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EDITORIALE Pazienza, ci vuole pazienza. Tanta pazienza

Foto MAURO PENZO

IL DETECTIVE L’anima di una squadra ATTUALITÀ Totti, i numeri della storia L’AVVELENATA Ma che colpa abbiamo noi... IL DOPPIO POSTER Luis Enrique Heinze


QUINDICINALE DI SPORT, CULTURA E SPETTACOLO Anno XV - Numero 3 - Domenica 29 gennaio 2012

Direttore responsabile Massimo Limiti m.limiti@forzaroma.info

Pazienza, ci vuole pazienza. Tanta pazienza bbiamo sbagliato ad illuderci troppo e cominciare a volare alto dopo la cinquina al Cesena o sbagliamo a gettar tutto a mare dopo l’eliminazione in Coppa Italia. Tutte e due le cose. E’ tipico di noi romanisti esaltarci ed esaltare tutto e tutti subito, per poi essere iper-critici due giorni dopo. Quella che stiamo vivendo è una stagione calcistica di “rodaggio”, dalla quale è sbagliato aspettarci il massimo. E’ logico che, per una serie di motivi, il terzo posto in classifica deve essere l’obiettivo di questa squadra ma soprattutto di questa nuova proprietà, ma è altrettanto chiaro che sarà difficile, o quasi impossibile, raggiungerlo quest’anno. E’ una Roma poco affidabile quella fin qui messa in piedi da Luis Enrique, e lo stesso tecnico spagnolo, a volte, nelle sue dichiarazioni, viaggia lontano dalla realtà. Forse lo farà per dar un segnale allo spogliatoio, ma ca-

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Impaginazione Renato Bosco Fotografie Mauro Penzo Direzione e redazione Via dei Giornalisti, 55 - 00135 Roma Cell. 334.3405952

Stampa : MORCONIA PRINT spa Zona Industriale,18 82026 Morcone (BN) Reg. Trib. Roma n. 485/96 del 1.10.96 Del contenuto degli articoli e degli annunci economici e pubblicitari sono legalmente responsabili i singoli autori. È vietata la riproduzione anche parziale di testi, grafica, immagini e spazi pubblicitari realizzati dalla Publimas.

pita che a sentirlo viene da pensare di aver visto tutta un’altra partita. Dimentichiamo Torini e rituffiamoci nel campionato, l’unica competizione che resta in piedi. Oggi in campo non ci troveremo difronte ad un Cesena impaurito, ma avremo uno degli avversari più ostici di questi ultimi mesi. Una squadra rimessa in piedi da Pioli, che meriterebbe anche qualche punto in più in classifica. Calma e sangue freddo, ma allo stesso tempo determinazione e personalità. Laddove non arriva la tecnica deve arrivarci il cuore. Discorso che vale per tutti, tranne che per uno: Francesco Totti. A proposito del capitano: quale altra sorpresa ci regalerà oggi?


L'anima di una squadra uesta storia della stella, in effetti, porta un pò sfiga, passeteci il termine rozzo. A parte il fatto che non è (non sarebbe) una gratifica automatica (andrebbe chiesta l'autorizzazione alla Lega calcio) forse sarebbe il caso che, tutti noi, ci dimenticassimo di questo platonico, anche se orgoglioso, traguardo. A parte i riferimenti cabalistici, la gara di Torino, giocata peraltro in uno dei due stadi veri per il calcio che esistono in Italia (l'altro è il Ferraris di Genova) non ha detto nulla di quanto in realtà già sapessimo sulla Roma italo-americana-spagnola. Una squa-

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dra che sta lavorando per la gloria, vista la giusta ambizione di Luis Enrique e crediamo di Baldini e Sabatini, ma che, evidentemente, non è pronta per cavalcarla subito, questa grandezza. D'altronde, non vi erano alternative: o si spendevano subito centinaia di milioni stile Mansur (a proposito: e se alla fine dell'anno, tra proclami e quattrini, Mancini restasse a bocca asciutta?) oppure si sceglieva un insegnante di calcio pieno di entusiasmo e idee (innegabilmente Luis corrisponde a questo identikit) che avrebbe corso a perdifiato, inciampando qualche

