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Sabrina Dallagiovanna

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Collaboriamo con numerosi maestri di fama internazionale che testano le nostre farine panificando

Dallagiovanna come squisitamente made in Italy, aspetto sul quale il molino punta anche con il proprio logotipo e il packaging. «I risultati degli ultimi anni, fra mercato interno ed estero, sono stati importanti. A partire dal biennio 2008-2009, infatti, abbiamo raddoppiato il fatturato e anche il 2012 è stato un anno di crescita, chiuso a quota 19,2 milioni di euro. Gli unici effetti della crisi che abbiamo avvertito sono stati limitati ai primi mesi di quest’anno, quando, a causa dei ritardi nei pagamenti e del rischio insolvibilità, abbiamo interrotto i rapporti con alcuni clienti. Ma più che di crisi, si è trattato di una scelta volta a salvaguardare la solidità dell’azienda. E nonostante questo possiamo già affermare che il 2013 sarà un anno positivo». QUALITÀ COSTANTE

Il grano è un prodotto vivo. E questo ne determina la variabilità di stagione in stagione,

come pure la variabilità all’interno di una stessa stagione per raccolti provenienti da territori o produttori diversi. In che modo dunque garantire il livello qualitativo uniforme delle farine? Il molino Dallagiovanna utilizza più strumenti per farlo. «Innanzitutto bisogna considerare che i territori dai quali ci approvvigioniamo sono diversi. Utilizziamo certamente grano locale, coltivato in Emilia Romagna, ma questo non è sufficiente alla nostra produzione e quindi importiamo anche grano da Germania, Austria, Stati Uniti e Canada. Però non è solo una questione di quantità. All’estero si producono alcune varietà che nel nostro paese non hanno attecchito, come il Manitoba e quindi per noi è indispensabile importare. Per poi mantenere uniforme la produzione delle diverse farine – ne produciamo oltre 50 tipi –, il nostro laboratorio di ricerca e sviluppo analizza la materia prima in ingresso e il prodotto in UU EMILIA-ROMAGNA 2013 • DOSSIER • 127

Dosser092013  
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