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Notiziario dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche AGeSC - N.2 anno VII N. 2 del 31/05/2011 “Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - DL 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB BERGAMO” Ufficio stampa nazionale AGeSC c/o IKONOS srl Via C.A. Dalla Chiesa, 10 - 24048 Treviolo (BG) Tel. 035 200 515 - Fax 035 201 041 - E-mail: atempopieno@ikonos.tv

RAFFAELE BONANNI:

INVESTIRE SULL A FAMIGLIA

NON È DI SERIE B

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Rilanciamo il dibattito sulla formazione professionale, realtà che reclama pari dignità nel sistema scolastico italiano. A Vicenza un convegno fa il punto della situazione. Mentre a Comonte di Seriate (Bergamo) e Soncino (Cremona) nasce coraggiosamente un nuovo polo per la formazione giovanile La parola del Presidente

Bene comune, etica pubblica, oggettività del bene

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iviamo immersi in un clima particolarmente delicato in cui tutto e tutti richiamano al senso del bene comune, quello vero. Ma cosa vuol dire per noi bene comune? E ancora, la politica quanto è riconducibile oggi al bene, quindi al bene comune? A volte la contrapposizione, il conflitto esasperato in atto ci immobilizzano, ci tolgono il respiro rendendoci quasi sottomessi ad un clima prepotente e irrispettoso della persona. Due sono i problemi veri, oggi, la sincera dedizione al bene comune ed una competenza reale e adeguata. Come cristiani siamo infatti richiamati ad essere onesti e competenti, le due dimensioni sono entrambe fondamentali per evitare l’affermazione di posizioni astratte e disincarnate, quindi umanamente pericolose. Siamo sollecitati ad essere educatori che siano testimoni credibili di quelle realtà e di quei valori su cui è possibile costruire sia la propria esistenza personale, sia reali progetti di vita comuni e condivisi. Guardando e seguendo la Presenza misteriosa e amica che abita la realtà si diventa utili a tutta la compagnia umana: l’altro prende così coscienza del desiderio di bene che alberga nel suo cuore e

diviene capace di cogliere i veri bisogni di qualunque altro uomo. Allora si cominciano a costruire opere che sono “forme di vita nuova”, si osa chiedere alla politica di salvaguardare l’affermazione di quei valori che rendono più umana la convivenza di tutti. E così anche la politica si rinnova, con pazienza, dal di dentro, rispondendo non tanto ad una posizione di potere ma ad un compito. Scriveva qualche tempo fa il prof. D’Agostino su Avvenire:” Non abbiamo solo il compito di bonificare la nostra classe politica, ricordandole i principi non negoziabili dell’etica pubblica, abbiamo soprattutto il compito di rammentare a tutti, a partire dalle scuole, che il bene non coincide con i nostri desideri, ma possiede una sua dura oggettività. L’esaltazione dell’etica senza verità indebolisce le coscienze e si è rivelata indifendibile. Prendiamone definitivamente atto con un lodevole sforzo di onestà intellettuale: nella crisi che stiamo soffrendo, questo è l’unico, ragionevole e nuovo punto di partenza che possiamo prefiggerci.” Maria Grazia Colombo

Intervista esclusiva di “Atempopieno” con il Segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni. Tra i temi affrontati, il “caso Mirafiori” (“Non ci sono accordi belli o brutti, ma solo accordi possibili nelle condizioni date”), la realtà della famiglia (“Un Paese che non investe sulla famiglia, sulle famiglie giovani e che non riconosce e valorizza l’azione di cura e educativa della famiglia è un Paese che non ha coraggio di investire sul futuro”), la libertà di educazione (“Se veramente si vuole un sistema competitivo rivolto all’eccellenza è necessario che il finanziamento fra scuole statali e scuole paritarie sia uguale”), scuola e giovani (“Il sistema paese non può permettersi di vedere i giovani andare a lavorare all'estero o semplicemente uscire dalla forza lavoro”).

KAROL, GRANDE E BEATO La straordinaria festa per la Beatificazione di Giovanni Paolo II, che ricordiamo nel singolare rapporto di amicizia con l'AGeSC. pag. 2

SARDEGNA, VOGLIA DI AGeSC Famiglia e Scuola: due seminari a Cagliari e a Selargius rilanciano la presenza dell'Associazione sull'isola. pag. 12

DISUNIONI D'ITALIA La gravissima discriminazione per le scuole paritarie escluse dal Ministero dell'Istruzione da una iniziativa sul 150° dell'Unità nazionale. pag. 5


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GRANDE GIORNO PER Anche moltissimi soci dell'AGeSC alla straordinaria celebrazione del 1° maggio in Piazza San Pietro per la Beatificazione di Giovanni Paolo II. Un altro miracolo di fede. E tante emozioni.

Ciao Roberto, grazie dell’opportunità di vivere questa giornata. Sai che importanza aveva per me...” L’sms mi arriva alle 23,49 di domenica I° maggio. Sono appena sceso dal pullman che ci riporta a casa da Roma e sono in macchina con mio figlio Gianpaolo e mia nipote Giulia stanchissimi, ma con il cuore ancora pieno di gioia e gratitudine. Al semaforo rispondo per brevità con un altro sms “Non devi ringraziare me ma il Beato Giovanni Paolo II per l’ennesimo miracolo che anche oggi ha compiuto.” Mi interrogo quindi sulle tante sensazioni suscitate nel milione e mezzo di pellegrini da questo evento di Chiesa. Senza contare altre moltitudini incollate al televisore o al web per seguire la Santa Messa di Beatificazione di Papa Wojtyla. Nei giorni precedenti comunicando l’intenzione di andare a Roma in pullman – organizzato da Marina, Gianna e Augusto del Comitato provinciale AGeSC di Torino – i più commentavano: “Ma chi te lo fa fare...”. Ora al termine di questa nuova Cresima collettiva avvenuta in Vaticano la risposta è ancora più pronta: “Per camminare ancora un po’ con lui e con la Chiesa”. Nelle tre ore di attesa che mancano all’inizio della Messa scorrono sul maxischermo le numerose immagini di repertorio dei tanti viaggi e incontri che l’instancabile Papa polacco ha fatto nei suoi 27 anni di cammino

apostolico. Chilometri e chilometri fatti per portare il Vangelo in tutti gli angoli della terra e con quale “passione” lo ha consegnato alla gente del mondo, ad ognuno di noi. Ora in mezzo a questo milione e mezzo di italo-polacchi che ti spingono da dietro e ti pestano i piedi davanti il pensiero non può non andare a quanta “speranza affidabile” ha seminato camminando tra la gente. Mai come in questo momento, già stanchi dopo una notte insonne appollaiato su un sedile di un pullman, è forte la sensazione che tutti quei passi lui li ha fatti proprio perché ognuno di noi “non avesse più paura”. Si è mosso per ognuno di noi. Gratuitamente. La risposta arriva puntuale come un treno tedesco dal Suo fratello nella fede Benedetto XVI che nell’omelia dice tra le altre cose: “Papa Giovanni Paolo II ha saputo risvegliare il desiderio di desiderare Cristo e di non aver paura di fidarsi di Lui. Una nuova stagione per il Cristianesimo è nata grazie alla Sua semina.” Nel tempo dello “smarrimento dell’io” penso mentre alcuni volontari della Croce Rossa soccorrono una signora anziana solo un po’ accaldata e schiacciata dai polacchi festosi, Papa Wojtyla ci indica l’unica certezza granitica che ci può soccorrere e animare nell’impegno di tutti i giorni. Tutto intorno oggi, non solo qui a Roma, si percepisce quanto bisogno di Dio ha ancora l’uomo. Poi i pen-

PAPA KAROL

sieri svaniscono per concentrarsi più intensamente sulla formula tanto attesa che proclama ufficialmente Giovanni Paolo II beato. Esplodono gli applausi e i cori e l’emozione sale sincera, intensa, non nascosta da nessuno perché uguale per tutti. Applaudono e cantano anche i tantissimi bambini e giovani accorsi dal richiamo di questo gigante che ha saputo comunicare con loro e li ha amati confermandogli la concretezza del Vangelo. Sul nostro pullman al ritorno, dopo la recita del rosario, Antonella e Fulvio Cumino, presenti con i figli Luca ed Eleonora, ci raccontano del loro personale incontro con Giovanni Paolo II. Nell’ottobre del 1991, nel lebbrosario di Sao Juliao in Brasile dov’erano stati alcuni anni prima come volontari OMG e in quel momento in viaggio di nozze passò il Papa durante una delle sue visite pastorali e loro ebbero il privilegio di incontrarlo faccia a faccia.

«Impietriti dalla fisicità (camminava con un passo da montanaro seminando guardie del corpo e Cardinali) e dall’importanza del personaggio, dopo la Benedizione al nostro matrimonio, riuscimmo solo a stringergli le mani e a fare qualche foto, ma la certezza di stare davanti ad un gigante della fede ci accompagna ancora oggi; ed è per questo che gli saremo per sempre riconoscenti.» Riconoscenza. È il sentimento più comune che ci pervade alla fine della giornata. Ci salutiamo come se avessimo vissuto insieme per giorni durante un pellegrinaggio ed invece sono solo ventiquattrore. Ognuno di noi rivede con il pensiero i banner con la sua foto che alza un bambino, attaccati dal comune di Roma a migliaia di lampioni che dicono: «Io vi ho cercato. Voi siete venuti da me. E per questo vi ringrazio. Papa JPII, Beato». Roberto Gontero


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“CI INDICÒ IL CAMMINO”

