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SPECIALE ELEZIONI

L’introduzione della soglia di sbarramento del 4% rappresenta l’unica novità della riforma della legge elettorale per le elezioni europee. Avranno dunque diritto ad accedere alla ripartizione dei seggi solo le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4% dei voti validi espressi. In precedenza, non era prevista in Italia alcuna soglia di sbarramento per le consultazioni europee. Approvato a febbraio fra Camera e Senato con un sì bipartisan e una percentuale molto ridotta di voti contrari e di astensioni, il nuovo provvedimento è formato da un solo articolo. Due le modifiche rispetto alle intenzioni originarie della maggioranza. La soglia di sbarramento proposta dal centrodestra era, infatti, del 5% sul modello di quanto già accade in Francia e Germania, mentre il centrosinistra chiedeva che tale soglia fosse sì istituita, ma al 3%. Raggiunta la mediazione con l’opposizione si è optato, dunque, per uno sbarramento al 4%, la medesima percentuale già prevista in occasione delle ultime elezioni politiche. Si è inoltre deciso di mantenere l’indicazione delle preferenze che il Pdl avrebbe voluto eliminare. La nuova legge per le Europee non introduce, di fatto, altre modifiche alla preesistente legge 18 del 1979. Il sistema elettorale con il quale si voterà il 6-7 giugno e che permetterà di eleggere i 72 europarlamentari della delegazione italiana al Parlamento di Strasburgo sarà proporzionale puro, con soglia di sbarramento al 4% e la possibilità di indicare preferenze per ciascuna delle 5 circoscrizioni elettorali italiane. La principale variazione nelle modalità di voto rispetto alle precedenti consultazioni europee è rappresentata dal fatto che non si andrà alle urne fra domenica e lunedì, bensì fra sabato e domenica, per seguire le indicazioni dell’Ue che riguardano i 27 Paesi chiamati a eleggere i propri rappresentanti. In Italia, le urne saranno aperte dalle 15 alle 22 di sabato 6 giugno e dalle 7 alle 22 di domenica 7 giugno. Il silenzio elettorale scatterà, invece, alla mezzanotte di venerdì 5 giugno e, per la prima volta, durerà solo mezza giornata.

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LA NUOVA LEGGE ELETTORALE

didando Matteo Renzi, il giovane presidente della Provincia già definito addirittura “l’Obama italiano” dal settimanale americano “Time”. Ma quella che alcuni mesi fa poteva apparire quasi un’elezione di routine al primo turno potrebbe ora trasformarsi in una vera e propria prova del fuoco per il rampante trentaquattrenne Renzi. A uno dei pochi volti nuovi proposti dall’attuale centrosinistra, il Pdl opporrà infatti una new entry della politica nazionale, Giovanni Galli.Toscano doc, quarantunenne, ex portiere del Milan e noto al grande pubblico anche per essere divenuto un apprezzato commentatore televisivo, Galli ha poco o nulla da perdere dall’esito del voto e si è calato nei panni dello sfidante outsider con grande umiltà percorrendo, è il caso di dirlo, palmo a palmo la città. E se la bilancia dei sondaggi e del chiacchiericcio sulle rive dell’Arno pende ancora a favore di Renzi, l’esito del voto appare di settimana in settimana sempre meno scontato. Memore dello storico successo di Giorgio Guazzaloca a Bologna nel 99, il centrodestra sogna di compiere qualcosa di simile a dieci anni di distanza in una delle poche piazze amministrate dall’attuale opposizione che paiano inattaccabili. L’operazione ribaltone si annuncia, obiettivamente, difficile, ma nel caso di Firenze, l’ipotesi del ballottaggio si fa sempre più concreta e questo rappresenterebbe un successo non indifferente per un centrodestra che dopo essersi aggiudicato la presidenza della Sardegna, sconfiggendo a sorpresa un altro astro nascente del Pd nazionale come Renato Soru, ambisce a nuovi traguardi locali. Un successo, quello sardo, che, va ricordato, causò de facto, le dimissioni di Walter Veltroni da segretario del Pd. E la speranza del centrodestra è

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PER ASCOLTARE UN DOPPIOAPPUNTAMENTO SPECIALE ELEZIONI ©olycom DI LORENZO BERARDI LE PROVINCE RAGIONLIBERA • 17 L’ITALIA AL VOTO Saranno 62 l...

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