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IN PRIMO PIANO Format Morning News 17 maggio 2018 Dalle principali testate giornalistiche

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Di Maio resta in corsa per il ruolo di premier. Salvini punta sul Viminale per gestire le espulsioni

Per Palazzo Chigi resta ancora in ballo Di Maio

di Emanuele Buzzi e Marco Cremonesi Matteo Salvini si dice «stanchissimo». Ma il tono  è quello di chi esulta: «È stata una giornata molto, molto positiva. Ormai abbiamo tutto, manca una cosa soltanto». E cioé, il nome del premier, che con ogni probabilità sarà indicato dai 5 stelle. Il segretario leghista ne è convinto: «Domani si chiude». Il che significa questa mattina, quando tornerà a incontrare a Roma Luigi Di Maio: nel pomeriggio sarà infatti ad Aosta — dove il capo stellato arriverà venerdì — in vista delle elezioni di domenica.  I   leghisti   hanno   atteso   disciplinatamente   al   gruppo   della   Camera   il   rientro   annunciato   del   loro segretario. Che però non avviene. Salvini invece ha visto a lungo Luigi Di Maio (che, nonostante le smentite,   continua   a   ritenersi   in   corsa   per   la   premiership),   e   soprattutto   ha   incontrato   diverse personalità esterne ai due partiti che potrebbero far parte della squadra legastellata: «La cosa bella è che hanno accettato». Il contratto «per il Governo del cambiamento» è di 39 pagine e di 22 punti,   ma   Di   Maio   e   il   segretario   leghista   neppure   lo   hanno   visto:   gli   sherpa   di   Lega   e   M5S, stremati, hanno concluso il loro lavoro intorno alle 19, come da orario apposto sul documento. Ma a quell’ora i due leader sono già irreperibili da molto tempo. E così, con il buio già calato da tempo, i   deputati   leghisti   si   avviano   fuori   da   Montecitorio.   Prima,   chiamano   Giancarlo   Giorgetti,   loro capogruppo e vice di Salvini. Ma anche con lui, il telefono suona a vuoto.  La mattinata era iniziata con una formula di governo di questo genere: presidente del Consiglio uno stellato da individuare, ma non Luigi Di Maio. «Su questo — racconta più di un leghista — abbiamo fatto sbarramento». Matteo Salvini è indicato per il ministero dell’Interno: «Tocca a noi per   fare   rimpatri   ed   espulsioni»,   dice.   I   leghisti   dovrebbero   guidare   l’Agricoltura,   lo   Sviluppo economico e forse la Sanità. Di Maio potrebbe essere al ministero al Lavoro, reso sostanzioso come   mai   in   passato   per   il   fatto   che   conterrà   il   pilastro   del   programma   stellato,   il   reddito   di cittadinanza, dal costo di 17 miliardi all’anno. Al M5S andrebbero anche la Cultura e non si capisce bene se anche la Difesa. Che è casella che rimane un po’ in ombra nella speranza leghista che possa   andare   a   Giorgia   Meloni   se   i   FdI   scegliessero   di   sostenere   il   governo   legastellato.   E l’Economia? L’uomo dei numeri potrebbe essere un esterno ai partiti. Magari una figura d’area che possa   incontrare   l’approvazione   se   non   la   soddisfazione   di   Mattarella.   E   lo   stesso   vale   per   il ministro   degli   Esteri:   la   silhouette   della   figura   cercata   è   sovrapponibile   a   quella   di   Giampiero Massolo, già Segretario generale della Farnesina oltre che direttore del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza (Dis). Restano da mettere «in nero» i punti del contratto ancora «in rosso» e dunque «necessitano di un vaglio politico primario»: «Passerò la notte a leggere il documento» garantisce Salvini. Prima di partire per Aosta e poi, domani, per Monza. In visita a Sergio Bramini, imprenditore fallito a causa dei debiti accumulati dalla pubblica amministrazione nei suoi confronti. Mentre il weekend sarà nei gazebo per la consultazione sul «contratto» di governo.


16 maggio 2018 | 23:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

https://milano.corriere.it/notizie/politica/18_maggio_16/salvini-ora-fatta-manca-solo-nome-punta-tutto-viminale-gestire-espulsioni-cda88f74-594c-11e8a92f-c55317f6ffa7.shtml

Un premier politico, di area M5s, non ingombrante per Di Maio: ecco il profilo individuato da Lega e Cinque stelle Gradito ad Arcore, Emilio Carelli il principale indiziato. Salvini al Viminale e Giorgetti nel ruolo chiave di sottosegretario a Palazzo Chigi. Di Maio: Esteri o Welfare

Dopo tante fibrillazioni, il punto di caduta è a un passo. E si concretizza in un presidente del Consiglio che racchiude in sé le caratteristiche decisive e tanto agognate per superare lo stallo. Un profilo autonomo ma non eccessivamente ingombrante per Luigi Di Maio e Matteo Salvini; l'essere un politico organico a una maggioranza altrettanto politica; rappresentare il Movimento 5 stelle quale azionista di maggioranza del futuro governo. By Pietro Salvatori 16/05/2018 20:54 -

L'indiziato principale è Emilio Carelli. L'ex direttore di Skytg24, che a lungo ha affiancato il capo politico 5 stelle nei complicati giorni del post voto, e che era già ampiamente entrato nella girandola dei papabili per la presidenza della Camera. Da entrambe le forze politiche filtra consenso sul nome del giornalista. Di fronte a domanda specifica, nessuno nega. Il massimo che si riesce a strappare e un "no comment". In serata Di Maio e Salvini si incontrano. Ancora una volta in una casa privata, fuori dalla tradizionale cornice di Montecitorio. I vertici stellati lanciano indizi: potrebbero aver incontrato proprio il candidato premier. La cui provenienza professionale dal Tg5, costituirebbe anche un segnale preciso in direzione di Arcore. Soprattutto se saldato alla presenza di Giancarlo Giorgetti come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, come viene accreditato in queste ore.


È la stessa war room del leader stellato a spiegare come la soluzione sia stata proposta dal Carroccio, intercettando subito il gradimento di Di Maio e dei suoi colonnelli. Con l'unico dubbio della sua disponibilità a assumersi un ruolo che sarà tutt'altro che semplice. Ma di fronte a un'intesa complessiva, difficilmente Carelli potrà sottrarsi. Più defilati i nomi di Alfonso Bonafede e Vincenzo Spadafora, altri due luogotenenti stellati entrati nel frullatore del totopremier (via Lega) più per depistare che non per reale convinzione. Anche se - almeno del primo, come mossa d'ingresso dei 5 stelle nella discussione - se ne è parlato concretamente al tavolo delle trattative, con Riccardo Fraccaro incastrato nel ruolo di questore anziano della Camera, che il Movimento non vorrebbe rischiare di vedersi sfilare qualora dovesse traslocare a Palazzo Chigi. È tutto da vedere se la soluzione che si prospetta reggerà fino al momento di essere formalizzata al Quirinale. E si dovrà seriamente ragionare anche sul Colle sulla definizione della squadra dei ministri. Sono tre le caselle sulle quali si è assicurata a Sergio Mattarella una scelta ponderata e condivisa: Economia e Esteri, che dovrebbero rimanere in quota 5 stelle, e Giustizia che sarebbe appannaggio del Carroccio. Alla Lega spetterebbero anche gli Interni, il Lavoro, l'Agricoltura e la Cultura. Alla truppa stellata andrebbero Sviluppo Economico, Difesa, Trasporti, Ambiente e Salute. Uno schema tutto da confermare, soprattutto alla luce della scelta definitiva del primo ministro. Così come ancora non è sicura la presenza dei due leader nell'esecutivo. Nel caso fossero della partita, Salvini punta con decisione al Viminale, mentre Di Maio è indicato alla Farnesina, o a un dicastero dal peso fortemente simbolico che raccolga le deleghe per il reddito di cittadinanza. Entro venerdì la quadra definitiva, con una trattativa che, è stato riferito, "andrà avanti a oltranza", nel fine settimana le rispettive consultazioni, lunedì l'appuntamento al Colle. La strada è ancora lunga e irta di ostacoli. E la macchina che pur fragilmente sembra avviata verso la meta dovrà districarsi tra muri e buche insidiose. https://www.huffingtonpost.it/2018/05/16/un-premier-politico-di-area-m5s-non-ingombrante-per-di-maio-ecco-il-profilo-individuato-da-lega-e-cinque-stelle_a_23436344/


Contratto di governo M5s-Lega, la bozza del 15 maggio: dallo stop alla Tav ai centri per migranti da espellere Ecco il testo semidefinitivo del contratto M5S-Lega, quello chiuso ieri sera alle 18. Le parti sottolineate in giallo sono state ridiscusse nella giornata di oggi, quelle in rosso sono all'esame dei leader, le parti in bianco non cambieranno di molto nella versione definitiva. Ecco, capitolo per capitolo, tutti i punti chiave dell'accordo di ANNALISA CUZZOCREA

E' saltato il capitolo relativo all'uscita dall'euro, né si parla di un referendum sulla moneta, e invece viene scritto che "ogni posizione sul tema andrà verificata con i partner europei dell'Italia". Entra invece il capitolo dedicato ai vaccini, per venire incontro alle istanze no-vax, mentre i due leader dovranno decidere se fermare la linea Tav Torino-Lione, così come delineato nelle prime bozze. Debuttano le riforme costituzionali con l'introduzione del vincolo di mandato e anche la possibilità di riforme in deficit (ma anche su questo dovranno pronunciarsi Di Maio e Salvini). Si parla dell'Ilva di Taranto in termini di "riconversione" ma "proteggendo i livelli occupazionali e promovendo lo sviluppo industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione economica basato sulla chiusura delle fonti inquinanti". Ecco alcuni dei punti-chiave del contratto nella sua versione quasi definitiva chiuso martedì sera alle 18. I due leader si sono riservati di dire la loro ultima parola su alcuni


punti più delicati, 6, diceva il portavoce Casalino, anche se in realtà, guardando la bozza, se ne conterebbero almeno una decina. In gran parte sui temi dell'immigrazione, dei rapporti con la Ue e i temi fiscali della flat tax.

