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TURISMO CULTURALE

 sui loro linguaggi, che offra

L’iniziativa “Una notte al Museo. Visita notturna alla scoperta dei misteri di Bologna” dello scorso maggio

loro l’opportunità di penetrare la ragione storica e umana dei beni attraverso strumenti informatici o filmati. Prendendo l’esempio di Bologna, è determinante che colgano i primati che la città vanta: una storia di 3.000 anni sviluppata attorno alla via Emilia, il formidabile sistema di centuriazione organizzato dai soldati romani veterani da cui poi originò l’Emilia Romagna. E ancora, Bologna è la prima città ad abolire la schiavitù, dove nasce la prima Università e dove avviene la riforma del calendario, valida per tutto il mondo, per mano di un papa bolognese». Siamo nel Paese in cui i turisti vengono bloccati fuori dai cancelli di Pompei per mancanza di soldi e personale. Attraverso quali politiche si possono evitare queste brutte figure agli occhi dei visitatori stranieri? «Un episodio vergognoso, su cui il nuovo ministro Massimo Bray è intervenuto con grande decisione e credo abbia fatto bene. Riguardo il problema dei fondi, è ridicolo che lo Stato, inteso come l’intero comparto pubblico, dedichi risorse a opere faraoniche e pensi soltanto agli ospedali non finiti e alle strade non completate. Se uno si prendesse la briga di vederli tutti, si renderebbe conto di quanti soldi vengono sprecati. Comunque c’è la possibilità di lavorare d’intesa con il privato. Noi lo stiamo facendo, solo che il privato deve avere una prospettiva imprenditoriale perché non dà soldi in bianco allo Stato». Dal canto vostro, come sopperite alla penuria di finanziamenti pubblici? «Noi abbiamo iniziative che vengono spon-

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32 mln

L’INDOTTO ECONOMICO CHE IL COMPLESSO MUSEALE GENUS BONONIAE HA GENERATO SUL TERRITORIO DELL’EMILIA ROMAGNA DALLA SUA NASCITA A OGGI

sorizzate di volta in volta e abbiamo anche entrate derivanti dalle concessioni di nostre sedi a incontri fra imprenditori o iniziative culturali. Si può cercare di andare oltre, esponendo ad esempio raccolte di grandi famiglie come fa il Mart di Rovereto. Una linea che si può sviluppare perché il proprietario non perde nulla, le opere sono conservate bene e sono assicurate. Oppure il rilancio di artisti ipersottovalutati, come Arturo Martini, scultore eccelso di cui è appena partita una mostra a Palazzo Fava. Infine, ci sono operazioni utili per fare mostre come quella che realizzeremo l’anno prossimo sulla “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer».

Dosser092013  
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