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IN COPERTINA



come negli ultimi mesi la sanità emiliano-romagnola ha fatto i conti con scioperi, deficit e con una deregolamentazione del rapporto medico-legale che ha rivelato il “mal di pancia” di uno tra i sistemi più avanzati d’Europa. Ed ecco che qui torniamo alla domanda iniziale. Perché il desiderio di fare di più? «Perché voglio portare i cittadini nella politica attiva. È l’unico modo per creare fiducia e, di conseguenza, crescita». L’Italia non ha mai lasciato strada facile a chi, dalla società civile, si è addentrato nel mondo politico.



«È vero, ma in un certo senso ci sono sempre stato. Il ruolo del medico è anche politico, inteso nella sua accezione originaria. Capire le esigenze di salute, ma anche di inserimento sociale, dei cittadini dalle più diverse condizioni è politica. Certo, il perno attorno cui dovrebbe ruotare questa filosofia è la solidarietà, ma oggi questo valore non pare essere così condiviso». Perché sottolineare questo concetto, non teme di apparire populistico? «Assolutamente no. La solidarietà nel campo medico è fondamentale,

è l’unica speranza rimasta per sopravvivere in questo mondo e raggiungere il progresso. Questo è l’esercizio che dovrebbe compiere una politica sana. Il progresso sta nello sfruttare la nostra emancipazione scientifica per salvare il mondo in cui viviamo. Questo è l’obiettivo che deve porsi la scienza. E per farlo occorre quella solidarietà, quell’empatia sociale che ahimè si è persa in favore di materialismi o logiche che poco si curano dei bisogni dei cittadini». Come ha scelto il nome “Movimento Italiano Lavoratori Uniti”?

Viviamo un vuoto normativo che non tutela né il medico né il paziente. Si è fatto passare il concetto che se una persona muore all’interno di una struttura, muore per uno sbaglio

20 • DOSSIER • EMILIA-ROMAGNA 2013



Dosser092013  
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