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È NATO IL PDL

CON IL PDL

LA DEMOCRAZIA I TRE PUNTI VINCENTI DEL NUOVO PARTITO SONO UNA FORTE LEADERSHIP POPOLARE, UN’INVIDIABILE COMPATTEZZA PROGRAMMATICA E UNA VASTA PRODUZIONE DI CONTENUTI POLITICI E DI LUOGHI DI CONFRONTO DI DANIELE CAPEZZONE on è mai facile, quando si è immersi in un evento a suo modo storico, coglierne la portata, comprenderne la dimensione non limitata alla cronaca. Il Primo Congresso del Popolo della Libertà ha dato vita non ad una sigla qualsiasi, ma alla stella attorno alla quale ruoteranno, forse per almeno un paio di decenni, i diversi pianeti della politica italiana. E lo stesso traguardo del “50%+1” dei voti, che pochi osavano evocare qualche mese fa, sembra oggi un obiettivo tutt’altro che precluso alla neonata formazione. In questa fase, il Pdl può far tesoro di tre grandi punti di forza rispetto al campo avverso. Il primo è naturalmente rappresentato dalla leadership popolare, fortissima, non consumata dai rituali della politica, di Silvio Berlusconi: dall’altra parte, nel Pd, non si vede davvero chi possa competere efficacemente con lui. In secondo luogo, il centrodestra ha manifestato la capacità, nei momenti elettorali, di puntare su una invidiabile compattezza programmatica, isolando le sette-otto questioni su cui costruire l’agenda politica, e inchiodando gli avversari a discutere di quelle. Una volta, qualche anno fa, è successo grazie allo strumento del “contratto con gli italiani”, altre volte in modo più tradizionale. Ma non c’è dubbio sul fatto che il centrodestra sia stato più abile sia nel costruire una sintesi immediatamente comprensibile (evitando i programmi-zibaldone buoni per accontentare i partiti ma

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