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PON GOVERNANCE E AZIONI DI SISTEMA ASSE E – Capacità Istituzionale – Obiettivo Specifico 5.1

CALABRIA Linea A.2 – PROGETTARE Miglioramento dei programmi, dei progetti e della performance

REPORT LABORATORIO “I servizi di cura per l’infanzia nella Regione Calabria” Sede della Fondazione Mediterranea Terina, Area Industriale Ex "Sir" comparto 15, 88046, Lamezia Terme (Catanzaro) 12 giugno 2013 ore 9.00-17.00


INTRODUZIONE

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CAPITOLO I - Programmazione e normativa nazionale e regionale 2007 – 2013 nei servizi di cura per l’infanzia 3 1.1 La strategia della regione Calabria nei servizi educativi e di cura per la prima infanzia

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1.2 I servizi di qualità per la cura dell’infanzia

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1.3 L’obiettivo del Laboratorio

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1.4 I partecipanti al Laboratorio

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CAPITOLO II - I servizi di cura per l’infanzia nella Regione Calabria

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2.1 La metodologia di lavoro

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2.2 Le aspettative dei partecipanti

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2.3 Le problematiche in merito alle risorse PAC infanzia

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2.4 Le proposte operative

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2.5 La valutazione del Laboratorio da parte dei partecipanti

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ALLEGATI E TABELLE

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Allegato I - Programma del Laboratorio

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Allegato II - Elenco dei partecipanti

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Allegato III - Breve descrizione del Quadro Logico (QL)

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Allegato IV - Le foto

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INTRODUZIONE Il progetto Capacity SUD, nell’ambito del quale è stato realizzato il Laboratorio “I servizi di cura per l’infanzia nella Regione Calabria” realizzato a Lamezia Terme, è finanziato dal Programma Operativo Nazionale "Governance e Azioni di Sistema" (PON GAS) ed è finalizzato ad accrescere l’innovazione, l’efficacia e la trasparenza delle amministrazioni delle Regioni dell’Obiettivo Convergenza. In particolare, la Linea A.2 di Capacity SUD, denominata PROGETTARE, si pone l’obiettivo del miglioramento dei programmi, dei progetti, del ciclo di gestione delle politiche e delle organizzazioni che quelle politiche realizzano. Il Laboratorio di progettazione organizzato dal FormezPA, in collaborazione con il Settore Politiche Sociali – Dipartimento 10 Lavoro, Politiche della Famiglia, Formazione Professionale, Cooperazione e Volontariato della Regione Calabria, ha avuto l’obiettivo di condividere un metodo di lavoro in grado di facilitare l’approccio alla progettazione dei futuri interventi previsti dal Piano di Azione e Coesione per i servizi di cura all’infanzia e di analizzare le linee strategiche nazionali e regionali per le politiche di cura per l’infanzia nella Regione Calabria. La metodologia di lavoro è stata prevalentemente, quella della progettazione partecipata tramite l’analisi delle criticità e delle possibili soluzioni da adottare nei contesti distrettuali di riferimento. CAPITOLO I - Programmazione e normativa nazionale e regionale 2007 – 2013 nei servizi di cura per l’infanzia 1.1 La strategia della Regione Calabria nei servizi educativi e di cura per la prima infanzia La Regione Calabria, si è dotata della Legge n.15 del 29/03/2013 – “Norme sui servizi educativi per la prima infanzia” – che aggiorna la normativa regionale nel rispetto degli orientamenti e delle comunicazioni formulate dalla Commissione Europa (cfr. COM(2011) 66). Il nuovo impianto normativo che presto dovrebbe essere completato dall’approvazione del regolamento di attuazione, apre la strada a nuove politiche a favore dell’infanzia che auspichiamo si traducano nella realizzazione di un sistema di servizi educativi destinati ai bambini nei primi anni di vita. Nella legge si prefigura la strategia della Regione, orientata a costruire dei sistemi integrati destinati ai bambini di fascia 0-3 anni. L’insieme/sistema di unità di offerta dei servizi per l’infanzia, già presenti in regione, annovera un significativo incremento dei servizi con la realizzazione di nuovi 54 nidi comunali finanziati con i fondi FESR ai quali saranno affiancati circa 100 tra nidi e i servizi integrativi a titolarità privata, finanziati con fondi provenienti da stanziamenti ministeriali, che contribuiranno al riequilibrio territoriale del sistema dell’offerta. La Calabria risulta essere molto al di sotto rispetto al target degli obiettivi di servizio previsti a livello europeo (2,4% di presa in carico rispetto al 12% assegnato alle Regioni “Convergenza”), ed è per questo che l’intenzione del Dipartimento Lavoro e Politiche Sociali della Regione Calabria è quella di rafforzare l’accompagnamento agli ambiti territoriali al fine di sviluppare un sistema integrato di servizi educativi, di migliorare l’offerta e promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro. Nel quadro della strategia regionale si inseriscono gli strumenti della rilevazione dei servizi per l’infanzia che consentiranno una osservazione periodica e omogenea dei servizi sia sul fronte dell’offerta sia sul lato della domanda. Al momento è in corso la progettazione del set informativo regionale da allineare allo schema dei flussi che i Comuni dovranno garantire per qualificare le policy in materia, i cui standard sono già stati condivisi con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l’Istat nell’ambito del progetto SINSE. (Sistema Informativo Nazione Servizi Educativi). Al

