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IL DOPPIO POSTER Miralem Pjanic Daniele De Rossi EDITORIALE Punto a capo. Comincia l’era DiBenedetto IL DETECTIVE Le due facce dell’orgoglio ATTUALITÀ Un popolo che fa gli auguri al suo re

Foto FABIO ROSSI

L’AVVELENATA Volver


QUINDICINALE DI SPORT, CULTURA E SPETTACOLO Anno XV - Numero 10 - Sabato 1 ottobre 2011

Direttore responsabile Massimo Limiti m.limiti@forzaroma.info

Impaginazione Renato Bosco Fotografie Fabio Rossi Direzione e redazione Via dei Giornalisti, 55 - 00135 Roma Cell. 334.3405952

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Punto e a capo. Comincia l’era DiBenedetto ’è tanta voglia di fare e bene. Abituati alla precedente gestione, fatichiamo a seguire tutte le articolazioni di un progetto che vuol far restare la Roma ad un livello competitivo in ambito nazionale ed internazionale, ed aumentare l’appeal del marchio in tutto il mondo. La prima, e la più importante, delle novità che balzano agli occhi è quella di allungare una mano verso le esigenze dei tifosi, ascoltando le proposte ed attuando iniziative volte a farli sentire più orgogliosi e felici. In attesa di uno stadio nuovo e di proprietà si cercherà di migliorare la fruizione dello Stadio Olimpico, per quanto possibile. Gli americani non troveranno terreno faci-

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le per attuare le loro idee a causa di una mentalità sportiva di noi italiani, ma con il tempo chissà che possa cambiare, migliorare? Importante saranno i risultati ottenuti dalla squadra e questo è un compito che spetta a Baldini e Sabatini. La Roma vista a Parma di positivo, a parer mio, ha evidenziato solo il risultato, arrivato anche con una buona dose di fortuna nel finale. Ma i tre punti erano fondamentali e stasera vanno confermati. Battere l’Atalanta significherebbe dare un segnale forte ad un campionato che stenta a decollare. Speriamo quindi che i giocatori in campo si dimostrino fattivi quanto lo stanno dimostrando i nuovi dirigenti. Di pari passi si andrà ancor più lontano.


Le due facce dell’orgoglio

ella vita talvolta gesti o fatti apparentemente irrilevanti o di poco conto, si possono trasformare in momenti da tramandare alla storia: grimaldelli con cui aprire una cassaforte, parole con cui dimostrare un sentimento o scatenare una reazione che ti salva la vita. Quella capocciata dalla discutibile estetica di Osvaldo potrebbe non essere soltanto il frutto da cogliere nel campo coltivato di Parma, ma uno di quei momenti-chiave, che indirizzano la realtà in un modo piuttosto che in un altro, che al bivio della vita conducono al Paradiso e non all'Inferno. Inutile negarlo: sino a quel cross di Rosi, tutti noi stavamo maledicendo Luis Enrique per avere creato un nuovo

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sport: il calcio senza le porte. Il controllo snob, narcisistico, oseremmo dire onanistico del pallone finalizzato al... nulla, all'esercizio di bella calligrafia che ti fa dire bravo dalla maestra ma che non ti prepara alla vita. Que pallone finito in gol, come il rantolo di una farfalla, se non altro inietta una bella dose di fiducia nel tecnico asturiano e nei suoi discepoli (oltre a determinare un click in classifica, che non è male) che oggi si cimentano contro la vera, autentica, diremmo quasi commovente rivelazione di queste prime fasi, l'Atalanta sbertucciata, additata al pubblico ludibrio come la sentina di tutti i vizi pallonari che, Araba Fenice, risorge con l'orgoglio

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pulito e fiero di chi si sente ingiustamente marchiato. Uno stato d'animo, per motivi profondamente diversi, simile a quello che deve animare i lupacchiotti, che ora devono salire sul banco prova, alle prese con un test illuminante per saggiare la proprie capacità di imparare dai propri errori e (cosa più difficile), di trattare nello stesso modo il successo e il fallimento, come diceva Kipling. Stavamo assistendo, lo diciamo senza giri di parole, a un vergognoso attacco a Luis Enrique (ma forse si voleva colpire la società?) accusato, senze neanche troppa diplomazia, di essere, a 41 anni, un superpagato “rincoglionito” (chiediamo scusa per l'ineleganza del termine, ma talvolta la crudezza ha il pregio dell'efficacia) che non capisce che Cassetti è un terzino, che Perrotta è un centrocampista, che Totti è un attaccante (questa poi è veramente comica: Totti è semplicemte... Totti, pensa, dipinge e scrive come gli pare, come Van Gogh, come Mozart; lo ha sempre fatto con tutti gli alle-

