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Pier Luigi Ferrari

232 mln VALORE DELL’EXPORT DELLA DOP DI PARMA, IL PRODOTTO DELLA SALUMERIA ITALIANA PIÙ VENDUTO ALL’ESTERO

delle contraffazioni e delle imitazioni che interessano il prosciutto. Dobbiamo difendere questo nostro prodotto, a partire dall’accordo di programma che abbiamo stretto dieci anni fa; un accordo che lega attori pubblici e privati, i quali si fanno carico di portare avanti tre istanze». Quali nello specifico? «Innanzitutto la questione ambientale, con miglioramenti significativi sul fronte dell’impatto della produzione (risparmio idrico, gestione degli scarichi di acque reflue); in secondo luogo, la questione urbanistica, con il piano territoriale di coordinamento provinciale, ossia lo strumento in possesso della Provincia e che tiene conto delle indicazioni delle realtà consortili e dei produttori. C’è, infine, la questione del marketing, finalizzata a legare sempre più prodotto e territorio. La Provincia ha accompagnato questi processi con le proprie competenze, considerando anche la centralità

economica e sociale che riveste il prosciutto, punto di forza del made in Parma e del made in Italy. La valorizzazione deve partire dal rispetto delle fasi di produzione. Un dato fondamentale, oltre che una conquista quotidiana, è e resta la qualità, fattore sul quale gli imprenditori sono impegnati a dare ogni giorno le migliori risposte». Sotto quali aspetti si può ancora migliorare? «Si deve puntare di più e meglio ai mercati internazionali. Il fatto che gli Stati Uniti abbiamo rimosso gli impedimenti all’ingresso del prosciutto costituisce un gigantesco passo in avanti. Ritengo che un prodotto come il prosciutto di Parma possa, quindi, compiere ulteriori significative evoluzioni, accrescendo il proprio mercato. Occorre fare riferimento ai mercati più promettenti e far sì che anche in Europa si riesca a portare a casa il risultato. Si può raggiungere questo obiettivo se la filiera è coesa, se il consorzio resta dinamico e se le istituzioni lavorano con concretezza e volontà insieme ai privati. Ognuno deve fare la propria parte, cercando di convergere sullo scopo comune: potenziare il distretto. La Provincia si è spesa, con gli oltre dieci Comuni che compongono la base distrettuale, lavorando in stretta sinergia, per dare un segnale di unitarietà di visione sui piani dell’urbanistica, sulle questioni ambientali e promozionali. La Provincia accompagna gli enti locali sul fronte del marketing, fungendo da elemento di coordinazione all’interno della realtà distrettuale pubblico-privata, dove figurano consorzio, industriali, artigiani, istituzioni, Comuni e naturalmente Provincia e Regione». EMILIA-ROMAGNA 2013 • DOSSIER • 69

Dosser092013