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n occasione della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, in seguito alla richiesta dell’amico Ernesto Mainardi di un contributo, ho riletto quanto ebbi a scrivere per l’AGeSC nel 2005, alla morte del Papa che il popolo cristiano invocava essere “Santo subito”. Al contrario di quanto spesso accade a distanza di tempo, mi sono ritrovato in quelle parole e le richiamo ampiamente ora, con alcuni approfondimenti. Fui da te in quei penultimi giorni / D’impenetrabile trama / Colmi come il Mito, / Pallidi come l’alba…! Quando la fine della vita sussurra all’inizio: “Non ti lacererò – No! – Io ti darò rilievo!”. Sono le parole con cui Cyprian Kamil Norwid, forse il più grande poeta polacco, descrive l’incontro con il suo amico morente Fryderyk Chopin. È la sconvolgente descrizione di un incontro affettivo che torna alla mente riandando agli ultimi giorni di vita del Santo Padre nel 2005; nella beatificazione di oggi, come allora in morte, sono giorni colmi come il Mito della sua persona. Giorni che non chiedono il logos dell’argomentazione razionale, quanto piuttosto invitano al silenzio, al tacere della parola, nella contemplazione dell’anima che si apre ad un incontro con Colui che ci è Padre Onnipotente. I giorni della morte e quelli della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II sono doni a noi del Mistero, che riceviamo per sua intercessione. Giorni Pallidi come l’alba, con la promessa dell’Incontro che ti darà rilievo. Mi è caro il ricordo del primo incontro con il Santo Padre, anche se indiretto, fin dalla sua elezione nel 1978; ne fu tramite la descrizione del “tipo umano” che di lui faceva un suo amico, il sacerdote forlivese don Francesco Ricci, per me maestro nella Fede dagli anni dell’Università fino alla scomparsa nel ’91. Questi era profondo conoscitore dei Paesi dell’est “oltrecortina”. Stampava una rivista, CSEO (Centro Studi Europa orientale), riverbero occidentale del samizdat, con l’in-

tento di dare voce a chi non ne aveva. Editava in Italia il perseguitato politico (poi presidente cecoslovacco) Havel, Mazowieski, Norwid, Zverina, Milosz. CSEO fu uno snodo culturale internazionale e la passione con cui Don Francesco incontrava l’Europa orientale divenne generatrice di vocazioni, contribuendo fra l’altro a fare germogliare molteplici “talenti”: non è un caso che i professori di slavistica di tre importanti Università italiane sono forlivesi e proprio quel Centro Studi hanno frequentato negli anni giovanili. Don Francesco Ricci era grande amico del Cardinale Wojtyla, che incontrò ripetutamente a Cracovia in occasione dei suoi frequenti viaggi in Polonia. Fu don Ricci a suggerire al giornalista Citterich, che aveva il compito per la RAI di preparare biografie televisive dei “papabili” alla vigilia del conclave del 1978, di predisporne una anche per il cardinale di Cracovia, a molti sconosciuto. Fu l’ultima biografia preparata, la trentaseiesima, a poche ore dalla “fumata bianca” che segnalò al mondo la elezione del Cardinale; i testi erano di don Ricci. Così la Rai, unica al mondo, poté presentare immediatamente ai telespettatori “chi era” il nuovo Papa, ai più – ancora per poco – sconosciuto. Nel 1996 venni eletto presidente nazionale dell’AGeSC, carica che mantenni fino al 2000. Era appena stata completata la transizione associativa conseguente al rinnovo dello Statuto. Fra gli anni 1975 e 1977 l’Associazione era nata, in tempi differenti, in Lombardia, Piemonte, Liguria e si era costituita in associazione nazionale. Questa origine “dal basso” aveva determinato un’impronta marcatamente (ante litteram) “federalista”. Nei primi anni novanta si era però avvertita la necessità di “superare” questa forma associativa, che rischiava la frammentazione, per rendere maggiormente unitaria l’AGeSC. Il rinnovo statutario, per la delicatezza delle implicazioni e per la non completa unità d’intenti

dell’Associazione, richiese alcuni anni di lavoro, nei primi anni novanta, alla commissione appositamente costituita di cui facevo parte insieme all’allora Presidente Lombardi, al giudice Gabrielli, all’avvocato Palmieri ed altri amici. Terminato con il Congresso Nazionale del 1996 il delicato passaggio dai vecchi ai nuovi statuti, approvati dalla Conferenza Episcopale Italiana, si trattava di ripensare le radici associative dell’Associazione. Ri-pensare, perché i temi generatori erano gli stessi, lo stesso il bisogno di senso, una sola la strada. Erano però mutate le condizioni della società, della scuola cattolica, dell’AGeSC; queste andavano comprese per meglio “con-laborare” al progetto di Dio. Si trattava dunque di avviare un percorso formativo dei quadri associativi, così da generare consapevolezza e creatività. Per attivare questo percorso nell’anno sociale 1997/98 avevo fissato alcune tappe con l’allora Segue a pag. 4

E GIOVANNI PAOLO CI DISSE: “BRAVI GENITORI!” Roberto Lombardi, ex Presidente dell'AGeSC, ricorda gli esaltanti incontri con il Beato Giovanni Paolo II

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oberto Lombardi, livornese, è stato presidente nazionale dell’AGeSC dal 1990 al 1996. Con lui, che ha avuto l’opportunità di incontrare più volte Giovanni Paolo II, ricordiamo l’impatto che il nuovo Beato ha avuto sull’Associazione, la scuola cattolica e la Chiesa italiana. “Al momento della proclamazione del nuovo Papa – racconta Lombardi – ci fu un attimo di incertezza nel sentir pronunciare quel cognome al momento incomprensibile, ma fu subito spazzato via da quel “Se sbaglio mi corriggerete” che ci fece capire che questo Pontefice difficilmente avrebbe avuto necessità di essere corretto… Si intuì che la nomina di un Papa slavo, figlio di una Nazione martire e cattolica, in un momento storico in cui l’errore comunista godeva della massima espansione culturale e territoriale, con una Chiesa travagliata da contrastanti letture del Concilio Vaticano II, era il segno di un progetto divino ancora tutto da scoprire.” Che significato e quali cambiamenti portò questo pontificato nell’Associazione? In primo luogo tutti noi che eravamo impegnati

nell’associazionismo ci sentimmo presi per mano, sostenuti e collocati all’interno di una forte proposta missionaria che chiedeva alla Famiglie cristianamente ispirate di diventare protagoniste nella società. E soprattutto, come ebbi modo di dire direttamente al Papa parlando con grande emozione a nome di tutti i genitori durante la Prima Giornata Nazionale della Scuola Cattolica in una Piazza San Pietro gremita come non mai da Famiglie, Docenti e Religiosi, ci incoraggiò a scoprire e vivere la famiglia come ricca e perfetta scuola di umanità, sostenne il ruolo educativo delle famiglie, riportò al centro dell’attenzione della Chiesa il valore e il compito della Scuola Cattolica. Quella Giornata, il 23 novembre 1991, fu una pietra miliare per l’AGeSC e per la scuola cattolica italiana... Fu una tappa importante del percorso che Giovanni Paolo II fece fare a tutto il mondo cattolico italiano sul tema della libertà di educazione e della scuola cattolica: il suo Magistero in quegli anni favorì la presa di coscienza dei valori e dei problemi legati alla missione educativa della scuola cat-

tolica; senza di lui il ruolo dei genitori e dell’AGeSC in particolare non avrebbe avuto il riconoscimento e lo spazio che ha ricevuto in questi anni, pur tra resistenze e difficoltà. Quali sentimenti suscitò in lei l’incontro con il futuro Beato Pontefice? La giornata ebbe un respiro sacramentale: fu come una sorta di Cresima del mio impegno personale e soprattutto dell’Associazione tutta; la nostra attenzione solidale verso tutte le famiglie oggettivamente impedite nell’esercizio di un diritto fondamentale come la libertà di scelta educativa, veniva confermata da quel “Bravi genitori!” che il Santo Padre mi disse mentre baciavo l’anello. Quelle parole furono la giusta gratificazione e la definitiva legittimazione ecclesiale del nostro servizio, come unica Associazione di famiglie della scuola cattolica. Il Papa mi congedò alzandosi dalla sedia: la sua voce, le sue mani, il suo sguardo sciolsero la mia tensione. Non ero di fronte solo al Vicario di Cristo e ad un protagonista della Storia, ma ad un padre che incoraggiava il proprio figlio, riconfermandomi nella mia testimonianza come se mi avesse conosciuto da sempre, e come un padre attento e premuroso mi offriva gratuitamente il suo aiuto e la sua umanità.


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Assistente Ecclesiastico don Pierino De Giorgi (S.D.B.) ed il Comitato Esecutivo. La prima poneva a tema le radici associative ed il ruolo ecclesiale dell’AGeSC (Consiglio Nazionale di Bologna, settembre 1997) per tornare a riflettere, declinandoli, sui termini originari, i temi generatori educativo, sociale e politico dell’Associazione. Con il successivo Consiglio Nazionale di Loreto, nel dicembre 1997, si avviò il percorso di ricomprensione dell’alfabeto associativo e dunque del senso di essere genitori associati di scuola cattolica: riponendo la libertà e la dignità della persona a fondamento dell’impegno educativo e sociopolitico dell’AGeSC; individuando i contenuti dell’associazione nel nuovo statuto nazionale; tematizzando la formazione dei genitori. Nella terza tappa, il Consiglio Nazionale a San Giovanni Rotondo e Manfredonia (Le) nel marzo 1998, si tematizzò l’AGeSC come privato sociale e perciò stesso parte del terzo settore. Si voleva riflettere su una conseguenza inesplorata del suo operare – il privato sociale –, evidenziando la necessità di tutelare e promuovere la libera creatività dei corpi sociali intermedi, espressione della capacità dei cittadini associati di dare risposta ad istanze sociali condivise. L’AGeSC, che pure l’aveva sempre nella sostanza praticata, giungeva alla consapevolezza formalizzata del principio di sussidiarietà. Rinnovato lo Statuto dell’AGeSC e messo a tema il “proprio” associativo, era sentita e diffusa l’esigenza di porre il cammino associativo nelle mani del Santo Padre Papa Giovanni Paolo II. Per confortare nel gravoso impegno di genitori; sostenere nell’opera educativa di Christifideles Laici, assunta come missione ecclesiale; confermare nel cammino percorso ed incoraggiare nel proseguimento; indicare le linee guida per l’azione dell’Associazione dei genitori di scuola cattolica. Ne derivò la richiesta di udienza papale riservata per l’Associazione. Non fu facile ottenerla: il Santo Padre era già gravemente ammalato ed affaticato per una prima recrudescenza del male; inoltre, l’Associazione veniva da alcuni anni di complessità così che la Gerarchia Ecclesiale, comunque sempre paternamente attenta, temeva alcune debolezze ed intemperanze relazionali associative ed individuali. Nonostante questi timori l’udienza fu concessa e fissata il 6 giugno 1998. Determinanti in tal senso furono la stima generale che accompagnava l’operato dell’allora Assistente Ecclesiastico don Pieri-

