale omeopatico unitario e specialitĂ Normativa italiana Omeopatia in Italia: dati di consumo Omeopatia in Europa

p.25 p.26 p.27 p.28 p.29 p.30 p.33 p.34 p.36

CAPITOLO III Arnica montana Studi preclinici Studi clinici Applicazioni topiche in ustioni e osteoartrite Somministrazione orale in interventi operatori e traumi

p.37 p.42 p.45 p.46


Ruta graveolens Studi preclinici Attività antiossidante Attività antinfiammatoria Attività analgesica Attività antitumorale Studi clinici di attività antitumorale

p.51

Stodal® Componenti e attività farmacologica Studi clinici su adulti e bambini

p.60 p.61 p.64

Conclusioni

p.68

Bibliografia

p.71

p.53 p.54 p.55 p.55 p.58


PREMESSA L’utilizzo di medicinali omeopatici è in forte aumento. Questi utlimi anni ne hanno registrato un’incremento grazie ad una maggior attenzione rivolta all’omeopatia da parte di medici, farmacisti e soprattutto dai pazienti stessi, che sentono il bisogno di esplorare terapie differenti da quella convenzionale. D’altra parte, il concetto di omeopatia rimane circondato da un alone di scetticismo relativo alla validità scientifica della stessa. Il presente lavoro ha come oggetto la verifica, su un piano scientifico, dell’efficacia e della sicurezza della terapia omeopatica: nello specifico si prendono in esame tre medicinali fra i più utilizzati dai pazienti. Partendo dai risultati ottenuti, la mia testi è volta verso un’ottica di integrazione tra la terpia convenzionale e quella omeopatica per raggiungere il miglior esito per il paziente. La scelta di questo argomento nasce dalla volontà di esplorare questo campo della medicina, che è in costante sviluppo e per questo richiede una sempre maggior competenza da parte del farmacista. Questa tesi si divide in tre parti. La prima approfondisce la nascita dell’omeopatia attraverso le intuizioni di Hahnemann sul principio di similitudine, diluizione, dinamizzazione e sperimentazione sull’uomo sano. Nella seconda parte vengono descritte le caratteristiche del medicinale omeopatico, dall’origine dei materiali alle forme farmaceutiche. Inoltre si prendono in esame i dati di consumo evidenziati dalle indagini condotte a campione, il cui risultato indica un crescente interesse e una maggior richiesta di informazioni. In seguito vengono presentati due medicinali unitari, Arnica montana e Ruta graveolens, e la specialità Stodal® sciroppo. Dopo una descrizione botanica e chimica dei materiali di partenza, per evidenziare i percorsi di attività biologica coinvolti, valutare la sicurezza e le proprietà di questi medicinali, vengono illustrati studi preclinici, clinici e osservazionali condotti recentemente.

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OMEOPATIA: TERAPIA INTEGRATIVA L’omeopatia è una forma delicata ma efficace di trattamento che stimola la capacità naturale dell’organismo di guarire se stesso . La parola omeopatia deriva dalle parole greche “ὅμός “, che significa simile , e “πάθος” che significa malattia . Questo riflette il principio di similitudine dell’omeopatia, che esplica che la malattia debba essere curata con una sostanza che provochi nell’uomo sano gli stessi sintomi caratteristici di quella malattia. [1] Il medicinale omeopatico deve essere quindi prescritto considerando la somiglianza dei sintomi, sia fisici che psicologici, che è capace di sviluppare nella persona sana, in relazione a quelli presenti nel paziente malato. Questa disciplina richiede la valutazione di diversi aspetti della condizione del paziente: sia l’identificazione dello squilibrio avvenuto nell’organismo a causa di una degenerazione della funzionalità, sia la conoscenza della sfera psicologica. Tale approccio è fondamentale dal momento che la moderna tendenza olistica salva il concetto importante di corpo e mente come unica essenza dell’individuo. Di conseguenza il corpo diventa la residenza delle manifestazioni cognitive ed emozionali attraverso cambiamenti neurochimici generati da differenti eventi e che possono alterarsi. [2] Ciò che nasce da questo concetto è l’idea che ogni paziente, nella sua diversità, necessiti di una terapia mirata non solo al tipo di malattia, ma anche alla sua individualità, sul complesso di note proprie ed esclusive che lo caratterizzano e lo distinguono dagli altri. Il processo di individualizzazione comporta la conoscenza delle caratteristiche ereditarie, degli aspetti somatici, dei comportamenti, delle abitudini,dei sintomi psichici, dei sentimenti, delle relazioni e del rapporto con l’ambiente circostante. L’approccio terapeutico alla base dell’Omeopatia è quindi quello di non considerare la malattia, ma il malato nella sua totalità, osservando quali peculiarità lo contraddistinguono dagli altri soggetti affetti dalla stessa sintomatologia La medicina tradizionale occidentale invece si basa sul principio dei contrari, risalente a Galeno “Contraria contrariis curantur” , che utilizza farmaci che hanno un’azione che si oppone alla patologia allo scopo di eliminarla e attenuarla. Per questo è denominata anche medicina allopatica o allopatia, “άλλος” cioè diverso,opposto. E’ quindi una medicina che identifica la malattia nei sintomi della malattia stessa e l’obiettivo dei trattamenti terapeutici è quello di sopprimere la sintomatologia in atto,  segue un ragionamento diagnostico, per cui il medico, effettua una diagnosi di una malat4


tia,basandosi anche su diverse specifiche indagini. Pur presentando una diversità di base, occorre tuttavia fare un passo in avanti: l’integrazione di entrambi i metodi. Partendo dal pensiero innovativo di Christian Boiron : “La medicina è una sola e si basa su competenze acquisite [...] è caratterizzata da tre tappe indispensabili che implicano una competenza specifica: diagnosi, prognosi e terapia “ [3] si riesce a fare chiarezza su questi punti. La medicina è unica e racchiude in sé la molteplicità e diversità di terapie da poter scegliere per raggiungere il benessere del paziente. A questo punto la scelta non deve essere obbligata ad una sola strategia terapeutica, ma il medico o il farmacista devono aver a disposizione tutti i registri terapeutici possibili per poter prendere la miglior decisione. È il paziente stesso a non essere più soddisfatto e a richiedere quindi alla figura professionale di riferimento (medico o farmacista) un trattamento adatto al suo caso specifico. Facendo quindi convergere la diagnostica analitica da una parte e l’approfondimento sulla costituzione tipologica dell’individuo dall’altra, si ha una permeabilizzazione del muro che separa la medicina convenzionale dall’omeopatia. L’omeopatia non è un’altra medicina e non è complementare, “non è nemmeno una medicina alternativa - scrive Boiron - poichè non è un’alternativa alla medicina. La vocazione del medicinale omeopatico non è quella di essere un’alternativa a tutti gli altri tipi di trattamento, merita il proprio posto fra gli altri mezzi terapeutici e - aggiunge - niente di più”. [3] Si può quindi parlare di terapia integrativa in quanto affianca la medicina convenzionale nel raggiungimento dei un obiettivo comune: il miglioramento della condizione clinica.

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I SAMUEL C.F. HAHNEMANN

( Meißen, 10-11-1755 – Parigi, 2-07-1843)

“La più alta, l’unica missione del medico è quella di ridare la salute alle persone sofferenti, e ciò si chiama guarire”. (Organon, 1)[4]

Figura 1: Dr. Samuel Hahnemann: Father of Homeopathy and Homeopathics [5]

Parole semplici e vere, riprese da quelle del medico greco Ippocrate, aprono l’opera che sancisce la base per l’Omeopatia. Parole che possono apparire banali, poiché il buon senso generale riconosce questa verità, ma troppo spesso accantonate e sminuite nel loro significato. Queste vengono invece messe in evidenza da Samuel Hahnemann nell’Organon dell’arte del guarire per delineare fin dall’incipit la sua linea di pensiero generale sulla Medicina. Samuel Christian Friedrich Hahnemann naque a Meissen, in Sassonia, nel 1755. Si distinse fin da bambino per la sua intelligenza, tanto che gli educatori rinunciarono ai propri compensi per consentirgli di proseguire negli studi. Si trasferì a Lipsia e a Vienna per studiare medicina e rimase sotto la protezione del medico di corte dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. In questo periodo mostrò un gran interesse anche per la filologia, arrivando a conoscere undici lingue. Si laureò nel 1779 all’università di medicina di Erlangen in Baviera. Ricevette un incarico di medico, ma ben presto lasciò l’attività perchè non soddisfatto dell’imprecisione

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e dell’insufficiente conoscenza medica che caratterizzava il suo tempo. La medicina non aveva ancora conosciuto un’evoluzione significativa dopo Ippocrate: si continuavano a usare salassi e clisteri; i medicinali erano ancora rimedi della tradizione popolare, che non comprendeva sperimentazioni e rigore. “Era penoso per me procedere sempre al buio, senz’altra luce se non quella che si poteva ricavare dai libri quando dovevo guarire i malati e prescrivere, secondo questa o quella ipotesi sulle malattie. Non potevo curare coscienziosamente le nuove e ignote affezioni morbose dei miei fratelli malati con quei farmaci sconosciuti che, essendo sostanze molto attive, possono facilmente procurare danno”.[6] Il suo interesse si spostò sulla chimica: visitò miniere e studiò la pratica di estrazione e fusione dei metalli, diventando un grande esperto tanto che introdusse tecniche migliorative e test chimici rivolti a questo settore. Si trasferì ancora e giunse a Dresda dove, essendo un multilingue abile, intensificò la sua attività di traduttore. È questo il periodo che rappresentò il punto cruciale nella sua vita, poiché venne in contatto con l’opera del medico scozzese William Cullen, famoso per la sua classificazione nosologica delle malattie e per il Trattato di Materia Medica (1773) dove vengono descritti i rimedi e le loro proprietà.[7] Traducendo il capitolo dedicato a alla Cortex Peruvianis o Cinchona officinalis, una droga proveniente dal Perù e nota per l’efficacia nella cura della malaria e delle febbri intermittenti, Hahnemann venne colpito da una affermazione: il medico scozzese sosteneva che la china tonificava lo stomaco grazie alle sue proprietà amare e astringenti. Il medico tedesco non essendo dello stesso parere, decise di sperimentarla su sé stesso: “Presi per molti giorni, come esperimento, quattro misurini di buona china ogni giorno. Immediatamente, i miei piedi e la punta delle dita si fecero freddi; mi sentivo fiacco e sonnolento, il mio battito cardiaco era rapido e forte; provavo un’intollerabile agitazione e brividi (ma senza rigidità), tremore in tutte le membra, pulsazioni alla testa, rossore sulle guance, sete; in breve, tutti quei sintomi che per me erano tipici delle febbri intermittenti, come lo stordimento dei sensi, la particolare rigidità delle giunture, ma soprattutto quella spiacevole sensazione di intorpidimento che sembra risiedere in tutte le ossa del corpo, all’interno del periostio – tutti facevano la loro comparsa. L’attacco durava per due o tre ore ogni volta, e si ripresentava quando riprendevo la dose, mai altrimenti. Poi interruppi la medicina e ritornai subito in salute. “ [4] L’esperimento è la chiave dell’epifania di Hahnemann, che in una nota al trattato di Cullen riportò la sua intuizione della similitudine tra l’effetto tossico e il potenziale terapeutico. È questa la riflessione iniziale dalla quale trae origine l’omeopatia. Si ricordò quindi di Ippocrate di Kos che descriveva le due vie di azione dei contrari e 7


dei simili e della sua intuizione di curare la malattia con ciò che l’ha causata. Hanemann conosceva queste teorie e non rivendicò come solamente suo il principio di similitudine. Il suo merito è quello di averne fatto un principio universale e innovativo di terapia condotta con dosi infinitesimali. Successivamente continuò per sei anni la sperimentazione di altri rimedi conosciuti adatti ad una determinata malattia, per esempio il mercurio per la sifilide. Ciascuno di questi rimedi provocava nell’uomo sano una falsa malattia, simile a quella per cui era considerato il rimedio specifico. Nel 1796 pubblicò Nuovo principio di individuazione dell’efficacia curativa dei medicamenti, in cui sono esposti i principi da lui scoperti. Questa data viene considerata l’inizio ufficiale dell’Omeopatia. Altre pubblicazioni presentarono la sua continua scoperta: nel 1806 la prima edizione de Materia Medica pura su 27 rimedi sperimentati sui soggetti sani. Grazie alla sua cattedra presso l’università di Lipsia, riuscì a portare avanti la sua sperimentazione con gli studenti di medicina e mise a punto il primo complesso di verifiche. I volontari si auto-somministrarono quantità minime di varie sostanze e tutti i sintomi indotti vennero accuratamente registrati nei minimi particolari. Furono annotati tutti i cambiamenti di qualsiasi natura nella salute e nel funzionamento del corpo, la data, l’ora e le circostanze nel momento della somministrazione. Dopo aver raccolto questi dati e averli elaborati, fu possibile identificare tipologie chiare e finalmente sperimentare le sostanze per curare i pazienti. Nel 1810 raccolse tutta la sua dottrina nell’Organon dell’arte del guarire. Ne esistono sei edizioni e l’ultima fu pubblicata postuma a ottanta anni dalla morte, nel 1921. Le edizioni differiscono solo dall’arricchimento di argomentazioni e di sperimentazioni riportate; le basi primarie rimangono immutate e rese più accessibili e veritiere dalle note riportate dallo stesso autore durante il suo periodo di continua verifica. [7] Hahnemann dunque apre la strada verso l’uscita da quell’età della pietra farmacologica ed è convinto che la natura abbia dotato l’umanità dei mezzi necessari per lottare contro la malattia e intende trovarli. [3] L’omeopatia è progredita grazie alla sperimentazione, alla osservazione e alla deduzione, diventando un vero e proprio metodo terapeutico. I capisaldi della dottrina Hahnemanniana permangono saldissimi e vengono ritrovati anche nella farmacologia classica: la legge della similitudine, le diluizioni infinitesimali e la sperimentazione su individui sani . 8


IL PRINCIPIO DI SIMILITUDINE “ A causa del simile la malattia viene prodotta e mediante l’applicazione del simile può essere curata”[8] La legge terapeutica dei simili si fa risalire ad Ippocrate (460 – 351 a.C.). Questi affermava che il processo di guarigione si deve realizzare sempre attraverso il potenziamento della forza guaritrice della natura. La “Vis Medicatrix Naturae”, insita in tutti gli organismi viventi, deve avvenire in sintonia con i meccanismi naturali di difesa. Sua è la frase “similia similibus curentur” e rappresenta la sua intuizione che il simile è in grado di stimolare l’organismo a rispondere in modo adeguato ad una determinata malattia. Nel campo della medicina naturale avviene l’identificazione tra le caratteristiche ambientali, funzionali e morfologiche di una sostanza di natura animale, vegetale o minerale e le sue capacità terapeutiche. Sfruttate da Hahnemann queste idee si rivelarono essere i criteri più utili per ipotizzare il potenziale terapeutico dei medicinali omeopatici. Questa rielaborazione di concetti antichi nacque soprattutto dal voler opporsi all’approccio terapeutico sviluppatosi durante l’affermazione del Cristianesimo, che identificava la malattia come evento derivante dall’esterno e non eliminabile grazie alla forza del corpo. Galeno, medico e filosofo del II secolo d.C. di Pergamo, credeva nell’applicazione di rimedi contrari per scacciare la malattia e nell’impiego di numerosi farmaci che annullassero velocemente i sintomi derivati dalla perturbazione esterna. Il suo metodo ha profondamente influenzato l’attuale pratica medica, che nella maggior parte dei casi è saldamente orientata verso l’utilizzo di farmaci che agiscono in opposizione al sintomo presentatosi nel malato. “I medici fin qui,da 17 secoli - scriveva Hahnemann - hanno potuto sperare di mantenere sicuramente la fiducia dei malati seguendo il metodo palliativo introdotto secondo la legge di Galeno “contraria contrariis”, coll’ingannare mediante un miglioramento quasi istantanei dei mali. Ma quanto sia in sostanza inutile, anzi dannoso questo metodo terapeutico (nelle malattie a decorso non rapido) sarà dimostrato in quanto diremo inseguito.” (Organon, 56) Riconosceva certamente l’efficacia di questo approccio, ma ne contestava l’utilità a lungo termine, evidenziando che un’azione medicamentosa opposta ai sintomi morbosi determina un sollievo di breve durata e un successivo peggioramento. Inoltre riteneva errato procedere solo sintomaticamente e unilateralmente contro un singolo sintomo. Questo sinignifica curare solo una piccola parte di un tutto e non ragionare verso la malattia nella sua totalità. 9