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volta, sbucciandosi le ginocchia ma rialzandosi sempre, con in testa l'obiettivo finale. Questo non esime naturalmente il management a stringere i cordoni della borsa e a puntare tutto sull'estro visionario dell'asturiano. Il prode Sabatini ha messo in piedi, tra mille difficoltà, una squadra intera (11 i calciatori comprati, compreso Nego che prima o poi verrà buono per lasciare il sintetico di Trigoria) e le scelte giuste sono state, a nostro avviso, largamente superiori a quelle sbagliate. Noi giudicammo subito perlomento bizzarro l'arrivo di Bojan, per la formula che, continuiamo a pensarla così, garantisce solo il Barcellona. Ma il ragazzo sta andando oltre le nostre più fosche previsioni, non lasciando mai o quasi traccia e divenendo ormai quinta scelta di Luis per l'attacco, considerando il prossimo recupero di Osvaldo. (Non si riesce proprio a portare a Trigoria un attaccante subito?). Per noi rimane un miste-

ro inspiegabile il tramonto precoce di questo ragazzo, che avrebbe le doti e le motivazioni per mangiarsi l'erba e invece sembra essersi messo gli scarpini un minuto prima di entrare in campo, giusto per fare un favore a quel gruppo di amici scalmanati. Bah. Sicuramento meno attese c'erano per José Angel e Kjaer, ma entrambi stanno mostrando di meritarsi un'altra squadra, meno ambiziosa della Roma. Resta da capire perché Sabatini, che già al momento dell'arrivo del danese manifestò incredibili perplessità (mai sentito l'oste che quasi "sconsiglia" il vino ai suoi clienti) si sia lasciato convincere a riportare in Italia il vixhingo. Tutto il resto sembra potersi annoverare fra gli investimenti lungimiranti e produttivi, ma di lavoro da fare non manca di certo visto il fisiologico invecchiamento di alcuni elementi, per i quali l'uomo con la scucchia sta facendo miracoli di gerovital, ma che per la prossima stagione andranno immancabilmente "rottamati". Durissimo il percorso che attende la Roma, fra il declinare di gennaio e l'alba di febbraio: Bologna, Cagliari, Inter e Catania in 12 giorni! Nervi saldi, dunque, e volontà assoluta di progredire ancora, sulla strada che conduce a quell'anima di squadra che rappresenta l'ideale per lo spagnolo.

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Attualità

Totti i numeri della storia li aggettivi ai quali aggrapparsi per definirne la grandezza? Pressoché esauriti. Ma lui, Francesco Totti, non sembra curarsene più di tanto. Il Capitano vuol metterci alla prova, diciamo anche alle strette. Trovare parole ed elogi “originali” non è semplice, forse quasi impossibile. E’ stato già detto tutto su di lui, da tempo. Repetita iuvant direbbero i latini ma l’impressione è che non serva. Bastano e avanzano le sue magie a parlar per tutti, eterni detrattori in primis. Ancora oggi, alla soglia dei 35 anni e mezzo, Francesco è uno spettacolo per gli occhi, per la mente, per il cuore. Ergo spazio alle immagini, a chi le può vedere. E soprattutto spazio a dati, cifre, numeri. Ciò che conta, nel calcio, a discapito di chi negli anni si è costruito fama e reputazione trovando in Totti un bersaglio da affondare. Francesco, a suon di fatti, ha steso tutti e continua a farlo. E’ l’uomo dei record, il simbolo sportivo della città eterna, il pezzo più pregiato di sempre. Prima-

