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Notiziario Enti Locali della CGIL FP Piemonte

Supplemento di INFORMAcigielle Periodico della Funzione Pubblica CGIL Torino - Aut. Tribunale di Torino n. 3273 del 24/3/1983

S pec ial e #p ar c h i be l l a i mp r e s a Num er o 1 6- A n n o I I

N. E . L Parchi del Piemonte: una bella impresa? di Luca Quagliotti, segretario regionale CGIL FP Piemonte I parchi piemontesi restano degli ‘incompiuti’ che oggi rischiano di sparire o di essere ridimensionati. Ma non per questo si rassegnano al declino.

IN QUESTO NUMERO interventi di Giovanni Assandri Mario Cavallo Emilio Delmastro Ivano De Negri Renzo Moschini Ippolito Ostellino Luca Quagliotti Alessandra Sartoris (disegni)

Aree protette, Piemonte e lavoro. Questi sono i temi che abbiamo scelto per il convegno ‘#parchibellaimpresa’, organizzato dalla CGIL e Federparchi. La nostra Regione è stata, per molto tempo, all’avanguardia nelle politiche di sviluppo e tutela del territorio. Un esempio concreto di come la buona politica, insieme a una intelligente gestione delle risorse economiche, umane e strumentali, abbia prodotto progetti innovativi, investimenti sul sistema naturalistico e sulla sua tutela, diventando un punto di riferimento in Italia. Così facendo le Aree protette hanno creato occasioni di crescita economica e occupazionale anche locale, pur non sfruttando appieno tutte le proprie potenzialità.

I parchi piemontesi restano, come molti dei parchi italiani, degli ‘incompiuti’ che oggi - con una Regione schiacciata da una crisi economica senza precedenti - rischiano di sparire o di essere ridimensionati. Ma non per questo si rassegnano al declino. Le Aree protette possono essere infatti uno straordinario fattore di ‘crescita’ per il territorio, non solo piemontese. La CGIL crede fortemente nella possibilità di rilanciare il Paese attraverso la tutela del territorio e dell’ambiente. Questo emerge con forza dal Piano per il Lavoro presentato lo scorso gennaio dalla nostra Organizzazione. Ma come declinare i principi contenuti nel Piano nazionale a livello regionale? Come dimostrare che la natura può


#parchibellaimpresa

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essere fonte di sviluppo per il nostro Paese? Tornando a parlare di parchi. Da queste considerazioni è nata l’idea di organizzare una giornata dedicata alle aree protette: ma non perché il mondo dei parchi si ‘parli addosso’. Non è più tempo di abbandonarsi alle lamentele – sebbene ce ne siano molte e anche di giustificate - ma è invece quello di proporre temi di discussione per rilanciare le aree protette piemontesi e far comprendere – soprattutto ai decisori politici - che i parchi possono creare lavoro ‘buono’ e ‘stabile’ per il proprio ente ma anche per tutto l’indotto che gli gira attorno. Per riflettere su questo principio, abbiamo chiesto a esperti e operatori del settore, a imprenditori, a ricercatori di partecipare alla giornata ‘#parchiunabellaimpresa’ – il senso è già nel titolo! – e con nostra iniziale sorpresa hanno aderito tutti con entusiasmo. Al di là di ogni più rosea previsione abbiamo chiuso il programma rinunciando a importanti contributi, alcuni dei quali trovano voce in questo numero speciale del nostro Notiziario. Abbiamo chiesto a tutti i relatori di avanzare proposte per rilanciare il tema delle aree protette, sia sotto il profilo di valore naturalistico sia come strumento importante per la ripresa socio economica della nostra Regione, e del nostro Paese. Ma discutere di parchi tra il ‘popolo’

Foto di Luca Giunti

dei parchi è facile. Chi, tra gli interessati, dichiarerebbe l’inutilità di un’area protetta? Per descrivere le difficoltà che vive un intero sistema regionale e per avere delle risposte dalla politica, abbiamo chiesto a i massimi vertici della Giunta regionale di partecipare alla discussione, invitando al convegno il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota – che ha garantito la propria presenza – e il nuovo assessore ai parchi Gianluca Vignale. In un momento anche di forte scontro sindacale con la Regione Piemonte - il prossimo 18 aprile uno sciopero unitario contrasterà le politiche della Giunta Cota – abbiamo comunque deciso di tenere aperto il confronto e il dibattito sui parchi, proprio dando spazio a posizioni diverse, perché probabilmente la soluzione per un rilancio del sistema delle aree protette sta a metà strada. ‘I parchi italiani possono essere uno straordinario volano economico e occupazionale per il nostro Paese’, ha dichiarato, qualche giorno fa, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Noi ne siamo convinti: questo convegno e ciò che leggerete su questo numero del Notiziario ne sono la dimostrazione. E i nostri politici? Ne sono convinti? Speriamo che ogni partecipante al convegno trovi la sua risposta.