no e la benevolenza verso l’associazione e verso la mia persona del Cardinale Pio Laghi, allora Prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, e del Cardinale Ennio Antonelli, allora segretario della Conferenza Episcopale Italiana. In sostanza, nel 1998, all’AGeSC maturata in radicamento ecclesiale e consapevolezza viene consentito di incontrare il Santo Padre, quale associazione portatrice di un proprio riconosciuto ed apprezzato. Iniziarono dunque i preparativi per l’incontro con il Santo Padre. Non era il primo, già nel 1987 durante il convegno del decennale l’associazione aveva incontrato in udienza riservata il Santo Padre. Si era trattato di un primo passaggio per certi versi adolescenziale, mancava ancora il percorso di consapevolezza dell’AGeSC, che si realizzò nel decennio successivo, in cui fu notevole l’evoluzione culturale dell’Associazione. Gli stessi interventi del Santo Padre nelle due udienze marcano questo cammino di crescita. Nella prima udienza, in consonanza con il livello ancora pionieristico dell’associazione, il Santo Padre si limita a richiamare i compiti e le responsabilità educative e di collaborazione con la scuola cattolica dei genitori. Nella seconda udienza, invece, Papa Giovanni Paolo II formalizza ed indica le direttrici del cammino dell’AGeSC nelle tre soggettività, quella ecclesiale, quella culturale e quella sociale e politica, attestando con ciò la maturazione intervenuta nell’associazione negli anni novanta. Le tre “soggettività” hanno guidato la vita associativa nel decennio successivo e sono state approfondite nel congresso straordinario di Roma del 1999 e nei congressi ordinari di Assisi del 2000 e di Roma del 2003. Ricordo come ora il giorno dell’udienza del 1998. Il Santo Padre mi venne incontro sofferente, accompagnato fra gli altri dal Cardinale Laghi e da S. E. Mons. Nosiglia, allora Presidente del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica. Era una delle prime occasioni in cui il Santo Padre manifestava visibilmente sofferenza e gravi difficoltà fisiche. La malattia aveva iniziato a colpire pesantemente. Non appena entrato nella Sala Clementina, il Cardinale Pio Laghi volle presentarmi di persona ed avvicinatosi a lui con me al fianco, disse: ”Santità, il dott. Versari viene dalla mia terra”. L’espressione del Papa mostrò che non ricordava. Il Card. Laghi soggiunse allora che ero di Forlì. Ed

ancora il Papa, che aveva visitato la città nel 1986, non riusciva a “collocare” l’informazione. Infine, il Cardinale soggiunse: “Santità, è romagnolo!”. Allora il volto del Papa si spalancò in un sorriso. Fece una esclamazione di comprensione. Poi pronunciò, piano, con la sua inconfondibile voce musicale, le due parole fatidiche, “Romagna mia”, che titolano quella sorta di inno regionale noto a livello internazionale. Seguirono gli interventi del Cardinale Laghi e del Santo Padre. In verità nella scaletta era previsto anche il mio intervento, ma per non affaticare il Papa si decise di soprassedere; l’intervento fu comunque pubblicato integralmente sull’edizione dell’Osservatore Romano. Terminato l’intervento, il Santo Padre ricevette i doni che l’Associazione aveva preparato per lui – i volumi degli annuali congressi nazionali ed una offerta per l’obolo di San Pietro – consegnati a lui da Maria Giulia e Maria Teresa, le mie figlie grandine di 10 e 6 anni. Furono da lui guardate ed accarezzate con una tenerezza che esprimeva l’intima preghiera. Il Papa iniziò poi a camminare lungo la sala ed a salutare, uno ad uno, con passo dolorante, i consiglieri nazionali presenti. Commosso per quello che percepivo come gesto di grande, seppure sofferente, paternità, non seppi fare nulla di meglio che camminare al suo fianco destro, dicendogli, di ogni persona cui stringeva la mano, la provenienza. Mi sembrava, così facendo, di avvicinare a lui la fisicità di quelle persone. Lentamente avanzavamo e si susseguivano, alle mani strette, quei volti ed i nomi delle loro città, dei luoghi in cui vivevano la loro quotidianità, il loro rischio educativo: Pescara, Milano, Livorno, Treviso, Termoli, Firenze, Roma, Torino... Dallo sforzo di ricordare per ogni volto la città d’origine emergeva per la prima volta dentro di me il senso profondo di essere associazione nazionale: l’essere insieme di persone che vivono la loro esistenza fisicamente “lontani”, eppure umanamente “prossimi” l’uno all’altro. Stavamo completando il faticoso percorso. Spuntò allora da dietro di noi, di corsa, il più piccolo dei miei figli, Nicola Maria. Aveva quattro anni ed era sfuggito al controllo di Michela per correre incontro al Papa. Da giorni chiedeva quando lo avrebbe potuto vedere. Ora era li e non aveva accettato di essere tenuto fermo ad aspettare, costretto a vedere il Papa da lontano. Si mise davanti a lui, immobile, guardandolo fisso negli occhi, dal basso. Il Papa si sciolse in un sorriso aperto. Il volto dolorante gli si illuminò. Provò a piegarsi per prenderlo in braccio. Alle nostre spalle i prelati invitavano il Santo Padre a non sforzarsi ed a bassa voce ma con decisione mi dicevano: “Non lo faccia inchinare!”. Il Papa sembrava non sentirli e corrispose a Nicola con intensità di sguardo e di movenze che testimoniavano la sua paternità. Nell’avvicinarsi dei loro volti, gli occhi dell’uno fissi in quelli dell’altro, colsi una intensità e corrispondenza che non dimentico. Lasciate che i piccoli vengano a me. Ora il Santo Padre Giovanni Paolo II è proclamato Beato, per la Fede che ha ricevuto in dono da Dio Padre per l’edificazione della Chiesa di Cristo. Con le parole dell’allora Cardinale Ratzinger pronunciate alla sua morte nel 2005, siamo certi che Egli è alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Ti preghiamo Papa Giovani Paolo II, rimani vicino a noi ed alle nostre famiglie, patisci con noi delle nostre miserie, aiutaci nell’arduo compito di genitori e di cittadini di questo mondo. Rendici capaci di vivere nella nostra carne e nel nostro cuore, così come ci hai testimoniato, che ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio. Stefano Versari


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DISUNITI PER L’ITALIA “UNITA” Gravissima ed ingiusta discriminazione per le scuole paritarie escluse dal Ministero dell'Istruzione dalla partecipazione ad una iniziativa sul 150° dell'Unità d'Italia

Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, promosse su tutto il territorio nazionale, sono un’importante opportunità educativa per le scuole di ogni ordine e grado… La scuola è dunque uno dei protagonisti dell’anniversario e deve quindi promuovere iniziative che trasmettano agli studenti la consapevolezza del percorso unitario del nostro Paese”. Con queste impegnative parole inizia la nota nr. 547 del 10 marzo 2011 del Ministero dell’Istruzione che lancia anche una apprezzabile proposta (“Dai mille… a un milione… Studenti alla scoperta dell’unità d’Italia”) per viaggi didattici su luoghi significativi dell’unità italiana. Passando all’attuazione di queste indicazioni, il Ministero si affretta però a “dividere” gli studenti: dal finanziamento dell’iniziativa sono escluse le scuole paritarie e quindi i loro studenti. Un principio burocratico – l’attribuzione dei fondi alle sole scuole statali –

cancella un principio costituzionale: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge… È compito della Repubblica rimuovere gli

ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e

l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, art. 3 della Costituzione italiana. In questo modo una iniziativa con un grande significato ideale è stata “stravolta” da un apparato burocratico dello Stato che si erge a giudice insindacabile dei diritti dei cittadini. Come si può pensare di stimolare e far crescere il senso di unità nazionale nelle giovani generazioni, distinguendo tra studenti-cittadini a seconda della gestione della scuola frequentata e disconoscendo la parità garantita dalla Costituzione e da una legge della Repubblica italiana? Come è possibile che un Ministero dello Stato italiano, unificato ormai da 150 anni, possa discriminare alcuni suoi cittadini solo perché esercitano il diritto, universalmente riconosciuto ad ogni persona, di libertà di educazione? A.Ge, Associazione Italiana Genitori AgeSC, Associazione Genitori Scuole Cattoliche

BASTA POLEMICHE, SERVONO FATTI L'AGeSC scrive una “lettera aperta” al Presidente del Consiglio Berlusconi dopo l'intervento del premier sulla “libertà di educazione”

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nche noi vogliamo che “i genitori possano scegliere liberamente quale educazione dare ai loro figli”, come ha affermato il presidente Berlusconi nel messaggio di sabato che ha nuovamente scatenato una furibonda polemica sulla scuola. Siamo però convinti che, nell’ambito di un doveroso pluralismo istituzionale, i genitori vogliono scegliere in modo positivo la proposta educativa ritenuta migliore per i propri figli e non scelgono “contro” una diversa visione formativa. È importante perciò che alla libertà di insegnamento si accompagni la libertà di scelta delle famiglie. Non esiste una contrapposizione tra scuole statali e non statali (tutte e due “pubbliche” per il servizio che svolgono per il bene comune): entrambe si offrono alla scelta delle famiglie, e spesso gli stessi ragazzi fanno una parte del loro cammino formativo nella paritaria e un’altra parte nella statale, e ciò perché i genitori valutano per ogni ciclo scolastico l’istituto più adatto al bene dei figli. Sia la scuola pubblica statale che la scuola pubblica paritaria vanno sostenute nella loro funzione: insieme formano il capitale culturale necessario alla piena realizzazione delle persone e di una società democratica e solidale. Siamo poi interessati a capire a quale “bonus per la scuola privata” si riferisce il Presidente del Consiglio. Oggi infatti a livello nazionale non esiste nulla; se si parla del livello regionale, dobbiamo dire che proprio i tagli di questo Governo hanno costretto le poche Regioni che hanno introdotto il buono-scuola a ridurre a loro volta i sostegni alla libertà di educazione che avevano attivato. Chiediamo al Presidente e al suo Governo di affrontare urgentemente e risolvere concretamente il problema della libertà di educazione, con interventi normativi e finanziari che abbiano – pur con gradualità – a garantire la reale libera scelta della scuola da parte di genitori e famiglie, mettendo fine ad una evidente ingiustizia sociale tutta italiana. Occorre fare presto altrimenti gran parte del sistema scolastico non statale, che fa risparmiare allo Stato sei miliardi di euro, rischia di scomparire.

LAZIO, “BUONI SCUOLA”: SARÀ LA VOLTA BUONA?

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’Associazione Genitori Scuole Cattoliche del Lazio plaude all’iniziativa dell’on. Olimpia Tarzia (LP), presidente della Commissione Scuola della Regione Lazio, che, unitamente al consigliere Miele (PDL), ha presentato nel Consiglio Regionale del Lazio la proposta di legge “Interventi per garantire la libertà di scelta educativa e formativa della famiglia”. I genitori del Lazio – scrive l’AGeSC regionale – da troppo tempo attendono di poter esercitare il pieno diritto di libertà di educazione nella scelta della scuola ritenuta più idonea per i propri figli, senza dover fare i conti con gli attuali pesanti condizionamenti economici. Si tratta di un diritto sancito dalla Costituzione e dalle carte internazionali dei diritti, che ogni Paese democratico riconosce e garantisce, ma che finora ha trovato scarso sostegno nelle scelte della nostra classe politica. Per questo motivo un’iniziativa come quella presentata dall’on. Tarzia, che prevede l’erogazione di buoni scuola direttamente alle famiglie a copertura, anche se parziale, delle spese di frequenza degli istituti paritari, trova nell’AGeSC il pieno sostegno, così come significativa è la particolare attenzione riservata nella proposta legislativa al sostegno degli alunni disabili che scelgono la scuola non statale. L’Associazione chiede ora a tutta la classe politica regionale che si favorisca l’iter legislativo di questa iniziativa perché si giunga al più presto ad una sua approvazione: le famiglie, in particolare quelle con i redditi più bassi, devono essere libere – come succede in tutta Europa, senza distinzioni tra governi di destra o di sinistra – di esercitare il loro diritto costituzionale di scelta educativa. Secondo l’AGeSC l’introduzione del buono scuola a livello regionale è anche uno strumento utile al miglioramento di tutto il sistema scolastico – come dimostrano i risultati di altre Regioni italiane che lo hanno già adottato –, amplia l’offerta formativa e, sostenendo la libertà di scelta, fa crescere la responsabilità educativa delle famiglie”.


