Issuu on Google+


SOMMARIO

EDITORIALE Stefano Rimondi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 9 Gabriele Pelissero. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 11 Tonino Aceti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 13 NEWS . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 14 IN COPERTINA Cesare e Marta Benedetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 18 FARMACI L’uso in Italia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 22 Silvio Garattini CHIRURGIA ORALE Antonio Barone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 26 IGIENE E PREVENZIONE Gianfranco Prada . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 29 POLITICHE SANITARIE Giacomo Milillo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 32 Carlo Signorelli Giuseppe Fallea

DIAGNOSTICA Pasqualina Sannino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 58 Franco Vito Savino Francesca Sindoni Manlio Schiavo Gerardo Casucci Antonio Civetta Rosella Alessandra Loi RICERCA E INNOVAZIONE Massimo D’Erasmo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 74 Alessandro Donadon TECNOLOGIE Leonardo Pepe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 78 Ruggiero Bollino Pasquale Uncino PROCREAZIONE ASSISTITA Maria Elisabetta Coccia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 82 Paolo Scollo CARDIOLOGIA Giuseppe Mancia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 88

INFORMAZIONE E SALUTE Umberto Veronesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 40 Michele Mirabella Luciano Onder

GENETICA Antonio Amoroso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 90 Renata Bartesaghi Pierluigi Strippoli

ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO Roberta Amadeo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 46 Raffaella Pannuti Luigi Querini

ALIMENTAZIONE Giorgio Donegani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 98 Gian Paolo Salvioli Cosimo Piccinno Agostino Macrì Francesco Brancati Marina Covelli

APPUNTAMENTI Exposanità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 52

TUMORI DELLA PELLE Paolo Marchetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 110 Massimo Gravante ESTETICA Antonino Di Pietro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 114 Mario Pelle Ceravolo Giacomo Urtis Walter Chiara Marina Romano Imma Mele Maria Antonietta Plantone

Michele Mirabella, conduttore della trasmissione Elisir

6

SANISSIMI

MAGGIO 2014


SOMMARIO

Cosimo Piccinno, comandante del Nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri

Alessandro Donadon, amministratore della Medical Srl di San Vendemiano (TV)

La partenza dell’evento Telethon “Walk for life” a Catania

ANGIOLOGIA Gianluigi Rosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 126

DISTURBI MENTALI Ernesto Nuzzo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 160

DIALISI Vincenzo Cuomo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 128

MEDICINA DELLO SPORT Marco Maiotti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 162

REUMATOLOGIA Giovanni Minisola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 130

ORTOPEDIA Gloriana Turazza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 164 Mario Mazza Walter Pascale Andrea Mocci

OCULISTICA Marco Codenotti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 132 Luigi Soldati STRUTTURE SANITARIE Mario Mantovani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 136 Vincenzo Bonavita Marco Cecchetti Giuseppe Benedetto Gina Spallone Ottavio Coriglioni RIABILITAZIONE Francesco Ciccarelli. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 150

FISIOTERAPIA Andrea D’Alessandro. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 170 DOLORI LOMBARI Andrea Balia e Giovanni De Martino. . . . . . . . . . pag. 172 ODONTOIATRIA Gianfranco Provenzi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 176 Gian Carlo Bigoni Gregorio Menozzi e Monica Malberti Giuseppe Molinari Luigi Vitale

ASSISTENZA Graziella Lancellotti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 152 Marina Generali e Riccardo Piccioni

IMPLANTOLOGIA Celu Laufer e Francesco Flora . . . . . . . . . . . . . . . pag. 188

FORNITURE OSPEDALIERE Francesca Marcogiuseppe . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 158

DIVULGAZIONE SCIENTIFICA Alessandro Comandone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 190

MAGGIO 2014

SANISSIMI

7


EDITORIALE

Eccellenza e innovazione stimate nel mondo di Stefano Rimondi presidente di Assobiomedica

n Italia la salute è sempre stata considerata un costo e non un investimento, quando invece tutta la sua filiera potrebbe contribuire a rilanciare il nostro Paese. Dalla ricerca scientifica agli investimenti in innovazione tecnologica, il settore dei dispositivi medici è considerato strategico in molti paesi e molto poco nel nostro. Lo dimostrano i dati pubblicati dal nostro centro studi, relativamente alla produzione nazionale di dispositivi, che evidenziano un aumento delle esportazioni del 9,6 per cento, a fronte di una contrazione della domanda pubblica interna del 5 per cento e di quella privata dell’1 per cento. Questo significa che i nostri prodotti sono molto richiesti all’estero e che i frutti della nostra ricerca sono apprezzati come eccellenze in tutto il mondo. Purtroppo invece le idee, la vo-

I

MAGGIO 2014

glia di trovare soluzioni terapeutiche nuove, ottime università, il rapporto virtuoso con i clinici, cioè una naturale propensione all’innovazione, si scontrano quotidianamente con l’immobilismo della burocrazia e la farraginosità delle nostre leggi. Gli investimenti in ricerca rendono il nostro settore vivo e competitivo, oltre a contribuire a innovare la sanità e a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il calo registrato dalla domanda pubblica è un dato sconfortante che dimostra come il servizio sanitario nazionale stia pian piano rinunciando a investire in innovazione tecnologica a discapito della qualità della cure dei cittadini. È importante ricominciare a crescere, anche puntando a promuovere una domanda pubblica in tecnologie sanitarie che premi l’innovazione. L’Italia è un paese che ha enormi

potenzialità in campo medicoscientifico, grazie a un’ottima classe medica e a un’industria che produce tecnologie di livello, oltre che a una gran quantità di laboratori di ricerca pubblica. Se questi soggetti fossero messi in condizione di fare sistema, creando reti nazionali di eccellenza e riunendo i migliori poli per specifiche competenze, si metterebbe un primo tassello per la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro. È quanto mai necessario oggi fare in modo che, con una strategia di coordinamento centrale, si crei un’interazione viva e produttiva tra industria e laboratori di ricerca, che permetta di non disperdere le risorse e le potenzialità a livello locale e dia maggiori possibilità a queste realtà di accedere ai finanziamenti privati e pubblici, in particolar modo a quelli europei, per rendere il nostro Paese competitivo rispetto agli altri Stati europei.

SANISSIMI

9


EDITORIALE

Servizio sanitario, la riforma tradita di Gabriele Pelissero presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata

a più di un anno tutti i dibattiti politici che parlano di sanità ruotano attorno a un unico tema: la sostenibilità finanziaria. Ma da più parti, soprattutto nelle istituzioni, il tema politico viene sviluppato solo in termini contabili, cioè di calcolo della misura del taglio della spesa destinata indistintamente al comparto sanitario. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: si allungano le liste di attesa, aumenta la spesa sanitaria privata, sale la tassazione nelle regioni sottoposte al piano di rientro. Tutte le ultime indagini confermano questi risultati. Non facciamo quindi fatica a giudicare la politica dei tagli lineari al servizio sanitario nazionale come anacronistica e fortemente autolesionista per un sistema che aveva prodotto finora risultati tali da porre l’Italia ai primi posti

D

MAGGIO 2014

nelle classifiche dell’Oms sulla tutela della salute. Ed è più di un anno che Aiop ha posto in evidenza, invece, l’esigenza di puntare su altro, su meccanismi di competizione che rendano il sistema virtuoso, orientato alla qualità delle prestazioni, al miglioramento organizzativo, all’efficienza delle scelte di spesa. Sono stati indicati anche gli strumenti: il pagamento uniforme per tutte le strutture che operano per conto del Ssn, una tariffazione rapportata ai costi sostenuti, la terzietà nei controlli di qualità e nella valutazione finanziaria. Aiop non ha inventato nulla. Era già tutto scritto sia nella riforma del 1992 che sul Piano sanitario nazionale 1994-1996. È stata una riforma tradita. Sono bastati pochi anni e siamo ritornati al passato: il pagamento a piè di lista per le strutture pubbliche, budget e tagli per il settore privato accreditato e una

continua crescita della spesa pubblica, nascosta in alcune regioni con una riduzione, di fatto, delle prestazioni. Da più di un anno partecipo a convegni e cerco confronti personali e confesso di provare un po’ di amarezza quando i temi dibattuti riguardano unicamente il rapporto pubblico-privato in sanità, un discorso in cui si rischia di far prevalere il dato ideologico più che la sostanza della tutela della salute. Mi piacerebbe parlare di qualità delle prestazioni, di sforzi per raggiungere l’eccellenza, di cui questo Paese ha pure dimostrato di essere capace. Sono questi i temi che i nostri cittadini hanno a cuore, soprattutto quando devono scegliere soluzioni per la loro salute senza guardare alla natura giuridica dell’ospedale di cui varcano la porta. Questi sono gli obiettivi che l’Italia merita.

SANISSIMI

11


EDITORIALE

Diritto alla salute per tutti i cittadini di Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i diritti del malato

al 1980 il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, grazie all’attività delle sue 300 sezioni locali e dei servizi Pit Salute presenti su tutto il territorio nazionale, tutela e promuove i diritti delle persone per un’organizzazione del servizio sanitario nazionale più umana, efficace, efficiente, sicura e trasparente. I principali obiettivi del Tdm sono: garantire ai cittadini un supporto per far valere le loro legittime aspettative, fornendo strumenti e interventi necessari per tutelare e proteggere i propri diritti; far contare il punto di vista dei cittadini nelle decisioni generali da prendere in sanità; tutelare e contribuire a rilanciare il servizio sanitario pubblico, che rappresenta un bene comune universale, equo e solidale. Oggi la funzione del Tdm è fondamentale per garantire la tutela effettiva del diritto alla salute: lo

D

MAGGIO 2014

dimostrano le oltre 25mila segnalazioni ricevute nell’ultimo anno relative alle difficoltà che i cittadini incontrano nei servizi sanitari. La prima è quella di accedere tempestivamente alle prestazioni sanitarie pubbliche, a causa di ticket sempre più elevati e delle lunghe liste di attesa, anche in oncologia. La conseguenza è che molte persone rinunciano alle cure di cui hanno bisogno o le posticipano. Proprio per questo il Tribunale del malato è impegnato in una campagna nazionale sulle liste di attesa per monitorare e denunciare i reali tempi di attesa che vengono prospettati ai cittadini e per proporre soluzioni concrete a vantaggio delle persone. Seguono le difficoltà che vivono i cittadini all’interno dei nostri ospedali alle prese con chiusure parziali e totali, riduzione dei posti letto, blocco del turn over del personale sanitario

e un’assistenza territoriale ancora carente e inadeguata ai reali bisogni delle persone. Una situazione frutto dei tagli lineari che hanno inciso negativamente solo sui servizi e sui diritti, lasciando inalterati sprechi, corruzione, clientele, privilegi e inefficienze del sistema. Per questo il Tdm ha lanciato la campagna “I due volti della sanità. Tra sprechi e buone pratiche la road map per la sostenibilità vista dai cittadini”, alla quale tutte le persone possono partecipare per segnalare gli sprechi e le esperienze positive di cui sono a conoscenza: uno strumento pratico per cominciare a eliminare le inefficienze e non avere più scuse per continuare con i tagli lineari. E ancora il Tdm lavora per garantire maggiore sicurezza ed equità di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale, nonché il rispetto della dignità della persona.

SANISSIMI

13


Sanissimi in pillole Uno studio pubblicato sulla rivista The Scientific World Journal evidenzia che il 70% delle donne incinte soffre di ansia o depressione durante la gravidanza. A essere maggiormente a rischio sono le donne che hanno un precedente nella storia familiare. La depressione e l’ansia durante la gestazione sono più frequenti della depressione post-partum. Esistono però alcune regole che aiutano ad affrontare il problema: dormire bene, (almeno sette ore), fare attività fisica con regolarità 4 volte a settimana, non isolarsi, cercare un aiuto professionale nel caso in cui i sintomi di ansia incidono sull’appetito e sul sonno. •

I pediatri della la Società italiana medici pediatri (Simpe) evidenziano che il 43% dei ragazzi italiani sotto i 14 anni non sa nuotare. Ogni anno circa 80, tra bambini e adolescenti, perdono la vita in acqua. Per diffondere le tecniche di primo soccorso la Simpe, in collaborazione con il Ministero della Salute, ha organizzato, la prima Settimana nazionale dell’acquaticità, che si terrà a luglio, durante la quale in 20 località balneari italiane 200 medici pediatri spiegheranno come prevenire l’annegamento o soccorrere chi rischia di affogare. “Il progetto prevede anche la diffusione di materiale informativo su tutto il territorio nazionale – ha spiegato il presidente del Simpe, Giuseppe Mele –. Inoltre, sarà realizzato un quaderno sulla sicurezza in acqua dedicato a bambini fra i 6 e gli 11 anni, grazie al quale i piccoli impareranno come giocare fra le onde senza rischi”. •

14

SANISSIMI

La rinite allergica, anche quando colpisce in età pediatrica, può essere efficacemente controllata. Gli allergologi della Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (Siaip) hanno raccolto le regole di base in un vademecum per orientare i genitori. È importante non ritardare la terapia appropriata, che presuppone sempre l’intervento dello specialista allergologo. Il ricorso agli antistaminici permette di controllare i sintomi, altrimenti è possibile passare agli steroidi nasali, che possono essere utilizzati in sicurezza dai tre anni di età e rappresentano i farmaci con maggiore effetto sui sintomi, in particolare l’ostruzione nasale. L’immunoterapia specifica “è l’unica terapia – si legge nella guida – in grado di influire sulla storia naturale della patologia allergica”. •

MAGGIO 2014


Gli italiani che riescono a superare la soglia dei cent’anni sono sempre più numerosi. Secondo i dati raccolti dall’Istat, diffuso da Coldiretti, tra il 2001 e il 2011 il numero di centenari italiani è aumentato del 138% (passando da 6.313 a 15.080), di questi l’83,7% è rappresentato da donne. Il censimento ha rilevato l’aumento dell’aspettativa di vita media degli italiani, che per gli uomini è aumentata di 2,4 anni, attestandosi a 79,4 anni, e per le donne di 1,7 anni, raggiungendo gli 84 anni e mezzo. Fra gli elementi che aiutano a vivere più a lungo c’è l’alimentazione. Come ha sottolineato Coldiretti, “è ormai accertato scientificamente che la dieta mediterranea è uno dei fattori che garantisce una vita più lunga”. •

Uno studio condotto dal Ministero della Salute mette in evidenza i costi sociali della sclerosi multipla, che superano complessivamente i 2,7 miliardi di euro. La sclerosi multipla è la seconda causa di disabilità neurologica e conta in Italia 70mila pazienti. Il costo medio annuo per paziente al 2011 è stato stimato tra i 23mila euro per pazienti con disabilità lieve e i 63mila euro per pazienti con disabilità grave. Tra i punti critici c’è la riabilitazione, i cui costi ammontano a 3.418,4 euro e rappresentano il 26,7% dei costi sanitari dei quali una quota considerevole sono dovuti al ricovero in ospedale per riabilitazione. Lo studio ha inoltre messo a punto una serie di indicatori funzionali che consente di dare scientificità alla misurazione dell’utilità della riabilitazione nel restituire non solo singole abilità funzionali, ma più ampiamente autonomia e qualità di vita alle persone con SM”.•

MAGGIO 2014

L’Europa è in cima alla classifica mondiale del consumo di alcol, questo è il verdetto emesso dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’Europa consuma 10,9 litri di alcol puro a persona in un anno nel periodo 2008-2010 più di 4 litri sopra la media mondiale, attestata intorno a 6,2 litri di consumo pro capite nell’ultimo biennio rilevato. Secondo il rapporto dell’Oms, nel 2010 ci sono stati 3,3 milioni di morti per malattie correlate all’alcol (circa 200, tra cui cirrosi epatica e cancro). L’Italia è più moderata, infatti, rispetto ai 10,5 litri pro capite di alcol puro del 2010, si è passati a 6,7 litri nel 2013. Oggi l’Italia, secondo l’Oms, si segnala per un livello di rischio-dipendenza 1, mentre Russia e Ucraina, con i loro 16,5 litri e 13,9 litri pro capite, sono entrambe al livello 5. •

SANISSIMI

15


SANISSIMI IN PILLOLE

Passo avanti dei ricercatori dell’Istituto superiore di sanità nella lotta alla sindrome di Rett, grave malattia del neurosviluppo, oggi non ancora curabile. Lo studio, coordinato da Gianni Laviola e Bianca De Filippis, ricercatori del Dipartimento di biologia cellulare e neuroscienze dell’Iss, è stato pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology, in cui si dimostra il potenziale terapeutico di un trattamento basato sulla stimolazione di un recettore della serotonina nel sistema nervoso centrale. Rara e diffusa principalmente fra le femmine, la sindrome di Rett si manifesta intorno a un anno di età, quando le bambine colpite da questa patologia di origine genetica, cominciano a perdere le capacità acquisite nel linguaggio, nel movimento e nella relazione con il mondo esterno. •

16

SANISSIMI

Il ministero della Salute, Beatrice Lorenzin, ha deciso, su istanza di Coldiretti, di rimuovere gli ostacoli che impedivano la libera circolazione di dati sull’uso di ingredienti importati spacciati per autenticamente italiani. La decisione è stata presa dopo le ripetute proteste degli agricoltori italiani al Brennero e le molteplici iniziative di mobilitazione messe in campo da Coldiretti al fine di contrastare le aggressioni al made in Italy conseguenti alla lavorazione nel nostro Paese di prodotti alimentari oggetto di importazione o di scambio intracomunitario e la successiva messa in commercio come prodotti autenticamente italiani. •

Rendere più efficace l’impegno nella diffusione della cultura dell’allattamento al seno, rafforzando l’informazione scientifica in campo nutrizionale rivolta ai pediatri. Nasce con questo obiettivo il sito www.allattamento.sip.it della Società italiana di pediatria, dedicato ai professionisti e a tutti coloro che sono interessati ad approfondire la conoscenza dell’argomento. Il sito web ospita lavori scientifici, linee guida e pro-

tocolli, oltre a una raccolta della normativa italiana. Una rubrica è dedicata alla segnalazione di realtà sul territorio che incoraggiano l’allattamento al seno, mentre lo “speaker’s corner” raccoglie idee e proposte per incentivarlo. •

MAGGIO 2014


Scade il 30 settembre 2014 il termine per presentare le candidature alla terza edizione del progetto “Under 40 in hematology - Giovani ematologi a confronto” lanciato dalle scietà mediche Sie e Sies. L’iniziativa ha lo scopo di premiare i lavori scientifici e i progetti di ricerca nel settore dell’ematologia presentati da giovani. Il progetto si sviluppa in 2 fasi: una prima selezione dei lavori pervenuti da parte dello steering committee e una seconda fase in cui gli autori selezionati presenteranno il loro lavoro durante il “final contest”che si terrà a Roma il 13-14 novembre 2014. Possono partecipare i ricercatori italiani (biologi, biotecnologi, medici specializzandi e specializzati in ematologia) che non abbiano compiuto i 40 anni entro il termine per la consegna dei lavori. •

MAGGIO 2014

Si tratta di un portale della Federazione nazionale collegi infermieri dell’Ipavsi, realizzata dagli infermieri, che contiene indicazioni professionali per gestire molti aspetti della salute familiare. Innovativo, facilmente accessibile e consultabile, è ricco di notizie continuamente aggiornate, presentate in un linguaggio semplice da professionisti competenti ed esperti in fatto di assistenza. Sul sito è già disponibile per il download il primo vademecum, “Anni d’argento, anni di valore”, dedicato alla terza e quarta età, con consigli su alimentazione e corretti stili di vita per trascorrere serenamente questa fase della vita. •

È stato messo a punto da un gruppo di scienziati del Medical Center della Georgetown University di Washington un nuovo test che permette di predire con probabilità superiore al 90% se una persona in salute svilupperà l’Alzheimer o una forma di declino cognitivo entro i 3 anni successivi. L’analisi del rischio si basa sulla valutazione dei livelli di 10 diversi tipi di lipidi nel sangue. Come hanno spiegato i ricercatori della Georgetown University, lo stadio pre-clinico della malattia offre un lasso di tempo utile per modificare la malattia. Secondo i ricercatori il test potrebbe essere pronto per essere utilizzato in studi clinici entro i prossimi 2 anni. •

SANISSIMI

17


IN COPERTINA • Cesare e Marta Benedetti

L’INDUSTRIA DEL FARMACO CREA SINERGIE UN CONFRONTO FRA MULTINAZIONALI E MEDIE IMPRESE. CESARE E MARTA BENEDETTI DI ZETA FARMACEUTICI RIVELANO QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO. UN SETTORE IN CUI ATTORI DI DIVERSE DIMENSIONI DANNO APPORTI DIFFERENTI MA COMPLEMENTARI di Luca Càvera uando si parla di industria farmaceutica, il pensiero va sempre alle grandi multinazionali del farmaco. Nella realtà italiana, però, scorrendo la lista degli associati a Farmindustria, sono molti i nomi delle medie imprese. Queste, pur con dimensioni e numeri diversi, condividono con le sorelle maggiori gli stessi obiettivi: investire sulla ricerca per sviluppare prodotti farmaceutici a elevate prestazioni. A distinguerle, a conti fatti, è soltanto l’approccio, che però vale uno scarto qualitativo importante, spessissimo a vantaggio delle medie imprese. Le parole chiave di questo approccio sono dinamicità, flessibilità, servizio e attenzione alle più specifiche necessità del mercato. In questo modo la media impresa farmaceutica individua le strategie per incrementare la produttività in maniera sostenibile, mentre le multinazionali, più semplicemente, delocalizzano, trasferendo le linee produttive verso paesi con un basso costo del lavoro. Inizia da questo tema la conversazione con Cesare e Marta Benedetti, padre e figlia, presidente e amministratore delegato della Zeta Farmaceutici di Vicenza, so-

Q

18

SANISSIMI

cietà per azioni con quattro vocazioni produttive, svolte in regime di GMP (Good Manufacturing Procedures): farmaceutica, medical device, integratori e cosmetica, che controlla anche il noto marchio Marco Viti. La crisi economica ha accorciato o ampliato la distanza fra le multinazionali del farmaco e le medie e imprese? Cesare Benedetti: «Se prendiamo come riferimenti le dimensioni di fatturato, il numero di articoli prodotti, il numero di dipendenti e la potenza di investimento, certamente la lotta risulta invariabilmente impari. Tuttavia, se guardiamo meno alla quantità e più alla qualità, possiamo cogliere le sfumature che sfuggono ai numeri. Utilizzando una metafora, possiamo vedere la multinazionale come un elefante e la media impresa come una lepre. A caratterizzare il primo è l’indubbia forza, che procede incontrastata, tuttavia con lentezza. Al contrario, la lepre, seppur meno forte, è certamente più veloce e dinamica. Ha cioè la possibilità di fare quegli scatti, quei cambiamenti di direzione re-

MAGGIO 2014

¬


Cesare e Marta Benedetti • IN COPERTINA

Marta Benedetti, amministratore delegato della Zeta Farmaceutici Spa di Vicenza - www.zetafarm.it

MAGGIO 2014

SANISSIMI

19


IN COPERTINA • Cesare e Marta Benedetti

¬

pentini, che all’elefante sono assolutamente impossibili. Uscendo dalla metafora, la multinazionale può lavorare sulle economie di scala con ingenti investimenti in automazione, aumentando il volume dei pezzi prodotti e contraendone il costo. Perché però i costi si contraggano, deve necessariamente rinunciare, per esempio, a una differenziazione dei formati su piccole serie. Ed è qui che entra in gioco la media impresa, che ha la struttura idonea a curare il dettaglio». Automazione sembrerebbe dunque sinonimo di rigidità produttiva. Marta Benedetti: «L’automazione totale di un sistema non può che avere per esito la rigidità, che naturalmente non è un disvalore o un valore in sé, ma va messa in relazione agli obiettivi di sviluppo. Come Zeta Farmaceutici i nostri ultimi investimenti sono andati nella direzione di una semi-automazione, ovvero un sistema che tenga insieme l’efficienza della macchina con la dinamicità dell’intelligenza umana. Un esempio concreto è stato la realizzazione di un nuovo magazzino per lo stoc-

20 SANISSIMI

caggio dei prodotti finiti inaugurato nel 2013: una superficie di 10mila metri quadri che, grazie a una procedura di acquisizione flessibile, soddisfa le esigenze di approvvigionamento dei nostri clienti. Nell’ultimo mese, poi, abbiamo avviato anche la ristrutturazione dell’ex magazzino prodotti finiti, liberando così spazio in una struttura centrale che ci permetterà di ampliare le linee di produzione e di conseguenza la produttività». Esistono collaborazioni fra voi e le multinazionali? M. B.: «Collaboriamo su molti aspetti riguardanti la ricerca e lo sviluppo. Spesso ci viene commissionato lo sviluppo di un particolare, che, per esempio, servirà alla ricerca successiva, che proseguirà la multinazionale committente. Anche in questo caso emerge la dinamicità della media impresa rispetto alla grande realtà industriale, che sfrutta la nostra capacità di curare il dettaglio come innesco per il processo di ricerca. In altri casi, lavorando sui principi attivi e le molecole già sviluppate e disponibili sul mercato, individuiamo nuove declinazioni o possibilità che la stessa casa madre del principio attivo non aveva ancora sperimentato».

MAGGIO 2014


Cesare e Marta Benedetti • IN COPERTINA

La media impresa può attuare cambiamenti a velocità insostenibili per una multinazionale

Cesare Benedetti, presidente della Zeta Farmaceutici Spa di Vicenza

Come giudica l’attuale trasformazione che sta investendo la rete delle farmacie italiane? C. B.: «È un’evoluzione importante, che renderà la farmacia non più un punto vendita di farmaci, bensì il primo presidio sanitario sul territorio, grazie all’offerta di servizi di base – penso alla possibilità di effettuare analisi e prenotazioni, senza mai dimenticare però anche il ruolo di punto di riferimento e consiglio – che andranno a sgravare ospedali e altre strutture sanitarie. Affinché questo processo evolutivo si realizzi appieno è necessario che i tre soggetti interessati, cioè Stato, industria farmaceutica e farmacie, rafforzino la fiducia reciproca e la collaborazione, dato che gli obiettivi dei tre soggetti alla fine convergono in uno: garantire un servizio efficiente al cittadino». Avete preso in considerazione anche l’opzione del mercato internazionale? C. B.: «La nostra attenzione è rivolta principalmente al mercato nazionale, perché secondo noi ci sono ulteriori e importanti spazi di crescita. Tutta-

MAGGIO 2014

via osserviamo con estremo interesse anche quanto accade sui mercati internazionali, dove abbiamo cominciato a muovere i primi passi. Lo facciamo con estrema cautela, perché una penetrazione importante in un paese estero richiede investimenti molto onerosi e, soprattutto, ricchi di incognite: ogni paese, infatti, ha le sue regole e i suoi diversi canali di vendita. Abbiamo scelto pertanto di procedere un passo alla volta, cercando innanzitutto di capire quali sono i mercati potenziali». Quali potrebbero essere questi mercati e con quale strategia vorreste approcciarli? M. B.: «Certamente Europa, Asia, con in testa la Cina, che ha potenzialità enormi. Negli anni scorsi ci siamo anche avvicinati all’area balcanica, tuttavia non è un mercato numericamente molto interessante rispetto ai nostri obiettivi. La strategia che immaginiamo è quella di creare delle joint venture con aziende in loco, in modo da creare una struttura funzionale alle nostre esigenze e declinata secondo le dinamiche del mercato locale».

SANISSIMI

21


FARMACI • L’uso in Italia

CRESCE IL CONSUMO, MA LO STATO RISPARMIA VENGONO PRESCRITTI MEDICINALI PIÙ COSTOSI MA GLI ITALIANI STANNO IMPARANDO A FAMILIARIZZARE CON I GENERICI. IL QUADRO CONTRADDITTORIO CHE EMERGE DALLA RICERCA OSMED SUL RAPPORTO DEI CITTADINI CON I FARMACI di Teresa Bellemo

ei primi nove mesi del 2013 il consumo dei medicinali è cresciuto del 2 per cento, insieme alla spesa sostenuta dai cittadini, che è aumentata del 3,9 per cento, mentre è diminuita del 4 la spesa farmaceutica a carico del servizio sanitario nazionale. Sono questi i dati più significativi contenuti nel rapporto Osmed, l’Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali, dal titolo “L’uso dei farmaci in Italia gennaio-settembre 2013”, presentato a Roma lo scorso febbraio. Nei primi nove mesi dello scorso anno gli italiani hanno acquistato un totale di 1.398 milioni di confezioni di medicinali (classe di rimborsabilità A e C), per una media di circa 23 confezioni a testa. I farmaci per l’apparato cardiovascolare restano in testa alla graduatoria di consumo e spesa, seguiti dai medicinali per l’apparato gastrointestinale e per il metabolismo. Il rapporto evidenzia, inoltre, che gli italiani fanno largo uso di antidepressivi e finalmente iniziano a utilizzare i medicinali a brevetto scaduto, che hanno costituito il 65 per cento delle dosi giornaliere consumate ogni mille abitanti (+7,7 rispetto al 2012) e il 46 per cento della spesa convenzionata, con una crescita rispetto allo scorso anno di quasi cinque punti percentuali. Complessivamente, i primi venti principi attivi a brevetto scaduto rappresentano circa il 50 per cento delle

N

22 SANISSIMI

MAGGIO 2014


L’uso in Italia • FARMACI

Nel 2013 si è riscontrata un’incidenza del 12,7 per cento della partecipazione a carico del cittadino

dosi giornaliere. I dati raccolti provengono dal monitoraggio della spesa farmaceutica convenzionata a livello sia nazionale che regionale, grazie all’elaborazione di oltre 500 milioni di ricette prescritte dai medici di medicina generale e inviate dalle circa 18mila farmacie del territorio. Nei primi nove mesi del 2013 la spesa farmaceutica nazionale totale, sia pubblica che privata, è stata di 19,5 miliardi di euro, di cui il 74,7 per cento è stato rimborsato dal servizio sanitario nazionale. Quella territoriale pubblica è stata invece pari a 8.799 milioni di euro, con una riduzione del 3,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La riduzione è dovuta principalmente all’abbassamento del 4,9 per cento della spesa farmaceutica convenzionata, ma sono i consumi in regime di assistenza convenzionale che crescono significativamente, con incrementi sia del numero di ricette che delle confezioni, rispettivamente del 3,2 e del 2,6 per cento. Questo significa che in media, ogni giorno, è stato utilizzato l’equivalente di circa 14 confezioni per abitante. Oltre a questo dato, nel 2013 si riscontra però una maggiore incidenza - il 12,7 per cento - della partecipazione a carico del cittadino. Le motivazioni principali sono soprattutto l’incremento del ticket fisso per ricetta dei medicinali di classe A (+5 per cento), ma anche il ticket per confezione e la quota

MAGGIO 2014

a carico del cittadino oltre il prezzo di riferimento per tutti quei medicinali a brevetto scaduto. Dunque, è per questo che la spesa privata, che comprende tutte le voci di spesa sostenute dal cittadino, ha registrato un incremento del 3,9 per cento. Per quanto riguarda le strutture sanitarie pubbliche, invece, nei primi nove mesi del 2013 la spesa per i medicinali è stata pari a poco più di 100 euro pro capite, in crescita del 3,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le dosi sono diminuite del 20,3 per cento. In termini di spesa a carico del Ssn, quindi, si registrano andamenti opposti nel canale convenzionale rispetto a quello non convenzionale (dato dagli acquisti delle strutture sanitarie pubbliche), che invece è caratterizzato da consumi in riduzione e spesa crescente. La causa principale della riduzione della spesa pubblica si può riscontrare dunque nella diminuzione dei prezzi (-4,7 per cento), mentre si è assistito a un lieve spostamento della prescrizione verso categorie più costose e a un aumento nei consumi (+1,9 in termini di dosi giornaliere). Da sottolineare, infine, che nell’assistenza convenzionata i medicinali si concentrano su un numero limitato di principi attivi. Infatti, le prime 30 sostanze rappresentano il 48 per cento della spesa farmaceutica lorda.

SANISSIMI 23


FARMACI • Silvio Garattini

DI GENERICO C’È SOLO IL NOME di Teresa Bellemo CHE SI VOGLIA CHIAMARLI EQUIVALENTI, O A BREVETTO SCADUTO, RESTA IL FATTO CHE NEL 2013 AVREBBERO POTUTO FAR RISPARMIARE UN MILIARDO DI EURO AI CITTADINI ITALIANI. NON È POCO IN ERA DI SPENDING RIEVIEW omplessivamente, il consumo di farmaci a brevetto scaduto rappresenta il 62 per cento dei consumi in regime di assistenza convenzionata e il 37,7 della spesa netta convenzionata. Il rapporto Osmed sull’utilizzo dei farmaci in Italia parla chiaro: il consumo aumenta, ma non decolla. Soprattutto in confronto ad altri paesi europei, come Inghilterra, Francia e Germania. Le motivazioni addotte sono quasi sempre le stesse: abitudine dei consumatori, pubblicità, eccipienti diversi, diffidenza persino di una certa parte di medici. Anche il nome però non aiuta. «La gente li conosce come generici, un termine che suona male ma quello che è generico non è il farmaco, bensì il suo nome» sottolinea Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano. Se

C

24

SANISSIMI

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche Mario Negri di Milano

poi si calcola che in Italia dal 2005 i generici vengono chiamati equivalenti, sembra chiaro che non si tratti di un problema di efficacia, quanto piuttosto di una giusta ed equa comunicazione ai cittadini, non solo sui farmaci a brevetto scaduto, ma anche sulle buone pratiche per far sì che l’allungamento delle aspettative di vita prosegua di pari passo con il benessere. Secondo la ricerca OsMed “L'uso dei farmaci in Italia” i più prescritti sono i farmaci cardiovascolari. Che significato ha a livello sociale? «L’allungamento della vita media, particolarmente notevole in Italia, ha comportato l’aumento della prevalenza di pazienti portatori di malattie cardiovascolari. In generale i farmaci cardiovascolari sono certamente attivi e hanno un rapporto favorevole fra benefici ed effetti tossici. A questi farmaci si deve la diminuzione della mortalità dovuta a ragioni cardiovascolari, anche se spesso purtroppo sono utilizzati in modo non appropriato».

MAGGIO 2014


Silvio Garattini • FARMACI

Quali potrebbero essere le pratiche utili a ridurre il costante aumento dell'utilizzo di questi farmaci negli ultimi anni? «Molte delle malattie cardiovascolari non piovono dal cielo, ma sono il frutto delle nostre cattive abitudini di vita. Fumo, alcol, sedentarietà, sovrappeso, diete povere di vegetali sono fattori di rischio molto importanti. Se tutti adottassero migliori stili di vita sarebbero necessari meno farmaci, meno ospedalizzazioni e, alla fine, minori spese. Sono necessari importanti programmi di prevenzione che oggi purtroppo mancano». La diffusione del farmaco generico si sta ampliando. Secondo lei quali le motivazioni e quali i vantaggi per il Ssn? «Attualmente il farmaco dal nome generico - questa è la corretta definizione - è poco utilizzato, perché le multinazionali hanno diffuso un’informazione priva di fondamento, secondo cui questi farmaci sarebbero meno efficaci dei farmaci con il nome di fantasia. Nel 2013 i cittadini che hanno scelto quest’ultima categoria di farmaci hanno pagato quasi un miliardo di euro senza avere alcun vantaggio». La ricerca infatti attesta che chi sceglie un generico fa parte di una percentuale ancora relativamente bassa rispetto a quelle del resto d'Europa. Quali sono le fasce più resistenti e come riuscire a migliorare queste cifre? «La differenza è molto importante perché da noi i farmaci generici rappresentano il 20 per cento, mentre in Inghilterra e Germania siamo nell’ordine del 60-70 per cento. Purtroppo, c’è la convinzione che i farmaci più cari siano i migliori, mentre non è sempre vero, anzi spesso è il contrario. Occorre far conoscere ai medici i risultati degli studi – oggi mantenuti segreti dalle autorità regolatorie – che mostrano l’equivalenza fra farmaci dal nome generico con quelli dal nome di fantasia».

MAGGIO 2014

Da noi i farmaci generici rappresentano il 20 per cento, mentre in Inghilterra e Germania siamo nell’ordine del 60-70

Su questo fronte quali sono le colpe delle aziende farmaceutiche? Perché oggi una confezione ad esempio di Ibuprofene in Gran Bretagna costa anche 20 pence e qui non costa mai meno di 4 euro? «Per quanto riguarda i farmaci cosiddetti di fascia A, quelli rimborsati dal Ssn, i prezzi in Italia sono fra i più bassi d’Europa. Proprio per questo le industrie farmaceutiche possono stabilire liberamente il prezzo dei farmaci di fascia C, che, appunto, risultano più cari rispetto agli altri Paesi europei. I farmaci di fascia C, pagati direttamente da chi li acquista, comprendono farmaci non strettamente necessari, spesso poco efficaci. Per l’Ibuprofene il problema è che in Italia abbiamo confezioni da 30 compresse, mentre sarebbero sufficienti confezioni con 6-8 compresse. Inoltre, non si applica il principio che ogni nuovo prodotto con lo stesso principio attivo dovrebbe essere approvato solo se ha un prezzo minore rispetto a quelli già in commercio». Qual è la sua opinione riguardo il recente caso Roche-Novartis? «Spetta alla Magistratura dare un giudizio. Dal punto di vista farmacologico e clinico è inaccettabile che due farmaci, sostanzialmente equivalenti, abbiano un prezzo così sproporzionatamente diverso».

SANISSIMI 25


CHIRURGIA ORALE • Antonio Barone

L’OBIETTIVO È LA SALUTE DEL PAZIENTE di Giacomo Govoni

n passato la chirurgia orale richiedeva spesso soluzioni di compromesso per il paziente, sia dal punto di vista estetico che funzionale. Negli ultimi anni, invece, è andata sviluppandosi una tecnica che consente di realizzare protesi fissate non più su denti o appoggiate alle gengive, ma ancorate direttamente all’osso. «L’implantologia - spiega Antonio Barone, presidente della Società italiana di chirurgia orale e implantologia - ha indubbiamente rivoluzionato l’approccio clinico per numerose procedure odontoiatriche, evolutesi in trattamenti affidabili e quasi completamente predicibili per larga parte delle necessità dei nostri pazienti».

I

L’implantologia ha segnato una svolta nel campo della chirurgia odontoiatrica. Quali nuove

26

SANISSIMI

NON ESISTE IL DUALISMO TRA VECCHIE E NUOVE TECNICHE. ESISTONO PIÙ SOLUZIONI TERAPEUTICHE, TALUNE ANCHE MOLTO SOFISTICATE, PER RESTITUIRE AL PAZIENTE LA COMPLETA FUNZIONALITÀ DEL CAVO ORALE

metodiche ha apportato? «L’evoluzione delle tecniche e la ricerca scientifica hanno consentito progressi notevoli. Attraverso l’utilizzo degli impianti abbiamo la possibilità di sostituire denti mancanti, persi dal paziente per varie cause, e costruire delle protesi di eccellenza. Il clinico dispone oggi di numerosi dispositivi e soluzioni per ottimizzare il piano di trattamento del paziente. Gli impianti possono essere utilizzati nella stragrande maggioranza dei casi clinici, ricorrendo a nuove tecnologie e a innovativi biomateriali in grado di ricreare la tridimensionalità e l’architettura volumetrica dei tessuti persi e successivamente inserire impianti osteointegrati». Rispetto a quali patologie o difetti dentali la tec-

MAGGIO 2014


Antonio Barone • CHIRURGIA ORALE

Da sinistra, Antonio Barone, presidente della Società italiana di chirurgia orale e implantologia; Annamaria Genovesi e Ugo Covani

Bisogna avere ben chiaro che non si possono abbandonare gli iter diagnostici e procedurali idonei in nome dell’economia

come malattie cardiovascolari, diabete scompensato e così via, alla base di una condizione di non operabilità o di maggior rischio chirurgico per il paziente. Un’accurata anamnesi e un consulto multidisciplinare con medici specialisti ci permettono oggi di selezionare attentamente il paziente candidato alla chirurgia implantare. Sicoi ha intrapreso una collaborazione con alcune tra le principali società scientifiche di medicina generale, al fine di stilare dei “consigli terapeutici” che costituiscano per il clinico una guida operativa di semplice consultazione per gestire quei pazienti caratterizzati da patologie sistemiche o assunzione di farmaci particolari». nica implantologica risulta più efficace? «L’implantologia è uno dei trattamenti di elezione dell’edentulia, ovvero dell’assenza dei denti. La perdita di denti si associa a modifiche importanti dei tessuti ossei e gengivali nel cavo orale o ad alterazione del tono muscolare e del viso. Nel caso di mancanza del singolo dente, in passato l’unica scelta era il ponte utilizzando i denti adiacenti: oggi l’impianto costituisce una valida alternativa terapeutica. In caso di mancanza totale di denti in passato l’unica scelta era la dentiera: oggi gli impianti offrono varie scelte a seconda delle necessità funzionali, estetiche e anche economiche del paziente». Ci sono controindicazioni che suggeriscono di non sottoporre il paziente a terapia implantologica? «La terapia implantologica ha controindicazioni sistemiche e locali. Per sistemiche intendo tutte quelle patologie,

MAGGIO 2014

Quanto alle controindicazioni locali? «Si possono identificare in condizioni di assenza di adeguata volumetria ossea, persistenza di infezioni pregresse, come la malattia parodontale non trattata oppure non adeguatamente trattata, e infine di presenza di patologie muscolari e articolari che non rispondono al trattamento. In ogni caso, un’adeguata procedura di diagnosi iniziale rimane il fondamento sia per individuare il miglior percorso di trattamento che per identificare le controindicazioni». Quali sono i criteri per stabilire che un intervento implantologico è andato a buon fine? «L’intervento di implantologia può essere di livelli differenti: di base, ovvero posizionamento di impianti in siti non compromessi; più complesso, in zone che richiedono tecniche specifiche; molto avanzato, caratte- ¬ SANISSIMI

27


CHIRURGIA ORALE • Antonio Barone

Un’accurata anamnesi e un consulto multidisciplinare con specialisti permettono di selezionare il paziente da sottoporre a chirurgia implantare ¬

rizzato a volte anche da più sequenze operative. Il clinico ha a disposizione alcuni parametri molto selettivi per monitorare gli impianti e stabilirne la condizione di buona o cattiva salute. In realtà ritengo che il vero successo dell’implantologia possa registrarsi quando si ripristina la funzione del paziente, ovvero le capacità masticatorie, fonatorie, relazionali e quando il restauro protesico risulta ben mimetizzato nell’ambito del suo cavo orale». I costi degli impianti talvolta sono ritenuti eccessivi. Possiamo fare un po’ di chiarezza in tal senso? «Si tratta di un tema molto dibattuto e anche mal affrontato. È evidente che le tecniche più complesse siano spesso le più costose, non solo in medicina perché ai fattori che determinano il costo di un prodotto c’è da aggiungere la qualità, legata ai materiali o alle tecniche utilizzate, ma anche alle capacità dell’operatore. Io credo che il costo della nostra attività debba andare di pari passo con un ritrovato rapporto medico-paziente e l’estrema qualità professionale di chi esegue una procedura, alla qualità dell’ambiente e dello staff. Non esiste una salute di serie A o di serie B. Ma non è nemmeno giusto che esista il low cost». Ciò significa che farsi impiantare una protesi richiede un certo esborso. «Il costo dell’implantologia in Italia è sicuramente elevato, ma il settore è altamente specialistico e sofisticato. Quando manca un dente singolo, tuttavia, un

28

SANISSIMI

impianto o un ponte in termini di costi tendono a equivalersi. Nei casi di mancanza totale dei denti, la cosiddetta dentiera potrebbe essere stabilizzata con l’ausilio di due o più impianti fino ai trattamenti più sofisticati. In linea generale, rimarco che dietro al costo delle procedure non ci sono solo tecnologie e prodotti utilizzati, ma anche e sempre il cervello e le mani del clinico che valuta, decide e opera. La sfida pertanto è individuare soluzioni adeguate alle possibilità dei pazienti, avendo però ben chiaro che non si possono abbandonare gli iter diagnostici e procedurali idonei in nome dell’economia». All’orizzonte si preannunciano nuove tecniche di riabilitazione impianto-protesica, che prevedono l’impiego di strumenti e materiali di ultima generazione. Quali le più innovative? «Di sicuro questa è l’epoca dell’avanguardia tecnologica. Oggi possiamo fare impianti con tecniche di chirurgia computer guidata, eseguire protesi a carico immediato ovvero inserirle lo stesso giorno del posizionamento degli impianti, utilizzare biomateriali di sintesi per ripristinare il volume osseo. Siamo veramente a un livello di conoscenza molto elevato e la ricerca oggi progredisce a ritmo incalzante, a volte vertiginoso. Io mi auguro che la ricerca volga sempre più verso la prevenzione delle malattie che provocano la perdita dei denti e allo studio di soluzioni intelligenti che consentano soluzioni riabilitative di buona qualità a costi contenuti».