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PARCHI

#parchibellaimpresa

Cultori e imprenditori di paesaggio e natura di Ippolito Ostellino, direttore Ente di gestione Aree protette del Po, Sangone e Collina torinese “Ciò che dobbiamo lasciare è un insegnamento alla corretta convivenza, all’uso consapevole, alla sapienza di una ecologia giunta nel profondo e li trasformata in morale collettiva.” Valerio Giacomini Parchi, 1982)

(Uomini

e

Le molteplici intemperie che oggi vivono le aree protette non sono legate solo ai gravi problemi di tenuta degli enti di gestione della cosa pubblica. Oggi in realtà vengono al pettine due questioni non risolte e che attendono una risposta da tempo. Il primo tema è quello sul significato dell’operato di un parco sul territorio e sulla sua comunicazione al pubblico e ai decisori politici. Il secondo tema è quello dell’identità vocativa del soggetto gestionale, ovvero della messa in quesito dell’efficacia dell’attuale soggetto come ente “autonomo” ma a “dipendenza” regionale. Sulla prima questione i temi erano

e sono ancora oggi due, e la questione è come trovare accordo fra di loro: da un lato comunicare con efficacia il significato, l’utilità della tutela della natura e della protezione delle risorse naturali e dall’altro riconoscere il ruolo territoriale del parco nelle politiche economiche e sociali, con gli aspetti connessi alla fruizione, al turismo e alle economie locali e del parco come attore delle politiche di sviluppo locale. Questi due temi sono stati spesso separati e le occasioni nelle quali si sono sviluppati progetti che invece davano una risposta a un apparente conflitto fra tutelare e usare l’ambiente, a oggi, non sono stati oggetto di condivisione nel mondo dei parchi. Anzi. Chi ha sostenuto progetti di innovazione del parco sul territorio è stato visto come responsabile dell’alterazione dell’immagine stessa del parco, invece di essergli riconosciuto un ruolo di supporto evolutivo alle sue politiche. E chi invece ha sostenuto e difeso la finalità della protezione non ha illustrato questo ruolo con argomenti adeguati sugli effetti positivi sulla società e l’economia della tutela ambientale. Il tema quindi è che ognuna di queste anime deve essere rispettivamente accreditata e identificata con nuove parole chiave. Sulla tutela, le aree protette svolgono un ruolo nella conservazione della natura che deve essere interpretato meglio per le sue “utilità”. Occorre cioè riferirsi ad esempio ai temi dei “servizi ecosistemici” che il Millenium Ecosystem definisce “servizi di fornitura, servizi di regolazione, servizi culturali, servizi di supporto”. Boschi, acque, suoli, diversità animale, vegetale, aria rigenerata sono gli ingredienti base per la qualità di vita dei cittadini ai quali i parchi danno il loro contributo, esportando inoltre il concetto di equilibrio ambientale dal parco al territorio circostante.


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Foto di Luca Giunti Il valore etico della tutela deve far comprendere i beni comuni conservati dal parco. Sul ruolo economico e sociale ricordiamo infatti che l’economista e consulente politico Simon Anholt ha recentemente elaborato e proposto il modello Toscanomics che rappresenta un modello che riconosce l’importanza delle risorse naturali come parte integrante dell’equazione per misurare il livello di ricchezza non sulla base dei flussi di reddito, ma della stima della ricchezza totale. Questa è una delle esperienze per le quali il ruolo della gestione ambientale deve diventare fondamento di una politica economica. I parchi hanno elaborato negli anni esperienze e anche strumenti come i piani socioeconomici per dialogare con i territori e contribuire allo sviluppo locale, applicando il modello di parco aperto che si occupa di turismo, di artigianato locale, di reti di valorizzazione cultuale, di arte, di bellezza. I parchi non devono stare nel loro recinto chiuso per “difendere”, ma devono

