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Massimo Carraro

proponendo prodotti in grado di affiancare alle caratteristiche endemiche del luogo, i valori dell’heritage aziendale e le caratteristiche di alta qualità radicate nella nostra storia». Come invece è possibile consolidare la vostra posizione nell’area euro? «Ci rivolgiamo con interesse alla Russia e alla Polonia ma anche ai grandi operatori di qualità europei, come ad esempio la Galleria Lafayette, che registrano numeri in forte crescita. Il resto lo fa il made in Italy, la tradizione italiana del gioiello e il design dell’orologio». Il made in Italy nell’accezione più moderna e contemporanea, quale accoglienza raccoglie nel mondo? «In Italia, e in particolare in Veneto dove è nata l’azienda, ci sono radici culturali molto forti. Siamo consapevoli di portare nel mondo stile e creatività, un brand book notevole in cui rientrano anche la cultura, i quadri del Seicento e del Settecento veneziano. Due anni fa,



Ma è la competitività, la storia, il gusto per l’arte, il design e la cultura a rendere unico il patrimonio italiano



ospite all’Expo di Shanghai, ho aperto il mio discorso ai cinesi proprio citando i quadri di Tiziano e presentandoci come coloro che vengono da Marco Polo, dalla prestigiosa Venezia e da tutti quei valori che ci rendono competitivi. Sono anche convinto che oggi non sia il costo del lavoro a fare la differenza su un mercato rispetto a un altro, ma è la competitività, la storia, il gusto per l’arte, il design e la cultura a rendere unico il patrimonio italiano». Morellato, affacciandosi su un mercato globale, ha registrato una crescita del 15% dai mercati esteri. Non tutte le aziende vi entrano però con successo: perché? «Il problema delle imprese che vogliono investire sui mercati internazionali riguarda in gran parte la crescita dimensionale. In Cina e nei mercati arabi piccolo non è bello. Per presentarsi grandi in Asia bisogna dimostrare di avere una specifica cultura manageriale, capitali da investire, idee innovative. Sono questi gli elementi che possono fare la differenza, non sicuramente gli incentivi alle imprese di cui non abbiamo voluto usufruire come società. La classe politica in questo momento dovrebbe operare per rendere credibile l’Italia e salvaguardare quelle imprese che esportano il made in Italy nel mondo e che creano occupazione seguendo precisi valori. A questo proposito mi preme sottolineare che Morellato offre lavoro a 900 dipendenti italiani sui 1.300 in tutto il mondo». VENETO 2012 • DOSSIER • 33

DossVeneto032012  
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