MAGGIO 2014


Gianfranco Prada • IGIENE E PREVENZIONE

LA PREVENZIONE MANTIENE LA BOCCA SANA IL PEGGIORAMENTO DI PATOLOGIE ORALI E GLI ALTI COSTI DOVUTI ALLE CURE SI POSSONO EVITARE RECANDOSI DAL DENTISTA CON CADENZA REGOLARE di Giacomo Govoni li effetti della crisi si fanno sentire anche sulla salute, cura della bocca compresa e sono sempre meno gli italiani che vanno dal dentista. È la fotografia mostrata dall’Andi al congresso scientifico nazionale dello scorso novembre, da cui si evince che tra il 2007 e il 2012 circa mezzo milione di italiani hanno ridoto nel complesso la spesa mensile per la salute orale del 30,5 per cento. Un taglio imprudente, se si pensa che ogni anno spuntano 6.000 nuovi casi di eventi tumorali legati al cavo orale, con un’incidenza in aumento specie per l’uomo. «Si tratta di patologie – sottolinea Gianfranco Prada, presidente di Andi – che possono e devono essere intercettate per tempo per impedirne l’aggravamento».

G

In generale, quali sono le regole d’oro da osservare sul versante della prevenzione? «In termini di prevenzione della carie e delle malattie dei tessuti di sostegno del dente, è bene lavare i denti almeno due volte al giorno, utilizzando un dentifricio contenente fluoro, nella dose e nella concentrazione appropriata all’età e passare il filo interdentale una volta al giorno. Oltre all’igiene orale quotidiana, è però fondamentale che il cittadino si rechi almeno ogni sei mesi dal dentista per un controllo e un’ablazione del tartaro: un momento di semplice verifica, che consentirà di evidenziare per tempo qualsiasi problema del cavo orale». Col vantaggio, qualora tali problemi fossero diagnosticati, di poter contare su terapie all’avanguardia. Sulla cura di quali patologie dentali si sono compiuti i progressi più rilevanti? «Il confronto con le strumentazioni utilizzate anche fino

MAGGIO 2014

Oggi le maggiori innovazioni riguardano l’implantologia e le protesi, sostenute da tecnologie computer assistite come la Cad-Cam

a soli pochi anni fa è inclemente. Il progresso compiuto è legato alla continua ricerca di percorsi terapeutici sempre più predicibili in termini di stabilità di risultato e comfort per il paziente. Al momento i maggiori sviluppi sono nel settore dell’implantologia e della protesi, sostenute da tecnologie computer assistite come la Cad-Cam, ma anche nel settore dell’endodonzia e della conservativa i miglioramenti tecnologici e legati ai materiali sono stati molto significativi». ¬ SANISSIMI

29


IGIENE E PREVENZIONE • Gianfranco Prada

Gianfranco Prada, presidente dell’Associazione nazionale dentisti italiani

¬

Alla luce dello sviluppo tecnologico, esistono tipologie d’intervento divenuti di routine e altre invece in cui è maggiore la probabilità di errore? «In campo odontoiatrico non si può affermare che vi sia una prestazione più semplice di un’altra: se il caso clinico è stato ben impostato dall’inizio, utilizzando i corretti algoritmi diagnostici e avendo compreso a pieno le richieste e le aspettative del paziente, tutte le terapie diventano ben praticabili. Gli errori clinici intervengono quando si trascura l’importanza del rapporto fra medico e paziente e si riduce la terapia odontoiatrica a un mero rapporto commerciale».

Si accennava prima al rischio tumorale: quali iniziative promuove l’Andi su questo terreno? «L’associazione diffonde da sempre l’importanza della prevenzione: il 17 maggio si è tenuta l’ottava edizione dell’Oral cancer day, curata dalla Fondazione Andionlus, che ha visto scendere in piazza i dentisti Andi in ogni capoluogo di provincia per fornire informazioni su tali patologie. A ottobre si terrà poi la 33esima edizione del Mese della prevenzione dentale: l’unico esempio al mondo di un progetto di educazione sanitaria in atto da decenni e che tanto benessere ha portato alla popolazione italiana».

Tra le novità ministeriali in campo odontoiatrico, c’è la definizione delle cosiddette raccomandazioni cliniche. Quali indicazioni forniscono in tema di approccio terapeutico? «Con le raccomandazioni cliniche si rimettono al centro le priorità di qualsiasi trattamento in odontoiatria: il rapporto stabile di fiducia fra medico e paziente; l’importanza della diagnosi; la pratica clinica da svolgere secondo i protocolli; i percorsi virtuosi e individualizzati per la prevenzione di nuove patologie dentali. Nelle logiche diagnostiche, nelle scelte cliniche, nella selezione e nell’utilizzo dei materiali, le raccomandazioni cliniche indicano a ogni odontoiatra lo stesso livello di responsabilità e forniscono anche al paziente un riferimento certo e riconosciuto dei giusti percorsi di cura in odontoiatria».

Abusivismo e turismo odontoiatrico sono due pratiche che penalizzano l’esercizio della professione odontoiatrica. Come disincentivarle? «L’abusivismo in sanità, e in odontoiatria in primis, è una pratica aberrante: anche la politica si è finalmente convinta che non si possa più tollerare, vista la portata di rischi per il cittadino. È di queste settimane la notizia dell’approvazione, da parte del Senato, di un disegno legislativo che introduce pene severe per chi si macchierà di tale reato e speriamo si completi presto il percorso per trasformarlo in legge. Quanto al turismo odontoiatrico, è più mediatico che reale: interessa solo il 4 per cento dei pazienti italiani e di costoro la metà non ripeterebbe più tale esperienza».

30

SANISSIMI

MAGGIO 2014


POLITICHE SANITARIE • La sostenibilità del Ssn

LE SFIDE DELLA SANITÀ È UN CAMBIO DI PASSO QUELLO INVOCATO DAL MINISTRO DELLA SALUTE BEATRICE LORENZIN AI PRIMI STATI GENERALI SULLA SALUTE, CHE COINVOLGE OGNI COMPONENTE DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE. LE PRIORITÀ SONO RICERCA, PREVENZIONE E SOSTENIBILITÀ di Leonardo Testi

a condivisione di una nuova agenda della sanità ha rappresentato il motivo centrale della prima edizione degli Stati generali della salute, svoltisi l’8 e il 9 aprile all’auditorium Parco della musica di Roma. Un’occasione di confronto tra le istituzioni, gli enti, le imprese e gli operatori pubblici e privati per fare il punto sulle priorità della sanità italiana promossa dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. «È necessaria una strategia comune per capire dove andrà il sistema sanitario nazionale nei prossimi e decisivi quindici anni» ha dichiarato il ministro all’apertura dei lavori. In gioco c’è la sopravvivenza stessa del sistema, provato dal passaggio al federalismo, dalla crescita esponenziale della spesa pubblica e dalle pesanti criticità registrate dalle Regioni su questo fronte, tra commissariamenti e piani di rientri. L’obiettivo cardine è continuare a garantire la sostenibilità del Ssn, preservando le caratteristiche di università ed equità nell’accesso alle cure previste dalla Costituzione, con l’intenzione di evitare nuovi tagli lineari e ridurre gli sprechi, migliorando i meccanismi di efficientamento sul fronte della trasparenza e del controllo sull’erogazione delle prestazioni. «Veniamo da un periodo in cui il Ssn ha dato indietro 25 miliardi» ha sottolineato il ministro. Ora però è arrivato il momento di aprire una nuova stagione, bisogna assolutamente cambiare fase, servono rigore e programmazione in modo da costruire nuove certezze». Uno degli aspetti con cui il sistema sanitario italiano deve oggi confrontarsi è l’invecchiamento della popolazione italiana e il crescente numero di cittadini affetti da patologie croniche, malattie rare e multipatologie che richiedono trattamenti sempre più complessi. Da qui, la necessità di improntare un nuovo assetto delle cure e dell’assistenza primaria sul territorio puntando sui processi di de-ospedalizzazione, sulla rete dei servizi, sull’integrazione tra professionisti (il medico di

L

32 SANISSIMI

MAGGIO 2014


La sostenibilità del Ssn • POLITICHE SANITARIE

medicina generale, il farmacista, l’infermiere) e su una ridefinizione stessa dei profili sanitari. Centrale è il tema della prevenzione, articolata in diagnosi precoce e stili di vita corretti (alimentazione sana e movimento fisico), che è chiamata a svolgere un ruolo sempre più determinante nel ritardare l’insorgenza di patologie croniche e non solo, migliorando le condizioni generali della popolazione e, al contempo, dei conti pubblici. Si è discusso di formazione in merito alle professioni sanitarie, ma anche e soprattutto di ricerca, strumento fondamentale di lotta alla malattia e di attrazione degli investimenti. I ministeri della Salute e dell’Istruzione stanno lavorando per trovare i fondi necessari, almeno 42 milioni di euro, a integrare il numero delle borse di specializzazione in medicina. La responsabile del Miur, Stefania Giannini, ha sottolineato come la ricerca debba essere inserita in una cornice di programmazione, intervenendo anche sulle modalità di selezione per uscire dall’emergenza, favorire le eccellenze e arginare la fuga di cervelli all’estero. Un altro passaggio importante per il riassetto della sanità italiana è il Patto per la salute, che il ministro Lorenzin descrive come «un contratto tra Stato e Regioni, che dovrà essere molto più incisivo di quello del 2009, rimasto per il 60 per cento lettera morta». Anche in questo caso la parola chiave sarà programmazione. «Abbiamo il dovere di garantire a tutti l’accesso alle cure e per questo è indispensabile un grande lavoro da parte delle Regioni, incentrato su rigore e serietà. Con un impegno vero possiamo recuperare 900 milioni di euro da utilizzare per ridefinire i Lea, che sono fermi ormai da 12 anni» ha aggiunto Beatrice Lorenzin. Infine, in vista del semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Ue che partirà a giugno, il ministero è impegnato in incontri bilaterali con le delegazioni di diversi governi dell’Unione europea, tra cui quello lituano, lettone, greco e inglese. Al centro degli incontri c’è il rapporto tra migrazione e sanità, altro nodo non trascurabile della sanità di oggi e di domani.

È necessaria una strategia comune per capire dove andrà il sistema sanitario nazionale nei prossimi e decisivi dieci-quindici anni

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin

MAGGIO 2014

SANISSIMI 33


POLITICHE SANITARIE • Giacomo Milillo

UNA MEDICINA D’INIZIATIVA di Francesca Druidi LE CONDIZIONI DI SALUTE DEI CITTADINI POSSONO MIGLIORARE ATTRAVERSO UN NUOVO MODELLO DI ASSISTENZA PRIMARIA, DOVE UN RUOLO CENTRALE È AFFIDATO AL MEDICO DI BASE. NE PARLA GIACOMO MILILLO, SEGRETARIO GENERALE DELLA FIMMG

l potenziamento dei servizi territoriali e dell’assistenza primaria individua una delle priorità per la sanità italiana emersa dai recenti stati generali della salute dello scorso aprile. Nell’ambito di questo processo, anche il medico di famiglia è destinato a mutare il proprio profilo, come spiega Giacomo Milillo, segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale.

I

Quali sono le sfide per la riorganizzazione dell’assistenza primaria in Italia? «I problemi sul tavolo sono la sostenibilità del servizio sanitario nazionale, l’invecchiamento della popolazione e la cura delle ma-

34 SANISSIMI

lattie croniche, che richiedono un sostanziale cambiamento del medico di medicina generale e di tutto il Ssn. Al di là degli obiettivi di prevenzione, a prevalere fino a oggi è stato un atteggiamento di attesa: nel momento del bisogno, il cittadino si reca dal proprio medico o al pronto soccorso, denunciando il disturbo in modo che venga affrontato. C’è invece sempre più la necessità di affiancare alla medicina di attesa una medicina di iniziativa, un’attività proattiva che il medico esercita nei confronti dei pazienti, conoscendoli, valutando i rischi e invitando loro a compiere accertamenti e pratiche sanitarie tese a ottenere una diagnosi precoce e a prevenire le malattie cro-

MAGGIO 2014


Giacomo Milillo • POLITICHE SANITARIE

niche, trattandole in modo da evitare il più possibile le complicanze. L’Italia è particolarmente in ritardo su questo fronte». I vantaggi sarebbero importanti. «Oltre al guadagno in salute per gli assistiti, questa modalità terapeutica significa sostenere costi minori: agire sull’ipertensione, ad esempio, è meglio che intervenire su una malattia cardiaca conclamata o addirittura affrontare un eventuale ictus, conseguenza di un rischio cardiovascolare non controllato. Gli esperti mondiali riconoscono e certificano che questo tipo di assistenza funziona meglio se operata vicino a casa del cittadino. La sfida nella riorganizzazione dell’assistenza primaria consiste nel creare una vera prossimità, culturale e non solo medica, che però non può più limitarsi alla sola sanità di attesa». La definizione di nuovi modelli per l’assistenza territoriale presuppone una riqualificazione del ruolo del medico di famiglia. Seguendo quali direttrici? «Sono due le direttrici fondamentali. Una consiste nell’iniziativa del medico: un compito nuovo che richiede un’evoluzione sia nella sua preparazione che negli strumenti utilizzati. Non si può attuare una medicina di iniziativa senza una digitalizzazione della sanità a costi accettabili. E non è ipotizza-

bile che il medico sia solo nel perseguire questo obiettivo: serve personale infermieristico, socio-sanitario e di segretariato di supporto. Occorre soprattutto una nuova mentalità. Approcci di questo tipo hanno dato risultati eccezionali in termini di riduzione dei ricoveri, contenimento della spesa e miglioramento di qualità di vita delle persone. L’altra direttrice consiste nell’integrazione professionale. Alcuni aspetti non possono essere portati fino in fondo dal singolo medico di medicina generale, ma deve esserci una presa in carico dell’assistito tramite la collaborazione di soggetti diversi, tra cui farmacisti e specialisti (ortopedici, diabetologi, pneumologi, cardiologi)». Quali sono i principali cambiamenti che attendono il medico di medicina generale? «Dovrà imparare a lavorare in squadra, non solo con gli specialisti ma anche con gli altri medici. Non è più immaginabile lavorare in uno studio da solista, senza confrontarsi e coordinarsi in funzione dei servizi da erogare e della cosiddetta continuità dell’assistenza, con la quale si intende un’estensione non interrotta nel tempo degli obiettivi assistenziali. In concreto, laddove il medico di famiglia, che resta il punto di riferimento del paziente, sia assente, può intervenire un dottore con il quale il medico scelto colla-

¬

Giacomo Milillo, segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale

MAGGIO 2014

SANISSIMI 35


POLITICHE SANITARIE • Giacomo Milillo

Alla medicina di attesa va affiancata una medicina di iniziativa con cui il medico guida i pazienti a pratiche sanitarie tese a prevenire le malattie croniche ¬

bora costantemente, un dottore autorizzato ad acquisire le informazioni della cartella e pertanto a conoscenza dei progetti di assistenza formulati per il paziente. Il medico di famiglia dovrà, inoltre, imparare a rendicontare - prima di tutto a se stesso - le attività e i risultati attraverso una serie di indicatori». I medici di famiglia inizieranno a occuparsi dei disturbi legati alla sessualità dei pazienti. Come verrà strutturato questo nuovo approccio? «L’iniziativa è nata dalla constatazione che molti assistiti acquistano farmaci su internet senza prescrizione medica. Ed è soprattutto per i farmaci relativi alla sfera sessuale che si ricorre a questo canale. Un’azione non solo illegale, ma anche dalle conseguenze pericolose. Sulla base di questi dati, abbiamo compiuto un’indagine: mentre il 70 per cento dei cittadini con disagi e disfunzioni della sfera sessuale preferisce rivolgersi al proprio medico di famiglia, solo il 20 per cento di questi prende l’iniziativa per valutare la salute dei loro pazienti in quell’ambito. Esiste una domanda a cui non corrisponde un’offerta adeguata. Si tratta di un difetto della medicina generale attuale, pur con tutte le giustificazioni culturali del caso. La Fimmg ha perciò lanciato una campagna articolata in varie tappe:

36 SANISSIMI

stiamo innanzitutto sensibilizzando i medici di famiglia sull’importanza dell’argomento. Proporremo, inoltre, una formazione a distanza tesa a fornire indicazioni sulle tecniche di comunicazione e di approccio a questo tipo di problemi. Metteremo, infine, a disposizione degli utenti strumenti di informazione che diffonderemo in una fase successiva». In cosa nello specifico consisteranno questi strumenti? «Cartelli nei quali il medico si dichiara disponibile a raccogliere un’anamnesi e brevi questionari che gli assistiti potranno decidere di compilare in forma anonima e inserire in un raccoglitore collocato nella sala d’attesa oppure consegnare direttamente al medico durante la visita. Si tratta di una dichiarazione di interesse ad approfondire l’argomento, che non costringe l’assistito a essere esplicito ma autorizza il medico a formulare domande, innescando un colloquio che potrebbe essere risolutivo. In molti casi, infatti, non sono necessari consulti specialisti, ma informazioni utili anche a contrastare i pregiudizi. L’indagine sulla sfera sessuale è un tema delicato che registra ancora delle resistenze soprattutto da parte dei pazienti, i quali possono vivere come un’aggressione o un’intrusione la domanda del medico».

MAGGIO 2014


Carlo Signorelli • POLITICHE SANITARIE

RAFFORZARE LA PREVENZIONE ESTENDERE E RENDERE PIÙ OMOGENEO IL SISTEMA DI PREVENZIONE IN ITALIA È UNA PRIORITÀ. MA LE RISORSE INVESTITE DALLO STATO SONO ANCORA POCHE. LO SOSTIENE CARLO SIGNORELLI, VICEPRESIDENTE DELLA SITI di Francesca Druidi li stati generali della salute voluti dal ministro Lorenzin hanno ribadito la centralità strategica della prevenzione nelle politiche sanitarie del nostro Paese. Centralità che però fatica a imporsi concretamente nei numeri e nelle pratiche operative. Un segnale preoccupante è stato lanciato dalla Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), la quale ha sottolineato la presenza di una forte disomogeneità tra le regioni italiane in merito alle politiche di vaccinazione e di diagnosi precoce. «Non è solo la Siti a indicarlo – spiega il vicepresidente Carlo Signorelli – lo afferma anche una relazione dettagliata della Corte dei Conti, che evidenzia la carenza di iniziative di

G

Carlo Signorelli, vicepresidente della Siti

MAGGIO 2014

prevenzione come vaccinazioni e screening in alcune Regioni sottoposte al piano di rientro, quali Lazio e Campania». Facile intuire come questo scenario, con una prevenzione a macchia di leopardo sul territorio, vada a minare i caratteri di equità e universalità del sistema sanitario nazionale, espressi in questo caso come l’omogeneizzazione dei livelli di assistenza e l’accesso alle medesime opportunità di prevenzione. Va certamente ottimizzata la rete dei servizi di prevenzione, migliorando la collaborazione tra i soggetti coinvolti – istituzioni, medici, operatori e famiglie – ed è importante definire un documento fondamentale come il Piano nazionale della prevenzione (Pnp). Carlo Signorelli fa il punto sull’elaborazione del piano e sulle istanze che gli igienisti italiani discuteranno nei prossimi mesi. Quali sono le priorità di intervento e i nodi salienti del Piano nazionale della prevenzione 2014-18? «Il nuovo piano doveva essere pronto nell’autunno scorso e, come spesso accade, siamo in grave ritardo. Peraltro le bozze predisposte dal Ministero, discusse con le Regioni, lasciano perplessità evidenziate dalle società scientifiche e da altri addetti ai lavori. La medicina predittiva, protagonista indiscussa dell’ultimo Pnp, scompare; l’Expo dedicata alla sicurezza alimentare e all’ambiente non viene ritenuta un veicolo strategico per promuovere l’attività di prevenzione e, infatti, non è menzionata. Tra i macro obiettivi entrano i disturbi neurosensoriali, ma non si trova traccia della prevenzione delle antibiotico-resistenze,

SANISSIMI 37

¬


POLITICHE SANITARIE • Carlo Signorelli

¬ delle infezioni correlate all’assistenza, dell’osteoporosi, delle artrosi e artriti, delle ludopatie, dei possibili danni alla salute della sigaretta elettronica; tutti temi di grande attualità, ma evidentemente di nessun interesse per il programmatore nazionale».

Al Sud non decollano gli screening n Italia sono in aumento la copertura e la partecipazione ai programmi organizzati di screening (cervicale, mammografico e colorettale), ma questa tendenza non si riscontra nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove si registrano risultati ancora sganciati dal resto del Paese. A delineare questo scenario è il rapporto dell’Osservatorio nazionale screening, presentato a febbraio, diventato dal 2004 l’organo tecnico per il monitoraggio e la promozione dei programmi di screening oncologici di riferimento delle Regioni e del ministero della Salute (dipartimento della Prevenzione). Nel 2012 sono state oltre 10 milioni le lettere di invito spedite agli italiani per sollecitarli a sottoporsi gratuitamente a un test per la diagnosi preventiva del tumore; più di 5 milioni sono stati gli esami effettuati. A parte lo screening cervicale, gli incrementi di attività legati allo screening mammografico e colorettale sono attribuiti al Centro e al Nord Italia. Nel 2012 quasi 8 cittadini del Nord su 10 sono stati regolarmente invitati a uno screening colorettale, quasi 6 su 10 nel Centro e meno di 2 su 10 nel Sud Italia, un valore quest’ultimo in sostanziale stabilità con il 2011.

I

38 SANISSIMI

Si ripete sempre che la prevenzione rappresenta un tema centrale per la sanità. Ma quanto viene effettivamente destinato a essa? «Circa il 3,5 per cento del fondo sanitario nazionale, al di sotto del 5 previsto dai documenti di programmazione e dal buon senso, visto che tutti ritengono la prevenzione utile per migliorare la salute, far vivere più a lungo e far risparmiare costi per le cure. Non servono altri interventi, basterebbe rispettare il tetto del 5 per cento previsto per ora». In vista del congresso nazionale di ottobre, quali ritiene siano i temi chiave con cui dovrà confrontarsi la Società italiana di igiene? «C’è innanzitutto l’esigenza di mantenere e sostenere il servizio sanitario nazionale. Occorre poi valorizzare le iniziative di prevenzione, non solo a parole ma anche nei fatti. Si dovrà, inoltre, discutere degli scenari possibili delineati dalla modifica del Titolo V della Costituzione sulle modalità organizzative dei servizi di prevenzione territoriali».

MAGGIO 2014


Giuseppe Fallea • POLITICHE SANITARIE

AMBIENTI DI LAVORO, LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO di Marco Govoni

PER LA SALUTE E LA SICUREZZA DEI LAVORATORI, OCCORRE UNA CORRETTA VALUTAZIONE DEI RISCHI. L’EFFICACIA DELL’UNITÀ MOBILE PER LE VISITE IN AZIENDA. IL DOTTOR GIUSEPPE FALLEA INDICA LE DIRETTIVE

dati sul numero degli infortuni sul lavoro in Italia sono forniti dall’Inail, che, per il 2012, segnala oltre 585 mila casi denunciati. È una cifra che, pur in calo rispetto agli anni precedenti, dimostra tutta la gravità dei pericoli che corrono i lavoratori. È necessaria dunque una corretta valutazione dei rischi per garantire la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro. Giuseppe Fallea, responsabile della 626 MI.RO di Ercolano in provincia di Napoli, azienda specializzata nel servizio alle aziende nel campo della consulenza sulla tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro spiega che «In tema di legislazione i decreti di riferimento sono il D.Lgs 81/08 per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro e il D.Lgs. 271/99 sulla sicurezza e salute dei lavoratori marittimi a bordo delle navi mercantili da pesca nazionali». In termini più pratici, per ridurre gli infortuni, cosa occorre fare? «La tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori – continua Fallea – segue tre direttive: valutazione della compatibilità tra condizioni di salute e compiti lavorativi; individuazione degli stati di ipersuscettibilità individuale ai rischi lavorativi; verifica dell’efficacia delle misure di prevenzione dei rischi attuate in azienda». Analizzando i dati si scoprono professioni e ambienti di lavoro dove il rischio infortunio è più alto. «Tra gli ambienti di lavoro più a rischio – conferma Fallea – vi sono i cantieri edili e navali, dove interferiscono più attività

I

MAGGIO 2014

La 626 Mi.Ro. Srl ha sede a Ercolano (NA) www.626miro.it info@626miro.it

che si svolgono in contemporanea esponendo i lavoratori a rischi cospicui». Anche qui la tecnologia è un prezioso alleato. «Dal punto di vista delle attrezzature - prosegue Fallea l’elemento più efficace per effettuare visite mediche direttamente presso le aziende è l’unità mobile. Inoltre, ci avvaliamo di elettromedicali di ultima generazione, strumenti per la misurazione del microclima, delle vibrazioni e del rumore. La gestione digitale, poi, è destinata a migliorare ulteriormente le analisi dei rischi aziendali, grazie alle funzionalità garantite dai più moderni software. L’idea è nata allo scopo di avere in tempo reale un quadro della situazione rischi aziendali e stato di salute del dipendente in funzione dei rischi a cui è esposto».

SANISSIMI

39


INFORMAZIONE E SALUTE • Umberto Veronesi

MEDICINA E MEDIA UNITI CONTRO IL CANCRO LA RESPONSABILITÀ DELLA SALUTE DEI CITTADINI NON È PIÙ SOLO DELLO STATO MA VA CONDIVISA DA TUTTA LA SOCIETÀ. «QUESTA EVOLUZIONE CULTURALE PERÒ NON PUÒ AVVENIRE - DICHIARA IL PROFESSOR UMBERTO VERONESI - SENZA LA PARTECIPAZIONE DEI MEDIA» di Renata Gualtieri

40 SANISSIMI

MAGGIO 2014


Umberto Veronesi • INFORMAZIONE E SALUTE

Il professor Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia

La sfida non è solo curare i malati di oggi ma fare in modo che la popolazione non si ammali domani

n occasione di un incontro organizzato per i 20 anni dell’Istituto europeo di oncologia, il direttore Umberto Veronesi ha dichiarato che «se 50 anni fa di cancro si ammalava una persona su 30, oggi è 1 italiano su 3». E le previsioni per il futuro, purtroppo, sono di un aumento ulteriore dell’incidenza, tanto che la malattia potrebbe arrivare a colpire un italiano su due. «Le ragioni sono diverse e vanno - spiega il professor Umberto Veronesi - dall’aumento dell’età media, poiché il cancro è una malattia tipica della terza età, alla diminuzione della mortalità per altre cause (ad esempio per infarto) fino all’esposizione agli agenti cancerogeni conosciuti, come il fumo di sigaretta che non accenna a sparire nel prossimo futuro».

I

chiesto l’aiuto anche dei media. Quale può essere il loro ruolo e che importanza riveste? «Stiamo vivendo un passaggio epocale in cui il welfare State, all’interno del quale lo Stato si faceva carico della tutela della salute dei suoi cittadini, si sta trasformando in welfare community, dove la responsabilità della salute è condivisa da tutta la società. Questa evoluzione culturale non può avvenire senza la partecipazione dei media. La scienza medica può mettere a disposizione i più avanzati sistemi di diagnosi precoce e studiare i comportamenti corretti per evitare di ammalarsi, ma se la popolazione non è informata e non partecipa, tutti gli sforzi possono rimanere vani. Il ruolo della comunicazione diventa cruciale nella lotta al cancro».

Quante persone affette da tumore potrebbero essere salvate con la prevenzione e la diagnosi precoce? «Oggi sappiamo che circa 20 milioni di italiani sviluppano la malattia nel corso della propria vita e che il 70 per cento dei casi, vale a dire 14 milioni di persone, potrebbero essere salvate con la prevenzione. Se tutta la popolazione adottasse uno stile di vita salutare e si avvicinasse in massa alla diagnosi precoce, se i responsabili delle politiche sanitarie e ambientali applicassero tutte le conoscenze e le misure preventive che la ricerca ha messo a disposizione, il cancro sarebbe una malattia sotto controllo».

In che modo il mondo dell’informazione ha accolto la sfida? E come lo Ieo contribuirà a rafforzare il legame tra media e scienza? «La presenza all’incontro dei direttori di alcune delle maggiori testate giornalistiche e televisive nazionali è di per sé un fortissimo segnale di consapevolezza e di presa in carico del problema. Non era mai successo e non credo sarebbe potuto succedere in un clima culturale in cui il rapporto fra media e scienza è debole. Certo è un legame che va molto rafforzato. Tutti i medici e i ricercatori dello Ieo si impegnano alla massima trasparenza e disponibilità nei confronti dei media, che per noi sono partner e non destinatari finali della comunicazione. Sin dalla sua

Nell’affrontare la sfida della lotta al cancro ha

MAGGIO 2014

SANISSIMI

41

¬


INFORMAZIONE E SALUTE • Umberto Veronesi

è solo curare ancora meglio i malati di oggi - cosa che già facciamo a livelli di qualità molto elevati ma soprattutto fare in modo che la popolazione non si ammali domani. Come? Continuando a cercare le cause dei tumori per eliminarle. Sappiamo che il tumore ha origine da un danno al Dna, che provoca una o più mutazioni ad alcuni geni. Ancora non conosciamo tutte le cause di questi danni, anche se molte son state identificate. La risposta verrà dunque da nuovi studi di epidemiologia, assolutamente necessari e urgenti, combinati alla ricerca genomica e epigenomica. Da poco abbiamo scoperto che l’ambiente agisce su un involucro del Dna, che si chiama epigenoma, e abbiamo imparato a misurarne gli effetti».

¬

fondazione, Ieo ha fatto dell’alleanza con i media un suo caposaldo: è stato il primo Irccs in Italia a creare da subito una direzione comunicazione. In futuro non potremo che sviluppare ancora di più questo punto fermo della nostra strategia». Qual è invece il rapporto degli italiani con la scienza e in cosa andrebbe migliorato? «L’Italia è ciclicamente percorsa da movimenti antiscientifici che spingono parte della popolazione verso un sentimento diffuso di sfiducia nei confronti della scienza e della sua capacità di migliorare la vita quotidiana. A volte assistiamo a vere ondate d’irrazionalità, difficili da comprendere e soprattutto da arginare, che tendono a frenare il progresso scientifico come fosse nemico dell’uomo. Rispetto a vent’anni fa, quando nacque lo Ieo, tuttavia, il clima generale è migliorato e dunque sono ragionevolmente ottimista per il futuro. Per migliorare ancora, penso che il mondo della scienza debba diffondere capillarmente i propri risultati in modo comprensibile e condivisibile dalla popolazione, e rendersi sempre disponibile al dialogo sulle questioni etiche che la scienza moderna inevitabilmente si trova a porre alla società». La scienza e la ricerca in che direzione dovranno continuare a progredire? «Siamo convinti che il futuro dell’oncologia stia essenzialmente nella prevenzione. La sfida per noi non

42 SANISSIMI

I vent’anni dello Ieo possono essere un’occasione per tracciare un bilancio dell’attività dell’istituto. Quali i principali obiettivi sin qui raggiunti e quali i prossimi da centrare? «L’istituto ha ideato e promosso un nuovo modo di curare il malato, che tiene conto, oltre che dell’efficacia della cura, anche della qualità della vita. Da noi i processi clinici e il modello organizzativo ruotano intorno alla persona nel rispetto dei nuovi diritti del malato, che nascono dal tramonto della medicina paternalistica a favore di una medicina condivisa, in cui il paziente è partner attivo della terapia. Ha inoltre creato un modello di ospedale di diritto privato ma d’interesse pubblico, che coniuga i vantaggi dei due approcci: l’autonomia, la rapidità decisionale, i criteri manageriali di una struttura privata vengono messi a servizio della ricerca e della cura senza obiettivi di profitto. Il modello Ieo prevede: medici a tempo pieno senza alcuna possibilità di trattare pazienti in altre strutture e massima integrazione fra ricerca e clinica perché i risultati di laboratorio vengano immediatamente trasferiti al letto del malato. Ieo ha infine generato innovazioni che hanno cambiato o stanno cambiando la pratica clinica in oncologia, come la metodica diagnostica del linfonodo sentinella per il tumore del seno. In futuro continuerà il percorso iniziato vent’anni fa di ottimizzazione delle terapie anticancro tradizionali e di messa a punto di cure innovative e di sviluppo della ricerca clinica e di laboratorio per una medicina preventiva e personalizzata».

MAGGIO 2014


Michele Mirabella • INFORMAZIONE E SALUTE

GLI ITALIANI E LA SCIENZA È ORA DI CAPIRE IL CORPO E DI OCCUPARSI DEI SUOI PROBLEMI. MICHELE MIRABELLA CI PARLA DI UNA COSCIENZA COLLETTIVA DIFFUSA TRA I CITTADINI E DEL DESIDERIO DI CONDIVIDERE UN GIORNO CON LE TELECAMERE DI ELISIR UNA GRANDE SCOPERTA DELLA RICERCA di Renata Gualtieri l professor Umberto Veronesi in occasione dei vent’anni dell’Istituto europeo di oncologia ha chiesto il contributo dei media per affrontare la sfida della lotta al cancro. All’appello dello scienziato ha risposto anche Michele Mirabella, conduttore della trasmissione Elisir, sottolineando come per troppo tempo nella cultura occidentale si sia lasciato a medici e speziali la delega a capire il corpo. «Dopo quasi 18 anni al timone della mia trasmissione, mi sono accorto – ha affermato il conduttore – che la gente è protagonista della cura del proprio corpo e questo è un indubbio segno di civiltà e di cultura». Forse proprio per la sua provenienza da un ambiente diverso rispetto a quello della medicina (è laureato in lettere e filosofia ed è un attore e autore teatrale), Mirabella è giunto alla consapevolezza che la competenza diffusa dei cittadini, e non quella individuale o relegata alle università, vince sempre perché «la salute è un bene collettivo».

I

Nella sua trasmissione Elisir quanto spazio è dedicato a temi come la prevenzione e la ricerca, specie in campo oncologico? E come vengono scelti i temi delle puntate? «Non c’è giorno in cui non se ne parli. Quest’anno c’è spazio anche per un focus sulle novità. Abbiamo poi un comitato scientifico, di cui sono consulente, che assicura il valore tecnico delle puntate e garantisce la scelta delle tematiche, spesso di largo interesse. Non si rischia di diventare ripetitivi perché negli anni i progressi, anche solo parlando di dati, legati alla ricerca su alcune problematiche, sono enormi». Da un osservatorio come quello di Elisir, come giudica il rapporto degli italiani con la scienza?

MAGGIO 2014

Michele Mirabella, conduttore della trasmissione Elisir

«Gli italiani con la scienza hanno un rapporto appassionato perché sono un popolo abituato alla riflessione che gode di una cultura millenaria. L’italiano mantiene la giusta diffidenza verso chi parla il latinorum, guarda con sospetto le grandi strutture ospedaliere e continua ad amare la figura del medico di famiglia, che si prende cura del paziente. Come diceva Augusto Murri, “Guarite se potete, curate se proprio non potete guarire ma soprattutto confortate”: ottimo concetto». In cosa è stata più rinnovata questa edizione della trasmissione e qual è la realtà, l’eccellenza medica o l’argomento su cui vorrebbe puntare un giorno le telecamere di Elisir? «La novità più importante è che siamo diventati quotidiani. La mia attenzione andrà sempre e comunque sulla ricerca, augurandomi di partecipare un giorno all’emozione di un ricercatore che, con molta fatica e poco guadagno, ha compiuto davanti al suo microscopio una grande scoperta, magari legata alla cura di uno dei tumori più temibili. E l’Eureka di quel giovane, grazie alla globalizzazione, arriverà in tutto il mondo e verrà colto anche dalle telecamere di Elisir».

SANISSIMI 43


INFORMAZIONE E SALUTE • Luciano Onder

GLI EFFETTI POSITIVI DELL’INFORMAZIONE MEDICA di Renata Gualtieri SE UN USO CORRETTO DELLA COMUNICAZIONE AIUTA LA MEDICINA ED È UTILE AL CITTADINO, UNA CATTIVA INFORMAZIONE CREA CONFUSIONE E NON SERVE AL TELESPETTATORE. LUCIANO ONDER CI SPIEGA PERCHÉ

Luciano Onder, conduttore della trasmissione del Tg2 Medicina 33

econdo uno studio realizzato dalla Rai lo scorso autunno, al primo posto tra le trasmissioni più apprezzate c’è Medicina 33. La trasmissione, che va in onda da trentatré anni senza essere mai stata interrotta, è uno dei programmi più apprezzati dal pubblico televisivo e in assoluto registra, come dice l’indagine della Rai, i migliori giudizi di qualità percepita e di valore pubblico. Gli elementi più graditi sono la facile comprensione, l’utilizzo di un linguaggio semplice, l’utilità e la concisione. «I mezzi di comunicazione e la mia professione - ricorda Luciano Onder - rivestono un ruolo fondamentale e offrono un servizio importantissimo alla medicina. Dalle informazioni che il giornalista offre dipendono le scelte e gli orientamenti del pubblico che guarda la tv o legge un giornale riguardo temi quali la diagnosi precoce e la prevenzione, alla quale viene dedicato largo spazio nella mia trasmissione».

S

44 SANISSIMI

Possiamo dire che più il cittadino è informato, più si difende bene. «Esatto. L’ignoranza e la non conoscenza sono fattori di rischio e cause di malattia. Lo slogan della campagna contro l’Aids, di cui mi sono occupato a lungo, recitava “Se lo conosci, lo eviti” e questo vale anche per i tumori. Pensiamo al tumore al collo dell’utero, ad esempio, e ci accorgeremo che, con una buona informazione da parte di giornalisti che continueranno a sensibilizzare le donne sull’utilità del vaccino Hpv e del Pap-test, fra qualche anno non sentiremo più parlare di questa malattia». È stato insignito della laurea honoris causa in medicina e chirurgia all’Università di Parma, cosa ha rappresentato per lei questo riconoscimento? «Molto, specie perché viene dall’Università di Parma, mia città d’origine, questo dunque significa che in 30 anni di carriera il valore del mio operato è stato riconosciuto anche al di fuori della cerchia romana, città

MAGGIO 2014


Luciano Onder • INFORMAZIONE E SALUTE

I migliori comunicatori tra i medici sono i pediatri poiché trovandosi ogni giorno a contatto con i bambini sono costretti a “spezzare” un po’ il loro linguaggio

dove ormai vivo da anni. È stato come ricevere un premio alla carriera». Proprio in quell’occasione ha ricordato come tra gli scopi del suo lavoro ci sia quello di far capire e fare divulgazione corretta. Come riesce a garantire questo risultato? «Approfondendo le tematiche che affrontiamo in trasmissione, interpellando i migliori specialisti, che mi aprono le porte anche grazie al fatto che lavoro in un’azienda importante come la Rai, e mi consentono di verificare la correttezza delle mie idee sulle più svariate patologie e i progressi della scienza». Quali sono gli effetti positivi riscontrati grazie al suo modo di far televisione? «Ricevo ogni giorno diverse lettere e mail, una delle prime mi è stata inviata da una signora che mi ringraziava perché aveva seguito attentamente un servizio sui nei proposto all’interno della trasmissione. Subito dopo aveva puntato lo sguardo su un suo neo e aveva notato che c’era qualcosa che non andava; si era rivolta a un dermatologo che togliendole quel neo, che stava diventando un melanoma, aveva permesso alla donna, attraverso la diagnosi precoce, di salvarsi la vita. Ecco l’utilità del servizio giornalistico. L’informazione fatta con questa filosofia è utile alla salute della collettività, senza cercare lo scoop a tutti i costi

MAGGIO 2014

e creando illusioni o false speranze ma offrendo un’informazione corretta. È questo l’obiettivo che mi sono posto con il primo numero della mia rubrica, Tg2 Medicina 33». Qual è il livello della comunicazione tra giornalisti e medici e tra questi e i pazienti? Come può essere migliorata per perfezionare il livello della nostra sanità? «C’è ancora molto da fare. Il rapporto tra medici e pazienti è importante. Il medico deve essere un buon comunicatore, non deve mai utilizzare il latinorum, linguaggio complesso che può scoraggiare il paziente e i suoi familiari che si trovano in uno stato di grande crisi; deve scendere a livello del paziente, essere disponibile a spiegare la malattia, entrare in sintonia e prendersi cura del malato in tutti i suoi aspetti, anche psicologici. Tra giornalisti e medici c’è un buon rapporto, ma questi ultimi devono imparare a comunicare meglio con il grande pubblico. I più bravi a far questo sono i pediatri poiché trovandosi ogni giorno a contatto con i bambini sono costretti a essere sorridenti e a “spezzare” un po’ il loro linguaggio, senza dover dimostrare di essere sapienti. Questo va a vantaggio del paziente che dopo essersi sottoposto a una visita medica non varca la soglia dello studio più disperato di quanto non lo fosse prima. Una buona informazione sta alla base di una sanità che funziona».