stare nel dialogo con il territorio per sviluppare consapevolezza e conoscenza sul suo valore e quindi difenderlo meglio. Se non ci si apre a questo modello i parchi sono destinati a morire perché incapaci di interpretare la loro vera azione sul territorio. Sulla questione del modello gestionale dell’ente gestore, lavorando a mia volta nei parchi piemontesi dal 1988, ho maturato nel tempo la convinzione che il modello ibrido sino a oggi usato, con un ente autonomo sulla carta ma negli effetti non sul piano finanziario ed economico, è una contraddizione in termini. Infatti, appena entrato in crisi il sostegno finanziario della Regione, il sistema rischia di collassare, oltre che per la combinazione di fattori legati a non aver svolto con chiarezza il suo ruolo come più sopra descritto anche per un insieme di conseguenze giuridiche come testimonia la questione della nomina dei direttori e della sentenza TAR emessa di recente in proposito. Allora delle due, l’una: o i parchi

divengono agenzie di sviluppo locale basate su uno statuto locale dove compartecipano soggetti diversi pubblici o privati, simile al progetto GAL , dove si integrano competenze e personale di diverse agenzie - dai parchi alle ATL oppure queste strutture diventano un’agenzia regionale unica non solo per la protezione della natura, ma per lo sviluppo locale dei territori dove sorgono le aree protette, capace di interpretare contestualmente gli altri livelli istituzionali presenti in forma di consulte locali. Due progetti che sembrano antitetici, ma che in realtà potrebbero anche essere una evoluzione dal secondo al primo. Mettere al centro dei parchi il loro valore di servizi ecosistemici e di “agenzie imprenditrici di natura e paesaggio” è il nuovo progetto da assegnare a una nuova fisionomia di ente, per salvare la nostra storia e per presentare all’Europa un nuovo modello, il nostro Rinascimento dei parchi.


#parchibellaimpresa

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PIEMONTE

La riforma dei sistema della Aree protette di Giovanni Assandri, settore Aree Naturali Protette, Regione Piemonte Con la legge regionale 3 agosto 2011, n. 16, il Piemonte ha portato a conclusione la revisione integrale della normativa in materia di parchi e biodiversità, dando avvio all’attuazione, a decorrere dal 1 gennaio 2012, del “Testo Unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità”. L’iter formativo della legge era iniziato nel 2005 con l’ VIII legislatura (DDL n. 228) poi, dopo l’approvazione della L.R. 19/2009, la nuova Amministrazione è intervenuta (DDL n. 54) modificando il Testo Unico e completando il processo di revisione. Occorre dire che si sentiva da tempo l’esigenza di un aggiornamento della legge quadro del 1990 per numerosi motivi. Innanzi tutto il “corpus” normativo regionale in materia di parchi era proliferato al punto da annoverare circa 150 leggi tra istitutive, modificative e gestionali, creando a volte difficoltà applicative

anche tra gli addetti ai lavori: ricondurre a un testo unico tutta la materia ha rappresentato quindi una doverosa opera di semplificazione. Era inoltre necessario dotarsi di una cornice legislativa di riferimento per la piena attuazione della Rete Natura 2000, la rete ecologica europea istituita per la tutela di specie e habitat di interesse comunitario. Nel merito si possono evidenziare numerose innovazioni, tra cui: - integrazione in un unico testo di legge delle norme relative al Sistema regionale delle aree protette e alla Rete Natura 2000 e creazione della Rete ecologica regionale; - riclassificazione delle tipologie di area protetta, ricondotte a quelle riconosciute a livello internazionale e nazionale (parco naturale, riserva naturale, riserva speciale, più alcune tipologie rilevanti ai fini della rete ecologica, ma nelle quali non è vietata la caccia e quindi non annoverabili tra le aree protette propriamente dette); - attribuzione dei poteri di “organo” dell’ente alla Comunità delle aree protette, costituita dai rappresentanti degli enti locali territorialmente interessati, allo scopo di favorire la partecipazione degli stessi al processo programmatorio; soppressione delle giunte esecutive degli enti di gestione e ridefinizione delle competenze del presidente e del consiglio, con riduzione dello stesso a soli 5 componenti, in coerenza con i limiti posti dalle norme nazionali; - nomina del presidente dell’ ente da parte del presidente della Regione d’ intesa con la Comunità delle aree protette; - affidamento a 14 (rispetto ai precedenti 28) nuovi enti strumentali della Regione di 81 aree protette raggruppate per ambiti geografici estesi o, in un unico caso, per tipologia (i Sacri Monti, facenti