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“DARE CENTRALITÀ ALLA FAMIGLIA” Intervista esclusiva con il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, che ci parla non solo del significato dell'accordo di Mirafiori, ma anche di problematiche familiari, emergenza educativa, libertà di educazione, scuola e dell'urgenza di dare speranza alle nuove generazioni

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ntervista a tutto campo con il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni. Le cronache di questi ultimi mesi – dal caso Mirafiori alla stessa Festa del Primo Maggio – hanno riportato le realtà sindacali sotto gli occhi dell'opinione pubblica e dei cittadini. Inevitabile partire dai fatti di Torino (“Non ci sono accordi belli o brutti, ma solo accordi possibili nelle condizioni date, che comprendono anche la situazione di mercato, i rapporti di forza con la controparte e le convenienze comuni”), ma con Raffaele Bonanni abbiamo affrontato altri temi, come quelli legati alla famiglia (“Il sistema dei servizi di welfare alle famiglie è stato pesantemente condizionato in questi anni dalla incapacità della politica di determinare un assetto collaborativo tra i diversi livelli istituzionali per realizzare le riforme approvate e per integrare i diversi sistemi sanitario e sociale, formativo e del lavoro”) ed alla libertà di educazione (“Le scuole paritarie continuano ad essere le cenerentole del sistema scolastico. Se veramente si vuole un sistema competitivo rivolto all’eccellenza è necessario che il finanziamento fra scuole statali e scuole paritarie sia uguale”). Raffaele Bonanni ci parla anche di “Statuto dei lavoratori” (“Cambierà quello che le parti sociali vorranno cambiare e quello che lavoratori e imprese riterranno conveniente, non certamente quello che vorrà la politica o il Parlamento o i Governi di qualunque parte siano”) ed infine condivide le preoccupazioni nei riguardi delle nuove generazioni (“Il sistema paese, non può permettersi di vedere i giovani andare a lavorare all’estero o semplicemente uscire dalla forza lavoro: stiamo regalando il nostro capitale umano al Pil di altri paesi”). Ecco dunque l’intervista con il Segretario nazionale della Cisl, che ringraziamo per la collaborazione e la disponibilità.

Segretario Bonanni, la società italiana e l’opinione pubblica sono state “colpite” – anche sul piano della diffusione mediatica – dal “caso Fiat Mirafiori” che ha riportato i temi sindacali sulle prime pagine dei giornali. Che cosa ha rappresentato, per la Cisl, lo snodo dei fatti di Torino? C’è un insegnamento da trarre da una vicenda che ha visto tensioni, conflitti ed esasperazioni anche dure? Se non c’è lavoro non ci sono neanche i diritti. La vittoria dei sì al referendum di Mirafiori anche tra gli operai e non solo tra gli impiegati è un fatto inequivocabile ed importante. Dopo tantissimi anni è la prima volta che si vince un referendum a Mirafiori su materie di flessibilità, nonostante l’estrema politicizzazione, le minacce e le provocazioni. Questo voto è certamente un bene per Torino, per tutto l’indotto e rappresenta un segnale positivo per tutto il sistema-paese perché, vuol dire che in Italia si può investire nonostante tutti i profeti di sventura. Siamo convinti che l’importanza e la qualità dell’investimento della Fiat a Mirafiori servirà a sanare la frattura e le divisioni tra i lavoratori. Una frattura non voluta dalla Cisl e dai sindacati che avevano firmato l’accordo,

ma provocata dalla scelta irresponsabile della Fiom e dall’atteggiamento discutibile da tifoseria portato avanti da alcuni giornali e televisioni. Per quel che ci riguarda utilizzeremo questo risultato con la pacatezza e le fermezza che abbiamo sempre avuto. E chiediamo che da questa esperienza le forze politiche, il sistema mediatico, e buona parte della classe dirigente facciano proprio il senso di responsabilità dimostrato dai lavoratori di Mirafiori. Il Paese sta vivendo un momento grave e bisogna ricreare le premesse per il futuro benessere. Come Cisl riteniamo che non si possano giudicare accordi sindacali senza tenere conto del contesto che li genera e delle conseguenze per i lavoratori, in caso di mancato accordo. Non ci sono accordi belli o brutti, ma solo accordi possibili nelle condizioni date, che comprendono anche la situazione di mercato, i rapporti di forza con la controparte e le convenienze comuni. Le intese sono maturate in una fase di stagnazione degli investimenti e di crisi aziendali. Ciò dà maggior valore al metodo del confronto e del tenace negoziato.

formativo e del lavoro. Tale contesto deve comprendere asili nido, congedi familiari, assegni familiari, flessibilità di orario, sgravi fiscali, politiche locali che sostengano le donne e la famiglia nella comunità. È implicito, che le politiche di conciliazione sono volte a determinare un innalzamento dei tassi di occupazione femminile. Un Paese che non investe sulla famiglia, sulle famiglie giovani e che non riconosce e valorizza l’azione di cura e educativa della famiglia è un Paese che non ha coraggio di investire sul futuro. Segretario Bonanni, così “a freddo” – come si usa dire – che effetto le fa verificare che, con il sistema scolastico paritario, che fornisce un servizio pubblico all’interno del sistema nazionale d’istruzione, è lo Stato a guadagnare? Riportiamo un solo dato sintetico, ma emblematico: per le scuole paritarie, poco più di un milione di alunni, lo Stato ha speso 566,5 milioni di Euro (dati 2006), ma quegli stessi alunni, se avessero frequentato le scuole statali, avrebbero comportato un costo di 6.245 milioni di Euro, cioè circa dieci volte di più… Il problema viene da lontano, è un problema di natura culturale, prima ancora che politico e giuridico. Le scuole paritarie continuano ad essere le cenerentole del sistema scolastico. Se veramente si vuole un sistema competitivo rivolto all’eccellenza è necessario che il finanziamento fra scuole statali e scuole paritarie sia uguale. Il sistema pubblico dell’istruzione rimane zoppo, perché uno dei due sottosistemi è finanziato irrisoriamente. Il nostro ordinamento da questo punto di vista è dietro tutti i paesi d’Europa e chi ad ogni manifestazione sulla scuola urla a gran voce il primato della scuola pubblica rispondiamo di si a patto di non confondere pubblica con statale! Concordiamo con quanto detto dalla vostra associazione “Non esiste una contrapposizione tra scuole statali e non statali tutte e due pubbliche per il servizio che svolgono per il bene comune.”

L’AGeSC è una realtà nazionale che raccoglie e riunisce famiglie, genitori, scuole ed educatori impegnati sul fronte della formazione. C’è un percorso condivisibile, sul piano ideale e delle proposte concrete, tra sindacato ed associazionismo familiare? Dare centralità alla famiglia, in un Paese come il nostro, significa porla al centro delle politiche pubbliche. È compito del sindacato individuare una strategia per conciliare politiche assistenziali e politiche di promozione e crescita. La società italiana ha necessità di investire sulle nuove generazioni. È urgente aumentare i servizi per le famiglia: il sistema dei servizi di welfare alle famiglie è stato pesantemente condizionato in questi anni dalla incapacità della politica di determinare un assetto collaborativo tra i diversi livelli istituzionali per realizzare le riforme approvate e per integrare i diversi sistemi sanitario e sociale, Secondo il principio di sussidiarietà, ormai


pagina 7 - L'INTERVISTA diffuso e applicato in tutte le grandi democrazie del mondo, lo Stato deve sostenere i cittadini che organizzano e gestiscono servizi pubblici, e sostituirsi ad essi solo quando non hanno le forze per farlo. Perché secondo Lei in Italia è ancora così complicato e difficile superare il concetto che è lo Stato l’unico soggetto titolare della gestione di tutti i servizi pubblici? Solo un soggetto formatore, pienamente radicato nel sistema sociale, imprenditoriale e istituzionale può rispondere in modo qualitativamente adeguato e con sufficiente dinamicità alla funzione formativa. Occorre spostare l’attenzione sulla persona, alunno o docente che sia, sulla sua responsabilità, sulla sua unicità e concretezza. Questo è il cuore di un sistema sussidiario. O meglio, un sistema sussidiario ha questo come scopo: la valorizzazione della singola persona, unica e irripetibile, e della sua iniziativa. Non si tratta di discutere se è meglio lo Stato o il privato, ma di capire come un bene pubblico come quello dell’educazione può valorizzare tutte le forze presenti, dagli educatori alle famiglie, dalle imprese alle realtà associative, dalle istituzioni agli stakeholder, al fine di indirizzarle all’unico bene che è la crescita umana e professionale del giovane adolescente. È qualcosa di nuovo e di antico, nello stesso tempo, perché affonda le sue radici addirittura nell’Italia preunitaria dove hanno abitato uomini come san Giovanni Bosco che l’8 febbraio del 1852 stila la prima convenzione per la promozione e la difesa di un apprendista, secondo una concezione tesa a integrare il lavoro nel percorso educativo. Come è noto, un’enorme offerta educativa nata dai grandi santi dell’Ottocento è presente ancora oggi a livello internazionale, ma anche parti importanti del mondo operaio e liberale hanno dato il loro apporto a questa storia di sussidiarietà. Come valuta la proposta (già applicata peraltro in tanti Paesi, non solo europei, e addirittura suggerita pure da Premi Nobel americani…) del “buono scuola” che le famiglie possono spendere liberamente presso gli istituti scolastici che esse desiderano scegliere per l’educazione dei propri figli? Può essere considerato un passo concreto verso quell’ammodernamento del sistema della formazione e della realizzazione di un possibile modello imprenditoriale della scuola del nostro Paese? Si tratta di un contributo sul quale molto si è discusso. La Cisl non è pregiudizialmente contraria, vorremmo evitare che si favorisca solo una parte della popolazione scolastica, Ciò che noi vogliamo è una “buona scuola pubblica”, in cui rientrino a pieno titolo tutte le scuole, statali o paritarie, capaci di offrire un servizio di qualità. Per quanto ci riguarda noi coltiviamo un’idea di scuola: democratica, solidale e multiculturale. Sembra che la riforma del “processo del lavoro” abbia subìto una battuta di arresto. Pensa che sia stata sufficientemente capita ed approfondita dall’opinione pubblica e dai cittadini? Come Cisl siamo favorevoli alla riforma del “processo del lavoro” soprattutto perché in questo modo si da la possibilità al lavoratore di non dovere ricorrere obbligatoriamente ai tempi infiniti della giustizia italiana. La media per un processo del lavoro varia dai cinque agli otto anni. Il ricorso all’arbitro è sempre un atto volontario del lavoratore, non è vero e mente chi parla di incostituzionalità della norma e di attacco all’articolo 18.