L’elaborazione del concetto di similitudine Hahnemann, arricchitosi degli insegnamenti degli antichi e sentendo la necessità di contrapporsi alla medicina a lui contemporanea, formulò quindi il principio della similitudine attraverso due strade: - le sperimentazioni , - l’osservazione della natura, cioè analizzando scrupolosamente le reazioni che avvengono nell’individuo quando si incontrano due malattie che abbiano sintomi diversi (malattie dissimili) o sintomi comuni (malattie simili), Sperimentazione Come precedentemente accennato, Hahnemann sperimentò inizialmente su sé stesso vari rimedi conosciuti e determinati per una malattia, dimostrando che quel medicinale, nella sua azione sull’uomo sano, si era dimostrato capace di produrre, in modo simile, la maggior parte dei sintomi che si trovano nel malato da curare. Per avvalorare la sua affermazione proseguì le sperimentazioni su individui sani per sei anni, con l’aiuto dei suoi allievi all’università di Lipsia. [7] Questo lungo processo di analisi portò alla raccolta di numerosi dati degli effetti puri ed evidenti che le sostanze medicamentose comportavano, cioè quali sintomi provocassero questi rimedi somministrati. Di conseguenza si identificarono quali fossero le malattie rappresentate da quei sintomi. L’efficacia della cura sta nel provocare, all’interno dell’organismo in stato patologico, una perturbazione più profonda rispetto alla malattia e che porti il il corpo ad attivare le difese necessarie per la guarigione. Più una persona è sana, maggiore sarà il dosaggio per indurre uno squilibrio nel suo organismo, come è dimostrato appunto dalla comparsa di sintomi e segni. Nella malattia anche uno stimolo piccolo, se adeguato al processo di guarigione, diventa efficace. Il resoconto delle sue osservazioni erano supportate da una grande quantità di esempi clinici riportati anche dai suoi contemporanei che avevano modo di osservare nel corso dell’attività medica. Alcuni dei medici citati e i rispettivi testi nell’Organon sono: Tulpius (obs.libro I, oss.8), Schöpf (Hufeland’s Journal XV, II), Manget (Commenti medicina di Edimburgo I), John Hunter (Malattie veneree), Jenner (Annuali di medicina 1800), Maurice (med. And phys. Journal 1805). [4]

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Il dissimile e il simile In una successiva analisi nel testo, Hahnemann espose cosa si verifica quando nel corso naturale della malattia avviene una sovrapposizione con un’altra malattia dissimile o simile alla prima. Questo approfondimento gli servirà per dimostrare come sia necessario utilizzare un rimedio che sia simile alla malattia da curare, mentre il rimedio opposto (allopatico) porta al peggioramento o al manifestarsi di altri sintomi non segnalati precedentemente. Il rimedio simile viene descritto come malattia artificiale che deve essere più simile alla malattia da guarire e che possa con più forza determinare una disposizione patologica molto simile alla malattia naturale, in modo da distruggere la perturbazione morbosa.

Malattie dissimili

Vengono prese in considerazione malattie completamente diverse tra loro, senza alcun sintomo in comune. Gli esempi riportati sono tratti dalla situazione epidemiologica dell’epoca, durante la quale erano molto frequenti malattie infettive. Oggi sono meno presenti ma ugualmente utili nella comprensione del concetto generale. Nell’Organon vengono esposti tre differenti casi nei quali le malattie si sovrappongono nello stesso soggetto e i differenti risultati osservati dall’esperienza medica. Primo caso: una malattia nuova di debole intensità si incontra con una malattia preesistente e più forte di intensità. Ne risulta dalle osservazioni che la malattia nuova non ha la forza di manifestarsi e l’individuo continua a presentare i sintomi della vecchia malattia. Secondo caso: la nuova malattia acuta ha intensità maggiore rispetto alla malattia già esistente. Il risultato sarà la dominazione della malattia nuova con la manifestazione di nuovi sintomi, sospendendo i sintomi di quella antica, che poi si ripresenterà modificata nella sua espressione quando la malattia nuova avrà completato il suo corso. Queste due tipi di malattie non possono guarirsi l’una con l’altra, ma solamente arrestarsi a vicenda per un periodo di tempo limitato. Terzo caso: ad una malattia cronica già esistente nell’individuo si sovrappone un’altra malattia cronica di uguale intensità. In questo caso si origina una malattia complessa in cui ciascuna malattia guadagna il distretto dell’organismo che le è proprio. [7]

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Malattie simili

Nel caso in cui due malattie simili si incontrino in natura e nel nostro caso nell’individuo, non si respingono mai secondo Hahnemann e quindi non possono rimuoversi a vicenda ne sospendersi l’un l’altra, come pure due malattie simili non possono coesistere. Creano quindi una relazione nella quale la malattia più forte domina sull’altra al punto di guarirla, poiché gli stimoli della malattia debole non possono più agire e vengono spenti. Nell’Organon vengono riportati vari esempi in questo senso: sintomi di morbillo nei bambini venivano eliminati con il sopraggiungere di una forte pertosse. Se guariva la pertosse, il morbillo non ricompariva. Un esempio chiarificatore di questo concetto è l’effetto protettivo che il vaiolo vaccino ha nei confronti del vaiolo umano: infatti la somministrazione di vaiolo animale porta all’immunizzazione dell’individuo dal quel vaiolo con maggior mortalità. Quindi la nozione di similitudine è anche la base della logica delle vaccinazioni: per provocare la produzione di anticorpi da parte dell’organismo si utilizza la stessa malattia dalla quale dobbiamo proteggerci. Il grado di similitudine sarà variabile a seconda che si impieghi il microrganismo attenuato, la sua tossina o la sua tossina trasformata. Considerando questi concetti sulle malattie simili, risulta ora chiaro il pensiero terapeutico di Hahnemann che spinge verso una cura omeopatica delle malattie, con il vantaggio di poter dosare accuratamente il rimedio in base all’intensità della malattia stessa e con la sicurezza che il potere del rimedio si estingua spontaneamente. Ancora oggi gli omeopati si impegnano nell’applicazione di questo principio, cercando sempre maggiori conferme cliniche per verificare questa teoria. La raccolta dei sintomi per poter prescrivere la terapia con rimedi simili è alla base della diagnosi, ma si è fatto un passo avanti: i sintomi non affidabili vengono eliminati dall’equazione diagnostica, mentre altri vengono aggiunti in base alla conoscenza sempre più profonda dell’individuo malato. L’uso dei medicinali omeopatici non può limitarsi all’applicazione della legge di similitudine , ma proseguire con l’importanza della preparazione stessa del rimedio omeopatico.

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IL METODO DELLE DILUIZIONI SUCCESSIVE E LA DINAMIZZAZIONE Come scriveva già Paracelso: “Omnia venenum sunt: Dosis sola facit, ut venenum non fit” anticipando così il concetto che nessun farmaco è innocuo e che l’effetto dipende dal dosaggio. “La convenienza di un medicamento non sta soltanto nella giusta scelta omeopatica di esso, ma sta anche nella giusta grandezza o meglio, nella giusta piccolezza della sua dose necessaria”. (Organon, 275) L’attenzione va quindi posta sul rendere sicuro un farmaco dalla sua tossicità, garantendo la sua efficacia. Il rimedio omeopatico ha due caratteristiche che garantiscono entrambi gli aspetti: la diluizione e la dinamizzazione. È la combinazione di questi passaggi che conferisce al medicinale quella che si chiama la potenza omeopatica. Questa è la capacità energetica, la trasmissione del potenziale d’azione omeopatico che spinge ogni sostanza a sviluppare il suo potere di similitudine, la sua proprietà farmaco-dinamica . Il procedimento della diluizione ha un fondamento chiaro: molte delle sostanze inizialmente sperimentate erano derivate da composti altamente tossici e non potevano essere utilizzate come tali. Infatti provocavano avvelenamenti o intossicazioni e non erano controllabili gli effetti. Nella sua prima serie di sperimentazioni Hahnemann somministrò rimedi nella forma di tintura. Osservando che il paziente al quale somministrava il rimedio, simile alla sua malattia, tendeva ad essere molto sensibile al rimedio stesso nelle concentrazioni con le quali si causava la malattia al sano, ipotizzò che si potessero usare dosaggi molto inferiori e quindi ulteriormente diluiti rispetto a ciò che aveva sperimentato in precendeza. Ben presto gli divenne chiaro che i rimedi erano più potente quando venivano diluiti. L’operazione di diluizione-dinamizazione è una delle più importanti nella preparazione dei medicinali omeoepatici, poiché qualsiasi impurità, all’inizio insignificante, per effetto di questi passaggi diventa potenzialmente un vero e proprio medicinale omeopatico. 13


È quindi fondamentale tenere sotto controllo la purezza, l’alcol, l’ambiente e il materiale. I materiali grezzi sono di origine vegetale,minerale, animale e vengono estratti mediante solubilizzazione in acqua e alcool. Se i materiali sono insolubili, vengono prima triturati e polverizzati con lattosio e poi portati in soluzione idroalcolica. Le soluzioni di partenza sono le Tinture Madri e da queste si procede per le diluizioni successive. Le scale di diluizione sono: - scala decimale (1:10), indicata con D, DH, X - scala centesimale (1:100), indicata con C, CH - scala cinquanta-millesimale (1:50.000), indicata con LM [9] Hahnemann descrive i passaggi della diluizione centesimale: “[...] si prende quindi un grano della polvere formatasi e lo si scioglie in una miscela fatta con una parte di alcool e quattro parti di acqua distillata. Una sola goccia di questa soluzione viene messa in una boccetta nella quale si versano cento gocce di alcool assoluto. La boccetta poi riceverà cento scosse forti, eseguite con la mano contro un corpo duro, ma elastico (come un libro). Questo è il primo grado di dinamizzazione della medicina; questa è la prima potenza”. (Organon,270) Avremo così una diluizione 1CH. Per preparare la diluizione decimale: una goccia di tintura madre diluita con 9 gocce di soluzione idroalcolica. Avremo così una diluizione 1 DH. Per proseguire con la diluizione, si preleva una goccia della soluzione diluita e si aggiungono rispettivamente 9 gocce e 99 gocce di soluzione idroalcolica per avere la scala decimale e centesimale.

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Figura 2: Metodo delle diluizioni centesimali [10]

Le diluizioni successive si ottengono con lo stesso procedimento che è chiamato infinitesimale perché descrive la possibilità di proseguire all’infinito la diluizione. Dopo ogni diluizione si dinamizza o si procede alla succussione per 100 volte: Le diluizioni centesimali sono quelle storicamente più usate: Hahnemann utilizzava diluizioni fino alla 30 centesimale; questa era destinata alla sperimentazione sull’uomo sano. Diverse sono le diluizioni al cinquantamila, poichè hanno un metodo di preparazione nel quale la sostanza subisce prima la triturazione con lattosio partendo da fase solida e si riduce ad 1/50 della massa di sostanza iniziale. A questo punto si porta in fase liquida. Il massimo di diluizione in questo caso è 1.50.000 che corrisponde a 1 LM. [4] Il metodo hahnemanniano prevede che tutte le diluizioni avvengano in flaconi separati, mentre esiste un altro metodo molto utilizzato che prevede l’utilizzo di un solo flacone

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Il metodo korsakoviano: il flacone unico Questa tecnica di diluizione omeopatica prende il nome da Semen Korsakov, allievo di Hahnemann, che durante una campagna militare, con l’esigenza di curare i feriti e le epidemie tra i soldati e senza vetreria necessaria, si vide costretto ad utilizzare un unico flacone per ogni prodotto che doveva preparare. Riutilizzando lo stesso flacone ,seppure vuoto, aggiungendovi un veicolo, vide che si verificavano ugualmente i benefici negli ammalati. Quindi in questo caso il flacone della soluzione formatasi viene svuotato ad ogni passaggio e si considera come goccia, da diluire ulteriormente ,quella quantità di liquido che rimane adesa alla parete del flacone. A questa goccia, che per convenzione rappresenta l’unità in qusto metodo, si aggiungono 99 gocce di soluzione idroalcolica. Successivamente si dinamizza secondo il metodo hahnemanniano. Col tempo, si è cercato di stabilire un rapporto approssimativo fra le diluizioni korsakoviane e quelle centesimali e decimali: 6 K = 4 CH = 8 D; 30 K = 7 CH; 200 K = circa fra 9 e 12 CH. [9]

Figura 3: Il metodo korsakoviano del flacone unico [11]

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“L’omeopatia sviluppa, per il raggiungimento dei propri fini, le energie terapeutiche, interne e quasi spirituali delle sostanze grezze , mediante un trattamento speciale, finora non usato e le sviluppa ad un grado altissimo, in modo che esse diventino attive e di azione assai profonda. Questa meravigliosa trasformazione della qualità di sostanze naturali, mediante un’azione meccanica, che agisce sulle loro particelle attraverso la triturazione e succussione e sviluppa energie dinamiche. Questo procedimento si denomina dinamizzare” (Organon, 269). Oltre alla diluizione, le tecniche utilizzate per la produzione di rimedi omeopatici sfruttano il secondo elemento di importanza fondamentale: la dinamizzazione o potenziamento. La dinamizzazione consiste nello scuotimento del prodotto diluito, da effettuarsi per almeno 100 volte in senso verticale, con movimenti netti, veloci e di breve distanza (circa 20 centimetri). Per far in modo che la tintura si mescolasse bene nel corso della diluizione, ogni fiala venica scossa con fermezza e Hahnemann si rese conto che ciò aumentava l’efficacia del rimedio. [6] Dal punto di vista chimico, la progressiva diluizione di una sostanza porta ad avvicinarsi alla scomparsa della molecola originariamente introdotta nel rimedio, ma questo sembra non diminuire l’efficacia. In realtà i rimedi sottoposti a ripetute diluizioni e dinamizzazioni sono considerati più potenti delle tinture originali dalle quali sono stati preparati. La scala delle potenze viene suddivisa in: «basse» le dinamizzazioni sino al 9 (D o CH o K o LM ), «medie» quelle comprese fra il 10 e il 15; «alte» quelle superiori al 30 sino al 200; «altissime» le dinamizzazioni superiori al 200. [12]