SANISSIMI 45


ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO • Roberta Amadeo

SCLEROSI MULTIPLA, L’IMPORTANTE È VINCERE di Giacomo Govoni AFFRONTARE LA MALATTIA COL TEMPERAMENTO DI UN ATLETA. È LO SPIRITO CON CUI AISM PROMUOVE LE SUE ATTIVITÀ, PERMETTENDO ALLA RICERCA DI COMPIERE PASSI AVANTI, SPECIE SUL FRONTE DELLE STAMINALI

on sarà solo la canzone che accompagnerà gli azzurri durante la spedizione brasiliana. “Un amore così grande 2014”, colonna sonora realizzata dai Negramaro per i prossimi Mondiali di calcio, sarà anche un inno alla lotta contro le sclerosi. Verranno infatti devoluti ad Aisla e ad Aism, associazione italiana sclerosi multipla i proventi ricavati dal brano, che rinnova il sodalizio vincente fra mondo della musica, del non profit e dello sport. Del legame fra gli ultimi due in particolare, Roberta Amadeo, presidente di Aism e campionessa italiana di handbike, rappresenta l’immagine perfetta. «Se posso portare la mia testimonianza – racconta Amadeo – la bici per me è lo strumento che mi ha permesso di alzare la coppa più importante, facendomi riconquistare sensazioni come libertà, determinazione, voglia di misurarsi e superarsi. Ho ancora tante volate da provare a vincere. Prima fra tutte proprio quella contro la sclerosi multipla».

N

portanti eventi di raccolta fondi, l’11 e il 12 ottobre 2014 si terrà nelle piazze italiane la vendita a scopo benefico di mele da parte dall’Aism, a cui si legano progetti specifici rivolti ai giovani con sclerosi multipla che mirano al miglioramento della qualità di vita. Altro appuntamento ormai consolidato è la vendita di gardenie, dedicata alle donne con Sm, in occasione della festa della donna». Com’è andata la raccolta fondi nell’ultimo anno e quali sono i donatori più generosi? «Aism è destinataria di tanta generosità da parte di singole persone. E questa è una bella iniezione di fiducia: il singolo dona se si fida, se è consapevole che ciò che fa arriva, serve, è utile. Noi rendicontiamo, persino con relazioni personali, tutto ciò che facciamo in termini

La stessa volata che in Italia coinvolge circa 70mila persone, alle quali Aism rivolge numerose iniziative. Quali sono quelle di punta? «Sono tante le nostre iniziative per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica. Dalla settimana nazionale della Sm, al via proprio in questi giorni, alla Giornata mondiale della sclerosi multipla, il 28 maggio, promossa dalla Federazione internazionale delle associazioni di sclerosi multipla. Tra i più im-

46

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Roberta Amadeo • ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

In apertura e a sinistra Roberta Amedeo, presidente dell’Associazione italiana sclerosi multipla

pionessa di handbike. Come dire, di nuovo in sella».

di attività, di valori economici, di impegni di ricerca o di risultati raggiunti». Quanto vale questa fiducia? «Tanto. Hanno contribuito con un sms solidale 47mila persone, ci hanno sostenuto nelle piazze 527mila donatori, 143mila coloro che hanno devoluto il 5 per mille, 157mila i donatori attivi. Tutto ciò conferma Aism tra le grandi realtà del non profit italiano». Da un’atleta come lei, quanto conta il legame col mondo dello sport in chiave di sensibilizzazione? «Moltissimo. Lo sport è trasversale a bambini, giovani, adulti e anziani. Un messaggio legato al mondo dello sport, che unisce passione ed entusiasmo, arriva all’intera comunità in maniera forte e chiara. Per me, poi, lo sport è tutto. Prima di convivere con la malattia sono stata campionessa di judo, attività che a malincuore ho dovuto abbandonare. La sclerosi multipla mi ha colpito, ma non ha fatto morire l’atleta e, appena mi si è presentata l’occasione, dietro il via libera dai neurologi, sono partita. È bastato aprire la visione, non pensare che andare in bici sia solo pedalare coi piedi e mi sono cimentata in una nuova disciplina sportiva. Ora sono cam-

MAGGIO 2014

Nel 2013 avete aggiunto alla vostra rete associativa circa 1.000 nuovi collaboratori. Qual è l’identikit per diventare volontari Aism? «Aism non è l’associazione della pacca sulla spalla, in ballo non ci sono solo termini come solidarietà e volontariato legati a situazioni di malattia e sofferenza, ma soprattutto alla voglia di vincere di chi è disposto a metterci faccia e cuore, al di là delle diagnosi e delle singole capacità. Ogni volontario Aism lavora in una rete fitta di relazioni per affermare il diritto delle persone con Sm a vivere libere e autonome in una società inclusiva. Dato che il volontariato competente ed efficace non si può improvvisare, da anni Aism accompagna i propri volontari con una formazione personalizzata, perché possano muoversi con sicurezza, come un corpo coeso e consapevole. Nell’era del 2.0, di appelli e mobilitazioni in rete, il nostro volontario è anche digitale. Questo anche grazie agli strumenti che Aism ha messo online per chi vuole diventare volontario ai tempi dei social». Sul versante della ricerca terapeutica, quali studi si sono sviluppati grazie ai fondi raccolti dall’associazione? «L’associazione è impegnata in diversi campi della ricerca scientifica. In particolare la ricerca sulle cellule staminali ematopoietiche, mesenchimali, e neurali sta facendo grossi passi avanti. Anche se alcune non saranno introdotte in clinica dopodomani, nei prossimi anni ci saranno risultati concreti che ne permetteranno una successiva introduzione in ambito clinico e terapeutico. Saremo in condizioni di stabilire qual è il ruolo delle staminali nell’armamentario terapeutico per contrastare la Sm».

SANISSIMI

47


ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO • Raffaella Pannuti

VIVERE CON IL CANCRO, IN PIENA DIGNITÀ di Giacomo Govoni GRAZIE A UN TEAM DI OLTRE DUEMILA PERSONE, FRA PROFESSIONISTI E VOLONTARI, E PIÙ DI QUATTROMILA MALATI SEGUITI GRATUITAMENTE OGNI GIORNO, ANT È UNA DELLE ASSOCIAZIONI PIÙ APPREZZATE A CUI GLI ITALIANI DEVOLVONO IL LORO CINQUE PER MILLE

ll’inizio di quest’anno e in attesa di festeggiare i trent’anni di attività nel 2015, ha tagliato il traguardo dei 100mila. Tanti sono i malati oncologici che dal 1985 a oggi la Fondazione Ant Italia onlus ha assistito a domicilio, diventando «la più ampia realtà sul territorio italiano in questo settore, con 4mila malati seguiti quotidianamente». A rimarcarlo con orgoglio è Raffaella Pannuti, presidente della fondazione che nelle scorse settimane agli stati generali della salute convocati dal ministro Lorenzin, ha presentato l’esperienza di Ant come modello virtuoso di sanità sostenibile. E ha colto l’occasione per rilanciare l’alleanza fra sistema sanitario nazionale e privato non profit. «Ritengo sia tempo di ripensare seriamente l’assistenza in un’ottica di integrazione pubblico-privato sociale, in modo da rispondere concretamente alle sfide attuali, ma soprattutto a quelle che ci attendono in futuro».

A

fondazione circa 2.500 euro per 100 giorni, mentre una sola giornata in ospedale per un ricovero può costare oltre 600 euro. Come Ant, tante organizzazioni non profit riempiono con i loro servizi le falle del welfare statale, ma non riescono a trovare interlocutori pubblici che vogliano valorizzare il loro sforzo». Il vostro in particolare, ruota attorno al progetto Eubiosia. In cosa consiste nel dettaglio e che risultati ha ottenuto negli anni? «Ant assiste malati di tumore con un approccio che affronta ogni genere di problema nell’ottica del be-

In campo strettamente oncologico, quanto l’azione di Ant sta supplendo al ridimensionamento dei servizi del Ssn? «L’Associazione nazionale tumori è un modello di assistenza innovativo che comporta un notevole risparmio per il sistema sanitario pubblico. Basti pensare che la presa in carico di un sofferente di tumore costa alla nostra

48

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Raffaella Pannuti • ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

Raffaella Pannuti, presidente della Fondazione Ant Italia onlus con il padre Franco, fondatore e presidente onorario

Anche quest’anno siamo la decima onlus nella graduatoria nazionale su oltre 30mila aventi diritto nel medesimo ambito nessere globale, secondo il principio dell’Eubiosia, ovvero della “vita in dignità”. Medici, infermieri e psicologi che lavorano per Ant si prendono cura dei pazienti oncologici nelle loro case con uno standard pari a quello ospedaliero, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Più di 400 professionisti, cui si affiancano 1.600 volontari impegnati nelle attività di logistica e raccolta fondi». Quale procedura si deve seguire per richiedere e ottenere la vostra assistenza? «Per richiedere il nostro servizio gratuito di assistenza domiciliare oncologica basta contattare uno degli uffici accoglienza Ant diffusi in varie regioni d’Italia. Per attivarlo devono sussistere alcuni requisiti: diagnosi di malattia oncologica, richiesta scritta del medico di famiglia, consenso informato del paziente e della famiglia al trattamento domiciliare, ambiente abitativo idoneo, figura di riferimento (care giver) presente e capace di assistere il malato nelle terapie e nella gestione del quotidiano. Il medico Ant effettuerà la prima visita a casa del paziente entro tre giorni lavorativi dall’accoglimento della richiesta di assistenza. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito interne www.ant.it oppure al numero 051.7190111». In fatto di donazioni, siete tra le realtà più sostenute su scala nazionale, davanti al Telefono Azzurro o Greenpeace. Com’è andata la raccolta nell’ultimo anno? «Ant finanzia la maggior parte delle proprie attività

MAGGIO 2014

grazie alle erogazioni di privati cittadini e alle manifestazioni di raccolta fondi, al contributo del cinque per mille, a lasciti e donazioni, al sostegno di banche e fondazioni. Il cinque per mille rappresenta una fonte di finanziamento straordinaria per le nostre attività. Anche quest’anno siamo la decima onlus nella graduatoria nazionale su oltre 30mila aventi diritto nel medesimo ambito. Un sostegno che poggia sulla capacità dimostrata negli anni di rispondere in maniera concreta ai bisogni delle famiglie con un malato oncologico. Nel corso del 2012, 97.506 contribuenti hanno scelto di devolvere ad Ant il proprio cinque per mille. Grazie al loro supporto potremo ampliare le nostre attività». Sul potenziamento di quali servizi investirete? «Il nostro obiettivo è ampliare le attività di assistenza non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sociale con un occhio di riguardo alle emergenze e i disagi che vivono le famiglie. Nei prossimi mesi apriremo ad esempio a Pieve di Cento, in provincia di Bologna, una casa della salute per garantire supporto alle famiglie nel momento della malattia. La struttura sarà a disposizione dei malati di tumore in gravi condizioni economiche oppure soli, e senza una vicinanza assistenziale dignitosa. Altro obiettivo è proseguire lo sviluppo delle attività socio-assistenziali sul territorio nazionale, con particolare attenzione a una maggior penetrazione in Lombardia, come pure l’ampliamento dei progetti di prevenzione gratuiti ad altre province italiane».

SANISSIMI

49


ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO • Luigi Querini

UNA STORIA DI INCLUSIONE E RICERCA di Giacomo Govoni QUASI 25 ANNI FA PORTÒ TELETHON IN ITALIA. È UNA DELLE CONQUISTE PIÙ SIGNIFICATIVE TARGATE UILDM, SCHIERATA ORMAI DA OLTRE MEZZO SECOLO AL FIANCO DELLE PERSONE CON MALATTIE NEUROMUSCOLARI ra forme lievi, intermedie e quelle con evoluzione degenerativa più rapida, le malattie neuromuscolari sono decine, forse centinaia. Le più conosciute sono le distrofie, accomunate da un progressivo deterioramento della muscolatura e dalla mancanza, a oggi, di una terapia risolutiva. Ciò non toglie che non si possa migliorare la vita degli individui che ne sono affetti, allentando o rimuovendo gli ostacoli che ne facilitino l’inclusione. Proprio a questo aspetto, declinato in ambiente scolastico, l’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare ha dedicato la sua decima giornata nazionale, attraverso l’iniziativa “Assente Ingiustificato 2014”. «Con questo progetto alla sua seconda edizione – spiega il presidente Uildm Luigi Querini – ci proponiamo di intervenire su un campione di scuole che presentano barriere, sia architettoniche che sul piano degli arredi e dei sussidi didattici, per sensibilizzare sul tema della partecipazione alla vita

T

50

SANISSIMI

scolastica di alunni e studenti con disabilità». La sensibilità, appunto. Com’è variata quella verso la distrofia muscolare negli ultimi anni e come si riflette sull’andamento delle donazioni? «Sensibilità, conoscenza e consapevolezza rispetto alle distrofie e alle altre malattie neuromuscolari sono cresciute molto negli anni, grazie anche a oltre mezzo secolo di promozione della ricerca e dell’informazione sanitaria da parte nostra e di altre realtà, tra cui Telethon, arrivato nel 1990 in Italia proprio grazie alla Uildm. In questo senso le donazioni, che oggi risentono se pur lievemente degli effetti di una crisi tanto profonda, sono state sempre fondamentali perché ci hanno permesso di realizzare e promuovere tanti progetti e iniziative, sia a livello nazionale che tramite le nostre 75 sezioni provinciali, molti finalizzati proprio alla sensibilizzazione».

MAGGIO 2014


Luigi Querini • ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

In apertura, la partenza dell’evento Telethon “Walk for life” a Catania. Luigi Querini, presidente dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare

Torniamo ad “Assente Ingiustificato”. Quale spirito anima questo progetto? «Assente ingiustificato rappresenta un impegno in continuità con i nostri obiettivi statutari, per dare un ulteriore contributo all’affermazione delle pari opportunità nel Paese, in questo caso di quelle legate allo svolgimento di un completo percorso formativo. La Uildm rappresenta prevalentemente persone con disabilità motoria, è quindi impossibile slegare il nostro impegno dalla lotta alle barriere architettoniche, costante dal 1961». È partito da poco il nuovo triennio di lavoro della vostra commissione medico-scientifica. Su quali temi si concentrerà? «La commissione medico-scientifica, prevista dall’articolo 20 del nostro statuto, opera in autonomia sulla base di un regolamento interno. Obiettivi della commissione per il triennio 2014-2016 saranno favorire la collaborazione con le associazioni scientifiche nazionali e con le associazioni di pazienti e famiglie che si occupano di patologie neuromuscolari, scoraggiando la nascita di nuove realtà che riguardano pochi individui e disperderebbero energie. Ancora, affrontare temi di interesse generale, ad esempio vaccinazioni, anestesia, consulenza genetica e produrre vademecum al riguardo. Infine, censire i pazienti facenti capo alla Uildm, favorendone l’iscrizione al Registro dei pazienti, e promuovere i centri clinici di riferimento mediante il nostro sito e il giornale Dm». Il Registro dei pazienti è un strumento che avete voluto con forza. In cosa risiede esattamente la sua importanza e come vengono raccolti i dati? «Questo progetto è nato nel 2009 dall’alleanza tra Uildm, Aisla, Asamsi, Famiglie Sma, Acmt-Rete e la

MAGGIO 2014

Rappresentando in prevalenza persone con disabilità motoria, per la Uildm è impossibile slegarsi dalla lotta alle barriere architettoniche Fondazione Telethon. Il registro è molto importante in quanto raccoglie, ordina e aggiorna dati anagrafici, genetici e clinici dei pazienti con malattie neuromuscolari per la condivisione di informazioni su queste patologie, andando così a sostenere la ricerca e la sperimentazione scientifica. La raccolta avviene su database distinti per patologia che al momento riguardano la distrofia muscolare di Duchenne, quella di Becker, di nostra competenza, l’atrofia muscolare spinale, la malattia di Charcot Marie Tooth e a breve anche la sclerosi laterale amiotrofica». Nella cura delle patologie neuromuscolari, su quali versanti si sono compiuti i maggiori progressi anche grazie alle risorse da voi raccolte? «Per noi l’attenzione alla ricerca è da sempre un punto cardine. Lo testimonia il fatto che nel 2001, assieme a Telethon, abbiamo introdotto i bandi Telethon-Uildm che investono i fondi raccolti dai nostri volontari nei migliori progetti di ricerca clinica. Si tratta di progetti finalizzati a migliorare la qualità della vita delle persone con malattie neuromuscolari attraverso il perfezionamento della diagnosi e l’adozione di protocolli terapeutici e riabilitativi condivisi. Un’attenzione confermata dalla nostra promozione di due centri per la presa in carico globale delle persone con malattie neuromuscolari: il centro Nemo di Milano e il centro Nemo Sud di Messina».

SANISSIMI

51


di Valerio Germanico

IL FUTURO DELLA SANITÀ DALLE VARIABILI SOCIO-DEMOGRAFICHE, LE NUOVE SFIDE SANITARIE. LE INIZIATIVE E I FOCUS DI EXPOSANITÀ 2014: OSPEDALE E TERRITORIO, TERZA ETÀ, DISABILITÀ E INTERNAZIONALIZZAZIONE. A BOLOGNA DA 21 AL 24 MAGGIO econdo i dati ripresi da Exposanità, con il progressivo invecchiamento della popolazione, in meno di quarant’anni la spesa sanitaria è destinata a crescere del 150 per cento, passando dai 112,7 miliardi attuali a 261 miliardi del 2050. Si tratta di una cifra importante, che richiede subito una profonda riflessione, e che impone la ricerca di nuovi modelli gestionali per le strutture sanitarie italiane. «La domanda di sanità e assistenza del nostro paese è destinata a crescere ulteriormente – dichiara Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità –. Il progressivo invecchiamento della popolazione, la razionalizzazione dei costi e la maggiore importanza attribuita alla salute

S

52

SANISSIMI

e alla prevenzione dalle malattie, rappresentano le principali sfide alle quali il sistema sanitario nazionale dovrà rispondere nei prossimi anni». I QUATTRO FOCUS DELL’EVENTO Alla luce di questi dati, la diciannovesima edizione di Exposanità, mostra internazionale al servizio della sanità e dell’assistenza, che si terrà a Bologna Fiere dal 21 al 24 maggio, si concentrerà su quattro focus tematici che corrispondo a quelli che saranno i possibili sviluppi futuri del settore. Il primo focus è sul rapporto ospedale e territorio, con particolare riferimento alla gestione della struttura ospedaliera in relazione al territorio e alla necessaria razionalizza-

MAGGIO 2014


Exposanità • APPUNTAMENTI

Exposanità si svolgerà nei padiglioni di Bologna Fiere www.exposanita.it

zione dei costi. Segue la disabilità, da affrontare nei diversi contesti: dal lavoro alla pratica sportiva, dal tempo libero all’integrazione scolastica. Si va avanti con la terza età, un’inevitabile sfida per la sanità e per gli operatori, che dovranno far fronte alle mutate esigenze di una popolazione che nel 2040, in Italia, avrà il 35 per cento di over 65. Infine, internazionalizzazione, per promuovere le eccellenze della produzione italiana. «Questi temi sono particolarmente complessi – continua Marilena Pavarelli – e richiedono preparazione, ma anche una forte capacità innovativa. Per questo chi è già nel mercato ma

non si aggiorna rischia di perdere importanti opportunità. Con questi presupposti, Exposanità rinnova il proprio impegno nell’offrire una proposta culturale ampia e qualificata (oltre 600 ore di formazione, 235 tra convegni, corsi e workshop, 14 iniziative speciali) grazie anche all’imprescindibile collaborazione delle più autorevoli istituzioni, associazioni e aziende del settore».

OTTO SALONI ESPOSITIVI Anche quest’anno Exposanità concentra il proprio impegno verso la valorizzazione e la qualificazione di tutte le professioni sanitarie, promuovendo il dibattito all’interno del settore, per un sistema sanitario assistenziale adeNella Piazza della prevenzione, guato al nostro Paese. E per questo riconferma il format tradizionale a otto i visitatori potranno fare screening saloni, per offrire una rassegna completa gratuiti per melanoma, tumore di prodotti, servizi, proposte e iniziative alla tiroide e al seno, diabete, di carattere formativo e informativo di alto profilo. Le diverse aree espositive saipertensione e malattie respiratorie ranno dedicate a Hospital, salone delle croniche tecnologie e prodotti per ospedali; Mit, Medical Innovation & Technology; Dia-

MAGGIO 2014

SANISSIMI

53

¬


APPUNTAMENTI • Exposanità

¬

gnostica 2000, salone delle apparecchiature e prodotti per la diagnosi; Sistem, Salone dell’informatica sanitaria e della telemedicina; Sanità Animale, organizzazione, tecnologie e soluzioni per la sanità veterinaria: Salute Amica, rassegna dei progetti e delle realizzazioni per la qualità del servizio sanitario; Horus, Handicap, ortopedia, riabilitazione; Terza Età, Soluzioni, prodotti e servizi per gli anziani. LE INIZIATIVE SPECIALI DI EXPOSANITÀ 2014 Investire in prevenzione da parte di tutti i soggetti che si occupano di gestione della sanità significa ridurre gli accessi ospedalieri, nonché il ricorso generale alle prestazioni sanitarie e ai farmaci, favorendo così la riduzione della spesa sanitaria, oltre che adempiere al ruolo fondamentale del sistema sanitario nazionale: garantire una vita più sana ai cittadini. Pur rientrando nei livelli essenziali di assistenza, però, la promozione della salute non è responsabilità della sola sanità, bensì anche dei privati cittadini, degli enti locali, delle associazioni di volontariato, in quanto il contrasto ai fattori di rischio ha implicazioni ambientali, sociali ed economiche.

54

SANISSIMI

Ed eguali ricadute. «Exposanità vuole a tal proposito offrire un doppio contributo. Il primo è che in questa edizione sarà presente la Piazza della prevenzione. Snodo centrale per tutti i visitatori della manifestazione, lo spazio svolgerà il doppio ruolo di punto per sensibilizzare gli operatori del settore e di spazio in cui offrire momenti di prevenzione vera e propria. I visitatori potranno effettuare screening gratuiti per il melanoma, il tumore alla tiroide e al seno, il diabete, l’ipertensione e le malattie respiratorie croniche. Le istituzioni preposte al governo della prevenzione potranno mostrare i loro progetti e i loro risultati, nonché incontrarsi e confrontarsi sulle prospettive future, arricchendo questa presenza con quella degli altri stakeholder che partecipano alla costruzione di una cultura della prevenzione. Prime fra tutti, le associazioni di volontariato attive in questo senso, come Alice Onlus – Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, Ant, Diabete Italia, Informa Salute Bologna, che collaborano all’iniziativa». EXPOSANITÀ PER LA DISABILITÀ Sport, test drive su automobili adattate, design, turismo accessibile e una ludoteca for all. Un’area sport dotata di tutte le attrezzature necessarie per praticare dal vivo le discipline paralimpiche più diffuse, che vedrà la partecipazione di squadre nazionali e internazionali impegnate in tornei e gare di pallacanestro in carrozzina, Coppa Italia di calciobalilla, arrampicata sportiva per disabilità intellettiva e relazionale, triangolare di sitting volley internazionale, esibizione judo per non vedenti, gara di paraclimbing con la Federazione arrampicata sportiva italiana per disabilità fisiche e sensoriali. In un’area esterna, invece, sarà allestita una pista prove di 6mila metri quadri, che simulerà un per-

MAGGIO 2014


Exposanità • APPUNTAMENTI

Exposanità dedica un’attenzione speciale alla disabilità nei diversi contesti: dal lavoro alla pratica sportiva, dal tempo libero all’integrazione scolastica

corso stradale sul quale il visitatore potrà effettuare test drive su kart e automobili adattate. E ancora il tema dell’accessibilità, in particolare degli spazi urbani, sarà affrontato con l’iniziativa “più Città meno Jungla”. Un vero e proprio percorso a ostacoli naturali – sabbia, ghiaia, terra – e barriere architettoniche – gradini, rampe, buche – da testare su sedia a rotelle, per far riflettere sui problemi che rendono inaccessibili le città e suggerire le soluzioni o i comportamenti che possano favorire la fruizione dello spazio urbano in modo sicuro e confortevole. Sarà anche un’occasione per conoscere le potenzialità di alcuni mezzi studiati per essere all’altezza dei più svariati tipi di pavimentazione. ALTRE INIZIATIVE CREATIVE E DI GIOCO Design Scomodo: Anteprima, è una mostra dal titolo provocatorio in quanto la scomodità a cui ci riferisce è quella sociale e non quella legata all’ergonomia. Saranno presentati i progetti e i prototipi realizzati dai giovani creativi dell’Istituto italiano di design di

MAGGIO 2014

Roma sui temi Design for diabetes e Social robot. Il percorso di ricerca intende proporre soluzioni innovative in grado di migliorare la vita alle persone malate e di coloro che se ne prendono cura. Infine, uno spazio per il gioco – come valore educativo, ricreativo e riabilitativo – sarà oggetto della ricostruzione della ludoteca for all Gioco anch’io, realizzata in collaborazione con Assogiocattoli. In questa ludoteca, logopedisti, fisioterapisti educatori e terapisti occupazionali potranno conoscere le novità del mercato delle aziende produttrici di giochi pensati per bambini disabili. Visto che si sta avvicinando l’estate a Exposanità sarà possibile trovare le migliori proposte selezionate da Village for all e Handy Superabile in fatto di vacanza accessibile in Italia e all’estero. Tante strutture certificate per una scelta ampia tra mare, montagna e città. Evento conclusivo di Exposanità: La Skarrozzata, una passeggiata su ruote che si terrà nel centro storico di Bologna il 24 maggio e che ha l’obiettivo di far vivere a tutti i cittadini, in un percorso di 30-40 minuti, l’esperienza che ogni disabile prova quotidianamente quando si muove in città.

SANISSIMI

55


DIAGNOSTICA • Pasqualina Sannino

L’AVANGUARDIA NUCLEARE DELLA MEDICINA di Renato Ferretti LA PRIMA PET TAC INSTALLATA IN ITALIA SI TROVA NEL CENTRO MEDICO IGEA SANT’ANTIMO, ALLE PORTE DI NAPOLI. LA DOTTORESSA PASQUALINA SANNINO NE INDICA AMBITI DI INTERVENTO E VANTAGGI

n perfetto controllo della radioattività, la massima sicurezza e un ambiente estremamente confortevole. Ogni centro diagnostico non può che tendere a questo ideale e l’avanzamento tecnologico permette nuovi strumenti sempre più efficaci in questo senso. L’ultima generazione ha visto la nascita della nuova Pet Tac, il cui primo esempio in Italia è stato installato nel centro medico Igea Sant’Antimo, in provincia di Napoli. L’apparecchiatura, come spiega la dottoressa Pasqualina Sannino, Direttore responsabile della Medicina Nucleare, permette esami a bassissima dose di radiazioni e di elevata accuratezza diagnostica: si tratta di un sistema in grado di produrre immagini ad alta definizione per esami total-body. «Il Centro medico Igea Sant’Antimo – ricorda la dottoressa Sannino –, in 18 anni di vita ha investito molto in innovazione tecnologica, diventando tra i primi in Italia quanto a modernità di macchinari e dotazioni diagnostiche. A questo si agIl centro medico Igea Sant’Antimo ha sede a S.Antimo (NA) giungono diverse peculiarità: www.igeasantimo.it un’equipe di ottimo profilo medico-scientifico, cura e ac-

U

58

SANISSIMI

coglienza del paziente, formazione continua del personale e un ambiente sereno e tranquillo in cui l’utente si sente proiettato in una realtà efficiente dove al centro ruotano i suoi bisogni». LE CARATTERISTICHE DELLA NUOVA PET TAC La Pet-Tac è una metodica diagnostica non invasiva di medicina nucleare molto utile in diversi ambiti medici, «quali l’oncologia, la neurologia, la cardiologia. Caratteristica fondamentale della Pet – continua la dottoressa Sannino – è di fornire immagini dettagliate e precise del metabolismo degli organi e dei tessuti del corpo umano, seguendo il comportamento di alcune molecole. Il suo funzionamento è legato all’introduzione di un radiofarmaco (simile allo zucchero, leggermente radioattivo, ma non dannoso per la salute) per via endovenosa. Un sistema, dunque, che associa i vantaggi della Pet, ai vantaggi di una Tac a 64 strati con la tecnologia Tof per produrre immagini ad altissima definizione per esami total-body in meno di 15 minuti. L’esecuzione di un esame Pet-Tac è indicata in diversi campi d’applicazione, in

MAGGIO 2014


Pasqualina Sannino • DIAGNOSTICA

Caratteristica fondamentale della Pet è di fornire immagini dettagliate del metabolismo degli organi e dei tessuti del corpo umano, seguendo il comportamento di alcune molecole

particolare è utile per eseguire una diagnosi precoce dei tumori, valutare la diffusione di un tumore, valutare l’efficacia di una terapia oncologica, monitorare l’eventuale ricomparsa di un tumore dopo la cura, valutare i benefici di un’eventuale operazione chirurgica per pazienti affetti da malattia coronaria o disfunzioni ventricolari, eseguire la diagnosi delle demenze e dell’Alzheimer». La dottoressa passa poi a spiegare la procedura d’esecuzione della Pet-Tac e le conseguenze sui pazienti. «Il paziente viene fatto accomodare in sala somministrazione Pet – dice Sannino –, previo controllo del peso e della glicemia. Una volta eseguita l’iniezione, il paziente dovrà attendere circa 45 minuti affinché il farmaco si distribuisca nei tessuti. Dopo aver urinato, il paziente è posto sul lettino inizia l’esame che richiede meno di 15 minuti. Dopo la verifica della cor-

MAGGIO 2014

retta esecuzione dell’esame, il paziente potrà tornare a casa. Con la nuova PetTac si ottiene una riduzione drastica della quota di irradiazione assorbita dal paziente (quasi del 50%) rispetto alle vecchie apparecchiature, grazie all’estrema velocità di realizzazione degli esami (alcuni secondi), che permette di studiare anche pazienti critici non collaboranti. Le

¬ SANISSIMI

59


DIAGNOSTICA • Pasqualina Sannino

¬

uniche controindicazioni riguardano casi di gravidanza e allattamento». GIOIELLI DI TECNOLOGIA Il centro Igea Sant’Antimo è nato a Sant’antimo alle porte di Napoli nel 1997 ed è un centro polidiagnostico convenzionato con il Ssn. Nel complesso si effettuano attività sanitarie poliambulatoriali, polispecialistiche e polifunzionali, esplicate da diverse aziende private. «La struttura – afferma Sannino – è un concentrato di altissima tecnologia che si

Con la nuova Pet-Tac si ottiene una riduzione drastica delle radiazioni assorbite, quasi del 50%, rispetto alle vecchie apparecchiature

60

SANISSIMI

appresta a ricevere un riconoscimento nazionale a fronte di un progetto presentato al Ministro della Salute. I requisiti di professionalità, impegno, investimento, sia in risorse umane sia economiche e naturalmente, al gran lavoro svolto negli anni, porteranno a ricevere l’accreditamento ministeriale, quale Centro di Ricerca Nazionale. Una struttura ampia e luminosa priva di barriere architettoniche che accanto agli ambulatori specialistici della maggior parte delle branche mediche e chirurgiche (allergologia, neurologia, gastroenterologia, dermatologia, dietologia, ortopedia, elettroencefalografia, elettromiografia, foniatria) svolge attività di medicina di laboratorio generale con annessi settori specialistici, attività di diagnostica per immagini, di medicina nucleare, e laboratorio di analisi cliniche». La società Igea S. Antimo, inoltre, svolge attività di specialistica ambulatoriale quali neurologia (elettromiografia/elettroencefalogramma), oculistica, otorinolaringoiatria, senologia, urologia, dermatologia, allergologia, ginecologia, endocrinologia, ortopedia, medicina dello sport, dietologia, diabetologia. «Le apparecchiature in dotazione nel nostro centro – dice Sannino – sono di concezione avanzatissima per tutti i settori ma non mancano poi veri e propri gioielli della tecnologia di ultima generazione quali 2 Tac a 640 strati multislices, le due risonanza magnetica da 1.5 tesla e gli ecografi in 4D Real time. Le due Tac sono capaci di esplorare in pochissimi secondi tutto lo scheletro permettendo di velocizzare il tempo di esecuzione dell’esame, e garantendo al tempo stesso una risoluzione dell’immagine ancora più alta rispetto alla Tac tradizionale, grazie alla

MAGGIO 2014


Pasqualina Sannino • DIAGNOSTICA

La Politica del rispetto a dottoressa Pasqualina Sannino, Direttore responsabile della Medicina Nucleare nel centro medico Igea S.Antimo, spiega quanto sia importante l’attenzione al paziente in una struttura polidiagnostica come quella napoletana. «Il centro – spiega la dottoressa – oltre a garantire procedimenti diagnostici all’avanguardia, non tralascia l’attenzione per il trattamento del paziente e la sua sicurezza. La nostra politica si basa sul rispetto del paziente e per questo cerchiamo di ottimizzare sempre il servizio reso, in primis cercando di fornire ai pazienti indicazioni appropriate e comprensibili sulle relazioni fornite dalla diagnostica, garantire la massima riservatezza, offrire un clima confortevole, ospitale ed accogliente. Il rispetto dell’utente nel suo valore di persona e cittadino rappresenta il criterio informatore dei comportamenti e degli atteggiamenti del personale che opera all’interno della Struttura accompagnato dal rispetto della privacy e della dignità umana. Riteniamo che ogni cittadino abbia il diritto di essere assistito con attenzione e premura nel rispetto della dignità umana, di essere trattato con cortesia, umanità, senza arroganza o eccessiva confidenza. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo dotato il centro di un sistema informatico tra i più sofisticati ed efficienti. L’obiettivo è di investire sempre più risorse ed energie per raggiungere livelli massimi di qualità, aggiornando le nostre dotazioni tecnologiche con quanto di più moderno e avanzato offre il mercato».

L possibilità di effettuare scansioni molto sottili e di ricostruire l’immagine tridimensionale del campo indagato. La risonanza magnetica da 1,5 tesla permette un’indagine adatta non solo nella patologia ma anche ad applicazioni di ricerca sulla funzionalità di organi e tessuti, esame caratterizzato da un altissimo potere di risoluzione dell’immagine ottenuta senza l’uso di radiazioni e quindi dalla mancanza di effetti collaterali provati. L’ecografia esame effettuato con i nuovi ecografi 4D Real Time, ha assunto un ruolo molto importante nelle diagnostica per immagini grazie all’ottima risoluzione delle immagini fornite e, soprattutto per l’assoluta innocuità dell’indagine. Gli ultrasuoni permettono di eseguire esami in gravidanza, quando non è possibile con le altre metodiche di indagine».

MAGGIO 2014

SANISSIMI

61


DIAGNOSTICA • Francesca Sindoni

LA RIVOLUZIONE CHIMICA E MICROSCOPICA di Marco Tedeschi a diagnostica di laboratorio è stata caratterizzata negli ultimi decenni da una rapida evoluzione delle tecniche analitiche e dall’ampia disponibilità di apparecchiature automatizzate. Ciò consente di ricevere i dati con maggiore tempestività e attendibilità». Con queste parole la dottoressa Francesca Sindoni, titolare del centro diagnostico Pasteur, riassume l’evoluzione della diagnostica di laboratorio. Il centro, accreditato con il Servizio sanitario nazionale, avvalendosi dei mezzi chimici e fisici su campioni di liquidi e tessuti prelevati al paziente, è in grado di ricavare dati utilizzabili a fine diagnostico, preventivo e per il monitoraggio della terapia medica.

«L

La dottoressa Francesca Sindoni è titolare del Centro Diagnostico Pasteur di Bovisio Masciago (MI) francesca.sindoni@libero.it

I LABORATORI DI ANALISI HANNO CONQUISTATO UN RUOLO FONDAMENTALE IN CAMPO DIAGNOSTICO, PREVENTIVO, DI MONITORAGGIO E DI TERAPIA MEDICA. LA PAROLA A FRANCESCA SINDONI

Qual è il ruolo delle analisi cliniche oggi? «Quello di ampliare le possibilità diagnostiche e terapeutiche con apporti obiettivi e qualitativi. Ritengo che la rivoluzione chimica e microscopica rappresenti ora l’arma della scienza. È importante in ogni caso ricordare la natura del materiale biologico sul quale eseguire il riscontro, le modalità di prelievo e le precauzioni da adottare onde evitare un deterioramento del campione prelevato». Da qui nasce il “controllo di qualità”? «Esattamente. In molti laboratori italiani, compreso il nostro, questo strumento rappresenta un grande passo verso un controllo totale al fine di escludere errori che possono verificarsi nella fase analitica. Alcune sostanze presenti nel sangue come il glucosio, i trigliceridi o il fosforo inorganico possono infatti subire delle alterazioni se non si rispetta un digiuno di almeno 10-12 ore dall’ultimo pasto. Allo stesso modo un digiuno prolungato di 48 ore può causare errori. Anche l’ingestione di alcool ha rilevanti effetti su numerosi enzimi così come l’esercizio muscolare può avere delle importanti

64

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Francesca Sindoni • DIAGNOSTICA

Oggi siamo in grado di accertare la predisposizione o la presenza di fattori genetici e ambientali, portatori di malattie tumorali conseguenze sui risultati di molte analisi soprattutto quelle di alcune attività enzimatiche del siero». Quali fasi caratterizzano il lavoro di analisi? «Esistono delle procedure molto accurate, in quanto l’attività del laboratorio influenza il processo decisionale del 70-80 per cento garantendo informazioni cliniche tempestive e di alta qualità. Nei miei anni d’impegno diagnostico ho sempre considerato la provetta, non un campione di sangue, bensì un paziente al quale bisogna prestare attenzione garantendo il miglior risultato possibile. Qualità e conoscenza unite alle informazioni precise evitano errori o decisioni sbagliate». Anche nel vostro settore la prevenzione è importante? «Ritengo che la prevenzione sia una delle armi più efficaci. Il nostro compito è guidare e rassicurare il paziente nel suo percorso di accertamenti clinici mirati, in base all’età e allo stato di salute, per permettere di diagnosticare in maniera precoce l’insorgere di patologie, talvolta banali, che si guariscono

MAGGIO 2014

facilmente. Ogni organo o apparato può presentare fattori di rischio o segnali di allarme che se individuati tempestivamente possono inquadrare una malattia prevenendo eventuali complicanze». Come si inserisce il laboratorio di analisi in tutto ciò? «Fornisce test diagnostici affidabili che sanno unire sensibilità e specificità. Oggi si ha la possibilità di analizzare dettagliatamente gli organi e le loro funzioni, si è persino in grado di accertare la predisposizione o la presenza di fattori genetici (con lo studio del dna) e ambientali portatori di malattie tumorali. Il cancro alla cervice uterina provoca ogni anno migliaia di vittime e il 6,5 per cento delle donne corre il rischio di svilupparlo. Attraverso l’analisi dell’hpv del dna si può ridurre l’incidenza del 60-70 per cento dei tumori invasivi del collo dell’utero. Per ultimo, ma non meno importante, ritengo dover sottolineare il rispetto del paziente che può trovarsi in uno stato di preoccupazione o sofferenza, l’attenzione alla persona nella sua totalità è divenuta l’emblema della nostra struttura».

SANISSIMI

65


RICERCA E INNOVAZIONE • Massimo D’Erasmo

IL FUTURO DELLA RICERCA di Renato Ferretti

se davvero si invertisse la rotta? Forse per i ricercatori italiani non è ancora arrivato il momento di esultare, ma le ultime notizie aprono uno spiraglio. Il nuovo programma quadro Ue per la ricerca, Horizon 2020, mette a disposizione circa 78 miliardi di euro. Per il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, il programma diventa così la prospettiva favorevole dell’Italia. Ma come hanno accolto la notizia i centri di ricerca italiani, per anni abituati a rimanere scettici di fronte a ogni ipotesi di rivolgimento positivo? A rispondere è Massimo D'Erasmo, amministratore delegato della DBA Italia, da 30 anni nel settore della ricerca biomedica e biologica in genere. «Distribuiamo – spiega D'Erasmo – reagenti e kit di numerose case americane, asiatiche ed europee. Lavorando per lo più con enti pubblici quali università, Cnr e

E

La DBA Italia srl si trova a Segrate (MI) www.dbaitalia.it

74

SANISSIMI

CON IL NUOVO PROGRAMMA EUROPEO HORIZON 2020 SEMBRA SIA FINITO IL TEMPO DELLE VACUE PROMESSE. MASSIMO D’ERASMO SPIEGA LE NUOVE PROSPETTIVE E L’IMPORTANZA DEL CAMBIAMENTO

aziende ospedaliere, il problema maggiore rimane la lentezza dei pagamenti e la burocrazia ossessiva. In Italia i ricercatori hanno lacci e lacciuoli e non possono gestire direttamente gli ordini dei fondi loro assegnati come per esempio negli Usa, dove possono farlo con carta di credito ad hoc. Siamo forse a una svolta, finalmente si comincia a capire che senza ricerca non c’è sviluppo e che occorre aumentare gli investimenti dall’1 per cento del Pil all’1,5 almeno. La media europea è attualmente già oltre il 2 per cento. In Italia si spendono 100 euro per abitante, in Europa 300. In Italia 4,3 ricercatori ogni 100 abitanti, in Europa 7>>. Per D’Erasmo le farraginosità burocratiche sono da ostacolo in tutto il processo che porta a generare l'ordine. «Ci chiedono ripetutamente sempre gli stessi documenti – continua l’amministratore –, anche per ordini di valore modesto, sia in fase di offerta, sia in fase di fatturazione dell'ordine e prima di pagare le fatture. Parliamo di documenti come la dichiarazione sostitutiva Durc, dichiarazione flussi finanziari, fotocopia documento d'identità dell’amministratore delegato. Ci chiedono anche molto spesso di restituire l'ordine firmato per accettazione. Ma che senso ha, dato che l'ordine segue a una nostra precisa offerta? Come risultato siamo inondati dalla carta e

MAGGIO 2014


Massimo D’Erasmo • RICERCA E INNOVAZIONE

Si comincia a capire che senza ricerca non c'è sviluppo. I finanziamenti programmati per il futuro non sono più solo generiche promesse

dai fax. Molto spesso in questo processo di richieste vengono coinvolti a nostro parere ingiustamente i ricercatori, mentre gli amministrativi dettano le condizioni». Ma non mancano le idee per migliorare la situazione, al di là delle critiche. «Non ci vogliamo sottrarre alle leggi in vigore – precisa D’Erasmo – che regolano i rapporti con la pubblica amministrazione, ma perché non creare una casella dove le aziende possano depositare tutte le dichiarazioni e i documenti necessari? Saranno poi le amministrazioni e gli uffici acquisti dei singoli enti a prelevarli quando necessario. La richiesta del Durc per esempio è spesso ripetitiva e assillante. Lo abbiamo messo nel nostro sito web ed è sempre aggiornato: si dubita che quello esposto nel sito aziendale sia falso?» La notizia del programma Horizon 2020 sembra finalmente buona, come se fosse arrivato il tempo di una riformulazione culturale del

MAGGIO 2014

ruolo della ricerca. «Non so se ci sarà un reale progresso – ammette D’Erasmo –, ma forse qualcosa sta finalmente cambiando. Le prospettive di crescita nel settore dove abbiamo la fortuna e il piacere di lavorare sono ora molto più serie. Finanziamenti di rilievo sono programmati per i prossimi anni, non sono più solo generiche promesse. Investiamo troppo poco rispetto agli altri paesi europei». Il futuro per l’amministratore della DBA Italia è quindi meno nero di quanto si potesse prospettare. «Al momento forniamo tutte le Università e gli enti di ricerca italiani, inclusi quelli che si occupano di ricerca sul cancro, malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson e malattie rare. Intendiamo sviluppare e incrementare l'offerta di prodotti a tutti quei laboratori che si occupano di food safety e sicurezza ambientale, settori che rivestono un'importanza sempre maggiore a salvaguardia della salute».