Si parla spesso anche della necessità di rinnovare lo stesso Statuto dei lavoratori. Come intende muoversi la Cisl a questo riguardo? Lo Statuto rappresenta un’affermazione dura e precisa dei diritti dei lavoratori che come cittadini partecipano alla Costituzione di una Repubblica fondata sul lavoro. Lo Statuto non è altro che una legge democratica, l’affermazione del pieno diritto dei lavoratori ad essere cittadini italiani in ogni parte del territorio nazionale ed in ogni loro funzione. Lo statuto ha oltre quaranta anni di vita e molto è cambiato nel mondo del lavoro, si può quindi legittimamente pensare di passare allo Statuto dei lavori come già auspicava il prof. Biagi. Sia ben chiaro però che le norme sul lavoro devono essere il frutto di un accordo tra le parti sociali. Questo è necessario per due motivi. In primo luogo, perché le parti sociali rappresentano il mondo del lavoro. E le nostre, tra l’altro, sono le meglio organizzate e le più responsabili d’Europa. In secondo luogo, solo con la garanzia delle parti sociali una norma può durare nel tempo, oltre le contingenze della politica, senza correre il rischio di un cambio di maggioranza che una volta al governo cambi le norme. Dello Statuto dei lavoratori cambierà quello che le parti sociali vorranno cambiare e quello che lavoratori e imprese riterranno conveniente, non certamente quello che vorrà la politica o il Parlamento o i Governi di qualunque parte siano. Lo stesso Presidente Napolitano, nel tradizionale discorso di Capodanno, con forza ha messo l’accento su come “garantire le generazioni future”. In termini concreti, il discorso scivola subito sul tema-pensioni e su come assicurare ai giovani un futuro socialmente tutelato. Come può rispondere la Cisl a quelle che sono preoccupazioni che i giovani – e la società tutta – toccheranno presto con mano? Come Cisl non possiamo accettare che l’energia di una generazione venga sprecata e messa da parte, vogliamo quindi sviluppare un sistema che ne aumenti le potenzialità. Il sistema paese, non può permettersi di vedere i giovani andare a lavorare all’estero o semplicemente uscire dalla forza lavoro: stiamo regalando il nostro capitale umano al Pil di altri paesi. Non possiamo permettere che siano i giovani a pagare il prezzo più alto della crisi ma, dobbiamo rispondere con una nuova cultura del lavoro, con più formazione, con più opportunità, più meritocrazia; oggi, un ragazzo su tre non ha un lavoro e questo è un vero e proprio colpo di spugna sul volto di un’intera generazione. Stiamo lavorando per ridurre gli ostacoli all’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro per riequilibrare il flusso di transito

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tra la scuola, l’università e l’accesso al lavoro riducendone il lasso temporale che intercorre tra la fine degli studi e l’inserimento professionale, siamo impegnati a promuovere modelli contrattuali che facilitino l’inserimento e successivamente la permanenza dei nostri giovani nel mondo del lavoro. L’incontro dei ragazzi con il lavoro avviene spesso molto tempo dopo che uno si laurea. Noi insistiamo sui vantaggi per le aziende che assumono giovani, tipo il credito d’imposta. Insomma, qualche incentivo che stimoli le imprese. Ma dobbiamo sapere che senza buone economie non c’è sviluppo e lavoro per i giovani. Infine, cosa auspica Lei personalmente, come Segretario di un grande sindacato come la Cisl, sul piano di una sempre più stretta e produttiva relazione tra scuola e mondo del lavoro? La sfida educativa, che da sempre richiamiamo come un’emergenza decisiva per lo sviluppo di una società, si rivela sempre più nella sua problematicità: un numero crescente di giovani non riesce a compiere il proprio percorso di istruzione. Lo statalismo, il centralismo, l’incapacità di valutare e valorizzare il merito di studenti e docenti, l’impoverimento ideale, hanno mortificato la qualità della scuola italiana, rigidità e burocrazia del sistema scolastico sono concausa della dispersione in quanto non aiutano a tener conto dei bisogni dei ragazzi, soprattutto di quelli più in difficoltà. La mobilità, il cambiamento professionale, la riconversione lavorativa, la ricerca di impiego richiedono un sostegno formativo specifico perché sia mantenuta l’occupabilità dei soggetti sul mercato del lavoro: l’integrazione tra percorso lavorativo e professionale diventa una condizione indispensabile perché la flessibilità non si trasformi in precarietà, esclusione lavorativa, marginalità sociale. È indubbio che la società della conoscenza esige un salto di qualità per compensare il perdurante scollamento tra i sistemi educativi operanti e il mercato, inteso nella sua più ampia accezione. Con l’alternanza scuola-lavoro può essere sovvertita l’impostazione tradizionale che vede l’insegnamento precedere e governare l’apprendimento. Il non perdere nessuno, oltre che un imprescindibile dovere, rappresenta nell’attuale situazione di invecchiamento della popolazione un fattore essenziale per lo sviluppo economico; la continua flessione dei flussi di natalità impone che il problema quantitativo (volto a colmare la domanda di lavoro delle imprese) sia trattato con altrettanta serietà di quello della qualità della formazione di alto livello. Intervista a cura di Roberto Alborghetti


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pagina 8 - FACCIAMOCI SENTIRE

IL “MODELLO SALESIANO”

NELL'ITALIA UNITA Nel 150° dell'Unità italiana, rileggiamo il contributo che la tradizione educativa salesiana ha dato nel plasmare l’identità di tanti giovani, preparandoli ad essere, come voleva don Bosco, "buoni cristiani ed onesti cittadini"

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itengo opportuno chiarire il termine «unità». Se, facendo riferimento all’Italia, partiamo da un gruppo umano caratterizzato da una spiccata unità culturale, che si estende a tutte le sue articolazioni, dovuta soprattutto alla comunanza di storia (compresa quella certa misura di omogeneità etnica che essa comporta), di lingua (anche se la lingua italiana era soprattutto scritta), di religione (con tutti i valori che la vita religiosa comporta), di costumi e di istituzioni sociali, di mentalità e anche di interessi materiali (geopolitica); e giungiamo alla consapevolezza e alla libera accettazione di tale unità con l’aspirazione all’unità politica, sembra sia possibile riconoscere che tale forma di unità era viva negli italiani intorno al 1848, purché libera dalle forme di nazionalismo ideologico, con punte di razzismo, e di imperialismo che stavano già infettando le tradizioni nazionali. Se, invece, con il termine «unità» intendiamo l’organizzazione statale, quale si è realizzata nel cosiddetto Risorgimento, ci veniamo a trovare di fronte a contrapposizioni frontali ed a schieramenti molto divergenti, che non permettono di discorrere di unità, neppure oggi. Circa il primo significato concordo, con quanto sostiene Francesco Motto: «Il modello salesiano, pur essendo nato con connotati che in parte lo contrapponevano ai fermenti politico-culturali del tempo, si è sviluppato trovando fin dall’inizio un proprio stretto rapporto con la società civile. Si è inserito operativamente nella vita dell’Italia nuova, in settori per i quali lo stato liberale non aveva sufficienti risorse da spendere e forse anche poco interesse. La tradizione educativa salesiana, fatta di passione per la formazione civile dei giovani, di ardore apostolico, di proposte professionalizzanti, di disciplina e creatività, per un secolo e mezzo ha cercato di plasmare l’identità di tanti allievi, di prepararli al futuro, di fare loro, come aveva desiderato il fondatore don Bosco (18151888), dei “buoni cristiani ed onesti cittadini”». «Le FMA (Figlie di Maria Ausiliatrice) erano state pensate per educare le ragazze in modo simile ai ragazzi, con gli stessi valori formativi che, senza appellarsi all’emancipazione, di fatto riconoscevano la stessa dignità, gli stessi doveri, interpretati e vissuti

secondo la mentalità dell’epoca, dunque condizionata, ma con atteggiamento propositivo verso se stessi e gli altri. Gli altri: non solo i familiari, ma la cerchia sociale più ampia, verso cui si sviluppava un senso di responsabilità civile e cristiana, come educatrici, come donne, come madri». «Lo sviluppo quasi immediato delle missioni, sia tra gli emigranti, sia tra gli autoctoni, allude anche alla diffusione dell’immagine positiva dell’Italia veicolata all’estero, sia tramite la sottolineatura del Paese come culla dell’Istituto, sede centrale della Chiesa con il Papa, sia tramite la diffusione della lingua e della cultura italiana, impregnate di valori umani e cristiani». Circa il secondo punto, distinguo, con Eugenio Ceria, «il fatto in sé, gli uomini che ne furono autori e gli effetti istituzionali che ne derivarono» e concordo con la sua valutazione, espressa in pieno fascismo. Circa il fatto in sé, «pro o contro il moto politico, che andava a sfociare nell’indipendenza e unità d’Italia, don Bosco nulla fece, nulla disse, nulla scrisse. La sua condotta volutamente negativa in questo campo s’ispira a un principio teorico – pratico, implicito nella categorica risposta da lui data alla categorica domanda di Pio IX, quando lo interrogò quale fosse la sua politica. Sua politica affermò egli allora essere quella del Pater noster, la politica cioè che milita, sì, per l’avvento di un regno, ma del regno di Dio. Il principio informatore di questo programma era che il prete, se vuole assicurarsi l’efficacia del proprio ministero, deve librarsi in alto, al disopra delle divisioni causate dai partiti politici. […] Quanto agli uomini del risorgimento, don Bosco si studiò fin da principio di non perderne il contatto, mosso a questo da tre ideali: procurarsi la possibilità di far loro del bene, renderli favorevoli o almeno averli non ostili alla sua opera, e impedir loro di recare troppo danno alla Chiesa. […] Riguardo agli effetti da noi chiamati istituzionali, riguardo cioè al nuovo regime nazionale con tutto il complesso dei suoi pubblici ordinamenti, don Bosco, anziché metterli in discussione, badò a profittarne fin dove fosse possibile e lecito per cavare da essi i maggiori e migliori vantaggi [ne conseguì una conoscenza approfondita con realizzazioni che anticiparono i tempi]. Quindi non contrariò le autorità costituite, anzi le rispettò e le fece rispettare». Evi-