(clicca per leggere il contratto) http://download.repubblica.it/pdf/2018/politica/contratto­m5s_lega.pdf Le parti sottolineate in giallo sono state ridiscusse nella giornata di oggi, quelle in rosso sono all'esame dei leader, le parti in bianco non cambieranno di molto nella versione definitiva, così come non muterà nella sostanza l'intero corpusdel documento composto di 40 pagine, suddivise in una trentina di argomenti punti-chiavi che cominciano col capitolo 1, "Il funzionamento del Governo e dei Gruppi parlamentari" e si chiudono al punto 29, "Università, ricerca e lotta ai baronati" Fin dalle prime pagine viene confermato il cosiddetto "Comitato di conciliazione" in sede al governo che ha suscitato molte polemiche, quell'organismo che "servirà a creare un ponte tra Parlamento, Governo e forze politiche contraenti e sarà composto dal premier, dal Ministro competente per materia, dai capigruppo, dal Capo politico del M5S e dal segretario della Lega". Ma sembra "saltata" la prima ipotesi, quella che più ha fatto discutere, sulla possibilità di nominare in questo Comitato "saggi" esterni al parlamento e al governo. Ci sono anche la sospensione delle sanzioni alla Russia e i rimpatri più facili per gli irregolari. Al reddito di cittadinanzae alla sua declinazione è dedicata quasi una pagina, anche se ancora è da decidere se sarà a tempo o no. E si aggiunge anche l'altra dicitura pensione di cittadinanza, un'integrazione da assegnare a un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780 euro mensili. C'è la flax tax, con due aliquote ma i leader dovranno decidere se confermare le ipotesi di ampiezza delle due aliquote fisse, al 15% e al 20% . C'è anche la richiesta di scorporo dal computo del rapporto debito-Pil dei titoli di Stato di tutti i Paesi europei ricomprati dalla Bce. E poi c'è il taglio delle pensioni d'oro, ma solo quelle derivanti da retributivo, la revisione della legge Fornero, l'istituzione di un "Ministero per le disabilità". Due pagine, dunque capitolo tra i più corposi, sono dedicate al tema dell'Immigrazione, con alcuni punti molto delicati sui quali dovranno dire l'ultima parola i due leader: quello riguardante le domande di protezione internazionale che dovranno avvenire nei paesi di origine o di transito ma resta da stabilire se tali strutture dovranno o meno garantire "la piena tutela dei diritti umani". Riguardo ai rapporti con le altre confessioni religiose, in particolare quelle che non hanno sottoscritto intese con lo Stato italiano, i due leader dovranno confermare se, come scritto in bozza, sarà obbligatorio lo svolgimento delle prediche in lingua italiana e la tracciabilità dei fondi per la costruzione di moschee. Inoltre, resta da stabilire se effettivamente "occorrerà individuare sedi di permanenza temporanea in ogni regione, finalizzate al rimpatrio... con una capienza tale da garantire il trattenimento di tutti gli immigrati il cui ingresso o soggiorno sia irregolare, presenti e rintracciati sul territorio nazionale".


E nel Codice etico dei membri del Governo c'è anche la clausola che non può essere nominato un appartenente alla massoneria. Quanto alla "ridiscussione dei Trattati dell’UE e del quadro normativo principale" prevista nella bozza, anche su questo tema Salvini e Di Maio si sono riservati di dire l'ultima parola. Spunta infine, tema questo sempre caro ai grillini, la riforma dello status di "Roma Capitale" che nel contratto definitivo sarà sviluppato in un intero capitolo. http://www.repubblica.it/politica/2018/05/16/news/m5s_lega_bozza_contratto_15_maggio_18­196576957/?ref=RHPPLF­BH­I0­C8­P1­S1.8­T1

Spread in rialzo dopo la bozza di contratto Lega-M5S, Borsa in calo I timori per la situazione politica in Italia e per un possibile governo Lega-M5s fiaccano le Borse europee e fanno impennare lo spread. I mercati reagiscono con preoccupazione in particolare alla bozza del contratto Lega-M5S circolata ieri. Nel programma, bollato subito come superato, è prevista fra l'altro la cancellazione di 250 miliardi di debito italiano da parte della Banca centrale europea e un canale di uscita ordinata dall'euro. Mentre le due forze politiche continuano a lavorare alla formazione di un nuovo governo, lo spread sale sopra quota 150 e la borsa di Milano arriva a perdere il 3% poi recupera e si attesta su un calo di poco superiore al 2%. Lo spread tra Btp e Bund decennali, termomentro che registra la fiducia dei mercati sull'Italia, in chiusura tocca i 151 punti base, il livello più alto da quattro mesi, e 20 punti in più di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano è in rialzo al 2,12%. Milano, in calo del 2,32% alla fine, stacca tutti gli altri listini europei nella corsa al ribasso ma contagia Madrid (-0,9%) mentre Parigi (-0,1%), Francoforte (+0,1%) e Londra (piatta) restano caute, praticamente ferme attorno alla parità. I timori di politiche aggressive verso l'Europa pesano sull'euro che continua a perdere terreno sul dollaro (-0,67% a 1,178), peraltro rafforzato dall'ipotesi, che sta prendendo piede sul mercato, di quattro strette dei tassi da parte della Fed quest'anno. A Piazza Affari giù soprattutto le banche con Unicredit, Fineco e Banco Bpm che perdono intorno al 5%. Giù anche Mediaset che, all'indomani della trimestrale, mostra una flessione del 5,28%.


Tra le migliori azioni italiane a grande capitalizzazione, acquisti a piene mani su Saipem che vanta un incremento del 12,23%, grazie ai giudizi di Morgan Stanley e Bernstein. Si è mossa in territorio positivo Tenaris, mostrando un incremento dell'1,84%. 2018-05-16 09:30:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

https://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/spread_borse_contratto_m5s_lega­3735161.html

Crescita spread, è una bufala che sia determinata da governo Salvini e Di Maio Lo spread oggi cresce in tutti (o quasi) i Paesi europei. Spostamento non determinato da Salvini/Di Maio. Bufala dei giornali. Vogliono condizionare... di Antonio Amorosi Mercoledì, 16 maggio 2018 - 18:02:00 Su tutti i principali siti e giornali italiani on line torna il tormentone dello spread. Chi non ricorda l'impennata del differenziale Btp-Bund che nel 2011 portò alle dimissione del governo Berlusconie la discesa in campo di Mario Monti!? Con la stagione lacrime e sangue che subentrò!? Lo spread Btp-Bund indica il differenziale (cioè la differenza) tra il rendimento dei buoni del tesoro di un Paese, in questo caso i buoni del tesoro italiani (i titoli di Stato italiani o Btp) con gli omologhi tedeschi (i Bund). Per convenzione ogni Paese europeo usa questo differenziale. Il leitmotive di molti giornali oggi era questo: La continua trattativa tra M5S e Lega per formare il governo indispettisce i mercati finanziari alimentando l’incertezza e i nostri impegni verso l’Europa, viste anche le rivelazioni fatta ieri del giornale Huffington Post sull'accordo della maggioranza giallo-verde (come è stata denominata l'alleanza Lega-M5S) che non vorrebbe rispettare gli impegni presi con l'Europa. Apriti cielo: Piazza Affari è maglia nera in Europa a -1,5%, lo spread sale di oltre 10 punti a quota 142, poi sale ancora con punte.... M5S e Lega sono forze irresponsabili. La cancellazione del debito pubblico


chiesta nell'accordo giallo-verde mette a rischio banche e famiglie italiane, eccetera, eccetera. Ma lo spread oggi è cresciuto in tutti i Paesi europei e non sembra possa essere il duo Di Maio Salvini a condizionarlo in Spagna (+11,50%), Finlandia (+10,78%) o Francia (+ 7,27%) come in tanti altri. Non hanno tutti i torti Di Maio e Salvini quando affermano: "Giochini della finanza", Salvini; e "paura dagli eurocrati", Di Maio. Per fortuna il quotidiano Il Sole 24 Ore permette di seguire l'andamento giornaliero dello spread con una pagina on line. Da qui è facilmente comprensibile, anche ai meno avvezzi di economia, che la crescita dello spread è avvenuta quasi in ogni Paese e che siano altri i motivi dello spostamento di oggi, dovuto a fattori più rilevanti come ad esempio l'aumento del costo del denaro negli Stati Uniti e i picchi fatti registrati dal costo degli idrocarburi (la benzina). Ma in economia, al di là delle manipolazioni degli speculatori e delle agenzie di rating, dei giornali e delle parti avverse che usano questa leva per mostrare come il governo del momento in Italia sia più o meno responsabile, non è lo spread che conta. Il suo salire o scendere può determinare situazione differenti, positive o negative, a secondo del caso e dei processi in essere. Le valutazioni e gli andamenti restano complessi. Non è tanto lo spread a testimoniare la salute di determinati titoli, quanto piuttosto il loro tasso di interesse. Basta guardare la scheda fotografata anche alle 17:27 di oggi. 


http://www.affaritaliani.it/economia/crescita­spread­una­bufala­che­sia­determinata­da­governo­salvini­di­maio­540580.html?refresh_ce

Istat: Italia secondo Paese più vecchio al mondo, più italiani "in fuga"


A scappare sono sempre di più i laureati. Mentre si rimanda sempre di più la nascita del primo figlio. Rimane ancora positivo, ma si assottiglia, il saldo tra "entrate" (gli immigrati) e uscite di ROSARIA AMATO - ROMA - Per il terzo anno di fila la popolazione italiana diminuisce: perdiamo 100mila persone rispetto all'anno precedente. Dal Rapporto Annuale dell'Istat emerge che al 1 gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60,5 milioni di residenti, con un'incidenza degli stranieri dell'8,4% (5,6 milioni), 18.000 persone in più rispetto all'anno precedente. Siamo di meno, e siamo anche più vecchi: l'Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo (dopo il Giappone), con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani. Per il nono anno consecutivo le nascite registrano una diminuzione: nel 2017 ne sono state stimate 464.000, il 2% in meno rispetto all'anno precedente, nuovo minimo storico. Italiano che va, straniero che viene. L'Italia è ormai un Paese di immigrazione oltre che di emigrazione. Nel 2017 si stimano circa 153.000 cancellazioni anagrafiche per l'estero, dato in crescita dal 2007 ma in leggero calo (meno 2,6%) rispetto al 2016. Le mete principali degli italiani sono il Regno Unito, la Germania, la Svizzera e la Francia. Aumentano i laureati che "scappano": sono 25.000 nel 2016 contro i 19.000 del 2013. Ma è in crescita anche il numero di cittadini stranieri che diventano italiani: nel 2016 sono oltre 201.000 le acquisizioni di cittadinanza e si stima che nel 2017 superino le 224.000. Ma le nascite sono al minimo. Per il nono anno consecutivo le nascite registrano una diminuzione: nel 2017 ne sono state stimate 464 mila, il 2% in meno rispetto all'anno precedente e nuovo minimo storico. Nel 2017 si stima che i nati con almeno un genitore straniero siano intorno ai 100 mila (21,1% del totale dei nati). Dal 2012 il contributo in termini di nascite della popolazione straniera residente è in calo. A diminuire sono in particolare i nati da genitori entrambi stranieri, con una stima pari a 66 mila nel 2017 (14,2% sul totale delle nascite). Pur mantenendosi su livelli decisamente più elevati di quelli delle cittadine italiane (1,95 rispetto a 1,27 secondo le stime nel 2017), diminuisce il numero medio di figli delle cittadine straniere, come conseguenza delle dinamiche migratorie e della loro struttura per età che si presenta 'invecchiata' rispetto al passato. Si diventa genitori sempre più tardi. Considerando le donne, l'età media alla nascita del primo figlio è di 31 anni nel 2016, in continuo aumento dal 1980 (quando era di 26 anni). La speranza di vita alla nascita ha raggiunto nel 2017 gli 80,6 anni per gli uomini e gli 84,9 anni per le donne. Ma ci sono fortissime differenze territoriali: il valore più elevato si trova a Firenze (84,1 anni) e nella provincia di Trento (83,8 anni), il valore minimo, invece, si registra nelle province di Napoli e Caserta (per entrambe 80,7 anni). Grandi differenze territoriali anche per l'aspettativa di vita in buona salute: a Bolzano è di quasi 70 anni (69,3 per gli uomini e 69,4 per le donne) a fronte di una media nazionale di 60 anni per gli uomini e 57 anni e 8 mesi per le donne, mentre i maschi della Calabria e le


femmine della Basilicata sono, invece, ai livelli piĂš bassi con un'aspettativa di vita in buona salute alla nascita rispettivamente di 51,7 anni e 50,6 anni. http://www.repubblica.it/economia/2018/05/16/news/istat_italia_secondo_paese_piu_vecchio_al_mondo_piu_italiani_in_fuga_-196527073/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1