natori avuti, con gli esiti che conosciamo...). Le sue idee, lo ribadiamo sino alla noia, sono bellissime (talvolta anche astruse e cervellotiche, va bene) nella sua unicità, perlomeno nel panorama italiano, ma sono molto complicate da attuare, se non ti chiami Barcellona. Cerchiamo di aiutarlo a realizzare questo progetto ambizioso ma durissimo, ancora più duro di quello che portò avanti Zeman, il cui gioco era dispendioso dal punto di vista fisico ma semplice, quasi elementare sotto il profilo mentale. Esattamente il contrario di quello che vuole far vincere Luis Enrique. Vanagloria di un pazzo? Forse, ma prima di rimandarlo a pedate a Gijon, stimoliamolo, critichiamolo, sferziamolo. Ma con cose serie, non panzane.

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Attualità

Un popolo che fa gli auguri al suo Re Quello dei romanisti per Totti è un amore cementato nella simbiosi più totale on ci sono bilanci da fare quando si vive un sogno. Si ricorda, magari, chiudendo gli occhi in attimi incredibili: “Ma davvero sono riuscito a fare questo?”. Dove non arriva la mente, ecco le foto: raccontano momenti, costruiscono favole, ripercorrono una vita fatta solo di due colori, il giallo e il rosso, un viaggio lungo 35 anni nel segno della propria passione. In un mondo fatto di stereotipi e frasi in serie, è stato a volte difficile essere Francesco Totti: cadute dolorose, odio spesso malcelato dietro critiche velenose, fiumi e fiumi di inchiostro sprecati per macchiare l’uomo dietro al calcia-

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tore, una carriera passata più a difendersi che ad attaccare. Poco importa, però, quando alle spalle c’è una città pronta a sostenere il proprio simbolo, un amore cementato nella simbiosi più totale: ognuno ha la sua, personale, emozione, legata al talento del capitano, carezze speciali suggerite da una giocata o dalla semplice voglia di fare calcio, guardando alla Roma con gli occhi del tifoso innamorato. Nell’estate della “ r i v o l u z i o n e ”, qualcuno aveva provato a oscurarne la grandezza: nel silenzio di chi ha imparato sulla propria pelle la relatività della riconoscenza, Totti ha dimostrato quanto sia inutile metterlo in discussione, affrontando una nuova

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di Mirko Porcari

avventura con lo spirito del professionista, lasciando al campo risposte più incisive di mille parole. C’è ancora tanto da scrivere, ci sono mille sfide da affrontare: è questa l’essenza di Francesco Totti, la voglia di stupire con la Roma nel cuore, sempre. Auguri capitano.

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atalanta

Gioco e determinazione. Bravo Colantuono!

e l’Atalanta non rientrava nei piani di Luis Enrique, fosse stata penaed ha accettato di andare a giocarsi lizzata oggi sarebbe una sfida molto bella ed interessanprima in classifica. te in un’Atalanta in difficoltà sulla Questo primo posto carta, ma tanto umile nel togliersi virtuale dipende da dai guai. L’Atalanta, infatti, scentanti fattori: il primo è lo stimolo di azzerare la penalizzaderà all’Olimpico imbattuta, e spezione di sei punti ricevuta dalla giustizia sportiva nello riamo di cuore che la Roma possa scandalo del calcio scommesse estivo; il secondo perché darle il primo dispiacere dell’anno. la squadra è formata da molti giocatori navigati, che due Se non dovessero esserci infortuni o anni fa erano retrocessi a sorpresa scelte tecniche, in Serie B. L’inizio stentato delle “coColantuono schierazzate” ha fatto il resto. Complirerà i suoi giocatomenti alla società, brava nel gestire ri con un 4-4-1-1: lo scandalo delle scommesse, ma Consigli in porta, soprattutto bravo il tecnico ColanMasiello a destra, tuono, che è tornato ad allenare l’AMafredini e Capelli talanta per la seconda volta dopo aal centro, e Bellini verla diretta dal 2005 fino al 2009. a sinistra. Il cenLa società bergamasca ha operato un mercato intelligentrocampo dovrebbe essere formato te: in attesa di uno sconto di pena allo storico capitano da Schelloto a destra, e Padoin a siDoni, finito nei guai per il sopracitato scandalo estivo, il nistra, con Cigarini e Brighi al cenblocco storico è stato rafforzato con acquisti molto intellitro. In attacco, invece, Bonaventura genti. In difesa sono arrivati A.Masiello e Lcchini, e D. giocherà alle spalle di Denis. Schelotto. Il reparto avanzato è stato rafforzato con l’acquisto di Maxi Morales dal Velez, 47 e Denis, arrivato in prestito dall’Udinese, CONSIGLI mentre sono tornati alla base Ardemagni e Gabbiadini. A centrocampo, invece, sono 25 5 4 6 arrivati Cigarini dal Napoli, ed Ezequiel MASIELLO MANFREDINI BELLINI CAPELLI Schelotto, in prestito dal Catania. Questo esterno destro avrebbe fatto molto 10 22 21 7 comodo alla Roma, che nell’ultimo PADOIN BONAVENTURA CIGARINI SCHELOTTO giorno di mercato ha deciso di cedere con la formula del prestito Matteo 11 Brighi. Questo centrocampista, MORALEZ 19 tanto bravo quanto umile, non DENIS

