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Vittorio Mincato

commerciale: seppur in ritardo rispetto alla crisi del settore manifatturiero anche il commercio ha risentito delle difficoltà economiche complessive. La restrizione della base occupazionale, la riduzione del reddito disponibile dei lavoratori, molti sostenuti da ammortizzatori sociali che non compensano del tutto il salario perduto, l’aumento dei costi energetici e la situazione complessiva di incertezza ha rallentato la spesa anche delle famiglie vicentine». Quali sono i settori più colpiti? «Ovviamente è l’industria in generale il settore che più ha risentito della crisi in termini occupazionali: nella nostra

provincia in quattro anni abbiamo perduto più di 10mila posti di lavoro, più del 7% della base occupazionale. Una leggera attenuazione del fenomeno è venuta dall’aumento degli occupati nell’agricoltura e nei servizi, ma si tratta di numeri molto piccoli. Le riduzioni percentualmente maggiori hanno riguardato il settore orafo, il sistema moda e il legno-arredo. Ma l’occupazione è calata anche nel macro-comparto della metalmeccanica». Come hanno reagito gli imprenditori e quali strategie hanno adottato? «Una parte di essi non ha potuto o voluto reagire: ha subìto gli eventi rendendosi conto della fragilità della loro azienda e hanno chiuso i battenti. È il processo selettivo delle imprese teorizzato da Schumpeter un secolo fa: la sua teoria dello sviluppo economico è del 1912 ed è in quest’opera che egli definì «distruzione creatrice» la fase di trasformazione dell’economia sotto la spinta dell’innovazione. Purtroppo hanno gettato la spugna anche imprenditori che forse con un po’ di coraggio - o con un po’ di credito dalle banche - avrebbero potuto far sopravvivere la loro azienda, ma non ce l’hanno fatta. Gli imprenditori con aziende già strutturate e ben capitalizzate, con presenze importanti sui mercati esteri, hanno premuto l’acceleratore in quella direzione; magari hanno sacrificato margini unitari spingendosi su mercati difficili, come quello russo, ci-

nese o del Nord Africa, ma sono ugualmente cresciuti di dimensione. I meno toccati dalla crisi sono gli imprenditori che hanno capito per tempo che la dimensione è un valore non meno importante della qualità». Quali segnali intravede per il futuro? «Un fenomeno positivo è stata l’espansione dell’azienda anche con insediamenti produttivi all’estero, fatti non per ridurre i costi di produzione, ma per presidiare i singoli mercati, senza che gli insediamenti in Italia ne abbiano sofferto in termini occupazionali, a volte addirittura incrementando i posti di lavoro. In particolare nella metalmeccanica è stata cercata una maggior interconnessione tra manifattura e servizi: alcune imprese hanno investito nel miglioramento dell’assistenza post vendita, come per esempio la formazione del personale delle imprese acquirenti o la realizzazione di reti commerciali finalizzate all’assistenza dei propri clienti. È poi significativo che finalmente la cultura della tutela della proprietà intellettuale e del marchio aziendale sia notevolmente migliorata proprio in questo periodo di crisi: il deposito di marchi e brevetti è aumentato e indica la volontà di investire in innovazione e sul brand aziendale. Anche il nuovo istituto della “rete d’impresa” ha aiutato e aiuterà in futuro, purché non sia ridotto a strumento che incoraggia le imprese a rimanere piccole».

A sinistra, Vittorio Mincato, presidente della Camera di Commercio di Vicenza

VENETO 2012 • DOSSIER • 75

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