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L’INDOTTO DEL GUSTO

Capitalizzare l’ingegno italiano Il caso della Levati Food Tech, per un periodo parte di una multinazionale tedesca, e poi tornata tra le Pmi nostrane. Giorgio Rossolini traccia un bilancio degli ultimi anni e anticipa il piano d’azione. «Qualità e ricerca» Remo Monreale

l ritorno in mani italiane lascia maggior spazio alla nostra caratteristica creatività, che è stata per decenni l’arma vincente del sistema Italia». Il caso della Levati Food Tech, secondo il suo direttore commerciale Giorgio Rossolini, è un esempio di come si può capitalizzare l’ingegno che contraddistingue il nostro tessuto industriale. L’azienda parmense, specializzata in macchine per l’industria alimentare e con particolare attenzione al settore sterilizzazione, da soli due mesi è nuovamente di proprietà italiana: forte di questa ulteriore esperienza, ora guarda in modo diverso ai suoi cinquant’anni di storia e al prossimo futuro. «Fin dall’inizio degli anni settanta – spiega Rossolini – si stava già delineando la strategia commerciale che avrebbe guidato Levati Food Tech fino ai giorni nostri, individuando due macro settori: la sterilizzazione e la lavorazione delle patate. Sicuramente grazie al periodo trascorso in una multinazionale del calibro di Gea, abbiamo metabolizzato importanti concetti organizzativi e gestionali, indispensabili per il successo aziendale. Sarà nostro principale obiettivo ricercare il migliore mix tra questi diversi concetti industriali al fine di garantire un successo duraturo alla nostra società». Come avete affrontato la crisi? «Considerato il particolare momento, l’obiettivo è stato quello di consolidare il fatturato, mediante forniture di macchine e impianti per quanto possibile ripetitivi, di porre parti-

«I Giorgio Rossolini, direttore commerciale della Levati Food Tech Srl con sede a Traversetolo (PR) www.levatift.com

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colare attenzione alle condizioni commerciali al fine di non esporci a rischi di insolvenza. Sicuramente, la maggior difficoltà ha riguardato l’accesso al credito da parte della clientela e l’eccessiva burocrazia per quanto riguarda i progetti finanziati. Lo stato recessivo si è esteso a tutto il territorio europeo e a buona parte del Nord Africa, entrambi territori per noi d’importanza storica. Per affrontare il nuovo scenario, abbiamo avviato una politica commerciale più aggressiva e mirata, forti di un prodotto di alta qualità e tecnologicamente all’avanguardia: in particolare, abbiamo creduto e investito con successo in nuovi mercati, come il Sud Africa e l’Estremo Oriente».

Dosser092013  
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