ATEMPOPIENO NOTIZIARIO DELL’AGeSC, ASSOCIAZIONE GENITORI SCUOLE CATTOLICHE Direttore responsabile: Roberto Alborghetti Redazione: Ufficio stampa nazionale AGeSC - c/o IKONOS srl Via C. A. Dalla Chiesa, 10 - 24048 Treviolo (BG) - ufficiostampa@agesc.it - atempopieno@ikonos.tv Impaginazione e controllo qualità: Novali Valeria Stampa: IKONOS srl Via C. A. Dalla Chiesa, 10 24048 Treviolo - Tel. 035 200515 - Fax 035 201041 AGeSC Editore Via Aurelia, 796 - 00165 Roma - Tel. 06 83085331 Fax 06 83085333 - www.agesc.it Aut. n° 30 del 27/11/2004 Tribunale di Bergamo

dentemente «auspicò ognora che la conciliazione, temuta dagli uni e deprecata dagli altri, venisse un bel giorno a sanare il calamitoso dissidio apertosi in Italia dopo il 1870 fra il potere ecclesiastico e il potere civile». Il motto, accolto da don Bosco, «formare onesti cittadini e buoni cristiani» non è uno slogan accattivante, ma documenta una profonda riflessione sull’identità della persona umana, che, con la rivoluzione costituzionale e giuridica in atto allora, si trovava sia di fronte allo Stato che di fronte alla Chiesa, entrambi a suo servizio, in una prospettiva cristiana. La profondità del contenuto dell’espressione di don Bosco si rivela ulteriormente anticipatrice dei tempi successivi quando viene a configurare la posizione giuridica dei nuovi religiosi e religiose da Lui fondati: pienamente religiosi di fronte alla Chiesa, ma cittadini che godono di tutti i diritti civili di fronte allo Stato. Le principali realizzazioni della sua attività educativa (soprattutto oratori, editoria, laboratori o scuole di arti e mestieri o, infine, scuole professionali; scuole di latinità e, successivamente, ginnasi e licei) trovano spazio entro il diritto allora vigente. L’editoria di don Bosco si sviluppa moltissimo nel campo scolastico e professionale con un apporto decisivo di salesiani; la scuole esigeranno progressivamente maestri e professori patentati e ciò condurrà salesiani e figlie di Maria Ausiliatrice ad un impegno non comune nei riguardi della propria preparazione professionale in questo campo, con l’istituzione, tra l’altro, di scuole normali. L’attenzione di don Bosco alla letteratura cristiana latina e greca porterà, dopo la prima guerra mondiale, all’istituzione e allo sviluppo di cattedre specifiche di questa materia nelle università italiane. Infine, una caratteristica di fondo in don Bosco è l’apertura allo sviluppo progressivo del proprio Paese e, in generale, del mondo intero. La sua struttura è aperta ad un miglioramento continuo; in lui è attiva una mentalità imprenditoriale, per la quale riesce ad investire produttivamente ai vari livelli quanto riceve dai benefattori, lasciandola in eredità ai salesiani e alle figlie di Maria Ausiliatrice. L’imprenditorialità è una caratteristica di don Bosco, che assume importanza decisiva nell’educazione. Nel primo regolamento per le case, di sua mano scrive tra l’altro: «Onorate i vostri compagni», intendendo invitarli a riconoscere i doni di Dio che sono in loro ed ad aiutarsi a svilupparli. Ed è questa la missione specifica degli educatori («superiori») nelle case salesiane. In linea con il Vangelo, don Bosco ha saputo investire e far investire in forma imprenditoriale le competenze e il capitale umano, come lo chiamiamo oggi, dei suoi giovani, dei religiosi e delle religiose. Bruno Bordignon


pagina 9 - FORMAZIONE PROFESSIONALE

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VICENZA, UNA SFIDA PER I GIOVANI AGeSC con FICIAP e CONFAP Veneto affrontano in un convegno le problematiche legate alla formazione professionale. Per cercare nuove motivazioni e sviluppi ad un settore formativo che non vuole essere la stampella del sistema scolastico

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abato 26 marzo 2011 presso il Centro di Formazione Professionale San Gaetano di Vicenza, si è svolto un Convegno sul tema “Scuola, Formazione e Lavoro: la Sfida Educativa / La Formazione Professionale come strumento per promuovere la crescita integrale dei giovani e valorizzare il territorio.” Era la prima volta che i genitori AGeSC della Formazione Professionale, in collaborazione le presidenze di due organizzazioni come FICIAP e CONFAP Veneto, organizzavano un Convegno sulla formazione professionale iniziale della Regione Veneto con uno sguardo però sulla formazione professionale del nostro Paese. Gli interventi dei relatori sono stati di estrema chiarezza e competenza. Il prof. Dario Eugenio Nicoli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, sviluppando l’argomento de “Il modello educativo della Formazione Professionale come cultura del lavoro” ha sottolineato che il lavoro è cultura. Il pluralismo scolastico della Formazione – ha detto – è determinato da 3 Enti formativi: dai Centri Accreditati, dagli Istituti Professionali e dalle Imprese. Ha ribadito che gli Istituti professionali che possono rilasciare la qualifiche triennali in via sussidiaria ai C.F.P. non possono sostituirsi ad essi. La Formazione Professionale non può essere chiusa nelle qualifiche triennali, ma disporre di un quarto anno formativo per il diploma di qualifica. È necessario stabilizzare il sistema della formazione superando i bandi di concorso annuali. Ed i giovani sono chiamati a rivedere lo stile di vita, scegliere la strada più consona con la propria testa e l’uso delle proprie mani per diventare giovani autonomi e responsabili. A causa dei Corsi scolastici troppo lunghi rispetto ai paesi europei i nostri giovani finiscono la maturità scolastica a 19 anni, un anno dopo la media europea, inserendosi quindi nel mondo del lavoro con un anno di ritardo. Il Sistema delle Competenze è già stato recepito nel Modello Veneto della Formazione Professionale. Il dott. Stefano Quaglia, responsabile alle politiche formative e rapporti con la Regione Veneto, ha dato un contributo su: “Ruolo dell’Istruzione e della Formazione Professionale nell’ambito del riordino del 2° ciclo di Istruzione”. Ritenuta necessaria la mappatura di tutti i Centri della Regione e delle scuole onde evitare il sovrapporsi dell’offerta formativa, unita ad un sistema organico nuovo sia sul piano degli studi che sul piano del lavoro. La curva della maturità e della crescita devono trovare un punto d’incontro per la formazione dei giovani, insieme ad un rapporto

sempre più vicino tra azienda e scuola, in modo che la scuola dia insegnamenti spendibili il giorno dopo. Ha ribadito che la maturità va terminata al 18° anno di età. E che la FTS (formazione tecnica superiore) va innestata sul 4° anno per facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro. Nell’età della tecnica – ha detto il relatore – va dato spazio alla tecnica. Giuseppe Sbalchiero, Presidente confartigianato Vicenza, intervenuto sul tema: “Dalla Formazione Professionale all’Impresa”, ha ribadito che l’apprendistato ha fallito il suo compito, i giovani sono passati dal desiderio di imparare al diritto dell’avere senza dimostrare talvolta alcuna competenza formativa. Sino al 2003 il mondo dell’artigianato ha avuto una forte espansione con la disoccupazione giovanile a zero. Poi la delocalizzazione del lavoro ha prodotto instabilità di occupazione. Oggi il 70% della produzione all’estero è rientrata per la scarsa qualità del prodotto. I nostri giovani – ha rilevato – non vogliono fare determinati lavori; la conseguenza è che, ad esempio, il comparto casa è in mano ai lavoratori stranieri. Elena Donazzan, Assessore alle politiche dell’istruzione, della formazione del lavoro, ha sottolineato che il rapporto tra scuola e lavoro deve essere sempre più stretto. Dal mondo del lavoro non si cercano i titoli, ma le competenze che gli allievi acquisiscono prima di entrare nel mondo occupazionale. Ha confermato i tagli dei finanzimenti alla formazione professionale (da 50 a 45 milioni di euro per il 2010-1011) ed alla scuola paritaria (Bonus Scuola da 10 a 7 milioni di euro). Sono peraltro contributi ancora non dati in quanto il bilancio della Regione Veneto è stato approvato in marzo, anche a causa di un regolamento Regionale superato e in attesa di rinnovamento. L’Assessore Donazzan ha detto che per quanro riguarda l’Accordo Stato-Regioni, saranno i C.F.P. accreditati a svolgere i corsi di Formazione Professionale Iniziale mentre gli Istituti Profes-

sionali di Stato potranno fornire corsi di formazione in via sussidiaria. Per il 4°anno formativo, allo stato attuale, non ci sono disponibilità finanziarie. L’apprendistato a 15 anni sarà valido soprattutto per i dispersi dei dispersi, con almeno 400 ore di formazione. I decreti attuativi saranno preparati in un Tavolo di Lavoro con la partecipazione della Formazione Professionale. Con il nuovo regolamento – ha detto l’Assessore – cambieranno anche le disponibilità economiche. Marco Appoggi, Capogruppo Consigliare del Comune di Vicenza ha parlato della Formazione Professionale come espressione di grande qualità ed eccellenza. “Fare sistema tra Scuola e Lavoro per integrare operativamente le competenze degli allievi e le esigenze del mondo del lavoro”: questa resta la grande sfida sulla formazione professionale. Franco Venturella, Dirigente Ufficio Scolastico Provinciale di Vicenza ha rilevato che la conoscenza è il pre requisito dell’amore, anche nei Licei si propone la didattica per competenze e la cultura del fare. Il lavoro è infatti la cultura che contribuisce a rinnovare il mondo e a riconoscere i valori della persona. Per Adriano Coccia, dell’AGeSC Veneto, la Scuola deve preparare un cittadino pensante, non ubbidiente. Deve insegnare ad usare la tecnica, non esserne schiavo. La Formazione Professionale non è una stampella della scuola. Ha poi parlato delle problematuche del precariato, con contratti semestrali che non portano quasi mai all’assunzione a tempo indeterminato. Attilio Bondone, Presidente di CONFAP Nazionale, ha infine parlato di come il Veneto sia da prendere come esempio, avendo sempre offerto sul territorio una qualità formativa eccellente. La Formazione Professionale – ha detto – è stata vista tante volte come ammortizzatore sociale. Ma si è pensato solo all’oggi e non al futuro del Paese. Quindi, per raggiungere una migliore qualità della formazione professionale, le risorse devono essere un investimento su tutto il territorio nazionale.


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COMONTE E SONCINO, IL LAVORO FA SCUOLA Le Suore della Sacra Famiglia hanno aperto un Ente di Formazione professionale. Una scommessa vinta. Anche da parte dei giovani allievi e del territorio.

