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OCCUPAZIONE



È inconcepibile che mentre da un lato in Campania ci sono oltre 620mila Neet, dall’altro le imprese faticano a trovare determinate figure professionali



 esempio alle aziende che decidono di stabilizzare.

Cisl ha lanciato la proposta di prevedere un obbligo di placement per una percentuale dei partecipanti agli stessi corsi di formazione finanziati con risorse pubbliche, così si garantirebbe davvero la qualità e l’efficacia dei percorsi messi in campo». Uno dei problemi del mercato del lavoro in Campania riguarda la percentuale di finti disoccupati. Come sradicare il fenomeno? «La proposta di stanare i finti disoccupati - ma anche i finti poveri, i finti disabili e le aziende che ricevono risorse pubbliche per creare occupazione e poi rompono questo patto - è indicata come priorità per il rilancio dell’occupazione sul territorio. Le competenze, in tal senso, sono per lo più in capo alle Province, che poco o nulla hanno fatto finora. Ci deve essere un monitoraggio continuo e sinergico dei dati che giungono dalle aziende, dagli istituti di previdenza e dalle istituzioni e un controllo incrociato degli stessi. Oltre a pretendere da Roma la giusta attenzione per il Mezzogiorno, è necessario qualificare la spesa e dimostrare senso di responsabilità sul territorio».

68 • DOSSIER • CAMPANIA 2011

Ha affermato che ricerca, sviluppo e lavoro devono interagire come strumenti di un’unica orchestra. Da quali punti di forza settoriali ripartire? «Abbiamo chiesto da tempo un tavolo interassessoriale composto da chi ha le deleghe per queste tre materie. In Campania si formano molti giovani che devono spesso emigrare per trovare un lavoro. La misura che prevede i dottorati in azienda, voluta dall’assessore al Lavoro, Severino Nappi, e da quello alla Ricerca scientifica, Guido Trombetti, vanno in questa direzione. L’assessorato alle Attività produttive, invece, è latitante da troppi mesi. E senza piani per lo sviluppo è complicato far ripartire il sistema. Altre responsabilità sottovalutate sono quelle in capo a Province e Comuni: trasparenza nei loro bilanci, razionalizzazione delle partecipate e facilitazioni - non solo economiche - per chi vuole investire o deve decidere se rimanere sul territorio (come nei casi di Irisbus, Fincantieri e Alenia, per esempio) meritano da tutti non solo recriminazioni, ma proposte. Province e Comuni dicano cosa ci mettono loro in queste vertenze».

Dossier Campania 10 2011  

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