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NOTARIATO

Il notariato alla prova della liberalizzazione Fra le misure del decreto liberalizzazioni del governo tecnico è prevista la nomina di oltre 1500 nuovi notai entro il 2014. L’obiettivo di Monti è rafforzare la concorrenza all’interno dei distretti notarili. Cosa ne pensa la categoria? Ne parliamo con Michele Colasanto Luca Cavera

ra le categorie interessate dalle liberalizzazioni del governo Monti è inclusa quella dei notai. Diversamente da quanto avvenuto per farmacisti e tassisti, l’intervento sul notariato ha fatto “meno rumore”, dato che da parte dei notai non è stata intrapresa nessuna delle iniziative di protesta che hanno invece animato le altre categorie toccate dall’attività riformatrice del governo dei tecnici. Ma quali sono, in sintesi, le novità? L’impianto del cosiddetto “decreto liberalizzazioni” ha come obiettivo quello di favorire la concorrenza, nell’ambito del notariato questo intento si è tradotto, innanzitutto, in misure che permetteranno l’ingresso sul mercato di un numero più alto di professionisti dotati di pubblica fede. Entro la fine del 2012 dovranno essere banditi concorsi per la nomina complessiva di 550 nuovi notai. Un ulteriore bando porterà poi alla nomina di altri 500 notai rispettivamente entro la fine del 2013 e del 2014. Alla crescita della “densità” dei notai si aggiunge inoltre l’estensione della funzione notarile al di fuori del distretto nota-

F Il notaio Michele Colasanto, dirige uno studio ad Arzignano (VI) mcolasanto.2@notariato.it

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rile. Qual è l’opinione dei diretti interessi su queste misure? Ne parliamo con il notaio Michele Colasanto, tra i più affermati notai della provincia vicentina. Il provvedimento sulle liberalizzazioni ha previsto un aumento dell’organico dei notai sul territorio nazionale. Anche lei è dell’idea che la quantità di notai presenti sul territorio italiano sia insufficiente? «L’aumento della pianta organica dei notai sul territorio nazionale è da accogliersi favorevolmente, purché siano preventivamente individuate le aree che, per la loro vocazione economica o per la quantità di utenti residenti sul territorio, effettivamente rendano necessario l’incremento del numero dei notai. Rifarsi esclusivamente a criteri collegati al numero di residenti non appare congruo, anche perché talora il dato è ingannevole. Si pensi a quei piccoli centri che fungono da satelliti a città di vaste dimensioni, laddove non c’è nessuna richiesta del servizio notarile, in quanto la popolazione residente utilizza quei centri più come aree abitative che come punti di aggregazione rilevanti sotto il profilo economico e sociale. Altro problema è chiedersi se, in questo particolare momento vissuto dall’economia italiana, vi fosse la necessità di ampliare la sfera operativa del notariato, a fronte di un’evidente riduzione generale della domanda del servizio». Infatti il volume di lavoro dei notai è ca-

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AGROALIMENTARE............................80 Mario Catania Sergio Marini Franco Manzato Alberto Valente MERCATI ESTERI.........................

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