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SPERIMENTAZIONE SULL’UOMO SANO “Non vi è nessun altro modo per sperimentare con certezza le azioni proprie dei medicamente sullo stato di salute dell’uomo di quello di dare a uomini sani, in dose modica, i singoli medicamenti per osservare le alterazioni, i sintomi, i segni dell’azione portata da loro, per conoscere gli elementi della malattia”. (Organon, 108). Hahnemann dettò le basi di una sperimentazione innovativa del rimedio: quella sull’uomo sano. Egli descriveva con accuratezza le caratteristiche che deve avere il volontario al quale si somministra il rimedio: in stato di equilibrio fisico, non deve assumere farmaci e rimedi al momento della sperimentazione e non deve presentare sintomi di qualsiasi patologia. Il secondo passaggio descritto è quello dell’assaggio: il rimedio da sperimentare viene indicato con un codice, in modo tale che la sua identità sia sconosciuta sia dal volontario sia dal medico, ovvero lo studio chiamato in doppio cieco. La diluizione prediletta da Hahnemann nelle sperimentazioni era la 30 CH. [7] Il rimedio viene assunto dal volontario per almeno tre giorni e con somministrazioni ripetute. Questo periodo di assaggio ha l’utilità di identificare quali sono gli individui con una sensibilità marcata al rimedio, che vengono esclusi dalla sperimentazione. D’altra parte non tutti gli sperimentatori reagiscono in eguale maniera alla sperimentazione dei farmaci. Se nel periodo di prova non compaiono sintomi, il soggetto entra nella fase di sperimentazione successiva: il rimedio deve essere assunto una volta al giorno. L’assunzione cessa non appena compaiono sintomi. Ciascun farmaco stimola dinamicamente l’individuo, facendo sì che reagisca in maniera peculiare e caratteristica alla sua speciale suscettibili; ciononostante la serie dei sintomi che si produce è costante nel gruppo di soggetti al quale viene applicata la somministrazione. Durante il tutto il periodo di sperimentazione ,che comprende la fase di assaggio, l’assunzione costante del rimedio e l’osservazione della comparsa dei primi sintomi, il soggetto è tenuto alla compilazione di un diario giornaliero, con la supervisione del medico, in cui vengono annotate tutte le sensazioni e i cambiamenti che possono verificarsi. [9] Spiega Hahnemann che una visione panoramica permette di osservare la relazione tra le abitudini di vita e la sperimentazione pura. Tipo di alimentazione, di bevande, ore di sonno, attività fisica diversificano gli individui al punto che i medicamenti vanno a produrre, sebbene sempre la stessa serie di sintomi 18


per ognuno di essi, una ridotta o esagerata espressione sintomatica. L’età ed il sesso giocano un certo ruolo con la sperimentazione; in maniera generale la sintomatologia della sperimentazione si esprime in un modo più eclatante nelle minori età; nella misura in cui l’individuo invecchia, la risposta sintomatica è di minore intensità. La precisione delle annotazioni del volontario sono indispensabili : ogni sensazione deve essere approfondita con la descrizione delle modalità di comparsa, intensità, localizzazione, posizioni che migliorano o peggiorano il sintomo. La sperimentazione si conclude con la scomparsa dei sintomi. I dati di tutti gli sperimentatori vengono sottoposti ad analisi statistica e si compila una serie di sintomi che sono comparsi, creando una sfera di azione del rimedio. I sintomi evidenziati dallo studio degli effetti delle varie sostanze, possono essere distinti in tossicologici acuti o cronici, patogenetici e clinici. La raccolta delle sostanze farmacologicamente attive e dei corrispondenti sintomi evidenziati nella sperimentazione su individui sani, costituisce la Materia Medica omeopatica.[13] “Quando, in questo modo, si avrà sperimentato nell’uomo sano un numero ragguardevole di farmaci semplici e si saranno annotati con cura e fedeltà tutti gli elementi di malattia artificiali, allora soltanto si avrà una vera Materia Medica; ossia una raccolta degli effetti genuini, puri, infallibili delle sostanze medicamentose semplici; un codice naturale, nel quale sono contenuti una quantità notevole di cambiamenti dello stato di salute e di sintomi, come sono apparsi all’attenzione dell’’osservatore. Qui si troveranno gli elementi omeopatici di matlattie artificiali, che un giorno dovranno guarire malattie simili”. (Organon, 143).

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II MEDICINALI OMEOPATICI: definizioni e origine Il Decreto legislativo 219/2006 [14] che ha recepito la Direttiva Europea 2001/83/CE, Titolo 1, Art.1 paragrafo d definisce il medicinale omeopatico come segue: “Per medicinale omeopatico si intende ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla Farmacopea Europea o, in assenza di tale descrizione, dalle Farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità Europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze”. La definizione è funzionale solo per l’uniformità della produzione e della distribuzione dei medicinali stessi in tutta l’area dell’Unione Europea e non tiene conto delle varie metodiche prescrittive del medicinale omeopatico. Descritti ancora nella monografia 1038 della Farmacopea Europea: “Le preparazioni omeopatiche sono ottenute a partire da sostanze, prodotti o da preparazioni definite ceppi attraverso un procedimento di fabbricazione omeopatico”. Dunque sono medicinali prodotti a partire da una sostanza di base proveniente da ceppi; attraverso diluizioni progressive alternate a succussioni ad ogni passaggio portano a API, ovvero Active Pharmaceutical Ingredients, principi attivi presenti nel prodotto finito. I medicinali omeopatici sono descritti con il nome latino del ceppo, seguito dall’indicazione del grado e tipo di diluizione. I ceppi omeopatici o stocks vengono ottenuti dalle materie prime (raw material) che possono essere di diverse origini: • • • •

Vegetale Animale o umano Minerale e chimico Bioterapico

I materiali grezzi usati devono soddisfare le specifiche elencate nella relativa sezione della monografia di riferimento nella Farmacopea Ufficiale: Preparazioni omeopatiche

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(1038), Metodi di preparazione di materiali di partenza omeopatici e diluizioni (2371) e Monografie specifiche . [15] Laddove non esistano monografie di riferimento, il produttore è obbligato a mettere a punto una monografia interna per specificare i parametri adottati per il controllo della materia prima. Generalmente gli stocks possono essere preparati o attraverso una fermentazione alcoolica e conseguente filtrazione, ovvero tintura madre, oppure attraverso la macerazione glicerica. Quando i medicinali omeopatici contengono soltanto un principio attivo sono definiti Unitari : questi medicinali solitamente appartengono alla tradizione omeopatica, e i loro usi terapeutici potrebbero essere molteplici, suggeriti dal medico omeopata in accordo con la storia clinica e le caratteristiche specifiche del paziente. [9] Quando i medicinali omeopatici contengono piÚ di un principio vengono invece definiti Complessi, in formulazione standardizzata a livello di produzione farmaceutica industriale, e distribuiti come specialità della ditta produttrice. FIG. 1: Produzione del medicinale omeopatico Materia Prima

Tinture Madri

Medicinale Omeopatico Unitario

Speciality Diluizioni (API)

SpecialitĂ Omeopatiche

Figura 4: Produzione del medicinale omeopatico [16]

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CEPPI OMEOPATICI Origine vegetale Le materie prime costituite da piante intere o parti di esse, generalmente fresche , danno origine al 60-65% dei medicinali omeopatici oggi utilizzati. [9] Si dovrebbero utilizzare piante cresciute allo stato selvatico, ma il più delle volte per esigenza si utilizzano piante coltivate, cercando di ottenere la materia prima senza l’uso di additivi chimici o pesticidi. La Farmacopea Europea precisa che possono essere utilizzate anche materie prime allo stato secco, quando le piante sono esotiche o difficili da trovare. Il ricorso a piante fresche e selvatiche costituisce la migliore garanzia per la conservazione delle caratteristiche qualitative e quantitative dei principi attivi in esse contenuti. A questo proposito la Farmacopea francese ne prevede l’utilizzo in laboratorio entro quarantotto ore dalla raccolta. La materia prima, costituita dalla pianta intera o da sue parti (foglie, gambi, radici, semi), è raccolta nel suo habitat naturale, nella fase vegetativa considerata ottimale e secondo regole definite dalla Farmacopea Ufficiale di riferimento. [15] Le piante utilizzate subiscono rigorosi controlli prima, durante e dopo la raccolta, per garantire la loro qualità e riproducibilità. Origine animale Le materie prime utilizzate per la preparazione dei materiali di base di origine animale sono: - animali interi (vivi o morti) o parti dell’animale per i quali il prodotto di base è la Tintura Madre; - organi di animali per i quali il prodotto è liofilizzato; - secrezioni o veleni trasformati in prodotto liofilizzato. Solo la prima preparazione sicura può essere utilizzata per produrre un medicinale omeopatico e deve soddisfare i principi di minimizzazione del rischio di trasmissione di agenti patogeni, prendendo in considerazione il potenziale di infezione.[9] Sono quindi eseguiti controlli di sicurezza sia per agenti virali e non virali seguendo le linee guida dettate dall’EMA nelle Norme di Buona Fabbricazione (GMP). Le Tinture Madri di origine animale si ottengono per macerazione in alcool di animali interi o di parti di essi. Contengono una parte in peso della materia prima in 20 parti di soluzione finale (1:20). 22


La materia prima si fa macerare in alcool per un periodo di almeno dieci giorni, agitando di tanto in tanto, fino a quando si decanta e si filtra. Il filtrato così ottenuto si fa ancora decantare e si filtra nuovamente dopo 48 ore. [17] Origine minerale e chimica Vengono suddivisi in: origine naturale, come il Natrum muriaticum che è il sale marino o Sulphur che è lo zolfo presente nei fiori; metodo di preparazione, come il Causticum con calce spenta. Si utilizzano sostanze chimicamente definite, sostanze di origine naturale e prodotti o miscele ottenuti dalle precedenti sostanze. Le sostanze chimiche minerali possono essere insolubili o solubili. Bioterapici Sono una classe difficilmente definibili chimicamente,infatti la loro origine può essere varia: tossine e anatossine, come il Tuberculinum che deriva da colture di Mycobacterium tuberculosis; secrezioni ed escrezioni patologiche, come il Psorinum che deriva dalle lesioni scabbiose; batteri puri, come Colibaccillum che deriva da colture di Escherichia coli. Data la delicata natura di questi composti, sono necessari controlli sulla sicurezza che garantisca l’inattivazione virale e la contaminazione patogena. Il grado di diluizione utilizzato è limitato. [9]

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CONTROLLI Il Controllo qualità garantisce che le analisi necessarie e appropriate siano realmente state effettuate e che le materie prime, i materiali di partenza, i materiali di confezionamento ed i prodotti finiti siano approvati per l’utilizzo, la vendita e l’approvvigionamento solo se la loro qualità sia stata giudicata soddisfacente. I metodi analitici impiegati devono essere convalidati. Tutte le operazioni di controllo descritte nell’autorizzazione all’immissione in commercio andranno effettuate conformemente ai metodi approvati. I risultati ottenuti andranno registrati e controllati al fine di verificarne la attendibilità. [18] Le piante vengono nella maggior parte dei casi raccolte nel loro ambiente naturale e utilizzate fresche nel rispetto della tradizione omeopatica e delle norme delle Farmacopee. [17] La parte della pianta da utilizzare è definita dalla Materia Medica omeopatica [19] (raccolta di tutti i medicinali omeopatici). Ottimi conoscitori della “sistemistica botanica” i raccoglitori botanici lavorano in tutto il mondo per assicurare il rifornimento del laboratorio. La fornitura delle piante è scandita dal ritmo naturale delle stagioni. Al loro arrivo le piante vengono sottoposte ad un controllo qualitativo e botanico ( per verificare l’assenza da contaminazione da funghi, radioattività ecc). I medicinali omeopatici possono presentarsi in diverse formulazioni. La qualità e l’affidabilità del medicinale omeopatico sono garantite dalle materie prime utilizzate conformemente alla normativa farmaceutica attuale, dalla tradizione omeopatica , dalle Farmacopee ufficiali, dall’applicazione dei requisiti farmaceutici francesi, europei ed americani (Agence Française de Sécurité Sanitaire des Produits de Santé, FDA) e dalle procedure di fabbricazione rigorose (Buone Norme di Fabbricazione) poste in opera da personale specializzato. Un’équipe pluridisciplinare di farmacisti, chimici, botanici, garantisce il monitoraggio e il controllo rigoroso in tutte le fasi della preparazione dei medicinali omeopatici. Le sostanze vegetali, animali, minerali e chimiche organiche alla base del medicinale omeopatico sono state definite e codificate in funzione delle sperimentazioni da cui hanno avuto origine.

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PREPARAZIONI DI PARTENZA Tintura madre Le Tinture Madri sono preparazioni liquide ottenute per estrazione in alcool da materie prime vegetali fresche. L’estrazione si effettua in alcool, per un periodo non inferiore a 10 giorni. La Farmacopea Francese precisa: “La massa di Tintura Madre ottenuta è generalmente uguale a 10 volte quella della materia prima trattata, calcolata rispetto a questa stessa essiccata”. [9] Per iniziare si seleziona, si pulisce e si tritura il materiale di partenza allo stato fresco. Su un campione medio si determina la perdita dell’essiccazione per riscaldamento a temperatura inferiore a 105°C, fino ad ottenere una massa costante di residuo secco che verrà presa come peso di riferimento . Si mette a macerare la pianta, in una quantità di acqua e alcool, calcolati in modo tale da ottenere una Tintura Madre 1:10 di titolo alcoolico determinato e precisato in ciascuna monografia; cioè da 100 grammi di pianta si devono ottenere 1000 grammi di tintura. La miscela alcool-acqua aggiunta alla pianta secca varia in funzione della solubilità dei principi attivi da estrarre. Solitamente questo processo avviene in vasche di acciaio inossidabile. Dopo almeno 10 giorni di macerazione, si decanta. I tempi di macerazione possono variare da 10 giorni a 3 settimane: tempistiche più lunghe sono riservate a radici e semi. Il surnatante viene raccolto e filtrato, mentre il residuo viene spremuto ad una pressione pari a lO7Pa. Il liquido di spremitura viene filtrato. I due liquidi così raccolti sono mescolati. Si lascia decantare per 48 ore e si filtra nuovamente. Si ottiene così il titolo alcoolico che in genere è di 65° (+/-5°), mentre più raramente può essere di 45° (+/-5°) o 90° (+/- 5°). Le Tinture Madri vanno conservate in recipienti chiusi, al fresco ed al riparo dalla luce. La loro validità non può eccedere i 5 anni dal momento della loro data di preparazione. [9]

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Macerati glicerici “Preparazioni liquide ottenute da materie prime di origine vegetale, animale o umana utilizzando glicerolo o una miscela di glicerolo e alcol di titolo appropriato o una miscela di glicerolo e una soluzione di sodio cloruro a concentrazione appropriata”.[15] Per la maggior parte vengono preparati a partire dalla parte di pianta fresca in fase di accrescimento o germinale, come gemme, radici e germogli giovani, semi e scorze dei giovani rami. Tutti questi devono essere raccolte durante il periodo balsamico, ovvero inizio primavera. La massa del macerato glicerico è uguale a 20 volte quella della materia prima, calcolata rispetto a questa stessa essiccata. Si introduce la materia prima essiccata nella quantità adatta di una miscela di glicerolo ed alcool, calcolata in modo da ottenere un macerato glicerico con un rapporto di 1:20. Si lascia macerare per almeno 21 giorni, agitando in modo sufficiente. Si decanta. Il surnatante è raccolto e filtrato, mentre il residuo è spremuto ad una pressione pari a 107Pa. Il liquido di spremitura viene filtrato. Si mescolano i liquidi così ottenuti. Si lascia riposare per 48 ore e si filtra nuovamente. I ceppi di macerati glicerici non sono commercializzati come tali, ma sono diluiti in rapporto di 1:10 in una miscela costituita da 50 parti di glicerolo, 30 parti di alcool e 20 parti d’acqua.