SANISSIMI

75


TECNOLOGIE • Pasquale Uncino

LE MACCHINE DELLA SALUTE di Remo Monreale IL PROGRESSO E LE NUOVE OPPORTUNITÀ DELLA RIABILITAZIONE ROBOTICA. PASQUALE UNCINO DESCRIVE LE METODICHE DI AVANGUARDIA NELLA RIABILITAZIONE e si danno per scontate la professionalità e la preparazione del medico e del terapista, in un centro di riabilitazione l’innovazione tecnologica è un aspetto che non si può trascurare, come spiega Pasquale Uncino, amministratore unico del Presidio di Riabilitazione Padre Pio. Il centro si trova a Capurso, in provincia di Bari, e si occupa di trattamenti riabilitativi per disabilità psichiche, fisiche e sensoriali a ciclo continuativo, diurno, ambulatoriale e domiciliare. «La nostra struttura – spiega Uncino – si colloca, nello scenario della riabilitazione pugliese, tra quei centri di eccellenza che offrono una riabilitazione supportata da tecnologie d’avanguardia la riabilitazione robotica». La riabilitazione di cui si parla, è inserita nel contesto delle patologie neurologiche. «Con queste attrezzature specifiche – continua l’amministratore del Presidio Padre Pio – riusciamo a creare un percorso riabilitativo individuale adeguato. In questo laboratorio riabilitativo tecnologico troviamo, tra le altre cose, il “Reo Ambulator”, che favorisce nei pazienti con problematiche neurologiche legate alla deambulazione un recupero delle abilità motorie; il Reo Gho, che favorisce un recupero funzionale degli arti superiori a seguito di danni cerebrali, neurologici, spinali, muscolari o ortopedici; il Gloreha - (guanto sensorizzato) dispositivo

S

80

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Pasquale Uncino • TECNOLOGIE

La riabilitazione robotica con tecnologie avanzate consente il recupero funzionale degli arti per la mano e per le complicanze dell’immobilità

Il Presidio di Riabilitazione Padre Pio si trova a Capurso (BA) www.presidiopadrepio.com

MAGGIO 2014

per la riabilitazione della mano che permette di migliorare la disabilità motoria, sensoriale e cognitiva attraverso esercizi attivi intensi individuali. Infine, il lettino Anymov che favorisce il recupero del movimento funzionale e previene le complicanze secondarie legate all’immobilità». Queste innovazioni sono dettate dalle richieste sempre più frequenti. «Abbiamo sempre più persone che hanno patologie come queste – dice Uncino –, perciò il nostro obiettivo è posizionarci come polo riabilitativo di alta specializzazione. Per arrivare a tanto bisogna avere alle spalle una componente di ricerca e formazione». Le ottime conoscenze riabilitative in campo neurologico, la presenza di equipe interprofessionale di alto profilo (medici specialisti, tecnici della riabilitazione, personale infermieristico e di assistenza), la dotazione di apparecchiature di avanguardia, nonché l’esistenza di progetti riabilitativi individuali, confermano la scelta del Presidio profondamente innovativa ad alto contenuto sia scientifico che manageriale.

SANISSIMI

81


INFERTILITÀ, UN NUOVO CORSO L’IMPOSSIBILITÀ DI AVERE FIGLI AFFLIGGE IL 35 PER CENTO DEGLI ITALIANI. LE CAUSE SONO MOLTEPLICI, MA LE SOLUZIONI, QUANDO LA SCIENZA LE TROVA, DOVREBBERO ESSERE ALLA PORTATA DI TUTTI. PER QUESTO LE REGOLE DEVONO ESSERE CHIARE E INCLUSIVE di Teresa Bellemo

n otto anni, dal 2005 al 2012, sono stati quasi 80mila i bimbi nati grazie alla Pma, la procreazione medicalmente assistita. Si tratta del 2 per cento dei nati in Italia: 105mila gravidanze per un totale di 655mila cicli di trattamento iniziati e 493mila coppie trattate. Sono questi gli ultimi dati del registro nazionale della Pma, che si inseriscono in uno spettro più ampio, quello mondiale, dove invece se ne contano 5 milioni dal 1978 a oggi, metà dei quali negli ultimi sei anni. Le nascite nel 1990 erano, infatti, appena 90mila, nel 2000 sono arrivate a 900mila, fino ai due milioni e mezzo dal 2007 a oggi, complice la ricerca di tecniche sempre più raffinate e sicure. In Italia è la Legge 40 del 2004 a regolare la procreazione assistita, oggetto di critiche, battaglie etiche e legali e di un fallito referendum abrogativo nel 2005. La legge, in particolare gli articoli 4 (comma 3), 9 (commi 1 e 3) e 12 (comma 1), relativi al divieto di fecondazione eterologa medicalmente assistita, sono stati infine dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale lo scorso 9 aprile. Il parere è stato salutato con entusiasmo dalle

I

82

SANISSIMI

tante coppie che non avevano altra via che l’eterologa per poter concepire un figlio e da chi si trovava impossibilitato, non avendone l’occasione, di intraprendere il cosiddetto turismo procreativo verso quei Paesi dove la pratica era ammessa, come ad esempio la Spagna. Ma oltre all’entusiasmo, si è ripresentato altrettanto compatto quel fronte, essenzialmente cattolico, che non ha mai ritenuto etica questa terapia medica. Le motivazioni della sentenza non sono state ancora rese pubbliche, ma è evidente a tutti, favorevoli e contrari, come sia urgente che il Ministero della Salute metta nero su bianco delle linee guida chiare e non interpretabili su quelli che costituiscono i punti di maggiore incertezza. I nodi principali sono l’anonimato parziale o totale dei donatori (genetico e anagrafico), la protezione della privacy, lo screening dei donatori di gameti e le modalità di accesso alla tecnica, infine i limiti di età. La fecondazione eterologa ha da sempre fatto discutere. Chi si dichiara contrario porta sempre con sé le motivazioni riguardanti i limiti della scienza sulla natura e la pur sempre valida opzione dell’adozione,

MAGGIO 2014


La situazione italiana • PROCREAZIONE ASSISTITA

L’eterologa costituisce essenzialmente l’unica via per le molte coppie portatrici di malattie genetiche

nonostante anch’esso costituisca un percorso molto complesso, lungo, limitato e non scevro da alti costi, oltre a un insieme di diritti e doveri di radice diversa. L’eterologa infatti costituisce essenzialmente l’unica via per le molte coppie portatrici di malattie genetiche, alcune di esse molto frequenti come l’anemia mediterranea. Numerose sentenze hanno di fatto superato il divieto di accesso alla diagnosi preimpianto con la Pma, ma oggi non è pratica ordinaria, inoltre allunga e appesantisce, a livello sia economico che fisico e psicologico, l’iter del concepimento. Attualmente in Italia possono infatti accedere alla fecondazione assistita solo le coppie che hanno una diagnosi accertata di sterilità. Questo è un altro degli aspetti che la Legge 40 dovrebbe definire meglio: non si possono infatti discriminare le coppie fertili da quelle infertili. Da questo punto di vista in Gran Bretagna e negli Stati Uniti sono allo studio innovative tecniche per le famiglie a rischio di trasmettere malattie genetiche incurabili. La tecnica prevede l’uso di dna di una donatrice di ovuli, in grado di correggere molte delle malattie mitocondriali. Ma anche qui il dibattito è ancora molto acceso per le implicazioni etiche e cliniche che derivano da tale tecnica e il passaggio dalla sperimentazione alla pratica è ancora in atto.

MAGGIO 2014

Le rapide e drastiche mutazioni sociali degli ultimi decenni hanno dunque fortemente influenzato non soltanto il modo di vivere, ma anche l’indice di infertilità di uomini e donne, che oggi in Italia si aggira attorno al 35 per cento per entrambi, anche se quella femminile è leggermente più alta (35,4 contro 35,5). I rischi si presentano presto, già attorno ai diciotto anni, soprattutto per gli uomini, che trascurano maggiormente i disturbi di natura genitale e sessuale. Dal punto di vista femminile, invece, influisce enormemente il progressivo aumento dell’età in cui si diventa madre. Gli ovuli, infatti, fanno parte del patrimonio genetico femminile sin dalla nascita, per questo sono soggetti a un progressivo e lento processo degenerativo soprattutto dopo i 35 anni, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. La responsabilità è principalmente dell’età, ma anche dell’ambiente, degli stili di vita e delle patologie che possono subentrare. La scienza e la medicina intervengono su questa potenziale rischiosità, non soltanto con le tecniche di procreazione assistita - applicabili a patologia diagnosticata - ma anche con il prelievo e la crioconservazione degli ovuli. La metodica viene effettuata generalmente in sedo-analgesia, dando alla paziente la possibilità di non avvertire dolore e, dopo l’intervento, di poter riprendere la sue funzioni nell’arco di qualche ora.

SANISSIMI

83


PROCREAZIONE ASSISTITA • Maria Elisabetta Coccia

IL DIRITTO DI GUARIRE di Teresa Bellemo PER LA PRESIDENTE DEL CECOS IL DISCORSO È SEMPLICE. SE L’INFERTILITÀ È UNA MALATTIA, ALLORA LA SCIENZA DEVE FARE TUTTO IL POSSIBILE AFFINCHÉ DA QUESTA PATOLOGIA SI POSSA GUARIRE SPINGENDO UN PASSEGGINO

romuove e sviluppa ogni studio che riguardi la fecondazione assistita umana, anche nei suoi aspetti etici, legislativi e medico-legali. È il Cecos, che in Italia raggruppa i maggiori centri di fecondazione assistita che eseguono circa 10mila cicli l’anno. Al centro del codice etico di Cecos c’è la coppia, che rappresenta un progetto genitoriale e per questo l’infertilità non viene trattata solo come una condizione patologica, ma come una vera e propria malattia che spesso colpisce i sentimenti più profondi. Maria Elisabetta Coccia, presidente dell’associazione, sottolinea: «Abbiamo voluto fare nostra la dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità che definisce la salute come completo benessere fisico, mentale e sociale. In tal senso la fertilità è strettamente collegata alla nostra salute fisica e mentale». Anche per questo sono attivi programmi di preservazione dei gameti, nel tentativo di alleviare il problema della conservazione e

L

84

SANISSIMI

preservazione della fertilità, in molti casi conseguenza dei trattamenti contro alcune patologie - anche tumorali - che interferiscono proprio sulla fertilità. In una società dove si fanno figli sempre più avanti con l’età, quanto è importante la conservazione degli ovociti? «Il patrimonio ovocitario è prestabilito fin dalla nascita, poi nel corso del tempo progressivamente si esaurisce e invecchia. Oggi esiste l’opportunità di mettere al riparo i nostri ovuli o il tessuto ovarico in una biobanca, che significa avere una chance in più di avere un figlio domani. La tecnica non è più considerata sperimentale ed è effettuata sempre con più successo in tutto il mondo. Previa stimolazione ovarica controllata, tramite somministrazione di farmaci detti gonadotropine, la crioconservazione ovocitaria può essere effettuata con due tecniche: congela-

MAGGIO 2014


Maria Elisabetta Coccia • PROCREAZIONE ASSISTITA

mento lento, il cosiddetto slow-freezing, in cui la cellula viene gradualmente portata a -196°C, e il congelamento rapido o la vitrificazione, che ormai è la più utilizzata». Il punto della Legge 40 che norma la fecondazione eterologa è definitivamente incostituzionale. «Questo grande risultato lo dobbiamo anche allo sforzo degli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini, legali del procedimento di Firenze, e a quello di tante associazioni di pazienti. Dopo 10 anni le nostre coppie potranno effettuare tecniche di fecondazione eterologa nel nostro Paese e non saranno più costrette ad andare all’estero evitando la realtà e i costi individuali e sociali dell’attuale “turismo procreativo”. La sentenza sull’eterologa richiederà da parte del Ministero della Salute aspetti da regolare, con diversi tipi di provvedimenti, sia di tipo amministrativo che legislativo. Il Cecos è pronto a collaborare con le istituzioni». In molte occasioni il dibattito su questo tema sposta la soluzione sulle adozioni. Crede che questo sia un modo per aggirare il problema? «Il desiderio di filiazione è un sentimento talmente forte che a volte le nostre coppie seguono un percorso parallelo; non penso che l’adozione possa essere un’alternativa alla procreazione assistita, bensì potrebbe definire un progetto genitoriale già in essere. C’è una sostanziale differenza tra le due pratiche. Nell’adozione si cerca una famiglia per un bambino, che spesso ha avuto un percorso difficoltoso, a volte tormentato, e la famiglia che lo

accoglie deve restituirgli un diritto a lui negato: l’infanzia. Il diritto quindi è del bambino ad avere una famiglia che lo cresca e lo ami. Nella procreazione assistita, invece, si cerca di dare un bambino alla coppia che compie una scelta precisa e reclama il diritto di avere un figlio che gli è stato negato da una malattia: l’infertilità». Cosa pensa del recente caso di cronaca sullo scambio degli embrioni al Pertini di Roma? Quanto fanno male episodi di questo genere al dibattito su temi così delicati? «Il caso del Pertini è da considerare un evento rarissimo. In termini tecnici si chiama “evento avverso grave”, ma umanamente è un errore che ci pone davanti a quesiti e a riflessioni che non sempre hanno una risposta che può soddisfare tutti. Chi è il vero genitore? Quello che partorirà i gemellini - come peraltro previsto dalla nostra legislazione - oppure i veri genitori saranno quelli biologici? Oppure entrambi? Per i giudici questa sarà una decisione salomonica. Per tutti i potenziali genitori, una prova a cui non potranno sottrarsi. Ma una cosa non dobbiamo mai perdere di vista: il bene dei due gemellini che nasceranno, e penso che su questo siamo tutti d’accordo. Bisogna fare in modo che errori del genere siano sempre più rari e per fare questo dobbiamo attuare procedure sicure, come ad esempio migliorare il sistema di gestione della tecnologia biomedica e la certificazione obbligatoria in ogni centro».

La sentenza sull’eterologa richiederà da parte del Ministero della Salute aspetti da regolare, con diversi tipi di provvedimenti, sia di tipo amministrativo che legislativo

La dottoressa Maria Elisabetta Coccia, presidente dell’associazione Cecos

MAGGIO 2014

SANISSIMI

85


PROCREAZIONE ASSISTITA • Paolo Scollo

COPPIE IN ATTESA IL 9 APRILE È CADUTO UNO DEI PUNTI FERMI DELLA LEGGE 40. IN ITALIA RICORRERE ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA NON È PIÙ IMPOSSIBILE, MA PERCHÉ L’ATTESA DIVENTI DOLCE SERVE METTERE CHIAREZZA Paolo Scollo, presidente della Sigo

di Teresa Bellemo

a recente sentenza della Corte Costituzionale ha rimesso in discussione molti dei capisaldi che per dieci anni hanno normato la fecondazione assistita in Italia. Il punto su cui la Corte ha insistito maggiormente è stato quello che sin dall’entrata in vigore della legge 40/2004 ha destato maggiori perplessità, non soltanto nella comunità scientifica ma anche, e forse soprattutto, tra i pazienti. Si tratta della regolamentazione della fecondazione eterologa, che fino al 9 aprile scorso era vietata dal nostro ordinamento. Dando ragione alle ormai numerose coppie che in questo decennio hanno impugnato le vie legali, la suprema corte ha di fatto – nonostante le motivazioni della sentenza non siano state ancora pubblicate – annullato il divieto. Da qui serve, dunque, ripartire per stilare linee guida chiare in modo da mettere ambulatori e cliniche nella condizione di poter dare risposte rapide e certe alle già molte coppie che hanno iniziato a chiedere un appuntamento specialistico. Per questo la Società italiana di ginecologia e ostetricia, con il suo presidente Paolo Scollo, ha messo a disposizione la propria ampia conoscenza in materia per fare in modo che il ministro Lorenzin metta ordine in un settore così delicato al più presto.

L

La Corte Costituzionale ha di fatto ammesso la fecondazione eterologa anche in Italia. Qual è la situazione attuale negli ospedali e nelle cliniche italiane? «Attualmente non è cambiato ancora nulla in quanto si attendono le motivazioni della sentenza, che dovrebbero essere emanate a breve. Successiva-

86

SANISSIMI

mente la Sigo, con una mia lettera al ministro Beatrice Lorenzin, ha dato la disponibilità a collaborare per la preparazione di linee guida e norme specifiche di condotta al riguardo». Quali sono i dubbi e i punti più delicati da risolvere con maggiore urgenza? «Credo che per quanto riguarda l’eterologa maschile è molto semplice organizzare delle banche del seme mentre per quella femminile è un po’ più complicato in quanto si devono prendere in considerazione diversi aspetti. Innanzitutto la donatrice deve essere sottoposta a stimolazione soltanto per donare o può essere una donna che si sottopone per se stessa a un ciclo di Ivf e che dona una quota di ovociti? Poi in questo caso è fondamentale capire come mantenere l’anonimato della donatrice e decidere se la donatrice abbia diritto a un compenso per l’impegno fisico, per il rischio chirurgico e per il tempo impiegato. Infine, serve fare chiarezza anche nei costi: ad esempio, se i farmaci utilizzati per la stimolazione possono o devono essere a carico del Ssn». Finora come si è rapportata la Sigo nei casi di infertilità che come unica via avevano la fecondazione eterologa? Inoltre, quali sono le percentuali di successo di questa pratica? «La Sigo è una società scientifica con oltre 6mila iscritti e finora ha rispettato quanto dettato dalla legge 40, e cioè l’impossibilità di effettuare la fecondazione eterologa nel territorio italiano. Le percentuali di successo con l’ovodonazione nei centri esteri in cui si pratica superano il 50 per cento».

MAGGIO 2014


CARDIOLOGIA • Giuseppe Mancia

Un controllo approfondito L’ipertensione arteriosa è un disturbo da non sottovalutare. Attraverso uno studio di monitoraggio ultraventennale si è potuto capirne più. Il professor Giuseppe Mancia ne illustra i risultati Nicolò Mulas Marcello

egli ultimi trent’anni si è riscontrata una riduzione della mortalità per le principali malattie cardiovascolari in Italia, ma nonostante questa tendenza la cardiopatia coronarica e l’ictus rimangono malattie a elevata frequenza e sono fra le cause più diffuse di invalidità. Numerosi sono i dati epidemiologici sull’eccesso di rischio attribuibile alla pressione arteriosa elevata nello sviluppo di queste due patologie. «A livello mondiale – spiega Giuseppe Mancia, professore emerito di medicina presso l’Università Milano Bicocca – l’incidenza dell’ipertensione arteriosa interessa il 30% degli adulti e il 50% degli anziani dai 60 anni in poi».

N

Quali sono i mezzi strumentali e i nuovi marker a disposizione dello specialista per la diagnosi precoce dell’ipertensione? «La diagnosi si basa ancora oggi su un’adeguata misura della pressione arteriosa e sull’identificazione di valori che vengono ritenuti, per convenzione, superiori a quelli che dovrebbero essere, vale a dire 140 millimetri di mercurio di pressione sistolica oppure 90 millimetri di mercurio di pressione diastolica. Da questo punto di vista ancora oggi la diagnosi si basa sul controllo di questi semplici parametri».

88

SANISSIMI

Per quanto riguarda invece la terapia, quali sono le novità in questo ambito? «Grandi novità non ci sono. Questo è stato un campo molto battuto negli anni passati e ci sono oggi moltissimi farmaci e combinazioni di farmaci con i quali si può cercare di ridurre la pressione arteriosa. Non è semplice raggiungere i valori sotto i 140/90 millimetri di mercurio, che rappresentano gli obiettivi della terapia, perché essa può spesso non essere facile da implementare e il successo può non essere frequente. Però oggi sappiamo che la maggior parte dei pazienti avrebbe bisogno di avere più di un farmaco per controllare la pressione, pertanto la combinazione di farmaci dovrebbe essere la strategia terapeutica più comune per ridurre la pressione arteriosa. Purtroppo non è così perché la maggioranza dei pazienti viene trattata con un singolo farmaco. Questa è una delle ragioni per cui la pressione arteriosa degli ipertesi è controllata solo in una piccola quota di ipertesi, inclusa l’Italia. Nel nostro Paese circa il 25-30% dei pazienti ha la pressione entro i valori di riferimento. Questo tra l’altro è responsabile del fatto che l’ipertensione continua a essere ancora oggi la prima causa di morte e di malattia al mondo».

MAGGIO 2014


Giuseppe Mancia, professore emerito di medicina presso l’Università Milano Bicocca

Quale tipo di ricerca viene svolta presso il Centro interuniversitario di fisiologia clinica e ipertensione di Milano? «Il centro lega tre università> l’università statale e la Bicocca di Milano e l’Università di Pavia. Uno degli studi importanti che viene svolto nei laboratori che afferiscono all’università Milano Bicocca è in corso da oltre 20 anni su un campione della popolazione di Monza. Si tratta di uno studio che ha dato risultati molto importanti, una ricerca non grandissima ma ben disegnata sin dall’inizio, in cui tutti i soggetti della popolazione avevano la misura della pressione da parte del medico ma anche la misurazione a domicilio e il rilievo della pressione su tutto l’arco delle 24 ore». Quali risultati avete ottenuto? «Lo studio è tutt’ora in corso, ma ha già dato informazioni importantissime. Innanzitutto sui valori della pressione, poi sulla percentuale di pazienti che possono definirsi controllati, sia quando ci basiamo sulla pressione misurata dal medico sia quando è il paziente stesso a misurarla. Inoltre, si sono scoperte moltissime informazioni sui fattori di rischio, tipo alcune specifiche alterazioni ecocardiografiche, alcuni fattori metabolici legati all’elevazione della pressione arteriosa». Quali altri importanti studi avete effettuato? «Un altro studio è quello del controllo nervoso

MAGGIO 2014

La combinazione di farmaci dovrebbe essere la strategia terapeutica ottimale

della circolazione sanguigna, ovvero l’importanza di fattori nervosi nella genesi e nel mantenimento della pressione alta. Il centro è uno dei pochi al mondo in cui l’attività simpatica può essere misurata direttamente con minuscoli elettrodi, inseriti in un nervo periferico, ovvero il nervo perineale del paziente. Da qui si riescono a registrare le scariche dei nervi simpatici che vanno alla circolazione del muscolo scheletrico. Si tratta di un metodo estremamente sensibile ed è l’unico che misura direttamente il numero di scariche nervose che vanno ai vasi sanguigni. Questo ha consentito di dimostrare con uno studio tra gli unici al mondo, che l’ipertensione si accompagna all’incremento dell’attività simpatica, sia nelle fasi precoci sia mano a mano che aumentano le complicanze dell’ipertensione. Inoltre ci ha permesso di dimostrare che esistono interazioni tra alterazioni metaboliche e alterazioni della pressione, in quanto questo si verifica nelle situazioni di sovrappeso e nei pazienti ipertesi e sovrappeso».

SANISSIMI

89


I PROGRESSI DELLA SCIENZA LA SIGU È IMPEGNATA A ESPRIMERE PARERI D’INDIRIZZO IN MERITO AL CORRETTO UTILIZZO DELLE NUOVE TECNOLOGIE APPLICATE ALLA GENETICA MEDICA E UMANA, «CAMPO IN CUI - SOTTOLINEA IL PRESIDENTE ANTONIO AMOROSO L’INNOVAZIONE È RAPIDISSIMA» di Francesca Druidi

a genetica umana sta vivendo una fase di rapido sviluppo grazie alle conoscenze acquisite con il Progetto genoma umano e le innovazioni tecnologiche che oggi consentono d’indagare l’intera sequenza genetica di ciascuno di noi, si è aperto un nuovo settore della medicina, che chiamiamo medicina personalizzata. «Oggi siamo in grado, leggendo cosa c’è scritto nel genoma di un individuo, di accertare ricorda il presidente della Società italiana di genetica umana Antonio Amoroso - se una qualche istruzione genetica (o gene) risulta alterata. Conosciamo più di 6.000 malattie dovute a errori in specifici geni, si tratta di malattie rare o rarissime. Ma ancora molto ci sfugge: un domani riusciremo a capire, analizzando il genoma di un individuo, perché alcune malattie comuni insorgono con maggior frequenza o quali saranno i farmaci che lo cureranno meglio».

L

La sindrome di Down è una delle più comuni alterazioni genetiche. Come giudica i passi avanti fatti dalla ricerca legati alla possibilità di rendere reversibile tale disabilità? «Questa malattia è dovuta alla presenza di un cromo-

90

SANISSIMI

Antonio Amoroso, presidente della Società italiana di genetica umana

soma in più in ogni cellula dell’organismo: 3 cromosomi 21 anziché 2. I cromosomi possono essere paragonati a musicisti di un’orchestra. Non tutti suonano contemporaneamente, ma tutti eseguono allo stesso tempo le note scritte sullo spartito (sequenza del Dna). Nella sindrome di Down è come se nell’orchestra ci fosse un musicista in più che non segue lo stesso tempo degli altri. Non è possibile togliere da ogni cellula il cromosoma in più, ma si può cercare di “spegnerne” il funzionamento. Recentemente Jun Jiang e collaboratori hanno pubblicato sulla rivista Nature uno studio nel quale riescono, in cellule staminali Down, a spegnere il cromosoma 21 in più. Si tratta di un passo importante, ma che non permette ancora d’intravedere un’applicazione terapeutica nell’uomo. Inoltre, grazie alle nuovissime tecnologie di sequenziamento massivo del Dna molto più sensibile e veloce, è possibile eseguire test genetici non più sulle cellule fetali ma sul Dna fetale che circola nel sangue materno».

MAGGIO 2014


Antonio Amoroso • GENETICA

In futuro analizzando il genoma di un individuo troveremo perché alcune malattie comuni insorgono con maggior frequenza

Molte persone comprano i tanti test genetici presenti sul mercato. Che affidabilità hanno e come è possibile orientarsi in questo mercato? «È oggi disponibile su internet un’ampia gamma di offerte di test genetici diretti al consumatore: viene pubblicizzato che è possibile conoscere il rischio di sviluppare malattie comuni, alcune allergie ai farmaci, l’origine genetica dei nostri avi, l’alimentazione che meglio si concilia con l’assetto genetico di ognuno. Ora il problema non è certo quello di limitare la libertà individuale, ma di garantire la corretta informazione che deve essere fornita prima dell’esecuzione del test per comprendere al meglio i risultati. Proprio per questo, una recente disposizione dell’Fda - l’ente regolatorio americano per l’uso di farmaci e dispositivi medici - ha imposto a “23andme”, una delle maggiori company che offrivano questi test direttamente al consumatore, di sospendere questa attività poiché il risultato di ogni test genetico deve passare attraverso la consulenza di un genetista medico che ne spieghi il significato». Quello della genetica è un campo dove l’innovazione è rapidissima. Come giudica i principi che regolano il settore? «È vero, quando la progressione della scienza è così veloce, è molto difficile che il legislatore sia in grado di procedere allo stesso passo. La Società italiana di genetica umana è impegnata quotidianamente a esprimere pareri d’indirizzo

MAGGIO 2014

in merito al corretto utilizzo delle nuove tecnologie applicate alla genetica medica e umana. È il caso dell’impiego di test non invasivi per lo screening di malattie cromosomiche durante la gravidanza, o l’utilizzo delle nuove tecnologie di sequenziamento del genoma umano. Non dimentichiamoci poi che ogni medico deve rispondere anche al codice di comportamento deontologico e alla propria coscienza». Quali i prossimi importanti appuntamenti della Società italiana di genetica umana e i progetti in cui la vedremo impegnata? «Una società scientifica deve promuovere la conoscenza e il modo più consolidato per farlo è organizzando congressi, corsi e incontri. Quest’anno, dal 31 maggio al 3 giugno, la Sigu ospiterà il convegno della Società europea di genetica umana a Milano, appuntamento che vede la partecipazione di oltre 3.000 professionisti da tutto il mondo. Oggi però una società scientifica deve anche produrre documenti di indirizzo, linee guida, testi di riferimento per i professionisti. Infine, per quel che riguarda le applicazioni di queste conoscenze alla salute dei cittadini, deve anche proporsi come interlocutore con gli enti che istituzionalmente hanno in carico questo compito, come il Ministero della Salute e le Regioni. Anche in questo settore la Sigu sta promuovendo la definizione di quali dovrebbero essere gli standard delle strutture di genetica medica che operano nell’ambito del servizio sanitario nazionale».

SANISSIMI

91


GENETICA • Renata Bartesaghi

SINDROME DI DOWN, LA FLUOXETINA RIACCENDE LE SPERANZE UN TEAM DELL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA HA STUDIATO LA POSSIBILITÀ DI CORREGGERE LE ALTERAZIONI CELEBRALI E LE DISABILITÀ COGNITIVE DEI PAZIENTI AFFETTI DA SINDROME DI DOWN TRAMITE UN FARMACO. LA PROFESSORESSA RENATA BARTESAGHI, CHE HA GUIDATO L’EQUIPE, SPIEGA COME CIÒ SIA POSSIBILE di Renata Gualtieri

a sindrome di Down (Sd) è una condizione genetica che colpisce 1 persona ogni 700/1.000 nati. È un problema di salute pubblica, con più di 6 milioni di pazienti nel mondo, molti dei quali non hanno una vita autonoma. Grazie al miglioramento delle cure mediche, gli individui affetti da Sd vivono ora più a lungo e possono sopravvivere ai loro genitori. Pertanto, la necessità di trovare cure terapeutiche per la disabilità cognitiva sta diventando sempre più pressante. Nonostante i

L 92

SANISSIMI

numerosi sforzi, i meccanismi tramite i quali la triplicazione del cromosoma 21 altera lo sviluppo cerebrale non sono ancora del tutto chiariti. «Tuttavia - precisa la docente dell’Università di Bologna Renata Bartesaghi - sappiamo ora che è possibile agire “a valle” dei geni triplicati cercando di contrastare farmacologicamente i loro effetti negativi. I passi successivi saranno di sfruttare questa nuova conoscenza, cercando di identificare ulteriori terapie sicure ed efficaci per gli individui con Sd».

MAGGIO 2014


Renata Bartesaghi • GENETICA

Renata Bartesaghi, docente presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università degli studi di Bologna

Dallo studio che lei ha guidato è emerso come sia possibile ripristinare, in laboratorio, lo sviluppo di tutto il cervello affetto da sindrome di Down mediante terapia prenatale con fluoxetina. Ci spiega come è stata condotta la ricerca e come si è arrivati a questi risultati? «La disabilità cognitiva, uno degli aspetti più invalidanti della sindrome di Down (Sd), è dovuta a una grave riduzione del processo di neurogenesi, cioè la generazione delle cellule nervose. Tale difetto inizia durante il periodo embrionale, una finestra temporale critica durante la quale si formano i neuroni che popolano il cervello. Pertanto, abbiamo avuto l’idea di sfruttare il periodo embrionale per cercare di correggere fin dall’inizio il difetto di neurogenesi che caratterizza la Sd. Abbiamo utilizzato il topo Ts65Dn, un modello di Sd che presenta molte analogie con la condizione umana. Abbiamo trattato femmine Ts65Dn con fluoxetina da metà gestazione fino al parto e abbiamo esaminato l’effetto del trattamento sulla prole. I risultati mostrano che il trattamento ripristina completamente la neurogenesi in tutte le regioni cerebrali del topo con Sd. Inoltre, tale straordinario effetto è accompagnato dal ripristino delle performance cognitive».

MAGGIO 2014

In che modo questo farmaco agisce per contrastare la sindrome di Down? «La fluoxetina, un antidepressivo di largo uso, mantiene alti i livelli di serotonina nel cervello. La serotonina è un neurotrasmettitore che nel corso dello sviluppo cerebrale svolge un ruolo fondamentale nel processo di neurogenesi. Poiché la Sd è caratterizzata da difetti del sistema serotoninergico, abbiamo pensato che le alterazioni di tale sistema fossero alla base della ridotta neurogenesi nella Sd e che il trattamento con fluoxetina, aumentando i livelli di serotonina nel cervello, potesse avere un impatto positivo sulla produzione di neuroni. Il nostro studio ha confermato tale ipotesi, in quanto ha dimostrato che la somministrazione embrionale di fluoxetina ripristina completamente la neurogenesi in tutto il cervello con Sd». Esistono danni collaterali dell’uso della fluoxetina già in fase prenatale e si è già a conoscenza della durata dell’effetto del farmaco? «Nel modello di topo Ts65Dn non abbiamo visto palesi effetti collaterali del trattamento. Non si è verificata un’incidenza maggiore di aborti, una riduzione del numero di cuccioli per nidiata e del peso corporeo. Anche la mineralizzazione ossea, che potrebbe essere influenzata dal farmaco, non è ri-

SANISSIMI

93

¬


GENETICA • Renata Bartesaghi

La disabilità cognitiva, uno degli aspetti più invalidanti della sindrome di Down, è dovuta a una grave riduzione del processo di neurogenesi, cioè la generazione delle cellule nervose

¬

sultata compromessa. Tuttavia, sebbene nella specie umana l’esposizione a fluoxetina in utero non sembra avere gravi effetti negativi, la possibilità di effetti collaterali va tenuta in considerazione. Per quanto riguarda la durata dell’azione del farmaco, nei nostri esperimenti abbiamo esaminato topi Ts65Dn trattati prenatalmente, quando avevano raggiunto l’età di 45 giorni. Questa età per il topo corrisponde all’adolescenza. I nostri risultati mostrano che gli effetti del farmaco si mantengono almeno fino all’adolescenza. Occorrono altri studi per stabilire se gli effetti permangano anche nella vita adulta». Dal momento della pubblicazione della ricerca i componenti del team si sono spinti oltre con i loro studi? «Per ora sappiamo che è possibile ripristinare lo sviluppo del cervello in un modello di topo. Non sappiamo ancora, però, se gli effetti straordinari della fluoxetina nel modello di topo si replichino nella condizione umana. Solo trials clinici potranno dirci se è così. La conduzione di trials clinici è un processo molto lungo e se quelli con fluoxetina dessero risultati deludenti avremmo perso tempo prezioso. Stiamo, pertanto, testando altre terapie farmacologiche nel modello di topo, sempre durante le prime

94

SANISSIMI

fasi dello sviluppo, al fine di avere a disposizione un pannello di terapie potenzialmente sfruttabili nell’uomo. Questo ci permetterà di scegliere quella più efficace e con meno effetti collaterali». Esistevano già altri studi che avevano contemplato questa possibilità? Che strada apre questa ricerca nella cura della sindrome sull’uomo? «Terapie farmacologiche per la Sd sono state tentate principalmente in topi adulti. Fa eccezione uno studio condotto da un gruppo americano il quale ha esaminato l’effetto di un trattamento prenatale nel topo Ts65Dn. I risultati, pubblicati nel 2012, mostrano che topi Ts65Dn adulti, trattati prenatalmente con peptidi neuroprotettivi, mostrano un parziale miglioramento delle funzioni di memoria. La disabilità cognitiva delle persone con Sd è sempre stata considerata irreversibile. Il nostro studio dimostra per la prima volta che è possibile ripristinare pienamente lo sviluppo del cervello e le funzioni cognitive con un trattamento farmacologico precoce con fluoxetina. Pensiamo che, a questo punto, sia cruciale testare nel modello di topo con Sd altre molecole che possano favorire la neurogenesi. Questo rappresenta un passo preclinico di estrema importanza per la cura della Sd, che spianerà la strada a futuri trials clinici».

MAGGIO 2014


Pierluigi Strippoli • GENETICA

LA RICERCA VA OLTRE LA DIAGNOSI PRENATALE IL PROGETTO GENOMA 21 SI RIALLACCIA ALLE INTUIZIONI DEL PROFESSOR JÉRÔME LEJEUNE. A GUIDARE IL GRUPPO DI RICERCA CHE OGGI CI LAVORA, RIPARTENDO DALL’OSSERVAZIONE CLINICA E DALLE POSSIBILITÀ OFFERTE DALLE TECNOLOGIE GENOMICHE, È IL PROFESSOR PIERLUIGI STRIPPOLI di Renata Gualtieri

a sindrome di Down è stata una delle prime anomalie genetiche scoperte dalla medicina moderna, ma la ricerca negli anni ha subìto delle battute d’arresto perché essa è causata dalla presenza nelle cellule di un intero cromosoma 21 in eccesso, come dimostrato dal grande genetista francese Jérôme Lejeune sin dal 1959, da cui il nome trisomia 21, che contiene più di 200 geni, a differenza di altre comuni condizioni genetiche riconducibili a un singolo gene. Quindi, i meccanismi d’insorgenza dei sintomi sono molto più complessi e ciò scoraggia i ricercatori. In secondo luogo, la ricerca si è orientata molto più verso la diagnosi prenatale, con la possibilità dell’aborto selettivo, piuttosto che verso una cura. «Anche se molti miglioramenti sono stati ottenuti grazie al controllo di specifiche complicazioni e agli interventi educativi - spiega Pierluigi Strippoli - a tutt’oggi nessuna terapia è ritenuta efficace per quanto riguarda la disabilità intellettiva associata alla sindrome di Down».

L

Questa patologia deriva da un’anomalia cromosomica molto diffusa ma non prevedibile. Cosa resta da fare, dunque, al di là dell’indagine prenatale, considerando che secondo diverse statistiche a

MAGGIO 2014

livello europeo il 90 per cento dei bimbi a cui viene diagnosticata la sindrome di Down viene abortito? «Innanzitutto occorre migliorare la conoscenza della realtà della sindrome di Down. Senza voler negare i problemi, è indiscutibile che le famiglie che accettano il bambino trisomico testimoniano un’esperienza umana di grande ricchezza e la per-

SANISSIMI

95

¬


GENETICA • Pierluigi Strippoli

Da sinistra a destra, Maria Chiara Pelleri, Lorenza Vitale, Pierluigi Strippoli, Maria Caracausi e Allison Piovesan, componenti del gruppo del Dipartimento di Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale dell’Università di Bologna che lavora al Progetto Genoma 21

¬

cezione che le persone trisomiche hanno di sé e della loro vita è assolutamente positiva. Il disturbo cognitivo è spesso meno grave di quanto si ritenga comunemente, riguarda di solito più le capacità linguistiche che non quelle di comprensione e non intacca socializzazione e affettività, anzi questi bambini suscitano intorno a sé un clima d’intensità affettiva più grande del normale. Certamente sarebbe importante anche far sapere che la ricerca di terapie specifiche è ancora in corso e che la possibilità d’intervenire sulla disabilità intellettiva con cure di tipo biochimicofarmacologico non appare oggi irrealistica». Come è entrato in contatto con l’opera di Jérôme Lejeune e come essa ha caratterizzato il suo percorso di ricerca? «È stata la professoressa Maria Zannotti, allieva di Lejeune alla fine degli anni 60, a spingermi a fare ricerca sul cromosoma 21, ed è stata la mia collega Lorenza Vitale a identificare nel 2002 uno dei geni del cromosoma sfuggito alle mappe già prodotte. Tuttavia, negli ultimi anni stavo chiudendo questo filone di ricerca, ed è stato l’incontro con la ricercatrice Ombretta Salvucci, e attraverso di lei con la famiglia Lejeune, a farmi scoprire la straordinarietà della vita e dell’opera del genetista francese. Da qui il mio ritorno in clinica, grazie al professor Guido Cocchi, neonatologo dell’Ospe-

96

SANISSIMI

dale Sant’Orsola di Bologna, e lo sviluppo con lui nel 2013 di un ampio progetto di ricerca che riunisse gli aspetti clinici e quelli sperimentali. Sono rimasto molto impressionato dalla capacità di Jérôme Lejeune di tenere insieme dedizione e affezione per i bambini trisomici e allo stesso tempo la volontà di aiutarli a recuperare le funzioni cognitive compromesse; lui diceva “odiare la malattia e amare il paziente: questa è l’arte della medicina”». Con quale scopo è nato il progetto Genoma 21 e quali i principali risultati sin qui raggiunti? «Il progetto riprende lo studio della trisomia 21, non dando nulla per scontato e ripartendo dall’osservazione clinica, sfruttando al contempo le nuove possibilità offerte dalle tecnologie genomiche. Siamo partiti solo nell’autunno scorso, pubblicando un articolo che descrive in dettaglio come il nostro progetto si riallacci nel metodo e nel merito alle intuizioni del professor Lejeune, spesso rimaste non verificate e non sviluppate. Abbiamo appena sottoposto per la pubblicazione la prima delle 10 mappe previste, quella del livello di attività di 39.000 geni nel cervello umano, che rianalizza più di 2 milioni di valori disponibili nelle banche dati per comprendere il ruolo dei geni del cromosoma 21 nella disabilità intellettiva. In febbraio abbiamo ottenuto il primo prelievo di sangue e urina da un bambino trisomico:

MAGGIO 2014


Pierluigi Strippoli • GENETICA

La possibilità d’intervenire sulla disabilità intellettiva con cure di tipo biochimicofarmacologico non appare oggi irrealistica

l’Ospedale di Pescara e altre all’estero. Il reperimento di fondi è critico per lo svolgimento del progetto, ci sosteniamo solo con libere donazioni, da parte di enti privati e di singoli. È possibile leggere il progetto in dettaglio e contribuire sul sito internet apollo11.isto.unibo.it».

la raccolta dei campioni è attivamente in corso e ci permetterà analisi sofisticate a livello molecolare per definire le alterazioni critiche presenti nelle cellule trisomiche, al fine di identificare nuovi approcci terapeutici». Come è attualmente formato il suo gruppo di ricerca, di quali collaborazioni nazionali e internazionali si è valso e quanto la raccolta fondi sta condizionando la riuscita del progetto? «Siamo un piccolo gruppo del Dipartimento di Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale dell’Università di Bologna. Con me e la collega Lorenza Vitale lavorano tre giovani borsiste: Maria Chiara Pelleri, Allison Piovesan e Maria Caracausi. Si sono però avviate alcune importanti collaborazioni con i nostri neonatologi Guido Cocchi e Chiara Locatelli, con l’Università di Udine, con quella di Brescia, con

MAGGIO 2014

Qual è lo stato dell’arte delle ricerche sulla sindrome di Down e quali miglioramenti si attende in futuro nelle metodologie di ricerca e d’indagine e nell’approccio terapeutico a tale patologia? «Attualmente le ricerche a livello internazionale si concentrano sul topo usato come modello della sindrome di Down, sulla ricerca di farmaci attivi sul cervello e sulla eventuale inattivazione del cromosoma in eccesso. Noi seguiamo un approccio che sottolinea la logica cromosomica dell’alterazione, perché, come suggeriva Lejeune, solo identificando gli specifici geni del cromosoma 21 responsabili dei sintomi è possibile proporre una terapia fondata su basi razionali. Personalmente sono convinto che nelle sue idee c’è già la chiave per comprendere i difetti metabolici delle cellule trisomiche, che a quel punto potrebbero essere corretti per via farmacologica, sbloccando i nessi tra le cellule nervose “intasati” dai prodotti del cromosoma 21 aggiuntivo. Le metodologie necessarie sono oggi disponibili, occorre trovare le motivazioni e le risorse per applicarle».