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sistema informativo si aggiunge la programmazione di attività di animazione territoriale e di realizzazione di specifici corsi di formazione professionale finalizzati all’acquisizione di qualifiche finalizzate a garantire l’omogeneità dei profili educativi e l’introduzione della figura dei coordinatori pedagogici a livello territoriale. 1.2 I servizi di qualità per la cura dell’infanzia (a cura del Prof. Lorenzo Campioni, Esperto nazionale politiche per l’infanzia) La visione sui servizi per l’infanzia si è modificata nel corso degli anni. La legge Regionale n. 12/73 disciplinava come unica tipologia i “nidi d’infanzia”. Negli anni ’80 si moltiplicano quelli che venivano chiamati “servizi integrativi per l’infanzia”. Oggi, si parla di “Norme sui servizi integrativi per la prima infanzia. A livello Nazionale si sta lavorando per una legge che riguarda la fascia di età 0-6 anni, poiché la distinzione del target 0-3 da quello 3-6 non è più significativa, soprattutto al Sud dove gli “anticipi” scolastici sono numerosi e l’ingresso dei bambini nelle scuole dell’infanzia è precoce con grave pregiudizio per i diritti del bambino. La Comunicazione n. 66 del 2011 della Commissione Europea sull’educazione e la cura della prima infanzia, pone gli orientamenti che riguardano i requisiti per una offerta di servizi per l’infanzia di qualità. Il Gruppo Nazionale Nidi infanzia, ha più volte richiesto al Governo di costituire un Capitolo di bilancio per sostenere a livello locale i servizi per l’infanzia. Oggi, il Piano Straordinario e il Piano di Azione e Coesione (PAC), hanno previsto flussi finanziari importanti destinati soprattutto al Sud, che rappresentano l’opportunità per poter compiere un balzo in avanti nell’offerta di servizi educativi e di cura per l’infanzia, attestata al momento al 2,4% valore molto al di sotto di quello minimo richiesto dall’Europa del 12%. Negli orientamenti della Commissione Europea, si ribadisce l’importanza dei servizi per il benessere del bambino. Pertanto, l’offerta di servizi di qualità destinati all’infanzia si trova all’interno di uno degli obiettivi strategici di Europa 2020. Si punta a considerare i servizi educativi di qualità per l’infanzia nell’ottica dell’investimento e non in quella di spesa, cercando di rispondere al duplice obiettivo di ridurre il tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10% e di ridurre la povertà. Riguardo al fenomeno degli abbandoni scolastici, i dati dimostrano che le Regioni che spendono di meno per l’infanzia hanno un maggiore tasso di abbandono e sostengono, quindi, un alto costo sociale. Il costo aumenta se si considera che non ci sono servizi di accompagnamento per recuperare gli “abbandoni”, pertanto agire in modo preventivo rappresenta lo strumento più efficace per contrastare il fenomeno. Si pensa ad un’estensione dell’orario di erogazione del servizio che dovrebbe comprendere anche il pranzo, il riposo, la socializzazione tendendo ad arrivare ad una copertura di almeno 8 ore. Ciò per rispondere a più esigenze: - conciliare i tempi di vita e di lavoro della donne; - ridurre le situazioni di svantaggio familiare; - rispondere all’esigenza dell’integrazione che proprio nei primi anni del bambino rappresentano un momento estremamente importante per lo sviluppo. La Delibera Regionale n.748 del 2010 già promuoveva un nuovo rapporto pubblico/privato e introduce la responsabilità per gli operatori di promuovere azioni di cura e “presa in carico” dei bambini di fascia 0-3 anni. Sia la Commissione Europea che la Regione mettono gli operatori di fronte a questa responsabilità, quella di recuperare profondi svantaggi sociali. Ciò necessita di volontà politica ma anche di capacità tecniche di professionistiche si “intendono” di infanzia e contribuiscono a qualificare i servizi educativi. In particolare, ciò che in altre Regioni ha dato qualità ai servizi è stata l’istituzione del Coordinatore pedagogico, una figura estremamente importante perché incaricata di seguire i servizi in rete