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Foto di Luca Giunti parte del Sito Unesco piemonteselombardo);

competenze proprie del personale di vigilanza;

- conferimento della gestione di 8 aree protette alla provincia di Torino, di 1 area alla provincia di Alessandria, 1 alla città di Cuneo, 1 ai Comuni di Mongrando ed Occhieppo Inferiore (BI) ed 1 alla Comunità Montana Valle Cervo- La Bursh;

- riscrittura dei criteri di gestione faunistica, rinviando gli aspetti di dettaglio ad un Regolamento di gestione;

- istituzione della Conferenza dei presidenti e della Conferenza dei direttori, organismi di consultazione e di coordinamento per una politica regionale di settore condivisa; - ridefinizione degli strumenti di pianificazione delle aree protette, tenuto conto delle contestuali modifiche intervenute in materia forestale (l.r. 4/2009) e del pronunciamento della Corte costituzionale in materia di beni paesaggistici e di pianificazione regionale e approvazione dei piani stessi con deliberazione di giunta regionale anziché di consiglio; - disposizioni innovative in materia di reclutamento della dirigenza e delle

- abrogazione di tutte le norme previgenti in materia di aree protette e possibilità di modificare o di istituire nuove aree intervenendo con modifiche al Testo Unico. Rispetto alla prima proposta di legge, che prevedeva tra le aree protette anche la categoria delle “Zone naturali di salvaguardia”, nelle quali era ammessa la caccia, la Regione ha preso atto della sentenza n. 193 del 4 giugno 2010 che ha sancito l’ illegittimità di tale previsione ed ha quindi trasformato alcune Zone naturali di salvaguardia, in particolare quelle situate lungo la fascia fluviale del Po, in “aree contigue”, una forma di tutela prevista dalla legge quadro nazionale in cui l’attività venatoria è riservata ai cacciatori residenti nei

comuni territorialmente interessati. Purtroppo i pesanti tagli alla spesa pubblica hanno inciso negativamente sull’ avvio e sul rilancio delle aree protette delineato dalla riforma, obbligando gli enti a limitare i servizi e ad una gestione ridotta ai minimi termini, nella speranza di superare quanto prima il difficilissimo momento.


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BUONE PRATICHE

Il caso dell’Ossola di Ivano de Negri, direttore Ente di gestione delle Aree protette Ossola La promozione delle attività sostenibili è da sempre un obiettivo primario dell’Ente di gestione delle Aree protette dell’Ossola. Nell’ultimo decennio le aziende agricole presenti sul territorio del parco sono state il mezzo per il mantenere e migliorare la biodiversità nel parco. Le aziende agricole hanno operato in prima persona per la conservazione dell’ambiente. La risposta a questi stimoli è stata sorprendente, il 90% delle aziende ha risposto positivamente. Questa iniziativa ha aperto la strada a una stretta e duratura collaborazione tra parco e operatori locali che è rivolta anche alla valorizzazione e promozione dei prodotti d’alpeggio. Lo stesso processo di coinvolgimento