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tista assoluto in fatto di presenze complessive con la maglia della Roma (625), suddivise tra campionato (486), coppe nazionali (51) e coppe europee (88). Per non parlare delle stagioni effettive di militanza: 20. Alle sue spalle, ben distanti, i vari Conti (16), Giannini (15) e Losi (15). Pezzi di storia anch’essi, certo, ma inavvicinabili all’attuale numero dieci. Il giorno del suo esordio è ormai lontano: 28 marzo 1993, stadio “Rigamonti” di Brescia, 16 anni e mezzo. Mentre Francesco muoveva i primi passi nella leggenda, De Rossi faceva le elementari, Lamela aveva appena compiuto un anno, Caprari e Ni-

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di Alessio Nardo co Lopez si trovavano ancora nelle pance delle rispettive mamme. Ora li ha tutti accanto, vicini. Compagni fedeli e devoti, semplicemente estasiati dalla possibilità di imparare accanto ad un totem, ad un’istituzione cittadina ed europea, ad un Dio del calcio. Sabato scorso, Francesco ha tagliato l’ennesimo traguardo: 211 gol, miglior marcatore di sempre in Serie A con la stessa maglia (l’ultimo ostacolo, Gunnar Nordahl, lasciato a quota 210...). E’ lui il goleador principe in Italia tra i giocatori in attività (Del Piero e Inzaghi, peraltro più anziani, seguono rispettivamente a 185 e 155), ed è ovviamente lui il miglior cannoniere della storia romanista (266 gol totali), obiettivo raggiunto ben sette anni fa, il 19 dicembre 2004 all’Olimpico contro il Parma (il “bomber” Pruzzo conserva tuttora il secondo posto con 106 reti). Al Capitano non resta che guardare avanti. Finché età e forma fisica gli consentiranno di sognare, nulla è precluso. L’attuale 5° posto nella graduatoria dei cannonieri di sempre in Serie A si tramuterà presto in 3°: Meazza e Altafini sono distanti appena cinque gol. La seconda piazza, occupata da Nordahl (ancora lui..), è lontana 14 reti. Poi c’è Silvio Piola, l’irraggiungibile: 274 centri. Riacciuffarlo, almeno ora, sembra un’utopia. Ma Totti è Totti, mai dire mai... Dulcis in fundo, i trofei. Una premessa d’obbligo: se Francesco avesse lasciato Roma, tanti anni fa, per confrontarsi con realtà diverse (magari più “protette”...) il suo palmarés sarebbe di gran lunga più vasto e corposo. Fortunatamente di Capitano ce n’è uno, e non finiremo mai di ringraziarlo per aver legato in eterno il suo nome ai colori giallorossi. Anche con la Ro-

ma, Totti ha saputo togliersi soddisfazioni importanti. Cinque i trofei conquistati (uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe Italiane), che diventano sette se aggiungiamo i due meravigliosi trionfi in azzurro (l’Europeo Under 21 del 1996 e la coppa del mondo 2006) e infine dieci se contiamo anche i tre gioielli individuali (la classifica marcatori e la Scarpa d’Oro del 2007, il Golden Foot 2010). Nessuno come lui. E ci auguriamo non sia finita qui. Quel momento, duro e triste, dovrà arrivare. Lo sappiamo tutti. Prima o poi, Francesco Totti dirà basta e smetterà di giocare a calcio. Gli anni passano velocemente, lasciano meravigliose istantanee portandosi via protagonisti e campioni. Ma adesso non è il caso di pensarci. Non è importante se il Capitano vorrà deliziarci ancora per uno, due o più anni. Conta il presente, conta l’attualità. Lui è ancora lì, forte di una condizione psicofisica degna dei tempi d’oro. Ha ritrovato smalto e voglia di giocare, si sta divertendo, i compagni lo amano e Luis Enrique lo stima. Finché fatti, numeri e gol parleranno per lui, non ha senso preoccuparsi. Godiamocelo ancora, godiamocelo per sempre. Il nostro Francesco, capitan eterno.