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facendo convergere i servizi verso un sistema integrato. La struttura nido, va progettata secondo una modellistica che deve favorire il lavoro all’interno di questa struttura. Abbiamo bisogno di una progettazione razionale che tenga presente le esigenze legate alla gestione successiva. A titolo di esempio, i bagni dovrebbero essere collocati vicini alla sezione per evitare che i bambini restino incustoditi quando gli operatori sono impegnati nelle operazioni di cambio. La Legge Reg. n. 15 del 2013, definisce bene i servizi in modo sintetico e risponde alle indicazioni del “nomenclatore”. Il Regolamento indicherà requisiti certi e conformi a standard di qualità sia per il pubblico che per il privato; avrà delle norme comuni per tutti i servizi in modo che tutti i servizi escano dal “nero” e siano autorizzati. Esso impone requisiti per l’accreditamento rispondendo all’esigenza di “elevata qualità” prevista nella Comunicazione della Commissione Europea prima citata. Ci saranno poi norme specifiche per ogni servizio che saranno di riferimento per la costituzione, per i controlli e la verifica operazioni in capo ai Comuni. Tra le Norme comuni ci sono, poi, una serie di requisiti di qualità relativi al personale che deve essere altamente qualificato, in possesso per lo meno di laurea. I servizi all’infanzia, infatti, non sono di natura assistenziale ma sono servizi di “cura ed educazione” esigenze, in questo caso, non distinguibili. Si pensi, ad esempio, al momento del cambio che per il bambino è strettamente legato al momento educativo: il cambio, nella scuola dell’infanzia, dove ci sono gli “anticipi”, è ritenuto dalle maestre un fastidio e se questo momento viene trattato in modo errato e poco professionale, potrebbe incidere nella formazione dell’identità del bambino. 1.3 L’obiettivo del Laboratorio Una maggiore cura per l’infanzia è una delle priorità della riprogrammazione dei fondi comunitari per il Mezzogiorno destinati alle Regioni Obiettivo Convergenza. “Rafforzare l’offerta dei servizi per l’infanzia”, è uno degli obiettivi fondamentali della programmazione regionale e nazionale in un’ottica di integrazione pubblico/privato. Alla luce di quanto sopra esposto, il Dipartimento 10 – Lavoro, Politiche della Famiglia, Formazione Professionale, Cooperazione e Volontariato della Regione Calabria ha ritenuto opportuno agire in modo condiviso sulla programmazione e progettazione di interventi innovativi finalizzati alla qualificazione dell’offerta dei servizi destinati all’infanzia. L’obiettivo del Laboratorio era di effettuare una analisi partecipata delle principali difficoltà e ostacoli che incontrano gli ambiti socio-sanitari calabresi nella predisposizione delle Linee Guida per ricevere i finanziamenti straordinari del piano PAC per l’infanzia e di suggerire alcune azioni concrete per superare tali ostacoli. Il Laboratorio ha avuto quale obiettivo principale: -