è stato avviato nel campo delle attività turistiche per favorire l’escursionismo estivo e invernale nell’area protetta e per fare in modo che la qualità dell’accoglienza e dell’offerta turistica migliorassero. Il parco si è occupato in prima persona del mantenimento e miglioramento delle infrastrutture escursionistiche attraverso iniziative susseguitesi costantemente nel tempo e che hanno interessato anche delle aree limitrofe all’area protetta. Con una costante azione di programmazione e progettazione, utilizzando i fondi europei e regionali (principalmente Leader+, Interreg e P.S.R.). Solo nell’ultimo decennio, sono stati realizzati interventi di sistemazione su più di 556 km di sentieri, posati più di 1300 Cartelli segnaletici e 40 bacheche/pannelli informativi su un territorio che coinvolge le Valli Antigorio, Formazza, Divedro e Antrona. Inoltre sono sati predisposti e allestiti 2 sentieri tematici dedicati alle foreste del parco (in Alpe Veglia e Alpe Devero) un sentiero per i meno abili per il quale è possibile utilizzare anche audioguide in 4 lingue e ultimamente sono stati prodotti e segnalati un sentiero glaciologico e un sentiero geologico transfrontaliero (da Crodo a Binn-CH). Un secondo sentiero transfrontaliero tematico denominato “Alpeggi senza confini” (dall’alpe Veglia ad Airolo CH) è dedicato all’attività tradizionale dell’alpeggio. Dal punto di vista promozionale, in particolare per i percorsi tematici, sono state prodotte carte escursionistiche di dettaglio e opuscoli descrittivi degli itinerari proposti oltre a materiale audio video reso disponibile sui siti internet del parco (scaricabili su smartphone). Particolare attenzione è stata rivolta al turismo transfrontaliero. In questo ambito, ad esempio, è stata progettata e sperimentata con successo, in collaborazione con alcuni parchi svizzeri (5 parchi svizzeri e 2 italiani) una proposta-pacchetto denominata Lingua Natura (www.linguanatura.com). In ottica di sostenibilità l’ente


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gestisce tutte le acque del parco sia per valorizzare le specie autoctone presenti ma anche per favorire attività alieutiche più attente all’ambiente ed alla risorsa ittica. Attraverso la pesca si tutela la fauna e si promuovono mezzi e tecniche più sostenibili garantendo al parco anche una entrata economica. Per migliorare la professionalità degli operatori del settore turistico (guide, operatori, addetti all’informazione, etc) l’ente ha organizzato percorsi formativi arricchiti da visite di buone pratiche e scambi transfrontalieri con operatori del settore. Particolare attenzione è stata posta alla promozione dei percorsi di certificazione (Emas, Ecolabel e Carta europea del turismo sostenibile) e nel 2012 l’Ente ha avviato la procedura per ottenere la Carta europea per il turismo sostenibile. Il processo ha visto il coinvolgimento delle amministrazioni che fanno parte dell’ente, e di altre limitrofe, e soprattutto di molti operatori del

territorio. Dopo un lungo lavoro di condivisione con i territori è stata definita una strategia ed un Piano d’azione riassunto in 76 impegni che l’ente e i diversi soggetti privati e pubblici che hanno aderito si sono assunti per il prossimo quinquennio. Questa breve descrizione delle attività in cui l’Ente di gestione delle aree protette dell’Ossola si sta impegnando è la chiara dimostrazione della vitalità e dell’impegno dei parchi per lo sviluppo economico sostenibile. Foto archivio Ente di Gestione Aree Protette dell’Ossola


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PARCHI&ECONOMIA

Fare impresa locale di Emilio Delmastro e Mario Cavallo - presidente e amministratore delegato Associazione TreValli Dopo più di 50 anni di pesanti flussi migratori a cui è seguito l’abbandono delle pratiche agricole, il rimboschimento della montagna e la perdita di interesse economico di questa (se non si escludono poche stazioni di sport invernali per lo più in deficit e minacciate dal riscaldamento globale) vanno riconsiderati i rapporti tra chi vive in montagna e vuol vivere di montagna e la città. In questo orizzonte di prospettive future si dovrebbe tener conto dell’esperienza pluri-decennale degli enti di gestione territoriali quali sono i parchi, che possono indicare delle direzioni da percorrere e svolgere la funzione di laboratori di esperienze nuove sul proprio territorio come è stato fatto dal Parco naturale Orsiera-

