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Anno 1 umero 2 Aprile 2011

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Il piacere dall'informazione...

Prodotto editoriale, non periodico, a carattere informativo e culturale a cura del Forum Comunale della Gioventù di Venticano e del Fo­ rum comunale della Gioventù di Pietradefusi Editoriale Il secondo è quello più difficile Il secondo anno di scuola, il secondo tempo della partita, la seconda volta che si fa l’amore. Per certi versi, dopo la prima esperienza, le cose tendono a farsi difficili. Proseguire significa do­ ver aumentare costanza e impegno e l’impressione è che ci sia sempre qualcosa da confermare. Un sorta di obiettivo indefinito, il bivio tra pre­ giudizio e stima. I fogli azzurrognoli che stringete in mano sono proprio questo, la conferma che PuntoG non scherza. Voi magari non l’avete mai vista, ma la redazione c’è, armata di carta e penna, regolamenti, cartelline, agende. Tutto molto professionale. Ogni tanto ci si riunisce nella pe­ nombra di un Comune deserto a pro­ durre idee, articoli, interviste. A volte si cazzeggia. Parliamo sinceramente. Se stringete tra le mani il nostro giornale e avete azzardato una lettura, dunque meri­ tate la nostra sincerità. Non siamo all’altezza dei colleghi di Repubblica. Non lo saremo mai. E non ci interessa nemmeno. PuntoG non si occuperà del nucleare in Giappone, della Libia (li avete sentiti i caccia passare sulle nostre teste?). Si occuperà di ciò che è tangente alla nostra realtà, alle no­ stre terre. È un primo piccolo passo, forse troppo piccolo. Ma per la nostra taglia, è il giusto, perché lo faremo con spirito, consapevolezza e determi­ nazione. E soprattutto daremo voce ai giovani. Perché, anche se qualcuno non lo crede, sono i giovani la spina dorsale dell’Italia, la colonna da cui si innervano gli stimoli al movimento. Purtroppo, a causa del Grande Fratello, di Maria de Filippi e di Fe­ derico Moccia, i ragazzi sembrano aver perso la voce, una costante infiammazione alle corde vocali così da non poter più gridare. O meglio, non gridare per cose giuste, ma solo per proferir cazzate. A te che leggi queste parole con scetti­ cismo e poca convinzione, sappi che un manipolo di mezzi­giornalisti senza soldi sta provando proprio a farsi sentire. Se li incontrerai per la strada, non negargli una pacca sulla spalla, una stretta di mano o un complimento smozzicato. Perché se riusciranno a superare il secondo nu­ mero, allora saranno di certo sulla buona strada. L’editorialista Angelo Di Pietro

...Organizzo anch'io...no tu no...

Pro Loco e Comune dibattono le questione Fiera e scrivono il futuro, in un Paese anormalmente disinteressato. Gli eventi segnano il percorso di una comunità e ancor più risultano essere spesso il biglietto da visita di un modo di vivere, di essere, un paese spesso è tante cose belle, tante piccole abitudini, ma se non riesce ad essere anche eventi, attivismo, partecipazione rischia o può rischiare di ricadere nella noia, nel dolce far niente che blocca ogni presupposto di movimento ed abbandona la gente a quella miriade di "qua non se fa mai niente" che volano nell'aria come nuvole. Pochi, veramente pochi, si sforzano di intraprendere una via diversa e quando lo fanno magari spesso rischiano di essere anche osteggiati da chi forse ormai saturo e abituato, ha paura di gettarsi in qualcosa di nuovo, spesso le cose nuove fanno paura ed oggi si è così poco abituati ad accogliere le sfide che

(di Roberto Iarrobino)

nulla sembra possibile e si preferisce rimanere aldilà della cortina ad osservare meramente quanto sarà senza di loro. Il lancio di un qualsiasi progetto, l'avvio di un percorso porta con se, oggi come tanti anni fa, una miriade di difficoltà fisiologiche che aumentano allorquando quel mero avvio deve diventare più grande e più credibile, qualcosa di tangibile e soprattutto in grado di

entrare nella gente e di sconvolgerla a tal punto da essere considerato un evento straordinario. Ogni percorso vive di tappe, di fasi che lunghe o brevi che siano vanno condotte innanzi con perseveranza, dedizione e spesso ostinazione. Venticano da questo punto di vista può considerarsi un territorio fortunato da sempre in lotta per qualcosa, che molto spesso ha raggiunto e da

sempre in grado di attivarsi per una buona ragione, per una buona idea. La Fiera Campionaria è sicuramente l’emblema di un paese che ha saputo curare le proprie passioni e che ha saputo credere nei propri percorsi. Una comunità tanto piccola raramente riesce ad imporsi con un attività cosi ampia e rinomata, la Fiera, dalla storia lunga e travagliata, (continua a pag. 05)

Giovani e politica L'unine dei Comuni (di Antonio Altavilla) "Media Valle del Calore"

Il rapporto tra giovani e politica complesso ed attuale. Si dice, spesso a ragione, che la politica non si occupa a sufficienza dei giovani.

“Nei momenti felici di una nazione i giovani ricevono gli esempi, nei momenti difficili li danno”. In questa frase del secolo scorso, è racchiusa tutta la drammatica impotenza del periodo che viviamo, governato da una classe politica che appare poco adeguata a fornire degli esempi positivi e ad affrontare il gravoso impegno di riformare la nostra nazione, perché impegnata in scaramucce personali ed in teatrini pubblici da “repubblica del bunga bunga”. L’Italia, infatti, attraversa uno dei momenti più bui della sua storia, ed anche i suoi giovani appaiono indifferenti e svogliati rispetto ai problemi che li circondano. Essi non mostrano nessuna voglia di impegnarsi per offrire il proprio contributo al rinnovamento del sistema-paese, non accorgendosi che le scelte operate dalla politica condizionano il proprio vivere quotidiano ed imprigionano i propri sogni. I cambiamenti strutturali in discussione e le riforme proposte, dal federalismo fiscale alla riforma dell’università e della scuola, sembrano non essere argomenti d’interesse comune, capaci di riempire le giornate di ragazzi troppo affaccendati a controllare e riorganizzare le squadre del fantacalcio ed a tifare per questo o quel protagonista di Amici. (continua a pag. 04)

(di Mario D'Alessandro)

Decidere in questo momento storico-economico di mettersi in gioco candidandosi a diventare amministratore di realtà piccole come le nostre è un atto al confine tra la pazzia e l'eccesso di amore per il proprio paese. E' senza ombra di dubbio che ciascun amministratore o aspirante tale profonde massimo impegno, massima attenzione per ogni singola fase della macchina amministrativa, mette tutte le idee possibili per contribuire alla crescita sociale ed economica del proprio comune ma taluni progetti a volte diventano mera utopia quando trovano nel bilancio comunale un ostacolo impossibile da superare. Ebbene si, credo ormai questa sia una verità conosciuta da tutti, solo chi non vuol vedere non vede che comuni piccoli come Pietradefusi o anche Venticano e tutte le realtà simili a queste sono in grossa difficoltà economica. Difficoltà che ostacola sia la realizzazione di interventi ordinari che la realizzazione di opere importanti che possano portare vantaggi ai cittadini. Per quel che riguarda Pietradefusi, paese del quale sono onoroato di essere un amministratore, il deficit economico è riconducibile per lo più a debiti accumulati negli anni ai quali si è aggiunta una diminuzione significativa delle entrate a causa dell'abolizione dell' I.C.I. o della provincializzazione della raccolta dei rifiuti per cui la tassa sui rifiuti non viene più incassata dal comune ma dalla provincia. Non sono in grado di fare una disamina precisa anche per gli altri comuni limitrofi ma credo che le loro situazioni non discostino molto da questa appena esaminata. A questo punto la domanda sorge spontanea: siamo destinati al peggio o c'è una soluzione per migliorare la situazione? (continua a pag. 03)