Analizzare le linee strategiche nazionali e regionali per le politiche di cura per l’infanzia.

-

Condividere un metodo di lavoro in grado di facilitare l’approccio alla progettazione dei futuri interventi previsti dal Piano di Azione e Coesione per i servizi di cura all’infanzia, tramite l’analisi delle criticità e delle possibili soluzioni da adottare nei contesti distrettuali di riferimento.

Il programma del Laboratorio è riportato nell’Allegato I. 1.4 I partecipanti al Laboratorio Ai lavori hanno partecipato, oltre al Gruppo di Lavoro FormezPA, che ha condotto e coordinato i lavori, referenti istituzionali e del privato sociale. L’elenco dei partecipanti al Laboratorio è riportato nell’Allegato II.

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CAPITOLO II - I servizi di cura per l’infanzia nella Regione Calabria 2.1 La metodologia di lavoro Le sessioni di lavoro partecipative sono state condotte da un facilitatore professionista che ha avuto il compito di gestire la discussione favorendo il loro coinvolgimento attivo finalizzato al raggiungimento dei risultati attesi. Il facilitatore ha utilizzato un sistema di visualizzazione per organizzare i contributi dei partecipanti in uno schema chiaro e condiviso e per ottenere alla fine di ogni sessione dei “prodotti” utili per il lavoro del gruppo. 2.2 Le aspettative dei partecipanti Le aspettative espresse dai partecipanti all’inizio della giornata sono state le seguenti: • • • • • • • • •

suggerimenti tecnico-operativi su come fare il servizio; suggerimenti su come deve funzionare un nido; conoscere meglio le politiche per l’infanzia; capire meglio la fattibilità della politica PAC; capire meglio le linee guida per il PAC; approfondire la conoscenza su PAC e infanzia; saperne di più su PAC e infanzia; acquisire più conoscenze; formazione sull’infanzia.

Da queste aspettative si ricava che alcuni partecipanti hanno aderito al Laboratorio non solo per motivi legati al Programma PAC ma anche per approfondire il tema dei servizi all’infanzia in generale. 2.3 Le problematiche in merito alle risorse PAC infanzia In questa sessione il facilitatore ha chiesto ai partecipanti quali fossero le principali difficoltà, criticità e ostacoli che impediscono agli ambiti distrettuali di portare a termine con successo la progettazione delle Linee Guida richieste per il finanziamento PAC e successivamente quali fossero, per ognuno degli ambiti di criticità, le possibili linee di intervento o azioni da mettere in campo per superarli. Il quadro completo delle risposte è riportato nella tabella che segue. Qualità delle prestazioni professionali Insegnare al bambino a pensare

Qualità servizio=prestazione professionale

Organizzazione interna all’ambito Atteggiamenti campanilistici da parte di alcuni amministratori

Manca l’informazione

Erogazione del servizio

Aspetto culturale

Piccoli centri (CZ): Scarsa cultura diffusa mancanza di iscrizioni dei servizi educativi per impossibilità per l’infanzia economica famiglie e per mancanza della giusta cultura del nido (affidamento rete familiare) Grandi centri (CZ): forte domanda e scarsa presenza del pubblico per mancanza di risorse finanziarie

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Mancanza di comunicazione, informazione e interessamento al piano da parte del Comune Passaggio informazioni nell’ambito Pensare di poter ragionare ancora in termini di welfare locale invece che territoriale o comunitario Distribuzione territoriale del servizio Mancanza di comunicazione tra i diversi attori e assenza di un modello condiviso Autorevolezza del comune capofila