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IL MODULO 4-4-1-1

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SABATO 1 OTTOBRE 2011 - STADIO OLIMPICO

ROMA-ATALANTA PROBABILI FORMAZIONI ROMA Lobont 1 Cassetti 77 N. Burdisso 29 Heinze 5 Josè Angel 3 Perrotta 20 De Rossi 16 Pjanic 15 Osvaldo 9 Totti 10 Bojan 14 Luis Enrique

JUVENTUS UDINESE GENOA NAPOLI FIORENTINA PALERMO CAGLIARI CHIEVO SIENA LAZIO

ATALANTA 47 Consigli 25 A. Masiello 4 Capelli 5 Manfredini 6 Bellini 7 Schelotto 21 Cigarini 22 Padoin 10 Bonaventura 11 Moralez 19 Denis

8 8 7 7 7 7 7 7 5 5

ROMA MILAN CATANIA ATALANTA NOVARA INTER LECCE PARMA BOLOGNA CESENA

5 5 5 4 4 4 3 3 1 0

MARCATORI: 4 Palacio (Genoa) 3 Cavani (Napoli), Denis (Atalanta), Di Natale (Udinese), Giovinco (Parma), Miccoli (Palermo), Milito (Inter)

All. All. Colantuono

A DISPOSIZIONE ROMA: 18 Curci, 87 Rosi, 44 Kjaer, 19 Gago, 11 Taddei, 47 Caprari, 22 Borriello ATALANTA: 78 Frezzolini, 17 Carmona, 13 Peluso, 32 Brighi, 89 Marilungo, 28 Gabbiadini, 90 Tiribocchi

CLASSIFICA

PROSSIMI TURNI

(16-10-2011) ATALANTA CAGLIARI CATANIA CESENA CHIEVO GENOA LAZIO MILAN NAPOLI NOVARA

UDINESE SIENA INTER FIORENTINA JUVENTUS LECCE ROMA PALERMO PARMA BOLOGNA

(23-10-2011)

BOLOGNA CAGLIARI FIORENTINA INTER JUVENTUS LECCE PARMA ROMA SIENA UDINESE

LAZIO NAPOLI CATANIA CHIEVO GENOA MILAN ATALANTA PALERMO CESENA NOVARA


Foto ANDREA CALORO


Foto ANDREA CALORO

Volver Volver, tornare. Era il titolo di uno dei più contorti ed allucinati film di Almodòvar, una pellicola di qualche anno fa. Almodòvar è madrileno, però quello che si è visto a Parma, pur con qualche vacillamento, ci fa pensare che il titolo possa andar bene anche per la Roma alla catalana, ma con origini asturiane, che si è vista nella serata umidiccia del “Tardini”. È un po’ “tornata”, la squadra giallorossa, ora va a sapere perché e proprio questo sarà interessante capire, a cominciare da oggi pomeriggio, contro una delle squadre più organizzate di questo interlocutorio torneo che risponde al nome di Serie A 2011/2012. Cosa abbiamo rivisto, che avevamo smarrito dallo Slovan fino al Siena, parlando solo di impegni ufficiali? Abbiamo rivisto la palla viaggiare in verticale, abbiamo rivisto il cambio di marcia, abbiamo ravvisato una maggiore discrezionalità concessa a Francesco Totti circa il posizionamento (senza esagerare, però) e ab-

