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TERREMOTO

Prove tecniche di ricostruzione Si vive ancora nei map, ma intanto arrivano i fondi per ricostruire. Dalle macerie del sisma dell’Emilia emerge una comunità pronta a ricominciare. E qualcuno non si è mai fermato Teresa Bellemo

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Sopra, Vasco Errani, commissario delegato alla ricostruzione, con il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli

uattrocentottantacinque giorni. Tanto è passato dalla prima scossa di terremoto con epicentro a Finale Emilia. Alle 4.03 antimeridiane, in un territorio dove il rischio sismico non era pressoché contemplato, una scossa 5,9 di magnitudo Richter fece crollare capannoni come fossero di cartone, edifici secolari dei centri storici che facevano parte del patrimonio di mezzo milione di emiliani, lombardi, veneti. E poi, mentre si provava a tornare alla normalità, alle 9 di un martedì mattina di fine maggio, ecco un’altra scossa, altrettanto forte, che arrivò a ridurre in macerie ciò che già era precario. E poi altre scosse, ancora oggi, tanto che i cittadini di quei paesi hanno ormai imparato a convivere con la terra che ogni tanto prende e decide di muoversi. Un’emergenza che non solo ha provocato 28 morti, 300 feriti e quasi 45mila sfollati, ma rischiava di fermare a tempo in-

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determinato un numero consistente di aziende, comprese quelle dell’ormai celeberrimo “distretto” biomedicale di Mirandola. Un tessuto produttivo, quello colpito dal sisma, che produce il 2,2 per cento del Pil nazionale e che ha, dunque, reso complessa la vita di numerose famiglie e inciso ulteriormente sulla situazione di crisi economica del Paese. Pochi giorni dopo le scosse, 3.671 le aziende avevano infatti fatto ricorso ad ammortizzatori sociali per 41.335 lavoratori. La reazione della comunità è stata però rapidissima, anche se non propriamente ordinata nei primi tempi. Mentre si cercava di salvare macchinari aziendali e forme di Parmigiano, la Protezione civile intanto faceva il conto dei danni, ben presto arrivato a 13,2 miliardi di euro. Oggi, a 485 giorni dalla prima scossa, l’Emilia è riuscita a ripartire, ma con quali fondi? Innanzitutto con quelli speciali: 2,5 miliardi dallo Stato e 670 milioni dall’Unione euro-

pea. Altri contributi, che ammontano a circa 12 miliardi di euro, sotto forma di prestiti a fondo perduto o come prestiti agevolati, arrivano da varie casse nazionali. Ci sono poi diversi contributi di solidarietà delle altre Regioni, di fondazioni private e associazioni di categoria. Un dato rilevante è, infine, la donazione complessiva di oltre 37 milioni di euro raccolti attraverso i vari canali di sostegno, dagli sms agli eventi di solidarietà. Il commissario delegato alla ricostruzione e governatore della Regione, Vasco Errani, sottolinea: «Stiamo riuscendo a trovare tutte le risorse per la ricostruzione. Se così fosse, nella storia delle emergenze di questo tipo, mai un terremoto avrebbe trovato la chiusura del cerchio del finanziamento in così breve tempo». Ma per rispondere alla necessità di velocità, la maggior parte delle aziende hanno dovuto reinvestire i propri margini di guadagno per poter ripartire subito. Si tratta

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