Orario di funzionamento

Carenza servizi N° operatori da incrementare per prolungamento orario

Non sostenibilità dei costi da parte delle famiglie Incertezza continuità di mantenimento dei servizi nel tempo Come fare emergere i servizi esistenti ma “sommersi”

Numero elevato di Comuni Come si può facilmente notare, la maggior parte dei contributi dei partecipanti individua nell’organizzazione interna agli ambiti l’area maggiormente critica. In quest’are rientrano problematiche inerenti sia la circolazione delle informazioni e della comunicazione tra i diversi Comuni ma anche gli atteggiamenti “localistici” degli amministratori: è stato fatto notare a questo proposito come sia ancora difficile in alcuni Comuni aderire a una dimensione non più municipalistica ma di comunità, cioè assumendo una prospettiva territoriale più ampia. A queste problematiche si aggiungono altre criticità, quali il numero elevato di Comuni in alcuni ambiti, una distribuzione dei servizi non omogenea tra i Comuni di uno stesso ambito e la questione dell’autorevolezza del Comune capofila in quanto cabina di regia riconosciuta dagli altri soggetti. Un altro ambito critico, che tuttavia fa riferimento ai bisogni reali dei Comuni più che alla loro capacità di adempiere alle linee guida del PAC nei tempi previsti, riguarda lo stato attuale di erogazione del servizio da parte dei Comuni stessi. Per esempio, nell’ambito di cui Catanzaro è capofila si assiste a una situazione dei servizi di carattere dicotomico: nei piccoli centri vi è mancanza di iscrizioni in quanto, sia per cultura sia per fattori organizzativi, la rete di sostegno familiare riesce ancora a giocare un ruolo, mentre nei centri grandi vi è una forte domanda da parte dell’utenza che i servizi comunali non riescono a soddisfare e in cui si innesta il problema del costo che le famiglie fanno fatica a sostenere per soddisfare il bisogno. In generale, la carenza di risorse economiche in seno ai Comuni rende la qualità del servizio ancora carente, soprattutto per quanto riguarda un aspetto-chiave come quello del prolungamento dell’orario. Molti partecipanti hanno espresso preoccupazione in merito alla sostenibilità economica dei servizi al di là del finanziamento straordinario PAC, dal momento che non si intravede una radicale via d’uscita ai problemi di liquidità della finanza locale. A questo proposito è emerso il tema della “emersione” di quei servizi