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Anno 1 umero 1 Gennaio 2011

Per molte persone può sembrare un gesto normale accendere il pc, collegarsi ad internet e guardare un filmato oppure scaricare un file. Nulla di più facile date le grandi potenzialità offerte dalla moderna tecnologia. Con l'“Asymmetric Digital Subscriber Line” (esteso di adsl) è possibile ricevere ed inviare grandi quantità di dati tramite ilw eb (connessione a banda larga) ad un costo relativamente contenuto per l'utente. Purtroppo, la diffusione di queste tecnologie subisce il condizionamento delle leggi del mercato, e ciò comporta che la concreta realizzazione si abbia solo laddove la stessa produca un appetibile riscontro economico. D'altro canto, seppur la connessione a banda larga non è equiparabile ad un “servizio pubblico essenziale”, e dunque la sua attivazione non può essere imposta alle aziende telefoniche, è anche vero che l'utilità fornita da internet ad alta velocità, rappresenta un elemento di cruciale importanza per lo sviluppo della nostra società e sopratutto per il sud dove contribuirebbe alla eliminazione di alcune differenze territoriali che da sempre lacerano la nostra nazione. Per questo, esistono interventi pubblici finalizzati a diffondere sul tutto il territorio nazionale i benefici prodotti dall'adsl. Nonostante tutto, attualmente le redini della distribuzione del servizio adsl, restano nelle mani di poche società che si dividono il redditizio mercato delle telecomunicazioni. Ciò comporta che nelle zone in cui gli utenti siano in un numero tale da non rendere conveniente la creazione delle infrastrutture necessarie alla connessione di internet ad alta velocità; quelle persone

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ADSL a Venticano; questione da “class action”

saranno costrette a rinunciarvi. È quello che è accaduto a Venticano, piccolo comune della provincia di Avellino, che dopo diversi tentativi tra consultazioni di tecnici, di enti sovraordinati e di aziende, ha fatto nascere un po in tutti l'idea che il problema adsl non consentiva vie di uscita. Con un po di rammarico si è fatto “spalluccie”, e sommessamente si è preso coscienza di un disaggio connaturato alla sventura di vivere in un preciso luogo del mondo piuttosto che in un altro. Forse potremmo consolarci pensando che infondo internet sia uno strumento voluttuario che serva più o meno solo a “giocare” e che a volte, il suo utilizzo risulta anche dannoso. Questo però, è un modo tanto semplicistico quanto inesatto di affrontare il problema. Credo infatti, che non esista una sola persona, la quale avendo avuta la possibilità di accedere al web, non lo abbia adoperato, più di qualche volta, per attività didattiche o professionali. Al di la di ogni opinione personale, internet è una risorsa, e per alcuni versi, la tecnologia adsl è lo strumento per poterla sfruttare. Non averla vuol dire avere meno possibilità di chi invece ne è fornito. Resta però, la difficoltà di reagire a questo disagio che ha vissuto (e per certi verso ancora vive) il comune di Venticano e che, con molta probabilità, e presente

anche in altre zone del nostro sud. Qualcosa da fare comunque c'è. Innanzitutto vanno coinvolti gli enti istituzionali e locali; al fine di attivare quegli interventi pubblici previsti dalle disposizioni di legge indirizzate a favorire lo sviluppo delle comunicazioni telematiche nelle zone svantaggiate (L.18 giugno 2009, n. 69 art. 1). Nel nostro caso, la Regione Campania ha pure avviato una consultazione, conclusa il 27 gennaio 2011, con la quale ha monitorato la situazione della diffusione della rete a banda larga, al fine di realizzare un piano di intervento per consentire il più ampio utilizzo possibile di internet ad alta velocità. Il progetto sarà poi sottoposto all'attenzione degli organi europei per il relativo finanziamento. Affianco all'interesse degli enti locali (che nel caso del Comunale di Venticano non è mancata) andrebbe modificato anche l'atteggiamento dei singoli cittadini. In primo luogo, proprio in virtù del fatto che in alcune zone non è presente il servizio adsl, gli utenti dovrebbero ben ponderare l'utilità della linea telefonica fissa (data la diffusione, e a volte la convenienza, della telefonia mobile), e dunque non esitare a disdire i relativi contratto quando gli stessi per lo scarso utilizzo e gli alti prezzi dei canoni, rappresentano un inutile spreco. Inoltre, una volta che si è comunque deciso di acquistare un servizio, l'utente dovrà controllare sempre che le prestazioni fornite dall'azienda siano rispondenti agli accordi sottoscritti. È importante segnalare e contestare qualsiasi tipologia di illecito o violazione, perché questo è l'unico modo per sopravvivere (senza fare semplicemente “spallucce”) in un mondo dove troppe importanti scelte per il nostro sviluppo, vengono dettate incondizionatamente dai colossi dell'economia. Ovviamente il discorso è valido non solo per le telecomunicazioni, ma per tutti i casi in cui i bisogni dei cittadini siano obbligati a

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passare per le mani (e per i contratti) delle aziende. Alla luce della difficoltà, e a volte della impossibilità, di far sentire la voce isolata e tenue di chi è vittima dei piccoli e grandi abusi che con frequenza provengono dal mondo dell'economia, noi, per quel che possiamo, mettiamo a disposizione questo spazio informativo, dove raccoglieremo e pubblicheremo le lamentele, i consigli, le considerazioni e quant'altro provenga da chi si sente leso nei propri diritti di consumatore e utente. Pertanto, porgiamo l'invito a costruire in questo giornale un “tavolo di discussione” in cui sarà possibile diventare “cittadini attivi” e capaci di coltivare la speranza di una società più giusta. Giusto per sottolineare che quanto detto non è pura retorica; ricordiamo che nel nostro ordinamento, dal primo gennaio di questo anno, è in vigore un interessante strumento per la difesa del consumatore denominato “azione di classe” (mutuata dall'istituto anglosassone “class action”) attraverso il quale è possibile far confluire in un unico processo le lamentele di più cittadini nei confronti di un unico operatore commerciale a difesa dello stesso diritto. Proprio la prospettiva della tutela di massa, rende perciò importanti le attività di monitoraggio e catalizzazione sulle attività scorrette compiute nell'ambito dei rapporti di consumo come quella appena proposta. Nella speranza di riuscire a fornire seppur un minimo contributo, attendiamo le vostre segnalazioni, che potete far pervenire all'indirizzo forumpuntog@hotmail.it e saremo ben lieti di condividerle e di fornire tutte le informazioni a nostra disposizione nelle prossime edizioni di “Puntog”. Marco Capone

L'unione fa la forza

Nell’estate dello scorso anno, viene decisa l’unione di due associazioni calcistiche dilettantistiche di Pietradefusi e Torre Le Nocelle. Nonostante i buoni propositi di inizio stagione, il campionato 2009\10 è una vera e propria delusione per entrambe le squadre militanti nello stesso girone del campionato provinciale di seconda categoria. I primi in seguito a varie vicissitudini evitano solo all’ultima giornata la retrocessione in terza categoria; i secondi calano nella fase cruciale della stagione, dopo aver dominato per ampi tratti il campionato chiudendo addirittura in quarta posizione. Le due grandi deluse decidono, quindi, di unirsi per raggiungere traguardi ambiziosi, senza però dimenticare il vero obiettivo delle associazioni sportive dilettantistiche: divertirsi. Il nome è assolutamente semplice, dato dall’unione dei nomi delle relative squadre: TORREPIETRA. Il campionato sarà sempre quello di seconda categoria; l’allenatore Mottola, tecnico che ha sempre fatto parlare bene di se, sia sportivamente che personalmente. I colori sociali sono curiosamente gli stessi dell’ Inter per volere dello sponsor. La stagione inizia in modo convincente, con vittorie scoppiettanti: spiccano il 5-0 in casa del Bulzariello ed il 7-0 casalingo contro l’Appenninica. Si vola sulle ali dell’entusiasmo; nel mercato di dicembre, nonostante la squadra, seppur a pari merito con gli eterni rivali del Fontanarosa, sia in testa al campionato, viene largamente modificata. Partono giocatori di indiscusso valore ma ne arrivano altri di notevole spessore che hanno militato, per altro, in categorie superiori. La rivoluzione non sembra sortire gli effetti sperati ed inizia un periodo di crisi pro-

fonda. Il giuoco non è convincente come inizio stagione ed arrivano sonore sconfitte come il 4-0 in casa dell’Ariano, che nell’occasione agguanta la formazione di Mottola in seconda posizione. Dato il protrarsi della crisi culminata nella sconfitta di Gesualdo per 3-2 il tecnico sannita rassegna le dimissioni, nel tentativo di dare una scossa all’ambiente. La società al seguito delle dimissioni di Mottola opta per Ignazio Nardone- ex Venticano ed Eclanese in promozione- che dovrà guidare la squadra alla promozione unico obiettivo perseguibile vista l’importanza della rosa. Buon lavoro!!!! Fausto Manganiello