Istat, il lavoro finalmente "in pareggio" ma non per il Sud Il Rapporto Annuale 2018. Per il Pil la crescita migliore in 10 anni, bene l'industria, volano i servizi, ripartono finalmente anche le costruzioni, in perdita dal 2008. Ma il Sud, dopo l'illusione del recupero tra il 2015 e il 2016, rimane indietro di ROSARIA AMATO - 16 Maggio 2018 - ROMA - La crescita si è consolidata (ma la corsa del

Pil nel Mezzogiorno si ferma), l'occupazione è tornata quasi ai valori precrisi, grazie soprattutto ai servizi, sono ripartiti consumi ed esportazioni. Eppure l'Italia è cambiata: dal 2008 a oggi l'industria ha perso 896.000 dipendenti, e i servizi ne hanno acquistato 810.000, un milione di operai sono usciti dal mercato mentre sono entrati 861.000 impiegati, sono scomparsi 500.000 autonomi e sono entrati altrettanti lavoratori dipendenti, sono usciti 471.000 uomini e sono entrate 404.000 donne, e ci sono un milione di part-time in più, il lavoro è decisamente più precario rispetto a dieci anni fa. Ma non è solo il mondo del lavoro che è cambiato: il Sud, che tra il 2015 e il 2016 aveva registrato una crescita superiore a quella del resto del Paese, si spopola e la popolazione si concentra sempre di più nelle grandi città del Nord. Continua la fuga degli italiani all'estero: solo nel 2017 153.000 italiani si sono cancellati dall'anagrafe per traferirsi principalmente in Gran Bretagna, Germania e Francia. In compenso l'anno precedente 201.000 stranieri acquisivano la cittadinanza italiana. E poi sembrano attenuarsi certe abitudine connaturate alla nostra mentalità: tra i giovani, soprattutto tra i laureati, si attenua il peso di quello che per decenni è stato il principale canale di collocamento in Italia, la rete di "amici, parenti e conoscenti". I giovani scelgono Internet, mandano curriculum, rispondono all'annuncio, e il risultato è sorprendente: l'inserimento lavorativo "avvenuto attraverso le segnalazioni di familiari o amici porta a ottenere un impiego caratterizzato in assoluto da retribuzioni più basse, minore stabilità e coerenza col il percorso di studi concluso". Tuttavia l'87,5% dei disoccupati cerca lavoro ancora attraverso canali informali: reti personali, parenti, amici e conoscenti. Ma l'85,3% utilizza canali formali non istituzionali (consulta annunci, inserzioni sui giornali o Internet). Il 2017, una buona annata. Nel 2017, il Pil è cresciuto dell'1,5%, registrando il miglior risultato dal 2010; la crescita è continuata nel primo trimestre 2018, anche se in rallentamento, segnando il quindicesimo mese di aumento consecutivo. La crescita ha accelerato la ripresa del lavoro: il monte-ore ha raggiunto quota 10,8 miliardi, vicinissima ormai al recupero dei livelli precrisi (circa 11,5 miliardi di ore nel 2007). L'espansione dell'attività ha raggiunto tutti i settori produttivi, a eccezione dell'agricoltura, con un aumento più marcato nell'industria: la produzione industriale è aumentata del 3,6% rispetto all'1,9% del 2016. Nei servizi è andata ancora meglio, con una crescita del 4,5% in particolare nel comparto dell'alloggio e della ristorazione. Tornano a crescere anche le costruzioni. Per la prima volta dal 2008 l'indice della


produzione nelle costruzioni ha mostrato una variazione positiva, +0,8%, con un andamento particolarmente vivace nell'ultima parte dell'anno. Riparte l'inflazione, all'1,3% dopo tre anni di stagnazione. Nel Mezzogiorno allarme povertà, cresce la disuguaglianza. Dal 2018 entrano a regime gli indicatori del Benessere equo e sostenibile, che andranno allegati ogni anno al Documento di Economia e Finanza (l'anno scorso si era partiti in via sperimentale prendendo in considerazione solo quattro dei dodici indicatori). Emerge un miglioramento sul fronte della sicurezza, scendono i reati "predatori" (furti in abitazione, borseggi e rapine), cresce la partecipazione nel mercato del lavoro. Ma alla crescita si associazione un aumento della disuguaglianza e della povertà. La povertà assoluta in particolare aumenta nel Mezzogiorno, mentre si riduce nel Centro e nel Nord: riguarda poco meno di 1,8 milioni di famiglie, con un'incidenza del 6,9%, in aumento rispetto al 6,3% del 2016. In crescita dunque anche il numero delle persone in stato di povertà assoluta: sono cinque milioni, con un'incidenza dell'8,3% dal 7,9% del 2016. Cresce anche la disuguaglianza economica. Il Sud indietro anche sul lavoro. Il Mezzogiorno rimane indietro anche rispetto al forte recupero del mercato del lavoro: rimane infatti l'unica ripartizione con un saldo occupazione ancora negativo rispetto al 2008 (310.000 lavoratori in meno). Mentre per il resto del Paese va molto meglio: il tasso di occupazione cresce in Italia per il quarto anno consecutivo, attestandosi al 58% nel 2017, tuttavia ancora 0,7 punti percentuali sotto il livello del 2008 e lontano dalla media Ue. Cresce molto la componente femminile (+1,7% dal 2008) ma l'Italia continua ad essere il Paese Ue con il tasso di occupazione femminile più basso (48,9% contro il 62,4%). L'istruzione favorisce il lavoro e migliora la vita. L'incremento maggiore del tasso di occupazione riguarda i laureati: nel 2017 risultano occupati quasi otto laureati su 10, due diplomati su tre e solo quattro persone su dieci con la licenza media. Ma anche lo stato di salute risente delle caratteristiche socio-economiche delle persone e delle famiglie, anche se in Italia il welfare ha ancora un peso significativo, e c'è una maggiore omogeneità dello stato di salute rispetto alla posizione economica. Inoltre tra i più istruiti si osserva una maggiore frequentazione degli amici, e a un livello più alto di istruzione e di reddito si associa una maggiore probabilità di essere coinvolti in una qualche forma di partecipazione sociale (la probabilità per i laureati è circa il 40% più alta rispetto a chi si è fermato al livello di istruzione superiore). L'Italia non è più il Paese dei raccomandati. Dai giovani laureati arriva anche un dato sorprendente: il canale tradizionalmente preferito dagli italiani nella ricerca di lavoro, "amici, parenti e conoscenti" non è più al primo posto. Tra i laureati del 2011 occupati nel 2015 uno su tre ha trovato lavoro grazie all'inserzione sui giornali o Internet o l'invio del curriculum ai datori di lavoro, mentre solo uno su quattro attraverso una segnalazione di parenti amici o la conoscenza diretta del datore di lavoro. Alleva: potenziare i centri per l'impiego. Ma c'è di più: chi trova lavoro con canali "formali" dichiara una maggiore soddisfazione per l'impiego ottenuto, mentre un inserimento lavoraotri avvenuto attraverso le segnalzioni di familiari o amici porta a ottenere "un impiego caratterizzato in assoluto da retribuzioni più basse, minore stabilità e corenza con il percorso di studi conclusi". Il 40% dei giovani diplomati nel secondo trimestre 2016 e il 30% dei giovani laureati hanno dichiarato che per svolgere adeguatamente il loro lavoro sarebbe sufficiente un livello di istruzione più basso rispetto a


quello posseduto. Il mismatch tuttavia è del 47,6% tra i diplomati e del 51,8% per i laureati che hanno utilizzato canali informali, mentre si riduce al 36,8% per i diplomati e al 27,9% per i laureati che hanno utilizzato canali formali. Tuttavia i canali formali vanno rafforzati, sottolinea il presidente dell'Istat Giorgio Alleva: "Il rafforzamento dei servizi per l'impiego rappresenta un elemento cruciale per realizzare politiche attive del lavoro efficaci, anche con riferimento alle misure di contrasto della povertà e dell'esclusione sociale". E riparte anche l'ascensore sociale. Ognuno giovane che si affaccia nel mondo del lavoro e in generale nella società si porta dietro una "dote familiare" in termini di occupazione e istruzione, e di reddito, che si traduce in maggiori o minori chance di riuscita personale. L'Istat ritiene che il 43,5% degli individui disponga di una dote "bassa", il 48,2% di una "media" e solo l'8,4% di una alta. Evidentemente le cose vanno meglio a chi parte avvantaggiato: il 26,5% di coloro che godono di una dote familiare alta conseguono un titolo di studio universitario, dieci punti in più rispetto a chi ha una dote familiare bassa, e il 29,2% raggiunge una posizione lavorativa alta (dirigente, quadro, imprenditore o professionista). Però non siamo una società immobile: partendo con una dote bassa, il 18,5% degli individui ottiene un titolo di studio universitario e il 14,8% ottiene una posizione lavorativa qualificata. http://www.repubblica.it/economia/2018/05/16/news/rapporto_istat­196487183/  

Istat conferma, inflazione allo 0,5% ad aprile


Rallentamento dovuto all'energia e ai trasporti. Carrello della spesa accelera, +1,2%