SANISSIMI

97


A LEZIONE DI CONDOTTA ALIMENTARE

LA CULTURA DEL MANGIAR BENE COMINCIA TRA I BANCHI DI SCUOLA. E SULLA SCIA DI QUESTO PRINCIPIO LA FONDAZIONE FOODEDU HA IDEATO UN PERCORSO FORMATIVO CHE AVVICINA I RAGAZZI AL CIBO SANO

di Giacomo Govoni mparare a mangiare si può. E prima lo si fa, scoprendo che il cibo non è solo nutrimento ma espressione di valori quali soddisfazione dei sensi, tradizione, cultura del territorio e rispetto della salute, meglio è. Una sfida educativa improntata al benessere alimentare delle future generazioni, di cui la Fondazione italiana per l’educazione alimentare ha fatto una missione, configurandosi come soggetto di riferimento per la scuola. Col compito primario di favorire l’attuazione delle linee guida del Miur nella pratica scolastica. «Seguendo queste indicazioni – spiega Giorgio Donegani, presidente di FoodEdu e membro del comitato “Scuola e cibo” che coordina il piano educativo del ministero – moltissime scuole hanno realizzato progetti di spessore e anche il mondo dell’industria si è rivelato sensibile: Federalimentare ha avviato attività di formazione per gli insegnanti che vanno proprio in questo senso».

I

Quali sono i punti cardine delineati dal piano? «Le linee guida per l’educazione alimentare nella scuola italiana tracciano i criteri perché essa risulti efficace attraverso l’uso di linguaggi più attuali, la distinzione del concetto di educazione da quello di informazione e l’attenzione non solo ai temi nutrizionali, ma anche agli aspetti socia-

98

SANISSIMI

li, psicologici e culturali che condizionano i nostri comportamenti a tavola». Comportamenti che si possono correggere anche in presenza di allergie alimentari. Quali sono quelle più legate all’odierno stile di vita? «Al fianco dei classici problemi legati a latte, uova, crostacei, grano e frutta a guscio, da alcuni anni sono cresciute le allergie a specifici additivi industriali, soprattutto coloranti, così come è più diffusa l’allergia al nichel legata anche al cibo. Grazie anche alla maggior facilità di diagnosi, ci si è poi resi conto di quanto sia diffusa la celiachia, alla quale si è aggiunta anche la sensibilità al glutine, cosa diversa ma comunque fastidiosa». Le fasce d’età più esposte? «La prima infanzia è da sempre il periodo in cui allergie e intolleranze sono più frequenti, ma spesso si risolvono con la crescita. Oggi è molto preoccupante il manifestarsi di questi fenomeni nell’età adulta». Quali sono gli strumenti e i metodi comunicativi per abituare i minori ai sapori sani - ma a volte non

MAGGIO 2014


Giorgio Donegani • ALIMENTAZIONE

Molte scuole sono dotate di cucine didattiche, ma sarebbe bello che anche a casa i ragazzi fossero sollecitati a cucinare: fare e sperimentare col cibo li diverte e li aiuta a conoscerlo e ad apprezzarlo

Giorgio Donegani, presidente della Fondazione italiana per l'educazione alimentare

così attraenti - del cibo? «Alla nascita l’essere umano è istintivamente attratto dal gusto dolce e dalla sensazione di vellutato che le sostanze grasse producono in bocca. Una sorta di imprinting sensoriale che aveva ragion d’essere quando le sostanze energetiche come i dolci e i grassi erano rare, ma che oggi ci si ritorce contro. Educare i ragazzi a limitare zuccheri e grassi e preferire gusti sani e naturali come quelli della verdura non è facile, ma un sistema per riuscirci è insegnar loro a cucinare: fare e sperimentare col cibo li diverte e li aiuta a conoscerlo e ad apprezzarlo. Molte scuole sono dotate di cucine didattiche, ma sarebbe bello che anche a casa i ragazzi fossero sollecitati a cucinare». Tra i nemici del mangiar bene c’è il cosiddetto junk food, che seduce in primis i giovani. Oltre che sul senso critico dei consumatori, si può cambiare qualcosa dal lato della proposta alimentare? «È proprio sfruttando la nostra disponibilità verso il dolce e il grasso che il mercato sforna a getto continuo nuovi snack pieni di grassi e calorie, a costi bassissimi. Le aziende produttrici dovrebbero rendersi conto della necessità di orientare correttamente il consumo, in quattro principali direzioni: mi-

MAGGIO 2014

gliorandolaformulazionedeiprodotti,riducendoleporzioni, alleggerendo la pressione pubblicitaria e allargando l’offerta di alimenti sani. Rispetto a quest’ultimo punto, in molte scuole lo junk food è scomparso dai distributori automtici, o quantomeno è stato affiancato a prodotti più equilibrati. È una strada che sarebbe importante proseguire». In fatto di corrette pratiche alimentari, possiamo indicare ai ragazzi una buona abitudine da imparare e una cattiva da perdere? «Certo. Una buona abitudine sarebbe iniziare sempre pranzo e cena con una portata di verdura, magari cruda, come si usa in Francia: si garantirebbe così non solo l’assunzione di vitamine, minerali e fibre preziose per la salute, ma si eviterebbe di esagerare con le portate successive per raggiungere la sazietà. Quanto alla cattiva abitudine da abbandonare, al primo posto metterei quella di saltare la colazione o consumarne una insufficiente. Lo fa circa il 40 per cento dei bambini tra gli 8-9 anni in Italia ed è un errore madornale, perché la colazione è il pasto qualitativamente più importante della giornata: fornisce energia quando il fisico ne ha più bisogno e indirizza correttamente i ritmi della fame e della sazietà».

SANISSIMI

99


ALIMENTAZIONE • Gian Paolo Salvioli

LE REGOLE PER UNA CORRETTA NUTRIZIONE SEDENTARIETÀ, DIETE FAI DA TE DI STAMPO VEGANO E PRODOTTI IPERCALORICI. QUESTI GLI SCOGLI PIÙ INSIDIOSI SUL CAMMINO DEI BAMBINI VERSO UNA SANA CRESCITA di Giacomo Govoni

e norme nutrizionali più giuste e appropriate, quelle che fonderanno la base degli stili alimentari dell’adulto, si apprendono durante l’infanzia, in particolare nei primi due anni di vita. A sostenerlo sono gli studi più accreditati sulla nutrizione infantile, che collocano i due punti di rottura alimentari della vita, entrambi in età pediatrica: uno alla nascita, col passaggio dal nutrimento per vena a quello per via orale; il secondo attorno al 6°-7° mese di vita, quando comincia il transito, lungo mediamente un anno, da un’alimentazione a base solo di latte (possibilmente materno) al cosiddetto divezzamento. «Una fase cruciale – spiega Gian Paolo Salvioli, professore emerito di pediatria all’Università di Bologna – da affrontare in maniera graduale e a tempi debiti».

L

Quali “comandamenti” bisogna rispettare nel passaggio da un’alimentazione lattea a una diversificata? «Innanzitutto è consigliata la prosecuzione dell’allattamento al seno sino a quando vi è latte a sufficienza e dopo il sesto mese di vita del lattante si può iniziare l’introduzione di altri alimenti. Ciò vale anche per i bambini che sono allattati con formule di latte in polvere qualora vi sia mancanza di latte materno. Si procederà quindi alla somministrazione delle prime pappe a base di crema di riso e della carne omogenizzata, e via via della frutta e delle verdure. Si dia la preferenza all’olio di oliva». Quali sono i disturbi alimentari più diffusi e pericolosi per i bambini? «Oggi i disturbi alimentari nell’età infantile sono le-

100

SANISSIMI

Gian Paolo Salvioli, professore emerito di pediatria all’Università di Bologna

gati, in buona parte dei casi, a intolleranza o allergia alle proteine del latte vaccino: ciò si verifica soprattutto in bambini appartenenti a famiglie con familiarità per allergie anche di vario tipo. Si deve segnalare come gli stili di vita e quindi anche quelli alimentari sono alla base della “epidemia dell’obesità”: mi riferisco in particolare alla sedentarietà dei bambini e dei ragazzi, incollati per ore alla televisione e al computer, che unitamente a un’alimentazione ricca di grassi e di zuccheri, favorisce il sovrappeso sino alla vera e propria obesità». Si sente dire spesso che un bambino nutrito secondo principi vegetariani o vegani è più al riparo da malattie. Qual è il suo pensiero in proposito e come integrare i cibi mancanti? «È da evitare la dieta fai da te, che molte volte viene sperimentata sulla spinta di informazioni tratte dalla stampa o da internet. L’alimentazione vegetariana, e ancor più quella vegana, nell’età più delicata per l’uomo e la donna qual è l’età dell’accrescimento, risulta essere squilibrata e non consona all’esigenze nutrizionali dei bam-

MAGGIO 2014


Gian Paolo Salvioli • ALIMENTAZIONE

bini. Ricordiamo che un’alimentazione equilibrata e varia per l’apporto di proteine, grassi, zuccheri e minerali è senz’altro quella preferibile, onde evitare disturbi nell’accrescimento come dimostrato da numerose ricerche fatte».

L’alimentazione vegetariana, e ancor più quella vegana, risulta squilibrata e non consona all’esigenze nutrizionali dei bambini

Quali sono gli alimenti noti come ideali per i bambini, ma che invece nascondono sembianze da “false friend”? «Come detto sopra, si deve controllare la quantità di cibo assunta e quindi di calorie introdotte: esistono in commercio alimenti particolarmente graditi dai bambini, a base di zuccheri e latte, ingeriti come fuori pasto. Si deve evitare un consumo non controllato e utilizzare alimenti alternativi come la frutta». Ci sono dei trucchi per rendere simpatici o far accettare ai più piccoli quegli alimenti generalmente malvisti, verdure in testa? «Considerato che l’esempio è importante, anche per le abitudini alimentari i familiari adulti dovrebbero consumare verdura e frutta. Si possono utilizzare, ad esempio, i passati di verdura o i frullati di frutti in modo che i bambini possano assumerli volentieri». Possiamo stilare due menu giornalieri ideali per un bambino compreso nella fascia 3-6 anni e uno nella fascia 7-10? Quali le differenze più significative? «Non credo sia necessario stilare particolari menù giornalieri per i bambini: possono a volte sorgere problemi di alimentazione con rifiuto del cibo. Pertanto è fondamentale evitare momenti di contrasto tra genitori e figli dovuti a questo comportamento. I bambini di due o tre anni e di età successive desiderano affermare una propria volontà proprio sulla scelta dei cibi. È necessario che da parte dei genitori, armandosi di pazienza, si instauri un colloquio cercando di essere convincenti e dando quelle informazioni corrette sull'alimentazione che deve essere varia e gradita dai bambini».

MAGGIO 2014

SANISSIMI

101


SICUREZZA ALIMENTARE • Cosimo Piccinno

UN ELEVATO LIVELLO DI ATTENZIONE di Nicolò Mulas Marcello LA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE È UNA DELLE MISSIONI PRINCIPALI DEL NUCLEO ANTISOFISTICAZIONI DEI CARABINIERI. NE PARLA IL COMANDANTE COSIMO PICCINNO

l patrimonio agroalimentare italiano è unico al mondo per qualità e assortimento. L’apprezzamento dei prodotti italiani è diffuso a livello internazionale e questa popolarità ha dato vita a una economia parallela rispetto ai prodotti tutelati che va sotto il nome di Italian sounding. Questo fenomeno comporta un giro di affari nel mondo pari a 54 miliardi di euro l’anno, oltre il doppio del valore delle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani stimato intorno ai 23 miliardi l’anno. «I prodotti dell’agroalimentare italiano, molto ricercati all’estero - sottolinea Cosimo Piccinno, comandante del Nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri - rappresentano sicuramente un obiettivo privilegiato. Fortunatamente il sistema dei consorzi posti a tutela delle denominazioni protette, che svolgono un lavoro egregio sul territorio, raccordandosi con i Nas, rende difficile la penetrazione del crimine in tale settore».

I

La sicurezza alimentare è uno degli obiettivi dell’attività dei Nas. Come sono cambiate le tecniche di sofisticazione nel settore alimentare oggi rispetto al passato? «La tutela della salute pubblica è la missione dei Nas. La sicurezza alimentare è uno degli strumenti attraverso i quali perseguire quell’elevato livello di tutela auspicato nazionale ed europeo. I Nas, in campo alimentare, concentrano la loro azione nella lotta alle frodi. Ormai, la globalizzazione esasperata e l’informatizzazione spinta hanno fatto da cassa di risonanza per i guadagni facili

102

SANISSIMI

anche a scapito della salute del consumatore. Oggi ci troviamo di fronte a dinamiche criminali non solo locali. A titolo esemplificativo cito la frode sui kiwi, scoperta qualche anno fa, attraverso la quale questi frutti venivano “pompati” con un fitofarmaco fatto in casa, utilizzando un principio attivo asiatico. Non bisogna dimenticare, poi, le vecchie care sofisticazioni all’italiana, tra le quali un posto di rilievo ha l’olio di semi che diviene extra-vergine. Accanto alle nuove sofisticazioni registriamo, purtroppo, ancora quelle tradizionali sui vini, sulle carni, sui prodotti ittici e sui formaggi trattati con sostanze proibite per esaltarne le caratteristiche organolettiche e altri aspetti».

MAGGIO 2014


Cosimo Piccinno • SICUREZZA ALIMENTARE

Cosimo Piccinno, comandante del Nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri

Il fenomeno dell’Italian sounding è diffuso soprattutto all’estero. Quanto è elevato in Italia il malcostume della contraffazione di prodotti alimentari? «Occorre tenere presente che il crimine non è avulso dalle comuni logiche commerciali in base alle quali rende meglio ciò che ha un buon mercato. In tal senso, quindi, i prodotti pregiati dell’agroalimentare italiano, molto ricercati all’estero, rappresentano sicuramente un obiettivo privilegiato. Fortunatamente il sistema dei consorzi posti a tutela delle denominazioni protette, che svolgono un lavoro egregio sul territorio, raccordandosi con i Nas, rende difficile la penetrazione del crimine in tale settore. Non mancano però casi di prodotti stranieri rielaborati in Italia e fatti passare per prodotti nostrani. Basti pensare che, nel periodo natalizio, i Nas hanno sequestrato prosciutti polacchi etichettati come “Prosciutti Parma Dop” e caciotte lituane fatte passare per caciotte sorrentine». Quali azioni state portando avanti attualmente e come si articola la vostra attività di controllo dei prodotti alimentari? «Le attività dei Nas si basano principalmente su un’estesa, profonda e capillare conoscenza del territorio in generale e del tessuto economico di riferimento in particolare. Conoscere i fenomeni, le realtà locali e le

MAGGIO 2014

Conoscere i fenomeni, le realtà locali e le attività commerciali significa per i Nas avere coscienza delle dinamiche che permeano il tessuto sociale attività commerciali significa per i Nas avere coscienza delle dinamiche che permeano il tessuto sociale, grazie anche alla costante interazione ed al supporto delle circa 5000 stazioni Carabinieri dislocate sull’intero territorio nazionale. Tutto ciò significa capacità di analisi per dare poi una capacità di risposta concreta». Come si riconosce un prodotto contraffatto e cosa deve fare un consumatore quando si accorge della scarsa qualità del prodotto alimentare che ha acquistato? «Non è facile riconoscere un prodotto contraffatto. Il consumatore ha a disposizione alcuni indicatori. Fra questi, certamente l’etichetta, che va sempre letta. Essa è la “carta d’identità del prodotto; il prezzo di vendita che se eccessivamente favorevole o fuori mercato deve far sorgere il dubbio che si tratti di un prodotto non genuino. In ogni caso, qualunque sospetto può essere rappresentato ai Nas, che forniranno sicuramente indicazioni utili e interverranno a tutela del cittadino».

SANISSIMI

103


SICUREZZA ALIMENTARE • Agostino Macrì

PERICOLO FRODI ALIMENTARI di Renata Gualtieri IL CONSUMATORE DEVE PRESTARE ATTENZIONE ALLE SUE SCELTE, ALLA SICUREZZA E ANCHE AL RAPPORTO QUALITÀ PREZZO DEGLI ALIMENTI gni anno all’Unione nazionale consumatori arrivano un centinaio di segnalazioni di difetti alimentari. I casi più frequenti riguardano la presenza di corpi estranei negli alimenti confezionati, «ma non mancano i casi di cibi con caratteristiche organolettiche non a norma - ricorda Agostino Macrì, esperto sicurezza alimentare dell’Unc -, cioè odori, sapori e colori anomali». Data la frequenza delle segnalazioni è utile definire le misure da intraprendere per tutelare i propri interessi e la propria salute quando ci si imbatte in incidenti del genere.

O

Quanto la tendenza a risparmiare sull’acquisto del cibo ha aumentato il pericolo delle frodi? E in che misura lo ritiene un fenomeno destinato a crescere? «Il pericolo delle frodi esiste da sempre e forse è indipendente dalla crisi economica in atto. Bisogna, però, distinguere tra frodi che hanno risvolti economici oppure compromettono la qualità degli alimenti e quelle che hanno anche risvolti negativi per la salute. Gli organi pubblici di vigilanza e controllo sono molto attivi nella repressione del fenomeno e proprio per questo probabilmente questa tendenza non dovrebbe crescere. Bisogna ricordare che le frodi sono alimentate da chi consapevolmente commercia o acquista alimenti contraffatti. Queste persone dovrebbero

104

SANISSIMI

sapere che commettono dei reati per cui potrebbero subire pesanti sanzioni». In occasione di ricorrenze come il Natale e la Pasqua a cosa il consumatore deve prestare più attenzione? «In occasione di queste ricorrenze, anche se in periodo di crisi, molte persone sono meno attente agli acquisti e questo fenomeno è ben conosciuto dai rivenditori. È infatti possibile trovare prodotti “civetta” che attraggono i consumatori che poi acquistano altri prodotti a prezzi normali o addirittura maggiorati. Vengono anche offerti prodotti tipici delle festività che hanno caratteristiche diverse da quelle che si pensa di acquistare. Ad esempio, le uova di cioccolato non sono tutte uguali e quelle

MAGGIO 2014


Agostino Macrì • SICUREZZA ALIMENTARE

Agostino Macrì, esperto sicurezza alimentare dell’Unione nazionale consumatori

La prima cosa da fare è recarsi dal rivenditore cercando di risolvere bonariamente la questione

con cioccolato fondente sono decisamente più costose di quelle al latte. Il consumatore deve leggere attentamente le etichette e anche controllare il prezzo al chilogrammo, ricordando che normalmente le confezioni piccole hanno un costo al chilo superiore a quelle di maggiori dimensioni». Quali possono essere le misure da intraprendere per tutelare i propri interessi quando ci si trova di fronte a uno di questi casi? Cosa è importante fare specie al momento dell’acquisto? «La prima cosa da fare è recarsi dal rivenditore cercando di risolvere bonariamente la questione. Se ciò non è possibile, è opportuno rivolgersi a uno dei tanti organi di controllo esistenti - Asl, Nas, Repressione frodi, Corpo forestale dello Stato -

MAGGIO 2014

ricordandosi di presentare lo scontrino di acquisto». Come avviene l’azione di sensibilizzazione e tutela da parte dell’Unione nazionale consumatori? «L’Unc è da sempre impegnata in attività d’informazione ed educazione dei cittadini sui temi della qualità e della sicurezza che diffonde attraverso i propri i canali di comunicazione: dal sito www.consumatori.it alle pagine sui social network, dall’house organ Le scelte del consumatore alla newsletter online. Ma anche applicazioni informatiche e progetti con le scuole per sensibilizzare i consumatori fin da piccoli; infine, un blog interamente dedicato alla sicurezza alimentare www.sicurezzalimentare.it per essere costantemente aggiornati, leggere vademecum e consigli utili».

SANISSIMI

105


SICUREZZA ALIMENTARE • Una corretta informazione

QUANDO LA SALUTE FA NOTIZIA di Teresa Bellemo CONSUMARE UN ALIMENTO CREATO E DISTRIBUITO IN VIOLAZIONE DELLE NORME IGIENICO-SANITARIE È UN RISCHIO. UNA CORRETTA INFORMAZIONE AIUTA A «MATURARE LA CONSAPEVOLEZZA CHE LE FRODI ESISTONO» ra gli effetti negativi connessi al fenomeno della contraffazione alimentare rientrano le minacce e i possibili danni alla salute pubblica. Per questo, nella catena di soggetti che si impegnano a vario titolo a tutelarla, un ruolo centrale è ricoperto dagli organi di informazione che, com’è noto, influenzano le scelte dei consumatori. Un aspetto che non sfugge ai giornalisti e divulgatori dell’Unione nazionale medico scientifica d’informazione, attiva da oltre 50 anni nella diffusione dell’educazione sanitaria. «I giornalisti dell’Unamsi – spiega il presidente Francesco Brancati – si occupano di informazione in tema di sanità, salute e ricerca biomedica. Le fonti del giornalista medico-scientifico sono autorità sanitarie, medici, ricercatori e studi pubblicati».

T

conseguenze di una frode alimentare sulla sua salute. Certo, se un’etichetta è falsificata è molto difficile accorgersene, allora bisogna rendere meno probabile la frode». In che modo? «Facendo acquisti presso negozianti di fiducia o scegliendo le grandi catene di distribuzione, che sottopongono a controllo fornitori e merci, e che non venderebbero un prodotto contraffatto perché non è loro interesse farlo. Questo comportamento nasce dalla consapevolezza che le frodi esistono e possono far male alla salute. Consapevolezza che solo una corretta informazione può dare».

Perché una corretta informazione sui temi relativi alla salute alimentare può rappresentare un argine contro il dilagare di prodotti contraffatti? «Perché è proprio l’informazione, se corretta e completa, a far crescere e maturare la coscienza critica nel cittadino. Da un lato, l’informazione del cronista che riferisce sulle operazioni di polizia contro le sofisticazioni; dall’altro, quella del giornalista specializzato che interroga l’esperto per trasferire al lettore le possibili

106

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Una corretta informazione • SICUREZZA ALIMENTARE

Il tema della sicurezza alimentare è troppo importante perché se ne parli solo in cronaca nera

La vostra associazione s’impegna a creare un ponte fra addetti alla comunicazione e operatori medico-scientifici. Come giudica l’attuale intesa fra questi due mondi? «Quanto più autorevole è la fonte, tanto più le sue notizie saranno vere e utili al lettore. Per questo non può non esserci un ponte con medici e ricercatori. Il problema è, semmai, avvicinare l’esperto giusto cui porre le giuste domande relative al tema trattato e, una volta ottenute, riuscire a tradurre concetti difficili in termini comprensibili da tutti. Fra il mondo della comunicazione e quello degli operatori medico-scientifici c’è reciproca intesa. Proprio perché il giornalista, pur preparato, non può fare informazione in prima persona, ma deve sempre riferire, in modo corretto e completo, notizie apprese dalle sue fonti». Attraverso quali azioni si può perfezionare, in chiave di sicurezza alimentare per il consumatore? «Il tema della sicurezza alimentare non è fra i più trattati sui media. In genere le notizie su questo tema sono legate alla cronaca: la mozzarella blu, la passata di pomodoro cinese, la carne agli estrogeni, l’operazione dei carabinieri che sequestra e arresta. Qui la notizia va sempre in pagina, così come il commento dell’esperto in scienze alimentari. Ma il tema è troppo importante perché se ne parli solo in cronaca nera».

MAGGIO 2014

Del resto, il giornalista ha bisogno di una notizia. «Lo capisco bene. Ma in un’epoca in cui lo spazio dedicato dai quotidiani e dalle trasmissioni televisive alla gastronomia la fanno da padrone, mi domando: perché le aziende che producono alimenti sani non cercano di promuovere convegni, non convocano conferenze stampa per spiegare quali accorgimenti prendono per evitare problemi da cattiva alimentazione e insegnare al consumatore a essere più accorto?». Tra le cause di morte e patologie gravi ci sono anche le cosiddette malattie non comunicabili. Quali hanno a che fare col consumo di alimenti di bassa qualità - spesso contraffatti - e come prevenirle? «Le malattie non comunicabili sono quelle non trasmesse da un’infezione: patologie cardiovascolari o renali, diabete, obesità, ipertensione. È stato calcolato che tutte insieme causano l’80% delle morti e il 70% delle invalidità. I giornalisti dell’Unamsi hanno raccolto l’appello lanciato dall’Onu ai governi del mondo affinché sostengano programmi di prevenzione di queste malattie e hanno distribuito nelle farmacie di Roma e Milano l’opuscolo “Salva la vita con stile”, realizzato assieme a cinque esperti italiani, ciascuno specialista di una o più malattie non trasmissibili, per spiegare ai lettori come fare prevenzione. Basta mangiare in modo più sano, anche sul piano della qualità dei cibi, eliminare il fumo, usare meno l’auto. Dalla nostra, in Italia abbiamo la dieta mediterranea riconosciuta in tutto il mondo come elisir di salute».

SANISSIMI

107


ALIMENTAZIONE • Marina Covelli

UNA DIETA PER L’EQUILIBRIO PSICO-FISICO di Renato Ferretti PER MARINA COVELLI NON SI TRATTA DI PERDERE PESO: ECCO COME BIOCHIMICA DEL CIBO E MEDICINA INTEGRATA AIUTANO A RITROVARE IL BENESSERE DI “CORPO-MENTE”

obiettivo reale non è mai la dieta: questa, il più delle volte, è solo il mezzo per cercare altre risposte». Anche solo questa considerazione basta per cogliere la differenza nell’approccio rispetto ai metodi tradizionali che la dottoressa Marina Covelli propone nell’ambulatorio Naturalmed, a Villa Laga-

«L’

La dottoressa Marina Covelli dell’ambulatorio Naturalmed, a Villa Lagarina (TN) e a Como www.naturalmed.it

108

SANISSIMI

rina in provincia di Trento. Il punto focale per Covelli, dunque, non sta nella perdita di peso tramite una dieta, ma nella ricerca di un equilibrio funzionale corpo-mente. «Si può definire un ambulatorio di medicina naturale integrata, dove la nutrizione è terapia e il calo di peso una conseguenza naturale del riequilibrio delle funzioni. L’approccio al paziente è medico, ma integrato con la fitoterapia e l’omeopatia e con l’analisi energetica propria della medicina cinese. Nella valutazione del paziente non considero solo l’inquadramento delle abitudini alimentari, ma seguo quattro step di analisi: l’uso del cibo per sopperire a esigenze psicologiche, le influenze ormonali sulla distribuzione del grasso, il metabolismo energetico in calorie e il metabolismo “degli zuccheri”, l’infiammazione intestinale. Quello che sostengo è una dieta “molecolare” con cui valutare la biochimica del cibo, cioè come il cibo è usato dal nostro corpo». Cosa s’intende con “biochimica” del cibo? «La dieta molecolare-nutriceutica è un modo innovativo di gestire le proprietà fisico-chimiche del cibo, si fonda su basi scientifiche e considera la struttura molecolare dell’alimento che, per la sua struttura biochimica, viene utilizzato dall’organismo e quali con-

MAGGIO 2014


Marina Covelli • ALIMENTAZIONE

seguenze provoca: tempi di assorbimento (che influenzano la prestazione energetica metabolica ma anche il gonfiore addominale), ricaduta endocrina (visto che gli alimenti provocano una vera e propria modulazione dei nostri ormoni) ed effetti positivi o negativi che l’alimento induce sul nostro Dna, favorendo i cosiddetti “vitageni” o provocandone la “rottura”. Oggi, non mangiamo gli stessi nutrienti di 30-40 anni fa e le conseguenze sono visibili facilmente nei cuscinetti di grasso e cellulite anche nelle ragazze magre, nella statura media inferiore, nella perdita dei capelli, ma anche nella sterilità, nel diabete o nell’aumento del numero di tumori». Quali sono le problematiche più diffuse che si trova ad affrontare? «Ippocrate diceva: “che l’alimento sia la tua medicina e la tua medicina sia il tuo alimento”. Questo porta a considerare qualsiasi richiesta di dieta nell’ottica medica di prevenzione nutrizionale, visto che oggi possiamo avvalerci anche di tecnologie avanzate, sia per la determinazione dei fattori di rischio genetici (con l’identificazione dei polimorfismi di rischio per alterazioni metaboliche come l’obesità e l’ipertensione arteriosa), sia

MAGGIO 2014

La dieta molecolare-nutriceutica è un modo innovativo di gestire le proprietà fisico-chimiche del cibo per la valutazione dei rischi per la salute. La paziente che meglio si ritrova nel mio modo di lavorare è la donna matura, che vuole ancora identificarsi allo specchio, ma fa fatica, e la dieta è il primo passo per il recupero della propria autostima. A questa donna offro il supporto per un percorso che attraverso la dieta e i rimedi naturali riduce il rischio di malattie e rallenta l’invecchiamento». Quali strumenti e percorsi propone ai suoi pazienti? «Il “medical nutrition coaching” si avvale del metodo del coaching tradizionale. Una volta stabiliti gli obiettivi reali del paziente si definiscono i tempi, che, quindi, sono variabili: di norma si prevede, dopo la prima sessione di 45 minuti, da un minimo di 3 sessioni a un massimo di 10 sessioni di 30 minuti ciascuna che possono essere svolte sia in ambulatorio che in sessione video-skype e che hanno una cadenza sempre personalizzata, generalmente bi o tri-settimanale, secondo le esigenze e i tempi del piano d’azione individuato dal paziente».

SANISSIMI

109


TUMORI DELLA PELLE • Paolo Marchetti

Una nuova cura grazie all’immunoterapia Carnagione chiara e raggi del sole sono un binomio da tenere sotto controllo. Paolo Marchetti indica quali sono gli accorgimenti in tema di prevenzione che tutti possono adottare Nicolò Mulas Marcello l melanoma costituisce il 3% di tutte le neoplasie maligne e trae origine solitamente dai melanociti della cute e delle mucose. In questi ultimi anni la sua incidenza nel mondo è aumentata (in Italia è superiore a 10 casi all’anno ogni 100mila abitanti) ed è oggi responsabile di almeno l’1% dei decessi per tumori. Il melanoma può insorgere in associazione a un neo preesistente, ma può svilupparsi anche sulla cute sana a causa di una esposizione non controllata alle radiazioni ultraviolette. «Questo – spiega Paolo Marchetti, direttore del reparto di oncologia medica del Sant’Andrea di Roma - è un aspetto un po’ sottovalutato perché le scottature da raggi del sole, soprattutto nei bambini, sono quelle che determinano un aumento del rischio dello sviluppo del melanoma».

I

In cosa consiste la diagnosi strumentale e quando è necessario un controllo dei nei? «Ciascuno di noi ha molti nei sulla pelle, con una attenta ispezione ne vengono riscontrati anche a chi dice di non averne. Il melanoma, come pochi altri tumori, è suscettibile di una efficace prevenzione secondaria, ovvero un riconoscimento precoce di lesioni che lasciate a loro stesse poi potrebbero dare una forma più avanzata di malattie più difficilmente curabile. Le raccomandazioni sono pertanto quelle di fare una visita dal dermatologo almeno una volta l’anno in assenza

110

SANISSIMI

di specifiche condizioni favorenti o di specifici nei che vanno controllati ogni sei mesi e che hanno maggiori aspetti di preoccupazione. Sarà poi il dermatologo a decidere se è opportuno o no associarvi una epiluminescenza, ovvero una tecnica più approfondita per la valutazione di alcune lesioni pigmentate specifiche, che dovranno poi essere controllate nel tempo». Per quanto riguarda la cura del melanoma si parla oggi di immunoterapia. Di cosa si tratta? «La cura del melanoma per molti anni si è basata solamente sulla chirurgia e sulla chemioterapia, in quest’ultimo caso con risultati non particolarmente soddisfacenti. Dal 2011 sono usciti due lavori molto importanti. Uno riguarda la possibilità di trattare quei pazienti il cui melanoma ha una specifica alterazione del gene chiamato Braf, che è possibile spegnere con un farmaco specifico che dà risposte importanti anche in tempi molto brevi. Contemporaneamente a questo lavoro ne è uscito un altro che ha dimostrato come, tramite Ipilimumab, un trattamento capace di rieducare le nostre cellule immunitarie, si è in grado di riattivare il sistema immunitario del paziente per far sì che la malattia venga controllata». Cosa dicono i risultati? «Chiaramente la percentuale di risposta e la durata delle risposte sono molto diverse a seconda che ci siano o no queste mutazioni o che si

MAGGIO 2014


Sopra, Paolo Marchetti, direttore del reparto di oncologia medica del Sant’Andrea di Roma

È importante fare visite periodiche perché con la prevenzione si può guarire grazie a un semplice intervento poco invasivo possa o meno utilizzare la terapia immunologica. C’è un grandissimo interesse e ci sono possibilità innovative anche nel campo dell’immunoterapia. Ci sono farmaci, come l’anti PD-1, che agiscono sempre sulla riattivazione del sistema immunitario e sono in corso una serie di studi sulle cellule dendritiche, ovvero cellule immunocompetenti prelevate dal paziente che vengono educate in vitro ad aggredire il tumore. Esse poi vengono reinoculate nel paziente con il compito di andare a distruggere le cellule tumorali. È un contesto terapeutico particolarmente articolato nel quale è divenuto fondamentale non più individuare solo il miglior farmaco ma la migliore strategia di cura». In quali casi è necessario l’intervento e qual è il tasso di guarigione da melanoma? «L’intervento è necessario tutte le volte in cui abbiamo una lesione pigmentata sospetta o un melanoma cutaneo certo, in assenza di malattia metastatica. Tuttavia anche in quei casi può essere utile l’intervento proprio per

MAGGIO 2014

quella caratterizzazione non solo istologica ma anche biomolecolare. Quando si intervenire chirurgicamente in tutte le forme localizzate, l’operazione avviene in due fasi. Prima si agisce con margini di scissione molto vicini alla lesione, a questo punto si applica la procedura di ampliamento e la tecnica di linfonodo sentinella per evitare di estendere a un numero eccessivamente ampio di pazienti la linfoadenectomia loco regionale con le conseguenze negative che essa comporta. Le percentuali di guarigione sono del 99% nelle forme sotto il millimetro e tendono a ridursi mano a mano che lo spessore del melanoma aumenta. Questo perché un maggiore spessore determina una maggiore probabilità di infiltrazione dei vasi linfatici e di disseminazione dei linfonodi locoregionali o a distanza anche in un momento in cui ancora non sono visibili con i nostri attuali mezzi. È importante fare visite periodiche perché con la prevenzione si può guarire grazie a un semplice intervento poco invasivo».

SANISSIMI

111


MISSIONE PELLE DORATA E SANA IL DESIDERIO DI UN’ABBRONZATURA PERFETTA INIZIA A FARSI SENTIRE, MA PER ARRIVARE PREPARATI ALL’APPUNTAMENTO CON IL SOLE SERVE ADOTTARE SEMPLICI ACCORGIMENTI SIN DA OGGI. PER RIDURRE AL MINIMO I RISCHI di Teresa Bellemo

ta per iniziare l’estate. Periodo di sole, mare e quindi di abbronzatura. E per affrontare al meglio il culmine della stagione calda, serve mettere in campo delle utili pratiche preventive. Innanzitutto, una delle pratiche più efficaci per preparare la pelle al sole consiste nell’esposizione graduale. Cominciare dalla prima giornata di sole primaverile, esporsi con gradualità, stimola la produzione di melanina, sostanza in grado di proteggere la pelle dagli effettivi negativi dei raggi Uv. È in questo modo che si può iniziare ad accumularne in giusta quantità, arrivando alle vacanze con uno scudo naturale più valido. Antonino Di Pietro, dermatologo plastico e fondatore dell’Isplad di Milano dà i suoi consigli. «Anche in questa fase di esposizione graduale occorre proteggere la pelle con adeguati prodotti, da scegliere in base alla propria tipologia cutanea. Anche l’alimentazione è un’utile alleata per preparare la cute al sole».

S

114

SANISSIMI

Quali dunque gli alimenti e gli integratori più indicati in questa fase? «Nella fase di preparazione sono utili i frutti color arancione, come albicocche, pesche e meloni. Questi cibi sono ricchi di betacarotene, elemento capace di riparare la cute dagli effetti nocivi del sole. Tra i cibi da consumare ci sono poi le insalate a base di carote, pomodori e cetrioli che, essendo ricchi di antiossidanti, aiutano a contrastare la comparsa di rughe. Molto utili da questo punto di vista sono anche tonno e sardine. Il pesce è ricco di Omega 3, importanti per mantenere l’idratazione profonda. Riguardo agli integratori, come la parola stessa suggerisce, servono per integrare eventuali carenze legate a una dieta scorretta o a intolleranze. Non vanno perciò acquistati a caso, ma solo su indicazione di un dermatologo. Quelli ideali per preparare la pelle all’esposizione solare sono i prodotti conteenti antiossidanti come licopene e betacarotene».

MAGGIO 2014


Antonino Di Pietro • ESTETICA

Antonino Di Pietro, dermatologo plastico e fondatore dell’Isplad di Milano

È sbagliato pensare che una volta abbronzati non sia più necessario utilizzare le creme protettive

Ci sono dei falsi miti da sfatare attorno all’abbronzatura? «Certamente. Uno dei più comuni è che mettendo la crema solare si possa prolungare l’esposizione per tutto il tempo che si desidera. Anche quando si usano prodotti protettivi è comunque opportuno evitare di prendere il sole nelle ore più calde della giornata, ossia dalle 11 alle 15. Un altro falso mito diffuso è che una volta abbronzati non sia più necessario utilizzare le creme protettive, credendo che il rischio ustioni ed eritemi sia superato. In realtà, ci si può scottare anche quando si è abbronzati e, cosa più importante, la pelle senza protezione corre il rischio di rovinarsi e di divenire soggetta a possibili problemi futuri, come lo sviluppo di melanomi».

Non sono perciò pericolosi a priori. Purtroppo, però, in taluni casi le cellule che li costituiscono possono trasformarsi in cellule tumorali, dando luogo alla comparsa di un melanoma. È giusto incominciare a preoccuparsi quando un neo aumenta rapidamente di dimensione, inizia a modificare la pigmentazione e a presentare sanguinamento o ulcerazione. È per questo che è molto importante prendere l’abitudine di tenerli sotto controllo, seguendo la regola dell’Abcde: asimmetria, bordi, colore, dimensione ed evoluzione. Se si riscontrano condizioni particolari è fondamentale rivolgersi subito a uno specialista per un esame approfondito, come l’esame dermatoscopico, che permette di fare un controllo approfondito e più sicuro».

Quali tipologie di creme e protezioni consiglia di solito ai suoi pazienti? «La scelta dei prodotti protettivi varia innanzitutto in base alla tipologia di pelle. A chi ha la cute molto bianca, e perciò soggetta a scottature ed eritemi, consiglio filtri protettivi elevati, che vanno progressivamente a diminuire man mano che la pelle del paziente è più scura. Serve poi considerare l’eventuale presenza di problemi cutanei. Per chi ha la pelle secca, ad esempio, la cosa migliore è utilizzare solari ricchi di sostanze nutrienti e idratanti. Per chi soffre di couperose, invece, è fondamentale usare prodotti a protezione elevata».

Gli effetti dovuti alla massiccia esposizione ai raggi solari hanno dei rimedi cosmetici o chirurgici? «Sul fronte dei rimedi cosmetici, non appena le macchie solari si rendono visibili, si può intervenire con creme schiarenti reperibili in farmacia o profumeria. Sono consigliabili soprattutto quelle a base di rucinolo, B-resorcinolo e acido glicirretico. Per eliminare le lentigo solari, invece, occorre intervenire con trattamenti ambulatoriali come la luce pulsata, il peeling o il laser qswitched, che attualmente rappresenta il rimedio più sicuro perché non danneggia i tessuti circostanti. La situazione è invece diversa in caso di cheratosi solari. Se sono molto piccole o superficiali, è possibile curarle con prodotti cheratolitici, che aiutano ad ammorbidire la pelle, ne favoriscono la desquamazione, eliminando così le cellule morte. Generalmente, però, le cheratosi si eliminano del tutto con la crioterapia, il laser o la diatermocoagulazione a radiofrequenza».

Capita spesso di scoprire dei nei che prima non c’erano. Tutti quelli spuntati ex-novo sono pericolosi? A cosa sono dovuti e quando è giusto iniziare a preoccuparsi? «I nei normali sono formazioni benigne della nostra cute.

MAGGIO 2014

SANISSIMI

115


ESTETICA • Mario Pelle Ceravolo

UNA NUOVA CLASSE DI CHIRURGHI QUALIFICATI INVESTIRE SULLA FORMAZIONE DEI GIOVANI È IMPORTANTE, PER IL PRESIDENTE DELL’AICPE MARIO PELLE CERAVOLO, AFFINCHÈ SEMPRE PIÙ MEDICI AFFRONTINO UN INTERVENTO DI CHIRURGIA PLASTICA E MEDICINA ESTETICA CON TECNICHE VALIDE E MODERNE, SENZA RISCHI di Renata Gualtieri

gli inizi di aprile ha assunto la carica di presidente dell’Associazione italiana chirurgia plastica ed estetica. Mario Pelle Ceravolo nell’insediarsi ha fissato le idee che svilupperà in questi anni indicando tra le priorità quella di incrementare la qualità della preparazione dei chirurghi plastici, di ottimizzare la comunicazione fra medico e paziente e di migliorare l’assistenza ai pazienti.