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Anno 1 umero 1 Gennaio 2011

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Diamo i numeri…con l'assessore ai lavori pubblici Intervista al Dott. Giuseppe Gerardo Colarusso

Buongiorno assessore, oggi cercheremo di farle un po’ le pulci sullo stato delle opere pubbliche nel nostro comune, con particolare attenzione a quelle che interessano, più o meno direttamente il mondo giovanile. Possiamo iniziare? Certo, sono a vostra completa disposizione. E’ un piacere dedicare del tempo a dei giovani che con tanta passione si interessano alla “cosa pubblica”, ed è giusto offrire a tutti i cittadini un primo rendiconto del nostro operato a quasi due anni dalle elezioni. Partiamo proprio da questo aspetto, i primi due anni del vostro mandato. Quali sono state le priorità al momento dell’insediamento? I primi mesi sono stati tutt’altro che semplici perché, sebbene ci fossero dei progetti già ben avviati, non abbiamo potuto portarli a termine a causa dell’eccessivo indebitamento pregresso. Il vincolo fondamentale era di tipo temporale, non c’è stato molto spazio d’intervento fino all’aprile 2010, data di approvazione del nuovo bilancio di previsione. Dopo aprile come vi siete mossi? Come accennavo, in primo luogo abbiamo provveduto a completare le opere i cui lavori erano già stati avviati, per poi rivolgere lo sguardo verso quei progetti che reputavamo assolutamente prioritari e imprescindibili per il nostro comune. Gli interventi di maggior rilievo sono stati fatti sul cimitero comunale, ormai giunto al collasso; è stata poi realizzata una rotonda all’incrocio di c.so Cadorna con via Umberto Maddalena che ha permesso di azzerare lo spropositato numero di incidenti stradali verificatisi in quella zona; abbiamo completato la palestra comunale ed i lavori a via S. Croce, meglio conosciuta come “fontana”, è stata poi sostituita l’illuminazione in p.zza Monumento ai Caduti. on vorrei però dimenticare di citare la frazione Castel del Lago, dove sono stati svolti lavori per l’ultimazione dei marciapiedi, della via Generale Sateriale Mario, dei dissuasori luminosi e in particolar modo della metanizzazione, per garantire ai cittadini una più ampia gamma di scelta nel campo degli approvvigionamento energetico. Ci sono altri progetti in cantiere nel breve/medio termine? Certamente, è nostro compito, in qualità di amministratori, rivolgere sempre uno sguardo al futuro. In questo ambito possiamo vantare senza dubbio il maggior numero di interventi che toccheranno la sensibilità e gli interessi dei giovani. A cosa si riferisce? Mi riferisco in primo luogo al tanto atteso campo di calcetto, i cui lavori sono stati avviati e sul quale mi sento di fare una promessa. Che promessa? La struttura sarà completata nell’arco di tre o quattro mesi, così finalmente i no-

stri giovani non saranno costretti a spostarsi continuamente nei paesi limitrofi. E lo sguardo al futuro di cui ci parlava prima? Si esaurisce nel campo di calcetto? Ovviamente no. È stato dato avvio alla costruzione del Centro Sociale comunale e alla riqualificazione della piscina comunale, sulla quale verranno installati dei pannelli fotovoltaici. Vorrei però citare anche alcuni finanziamenti che abbiamo ottenuto e che ci consentiranno di avviare, entro breve tempo, ulteriori opere: sono stati stanziati 375.000€ dalla CEE per la realizzazione di una strada rurale che collegherà Colonna a Castel del Lago e ulteriori 108.000€ dal Ministero dello Sviluppo Economico per l’installazione di pannelli fotovoltaici sugli edifici della scuola media. Stiamo inoltre iniziando a realizzare il PUC (piano urbanistico comunale), così come promesso in campagna elettorale. Veniamo ora al PIP. Può dirci qualcosa sui tempi di completamento e sulle aziende assegnatarie dei lotti? ella “nuova” area PIP è previsto l’insediamento di diciassette nuove aziende, alcune delle quali sono già pienamente operative. Per quanto concerne i tempi di completamento posso dire che la parte spettante al comune è pressoché terminata, ora sta alle singole aziende organizzarsi e dare avvio alla propria attività. L’amministrazione può in qualche modo forzare i tempi? Quello che possiamo fare è cercare un dialogo con le aziende, procedendo, ove fosse necessario, a delle sollecitazioni informali. Indubbiamente, però, la congiuntura socio-econoimica che stiamo attraversando a livello mondiale si ripercuote anche sulle realtà locali e non ci da una mano in questo senso. Crede ci possano essere interessanti prospettive lavorative all’orizzonte? I giovani venticanesi possono guardare all’area PIP con fiduciosa speranza? Credo che si possano aprire scenari da non sottovalutare nel campo lavorativo. Sicuramente alcune delle aziende che si insedieranno sono potenzialmente in grado di assorbire un buon numero di giovani. Cito, ad esempio, il caso di un’impresa dolciaria, assegnataria di un lotto pari ad 8.000 mq, che prevede l’assunzione di circa quindici dipendenti. Speriamo che i nostri giovani siano sufficientemente motivati e volenterosi, perché penso che le occasioni non mancheranno. Siamo giunti al momento dei saluti, vuole lasciarci con un pensiero finale? Più che con un pensiero vi lascio con un ringraziamento. Un ringraziamento a voi ragazzi del Forum che siete costantemente presenti nella vita del paese e vi fate promotori di iniziative ammirevoli. Siete un bell’esempio, continuate così. Carmine Pucino

L'Unione dei Comuni "Media Valle del Calore"

(continua da pag. 01) La risposta l'hanno già data le amministrazioni comunali di Pietradefusi, Venticano e Torre le Nocelle quando il 25/11/2008 hanno deciso di mettersi insieme e dare vita all'Unione dei comuni "Media Valle del Calore". L'Unione non è altro che un ente sovracomunale con un consiglio composto da membri di tutte e tre le amministrazioni il cui presidente è a turnazione il sindaco di uno dei comuni. L'Unione si avvale anche della collaborazione del personale dipendente dei comuni aderenti e dall'anno 2009 ha proceduto all'approvazione del bilancio del conto consuntivo e di tutti gli atti e delibere utili alla gestione di svolgimento dei servizi associati. L'Unione dei comuni all'atto della predisposizione del bilancio provvede anche all'approvazione del programma triennale ed annuale delle opere pubbliche da inserire nel relativo bilancio. La costituzione di questo ente è avvenuta in un periodo antecedente al D.L. 78/2010 convertito nella legge 122/2010 che obbliga i comuni sotto i 3000 abitanti a gestire in forma associata i servizi dell'ente nell'ottica di

una economicità di gestione per i bilanci dei comuni aderenti all'Unione. La sede dell'Unione dei comuni "Media Valle del Calore" è presso la fondazione "DIONISIO PASCUCCI" sita a Pietradefusi nella frazione Dentecane; la segreteria è affidata alla dottoressa Angela Maria Polito già segretaria presso i comuni di Pietradefusi e Venticano. Lo scopo principale dell'ente è gestire in forma associata i seguenti servizi finanziati con decreti dirigenziali della Regione Campania su presentazione di progetti al fine di portare benefici ed economia ai bilanci dei comuni aderenti:

- SERVIZI FINANZIARI E TRIBUTARI - URBANISTICA E GESTIONE DEL TERRITORIO - GESTIONE ASILI NIDO - TRASPORTO SCOLASTICO - GESTIONE FORNITURE BENI E SERVIZI - UFFICIO STAMPA - PROTEZIONE CIVILE - CANILI - RACCOLTA DIFFERENZIATA RIFIUTI

Regione Campania due fondi, uno di 193.000 e un altro di 100.000 euro. Nel rispetto delle singole identità comunali, il progetto fortemente voluto dell'Unione dei comuni "Media Valle del Calore" non può che essere un esempio anche per tutti gli altri comuni campani e nazionali. Rappresenta forse l'unico modo per assicurare una stabilità economica a quelle realtà come le nostre che sono attanagliate dai debiti, può essere un mezzo per realizzare opere o infrastutture che segnino positivamente i nostri comuni permettendo quel tanto Per la gestione dei vari servizi associati auspicato sviluppo economico-sociale. fino ad oggi l'Unione ha ottenuto dalla Chi vi scrive, ad oggi, è un membro del consiglio dell' Unione ma è soprattutto un cittadino come tanti altri che spera che questo progetto possa rappesentare una reale svolta, uno strumento utile ad aiutare chi amministra a rendere concreti certi progetti che possono poi portare vantaggi alla popolazione e per far si che i nostri comuni diventino esempi positivi.

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Mario D'Alessandro Pag. 03


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Giovani e politica

(continua da pag. 01) L’apatia ed il menefreghismo appena accennato, è rotto soltanto da qualche fatto di cronaca nera, in cui i giovani sono protagonisti, nel manifestare il proprio dissenso verso scelte di governo poco attente se non penalizzanti rispetto agli interessi delle nuove generazioni, quali quelle della Gelmini nella riforma dell’istruzione, di una violenza mista a rabbia impotente, che non ottiene nessun risultato, se non quello di giustificare l’imposizione di scelte inadeguate ad “un gruppo di violenti”. Tutto ciò acuisce la frattura fra giovani e politica ed impedisce un serio e produttivo dialogo fra le parti sociali. La partecipazione dei giovani, quindi, e l’interesse degli stessi verso la politica e le sue scelte è quanto mai raro e spesso condizionato da interessi di parte, o di partito, poco obiettivi e coinvolgenti. L’idea della politica , come di un ambiente sporco dal quale tenersi lontano, è entrata stabilmente a far parte di un bagaglio di disvalori subito aggravati nel momento in cui bisogna ottenere il “favorino” dal politico di turno. Quest’ultimi politicanti, per nulla abituati al confronto ed alla dialettica, alimentano questi comportamenti distorti, e costruiscono su di essi le loro fortune elettorali, in barba alla tanto sbandierata e predicata “ politica della responsabilità”. È solo agli appuntamenti elettorali, infatti, che il coinvolgimento dei giovani alla vita politica è richiesto, e comunque mai in termini di contributo di idee, bensì soltanto per aumentare il gruzzoletto di voti. Testimonianza di ciò è la poca considerazione che, quei pochissimi giovani impegnati attivamente nella vita politica locale e nazionale, hanno da parte dei leader di partito. Se a questo aggiungiamo le scarse risorse impiegate per le politiche giovanili

ci accorgiamo che, al di là del disinteresse cronico dei giovani verso la politica, è la politica stessa a non mostrare alcun interesse verso le necessità e le richieste delle nuove generazioni. L’atteggiamento miope dell’attuale classe dirigente, penalizza fortemente i giovani e scade troppo spesso in invettive poco edificanti che tendono a far passare tutti per “bamboccioni”, poco propensi al sacrificio e con poca voglia di prendersi le proprie responsabilità. Manca, in sostanza, una lungimirante visione del futuro ed una seria analisi delle problematiche presenti e, purtroppo, una profonda e pacata discussione. Alla volontà di cambiare e migliorare le cose si è sostituita la rassegnazione ed il “tirare a campare”, lo spot ai contenuti. Troppo poco per chi ha una vita da vivere ed un futuro in cui sperare, troppo scarsa la proposta e troppo stretto lo spazio concesso dai primi attori della politica. L’esperienza dei forum giovanili deve, quindi, essere vista come una opportunità, un luogo ideale ed uno spazio libero, per tutti quei giovani che, ribellandosi alle facili etichette negative affibbiategli ed abbandonando quel senso di atrofia intellettuale e di rassegnazione che prima del tempo li rende vecchi, credono di poter portare un contributo di idee e di proposte capaci di migliorare la società in cui vivono, ed hanno la volontà di confrontarsi sui temi proposti dalla politica. Un luogo in cui discutere e confrontarsi, un luogo ideale in cui “dare l’esempio”. Antonio Altavilla

Caro Premier, non siamo lucciole, siamo libellule

Con lo slogan “Se non ora, quando?” domenica 13 febbraio sono scese in piazza molte donne italiane. E’ una protesta che è stata fatta per rivendicare la dignità della metà del cielo del Belpaese, cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, tv, pubblicità. In nessun posto del mondo civile, nemmeno nei luoghi più moderni e laici di questo, la pubblicità e la tv fanno uso del corpo femminile con la stessa compiaciuta e pornografica evidenza;e ciò non è più tollerabile. L’obiettivo della protesta è generale, ma il riferimento al ruolo di Silvio Berlusconi è esplicito. Quella manifestazione ha avuto la faccia di Manuela, che fa il medico ed è arrivata con sua figlia dopo una notte di guardia; di Antonella, che fa la mamma e l’impiegata e che domenica, per una volta, non ha cucinato. Non sono radical chic. Sono cittadine. O meglio, vogliono tornare ad esserlo. Cittadine, e abitanti di un Paese civile. Non femminucce strumentalizzate (di questo le hanno accusate); persone che vogliono essere strumento di un cambiamento. O perlomeno testimoniare un disagio fortissimo. Ed essere parte di quella che è stata definita “rivolta della decenza”. Decenza, non bacchettonismo. Anche se basta poco per essere definite bacchettone, in questa Italia che ha perso il senso del pazzesco; dove tutto, anche gli anziani governanti con le minorenni, può venire relativizzato. Chi è sceso in piazza domenica 13, è andato per protestare e recuperare l’onore perduto, in qualche modo. Per onore, sì, non per moralismo. Ma cosa chiedono oggi le donne italiane? Paradossalmente, in un Paese

che si definisce libero, chiedono libertà di parola, di pensiero, maggiore democrazia, guerra alla corruzione, accesso alle professioni. Nel disinteresse generale, stiamo assistendo a una crescente svalutazione del pensiero e della volontà femminile, a una spinta per il ritorno a casa, a una perdita costante di lavoro e di prestigio. Al posto della valorizzazione e della meritocrazia, si sta radicando una idea mercantile dei rapporti umani. Ai ragazzi si suggerisce di affinare le proprie capacità intellettive per andare poi a offrirsi nei mercati globalizzati. Alle ragazze si propone di vendere, subito e a buonprezz o- perché al contrario delle competenze, il corpo sessuato perde valore con il crescere e il maturare- la sola cosa che sulla piazza vale sempre di più: un corpo da consumare. Se non è questa una mostruosa, sottile e ossessiva induzione alla prostituzione femminile, cosa è? La linea di

confine tra chi si prostituisce e chi no, non è più tanto chiara. Oggi trans ed escort sono figure tollerate e ben frequentate, le accompagnatrici sono usate dagli uomini d’affari nei viaggi di lavoro e i politici si incontrano nei locali di lap dance dove si esibiscono studentesse non professioniste. Le ragazze protagoniste delle notti di Arcore, talvolta laureate, spesso occupate, sempre fidanzate, sono libere dal bisogno ma non dalla bramosia del denaro, e sembrano emancipate fino al punto di sfruttare il loro “Anfitrione” più che farsene sfruttare. Certamente il giudizio diventa più complesso quando si parla del rapporto personale fra un uomo e una donna. E’ difficile scendere nel merito delle scelte di vita che altre rappresentanti del nostro sesso fanno:per esempio, le ragazze che si vendono in cambio di carriera e denaro vanno condannate oppure bisogna accettare il

