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Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Lina Lucci

Un tavolo unico per ricerca, sviluppo e lavoro n un quadro regionale dove il Pil diminuisce dello 0,6% e il tasso d’occupazione scende sotto la soglia del 40%, è il momento di passare da politiche passive come gli ammortizzatori sociali, suggerisce il segretario generale della Cisl Campania Lina Lucci, a politiche attive che permettano un percorso di emersione di professionalità e di competenze. Oltre al Pil che è diminuito di cinque volte negli ultimi dieci anni, anche gli investimenti nel settore industriale segnano percentuali al ribasso, per non parlare dell’andamento occupazionale: «I dati di Bankitalia e del recente rapporto Svimez stimano che in Campania, nei prossimi mesi, si perderanno oltre 10mila posti di lavoro». La Cisl chiede dunque un immediato e radicale cambio di rotta in tema di politiche per lo sviluppo, presentando un pacchetto con oltre trenta proposte concrete da attuare. «Dal rilancio del territorio e l’eliminazione degli sprechi al taglio dei costi della politica, oltre al recupero di risorse che possano essere utilizzate a favore delle famiglie più disagiate». Il tutto, lavorando principalmente sulle esigenze di liquidità. Da quali percorsi di certificazione delle competenze bisogna partire per favorire la rottura dei meccanismi sottesi al lavoro nero in Campania? «Nella nostra regione questo fenomeno è particolarmente sentito, basti pensare che almeno un lavoratore su quattro è irregolare. È necessario coinvolgere in questa direzione gli enti bilaterali, far emergere le competenze attraverso una prova d’arte e permettere, a chi le possiede, di utilizzarle per la ricerca di un’occupazione regolare. È inconcepibile che mentre, da un lato, in Campania ci sono oltre 620mila giovani che non studiano e non lavorano, dall’altro, le imprese, soprattutto quelle artigiane, faticano a trovare deter-

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Istituzioni e parti sociali devono assumere un atteggiamento proattivo per uscire dalla crisi. Lina Lucci illustra il pacchetto di proposte della Cisl: «Azioni incisive in termini di recupero del gettito dell’evasione fiscale e rimodulazione dei ticket su criteri di progressività e proporzionalità» Elisa Fiocchi

minate figure professionali». Un altro obiettivo sarà promuovere l’apprendistato professionalizzante oltre i 29 anni d’età. Quali vantaggi offre? «Il problema dell’occupazione riguarda anche chi ha più di 29 anni. Basti pensare che all’interno dei cosiddetti “Neet” s’includono persone tra i 15 e i 34 anni. Aprire l’apprendistato anche a chi ha più di 29 anni, consente di evitare di perdere sul piano dell’occupazione un’ampia fetta di persone che vanno invece coinvolte: a cominciare dai cassintegrati e da quanti sono fuoriusciti dal mercato del lavoro. Una seria programmazione dell’utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo può puntare a riqualificare le risorse e impiegarle in nuovi tipi d’incentivi, da destinare ad

Lina Lucci, segretario generale di Cisl Campania



CAMPANIA 2011 • DOSSIER • 67

Dossier Campania 10 2011  
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