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bologna Rigenerata da Pioli

bbiamo ancora tutti Marco Di Vaio. In porta giocherà negli occhi la vittoria Gillet, che lo scorso anno ha paper 0-2 della prima giorrato due rigori su tre al capitano nata di campionato, disputatasi prima di Natale a cauromanista, e che all’andata gli sa dello sciopero dei calciatori. Ebbene, cancelliamola! parò l’impossibile. La rosa è comLa Roma è più forte, ovviamente, ma dopo la sconfitta pletata dal difensore Antonsson, con i giallorossi il Bologna è cresciuto mentalmente: i l’ex romanista Loria, e da due romagnoli, infatti, hanno battuto in casa Cagliari, Cagiocatori pericolosi come i centrotania, e hanno pareggiato il derby contro il Parma. In campisti avanzati Perez, e Gimetrasferta, invece, hanno perso innez. Il franco-tugiustamente contro il Genoa, ma nisino Taider, arrihanno imposto il pareggio al Navato in prestito poli. Pioli ha ulteriormente camdalla Juventus, è biato l’assetto tattico della squail penultimo colpo dra varando un 3-4-2-1,o 3-4-1-2. di mercato. L’ultiSono due moduli difensivisti, è vemo acquisto, inro, ma la squadra rosso blu non rivece, è Rivarola, nuncia mai al gioco sfruttando gli ex giocatore di spazi lasciati dai suoi avversari. Luis Enrique nel Quest’ultimo particolare sarà un Barcellona B. vantaggio, visto che la Roma farà la partita, e i romaCongratulazioni! L’unico dubbio gnoli si chiuderanno a riccio. Il vero problema sarà che rimane è se dietro l’arrivo del Totti: Pioli lo farà marcare a uomo da Mudingay, mosgiovane spagnolo ci sia dietro una sa sperimentata con successo col Napoli quando il squadra italiana di primo livello: e l’afro-belga è stato l’ombra di Cavani. I giocatori se fosse la Roma? fondamentali dello scacchiere di Pioli sono il difensore Portanova, che vorrà rifarsi 1 dell’espulsione dell’espulsione rimeditata GILLET nel match di andata, che per un “laziale 84 90 5 doc” sarà stata uno smacco. Oltre al RAGGI PORTANOVA ANTONSSON sopracitato Mudingay, bisognerà fare attenzione alle conclusioni insidiose 48 75 15 26 di Diamanti, oppure anche alle due CRESPO PEREZ MUDINGAYI RUBIN ali Crespo e Rubin. Per quanto riguarda l’attacco, invece, Pioli ha 23 rispolverato Acquafresca, che doDIAMANTI 99 9 vrebbe giocare insieme ad un ex ACQUAFRESCA DI VAIO laziale amico fraterno di Totti, IL MODULO

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DOMENICA 29 GENNAIO 2012 - STADIO OLIMPICO

ROMA-BOLOGNA PROBABILI FORMAZIONI ROMA Stekelenburg 24 Rosi 87 Juan 4 Heinze 5 Taddei 11 Pjanic 15 Gago 19 Simplicio 30 Lamela 8 Totti 10 Borini 31 Luis Enrique

CLASSIFICA JUVENTUS MILAN UDINESE INTER LAZIO ROMA* NAPOLI PALERMO CHIEVO GENOA

BOLOGNA 1 Gillet 84 Raggi 90 Portanova 5 Antonsson 75 Crespo 15 Perez 26 Mudingayi 48 Rubin 23 Diamanti 99 Acquafresca 9 Di Vaio

CAGLIARI PARMA FIORENTINA CATANIA ATALANTA BOLOGNA SIENA CESENA LECCE NOVARA

23 23 22 22 20 20 19 15 13 12

MARCATORI: 14 Di Natale (Udinese), Ibrahimovic (Milan); 12 Denis (Atalanta); 11 Cavani (Napoli); 10 Klose (Lazio); 9 Jovetic (Fiorentina), Palacio (Genoa)