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dato di fatto che anche loro esercitano quella libertà di utilizzo del proprio corpo che la liberazione delle donne ha ottenuto per tutte? In questi anni una parte delle donne ha accettato il diffondersi di stili di vita e modelli culturali che sono apparsi moderni e avanzati, ma che in realtà altro non era che l’accettazione di una cultura porno e machista, un trionfo per l’immaginario maschile. Per quanto riguarda poi il nostro Silvio è evidente che, in quanto premier e persona pubblica ha doveri chiari e definiti, che sono poi quelli della legalità. Indubbiamente scambiare favori sessuali con cariche pubbliche è un abuso di ufficio; ed è altrettanto chiaro che avere rapporti sessuali con una minorenne è un reato. Però, sorge anche spontaneo chiedersi se le sue abitudini sessuali e molti aspetti del suo modo di fare politica non siano uno specchio del Paese. In altre parole: la sottomissione e la mercificazione delle donne riflette un costume collettivo, una pecca della nostra nazione? Il riconoscimento economico, intellettuale e psicologico delle donne in Italia risiedono ancora nel consenso dell’uomo, passano attraverso ciò che l’uomo concede anche quando non è coinvolto nessuno scambio sessuale. Per questo vale la pena protestare. Ma solo se Silvio è il primo di una serie di “decostruzioni” che le donne debbono fare del carattere predatorio del potere maschile italiano: a 360 gradi, da Nord a Sud, da destra a sinistra. Valentina Di Benedetto

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...Organizzo anch'io...no tu no...

Pro Loco e Comune dibattono le questione Fiera e scrivono il futuro, in un Paese anormalmente disinteressato.

(continua da pag. 01) è un indiscutibile segno impresso nel DNA di questo paese, successo commerciale e sociale, radicatosi sempre più e nato dalla passione di chi passione ne ha avuta tanta e l’ha messa a disposizione della comunità. Tra una generazione e l'altra, la fiera campionaria è cresciuta, maturata ed è giunta alla sua XXXIV° edizione, rimanendo quel bel fenomeno che è, colmo dei valori del passato e proiettato verso il futuro, un futuro che si sta ancora scrivendo. Ogni anno essa anima e movimenta il paese per pochi giorni e prosegue il suo percorso tra il fiume di parole che scatena nel bene e nel male, da parte di chi la esalta e di chi invece la deprime. Riflettere sul futuro di questo evento è sicuramente molto importante per capire dove si vuole arrivare e dove affettivamente si può arrivare.

qualche anno si sono avviati i lavori di costruzione del nuovo plesso strutturale, cuore della Fiera del domani, ad oggi risulta tutto bloccato e vista la congiuntura economica che si sta vivendo potrebbe esserlo ancora per molto tempo. L’area fieristica oggi risulta dominata da uno scheletro gigante il quale guarda tutto il circondario dall’alto senza muover ciglio. Qualcosa di estremamente valido in prospettiva ma che ad oggi risulta avere un utilità molto bassa, quasi pari allo zero. Proprio per tale ragione l’amministrazione comunale, inaspettatamente, ha fatto una proposta al nuovo direttivo della Pro Loco Venticanese, mostrando il proprio interesse ad essere co-organizzatore effettivo dell’evento e giustificando tale intento con la volontà di investire la propria quota di ricavo proprio nel completamento della struttura che già si erge. Per quanto animata da sani o insani principi, ad ogni modo la proComune e Pro Loco pochi mesi fa si so- posta in questione presa in no confrontate sul tema. In via prelimi- considerazione dal direttivo della Pro Lonare è giusto ricordare che già da co e dibattuta in assemblea, è stata ri-

gettata. L’associazione più vecchia del paese che si propone in una veste tutta nuova e giovanile, fresca di elezioni, deve recuperare terreno e pianificare il prossimo futuro, e non lo può fare a prescindere dalla Fiera, questo a detta proprio dell’intero direttivo.

un occasione, una possibilità per completare l’area e che quanto prima la Fiera del domani possa essere già qui. Roberto Iarrobino

Sul tema ad ognuno il proprio parere, certo è che agitarsi eccessivamente per individuare dove è il torto e dove la ragione è quanto mai poco opportuno, del resto ogni posizione espressa ha la sua bontà. Noi interessati alla cosa, ci auguriamo che si possa trovare presto una strada,

on possiamo " scaricarci" la coscienza, bisogna partecipare.

Secolo VI a.C.: ai tempi degli ultimi re di Roma veniva costruita la Cloaca Massima (la più grande fogna). Secolo XXI d.C.: Venticano, paese situato nel suolo della civile Italia,non possiede un sistema fognario a norma di legge su buona parte del suo territorio comunale (includendo le frazioni di Castel del Lago e Calore). E' paradossale sapere che dopo svariati secoli, durante i quali il progresso raggiunto dall'uomo ha portato degli scienziati sulla luna, durante i quali l'uomo ha effettuato scoperte esorbitanti, ci siano ancora di queste gravissime lacune!! Durante il convegno "Acqua in bocca" sulla depurazione delle acque reflue, tenutosi nella sala consiliare dell'edificio comunale di Venticano, esperti del campo hanno illustrato egregiamente come avviene la depurazione; come deve essere effettuata affinché sia a norma di legge; dal punto di vista bio-chimico quali sono gli agenti, i batteri che non vengono sconfitti se la depurazione non avviene correttamente e, di conseguenza, quali sono i rischi a cui si va incontro; quali sono i sistemi risolutivi comunemente diffusi, nonché i sistemi alternativi più efficaci,meno dispendiosi e con minori, se non addirittura inesistenti, effetti indesiderati. E' stato, inoltre, presentato il quadro, drammatico a mio parere, del nostro paese. Esistono,purtroppo, delle lacune che vanno colmate e sono sicura che ben presto si provvederà. Non voglio dilungarmi su un tema già affrontato in maniera eccellente dagli esperti, ma vorrei scuotere un pò gli animi di una comunità silente che, presa da altro, non

Chi ritorna in Italia pagherà meno tasse. I giovani <<devono partire, ma per curiosità non per disperazione. E poi devono tornare>>. È ciò che dice Renzo Piano a che gli chiede, in una recente intervista, se per i giovani è meglio rimanere in Italia o andare all’estero. Nonostante i media ci bombardino con notizie circa continui sbarchi di immigrati sulle nostre coste, è bene considerare anche l’ondata migratoria che coinvolge i giovani italiani costretti ad emigrare (come i loro

trova il tempo per interessarsi a problemi di ordine primario, come questo! Da donna, e da giovane non riesco a concepire che la partecipazione delle donne e dei ragazzi alle attività sociali sia in calo. Sarebbe stato interessante per una donna, madre magari, sapere che i prodotti di genere alimentare che arrivano sulla sua tavola non sono sempre incontaminati, anche quando si tratta di "roba paesana"...E se l'acqua di cui si è servito il coltivatore per innaffiare il suo orto non è stata efficacemente depurata?! Sarebbe stato interessante per un giovane capire come avviene la depurazione delle acque che, inevitabilmente, arrivano sulle nostre tavole; capire se il sistema di scarico della nostra abitazione sia a norma di legge; capire perché i propri genitori pagano delle tasse per questo; sapere cosa avviene nel nostro quotidiano... E' importante partecipare, informarsi, avanzare delle proposte, interessarsi all'ambiente e rispettarlo perché è da esso che traiamo sostentamento! Questo sicuramente è soltanto il mio pensiero ma spero di aver fatto riflettere qualcuno che non era presente al convegno,per far sì che nei prossimi diventiamo più numerosi, più informati e più pronti a salvaguardarci! Deborah Zerial

Dolce ritorno

nonni svariati decenni fa) per far fronte alla crescente crisi occupazionale che li vede laureati e nullafacenti. Sempre più laureati sono costretti ad allontanarsi dal Bel Paese, circa un milione in più rispetto al 2006, per cercare un impiego che ricompensi i sacrifici e gli anni spesi a studiare. E partono. Stati Uniti, Cina, Medio Oriente. Svariate sono le mete, anche europee, soprattutto quell’Europa così a nord che stentiamo a riconoscere appartenente al Vecchio Continente.