Rocciavrè, oggi parte dell’Ente di gestione delle Alpi Cozie. Nel 2005, il Parco naturale Orsiera Rocciavré, a seguito di un’analisi del territorio realizzata da alcuni dipendenti dell’ente, aveva stimato che negli anni successivi alcuni servizi inerenti la fruizione potessero progressivamente aumentare, con delle ricadute positive sul territorio. Il parco si fece quindi promotore della costituzione della 3Valli ambiente&sviluppo s.r.l. La società a responsabilità limitata a prevalente capitale pubblico annovera in una sua prima fase, tra i soci, oltre all’Ente parco Orsiera- Rocciavrè, il Consorzio di Pra Catinat e le Guide ufficiali del parco. Il 23 maggio 2007 si delibera l’entrata di un terzo socio pubblico: il Parco naturale Gran Bosco di Salbertrand, in seguito aderiranno alla 3Valli rispettivamente il Comune di Chianocco, il Comune di San Giorio di Susa, il Comune di Mompantero, il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana, il Comune di Usseaux. Dal 4 al 7 ottobre 2007 la 3Valli è presente all’Expo della Montagna Alpi365 al Lingotto Fiere, presentata come progetto valevole. L’ elenco di attività svolte nei primi 5 anni di vita della Società, seppur sommario, credo dia un’idea della mole - grande - di lavoro svolto, e le costanti e ripetute richieste di alcuni settori della Regione o della Provincia (oltre ai propri Soci) a svolgere promozione e fruizione del territorio. In sintesi: apertura dei centri visita del parco e gestione del punto ristoro Paradiso delle Rane durante la stagione estiva; progettazione e messa a punto del Giro escursionistico dell’Orsiera (trekking ad anello di 6 giorni); manutenzione del territorio; realizzazione video promozionali; attività didattica


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ambientale con le scuole; attività turistiche; partecipazione a fiere promozionali; assunzione e gestione amministrativa (operai forestali) per conto dei Comuni soci; incarico dalla Regione per l’organizzazione di un Alpeggio didattico; incarico su richiesta della Provincia per presiedere i punti di accesso e informazione della Strada dell’ Assietta; lavoro preparatorio alla stesura della domanda sul bando PSR misura 313 per la realizzazione del Giro dell’Orsiera tramite la digitalizzazione dei sentieri; creazione e gestione di un ufficio stampa per i parchi Orsiera Rocciavré e Laghi di Avigliana; incarico dalla Regione per la gestione della partecipazione a fiere nazionali per conto del settore Parchi regionale; incarico dall’Osservatorio regionale, tramite il Parco Orsiera-Rocciavré, inerente il progetto Interreg “Galliformi alpini”e coordinamento dell’attività di raccolta sui dati di frequentazione turistica dei fruitori dell’ambiente alpino piemontese;

progettazione e realizzazione allestimento nodo educazione ambientale presso l’Ecomuseo dell’Alta Val Sangone; gestione del Centro di recupero per la fauna selvatica presso il Parco dei Laghi di Avigliana Il passato della 3Valli è privo di qualsiasi intervento assistenzialistico da parte del pubblico: i soldi con cui vengono pagati i collaboratori derivano dalle entrate dei diversi incarichi e gli amministratori non percepiscono alcun emolumento tranne l’amministratore delegato che in questi anni ha seguito la Società dal suo nascere. Oggi il futuro della 3Valli è molto compromesso così come il futuro delle guide ambientali, degli operai, dei collaboratori che vi hanno lavorato.

Foto di Luca Giunti


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PARCHI&TERRITORIO

Motori di sviluppo. E non solo! di Renzo Moschini - presidente Gruppo San Rossore Forse per rispondere correttamente alla domanda è opportuno premettere che per quanto riguarda almeno i parchi del nostro paese, bisogna riferirsi innanzitutto ai parchi regionali. Il che risulterà peraltro tanto più chiaro nel caso del Piemonte impegnato in una iniziativa che conferma purtroppo quanto sia seria oggi la crisi delle nostre aree protette anche nella realtà tradizionalmente e storicamente più collaudate e consolidate. Nel nostro caso si deve partire dai parchi regionali perché è da qui che a molti anni dalla esperienza dei parchi storici che avevano lasciato tracce di un tipo di tutela della natura assolutamente scollegate a qualsiasi governo del territorio, che le Regioni, istituite tardivamente sebbene ancora in assenza di una legge quadro sui parchi che sarebbe giunta in porto solo nel 1991, decisero di non aspettare ancora. Il Piemonte fu tra le Regioni che prima e più di altre ebbe la volontà e il coraggio di cimentarsi in questa prova inedita e seppe farlo al meglio. D’altronde non è certo un caso che nel 1989 proprio al Parco della Mandria, allora presieduto dall’amico Carli, costituimmo con il sostegno della regione Piemonte il Coordinamento nazionale dei parchi regionali divenuto dopo il 91 Federparchi. Né è un caso che primo Presidente del coordinamento fu Luigi Bertone allora presidente del primo parco regionale, quello del Ticino Lombardo. Iniziammo allora anche la pubblicazione della rivista Parchi la cui collezione è ancora disponibile sul sito www.parks.it. I parchi regionali nascono e si affermano in Piemonte come in Lombardia o in Toscana all’insegna di nuove politiche ambientali, dove anche la tutela e la conservazione della natura come del paesaggio non possono più essere confinate e circoscritte - cioè separate - dal territorio in cui operano.