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biamo pure ritrovato l'unodue che stende l'avversario: cross di Rosi al bacio e grande torsione di Osvaldo, perentoria, cattiva, pesante quei tre punti che ancora mancavano nel carniere. Sarà ancora poco, la rondine non fa primavera e via dicendo, però questo è un elemento di assoluta certezza, cioè che la Roma sia stata più viva, più rapida e pungente al punto tale da aver trovato il colpo del ko. Le magagne ancora persistenti le avete notate tutti, dunque non è il caso di soffermarcisi, casomai ringraziamo la scarsa lucidità di Biabiany. Però, dicevamo, è interessante capire perché si sono notati questi piccoli progressi: hanno messo del loro i giocatori, personalizzando certe soluzioni con piccole deroghe al dogma della rete dei passaggi, o il meccanismo del gioco comincia ad essere supportato da qualche automatismo in più, quindi i movimenti senza palla vengono più naturali e si arriva meglio in porta? La sentenza non è né ardua né istantanea, ci vorrà qualche altra partita almeno, da oggi in avanti, per rendersi conto di quale sia la situazione e non ci sembra proprio una questione di lana caprina. Sia chiaro che al primo tiepido sole dopo le gelate dei risultati non ci affrettiamo a riporre il cappotto, se non altro per evitare di prendere altri raffreddori, però se lo spartito comiciasse davvero a farsi piacevole, per chi lo interpreta e chi lo ascolta, si sarebbe ancora in tempo per cominciare a divertirsi, visto anche come suonano e stonano gli altri. Nel frattempo, auspicando di vedere ulteriori progressi contro gli organizzatissimi orobici di Colantuono, cerchiamo di capire. E' pure divertente, fra l'altro.

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Flavio Insinna

“Diamo tempo agli americani. Ci porteranno molto in alto” iscutere Totti? Sarebbe come mettere in discussione la Gioconda. Le opere d’arte s’apprezzano e basta” Senza offese per l’operato del grande Da Vinci, il paragone fatto da Flavio Insinna sta perfettamente in piedi. In fine dei conti sia il Capitano che il famoso quadro di Leonardo, per diverse ragioni, regalano emozioni. L’attore romano e romanista, oltre che esprimere il suo infinito amore – calcistico – per il numero 10 giallorosso, si dichiara ferocemente convin-

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to della bontà del progetto “Roma a Stelle e Strisce” e della scelta di affidare la magica a Luis Enrique. Spera solo che i tifosi abbiano la giusta dose di pazienza perché, come sono usi dire in America, “Rome wasn’t built in a day”. La Rivoluzione americana, in salsa romana, è cominciata. Il tifoso Flavio che ne pensa? Ne penso tutto il bene possibile. Mi sembra che sia arrivata gente competente e con le idee chiare sul da farsi. Certo, tutti i tifosi avrebbero voluto lo Zio Paperone di turno con il Deposito pieno di miliardi, ma a queste persone deve essere dato tempo. Sono sicuro, infatti, che porteranno la Roma molto in alto. Mi pare che come inizio non ci si possa lamentare; la campagna acquisti è stata di ottimo livello e sono stati inseriti nella nuova dirigenza dei professionisti che sanno molto di calcio. Chiedo solo una cosa ai tifosi. Cosa? Abbiate pazienza. Lo so che questa è una parola dal significato sconosciuto dalle nostre parti, ma è necessario che la gente romanista la faccia entrare nel proprio vocabolario. Dobbiamo finirla con i giudizi affrettati del tipo: “Quello non sa giocare a pallone” (riferimento evidente a Osvaldo, ndr). Ma mi chiedo ci sarà pure un motivo per cui un

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giocatore è arrivato in serie A, oppure no? Io, come attore, posso piacere o meno, ma non penso, dopo ventisei anni di carriera, di poter fare il mio mestiere. Stessa cosa dovrebbe valere per i calciatori. A Roma siamo maestri nell’arte del dissacrare, ma stavolta dobbiamo avere fiducia in tutti; a partire dall’allenatore. A lei piace l’asturiano? Si, Luis Enrique mi piace. Mi sembra una persona seria e preparata, che ha gran voglia di lavorare e sta imparando dai suoi errori. Inoltre, i giocatori sembrano seguirlo ciecamente, perché credono nelle sue idee di gioco. Il fatto che, società e squadra a parte, abbia tutti contro, me lo rende ancora più simpatico. Questo è un allenatore vero e mi piace il fatto che parli spesso di gruppo.