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FORME FARMACEUTICHE In Omeopatia sono utilizzate diverse forme farmaceutiche, quali: liquidi orali, liquidi cutanei, gocce, supposte e unguenti che non differiscono da quelle comunemente previste dalla tecnica farmaceutica. [20] Granuli e globuli, invece, sono forme farmaceutiche tipiche della medicina Omeopatica. Nel caso di globuli e granuli il medicinale omeopatico finito è costituito dal supporto inerte impregnato con la diluizione omeopatica precedentemente preparata. Il lattosio è il supporto utilizzato per la preparazione delle polveri. [9] a) I granuli sono piccole sfere di lattosio e saccarosio impregnate con la diluizione del farmaco omeopatico; hanno dimensioni maggiori rispetto ai globuli e si riferiscono ai farmaci per le prescrizioni giornaliere. In commercio si trovano contenitori multi-dose contenenti circa 80 granuli, pari ad un peso di 4g, e contenitori mono-dose contenenti circa 200 globuli pari ad un peso di 1g. I granuli, come i globuli , vanno versati negli appositi contenitori direttamente sotto la lingua e lasciati sciogliere oppure, soprattutto se il paziente è un bambino piccolo, possono essere diluiti in poca acqua da somministrare con un cucchiaino. In genere la somministrazione dei granuli è di 3-5 per volta (la posologia è indipendente dall’età del paziente), 2-3 volte al giorno o più in caso di crisi acute dei disturbi. I tubi granuli sono prevalentemente utilizzati per patologie acute o sub-acute. b) I globuli sono minuscole sfere di lattosio e saccarosio impregnate con la diluizione del medicinale omeopatico; hanno dimensioni minori rispetto ai granuli e si riferiscono alle monodosi da assumere ogni 7-15 giorni, oppure 1 volta al mese, a seconda della prescrizione medica. Le dosi globuli sono utilizzate più per le patologie croniche. c) Le gocce sono preparazioni liquide in veicolo idroalcolico al 30 % da sciogliere in numero variabile (5-30 gocce) in poca acqua. Le gocce vengono utilizzate per tutte le diluizioni. Per i bambini piccoli di solito si preparano in soluzione fisiologica. Le gocce vanno diluite in poca acqua e devono essere versate direttamente sotto la lingua. Se possibile è bene trattenere il liquido per pochi secondi in bocca prima di ingoiarlo. d) Le fiale bevibili sono costituite dal medicinale omeopatico preparato in soluzione fisiologica sterile. Vanno assunte versando il contenuto in un bicchiere con poca acqua, o direttamente in bocca; anche in questo caso è bene trattenere per pochi secondi il liquido in bocca.

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e) Le triturazioni sono polveri di granuli impregnate del principio attivo del medicinale omeopatico. Si assumono alla dose di 1 cucchiaino di polvere 2 volte al giorno. f) I suppositori comprendono supposte ed ovuli e presentano una consistenza solida o molle, contenenti dosi singole di uno o più medicamenti miscelati con eccipienti inerti. Gli omeopatici formulati in suppositori sono utilizzati per la necessità di avere un’azione locale. g) Le pomate includono le diluizioni omeopatiche che vengono incorporate nell’eccipiente (vaselina o vaselina e lanolina). [21]

IMPREGNAZIONE Questa fase è di fondamentale importanza per l’effetto terapeutico poiché una buona impregnazione consente di ottenere una ripartizione omogenea della diluizione omeopatica di una sostanza sui supporti inerti e di conseguenza una efficace risposta omeopatica. I parametri più frequentemente usati per valutare la qualità dell’impregnazione sono: • capacità, ovvero quantità massima di principio attivo in grado di essere fissato sul supporto in determinate condizioni; • omogeneità, cioè la misura di una quantità identica su ogni supporto; • profondità, ossia il livello raggiunto dal principio attivo all’interno del supporto. Può essere suddivisa in due metodiche: impregnazione in unica fase omogenea fino al cuore del granulo; oppure impregnazione in tre fasi successive. La triplice impregnazione è controllata in modo totalmente automatico, grazie ad un microprocessore. La percentuale di impregnazione è fissata nella misura di 1% (1ml di diluizione omeopatica ogni 100g di supporto) per granuli e globuli. Questo tipo di tecnica è utilizzato in una sola azienda poiché coperto da brevetto. [16]

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COME ASSUMERE E CONSERVARE I MEDICINALI OMEOPATICI I medicinali omeopatici devono essere conservati in un luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore e campi elettromagnetici (computer, cellulare). Non dovrebbero essere toccati con le dita per evitare che il contatto possa rimuovere i principi attivi. Durante la loro assunzione bisogna evitare di consumare sostanze che contengono lo stesso principio attivo, poiché questo potrebbe causare ipersensibilità. Occorre anche evitare l’uso di menta e di prodotti a base di canfora, poiché riducono l’assorbimento del rimedio omeopatico causando la vasocostrizione delle arterie sublinguali. È consigliata la riduzione al minimo dell’uso del tabacco, del caffè e di sostanze ad azione farmacologica (thè, cioccolata, tisane) se non esplicitamente consigliate dal medico, poiché possono interferire. Non esistono controindicazioni all’uso contemporaneo di farmaci allopatici e omeopatici poiché il loro meccanismo d’azione è completamente diverso. I medicinali omeopatici devono essere assunti a digiuno, 5-10 minuti prima dei pasti o 2 ore dopo. [9]

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MEDICINALE OMEOPATICO UNITARIO E SPECIALITA’ OMEOPATICA I medicinali omeopatici si dividono in due principali categorie: i medicinali a nome comune e le specialità. I medicinali a nome comune sono contraddistinti da un nome latino e sono disponibili a diverse diluizioni omeopatiche. Questi medicinali sono più spesso prescritti dal medico omeopata in base alle caratteristiche specifiche del paziente. Le specialità omeopatiche sono prodotti sviluppati per un o specifico ambito d’applicazione e sono generalmente prescritti dal medico e consigliati dal farmacista; Medicinale omeopatico definito unitario è una singola sostanza, tratta dal regno animale, vegetale, minerale o di sintesi, ben identificata e con le seguenti caratteristiche: - che sia stata preparata secondo un procedimento descritto nelle farmacopee omeopatiche consistente in successive ed alternate diluizioni e succussioni; - che sia stata sottoposta a sperimentazione a dosi non tossiche su soggetti sani per evidenziare i sintomi specifici che può far insorgere e, di conseguenza, di curare quando somministrata secondo la legge dei simili. Il medicinale omeopatico unitario è commercializzato con il nome latino della pianta (Arnica montana), animale ( Blatta orientalis ), minerale (Kalium chloratum) con cui è stato preparato; sull’etichetta non sono riportate indicazioni terapeutiche. Le specialità, medicinali omeopatici complessi contengono più componenti, anch’essi derivati dal mondo animale, vegetale, minerale o di sintesi, ma con caratteristiche differenti: - sottoposti a diluizione e succussione, ma non sottoposti a sperimentazione secondo le regole della sperimentazione farmacologica omeopatica, anche se ciascuno dei componenti può esserlo stato; - sono commercializzate con nomi di fantasia o con delle sigle composte di lettere e numeri. Il medicinale omeopatico complesso non è propriamente un medicinale omeopatico. La legislazione italiana e le direttive europee, però, danno del medicinale omeopatico una definizione basata soltanto sulla tecnica di produzione: qualsiasi medicinale che contenga componenti sottoposti a diluizione e succussione può definirsi omeopatico. Data questa definizione è legittimo far rientrare in questa categoria anche le specialità omeopatiche. 30


Le differenze riscontrate non sono solamente di formulazione, ma vi si riscontra una diversità nell’obiettivo del trattamento. L’utilizzo di medicinali complessi, che non corrisponde alla logica omeopatica dell’individualizzazione, non mira a stimolare la reattività dell’intero organismo e a rafforzarlo, ma a far sparire temporaneamente i sintomi più evidenti. Sono quindi farmaci da banco pronto all’uso, che non necessitano di una profonda conoscenza della sfera complessiva del paziente. Ultima importante differenza: • il medicinale omeopatico unitario non può essere oggetto di brevetto industriale. • le specialità omeopatiche sono di norma brevettate dalle ditte produttrici e in quanto a marchio registrato. [22]

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TABELLA I Differenza medicinale Omeopatico Unitario e specialità omeopatiche [23]

Spec i a l i t àomeopa t i c he

Medi c i na l iomeopa t i c i uni t a r i oanomec omune

Cont i e nepi ùpr i nc i pia t t i v i

Cont i eneununi c opr i nc i pi oa t t i v o

E’ c os t i t ui t adaunnomedif a nt a s i a

E’c omme r c i a l i z z a t oc oni lnomel a t i no de l l api a nt a

Ha nnounas i ngol af or maf a r ma c e ut i c a

Puòes s e r epr odot t oi ngr a nul iegl obul i a degua t a ment ei mpr egna t i ,oppur ei n goc c e

E’dinor mabr e v e t t a t oda l l ei ndus t r i e f a r ma c eut i c he

Nonpuòes s er eogget t odibr e v et t o

E’i ndi c a t ope runas pe c i f i c ac ondi z i one c l i ni c a( s i mi l i t udi nec onif a r ma c i c onv e nz i ona l i )*

Daunpunt odiv i s t ac l i ni c o,nonè pos s i bi l ea t t r i bui r eunmedi c i na l euni t a r i o di r e t t a me nt ea dunama l a t t i a ,mas iba s as u unt r a t t a ment oper s ona l i z z a t os ul l a s i nt oma t ol ogi ade lpa z i ent e

*Ri c or da ndoc heime di c i na l iomeopa t i c ia dogginonpr es ent a noi ndi c a z i onit er a peut i c he a ppr ov a t e( D. Lgs . 219/ 06a r t . 85)

*Ricordando che i medicinali omeopatici ad oggi non presentano indicazioni terapeutiche approvate (D.Lgs.219/06 art.85) 32


NORMATIVA ITALIANA Come già specificato, i medicinali omeopatici sono regolamentati dal Decreto legislativo 219/2006, che ha recepito la Direttiva Europea 2001/83/CE. [14] Oltre alla definizione all’art.1 , al Capo II nell’art. 16 viene specificato che il medicinale omeopatico per poter essere registrato all’AIFA con la procedura semplificata deve soddisfare 3 parametri: - destinato a somministrazione orale o esterna - assenza di indicazioni terapeutiche descritte - grado di diluizione sicuro, che non deve superare una parte per diecimila di tintura madre né una parte su cento della più piccola dose utilizzata in allopatia per farmaci che necessitano di prescrizione medica. In questo tipo di procedura non è necessario dimostrare l’efficacia di tali medicinali, quindi non è obbligatorio eseguire i controlli di attività. Quindi in Italia questa regolamentazione ha creato poca chiarezza, ma il passo successivo da compiere è quello di inserire gli omeopatici in una registrazione e ad una valutazione simile a quella dei farmaci tradizionali attraverso procedure stabilite dall’AIFA. Questo passaggio è stato rinviato più volte, fino ad arrivare al termine del 30 Giugno 2017, entro il quale tutte le aziende produttrici di preparati omeopatici dovranno presentare all’AIFA un dossier semplificato e dettagliato dei prodotti che già sono stati autorizzati dai Ministeri della salute, per ottenere il via libera definitivo alla commercializzazione. AIFA dovrà valutare i dossier consegnati entro il 31 Dicembre 2018. La nuova normativa poterà a cambiamenti tra i quali le modalità di prescrizione dei medicinali omeopatici. [18]

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OMEOPATIA IN ITALIA: dati di consumo L’Italia è il terzo mercato in Europa, dopo Francia e Germania. Sono ventimila i medici che prescrivono medicinali omeopatici (soprattutto pediatri, ginecologi e di medicina generale), ai quali bisogna aggiungere i farmacisti che li consigliano al banco. Per validare questa affermazione, sono state condotte diverse indagini in merito, intervistando una parte della popolazione sulla conoscenza generale dell’omeopatia. L’indagine condotta nel 2016 da EMG Acqua per Omeoimprese ne evidenzia una conoscenza diffusa, anche se a volte superficiale. [19] Il 20% degli intervistati dichiara di utilizzare i medicinali omeopatici almeno una volta l’anno, mente quelli che si affidano a queste cure con una frequenza più assidua (quotidiana o settimanale) sono il 4,5%. È stato evidenziato che le consumatrici maggiori sono le donne comprese tra i 35 e 55 anni, che dichiarano di sperimentare terapie differenti perché scontente della terapia convenzionale. Infatti i principali vantaggi espressi a favore dell’omeopatia sono stati l’assenza di effetti collaterali e controindicazioni se utilizzati nel modo corretto. Viene focalizzata molto l’attenzione anche sulla non tossicità di questi medicinali e la possibilità di essere usati anche in pediatria. Vengono spesso utilizzati in bambini, in particolare dai sei anni in su, nel caso di infezioni respiratorie. Anche la maggior parte degli adulti ricorre ai medicinali omeopatici per curare patologie a carico dell’apparato respiratorio come riniti, raffreddori, sinusiti, tosse produttiva e allergie. Il 30,4% degli intervistati invece li utilizza per dolori articolari e muscolari e il medicinale più utilizzato e popolare è l’Arnica montana, sia in pomata che in granuli. L’11,9% ritiene invece che siano adatti per problematiche a carico della sfera emotiva, come ansia, stress e agitazione. Circa la metà degli intervistati considera gli omeopatici come medicinali a tutti gli effetti e il 57% di chi non li usa è propeso a considerarli utili in alcune situazioni patologiche. Per quanto riguarda la prescrizione o il consiglio di utilizzo di questa terapia, il risultato è stato che nella maggior parte sono i farmacisti ad indicare un medicinale omeopatico, spesso dopo aver approfondito con varie domande il tipo di problematica che il paziente presenta. Al secondo posto nel consiglio dell’omeopatia ci sono gli amici, nota molto interessan34


te che porta il medico di base come ultima figura responsabile della conoscenza della terapia complementare. Questo punto ci porta a presentare anche la seconda indagine, condotta da AstraRicerche per conto di Boiron, azienda leader nel campo omeopatico. [16] Viene infatti evidenziato un forte desiderio, da parte dei consumatori, di ricevere maggiori informazioni in merito ai medicinali omeopatici. La figura professionale alla quale viene richiesta maggiormente questa conoscenza è appunto il medico di base, che secondo gli intervistati non considera sufficientemente l’omeopatia come possibilità di cura. La scarsa conoscenza è attribuita inoltre ai mezzi di informazione, che raramente spiegano ed espongono terapie alternative. Il 43% vorrebbe essere informato attraverso questo canale divulgativo, poiché comodo. 21 milioni di Italiani desidererebbero che in questi medicinali si riportassero le indicazioni terapeutiche, ma il 68% degli intervistati non sa che l’assenza delle indicazioni terapeutiche è legata a una questione legislativa e non alla volontà delle aziende. Molti infatti trovano sbagliato non fornire al consumatore le informazioni relative sia ai farmaci unitari che alle specialità omeopatiche direttamente sull’involucro. L’utilizzo sempre crescente delle terapie alternative, non ha portato ad una diminuzione dell’uso della terapia convenzionale. Infatti 94,8% dei consumatori di omeopatici non smette di curarsi all’occorrenza anche con altre terapie, dichiarando di voler valutare la scelta in base alle problematiche insorte e grazie al consiglio del farmacista. Il 32,8% degli utilizzatori di medicinali omeopatici dichiara di preferirli sempre, quando possibile, a quelli classici, con le motivazioni precedentemente riportate di assenza di effetti collaterali rispetto alla terapia convenzionale. Sono dati molto promettenti nell’ambito dell’utilizzo di terapie non convenzionali, ma la generale disinformazione e mancanza di chiarimenti che emerge nel parlare con i pazienti, deve indirizzare le figure professionali ad un tempestivo intervento. Occorre creare nel paziente una adeguata conoscenza delle terapie possibili e portarlo ad una decisione consapevole sul trattamento.

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OMEOPATIA IN EUROPA Dati diffusi da ECHAMP, associazione no profit che rappresenta l’industria dei medicinali omeopatici e antroposofici nell’UE, nel 2014. [25] Tre europei su quattro conoscono l’omeopatia. Più di 100 milioni (il 29%) scelgono farmaci omeopatici e antroposofici per la loro assistenza sanitaria. L’intera Unione Europea conta 60mila medici prescrittori di farmaci omeopatici. L’Unione europea è il maggior produttore di medicinali omeopatici e antroposofici; in due terzi degli stati membri la domanda per questa tipologia di medicinali è in forte e continua crescita. Il mercato europeo del settore ha raggiunto un valore di 1 miliardo di euro all’anno e pur impiegando circa 8mila persone rappresenta lo 0,7% del mercato farmaceutico europeo e il 7% di quello per l’auto-medicazione.