L'Istat conferma la stima dell'inflazione in rallentamento allo 0,5% ad aprile. L'indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello 0,1% sul mese precedente e dello 0,5% su base annua (da +0,8% registrato a marzo). "Il rallentamento dell'inflazione - commenta l'Istat - , in parte frenato dall'accelerazione dei prezzi dei beni alimentari (da +0,5% di marzo a +1,3%), si deve prevalentemente all'inversione di tendenza dei prezzi dei beni energetici regolamentati (da +5% a -1,2%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +2,5% a -0,7%)". Gli aumenti dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano fino a triplicare ad aprile e passano dal +0,4% su base annua di marzo all'1,2%. Lo stima l'Istat. Su base mensile l'incremento è dello 0,4%. In particolare i prezzi dei beni alimentari accelerano la loro crescita su base annua (da +0,5% di marzo a +1,3%). Appaiono in rialzo soprattutto i prodotti lavorati e la frutta fresca (che passa dal +1% di marzo a +2%), su cui incidono fattori stagionali. L'Istat rileva aumenti dei prezzi su base annua in quasi tutte le città con più di 150 mila abitanti e i capoluoghi di regione. Fanno eccezione solo Aosta, dove l'inflazione è pari a zero, e Messina (-0,1%), Ancona e Potenza (-0,3% per entrambe), che sono in deflazione. Bolzano è ancora una volta il capoluogo dove i prezzi presentano gli incrementi più elevati (+1,4%), seguito da Reggio Emilia e Reggio Calabria (+1,1% per entrambe). RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/05/16/inflazione­allo­05­ad­aprile_96a7554b­bbb9­4a1f­b90d­21a4e6e4a485.html


Industria: fatturato +0,8% a marzo Istat, anche ordini in crescita nel mese +0,5%, trimestre -2% Crescono il fatturato e gli ordinativi dell'industria a marzo 2018, ma non abbastanza da chiudere il primo trimestre in positivo. L'Istat stima per il fatturato un aumento a marzo dello 0,8% e, nel primo trimestre, un calo dello 0,7% sul trimestre precedente, con tutti i settori in flessione tranne l'energia. Anche gli ordini salgono a marzo (+0,5% sul mese) ma si riducono del 2% nel primo trimestre. Su base annua, il fatturato cresce del 3,6% nei dati corretti (+0,4% i dati grezzi) e gli ordini del 2,6% (dati grezzi). RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/05/16/industria­fatturato­08­a­marzo_eefd0c8c­1af2­4a4e­84d1­8598a20403a2.html


Nessun a scorciatoia per il debito: serve più crescita di Dino Pesole 17 maggio 2018 ­ Ora che il work in progress sul contratto di governo (non una bozza, come ha fatto sapere il Quirinale) si sta  per concludere, alcuni punti fermi vanno ribaditi. Anche nella “terza repubblica” evocata dal leader politico dei Cinque stelle Luigi di Maio, non esistono scorciatoie sul debito pubblico. La strada maestra passa in via pressoché obbligatoria da azioni di politica economica in grado di elevare il potenziale di crescita dell’economia. Se si mantiene un avanzo primario tra i 3 e il 4%, e il Pil nominale cresce attorno al 2,5/3% l’anno, il debito può ridursi in modo significativo e tornare sotto il 100% del Pil in un lasso temporale   ragionevolmente   ravvicinato.   A   patto   che   non   intervengano   variabili   interne sotto la forma di finanziamenti in deficit delle promesse elettorali, minaccia potenziale per chi il nostro debito lo finanzia per oltre 400 miliardi l’anno. Non possiamo permetterci una stagione di “riforme à la carte”, utile forse a lucrare consensi nell’immediato ma privo della necessaria direzione di marcia.  Rivedere e razionalizzare la nostra spesa pubblica (pari a circa 840 miliardi) è operazione utile   e   doverosa,   ma   bisogna   aver   ben   chiaro   che   tagli   di   spesa   privi   di   un   oggettivo vincolo di destinazione (la progressiva riduzione della pressione fiscale a partire dal cuneo fiscale), possono aver effetti recessivi al pari dell’aumento dell’Iva che opportunamente si vuole   evitare.   Certo   si   possono   rivedere   le   cosiddette   tax   expenditures,   avendo   però chiaro in mente che comunque si tratterebbe di aumenti della pressione fiscale. E certo non pare opportuno inaugurare la legislatura con condoni fiscali di qualsivoglia natura. Le riforme, certo, vanno attuate e realizzate, e al primo posto occorre inserire la revisione della nostra macchina amministrativa, ma avendo definito il progetto­paese che s’intende realizzare. Sui   conti   pubblici,   il   confronto   con   Bruxelles   e   con   i   partner   europei,   ben   lungi   da improvvide   ipotesi   che   non   compaiono   nel   dna   di   uno   dei   paesi   fondatori   dell’Unione europea, deve puntare ­ con un approccio che a tratti può anche essere muscolare ­ a spuntare   flessibilità   a   fronte   di   un   piano   ben   ponderato   e   qualificato   di   investimenti pubblici.   Quanto   alla   revisione   dei   Trattati   a   partire   dal   Fiscal   compact,   la   strada (certamente   percorribile   in   via   di   principio)   è   a   dir   poco   impervia.   Occorre   ottenere   il consenso di tutti i 27 Stati membri, con una procedura che può protrarsi per anni e che coinvolge Commissione e Consiglio europeo, nonché il Parlamento europeo e in un’ultima istanza i parlamenti nazionali che dovranno recepire le modifiche nei rispettivi ordinamenti. Si può e si deve porre con forza in Europa il tema del superamento della stagione del rigore, ma occorre presentarsi al tavolo delle trattative con i conti in ordine. E tenendo ben presente (non è stato casuale il riferimento a Luigi Einaudi da parte del presidente della


Repubblica, Sergio   Mattarella)   i   vincoli   posti   dall’articolo   81   della   Costituzione,   che   il nostro Parlamento ha reso ancor più stringenti attraverso l’inserimento nella nostra carta fondamentale dell’obbligo «all’ equilibrio di bilancio». Il debito pubblico non è una maledizione divina, soprattutto se è sostenibile e può contare su   quell’indispensabile,   prezioso   elemento   che   si   chiama   fiducia­reputazione.   Ma   è materia molto delicata, e basta poco a invertire la rotta, come mostra l’impennata di ieri dello spread  che   è  arrivato a toccare i 151  punti base, per poi  chiudere a quota 147. Siamo   fortunatamente   lontani   dalla   soglia   di   allarme,   ma   il   segnale   non   andrebbe sottovalutato. © Riproduzione riservata http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018­05­16/nessuna­scorciatoia­il­debito­serve­piu­crescita­213706.shtml?uuid=AEtzmbpE 


Benzina: vola con aumento petrolio, sopra 1,6 euro Ai massimi dal luglio 2015. Consumatori: intervengano i Nas Vola il prezzo della benzina, spinto dai rialzi delle quotazioni del petrolio. Il prezzo medio praticato sulla rete italiana, secondo quanto emerge dalle tabelle del Mise aggiornate al 14 maggio, è tornato sopra quota 1,6 euro, portandosi a 1,606, ai massimi dal luglio 2015. Quotidiano energia, che spacchetta i vari dati su cui viene calcolata la media, indica che oggi in modalità self la benzina costa in media 1,615, mentre in modalità servito la media è pari a 1,739 euro al litro. Stando alla tabella del Mise, il gasolio ha toccato quota 1,483 euro al litro nel prezzo medio, ai massimi, in questo caso, dal giugno 2015. Per quanto riguarda i movimenti specifici registrati oggi da Quotidiano Energia, ad aumentare i prezzi raccomandati di benzina e diesel sono IP, Italiana Petroli e Q8 (+1 cent su entrambi i carburanti), mentre Tamoil è salita nuovamente di 1 centesimo sul diesel. Sul territorio, quindi, il prezzo medio nazionale praticato in modalità self della benzina è pari a 1,615 euro, con i diversi marchi che vanno da 1,615 a 1,629 euro (no-logo a 1,592). Il prezzo medio praticato del diesel è a 1,487 euro, con le compagnie che passano da 1,486 a 1,509 euro (no-logo a 1,466). Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato è di 1,739 euro al litro, con gli impianti colorati che vanno da 1,716 a 1,801 euro (no-logo a 1,632), mentre per il diesel la media è a 1,614 euro, con i punti vendita delle compagnie da 1,599 a 1,673 euro (nologo a 1,507). Il Gpl, infine, va da 0,631 a 0,657 euro (no-logo a 0,623). Consumatori, prezzi alle stelle, intervengano i Nas - Prezzi alle stelle e necessità che intervengano i Nas per indagare sui recenti rincari dei listini. Lo chiede il Codacons, commentando l'aumento del prezzo della benzina ai massimi dal luglio 2015. "Nelle ultime ore - si legge nella nota - i listini di benzina e gasolio sono sensibilmente aumentati, al punto che per un litro di diesel si spende oggi il 3,3% in più rispetto al mese scorso. Rincari anche per la benzina, che aumenta alla pompa del +2,8% al punto che per un pieno di carburante si spendono oggi 2,3 euro in più rispetto al mese scorso. Sulle quotazioni pesa la tensione tra Iran e Stati Uniti, ma gli effetti sui listini


alla pompa sono troppo veloci e danneggiano le tasche dei consumatori. Una speculazione che potrebbe configurare una forma di aggiotaggio, e per tale motivo chiediamo ai Nas di attivarsi per verificare come sia possibile che il prezzo alla pompa aumenti al solo annuncio di tensioni in Medio Oriente, nonostante il petrolio venduto oggi sia stato acquistato nei mesi scorsi, quando le quotazioni erano decisamente inferiori ai prezzi odierni". RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/05/16/benzina­vola­con­aumento­petrolio­sopra­16­euro_bfa1cd7a­4de1­416e­bd21­fb56e4fc3428.html

Confermata la frenata dell'inflazione in Eurozona, Piazza Affari peggiora L'indice dei prezzi al consumo nell'area euro ad aprile, secondo la lettura definitiva, è salito dell'1,2% anno su anno, in linea al dato preliminare e al consenso. E' stata smentita da M5S e Lega l'idea che nel programma vi potesse essere una richiesta di cancellazione della quota di debito pubblico detenuta dalla Bce. Per Mps Capital Services è solo propaganda, ma lo spread Btp/Bund va oltre 140 punti. Sell-off sulle banche, rally di Saipem grazie a Bernstein di Francesca Gerosa - Piazza Affari accelera al ribasso, turbata dalle notizie secondo cui un eventuale governo Lega-M5s sarebbe intenzionato a chiedere un condono di 250 miliardi di euro di debito italiano in mano alla Bce, mentre le altre borse europee mostrano andamenti misti. Ora il Dax sale dello 0,03%, il Cac40 scende dello 0,16% e il Ftse100 spunta un +0,13%. Perde l'indice Ftse Mib, in flessione dell'1,37% a quota 23.965 punti. Mentre il dollaro si mantiene intorno al massimo degli ultimi cinque mesi sostenuto dai guadagni dei tassi Usa. Il cambio euro/dollaro viaggia a 1,18089 dopo aver toccato in mattinata 1,1815, il minimo da fine dicembre. La divisa unica non sembra risentire delle notizie secondo cui Lega e M5s sarebbero intenzionate a chiedere la cancellazione di 250 miliardi di euro di debito italiano in mano alla Bce. Peraltro, stamane l'economista del Carroccio, Claudio Borghi, ha detto che quest'ipotesi non ha mai fatto parte di alcuna bozza ufficiale aggiungendo che "quello che stiamo proponendo è che ai fini del patto di stabilità, il debito acquistato sotto il Qe non conti nei calcoli del rapporto debito/pil dei Paesi".