Gruppo al cui comando, come capita ormai da un ventennio, c’è sempre lui: Francesco Totti. Innanzitutto, approfitto per fargli gli auguri, perché è una straordinaria persona, prima di essere un fuoriclasse. Solo in questa città era possibile metterlo in discussione, come talvolta è capitato. Il numero 10 è come la Gioconda: un’opera d’arte. L’altra sera vedere questo ragazzo di 35 anni rincorrere al 90’ un giocatore del Parma, m’ha commosso. È stata una cosa straordinaria e un messaggio per i soloni che dicevano che non era parte di questo progetto. Il Capitano che è circondato anche da molti volti nuovi. Chi, secondo lei, ci darà le maggiori soddisfazioni? A me piace molto Pjanic. E poi, è una garanzia il fatto che Totti gli passi spesso il pallone. Il Capitano ama dialogare con chi parla la sua stessa lingua calcistica. Ergo, il bosniaco deve essere per forza un giocatore di razza. Stasera c’è il match contro l’Atalanta. Se la sente di fare un pronostico? Da buon tifoso della Roma, preferisco passare alla domanda successiva. Recepito il messaggio. Cosa c’è nell’agenda del Flavio professionista? Un libro in uscita a dicembre. Era da tempo che tenevo nei miei cassetti questo manoscritto e, alla fine, ho deciso di pubblicarlo. Un piccolo romanzo nel quale ci sarà il mio vissuto e Roma. Attenzione però, non è un’autobiografia. Allora, non mi resta che farle un in bocca al lupo per questo suo esordio da scrittore. Grazie e… Viva il Lupo, sempre.

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Questo spazio è riservato a tutti i Fans Club o Gruppi organizzati che vogliano far conoscere la propria esistenza e le loro iniziative. L’indirizzo per mandare testi e foto è: redazione@forzaroma.info

Stefano, Fabio, Franco e il neogiallorosso statunitense Kelson all’Olimpico in occasione di Roma-Siena

Valerio mostra orgoglioso il suo splendido drappo con un lupo giallorosso, inquadrato più volte dalle televisioni in occasione di Roma-Siena

Ecco la foto che ci ha inviato Youcef, tifoso romanista che vive ad Algeri

Roma-Atalanta nel passato

Aridatece Pelagalli Gli incroci fra Roma e Atalanta sono numerosi e a volte significativi. Possiamo ricordare addirittura uno scontro, a Bergamo nel 1979, con in ballo la salvezza e la Roma che l'acciuffa per i capelli. Ma anche il durissimo match dell'aprile del 2001, quando una Roma quasi allo stremo delle forze, si trovò dinanzi le barricate nerazzurre e un Pelizzoli(!) insuperabile, venendone a capo solo alla fine con un guizzo di Montella, un 1-0

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L'Unione Tifosi Romanisti in occasione della trasferta di Parma Sandro Magini (a sinistra) e Simone Marsullo a San Siro Supercoppa Italiana 2010/11 Inter-Roma

La gioia di Federica che ha avuto la fortuna di farsi fotografare accanto a mister Luis Enrique

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fondamentale per la conquista dello scudetto. Ma, per chi ha qualche primavera in più sulle spalle, chi ha visto l'Olimpico tutto biancheggiante di marmo e con le panchine di legno ver-

de per sedersi, vorremmo ricordare uno di quei personaggi che ci riportano indietro, ai palloni di cuoio marrone, alle maglie dall'1 all'11 e senza il nome dei giocatori sulle spalle, agli arbitri "giacchette nere". Ambrogio Pelagalli, pavese di Pieve di Porto Morrone, arrivò alla Roma dall'Atalanta . Classico "mediano di spinta", come si diceva allora, scuola Milan, coi rossoneri si era ritagliato il suo ruolo in uno squadrone che aveva vinto scudetto e Coppa dei Campioni. Arrivò alla Roma nella stagione 1967-'68 e, con quell'aspetto da "nato vecchio", rari capelli biondicci su un viso serio serio e di poche