Anche il governo si è reso conto che il fenomeno non è da sottovalutare e per incentivare gli “Italians” a non abbandonare la nave propone meno tasse a tutti coloro che tornano. Nonostante si renda conto delle difficoltà per chi fa ricerca scientifica e la frustrante realtà accademica, il governo informa tutti coloro nati dopo l’1/1/69, che sono in possesso di una laurea e che hanno lavorato all’estero per almeno due anni, che ad attenderli in patria c’è la possibilità di richiedere

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uno sgravio fiscale. Nonostante sia preferibile mettere i neo laureati in condizione da non abbandonare il Paese, quella dello sgravio fiscale potrebbe essere un buon tentativo per invogliare le Menti italiane a ritornare in un paese che gli permetterà di pagare meno tasse, visto che, una volta tornati in patria, non avranno un lavoro! Giuseppe Marano

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Anno 1 umero 1 Gennaio 2011

L’Iliade è uno dei canti epici più antichi e famosi del mondo. I suoi personaggi chiave, Achille, Ettore, Paride, Elena, Menelao, Priamo, Agamennone, sono tra le stelle più luminose del panorama della letteratura occidentale. Sono oggetti di continui studi e soprattutto suscitano in ogni nuovo lettore emozioni come pochi altri personaggi letterari sanno fare, in virtù della loro straordinarietà. Non tutti però conoscono Tersite, figlio di Agrio, che fu l’unico guerriero acheo(greco) tra tutti quelli giunti sotto le mura di Troia , a ribellarsi apertamente contro Agamennone, rinfacciandogli l’inutilità di continuare una guerra logorante. La guerra di Troia infatti aveva già arricchito moltissimo i re achei, “wanax” in lingua micenea, e quasi per nulla tutti gli altri guerrieri che di giorno combattevano strenuamente da nove anni, anzi, per riprendersi Elena, moglie di Menelao, molti dei soldati achei erano morti, mentre le tende di Agamennone traboccavano di ricchezza e donne, entrambe i bottini di guerra pretesi dal “pastore di popoli” dai suoi sudditi che le avevano faticosamente conquistate. Tersite, dunque, era solito prendersela un po’ con tutti, non risparmiando nemmeno l’eroe per eccellenza, Achille. L’ultima delle invettive di Tersite, personaggio unico in tutta l’opera, è quella già citata contro Agamennone. Il motivo che scatena la lingua del soldato è il falso ordine che da Agamennone ai suoi soldati di preparare le navi perché ormai, dopo nove lunghi anni di patimenti, è giunto il momento di tornare in patria da mogli e figli. Omero narra che, mentre da una parte tutti i soldati, dopo l’euforia generale per l’ordine tanto sperato si calmano grazie all’intervento dei loro re( primo

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Tersite: bocca della verità o turpe storpio?

su tutti Ulisse), dall’altra parte solo Tersite continua a gridare che si doveva tornare a casa. Egli chiede ad Agamennone che motivo ha di lamentarsi, dato che ha accumulato grandi ricchezze sfruttando soldati valorosi come lui. Grida agli achei di lasciarlo solo con le sue ricchezze a Troia e di far vela verso casa, infine se la prende anche con Achille perché non ha avuto il coraggio di riprendersi la schiava Briseide che Agamennone gli ha ingiustamente sottratto per la sua smania di ricchezze e donne. Finito il suo discorso, Ulisse gli risponde sia con le parole che con le mani, lasciandolo a terra sanguinante provocando così le grasse risate dei soldati. Questo è l’episodio di Tersite. L’interrogativo che ci si deve porre è: chi aveva ragione tra Agamennone e Tersite? La domanda è assai importante e ha grande valenza sociale perché Agamennone e Tersite simboleggiano le due classi sociali impegnate nella guerra: Agamennone rappresenta la forte aristocrazia terriera, Tersite il popolo acheo, che viveva di agricoltura, pesca e piccolo commercio. La contesa assume valore etico ed universale perché è una formulazione del più generico quesito: è giusto che i potenti facciano la guerra per motivi personali di qualsiasi genere, coinvolgendo e mandando al massacro i più deboli che non hanno nessuna implicazione diretta nel conflitto? La ricorrenza di questa domanda nella Storia e la sua scottante attualità si predicano da sole, soprattutto se la guerra è vista come uno dei mezzi utilizzati dai potenti per perseguire i propri scopi. Omero nella sua opera sembra decisamente dar ragione ad Agamennone, sia perché, come detto, Tersite è subito azzittito ed umiliato da Ulisse, sia

perché lo stesso Achille aveva in precedenza fatto quasi le stesse accuse ad Agamennone,non ricevendo nessuna punizione se non qualche richiamo dalle dea Atena. Il motivo è che Achille è un eroe, il più glorioso degli eroi. Egli è bello e buono, il che secondo l’etica greca significa proprio che alla sua invidiabilissima bellezza fisica corrisponde un’altrettanto invidiabile levatura morale. Achille vive per la gloria, che si conquista soprattutto in guerra, e per l’onore, che lo costringe a non venir mai meno ai suoi doveri di eroe. Egli può pertanto permettersi qualche sregolatezza perché è un eroe, un re da parte di padre e un semidio perché figlio di Teti ninfa del mare. Tutta l’aristocrazia greca arcaica parteggiava per Agamennone e per gli eroi perché la sua etica si basava sui valori cantati da Omero nell’Iliade e nell’Odissea. Questo giudizio è stato quello “ufficiale” per millenni. Infatti solo negli ultimi anni si è tornati a leggere questi versi dell’Iliade con spirito più critico e con la mente più sgombra da pregiudizi. Concetto Marchesi critico da sempre attento alle esigenza degli umili, è stato i primo ad inaugurare questo nuovo filone della critica letteraria. Egli infatti vede in Tersite il primo antieroe sociale nella letteratura greca. Un personaggio, cioè, che è si l’esatto contrario dell’eroe greco ,come diceva Omero, perché è deforme nel fisico e di turpe moralità, ma è altresì l’unico ad aver parlato nella guerra di Troia dal punto di vista dei soldati sfruttati. Egli si fa portatore dei loro diritti contro i re ed in cambio riceve botte ed umiliazione. Nonostante tutto quello che Tersite subisce, egli anticipa la mentalità di quella classe sociale, di quel ceto, che già nell’Atene e nella

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Grecia del V secolo A.C. cominciò a cambiare la società: la borghesia. Anche se ad Atene 2500 anni fa non c’era una vera e propria borghesia, c’era comunque una parte della popolazione che produceva ricchezza facendo uso delle proprie capacità e non della propria nobiltà di sangue. Questa è effettivamente una delle differenze sostanziali tra nobiltà e borghesia. Senza voler scendere nei particolari, i borghesi ragionano in termini di utile personale e per questo nessun borghese andrebbe a fare una guerra di dieci anni non guadagnando niente se non briciole ma facendo anzi arricchire altre persone; il tutto per un motivo che non lo riguarda. Tersite, se pur con la sua stupida arroganza, anticipa in parte questo modo di vedere le cose. Dovendo tirare le somme e decidere a chi dare ragione, la razionalità suggerisce di stare dalla parte del povero, brutto ed umiliato Tersite, che in quel suo “sproloquio”, sembra quasi essere un sindacalista che difende i lavoratori da un crudele ed insensibile padrone. Questo è quanto ci suggerisce la ragione, ma essa è solo uno dei metri di giudizio delle cose. Infatti se si analizza la vicenda con il metro delle emozioni, vedremo che l’ira di Achille, la rabbia di Menelao, l’amore incondizionato di Elena per Paride, l’insaziabile voglia di guerreggiare di Aiace hanno molta più importanza di “qualche contadino e pescatore morti”. Quindi: ragione o sentimento? Generoso Cefalo