Ma si accentua l'aumento del differenziale sui tassi tra Italia e Germania. Lo spread ora viaggia oltre quota 142 a 139,5 punti e il rendimento del Btp decennale al 2,04% dall'1,95% della chiusura precedente. "Lo spread non dipende dal Dio mercato, ma da come viene gestito dalla Bce, adesso è basso nonostante il debito sia più alto e questo vuol dire solo una cosa: che il costo del debito pubblico viene gestito dalle politiche monetarie della Bce", ha commentato Alberto Bagnai, economista e senatore della Lega. "Se dopo l'esperienza Monti, insediato con il ricatto dello spread, che ha fatto aumentare il debito di 13 punti di pil, gli italiani sono disposti ad accettare questo ricatto, allora direi che se lo meritano. Ma io non credo che siano disposti", ha spiegato Bagnani. "Uno spread che salisse sarebbe indicazione di un atteggiamento ingiustamente aggressivo della Bce nei nostri confronti". Per uno strategist di Mps Capital Services queste ultime proposte di M5S e Lega "sono politiche, sostanzialmente solo propaganda", ma il mercato è sul chi va là, e ogni notizia viene interpretata come un segnale. "Gli investitori però guardano con preoccupazione anche a tutte le altre proposte, soprattutto quelle sul sistema pensionistico, che potrebbero ridurre la disciplina di bilancio italiana". L'esperto ha anche notato la calma dopo le elezioni "con il rendimento del Btp decennale arrivato anche all'1,7%, mentre i movimenti ribassisti recenti possono considerarsi un ritorno alla normalità". Nessuna sorpresa, invece, dal fronte macro con l'indice dei prezzi al consumo nell'area euro ad aprile, secondo la lettura definitiva, che è salito dell'1,2% anno su anno (+1,3% a marzo), in linea al dato preliminare e al consenso. Su base mensile, sempre ad aprile, l'inflazione è cresciuta dello 0,3%, anche in questo caso come da attese. Mentre l'indice dei prezzi core, che esclude le componenti dell'energia, degli alimenti e dell'alcool, è salito a livello mensile dello 0,2% ed è cresciuto dello 0,7% su base annuale (+1% a marzo), in linea al dato preliminare ma al di sotto del consenso (+1,1% anno su anno). Invece per quanto riguarda l'Italia, secondo i dati definitivi dell'Istat, ad aprile l'indice Nic dei prezzi al consumo ha registrato un +0,1% su mese e un +0,5% su anno. Il dato conferma la stima preliminare. A marzo l'indice era salito dello 0,3% congiunturale e dello 0,8% tendenziale. L'indice armonizzato Ipca è salito dello 0,5% su mese e dello 0,6% su anno, confermando la stima preliminare. A marzo era salito del 2,3% congiunturale e dello 0,9% tendenziale. L'inflazione acquisita per il 2018 è pari a +0,7% per l'indice generale e +0,5% per la componente di fondo. https://www.milanofinanza.it/news/confermata-la-frenata-dell-inflazione-in-eurozona-piazza-affari-peggiora-201805161124333407


Ra pporto Analisi Settori Industriali Intesa Sanpaolo: il manifatturiero cresce Secondo il Rapporto Analisi dei Settori Industriali di Intesa Sanpaolo e Prometeia, nel 2019 la manifattura italiana recupererà i livelli di fatturato del 2007 Rapporto Analisi Settori Industriali Intesa Sanpaolo: il manifatturiero cresce e nel 2019 la recupererà i livelli di fatturato del 2007. Le parole di Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo Nel 2019 l'industria manifatturiera italiana recupererà finalmente i livelli di fatturato del 2007. È quanto emerge dal Rapporto Analisi dei Settori Industriali di Intesa Sanpaolo e Prometeia presentato oggi a Milano. «Ci abbiamo messo 12 anni, ma è un risultato accompagnato da elementi strutturali solidi. In questi anni è avvenuta una profonda trasformazione del tessuto produttivo, una forte selezione nel mondo delle imprese: quelle che sono sopravvissute sono più forte e competitive. Ora sarebbe importante migliorare il contesto competitivo in cui le le imprese operano. Si tratta di riforme non così costose, che non impattano sui costi pubblici, raccomandate da anni da Ocse, Commissione europea, Fmi... ma sono sempre lì» ha detto Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, nel corso della presentazione.

Tra gli elementi di maggior rilievo del Rapporto: Nel biennio 2018-19, l’industria manifatturiera italiana registrerà un consolidamento dell’attuale tendenza positiva: l’attività produttiva crescerà del 2.4% per quest’anno e del 2.1% nel 2019 (a prezzi costanti), consentendo al fatturato di riportarsi sui livelli del 2007. Nel


2020-22 si potrà osservare un graduale rallentamento dei livelli di attività, al di sotto del 2% (a prezzi costanti), coerentemente con un fisiologico ripiegamento ciclico della domanda.Le prospettive di crescita si basano su fondamentali solidi, pur in uno scenario non esente da rischi. Il processo di rinnovamento che ha interessato il manifatturiero negli ultimi anni, ha restituito un sistema industriale con un minor numero di imprese, ma più competitive: aumento delle dimensioni medie aziendali, migliore capacità di radicamento sui mercati esteri, adeguamento della base occupazionale, upgrading tecnologico degli impianti, recupero della redditività, sono i principali segnali della trasformazione in atto.Non si arresta il processo di miglioramento del saldo commerciale, che è previsto superare i 115 miliardi di Euro nell’orizzonte del 2022. Il principale contributo verrà dalla Meccanica, che da sola garantirà 11 dei 25 miliardi di incremento del surplus, ma anche dall’Alimentare e bevande e dalla Farmaceutica, fino a pochi anni fa settori in deficit strutturale con l’estero. Una eventuale escalation delle spinte protezionistiche potrebbe, tuttavia, modificare la geografia degli scambi mondiali.Il ranking settoriale di medio termine vede la Meccanica protagonista della crescita, insieme ad Autoveicoli e moto ed Elettrotecnica. Si confermerà, inoltre, la specializzazione dell’Italia come base produttiva nella Farmaceutica e nel Largo Consumo.A partire dal 2018, il recupero sul fronte della redditività si farà più lento. La selezione in atto tra le imprese e la trasformazione della base produttiva, che continueranno a caratterizzare anche il medio termine, attenueranno progressivamente i loro effetti positivi sul quadro finanziario.

Rapporto Analisi Settori Industriali Intesa Sanpaolo: il manifatturiero cresce e nel 2019 la recupererà i livelli di fatturato del 2007. La crescita si consolida L’industria manifatturiera italiana ha archiviato un 2017 particolarmente positivo, tra i migliori anni del post- crisi: il fatturato è aumentato del 4.3% a valore e del 2.9% a prezzi costanti, grazie al contributo sia della componente interna, sostenuta dalla ripresa del ciclo degli investimenti, sia di quella estera, supportata da esportazioni in accelerazione, nonostante il rafforzamento dell’euro sul finire dell’anno. Nella prima parte del 2018 sono emersi segnali di rallentamento, effetto soprattutto dell’incertezza politica interna ed internazionale, e interpretabili come una fisiologica normalizzazione dei tassi di sviluppo, anche alla luce dell’ottimo andamento degli ordini. Nel nostro scenario, l’industria manifatturiera italiana vedrà un consolidamento del trend espansivo, con i livelli di attività che cresceranno del 2.4% nel 2018 e del 2.1% nel 2019, a prezzi costanti. Alla fine del biennio, il fatturato si riporterà sui valori del 2007. Nel 2020-22 si assisterà a un graduale rallentamento del ritmo di crescita dell’attività al di sotto del 2% (a prezzi costanti), coerentemente con un fisiologico ripiegamento ciclico della domanda.I fattori alla base dello scenario di crescita: si riduce il numero delle imprese, ma chi resta è più competitivo… Rapporto Analisi Settori Industriali Intesa Sanpaolo: il manifatturiero cresce e nel 2019 la recupererà i livelli di fatturato del 2007. Lo scenario di crescita dell’industria italiana trova fondamento nel processo di trasformazione avviatosi in risposta alla crisi, che ha restituito una base produttiva più piccola, ma più forte e competitiva. Le imprese sopravvissute, mediamente più grandi, hanno conseguito miglioramenti importanti sul fronte della marginalità delle vendite, della produttività del lavoro, della solidità patrimoniale e finanziaria. Si tratta di soggetti più strutturati, in grado di affrontare sia i mercati esteri con strategie di maggiore radicamento, come testimonia la recente performance di export italiana, ma anche il cambio di passo sul piano dell’upgrading dell’apparato produttivo, che si intravede nell’irrobustimento del ciclo degli investimenti, sostenuto dagli incentivi governativi.Il rimodellamento del tessuto produttivo ha


comportato, di riflesso, anche effetti sulla base occupazionale. Si è assistito, infatti, ad un processo di trasformazione delle competenze interne al manifatturiero, che ha visto un riposizionamento della forza lavoro verso mansioni più qualificate, soprattutto di tipo white collar. Il trend è visibile in quasi tutti i settori, ed è stato particolarmente intenso nella filiera dell’automobile e in quella dell’Elettrotecnica ed elettrodomestici. Ad oggi, la struttura per mansioni e competenze del settore auto italiano si presenta più allineata a quella di Germania e Francia. Anche il riposizionamento della Meccanica su livelli occupazionali a maggior qualifica ha comportato un avvicinamento della struttura italiana a quella tedesca, sebbene permangano ancora differenze importanti relativamente al peso delle professioni intellettuali e scientifiche (compresi gli addetti alla ricerca e sviluppo) e a quello della base operaia meccanica qualificata, che restano più elevati in Germania. La valorizzazione del capitale umano appare ancora più importante alla luce della crescente digitalizzazione dell’attività manifatturiera. Nel nostro scenario, gli investimenti in ICT e in attività immateriali si confermeranno tra le componenti più dinamiche della domanda interna.