parole, dette ai tifosi l'impressione di esser venuto a svernare nella Capitale. Aveva solo 27 anni, invece. E dimostrò di esser ancora nel pieno della validità agonistica. Oronzo Pugliese gli assegnò senza indugi una maglia da titolale e lui non fece per niente rimpiangere gli ardori agonistici dell'enfant prodige Nevio Scala tornato al Milan. Un lavoro oscuro di tessitura del gioco, di copertura a centrocampo ed in difesa. Un generoso maratoneta, ma con proprietà tecnica e lucidità. Come dire: un Gattuso più ordinato e tatticamente dotato. Oronzo Pugliese ebbe l'agio di poter contare su di lui anche per sostituire Giacomino Losi nel ruolo di libero, quando il capitano giallorosso accusò problemi muscolari. Disputò in quella stagione 27 partite in campionato (a 16 squadre, quindi con 30 gare in programma) ed una in Coppa Italia. Sempre con sostanza e rendimento, tanto da guadagnarsi le attenzioni di Valcareggi per una convocazione in azzurro. Alla fine della stagione, tornò con l'Atalanta, lasciando di se un buon ricordo.

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On Air “1927, la storia continua”

“A Natale capiremo dove potra arrivare questa Roma” ontinua il viaggio di Forza Roma nell’etere romano per conoscere da vicino chi accompagna le giornate dei tifosi giallorossi mattina, pomeriggio e sera. Oggi la nostra redazione ha intervistato Max Leggeri, che da quest’anno si è trasferito negli studi di Radio Manà Manà Sport, in onda su FM 88.1 con la sua “1927 la Storia continua” tutti i pomeriggi nella fascia oraria 14-18. In studio accanto a Max Leggeri ci sono Tiziano Riccardi e Francesco Oddo Casano più una stuola di opinionisti che intervengono tutti in giorni in diretta.

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Max Leggeri Radio Manà Manà Sport FM 101,5

Buongiorno Max, da quest’anno vai in onda su Radio Manà Manà Sport. È cambiato qualcosa nella programmazione? C’è sempre il solito spirito goliardico però con un taglio giornalistico ben definito e con opinionisti del calibro di Carmellini, Maccheroni, Pinci, Stinchelli e l’apporto dal campo di ex calciatori come Ciccio Graziani, Agroppi, Desideri, Di Livio e Petruzzi.

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Domenica sera è finalmente arrivata la prima vittoria a Parma. Quale è il tuo giudizio su queste prime partite? È sicuramente un campionato aperto, bisogna pazientare. Se la Roma starà lì a dicembre, io mi sono preso questo lasso di tempo per poter trarre un minibilancio sulla semestrale calcistica giallorossa, potremmo anche competere ai vertici. Se la Roma sarà a ridosso delle primissime posizioni a dicembre, 4-5 punti, potrà essere anche una Roma da vertice, in un campionato in cui non c’è nessun padrone. C’è anche questa contingenza favorevole. Atten-

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di Luca Parmigiani zione all’Inter di Ranieri però. Luis Enrique ha diviso la piazza. Te sei dalla parte che lo sostiene o pensi che sia necessario cambiarlo? Non penso che Luis Enrique abbia diviso la piazza, è quello che vorrebbero far credere alcune vedovelle immalinconite della precedente gestione cercando di mestare nel torbido. Io credo che il signor Luis Enrique è stato accolto con entusiasmo da coloro che accettarono la rivoluzione culturale, con cauto ottimismo da coloro che giustamente non conoscevano l’indirizzo tecnico-tattico, e con profondo scetticismo da parte di coloro che saranno sempre contro tutto quello che farà la nuova gestione. È partita una nuova era con l’arrivo degli americani. Ti piace il progetto che ha in mente DiBenedetto? Possiamo finalmente utilizzare la parola “progetto” perché prima non era un progetto ma era una strategia del “tiramo a campare” legate esclusivamente al conseguimento dei risultati. Ora prima che iniziasse la stagione, prima di sapere se si arriverà a far parte di quel novero di squadre che faranno la Champions League, sono stati spesi circa 50 milioni di euro. Ci sono delle basi solide per partire. Il progetto è questo, stanziare dei soldi, investire dei soldi, prima che ne entrino altri in cassa, contraria-