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III Le terapie convenzionali e complementari dovrebbero essere rivolte in sinergia verso un’integrazione mirata alla salute completa dei pazienti. L’inclusione delle terapie integrative nel sistema di assistenza sanitaria è una possibilità crescente.[26] L’omeopatia però continua ad essere oggetto di scetticismo. Le principali problematiche che frenano la sua accettazione sono la scarsa conoscenza di informazioni adeguate in merito e la mancanza di un regolamentato processo di valutazione sull’efficacia di questi medicinali. Siccome questo è un settore della medicina in cui la valutazione scientifica moderna è allo stato iniziale, l’affermazione dell’efficacia della terapia deve essere considerata in via di consolidamento e non precludere un possibile sviluppo. È necessario utilizzare cautela in questo campo terapeutico, senza dimenticare le prove di sicurezza evidenziate dalle esperienze empiriche riportate dalla tradizione d’impiego e dalla letteratura omeopatica. [27] L’efficacia si valuta in un trial fatto nelle condizioni sperimentali ideali approvate, come per esempio studi in doppio cieco randomizzato e controllato con placebo. [28] Nonostante la scarsa incentivazione, lo sviluppo di studi preclinici e clinici di questo tipo sui medicinali omeopatici sta aumentando negli ultimi anni. In questa seconda parte di tesi vengono proposti tre dei medicinali omeopatici più prescritti e utilizzati: Arnica montana, Ruta graveolens e Stodal. Di questi vengono riportati gli studi sperimentali più recenti con i rispettivi risultati. La documentazione riportata include anche studi di tipo osservazionale, condotti nel contesto di pratica ambulatoriale, che consentono di stabilire una validità della terapia basandosi sulle condizioni reali di uso.

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Arnica montana

Figura 5: Arnica montana scheda botanica [29]

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Arnica è un genere di pianta che include 30 specie. Queste appartengono alla famiglia delle Asteracee/Compositae, native delle regioni temperate di Europa. Sono presenti anche in Nord America e ampiamente distribuite nelle aree montagnose. Il norme Arnica deriva dal greco πταρνς, ovvero starnuto, che indica la capacità di far starnutire. La specie accettata per l’uso medicinale è Arnica Montana L. Si tratta di una pianta erbacea perenne, caratterizzata da un fusto eretto peloso che può raggiungere i 60 centimetri e da un’infiorescenza a capolino provvista di fiori radicali con colore aranciato. I fiori femminili sono ligulati, mentre quelli ermafroditi sono tubulosi. I frutti sono degli acheni muniti di un pappo semplice. Il suo periodo balsamico è compreso tra giugno e luglio, durante il quale si raccolgono i fiori e si essiccano a 35°. La composizione chimica di Arnica dipende dalla parte di pianta che viene utilizzata, principalmente fiori e radici. I suoi componenti principali sono lattoni sesquiterpenici di tipo pseudoguaianolide, in particolare elenalina, 11,13-diidroelenalina e loro esteri con acidi carbossilici. È presente anche un olio essenziale in cui si ritrovano timolo con i suoi derivati e terpeni come fellandrene, mircene e umulene; sono presenti inoltre flavonoidi in forma di aglicone e glicoside; carotenoidi che caratterizzano il colore caratteristico dei fiori. In tracce troviamo alcaloidi, derivati dell’acido caffeico, inulina, arnicina, cumarine, fitosteroli e mucillagini. Se vengono utilizzati i fiori, il contenuto di lattoni sesquiterpenici è in genere dell’80%m/m [30]. Secondo la Farmacopea Ufficiale gli elementi estranei nella droga devono essere inferiori all’1%; le sostanze estraibili con acqua devono essere superiori al 17% m/m. [15] La qualità che deve avere la sostanza vegetale è descritta nella monografia 1391 della Farmacopea Europea [17]. Il contenuto minimo di lattoni sesquiterpenici imposti dalla Farmacopea Europea è dello 0,4% m/m. La tintura madre di Arnica deve essere preparata a partire dai fiori con una quantità minima di lattoni sesquiterpenici dello 0,04% m/m, espressi come diidroelenalina, in accordo con la monografia 1809 della Farmacopea Europea. [17] L’Arnica è un rimedio della tradizione popolare ampiamente usato nella medicina complementare per curare varie condizioni patologiche come contusioni, gonfiore e dolore. Le indicazioni terapeutiche riscontrate includono un’ampia gamma di usi: lesioni, di39


storsioni, infiammazioni, dolore post-operatorio, reumatico e articolare, ecchimosi ed ematomi. [31] Viene molto utilizzata in fitoterapia sotto forma di creme o gel dal 4 al 10% di Arnica tintura madre, destinate quindi ad un uso esterno. A diluizioni omeopatiche esistono invece diverse forme farmaceutiche, ampiamente utilizzate sia per uso topico che con somministrazione sistemica: granuli, globuli, gocce e gel. Nei casi di traumi, se i disturbi sono dovuti ad un trauma recente, sono usate la basse diluizioni come la 4CH alla dose di 4 granuli 3 volte al dì. La cura si completa con l’uso della pomata per le applicazioni locali. Se i disturbi sono dovuti ad un trauma remoto è preferibile una diluizione più alta come per esempio la 15CH o la 30CH alla dose di 15 gocce al dì. Se si tratta di un trauma psicologico si adopera la diluizione 15CH in un’unica dose di 5 granuli, che si ripete dopo 15 giorni. [9] Nel complesso Arnica , in formulazione topica e orale, ha dimostrato benefici clinici riproducibili, alcuni dei quali sono confrontabili con farmaci antinfiammatori come diclofenac, ibuprofene e corticosteroidi, considerati le terapie di prima scelta per il trattamento di osteoartrite, edema postoperatorio ed ecchimosi. [32] La guarigione delle ferite evolve in differenti tipi di cellule come fibroblasti, leucociti e monociti macrofagi, così come cellule endoteliali ed epidermiche che cooperano per ripristinare il danno tissutale attraverso l’omeostasi, l’infiammazione, l’angiogenesi e il rimodellamento del nuovo tessuto. Il delicato equilibrio tra infiammazione, che è potenzialmente la fase distruttiva del tessuto, e la riparazione del tessuto dipende da un numero notevole di fattori locali e sistemici e può essere farmacologicamente influenzato da Arnica.

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Figura 6 – Ipotesi del meccanismo d’azione di Arnica montana in una ferita [32].

L’azione locale viene esercitata a livello del sistema motorio sui muscoli, calmando la sensazione di dolore e riducendo il gonfiore, sia per patologie reumatiche che in seguito a traumi. Questi risultati suggeriscono che questo trattamento può essere utilizzato nel contesto di guarigione della ferita in alcuni scenari clinici specifici. Gli studi evidenziano come le procedure di raccolta e di stoccaggio della materia prima (come l’habitat naturale, il tempo balsamico, l’assenza di sostanze inquinanti, etc) sia la condizione sufficiente e necessaria per garantire l’effetto biologico desiderato. Infatti, per garantire l’efficacia dei medicinali contenenti Arnica, è necessario ottenere un fitocomplesso con livelli ottimali di sostanze attive. Ciò richiede l’utilizzo di materie prime di alta qualità, ottenute raccogliendo la pianta fresca intera, che cresce spontaneamente nel suo habitat naturale, lontana da ogni forma di inquinamento, nel suo periodo balsamico. La riproducibilità viene assicurata da un’identificazione botanica accurata, dalla salvaguardia della freschezza del lotto e dall’esecuzione di controlli sulla materia prima e sul prodotto finito. La qualità e la sicurezza dei medicinali omeopatici contenenti questa pianta sono garantite dalla Farmacopea Europea e da specifiche monografie incluse nelle Farmacopee dei singoli Stati membri. [17] La sua efficacia e sicurezza sono sostenute da un numero elevato di studi presenti nella letteratura, ma occorrono ulteriori studi per poter dare delle conclusioni definitive. Per conoscere meglio i risultati ottenuti finora, viene mostrata una panoramica dell’uso terapeutico di Arnica, focalizzando l’attenzione sul meccanismo di azione che viene evidenziato dai modelli animali e dagli studi clinici. [33]

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Studi preclinici Recentemente alcuni sperimentatori dell’Università di Bologna e Verona hanno condotto uno studio preclinico che permette di dare qualche informazione più concreta sui sui medicinali omeopatici contenenti Arnica. [32]. Allo scopo di investigare meglio il target e il meccanismo a livello cellulare, è stato utilizzato un approccio biologico-molecolare, testando diverse diluizioni dell’estratto della pianta su pannelli di geni possibilmente coinvolti nelle fasi di infiammazione e riparazione del tessuto. L’analisi è stata condotta, tramite Real Time- PCR, su 28 geni di una serie di citochine, recettori e fattori di trascrizione prodotti dai macrofagi e coinvolti nel processo di riparazione e guarigione cellulare. È stata usata una linea cellulare umana, THP-1, comunemente utilizzata per esplorare le funzioni e le regolazioni di monociti e macrofagi, prelevata da un paziente con leucemia monocitica acuta. Queste cellule sono state successivamente trattate con basse dosi di esteri di Forbolo miristato acetato (PMA), che attiva la proteinchinasi C e porta al differenziamento cellulare con caratteristiche morfologiche e funzionali simili ai macrofagi, includendo l’aspetto di adesione, fagocitosi, produzione di radicali liberi e di numerose citochine infiammatorie. Quindi dopo questo pre-trattamento è stata ottenuta una linea cellulare di cellule normali THP-1 differenziate da PMA ,denominate ‘Normale Mac’. Una parte di queste cellule è stata successivamente trattata con Interleuchina-4 (IL-4) per ventiquattr’ore, ottenendo una seconda linea cellulare ‘IL-4 Mac’. Entrambe sono state utilizzate nell’esperimento. Usando una linea cellulare di questo tipo si ha il vantaggio di assicurarsi un background genetico omogeneo e quindi un trattamento simile. Questa uniformità è particolarmente importante quando si studiano le funzioni biologiche di prodotti chimici ad alte diluizioni. Il modello sperimentale ha avuto un’impostazione dose-risposta, comprendente 5 diluizioni di Arnica e la soluzione di controllo. È stata utilizzata esplorando un ampio intervallo di diluizioni: dalla 2CH alla 15CH. La tintura madre di partenza era caratterizzata da una quantità di lattoni sesquiterpenici al 0,036% p/v. Entrambi i tipi di macrofagi sono stati esposti da due ore a 24 ore sia alla soluzione di Arnica sia alla soluzione di controllo. Ogni trattamento sperimentale è stato triplicato in 348 pozzetti, nei quali erano inseriti 42


i frammenti di RNA codificanti per i geni da analizzare. I risultati hanno evidenziato una tendenza dell’omeopatico, confrontato con il controllo, di promuovere una down-regulation dei geni implicati nel processo di infiammazione come quelli codificanti per il TNF-α, chemiochine e metalloproteinasi MMP-1. L’effetto si è potuto registrare dopo due ore di trattamento a basse diluizioni: 2CH, 3CH, 5CH e 7CH. Il trattamento con una diluizione di 15CH ha rilevato invece una up-regulation leggera del gene codificante per la proteina morfogenetica ossea BMP-2, importante fattore di differenziamento degli osteoblasti e di rigenerazione tissutale. Sono stati riscontrati questi cambiamenti attraverso il rilevatore ANOVA, ovvero l’analisi della varianza, un metodo sviluppato per l’interpretazione statistica di molti dati biologici alla base di molti disegni sperimentali. Un particolare nuovo e inaspettato derivante da questo esperimento è stata la scoperta di una up-regulation delle chemochine della famiglia CXC nei macrofagi trattati con IL-4, visibile già dopo due ore dal trattamento. Le citochine e chemochine promuovono l’infiammazione e l’angiogenesi, ma anche la regolazione dell’epitelizzazione. CXCL1 e CXCL2 sono le chemochine analizzate che stimolano l’espressione di specifiche integrine sulla superficie dei neutrofili umani, aderendo rapidamente alla matrice extracellulare ed accumulandosi nel tessuto danneggiato. Questa scoperta porta a nuove ipotesi di lavoro concernenti l’azioni di questa pianta sui macrofagi e così sul complesso meccanismo della riparazione del tessuto.

Figura 7 - Funzioni più importanti di geni la cui espressione da A.montana [32].

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Come precedentemente descritto, Arnica presenta una quantità elevata di componenti. Studi in vitro hanno dimostrato che i componenti più attivi farmacologicamente di Arnica sono 11-α-13-diidroelenalina ed elenalina. [34] In particolare, da uno studio è emerso che questi lattoni sesquiterpenici inibiscono il fattore trascrizionale nucleare NK-kappa B attraverso l’alterazione e la stabilizzazione del complesso NF-kB/inibitore kappa B nelle cellule T, B e nelle cellule epiteliali. Il fattore di trascrizione NF-kappa B è coinvolto nella fase iniziale del processo infiammatorio, attivando la trascrizione genica di citochine proinfiammatorie come il TNF e la sintesi di monossido di azoto che promuove vasodilatazione. Interferendo su questa via pre-infiammatoria si può prevenire un eccesso di infiammazione, quindi potrebbe essere utile una somministrazione di Arnica in condizioni preoperatorie. Il medicinale omeopatico unitario è stato studiato in condizioni di infiammazione sia acute, edema indotto nei ratti attraverso la stimolazione di carragenina, sia croniche, edema indotto nei ratti da sangue autologo. Diversi sono gli studi che riportano questo tipo di approccio. Uno di questi è stato condotto su 720 topi maschi ai quali è stato somministrato il medicinale omeopatico a diluizione 4 DH per via orale o iniezione sottoplantare [35], mentre un secondo studio ha utilizzato la diluizione centesimale 6 CH esclusivamente per via orale. [36] In entrambi gli studi sono stati raggiunti risultati positivi con una diminuzione del 30% dell’edema a distanza di un’ora dopo la somministrazione. In un terzo studio condotto in condizioni analoghe è stata evidenziata inoltre una significativa diminuzione della citochina proinfiammatoria Interleuchina-6. [37] I miglioramenti sono stati valutati in rapporto al gruppo di controllo con il placebo di soluzione salina. Per quello che riguarda la somministrazione per via topica di Arnica montana , è particolarmente interessante il risultato dello studio condotto utilizzando un . gel al 10% di Arnica in diluizione 3 DH che è stato applicato su un’incisione lineare apportata sulla schiena di topi, in associazione ad una microcorrente di 10 mA applicata per un periodo di due minuti. Questo trattamento ha significativamente aumentato la rigenerazione nella ferita. [38] La prova era coerente con un numero significativamente elevato nel totale delle cellule e mostrava un’alta percentuale di fibre di collagene mature nella ferita, come valutato dall’analisi strutturale e morfometrica. Ciò indicava un’attività evidente di rigenerazione tissutale in atto. 44


Studi clinici

Applicazioni topiche di Arnica in ustioni e osteoartrite

Per quanto riguarda l’uso topico, risultati promettenti sono stati individuati mirando a ridurre le ustioni, ecchimosi e i sintomi di osteoartrite. Le ustioni sono lesioni cutanee molto comuni negli infortuni domestici o lavorativi. Un’applicazione quotidiana di due estratti a base di una combinazione di Arnica e Ortica (0,5 ml per lesione per 30 minuti per tre giorni) è stata testata su ustioni di secondo grado indotte da YAG laser. Questo studio a singolo cieco randomizzato ha coinvolto due individui maschi sani. Il trattamento con Arnica o con placebo è stato effettuato sul dorso dei volontari in quattro punti lesionati. Dopo una settimana di trattamento, il diametro delle lesioni era leggermente differente tra i due trattamenti. In particolare, le ferite trattate con Arnica miglioravano in tempi più brevi rispetto a quelle trattate con placebo, dimostrando un effetto positivo nel processo di riparazione dei tessuti. [39] Un ulteriore studio di due settimane randomizzato in doppio cieco, ha interessato 16 pazienti sani sottoposti alla creazione di bruciature di 7 mm sulla parte superiore delle braccia, prodotte da un laser pulsante a 595 nm. Un miglioramento nelle lesioni era visibile alla conclusione delle due settimane di studio, comparate con il gruppo di pazienti trattati con placebo. [40] La degenerazione della cartilagine articolare è una conseguenza irreversibile nell’osteoartrite. Questa provoca gonfiore, forti dolori e rigidità nelle articolazioni in cui si presenta. La terapia quindi mira a migliorare le condizioni del paziente, cercando di ridurre la sensazione dolorosa e di ripristinare la mobilità degli arti colpiti. In tale ambito sono stati condotti due interessanti studi randomizzati in doppio cieco che hanno coinvolto rispettivamente 204 pazienti affetti da osteoartrite delle articolazioni interfalangee delle mani e 79 pazienti nell’articolazione del ginocchio. Nel primo gruppo era prevista un’applicazione topica di 4cm di Arnica gel (50 g tintura su 100 g di veicolo) per tre volte al giorno e si è potuto notare un miglioramento simile a quello ottenuto con il gel di ibuprofene al 5%. Gli effetti positivi evidenziati sono stati: riduzione del dolore, aumentata capacità funzionale delle mani e ridotta rigidità delle mani al mattino. Nel secondo, un’applicazione dello stesso gel due volte al giorno ha portato un miglioramento del dolore e della deambulazione crescente dalla terza settimana in poi. [41] 45