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materno-infantili privati che al momento non rientrano nel sistema dei servizi convenzionati e certificati ma che rappresentano ancora una quota parte dell’offerta sicuramente significativa. In merito alla qualità dei servizi, da parte dei partecipanti è stata ribadita la necessità di sostenere l’importanza della educazione del bambino (“insegnare al bambino a pensare”) in contrasto con una cultura dominante che vede nei servizi dell’infanzia un semplice “parcheggio” dei minori nei momenti in cui i genitori non se ne possono occupare. Parimenti, è stata riconfermata la necessità di agire sull’aspetto culturale, divulgando a tutti i livelli l’importanza strategica di disporre di servizi educativi per l’infanzia di qualità. 2.4 Le proposte operative In questa sessione il gruppo ha identificato alcune linee di azione al fine di rendere più agevole la presentazione delle linee guida PAC da parte degli ambiti. Questa sessione è stata resa più proficua dalla presenza della Dott.ssa Alessandra Celi, del Dipartimento Politiche Sociali della Regione Calabria, la quale ha fornito numerosi spunti di informazione e di riflessione ai partecipanti e ha anche chiarito il ruolo dell’Ente Regione nella richiesta dei fondi PAC. Innanzitutto, si è stabilito di inviare a tutti i Comuni le Linee Guida definitive sui PAC che il Ministero degli Interni è in procinto di licenziare nei prossimi giorni. In più, si è proposto di avviare un’azione di consultazione di tutto il territorio e di convocare quanto prima la riunione con tutti i Comuni dell’ambito. E’ emersa altresì la necessità di individuare, all’interno di ogni ambito, un interlocutore “privilegiato” e sensibile e informato sulla problematica o comunque un gruppo “trainante” che funga da elemento propulsivo nella predisposizione delle Linee Guida. 2.5 La valutazione del Laboratorio da parte dei partecipanti Al termine del Laboratorio il facilitatore ha chiesto ai partecipanti una valutazione del Laboratorio stesso. Questi in sintesi i giudizi espressi: “Molto interessante, alcune problematiche sono rimaste”; “Come amministratore per migliorare i servizi è necessaria la continuità. Perfetta la giornata”; “Ci dovrebbero essere più giornate così ma dentro i singoli Comuni”; “Interessante, abbiamo parlato di cose concrete”; “Giornata positiva da traslare nei territori”; “Soddisfatto della giornata, complimenti agli organizzatori”; “Opportunità di confrontarci, il confronto fa crescere”; “Il confronto è sempre positivo”; “Mi ha interessato soprattutto la figura del coordinatore pedagogico, che riabilita le lauree ti tipo umanistico”; “Sono soddisfatta, complimenti al facilitatore, ha fatto venire fuori input e sollecitazioni utili per tutti noi”; “Bisogna continuare a lottare per cambiare la mentalità in Calabria”; “Grazie alla regione Calabria che ci ha messo a disposizione questo gruppo di tecnici”; “Giornata bella, proficua e stimolante, ben condotta”; “Positivo in tutti i sensi”; “Complimenti per aver fatto rimanere gli amministratori tutta la giornata”.

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ALLEGATI E TABELLE

Allegato I - Programma del Laboratorio

9.00 – 9.15

Accoglienza e registrazione dei partecipanti

9.15 – 10.30

Le linee strategiche nazionali e regionali nei servizi di cura per l’infanzia Renato Scordamaglia – Consulente – FormezPA La regolamentazione dei servizi per l’infanzia – I servizi di qualità Lorenzo Campioni – Consulente – FormezPA

10.30 – 13.30 Analisi delle principali criticità nelle politiche dei servizi di cura per l'infanzia e dei relativi strumenti attuativi (Sessione partecipativa) Federico Bussi – Facilitatore – FormezPA 13.30 – 14.30 Pausa 14.30 – 16.00 Individuazione di proposte operative congiunte di miglioramento dei servizi di cura per l'infanzia (Sessione partecipativa) Federico Bussi – Facilitatore – FormezPA 16.00 – 17.00 Conclusioni Lorenzo Campioni – Consulente – FormezPA

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Allegato II - Elenco dei partecipanti

Cognome

Nome

Bambara

Teresa

Benincasa

Rachele

Cala'

Ente/Organizz azione di appartenenza

Ruolo

Francesco

Lamezia Terme Asilo nido Coccinella Consorsio servizi sociali Pollino

Dirigente

Amministratore Cda

Clerico'

Diana

Cutro

Assistente sociale

Dattilo

Francesco

Assessore

De Luca

Roberto

Maida Spezzano della Sila

Responsabile di settore

De Marco Di Rosa

Maria Teresa Biagio

Asp n.8 Asp n.8

Assistente sociale Sociologo

Faccioli

Monica

Crotone

Assistente sociale

Ferraiolo

Antonino

Ferraro Folino

Ugo Pasquale

Catanzaro Consorsio servizi sociali Pollino Montalto Uffugo

Fortebraccio

Margherita

Greco

Domenico

Coperativa sociale Hopla' San Marco Argentano

Dirigente di settore Presidente consiglio amministrazione Responsabile servizio Coordinatrice pedagogica tages mutter