All. All. Pioli

A DISPOSIZIONE ROMA: 18 Lobont, 92 Viviani, 3 Josè Angel, 44 Kjaer, 20 Perrotta, 23 Greco, 14 Bojan BOLOGNA: 25 Agliardi, 8 Garics, 43 Sorensen, 3 Morleo, 6 Taider, 16 Casarini, 77 Gimenez

41 40 38 35 33 30 29 24 24 24

PROSSIMI TURNI

(1-2-2012) ATALANTA BOLOGNA CAGLIARI INTER LAZIO NAPOLI NOVARA PARMA SIENA UDINESE

GENOA FIORENTINA ROMA PALERMO MILAN CESENA CHIEVO JUVENTUS CATANIA LECCE

(5-2-2012)

CESENA CHIEVO FIORENTINA GENOA JUVENTUS MILAN LECCE NOVARA PALERMO ROMA

CATANIA PARMA UDINESE LAZIO SIENA NAPOLI BOLOGNA CAGLIARI ATALANTA INTER


Ma che colpa abbiamo noi... on si butta via il bambino con l'acqua sporca, questo è sicuro: Juventus-Roma di Coppa Italia è stata un brutto, demoralizzante incidente di percorso però, appunto, come tale ci auguriamo che possa essere archiviato, riprendendo oggi pomeriggio da dove ci eravamo lasciati sabato scorso, cioè al fischio finale di Roma-Cesena, dai giudizi maturati dopo quella partita, dalla serie di risultati che la Roma in campionato ha inanellato da cinque gare a questa parte, suffragandola con numeri e prestazioni. Tutta roba che fa giurisprudenza, certo. Come la fa un'eliminazione brutale, altrettanto vero. Il discorso interessante da fare è che credenziali e prospettive della Roma sono anche legate al suo trovarsi ad un bivio (di mercato, anche): impianto di gioco e caratura tecnica complessiva ora ci sono, cosa necessita ancora perché si faccia il definitivo salto di qualità? La risposta non è difficile né complicata e proprio dalla trasferta torinese di martedì arrivano le risposte dirette: nelle prestazioni di Bojan, Josè Angel, Kjaer e nei limiti che l'anagrafe comincia ad evidenziare in qualche vecchia conoscenza, ci sono già le indicazioni circa quelle che dovrebbero essere le mosse da impostare: esterni, centrali difensivi, almeno una punta. Ma non del livello dei nomi che,

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con tutto il rispetto, fanno parte in questi giorni della roulette di Sabatini, perché quelli non farebbero altro, pur con qualche apprezzabile affare stile-Pjanic in mezzo, che allungare il periodo di “Work in progress” e dilatare l'attesa di quella felicità promessa da James Pallotta la scorsa primavera. La Roma in questa stagione ha scoperto, valorizzato, lanciato e consolidato. Ora sarebbe il momento di chiedere qualcosa in più al futuro, potendolo fare, a cominciare dalla formulazione di un giudizio definitivo circa quelli che sono i giocatori del gruppo da continuare a valorizzare e quelli che invece sono stati o sovrastimati o definitivamente giudicati inadatti al campionato italiano. Tutto questo, a cominciare dai rinnovi che bussano alla porta (questione De Rossi a parte), a cominciare da quello di Fernando Gago.

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Foto MAURO PENZO


Foto MAURO PENZO


Il protagonista del film ACAB in uscita in tutte le sale

Pierfrancesco Favino

“Allo stadio tifo Roma. E a Sabatini ho chiesto un paio di colpi”

curve degli stadi. Quelli che con i celerini sono abituati a confrontarsi (se non a scontrarsi) ogni domenica. Abbiamo raggiunto Pierfrancesco Favino, tra i protagonisti della pellicola (Cobra è il suo nome di battaglia); l’attore, tra i più apprezzati dell’attuale panorama italiano, è infatti anche un grande appassionato di calcio. Gli ultrà lamentano, in genere, una raffigurazione del mondo delle curve troppo poco realistica. Credi che questo film potrà essere apprezzato anche da loro? ‘Sì, perché penso che il film sia in generale molto realistico. Sicuramente i celerini che sono protagonisti del film non sono quelli che siamo abituati a vedere nelle raffigurazioni più classiche della polizia. Ma io credo che i ragazzi delle curve, così come i celerini stessi, vedranno