Somministrazione orale di Arnica in interventi operatori e traumi

Arnica è il classico medicinale omeopatico per traumi di vario genere. Viene spesso raccomandato come trattamento di primo soccorso per i danni ai tessuti molli, dislocazioni e distorsioni. Oltre al suo utilizzo abituale, molti medici lo somministrano come coadiuvante nelle terapie antidolorifiche in condizioni pre e post-operatorie. A diluizioni omeopatiche è utile poiché non influisce aggressivamente sull’organismo che è già indebolito dal trauma e dall’intervento. La sua azione analgesica è stata osservata in differenti studi, che vengono riportati di seguito. Sono tutti stati eseguiti in doppio cieco randomizzato con placebo di controllo. [42] a) Operazione al ginocchio [43] Lo studio condotto per testare l’efficacia della somministrazione orale di Arnica 30DH come integrazione all’ordinario trattamento sul gonfiore e sul dolore postoperatorio è risultato positivo. In tale studio era prevista la somministrazione di cinque globuli 2 ore prima dell’intervento e altrettanti globuli ogni 3 ore dopo l’intervento. Arnica ha ridotto il gonfiore e il dolore dopo la ricostruzione di un legamento crociato in 57 pazienti trattati. Risultati negativi invece sono stati rilevati dopo il trattamento di artroscopia o impiantazione di articolazioni artificiali del ginocchio. b) Rimozione del dente del giudizio [44] In 24 pazienti sottoposti a rimozione chirurgica bilaterale profilattica dei terzi molari, il trattamento omeopatico 30 DH con Arnica associata a Hypericum, Staphusagria, Sedum, Phosphorus e Plantago ha mostrato un’azione di miglioramento nell’apertura mandibolare e una diminuzione nell’infiammazione gengivale. c) Ritidectomia o lift facciale [45] In uno studio prospettico che ha interessato 29 pazienti sottoposti a ritidectomia, è stata utilizzata Arnica allo scopo di valutare se il suo utilizzo comportava un miglioramento delle bruciature che si verificavano a seguito del lifting facciale. È stata osservata una riduzione del diametro delle ecchimosi tra il primo giorno e il settimo dopo l’operazione, in contrapposizione col placebo 46


L’analisi è stata effettuata con il computer misuratore dei cambiamenti di colore cutanei. In questo modo è stato possibile creare un modello riproducibile dell’analisi delle mutazioni cutanee applicato al medicinale omeopatico in questione. d) Rinoplastica [46] In questo studio è importante sottolineare che il gruppo di controllo non era costituito da un placebo, ma da un farmaco di confronto (farmaco antinfiammatorio cortisonico) comunemente utilizzato in questo tipo di operazioni chirurgiche. Nello studio sono stati inclusi 48 pazienti sottoposti ad una rinoplastica primaria, che sono stati trattati con Arnica montana in globuli in tre somministrazioni/die per quattro giorni. Tale trattamento è stato associato a 10 mg di Desametasone intravenoso ed è stato osservata una significativa riduzione dell’edema rispetto al gruppo di controllo trattato con solo desametasone. Nell’ottavo giorno postoperatorio, Arnica ha mostrato una significativa riduzione dell’estensione e dell’intensità delle ecchimosi rispetto al gruppo di controllo. e) Tonsillectomia [47] In generale la tonsillectomia è particolarmente frequente nell’età pediatrica ed è associata ad un dolore da moderato a severo, che si manifesta in media con una durata di circa 7 giorni. Il trattamento convenzionale prevede l’uso di due tipologie di farmaci : oppiacei o FANS/ FAS. Questi medicinali possono creare diverse complicazioni come ad esempio l’apnea notturna, che è particolarmente rischiosa in età infantile. Inoltre bisogna anche ricordare che, dopo la restrizione da parte dell’Agenzia Nazionale di sicurezza del Medicinale e dei Prodotti (ANSM) e dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) circa l’utilizzo della codeina nel bambino al di sotto dei 12 anni, è stato limitato l’uso dei codeinici in questa fascia di età.. Sono state quindi proposte delle associazioni dei trattamenti più blandi per ottenere un effetto sicuro e senza gravi effetti collaterali. In tale ambito, Arnica è stata analizzata su 111 pazienti sottoposti a tonsillectomia. Lo studio randomizzato prevedeva l’uso di placebo in un gruppo e di Arnica montana 30 CH nell’altro. La somministrazione di due tavolette veniva ripetuta sei volte il primo giorno postoperatorio e due tavolette due volte al giorno per i successivi sette giorni. 47


Il risultato al quattordicesimo giorno dopo l’operazione ha mostrato, nei soggetti trattati con il medicinale, una significativa riduzione del dolore. Nel caso di un bambino, il grado di intensità del dolore solitamente viene misurato attraverso scale di valutazione che siano congrue ed idonee alla sua età. L’utilizzo di queste scale permette una valutazione obiettiva dell’intensità del dolore. Nel periodo immediatamente successivo all’intervento il dolore dovrà essere valutato in modo sistematico e dopo ogni somministrazione di antidolorifico. Negli adulti la valutazione dell’intensità del dolore dopo tonsillectomia è più specifica ed è basata su un’autovalutazione, la Scala Visiva Analogica.(VAS). f) Intervento di alluce valgo [48] L’alluce valgo è una patologia di deformazione del primo osso metatarsale a carico dell’avampiede ed il suo insorgere crea problemi di deambulazione e di postura. Inoltre, il dolore riportato dai pazienti è molto forte. Normalmente si utilizzano scarpe idonee e plantari correttivi, mentre in caso di aggravamento è consigliato un intervento di riassestamento osseo. Convenzionalmente, in questi casi viene quindi consigliata la somministrazione di antinfiammatori nel post-operatorio. In uno studio clinico con 88 pazienti sottoposti a intervento di alluce valgo è stata, quindi, valutatala somministrazione di Arnica 4 DH , 5 globuli tre volte al giorno per quattro giorni, ed è stata comparata con Diclofenac sodico a 50 mg . Dai risultati è emersa una equivalenza di Arnica e Diclofenac sodico nel miglioramento dell’irritazione della ferita, nella mobilità del paziente e nella riduzione del dolore. Questo confronto ha permesso di ottenere un risultato importante: non solo il medicinale omeopatico è efficace, ma ha avuto un’efficacia comparabile a quella del FANS utilizzato come analgesico. g) Circolazione [49] Test di laboratorio hanno confermato che Arnica agisce sulla circolazione, in quanto rafforza il sistema vascolare. I suoi effetti principali in questo ambito sono di accrescere l’efficienza cardiaca, aumentando l’irrorazione. Questa azione si deve attribuire ai flavonoidi di questa pianta, che in dosi omeopatiche aumentano la pressione nei capillari. Per il miglioramento della perfusione vascolare, viene somministrata la diluizione 200 CH. Per le varici periferiche si utilizza la diluizione 9CH due volte al giorno, quando il dolore è aggravato da uno sforzo fisico e si è in presenza di ecchimosi spontanea dovuta a 48


fragilità capillare. [9] Lo studio preso in considerazione per verificare questi effetti, ha coinvolto pazienti sottoposti ad una perfusione venosa prolungata. Arnica 5 CH ha ridotto il dolore, l’iperemia, l’edema e la formazione di ematomi ed ha aumentato il flusso di sangue misurato con la flussimetria Doppler. [50] h) Dolore muscolare [51] Come precedentemente accennato, Arnica è spesso utilizzato come medicinale di primo soccorso in traumi e in eccessive sollecitazioni muscolari. Per le mialgie da sforzo si somministrano diluizioni medie e basse, come 5 CH, 7 CH. 9 CH, in tre granuli per quattro volte al giorno, così da favorire l’eliminazione dell’acido lattico all’interno del muscolo. Un esempio utile sono gli sforzi a carico dei muscoli che si verificano in competizioni sportive, che possono portare a lesioni e infiammazioni tendinee. Uno studio interessante ha coinvolto 82 maratoneti, trattati con cinque globuli di Arnica 30 DH due volte al giorno dalla sera prima delle maratona fino a tre giorni dopo. È stato evidenziato un miglioramento dell’indolenzimento muscolare misurato con VAS (scala visiva analogica) immediatamente dopo la competizione. L’obiettivo di prevenire un eccessivo affaticamento e tensione a livello degli arti inferiori è un approccio interessante al fine di limitare i tempi di ripresa dei muscoli.

l) Distorsioni nell’articolazione dell’anca [52] Arnica nelle contusioni viene solitamente somministrata alla diluizione 9 CH in granuli ogni dieci minuti nel corso della prima ora dopo il trauma e successivamente ogni ora, diminuendo la somministrazione a seconda del miglioramento. [9] Uno studio randomizzato in doppio cieco è stato condotto su 570 pazienti che presentavano una distorsione importante all’articolazione dell’anca. I pazienti sono stati randomizzati in quattro gruppi ciascuno dei quali riceveva farmaci differenti: il primo ha ricevuto una combinazione di tintura di Arnica in spray e idrossietilsalicilato (HES), il secondo è stato trattato con sola Arnica spray, il terzo con HES e l’ultimo con il placebo. Il risultato ha evidenziato che il trattamento che prevedeva l’utilizzo di Arnica associata ad idrossietilsalicilato ha migliorato il dolore provocato da uno sforzo leggero in seguito al trauma ricevuto nell’articolazione. 49


Questo studio suggerisce ancora una volta che Arnica può agire in sinergia con altri trattamenti per ridurre il dolore da distorsione. m) Nevralgia dentale [53] La nevralgia dentale è un dolore molto intenso a carico del tessuto nervoso che può insorgere a seguito di operazioni dentali. Un test che ha visto come protagonisti associati Arnica 7 CH ( quattro granuli) e Hypericum 15 CH (quattro granuli), somministrati alternativamente per quattro ore in due giorni, ha evidenziato un rapido sollievo nel 76% dei pazienti trattati rispetto al 40% dei pazienti trattati con placebo, dopo un intervento di estrazione dentale. Arnica è più efficace del placebo quando è usata in trattamenti in diverse condizioni, includendo dolore post-trauma e post-operatorio, edema ed ecchimosi. I dosaggi e le preparazioni usate hanno prodotto sostanziali differenze nel risultato clinico. Le evidenze complessive suggeriscono che questo medicinale omeopatico può rappresentare una valida alternativa agli antinfiammatori non steroidei.

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Ruta graveolens

Figura 8: Ruta graveolens [54]

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Ruta graveolens appartiene alla famiglia delle Rutacee ed è nativa delle regioni mediterranee; viene coltivata in tutta Europa e in molti paesi asiatici come Cina, India e Giappone. Si tratta di un arbusto sempreverde che può raggiungere un metro di altezza. Le foglie sono piccole, oblunghe, tripennatosette e contengono ghiandole oleose. I fiori sono riuniti in corimbi terminali all’estremità dei rami e il loro colore tende al giallo-verde. Il frutto è costituito da una capsula contenente numerosi semi rugosi e neri. La radice è ramificata e fibrosa. Il suo habitat sono zone sassose, terreni erbosi assolati, calcarei e asciutti dal piano fino a 1100 metri. Si utilizzano le parti terminali della pianta più tenere, quindi le foglie raccolte da maggio ad agosto, appena prima della fioritura. Si possono utilizzare anche essiccate. L’estratto della pianta contiene più di 120 componenti di differenti classi di prodotti naturali. [55] I suoi derivati cumarinici sembrano contribuire all’attività farmacologica della pianta. Queste furocoumarine includono:bergaptene, psoraleni, xantoxantine, isopimpinellina e rutamarina. [56] La rutina è uno dei principali glicosidi flavonoidici isolato dalle foglie. È il rutinoside della quercetina, infatti per idrolisi produce l’aglicole quercetina e la parte zuccherina costituita dal rutinosio. Questo può idrolizzare negli zuccheri ramnosio e glucosio. Gli alcaloidi principali presenti sono graveolina, cocusaginina e skimmianina. [57] Ruta graveolens è nota fin dall’antichità come pianta medicinale, ritenuta in grado di risolvere numerose malattie. È comunemente conosciuta come Ruta e viene usata come medicina in Asia per trattare vari disordini come problemi visivi, reumatismi, dermatiti e dolori lancinanti. In passato veniva utilizzato il decotto di Ruta con alte concentrazioni per provocare gli aborti, da qui si è scoperta la sua attività emmenagoga di provocare un ciclo mestruale. Ancora oggi questo genere di pianta è ampiamente usato in diversi preparati erboristici, in prodotti cosmetici, nella medicina integrativa ed è oggetto di ricerche volte a verificare l’efficacia delle loro applicazioni e i principi attivi che li caratterizzano. [58] Ruta è menzionata nella farmacopea di 28 Paesi dove è considerata principalmente come stimolante, antispastica e diuretica. [59] Il termine “ruta” deriva dal greco e significa liberazione, mentre “graveolens” ha significato di “forte odore” e deriva invece dal latino. [60] 52


Grazie alla varietà e attività dei suoi componenti, questa pianta viene utilizzata dalle medicine complementari in molteplici condizioni patologiche. In ambito fitoterapico la Ruta viene somministrata quasi esclusivamente esternamente sotto forma di olio e tintura per massaggi per i dolori articolari, nevralgie e crampi. L’olio essenziale inoltre è utilizzato come fungicida e repellente verso gli insetti, grazie al suo odore intenso e pungente. [58] In omeopatia è molto utilizzata in forma di granuli a varie diluizioni, che vanno dalla 4CH alle 30CH, in condizioni di primo soccorso per traumi e problematiche cutanee, ma gli sviluppi nella ricerca hanno evidenziato ulteriori proprietà farmacologiche della pianta in diluizioni omeopatiche. Partendo dalle evidenze sperimentali sul potere antiossidante della pianta, si prosegue con gli studi effettuati sull’attività antinfiammatoria-analgesica, per concludere con le importanti scoperte in ambito oncologico Studi preclinici

Attività antiossidante

I radicali liberi sono noti per svolgere un ruolo importante nella patogenesi di molte malattie croniche, come aterosclerosi, artrite, ischemie e tumori. Pertanto la potenza antiossidante dell’estratto della pianta, durante una competizione radicalica, può essere utilizzata come indice di protezione contro lo sviluppo di questi processi degenerativi e portare a nuove molecole terapeutiche. Per valutare la totale attività antiossidante di Ruta sono stati condotti diversi esperimenti in vitro, differenziando le varie tipologie di antiossidanti. [61] Il primo metodo colorimetrico individua lo scavenging dei radicali liberi, evidenziato con due soluzioni contenenti DPPH e ABTS, composti generanti radicali. La prova permette di determinate il potere antiossidante facendo reagire il campione con le soluzioni ed analizzando con raggi UV la diminuzione del picco. I picchi di riferimento per le due soluzioni sono a 517 o 734 nm. I composti antiossidanti che sono capaci di trasferire un atomo di idrogeno al radicale, causano una decolorazione della soluzione. [62] Il secondo test è stato effettuato per valutare il contenuto totale di polifenoli presenti nell’estratto. Si utilizza il reattivo di Folin-Ciocalteau, costituito da miscela di sodio tungstato e sodio molibdato che aggiunto al campione è in grado di assumere una colorazione blu pro53


porzionale al numero di residui fenolici presenti. Il terzo saggio ha valutato l’attività scavenging della pianta agendo direttamente sull’ossido nitrico, radicale libero importante nell’organismo. I risultati ottenuti mostravano che l’azione dell’estratto di Ruta sulle colture cellulari era fortemente antiossidante, attribuita principalmente alle furanocumarine. La produzione di antiossidanti attraverso colture di tessuti vegetali può essere una strategia efficace per implementare la quantità di queste sostanze utilizzate come coadiuvanti nel benessere della persona.