A

Coma riuscirà a raggiungere questi scopi? «Per quanto riguarda l’aggiornamento professionale dei chirurghi plastici, non è solo importante sapere ciò che si è appreso nel periodo del corso di specializzazione, ma è determinante aggiornarsi sui continui progressi di questa disciplina e per questo oltre ai corsi e ai congressi organizzati o patrocinati da Aicpe, organizzeremo seminari e incontri telematici. Inoltre, vogliamo che i chirurghi più esperti membri della nostra società mettano il proprio know-how a disposizione di chiunque lo desideri aprendo le loro sale operatorie ai più giovani. Vogliamo creare una nuova classe di chirurghi che offra standard qualitativi paritari o migliori a quelli dei Paesi più evoluti. Un altro obiettivo riguarda la determinazione degli standard di qualità dei chirurghi plastici attraverso la realizzazione del log-book, ossia di un libretto in cui sia registrata l’esperienza teorica e pratica di ogni specialista. Quarto, l’istituzione di un numero verde a cui i pazienti possano rivolgersi per chiarimenti, informazioni o per avere un opinione certa e indipendente in relazione a

116

SANISSIMI

dubbi o problematiche riguardanti la chirurgia estetica». Sempre più persone ricorrono a medicina e chirurgia estetica. Come si possono aiutare i pazienti a riconoscere gli specialisti più competenti e a non incorrere in delusioni e risultati insoddisfacenti e quali i criteri qualitativi secondo cui effettuare queste scelte? «La prima caratteristica che il paziente deve ricercare in un professionista è il titolo di specialista in chirurgia plastica. Quindi è bene verificare che sia iscritto a uno delle due società di chirurgia plastica esistenti in Italia, Aicpe o Sicpre. In Italia è sufficiente la laurea in medicina e chirurgia per essere legalmente abilitati a eseguire interventi di chirurgia plastica. Ma tale titolo non garantisce

MAGGIO 2014


Mario Pelle Ceravolo • ESTETICA

I chirurghi più esperti membri della nostra società metteranno a disposizione il proprio know-how aprendo le loro sale operatorie ai più giovani Mario Pelle Ceravolo, presidente dell’Associazione italiana chirurgia plastica ed estetica

che il chirurgo abbia una preparazione specifica adeguata a esercitare tale specialità. La qualità deve essere per il paziente il criterio di scelta più importante da seguire: maggiore qualità equivale a maggiori garanzie di risultato. È ovvio che anche il criterio economico di spesa rappresenta un fattore importante. In questo settore i costi molto bassi di alcuni interventi vanno quasi sempre a scapito della qualità: in gioco c’è, non solo un risultato estetico, ma anche la salute. Vale la pena ricordare che un problema creato da un intervento di chirurgia estetica non è sempre emendabile da un secondo trattamento, che, peraltro, sarà certamente più difficile del primo e spesso anche più costoso». Che consapevolezza c’è nei pazienti, quali i trattamenti più richiesti e quali le informazioni necessarie che i medici devono raccogliere dai pazienti? «Le fonti informatiche forniscono notizie sugli interventi, ma bisogna sempre aver presente che si tratta di informazioni espresse da singoli individui e spesso finalizzate a scopi esclusivamente commerciali. L’informazione più attendibile è quella proposta da un professionista serio e

MAGGIO 2014

responsabile che possa offrire al paziente un curriculum e un’esperienza adeguata nel settore. I trattamenti più richiesti dai pazienti sono quelli per ringiovanire il volto e quelli per scolpire e modellare il corpo. Oggi esiste una crescente richiesta di interventi minimi ambulatoriali. In molti casi, ove ne esistano le indicazioni, questi trattamenti possono raggiungere lo scopo, ma pensare di risolvere problemi estetici importanti soltanto attraverso l’uso di filler o trattamenti semplici con sedicenti attrezzature magiche è un illusione che crea molte insoddisfazioni fra i pazienti». Secondo uno studio condotto dall’emittente televisiva Wjla dal 2010 il numero di teenager americani che tra i 13 e i 19 anni si è sottoposto a iniezioni di tossina botulinica è cresciuto del 20 per cento. Cosa dicono i dati più recenti riferiti all’Italia? «In Italia il fenomeno di richiesta di trattamenti con tossina botulinica sui minori è inesistente, per fortuna. Negli ultimi dieci anni di attività non mi è mai capitato di ricevere questo tipo di richiesta da parte di giovani di età inferiore a 21 anni».

SANISSIMI

117


ESTETICA • Giacomo Urtis

LA RICHIESTA DI BELLEZZA E L’INTELLIGENZA ESTETICA di Renata Gualtieri INTERVENTI ESTETICI SBAGLIATI O ESEGUITI IN AMBIENTI NON ADEGUATI POSSONO CAUSARE MOLTI DANNI. IL CHIRURGO GIACOMO URTIS CI AIUTA A SMASCHERARE I “PROFESSIONISTI” ABUSIVI E INVITA A COMPIERE SCELTE CONSAPEVOLI

e doti che un chirurgo estetico deve possedere sono molte: innanzitutto il senso delle proporzioni e la manualità. «È importante - precisa il chirurgo Giacomo Urtis - considerare il corpo umano come un’opera d’arte da salvaguardare per evitare il rischio di deturparlo esteticamente, procurando così gravissimi danni». Ma non possono di certo mancare preparazione ed esperienza, sicurezza, capacità decisionale e un certo senso dell’estetica. «Si deve avere sempre la percezione immediata di quello che sarà il risultato finale».

L

Quali sono i casi in cui la medicina estetica viene utilizzata a sproposito e quando invece se ne fa buon uso? «La medicina estetica, così come la chirurgia, non è un mezzo per poter cambiare alcune parti del proprio corpo né uno strumento di cui abusare per somigliare a qualcun’altro. È semplicemente un modo per migliorare alcuni piccoli difetti o per far sì che l’avanzare degli anni sia più graduale. Proprio per questo tengo a precisare, soprattutto alle ragazze molto giovani, di non ricorrere alla medicina estetica o chirurgia se non strettamente necessario. Esse si possono considerare di buon uso solo quando dietro le richieste del paziente c’è un malessere psicologico che può influenzare anche la personalità dell’individuo e il suo modo di relazionarsi con gli altri».

118

SANISSIMI

Prima della stagione estiva si registra il boom di liposuzioni, rimodellamento glutei e aumento del seno Giacomo Urtis, medico chirurgo specializzato in chirurgia estetica, medicina estetica e dermatologia

MAGGIO 2014


Giacomo Urtis • ESTETICA

Quali interventi sono maggiormente richiesti e come si dividono le preferenze tra interventi più o meno invasivi? «Gli interventi di chirurgia estetica sono soggetti a una certa stagionalità. Ad esempio, prima della stagione estiva si registra il boom di liposuzioni, rimodellamento glutei e aumento del seno: interventi legati a una forma fisica perfetta in vista della prova costume. Nella stagione autunnale e in inverno, invece, vanno per la maggiore tutti quegli interventi legati alla cura della pelle, soprattutto del volto. Per citarne alcuni il laser Co2 frazionato per eliminare le macchie causate dall’esposizione al sole, botulino fili di sospensione, lifting per attenuare le rughe e autotrapianti di capelli. Solitamente si prediligono quelli mini invasivi che non necessitano quindi di un’anestesia totale e soprattutto che non comportano degenza. Nel caso in cui si cerca un effetto più evidente e quindi con un risultato immediato allora si passa a quelli più invasivi».

Quante sono le pazienti che si pentono di essere ricorse alla chirurgia estetica e quante si rivolgono a lei per riparare danni arrecati da altri interventi? «Guardando alla mia esperienza, devo dire che non mi è mai capitato nessuno che si sia pentito per qualche intervento fatto; ovviamente ci sono sempre pazienti eterne insoddisfatte che un giorno chiedono una cosa, la volta seguente si vedono brutte, quella successiva ancora vorrebbero un effetto diverso. Ma questo è un altro discorso. Invece sono molte quelle che si rivolgono a me per riparare i danni arrecati da altri interventi, ma anche in questo caso cerco solo di accontentarle il più possibile, svolgendo il mio lavoro nel migliore dei modi senza denigrare l’operato di nessun altro».

MAGGIO 2014

È vero che si rivolgono al chirurgo estetico sempre più giovani e perché una ragazza poco più che maggiorenne compie questa scelta? «Ebbene sì, sono moltissime le ragazze che poco più che maggiorenni si affacciano alla chirurgia estetica. Più di qualche volta mi è capitato vedere delle giovanissime arrivare nel mio studio con la foto della loro starlette preferita della tv o della cantante o attrice in voga in quel momento. Purtroppo la società di oggi impone dei canoni influenzati dalla televisione, da internet e dai social network legati all’ideale di una bellezza assoluta e dell’apparire a tutti i costi. Ed è proprio tutto questo sistema che spinge una buona parte delle teenager a rivolgersi per la prima volta a un chirurgo estetico». Come sono cambiate nel tempo le richieste delle donne? «Per quanto riguarda le mode sicuramente si può notare un’inversione di tendenza rispetto a qualche anno fa. A forme prorompenti, con labbra molto carnose e seni esagerati, si è passati a fisici e volti molto più delicati dai tratti più lineari e raffinati. Se un tempo la tendenza era quella di gonfiare, oggi si tende a sfinare e scheletrizzare».

SANISSIMI

119


INTERVENTI INNOVATIVI di Luca Càvera

astoplastica additiva senza utilizzare protesi. Liposuzione in regime di day hospital e in anestesia locale. Queste due tecniche, poco diffuse in Italia, sono eseguite dal chirurgo plastico Walter Chiara, che opera in Italia, Svizzera, San Marino oltre che in vari altri paesi esteri (Russia e Cina ), soprattutto in Medio Oriente. «Attualmente sono l’unico a fare l’aumento del seno senza l’impianto di protesi e utilizzando l'Idrogel o il grasso corporeo, e sono fra i pochissimi a usare la macchina Vaser per la liposuzione con un recupero post operatorio pressoché immediato». Le due tecniche, di liposuzione Vaser e mastoplastica additiva con grasso sono spesso abbinate. Queste tecniche chirurgiche si sommano a un ampio ventaglio di interventi e trattamenti eseguiti da Chiara come: ringiovanimento di viso e collo attraverso l’impianto di fibroblasti, cellule staminali e fattori di crescita e ringiovanimento di viso e mani con laser Fraxel 1500 specifico per il trattamento delle cicatrici, oltre alle tradizionali tecniche chirurgiche di addominoplastica (completa e parziale), lifting, blefaroplastica, rinoplastica, mastopessi e mastoplastica con protesi.

M

INCREMENTARE IL VOLUME DEL SENO SENZA PROTESI. ESEGUIRE UNA LIPOSCULTURA SENZA TRAUMI E IN GIORNATA. WALTER CHIARA PRESENTA DUE NUOVI INTERVENTI. ED È FRA I POCHISSIMI A ESEGUIRLI IN ITALIA

Il dottor Walter Chiara opera a Milano, Rimini-San Marino, Roma e in Svizzera www.walterchiara.ch

Com’è possibile incrementare il volume del seno senza ricorrere a protesi?

120

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Walter Chiara • CHIRURGIA ESTETICA

«Questo intervento di mastoplastica senza protesi è l’ultima frontiera per quanto riguarda la chirurgia additiva e permette di ottenere un risultato assolutamente naturale, sia visivo che al tatto. La tecnica sfrutta le potenzialità di un gel idrofilo composto al 98 per cento da acqua. Questo gel viene posizionato sotto la fascia muscolare ed è poi l’intervento diretto del chirurgo che dà forma plastica al seno, modellando quello che sarà un seno dalla consistenza morbida, indistinguibile da uno naturale e con una durata che va dai cinque agli otto anni, ovvero assolutamente sovrapponibile a quella delle protesi, senza averne però gli svantaggi. Infatti, questo intervento viene fatto in anestesia locale e in meno di un’ora la paziente ha un seno nuovo, senza cicatrici né punti di sutura, dato che l’accesso per l’introduzione del gel è di circa 2-3 millimetri sottomammario». E la liposuzione Vaser? «È una procedura che, grazie a una tecnica avanzata, garantisce uno standard ottimale di sicurezza e risultati e, soprattutto, la possibilità di affrontare liposuzioni anche importanti in regime di day hospital con anestesia locale e sedazione, permettendo ai pazienti un rapido recupero post operatorio. Il grasso viene sciolto con ultrasuoni prima dell’aspirazione, conservando l’integrità dei tessuti circostanti

MAGGIO 2014

La liposuzione Vaser scioglie il grasso attraverso degli ultrasuoni, conservando l’integrità dei tessuti con un’incidenza minima di complicanze post operatorie (edemi ed ematomi). La bassissima invasività dell’intervento dà garanzie di sicurezza e la possibilità di avere uno standard accettabile di disagio (lieve senso di fastidio o di gonfiore), solitamente il paziente riprende le normali attività quotidiane dal giorno seguente l'intervento». Qual è il vantaggio dell’unione delle due tecniche? «È possibile ottenere un effetto di seno naturale anche con la mastoplastica additiva con grasso. Si esegue prima una liposuzione Vaser e il grasso prelevato si utilizza per il riempimento delle mammelle. Questo intervento è generalmente preferito dalle pazienti che vogliono associare la liposcultura di alcune parti del corpo e la mastoplastica additiva. Anche in questo caso entrambi gli interventi vengono eseguiti in day hospital e in anestesia locale con sedazione, non ci sono cicatrici e la macchina Vaser provoca una retrazione della cute rimodellando le parti trattate senza lasciare tessuti molli o irregolari».

SANISSIMI

121


ESTETICA • Maria Antonietta Plantone

DALLA COSMETICA AI TRATTAMENTI FISIOTERAPICI di Vittoria Divaro

all’esperienza del dottor Giovanni De Tommasi, farmacista-cosmetologo, nell’utilizzo di principi attivi di origine naturale di provata efficacia e di prodotti formulati nel rispetto delle caratteristiche fisiologiche della pelle, è nata la linea Physio Natura, dedicata alla cura degli inestetismi cutanei di viso e corpo. Accanto a questa linea, sviluppata da PDT Cosmetici, è nato il marchio Physio Natura Medica, prodotti cosmetici per trattamenti fisioterapici, tra i quali oli e creme riscaldanti e rinfrescanti, creme all’ossido di zinco e arnica gel. L’offerta comprende anche creme e gel conduttivi di ausilio ad apparecchiature elettromedicali, veri e propri dispositivi medici autorizzati dal Ministero della Sanità.

D

Maria Antonietta Plantone, Ad di PDT Cosmetici Srl di Putignano (BA) www.pdtcosmetici.it www.physionaturamedica.it

L’ATTIVITÀ DI RICERCA E SVILUPPO DI COSMETICI FUNZIONALI AD USO FISIOTERAPICO E DI AUSILIO AD APPARECCHIATURE ELETTROMEDICALI. LA PAROLA A MARIA ANTONIETTA PLANTONE

PDT Cosmetici sarà presente dal 21 al 24 maggio all’evento Exposanità di Bologna per presentare Physio Natura Medica. A chi proponete questa particolare linea di prodotti? «Questa linea è stata concepita nei laboratori di ricerca e sviluppo PDT Cosmetici per l’utilizzo specifico nella medicina sportiva e nella fisioterapia. L’impegno dei nostri ricercatori e gli investimenti dell’azienda sono stati rivolti a intercettare le necessità di tutti coloro che operano nell’ambito della fisioterapia, della riabilitazione e della medicina dello sport. In particolare ci rivolgiamo a strutture sanitarie, centri di riabilitazione, case di cura, associazioni sportive, a qualificati professionisti, tra i quali fisioterapisti, medici sportivi, allenatori, preparatori atletici e altri specialisti del settore». Per quanto riguarda il resto della vostra produzione, cosa la caratterizza? «La nostra azienda è certificata Uni En Iso 9001:2008 e Iso:22716 (Good Manufacturing Practices). Tutte le fasi del ciclo produttivo e ciascun lotto sono sottoposti a

124

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Maria Antonietta Plantone • ESTETICA

Tutte le fasi del ciclo produttivo sono sottoposte a severissimi controlli, anche in collaborazione con il Dipartimento di Cosmetologia dell’Università di Ferrara

severissimi controlli di qualità, chimico-fisici e microbiologici, anche grazie alla collaborazione del Dipartimento di Cosmetologia dell’Università di Ferrara, presso il quale sono effettuati i test di tollerabilità cutanea, di funzionalità e di determinazione del SPF (fattore di protezione solare)». Attraverso quali canali distribuite i vostri marchi di cosmetici e medicali? «Progettiamo e realizziamo l’idea, seguendo internamente tutte le fasi della ricerca e dello sviluppo. Una parte della nostra produzione è rivolta al conto terzi e accede al mercato con la formula della Private Label. I nostri prodotti sono posizionati per efficacia e immagine in canali specializzati che non prevedono la distribuzione in Gdo. I prodotti e i trattamenti di Physio Natura, sono distribuiti in Italia

e all’Estero nel canale selettivo dei centri estetici, SPA e nelle farmacie per le referenze home care. I prodotti di Physio Natura Medica sono distribuiti nel circuito sanitario». La vostra attività di produttori si è recentemente arricchita con l’apertura di “Physio Center”. Quali sono le caratteristiche di questa struttura e quali servizi eroga? «Physio Center è un format integrato che nasce a completamento dei nostri marchi. La struttura riunisce i servizi di un centro estetico, di un ambulatorio medico e fisioterapico e di una parafarmacia. Il primo centro è stato inaugurato a Noci, in provincia di Bari. Il successo del format ci sta portando a valutare nuove aperture».

MAGGIO 2014

SANISSIMI

125


ANGIOLOGIA • Gianluigi Rosi

VENE VARICOSE, ARRIVA LA SCLEROMOUSSE di Remo Monreale

un problema i cui numeri non accennano a diminuire, anzi. Nella frenesia del mondo moderno è forse destinato a riguardare sempre più soggetti: parliamo di vene varicose, una patologia che può colpire non solo a causa di un retaggio genetico, ma anche chi svolge attività eccessivamente sedentarie o chi, al contrario è costretto in piedi per lunghi periodi, magari in ambienti caldi. Gli interventi per risolvere il problema sono diversi, ma alcuni forse si possono dire preferibili per la loro minore invasività, velocità di esecuzione e sicurezza. Tra questi c’è sicuramente la tecnica della scleromousse ecoguidata, praticata da 15 anni dal dottor Gianluigi Rosi angiologo, specialista di malattie del ricambio ed endocrinologia e in

È

Il dottor Gianluigi Rosi, angiologo e flebologo, esercita in diversi centri a Perugia, Roma, Terni, Milano e Catanzaro www.rosigianluigi.it

126

SANISSIMI

GIANLUIGI ROSI DA OLTRE UN DECENNIO UTILIZZA UNA TECNICA DI SCLEROSI DIVENUTA NEL TEMPO UNA VALIDA ALTERNATIVA, MENO INVASIVA, AGLI INTERVENTI CHIRURGICI

diagnostica vascolare presso l'Università di Grenoble (Francia) dal 1990. Rosi si occupa ormai da 25 anni di tutte le tematiche in angiologia e in diagnostica vascolare eco-colorDoppler, e oltre alla scleromousse, ha contribuito a sviluppare nuove terapie in ambito vascolare, come la cura dell'impotenza vascolare, e un nuovo approccio alla malattia emorroidaria in collaborazione con il dottor Raffaele Colucci (2005). «La vena varicosa diventa tale – spiega il dottor Rosi –, poiché aumenta il suo diametro, fisiologicamente di 2-3 millimetri, e arriva a 8-10 millimetri, quindi diventa incontinente. Vale a dire che le valvoline presenti al suo interno, non svolgono più l’azione di contenere il sangue. Le vene varicose si presentano maggiormente nelle gambe e possono estendersi anche a livello della coscia». Come avviene la diagnosi? «Quando le vene varicose sono molto dilatate, la diagnosi è clinica e viene completata con un esame non invasivo: Eco-Color-Doppler, che non solo fa evidenziare la parete venosa, il sangue che scorre all’interno, ma anche l’origine del flusso venoso. Questa indagine consente con precisione di evidenziare i punti

MAGGIO 2014


Gianluigi Rosi • ANGIOLOGIA

Il trattamento è effettuato con un prodotto sclerosante introdotto tramite ago butterfly 21 G

dove la vena è malata. In prima fase si consiglia di utilizzare delle calze a compressione graduata. Nei casi più gravi in cui è necessario un intervento, le terapie sono diverse. Al classico intervento chirurgico, dal 2000 si è messa a punto una nuova tecnica, la scleromousse ecoguidata, che dopo 14 anni di esperienza può definirsi la tecnica gold standard per il trattamento delle vene varicose, l’esperienza del medico specialista che la effettua è di fondamentale importanza». In cosa consiste? «È una tecnica che consente una chiusura del vaso completa o un suo restringimento, tanto da far recuperare talvolta, la funzionalità delle valvole all’interno della vena. Il trattamento è ambulatoriale, senza nessuna anestesia né periodo di ricovero post-operatorio. Questo metodo potrà essere ripetuto, se necessario, dopo 10-15 giorni in relazione all’estensione delle vene varicose. In totale si risolve tutto in 2-4 sedute. Questa tecnica è di particolare interesse per tutti coloro che hanno vene varicose importanti, già operati chirurgicamente, nei soggetti anziani e in chi ha ulcere varicose». In che modo viene eseguita?

MAGGIO 2014

«Il trattamento è effettuato con un prodotto sclerosante introdotto tramite degli aghi. L’ecografia viene effettuata con una sonda che individua la vena da trattare, sotto guida ecografica viene introdotto l’ago e successivamente una quantità di mousse che normalmente non supera i 10 ml. La sclerosi del vaso avviene dopo pochi secondi e in seguito a manovre di compressione e oscillazione della sonda la mousse si diffonde nelle vene interessate. La procedura ha la durata di 2-3 minuti: la mousse viene seguita millimetricamente lungo il suo decorso nel vaso venoso principale e collaterale, quella eccedente è eliminata per via venosa. A operazione conclusa si applica una calza elastica aderente e compressiva che deve essere mantenuta per 48 ore. Le controindicazioni si limitano alle donne in gravidanza e ai soggetti con allergie conosciute ai prodotti sclerosanti. Inoltre è da evitare esposizione ai raggi del sole in un periodo immediatamente successivo alla terapia».

SANISSIMI

127


REUMATOLOGIA • Giovanni Minisola

Una migliore qualità della vita L’Italia rispetto all’Europa è ancora il fanalino di coda nell’impiego dei farmaci biologici per le malattie reumatiche. Giovanni Minisola spiega l’utilità di questi medicinali Nicolò Mulas Marcello Giovanni Minisola, direttore dell’Unità operativa complessa di reumatologia dell’Ospedale San Camillo di Roma

impiego di farmaci biologici ha portato molti benefici ai soggetti che soffrono di patologie reumatiche invalidanti e che sono in età lavorativa. Intervenire in questi casi significa evitare l’invalidità connessa alle malattie reumatiche, mantenere il soggetto in condizione adatta all’attività lavorativa e impedire così che il esso stesso sia un peso economico e sociale per la collettività: «Il costo di questi farmaci è alto – spiega il professor Giovanni Minisola - ma può generare risparmi sulla spesa sanitaria a lungo termine. Occorre quindi avere una visione del problema allargata e non limitare l’osservazione alla spesa di oggi».

L’

Molte patologie reumatiche hanno un impatto altamente invalidante sulla vita quotidiana di chi ne soffre. I farmaci biologici hanno cambiato lo stile di vita dei pazienti? «Quelli oggi disponibili per il trattamento di malattie reumatiche particolarmente impegnative e invalidanti ad alto impatto sociale ed economico hanno radicalmente cambiato la vita dei malati. Si tratta di condizioni morbose che fino alla fine del millennio scorso erano intrattabili. L’avvento dei farmaci biologici ha consentito ai malati di guardare al loro futuro in modo estremamente ottimistico. Se tali far-

130

SANISSIMI

maci vengono impiegati in maniera tempestiva è possibili evitare il danno strutturale, cioè il danno a carico della struttura osteoarticolare che di fatto condiziona una evoluzione particolarmente invalidante delle malattie». L’Italia è considerata il fanalino di coda nell’impiego dei farmaci biologici. Sta cambiando qualcosa? «Finora purtroppo no. L’Italia è il paese nel quale di fatto i farmaci biologici vengono impiegati in percentuale inferiore a quello che accade negli altri paesi europei. I motivi per cui questo avviene sono legati al loro costo. Coloro che devono prendere le decisioni di politica sanitaria non valutano che un costo elevato oggi significa un enorme risparmio domani. Questo si verifica perché la valutazione di coloro che decidono avviene sulla base di quanto spendono e non di quanto sarà il risparmio. Fino a quando non ci sarà una visione prospettica del problema, e nella valutazione di una decisione non si terrà conto non solo dei costi vivi del farmaco ma anche dei costi indiretti che una malattia comporta, ben più rilevanti di quelli diretti, purtroppo si tenderà a risparmiare sulla salute dei cittadini». La medicina ha fatto molti progressi nell’ambito della reumatologia, ma persistono

MAGGIO 2014


LE MALATTIE REUMATICHE IN CIFRE ono oltre cento le patologie reumatiche esistenti e tanti sono coloro che ne soffrono: circa 5 milioni e mezzo in Italia e 300 milioni nel mondo. Secondo l’indagine Multiscopo Istat, le malattie reumatiche e osteoarticolari rappresentano la condizione cronica più diffusa nella popolazione italiana. Dallo studio emerge che artrite e artrosi colpiscono il 17,3% degli italiani, mentre l’osteoporosi il 7,3%. I dati confermano che l’aumento dell’incidenza di questi disturbi cresce in rapporto all’età ed è maggiore nelle donne (22,1%) rispetto agli uomini (12,1%) per quanto riguarda le patologie di artrite e artrosi. Più significativa la differenza se si considera l’osteoporosi (12% contro 1,7%). Nel 2009 nel nostro paese sono stati più di 159mila gli interventi di sostituzione protesica, di cui circa il 58% riguardo l’anca, il 39% il ginocchio, il 2% la spalla e l’1% le articolazioni minori. Importante è anche l’impatto economico delle operazioni di artroplastica, stimabile in circa il’1,5% del Fondo sanitario nazionale.

S

L’avvento dei farmaci biologici ha consentito ai malati di guardare al loro futuro in modo estremamente ottimistico però ancora problemi burocratici in questo ambito. Possiamo fare un quadro generale di questi aspetti? «Le modalità con le quali i farmaci vengono prescritti di fatto variano da regione a regione per cui vivere in una parte o nell’altra di un confine regionale significa poter avere maggiore o minore disponibilità di accesso a un farmaco. Si tratta molte volte di procedure difficili e complicate che a mio parere, in molti casi, finiscono per scoraggiare il soggetto interessato a perseguire una via che è obbligatorio percorrere quando si deve accedere a una terapia con farmaci biologici. Inoltre, esiste il problema della totale mancanza di una rete assistenziale reumatologica, nonostante le numerose sollecitazioni delle istituzioni scientifiche deputate a dare indicazioni specifiche. Mi riferisco alla Società italiana di reumatologia e al collegio dei reumatologi ospedalieri italiani. In altre parole, la classe politica è totalmente sorda ri-

MAGGIO 2014

spetto alle sollecitazioni dei malati e dei medici che hanno come loro esclusivo obiettivo quello di agire nell’interesse dei malati». Cosa si aspetta per il futuro? «Bisogna individuare con esattezza i centri che hanno la facoltà, in rapporto alla loro specifica e documentata esperienza, di trattare con farmaci biologici i soggetti candidati nel rispetto delle linee guida. Poi bisognerebbe vincolare le prescrizioni da tagli economici periferici effettuati presso le strutture nelle quali i medici operano e che possono prescrivere farmaci biologici. Occorre quindi allocare risorse destinate a questi farmaci laddove essi vengono prescritti da medici e strutture competenti. I fondi sono facilmente reperibili eliminando i numerosissimi sprechi che ci sono nel mondo della sanità. Basterebbe soltanto individuare ed eliminare parte degli sprechi per trovare abbondanti fondi in grado di gestire la spesa dei farmaci biologici».

SANISSIMI

131


OCULISTICA • Marco Codenotti

Vista, stop ai falsi miti La tecnologia fa continui progressi, ma l’utilizzo dei tanti display che usiamo ogni giorno fa male ai nostri occhi? Il dottor Marco Codenotti suggerisce alcune precauzioni Nicolò Mulas Marcello a diffusione di strumenti digitali, come smartphone e tablet, e la presenza costante dei computer nelle nostre vite fa sì che molte ore della nostra giornata vengano trascorse di fronte a un monitor. Fortunatamente una permanenza anche lunga davanti allo schermo non è fonte di malattie per gli occhi. Ciò non vuol dire che passare molto tempo davanti a un pc non porti ad avvertire stanchezza, affaticamento visivo, arrossamento e pesantezza oculare. Sintomi che comunque non sono spia di nessuna patologia. E non ne sono nemmeno la causa. «Un consiglio che do sempre ai miei pazienti – afferma Marco Codenotti, oculista responsabile del servizio di chirurgia vitreo-retinica dell’ospedale San Raffaele di Milano - è di fare una breve pausa ogni 30-45 minuti e di utilizzare lacrime artificiali a base di acido ialuronico, poiché di fronte ai monitor l’occhio tende a diventare più asciutto. Utilizziamo con serenità i nostri occhi, sono fatti per guardare».

L

La miopia può degenerare con l’uso intenso del computer? Quali precauzioni dovrebbe usare chi porta gli occhiali? «Capisco che venga istintivo pensare che un utilizzo costante degli occhi porti a un loro “esaurimento”, con conseguente necessità di utilizzare gli occhiali. Purtroppo nessuno è mai riuscito a dimostrare che l’utilizzo dei computer o lo studio intenso

132

SANISSIMI

porti alla comparsa di difetti della vista come la miopia. Per ora gli oculisti sono concordi sul fatto che la miopia abbia una base di ereditarietà familiare, in parte ancora oscura, e che l’utilizzo dei computer non porti alla sua comparsa o a un peggioramento di una miopia esistente. Esistono solo pochissimi studi scientifici che mostrano come le persone che studiano molto portano di più gli occhiali, ma invito a prendere con le pinze questi risultati dato che non si può affermare con certezza scientifica che passare molto tempo sui libri sia la causa di miopia o altre patologie. Nella mia esperienza questo è supportato dal fatto

MAGGIO 2014


I risultati scientifici dicono che il 3D non è responsabile di nessun tipo di danno visivo

Marco Codenotti, oculista responsabile del servizio di chirurgia vitreo-retinica dell’ospedale San Raffaele di Milano

che ci sono molte persone con una miopia molto grave che non lavorano davanti al computer e viceversa. Invito quindi chi porta gli occhiali a condurre una vita in piena normalità». Provare fastidi agli occhi o mal di testa dopo aver passato ore davanti a un monitor è indice di un disturbo alla vista? «In primo luogo mi sento di tranquillizzare i lettori sul fatto che il lavoro intenso davanti a un monitor provoca spesso fastidio agli occhi, come bruciore e arrossamento, o anche dare mal di testa in assenza di malattie agli occhi. È giusto però, d’altra parte, dire anche che alcuni di questi disturbi possono essere giustificati da difetti o malattie oculari. L’ipermetropia, talune malattie della cornea o della retina, o anche certi strabismi possono manifestarsi inizialmente con questi sintomi. Invito tutti coloro che in maniera costante manifestassero problemi di questa entità a rivolgersi al proprio oculista di fiducia per escluderne la presenza. Questo può agevolare una diagnosi precoce e, in caso di riscontro di qualche patologia, sarà possibile gestirla nel migliore dei modi». Spesso ci si interroga se la tecnologia

MAGGIO 2014

3D sia dannosa per la vista. Ci sono rilievi scientifici che confermano questi timori? «Effettivamente anche le comunità scientifiche di neurologi, pediatri e oculisti stanno facendo diverse ricerche in merito. Per fortuna i risultati scientifici che emergono per ora da queste ricerche sono confortanti, nel senso che sembra non siano responsabili di nessun tipo di danno visivo. Alcuni studi riportano che mediamente è più faticoso guardare film in 3D e che dopo alcune ore di utilizzo di questi occhiali i soggetti avvertono maggiore affaticamento, stanchezza o visione offuscata. Tutti questi sintomi sono transitori e mai associati a problemi o malattie agli occhi. Ad alcuni soggetti affetti da strabismo può capitare di vedere doppio (diplopia) dopo l’utilizzo per lungo tempo di occhiali per 3D, anche se questo fenomeno è momentaneo e succede a chi sa già di avere un problema di questo tipo. Ci si interroga infine anche sul problema dell’epilessia indotta da stimoli luminosi. Per fortuna anche in questo caso non ci sono statistiche che mettano in allarme: il rischio di comparsa di questa malattia in chi utilizza gli occhiali 3D è uguale a chi guarda normalmente la televisione. Godiamoci quindi serenamente i film in 3D, ricordandoci di fare una piccola pausa quando sentiamo la nostra vista troppo affaticata».

SANISSIMI

133


OCULISTICA • Luigi Soldati

WARAGU, NASCE IL PRIMO CENTRO OCULISTICO di Nicoletta Bucciarelli GRAZIE AL CONTRIBUTO DEL LIONS CLUB MANTOVA DUCALE, LUIGI SOLDATI È RIUSCITO A REALIZZARE UN VERO E PROPRIO AMBULATORIO OCULISTICO A WARAGU, LOCALITÀ TRA GLI ALTOPIANI ETIOPI a situazione sanitaria in Etiopia è piuttosto complessa rispetto ad altri Paesi in via di sviluppo e alla realtà dell’Africa sub-sahariana. La povertà diffusa, i bassi tassi di reddito e d’istruzione (specialmente per le donne), un inadeguato accesso all’acqua pulita (disponibile solo per il 42 per cento della popolazione) e alla sanificazione e un insufficiente accesso all’assistenza sanitaria sono tutti elementi che contribuiscono a rendere difficile la situazione sanitaria. La spesa per la salute è pari al 3.9 per cento del Pil e la struttura sanitaria è basata sulla presenza di piccoli centri di salute ciascuno dei quali deve occuparsi mediamente di circa diecimila persone. Gli ospedali veri e propri sono 143, cioè un ospedale ogni 1.8 milioni di abitanti. I medici sono poco superiori ai 1.800, ovvero uno ogni circa cinquantaseimila abitanti. In questo quadro drammatico in cui la speranza di vita spesso non supera i 48 anni d’età gli interventi legati alla salute degli occhi possono sembrare di secondaria importanza. Eppure, per la popolazione del luogo, l’apertura di un centro oculistico ha rappresentato una novità senza precedenti. «Quando tra gli altopiani – spiega il dottor Luigi Soldati, medico chirurgo specializzato in Oculistica presso l'Università di Verona - si è sparsa la voce dell’arrivo di un oculista la gente ha iniziato a mettersi in viaggio per raggiungere l’ambulatorio che avevamo creato. Alcuni hanno camminato per

L

134

SANISSIMI

Il dottor Luigi Soldati svolge attività di libero professionista a Mantova e provincia. Nella pagina accanto, il dottor Soldati durante un intervento a Waragu, Etiopia luigi.soldati1953@gmail.com

settimane pur di arrivare a Waragu. L’ultima volta che sono stato in Etiopia siamo riusciti a realizzare 720 prestazioni in 2 settimane». Il dottor Soldati s’interessa a tutti gli aspetti dell'oftalmologia, con particolare attenzione al glaucoma, alle degenerazioni maculari e alla chirurgia refrattiva. Grazie all'aiuto del Lions Club Mantova Ducale è riuscito a costruire un ambulatorio oculistico completamente funzionante a Waragu, località sperduta tra gli altopiani etiopi. Quali sono state le tappe fondamentali della sua esperienza in Etiopia? «Il primo anno è stato difficile, in quanto Waragu era sprovvisto di tutto il necessario per lavorare adeguatamente oltre ad essere un luogo complicato da raggiungere. Grazie però all’aiuto del Lions Club Mantova siamo riusciti a raccogliere dei fondi con cui è stato realizzato un vero e pro-

MAGGIO 2014


Luigi Soldati • OCULISTICA

La maggior parte della popolazione è affetta da malattie infettive parassitarie, cataratta, glaucoma e mi capita di occuparmi di molte patologie post traumatiche prio laboratorio con tutto il necessario per operare e con l’acqua filtrata, fondamentale per lavorare in sicurezza. Waragu è stata una delle prime missioni italiane in Etiopia, iniziata addirittura negli anni 30. Ciò che rappresenta invece una novità è la figura dell’oculista». Quali sono le patologie dell’occhio più frequenti in quell’area?

«La maggior parte della popolazione è affetta da malattie infettive parassitarie, cataratta, glaucoma e mi capita purtroppo di occuparmi di molte patologie post traumatiche. I bambini e le donne molto spesso vengono malmenati e per questo ho dovuto curare cornee gravemente lesionate. Oltre a questi casi, che per un oculista possono essere considerati “eccezionali”, ci sono le classiche visite per chi ha problemi alla vista. Sotto questo punto di vista, è stato fondamentale il contributo dell’industriale Carlo Dodi proprietario de Il gabbiano, leader nei supermercati, che ha fornito molti occhiali premontati e da sole, utilissimi quando ci sono problemi alla cornea e altri problemi post traumatici». La costruzione dell’ambulatorio oculistico è stata anche un’occasione per trasferire competenze ai medici locali? «Purtroppo in quella zona di medici non ce ne sono. Non ci sono infrastrutture né corrente elettrica. I medici etiopi sono tutti ad Addis Abeba, dove possono lavorare più facilmente e in situazioni migliori. Ci sono invece i contributi di molte suore, che svolgono un ruolo fondamentale. A Waragu sono presenti una suora polacca e un’indiana che hanno una buona formazione di base per la medicina. A loro ho insegnato come riconoscere le patologie più diffuse della zona, in modo da intervenire con i farmaci adeguati. Fortunatamente hanno imparato molto rapidamente e si stanno rivelando preziosissime».

MAGGIO 2014

SANISSIMI

135


UNA STRUTTURA MODERNA ED EFFICIENTE L’ECCELLENZA SU CUI PUNTA REGIONE LOMBARDIA SI FONDA SU PROFESSIONALITÀ, QUALITÀ E ATTENZIONE ALLE PERSONE. STANDO A QUESTE LINEE GUIDA È STATO SVILUPPATO UN NUOVO PROGETTO di Renata Gualtieri

Mario Mantovani, vicepresidente della Regione Lombardia e assessore alla salute

136

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Mario Mantovani • STRUTTURE SANITARIE

a Città della salute e della ricerca è un progetto che nasce dall’esigenza di dotare l’Istituto neurologico Carlo Besta e l’Istituto nazionale dei tumori di Milano di una nuova sede adatta ad accogliere l’attività medicoscientifica di questi due importanti centri che rappresentano un’eccellenza nel panorama nazionale e internazionale per le neuroscienze e l’oncologia. Nonostante gli sforzi profusi nel passato, oggi non è più possibile intervenire ulteriormente sugli stabili esistenti. «Il livello di qualità raggiunto - commenta l’assessore regionale alla salute Mario Mantovani rende indispensabile un progetto di rilancio e riqualificazione complessivo, così da garantire strutture adeguate, competitive e tecnologicamente efficienti».

L

Quali saranno allora gli interventi e investimenti più importanti previsti? «Una superficie totale di 205mila metri quadrati, di cui oltre 120mila di superfici sanitarie e 18mila destinati ai laboratori di ricerca, 650 posti letto,

MAGGIO 2014

La Città della salute, con i suoi 50 posti letto dell’albergo sanitario, punta a un nuovo concetto di ricettività blocco operatorio multifunzionale con 20 sale, ulteriori 12 sale di endoscopia e radiologia interventistica, 6 risonanze magnetiche, 3 Tac, 11 bunker per la radioterapia, a cui si aggiungono ulteriori 10 sale di medicina nucleare, 120 ambulatori e il blocco di day surgery. Questi sono i numeri davvero imponenti del più grande progetto di edilizia sanitaria a livello europeo. Lo dimostrano i livelli di investimento: 450 milioni di euro, di cui 330 da Regione Lombardia. Altri 40 saranno, invece, a carico del Ministero della

SANISSIMI

137

¬


STRUTTURE SANITARIE • Mario Mantovani

¬ salute e altri 80 finanziati da chi si aggiudicherà la realizzazione dell’opera».

Questo progetto implementerà sinergie nel campo della cura e della ricerca 138

SANISSIMI

Come sarà possibile far diventare questo progetto un’eccellenza in Europa? «L’eccellenza del Besta e dell’Istituto Tumori è già nota a livello internazionale da tempo, tanto che con loro collaborano i più importanti istituti di ricerca del mondo. I professionisti che vi lavorano rappresentano un indubbio valore da salvaguardare e valorizzare: grazie anche alla presenza di nuove sedi e tecnologie di elevato livello questo obiettivo potrà essere consolidato. È importante però ragionare anche sul tema dell’accoglienza. L’eccellenza porta, infatti, le strutture a essere attrattive verso pazienti che provengono da città lontane - italiane ed europee - e che non sempre sono in grado di permettersi un soggiorno per curarsi o per accudire il proprio familiare. La Città della salute, con i suoi 50 posti letto di albergo sanitario, punta anche a un nuovo concetto di ricettività: qui sia i pazienti che i loro familiari potranno trovare un’adeguata sistemazione senza dover essere costretti alla ricerca e al pagamento di costosi alloggi in Milano. L’ec-

MAGGIO 2014


Mario Mantovani • STRUTTURE SANITARIE

UN NUOVO MODELLO D’OSPEDALE a Città della salute e della ricerca verrà realizzata nel quadrante nord-est dell’area metropolitana milanese, nel comune di Sesto San Giovanni. Gli interventi previsti verranno attuati dalla Regione Lombardia tramite Infrastrutture Lombarde Spa. La società è responsabile della realizzazione di nuove strutture ospedaliere o del riassetto di strutture ospedaliere esistenti sulla base di un nuovo modello di ospedale, fondato sulla «centralità della persona e delle sue esigenze, sulla integrazione della struttura ospedaliera con il territorio circostante e la città, sulla presenza di tecnologie all’avanguardia per garantire al cittadino prestazioni di elevato livello, sulla completezza e la continuità dell’assistenza prestata e su un costante impulso volto alla ricerca e alla formazione in campo sanitario».