’uscita nelle sale del film ACAB All cops are bastards fa discutere già da diversi giorni. Il racconto crudo e senza filtro della vita di tre poliziotti del reparto celere, curato dal regista Stefano Sollima, ha messo in subbuglio l’intera categoria, e c’è da aspettarsi un grande afflusso al cinema da parte di tutti i ragazzi che frequentano le

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rappresentato sullo schermo quello che loro già conoscono’. Una rappresentazione che non aiuterà, dunque, a scalfire il muro d’incomprensione che c’è tra tifosi e forze dell’ordine? ‘Sollima non vuole redimere nessuno: racconta uno spaccato di vita di persone che vivono in una condizione di altissima aggressività e violenza. Non penso dunque che ciò possa in qualche modo avvicinare queste due categorie, che tutto sommato poi non sono neanche così distanti tra loro, perché in quelli che sembrano due estremi opposti ci sono delle similitudini in realtà abbastanza inquietanti’. Come ti approcci, personalmente, al fenomeno della violenza negli stadi? ‘Io sono dell’idea che si vada allo stadio per guardare una partita e per tifare la propria squadra. Tutto il resto non solo non lo comprendo, ma mi sembra una manifestazione inutile di qualcosa che non ha nulla a che vedere con il calcio’. Ma allo stadio riesci ad andar-

ci, qualche volta, per vedere la tua Roma? ‘Ci riesco eccome. Stavo giusto meditando di andare a Torino stasera, per la Coppa Italia: visto che mi trovo a Milano, il pensiero mi ha accarezzato. Ma non credo che ci sarà il tempo, purtroppo. Alla fine insieme a Carlo Bonini (l’autore del libro ACAB da cui è stato tratto il film, ndr), anche lui grande tifoso giallorosso, ci rinchiuderemo da qualche parte per vedere la partita...’. Cosa ne pensi del momento dei giallorossi? ‘Io sono un grandissimo fan del progetto di Luis Enrique. Mi piace molto anche il fatto che la squadra sia così giovane: in un Paese come il nostro che dà l’impressione di essere sempre fermo, fare un investimento a tre-quattro anni sembra quasi una rivoluzione. In più è divertente vederla giocare, in questo momento: mette allegria, perché i giocatori danno l’idea di divertirsi giocando, e questa è una bellissima cosa. Spero che duri, e che migliori. Di qualcosa c’è ancora bisogno per essere competitivi ad altissimi livelli, ma ci sono delle prospettive importantissime secondo me’. Il mercato è aperto ancora per qualche giorno... ‘Pensa che ieri, per caso, ho incontrato proprio Walter Sabatini! Ho tentato di corromperlo per tutta la sera per avere qualche anticipazione, ma non c’è stato niente da fare. Pur di non fare nomi, m’ha pagato la cena (ride, ndr). Io comunque glie l’ho detto: un paio di reparti li vorrei coprire. Ora vediamo se mi ascolta’. Germano D’Ambrosio (da calciomercato.com)

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Questo spazio è riservato a tutti i Fans Club o Gruppi organizzati che vogliano far conoscere la propria esistenza e le loro iniziative. L’indirizzo per mandare testi e foto è: redazione@forzaroma.info

Il piccolo Andrea, tifosissimo della Roma

Alcuni soci dell’ Unione Tifosi Romanisti nel settore ospiti del nuovo stadio della Juve in occasione della gara di martedì scorso

