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RENATO BRUNETTA

«Il segnale più importante me lo hanno dato i tanti dipendenti pubblici che si sono avvicinati per dire che avevo ragione e dovevo andare avanti»

Renato Brunetta è ministro della Funzione pubblica e docente universitario di economia. La sua battaglia contro l’assenteismo e gli sprechi nella pubblica amministrazione lo hanno reso popolare tra gli italiani

smo e cosa rappresenta per lei essere uno degli artefici di questa “rivoluzione”? «No, non sono salito commosso, non è che piangessi alla partenza da casa! Mi ha commosso l’accoglienza molto calorosa, la sensazione che il lavoro fatto ogni giorno, chiuso in una stanza con i miei collaboratori, aveva fatto breccia nel cuore dei nostri amici. Quella che ho chiamato “rivoluzione” è una grande occasione per il governo e per gli italiani». Lei vive sotto scorta ininterrottamente da venticinque anni in seguito alle minacce ricevute dalle Brigate rosse nel periodo in cui offriva consulenze al ministero del Lavoro. Come ha influito e sta influendo questa condizione di limitata libertà sul suo modo di agire, di pensare, di vivere la quotidianità anche al di fuori degli impegni istituzionali? «Non influisce per niente.Vivo sotto scorta, e non è piacevole, ma non ho mai pensato alle minacce ricevute o al delirio di chi le ha concepite. In quanto alla mia vita privata, si chiama così perché è privata. E desidero che resti tale».

RAGIONLIBERA • 99

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