Arte, cultura: alla ricerca del tesoro perduto “Prima di essere ingegneri voi siete degli uomini”. È con queste parole che Francesco De Sanctis si rivolge ad un gruppo di giovani studenti, aspiranti ingegneri; ed è con questo messaggio che tenta di scuotere le coscienze, e di portare alla luce una problematica troppo spesso messa a tacere: l’ importanza della cultura. Essa non consiste in conoscenze superficiali sfoggiate solo per il gusto di passare per degli intellettuali mediocri. La cultura è un dono, è un valore e anche un’ arma. Noi siamo quelli che la modernità sta impoverendo, umiliando e disarmando. La stessa politica, che in passato era il mezzo più forte di promulgazione culturale, oggi non è altro che lo strumento di cui il desiderio di potere si serve per perpetuare se stesso. Ed è forse questo uno dei motivi per cui la nostra generazione è allo sbaraglio. Siamo privi di modelli di rifacimento; valori, come il senso del dovere morale verso se stessi e la comunità, sono stati recisi e sostituiti dall’ indifferenza, dall’ egoismo… E ora ci ritroviamo con tante individualità isolate che non riescono a venir fuori perché sembra non esistere alcun punto di contatto capace di unirle. Ci si dimentica che è questo il ruolo che gioca la cultura nell’ ambito della società: l’ arte, la musica, il teatro, la letteratura, la poesia diventano strade diverse che conducono alla stessa meta. Eppure sono in molti a pensare che la cultura sia qualcosa di superfluo e perciò manipolabile. Secondo la legge 122-2010, i tagli generali equivarrebbero all’ 80% degli investimenti in cultura; e, in termini statistici, l’ Italia occupa il sesto posto con 1,2 milioni di euro impiegati a sostegno della cultura, contro i 220 milioni di euro della Gran Bretagna. Mentre nel resto degli stati europei si assicura lo svolgimento di corsi e laboratori di musica, arte e via dicendo, in Italia vige generalmente un disimpegno statale nel garantire la sopravvivenza del settore artistico. Il clientelismo che scaturisce da questa situazione fi-

nisce con l’ allontanare i giovani dall’ arte. Il suo vero valore è lungi dall’ essere compreso appieno; essa va ben oltre le apparenze, non si accontenta della superficie, ma scava nel profondo nell’ animo umano rivelandone aspetti che altrimenti avrebbero continuato ad esistere solo nella nostra immaginazione. L’ arte salva le persone, le unisce, le rende libere di esprimersi e di raccontarsi, di farsi conoscere e accettare. L’ arte è la forma di comunicazione più forte perché basata proprio su uno scambio di energie che la modernità teme e vuole sopprimere. L’ arte non è sinonimo di debolezza; è qualcosa di inispiegabile che racchiude in sè il mistero della bellezza, cui tutti anelano ricercandola erroneamente nelle cose materiali. Ma l’ arte non è altro che un riflesso di quella bellezza. La cultura è il mezzo mediante il quale si apprende l’ arte. È forza. E per questo spaventa. Non la si può comprare o vendere; è un valore da apprendere e da vivere. In una società come questa, dove vige la legge del “tutto e subito”, dove l’ urgenza di emergere e di apparire supera quella dell’ essere, la cultura ha dovuto far spazio al pragmatismo accanito. Eppure di tanto in tanto, andrebbe fatto presente che prima di essere tutti anelli di una lunga catena di montaggio, siamo prima di tutto persone; e lo siamo proprio grazie a quelle “humanae litterae” a quell’ arte che costituiscono il nostro retaggio culturale, che ci conferiscono un cuore, un’ anima che nemmeno una società così moderna e spietata riuscirà a sradicare. Valentina Esposito

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Anno 1 umero 1 Gennaio 2011

Storia dell’inno dei Sanfedisti con un excursus storico tra la rivoluzione giacobina a Napoli, che portò alla nascita della repubblica Partenopea, e la restaurazione borbonica ad opera dell’esercito sanfedista. Il 14 luglio 1789 con la presa della Bastiglia si conclude la rivoluzione francese. Da quel momento in poi gli stati d’Europa e del mondo intero hanno subìto delle trasformazioni radicali di cui ancora oggi se ne avvertono le ripercussioni. L’età dei lumi era finalmente in essere e l’ondata di vento nuovo investì progressivamente tutta la borghesia europea. Le monarchie dell’epoca cercarono di arginare quanto più possibile il fenomeno. Il re di Napoli, Ferdinando IV, aderì ad una coalizione antifrancese e, sul fronte interno, perseguì duramente personalità importanti sospettate di avere simpatie giacobine. La Francia oppose alla coalizione antifrancese Napoleone Bonaparte che costrinse l’esercito napoletano ad un armistizio presso la città di Brescia. Intanto i francesi avanzarono e arrivarono a Roma. Fu così che il regno di Napoli, con l’intensione di restaurare l’autorità papale sulla città eterna, entrò di nuovo in guerra con la Francia. Anche questa volta i Francesi ebbero la meglio, riuscirono a far arretrare l’esercito napoletano nei propri confini e lo sconfissero nei pressi di Sparanise in provincia di Caserta. La notizia, arrivata a Napoli, ebbe delle ripercussioni negli ambienti giacobini. I Giacobini napoletani riuscirono ad impadronirsi della fortezza di Castel Sant’Elmo. Attraverso una serie di cannoneggiamenti, aiutarono l’esercito francese a sconfiggere le ultime sacche di resistenza a protezione della città di Napoli. Fu così che il 20 gennaio 1799, dieci anni dopo della rivoluzione francese, ebbe inizio a Napoli la rivoluzione

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Origine e storia del canto dei Sanfedisti

giacobina. Si giunse ad una guerra civile che ebbe una durata di tre giorni, al termine dei quali venne istituita la Repubblica Napoletana. Durante il periodo repubblicano una personalità di spicco fu senza dubbio Luisa (o Luigia) Sanfelice, una nobildonna che, nonostante la sua nobiltà, prese parte attiva ai moti giacobini. Con l’avvento della repubblica furono molti e di diverso tipo i provvedimenti adottati dal nuovo governo. Si eresse un albero della libertà, simbolo rivoluzionario, in Piazza dei Martiri a Napoli. Si adottò il calendario rivoluzionario francese in cui, per la precisione, Nevoso (Nivôse) era il mese che andava dal 21 dicembre al 19 gennaio, Piovoso (Pluviôse) era il mese che andava dal 20 gennaio al 18 febbraio e Ventoso (Ventôse) era il mese che andava dal 19 febbraio al 20 marzo. Si abolì il feudalesimo, ancora in vigore nello stato borbonico, ma non si riuscì a dotare Napoli di una moderna costituzione. Dopo pochi giorni il cardinale Fabrizio Dionigi Ruffo di Calabria ruiscì ad organizzare un movimento di resistenza che aveva lo scopo di restaurare la monarchia borbonica sul trono di Napoli. Questo movimento è noto con il nome di Esercito della Santa Fede in Nostro Signore Gesù Cristo o più comunemente Esercito Sanfedista. I Sanfedisti, in poco tempo, riescono ad avere la meglio in Calabria, in Lucania e in Puglia fino ad isolare del tutto la città di Napoli. Il 13 di giugno del 1799 il cardinale Ruffo, entrato a Napoli, riuscì a sconfiggere definitivamente i Giacobini in una storica battaglia nei pressi del ponte della Maddalena. Ferdinando IV, in seguito al suo rientro a Napoli, ordinò una serie di condanne a morte nei confronti di tutti coloro che avevano preso parte ai moti rivoluzionari. Fu colpita dal provvedimento anche la Sanfelice che si dichiarò incinta per sfuggire alla

