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Luca Coletto

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Il progetto Veneto Escape rende possibile il download dei referti medici sul computer dell’utente e permette risparmi di 72 milioni di euro l’anno

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senti in ogni azienda. «È semplice: anche in un sistema virtuoso come il nostro, ci sono diversità di spesa tra le diverse Ulss per gli stessi servizi o acquisti. Va da sé che tra gli obiettivi di gestione assegnati ai nostri manager, che stanno facendo un lavoro egregio, abbiamo anche inserito l’impegno a perseguire nella loro azienda il raggiungimento dei costi ottenuti in altre più “risparmiose”. Quanto agli acquisti, ovunque possibile, abbiamo seguito la strada della centralizzazione: è chiaro che è più facile spuntare prezzi convenienti quanto più rilevante è il quantitativo da acquistare». Anche i 140 milioni in più accordati dal Fondo sanitario nazionale 2012, premiano un modello sanitario all’avanguardia. Un ritocco relativamente modesto su una quota complessiva di 8,6 miliardi. «Prima di tutto devo dire che, nella discussione di questo riparto, tutti hanno dimostrato realismo e senso di responsabilità: abbiamo raggiunto l’accordo in una giornata di lavoro invece che in settimane di tira e molla. Rispetto a pochi anni fa, quando i riparti aumentavano anche di percentuali a due cifre, stavolta ci siamo trovati di fronte a una media dell’1,6%. Pochissimo, se consideriamo che i costi vivi aumentano almeno del 3,5%. In questo quadro, 140 milioni in più sono il ragionevole obiettivo che ci eravamo prefissi e l’abbiamo centrato, credo con merito. È vero, ci siamo battuti come leoni, ma il vero problema era lo spettro del criterio della deprivazione che davvero non aveva senso e avrebbe finito per penalizzare proprio le regioni virtuose come Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Questo riparto è andato bene per il punto da cui si partiva, ma a preoccupare rimane la ventilata ipotesi di nuovi tagli al fondo nazionale, da recuperare attraverso un nuovo ticket nazionale sui ricoveri. Se così fosse, que-

sta sarà la nostra prossima battaglia. È impensabile e ingiusto, moralmente e socialmente, anche solo immaginare che una persona realmente malata al punto di dover essere ricoverata possa dover pagare un ticket come se andasse in albergo». Nel successo del modello veneto, in che misura contribuisce la sanità privata? «La nostra è una sanità privata qualitativa e collaborativa, il cui peso numerico è attorno al 10%, ma quello che conta è la qualità e non la quantità. Con i nostri privati abbiamo un rapporto costruttivo, il che non impedisce di avere confronti anche accesi, ma alla fine la quadra la troviamo sempre. Una caratteristica molto positiva del nostro privato è la diffusa disponibilità a investire in macchinari e strutture e una buona, anche se migliorabile, integrazione con il pubblico». Malgrado rappresenti un’eccellenza in materia di gestione sanitaria, anche in Veneto non mancano Ulss che lamentano un disequilibrio nella ripartizione di risorse. Trova che siano rivendicazioni fondate e come superarle? «Il riparto regionale da un paio d’anni viene fatto cercando di introdurre progressivamente i criteri e i costi standard che entreranno in vigore in tutta Italia nel 2013. Il che vuol dire, ad esempio, avvicinare pian piano le performance economiche di tutti a quelle delle Ulss più virtuose. Il cammino non è facile e può provocare qualche malumore, ma va tenuto ben presente il fatto che nessuna Ulss ha mai ricevuto fondi in quantità inferiore all’anno precedente e tutti, sulla base delle possibilità, hanno avuto degli aumenti. In Veneto abbiamo anche da tener conto di alcune peculiarità territoriali, come quelle di Venezia e della laguna e quelle della montagna. Anche qui il riconoscimento non è mai mancato e non mancherà nemmeno in futuro». VENETO 2012 • DOSSIER • 297

DossVeneto032012  

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