Rapporto Analisi Settori Industriali Intesa Sanpaolo: il manifatturiero cresce e nel 2019 la recupererà i livelli di fatturato del 2007. Prosegue la fase di miglioramento del saldo commerciale manifatturiero… Il commercio estero contribuirà positivamente ai livelli di attività del manifatturiero lungo tutto il periodo di previsione. Il fisiologico rallentamento della domanda interna, infatti, frenerà la crescita delle importazioni di manufatti, che si mostrerà relativamente più contenuta rispetto al passato, combinandosi ad esportazioni in espansione su ritmi prossimi al 3.5% medio annuo. Queste dinamiche si rifletteranno in un continuo miglioramento del saldo commerciale, che è previsto superare i 115 miliardi di Euro nel 2022. Il principale contributo all’attivo del saldo verrà dalla Meccanica, che da sola garantirà 11 dei 25 miliardi di incremento del surplus, ma anche dalle performance dell’Alimentare e bevande e della Farmaceutica, settori in deficit strutturale con l’estero fino a pochi anni fa. Lo scenario fin qui delineato appare vulnerabile a numerosi fattori di rischio. Preoccupa, in particolare, la possibilità (ad oggi non direttamente inclusa nelle nostre stime) di un’escalation delle spinte protezionistiche che, in caso sfociassero in una vera e propria guerra sui dazi, potrebbe avere effetti dirompenti sulla geografia degli scambi globali, con intensità variabile da settore a settore.

Rapporto Analisi Settori Industriali Intesa Sanpaolo: il manifatturiero cresce e nel 2019 la recupererà i livelli di fatturato del 2007. L’evoluzione dei settori nel medio termine La Meccanica sarà protagonista all’interno del panorama manifatturiero italiano, sperimentando nel 2018 un tasso di crescita del fatturato decisamente superiore alla media (+4.2% a prezzi costanti) che potrà confermare, di fatto, la buona performance del 2017. Grazie al contributo positivo del canale estero, il settore rimarrà tra i più dinamici anche nel medio termine (+3.1% nella media 2018-22), nonostante un progressivo e fisiologico rallentamento degli investimenti.Nel periodo 2018-22, una performance media superiore a quella manifatturiera è attesa caratterizzare anche il Largo consumo (+2.6% in media d’anno), gli Autoveicoli e moto (+2.3%), la Farmaceutica (+2.2%) e l’Elettrotecnica (+2.2%), a supporto del riposizionamento del manifatturiero italiano su settori a maggiore contenuto tecnologico. Il buon andamento dei settori a valle si rifletterà in opportunità di sviluppo per il settore dei Prodotti in metallo (+2.3% in media d’anno, nel periodo 2018-22). Gli altri produttori di beni intermedi (Altri intermedi +1.7%,


Intermedi chimici +1.7%, Prodotti e materiali da costruzione +1.2%), invece, sconteranno il venir meno del ciclo scorte, che aveva sostenuto i vivaci ritmi di espansione del 2017. Tuttavia, anche per questi settori si intravedono spunti di crescita sui mercati esteri, dove le imprese italiane potranno beneficiare dell’incremento di competitività derivante dalle ristrutturazioni degli ultimi anni, con la comparsa di nuove linee di produzione tecnologicamente all’avanguardia (e.g. chimica verde) e dei continui sforzi messi in campo delle aziende operanti nei settori di eccellenza e a maggiore vocazione estera, come imballaggi e piastrelle. Il quadro previsivo della Metallurgia (+2% la crescita attesa, nella media 2018-22) resta penalizzato dall’incertezza circa l’esito della ristrutturazione del comparto siderurgico.

Rapporto Analisi Settori Industriali Intesa Sanpaolo: il manifatturiero cresce e nel 2019 la recupererà i livelli di fatturato del 2007. I settori di consumo tipici del Made in Italy Per i settori di consumo tipici del Made in Italy, determinante sarà la capacità di cogliere la crescita della domanda mondiale di beni di alta gamma, che consentirà alle imprese italiane di mantenersi su un sentiero di espansione del fatturato, sebbene a tassi inferiori alla media manifatturiera: Sistema Moda +1.5%, nella media del periodo 2018-22, Mobili +1.3%, Alimentare e bevande +1.3%. In coda al ranking delle prospettive settoriali, troviamo l’Elettronica e gli Elettrodomestici, penalizzati dall’elevata concorrenza internazionale e da una base produttiva ormai fortemente ridotta. Tuttavia, in entrambi i settori, non mancheranno le opportunità di sviluppo per le imprese innovative e posizionate su nicchie di mercato, in grado di sfruttare al meglio i fattori competitivi del Made in Italy (dalla cultura del design alla capacità di servire al meglio altri settori di punta dell’industria italiana, tramite lavorazioni ad hoc, alla partecipazione in filiere produttive locali ed internazionali). Nonostante le buone prospettive di crescita del fatturato, la redditività manterrà un profilo di recupero più lento nel 2018 e nel medio termine. Il processo di selezione e rinnovamento che ha caratterizzato il manifatturiero negli ultimi anni, attenuerà infatti, progressivamente, i suoi effetti positivi sul quadro finanziario. Nello specifico, sulla base delle nostre stime, sia il ROI che il ROE potranno assestarsi sui buoni livelli raggiunti nel 2017, sfiorando rispettivamente il 9% e l’8% nell’orizzonte del 2022. http://www.affaritaliani.it/economia/rapporto-analisi-settori-industriali-intesa-sanpaolo-il-manifatturiero-cresce-540531.html


Pir, la domanda di investimento delle famiglie nel made in Italy può arrivare a 88 miliardi I Pir, piani individuali di risparmio introdotti nell’ordinamento italiano con la legge di stabilità 2017, l’anno scorso hanno rappresentato quasi il 15% dei flussi investiti dalle famiglie in strumenti gestiti e hanno ampi margini di diffusione. È quanto emerge da uno studio di Prometeia, presentato durante l’ottava edizione di Focus Pmi, l’Osservatorio sulle piccole e medie imprese organizzato dallo Studio Ls Lexjus Sinacta, secondo cui, sulla base della penetrazione dei Pir nei primi tre anni di vita, la domanda potenziale si situerebbe tra 34 e 88 miliardi di euro. Dall’avvio nel 2017 la raccolta è stata di 15,8 miliardi di euro, lo 0,9% del Pil, mentre in altri Paesi prodotti analoghi hanno raccolto dal 4 al 29% del Pil. «Il successo dei Pir è determinato dall’offerta e dagli incentivi, c’è molto margine per avvicinarsi alle Pmi, che


hanno un fabbisogno rilevante di capitale e finanziamento», ha detto Davide Squarzoni, direttore generale di Prometeia Advisor Sim. Le ricadute positive sulle aziende sono potenzialmente molte: «Le aziende devono fare un piano industriale e finanziario, ragionare sul futuro e dare informazioni al mercato, imparando a confrontarsi con questo. Vedo molto favorevolmente questo strumento», ha aggiunto Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia. I Pir sono anche uno strumento che consente l’avvicinamento delle Pmi alla Borsa, favorendone la quotazione: «I tempi sono maturi. Il ruolo della Borsa nell’accelerare la definizione di piani industriali è rilevante», ha spiegato Barbara Lunghi, primary market manager di Borsa Italiana. 2018-05-16 16:46:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA https://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/pir_la_domanda_investimento_famiglie_made_in_italy_88_miliardi-3735745.html

Unicredit: dagli investitori forte interesse sull'Italia I 160 investitori, per 2/3 stranieri, che partecipano alla Italian Investment Conference 2018 di Unicredit, che incontrano tra oggi e domani 53 società italiane quotate in Borsa, dimostrano «un forte interesse» sul Paese. Lo afferma Olivier Khayat, responsabile assieme a Gianfranco Bisagni del Corporate and Investment Banking di UniCredit. La mole di investimenti richiesti per colmare il fabbisogno infrastrutturale italiano, stimabile in 250 miliardi di euro - ha osservato Alfredo De Falco, responsabile Cib Italia di Unicredit - richiede un utilizzo più efficiente dei fondi pubblici europei e nazionali, l'individuazione di un numero limitato di progetti prioritari, un maggior utilizzo del sistema delle garanzie e infine un maggior coinvolgimento di capitali privati». Le infrastrutture - ha concluso - stanno diventando una componente importante nel portafoglio degli investitori


globali, con risorse a disposizione dei gestori dei fondi pari a 160 miliardi di dollari a fine 2017. 2018-05-16 14:42:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA https://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/unicredit_italia_investitori-3735578.htmlv

L’automoti ve cerca 700 tecnici e ingegneri per la sicurezza

di Filomena   Greco  14   maggio   2018  Le   imprese   dell’automotive   scommettono   sulla crescente specializzazione e sulle nuove forme di mobilità. A cominciare dallo sviluppo delle motorizzazioni elettriche su cui stanno puntando i car maker.  È il caso della Meta System   di  Reggio   Emilia,   specializzata   in   elettronica   dei   sistemi   Safety   e   Security  per l’auto:   da   dieci   anni   ha   avviato   progetti   per   lo   sviluppo   di   caricatori   di   batterie   per   le elettriche  plug in. Un  settore in  forte espansione: da  inizio  anno  sono  entrati 20 nuovi collaboratori inseriti in organico e  òe posizioni aperte sono 60 fino al 2019. «La nostra divisione   dedicata   all’elettronica   di   potenza   –   racconta   il   coamministratore   delegato Giuseppe Simonazzi – è destinata a moltiplicare i ricavi in maniera esponenziale, abbiamo lavorato   con   Bmw,   con   Psa   e   ora   con   Porsche,   mentre   ci   prepariamo   ad   aprire   uno


stabilimento in Cina». Discorso simile per la Texa, azienda del Trevigiano al lavoro su nuove motorizzazioni elettriche per auto e moto e che sta cercando 25 nuovi profili.  In linea generale, censisce Monster, il comparto registra 700 offerte di lavoro. Le figure più cercate  hanno  competenze  tecniche  specifiche  come  disegnatori, progettisti  meccanici, consulenti   laureati   in   ingegneria   meccanica.   Arrivano   buoni   segnali   sul   fronte dell’occupazione   da   parte   di   aziende   della   componentistica   classica:   è   il   caso   della Oerlikon, che ha avviato il programma Young tech per l’inserimento in azienda di giovani professionisti,   40   entro   il   2019.   «Cerchiamo   ingegneri   –   spiega   Adriano   Caponetto, responsabile   Hr   per   l’area   Emea   –   da   inserire   nei   diversi   settori,   dalla   logistica   alla produzione alla ricerca, siamo in una fase di rinnovamento e puntiamo a formare persone che   possano   poi   acquisire   ruoli   manageriali   nel   gruppo.   Il   focus   in   questa   fase   è   il trasferimento delle competenze». Sono 45 le posizioni aperte in Agrati, gruppo brianzolo specializzato i sistemi di fissaggio per l’automotive con 2.600 addetti tra Italia, Francia, Usa e Cina. Al vaglio sia addetti alla produzione che ingegneri. «Stiamo registrando – sottolinea Gianluca Bella, direttore hr – un aumento dei volumi grazie all’acquisizione di nuovi   progetti.   L’azienda   è   specializzata   nella   produzione   di   viti,   bulloni   e   sistemi   di fissaggio   per   l’automotive,   non   lavoriamo   a   catalogo,   le   nostre   sono   tutte   produzioni sviluppate ad hoc con i car maker». Schaeffler Italia, ramo italiano del gruppo tedesco della componentistica, cerca 4 ingegneri per il sito di Novara e il logistic center di Carisio. «Stiamo rafforzando lo staff del ramo italiano – spiega Luca Resnati, vice president Hr per l’area Southern Europe – che per la logistica ha un ruolo centrale per il Sud Europa». Buon momento anche nel comparto veicoli industriali: è il caso della Omeps di Battipaglia, che produce cisterne e semirimorchi in alluminio e cerca 30 persone. «Siamo cresciuti molto grazie al mercato estero – racconta il fondatore e ceo Vincenzo Munzio – e oggi siamo presenti in 80 paesi. Esportiamo fino al 90% della produzione». Dalla Campania alla Toscana, percorso simile anche per la Menci di Castiglion Fiorentino, che cerca 31 operai e 4 ingegneri : in questo caso si tratta di un’azienda che fa l’80% del suo fatturato sul mercato domestico. «Abbiamo ampliato la nostra area produttiva – racconta il direttore del personale Simone Gemini – ma la nostra ambizione  è di rafforzarci all’estero, da qui la decisione di assumere un export manager». Al lavoro su nuove famiglie di prodotto la Farid, specializzata in macchine per la raccolta differenziata, primo operatore italiano e terzo in Europa. Venti le persone ricercate, perlopiù figure di staff come racconta Giorgio Maria Aschieri, responsabile hr dell’azienda con produzione tra Piemonte e Lombardia. © Riproduzione riservata http://www.ilsole24ore.com/art/impresa­e­territori/2018­05­12/l­automotive­cerca­700­tecnici­e­ingegneri­la­sicurezza­­173436.shtml?uuid=AEsHEZkE 


