Page 187

Luigi Schiavo

Attualmente meglio clienti pubblici o privati? «In settant’anni di lavoro il settore pubblico ha rappresentato l’80%. Adesso, invece, la percentuale è scesa al 5060%, un 20-25% è rappresentato da mie iniziative personali e un altro 20 in conto terzi». Ci si può fidare ancora del pubblico? «Così e così. Le tempistiche di pagamento adesso sono sui 150 giorni». Quali sono le zone più in difficoltà in regione? «il mio raggio d’azione si sviluppa principalmente tra Treviso e Venezia, tra queste due città direi che la prima sente meno la crisi, Venezia invece è più depressa. Mi dicono che il mercato immobiliare soffre meno a Padova, ma io attualmente sono impegnato molto poco nel Padovano». Parlando di prezzi, come sta reagendo il mercato immobiliare? I prezzi sono ancora in flessione o c’è una ripresa? «Di salita non se ne parla nemmeno. Io non ho abbassato i prezzi perché non

siamo costretti a trovare vie alternative». Infine, la bioedilizia. È un’alternativa? «La bioedilizia è la realtà con cui ci confrontiamo tutti i giorni. Negli ultimi anni sono emersi innovazioni e nuovi standard costruttivi che hanno profondamente cambiato il mercato. Oggi il cittadino è più attento alla qualità dei materiali, al risparmio energetico, alla vivibilità degli spazi e dei quartieri, alla mobilità. Si sono sviluppate novità che hanno

di colpo accantonato a una fascia di mercato poco appetibile il parco immobiliare costruito dal dopoguerra agli anni ’80, che rappresenta i 2/3 del patrimonio esistente. Per questo insistiamo sulla necessità del recupero del costruito e, laddove ciò non possa avvenire, sulla demolizione e ricostruzione. Si potrebbe iniziare dagli edifici pubblici: strutture scolastiche decadenti, alloggi popolari degli anni ’60. Sarebbe un banco di prova importante».

ne potevo fare a meno. Ma, come dicevo prima, ho dovuto utilizzare fondi miei». A ogni modo si accusa il Veneto di essere troppo cementificato. «È indubbio che, se invece di fare tante aree industriali, i Comuni si riunissero e ne facessero una unica, sfrutteremmo meglio il territorio. Non credo che da qui a dieci anni ci sarà spazio per nuove iniziative, salvo ottimizzare le attuali e creare una viabilità di sostegno più adeguata». Quindi lei cosa farebbe? «La realizzazione della Pedemontana, che doveva essere ultimata nel 2012 e invece lo sarà nel 2016-2018; la creazione di grossi centri di smistamento merci; lo spostamento del trasporto su rotaia anziché sfruttare le arterie stradali con quello su gomma». Insomma, metterebbe la viabilità al primo posto. «Certo, perché contribuirebbe a snellire il traffico. Ciò porterebbe nel giro di 5-6 anni a una pianificazione migliore di nuovi interventi».

Quali saranno quindi le aree che si svilupperanno da qui in avanti? «Quelle a ridosso di importanti centri viari. Le altre è impensabile abbiano un ulteriore sviluppo perché siamo già ingolfati, non ci muoviamo. Con la realizzazione del Passante di Mestre si è sfoltito molto, però purtroppo siamo sempre soggetti a un attraversamento est-ovest del traffico pesante. Quando riusciremo a realizzare la Pedemontana, la viabilità interna sarà molto più fluida e agevole». Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto, ha detto che il futuro è nella “rigenerazione dell’esistente”. È d’accordo? «Sì, pienamente. Il futuro è ricompattare e riorganizzare le nuove zone industriali e commerciali perché lo spazio rimasto ormai è solo per enormi operazioni e utilizzare le case sfitte come social housing». Quali sono i suoi progetti futuri? «Andare in pensione. Ho 62 anni, voglio dedicarmi al mio hobby che sono i cavalli, in crisi anche quello, tra l’altro». VENETO 2012 • DOSSIER • 233

DossVeneto032012  

AGROALIMENTARE............................80 Mario Catania Sergio Marini Franco Manzato Alberto Valente MERCATI ESTERI.........................

Advertisement