Attività antinfiammatoria

Rutina e skimmianina, presenti nella pianta, hanno azione di protettori vasali; sono utilizzati in terapia quando si riscontrano alterazioni della resistenza e della permeabilità capillare. L’attività si esplica anche nell’opporsi al collasso vascolare, nel ridurre edemi, infiammazioni e ipertensione. [57] Lo studio presentato ha lo scopo verificare l’effetto antinfiammatorio dei componenti di Ruta graveolens contro l’infiammazione acuta indotta da carragenani nei ratti. Il trattamento prevedeva la somministrazione di diverse concentrazioni del flavonoide e dell’alcaloide estratti dalle foglie della pianta. [63] Sono state analizzate le concentrazioni delle espressioni dei geni che giocano un ruolo principale nello stato infiammatorio, come TNF-α e IL-6, l’attività della COX-2 e la dimensione dell’edema. Tutti questi fattori erano diminuiti in maniera significativa utilizzando concentrazioni dei componenti equivalenti a quelle presenti nel medicinale omeopatico. Infatti grazie a queste attività, Ruta è ampiamente utilizzata in condizioni quali infiammazioni muscolari, di traumi dei tendini e del periostio, quindi cura in particolar modo: le lussazioni, le tendiniti, le periostiti, le distorsioni semplici o complicate. In tutti i tipi di contusioni e di infiammazioni tendinee o articolari, solitamente vengono somministrati 5 granuli alla diluizione 5 CH, sublinguali, per tre volte al giorno. Mentre in caso di dolori molto intensi è consigliato utilizzare la diluizione 15 CH, una o più volte al giorno. [57]

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Attività analgesica

Il profilo analgesico dell’estratto di Ruta è stato esaminato in studi in vivo effettuati su topi da laboratorio. Sono stati somministrati 200mg/kg dell’estratto che hanno mostrato un effetto antinocicettivo, misurato con il test della piastra calda (hot-plate) e il tail flick test. [64] In entrambi i test la stimolazione dolorifica è prodotta da una fonte di calore. Il risultato ha dimostrato una diminuzione della riposta dell’animale sottoposto a calore, quindi una riduzione del dolore indotta dall’estratto. Le ipotesi avanzate sul tipo di mediatori coinvolti nell’attività antinocicettiva, volgono su un’influenza dei recettori oppioidergici e α2-adrenergici, dedotte dal Writhing test. Tale metodo chimico prevede l’utilizzo tramite iniezione di principi irritanti (come acido acetico) per provocare dolore di origine periferica. L’attività analgesica del composto in esame è stata verificata tramite la diminuzione della frequenza di risposta dopo lo stimolo. [65]

Attività antitumorale

Uno degli ambiti clinici più importanti e sul quale si fa ricerca è quello oncologico. La necessità di trovare terapie con nuovi target d’azione e di evitare gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali, porta alla sperimentazione e valutazione anche di piante e di prodotti di origine vegetale. Per questo motivo gli studi più recenti condotti su Ruta sono incentrati sulle sue proprietà antitumorali. In particolare, l’estratto acquoso della pianta è stato testato in vitro per osservare l’effetto anti-proliferativo su differenti tipi di cellule cancerose ed evidenziare i percorsi di attività biologica coinvolti per selezionare appunto nuovi target terapeutici. [66] Questo estratto acquoso è stato studiato nello specifico come induttore di morte in differenti linee cellulari di glioblastoma, altamente usate per provare i nuovi farmaci in studi preclinici. Il glioblastoma multiforme, denominato U87MG, è una forma altamente aggressiva di tumore al cervello la cui prognosi è stimata a circa 14 mesi. A causa della veloce invasione del parenchima cerebrale, è impossibile rimuovere completamente il tumore attraverso la chirurgia, anche se associata a trattamenti aggressivi come chemio e radioterapia. Un certo numero di anomalie molecolari sono state coinvolte nella patogenesi di glioblasto55


ma,compresi fattori di crescita e recettori che sono spesso stimolati e costitutivamente attivati​​. Sono importanti le alterazioni riscontrate a carico dei recettori tirosin-chinasi ERK1/2 e PKB, entrambi coinvolti nelle vie di trasduzione del segnale e nell’attività di proliferazione cellulare. Partendo da queste informazioni sono stati analizzati diversi aspetti dell’attività dell’estratto di Ruta. Al fine di valutare l’effetto anti-proliferativo, sono stati eseguiti i test di vitalità cellulare sulle linee cellulari di glioblastoma umane (U87MG e U138) e murine (C6): il saggio di riduzione di MTT, un composto che può essere metabolizzato solo dall’enzima succinato deidrogenasi presente nei mitocondri delle cellule vive, test di esclusione di Trypan blue, un colorante che penetra attraverso le membrane cellulari solo se non più vitali. In particolare, si è effettuata un’incubazione per 24 ore con 1 mg/mL di estratto acquoso di Ruta che ha determinato un arresto nella proliferazione cellulare, in comparazione con cellule trattate solo con il veicolo. Il trattamento prolungato di 48, 72 e 96 ore, inoltre ha determinato un’induzione di morte nelle cellule cancerose. Per investigare il meccanismo molecolare che porta ad ottenere questi risultati, è stata analizzata la modulazione della cascata delle proteinchinasi ERK1/2 e PKB attraverso la tecnica del Western blotting. L’effetto anti-proliferativo è attribuito, almeno in parte, all’attivazione del pathway delle chinasi, come evidenziato dal fatto che, in seguito al trattamento, aumenta la fosforilazione di ERK 1/2 e che l’uso dell’inibitore di ERK1/2 riduce gli effetti indotti dall’estratto. Infine per chiarire il tipo di morte cellulare indotta da Ruta graveolens è stata utilizzata la tecnica citometrica a flusso, basata sul metodo del complesso modificato di annessina V/propidio ioduro. Questo metodo è ampiamente utilizzato per determinare se le cellule sono vitali, discriminando se sono in fase di apoptosi o necrotiche, attraverso differenze di integrità della membrana plasmatica e differenze di permeabilità. È stato somministrato 1 mg/mL dell’estatto per 48 ore su A1 mesc-myc, una linea cellulare murina progenitrice neurale immortalizzata, non differenziata e proliferante. L’estratto ha aumentato il numero di cellule A1 in apoptosi rispetto a quelle trattate con solo il veicolo. Infatti il numero dei nuclei apoptotici era maggiore del 400% rispetto al gruppo di controllo. Il numero di cellule necrotiche invece non è stato modificato in nessuno dei due gruppi. D’altro canto, la somministrazione dell’estratto acquoso su cellule A1 di topo differenziate non-proliferanti non induce morte cellulare ma, al contrario, ne determina il rien56


tro in ciclo cellulare. Quindi, questi dati mostrano che Ruta è dotata di una potente attività antitumorale in cellule di glioma umano e in cellule proliferanti cerebrali di topo potenzialmente dannose, mentre risulta innocua verso le cellule sane che continuano la loro differenziazione. È un elemento molto importante perché i farmaci solitamente utilizzati in prima e seconda linea per il glioblastoma, ovvero i due agenti alchilanti sul DNA temozolomide e cisplatino, non sono abili nell’attuare questa discriminazione, inducendo apoptosi in ogni tipo di cellula sulla quale riescono ad agire. Pertanto rappresenta un potenziale nuovo strumento terapeutico per la terapia del cancro al cervello e anche per studiare gli eventi molecolari alla base della tossicità dei composti esogeni sulle cellule neurali. In un altro studio è stata controllata l’attività antitumorale di Ruta contro asciti neoplastiche e tumori solidi. [67] L’ascite neoplastica è rappresentata da un eccessivo aumento del liquido all’interno del peritoneo, nel quale è possibile riscontrare numerose cellulare tumorali. 10 μl di Ruta 200 CH diluita in 0,1 mL di acqua, è stata testata su culture cellulari di linfoma ascitico di Dalton e carcinoma ascitico di Ehrlich estratti dalla cavità peritoneale dei topi. Dopo un’incubazione di 3 ore, la vitalità cellulare è stata valutata con il test di esclusione del Trypan blu. Dopo una settimana di trattamento è stato registrato una lieve e significativa riduzione delle cellule tumorali vitali. Sugli animali, invece, è stata somministrata la diluizione 200 CH dopo 24 ore dall’inoculazione delle cellule tumorali e il trattamento è stato ripetuto ogni giorno, comparandolo con il veicolo di controllo. In questo caso è stata valutata la mortalità e la percentuale di allungamento della vita negli animali. Il tasso di sopravvivenza degli animali affetti da tumore solido e ascitico è stato significativamente aumentato dal trattamento. La percentuale della durata della vita è stata incrementata del 47,7%.

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Studi clinici su attività antitumorale Finora si è parlato di studi preclinici su culture cellulari o su animali, mentre ora è necessario presentare quali benefici sono stati riscontrati nella somministrazione di Ruta omeopatica direttamente su pazienti. I pazienti con cancro metastatico avanzato sono spesso trattati aggressivamente con linee multiple di chemioterapici, anche nel loro ultimo mese di vita. Il beneficio di questo approccio è incerto, soprattutto per l’impatto che questo tipo di terapia può avere sulla qualità della vita del paziente. Lo studio riportato di seguito è il primo in Europa a riportare l’uso di una medicina omeopatica, dando una visione chiara e ben descritta della coorte di pazienti coinvolti e il loro stadio di progressione tumorale. È stato effettuato uno studio che aveva come end-point primario quello di investigare la possibile somministrazione di un medicinale omeopatico, la Ruta 9 CH, per migliorare la qualità della vita (QoL) e la progressione del tumore nei pazienti con cancro avanzato in cui la terapia standard è risultata fallimentare. [68] Sono stati inclusi un totale di 31 pazienti con una condizione patologica confermata di tumore solido localizzato o metastatico con un’aspettativa di vita di circa tre mesi. Tra i pazienti inclusi la diagnosi di tumore al seno avanzato o recidivo era la tipologia più comune di tumore (29%), seguito dal tumore al retto (16%) e dal tumore dell’ovaio (13%). I criteri utilizzati per valutare lo stadio e i cambiamenti dei tumori sono i RECIST, ovvero Response Evaluation Criteria in Solid Tumors, insieme di regole che definiscono le diverse risposte ai trattamenti dei pazienti soggetti a tumori. Lo studio è stato condotto somministrando Ruta 9 CH in ampolle da 1mL ciascuna. Il trattamento per via orale veniva iniziato il primo giorno con una dose di due ampolle/ die, una al mattino e una alla sera. Il trattamento totale ha avuto una durata complessiva di otto settimane. Per valutare i cambiamenti nella qualità della vita è stato utilizzato EORTC QLQ – C30 (The European Organization for Research and Treatment of Cancer QLQ-C30), si tratta di un questionario ideato dall’organizzazione per il trattamento dei tumori. Il paziente deve rispondere a domande che spaziano dal trattare le condizioni fisiche alle percezioni emotive, come disagio, ansia e depressione. [69] Nello stato della qualità della vita era stato evidenziato un miglioramento significativo tra il pretrattamento e l’ottava settimana, con una progressione verso la sedicesima settimana. Il miglioramento registrato era maggiore di dieci punti nei criteri utilizzati, ciò significa 58


che è stato clinicamente significativo. La sopravvivenza media complessiva era di 6.7 mesi. La sopravvivenza media senza progressione della patologia (clinica, biologica e utilizzando i criteri RECIST) era 1.9 mesi e la sopravvivenza media senza nessun peggioramento nella qualità della vita (trattamento chemioterapico addizionale oppure ospedalizzazione) era 2.2 mesi. Il trattamento è stato accolto favorevolmente dai pazienti e dai medici coinvolti. Ciò è dovuto in parte grazie della scarsità di eventi avversi rispetto al trattamento standard. In effetti, il 20 % dei pazienti ha scelto di continuare questa terapia su loro richiesta, nonostante la progressione del tumore, per un periodo medio di 6 e 36 settimane insieme alle altre terapie in uso. Le forme tumorali sono spesso trattate in modo aggressivo con più linee di chemioterapia, anche nell’ultimo mese di vita. Ruta 9CH può dare beneficio ai pazienti con cancro in stadio avanzato che hanno ricevuto un precedente trattamento che poteva creare un peggioramento della qualità di vita. [68]

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STODAL® La tosse è uno dei sintomi più frequentemente riportato nella pratica clinica. Le sue caratteristiche e la durata dipendono dalla eziologia e sono fortemente influenzati da fattori ambientali. In presenza di infezioni respiratorie, indipendentemente dalla loro origine virale o batterica, l’efficienza della clearance muco-ciliare è spesso compromessa a causa di azioni combinate di agenti patogeni e di rilasciato nel mediatori infiammatori. Questo porta all’aumento della produzione di muco ad alta viscosità e riduce la capacità del battito ciliare. Di conseguenza, il progressivo accumulo di secrezioni e la presenza di mediatori infiammatori aumentano la tosse e il dolore al torace. [70] Ad oggi, una vasta gamma di antitussivi e agenti protussivi sono disponibili sul mercato poiché il trattamento sintomatico è spesso prescritto dopo una consultazione per tosse acuta, anche se l’efficacia di molti di questi trattamenti è ancora oggetto di dibattito. Nell’arena di trattamenti alternativi e complementari, i medicinali omeopatici sono la categoria più controversa e contestata, principalmente a causa della mancanza di tudi randomizzati, controllati con placebo. Tra gli studi presenti in tale ambito troviamo uno studio randomizzato in doppio cieco confrontato con placebo che quindi si pone l’obiettivo principale di indagare le proprietà antitussive e la sicurezza di uno sciroppo omeopatico indicato per la gestione di tosse acuta indotta da un’infezione delle alte vie respiratorie senza complicazione e bronchiti negli adulti. [71] Lo sciroppo preso in considerazione è Stodal®, una specialità omeopatica brevettata dall’azienda farmaceutica Boiron e depositata presso il Ministero della Salute il 29 luglio 2002. È un medicinale complesso composto da: Anemone pulsatilla 6 CH Antimonium tartaricum 6 CH Bryonia dioica 3 CH Coccus cacti 3 CH Drosera TM aa 0,95 g Ipecachuanha 3 CH Myocarde 6 CH Rumex crispus 6 CH Spongia tosta 3 CH Sticta pulmonaria 3 CH 60


È composto da 950 mg di ogni ingrediente per 100 g di sciroppo e contiene inoltre eccipienti: saccarosio (6 g/10 g), acqua, colorante E150 (caramello), conservante E210 (acido benzoico) e alcool (0,3% V/V). [16] A differenza dei due medicinali unitari Arnica e Ruta, Stodal è un esempio di medicinale che rappresenta la linea di omeopatia complessista, utilizzando quindi la somministrazione contemporanea di più ceppi unitari in un’unica formulazione. Viene prescritto o consigliato come farmaco da banco (SOP) nell’intervento su tosse produttiva o secca e come coadiuvante nel trattamento di infiammazioni a carico dell’apparto respiratorio. Componenti e attività farmacologica Anemone pulsatilla L. È una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Ranucolaceae. Il nome della specie è Pulsatilla vulgaris ed è chiamata anche fiore di Pasqua. È distribuita nelle zone temperate d’Europa, Asia e America. Presenta un rizoma legnoso che affonda verticalmente e dal quale si ergono fusti eretti. I fiori sono grandi, a forma campanulata e dall’intenso colore blu-violaceo. Tutte le parti della pianta possiedono valori curativi. Il principale componente è il glicoside ranuncolina, che viene degradato a protoanemonina e a sua volta spontaneamente dimerizza nell’alcaloide anemonina. L’anemonina è una sostanza cristallina che si concentra nell’olio essenziale della pianta, alla quale vengono attribuite le principali attività terapeutiche. Anemone pulsatilla viene utilizzata in omeopatia per trattare infezioni batteriche polmonari, asma e nevralgie. [72] Antimonium tartaricum È un sale misto che si ottiene dalla triturazione di tartrato di potassio e antimonio insieme a lattosio. Si presenta in forma di polvere bianca o cristalli incolori trasparenti, solubili in acqua bollente e insolubili in alcol. [73] Viene anche chiamato ‘tartaro emetico’, dalla sua capacità di favorire l’eliminazione del muco attraverso il rigetto. [74] Le principali indicazioni terapeutiche includono quindi le patologie respiratorie come bronchite e insufficienza respiratoria accompagnate da un’eccesso di catarro.