L

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin

cellenza su cui punta la Regione è questa: professionalità, qualità e attenzione alle persone». Come verranno coniugati cura e ricerca e quali saranno i centri di eccellenza coinvolti? «L’Istituto Besta e l’Istituto dei Tumori hanno già in essere molteplici rapporti di collaborazione e, con questo nuovo progetto, potranno essere ulteriormente implementate sinergie sia nel campo della cura che in quello della ricerca scientifica. Al momento, tuttavia, è necessario concentrarsi sulla realizzazione di quanto già previsto per rispettare costi e tempi del progetto». Qual è oggi l’importanza e il valore strategico della Fondazione regionale per la ricerca biomedica sul territorio e come è possibile implementare le sinergie tra i ricercatori anche al di là dei confini nazionali? «La Fondazione è una straordinaria piattaforma di coordinamento e strumento di governo regionale della ricerca. Attraverso di essa, la Regione promuove e sostiene progetti di ricerca e innovazione - con particolare riguardo alla farmacologia

MAGGIO 2014

molecolare nonché alla ricerca preclinica - e sviluppa relazioni istituzionali e sinergie con altri organismi italiani o esteri. L’obiettivo è implementare il sistema di alleanze al fine di sviluppare e trasferire il nostro know-how in un circolo virtuoso di sinergie e di reciproci stimoli, così da incrementare la competitività del sistema lombardo in Europa». È soddisfatto dello stato di avanzamento del progetto? Quali sono i prossimi passi da compiere? «Il progetto è strettamente connesso con i lavori legati alle bonifiche di cui è titolare il proprietario dell’area: tali attività renderanno il sito pronto per la realizzazione dell’opera. Oggi sono in corso le operazioni preliminari alle bonifiche e parallelamente sono state avviate le procedure per l’individuazione del soggetto che realizzerà l’opera. L’inizio dei lavori è previsto per l’estate del 2015 e l’avvio delle attività sanitarie vere e proprie è stimato per la fine del 2019. Al momento si è quindi in linea con quanto stabilito e vi è un forte impegno da parte della Regione affinché i tempi siano pienamente rispettati».

SANISSIMI

139


STRUTTURE SANITARIE • Vincenzo Bonavita

MIGLIORARE LA QUALITÀ DELL’ASSISTENZA di Marco Tedeschi

inizio maggio, in una conferenza stampa del Presidente della Giunta Regionale e Commissario “ad acta” per la sanità Stefano Caldoro, è stata messa in luce la notizia che i conti della sanità campana sono tornati in attivo nel 2013. Questo risultato è stato conseguito mediante un processo di razionamento e con il taglio di vari servizi territoriali e ospedalieri. Una notizia positiva pertanto che rileva un secondo lato della medaglia alquanto negativo. A pagare le spese del bilancio positivo della sanità sono infatti i cittadini, che si sono visti diminuire i servizi di assistenza. In questo contesto, spicca ancora di più l’opera di quegli istituti che hanno fondato proprio sulIl professor Vincenzo Bonavita, l’assistenza la loro politica inemerito di Neurologia dell’Università Federico II, è presidente dell’Istituto terna. Tra questi ne è un di Diagnosi e Cura Hermitage esempio concreto l’Hermi-

A

Capodimonte di Napoli www.casadicurahermitage.com

140

SANISSIMI

RICERCA E ASSISTENZA VANNO DI PARI PASSO ALL’HERMITAGE CAPODIMONTE. «ANNI SUL CAMPO INSEGNANO CHE LA RICERCA PROMUOVE E PRIVILEGIA L’ASSISTENZA PER OGNI PAZIENTE». LA PAROLA AL PROFESSOR VINCENZO BONAVITA

tage Capodimonte, istituto campano programmato per la riabilitazione intensiva neurologica, psichiatrica, cardiorespiratoria, ortopedica e geriatrica; un istituto di diagnosi e cura che si occupa di aree disciplinari diverse, dalla neurologia alla psichiatria e alla lungodegenza internistica e riabilitativa. Tutte aree in cui l’attività diagnostica e terapeutica è garantita in regime di accreditamento dal Ssn. «Attualmente l’Hermitage – spiega il professor Vincenzo Bonavita, presidente dell’Istituto di Diagnosi e Cura – sta portando avanti un disegno strategico articolato nella selezione di personale medico, giovane e impegnato nella ricerca, cui non vuole rinunciare e nella stipula di convenzioni per la ricerca con istituzioni universitarie. Mi riferisco all’Università degli Studi di Napoli Federico II, alla Seconda Università degli Studi di Napoli, all’Università degli Studi di Salerno e all’Università degli Studi di Napoli Parthenope e al Consiglio Nazionale delle Ricerche. A queste istituzioni Hermitage

MAGGIO 2014


Vincenzo Bonavita • STRUTTURE SANITARIE

L’Hermitage sta portando avanti un disegno strategico attraverso la stipula di convenzioni per la ricerca con istituzioni universitarie

Capodimonte offre la possibilità per i ricercatori universitari di svolgere ricerca scientifica in strutture tecnologicamente avanzate come il laboratorio di risonanza magnetica ad alto campo e quello di magnetoencefalografia, il laboratorio di neuro meccanica e quello di biologia molecolare e cellulare». Ricerca che non mette comunque in secondo piano una delle componenti principali della Hermitage Capodimonte, ovvero l’assistenza al malato. «La mia storia personale vissuta nel mondo accademico (prima a Palermo e Messina, e poi nelle università di Napoli) mi ha insegnato che la ricerca scientifica migliora la qualità dell’assistenza perché la ricerca promuove e privilegia l’assistenza di qualità. Prendersi cura significa creare un contesto strutturale, ambientale e di relazione tra chi è curato e chi cura. Certamente il contesto alberghiero, gli arredi delle parti comuni e il parco di 4 ettari danno a chi entra nell’Istituto l’immagine di accoglienza e di servizi di qualità. Tutto il resto è qualità umana». Oltre a questo, Hermitage ha anche servizi ambulatoriali. «Si tratta – precisa Bonavita – di prestazioni cliniche e

MAGGIO 2014

strumentali in accreditamento con il SSN. Abbiamo l’ambulatorio di neurologia, cardiologia, endocrinologia e urologia clinica, il laboratorio di patologia clinica, di diagnostica per immagini, di diagnostica strumentale in neurologia e in cardiologia». Servizi continui che vanno ad affiancarsi ai progetti futuri della struttura. «Intendiamo ottenere il riconoscimento come centro di eccellenza per la ricerca, la diagnosi e la cura oltre che quello di pubblica utilità da parte della Regione e del Comune di Napoli per la realizzazione di una nuova via di accesso a Hermitage Capodimonte. Una richiesta che non può essere negata a una struttura ospedaliera di 250 posti letto accreditati con il Ssn».

SANISSIMI

141


STRUTTURE SANITARIE • Giuseppe Benedetto

CRESCE L’ASPETTATIVA DI VITA: LE SFIDE SANITARIE di Valerio Germanico

a casa di cura Monte Imperatore, collocata a Noci, fra le province di Bari e Taranto, opera in regime di accreditamento da circa 32 anni, inizialmente con 120 posti letto suddivisi fra le branche di Geriatria, Reparto medico per acuti, e Recupero e Riabilitazione Funzionale prevalentemente neuro-ortopedica. A breve, completata la ridistribuzione dell’accreditamento delle aree specialistiche, la casa di cura Monte Imperatore avrà una nuova configurazione con l’accreditamento definitivo al servizio sanitario nazionale di 22 posti letto di Geriatria (codice 21), 39 posti letto di recupero e rieducazione funzionale per patologie neurologiche-ortopediche-cardiologiche-pneumologiche (codice 56: riabilitazione intensiva ospedaliera) e 28 posti letto di lungodegenza che includerà anche i pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza dopo

GIUSEPPE BENEDETTO INDICA I PUNTI SALIENTI DI PROGRAMMAZIONE SANITARIA CHE SPINGONO LE STRUTTURE CONVENZIONATE A SPECIALIZZARSI

L

Giuseppe Benedetto, direttore sanitario della casa di cura Monte Imperatore di Noci (BA) benedettogiuseppe@libero.it


Giuseppe Benedetto • STRUTTURE SANITARIE

L’invecchiamento della popolazione farà incrementare l’incidenza di patologie tipiche dell’età geriatrica

la fase acuta (codice 60). «Di fatto – spiega il direttore sanitario Giuseppe Benedetto –, con questa riconfigurazione, si potrà colmare la carenza sul territorio di posti letto di lungodegenza. Inoltre, caratterizzeremo la nostra offerta sanitaria, esaltando le competenze e le potenzialità sanitarie che già abbiamo, garantite da un’elevata autonomia diagnostico-terapeutica». Quali nello specifico? «Per esempio, disponiamo anche di sei posti letto sub-intensivi cardiologici in Geriatria con monitoraggio continuo e telemetria, ecocardiografia, holter cardiaco e pressorio, servizi di laboratorio analisi, radiologia, ecografia, neurofisiologia con elettroencefalografia, elettromiografia, urodinamica, densitometria ossea, palestra riabilitativa con elevata dotazione strumentale. La casa di cura Monte Imperatore, non a caso, secondo una ricerca pubblicata con Copyright 2013 Formex Srl, (www.doveecomemicuro.it), è risultata al primo

MAGGIO 2014

posto fra le strutture sanitarie della provincia di Bari, per la cura dello scompenso cardiaco congestizio. Ha quindi ottenuto il miglior punteggio rispetto agli indicatori usati per misurare la qualità dell’assistenza ospedaliera fornita». Cosa ha motivato questo progetto di riconfigurazione? «Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto basate sui dati epidemiologici della crescita dell’aspettativa di vita, che si prevede farà incrementare l’incidenza di patologie tipiche dell’età geriatrica, in linea con l’invecchiamento della popolazione». Cosa è cambiato nella sanità italiana negli ultimi anni? «Nell’ultimo decennio le politiche sanitarie hanno teso alla restrizione dei ricoveri ospedalieri alle patologie in fase acuta non altrimenti gestibili e per i tempi strettamente necessari. Di converso, si è resa necessaria una rete territoriale extraospedaliera di prestazioni sanitarie, invero ancora in fase di organizzazione. Di conseguenza anche per la casa di cura Monte Imperatore si è resa necessaria una revisione delle politiche ospedaliere mirata a una ottimizzazione dell’offerta, con adeguamento alla mutata domanda di prestazioni sanitarie».

SANISSIMI

145

¬


STRUTTURE SANITARIE • Giuseppe Benedetto

Caratterizzeremo l’offerta esaltando le potenzialità della nostra autonomia diagnostico-terapeutica

¬

Che conseguenze ha avuto ciò su strutture con la vostra organizzazione? «L’attività limitata all’incidenza delle fasi acute delle patologie ha di fatto ridotto il numero complessivo degli accessi ospedalieri. L’eccessiva offerta di prestazioni specialistiche nelle specialità riabilitative, rispetto alle necessità del territorio, e la relativa carenza in altre branche ha determinato l’esigenza di una ridistribuzione delle branche specialistiche

146

SANISSIMI

servite dalla casa di cura Monte Imperatore, più confacente alle esigenze territoriali e alle prospettive epidemiologiche». Qual è l’obiettivo della prossima riconfigurazione? «La casa di cura Monte Imperatore ha avviato una ricaratterizzazione complessiva dell'attività ospedaliera accreditata, rivolta alle patologie neuro-cardio-geriatriche. Introducendo la lungodegenza, elemento intermedio che permette la gestione delle patologie gravi nelle loro varie fasi, mantenendo il reparto internistico di Geriatria e di Recupero e Rieducazione funzionale per patologie gravi, si offrirà un ventaglio di prestazioni rivolto a una tipologia di pazienti con comorbilità e complessità elevata, con alta richiesta di assistenza ospedaliera, sia medica che infermieristica. Ciò risponde alla forte domanda destinata ad inesorabile aumento, in un territorio con decentralizzazione geografica al confine fra le province di Bari e Taranto. Inoltre, continueremo a essere, con la Geriatria, punto di accoglienza per ricoveri ospedalieri inviati in acuto dai Pronto Soccorso delle ASL vicine e non, così come già da tempo avviene in maniera sempre più intensa».

MAGGIO 2014


Gina Spallone • STRUTTURE SANITARIE

L’UMANIZZAZIONE DELLA MEDICINA di Renato Ferretti CON LA DOTTORESSA GINA SPALLONE DIETRO LE QUINTE DELLA PROFESSIONE PIÙ DELICATA. «PREMESSA NECESSARIA È CONSIDERARE LA CONDIZIONE DI FRAGILITÀ DEL SINGOLO PAZIENTE»

uali sono le caratteristiche principali che un medico dovrebbe presentare al di là della conoscenza accademica e dell’esperienza? Per la dottoressa Gina Spallone, della Clinica Latina con sede a Roma, una casa di cura deve puntare all’umanizzazione della medicina «per riportare – continua Spallone – al centro dell’interesse medico la persona, la sua dignità e la sua completezza psicofisica. È quindi l’“humanitas” il tratto che caratterizza la figura dei medici della Clinica Latina, che quotidianamente svolgono la loro attività sotto la guida del Vice Direttore Sanitario Dottoressa Gina Spallone. La mission della clinica è rivolta al singolo paziente, fragile nella sua condizione, per il quale i medici valutano percorsi di cura specializzati abbinando le più moderne acquisizioni in campo scientifico alla sfera relazionale e psicologica dell’assistenza». La Clinica Latina nasce nel 1952, per opera dei Soci Fondatori il professor Ascanio Spallone e sua moglie Elvira De Blasis, ed è oggi una struttura associata Aiop (Associazione italiana ospedalità privata). «Operiamo – spiega Spallone – in regime di lungodegenza medica post acuzie, unità operativa prevalentemente geriatrica riabilitativa che accoglie i pazienti in fase post-acuta di malattia che necessitano di stabilizzazione clinica attraverso terapie e nursing qualificato, non erogabili in setting alternativi. La nostra tipologia assistenziale ci porta ad accogliere pazienti generalmente non autosufficienti destinando l’ attività a tre macro-aree i cui

Q

MAGGIO 2014

La Clinica Latina ha sede a Roma latinac@tiscali.it

obiettivi sono finalizzati al raggiungimento della stabilità del paziente al fine del reintegro nel nucleo familiare di provenienza, al recupero dell’autosufficienza e al mantenimento dei livelli di autonomia residua in attesa di assegnazione ad altre forme di assistenza». La dottoressa Spallone spiega che nel 2013 sono stati effettuati 276 ricoveri provenienti dagli ospedali laziali. «Di questi pazienti il 45 per cento è rientrato al proprio domicilio con stabilizzazione del quadro clinico, il 30 per cento ha necessitato di ulteriori valutazioni specialistiche recuperando, ove possibile, la parziale autonomia. Le patologie più spesso trattate sono cardiovascolari, le sindromi metaboliche, patologie epatiche, renali e neurologiche con specifica attenzione rivolta alla demenza nella sua completezza fisiopatologica, le lesioni da pressione e la loro prevenzione e infine gli incidenti domestici».

SANISSIMI

147


di Valerio Maggioriano

PIÙ RAZIONALITÀ NELLA GESTIONE SANITARIA antenere elevati standard di qualità nel settore sanitario, tenendo comunque in ordine i bilanci, in questo periodo storico rappresenta uno sforzo non indifferente». Ad affermarlo è Ottavio Coriglioni, amministratore delegato della casa di cura medico-chirurgica Salus di Battipaglia, in provincia di Salerno. Che aggiunge: «Oggi operare nel campo sanitario è difficilissimo. Occorrono attrezzature all’avanguardia e personale qualificato, protesi e dispositivi monouso di alta tecnologia. E naturalmente tutto questo ha costi elevati. In più, il discutibile lavoro di chi occupa i vertici della pubblica amministrazione, non solo priva i cittadini di prestazioni essenziali, ma impedisce anche a strutture come la nostra di crescere qualitativamente». Fondata nel 1949, con le sue sette unità operative e 110 posti letto (di cui 90 accreditati con il servizio sanitario regionale), la casa di cura Salus è un punto di riferimento sul territorio salernitano e non solo, infatti il bacino di utenza si estende anche al Molise e all’alta Calabria.

«M

Giudica adeguate le risorse attualmente messe a disposizione per la sanità? «Le risorse finanziarie sono sufficienti. Però sarebbe necessaria una maggiore razionalità nella distribuzione del

148

SANISSIMI

LA GESTIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE DELLA SANITÀ CAMPANA. OTTAVIO CORIGLIONI EVIDENZIA LE CRITICITÀ DEL SISTEMA E INDICA I PUNTI SUSCETTIBILI DI MIGLIORAMENTO

Ottavio Coriglioni, amministratore delegato della casa di cura Salus di Battipaglia (SA) www.clinica-salus.it

MAGGIO 2014


Ottavio Coriglioni • STRUTTURE SANITARIE

fondo sanitario nazionale e, soprattutto, più controllo, trasparenza e razionalizzazione della spesa, favorendo la qualità e conducendo una vera battaglia contro gli sprechi, abbandonando la deleteria politica dei tagli lineari. Detto questo, la casa di cura Salus ha mantenuto i suoi livelli operativi. Questo nonostante le difficoltà e i lunghissimi tempi di pagamento nella Regione Campania (nell’ultimo anno sono però scesi da 700 a circa 450 giorni) e una normativa confusa anche a causa del commissariamento». Quali sono stati i livelli operativi 2013? «L’anno scorso la nostra struttura ha accolto 7.069 pazienti, di cui 3.452 hanno ricevuto prestazioni in regime di day hospital e day surgery e 3.617 in regime ordinario. Questi dati sono soddisfacenti. Tuttavia siamo ben consapevoli del fatto che i nostri numeri potrebbero ulteriormente crescere. Però sappiamo anche che, in mancanza di un’accorta politica dei costi, si rischia di mettere in difficoltà le strutture più efficienti». Al di là dei buoni risultati numerici, quali sono stati gli obiettivi raggiunti a livello di offerta specialistica?

Ci vuole più razionalità nella distribuzione del fondo sanitario nazionale, più controllo e trasparenza, a favore della qualità

MAGGIO 2014

«In tutti questi anni, ci siamo caratterizzati per una continua evoluzione, integrando le classiche attività medicochirurgiche con le tecniche più moderne e sostenute dalle tecnologie più avanzate come ad esempio la diagnostica per immagini (scintigrafia, ecografie con mezzo di contrasto e intraoperatorie, Tac e Pet). Fra le tecniche adottate di recente, poi, ricordo la termoablazione con radiofrequenza dei tumori polmonari, utilizzata come opzione terapeutica nei tumori maligni primitivi e nelle metastasi, e anche per il carcinoma del colon rettale, nonché nei trattamenti percutanei del fegato e della tiroide». Quali sono i vostri punti di eccellenza? «La nostra unità funzionale di ortopedia e traumatologia esegue trattamenti con onde d’urto e fattori di crescita, numerosi interventi in artroscopia e di protesizzazione computer assistita. L’unità funzionale di oculistica spicca invece per l’utilizzo della cheratoplastica lamellare, la chirurgia orbitoplastica e l’ambulatorio della superficie oculare e della cornea, mediante l’utilizzo di test qualitativi e quantitativi e microscopia confocale che oggi vengono eseguiti, in Campania, solo presso la nostra clinica. La sezione di senologia è motivo di orgoglio per la diagnosi precoce delle malattie neoplastiche della mammella e per le tecniche ricostruttive eseguite in un solo tempo chirurgico, collocando la struttura fra le prime della regione. Infine, si distinguono come punti di eccellenza anche le unità funzionali di chirurgia generale, dove si utilizzano tecniche avanzate come quelle laparoscopiche e le mini invasive, eseguendo una vasta gamma di interventi anche in interdisciplinare con le altre unità funzionali. Senza dimenticare la ginecologia con attenzione ai problemi della donna come l’incontinenza, problema che troppo spesso è trascurato».

SANISSIMI

149


RIABILITAZIONE • Francesco Ciccarelli

RESTITUIRE LE “ABILITÀ” SOCIALI di Matteo Grandi NEI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO IL TRATTAMENTO DI RIABILITAZIONE SI BASA SU METODICHE E TECNICHE MODELLATE SUL QUADRO DIAGNOSTICO. IL PUNTO DI FRANCESCO CICCARELLI

on esiste solo la riabilitazione intesa in ambito fisico. Per molti soggetti infatti è necessario coinvolgere anche gli aspetti sociali. Il termine riabilitare ha letteralmente il significato di “ri– abilitare” ovvero “restituire le abilità”. In questo quadro la riabilitazione diventa un processo di soluzione dei problemi e di educazione sociale e psicologica con la finalità di far raggiungere al paziente il miglior livello di vita sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale. È in quest’ambito che si è specializzato l’Irmi, istituto campano che eroga attività di riabilitazione estensiva per la soluzione dei problemi dei soggetti disabili. «L’attuazione del processo riabilitativo – spiega Francesco Ciccarelli, amministratore della struttura - coinvolge sempre anche la famiglia del soggetto e quanti sono a lui vicini. Per questo motivo il percorso riabilitativo comprende aspetti clinici, psicologici e sociali. Il progetto di riabilitazione, per una sicura efficacia, deve comprendere obiettivi plurimi, programmati in maniera ordinata, perché l'autonomia raggiungibile nei diversi ambiti possa tradursi in autonomia della persona nel suo complesso e in una migliore qualità della vita della persona». Il modello riabilitativo utilizzato è frutto di un percorso di studi e di applicazioni durati più di un ventennio. «Essendo rivolto a disabili bisognosi di trattamento a tempo pieno, prima di essere un insieme di metodiche è un processo di aiuto che permetterà alla persona

N

150

SANISSIMI

Francesco Ciccarelli, amministratore dell’Istituto Irmi di Lago Patria (NA) segreteria@istitutoirmi.it

MAGGIO 2014


Francesco Ciccarelli • RIABILITAZIONE

Il processo d’aiuto parte sempre dall’autoesplorazione, ovvero individuare gli obiettivi e il fine per acquisire nuovi comportamenti

interessata di acquisire nuovi comportamenti. Il processo d’aiuto parte sempre dall’autoesplorazione, ovvero individuare gli obiettivi del processo d’aiuto e il fine, cioè l’acquisizione di nuovi comportamenti. L’individuo, per apprendere un nuovo comportamento, dovrà prima “esplorare” la sua situazione. È indispensabile infatti che la persona conosca i propri problemi prima di poter cambiare il comportamento. Lo scopo dell’autoesplorazione è di chiarire/comprendere. L’aiuto consiste nel rendere possibile la chiarificazione della propria esperienza in modo che la persona riesca a capire se stessa più in profondità. Vi è vera autocomprensione quando l’individuo intraprende un qualche tipo d’azione». A queste fasi segue poi l’azione. «Lo scopo principale della comprensione è di essere in grado d’agire per apprendere comportamenti nuovi. Il processo d’aiuto è complesso e composto di abilità fondamentali per poter aiutare l’altro. Mi riferisco all’attending (ovvero prestare attenzione), al responding (rispondere), all’initiating (iniziare) e al communicating (comunicare)». I quadri patologici d’interesse psicomotorio sono molti e di varia natura. «Sono interessati – prosegue Ciccarelli – i soggetti con minorazioni sensoriali come sordità, disturbi visivi, deficit motori instabilità mo-

MAGGIO 2014

toria, ritardi evolutivi, disturbi dell’organizzazione spazio-temporale e dello schema corporeo, disturbi della lateralità, disprassia. Soggetti con disturbi neuropsicologici come disgrafia, dislessia, discalculia. Patologie del linguaggio della comunicazione come disfasia, disartria, autismo, ritardo del linguaggio. Insufficienza mentale da cause diverse. Sindromi epilettiche e genetiche». Nei disturbi del comportamento e della personalità il trattamento consta nell’applicazione di metodiche e tecniche modellate al quadro diagnostico. «Queste vengono modulate a variabili quali la condizione patologica del paziente, eventuali difficoltà evidenziate nel corso dell’intervento terapeutico e considerando i tempi del singolo soggetto in carico. La preparazione teorica e pratica dello staff terapeutico ha permesso l’utilizzo delle più recenti metodiche d’intervento nell’ottica di una formazione permanente. Utilizziamo inoltre – conclude Ciccarelli – diversi materiali di supporto alla terapia come schede di osservazione, di valutazione, video-cartelle e diari della terapia».

SANISSIMI

151


PERCHÉ L’ANZIANO SI SENTA COME A CASA di Luca Càvera

a fondazione Elisabetta Germani, centro assistenziale onlus, ospita il nucleo Alzheimer più grande della provincia di Cremona. Oltre a disporre di nuclei di residenza sanitaria assistenziale e disabili, della riabilitazione geriatrica, del centro diurno integrato e dell’assistenza domiciliare integrata, sono inseriti nella struttura anche una palestra, ambulatori e servizi di fisioterapia, aperti anche all’utenza esterna. Creata oltre cento anni fa, la fondazione è oggi un centro sanitario-assistenziale con un ruolo importante nella rete dei servizi alla persona della provincia cremonese e della regione lombarda. E per questo si propone come struttura aperta al territorio, in particolare dando risposte qualificate e propositive nel campo della geriatria e della disabilità. Come afferma il direttore generale della fondazione, Marina Generali: «Nell’ambito di queste due aree di intervento la fondazione ha due obiettivi. Prima di tutto dare la miLa fondazione Elisabetta gliore risposta possibile alle esigenze Germani, centro assistenziale e onlus si trova e alle aspettative delle persone che ci a Cingia De’ Botti (CR) vengono affidate, sia per le cure sawww.fondazionegermani.it nitarie, sia sotto l’aspetto sociale e

L

154

SANISSIMI

GERIATRIA E DISABILITÀ. IL RUOLO DELLA FONDAZIONE GERMANI ALL’INTERNO DELLA RETE DI SERVIZI ALLA PERSONA DELLA PROVINCIA CREMONESE. LA PAROLA A RICCARDO PICCIONI E MARINA GENERALI relazionale. In secondo luogo, individuare, anche anticipando i bisogni espressi dal territorio e proporre servizi che rispondano alle esigenze individuate». Per concretizzare questi obiettivi, la fondazione Germani ha investito molte risorse sulla formazione continua e sulla fidelizzazione dei propri dipendenti. «Possiamo contare su un’équipe di professionisti competenti in grado di effettuare una valutazione multidimensionale dell’ospite, sia esso disabile che geriatrico. E, soprattutto, è un’équipe in costante aggiornamento che si avvale di ausili tecnologicamente avanzati. Dall’altra parte - aggiunge il presidente Piccioni - c’è stata la necessità di individuare nuovi servizi. Anche in questo siamo stati pionieri, creando servizi che in seguito sono

MAGGIO 2014


Fondazione E. Germani – Onlus • ASSISTENZA

Ricreare un ambiente che anche nell’esteriorità ricordi al paziente la vita in casa è importante per non farlo sentire lontano dalla famiglia

stati riconosciuti anche in ambito di programmazione regionale. E lo stiamo facendo ancora oggi, soprattutto in un momento in cui la Regione Lombardia incentiva la creazione di servizi alternativi rispetto a quelli residenziali». LA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE Con il termine “multidimensionalità” ci si riferisce a una valutazione dell’ospite che ne abbraccia tutti gli aspetti, quindi non soltanto quelli prettamente medici. «La multi-

MAGGIO 2014

dimensionalità – spiega Marina Generali – investe tutte le fasi e le modalità della presa in carico dell’utente che ci viene affidato. In termini concreti, vuol dire che il paziente, fin dal suo ingresso nella struttura o sul territorio viene seguito da uno staff di professionisti con competenze diverse che costituisce l’équipe. L’équipe valuta le diverse componenti della persona dal punto di vista clinico, funzionale, psicologico e sociale. Attraverso questa valutazione, l’équipe ha il compito di individuare le risposte e le strategie più congrue perché la persona possa ottenere le migliori condizioni di salute e di vita». E prosegue il presidente Piccioni: «Le risposte non sono evidentemente soltanto di carattere sanitario o medico. L’obiettivo è quello di restituire al paziente le migliori condizioni di vita, anche all’interno della fondazione. Quindi anche l’aspetto relazionale, animativo, comportamentale devono avere delle risposte personalizzate. La nostra è un’attenzione alla persona».

¬ SANISSIMI

155


ASSISTENZA • Fondazione E. Germani – Onlus

¬

ATTENZIONE ALLA PERSONA «Oltre all’ambito delle cure sono due gli aspetti di maggiore attenzione: ambienti di ricovero di carattere domestico con spazi verdi fruibili dagli ospiti e l’attività di relazione/socializzazione – continua Generali ricreare un ambiente che anche nell’esteriorità ricordi al paziente la vita in casa è importante per non farlo sentire lontano dalla famiglia e soprattutto per limitare al minimo la sensazione di istituzionalizzazione, un ambiente che, anche per progettazione non isoli ma si apra alla comunità esterna. Un esempio è la possibilità che diamo ai pazienti di arredare alcuni angoli con mobili propri, portati direttamente dalla loro abitazione. Questo, oltre a non creare disorientamento, permette all’anziano di mantenere vive le sue abitudini e i suoi ricordi in ambienti più familiari, ma è sulla relazione con gli ospiti che lavoriamo sia attraverso gli animatori e gli educatori, ma anche con il personale tutto al quale chiediamo di operare con un atteggiamento animativo in ogni momento della giornata. La presenza del personale religioso permette a chi lo desidera di avere conforto e sostegno». Per quanto riguarda gli spazi comuni, la fondazione è impegnata nella riprogettazione dell’area verde della struttura. Sempre il direttore Generali: «La stiamo ripensando, anche con l’ausilio di un architetto specializzato, in modo che sia fruibile anche da parte di ospiti con disabilità im-

Stiamo valutando un nucleo per ricoveri temporanei. Vale a dire limitati nel tempo, per dare sollievo alla famiglia

156

SANISSIMI

portanti, che non camminano o con capacità cognitive o visive ridotte, sull’esempio degli healing garden o giardini terapeutici. Un contributo importante nello studio della riprogettazione è stato dato da un questionario sottoposto ai pazienti, ai loro familiari, ai dipendenti, ovvero a tutti coloro che vivono, a vario titolo, la struttura. L’obiettivo fondamentale rimane quello di ampliare lo spazio verde a disposizione degli utenti, per creare, attraverso il contatto con la natura, una situazione di benessere che, ovviamente, non crediamo possa essere garantita esclusivamente dalle cure mediche e di cui beneficiano anche parenti e dipendenti». NUOVI SERVIZI: IL RICOVERO TEMPORANEO Il rapporto della fondazione Germani con il territorio è prima di tutto un’attività di ascolto dei bisogni di quest’ultimo. E da questo ascolto nascono i progetti di nuovi servizi, come ad esempio il ricovero temporaneo. Spiega il presidente Piccioni: «oltre al Centro Diurno Integrato aperto tutti i giorni della

MAGGIO 2014


Fondazione E. Germani – Onlus • ASSISTENZA

La storia della fondazione settimana, anche in modo modulare, operativo da anni, ci poniamo l’obiettivo di dedicare un nucleo della fondazione per ricoveri temporanei limitati nel tempo per permettere alla famiglia che si fa carico dell’anziano di godere di un necessario periodo di riposo o sollievo, per evitare il burn out o anche per permettere all’anziano di avere, per un periodo limitato, cure specifiche. Il nucleo è studiato per garantire il necessario confort e per consentire anche alle famiglie lontane di relazionarsi con il proprio congiunto attraverso la connettività». ATTENZIONE PER L’AMBIENTE La fondazione Germani ha anche un impegno specifico nell’ecosostenibilità. «Non ci preoccupiamo solo della gestione del nostro verde – prosegue il presidente –ma cerchiamo di promuovere stili di vita rispettosi dell’ambiente. In particolare, per quanto riguarda le fonti di produzione di energia, abbiamo installato un impianto fotovoltaico che produce, nell’arco dell’anno, oltre 200mila kW ora, riducendo così la dipendenza dalla fornitura elettrica tradizionale. Accanto a questo, abbiamo limitato anche il nostro consumo di gas metano, ottenendo l’acqua calda sanitaria in teleriscaldamento da un’azienda agricola vicina, che sfrutta fonti rinnovabili. Per noi,

MAGGIO 2014

reata nel 1898 per iniziativa di Elisabetta Germani, la fondazione realizzava la propria missione come ospedale per i poveri e i dipendenti delle cascine di proprietà della fondatrice. Nel corso dei decenni l’ente è cresciuto, mutando le funzioni originarie, ma rispondendo sempre agli stati di bisogno delle diverse epoche storiche – ha ospitato profughi, terremotati, sfollati, persone provenienti dai manicomi e tubercolotici. Oggi la fondazione ha un ruolo importante nella rete dei servizi alla persona, proponendosi come struttura aperta – operando con il territorio e sul territorio – in grado di dare risposte qualificate nel campo della geriatria e della disabilità.

C

questa scelta di abbracciare l’ecosostenibilità oltre che un valore in termini di responsabilità nei confronti dell’ambiente, è stata un’opportunità di razionalizzazione dei costi e, per quanto possibile, abbiamo cercato di farne beneficiare anche gli utenti dei nostri servizi e anche i nostri dipendenti, fornendo loro biciclette a pedalata assistita e ricarica fotovoltaica. L’utilizzo di queste ultime è gratuito, in sostituzione dell’automobile privata per raggiungere la fondazione. In questo modo cerchiamo di promuovere il risparmio energetico, l’abbattimento delle emissioni e, cosa non meno importante, l’attività fisica dei dipendenti perché, come dice il nostro progetto: “Prendiamoci cura di chi cura”, perché chi sta meglio cura meglio».

SANISSIMI

157


MEDICINA SPORTIVA • Marco Maiotti

Sport senza traumi Un carico eccessivo di allenamento o un semplice contrasto di gioco possono creare problemi a legamenti, tendini e articolazioni. Lo specialista Marco Maiotti spiega come affrontare le patologie dovute all’attività fisica Francesca Druidi a tentazione di in(calcio, palla canestro, rugby, tensificare oppure judo) o come il parkour, didi intraprendere sciplina metropolitana che da zero un’attività comprende corse, arrampisportiva, spinti dal cate e salti. Per chi pratica desiderio di stare sport in maniera saltuaria, è all’aria aperta oppure di riacsempre consigliabile fare riquistare la forma fisica in scaldamento prima di inivista dell’estate, moltiplica il ziare il movimento. Il rischio di incorrere in patolosovraccarico improvviso o a gie causate dal movimento. freddo aumenta, infatti, la «I traumi più frequenti – Marco Maiotti, primario dell’Unità di medicina e percentuale di traumi e patospiega Marco Maiotti, prima- traumatologia dello sport dell’Azienda ospedaliera logie. Un allenamento contiSan Giovanni Addolorata di Roma rio dell’Unità di medicina e nuativo è il miglior modo per traumatologia dello sport prevenire una significativa dell’Azienda ospedaliera San Giovanni Ad- parte delle lesioni articolari da sport». dolorata di Roma – sono quelli del ginocchio, della spalla e della caviglia; Se le precauzioni non avessero sortito naturalmente sono correlati al gesto atle- effetto, in quali casi è opportuno rivolgersi tico dell’attività sportiva praticata. Ad alla chirurgia? esempio, negli sport che impegnano in par- «Quando i danni vanno a interessare diretticolar modo gli arti superiori, i danni si ri- tamente le strutture all’interno delle articoscontrano con maggiore frequenza a livello lazioni. In caso di lesioni legamentose e della spalla e del gomito». tendinee è quasi sempre necessario rivolgersi alla chirurgia. Oggi esiste la possibilità In base alla sua esperienza, quali sono di ricorrere a procedure chirurgiche mini-ingli accorgimenti che gli sportivi, soprat- vasive artroscopiche, che consentono di ritutto amatoriali, dovrebbero adottare per parare le lesioni con interventi non a cielo non farsi male? aperto ed eseguiti in anestesia locale, senza «La probabilità di manifestare un problema dunque contemplare i rischi di un’anestesia alle articolazioni è collegata alla tipologia di totale». attività intrapresa. Esistono sport a più alto rischio di traumi, come quelli da contatto In che cosa consiste una procedura ar-

L

162

SANISSIMI

MAGGIO 2014


troscopica? «Si tratta di un intervento realizzato con una sonda luminosa (artroscopio) inserita nell’articolazione del paziente attraverso una piccola incisione cutanea; sonda a cui è collegata una videocamera che permette di visualizzare l’ambiente articolare su di un monitor esterno. Il campo operatorio è così ingrandito e riportato sullo schermo, assicurando una visione estremamente chiara della struttura articolare e dell’eventuale trauma riportato. Il chirurgo guarda il monitor ed esegue l’intervento, procedendo con micro-strumenti chirurgici introdotti nell’articolazione attraverso altre piccole incisioni (portali artroscopici)». L’evoluzione della tecnica artroscopica ha rappresentato un passo in avanti decisivo per il trattamento dei traumi da sport, soprattutto in termini di invasività degli interventi e del recupero della funzionalità. «Sì. Lo sviluppo di questa tecnica è stato fondamentale, innanzitutto sul fronte della diagnosi che risulta più accurata. L’artroscopia nasce come atto diagnostico, un tempo invece legato a esami strumentali radiologici di vecchia generazione o ad artrotomie, interventi a cielo aperto meno precisi e più invasivi. Con l’artroscopia, abbiamo avuto la possibilità di conoscere e approfondire le cause di tante patologie articolari e da sport in precedenza non identificate e perciò non risolte. Anche l’atto chirurgico è diventato più sofisticato nel corso del tempo: le riparazioni

MAGGIO 2014

Esistono sport a più alto rischio di traumi, come quelli da contatto, o come il parkour, disciplina metropolitana che comprende corse, arrampicate e salti hanno assunto sempre più un carattere ricostruttivo piuttosto che demolitivo». Si registrano nuovi orizzonti terapeutici? «Sempre con l’aiuto della chirurgia artroscopica, il trattamento delle patologie articolari da sport e degenerative ha beneficiato di una gamma di terapie racchiusa nelle biotecnologie con l’obiettivo di stimolare la rigenerazione dei tessuti e combattere le infiammazioni, evitando la degenerazione delle patologie. L’applicazione delle biotecnologie in nuove tecniche riparative e rigenerative, ha aperto concrete prospettive di cura per danni sportivi un tempo considerati incurabili». Quanto è importante il percorso riabilitativo? «È fondamentale la sinergia tra il medico chirurgo, il fisioterapista e il preparatore atletico, dove è richiesto. Sono tre figure diverse che però si devono costantemente interfacciare: il chirurgo si occupa della diagnosi e dell’intervento; il fisioterapista recupera la mobilità dell’articolazione mentre il preparatore riporta l’atleta sul campo».

SANISSIMI

163


ORTOPEDIA • Gloriana Turazza

IL CAMMINO DEL PAZIENTE SOTTOVALUTARE I PROBLEMI POSTURALI PUÒ CAUSARE NUMEROSE PATOLOGIE. DAI PIEDI ALLA COLONNA, LE DIAGNOSI PER L’EQUILIBRIO DEL CORPO. L’APPROFONDIMENTO DI GLORIANA TURAZZA

a correttezza e la stabilità della postura non vengono sufficientemente tutelate e sono all’origine di molti problemi di natura anatomica e disfunzionale del nostro corpo. Il fatto di non prestare la dovuta attenzione alla salute dei nostri piedi può avere ripercussioni su tutto l’organismo. Il piede è un elemento strutturale del corpo. Il suo appoggio descrive la nostra postura, il modo di camminare, lo stato della colonna vertebrale, nonché il sistema cranio – cervico – mandibolare. Ne deriva che l’accuratezza nell’individuare e verificare il problema, nel suggerire analisi posturali con esami strumentali e il monitorare l’uso di tali ausili lungo il percorso che le persone intraprendono, può risultare una scelta decisiva nel prevenire e curare disturbi anche gravi. Un contributo qualificato per far luce su queste patologie è quello della dottoressa Gloriana Turazza, responsabile del Centro del Piede e della Postura, con due sedi a Suzzara in provincia di Mantova

di Marco Govoni

L

164

SANISSIMI

In basso, esame con Spinometria, qui sopra, un corsetto. Nella pagina accanto: in alto, tecnici di laboratorio, sotto, impronta www.gloriana.it www.riabilitygroup.it

e nel bolognese a San Giovanni in Persiceto. Il centro opera in sinergia con Riability Group, negozio di ortesi e articoli per il benessere. «Il Centro del Piede e della Postura – esordisce Gloriana Turazza – svolge da trent’anni esami biometrici posturali. I diversi specialisti si interfacciano disponendo di nuove strumentazioni diagnostiche non invasive e attuando percorsi riabilitativi dedicati. Al Riability Group, grazie ai dati diagnostici, si può completare il cammino del paziente consigliando il giusto articolo. Seguiamo anche gli effetti ottenuti, definendo gli step specifici per il pieno recupero del benessere». I dati statistici forniti dal progetto Schiena in salute dell’Università Sapienza di Roma con cui il Centro collabora ed è autorizzato, evidenziano che circa 15 milioni di italiani accusano mal di schiena e che ne è colpito il 12,7 per cento dei bambini delle scuole elementari. «Sono numeri allarmanti – conferma Gloriana Turazza – che dimostrano quanto sia importante effettuare analisi ed esami approfonditi, con l’intento di non curare unicamente i sintomi, ma risalire all’origine del pro-

MAGGIO 2014


Gloriana Turazza • ORTOPEDIA

Per la postura è importante proporre esami approfonditi come l’analisi del passo, esami biometrici posturali, baropodometrie in statica, dinamica e corsa

blema. Per questo motivo il centro collabora attivamente con medici di base, ortopedici, fisiatri, pediatri, fisioterapisti-osteopati e propone esami approfonditi come l’analisi del passo, esami biometrici posturali, baropodometrie in statica, dinamica e corsa. Si tratta di un approccio posturale generale e al contempo specialistico, perché lo stato di salute è il risultato del corretto funzionamento di tutte le parti del corpo». Individuata la fonte dei nostri disturbi, ecco che la scelta del giusto ausilio completa il percorso. Ma, anche in questo caso, è fondamentale il parere di un esperto che sap-

MAGGIO 2014

pia individuare con accuratezza e a misura del singolo paziente, l’articolo più corretto. «All’interno dei Riability Group – prosegue Gloriana Turazza – ci sono tecnici ortopedici, della riabilitazione e del busto che possono consigliare e costruire il giusto presidio, definendo un percorso per il recupero totale della salute del paziente. Realizziamo plantari, scarpe, busti, tutori per arti superiori e inferiori, usando metodologie, attrezzature e materiali all’avanguardia: articoli spesso indispensabili per un reale recupero funzionale e per preservare il corpo da posture scorrette». Oltre agli aspetti posturali, il contributo offerto dal centro a tutela del benessere dei pazienti riguarda altri campi della salute che toccano molto da vicino la nostra quotidianità. «Abbiamo destinato le nostre competenze a sviluppare attrezzature che possano venire incontro alle esigenze di chi, da amatore o da professionista, pratica sport. Mettiamo a disposizione tutto quello che occorre durante gli allenamenti, anche quelli più intensi, occupandoci, in particolar modo della prevenzione: scarpe, plantari, bende elastiche, attrezzi per il massaggio e auto massaggio. Tutto ciò, senza dimenticare la riabilitazione da infortunio sportivo, con l’obiettivo di un buon recupero post traumatico o post operatorio».