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na sfida accettata e vinta. Il che non è poco se si pensa alla tendenza che, in questo ultimo decennio, vede sul territorio nazionale la contrazione del numero delle scuole gestite da enti e realtà cattoliche. Davvero una storia esemplare, da raccontare, quella che a Comonte di Seriate (Bergamo) e a Soncino (Cremona), vede protagonisti una congregazione religiosa – le Suore della Sacra Famiglia, fondate da Santa Paola Elisabetta Cerioli – ed una scuola nuova di zecca, o meglio un ente di formazione professionale. Aperto nel settembre 2010 tra timori e forse giustificate titubanze, l’Ente regionale “Sacra Famiglia” è già una realtà nel panorama di una rinnovata attenzione che le congregazioni religiose potrebbero manifestare nei confronti della realtà della formazione professionale. Sia a Comonte come a Soncino, il Centro di formazione ha subito raccolto adesioni da parte di studenti e famiglie dei rispettivi territori, permettendo di iniziare l’anno scolastico nel rispetto dei parametri stabiliti dalla Regione Lombardia. Per il prossimo anno scolastico 2011-2012, le iscrizioni non si sono fatte attendere, a conferma che il servizio scolastico offerto risponde a precise esigenze. Nato sulla scia delle intuizioni pedagogiche ed educative di Santa Paola Elisabetta Cerioli – una delle figure più luminose del cattolicesimo sociale dell’Ottocento, nota per avere avviato una vera e propria “politica” per la popolazione rurale – i Centri di Comonte e di Soncino sono in linea con quei principi di sussidiarietà che la Regione Lombardia ha stabilito alla base per il sistema dell’istruzione e della formazione professionale. Ed entrambi , come dicono le religiose della Sacra Famiglia, di formazione professionale, sono un ulteriore passo per dare continuità al percorso dell’obbligo scolastico, offrendo nuove possibilità di crescita e di formazione umana e professionale ai giovani, aprendo loro la strada di un inserimento consapevole nel mondo del lavoro. L’Ente professionale va del resto ad innestarsi nel solco di una presenza educativa che la stessa Congregazione ha incrementato nel corso del tempo. Comonte è infatti

già sede di un polo scolastico che accoglie quasi un migliaio di alunni, suddivisi tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado; e Soncino ospita una scuola dell’infanzia e, da oltre 40 anni, la scuola secondaria di secondo grado, il Liceo socio psicopedagogico. Diversificata l’offerta formativa dell’Ente, che gli allievi frequentano in modo gratuito, essendo finanziato dalla “Dote Formazione” della Regione Lombardia. A Comonte di Seriate la scuola è rivolta ai futuri operatori/operatrici commerciali (Addetti ai Servizi di Vendita). Soncino accoglie invece corsi per chi vuole lavorare nel settore della ristorazione (Aiuto Cuoco). Due indirizzi specifici che cercano di rispondere alla domanda del territorio, considerando che Comonte si trova in un’area a forte concentrazione di realtà commerciali (basti pensare all’Oriocenter ed all’Aeroporto di Orio al Serio) e Soncino in una zona a vocazione agri-turistica, con la presenza di una rete di ristoratori che di fatto valorizzano i prodotti tipici della pianura lombarda. Entrambi gli indirizzi sono triennali, ma al termine del percorso si può proseguire con un quarto anno di formazione tecnico professionale e usufruire di una dote per affrontare il quinto anno che porta alla maturità. Articolato su un arco di 990 ore annuali e su un curricolo formativo che mira alla costruzione di competenze professionali ed allo sviluppo di un bagaglio di conoscenze culturali ed umane, l’Ente “Sacra Famiglia” – diretto dal professor Alessio Gatta – privilegia metodologie didattico di tipo attivo, dai laboratori agli interventi di esperti e figure professionali. Non mancano le partecipazioni ad esperienze di tirocinio presso aziende che operano nei settori del commercio e della ristorazione. “Sì, la nostra preoccupazione è soprattutto quella di valorizzare nell’allievo le sue capacità di fare e di agire. Formare al lavoro in quella logica del “learning by doing” che abbiamo davvero verificato come qualificante del nostro servizio educativo, che vuole mettere il giovane nella condizione di assumersi le proprie responsabilità lavorative”: così ci dice la professoressa Vera Bottazzi, coordinatrice della sede di Co-

monte di Seriate. “In questo contesto – continua Vera Bottazzi – è importante il contatto ed il rapporto con la famiglia, che viene coinvolta fin dall’inizio, sia per far capire la tipologia dell’offerta formativa e sia per la realizzazione del portfolio scolastico di ogni singolo alunno. I genitori vengono resi partecipi del percorso del proprio figlio, che viene così aiutato a rimettersi in gioco per la scelta del proprio futuro”. Appunto: riuscire a disegnare un avvenire occupazionale, che è poi un futuro di cittadinanza convinta e consapevole. Questa la sfida che anche i due centri dell’Ente “Sacra Famiglia” di Comonte e di Soncino hanno accolto con grande entusiasmo, nella convinzione che il settore della formazione professionale ha bisogno di essere valorizzato, sostenuto e fatto conoscere. “Non vogliamo una scuola chiusa in sé, ma aperta alle domande del territorio ed ai bisogni di formazione – dice ancora Vera Bottazzi – . Anche per questo abbiamo pianificato incontri nelle scuole medie della zona, in modo che i ragazzi e le ragazze possano essere messi al corrente delle possibilità che il nostro Ente offre a chi, magari in difficoltà davanti alla scelta di una scuola superiore, non desidera perdere il treno della formazione, evitando così di inoltrarsi nella zona critica della dispersione scolastica. Consideriamo davvero positivo questo nostro primo anno di esperienza. Lo provano anche le testimonianze dei nostri allievi, alcuni dei quali ci hanno confidato di sentirsi a proprio agio rispetto alla scuola superiore, abbandonata perchè non ne condividevano contenuti, obiettivi e metodologie.” Scommessa vinta, non c’è che dire. E premiato è stato il coraggio delle suore della Sacra Famiglia che con l’Ente regionale di Formazione professionale guardano con fiducia ad altri percorsi da sviluppare ed avviare, nel campo della formazione permanente, dell’apprendistato, dei servizi a sostegno dell’inserimento lavorativo e di iniziative rivolte alla formazione permanente degli adulti. Anche perché – come è nello stile del messaggio della Santa Paola Elisabetta Cerioli – di fronte alle meraviglie del Creato e del mondo non dobbiamo mai smettere di imparare. R.A.


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VERONA, COME EDUCARE IN LECCE UN MONDO CHE CAMBIA? RIPARTE

Presso l’Auditorium dell’Istituto Salesiano oltre duecentocinquanta genitori partecipano ad un incontroconfronto a tre voci sul tema della sfida educativa

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l 19 Aprile 2011 presso la prestigiosa sede dell’Auditorium dell’Istituto Salesiano davanti a oltre duecentocinquanta genitori si è svolto un incontro-confronto a tre voci sull’interessante ed attuale tema della sfida educativa in un mondo che cambia. L’incontro, promosso dall’AGeSC provinciale di Verona, oltre alla presenza, non nuova per iniziative simili, dell’Assessore all’Istruzione del Comune di Verona Alberto Benetti, ha visto la presenza del vescovo di Verona mons. Giuseppe Zenti, del prefetto Perla Stancari e della presidente nazionale AGeSC Mariagrazia Colombo, presenza sollecitata dallo stesso vescovo. Ne è scaturita una tavola rotonda di alto profilo culturale ed istituzionale insieme, oltre che esempio di confronto pacato e civile, che ha contribuito ad arricchire la serata ed il messaggio educativo lancia-

to alla platea. Il prefetto Stancari ha innanzitutto ricordato l’importanza di poter affiancare i propri figli nell’impegno educativo, sottolineando come il compito di creare “sicurezza”, aldilà dei doveri istituzionali di prevenzione e repressione, proprio dell’organismo che presiede, vada ricercato anche all’interno delle famiglie stesse, e come una sana “con-fusione” di scopi educativi, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli, tra istituzioni civili e religiose ed associazionismo, non possa che giovare alla crescita della società in generale. Mariagrazia Colombo ha quindi sottolineato l’importanza della testimonianza educativa dei genitori, ricordando che una vera scuola, statale o paritaria che sia, deve saper provocare e coinvolgere i genitori nel cammino educativo, favorendone un approccio dinamico convinto e non “impaglia-

to”. Il vescovo infine, oltre a ricordare significativi aneddoti personali e familiari, non ha mancato come di consueto di ricordare la necessità di saper guidare i ragazzi ad un uso responsabile degli attuali strumenti mediatici, imponendosi più con l’esempio ed il confronto che con i discorsi. Forte inoltre il richiamo alle istituzioni e alla politica affinché sappiano garantire una vera ed auspicata libertà di scelta educativa, senza discriminazioni economiche, magari nascoste sotto la copertura di una malintesa sussidiarietà, ma offrendo ad ogni genitore la possibilità di scegliere una scuola che, oltre alle competenze propriamente scolastiche, sappia offrire valori e principi ispiratori condivisi, nella fattispecie cattolici. Antonio Fasol - AGeSC Provincia di Verona

GARE CREATIVE, PARITARIE IN PRIMO PIANO

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cuole paritarie in primo piano nelle classifiche relative alla partecipazione ad iniziative didattiche creative (i cosiddetti “concorsi scolastici”). È un dato interessante, che fa pure giustizia nei riguardi di affrettati giudizi e sommarie conclusioni su recenti rilevazioni – vedi Ocse Pisa – relative al livello qualitativo degli istituti paritari. Se scorriamo, ad esempio, gli elenchi apparsi sul periodico Okay! – che promuove ogni anno iniziative per le scuole – le paritarie figurano in gran numero. Ad esempio, in una iniziativa di forte richiamo come quella di “Un Fiore per Voi/Poesie per i Nonni” – circa 5.000 le composizioni pervenute da tutta Italia – tra i premiati figurano la Scuola primaria paritaria “Padre Annibale Di Francia” di Monza, la Scuola primaria dell’Istituto Suore Sacramentine di Bergamo, la Scuola primaria paritaria “Cittadini” di Bergamo, la Scuola elementare paritaria Istituto San Tommaso di Ortona (Chieti), la Scuola primaria dell’Istituto Suore Immacolatine di Genova – Quarto. In una bella attività lanciata per i 200 anni della Casa di Riposo “Gleno” di Bergamo, hanno trionfato altre paritarie come la Scuola dell’infanzia paritaria “Cavagnis” di Zogno (Bg) e la Scuola materna “Cavalli” di Villa di Serio (Bg) e la Scuola primaria “Sacra Famiglia” di Comonte di Seriate (Bg). Scuole paritarie in bella evidenza anche nel prestigioso “Primi in sicurezza/Premio Emilio Rossini” sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Si sono fatti onore: il Centro dell’infanzia “don Milani” di Carceri (Padova), la Scuola dell’Infanzia di Fonteno (Bg), la Scuola primaria paritaria Suore Domenicane di Testona di Moncalieri (Torino), la scuola media dell’Istituto Benedettine Divina Provvidenza di Voghera (Pavia) e studentese dell'Istituto superiore “Barbarigo” di Padova. Lusinghiera affermazione, per le paritarie, anche nell’iniziativa “Caro Natale/Lettere alla più bella festa

dell’anno”, dove si sono classificate la Scuola elementare paritaria “Maria Consolatrice” di Calusco d’Adda (Bg) la Scuola primaria e secondaria “San Giuseppe” di Valbrembo (Bg), la Scuola paritaria “Santa Maria ad Nives” di Genova. Insomma, la scuola paritaria si difende, e con onore, nelle competizioni creative che vedono la partecipazione di tutta la scuola italiana. Anche questo è un elemento interessante, che offre contributi inediti e singolari per valutare la qualità complessiva delle nostre scuole. Nella foto: una bella immagine grafica realizzata dalla Scuola media dell’Istituto Benedettine Divina Provvidenza di Voghera (Pavia) per l’iniziativa “Primi in sicurezza/Premio Emilio Rossini” sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

