Page 46

FINANZA



Il delisting non si è verificato nei mercati che riflettono sistemi in forte sviluppo, come Hong Kong e India, per non parlare della Cina che ha uscite quasi nulle



al permanere in Borsa, con elementi di valutazione molto simili nelle varie piazze finanziarie. In genere si tratta di imprese piccole e “mature” (con prezzi giudicati “bassi” rispetto al loro valore intrinseco) o di imprese oggetto di operazioni di ristrutturazione industriale o finanziaria meglio gestibili al di fuori dei vincoli imposti dalle Borse». Quali sono stati i casi più frequenti negli ultimi anni? «In termini di numero di società delistate rispetto al totale di quelle quotate, il London Se Group, a cui appartiene Borsa Italiana, è stato in testa alla classifica (13 per cento nel 2009 e 11 per cento nel 2010), anche per le numerose uscite dall’Aim, che aveva visto nei precedenti anni numerosissime entrate. Anche al Nyse 50 • DOSSIER • VENETO 2012

Euronext, che comprende la Borsa francese, le uscite sono state consistenti (7 per cento e 9 per cento), così come presso la Deutsche Börse (6 per cento e 8 per cento) e il Nasdaq (10 per cento e 11 per cento). Mentre questo non si è verificato nei mercati che riflettono sistemi in forte sviluppo, come Hong Kong (1 per cento e 1 per cento) e India (2 per cento e 2 per cento), per non parlare della Cina, che ha avuto uscite quasi nulle negli anni citati». Lei sostiene che chi esce dal mercato finanziario può fare bene a chi invece resta quotato. In che senso? «Il delisting volontario si realizza, in genere, con prezzi a premio rispetto alle quotazioni del periodo precedente. Negli ultimi tempi in Italia i premi sono stati mediamente di circa il

DossVeneto032012  

AGROALIMENTARE............................80 Mario Catania Sergio Marini Franco Manzato Alberto Valente MERCATI ESTERI.........................

Advertisement