La Rosa Luzzo

Aurora Pasquale

Catanzaro Vibo Valentia

Istruttore educativo

Maio

Rosanna

Catanzaro

Direttrice area infanzia

Mesoraca

Alessandra

Assistente sociale

Pascale

Katiuscia

Crotone Asilo nido Coccinella

Rosati

Mariateresa

Catanzaro

Genitore Gestione servizi infanzia

Salerno

Caterina

Catanzaro

Assessore

Sangineti Scarfone

Carlo Francesca

Lamezia Terme

Vice sindaco Assistente sociale

Genitore

Notifiche

E-mail t.bambara@comune. lamezia-terme.cz.it rachelebenincasa@g mail.com fr.cala@gmail.com diana.clerico@comu ne.cutro.kr.it comune.maida@virg ilio.it urpspezzanosila@lib ero.it mariateresademarco @tiscali.it ginodirosa@libero.it assistentesociale@co mune.crotone.it antonino.ferraiolo@ comunecz.it jagofer@virgilio.it folino.lino@tiscali.it margherita.fortebrac cio@virgilio.it greco.dom@tiscali.it scuolainfanzia.pepe @comunecatanzaro.i t luzzo.p@gmail.com scuolainfanzia.pepe @comunecatanzaro.i t mesoracaalessandra @comune.crotone.it kayfly@libero.it rosati_mt@yahoo.it assessore.salerno@c omunecatanzaro.it sangineticarlo@alice .it f.scarfone@comune.

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Sebastiano

San Marco Argentano San Pietro a Maida

Responsabile di settore Vice sindaco delega servizi sociali

Stanganelli

Maria Beatrice

Montalto Uffugo

Consulente esterno

Valerio

Francesco

Crotone

Vitale

Giovanna

Vuono

Maria Rosa

Lamezia Terme Coperativa sociale Hopla'

Responsabile servizio Responsabile asili nido comunali Presidente consiglio amministrazione

Scarniglia

Patrizia

Senese

lamezia-terme.cz.it scarniglia@comune. sanmarcoargentano. cs.it senese.bebe@tiscali. it beatricemariastanga nelli@gmail.com, stabea@tiscali.it valeriofrancesco@co mune.crotone.it g.vitale@comune.la mezia-terme.cz.it mavuono1@virgilio.i t

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Allegato III - Breve descrizione del Quadro Logico (QL) La matrice di progettazione del Quadro Logico Il Quadro Logico è una matrice di progettazione, largamente usata nei programmi promossi dalla Commissione Europea e da altri organismi internazionali, molto utile per definire in maniera chiara i diversi elementi di un intervento progettuale e per visualizzarli in modo efficace, favorendo quindi anche una riflessione comune sul progetto. Essa è lo strumento di progettazione usato nella metodologia GOPP (Goal Oriented Project Planning), parte integrante dell’approccio PPCM (Programme and Project Cycle management). Prima di presentare il Quadro Logico nel suo formato standard completo, è opportuno spiegare qual è il significato della sua parte più significativa, la logica di intervento. La logica di intervento è articolata in quattro livelli, legati tra loro da un rapporto di causa-effetto in senso verticale, dal basso verso l’alto, secondo il quale le attività portano ai risultati, i risultati conducono al raggiungimento dello scopo del progetto e lo scopo contribuisce al raggiungimento degli obiettivi generali. Significato e definizione dei livelli del Quadro Logico LOGICA DI INTERVENTO

Obiettivi Generali

DEFINIZIONE (Che cos’è ?)

I benefici sociali ed economici di medio e lungo termine al Perché il progetto è raggiungimento dei quali il importante per la società? progetto contribuirà

Il beneficio “tangibile” per i beneficiari (il miglioramento Scopo del progetto di una condizione di vita dei (Obiettivo beneficiari o di una aspetto specifico) importante di una organizzazione) Risultati

Attività

SIGNIFICATO (A che domanda risponde ?)

I servizi che i beneficiari riceveranno dal progetto Ciò che sarà fatto durante il progetto per garantire la fornitura dei servizi

Perché i beneficiari ne hanno bisogno ? Cosa i beneficiari saranno in grado di fare, di sapere o di saper fare grazie alle attività del progetto Cosa sarà fatto per fornire i servizi ?