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AUGURI ALL’UNIONE TIFOSI ROMANISTI CHE COMPIE 12 ANNI! n occasione del dodicesimo anniversario dalla costituzione dell’UTR, avvenuto il 23 Gennaio 2000 presso la Sala Conferenze dello Stadio Olimpico, lunedì 23 Gennaio, si è svolta la riunione celebrativa presso la Sala Conferenze di Via Baccina 84, sede della Mostra “ La Storia della Roma in Mostra “. Alla riunione hanno partecipato tutte le cariche sociali, la Segreteria, gli addetti al Servizio Stadio dell’UTR, e nu-

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merosi soci affiliati. Nel corso della riunione il consiglio direttivo ha aggiornato i presenti sui rapporti con la società. Particolarmente gradita è stata la partecipazione del dirigente dell’AS Roma Maurizio Cenci che ha portato un bellissimo contributo di storia della società e suo personale all’interno della stessa cominciando di fatto in anteprima assoluta, i nuovi incontri che si terrano presso i locali di Via Baccina 84 e che sono stati battezzati come “ I LUNEDI’DI VIA BACCINA “. A questi incontri saranno invitati personaggi famosi di chiara e nota fede giallorossa, giornalisti, vecchie e nuove glorie della MAGICA che amichevolmente condivideranno con noi racconti, storie, aneddoti sulla loro vita da tifoso. Il prossimo incontro è programmato per Lunedì 13 Febbraio, ore 18.00, e co-

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me ospite ci sarà The Voice Carlo Zampa storico speaker del terzo scudetto. Al termine della riunione, si è svolto un brindisi augurale per festeggiare il 12mo compleanno dell’UTR.

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Roma-Bologna nel passato

Il gran Fulvio Bernardini

(Che fa scola all’argentini) I l suo nome lo cantiamo spesso allo stadio, all’interno di quella “canzone di Testaccio), nostro inno storico. Ma siccome la sua avventura nel calcio è ormai lontana e sfumata nel tempo, forse sarà il caso di ricordare chi è stato Fulvio Bernardini, quello che “fa scola all’argentini” per sottolinearne le straordinarie doti di tecnica individuale, per il calcio romano e nazionale. Nacque a Roma il primo giorno del 1906 ed iniziò, giovanissimo, a giocare nella Lazio, anche se il suo desiderio era quello di andare nella Fortitudo. Un ritardo il giorno del provino ed una bella sommetta d’ingaggio lo vestirono di biancoceleste. Si trasferì all’Inter, dove ebbe la possibilità di laurearsi alla Bocconi in Scien-

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ze Politiche, costituendo così fra i calciatori professionisti una vera rarità per quei tempi. Poi, inevitabilmente, nel 1928 arrivò alla Roma dove rimase 11 stagioni, giocando in totale 304 partite e segnando 47 gol. Il suo rapporto con la nazionale fu invece più contrastato, visto che alla guida della rappresentativa nazionale c’era Vittorio Pozzo, che aveva nei confronti dei giocatori romani e romanisti un atteggiamento quasi razzista, visto che soleva dire: “Di romani in nazionale ne ho già uno (Ferraris IV, ndr) ed è già troppo”. Ufficialmente, Pozzo arrivò anche a teorizzare che Bernardini giocasse in modo troppo raffinato e i suoi compagni non lo capivano, quindi meglio la-

sciarlo fuori. Mise insieme comunque 26 presenze e 6 reti La sua carriera da allenatore non fu così brillante a Roma, capitò in un momento non particolarmente felice per la società giallorossa. Ma fu poi particolarmente prestigiosa nel suo peregrinare per le panchine della Penisola, culminando con la guida della nazionale da ricostruire dopo i disastri del mondiale di Germania ‘74. Vinse nel 1956 lo scudetto con la Fiorentina, fece il bis con il Bologna nel 1964. E quello fu un successo particolarmente legato a Roma, visto che arrivò nello spareggio giocato all’Olimpico con la grande Inter di Helenio Herrera e vinto 2 a 0. Chissà il travaglio nel suo cuore quel giorno di giugno a festeggiare uno scudetto nella sua Roma…

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Forza Roma di Roma-Bologna del 29/01/2012