mente a quanto accadeva di recente. Quella era una strategia, arrivano i risultati, si va in Champions League e spendiamo, quello non è un progetto. Uno dei punti fondamentali del nuovo progetto è la costruzione dello stadio. Secondo te è una cosa fattibile e realizzabile? Si secondo me è realizzabile perché c’è un disperato primo cittadino che è all’affannosa ricerca di riconquistare il suo elettorato e cercherà di mantenere la parola data in sede di campagna elettorale. Tra 19 mesi ci sono le elezioni comunali. Questo fattore è per me determinante. Cercherà di far leva anche sui sentimenti della gente, è il ruolo dei politici, non mi stupisce. L’Osservatorio ha bocciato la proposta della Roma sul carnet di biglietti. Domani è in programma un importante Consiglio d’Amministrazione. Ti aspetti una presa di posizione forte da parte del club? Più che prendersela con l’Osservatorio che secondo me è il soggetto deputato ad espletare alcuni comandi, bisogna prendersela con i mandanti, ossia le piattaforme televisive. È un business, più gente rimane a casa e meglio è per loro. Totti e De Rossi sono e resteranno le colonne di questa squadra? C’è un ragazzino che ha compiuto 35 anni martedì scorso e che è stato semplicemente sublime a Parma. Bisogna essere felici o preoccupati che il migliore in campo sia un ragazzo di 35 anni? Se da un punto di vista siamo felici dall’altro ci preoccupiamo, la mia è la provocazione, intendo dire che non c’è nessuno alla sua altezza.

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L’Utr lo ha presentato

UN ALBUM TUTTO GIALLO E ROSSO n vero e proprio film a due colori, il giallo e il rosso, da collezionare e completare fotogramma dopo fotogramma; un caleidoscopio di emozioni, un mosaico di momenti magici per rivivere, attraverso il gioco affascinante del “ce l’ho-manca” tutta la Grande Storia della Roma, da Ferraris IV a Totti. È la raccolta ufficiale delle 300 figurine della A.S. Roma 2011-12, in edicola da giovedì 29 settembre; mentre l’album è allegato alla rivista ufficiale della Roma, ma verrà anche distribuito gratuitamente all’Olimpico (10.000 copie) subito dopo RomaAtalanta di domenica 1° ottobre; una rac-

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colta “diversa”, non solo perché interamente dedicata ai colori giallorossi, quanto perché e soprattutto curata con massima attenzione e altrettanta bravura sotto ogni aspetto: dalla veste grafico-editoriale alle fotografie di Luciano Rossi ai contenuti, passati sotto il lentino da quell’enciclopedia giallorossa che è Fabrizio Grassetti, pre-

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sidente dell’UTR. “La bustina costa 60 centesimi e contiene 5 figurine adesive” spiegano gli editori, Galata ed Erredi Grafiche Editoriali “In più, con appena 3 Euro, puoi partire col piede giusto e portarti a casa il Promo con 5 bustine più l’album.” Sfogliare l’album, e incollarvi le figurine, offre un’emozione dietro l’altra. Dopo la rosa attuale, e le maglie della nuova stagione 2011-12, ecco subito un tuffo (anche grazie a grandi immagini composte da due o addirittura quattro figurine “a puzzle”) nel cuore dell’Olimpico, negli spogliatoi, nell’area accesso al campo, quindi in Curva Sud, a ripercorrere attraverso le più belle scenografie i momenti che hanno scritto la storia della nostra Roma. E poi, tutti sul pullman! Si parte per “Trigoria”, la casa della Roma, proposta attraverso una “visita guidata” che conduce, figurina dopo figurina, dagli spogliatoi alla palestra, dal bar alla piscina al campo... Ma eccola, la nostra Grande Storia, i nostri momenti magici, i paginoni con gli scudetti e le coppe, per proseguire con le partite che più di altre ci sono rimaste nel cuore, dai derby vinti e stravinti alle vittorie al Bernabeu... Trionfi che hanno come artefici campioni di ogni epoca,proposti in una galleria che diventa anche un gioco “interattivo”: i 22 calciatori ritenuti “migliori” sono stati “convocati” per la formazione ideale di tutti i tempi: due giocatori per ogni ruolo, e sarà il lettore a scegliere chi mandare in campo e chi in panchina. Una panchina affollata di grandi mister, da Garbutt a Liedholm a Capello, che idealmente invitano al saluto i Presidenti che della Roma hanno scritto la Storia.

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Forza Roma di Roma-Atalanta del 01/10/2011  

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