Le sanzioni. Cosa rischi se non ti metti in regola con il GDPR Il Regolamento UE entra in vigore il 25 maggio: previste multe salate per chi non rispetta la legge Alessio Nisi Il   25   maggio   2018   entra   in   vigore   il General   Data   Protection   Regulation.   Il GDPR  è il nuovo   regolamento   dell’Unione   Europea   (più   esattamente   è   il  Regolamento   Ue


2016/679) per   la   raccolta   e   il   trattamento   dei   dati   degli   utenti   e   sostituisce   tutte   le normative   presenti   nei   singoli   Stati   europei.   Non   solo. Coinvolge   tutti:   aziende,   enti pubblici, e individui che devono accedere, trattare, conservare, gestire, o trasferire dati personali di cittadini UE. Il Regolamento è stato approvato ad aprile 2016, il testo è stato riportato in Gazzetta Ufficiale nel maggio dello stesso anno e dal 25 maggio le sue norme diventano vincolanti, anche a livello di sanzioni. Ecco appunto, le sanzioni. Vediamole una per una. Dato personale Prima però un elemento importante. Che cosa si intende per  dato personale? Secondo l’Art.4   del   Regolamento   è “qualsiasi   informazione   riguardante   una   persona   fisica identificata o identificabile («interessato»); si considera identificabile la persona fisica che può   essere   identificata,   direttamente   o   indirettamente,   con   particolare   riferimento   a   un identificativo come il  nome, un numero  di  identificazione, dati  relativi  all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale. Max 10 milioni o 2% del fatturato Come   previsto   dall’art.   83,   paragrafo   4,   sarà   soggetta   all’applicazione   di sanzioni amministrative pecuniarie fino ad un massimo di 10 milioni di euro oppure, per le imprese, fino al 2% del fatturato mondiale totale annuo riferito all’esercizio precedente (se si tratta di un  importo  superiore  ai  10  milioni  di  euro) la  violazione  di  una  serie  di obblighi  che  il Regolamento pone in capo al titolare e al responsabile del trattamento dei dati, tra cui:   Gli obblighi sanciti per il trattamento dei dati personali riguardanti i minori di 16 anni (art. 8) Gli   obblighi   previsti   per   il   trattamento   di   dati   senza   necessaria   identificazione dell’interessato (art. 11) Gli obblighi relativi alla protezione dei dati personali fin dalla progettazione e per impostazione predefinita (ovvero il rispetto dei principi di privacy by design e privacy by default), alla tenuta dei registri delle attività di trattamento, alla cooperazione con l’autorità di controllo, nonché quelli previsti in materia di sicurezza del trattamento dei dati, di notifica delle violazioni dei dati all’autorità di controllo e all’interessato, così come gli obblighi riguardanti la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e la designazione del responsabile della protezione dei dati (art. da 25 a 39) Gli obblighi relativi ai meccanismi di certificazione della protezione dei dati (art. 42 e 43). Max 20 milioni o 4% del fatturato (art. 83, paragrafo 5) Fino   al   4%   del   fatturato   totale   mondiale   con   un   tetto   massimo   di   20   milioni . L’ammontare   indicato   è   il   massimo   della   pena   possibile   in   caso   di   gravissime inadempienze e di data breach di portata molto ampia. Per tutte le violazioni intermedie si va dalla semplice richiesta da parte del Garante di azioni correttive, a sanzioni pecuniarie di importi variabili a seconda della gravità. Il Garante è legittimato a punire ogni singola inadempienza:   nel   caso   in   cui,   dunque,   vi   fosse   più   di   una   violazione   le   sanzioni   si sommano (ovviamente, secondo il loro grado di gravità). In questo caso il riferimento è alla violazione dei Principi fondamentali che stanno alla base di un legittimo trattamento dei dati personali. In particolare:


In base all’art. 5, i principi di correttezza, liceità e trasparenza del trattamento, il principio di limitazione della finalità del trattamento, il principio di minimizzazione, di esattezza,   di   limitazione   della   conservazione,   di   integrità   e   riservatezza   dei   dati personali e, infine, di responsabilizzazione del titolare del trattamento Il principio di liceità del trattamento dei dati espresso dall’art. 6, in forza del quale un trattamento sarà lecito se fondato sul consenso dell’interessato, se necessario per l’esecuzione di un contratto o di misure precontrattuali di cui l’interessato sia parte,   o   ancora   per   adempiere   ad   un   obbligo   di   legge   da   parte   del   titolare   del trattamento o per la tutela di interessi vitali dell’interessato o di un soggetto terzo, come per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di   pubblici   poteri   di   cui   è   investito   il   titolare   del   trattamento,   oppure   per   il perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento o di terzi I principi che, in base all’art. 7, assicurano che la prestazione del consenso, da parte dell’interessato, al trattamento  dei dati  personali possa  essere  considerato legittimo I   principi   a   fondamento   del   legittimo   trattamento   di   categorie   particolari   di   dati personali,   quali   dati   sensibili   e   dati   relativi   a   condanne   penali,   come   previsto dall’art. 9. Diritti sanciti in capo ai soggetti interessati a norma degli artt. da 12 a 22 del GDPR, quali: Il diritto di ricevere adeguate informazioni in ordine al trattamento dei propri dati personali (artt. da 12 a 14) Il diritto di accesso (art. 15) Il diritto di rettifica (art. 16) Il diritto all’oblio (art. 17) Il diritto alla limitazione del trattamento dei dati (art. 18) Il diritto alla portabilità dei dati (art. 20) Il diritto di opposizione al trattamento (art. 21); e Il   diritto  di  non   essere  sottoposto  a   una  decisione   fondata  unicamente  su  di  un trattamento automatizzato, compresa la profilazione, e produttiva di effetti giuridici a suo carico (art. 22). Disposizioni riguardanti il trasferimento di dati personali a un destinatario situato in un paese terzo o un’organizzazione internazionale (in base agli artt. da 44 a 49) Obblighi   sanciti   dagli   ordinamenti   giuridici   dei   singoli   stati   membri   e   aventi   ad oggetto  specifiche situazioni di trattamento dei dati, come previsto ai sensi degli artt. da 85 a 91 Ordini   o   limitazioni   provvisorie   o   definitive   di   trattamento stabilite   dall’autorità   di controllo, come previsto dall’art. 58, paragrafo 2 Danno reputazionale Oltre alle sanzioni in denaro esiste poi un  danno reputazionale. Chi non si è messo in regola con il GDPR potrebbe essere fatto oggetto di esposti specifici al Garante da parte degli interessati che vedono negato il proprio diritto alla riservatezza, che è un diritto tipico delle democrazie liberali. Esposti che, di conseguenza, possono incidere pesantemente sulla reputazione delle aziende che ne ostacolano l’esercizio. Cambio di passo Il GDPR cambia l’impostazione dell’apparato sanzionatorio che sarà più pesante di quello attuale, con la possibilità per il Garante di modulare le sanzioni amministrative in relazione


ad una serie di elementi. Le sanzioni penali saranno, invece, previste dai singoli Stati UE. L’impostazione   dell’apparato   sanzionatorio   insomma   cambierà   radicalmente   dal   25 maggio 2018. http://www.ninjamarketing.it/2018/05/16/gdpr­ue­privacy­data/  

Ecco tutte le nuove funzionalità


della tessera sanitaria

Per i dati sull'anno di imposta 2017 sarà possibile usare il sistema della tessera sanitaria per portare modifiche ai dati. Ecco cosa fare Luca Romano - Mer, 16/05/2018 - 10:31

Novità sulla tessera sanitaria. Per i dati sull'anno di imposta 2017 sarà possibile usare il sistema della tessera sanitaria per portare modifiche ai dati. Ovvero potranno esser modificate tutte le spese sanitarie, quelle che riguardano i familiari a carico e quelle sui rimborsi su spese mediche e veterinarie. Per accedere a queste nuove funzioni previste dal nuovo provvediemnto pubblicato in Gazzetta ufficiale non sono poche. Innanzitutto, come riporta ilSole24ore, ci sarà la possibilità di accedere ai dati in modo dettagliato consultandoli online. Una volta effettuato l'accesso (serve l'attivazione che passa dall'Agenzia delle Entrate) si può ad esempio aggiungere un documento di spesa oppure apportare modifiche a quelli che riguardano le spese e i rimborsi. Sarà possibile anche indicare il non utilizzo nella dichiarazione di alcuni documenti per i rimborsi. Altra nuova funzionalità è la "riliquidazione" che serve a calcolare la somma delle spese sanitari che si possono portare in detrazione. Infine sarà possibile per il contribuente usufruire di un tasto "reset" che può servire a ripristinare i dati che sono stati inseriti. Tutte le informazioni che vengono modificate sono tracciate e dunque soggette a verifiche da parte del Fisco. http://www.ilgiornale.it/news/economia/ecco­tutte­nuove­funzionalit­tessera­sanitaria­1527724.html