L'AGeSC

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uando il FORUM delle Associazioni Familiari, a settembre, ha proposto a me e mio marito, docenti in scuole statali, di “rilanciare” l’AGeSC a Lecce, per noi la sigla era sconosciuta, nonostante l’esperienza di due dei nostri tre figli all’interno di un Liceo Classico della nostra città, il “Giovanni Paolo II”. Un “puzzle” di esperienze scolastiche diverse, spesso positive, ma nessuna finora capace di farci percepire lo spessore di un progetto educativo: Condividere, noi adulti, come “comunità educante” la responsabilità dell’educazione dei giovani formando una rete, per affrontare le sfide educative connesse con il “traghettare” i nostri figli/alunni attraverso questo tempo, prezioso quanto fugace, dell’età evolutiva. Con questo desiderio nel cuore trasmesso ad altri, è sorto un comitato provinciale, costituito da un gruppo di famiglie delle cinque principali scuole cattoliche di Lecce, che per presentarsi al territorio ha voluto organizzare, insieme al FORUM Regionale, l’Università, gli Enti locali, l’USR Puglia un seminario di studi dal titolo: “Educazione in cerca d’autore: Persona, Affettività, Sessualità - Per una alleanza tra famiglia, scuola e istituzioni.” Circa 200 persone hanno ascoltato con interesse i diversi interventi dei relatori, tra cui quello, molto apprezzato, di M. Grazia Colombo. L’intervento dell’Arcivescovo, mons. D’Ambrosio ci ha onorato ed emozionato quando ha incoraggiato il nostro cammino, sottolineando che anche l’intera avventura cristiana è partita da poche persone, “quei Dodici” che hanno detto di sì al Signore. L’AGeSC attinge a quella stessa Sorgente. Siamo ancora in pochi ma lo stile e lo spirito di gratuità, di stima e affetto che ci lega ha in sé il valore aggiunto che a noi proviene dalla fede e dai principi condivisi. È bello incontrarci anche fuori dai contesti ufficiali e dalle riunioni organizzative. Il nostro Arcivescovo ci ha “donato” un assistente spirituale, un giovane sacerdote che ci segue molto da vicino e collabora con noi, anche in qualità di vicedirettore dell’Ufficio di Pastorale Scolastica. In questo clima si stanno avvicinando a noi diverse persone interessate ad associarsi e molti simpatizzanti che partecipano agli incontri con gli esperti. Il prossimo si terrà in una delle scuole cattoliche della nostra rete il 20 Maggio prossimo insieme agli amici del FORUM ed in particolare alla Dott. ssa Carli che ne è la Presidente Regionale. Il nostro è un volontariato di amicizia e di servizio aperto a tutti, genitori di scuola cattolica e non, a tutte le iniziative diocesane che parlano di educazione, per sentirci Chiesa ed esserlo realmente. Una spia di questa impostazione è il fatto che spesso vedo incuriosirsi ed interessarsi alla nostra realtà, non solo genitori di ragazzi frequentanti scuole paritarie cattoliche ma anche altre persone, single, coppie di divorziati, coppie che ancora non hanno figli ma colgono la grande “sfida” che li attende: quella di saper accogliere, amare ed educare una nuova persona, unica e irripetibile e per questo, fonte di “Valore”. Sarebbe molto importante aprire gli occhi sul fatto che la “Risorsa Uomo” è l’unica su cui bisognerebbe investire di più e meglio, perché costituisce quel tesoro non monetizzabile per il quale dovrebbe valere la pena “vendere tutto quello che si ha”. Maria Assunta Corsini Presidente Provinciale Lecce


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DA L'AQUILA A LECCO NEL SEGNO DELL'AMICIZIA Visita nella città manzoniana della Scuola “Micarelli” che l’AGeSC ha voluto aiutare subito dopo il grave sisma di due anni fa

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fine aprile la terza media della scuola “Barbara Micarelli” dell’Aquila ha visitato Lecco e i suoi dintorni, accompagnata da genitori dell’AGeSC di Lecco. Si tratta della scuola che l’Associazione ha voluto aiutare subito dopo il grave sisma di due anni fa. Gli alunni con la preside, Suor Luciana, una docente e due genitori – presente anche la presidente nazionale dell’AGeSC, Maria Grazia Colombo – sono stati ricevuti in Sala Consiliare del Comune, dal Sindaco Brivio e dall’Assessore Bonacina, che hanno portato i saluti e la solidarietà ad una scuola che ha saputo ripartire dopo la dura esperienza del terremoto. La visita è poi continuata ripercorrendo i luoghi manzoniani e giungendo a Varenna. Nelle foto: momenti della visita degli studenti della terza media della scuola “Barbara Micarelli” dell’Aquila.

ICI, GIÙ LE MANI DALLE PARITARIE Livorno: importante sentenza contro le pretese del Comune di far pagare l’ICI alle scuole pubbliche paritarie. Le motivazioni integrali della storica sentenza sul sito www.agesc.it

RIPARTIRE DALLA SARDEGNA Famiglia e Scuola: due seminari a Cagliari e a Selargius rilanciano la presenza dell'AGeSC sull'isola

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mportante sentenza contro le pretese del Comune di Livorno di far pagare l’ICI alle scuole pubbliche paritarie. Il ricorso contro l’accertamento e la liquidazione dell’ICI richiesta dal Comune di Livorno all’istituto delle Salesiane di Don Bosco della città, rappresentato dall’ex presidente nazionale dell’AGeSC, dott. Roberto Lombardi, è stato infatti accolto dalla Commissione Tributaria Provinciale di Livorno. Il Comune ha tentato di equiparare l’attività scolastica, educativa e didattica ad una qualsiasi attività a fine di lucro perché fornita a fronte di pagamento delle rette da parte delle famiglie: la sentenza riconosce che tale pretesa dell’Amministrazione locale è contraria alla legge 62 del 2000 che regola la scuola paritaria e accoglie il ricorso presentato da Lombardi. È anche un successo della nostra Associazione che da anni vigila sugli abusi degli enti locali che più volte e in diverse parti del territorio nazionale hanno cercato di limitare i diritti delle scuole cattoliche e spesso – vedi diritto allo studio – delle famiglie e degli studenti frequentanti gli istituti paritari. È possibile leggere e scaricare tutta la sentenza dal sito dell’Associazione (www. agesc.it) e usarla laddove qualche Comune tenti di far pagare l’ICI alle nostre scuole.

li scorsi 15 e 16 aprile a Selargius e a Cagliari, organizzati dal coordinamento provinciale di Cagliari dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, in collaborazione con il Forum Famiglia Sardegna, l’AGeSC e la FIDAE, si sono svolti due seminari-dibattito dal titolo “Famiglia & Scuola: una sfida possibile – Le attuali prospettive di un comune compito educativo per la costruzione di una nuova cittadinanza”. Tra i relatori importantissima è stata la partecipazione di Maria Grazia Colombo, che ha richiamato la presenza, soprattutto nell’incontro tenutosi a Cagliari, di tanti genitori delle scuole cattoliche cittadine. L’esigenza di questi incontri di formazione-informazione è nata nel mese di gennaio ad Assisi in occasione delle giornate di spiritualità organizzate dal Forum nazionale. Nell’incontro e nella conoscenza di Maria

Grazia Colombo abbiamo subito potuto apprezzare la sua persona, il suo impegno e l’importanza della proposta sul tema della libertà di scelta educativa. Noi genitori che quotidianamente dedichiamo le migliori energie per assicurare un percorso educativo “efficace” ai nostri figli, non potevamo restare insensibili di fronte alla sua proposta così attuale e stimolante: la corresponsabilità educativa che quotidianamente passa nella condivisione dei contenuti e dei valori espressi nelle scuole che frequentano i nostri figli. L’offerta formativa che ogni scuola declina sul proprio territorio diventa, insieme al nostro ruolo primario di genitori chiamati a decidere liberamente il tipo di educazione da trasmettere, il terreno in cui si gioca la crescita umana e spirituale dei nostri figli. Per questo Famiglia e Scuola diventano i luoghi e gli ambiti privilegiati di formazione alla vita. Durante i seminari si è avvertito tangibilmente l’interesse comune tra le varie componenti intervenute: genitori, gestori di scuole paritarie, insegnanti. Tanti hanno sentito l’esigenza di accettare, mutuando le parole di Maria Grazia, “l’alleanza educativa come sfida possibile per il nostro tempo”. Come genitore, dirigente scolastico e presidente del Forum Famiglia sardo ho constatato come la passione vissuta per l’educazione, la trasmissione della fede e dei valori possa divenire esperienza accolta e condivisa. In tal senso un primo nucleo di genitori si farà interprete in terra sarda della proposta dell’AGeSC. Carlo Pisano

IL TUO 5 PER MILLE PER L'AGeSC

Metti una firma ed un numero sulla dichiarazione dei redditi per sostenere l'Associazione Genitori Scuole Cattoliche

COME FARE? Firmando la dichiarazione del reddito mod. 730 o UNICO • Firmare nella 1a sezione ("Sostegno del volontariato...") • Indicare il codice fiscale dell'AGeSC: 04548200155 • Non si pagano tasse in più e non si toglie l'8 per mille alla Chiesa cattolica. È solo un'ulteriore possibilità di destinare parte delle tasse che già si pagano a chi, come l'AGeSC, opera nella società secondo gli ideali e le finalità condivise.

Atempopieno Non è di serie B n.2 maggio 2011  

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