I nostri parchi regionali hanno nel loro Dna qualcosa che non troveremo nella stessa misura nei nuovi parchi nazionali. I nuovi parchi tuttavia oltre ad operare in molti casi su territori più ampi anche di molto di quelli regionali, entrano in scena non avendo alle spalle quel percorso altrettanto partecipativo sia istituzionale che delle comunità (si pensi alle migliaia di firme raccolte a sostegno del parco del Ticino lombardo). Proprio nella fase cruciale in cui si sarebbe dovuto mettere pienamente a frutto sia l’esperienza e i risultati importantissimi conseguiti dai parchi regionali in molte Regioni, sia la regia nazionale che ora poteva contare anche sulle nuove norme e risorse anche comunitarie e internazionali specialmente a mare ma anche sulle Alpi, come aveva previsto e stabilito del resto la Legge 426, il quadro si è sempre più opacizzato, le inadempienze rispetto alla legge quadro si sono fatte sempre più gravi. Ciò come possiamo oggi vedere chiaramente anche in Piemonte - ma un po’ in tutte le Regioni - non ha solo penalizzato e spesso mortificato esperienze che avrebbero dovuto e potuto concorrere in misura determinante alla costruzione di quel sistema nazionale di cui oggi si sono perse anche le tracce. Ma ha soprattutto abdicato a qualsiasi ruolo nazionale. Anche i contesti regionali sono rimasti orfani di qualsiasi riferimento nazionale vedendosi solo tagliare risorse che hanno ovviamente aggravato la situazione. E non potendosi giustificare in alcun modo tante inadempienze e colpevoli latitanze ministeriali persino nel fornire le indispensabili informazioni e documenti previsti dalla Relazione annuale sullo Stato dell’ambiente da presentare al Parlamento in base alla legge,


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si è allora fatto della Legge quadro un vero e proprio capro espiatorio scaricando su di essa tutte le colpe delle tante malefatte. Insomma un vero condono politico e istituzionale che ha permesso per di più di mettere mano alla legge per stravolgerla in parti importanti come è accaduto con il testo clandestinamente predisposto e approvato in fretta a furia al Senato. Che anche l’associazione dei parchi sia stata al gioco non gli fa onore. Una ragione in più oggi per lasciare cadere quel testo e ripartire dalla politica nazionale e delle regioni senza trucchi e senza inganni. Su Regioni come il Piemonte ricadono oggi come ieri responsabilità rilevanti che ne sono certo sapranno fronteggiare con serietà. Responsabilità non minori ricadono oggi sulla

associazione dei parchi che prese le mosse - lo ripeto - non a caso alla Mandria. Ho accennato alla rivista Parchi che ha cessato purtroppo la pubblicazione. Consiglio a chi oggi si interroga allarmato per il futuro dei nostri parchi di consultarla sul sito a cui potrebbe aggiungere anche gli atti del Centro studi Giacomini di Gargnano che per alcuni anni in collaborazione con la regione Lombardia fu un importante punto di riferimento non solo nazionale di studio e di confronto. Non si faticherà a toccare con mano come i parchi regionali prima e poi Federparchi abbiano sempre saputo interloquire con il ministero come con le regioni sulla base di autonome elaborazioni e proposte. Di questo c’è oggi urgente bisogno e non solo in Piemonte.

Le foto in alto sono di Luca Giunti, quelle in basso dell’archivio Ente di Gestione Aree Protette dell’Ossola


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#parchibellaimpresa 28 marzo 2013 Torino, Museo Regionale di Scienze naturali Perchè servono i parchi? Un parco può fare impresa? La CGIL FP Piemonte e Federparchi organizzano il convegno “#parchibellaimpresa” per far incontrare il mondo delle Aree prottette (piemontesi e non) e i portatori di interesse del territorio. Diretta streaming del convegno: www.lanuovaecologia.it Su Twitter: #parchibellaimpresa @parchibi Informazioni: parchibellaimpresa@gmail.com

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