SANISSIMI

165


ORTOPEDIA • Andrea Mocci

PROTESI AL GINOCCHIO, COME INTERVENIRE di Renato Ferretti VANTAGGI E LIMITI DI UN INTERVENTO COMPLESSO COME LA PROTESI AL GINOCCHIO, UN’OPERAZIONE CHIRURGICA EFFICACE E AFFIDABILE, COME SPIEGA ANDREA MOCCI

i sono casi in cui il dolore diventa così intenso da non poter essere gestito. Né terapie mediche né fisiche possono alleviarlo quando si tratta di articolazioni come quella del ginocchio: è facile immaginare quale limitazione funzionale nella vita quotidiana possa essere. In una situazione di tale sofferenza è indicato il ricorso a una nuova articolazione, secondo quanto afferma il dottor Andrea Mocci, responsabile Unità operativa Ortopedia dell’Anthea Hospital di Bari. «Quello – dice Mocci – è il momento per pensare a una protesi come soluzione del problema. La protesi di ginocchio è un intervento difficile ma affidabile perché i pazienti sono contenti nella misura del 95 per cento, ma come ogni tipo di chirurgia non è esente da complicanze. Si possono verificare sia pur raramente (0,5 per cento dei casi) dei processi infiammatori della protesi che possono portare a una sua infezione. Non esistono protesi eterne». Dunque, una protesi può anche divenire dolorosa. «Può succedere – continua Mocci – per due ragioni: una meccanica e una infiammatoria. Nel primo caso vi è un difetto di integrazione della protesi con l’osso del paziente e in questo caso si parla di mobilizzazione meccanica spesso legata a problemi dell’osso (osteoporosi). Nel secondo, più complesso, vi è un’infezione, spesso subdola, dell’impianto protesico. Il primo segno di sospetto è la persistenza di dolore in un intervallo di sei mesi dall’intervento, il secondo è la presenza di segni ematochimici di infiammazione (Ves e Pcr alti). Quando sono presenti dei segni di sospetto bisogna avere condotte definite: un algoritmo di scelta. Per algoritmo in questo caso s’intende una scaletta di cose da fare per escludere o confermare

C

168

SANISSIMI

L’Anthea Hospital ha sede a Bari andreamocci1@virgilio.it

l’infezione. Nello specifico, monitoraggio degli esami ematochimici, esecuzione di un prelievo del liquido del ginocchio (spesso presente) per capire se esistono troppi globuli bianchi, esecuzione di una scintigrafia con leucociti marcati, eventualmente seguita da una PET. Se questi esami risulteranno negativi bisognerà allargare il campo di veduta perché il ginocchio può essere sede di un dolore irradiato (vascolare, radicolare, fasciale). Se invece fossero po-

MAGGIO 2014


Andrea Mocci • ORTOPEDIA

È un intervento difficile ma affidabile con una percentuale di successo pari al 95 per cento dei casi 

sitivi, bisognerà pensare a un’infezione della protesi». Anche l’età del paziente incide sulla scelta della cura. «Nel caso di infezione – spiega il chirurgo – la scelta di eseguire terapie antibiotiche è indicata solo in pazienti molto anziani, diversamente bisogna pensare ad una revisione dell’impianto, ovvero eliminare la protesi infettata, bonificare il territorio e solo successivamente eseguire una nuova protesi. Un iter impegnativo, ma destinato ad avere successo nell’85 per cento dei casi. Questo è un percorso multidisciplinare in cui sono impegnati non solo l’ortopedico ma anche l’infettivologo e l’esperto di medicina nucleare e che quindi fa sì che esistano sempre più strutture specializzate in questa che oggettivamente è una chirurgia complessa. Inoltre bisogna tener conto che con il crescere del numero di protesi impiantate crescerà negli anni anche il numero di interventi di revisione». In conclusione, non sempre l’operazione ha successo come si potrebbe auspicare, anche se gli insuccessi rimangono casi isolati e “recuperabili”. «La medicina è

MAGGIO 2014

fatta di risultati raccontati con onestà. L’importante è sapere che i problemi esistono, essere onesti nel raccontarli e avere chiarezza nello schema della loro risoluzione. Nelle revisioni è importantissimo identificare la causa del fallimento dell’impianto, il germe che sostiene l’eventuale infezione, perchè solo così si pongono le basi per il superamento del problema. Se si affronta un intervento di controllo senza aver compreso il problema che ha portato all’insuccesso, si pongono le basi di un altro fallimento. Perciò, questa chirurgia è destinata a centri di elezione dove la multidisciplinarità è di casa».

SANISSIMI

169


DOLORI LOMBARI • Andrea Balia e Giovanni De Martino

UNA TERAPIA EDUCATIVA PER LA LOMBALGIA di Luca Càvera

a lombalgia è un disturbo molto frequente dell’età adulta, che può presentarsi in forma acuta o cronica con diversi gradi di disabilità. Circa l’80-85 per cento della popolazione ne è colpito almeno una volta, mentre la massima incidenza, per entrambi i sessi, si colloca fra i 40 e i 50 anni di età. Le cause del dolore lombare sono numerose e solo il 20 per cento delle lombalgie è riconducibile a un problema specifico della colonna vertebrale. Il restante 80 per cento ha cause aspecifiche. Il trattamento di questa patologia è una delle specializzazioni di Dsa Arte Medica, poliambulatorio fiorentino di prestazioni mediche, fisioterapiche e infermieristiche. «La

L

Il dottor Andrea Balia effettua un trattamento di Tecar terapia www.artemedicafirenze.it

172

SANISSIMI

RIDURRE IL DOLORE ALLA SCHIENA RIEQUILIBRANDO LE STRUTTURE DEL RACHIDE CON ESERCIZI SPECIFICI DI COMPENSO. LA PAROLA AD ANDREA BALIA E GIOVANNI DE MARTINO

lombalgia acuta – spiega il dottor Andrea Balia di Dsa – insorge di solito o per uno sforzo improvviso e di una certa entità, che la colonna non riesce ad assorbire in modo corretto (colpo della strega), oppure per una serie di piccoli sforzi che, accumulandosi, finiscono per sovraccaricarla. La patologia è caratterizzata dal dolore provocato da una lesione muscolare, legamentosa, articolare o discale, che si accompagna a fenomeni infiammatori. Il dolore acuto a livello lombare è, quindi, un segnale di allarme per un’avvenuta lesione, una reazione di difesa, e ha quindi un ruolo protettivo: serve a impedire movimenti che possano danneggiare ulteriormente la colonna vertebrale. Esso ha di solito una durata inferiore alle sei settimane. La lombalgia cronica tende, invece, a far perdurare il dolore oltre i tre mesi, anche a fronte di una lesione inesistente. Il dolore cronico tuttavia non ha una funzione protettiva, bensì nociva, riducendo la funzionalità del rachide e favorendo la disabilità». Quali sono i fattori di rischio che possono dar luogo a una lombalgia acuta o condurre a una cronicizzazione? «Sono sia fisici sia psico-sociali – afferma il dottor Giovanni De Martino –. Tra i fattori di rischio fisici abbiamo una pregressa lombalgia, limitata mo-

MAGGIO 2014


Andrea Balia e Giovanni De Martino • DOLORI LOMBARI

Circa l’80 per cento dei mal di schiena sono dovuti a una postura scorretta, che è anche il fattore di rischio maggiore per la lombalgia

Sopra, il dottor Giovanni De Martino durante un trattamento di rieducazione con una tavoletta di Freeman. Il poliambulatorio Dsa Arte Medica si trova a Firenze

bilità articolare, scarsa attività fisica, sovrappeso, tabagismo e disturbi dell’apparato locomotore. Occorre ricordare che il disco intervertebrale riceve ossigeno e nutrimento non dal sangue, ma direttamente dalle vertebre, per diffusione. È stato dimostrato che il fumo e la mancanza di movimento “soffocano” il disco intervertebrale: il fumo riduce l’ossigenazione dei tessuti, mentre la sedentarietà diminuisce l’efficacia del sistema a pompa muscolare che favorisce l’afflusso di ossigeno. Accanto a questi, sicuramente la postura scorretta rimane il fattore di rischio maggiore: l’80 per cento circa dei mal di schiena sono dovuti proprio a essa. I fattori psico-sociali, invece sono stress, scarsa cura personale e depressione». Presso il poliambulatorio Dsa Arte Medica, la terapia più frequentemente adottata per la risoluzione delle lombalgie è la Back School. «Questa – secondo il dottor Balia – evita l’insorgenza della lombalgia o la sua cronicizza-

MAGGIO 2014

zione attraverso un utilizzo più corretto della colonna in termini ergonomici, oltre a un rinforzo e a un recupero completo della mobilità. Ciò che la terapia insegna è che le algie vertebrali possono essere in gran parte ridotte, perché le cause che provocano la maggior parte dei dolori possono essere controllate con un’adeguata azione educativa e preventiva. In questo modo, quando insorge il dolore, è possibile ridurlo riequilibrando le strutture del rachide con esercizi specifici di compenso». Altre patologie curate nel poliambulatorio sono le tendinopatie, le periartriti scapoloomerali, le cervicalgie, le distorsioni, la sindrome del tunnel carpale, l’artrosi, le fibromialgie, i disturbi vasculo-linfatici e inoltre i trattamenti post-frattura. «La nostra struttura ospita – conclude il dottor De Martino – box riabilitativi per la terapia manuale e fisica-strumentale e una palestra dedicata alla ginnastica dolce».

SANISSIMI

173


ODONTOIATRIA • Gianfranco Provenzi

UN NUOVO CENTRO ODONTOIATRICO di Vittoria Divaro

n questo momento di difficoltà economica in cui anche l’accesso ai servizi sanitari è diventato oneroso per le famiglie, a Crema, in provincia di Cremona, è stato inaugurato un nuovo centro odontoiatrico, che ha fra i propri obiettivi quello di rispondere alle esigenze sanitarie delle famiglie senza penalizzarle dal punto di vista economico. Il nuovo centro odontoiatrico va ad ampliare l’offerta sanitaria del gruppo Sanitas, che già integra i servizi della rete sanitaria pubblica lombarda attraverso le altre strutture di Crema, Soncino (presso la fondazione Brunenghi di Castelleone) e il Centro radiologico lodigiano. «Il nostro primo centro – afferma Gianfranco Provenzi, dirigente di Sanitas –, fondato nel 1979, è la Fisiokinesiterapia di Soncino, struttura dedicata a medicina del Gianfranco Provenzi e, lavoro, sportiva e fisioterapia. Nel nella pagina a fianco in basso,

I

Renato Provenzi, dirigenti del gruppo Sanitas con sedi a Crema (CR), Soncino (CR), Castelleone (CR) e Lodi www.sanitasdiagnostica.it

176

SANISSIMI

RISPONDERE ALLE ESIGENZE SANITARIE DELLE FAMIGLIE SENZA PENALIZZARLE DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO. GIANFRANCO PROVENZI PRESENTA LA STRUTTURA DENTISTICA SANITAS

tempo siamo cresciuti e oggi, come medicina del lavoro, ci interfacciamo con circa 1.150 aziende. Nel 2000, poi, abbiamo aperto il poliambulatorio di Crema, Sanitas Diagnostica, che ospita ventitré specializzazioni e mette a disposizione della cittadinanza – soprattutto di Crema e del lodigiano – avanzate tecnologie diagnostiche, come Rx, ecografia, Tac e Tac DentalScan, Rmn e Moc, con oltre 100mila prestazioni erogate ogni anno». Il centro odontoiatrico è stato pensato con la stessa impostazione, ovvero quella di una struttura che includesse tutte le branche del settore, dalla diagnostica alla chirurgia orale e avanzata, passando per implantologia, paradontologia e pedodonzia. Il tema dell’accessibilità alle cure odontoiatriche, in tempi di crisi, è centrale. Su quali aspetti, anche economici, il centro è riuscito nell’intento di rendersi più accessibile ai cittadini? «Abbiamo cercato di organizzare questo servizio con il principale obiettivo, innanzitutto, di fornire prestazioni odontoiatriche di elevato livello qualitativo. Questo è stato fatto rivolgendo la dovuta attenzione alle esigenze dei pazienti e seguendo delle precise linee guida: flessibilità sugli orari, scelta di personale medico e paramedico ad alta professionalità, avanzatissima tecnologia delle

MAGGIO 2014


Gianfranco Provenzi • ODONTOIATRIA

Il nuovo centro odontoiatrico ha apparecchiature di recente generazione, in grado di eseguire qualsiasi indagine diagnostica per l’individuazione precoce delle patologie

apparecchiature, prodotti di ottima qualità e costi concorrenziali». Quale ruolo può e deve rivestire la sanità privata sul territorio al fine di integrare il sistema sanitario nazionale? «Partendo dal presupposto che l’obiettivo predominante è quello di migliorare la salute dei cittadini, diventa sempre più desiderata la collaborazione fra pubblico e privato. In que-

sto modo sarà sempre più una realtà il fatto di poter garantire ai cittadini un servizio migliore in termini di risposta ai loro bisogni, allontanando ogni sterile forma di strumentale competizione. Ecco perché abbiamo messo alla testa delle nostre linea guida la flessibilità sugli orari, per dare a tutti la possibilità di ottenere assistenza anche fuori dai normali tempi lavorativi. Dal canto loro, a mio avviso, le istituzioni dovrebbero programmare delle opportune iniziative per determinare indirizzi comuni, soprattutto a favore della prevenzione e della diagnosi precoce, informando maggiormente la popolazione, così da renderla più sensibile a questo tipo di cultura». Per quanto potete osservare dal vostro punto di vista, è calata l’attenzione dei cittadini nei confronti della prevenzione e della cura dei problemi odontoiatrici? «Da parte nostra, nonostante la crisi economica di questi tempi, possiamo dire di aver persino incrementato il numero di prestazioni erogate. Tuttavia, la scarsa collaborazione del sistema sanitario nazionale non ha certamente aiutato il rafforzamento della qualità dei servizi, ben sapendo che la cultura della prevenzione dovrebbe essere considerata come un risparmio preliminare, inserito in una logica di sostenibilità di lungo

MAGGIO 2014

¬ SANISSIMI

177


ODONTOIATRIA • Gianfranco Provenzi

¬

periodo della spesa sanitaria. La visita odontoiatrica, invece, sta diventando sempre più sporadica. E il rischio che stiamo correndo è quello di tornare alla situazione di alcuni decenni fa, con gravi ricadute per la salute in generale. Per esempio con il rischio di parodontopatie, ovvero patologie del parodonto, che è il supporto osseo che sostiene il dente all’interno del cavo orale. Una cattiva igiene orale determina un progressivo riassorbimento del supporto osseo, con la conse-

La prevenzione deve tornare una condotta basilare. Perché un’infezione che si prolunga nel tempo all’interno della bocca può portare seri problemi a livello generale

guente perdita del dente. Tuttavia, se individuate per tempo, per queste patologie oggi sono disponibili nuove tecniche e materiali, che consentono di risanare lesioni parodontali che fino a qualche anno fa determinavano inevitabilmente la perdita del dente». Dunque bisogna tornare a insistere sulla prevenzione? «La prevenzione deve tornare a essere una prassi fondamentale e, soprattutto, una condotta basilare. Perché un’infezione che si prolunga nel tempo all’interno della bocca può portare seri problemi anche a livello generale, causando l’endocardite batterica, infezioni sistemiche, problemi a livello renale, o, nei casi più gravi, sviluppi tumorali. Auspichiamo pertanto che vengano messi in agenda, da parte delle amministrazioni competenti, interventi a vari livelli, soprattutto nel contesto delle istituzioni di base, come, per esempio, la scuola». Quali sono le dotazioni tecnologiche sulle quali avete investito? «Il nuovo centro odontoiatrico è stato attrezzato di speciali apparecchiature di recente generazione ed è in grado di eseguire qualsiasi tipo di indagine diagnostica, offrendo un importante contributo nell’individuazione precoce di diverse patologie. L’unione della Tac Dentalscan e del sistema Cone Bean, per esempio, grazie a sofisticati software di rielaborazioni dati, si rivela un importante strumento per le valutazioni chirurgiche implantologiche, ovvero le tecniche di reimpianto dentale. In questi casi il programma permette una chiara ricostruzione dell’osso mascellare o mandibolare, anche in forma tridimensionale, consentendo misurazioni millimetriche con precisione insuperabile, garantendo risultati certi e sicuri. Inoltre, il centro è dotato di una nuova risonanza magnetica, che

178

SANISSIMI

MAGGIO 2014


Gianfranco Provenzi • ODONTOIATRIA

Collaborazione tra pubblico e privato rappresenta l’ultimo stadio nell’evoluzione tecnologica nel settore della diagnostica per immagini». Quale valore aggiunto consente la gestione interna dei vostri servizi di odontoiatria? «Quello che possiamo offrire è un servizio che non comprende il solo aspetto odontoiatrico, ma anche l’individuazione delle eventuali malattie sistemiche correlate. La presenza, nel nostro centro odontoiatrico, di molti specialisti di branche diverse della medicina del cavo orale, che lavorano in team, è certamente di aiuto nell’individuazione di un celere percorso diagnostico, qualunque sia la problematica presentata dal paziente». A questo proposito, quali professionalità compongono la vostra équipe? «Abbiamo scelto medici con qualificati curricula professionali e di provata esperienza nelle specialità di implantologia, paradontologia, endodonzia, conservativa, pedodonzia, ortodonzia e protesi. Dalla prenotazione al termine della cura il paziente viene costantemente seguito e il percorso clinico è interamente monitorato».

MAGGIO 2014

nziché porsi in competizione con le strutture del sistema sanitario nazionale, il centro Sanitas ha sempre puntato a una collaborazione che ampliasse l’offerta sanitaria a disposizione dei cittadini. Come infatti afferma Gianfranco Provenzi: «Il nostro obiettivo primario è migliorare la salute dei cittadini. Per questo, oltre alla costante e continua crescita dei servizi offerti, è necessario coltivare e aumentare il livello di sinergia fra le strutture pubbliche e le strutture private, per garantire ai cittadini il miglior servizio in risposta alle loro richieste». La collaborazione dei centri Sanitas con le strutture pubbliche territoriali è un dato di fatto e non una semplice dichiarazione. Infatti, come prosegue Provenzi: «Abbiamo rapporti collaborativi stabili con i capi delle strutture ospedaliere e dell’Asl, tanto che nei casi di emergenza abbiamo dato supporto agli ospedali per la gestione dei loro pazienti interni. In particolare, nell’eventualità di guasti imprevisti delle apparecchiature ospedaliere, abbiamo dato la nostra disponibilità per le urgenze». Allo stesso modo, quando ci si presenta un paziente con una situazione particolarmente critica – insufficienza renale o problemi cardiaci per esempio –, lo indirizziamo a centri ospedalieri dove, nel caso di complicazione, possa essere assistito da una struttura che ospita anche la rianimazione e tutti i servizi di emergenza e supporto pronti». In questo modo, valorizzando le specificità all’interno di una rete sinergica, il sistema sanitario nazionale e la sanità privata non potranno che ottimizzare le risorse, dando sempre e comunque risposte strutturate e di qualità.

A

SANISSIMI

179


ODONTOIATRIA • Gian Carlo Bigoni

I PROGRESSI DELLA TECNOLOGIA di Valerio Maggioriano GIAN CARLO BIGONI PRESENTA ALCUNI NUOVI STRUMENTI A DISPOSIZIONE DEL DENTISTA. SPIEGANDONE APPLICAZIONI, VANTAGGI FUNZIONALI E LA BASSA INVASIVITÀ E TRAUMATICITÀ

mpianti con Prgf, laser Neodimio Yag, Rvg, bisturi a ultrasuoni, mascherine progressive. Sono queste alcune delle più recenti tecnologie a disposizione dell’odontoiatria, che hanno notevolmente migliorato la qualità delle prestazioni e la loro predicibilità. Come sottolinea però il dottor Gian Carlo Bigoni, dell’omonimo studio medicodentistico di Selvino (Bg): «Le innovazioni, naturalmente, hanno un costo. Per quanto possibile, tuttavia, si cerca di non farlo ricadere sul paziente. Però, queste stesse tecnologie possono anche dare dei vantaggi in termini economici. Per esempio, per la riabilitazione della masticazione facciamo più protesi mobili (meno costose) che protesi fisse e impianti. La stessa cosa avviene anche con la conservativa. E nell’assicurare la qualità di queste prestazioni ci supporta la tecnologia, con mezzi tecnici come l’Rvg (radiografie digitali) abbinate alle vecchie radiografie su lastra, programmi computerizzati per l’analisi dettagliata delle Tac per l’implantologia e la valutazione ossea».

I

A proposito di innovazioni tecnologie, lei è stato fra i primi a utilizzare le mascherine progressive. «Si tratta di mascherine trasparenti termoplastiche mobili, molto confortevoli. Sono un’alternativa estetica e funzionale che spesso può sostituire l’ortodonzia classica e ridurre il rischio cariogeno. Il piano di cura si sviluppa su 6-15 mesi, con un numero variabile di mascherine in progressione per portare a compimento il caso. Le mascherine devono essere

180

SANISSIMI

Lo studio medico-dentistico del dottor Gian Carlo Bigoni si trova a Selvino (Bg) gbigon@tin.it

MAGGIO 2014


Gian Carlo Bigoni • ODONTOIATRIA

La tecnologia assicura la qualità delle prestazioni, con mezzi come l’Rvg e software per l’analisi delle Tac

portate per circa ventidue ore al giorno e vengono cambiate ogni trenta giorni. Rispetto a un’ortodonzia fissa le mascherine hanno il vantaggio di essere assolutamente confortevoli, permettono un’igiene assoluta e soprattutto sono prive di qualsiasi sintomatologia dolorosa». Chi può far ricorso a tali mascherine e attraverso quale iter? «I pazienti devono possedere già la dentatura definitiva completa e non devono presentare gravi difetti scheletrici che necessitino di sofisticati apparecchi correttivi mobili o fissi. Per prima cosa si fanno delle fotografie della bocca e del profilo del paziente, si rilevano le impronte delle arcate dentarie e si registra la linea di masticazione. Attraverso un sofisticato programma computerizzato, poi, si calibrano gli spostamenti dei denti che consentono l’allineamento delle arcate. Il tecnico, poi, procederà alla realizzazione delle mascherine necessarie». Quali tecnologie esistono a supporto dell’implantologia? «Negli ultimi anni i progressi tecnologici hanno perfezionato la scienza implantare. Oggi, nei casi più a rischio, utilizzo il Prgf (plasma ricco in fattori di crescita), che si ottiene con la centrifugazione del sangue del paziente stesso, e il bisturi a ultrasuoni, che mi permette di avere un approccio meno violento con l’osso rispetto alle frese tradizionali. Questo bisturi, infatti, incide i piani ossei senza essere eccessivamente traumatico – e ha sostituito le frese del

MAGGIO 2014

trapano, che creavano alcuni danni a causa del surriscaldamento. La sua caratteristica principale è quella di non creare alcuna lesione alle parti molli, il che lo rende di uso elettivo per gli interventi di grande rialzo del seno, in quanto rispetta la mucosa sinusale, e per le estrazioni degli ottavi inclusi, eliminando il rischio di lesioni al nervo mandibolare. Inoltre, è molto utile anche per eseguire interventi di splint-crest (allargamento della cresta ossea)». Quali sono le applicazioni del laser Neodimio Yag? «Questo laser ha molteplici indicazioni nell’uso odontoiatrico. In endodonzia viene usato per sterilizzare i canali radicolari dopo la devitalizzazione, permettendo una migliore predicibilità, soprattutto quando trattiamo canali infetti. In parodontologia si ottengono buoni risultati nel trattamento delle tasche gengivali e nelle malattie parodontali sia acute sia croniche. Tuttavia, i migliori risultati si ottengono in chirurgia, in quanto si possono fare piccoli interventi come frenulectomie, gengivectomie, gengivoplastiche senza alcun sanguinamento e a volte senza anestesia».

SANISSIMI

181


ODONTOIATRIA • Gregorio Menozzi e Monica Malberti

L’ODONTOIATRIA RISPONDE AI BISOGNI DEL PAZIENTE di Vittoria Divaro

n protocollo in campo medico e odontoiatrico col rapporto qualità/prezzo di un low cost, omologato a Milano e Varese dalla fondatrice di Dsa Network. Il Network ha centri specialistici concentrati in Lombardia e una struttura a Firenze che si occupa oltre che di odontoiatria anche di riabilitazione. Questo protocollo è stato applicato dal dottor Gregorio Menozzi, odontoiatra e direttore sanitario del centro Dsa di Varedo e dai suoi collaboratori. Come dichiara Monica Malberti, responsabile dello studio di Varedo: «Se-

U

Dsa Network ha un centro odontoiatrico low cost a Varedo (MB) www.dsaodontoiatria.it

182

SANISSIMI

LOW COST CONTRO LA CRISI ECONOMICA: UN MODELLO SOSTENIBILE. IL METODO DSA PRESENTATO DA GREGORIO MENOZZI E MONICA MALBERTI

condo noi un buon low cost è una struttura in grado di colmare il dislivello fra pubblico e privato, in grado cioè di soddisfare quella fascia di utenti che hanno risentito della crisi e a cui viene reso difficoltoso l’accesso, per motivi di reddito, sia al pubblico che al privato». Low cost non vuol dire servizi di livello inferiore. «La nostra esperienza nasce dall’unione del protocollo Dsa declinato secondo i dettami della medicina basata sulle evidenze scientifiche e quelli della medicina patient centred; tutto questo è possibile grazie alla collaborazione di professionisti in continuo aggiornamento e in costante rapporto con l’Università degli Studi di Milano. Il nostro studio – spiega Menozzi – utilizza radiologia digitale, fa conservativa ed endodonzia sotto diga di gomma, endodonzia meccanica, utilizza tecniche laser e chirurgia avanzata anche in sedazione profonda. Ed è possibile gestire tutto questo anche in uno studio low cost, proprio per merito del protocollo sviluppato e omologato dal network Dsa, che ha permesso di bilanciare il rapporto qualità/prezzo. Inoltre, il fatto di costituire un low cost affidandosi non a semplici imprenditori commerciali, ma a persone del settore, ha permesso di selezionare medici e paramedici in grado di offrire al paziente cure di qualità a

MAGGIO 2014


Gregorio Menozzi e Monica Malberti • ODONTOIATRIA

Il modello patient centred pone l’accento sulla persona, considerando il cavo orale come una parte integrante del paziente

prezzi accessibili». In linea con quanto stabilito dal protocollo, ad esempio, uno degli obiettivi dello studio è investire su tecnologie avanzate nel rilevamento delle impronte, considerando la parte protesica un elemento preponderante nella pratica quotidiana. E prosegue il dottor Menozzi: «Le richieste del paziente riguardano soprattutto la riabilitazione del cavo orale a costi contenuti (implantoprotesi, protesi fissa e combinata, estetica); anche per questo motivo è in via di realizzazione uno studio che indaghi la qualità di salute percepita in relazione a indici oggettivi di salute orale». Entrando nel dettaglio del protocollo adottato da Dsa, uno dei suoi aspetti più importanti è la pratica di una medicina patient centred. «Questa – dice Menozzi – è l’evoluzione della medicina doctor centred. Il modello patient centred pone l’accento sul rispetto e l’analisi della cosiddetta “agenda del paziente”. Tra gli altri aspetti, questa agenda comprende l’accoglimento e l’analisi del contesto nel quale il paziente vive, l’analisi del suo vissuto in termini di esperienze pregresse in ambito medico e le sue aspettative. E l’approccio permette di offrire cure mediche nel senso più ampio del termine, considerando il cavo orale come parte integrante della persona. Un altro aspetto particolare che viene considerato in questo approccio è il modo in cui il professionista gestisce la paura del paziente. Com’è noto, le cure odontoiatriche sono fonte di ansia e di timori. I motivi sono molteplici e molto variabili, ma il rispetto della medicina patient centred e l’utilizzo di tecniche di se-

MAGGIO 2014

dazione cosciente permette, nella quasi totalità dei casi, di risolvere questo problema». Entra qui in gioco l’elemento della sedazione cosciente e dei suoi numerosi vantaggi. «La sedazione cosciente – spiega il dottor Menozzi – è una tecnica che non necessita di esami preoperatori. È un presidio di sicurezza in quanto la continua somministrazione di ossigeno permette di evitare gli incidenti tipici dello stress da seduta odontoiatrica, come lipotimie semplici o crisi vasovagali. In più, è ripetibile nel tempo, ha tempi di dimissione molto rapidi, ha poche controindicazioni assolute e permette di inserire il paziente in un percorso di rieducazione al rapporto con il dentista in modo meno ansiogeno. Infine, è particolarmente indicato in pedodonzia, per evitare inutili e difficili traumi ai piccoli pazienti, poiché quando questi traumi si verificano, lasciano un segno profondo e difficile da recuperare nel tempo».

SANISSIMI

183


ODONTOIATRIA • Giuseppe Molinari

IMPLANTOLOGIA ‘SOCIALE’ DI QUALITÀ di Lucrezia Gennari LE NUOVE TECNOLOGIE PERMETTONO METODICHE DI CURA PIÙ ACCURATE, SICURE E VELOCI. E ANCHE MENO COSTOSE PER IL PAZIENTE. GIUSEPPE MOLINARI PRESENTA UNA PARTICOLARE E INNOVATIVA TECNICA DI IMPLANTOLOGIA

n odontoiatria, l’utilizzo degli impianti, ovvero l’inserimento di radici artificiali dove non vi sono più quelle naturali, permette di ridare un sorriso naturale e una buona funzione masticatoria a tutti quei pazienti per i quali l’unica alternativa sarebbe la protesi removibile. Da sempre il principale ostacolo per il paziente ad affrontare un intervento di implantologia rimane quello dell’alto costo economico che tale soluzione comporta. Ma, come spiega il dottor Giuseppe Molinari: «Già da diversi anni, grazie

I

Il dottor Giuseppe Molinari, direttore sanitario del centro Implantologia Padova di Poliodontomedica Milano di Padova, intento ad operare con l’équipe nella sala chirurgica attrezzata www.poliodontomedicamilano.it

184

SANISSIMI

soprattutto all’evoluzione delle tecnologie e delle procedure chirurgiche, si è riusciti a sperimentare nuove metodiche che consentono di riabilitare ottimamente anche pazienti completamente senza denti con costi molto più contenuti di una volta. Questo è possibile grazie al fatto che l’intervento viene effettuato in minor tempo e richiede un minor numero di impianti necessari a supportare complete arcate dentarie protesiche». Può descrivere una tecnica implantare particolarmente innovativa? «Oggi si può ottenere il massimo risultato con il minimo rischio grazie alle nuove Radiografie in 3D ad esposizione ridotta che consentono la ‘Programmazione Tridimensionale Computerizzata‘ per determinare in modo sicuro e preciso la posizione degli impianti dentali, e quindi permettono di eseguire in totale sicurezza la tecnica dell’Implantologia con Carico Immediato, vale a dire il posizionamento delle protesi subito dopo l’inserimento degli impianti, e la tecnica Transmucosa ‘Flapless’, ovvero senza lembo, quindi senza aprire la gengiva e senza punti di sutura, favorendo così una rapida guarigione, con grande soddisfazione estetica e comfort da parte dei pazienti. In tal modo, il giorno stesso dell’intervento si possono avere di nuovo denti fissi simili a quelli naturali. In sintesi, è una tecnica che, in un’unica seduta, permette

MAGGIO 2014


Giuseppe Molinari • ODONTOIATRIA

Implantologia Sicura e Immediata grazie alla Progettazione 3D del sistema ConeBeam, l’apparecchiatura che esegue le Radiografie in 3D ad esposizione Ridotta per consentire la ‘Programmazione Tridimensionale Computerizzata’. In alto, Tecnica a quattro impianti con protesi a carico immediato

il posizionamento di una protesi fissa a riabilitazione completa o parziale, funzionale ed estetica, su impianti osteointegrati. L’intervento si esegue in sedazione cosciente, evitando cioè a chi si sottopone alla chirurgia il tipico stato d’ansia causato dall’idea dell’anestesia locale. In questo modo anche il recupero del paziente risulta più rapido e decisamente migliore». Ci faccia un esempio di utilizzo del “carico immediato”. «Questa tecnica si utilizza per ancorare agli impianti una completa arcata dentaria protesica (Overdenture su impianti). La tecnica che solitamente pratico consiste nell’inserire quattro impianti ai quali verrà ancorata la protesi tramite specifici attacchi di precisione conometrici. Nella stessa seduta, quindi in poche ore, il paziente passa da una condizione di protesi completamente mobile a una condizione di protesi fissa su impianti, con un risultato confortevole e un alto grado di soddisfazione, anche psicologica». Tutti possono sottoporsi a un intervento di “carico immediato”? «La possibilità di procedere al carico immediato dipende dalle condizioni dell’osso e dalla

MAGGIO 2014

posizione degli impianti. Nei casi in cui la struttura ossea non lo consente è possibile effettuare importanti ricostruzioni ossee, naturalmente laddove sia sempre assicurata la stabilità primaria degli impianti. Il Centro Implantologia Padova di Poliodontomedica Milano è abilitato a eseguire interventi di ‘Ricostruzione e Rigenerazione Ossea’ con biomateriali rigorosamente controllati, avvalendosi di chirurghi maxillo-facciali e implantologi di elevate competenze ed esperienze cliniche».

Esperienza e sicurezza garantite l moderno centro Implantologia Padova di Poliodontomedica Milano dispone di un sistema di eccellenze per garantire efficienza e sicurezza: sale operatorie dedicate e attrezzate con telecamere e microscopi operatori, sale sterilizzazione con processi garantiti e certificati, Radiologia Digitale Volumetrica 3D ConeBeam ad Esposizione Ridotta, monitoraggio continuo delle funzioni vitali, apparecchi per l’anestesia e la sedazione cosciente, sistemi CadCam per la rilevazione ottica dell’impronta e trasferimento digitale delle informazioni. È convenzionato con l’Ulss Regione Veneto e con tutti i Fondi Aziendali (Fasi, Fasdac, FondoEst, Unisalute, Previmedical, Prontocare…).

I

SANISSIMI

185


IMPLANTOLOGIA • Celu Laufer e Francesco Flora

IL SORRISO IN UNA SEDUTA di Arianna Lesure UNA METODOLOGIA IMPLANTOLOGICA SENZA DOLORE E DI RAPIDA REALIZZAZIONE: IL CARICO IMMEDIATO. CELU LAUFER E FRANCESCO FLORA NE PRESENTANO CONDIZIONI E MODUS OPERANDI innovativa tecnica dell’implantologia a carico immediato permette in sole 4-5 ore di avere una nuova dentatura fissa e ritrovare il sorriso. Come spiegano i dottori Celu Laufer e Francesco Flora del centro polispecialistico Stomatologico Cremonese: «Il carico immediato è una metodica che consente al paziente di avere denti fissi già alla fine della seduta chirurgica di implantologia. Al termine dell’intervento, infatti, il paziente riceve una protesi fissa o

L’

I dottori Celu Laufer e Francesco Flora del centro polispecialistico Stomatologico Cremonese di Cremona info@stomatologicocremonese.it

188

SANISSIMI

provvisoria, in base al suo specifico caso clinico». Secondo i protocolli internazionali, l’implantologia a carico immediato è possibile se il paziente presenta alcune condizioni. «Presenza di una buona quantità e qualità ossea, stabilità primaria degli impianti inseriti nella seduta chirurgica, buona situazione parodontale, assenza di bruxismo (digrignamento dentale) o grave malocclusione, presenza di un corretto piano occlusale masticatorio, sono condizioni necessarie per procedere con questo tipo di trattamento – spiega il dottor Laufer –. La coesistenza di queste condizioni si accerta attraverso ortopantomografia Dentalscan 3D, tuttavia, la fattibilità del carico immediato si accerta solamente all’atto chirurgico, durante il quale l’operatore potrà verificare la qualità dell’osso e la stabilità dell’impianto inserito. Qualora questo non fosse ottimale, si può prevedere una protesi mobile provvisoria per un periodo variabile di 3–4 mesi. A seguito di questo periodo è comunque previsto il

MAGGIO 2014


Celu Laufer e Francesco Flora • IMPLANTOLOGIA

carico degli impianti con protesi fissa». Come spiegano i medici del centro polispecialistico Stomatologico Cremonese: «L’implantologia guidata mediante il computer rappresenta oggi una nuova frontiera in materia odontoiatrica che ha rivoluzionato il trattamento implantare. Essa ha permesso una minore invasività delle procedure chirurgiche e un maggiore comfort per il paziente. Riesce a dare risposte anche in casi estremi o in pazienti affetti da gravi malattie parodontali in quanto sfrutta anche i più minimi residui ossei». Considerando l’affidabilità e la precisione della tecnica, una nuova tendenza vede, se presenti le condizioni anatomiche necessarie, nel piano di trattamento, un ridotto numero di impianti per ogni arcata. L’esame attento delle informazioni volumetriche provenienti dalla Tac e le opportunità offerte dal software di ricostruzione ossea aumentano le opportunità di sfruttare anche

volumi ridotti. «La pianificazione virtuale offre la possibilità di ricevere una protesi fissa funzionale in tempi rapidi in quanto questa è realizzata prima dell’intervento, così da poter essere applicata nelle ore successive alla chirurgia di posizionamento degli impianti, consentendo appunto il carico immediato. La riduzione dei tempi, comporta anche una riduzione dei costi per il paziente; laddove le condizioni lo permettano – conclude il dottor Flora, direttore saL'implantologia guidata nitario del centro –, è possibile mediante il computer offre infatti salvaguardare protesi già esistenti, se congrue, permettendo la possibilità di ricevere un’ulteriore sopravvivenza delle una protesi in tempi rapidi stesse, con intuitivi e indubbi risparmi di denaro».

MAGGIO 2014

SANISSIMI

189


DIVULGAZIONE SCIENTIFICA • Alessandro Comandone

L’emblema della scienza medica torinese È un punto di riferimento per tutto il mondo accademico torinese e farne parte è un’ambizione di molti. Alessandro Comandone illustra la storia e le caratteristiche dell’antica Accademia di Medicina Nicolò Mulas Marcello Alessandro Comandone, presidente dell’Accademia di Medicina di Torino

ata nel 1819 per opera di un gruppo di medici torinesi, l’Accademia di Medicina di Torino ha l’intento di promuovere gli studi in campo medico-scientifico e facilitare la divulgazione degli studi dei soci. Oggi l’Accademia è ormai un’istituzione per il Piemonte e non solo: «Grazie a questo istituto – sottolinea il presidente Alessandro Comandone – Torino riuscì a sviluppare una medicina all’avanguardia per merito di tanti personaggi illustri».

N

Come si è evoluto l’ente nel tempo? «L’Accademia nasce nel periodo post napoleonico, quando non era concesso riunirsi in gruppi con più di tre persone. Gli illustri medici di allora, tra cui Martini, Sacchetti, Barbaroux e Riberi, chiesero alla polizia di potersi riunire in un numero superiore per discutere di argomenti di medicina. La richiesta fu avanzata nel dicembre del 1819, ma un timido assenso arrivò solo nel febbraio del 1821. Con passi successivi, nel 1832 viene concesso di scrivere ciò di cui si discuteva in queste riunioni in un giornale che però non poteva essere diffuso. Finalmente nel 1838,

190

SANISSIMI

quando i soci erano già 29, viene segnato il vero obiettivo dell’Accademia, ovvero “la diffusione di tematiche culturali, di rinnovamento scientifico per il miglioramento della classe medica piemontese”. Nel febbraio del 1846 Carlo Alberto elevò questa società al rango di accademia medico-chirurgica imitando l’Accademia delle Scienze che era stata approvata circa venti anni prima». Quali personaggi illustri nel tempo ne hanno fatto parte? «Grazie a questa istituzione, Torino riuscì a sviluppare una medicina all’avanguardia per merito di personaggi illustri, come il medico olandese Jakob Moleschott, che per primo intuì la replicazione degli organismi pluricellulari; Cesare Lombroso, nominato nei testi di criminologia e medicina legale, e Camillo Golgi, premio Nobel per la medicina nel 1906. Inoltre, tra le figure di spicco più vicine a noi, ricorderei Salvatore Luria, Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco». Come si diventa soci dell’accademia? «Viene identificato dal gruppo degli accademici già nominati, una figura emergente o illustre

MAGGIO 2014


nell’ambito clinico, universitario o ospedaliero. La candidatura viene sottoposta al consiglio e viene invitata a fare parte dei soci ogni anno in base alla disponibilità dei posti. È una contesa aperta e abbiamo un numero di domande sempre superiore al numero dei posti disponibili. I soci in voto segreto decidono a maggioranza chi entrerà. Essi si dividono tra 120 ordinari, 30 onorari, 30 corrispondenti (in attesa di entrare) e alcuni soci emeriti».

L’Accademia negli ultimi anni sta diventando inoltre sede di congressi brevi, aperti al pubblico: è un modo per suscitare l’interesse dei giovani medici

L’accademia possiede una biblioteca molto vasta che contiene testi molto antichi. Alcuni sono consultabili anche online sul vostro sito? «La biblioteca dell’accademia possiede 25mila testi, ma prima dei bombardamenti del 1943 era molto più ricca e vantava circa 103mila volumi. Sono tutti libri di grande valore e pregio e vengono curati con molta attenzione, attraverso borse di studio specifiche, da due colleghi specializzati nel restauro e nella valorizzazione di questi testi. Inoltre, grazie a un’idea dell’ex presidente Alberto Angeli e dei professori Arese e Bargoni, abbiamo deciso di diffondere questo patrimonio digitalizzando i nostri testi. Attraverso un lavoro veramente certosino stiamo rendendo disponibile online la possibilità di consultare questi testi antichi che vanno dal 1580 fino all’Ottocento».

sione della cultura nell’ambito medico e non solo. Le riunioni che si tengono ogni 15 giorni vengono pubblicizzate e diffuse e sono di approfondimento e di aggiornamento su tematiche molto varie, dalle neuro immagini e la connettività dell’attività cerebrale all’autoimmunità e virus, solo per citarne alcuni. Alle conferenze partecipano come relatori i massimi esperti in materia e sono culturalmente molto stimolanti per tutti i soci, anche per chi non è necessariamente specializzato in quell’ambito. L’accademia negli ultimi anni sta diventando inoltre sede di congressi brevi, aperti al pubblico: è un modo per suscitare l’interesse anche dei giovani medici. La finestra aperta sul web e i costanti rapporti con l’università ci permettono di avere un interscambio con tutto il mondo accademico anche internazionale. Il passo successivo sarà quello di aprirsi anche ad altre accademie e istituzioni e diventare un punto di riferimento per altri ambiti, da quello farmacologico al biologico, fino a quello infermieristico».

Quali sono oggi le attività che vengono svolte dall’accademia? «L’attività fondamentale è quella della diffu-

MAGGIO 2014

SANISSIMI

191


Sanissimi052014zeta