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Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Xxxxx cxpknefv L’INTERVENTO

Accesso al credito, nodo vitale di Luca Zaia, presidente Regione Veneto

ating e spread, due termini stranieri che nel dibattito recente sono quasi diventati sinonimo di guai. Un certo lessico economico è entrato nelle abitudini di un pubblico sempre più vasto, proprio quando la stessa economia ha conosciuto a livello internazionale una delle sue fasi storiche più drammatiche. Più che il linguaggio, però, bisognerebbe analizzare i comportamenti di alcuni protagonisti dello scenario economico mondiale e nazionale. Mi riferisco alle agenzie internazionali di rating e agli istituti di credito, le cui scelte e comportamenti stanno fortemente condizionando, e non certo in positivo, la vita degli enti pubblici, delle aziende e delle famiglie. Non ho esitato in passato a definire “pelose” le valutazioni delle varie Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, non solo perché, come ha denunciato recentemente il vicepresidente della Commissione Ue, Olli Rehn, sono tutt’altro che imparziali, ma – aggiungo – sono le stesse agenzie che indussero a suo tempo all’acquisto di titoli tossici. Ora, che siano proprio loro, sfruttando l’ormai inaccettabile totale assenza di regolamentazione nella quale operano, a decidere le sorti non solo economiche ma anche sociali, di comunità nazionali e regionali, francamente mi pare un inchino alla speculazione. In ogni caso, è noto a tutti che il rating del Veneto non corrisponde alla reale situazione economico-finanziaria di una delle aree con il più alto tasso di produttività eu-

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ropeo, ma è la conseguenza del fatto che nessuna Regione può avere un livello di affidabilità superiore a quello dello Stato a cui appartiene: ogni ulteriore commento è superfluo. Ben più preoccupante, a mio modo di vedere, è la scarsa disponibilità di strumenti finanziari di supporto alle aziende per superare questa fase cruciale della crisi globale. Noi la nostra parte la stiamo facendo, utilizzando l’operatività della nostra società Veneto Sviluppo e avendo costituito un fondo di garanzia per favorire l’accesso al credito delle imprese. Ma le realtà che dovrebbero essere in prima linea, le banche, non sempre sono presenti. Un comportamento da stigmatizzare è certamente quello degli istituti di credito italiani che hanno ricevuto dalla Banca Centrale Europea centinaia di miliardi di euro e che, invece di rimetterli nel mercato per favorire la crescita e gli investimenti, li conservano nei propri forzieri al fine di evitare possibili rischi. Proprio quando ci sarebbe più bisogno di coraggio e determinazione, le banche dimostrano un forte egoismo speculativo, lo stesso che ha animato la vicenda della Tesoreria unica nazionale. Rimango però convinto che, al di là di tutti i ragionamenti tesi a comprendere come si possa uscire da questa recessione, ciò che serve è una vera e propria riorganizzazione del sistema Stato. E, nonostante il governo in carica stia riportando il centralismo decisionale agli odiosi fasti di un tempo, un futuro migliore per l’Italia e gli italiani potrà realizzarsi solo con il federalismo. VENETO 2012 • DOSSIER • 15

DossVeneto032012  

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