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Bryonia dioica Jacq. È una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee. Bryonia dioica Jacq è molto simile all’altra specie Bryonia alba, entrambe utilizzate in omeopatia. Sono originarie dell’Europa centrale, dell’Asia occidentale e Africa settentrionale. Presenta foglie pentalobate, con superficie ruvida e con peli rigidi. I fiori sono dioici, riuniti in racemi e giallo-verdi sia se femminili che maschili. I fiori maschili presentano un calice campanulato, mentre quelli femminili presentano un calice a tubo globoso che si restringe sopra all’ovario. Il frutto è una bacca rossa con semi ovoidali. La parte di pianta utilizzata per preparare la Tintura Madre è costituita dalle radici grosse, amare e molto ramificate. [75] Queste contengono varie sostanze come glucidi, lipidi, steroli e i glucosidi terpenici cucurbitacine. Quest’ultime hanno una struttura simile ai corticoidi.

Figura 9: struttura chimica Cucurbitacine. [76]

Le indicazioni cliniche coinvolgono riniti, tracheiti, bronchiti, pleuriti, malattie infettive di qualunque eziologie e sindromi febbrili. [73] Coccus cacti La cocciniglia è un insetto dell’ordine degli Emitteri, della famiglia dei Coccidi, originario del Messico. È utilizzata anche come colorante alimentare E120. Per formulare il prodotto omeopatico si utilizza la femmina essiccata nel momento della fecondazione senza sviluppo di uova. Viene triturata e ridotta in polvere di colore rosso scuro. I principali componenti estratti sono acido carminico e miristicina derivata dai grassi ottenuti. [73] L’uso è consigliato nella patologia della pertosse e in tossi spasmodiche con eccessi durante la notte. 62


Drosera rotundifolia L. È una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Droseracee. Cresce nelle zone umide e paludose non mediterranee d’Europa, America del Nord e Giappone. È una pianta carnivora con foglie ricoperte da ciglia tentacolari, mobili che rilasciano un liquido acido durante la digestione degli insetti fagocitati. Per le preparazioni omeopatiche viene utilizzata la pianta intera raccolta a luglio. I principali componenti sono infatti gli enzimi proteasi simili alla pepsina umana e i naftochinoni. A diluizioni omeopatiche questi componenti esercitano un’azione antibatterica e sedativa della tosse spasmodica. [73] Ipecacuanha È prodotta a partire dalla radice di Cephaelis ipecacuanha. È un arbusto sempreverde della famiglia delle Rubiacee, originario del Brasile. Le foglie sono grandi, opposte, ovali, di color verde cupo superiormente e pallide nella pagina inferiore. I fiori sono bianchi, pentameri e riuniti in cime terminali. I frutti sono drupe violacee. Le radici sono cordoniformi e ampiamente ramificate. [30]. I principali componenti sono gli alcaloidi emetina, cefelina, psicotrina; il tannino acido ipecacuanico e l’eteroside ipecacuanina. Questa pianta è molto utilizzata sia nella medicina convenzionale, sia in medicina omeopatica come espettorante ed emetico. Le indicazioni terapeutiche coinvolgono situazioni di tosse spasmodica con dispnea e grande accumulo di muco nei bronchi. Rumex crispus L. È una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Polygonaceae. Cresce in luoghi freschi delle zone temperate d’Europa e nord Africa. Presenta un fusto eretto e sempliche che può raggiungere un metro di altezza. Le foglie basali sono laneolate e riunite in una rosetta, mentre le foglie del fusto sono di dimensioni minori. I fiori aranciati sono raccolti in racemi. Il frutto è un achenio. La parte utilizzata è il rizoma fusiforme fresco, nel quale sono contenuti prevalentemente composti antrachinonici come emodina e crisofanolo; tannini, ferro e fitosteroli. È indicato per diminuire le secrezioni eccessive delle mucose e per trattare laringiti e tracheiti. [60]

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Spongia tosta È costituita dallo scheletro delle spugne Spongia officinalis L. appartenenti alla famiglia delle Porifere e diffuse nel Mediterraneo. Le spugne vengono torrefatte e ridotte in polvere scura, che viene poi utilizzata per produrre la tintura madre. I componenti maggiori sono costituiti dai minerali iodio, bromo e silice. Viene inoltre segnalato l’isoagatolattone, un composto diterpenico. La sua attività principale è sulle mucose secche e brucianti, in condizioni di tosse secca e persistente. [73] Sticta pulmonaria È un lichene del gruppo delle Tallofite. Cresce prevalentemente su querce, faggi e rocce. [77] Si utilizza il tallo essiccato per preparare il rimedio omeopatico. È utilizzato in casi di tosse irritativa produttiva e spastica, con dolori pungenti dietro lo sterno. [78] L’uso di questo medicinale è consigliato per tutte le fasce di età, in gravidanza e nei bambini sopra i due anni. Studi clinici su adulti e bambini Una delle critiche principali che viene mossa all’omeopatia è la scarsità di studi effettuati con buona qualità, cioè la presenza di un numero non elevato di studi in doppio cieco randomizzati e controllati con un farmaco di confronto o placebo. Per quello che riguarda lo sciroppo omeopatico Stodal a livello della letteratura scientifica possiamo trovare uno studio RCT che aveva come obiettivo quello di valutare le proprietà e la sicurezza dello sciroppo nel trattamento della tosse acuta produttiva in casi di Upper Respiratory Tract Infections (URTI) non complicate e di bronchiti, di stimare la riduzione della gravità della tosse misurata mediante una scala validata per questa condizione clinica, Validated Verbal Category- Descriptive (VCD) ed esaminare la viscosità delle secrezioni il primo giorno e nei giorni successivi mediante l’utilizzo di un viscosimetro. [71] È stato effettuato in doppio cieco randomizzato controllato con placebo su un totale di 80 pazienti adulti che presentavano tosse acuta causata da URTI e bronchiti. La gravità dei sintomi della tosse prima di iniziare il trattamento era comparabile nei due gruppi. La posologia utilizzata era di 15 mL di sciroppo per quattro volte al giorno; il trattamento è durato una settimana. 64


Una diminuzione della tosse è stata registrata in entrambi i gruppi: nel gruppo trattato con il medicinale omeopatico il miglioramento era maggiormente significativo rispetto al gruppo di controllo. Le secrezioni delle mucose invece sono state rese significativamente più fluide nel gruppo con Stodal e questo ha permesso una maggior capacità di espettorare il muco. Il medicinale omeopatico è risultato essere ben tollerato dai pazienti inclusi, infatti nessuno di essi ha riportato eventi avversi correlabili al trattamento oggetto di questo studio.

Figura 10: Categoria verbale descrittiva del valore di tosse nel corso del tempo [71]

Anche questo studio non chiarisce l’esatto meccanismo di azione del trattamento omeopatico valutato. I risultati ottenuti si aggiungono al crescente corpo di evidenze che indicano che l’omeopatia può essere un’opportunità terapeutica valida e sicura che il medico può scegliere di utilizzare tra tutti i trattamenti che ha a disposizione. Recentemente è stato effettuato uno studio osservazionale prospettico con l’obiettivo di valutare se l’aggiunta di una terapia antibiotica ad una sintomatica con Stodal comportava o meno un miglioramento della gravità e della durata della tosse in un gruppo di pazienti in età pediatrica.[79] Per la valutazione è stata utilizzata la stessa scala di valutazione dello studio RCT, la scala descrittiva validata VCD. Il trattamento antibiotico associato è stato scelto dal medico curante e comprendeva 65


eritromicina, amoxicillina, acido clavulanico e claritromicina. Lo studio è stato condotto presso quattro ambulatori pediatrici ed includeva 85 pazienti affetti da tosse indotta da un’infezione delle alte vie respiratorie (URTI), senza evidenti complicanze. I pazienti sono stati divisi in due gruppi principali: il primo gruppo includeva pazienti ai quali veniva prescritto solamente lo sciroppo omeopatico Stodal e comprendeva 46 bambini (gruppo 1), mentre il secondo gruppo includeva pazienti ai quali era stato prescritto il trattamento sintomatico con Stodal in associazione ad una terapia antibiotica e comprendeva 39 bambini (gruppo 2). La posologia consigliata dai pediatri era 5 mL di sciroppo quattro volte al giorno per 10 giorni totali. L’antibiotico è invece stato somministrato per sette giorni secondo la posologia indicata del medico per ciascun caso. Ciascun bambino incluso nello studio veniva osservato per un periodo di follow-up complessivo di 28 giorni. Le caratteristiche (sesso, età, momento di inizio della tosse e gravità della tosse) dei due gruppi analizzate non mostravano differenze statisticamente significative. La gravità della tosse durante il periodo di trattamento era comparabile tra i due gruppi in tutto il periodo di osservazione. È stato notato un miglioramento statisticamente significativo nella gravità della tosse tra il giorno 2 e il giorno 28 in entrambi i gruppi, con una differenza non statisticamente significativa tra i due gruppi in esame. La risoluzione totale della tosse iniziava il giorno 4 (8.7% nel gruppo 1 e 5.1% nel gruppo 2) e continuava progressivamente in tutto il periodo di valutazione. In particolare, dopo la prima settimana la tosse era completamente guarita in più della metà dei pazienti di entrambi i gruppi (58.7% nel gruppo 1 e 53.8% nel gruppo 2).

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Figura 11: Categoria verbale descrittiva dello sviluppo della tosse nel periodo di trattamento [79]

Al termine del periodo di osservazione dello studio la tosse era ancora presente in otto pazienti nel gruppo 1 e in cinque pazienti nel gruppo 2, tuttavia la tosse in questi pazienti non interferiva con lo svolgersi delle attività quotidiane e con il sonno. Nello studio in totale sono stati osservati 11 eventi avversi che si sono manifestati con una frequenza maggiore nei pazienti del gruppo 2, cioè in quei pazienti che ricevevano sia Stodal che il trattamento antibiotico. In particolare, due pazienti del gruppo 1 avevano riportato insonnia e vomito, mentre nove pazienti nel gruppo 2 avevano riportato diarrea, vomito e rash cutanei. In conclusione, i dati confermano che il trattamento omeopatico studiato ha potenziali benefici sulla tosse nei bambini, nonchÊ evidenziano il buon profilo di sicurezza di questo trattamento. Associando alla terapia sintomatica (Stodal) un trattamento antibiotico non era stato osservato un miglioramento della risoluzione della tosse, invece si era osservato un numero di eventi avversi maggiore rispetto al gruppo trattato solo con lo sciroppo omeopatico. 67


Conclusioni L’obiettivo principale del mio lavoro è stato quello di vagliare la sicurezza e la possibile efficienza del trattamento omeopatico, che ancora è circondato da atteggiamenti di dubbio e scetticismo. Per superare questa diffidenza ho scelto di portare dei dati concreti, ottenuti da metodologie approvate e utilizzate anche per testare i medicinali convenzionali, pur consapevole che gli studi sono ancora in fase iniziale e necessitano di approfondimenti. [80] L’idea che mi ha accompagnato e sostenuto è stata la convinzione che sia necessario aprire l’orizzonte terapeutico, fossilizzatosi da molti anni sulla terapia convenzionale. Quest’ultima ha lasciato lacune metodologiche e il grosso limite degli effetti collaterali, che possono in parte essere evitati dalle terapie alternative. [27] Questo non significa negare un trattamento terapeutico a favore di un altro, ma farli coesistere. Si deve parlare quindi di integrazione tra registri terapeutici differenti verso un concetto allargato di medicina. Tale integrazione richiede uno sviluppo della ricerca scientifica e un programma di qualifica delle varie figure professionali in ambito omeopatico. Il concetto di salute si è sviluppato fino ad essere considerato come il benessere della persona nella totalità dei suoi aspetti fisici, mentali e sociali. Ogni persona infatti ha un ventaglio di sfumature genetiche, morfo-anatomiche, funzionali e psicologiche, che possono portare ad una risposta differente nei confronti di uno stesso trattamento. Per arrivare alla guarigione è necessario individualizzare la terapia in base alle note distintive di ogni paziente. Non si può pensare di raggiungere questo traguardo senza considerare la possibilità di esplorare tutte le terapie a disposizione, verso una cura completa. L’educazione all’integrazione è rivolta a medici e farmacisti, che devono poter rispondere agli individuali bisogni dei pazienti nella loro complessità. Durante la mia esperienza di tirocinio, avvenuta in una farmacia fornita di un ampio reparto dedicato all’omeopatia, ho potuto constatare che questo tipo di trattamento porta dei risultati incoraggianti. Molti pazienti hanno riferito di aver ottenuto miglioramenti con questi rimedi e di essere sollevati per il fatto che non hanno effetti collaterali, se usati correttamente. Fra questi, donne in gravidanza, bambini e anziani hanno tratto giovamento nei casi di malattie da raffreddamento con l’uso di Stodal®, particolarmente richiesto nel periodo invernale. 68


In un arco di sette mesi, ho registrato inoltre il successo considerevole di Arnica in ogni sua formulazione, con un numero di pezzi venduti pari a 210. Il suo utilizzo ha riscontrato risultati apprezzabili non solo in casi di traumi in bambini, ma anche in varie situazioni di dolore dentale e articolare in pazienti adulti e anziani in politerapia. Elemento importante di questo quadro è la figura del farmacista competente che sa orientare e consigliare il paziente, con cui sa instaurare un rapporto di ascolto e di dialogo. Per quanto riguarda la sinergia tra gli orientamenti terapeutici di omeopatia e medicina convenzionale, ho potuto verificare che è fondamentale il ruolo del medico, sia esso omeopata o di base con formazione specifica. Infatti ho riscontrato prescrizioni, da parte dello stesso medico, di entrambe le cure a seconda della condizione del paziente nel caso specifico. Quindi la conoscenza delle terapie integrative è necessaria in quanto permette alle figure di riferimento di poter adattare al paziente, visto nella sua totalità , la cura migliore.

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Ringraziamenti Desidero ringraziare la gentile Prof.ssa Maria Angela Vandelli, relatore di questa tesi, per la supervisione e l’aiuto nel processo di stesura ed elaborazione. Ringrazio insieme a Lei il dottor Vincenzo Misley per avermi dato l’opportunità di avvicinarmi ad un campo cosi stimolante. Ringrazio i correlatori Luigi Marrari e Lorenza Ferrari per il supporto di documentazione fornita e per la paziente disponibilità durante questo percorso. Voglio ringraziare la dottoressa Paola Andrazi, amica preziosa che ha saputo darmi consigli essenziali. Ringrazio le amiche che mi hanno accompagnato in questo percorso universitario: Elisabetta, Ilaria e Valeria. Ringrazio infinitamente in miei genitori per la loro pazienza infinita, per avermi sostenuto e per non aver preteso in tutti questi anni, superando insieme i momenti difficili e dimostrandomi il loro affetto. Infine voglio ringraziare Marco per essermi stato vicino sia nei momenti bui che in quelli di gioia e per spingermi costantemente a migliorare me stessa.

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Tesi francesca cioni  

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