CHE STORIA QUEST'ITALIA, PAESE CHE T'AMMALIA Dall'impero romano al sacro romano impero vittorie e poi sconfitte sul lungo suo sentiero, o Italia maltrattata, oggetto di contesa tra imperatori e reali a cui spettò la resa, fin quando finalmente arrivò grande un mito che volle a tutti i costi un territorio unito. Ora una è la patria e i confini sono saldi ed è per questo che amiamo oggi Garibaldi! Ma insieme ad egli tanti son stati in questa terra

condanna. La gravidanza fu confermata da due medici compiacenti. Ferdinando, innervosito dalle dimensioni che stava assumendo il caso, ordinò il trasferimento della Sanfelice a Palermo, dove una commissione medica escluse la gravidanza. Luisa Sanfelice fu giustiziata l’11 settembre 1800. Durante i moti l’esercito sanfedista era solito prendere in giro, anche con ironia, la rivoluzione francese in tutti i suoi simboli. In particolare nutriva avversione nei confronti de La Carmagnole, un canto patriottico francese. Al termine della vicenda i Sanfedisti crearono un canto che raccontava tutte le vicende tra il 20 gennaio 1799 e l’11 settembre 1800 conosciuto con il nome di Canto dei Sanfedisti. Sona sona sona Carmagnola sona li cunsiglia viva 'o rre cu la Famiglia. A sant'Eremo tanto forte l'hanno fatto comm'a ricotta A 'stu curnuto sbrevognato l'hanno mis'a mitria 'ncapa Maistà chi t'ha traduto? chistu stommaco chi ha avuto? 'e signure, 'e cavaliere te vulevano priggiuniere. Sona sona sona Carmagnola sona li cunsiglia viva 'o rre cu la Famiglia. Alli tridece de giugno sant'Antonio gluriuso 'E signure, 'sti birbante 'e facettero 'o mazzo tante So' venute li Francise aute tasse n'ci hanno mise Liberté... Egalité... tu arruobbe a me io arruobbo a te. Sona sona

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sona Carmagnola sona li cunsiglia viva 'o rre cu la Famiglia. Sona sona sona Carmagnola sona li cunsiglia viva 'o rre cu la Famiglia. A lu muolo senza guerra se tiraie l'albero n' terra afferraino 'e giacubbine 'e facettero 'na mappina. È fernuta l'uguaglianza è fernuta la libertà pe 'vuie so' dulure e panza signò iateve a cuccà. Sona sona sona Carmagnola sona li cunsiglia viva 'o rre cu la Famiglia. Passaie lu mese chiuvuso lu ventuso e l'addiruso a lu mese ca se mete hanno avuto l'aglio arrete Viva tata maccarone ca rispetta la religgione Giacubbine iate a mare ch' v'abbrucia lu panare. Sona sona sona Carmagnola sona li cunsiglia viva o rre cu la Famiglia. Oggi questo canto viene suonato da numerose band popolari con un ritmo di tammurriata in stile pomiglianese. Quasi nessuno conosce il significato di queste parole, ma alla luce di quanto detto in precedenza se lo si rilegge con attenzione si possono trovare tutti gli elementi della storia napoletana di quel periodo. Christian Zerial

Dillo in rima

gli uomini di valore e gli uomini di guerra. E' ingiusto menzionarne soltanto qualcheduno ma poco è questo spazio per raccontar d'ognuno. Cavour, Bonaparte, Mazzini e tanti altri regnanti e guerriglieri, uomini tanto scaltri. Centocinquanta gli anni trascorsi dall'unione, dal giorno in cui l'Italia divenne una nazione. Auguri, patria nostra, continui il tuo splendore affinché il giusto vinca per sempre il disonore!!  Deborah Zerial

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Consigliati per voi!

Le buone letture proposte dalla redazione

(di Gilda De Feo)

Oceano mare di Alessandro Baricco ( Rizzoli, € 12,50 )

Il mare e la Locanda Almayer che ospita sette avventori. Non si sa dove, non si sa quando. La locanda Almayer e il mare che ha portato alla deriva sette destini e le loro storie. Il professore Bartleboom studia dove finisce il mare; il pittore Plasson cerca gli occhi del mare, e che per dipingerli utilizza solo acqua marina; Elisewin ha paura ed è accompagnata da Padre PLuche; Madame Deverià malata di adulterio; un misterioso marinaio; l’uomo della settima stanza. E poi Dira, Doom, Ditz e Dol, bambini-spiritelli, padroni della locanda, ancore di salvezza per i loro ospiti. Pubblicato nel 1 993, Oceano mare è uno dei romanzi più interessanti e più noti di Alessandro Baricco, ricco di atmosfere surreali e di dialoghi “sui generis” che fanno emergere dagli abissi dell’ esistenza le inutilità dell’uomo, l’uo-

mo sconfitto e messo di fronte ai sui limiti. I pensieri, le paure, le ansie, i desideri dei protagonisti si materializzano come d’incanto e vanno a sbattere contro la coscienza del lettore, quasi a scuoterlo, a svegliarlo perché è ora che inizi a capire qualcosa di sé; perché se è vero che non siamo né all’inizio e né alla fine, è pur vero che qualunque sia il posto in cui ci troviamo, dobbiamo ripartire, comunque. “Dire il mare. Perché è quello che ci resta. Perché davanti a lui, noi senza croci, senza vecchi, senza magia, dobbiamo pur averla un’arma, qualcosa, per non morire in silenzio, e basta.“

le della sacralità del tema affrontato, e desideroso di non svilirlo, Fenoglio È la Resistenza nelle Langhe, e il partigiano Milton, durante un’azione milita- evita patetismi e luoghi comuni. La forza del romanzo sta in questa misura; re, è intento a guardare la villa nella quale, prima della guerra, era nato il suo la bellezza della scrittura nell’accorta riverenza nei confronti del tema amore per Fulvia. Entrandovi Milton vorrebbe raccogliervi ispirazione e forza, trattato. ma ne esce spoglio e distrutto perché la custode della villa gli rivela che Fulvia, la ragazza da lui segretamente amata, ha avuto una relazione con “L Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure ral’amico di una vita, Giorgio Clerici. Fulvia e Giorgio, Giorgio e Fulvia. Milton pide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. vorrebbe sapere la verità e Giorgio è l’unico a poterla rilevare, l’unico a poter Ed è un libro assurdo, misterioso, in cui ciò che si insesmentire. Ma Giorgio è stato catturato, l’hanno preso i fascisti. Di qui la ri- gue, si insegue per inseguire altro, e quest’altro per cerca disperata, forsennata L inseguire altro ancora e non si arriva al vero perché. Pubblicato postumo nella primavera del’63, Una questione privata è uno dei [L] È al libro di Fenoglio che volevo fare la prefazione: libri d’amore più belli del Novecento. Lo sfondo crudo della Resistenza non al mio” incornicia cupo il sentimento puro e disperato del protagonista. Ogni gesto di Milton è pensato per Fulvia, compiuto per lei. Milton ama Fulvia senza ri- (Italo Calvino, prefazione a “Il sentiero dei nidi di ragno”) serve, eppure nel libro non c’è traccia di beceri sentimentalismi. ConsapevoUna questione privata di Beppe Fenoglio (Einaudi, € 10,50)

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Forum Dei Giovani di Venticano Locali del Municipio, Ufficio informagiovani Piazza Don Aquilino Verardo, 7 83030 Venticano (AV) Tel.: 0825/965033 Fax: 0825/965380 E - mail: forumgiovani@comune.venticano.av.it info@forumgiovaniventicano.it Sito internet: www.forumgiovaniventicano.it

Forum Dei Giovani di Pietradefusi Comune di Pietradefusi, Piazza Municipio, 1 83030 Pietradefusi (AV) Tel.: 0825/962090 - 962414 Fax: 0825/962445 Pag. 08


Punto G maggio 2011