https://www.termometropolitico.it/1303115_sondaggi­elettorali­noto­9.html   


Camere di Commercio: slitta la decisione sull'accorpamento Il Tar si esprimerà sul ricorso di Pordenone il 13 giugno 16 maggio 2018 Dopo il no del Tar del Lazio alla sospensiva sull’accorpamento delle Camera di Commercio di Udine e Pordenone oggi si attendeva un secondo parere del Tribunale amministrativo. L’ente pordenonese si era opposto all’accorpamento con Udine, proponendo l’istituzione di un’unica Camera regionale. Ma per sentire il parere del Tar bisognerà attendere ancora, fino al 13 giugno. Nonostante il tentativo messo in campo dalle Camere ricorrenti (compresa quella di Pordenone) di ottenere una discussione congiunta di tutti i ricorsi, l’avvocato Teresa Billiani, legale difensore dell’ente udinese, ha ottenuto la discussione separata a seguito della quale la sospensiva di Pordenone, a differenza delle altre (discusse in data odierna), è stata rinviata , nonostante l’opposizione dei legali della Camera di Pordenone. I precedenti La Camera di Commercio di Pordenone nel 2017 aveva impugnato innanzi al Tar del Lazio il Decreto del Ministero con il quale era stata ridisegnata, previa proposta di Unioncamere, la geografia nazionale delle Camere di Commercio, riducendole a 60. In particolare, il Ministero aveva disposto l’accorpamento della Camera di Udine e Pordenone. Quest’ultima, contestando tale decisione, aveva promosso apposito ricorso (chiamando in causa anche la Camera di Udine), sostenendo che il Ministero avrebbe dovuto istituire un’unica Camera Regionale, accorpando anche la Camera della Venezia Giulia, nonché acquisire una previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni. Pordenone aveva formulato istanza cautelare, chiedendo l’immediata sospensione dell’efficacia dell’atto impugnato, invocando un pregiudizio grave e irreparabile che sarebbe derivato dall’accorpamento a Udine. La Cciaa udinese, si costituiva in giudizio, difesa dall’avvocato Teresa Billiani chiedendo sia il rigetto della sospensiva giacchè non provato il danno irreparabile, che del ricorso attenendosi all’operato svolto dal Ministero. Con Ordinanza Cautelare n. 278/2018, depositata in data 18.01.2018, il T.A.R. per il Lazio, Sezione III Ter, respingeva la domanda di sospensiva formulata dalla Camera di Pordenone, evidenziando, fra l’altro, che “il profilo del periculum in mora, che le allegazioni di parte ricorrente non sono idonee a ritenere sussistenti i requisiti della gravità e dell’irreparabilità del pregiudizio, previsti dall’art. 55, co. 1, c.p.a. per la concessione dell’invocata tutela cautelare”. La nuova udienza Successivamente, la Camera di Pordenone ha impugnato, sempre innanzi al Tar per il Lazio l’ulteriore Decreto adottato dal Ministero lo scorso febbraio (con il quale, preso atto


dell’intesa non raggiunta in sede di Conferenza Stato Regioni, è stato confermato, per quanto qui di interesse, l’accorpamento della Camera di Pordenone a quella di Udine), nonché i provvedimenti posti in essere dal Commissario ad acta nominato dal Ministero affinché porti a compimento la procedura di accorpamento. Anche in tale caso la Camera di Udine si è costituita in giudizio chiedendo il rigetto della istanza di sospensiva fissata per il giorno 16 maggio 2018. Ma non solo. Il legale della Camera di Udine, Teresa Billiani, ha sollevato numerose eccezioni preliminari ritenendo il ricorso inammissibile per carenza di interesse, per tardiva impugnazione del provvedimento adottato da Unioncamere nel 2017, per errata impugnazione (in un unico ricorso) anche degli atti del Commissario ad acta Maria Lucia Pilutti. Con riferimento al presunto pregiudizio prospettato dalla Camera di Pordenone, l'avvocato Billiani depositando ben 106 documenti relativi alla procedura di accorpamento effettuata da Maria Lucia Pilutti - ha dimostrato che, nel caso di specie, non sussiste alcun periculum posto che il Commissario ad acta ha concluso tutte le operazioni allo stesso assegnate dal Ministero, addirittura con la piena collaborazione delle Associazioni di Categoria appartenenti alla Camera di Pordenone che hanno prodotto tutta la documentazione necessaria al Commissario per procedere. Peraltro, la Camera di Pordenone ha chiesto, da un lato, l’istituzione della Camera Unica Regionale, dall’altro, di non essere accorpata a quella di Udine. Seguendo, infatti, la logica dei ricorrenti l’invocata istituzione della Camera Unica Regionale oltre a richiedere l’accorpamento di Pordenone alla Camera della Venezia Giulia, presupporrebbe, quale conditio sine qua non, l’accorpamento a quella di Udine. Pertanto l’accorpamento di Pordenone a Udine non può, in alcun modo, determinare un pregiudizio grave e irreparabile in capo alla prima. Nonostante il tentativo messo in campo dalle Camere ricorrenti (compresa quella di Pordenone) di ottenere una discussione congiunta di tutti i ricorsi, l’avvocato Biliani, vista la specificità e diversità delle distinte procedure, e trattandosi di una Camera di Consiglio, ha ottenuto la discussione separata a seguito della quale la sospensiva di Pordenone, a differenza delle altre (discusse in data odierna), è stata rinviata al 13 giugno 2018, nonostante l’opposizione dei legali della Camera di Pordenone contrari a tale rinvio. Se ne riparlerà, pertanto, tra un mese. http://www.ilfriuli.it/articolo/Economia/Camere_di_Commercio-points-_slitta_la_decisione_sull-quote-accorpamento/4/180892


Sfida fra uomini e robot: entro il 2050 un terzo dei lavoratori americani sostituito da androidi Le previsioni della Brookings Institution: «Reagiamo  alla catastrofe» 17/05/2018 ­ PAOLO MASTROLILLI ­ INVIATO A NEW YORK Un terzo dei lavoratori americani tra i 25 e 54 anni d’età sarà rimpiazzato dai robot entro il 2050. Ciò provocherà fortissime tensioni sociali, favorendo ancora di più l’ondata populista. Fin qui le previsioni allarmanti, che in parte già conoscevamo. Nello stesso tempo, però, esistono aziende che stanno già sfruttando al meglio questa tendenza storica, usando le macchine per i compiti più facili e ripetitivi, e assumendo esseri umani per quelli più complessi. La chiave è prepararli per i nuovi lavori, e assistere quelli che comunque non riusciranno a superare indenni la fase della transizione.   I pregi   Il tema sempre più impellente della robotica e dell’intelligenza artificiale è stato discusso lunedì alla Brookings  Institution,  durante un conferenza  organizzata  per presentare  il  nuovo libro del  vice presidente Darrell West, intitolato appunto «The Future of Work».     Cominciamo dalle notizie brutte, o preoccupanti. West sostiene che «il 12% degli uomini in età da lavoro è già privo di occupazione», e un terzo del totale sarà rimpiazzato dai robot entro il 2050. Per le minoranze svantaggiate, come gli afro americani, il numero salirà al 50%: «Questa, cari amici, sarà una catastrofe». Ma opporsi all’automazione sarebbe come ostinarsi a viaggiare sulle carrozze tirate dai cavalli dopo l’invenzione delle auto.       Il   think   tank   americano   lancia   l’allarme:   si   rischia   l’aumento   dei   populismi.   Opporsi all’automazione è inutile e dannoso   ma si può intervenire nelle scuole e nelle aziende       Andrew Puzder, ceo di Hardee, spiega così il motivo: «Gli strumenti digitali sono sempre gentili, non   vanno   mai   in   vacanza,   non   arrivano   mai   tardi,   non   scivolano   e   non   si   fanno   male,   non provocano discriminazioni sessuali, razziali o di età, vendono sempre più delle attese». Impedite alle aziende di usarli, e perderete tutto, perché falliranno.    


I cambiamenti, secondo West, saranno molto più rapidi di quanto pensiamo: «Nei prossimi cinque anni   la   gente   verrà   genuinamente   scioccata   dal   vedere   quanto   correrà   veloce   la   rivoluzione tecnologica». Entrerà in tutti i settori, dalle auto a Wall Street, dalle manifatture alla sanità, inclusi gli interventi chirurgici. Bank of America stima che entro il 2020 il 47% dei lavori americani potrebbe essere già automatizzato.     Il disagio   «Nuovi posti ­ secondo West ­ verranno sicuramente creati. Il problema è che molte persone non avranno le capacità tecniche richieste per questi lavori. Perciò ci sarà un periodo di transizione con una considerevole turbolenza. La tecnologia creerà ansia economica, e la gente ansiosa è una grande ricetta per i leader populisti. Ne emergeranno a destra e a sinistra, andiamo verso un periodo di trumpismo pompato con gli steroidi. Penso che sarà una fase caotica».    Non tutto è perduto, però. Secondo West siamo davanti a un crocevia: «Un sentiero porta verso Utopia, con una società più inclusiva, più tempo libero e cultura; l’altro va verso Distopia, con alta disoccupazione, disuguaglianza e servizi sociali non garantiti». Presumendo che la prima strada sia quella preferita da tutti, il problema diventa capire come imboccarla.    Nell’immediato, la prima cosa da fare è gestire il disagio. Dovremo lavorare meno, e guadagnare meno, per poter lavorare tutti. In cambio saremo ripagati con più tempo libero, da dedicare alla famiglia e ai piaceri, possibilmente non troppo costosi. La riqualificazione professionale diventerà un’abitudine   costante,   mentre   le   alternative   al   classico   impiego   fisso,   come   volontariato   e assistenza, si trasformeranno in attività normalmente riconosciute.     Dunque bisognerà scrivere un nuovo contratto sociale, che separi servizi e benefici dalle tradizionali forme di lavoro. Qualcuno non ce la farà comunque a superare indenne la transizione, e siccome converrà a tutti evitare che finisca in mezzo alla strada, sarà necessario trovare il modo di aiutarlo.    Lo studio   Per il futuro, invece, è indispensabile «cambiare i programmi delle scuole, in modo da preparare gli studenti ai lavori del Ventunesimo secolo». Il coding, ad esempio, dovrà diventare una capacità scontata come leggere e scrivere, mentre per la Gallup il 59% dei ceo pensa che l’abilità nel gestire e analizzare i dati sarà essenziale in ogni settore.    Alcune   aziende   si   stanno   già   adeguando.   Secondo   il   «Wall   Street   Journal»,   ad   esempio,   nella fabbrica   di   Spartanburg   la   Bmw   ha   introdotto   l’automazione,   raddoppiato   la   produzione,   e aumentato i dipendenti da 4.200 a 10.000. Come? Assegnando alle macchine i compiti più facili e ripetitivi, e agli esseri umani quelli più creativi e di controllo della qualità. Quando Tesla ha fallito i suoi   obiettivi   di   produzione   a   causa   di   errori   dei   robot,   il   fondatore   Elon   Musk   ha   detto   che «l’automazione eccessiva è stata un errore. Gli esseri umani sono sottovalutati». Ecco, dalla ricerca di un equilibrio dipenderà il nostro futuro.   http://www.lastampa.it/2018/05/17/societa/sfida­fra­uomini­e­robot­76mh14ftsXfRVxvMoop5RP/pagina.html 


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