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IL CASO MILLS

rivata la bordata. In pochi, infatti, nutrivano dubbi circa la decisione che avrebbe preso il collegio presieduto dal giudice Gandus, la cui inimicizia verso ogni atto compiuto da Berlusconi e dal governo che egli presiedette dal 2001 al 2006 era acclarata dalle numerose firme che ella mise in calce ad ogni iniziativa intrapresa per criticare e attaccare il governo del Cavaliere. In parte perché non c’era addetto ai lavori che non sapesse che la difesa di Berlusconi era riuscita a dimostrare, documenti alla mano, che i 600mila dollari oggetto della presunta corruzione Mills li aveva intascati da altro ben identificabile imprenditore che nulla aveva a che vedere con Fininvest, con il leader del Pdl e presidente del Consiglio. Ma, soprattutto, ci fu una reazione tiepida perché mancava troppo

tempo alle elezioni e dalle parti del Pd volevano tenersi la pistola carica per un’occasione migliore. L’occasione, a Franceschini e compagni, l’ha fornita su un piatto d’argento proprio il giudice Gandus che, contrariamente ad altri suoi colleghi, invece di preservare il clima pre-elettorale rinviando di due settimane un atto che era “ordinatorio”, cioè che non era obbligata a compiere entro una data specifica, ha pensato bene di rinforzare su di sé il sospetto di essere un giudice “ostile”, un “nemico” dichiarato, come l’ha definita Berlusconi. Perché non poteva non sapere che il deposito delle motivazioni di una simile sentenza a sole due settimane dal voto avrebbe scatenato tutto il centrosinistra in blocco, infiammando il Paese, provocando uno scontro istituzionale di una violenza

RAGIONLIBERA • 113

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