Di seguito vengono illustrati con maggiore dettaglio i quattro livelli della logica di intervento di un progetto. •

Obiettivi generali. Essi sono i benefici sociali e/o economici di lungo termine per la società in generale (non solo e non tanto quindi per i beneficiari del progetto) ai quali il progetto contribuirà. Questi obiettivi non vengono raggiunti esclusivamente tramite il progetto ma con il contributo di altri interventi o progetti o programmi. Essi sono attinenti a diversi aspetti di carattere sociale ed economico, pertanto il singolo progetto potrà prevedere più obiettivi generali. E’ importante sottolineare come il progetto non sia responsabile di raggiungere questi risultati.

Scopo del progetto. (Anche definito come obiettivo specifico). Esso indica i benefici o il beneficio tangibile che i beneficiari otterranno mettendo a frutto i servizi che riceveranno


nell’ambito del progetto. In particolare, lo scopo del progetto definisce l’aspetto o condizione della vita dei beneficiari che registrerà un miglioramento a seguito dell’utilizzo dei servizi forniti nell’ambito del progetto. Di norma, è opportuno che il progetto stabilisca un solo obiettivo specifico. A differenza degli obiettivi generali, a cui il progetto può contribuire insieme ad altri fattori, il progetto è direttamente responsabile del raggiungimento dell’obiettivo specifico. Per beneficiari di un progetto si intendono gli individui i cui problemi sono affrontati dal progetto e non il personale delle organizzazioni impegnate nella sua realizzazione. •

Risultati. Questi si riferiscono ai servizi che i beneficiari, o altri soggetti facenti parte del contesto specifico, otterranno a seguito delle attività realizzate nell’ambito del progetto. Essi definiscono cosa i beneficiari saranno in grado di fare, di sapere o di saper fare grazie alle attività del progetto. I risultati non riguardano le infrastrutture realizzate ma i servizi offerti nell’ambito di tali infrastrutture.

Attività. Tale termine indica le azioni che saranno realizzate nell’ambito del progetto per fornire i servizi necessari ai beneficiari o ad altri soggetti.

E’ importante sottolineare che mentre il progetto non è direttamente responsabile di raggiungere gli obiettivi generali (che ne costituiscono piuttosto la “giustificazione sociale”), esso è responsabile di conseguire l’obiettivo specifico, il cui raggiungimento determina l’efficacia del progetto stesso. L’obiettivo specifico di norma viene raggiunto dai beneficiari dopo che il progetto è stato portato a termine. Ciò che resta sul campo, a progetto appena terminato, sono i risultati, vale dire quello che i beneficiari sono in gradi di fare, di essere o di saper fare grazie alle azioni del progetto. Di norma il Quadro Logico è, nella sua versione completa, presentato secondo il seguente formato: Formato completo del Quadro Logico LOGICA DI INTERVENTO

INDICATORI

FONTI DI VERIFICA

IPOTESI

Obiettivi Generali Scopo (Obiettivo specifico) Risultati Attività Precondizioni Per ciascuno dei quattro livelli già descritti, che insieme rappresentano la logica di intervento del progetto, si identificano gli indicatori di raggiungimento, le fonti presso le quali reperire i dati a essi relativi e soprattutto le ipotesi, definibili come quei fattori o condizioni esterni al progetto ma importanti per raggiungere i risultati e gli obiettivi del progetto. L’esistenza delle ipotesi scaturisce dalla considerazione che gli interventi progettuali, spesso per mancanza di risorse o di competenza degli attori, non possono operare in più settori allo stesso tempo. Questo fa sì che per raggiungere certi obiettivi cosiddetti finali, il progetto debba appunto “ipotizzare” che altre condizioni, assolutamente esterne e indipendenti dal progetto, si verifichino.

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Allegato IV - Le foto

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Report LAB Lamezia Terme 12.06.13